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LA TOSCANA e la sfida delle tre "i" I Cover Story

“UN MILIONE DI POSTI

DI LAVORO, QUESTO SAREBBE L’EFFETTO DELLO SBLOCCO DELLE GRANDI OPERE

strutturale non sono due concetti in contraddizione ma strettamente connessi e, come tali, devono marciare in parallelo, con progetti e strategie di crescita che facciano leva su pratiche di sostenibilità e di economia circolare. Non si tratta solo di trovare un punto di incontro, ma di comprendere che dotare il Paese di infrastrutture moderne e sicure è la condizione necessaria per garantire sviluppo economico, potenziamento dei territori, efficacia dei servizi e benessere sociale. Le immagini di degrado che appaiono quotidianamente davanti ai nostri occhi ci mostrano un Paese che ha urgente bisogno di essere messo in sicurezza, rigenerato e tutelato”. L'edilizia green può essere considerata ad oggi in Italia una nuova opportunità per le imprese? “Non solo è una grande opportunità per la crescita delle imprese di costruzione, ma rappresenta la strada maestra per rispondere al meglio alle grandi sfide del domani: cambiamenti climatici, risparmio energetico, nuove esigenze sociali legate all’abitare. L’Ance ne è convinta e si sta impegnando da tempo in questa direzione. Crediamo fortemente nella necessità di avviare un grande piano di rigenerazione del patrimonio edilizio che utilizzi la leva fiscale per abbattere i consumi e incenti-

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vare la sostituzione di edifici vecchi e inquinanti. Puntiamo, inoltre, su un nuovo approccio nel trattamento dei rifiuti, che premi chi recupera e utilizza prodotti riciclati. E’ il modello dell’economia circolare, che rappresenta un’importante sfida per le imprese, chiamate a mettere in campo processi sempre più innovativi grazie ai quali risparmiare energia, contenere le emissioni nocive, sia nella fase costruttiva che in quella dell’utilizzo del prodotto immobiliare, e in questo modo salvaguardare concretamente l’ambiente”. Uno degli ostacoli che si pone di fronte alla realizzazione delle opere è la burocrazia. Cosa si potrebbe fare? “Il muro di gomma della burocrazia va aggredito e scardinato, perché fa sì che nulla si muova e nulla si possa cambiare. E in questo immobilismo proliferano il degrado e l’incuria, da cui non è esente alcuna città

italiana, perché la burocrazia spesso rende la vita difficile anche a una buona amministrazione locale. Non esiste nessun altro Paese al mondo in cui occorra tutto questo tempo per avviare un’opera pubblica: circa 3 anni per opere inferiori ai 100 mila euro e più di 15 anni per le grandi opere (oltre 100 milioni di euro). Perdiamo oltre la metà del tempo dietro adempimenti burocratici, procedure farraginose, processi decisionali infiniti. Gli addetti ai lavori li chiamano tempi di attraversamento, ma forse sarebbe meglio chiamarli tempi morti. Dobbiamo cambiare. Le cose da fare sono tante: manutenzione di strade, scuole, edifici, messa in sicurezza di territori, realizzazione di infrastrutture necessarie ai bisogni quotidiani, rigenerazione e riutilizzo di spazi e suolo. E’ questa la grande scommessa per il futuro, scommessa che le imprese di costruzione sono pronte ad affrontare se dotate degli strumenti adeguati. A livello legislativo è necessario intervenire in modo deciso per semplificare le regole nazionali, velocizzare le procedure e accelerare la spesa. Lo stesso vale per la rinascita delle nostre città: occorrono norme e procedure flessibili dedicate alla rigenerazione urbana eliminando vincoli e balzelli pensati per il periodo di espansione urbana degli anni ‘60 e ‘70 e che ora devono essere urgentemente adeguati alle nuove esigenze dei cittadini”.

“ SEMPRE PIÙ

URGENTE LA MESSA IN SICUREZZA DEL PATRIMONIO PUBBLICO E PRIVATO

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Ies Industria e Sviluppo n.3 2019 - La Toscana e la sfida delle tre "i" (infrastrutture)  

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