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LA TOSCANA e la sfida delle tre "i" I Cover Story

Q

uasi 750 opere in stallo, per un valore di oltre 62 miliardi. Un danno economico ingentissimo. Basti pensare che se i lavori ripartissero, in Italia si potrebbero creare un milione di posti di lavoro: un vero e proprio volano per l'economia del Paese. Invece i tempi per sbloccare la situazione e innescare il circolo virtuoso sembrano ancora lunghi: per questo Ance si batte quotidianamente. Perché, come spiega il direttore generale Massimiliano Musmeci “di stop il Paese muore”. I dati sulla situazione delle grandi opere, ma anche di quelle di dimensioni medie e piccole, parlano da soli. Raccontano una realtà paradossale: da un lato la continua segnalazione di disagi e disservizi, la impellente necessità di infrastrutture che permettano all'Italia di rimettersi in moto, dall'altro il blocco dei lavori, che ingessa inesorabilmente il Bel Paese. Ecco il quadro della situazione dipinto dal direttore di Ance, Massimiliano Musmeci. Ance ha lanciato da tempo un grido d'allarme di fronte ad un Paese "bloccato", in cui non si riesce a portare a termine opere strategiche e grandi infrastrutture. Cosa può fare il nuovo Governo? Sono già state avanzate delle richieste? “Di fronte a un Paese sempre più prigioniero del degrado e dell’incuria non potevamo rimanere con le mani in mano. Così, circa un anno e mezzo fa, abbiamo deciso di creare un sito - sbloccacantieri.it - per segnalare le tante opere abbandonate e bloccate sparse sul territorio. Lo abbiamo messo al servizio dei cittadini che hanno risposto in massa, segnalando disagi e disservizi dovuti all’inefficienza del nostro sistema infrastrutturale. Un lavoro che ci è stato riconosciuto anche dalle istituzioni come uno strumento valido da analizzare e dal quale partire per cominciare a sbloccare il Paese. Non è un caso che il primo provvedimento del governo Conte interamente dedicato al settore sia stato chiamato proprio ‘sbloccacantieri’. Il nostro obiettivo è che il nuovo Governo riprenda in mano con forza la questione e abbia il coraggio, prima di tutto, di staccare la spina a una burocrazia ormai incancrenita che ci condanna all’immobilismo. Servono per

prima cosa misure urgenti di snellimento del processo decisionale e nello stesso tempo norme chiare e facilmente applicabili che possano realmente rimettere in moto l’Italia. Non possiamo più procedere a singhiozzi, non è da Paese credibile”. Quante e quali sono le opere strategiche più importanti attualmente bloccate e per le quali c'è più urgenza? Qual è il danno economico per il Paese? “Abbiamo mappato, con l’aiuto delle associazioni territoriali e dei cittadini, quasi 750 opere ferme, per un valore di oltre 62 miliardi di euro. Si tratta di opere di tutte le tipologie, tra arterie autostradali, reti ferroviarie, dighe, ponti, ma anche scuole, palestre, edifici pubblici. Sono circa 100 quelle più grandi, che superano i 100 milioni di euro, e 650 gli interventi medio-piccoli. Il danno prodotto da questo stallo è enorme: in termini numerici parliamo di qualcosa come 217 miliardi di euro di mancate ricadute sull’economia. Un gap che non è solo economico ma anche sociale e ambientale. Di stop in stop il Paese muore: meno sviluppo, meno benessere sociale, meno lavoro, meno servizi. Una vera emergenza nazionale che dobbiamo affrontare con serietà e determinazione con il coinvolgimento delle istituzioni, degli operatori e dei cittadini”. Lo sblocco di queste opere quanti posti di lavoro potrebbe offrire? “Quasi un milione. L’effetto moltiplicatore degli investimenti in costruzioni, sia quelli grandi che quelli piccoli, è il più elevato di tutti i settori economici: ogni miliardo di euro investito in edilizia è in grado di generare, infatti, oltre 15.500 nuovi posti di lavoro”.

Massimiliano Musmeci

Ponti: dopo la tragedia di Genova sono partiti i controlli in tutta Italia. Qual è la situazione? “Il crollo del ponte di Genova ha messo ancora una volta in evidenza, come se ce ne fosse stato bisogno, la precarietà di un sistema infrastrutturale inadeguato e spesso anche pericoloso per l’incolumità delle persone. Abbiamo il dovere di cercare di prevenire altri disastri e il sacrosanto diritto di vivere in territori sicuri, con infrastrutture efficienti e degne di un Paese moderno. E’ necessario, quindi, far partire quel grande piano di messa in sicurezza e manutenzione del patrimonio, sia pubblico che privato, che invochiamo da anni”. Ambiente e infrastrutture: ci può essere un punto d'incontro? “Questione ambientale e sviluppo infra-

“UNA BATTAGLIA

QUOTIDIANA, QUELLA DI ANCE, CONTRO L’INCURIA E IL DEGRADO

L'entrata della sede di ANCE

Dicembre 2019-Marzo 2020 / IES / 27 Ottobre 2019-Gennaio 2020 / IES / 25

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Ies Industria e Sviluppo n.3 2019 - La Toscana e la sfida delle tre "i" (infrastrutture)  

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