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LA TOSCANA e la sfida delle tre "i" I Cover Story

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e infrastrutture rappresentano un elemento cardine dello sviluppo. Sono un asset strategico per ogni Paese moderno e anche un fattore di democratizzazione, in quanto consentono pari opportunità di crescita ai territori. Solo quelli ben infrastrutturati, infatti, riescono ad attrarre nuova imprenditoria e quindi garantire posti di lavoro. Eppure negli ultimi anni il peso relativo degli investimenti infrastrutturali in rapporto al totale della spesa pubblica si è gradualmente ridotto, sia in Italia che in Toscana, mentre restano troppo lunghi i tempi di realizzazione delle opere. Un vulnus evidente quest’ultimo, perché rende spesso inefficace l’azione di modernizzazione. In base ad alcune stime recenti, nel nostro Paese soltanto le opere bloccate tra piccoli e grandi cantieri sono oltre 600, per un valore di 36 miliardi, che raggiungono i 125 miliardi calcolando le ricadute sull'intero sistema economico nazionale. Secondo il Fmi un aumento permanente dell’1 per cento degli investimenti in infrastrutture si tradurrebbe in un aumento del Pil a breve dello 0,4 per cento, prezioso se si pensa che veniamo da una fase di crescita zero. Di infrastrutture abbiamo parlato con il direttore di IRPET, Istituto regionale di programmazione economica della Toscana, Stefano Casini Benvenuti. “Il nostro Paese purtroppo non si posiziona benissimo in quanto a livelli infrastrutturali, per colpa anche di un aspetto geografico naturale che complica i collegamenti. Per quanto riguarda nello specifico la Toscana, la fotografia della situazione dimostra che siamo deboli sia sul fronte viario, con un sistema autostradale centrale che collega solo i territori della valle dell’Arno e lascia isolata tutta la costa, che su quello ferroviario, dove la partita oggi si gioca tutta sull’alta velocità mentre scarseggiano i collegamenti tra il capoluogo Firenze e le altre zone, tra cui di nuovo le aree costiere, tagliate praticamente fuori da un sistema rapido ed efficiente di trasporti”.

costa, che ha vissuto uno sviluppo legato soprattutto al turismo e ai suoi porti, ma anche al marmo con le cave, cioè basandosi su quelle che possiamo definire ‘doti naturali’, più che sulle capacità imprenditoriali, che non sono state alimentate a dovere. Infine veniamo a quella che è la Toscana delle aree interne, come il sud o la parte montana e collinare, di cui a lungo ci siamo disinteressati e che soltanto negli ultimi tempi è stata ripresa in considerazione anche a causa dei cambiamenti climatici. Sono tre aree che hanno bisogno di investimenti, ma diversi tra loro. Se si pensa all’area centrale bisogna oggi soprattutto evitarne il congestionamento, realizzando infrastrutture mirate a fluidificare il traffico e i fitti spostamenti di merci e lavoratori. Ad esempio l’aeroporto, che non serve per i turisti, ma in particolare per le imprese, che hanno sempre più necessità di mobilità efficiente. Stesso discorso per le infrastrutture viarie e autostradali. Torniamo alla TAV: non è solo un modo per far arrivare treni ultraveloci, ma anche per liberare la superficie e migliorare gli spostamenti locali, ricostituendo una viabilità ordinaria che esiste ma è schiacciata sotto un flusso veicolare insostenibile. Pensate che nella sola Firenze arrivano ogni giorno 150mila lavoratori, senza contare i turisti. Si parla però di un’area fortemente competitiva, grazie in particolare all’export, che sta continuando a crescere. Purtroppo qui siamo di fronte a dei grossi ritardi nei lavori di cui c’è davvero da preoccuparsi”. Passiamo invece alla costa, che ha caratteristiche diverse “Qui gli investimenti devono essere finalizzati a dare avvio ad uno sviluppo vero. A Livorno la scommessa sul porto è essenziale, poiché ora ci troviamo di fronte ad una infrastruttura non adeguata a ospitare le nuove navi. Ci sono progetti in ponte come la Darsena Europa, irrimandabili. Un discorso che vale in prospet-

tiva, ma bisogna pensare nel frattempo anche all’oggi, perché è oggi che servono posti di lavoro. Altro elemento essenziale è la Tirrenica, visto che non si può sviluppare un’area in cui non si riesce ad arrivare. Perché i porti possano garantire sviluppo è necessario portare a termine le infrastrutture stradali e ferroviarie che mancano e che li colleghino in modo efficace all'entroterra e al resto della regione e non solo. C’è poi da considerare il ruolo del turismo, a cui si è guardato con grande interesse, ma che non può proporsi come una vera alternativa, perché la costa non può vivere solo di questo. Inoltre il turismo balneare in particolare consente entrate costanti come accade per le città d’arte, ma solo stagionali. Facendo due calcoli, qui mancano oggi almeno 20mila posti di lavoro solo per avere un asso di occupazione simile a quello della Toscana centrale”. Qualche segno che fa guardare al futuro con più ottimismo tuttavia, secondo IRPET, è già visibile: nel 2018 l'occupazione nelle province strettamente costiere è cresciuta dell'1,4 per cento contro lo 0,7 per cento della regione, in un’inversione della tendenza negativa che proseguiva oramai da diversi anni. Inoltre c’è un piano di investimenti programmati proprio sulla costa con tre miliardi di euro di risorse impegnate, che dovrebbero creare oltre 58mila posti di lavoro l'anno, di cui più della metà nelle province costiere. D’altra parte solo il completamento della Tirrenica e della Due mari consentirebbe la diminuzione di circa il 5-6 per cento del costo dei trasporti nell’area e farebbe salire il Pil dell’1-1,5 per cento.

“INFRASTRUTTURE:

TROPPO POCHI GLI INVESTIMENTI, SEMPRE MENO LE SOLUZIONI

Si rende dunque necessario incrementare gli investimenti in un settore come le infrastrutture che è sempre più determinante per lo sviluppo d’impresa “Indubbiamente. Ed è anche il motivo per cui è stato sottoscritto il ‘patto per lo sviluppo’. Ma quando si parla di infrastrutture bisogna anche capire che gli investimenti da fare devono essere mirati, condotti sulla base delle caratteristiche e delle esigenze dei diversi territori. Per cui è necessario procedere ad una classificazione della Toscana. C’è quella centrale dei distretti, con le province di Firenze, Prato e Pistoia, ma mettiamoci pure Pisa; una zona a forte sviluppo e altamente competitiva anche sul piano internazionale, in cui esiste una capacità imprenditoriale diffusa, tanto che anche negli anni della crisi ha saputo reggere se non crescere. Poi c’è la

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Ies Industria e Sviluppo n.3 2019 - La Toscana e la sfida delle tre "i" (infrastrutture)  

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