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ies Industria e Sviluppo

ANNO VIII - N. 3 settembre-dicembre 2016

quadrimestrale di informazione, opinione, economia, impresa Confindustria Firenze, Livorno e Massa Carrara, Toscana Nord, Toscana Sud

INDUSTRIA 4.0

il futuro è già qui VINCENZO BOCCIA Industria 4.0, una rivoluzione per crescere MARCO GAY Innovazione & Made in Italy, combinazione vincente STEFANO FIRPO 4.0: il nuovo per un'Italia che non si ferma


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Direttore responsabile: Annarosa Pacini apacini@iesindustriaesviluppo.com Comitato di redazione: Franco Baccani, Sandro Bonaceto, Andrea Fabianelli, Massimiliano Musmeci, Elena Pozzoli Coordinatore editoriale: Virginia Masoni Redazione: Luisa Angioloni (Arezzo), Simona Bandino (Firenze), Gabriella Carbonaro (Grosseto), Lodovica Lazzerini (Massa Carrara), Ilaria Maraviglia (Lucca), Saida Petrelli (Prato), Elena Pozzoli (Livorno) Hanno collaborato a questo numero: Maurizio Abbati, Francesco Butini, Mattia Cialini, Nadia Frulli, Ilaria Nesti, Paolo Vannini, Manuela Villimburgo Impaginazione, grafica e foto: Franco Passarini Direzione e redazione: Confindustria Grosseto, viale Monterosa 196, 58100 Grosseto, redazione@ iesindustriaesviluppo.com Editore: Assoservizi Toscana Sud Rete d’Imprese. Via Roma, 18 - 52100 Arezzo

SOMMARIO 7

Il sistema italiano alla prova di “industria 4.0”

Industria 4.0, una rivoluzione per crescere 16

Innovazione & Made in Italy, combinazione vincente 20

4.0: il nuovo per un’Italia che non si ferma 22

La Toscana del domani vuole l’industria intelligente 26

Il futuro dell’industria è oggi 30

Registrazione: Tribunale di Grosseto n. 1/2009 del 26.03.2009

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PUBBLICITÀ: la raccolta pubblicitaria su tutto il territorio della Toscana per “IES - Industria e Sviluppo” è a cura di: MGA Comunicazione & Pubblicità srl - Via Aretina 167/M Firenze Tel. 055/5275595 web: www.mgacomunicazione.it e-mail: info@mgacomunicazione.it

COVER STORY

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Stampa: Varigrafica Alto Lazio Srl Via Cassia km 36, 300 Zona Ind. Settevene NEPI (VT)

• Gli articoli possono non rispecchiare le posizioni delle Associazioni Industriali e dell’Editore, che li ritengono in ogni caso un contributo sul piano dell’informazione e dell’opinione. Dei contenuti sono responsabili i singoli autori. L’Editore non dovrà essere ritenuto responsabile per errori, omissioni, interruzioni o ritardi legati ai contenuti pubblicati nè per eventuali danni provocati dagli stessi. • È consentita la riproduzione purchè espressamente autorizzata dall’Editore, e con la citazione della fonte. • Non vengono trattati dati personali. L’uso dei dati, temporaneo, è solo a fini giornalistici. • Foto © Assoservizi Toscana Sud Rete d’Imprese. E’ vietato qualunque utilizzo e/o riproduzione, anche parziale, del materiale fotografico contenuto in questa rivista.

EDITORIALE

Industria 4.0, rivoluzione atto primo

La forza dell’industria è la vera chance 40

Fabbrica 4.0, il modello italiano 46

Vincere 4.0, questione di rete 54

Imprese in pole position, l’eccellenza parla 4.0 60

La vera rivoluzione è delle idee 64

Cambiare, il coraggio di andare oltre


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COVER STORY / INDUSTRIA 4.0 IL FUTURO È GIÀ QUI

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Il sistema italiano alla prova di “industria 4.0” Una grande sfida per il futuro delle aziende, e per le aziende future. Che ha bisogno di fondamenta solide, ma anche della capacità di andare davvero verso il nuovo di Francesco Butini Istituto di Studi politici “Renato Branzi”

I

l nome è molto di moda. Probabilmente ci si sente sulla cresta dell’onda a pronunciarlo: “Industria 4.0”. Si rischia quasi la vanità, non tanto nell’utilizzare il sostantivo “Industria” quanto piuttosto nel declinarlo come “4.0”. Non mi affascinano queste definizioni tanto in voga, quasi che la vita e le attività umane non fossero altro che aggiornamenti di un sistema operativo. Ma la sostanza di quanto sta dietro questo vanitoso appellativo è molto seria. E’ stata la Germania, la prima potenza manifatturiera del nostro continente, a chiamare così nel 2012 un

ambizioso programma di rinnovamento tecnologico del proprio sistema produttivo. La digitalizzazione della manifattura. La fabbrica digitale. Un programma per rendere tangibile una rivoluzione tecnologica fatta di cloud computing, di Internet of things, di sistemi cyber-physical, ecc. Per capire concretamente di cosa si parla quando si affronta il tema della messa in rete dei macchinari, e di come si trasformerebbe l’industria manifatturiera ed il rapporto tra produttore e cliente, conviene rifarsi all’esempio illustrato da un rappresentante del Ministero dell’Economia del Governo federale tedesco,

nell’ambito di una audizione che la X Commissione parlamentare della Camera dei Deputati italiana ha svolto il 15 marzo scorso. L’esempio interessa un produttore tedesco di macchine per fabbricare le scarpe. Attualmente il fabbricante di scarpe crea il design dell’oggetto, e lo invia in Cina per la produzione (secondo il funzionario tedesco, il 95 per cento delle scarpe viene prodotta così in Germania). Dopo tre mesi le scarpe arrivano in Europa, ovvero sono necessarie circa dodici settimane. Per realizzare un prodotto falsificato occorrono circa otto settimane, ovvero un mese in

meno. Tempi quasi imbattibili. Allora il produttore di macchine, grazie alle tecnologie digitali introdotte nel processo produttivo, potrà offrire al fabbricante di scarpe i propri macchinari che stanno in azienda (e non stanno in Cina): “Il cliente va nei negozi e gli viene misurato il piede … La scarpa sarà prodotta subito mediante un nuovo metodo industriale e una nuova tecnologia … Il giorno dopo [la scarpa] la può portare a casa”. Questa è la rivoluzione industriale 4.0: in Germania ci sono già circa 200 esempi di progetti del genere. Così si aprono nuove questioni, i temi in discus-


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COVER STORY / INDUSTRIA 4.0 IL FUTURO È GIÀ QUI

Attraverso la rivoluzione tecnologica si gioca una parte rilevante del futuro sviluppo industriale

sione sono molteplici, e non tutti di facile soluzione. C’è il problema della standardizzazione delle piattaforme digitali utilizzate, il perenne tema della sicurezza dei dati, il quadro giuridico e assicurativo. Di chi è la proprietà dei dati? Nel caso in cui per esempio l’automobile che si guiderà da sola venga coinvolta in un incidente, di chi sarà la responsabilità? Del conducente che non fa nulla, del produttore del software che gestisce l’intero sistema, di colui che potrebbe aver manipolato i dati? Non si sa, e si dovrà saperlo prima di avviare la produzione di questi macchinari. L’Italia intende allinearsi a questa rivoluzione tecnolo-

gica, consapevole che attraverso essa ci si gioca una parte rilevante del futuro sviluppo industriale, della propria capacità competitiva. Il punto cruciale, concettuale, è quello che il valore non si crea più solo nella realizzazione di un bene tangibile, concreto, reale (un telefono, una macchina, ecc.), ma anche attraverso i dati. La digitalizzazione dei processi manifatturieri comporta la valorizzazione proprio dei dati. Come detto, la X Commissione della Camera dei Deputati ha proceduto quest’anno a realizzare una “Indagine conoscitiva su «Industria 4.0». Quale modello applicare al tessuto industriale italiano. Strumenti per favorire

la digitalizzazione delle filiere industriali nazionali”. Questa è la piattaforma assunta dal Governo italiano per approntare le misure ritenute necessarie. La cosiddetta “via italiana” alla quarta rivoluzione industriale passa attraverso la risposta ad una serie di sfide che riguardano tutti i Paesi, ma soprattutto noi: da quella relativa all’occupazione (si ridurranno le richieste di lavoro manuale a favore di quelle per figure più qualificate) a quella della scuola, dai finanziamenti all’adeguamento del quadro normativo. Si vuole sottolineare un aspetto del documento conclusivo della Commissione parlamentare, ovvero l’ana-

Per rimanere competitivi in un mercato continuamente in trasformazione è necessario cambiare passo

lisi SWOT. Tra i punti di debolezza individuati durante l’indagine conoscitiva emergono elementi caratteristici di buona parte del sistema industriale italiano, che si ritrova così a dover correre di più rispetto ad altri sistemi concorrenti nei mercati internazionali anche per Industria 4.0. Infatti, accanto a debolezze specifiche nel settore digitale (ad esempio, il limitato sviluppo in Italia di infrastrutture a banda ultralarga o l’assenza di un software vendor nazionale), vi sono debolezze strutturali del nostro sistema imprenditoriale: una dimensione ancora troppo limitata delle imprese, una non adeguata capacità culturale di affrontare il nuovo contesto tecnologico, una marcata sottocapitalizzazione, un ritardo anche nella cosiddetto digitalizzazione di base per le PMI. Le debolezze strutturali riappaiono ogni qualvolta emergono novità a cui adeguarsi, cambiamenti di cui dotarsi, prospettive per cui competere. Ecco perché è necessario aumentare la velocità di reazione. Se la Germania è già partita da qualche anno, noi dobbiamo accelerare. Per rimanere competitivi in un mercato che cambia rapidamente. E se ci sono “zavorre” strutturali e culturali dentro le imprese, debbono essere gettate a mare. Se non lo fanno per primi gli imprenditori, non si capisce chi dovrebbe farlo.


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Avvocato Marcello Lastrucci Pignoramento, espropriazione e decreti ingiuntivi: come il legislatore intende accelerare i tempi Per accellerare l’iter della giustizia, è stato recentemente emanato il D.L. n. 59/2016 (pubb.to in G.U. n.102 del 3.5.16) poi convertito nella legge 30.06.2016 n. 119, che - inter alia - ha apportato varie modifiche in tema di processo esecutivo e di decreti ingiuntivi, che possono così riassumersi. E’ stato anzitutto modificato l’art. 492 c.p.c., con l’aggiunta del 3° comma, in base al quale << Il pignoramento deve contenere l’avvertimento che, a norma dell’articolo 615, secondo comma, terzo periodo, l’opposizione è inammissibile se è proposta dopo che è stata disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552 e 569, salvo che sia fondata su fatti sopravvenuti ovvero che l’opponente dimostri di non aver potuto proporla tempestivamente per causa a lui non imputabile». Parallelamente, è stato modificato l’art. 615, 2° comma, c.p.c., il quale oggi prevede che << nell’esecuzione per espropriazione l’opposizione è inammissibile se è proposta dopo che è stata disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552, 569, salvo che sia fondata su fatti sopravvenuti ovvero l’opponente dimostri di non aver potuto proporla tempestivamente per causa a lui non imputabile». Altra norma oggetto del ridetto provvedimento è l’art. 532, 2° comma, c.p.c., secondo e il terzo periodo, così sostituiti : «Il giudice fissa altresì il numero complessivo, non superiore a tre, degli esperimenti di vendita, i criteri per determinare i relativi ribassi, le modalità di deposito della somma ricavata dalla vendita e il termine finale non superiore a sei mesi, alla cui scadenza il soggetto incaricato della vendita deve restituire gli atti in cancelleria. Quando gli atti sono restituiti a norma del periodo precedente, il giudice, se non vi sono istanze a norma dell’articolo 540-bis, dispone la chiusura anticipata del processo esecutivo, anche quando non sussistono i presupposti di cui all’articolo 164-bis delle disposizioni di attuazione del presente codice». Sempre in tema di esecuzione forzata, è stato emanato l’art. 590-bis c.p.c. il quale prevede che << Il creditore che è rimasto assegnatario a favore di un terzo deve dichiarare in cancelleria, nei cinque giorni dalla pronuncia in udienza del provvedimento di assegnazione ovvero dalla comunicazione, il nome del terzo a favore del quale deve essere trasferito l’immobile, depositando la dichiarazione del

terzo di volerne profittare. In mancanza, il trasferimento è fatto a favore del creditore. In ogni caso, gli obblighi derivanti dalla presentazione dell’istanza di assegnazione a norma del presente articolo sono esclusivamente a carico del creditore». Infine, in materia di decreti ingiuntivi, è stato novellato anche l’art. 648, primo comma, c.p.c., il quale ora prevede che il giudice, anche in presenza di opposizione, “deve concedere” la provvisoria esecutorietà del

decreto, per quanto concerne le “somme non contestate”. Il tempo ci dirà se detto provvedimento produrrà gli auspicati effetti acceleratori dei procedimenti suindicati, che il Legislatore ha inteso con esso perseguire.

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Studio Legale Avvocato Maurizio Milani Professionisti nel diritto penale di impresa Lo Studio Legale dell’Avvocato Maurizio Milani presta la propria opera professionale prevalentemente nelle materie del diritto penale sostanziale e processuale, maturando un crescente interesse sia verso gli istituti prettamente codicistici che verso l’ampio novero delle fattispecie criminose previste dalla legislazione speciale. Complici le frequenti ripercussioni in sede penale di illeciti di originaria matrice “tributaria”, particolare attenzione viene dedicata al c.d. diritto penale dell’impresa in tutti i suoi contesti di rilevanza: dal settore fallimentare a quello societario, dall’ambito tributario a quello del lavoro e dell’ambiente. Uno degli impegni più costanti dello studio riguarda proprio l’armonizzazione delle competenze penalistiche con quel sistema di norme extrapenali che regola la vita e lo svolgimento dell’attività d’impresa in genere, dal piccolo lavoratore autonomo ai grandi gruppi societari. Scopo di questa attività è naturalmente indi-

viduare la migliore strategia difensiva per il cliente, anche con il sempre auspicabile rapporto sinergico con i professionisti di altro settore (commercialisti, consulenti fiscali, ecc.). Campo d’azione dello Studio non è ovviamente soltanto l’assistenza processuale a procedimento penale già instaurato ma anche la consulenza preventiva in occasione di importanti scelte economiche e/o finanziarie: non sono infatti infrequenti, ed oltretutto registrabili solo in tempi sicuramente successivi, le conseguenze penali derivanti da iniziative poco approfondite o comunque valutate sotto un’ottica puramente commerciale. Basti pensare, ad esempio, ai c.d. concordati stragiudiziali in momento di crisi d’impresa che, qualora mal impostati o erroneamente attuati, in caso di successivo fallimento rischiano spesso di dar luogo a contestazioni di condotte penalmente rilevanti quali, ad esempio, plurime tipologie di bancarotta ed altri reati concorrenti. Naturalmente le prestazioni vengono svolte

sia in favore dell’indagato/imputato che in favore della persona offesa e/o danneggiata dal reato e quindi degli eventuali interessi risarcitori e/o indennitari derivanti dall’illecito criminoso. Lo Studio Legale ha sede a Prato ed esercita prevalentemente nelle circoscrizioni giudiziarie toscane e dinanzi alla Corte di Cassazione e le altre Giurisdizioni superiori. Studio Legale Avvocato Maurizio Milani Patrocinante in Cassazione e dinanzi alle giurisdizioni superiori 59100 Prato (PO) - V.le della Repubblica n. 264 Tel. / Fax 0574/595724 Cell. 339/3459285 maurizio.milani@email.it mauriziomilani@pec.avvocati.prato.it studiolegalemauriziomilani.wordpress.com


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Industria 4.0, una rivoluzione per crescere

Vincenzo Boccia

La quarta rivoluzione industriale è una rivoluzione soprattutto culturale: per affrontare le sfide dell’economia globale serve l’impegno di tutta la società. E la politica non può tirarsi indietro. Intervista a Vincenzo Boccia, presidente nazionale Confindustria di Mattia Cialini, giornalista “Arezzonotizie.it”

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olto grinta e un po’ di sana rabbia. Così si è presentato Vincenzo Boccia, il neo presidente di Confindustria nazionale all’assemblea dell’associazione territoriale della Toscana Sud. Il grande slancio di chi ha appena assunto un ruolo chiave per Paese, abbinato alla consapevolezza dell’impegno di essere scoglio tra i marosi della crisi. Ma anche forte contrarietà rispetto a problemi che si ergono come muraglie dinanzi alla ripresa economica: tasse e burocrazia, su tutti. Nato a Salerno, classe

1964, Boccia è sposato ed ha due figlie. Si è laureato in Economia e commercio ed è amministratore delegato dell’azienda di famiglia, la Arti grafiche Boccia, che opera nel campo della grafica da più di cinquant’anni. Il fondatore dell’impresa è stato Orazio Boccia, padre di Vincenzo. La Arti grafiche Boccia conta circa centosessanta dipendenti, con un fatturato che supera i 40 milioni di euro all’anno. Il cuore dell’attività è in Italia, la sede centrale a Salerno, tuttavia l’azienda ha uffici anche in Francia, Germania, Danimarca e Libano. L’entrata

di Vincenzo Boccia in Confindustria risale agli anni Novanta, quando partecipò all’attività dei Giovani imprenditori. Quell’esperienza iniziale ha rappresentato il trampolino di lancio nell’Associazione. Boccia è, infatti, diventato presidente della territoriale salernitana dei Giovani industriali, poi leader regionale della Campania. Nel 2000 ha assunto il ruolo di vice presidente nazionale dei Giovani Industriali, scelto da Edoardo Garrone. Si è distinto, inoltre, per i ruoli assunti in Piccola Industria: nel 2003 è diventato presidente regionale della Campania, nel 2005 vice

presidente nazionale. Poi ha assunto la carica di presidente nel 2009. Contestualmente è diventato vice presidente nazionale di Confindustria. Ha fatto parte della commissione di riforma del sistema confindustriale presieduta da Carlo Pesenti, avendo parte attiva nella riscrittura dello statuto confederale. L’ascesa al vertice di Viale dell’Astronomia si è completata lo scorso 25 maggio, quando l’assemblea privata di Confindustria ha eletto Boccia nuovo presidente nazionale con l’87 per cento dei voti. Nell’occasione è stata confermata la designazione formulata


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poco meno di due mesi prima, il 31 marzo, dal consiglio generale. Boccia ha così raccolto il testimone lasciato da Giorgio Squinzi, apprestandosi a guidare l’associazione per un quadriennio, fino al 2020. Accolto dal padrone di casa, Andrea Fabianelli, leader degli Industriali della Toscana del Sud (che riunisce Arezzo, Grosseto e Siena) e alla presenza della vice presidente nazionale Mansi e del presidente nazionale dei Giovani Industriali Marco Gay, Vincenzo Boccia si è rivolto alla platea di Arezzo Fiere e Congressi tendendo una mano alla politica per stringere un’alleanza in vista delle riforme, ma con una precisa idea delle richieste per ammodernare il Paese. A partire dalla necessaria fine di storici privilegi, pastoie e bizantinismi burocratici. “Come industriali – ha esordito Boccia nella cornice dell’auditorium aretino – abbiamo una grande, grandissima carica. Ma, contemporaneamente, abbiamo anche tanta rabbia: l’Italia è la seconda potenza manifatturiera d’Europa dopo la Germania. Lo è nonostante tutto. Perché, rispetto alla Germania, ha più costi di lavoro, più tasse e ha prezzi energetici più alti”. Quindi Boccia ha parlato al cuore degli imprenditori della Toscana del Sud, indicando il nemico da sconfiggere per ripartire: “Sono orgoglioso di rappresentare l’associazione industriale più importante al mondo, ma la ‘mala’ burocrazia deve essere combattuta”.

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La ‘cattiva’ burocrazia deve essere combattuta, o il futuro delle imprese non spiccherà mai il volo

Poi si è concentrato sul tema dell’industria 4.0. “Occorre cavalcare la quarta rivoluzione industriale – ha detto – che non è soltanto una rivoluzione tecnologica, ma deve essere innanzitutto culturale. Bisogna lavorare bene all’interno delle nostre fabbriche. Occorre cioè, essere eccellenti in ogni funzione aziendale, aggiungere servizi e prodotti e costruire la ‘boutique dell’industria italiana’. Dall’altro canto occorre una politica economica coerente che permetta alle industrie italiane di essere competitive e di vendere prodotti e servizi nel mondo”. E così Boccia ha introdotto il tema del rapporto con la politica, aprendo la questione delle riforme, con particolare riferimento a quella costituzionale, il cui destino sarà deciso da un referendum popolare senza quorum. Il voto è previsto in autunno, a cavallo tra ottobre e novembre. Tra i punti principali della riforma che porta il nome del ministro Boschi ci sono il

superamento dell’attuale bicameralismo perfetto e la revisione dell’iter legislativo. “Dobbiamo fare un percorso: il sistema Paese è la grande questione. L’Italia deve decidere qual è la direzione di marcia. Noi appoggiamo la riforma costituzionale – ha accennato il leader di Confindustria facendo riferimento alla riforma che dovrebbe ambire alla stabilità governativa –. Se siamo di fronte ad elezioni ogni sei mesi non andremo da nessuna parte”. Ma quel che Boccia ha sottolineato con maggior convinzione è la necessità di avere “coraggio e determinazione” nell’iter di tutte le riforme: costituzionali, istituzionali ed economiche. “Le riforme – ha chiarito – devono essere innanzitutto economiche, ma la riforma costituzionale è la precondizione per aprire una grande stagione di cambiamenti”. Quali siano le discontinuità rispetto al passato è presto chiarito. “Occorre guardare a

La competitività richiede stabilità: le riforme, costituzionali, istituzionali ed economiche sono un cambiamento necessario

una politica economica dal lato dell’offerta. Servono aziende competitive, bisogna attivare investimenti, generare occupazione e tornare a stimolare la domanda interna. Una politica dell’offerta è una politica che ha bisogno di una visione di lungo termine per essere realizzata e quindi necessita di governabilità e stabilità”. Boccia ha poi approfondito il tema delle tasse. Tante e troppo alte. “Va affrontata immediatamente – ha continuato il presidente degli Industriali – la grande questione fiscale, nodo fondamentale per riattivare la stagione di competitività e crescita dell’Italia”. Senza tralasciare i tagli agli sprechi pubblici: “Ci vuole più spending review”. E infine, Boccia, si è concentrato sullo sforzo collettivo che l’intera società deve fare per affrontare le future sfide dell’economia globale. “Le relazioni industriali sono patrimonio di lavoratori e imprenditori, ma anche di tutto il Paese. Tutti devono essere consapevoli che se si perdono pezzi di industria, si perdono pezzi di Stato”. E sul futuro dell’economia nazionale ha aggiunto:“I dati dal punto di vista della previsione – ha concluso il leader di Viale dell’Astronomia – non sono propriamente ottimi, ma se riusciamo a reagire sia in Italia che, soprattutto, in Europa possiamo costruire una grande sfida. Occorre scommettere sulle nostre potenzialità e metterle a frutto. E soprattutto bisogna smetterla di appiattirci sul presente”.


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Studio Legale e Tributario Mori Ciasullo Chen & Associati Diritto civile e contrattuale, diritto commerciale e fallimentare, diritto penale e diritto tributario

Lo Studio legale e tributario Mori Ciasullo Chen & Associati offre assistenza legale nei settori del diritto civile e contrattuale, del diritto commerciale e fallimentare, del diritto penale e del diritto tributario. Lo Studio, con sede a Prato, è stato costituito in forma associata dagli Avv. Piergiovanni Mori, Luca Ciasullo e Luna Chen. La quarantennale esperienza dell’Avv. Mori, patrocinante dinanzi alla Corte di Cassazione, è il trait d’union tra lo Studio e due precedenti associazioni professionali: lo Studio legale Mori Bresci Guasti, attivo dagli anni Ottanta e tra i primi studi associati del foro di Prato, e lo Studio legale Mori & Associati, operante a Prato negli anni 2001-2012. La commistione dei saperi, delle esperienze e dei talenti degli avvocati associati e dei loro preziosi collaboratori rappresenta uno dei

punti di forza dello Studio, capace di offrire in questo modo servizi legali di qualità, efficienti e rispondenti alla sempre più alta richiesta di specializzazione proveniente dal mercato. Lo Studio infatti offre consulenza e assistenza stragiudiziale al contenzioso dinanzi ai giudici civili, penali e tributari; altro servizio fondamentale è l’assistenza nell’ambito del diritto internazionale commerciale e tributario, per il quale Mori, Ciasullo e Chen si servono di una rete di partner in Europa, Asia e Stati Uniti. Un servizio rafforzato da uno staff esperto e competente, capace di declinare la propria conoscenza legale anche

in cinese, inglese, francese. Lo Studio si contraddistingue quindi per esperienza, competenza e sguardo internazionale: il consulente ideale per chi cerca professionisti con una grande storia alle spalle, ma che sanno guardare al futuro.

Studio Legale e Tributario Mori Ciasullo Chen e Associati Viale della Repubblica 235 59100 PRATO Tel. 0574 582046 www.morieassociati.com


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Studio Legale Fittante Il diritto industriale quale presidio privilegiato della ricerca e dell’innovazione delle PMI italiane. La creatività delle nostre PMI rappresenta il principale asset del Made in Italy, che necessita di essere adeguatamente tutelato. Marchi, brevetti e diritto d’autore sono divenuti ormai una scelta obbliga-

ta per un’impresa che intende assicurarsi lo sfruttamento in esclusiva delle proprie idee. Ne parliamo con l’avv. Aldo Fittante, docente in Diritto della Proprietà Industriale presso l’Università degli Studi di Firenze.

Il nostro sistema giuridico consente una adeguata difesa dei diritti di privativa industriale? “Il sistema giuridico italiano offre un presidio molto efficiente della proprietà industriale sia dal pun-

to di vista del diritto sostanziale (penso al Codice della Proprietà Industriale) sia sul piano processuale (l’istituzione dei cd. Tribunali delle Imprese). Come valorizzare al massimo il proprio patrimonio di beni immateriali?

Quale ruolo la proprietà industriale è chiamata a svolgere nell’economia moderna? “Il primo passo deve essere una verifica specialistica del proprio La proprietà industriale può valo- patrimonio di diritti di privativa rizzare quella componente del pa- industriale, senza mai sottovalutatrimonio aziendale che, costituita re l’importanza delle proprie idee. da beni immateriali, rappresenta Si tratta di una materia che più delnell’economia moderna un vero e le altre, richiede un costante sforzo proprio valore aggiunto”. di aggiornamento. In questa prospettiva il nostro studio, oltre alla tutela giudiziaria nelle vertenze che abbiano ad oggetto il diritto industriale ed il diritto di autore, offre una consulenza specialistica per la negoziazione e stesura di accordi aventi ad oggetto privative industriali, quali contratti di licenza brevettuale e di know-how, accordi di collaborazione tecnologica e di segretezza, contratti di licenza e cessione di marchi, copyright ed altri titoli di proprietà industriale”.

Aldo Fittante

www.studiolegalefittante.it info@studiolegalefittante.it

Studio Legale Sabina Rossi Palazzeschi Esperti nella responsabilità amministrativa di impresa

Lo Studio Legale Sabina Rossi Palazzeschi si occupa principalmente di diritto penale d’impresa e di tutela della proprietà immobiliare. In particolare, il Decreto Legislativo. 231/2001 ha introdotto i concetti di responsabilità amministrativa delle imprese, di applicabilità di sanzioni interdittive oltre che pecuniarie, di reati presupposto quali, tra gli altri, i reati ambientali; è quindi indispensabile affidarsi a uno studio esperto, capace di affrontare le problematiche connesse a una materia sempre più complessa e articolata. Avvocato Rossi Palazzeschi, quali sono i principali servizi offerti dal suo studio? Uno dei servizi principali è garantire la salvaguardia delle Società ed Enti dalle situazioni disciplinate dal D. Lgs. 231/2001. Infatti, è possibile tutelare una società o un ente dotandoli di idonei Modelli di organizzazione gestione e controllo “cuciti sulla concreta realtà aziendale” e di un Organismo che vigili sulla applicazione e concreta attuazione del Modello 231 da parte di tutte le persone della società. Ciò al fine di evitare la commissione di reati presupposto. Codici etici e modelli di gestione aziendale: che esperienza può vantare il vostro studio? Lo studio ha contribuito alla realizzazione delle Linee Guida per la predisposizione di Codici Etici e Modelli di organizzazione gestione e controllo di prestigiosa Associazione Nazionale di categoria; ha realizzato Modelli 231 per multinazionali operanti nel settore petrolifero; ha predisposto procedure aziendali, codici etici e Modelli di organizzazione, ge-

stione e controllo di Consorzi Garanzia Fidi, Terminal Passeggeri, di Depositi Costieri e Imprese di Navigazione. Io stessa svolgo attività di Organismo di Vigilanza in numerose imprese. Tutela e assistenza legale sono quindi necessari per tutelare enti e associazioni? Necessari, ma a volte non sufficienti considerata la trasversalità della materia. Per questo il nostro studio affianca ai suoi avvocati un team di commercialisti, ingegneri ed architetti con una pluriennale e qualificata esperienza proprio nel settore disciplinato dal D. Lgs. 231/01. Via Francesco Crispi 54 52100 Arezzo (AR) Tel. 0575 300200 avvsabinarossipalazzeschi@ studiolegalerossipalazzeschi.it


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Innovazione & Made in Italy, combinazione vincente Innovare, non per sopravvivere, ma per essere protagonisti della nuova rivoluzione industriale, dove le piccole e medie imprese possono diventare la vera novità. Intervista a Marco Gay, presidente nazionale Giovani Imprenditori Confindustria di Mattia Cialini, direttore “Arezzonotizie.it”

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uarant’anni appena, sulle spalle già grande esperienza imprenditoriale. Marco Gay è presidente nazionale dei Giovani imprenditori di Confindustria dal 2014 e da allora sta tracciando un percorso che possa essere utile per il tessuto produttivo nazionale del futuro. Accompagnato da uno dei suoi vice, l’aretino Giangiacomo Gellini, Marco Gay, torinese classe 1976, ha preso parte all’assemblea di Confindustria Toscana Sud. Nell’occasione ha chiarito la posizione degli over quaranta dell’associazione, tra problemi attuali, possibilità da cogliere, sfide future. A partire dal grande tema dell’industria

4.0, ovvero le scelte da compiere all’alba della quarta rivoluzione industriale, quella connessa al digitale. “Le prospettive per il futuro dell’Italia? – ha detto nell’auditorium di Arezzo Fiere e Congressi – Possono essere eccellenti, ma soltanto se cerchiamo di guardare ai momenti di trauma, di grande cambiamento come quello che stiamo affrontando, come a delle opportunità per far sì che l’Italia possa riappropriarsi di un ruolo chiave nell’ambito economico globale”. Marco Gay è sposato e ha tre figli. Le sue radici affondando in una consolidata tradizione industriale, nel settore metalmeccanico. La carriera

imprenditoriale di Gay prende avvio nell’azienda familiare, la “Proma Spa”, operante nel settore vetro-ceramica, ed è proseguita come consulente aziendale. Contemporaneamente ha ricoperto il ruolo di insegnante all’Istituto europeo di design e in corsi organizzati dall’Università di Torino e dalla Regione Piemonte. Dal 2000 sono iniziate le esperienze imprenditoriali in proprio. E’ stato fondatore e ceo di “WebWorking”, che si occupa di business strategy e web marketing, poi nel 2007 ha acquisto quote della società “Ottovolante”, specializzata in digital project, divenendone l’amministratore delegato. Succes-

sivamente entrato a far parte dell’agenzia pubblicitaria “Gsw WorldWide Italy” come ceo. Nel 2013 è stato tra i fondatori di “Ad2014”, startup innovativa nel settore internet of things, e di“Torino1884”, società del settore food&beverage per lo sviluppo di punti vendita in Italia e all’estero, un’avventura in partnership con aziende specializzate nella realizzazione di prodotti della tradizione e legati alla storia locale e nazionale. In entrambe le aziende ha ricoperto il ruolo di presidente. Nel 2015 è diventato consigliere di amministrazione della “Online Sim”, dove ricopre anche l’incarico di presidente. Da maggio 2015 è consi-


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gliere di amministrazione della società “Online Sim”, nel novembre dello stesso anno è diventato socio e vice presidente di “Digital Magics”, società incubatrice di progetti digitali che fornisce servizi di consulenza e accelerazione a startup e imprese, per facilitare lo sviluppo di nuovi processi tecnologici. Il “cursus honorum” in Confindustria per Marco Gay è iniziato dodici anni fa, nel 2004, quando è entrato a far parte del gruppo Giovani dell’Unione Industriale di Torino. Ha assunto poi la presidenza della federazione regionale ed è, quindi, diventato membro del consiglio centrale. Ha ricoperto in seguito il ruolo di delegato dei Giovani industriali per la diffusione dei servizi digitali evoluti ed è stato promotore del primo “G8 Young business summit” a Stresa nel 2009. Il percorso è stato coronato il 6 maggio del 2014 con l’elezione a presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria e, contestualmente, Gay ha assunto la carica di vice presidente di Confindustria. “Il segnale che vogliamo lanciare è: pensiamo al fare”, aveva commentato il giovane l’industriale piemontese subito dopo l’elezione. Messosi al lavoro, facendo leva sull’esperienza personale (“Le mie radici provengono da una famiglia imprenditoriale che all’insegna dei valori e dell’etica ha formato il mio carattere e la mia visione della vita”, aveva detto) sta portando avanti il proprio

progetto assieme ai suoi vice: oltre a Giangiacomo Gellini, ci sono Simone Mariani, Francesco Ferri e Vincenzo Caputo. All’assemblea di Confindustria Toscana Sud, ad Arezzo, ha cercato di chiarire la propria visione, legandola anche all’attualità. E se l’ossatura del Paese è costituita dalle grandi realtà che sanno muoversi con maggior sicurezza sullo scacchiere globale ci sono anche “tante piccole e medie imprese che possono rappresentare una ventata di novità per spingere l’economia del Paese”. Come? “Le aziende – ha aggiunto il presidente dei Giovani imprenditori – oggi devono innovare per giocarsi le proprie chance. E non si tratta soltanto di una mera questione di sopravvivenza ma di adeguata visione per il futuro”. E così viene introdotto il tema del “Made in Italy” che, nell’epoca dell’industria 4.0, potrebbe trarre giovamento dalla rivoluzione in atto, se opportunamente spinto dal digitale. “La sfida dell’Italia sta nei prodotti che vengono rinnovati”. Innovazione più “Made in Italy” come combinazione vincente. “La qualità dei prodotti italiani, grazie all’innovazione, è una grande una risorsa da sfruttare, muovendo la leva dell’internazionalizzazione”, ha aggiunto Gay. Poi è stato affrontato l’argomento delle riforme. In primavera, Gay, aveva sostenuto: “Sicuramente deve aprirsi una grande stagione di riforme che

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Marco Gay

Sono maturi i tempi dell’unione finanziaria, con un’Europa dello sviluppo e della crescita, non soltanto del rigore riguardano l’economia, finita la stagione delle riforme istituzionali. Siamo ai primi segnali di ripartenza, per avere ripresa bisogna che ci sia molta più visione e una politica industriale che parta dal territorio”. E ad Arezzo i concetti espressi sono in linea con la precedente posizione. Apertura nei confronti delle riforme che sta portando avanti il Governo e, in particolare, sintonia sulla riforma della Costituzione che dovrà passare il vaglio del referendum popolare il prossimo autunno. “Servono una politica economica e una politica industriale di medio e lungo periodo. Occorre guardare ai prossimi dieci anni del nostro Paese. Oggi finalmente si inizia a parlare di politiche industriali e di cambiamenti strutturali,

Il futuro dipende dal modo in cui si affronta la difficoltà del presente, un’occasione per il rilancio dell’intero Paese

tra cui anche quelli favoriti dal referendum costituzionale che ci sarà: si tratta di una piattaforma, una base da cui partire per iniziare a fare le riforme economiche”. Infine una battuta sulla Brexit, ovvero l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, sancita dal referendum che si è svolto lo scorso 23 giugno. Un volto choc che ha avuto come prima conseguenza le dimissioni dell’ormai ex premier Cameron che, fino all’ultimo, ha cercato di convincere l’elettorato a votare per il “Remain”. Alla fine, il risultato dell’uscita è stato giudicato, da molti, sorprendente. E Cameron, sconfitto, ha lasciato. “La Brexit? – ha detto in chiusura Marco Gay – Ha certamente rappresentato un evento traumatico. Nell’immediato i maggiori problemi ci sono stati per quanto riguarda l’economia finanziaria che, tuttavia, si ripercuotono poi su quella reale. Per il resto delle ricadute bisognerà attendere il momento dell’attuazione del voto: si vedrà quando l’uscita sarà resa concreta e in quale forma. Ma innanzitutto, secondo me, la Brexit rappresenta un’opportunità per discutere cosa l’Unione Europea vuole diventare. Come potrà cambiare. Sono maturi i tempi dell’unione finanziaria, con un’Europa – finalmente – dello sviluppo e della crescita, non soltanto del rigore”.


a cura di MGA COMUNICAZIONE

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Antonio Nazaro Dottore Commercialista Corporate Governance and Restructuring

fessionale capace di analizzare e ottimizzare i processi interni aziendali e la governance societaria. Antonio Nazaro ci presenta il suo Studio spiegandoci perché la buona corporate governance è oramai così importante anche e soprattutto per le piccole e medie imprese. Dott. Nazaro, di cosa si occupa in particolare il suo studio?

Affidarsi a dottori commercialisti specializzati è un’esigenza sempre più ineludibile per le piccole e medie imprese che vogliono massimizzare il proprio valore: non si tratta solo di avere partner fidati nella gestione quotidiana della contabilità connessa agli adempimenti fiscali, ma soprattutto di avere una figura pro-

Lo Studio, costituito nel 2004, sin da subito si è specializzato nel diritto commerciale e fallimentare, rivolgendosi soprattutto a realtà imprenditoriali che affrontano processi di risanamento aziendale e di ristrutturazione societaria. Lo Studio offre assistenza su questioni di diritto societario sia nell’attività ordinaria sia nelle operazioni straordinarie di ristrutturazione (fusioni, scissioni, conferimenti,

Studio Associato Angeletti Lupone Il controllo dei costi: uno step imprescindibile per la crescita aziendale

trasformazione) e di merger & acquisition. In particolare, tenendo conto dell’oggetto sociale, delle disposizioni normative di settore e della dimensione organizzativa e strategica, assistiamo i Clienti nella definizione di un adeguato sistema di corporate governance, definendo le regole di pianificazione, gestione e controllo necessarie al funzionamento dell’impresa. Nella gestione delle crisi, assistiamo i Clienti nella predisposizione dei piani di risanamento finanziario e/o industriale e nella presentazione di concordati giudiziali e stragiudiziali. Perché per le imprese di oggi è importante parlare di governance e organizzazione interna? Il tema della corporate governance accompagna la vita delle imprese da tempo, anche se soprattutto negli ultimi anni, in ragione dei gravi collassi imprenditoriali (si vedano in Italia, tra le altre, Parmalat, Cirio, Banca Etruria, MPS etc), è stato oggetto di dibattiti sia accademici sia tra gli operatori economici. Esso in sostanza è suscitato dalle domande di fondo: chi deve go-

Il controllo dei costi rappresenta una aspetto particolarmente delicato del controllo di gestione. Anche la piccola e media azienda non può esimersi dall’attuarlo. Le metodologie di analisi e controllo dei costi sono in costante sviluppo anche grazie allo sviluppo di software dedicati. Il nostro studio, anche grazie l’inserimento di nuove e giovani energie, sta sviluppando una partnership con una software house per ottenere un prodotto a costi competitivi che soddisfi le esigenze della piccola e media impresa. In particolare si punta l’attenzione sull’Activity Based Costing , una metodologia di analisi dei costi che sposta l’attenzione sullo svolgimento delle attività e dei processi. L’approccio dell’ABC presuppone che non vi sia un legame diretto tra il prodotto realizzato e il consumo di risorse; sono le attività svolte nel processo produttivo a generare i costi, definiti activity cost pool; la loro quantificazione deve essere imputata ai prodotti

vernare l’impresa, secondo quali modalità e come devono essere ripartiti i risultati. Secondo il mio punto di vista, un adeguato sistema di governo societario massimizza nel tempo il valore delle imprese, aumenta i livelli di protezione e di tutela degli interessi degli azionisti/ soci ed in ultima analisi del mercato. Se le grandi aziende hanno figure interne deputate, che garantiscono l’implementazione e la gestione di tale sistema, le PMI devono ricorrere spesso all’intervento di un professionista esterno. Lo Studio, tenendo conto degli strumenti legislativi vigenti, assiste i Clienti nell’implementazione di sistemi di governo sempre più adeguati alle dimensioni economico/finanziarie e alla visione strategica delle imprese, soprattutto nella predisposizione dei piani di risanamento e di ristrutturazione di realtà in crisi.

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sulla base di determinanti di costo o cost driver. Condizione indispensabile per l’applicazione dell’Activity Based Costing è la presenza di un sistema informativo che permetta la raccolta , l’elaborazione e l’archiviazione delle informazioni , idoneo a misurare i cost driver della attività a costi ragionevoli. Nel caso in cui i driver debbano essere appositamente rilevati, l’applicazione dell’ABC potrebbe risultare piuttosto onerosa. Il software in sviluppo non vuole sostituirsi ai gestionali classici, ma fornire dei record da importare su quelli già in uso o su quelli degli studi che seguono la contabilità; questo rapporto sinergico permette di gestire al meglio tutti gli aspetti fiscali e amministrativi ed ottenere informazioni fondamentali per ripensare le decisioni aziendali di carattere strategico. Studio Associato Angeletti Lupone www.studioangelettilupone.com


a cura di MGA COMUNICAZIONE

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Consulenza economico-finanziaria alle imprese rami di attività e costruiamo un piano d’azione mensilizzato che consenta un controllo periodico. Entro breve, diventiamo un punto di riferimento essenziale per l’impresa riuscendo ad interpretarne i bisogni ancor prima che si manifestino. L’altro core business dello Studio è il contenzioso bancario.. Ho lavorato nel mondo bancario per 15 anni, anche occupandomi di usura, anatocismo, ecc, .

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Questo ci permette oggi, non solo di elaborare perizie cui le banche hanno difficoltà a replicare, ma anche di gestire al meglio le trattative per addivenire a buoni accordi, spesso senza assumere iniziative giudiziali , che non sempre sono la migliore soluzione per un’impresa.

Perché facciamo fare all’impresa un salto di qualità a costi assolutamente sostenibili, consapevoli delle difficoltà che le aziende devono affrontare e delle poche risorse che hanno a disposizione. I compensi vengono sempre concordati prima. Quando partiamo facciamo un investimento al pari dell’imprenditore, che nel medio periodo diviene remunerativo e soddisfacente per entrambi. Siamo flessibili e capaci di adattarci all’organizzazione e alle esigenze di ogni singola impresa

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In tempi di crisi economica, il legislatore ha ristretto gli irrinunciabili principi che sono a fondamento del diritto del lavoro: il c.d. “Jobs Act” (Legge 10 dicembre 2014, n. 183) ha effettuato profondi cambiamenti al sistema di tutele dei lavoratori previste nel art. 18 dello Statuto degli Lavoratori.

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4.0: il nuovo per un’Italia che non si ferma Il cambiamento non deve fare paura. Dall’innovazione alla formazione, la nuova industria sarà il futuro. Stefano Firpo, direttore generale per la Politica industriale, la Competitività e le PMI del Ministero dello Sviluppo economico di Mattia Cialini, direttore “Arezzonotizie.it”

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a quarta rivoluzione industriale è un processo che, secondo gli analisti, tenderà alla produzione del tutto automatizzata e interconnessa grazie alle nuove tecnologie digitali. Una grande opportunità con insidie nascoste. Il cambiamento avrà effetti sensibili sul mercato del lavoro, accentuando dinamiche già in atto come la flessibilizzazione. Il cambio di rotta dovrebbe creare nuovi posti di lavoro che, tuttavia – senza un adeguato supporto da parte di politiche economiche e di formazione – rischiano di non compensare quelli perduti per via dell’automatizzazione sia in ambito amministrativo

che produttivo. Nuovi spazi si apriranno sul fronte della creatività e del pensiero critico, del problem solving. Prospettive rosee ci potrebbero essere, a patto che l’Italia non rimanga al palo, ma fornisca ai lavoratori del futuro competenze digitali adeguate per ritagliarsi una possibilità tra gli spazi del terziario avanzato. Ma qual è l’approccio del Governo a questo tema? L’Italia si sta muovendo, nel novembre 2015 il Ministero per lo Sviluppo economico aveva parlato del documento “Industry 4.0, la via italiana per la competitività del manifatturiero”. Passi in avanti nel corso del 2016 sono stati mossi. Ad esempio, è stata creata una

cabina di regia nazionale. Oltre al ministero dello Sviluppo economico guidato da Carlo Calenda, sono coinvolti altri soggetti istituzionali, categorie imprenditoriali e sindacati. L’ufficialità è giunta dall’intesa siglata alla fine di luglio tra il Mise e il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca guidato da Stefania Giannini. Tra le pagine del protocollo si legge della nascita di un ‘Comitato guida’ con funzioni di coordinamento e indirizzo della strategia nazionale sulla trasformazione digitale della manifattura nell’ambito dell’Industria 4.0. Il comitato è costituito da rappresentanti del ministero dello Sviluppo economico con

funzione di coordinamento, del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, del ministero dell’Economia e delle Finanze, di Cassa depositi e prestiti, del Consiglio nazionale delle ricerche, del Politecnico di Torino, del Politecnico di Milano, del Politecnico di Bari, della Scuola Superiore Sant’Anna, delle Organizzazioni sindacali, di Confindustria e di Rete Imprese Italia. L’intesa tra Ministeri individua l’ambito dell’azione di Governo sui temi della trasformazione digitale del manifatturiero, le misure di collaborazione tra le parti e gli altri eventuali soggetti istituzionali coinvolti. Queste le finalità:


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“favorire – si legge nel documento – la costruzione di una visione di sistema coordinata e condivisa con i principali stakeholder; intervenire con iniziative orizzontali, le macchine utensili sembrano essere un’eccezione per la loro natura di abilitatore su una moltitudine di settori a valle; operare in una logica di neutralità tecnologica: non esiste una singola tecnologia abilitante ma un ampio insieme di tecnologie in costante trasformazione che, nel loro complesso, contribuiscono alla definizione di soluzioni 4.0; operare sui fattori abilitanti: infrastrutture, standard di interoperabilità e sicurezza, competenze”. Il dettaglio dello stato dell’arte lo fornisce Stefano Firpo, direttore generale per la Politica industriale, la Competitività e le Piccole e Medie imprese del Ministero dello Sviluppo economico. Industria 4.0 in Italia, qual è il ventaglio di possibilità che si apre? E quali sono le criticità attuali? “Una spinta all’Industria 4.0 presenta vantaggi molteplici. Puntiamo a un recupero di produttività del sistema industriale e a migliorare la penetrazione nei mercati. Ci sono poi i temi dell’efficienza e della maggiore qualità nelle produzioni. Certo, l’Italia deve recuperare un gap di compe-

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Stefano Firpo

titività significativo. Il sistema produttivo del nostro Paese è molto frammentato, con tante piccole e medie imprese. Bisogna costruire una policy per il tessuto industriale italiano che riesca a far percolare le innovazioni a piramide, dalle imprese maggiori, fino alle realtà più piccole e periferiche”. Quali sono le ricadute sul fronte dell’occupazione? Ci sarà maggiore flessibilità? “La maggiore flessibilità del lavoro è un trend di lunghissimo periodo, si procederà verso questa direzione indipendentemente dal nuovo paradigma tecnologico. Occorre affrontare il cambiamento senza paure. Bisogna gestire la transizione. Sotto questo profilo, la sfida centrale diventa il potenziamento delle competenze. Cambiano i fattori della produzione: rimangono

Soluzioni 4.0, tecnologie in costante trasformazione, capaci di annullare le distanze e di ampliare le possibilità

Fondamentale una visione di sistema coordinata e condivisa, a ogni livello lavoro e capitali, ma si aggiungono, come fattore produttivo, anche dati e informazioni. Si aprirà un fronte vastissimo di nuovi mestieri e relative nuove competenze, tutto da costruire. I lavori che da qui a sei mesi nasceranno nel mondo dei big data non sappiamo nemmeno nominarli. Servono formazione ed educazione: politiche attive che accompagnino questa trasformazione. Bisogna dare al lavoratore di domani gli asset per giocare le giuste carte in questo scenario”. E’ stato siglato un protocollo tra ministeri, quali sono i cardini? “Anzitutto abbiamo scelto una governance tra ministeri: Mise, Miur e Mef. Il 21 settembre ci sarà la prima riunione. I pilastri individuati sono quattro. Il primo riguarda gli investimenti privati: c’è bisogno di una spinta per far fronte al gap italiano. In considerazione del fatto che il valore aziendale è sempre meno dato dal capitale fisico, ma basato sulle conoscenze, occorre aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo. Inoltre, gli aumenti di produttività devono tradursi in aumenti di salario. E quindi bisognerà defiscalizzare il salario di produttività. Infine bisogna scommettere sulla finanza di impresa, più aperta al mercato di capitali. La nuova industria deve fondarsi su una finanza più moderna, che abbia spalle solide. Il secondo riguarda

le infrastrutture: più banda larga, intensificando il lavoro sulle aree grigie per avere una sistema industriale connesso. Certo, occorre poi lavorare sulla sicurezza e sulla protezione dei dati. Nessuno lavorerà in ambito 4.0 senza avere dati adeguatamente protetti. Altro tema: i sistemi siano aperti e in grado di far dialogare tutti i punti della filiera. Il terzo pilastro è quello delle competenze: si punterà sull’alternanza scuola-lavoro, sul potenziamento delle infrastrutture di ricerca, sul trasferimento tecnologico tra università e imprese e tra imprese e imprese per diffondere modelli 4.0. Il quarto pilastro è la guida: la governance deve essere sia pubblica che privata. Bisogna comunicare bene e aiutare a comprendere la portata del cambiamento: un gruppo di lavoro deve guidare il paese verso la transizione”. Il Mise scommette particolarmente su azioni coordinate attraverso una cabina di regia. Tuttavia fioriscono iniziative a livello locale: rischiano di essere inefficaci? “Non possiamo impedire alle Regioni di muoversi in maniera autonoma, come peraltro la Costituzione permette loro. Possiamo però incentivare azioni che si inseriscono in un programma coerente con gli obiettivi fissati dalla governance. Di sicuro il Governo non darà sostegno ad iniziative scoordinate”.


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La Toscana del domani vuole l’industria intelligente La rivoluzione tecnologica è ineludibile. E il cambio di mentalità riguarda non solo le imprese, ma anche chi governa. Un linguaggio nuovo e trasversale che, solo, può sostenere una ripresa autentica. Intervista a Stefano Ciuoffo, assessore regionale alle Attività produttive di Manuela Villimburgo, collaboratrice Toscana24 - IlSole24ore

“S

iamo riusciti a valorizzare il ‘fatto in Toscana’ ma siamo ancora indietro sul ‘pensato in Toscana’”. Non accampa scuse Stefano Ciuoffo, assessore alle Attività produttive della Regione Toscana, impegnato in questi mesi a declinare azioni di sostegno alla ormai ineludibile rivoluzione tecnologica per rilanciare manifattura e servizi. Come emerso nel luglio scorso a “Toscana Technologica”, lo stato dell’innovazione in Toscana è ancora fatto di luci e ombre. Adottare a breve le tecnologie della cosiddetta Fabbrica Intelligente è l’unica via possibile per evitare la progressiva marginalizzazio-

ne del nostro tessuto produttivo. Così spiegano gli analisti dell’Irpet e del consorzio Quinn che vedono avvicinarsi il pericolo di una subalternità della Toscana da tecnologie, piattaforme e strumenti di gestione concepiti dai nostri competitor, nazionali e soprattutto esteri. Bisogna muoversi in fretta, cosa sta facendo la Regione? “Bisogna cambiare mentalità. Occorre elaborare un linguaggio nuovo e portarlo nelle aziende e nelle istituzioni. Si tratta di un salto che non possiamo prolungare, altrimenti il gap di competitività rischia di diventare incolmabile. Soprattutto le istituzioni devono im-

parare a essere a fianco delle imprese. E’ un lavoro complesso proprio perché manca una cultura adeguata che ci faccia assumere pienamente il nostro ruolo che non è più quello di seminatori di regole e di conformità che introducono griglie che allungano i tempi. Oggi bisogna essere capaci di ottimizzare i processi”. Come state modulando i finanziamenti regionali alla ricerca e all’innovazione? “Oltre ai fondi del Por Creo - intorno a 250 milioni di euro, tra la linea dedicata all’innovazione e quella per le start up -, la Regione, nell’ambito del rilancio delle politiche rivolte alle Pmi, ha deciso, dopo un confronto con le categorie econo-

miche, di mantenere una quota per i fondi rotativi di 30 milioni di euro, destinandoli in modo più selettivo e valorizzando progetti strategici per l’industria e i settori turismo e servizi. Azioni che rientrano proprio nell’ambito della strategia industria 4.0. L’intento è superare la procedura a sportello, concentrando l’attenzione sugli interventi di carattere strategico territoriale, produttivo o di filiera presentati da Pmi che decidono di adottare tecnologie digitali o smart manufacturing. La cosiddetta Industria Intelligente, sulla quale anche il Governo sta lavorando, può ridurre il gap competitivo nei confronti dei Paesi. Una Toscana del futu-


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ro, insomma, dove si aumenta la produttività e la competitività e si promuovono anche nuovi modelli di business”. Su quali settori si può puntare? “Abbiamo ottime carte da giocare: dalla meccatronica all’aerospaziale, dal sistema moda di alta gamma alla meccanica strumentale, fino alla logistica e ai sistemi di trasporto, sfruttando le competenze presenti nel sistema della ricerca regionale. Alcuni trend relativi all’industria 4.0 sono già stati intrapresi da diverse imprese della Toscana. Per esempio, la remotizzazione dei controlli e della gestione, come pure sistemi per assicurare la lavorazione in sicurezza attraverso l’automazione dei processi e l’ergonomia delle postazioni. Altri trend invece appaiono più lontani dall’essere adottati o che sono ancora a livello di esperienza iniziale o parziale, come agile manufacturing, modelli di business orientati ai servizi, l’intelligenza dei prodotti o i low cost robot”. Ci sono esempi toscani cui guardare? “Uno particolarmente eccellente è il progetto che vede impegnate GE Oil&Gas, la Scuola Superiore S. Anna di Pisa e la Regione. Un’opportunità per le imprese del territorio di partecipare alla rivoluzione industriale 4.0. Infatti, GE guarda all’innovazione dei processi

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Stefano Ciuoffo

produttivi interni, ma si rivolge anche alla filiera di fornitori e clienti, a gruppi industriali e aziende con esigenze analoghe, per arrivare anche ai competitor. Al centro di questa strategia la piattaforma PREDIX, sviluppata in cloud per elaborare dati e per fornire applicazioni e strumenti dedicati alla produzione industriale, per risolvere i problemi di collegamento dei macchinari nell’internet delle cose, in maniera sicura, perché i campi di applicazione riguardano anche impianti strategici come centrali idroelettriche o nucleari. In particolare, il S. Anna di Pisa contribuisce con le conoscenze maturate in progetti di ricerca che hanno sviluppato tecniche avanzate di simulazione e monitoraggio, di analisi dei dati e controllo, utilizzando algoritmi innovativi e competenze

Sono molte le imprese toscane già protagoniste dei trend dell’industria 4.0, ma anche quelle che ancora restano indietro

Ricerca e sviluppo hanno un ruolo fondamentale nell’innovazione e nell’attivazione di reti di collaborazione sull’intelligenza artificiale. Inoltre, inserendo PREDIX tra gli strumenti curriculari, vengono formati giovani professionisti in grado di accelerare il processo di digitalizzazione delle imprese”. Eppure le imprese toscane continuano ad avere difficoltà di collaborazione con il mondo della ricerca. Se ne parla da anni ma ancora emergono lacune nel ruolo dei poli di innovazione della Toscana. “La situazione è molto diversa a seconda dei settori. Come emerge anche dall’ultima ricerca sullo stato dell’innovazione e della ricerca, il sistema produttivo regionale presenta una condizione a macchia di leopardo. I centri di ricerca pubblici, seppure eccellenti, spesso non riescono ad alimentare con il proprio know how i produttori regionali in modo tale da ridurre la dipendenza dall’estero del tessuto di imprese per le tecnologie chiave per l’automazione dei sistemi produttivi. Tuttavia, emerge che i finanziamenti alla R & S, in particolare quelli gestiti nell’ambito dei fondi strutturali, svolgono un ruolo rilevante di promotori dell’innovazione e dell’attivazione di reti di collaborazione, riconosciuto dalle stesse imprese che ne fanno uso. In particolare è emersa la continuità che alcune aziende intervistate dichiarano nell’accesso ai finanziamenti regionali in settori di-

versi quali cuoio e pelli, cartario e Ict. Ciò non toglie che occorre mettere mano al rapporto tra ricerca e attività produttive. E’ ciò che faremo dopo l’estate”. Dal lato pubblico un altro punto critico è legato ai tempi di sollecitazione dei bandi che dovrebbero essere più ridotti rispetto a quelli attuali. Secondo gli analisti dell’Irpet e del Consorzio Quinn, quando la ricerca non è di base ma alimenta l’innovazione, il suo tasso di invecchiamento e di perdita di originalità è significativamente più breve e quindi necessita di tempi dall’idea al mercato molto brevi, inferiori ai dodici mesi. “Su questo punto, non mi sento di promettere nulla se non uno sforzo nella ricerca di strumenti ancora più agili. Il fatto è che la Toscana, rispetto alle altre regioni, è tra le prime in termini di velocità nell’emissione dei bandi, ma esistono vincoli che rendono difficile erodere ulteriori margini relativamente all’oggettiva complessità delle procedure. Non possiamo dimenticare che ci sono delle garanzie di correttezza e regolarità alle quali non si può assolutamente venire meno. Anche se va detto che gli uffici preposti alle verifiche riscontrano costantemente una sostanziale correttezza delle procedure da parte dei soggetti economici”.


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I nostri consigli per regali dalla bellezza senza tempo L’arte della gioielleria e dell’oreficeria artigianale è capace di affascinarci con creazioni uniche e esclusive, interpretate e impreziosite dall’esperienza, la passione e l’estro creativo dei maestri che incontreremo in queste pagine

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GIOIELLERIA VETTORI Gioielli made in Florence dal 1937

La Gioielleria Vettori, situata sul Ponte Vecchio a Firenze, uno dei luoghi Storici più belli del Mondo, celebre per i preziosi manufatti, nasce nel 1937 dalla maestria artigiana del fondatore: Leopoldo Vettori, padre dell’attuale proprietario, Ferdinando, che con passione continua la tradizione di famiglia proponendo alla sua clientela gioielli di raffinato gusto classico acquisito dall’antica oreficieria fiorentina, oltre a preziosi reinterpretati in chiave attuale. Ferdinando sceglie personalmente le pietre di altissima qualità che verranno usate, selezionandole ed acquistandole alle migliori condizioni che i mercati propongono, seguendo inoltre tutte le fasi della lavorazione, dalla progettazione alla realizzazione finale di oggetti unici e personalizzati.

Gioelleria L.Vettori Ponte Vecchio, 37/r Firenze (FI) Tel. 055 282030 www.vettorigioielli.it

GIOIELLERIA CONTI Gioiellieri a Firenze dal 1960

La Gioielleria Conti è situata nella vivace via Gioberti, un vero centro commerciale naturale alle porte del centro storico di Firenze. Aperta e gestita dalla famiglia Conti dal 1960, è sinonimo di affidabilità e di qualità, portatrice di uno stile che denota personalità e originalità, frutto di una costante ricerca ed innovazione. Per ogni esigenza e occasione propone un’ampia scelta di gioielleria classica delle migliori marche, un’offerta di orologi di alta e media gamma, e una selezione di gioielli contemporanei, opere delle più affermate designer e stiliste italiane ed europee del settore. La Gioielleria Conti si avvale della collaborazione dei più valenti laboratori artigianali per produrre collezioni sorprendenti e pezzi unici inconfondibili per eleganza e stile. Il personale, sensibile ed esperto, guida e consiglia il cliente nella scelta dell’articolo più affine ai suoi gusti e al suo stile.

Gioielleria Conti Via Gioberti, 149/R Firenze Tel. 055 244871 contigioielli@alice.it www.contigioielli.com www.facebook.com/ contigioiellifirenze/

BUCCELLATI MILANO DAL1919 Un secolo di talento e passione

Tradizione, eccellente artigianalità, creatività e i materiali migliori: questi sono da sempre i valori centrali della filosofia Buccellati. Dal 1919 l’azienda crea oggetti di altissima gioielleria facendo rivivere tradizioni orafe centenarie ai livelli più elevati e raffinati. Nel corso dei decenni, Buccellati ha applicato la propria creatività anche al settore dell’argenteria, producendo oggetti unici nel tipico stile Buccellati, ammirato e riconosciuto in tutto il mondo per la sua bellezza senza tempo, ed ha recentemente sviluppato orologi da uomo e da donna, diventati ben presto un vero e proprio must per collezionisti.

Buccellati Boutique Lungarno Acciaiuoli 3/5 , Firenze Tel. 055 215502 Tel. 05521737 firenze@buccellati.com www.buccellati.com


COVER STORY / INDUSTRIA 4.0 IL FUTURO È GIÀ QUI

IES | settembre-dicembre 2016 | Pagina 26

Il futuro dell’industria è oggi Non bisogna cercare lontano per trovare l’industria del futuro. Dall’Italia agli USA al resto del mondo, la differenza è sempre nel coraggio dell’imprenditore. Di scommettere sulle proprie idee e di andare avanti, nonostante tutto di Mattia Cialini, direttore “Arezzonotizie.it”

Q

uattro esempi di rivoluzione culturale, prima ancora che tecnologica. Quattro modelli tra ricerca e impresa già proiettati nel futuro. Sono stati presentati nel corso dell’assemblea annuale di Confindustria Toscana Sud, ad Arezzo: declinazioni differenti del concetto di industria 4.0. Sono la Digital Magics, con sede a Milano, che si occupa di fornire ser-

vizi alle startup, la Hewlett Packard Italia, ramo italiano della multinazionale statunitense dell’informatica, Beretta, storica fabbrica d’armi di Gardone Valtrompia (Brescia) e la Scuola superiore di studi universitari e perfezionamento Sant’Anna di Pisa. Le prime tre sono realtà imprenditoriali, si misurano con le sfide dell’economia del nuovo millennio e sono state protagoniste di una tavola

rotonda sui temi posti dalla quarta rivoluzione industriale. L’ultima è una prestigiosa istituzione accademica che ha presentato, in occasione dell’assemblea dell’Associazione Industriali di Arezzo, Grosseto e Siena, due innovativi progetti di robotica. E’ stata Layla Pavone, amministratore delegato, a presentare la Digital Magics. Si tratta di un incubatore di progetti digitali che fornisce

servizi di consulenza e accelerazione a start up, ma anche a imprese avviate, per facilitare lo sviluppo di business tecnologici. Supporta le start up per creare progetti di successo, dall’ideazione fino all’Ipo (offerta pubblica iniziale), chiave di volta per il successo di ogni nuova iniziativa imprenditoriale. Offre alle imprese italiane supporto e servizi per la trasformazione digitale e l’o-


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pen innovation. Digital Magics porta avanti, inoltre, attività di investimento, partecipando a start up, scaleup e spinoff digitali. “Esiste una sensibilità nel mondo delle start up – ha detto Layla Pavone –. Stanno accadendo tantissime cose negli ultimi tempi in questo mondo. L’età media di chi fa start up è intorno ai 35-38 anni. Quello che noi facciamo, è cercare di far individuare un percorso di crescita per queste iniziative. Come si offrono chance alla start up? Da un lato c’è il mondo finanziario, i venture capital. E dall’altro ci sono le aziende che scommettono sulle nuove realtà. Essendo molto vicini al tessuto produttivo italiano, è più interessante formare partnership tra aziende e startupper. Digital Magics funziona da mediatore culturale”. Hp è un’impresa le cui radici affondano nell’era pionieristica dell’informatica. La società nacque nel 1939 come produttrice di componenti elettroniche, fondata da Bill Hewlett e David Packard a Palo Alto in California. L’azienda si sviluppò in breve diventando leader mondiale nella strumentazione elettronica ed estendendosi poi all’informatica. Oggi è una realtà leader a livello globale nel campo dell’innovazione tecnologica per quanto riguarda notebook e portatilli. Edmondo Orlotti, manager di Hp, è intervenuto alla tavola rotonda di Arezzo par-

I grandi cambiamenti imposti dalla quarta rivoluzione industriale richiedono competenze adeguate per sfruttarne le potenzialità

lando del nuovo mercato del lavoro: “Il primo problema – ha detto Orlotti – è la scarsità di competenze. I grandi cambiamenti imposti dalla quarta rivoluzione industriale offrono nuove tecnologie e molto spesso non ci sono competenze adeguate per sfruttarne le potenzialità nelle aziende tradizionali. Come si può ovviare al problema? Con una migliore integrazione tra realtà produttive e università, come del resto avviene in Germania. Va poi cambiata la mentalità di chi conduce l’azienda. Se l’azienda percepisce l’It (information tecnology, NdA) come un costo, adotta un approccio sbagliato. L’industria 4.0 è una grande opportunità, ma necessita di investimenti”. Quindi una riflessione sui processi di automatizzazione. “All’industria del futuro servono sistemi autonomi. E il passo successivo sono gli automi che apprendono”.

Layla Pavone

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Fa uno strano effetto parlare di industria 4.0 per una realtà come la Fabbrica d’Armi Pietro Beretta, nata dall’idea di un artigiano rinascimentale e sviluppata dalla sua discendenza. Ma se le radici di Beretta affondano in un passato leggendario, oggi l’azienda è conosciuta a livello internazionale per i contenuti tecnologici dei suoi prodotti e la qualità delle loro performance. La Beretta è stata “tramandata per quindici generazioni dell’omonima famiglia – si legge nel sito aziendale - ed è in attività a Gardone Valtrompia già dal Quattrocento e, a ragione di prove documentarie, sicuramente dal 1526. Dal mitico Bartolomeo (ante 1498-1565/8) a Pietro (1791-1853), il primo a portare questo nome nella famiglia, che iniziò i lavori d’espansione dell’Azienda, dal

Edmondo Orlotti

figlio Giuseppe (1840-1903), che aprì nuovi orizzonti internazionali, a Pietro (18701957), che seppe trasformare l’azienda da artigianale in industriale, ampliandola ed introducendo i più moderni sistemi di lavorazione, ai figli Giuseppe (1906-1993) e Carlo (1908-1984), sotto la cui guida illuminata l’impresa ha acquisito carattere multinazionale e conquistato brillanti successi nel settore militare e sportivo, la Beretta ha prodotto armi”. Oggi la pistola Beretta 92FS è l’arma ufficiale da fianco di tutte le forze armate Usa. L’azienda ha sviluppato un’elevata tecnologia nell’ambito della meccanica di precisione. E’ stata aperta una sede negli Stati Uniti e la fabbrica in Italia si è via via allargata, passando nel corso di un secolo, da diecimila ad oltre undicimila metri quadrati di superficie. Centri di lavoro robotizzati e forte impronta del fattore umano:

Riccardo Trichilo


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Il fine di un’azienda non è solo il business: un’azienda deve essere anche corretta, etica, sostenibile

Filippo Cavallo

la ricetta di lavoro moderna la fornisce Riccardo Trichilo, direttore della divisione armi da fuoco: “All’interno dell’azienda ci sono una quindicina di ragazzi che incidono acciaio a mano, ma ci sono anche software per virtual prototyping e stampa 3D”. Ogni giorno la fabbrica produce circa millecinquecento armi, il 90 per cento sportive. Tre quarti della produzione varca i confini nazionali. Beretta è quindi un’azienda abituata a misurarsi con il mercato globale. “Innanzi tutto va detto che un ambiente di lavoro bello funziona, uno brutto no. E poi – ha aggiunto Trichilo – l’industria 4.0 non si basa tanto sulla tecnologia, quella c’è già. E’ fondamentale, invece, il cambio culturale. Il fine di un’azienda deve essere pro-

fittevole, ma l’azienda deve essere anche corretta, etica, sostenibile, la cui crescita deve essere armonica. Una delle parole chiave per il futuro sarà ‘co-opetition’, ovvero la collaborazione con il competitor. Mettere in circolo idee per accogliere le sfide del futuro ed emergere. L’industria si deve aprire al mondo e sapere gestire la complessità”. La Scuola Superiore Sant’Anna è un istituto universitario pubblico a statuto

speciale, opera nel campo delle scienze applicate: scienze economiche e manageriali, scienze giuridiche, scienze politiche, scienze agrarie e biotecnologie vegetali, scienze mediche e ingegneria industriale e dell’informazione. Ha l’obiettivo di sperimentare percorsi nuovi nella ricerca e formazione. Collabora con università, enti, aziende e istituti di ricerca, anche stranieri. Per la comunità scientifica, la scuola è un punto di ri-

Per vincere l’industria deve imparare a gestire la complessità delle sfide e delle idee

ferimento in Italia e all’estero. All’assemblea di Confindustria Toscana Sud, l’istituto ha presentato due progetti, sviluppati con il coordinamento di Paolo Dario, direttore di biorobotica. Li spiega così il professor Filippo Cavallo: “Il primo è Echord++, un progetto che cerca di rafforzare il legame tra istituti di ricerca e industrie nel campo della robotica. Si tratta di un progetto europeo, a Peccioli è stato creato l’unico circuito d’Italia (in tutta Europa ce ne sono tre) per testare i robot: il ‘Robotics innnovation facilities’. E’ un’infrastruttura che rappresenta una sorta di pista di Formula 1, un banco di prova dei robot. Di fatto le aziende possono sfruttare questi laboratori per valutare le performance dei robot”. L’altro progetto si chiama invece Robot-Era e si concentra sugli “assistenti robotici domestici” destinati alle persone anziane. “Il progetto prevede tre distinti robot – conclude il project manager Filippo Cavallo – il primo è un automa domestico, una sorta di badante che offre assistenza casalinga agli anziani. Il secondo è un robot condominiale, può gestire il via vai di un condominio e consegnare la posta. Il terzo è invece un robot da esterni che può essere d’aiuto agli anziani all’aria aperta”.


a cura di MGA COMUNICAZIONE

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Pinotti Moda

La tua borsa per ogni occasione L’ azienda PINOTTI MODA nasce a Firenze nel 1982 come rivenditore di tessuti moda per borse e calzature: nel 2002 il fondatore Claudio Montanari, forte della sua ventennale esperienza decide di creare una prima linea di borse, poi prodotta per vari Brand Italiani ed esteri. Dal lontano 2002 ad oggi la Pinotti Moda crea e produce ogni anno circa 300 nuovi modelli. Nel 2013 il figlio di Claudio, Matteo, lancia il nuovo brand “VIA ROMA Accessories”: VIA ROMA coniuga la tradizione del Made in Italy a linee e colori che rimandano alla ricca tradizione orientale. Con questo progetto la PINOTTI MODA diventa in grado di abbinare all’ormai riconosciuta raffinatezza del suo brand originalità e attenzione alle nuove sensibilità del pubblico. VIA

ROMA caratterizza infatti borse uniche e alla moda e adatte ad ogni occasione. Fedeli alla tradizione della grande moda fiorentina e capaci di essere sempre aggiornati, Claudio e Matteo hanno fatto di VIA ROMA un grande brand, elegante e innovativo, capace di seguire le nuove tendenze senza mai abbandonare la classe del tipico stampo Italiano; anche il grande pubblico ne riconosce la qualità, l’eleganza e l’ottimo rapporto qualità – prezzo. Le borse Via Roma sono realizzate in similpelle di poliuretano, con dettagli e accessori in metallo Nickel-Free, forme e colori che regalano un tocco glamour a chi le indossa. Viene dedicata grande attenzione alla scelta dei colori, in base alle stagioni e materiali particolarmente ricercati e raffinati come il

cocco, il maculato, lo struzzo e vernice. Le borse sono disegnate ispirandosi alle linee di maggior tendenza, per offrire accessori dal design fresco e per tutti i gusti. I modellisti, prima di dar vita alle borse Via Roma, creano ogni pezzo su cartone, per verificarne la forma e le caratteristiche. Le collezioni di PINOTTI sono adatte a tutte le donne e gli uomini a cui piace sentirsi alla moda. È possibile acquistare le nostre borse solo sui canali shopping QVC Italia: sul web all’indirizzo www.qvc.it e sul Digitale Terrestre canale 32 e su Sky canale 475. Pinotti Moda Via Cipressi 23 – 50013 Campi Bisenzio (FI) www.viaroma.me


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Industria 4.0, rivoluzione atto primo La quarta rivoluzione industriale è già iniziata. Anche per le imprese italiane un’occasione imperdibile, ma per non rimanere al palo è necessaria un’evoluzione delle menti prima che degli strumenti. Un quadro della situazione di Mattia Cialini, direttore “Arezzonotizie.it”

E

’ il grande tema del futuro, quello su cui dibattere, ma soprattutto in merito al quale agire. La direzione è segnata, esitare o guardarsi le spalle potrebbe far perdere prezioso tempo. Un lusso impossibile da concedersi nell’epoca della concorrenza globale. L’industria 4.0 sta operando la sua rivoluzione, l’Italia non può farsi cogliere impreparata. Sarebbe un colpo durissimo per l’economia: in ballo ci sono

milioni di posti di lavoro, che rischiano di essere cancellati per sempre qualora non avvenga una profonda mutazione nel tessuto produttivo nazionale. Occorre, perciò, formare e trasformare, cambiare traiettorie e orizzonti d’azione. Ma cos’è l’industria 4.0? La definizione è ancora aperta, il composito universo che ne disegna i contorni è in divenire. Scaturisce dalla quarta rivoluzione industriale, quella digitale.

Gli analisti la descrivono come un processo che tenderà alla produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa. Al centro dell’industria 4.0 ci sono le nuove tecnologie digitali, strumenti già familiari le cui applicazioni, però, evolvono assai rapidamente. Sono quattro le direttrici dello sviluppo. In primo luogo c’è l’uso dei dati, la potenza di calcolo e la connettività: big data, open data, internet of things, ma-

chine-to-machine e cloud. C’è poi la questione analytics: ovvero, come ricavare valore dai dati raccolti. Il “machine learning” è basato, ad esempio, sul concetto che i macchinari possano imparare dai dati analizzati nel tempo. In terzo luogo troviamo l’interazione tra uomo e macchina. Prestazioni lavorative migliorabili, ad esempio, attraverso la realtà aumentata. Infine c’è la connessione tra digitale e reale: esempi sono la robotica o la stampa 3D.


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Chimica; 6,2% Servizi Innovazione; 6,6%

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Altro; 1,6%

Energia e ambiente; 7,3%

ICT; 38,0%

Life sciences; 9,7%

Elettronica e ottica; 10,2%

Meccanica Avanzata; 20,0%

Imprese high-tech (Fonte: “Osservatorio sulle imprese high-tech della Toscana, Alta Tecnologia in Toscana, Rapporto annuale 2015, Settembre 2015”). Ricerca Irpet-Quinn “Industria 4.0”

In Toscana lo stato dell’arte è stato fotografato da una ricerca commissionata dall’Irpet all’Istituto Quinn per analizzare lo smart facturing della regione. Quinn, Consorzio Universitario in ingegneria per la qualità e l’innovazione, ha seguito 1.163 imprese toscane high tech, quelle che avrebbero già i requisiti per cavalcare l’onda della quarta rivoluzione industriale. Danno lavoro a circa quarantacinquemila dipendenti, con un altissimo tasso impiegato in ricerca e sviluppo (circa il 20 per cento del totale), costante crescita.

Servizi Innovazione; 4,30% Energia e ambiente; 4,10%

Dal 2011 al 2014 la spesa idi queste aziende per la ricerca e lo sviluppo è aumentata del 5,2 per cento, gli addetti R&S sono aumentati del 3,8 per cento e gli impiegati che sono laureati in scienze e tecnologie sono aumentati del 3,5 per cento (in totale rappresentano un quarto dei 45mila lavoratori). Sono aziende che, in prospettiva, daranno sempre più lavoro: il numero totale degli addetti, in un quadriennio, è cresciuto del 1,3 per cento. Le imprese high tech in Toscana sono soprattutto micro e piccole realtà: il 60,3 per cento è

Altro; 0,70%

Industria high tech in Toscana

costituito da aziende di micro dimensioni (1-9 addetti), il 29,7 per cento da piccole imprese (10-49 addetti), l’8,3 per cento da medie imprese con 50-249 addetti, e infine l’1,7 per cento da grandi imprese (250 addetti e oltre). Hanno fatto segnare, complessivamente nell’anno 2014, 18,1 miliardi di euro di fatturato: si distribuisce per il 60,8 per cento sulle grandi imprese, il 29,9 per cento sulle medie, il 7,6 per cento sulle piccole e l’1,7 per cento sulle micro. Il 27,1 per cento delle imprese del settore, rispetto all’anno precedente, ha registrato un au-

mento di fatturato contro il 20 per cento che ha registrato una diminuzione e il 52,8 per cento che ha mantenuto un fatturato stabile. La distribuzione per territori vede al top provinciale Firenze, che annovera un terzo delle realtà produttive avanzate (33 per cento), a distanza segue Pisa, provincia che – al pari del capoluogo Firenze – gode della presenza dell’università, con il 18 per cento. Poi ci sono Lucca (8 per cento), Siena (8 per cento) e Arezzo (7 per cento). Queste realtà sono spesso legate alle esportazioni e si con-

Localizzazione addetti Imprese high-tech

Chimica; 8,80% ICT; 16%

Life sciences; 26,00%

Meccanica Avanzata; 28%

Oltre il 15% Dal 6% al 15%

Elettronica e ottica; 12,30% Addetti Imprese high-tech

Fino al 5% Grandi imprese


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Altro; 0,3% Servizi innovazione; 1,5%

Localizzazione fatturato Imprese high-tech

ICT; 7,7%

Chimica; 17,0%

Energia e ambiente; 0,9%

Meccanica Avanzata; 30,5% Life sciences; 33,7% fino al 5%

Fatturato Imprese high-tech

centrano nei settori dell’Ict (tecnologie della comunicazione), meccanica e biomedicale. Nel dettaglio, il 38 per cento si occupa di Ict: particolarmente presenti a Prato (45 per cento delle imprese) e Pisa (43 per cento). La seconda filiera in ordine di importanza è quella della meccanica avanzata con il 20 per cento, in particolare del settore automazione industriale (strumentazione, meccanica di precisione): queste imprese sono concentrate a Firenze (per il 28 per cento), Pisa (16 per cento), Lucca (13 per cento) e Arezzo (10 per cento).

Delle restanti aziende, il 10,2 per cento si occupa di elettronica e ottica, il 9,7 per cento di life sciences, a seguire energia e ambiente con il 7,3 per cento, servizi per l’innovazione 6,6 per cento, chimica con il 6,2 per cento. Il quadro, per quanto riguarda gli impiegati, vede il 28,1 per cento degli addetti operare nell’ambito della meccanica avanzata, il 26 per cento nelle life sciences, il 15,6 per cento nell’Ict, il 12,3 per cento in elettronica e ottica, l’8,8 per cento nella chimica, il 4,3 per cento nei servizi per l’innovazione, il 4,1 per cento nell’energia e nell’ambiente. Più di un terzo degli occu31%

6%

Mappa delle Imprese del settore Automazione Industriale, Meccatronica e Robotica in Toscana

10% 13%

6%

Massa

oltre il 15%

pati sono in provincia di Firenze, segue la provincia di Siena con il 15 per cento, Pisa con il 13,5 per cento, Lucca con il 12,3 per cento, Arezzo con l’8,1 per cento e Livorno con il 7,4 per cento. Tra tutte le imprese high tech, la ricerca fa una scrematura, introducendo il concetto di ‘fabbrica intelligente’, comprendendo in questo insieme tutte le realtà riconducibili al comparto dell’automazione, della meccatronica e robotica, escludendo l’Ict. Il consorzio Quinn seleziona così 253 imprese la cui distribuzione territoriale è concentrata nel fiorentino (oltre il 30 per cento), seguono le province di Lucca, Arezzo, Prato e Pisa. La ricerca conclude che l’industria 4.0 potrebbe far molto per la sviluppo delle imprese toscane nel futuro. “Le aziende leader

11%

Prato Lucca

dal 6% al 15%

Elettronica e ottica; 8,1%

Pistoia 10% Firenze Arezzo 9% Pisa

Livorno

Siena

16% 50%

34%

5%

High-Tech & Eccellenti 1%

Unicamente High-Tech Unicamente Eccellenti

Grosseto

esposte alla concorrenza globale – si legge nel documento – risultano essere più permeabili alle tecnologie della ‘fabbrica intelligente’. I settori tradizionali connotati da aziende limitatamente innovatrici (agroalimentare, cuoio e pelli, ecc.), presentano livelli relativamente bassi di diffusione di modelli riconducibili a Industria 4.0, a confronto di settori, quali l’automotive, la meccanica e il cartario, che sposano pur con diversa ampiezza il nuovo paradigma di fare impresa”. E purtroppo la ricerca, prevalentemente pubblica, ha difficoltà di collaborazione con il mondo dell’impresa. I finanziamenti per ricerca e sviluppo hanno un ruolo chiave, ma “dal lato pubblico i tempi di sollecitazione dei bandi devono essere necessariamente ridotti”. Perché “quando la ricerca non è di base ma alimenta l’innovazione il suo tasso di invecchiamento e di perdita di originalità è significativamente più breve e quindi necessita di time-to-market brevi, inferiori ai dodici mesi”. In definitiva, sintetizza l’indagine, la partita si gioca attraverso l’adozione delle tecnologie della ‘fabbrica intelligente’ nel breve periodo,“pena la progressiva marginalizzazione della manifattura nazionale o subalternità/ dipendenza da tecnologie, piattaforme e strumenti di gestione concepiti da nostri competitor”.


a cura di MGA COMUNICAZIONE

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Baldovino Bistrot Il primo vero bistrot di Firenze

Il 2016 è l’anniversario della nascita di due dei ristoranti più rinomati di Firenze: ricorrono infatti i sessanta anni dalla nascita della Trattoria IL FRANCESCANO e i venti dall’apertura del BALDOVINO. I due locali non sono solo accomunati dalla splendida location di Piazza Santa Croce, ma anche da una proprietà che mette al primo posto qualità e passione per la buona cucina. Massimo Bocchetti di FoodinFlorence ci racconta l’evoluzione dei suoi locali.

Signor Bocchetti, ci può spiegare cosa caratterizza i due locali? I due locali sono accomunati dalla ricerca della qualità e dal desiderio di raggiungere soprattutto i fiorentini. Oltre ai turisti, cerchiamo da sempre di avvicinarci ai fiorentini che vogliono mangiare bene in centro, in un posto gestito da chi conosce bene le loro esigenze e i loro gusti. Il Francescano è una storica trattoria fiorentina, che ha voluto mantenere i piatti tradizionali che già la rendevano celebre negli anni Sessanta. Bal-dovino ha solo venti anni, ma è stato il primo bistrot fiorentino: è un loca-le polivalente, adatto per aperitivi, cene di lavoro e incontri di ogni tipo. Abbiamo voluto inserire il termine “bistrot” nella denominazione proprio per ricordarci quanto questa nostra scommessa, fuori dagli schemi per la Firenze di venti anni fa, si sia poi rivelata esatta. Cosa caratterizza il Baldovino Bistrot? La particolarità del Baldovino è di essere un locale a 360 gradi, che può facilmente prestarsi a ogni occasione: pranzi di laurea, aperitivi informa-li, cene di lavoro. Esiste anche la possibilità di riservare salette autonome per cene di rappresentanza ed eventi privati. Abbiamo anche una pedana esterna coperta, in funzione tutto l’anno.

Qual è la vostra proposta culinaria? A pranzo abbiamo un menu trasversale, che va dal piatto freddo ai classi-ci piatti della tradizione italiana, passando per la pizza cotta nel forno a legna. Il nostro Baldobar presenta aperitivi tematici dal mercoledì al sa-bato sera; a cena proponiamo pesce fresco e una rivisitazione dei piatti italiani, con particolare attenzione al territorio toscano. I nostri menu so-no stagionali e cerchiamo di conciliare le richieste dei nostri clienti con prodotti di filiera corta.

Baldovino Bistrot Via S. Giuseppe, 22R 50122 Firenze Tel. 055 241773 www.baldovinobistrot.com


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La forza dell’industria è la vera chance Un’industria forte è la priorità per non perdere nel confronto internazionale. Coltivare le menti è ancora l’unica strategia vincente, anche per il futuro dell’industria intelligente di Paolo Vannini, giornalista freelance

S

tefano Paleari, 51 anni, laurea in Ingegneria nucleare al Politecnico di Milano, è professore ordinario di Analisi dei sistemi finanziari presso l’Università degli Studi di Bergamo, dove è stato anche Rettore dal 2009 al 2015 (dal 2011 al 2013 è stato Segretario generale e Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane). Dal 2013 membro eletto del board dell’European University Association, l’associazione che comprende oltre 800 università, Paleari può vantare diversi altri titoli e molti, e di grande prestigio, sono i riconoscimenti ottenuti negli anni. Insomma la persona giusta con la quale affrontare il tema dell’economia 4.0, da una prospettiva ampia, che va oltre

quella d’impresa. Professor Paleari, l’espressione “industria 4.0” scaturisce dalla cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”. Al di là delle formule e dell’entrata dell’espressione nel lessico comune – il termine pare sia comparso per la prima volta alla fiera di Hannover nel 2011 in Germania – si tende a descriverla come un processo che porterà alla produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa. Ha senso parlarne o si tratta di una semplificazione riduttiva? Lei pensa che sia questa la prospettiva che dobbiamo aspettarci e come dovremo attrezzarci per fronteggiarla? “Iniziamo col dire che la difesa dell’industria è una priorità

nazionale. Senza un’industria forte il paese è destinato a scivolare nel confronto internazionale. Oggi siamo sotto di oltre il 20 per cento dai livelli produttivi del 2008 e questa è una delle cause della sempre rinviata ripresa economica. Ciò premesso, il tema dell’interconnessione, e aggiungo dell’interazione, ha modificato le nostre vite in poco tempo e non stupisce che dispieghi i suoi effetti anche sull’organizzazione dell’industria e dei relativi servizi. Vengono abbattutti i confini tradizionali e le logiche di relazione tra cliente e fornitore. Molte imprese italiane già lavorano in questa prospettiva. Affinchè però essa generare i suoi benefici su tutto il tessuto industriale e su tutto il paese, occorre superare i

colli di bottiglia. Diciamo senza peli sulla lingua che viviamo in un paese duale, dove le spinte digitali si scontrano con gli ostacoli analogici, spesso dovuti a un’impalcatura giuridica e amministrativa per la quale le tecnologie sono accolte in modo passivo. Meglio un ostacolo in meno che dieci incentivi in più”. Se, come si dice da più parti, anche autorevoli, la chiave di tutto è nella formazione, nella capacità di acquisire competenze per “guidare le macchine”, fondamentale appare il ruolo delle università. Su quali direttrici pensa che debba incamminarsi il mondo accademico? “Questa è una domanda davvero interessante. Le nuo-


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ve tecnologie sono ‘abilitanti e pervasive’ e rappresentano una sorta di ‘nuova alfabeto’. Serve interazione tra saperi, conoscenze flessibili e grado di allerta perché i cicli di vita sono molto brevi. Oggi ad esempio l’interazione tra ingegnerie e aree mediche o agricole è fondamentale. Possono emergere prodotti e servizi inaspettati e in ogni caso si formano persone capaci di ‘adattarsi’. Questa caratteristica, quella dell’adattamento, va messa sullo stesso piano delle competenze specifiche. Alle conoscenze occorre aggiungere intelligenza. Ecco, come l’industria 4.0 è l’industria intelligente, la formazione deve essere coerente con ciò: menti aperte e come diceva Einstein, le menti sono come i paracadute, funzionano solo se si aprono”. Quali segnali di cambiamenti sta osservando, in questa prima fase, da un osservatorio privilegiato come quello universitario? “Noto un innalzamento della qualità media della riflessione. Non solo eccellenze, che esistono e vanno coltivate, ma anche sensibilità diffusa, quella che fa accettare anche a livello sociale questi nuovi cambiamenti. L’Europa è un laboratorio di eccellenza diffusa piuttosto che concentrata e questo è una polizza sulla sua vita”. I software e le tecnologie semplificano il lavoro delle

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Stefano Paleari

Perché la spinta digitale sortisca i suoi effetti, occorre rimuovere gli ostacoli analogici persone, ma di certo non lo rimpiazzeranno. Grazie all’evoluzione digitale tutto si evolverà a grande velocità, non esisteranno più competenze stabili. Dovremo imparare ad aggiornarci continuamente e come? “Ogni individuo dovrebbe investire un po’ di tempo ogni giorno per coltivare la sua curiosità e per rafforzarsi sul piano delle competenze e culturale. Solo così potremo vivere con meno ansia i cambiamenti continui a cui siamo sottoposti. Non si tratta di un invito al godereccio, tutt’altro, è un elogio della fatica. Ma è uno sforzo che, a differenza dell’in-

E’ fondamentale che, a ogni livello, tutti crescano sul piano delle competenze e culturale

dottrinamento, serve per aprirsi e non per prepararsi alle periodiche ‘espulsioni’dovute alle nuove tecnologie”. Gli effetti della quarta rivoluzione industriale sul mercato del lavoro: quali nuove professionalità serviranno e quali, al contrario, potrebbero scomparire? Il saldo creazioneperdita posti di lavoro è destinato a un dato negativo? E’ pensabile, al contrario, dopo una prima fase di difficoltà, un riequilibrio e, successivamente, un incremento complessivo della forza lavoro (nel frattempo del tutto innovata)? “Temo che il saldo in termini numerici sarà negativo. Tuttavia, potranno esserci anche conseguenze inattese e positive che porteranno alla nascita di nuovi mestieri. Chi avrebbe mai detto che l’industria del benessere avrebbe acquisito uno spazio così elevato nel contesto nazionale e internazionale? Per gestire però questi passaggi servono istituzioni forti, capaci di favorire il nuovo piuttosto che sussidiare quello che il mercato ha già tolto. Oggi purtroppo investiamo ancora molto poco sul primo aspetto e troppo sul secondo. E’ quasi diseducativo”. In che situazione si trova l’Italia, soprattutto rispetto ad altri grandei paesi industrializzati, nel processo di ammodernamento verso la cosiddetta economia 4.0?

“Torno alla prima risposta. Vorrei che si dicesse che l’industria deve recuperare i livelli pregressi di rappresentatività. Per questo, me lo lasci dire, servono interventi ‘non convenzionali’ piuttosto che ritocchi allo stesso modello”. Il ministro Carlo Calenda proprio in questi giorni ha parlato di università come futuri centri d’eccellenza di livello mondiale. Solo un auspicio o una prospettiva concreta? E quali sono le chiavi di volta perché tale previsione possa avverarsi? “Il ministro Calenda è persona seria e determinata e sa che occorrono i fatti. Oggi, fortunatamente, si dice che servono le università quando per molti anni abbiamo confuso alcune cattive pratiche con l’idea quasi di farne a meno. Stiamo a vedere se le giuste intenzioni del governo si tradurranno in proposte e fatti concreti. Al riguardo è giusto sostenere le eccellenze; vanno trovate e sono diffuse nelle università in gruppi e dipartimenti specifici e non sono stabilite ex ante dal clamore mass mediatico. Quando parliamo di confronto mondiale poi dobbiamo farlo sia sui risultati attesi che sul carburante immesso. Se si vuole un buon output non occorre eludere l’input, cioè le risorse o metaforicamente i litri e i km al litro. Ad esempio, le entrate dell’università di Stanford, che ha gli stessi studenti dell’università di Siena, ammontano ben oltre la metà del nostro budget per tutte le università italiane. Noi possiamo fare bene anche con poco ma non con niente”.


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Scatolificio Rinascente Produzione di imballaggi dal 1962

Lo Scatolificio Rinascente si occupa della trasformazione di cartone ondulato in scatole e prodotti vari per l’imballaggio. Gli imballaggi che l’azienda è in grado di produrre sono molteplici per tipologia di cartone, dimensioni e personalizzazioni grafiche: questa versatilità ha permesso allo scatolificio di farsi apprezzare nei settori più disparati, garantendo sempre la massima soddisfazione dei propri clienti. Merito anche dei macchinari di ultima generazione, che offrono all’utente finale imballi curati in ogni loro dettaglio; altro tratto distintivo è la consegna diretta , che assicura al cliente il rispetto delle tempistiche e il miglior servizio possibile. Nato a Vinci nel 1962, lo scatolificio Rinascente ha saputo trasformarsi da piccola attività artigianale a solida realtà industriale, mantenendo sempre quella gestione familiare che è sinonimo di continuità e affidabilità. Per assecondare la crescita dell’azienda nel 1996 l’attività si è trasferita nella attuale sede in Via Provinciale di Mercatale 92, dove trovano spazi la produzione, il magazzino e gli uffici.

L’obbiettivo dell’azienda è quello di essere un partner attento e propositivo in tutte le fasi di progettazione dell’imballaggio, considerando il packaging un veicolo pubblicitario fondamentale per catturare l’attenzione dei consumatori e stimolare la la promozione dei prodotti contenuti. Attualmente, l’azienda opera soprattutto sul mercato regionale, ma può vantare importanti partner in tutta Italia. Da oltre 50 anni, lo Scatolificio Rinascente si è affermato puntando sulla qualità dei prodotti forniti, su un rapporto sinergico con i clienti e su un invidiabile rapporto qualità/ prezzo. Elementi fondamentali per raggiungere la piena soddisfazione dell’utente finale e rendere gli imballaggi un valore aggiunto dei prodotti che contengono.

Scatolificio Rinascente S.R.L. Via Provinciale Di Mercatale 92, 50059 Vinci (FI) Tel. 0571 508016


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C&G Depurazione Industriale

Soluzioni per il risparmio aziendale a favore dell’ambiente Oltre 2.500 impianti sono stati progettati e costruiti in Italia e nel mondo da C&G Depurazione Industriale Srl, azienda che dal 1971 opera nel settore del trattamento dei reflui industriali.

Il team di C&G è composto da ingegneri e personale altamente specializzato che segue direttamente il cliente: dal progetto e costruzione della macchina all’installazione “chiavi in mano”, fino all’assistenza e la manutenzione post-vendita. Quest’ultime di altissimo livello grazie a un fornito magazzino di pezzi di ricambio e alla massima disponibilità del team di assistere rapidamente i suoi clienti. Gli obiettivi che raggiungono le aziende che si affidano alle soluzioni di depurazione, complete, uniche e personalizzate, di C&G sono molteplici. Innanzitutto la capacità di ridurre fino al 95% il costo di smaltimento e il consumo di acqua utilizzata dalla aziende, di riciclare l’acqua usata nella linea industriale, di poter recuperare metalli preziosi e modernizzare la produzione, eliminando al tempo stesso il rischio di costose sanzioni da parte delle Autorità preposte alla tutela dell’ambiente. Da 37 anni l’azienda è specializzata nel servire imprese dedite al trattamento delle superfici metalliche in genere e nella lavorazione dei metalli. Per le aziende galvaniche installare un evaporato-

re C&G significa recuperare materie prime provenienti dai bagni esausti dell’attività di galvanica. Gli evaporatori vengono messi in linea, per esempio, su acque di lavaggio da galvanica che, una volta concentrate, possono essere re-immesse nel ciclo di produzione. Il distillato viene riutilizzato come acqua per effettuare ancora lavaggi. Così non solo si recupera materia prima, ma anche acqua, ottenendo quindi la situazione ideale di scarico 0.

C&G Depurazione Industriale info@cgdepur.it www.cgdepur.it


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Società Energetica Europea Professionisti del risparmio energetico per la compravendita di energia e gas ed è in contatto telematico con banche dati e reti sulle quali si veicolano le informazioni relative ai costi energetici, oltre che sempre aperta al pieno confronto con gli operatori del settore energetico. Può dirci alcune delle realtà con cui collaborate? SEE offre a ogni cliente un servizio ad hoc, quindi il portafoglio clienti dell’azienda è estremamente ampio e diversificato: dalle grandi industrie alle realtà della Pubblica AmminiStefano Piacentini strazione, passando dalla distribuPresidente zione alimentare a strutture quali La liberalizzazione nel settore aeroporti, Università e mondo delenergetico permette di ottenere ri- la ricerca. sparmi significativi, sempre che ci Per ogni altra informazione sull’atsi rivolga all’operatore più adatto: tività di SEE, rimandiamo al sito internet www.see-italia.com i clienti di S.E.E. Società Energetica Europea beneficiano di un risparmio medio sulla bolletta che oscilla tra il 10 e il 30%. Trasparenza, serietà e una grande conoscenza del settore rendono l’azienda guidata da Stefano Piacentini un vero punto di riferimento per chi vuole ridurre i costi affidandosi ad un partner credibile ed esperto. Presidente Piacentini, quali sono i servizi che offrite? S.E.E. Società Energetica Europea permette ai propri clienti di trovare con rapidità ed efficacia l’abito energetico su misura al minor costo possibile. La nostra azienda offre un servizio dettagliato che analizza l’evolversi del mercato e analizza l’andamento dei costi delle materie prime energetiche, fino ad arrivare alla proposta più con- Alfredo Piacentini veniente per ogni specifico cliente. Amm.re Delegato Quali sono invece i punti di forza rispetto ai vostri competitor? S.E.E. Srl Il risparmio medio che otteniamo Gli specialisti al Vs. servizio per i nostri clienti è un dato eloquente: un risultato che è frutto di Via Luigi Alamanni, 13/D, una costante analisi dei costi delle 56010 Ghezzano materie prime energetiche. S. Giuliano Terme (PI) S.E.E. ha visibilità delle piattafor- Tel. 050 875 4059 me energetiche più importanti info@see-italia.it

FRM Srl Ingranaggi di precisione per aziende FRM Srl è un’azienda leader nel settore dell’ingranaggeria di precisione fin dal 1974, ed è particolarmente attrezzata per la produzione di piccola e media serie. La struttura aziendale, efficiente e flessibile, consente di effettuare anche la produzione di pezzi singoli, accontentando le richieste specifiche del cliente. Incontriamo l’amministratore di FRM, Maurizio Ristori, per capire meglio quali sono i campi di applicazione degli ingranaggi dell’azienda.

A quali settori si rivolge in particolare la vostra azienda? I campi di applicazione dei nostri prodotti sono estremamente differenziati: dal settore elettromedicale a quello tessile, dalle macchine per stampa a quelle per l’imballaggio automatico. Tra i prodotti proposti possiamo annoverare pompe idrauliche, ingranaggi in leghe di alluminio, in materiali plastici e acciai da costruzione, ingranaggi da catena e per pulegge, ingranaggi rettificati da M=0,5 a M=10. Quali aziende si affidano ai vostri prodotti? La possibilità di creare prodotti ad hoc secondo le specifiche del cliente è uno dei nostri maggiori punti di forza, che ci permette di essere partner di moltissime PMI. Anche molte aziende si rivolgono

a noi, soprattutto per la possibilità di avere un collegamento diretto con la parte operativa, che grazie al suo sistema gestionale è in grado di dare in tempo reale tutte le informazioni relative allo stato d’avanzamento dei prodotti in ordine. Come assicurate la massima qualità? Attraverso un monitoraggio costante dei prodotti, un rapporto di collaborazione reciproca e quotidiana con i fornitori e una sala metrologica per il controllo delle nostre produzioni. Inoltre siamo in possesso della certificazione ISO che attesta la qualità e l’efficienza dell’intero ciclo produttivo. FRM srl Via del Fornaccio, 42 50012 Bagno a Ripoli, Firenze info@frmitalia.com Tel. 055 696 257


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K.W. Apparecchi Scientifici Apparecchiature per il freddo e per il caldo

Cosa può dirci sui sistemi di controllo e sulle certificazioni di sicurezza? In ogni settore, i processi di refrigerazione richiedono una mappatura costante ed estremamente precisa: i grandi laboratori delle aziende agroalimentari hanno standard di qualità ormai paragonabili a quelli dell’industria farmaceutica. Riforniamo aziende che seguono la GMP (Good Manifacturing Practice) e abbiamo tutte le principali certificazioni di qualità, di sostenibilità ambientale e di sicurezza sui luoghi di lavoro. Ricerca e Sviluppo: quanto sono importanti per la vostra azienda? Abbiamo un settore interamente dedicato a ricerca e sviluppo, in partnership con realtà accademiche, strutture sanitarie e privati. Grazie alla collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Università di Firenze abbiamo potuto sviluppare apparecchiature innovative nei materiali, nella sicurezza e nei sistemi di controllo di umidità e temperatura.

Ultrafreezer -80 con condensazione ad acqua e gruppo refrigerante remoto Soluzione per ambienti classificati

KW è un’azienda toscana che si occupa di progettazione e realizzazione di apparecchiature per il freddo e per il caldo: la sua storia inizia nel 1953 con la nascita di KW Officine Meccaniche, azienda che fin dal nome (KW è un acronimo che unisce kalt, freddo a warm, caldo) ha ben chiara la sua attività. In oltre 50 anni di attività KW ha ideato macchinari che hanno rivoluzionato il settore della bassissima refrigerazione. Incontriamo il presidente di KW Apparecchi Scientifici, l’ingegnere Stefano Fabiani, che ci presenta la sua azienda. Ingegnere, di cosa si occupa principalmente KW? L’azienda opera nel settore apparecchiature per alta, bassa e bassissima temperatura: le prime riguardano soprattutto l’incubazione di colture di batteri e la crescita di microrganismi. Il vero core business di KW è però la refrigerazione, sempre più richiesta in ambito industriale, ospedaliero e sanitario. Produciamo macchine che lavorano anche a -80 gradi, temperature di conservazione impiegate soprattutto in ambienti farmaceutici o in

Quali sono i prossimi progetti di KW? Stiamo per lanciare, attraverso un progetto in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, un nuovo sistema di scongelamento, brevettato e unico al mondo per le sue caratteristiche. Inoltre, stiamo ampliando il nostro stabilimento per ottimizzare le procedure di stoccaggio e per realizzare un’importante innovazione di processo; stiamo registrando diversi nostri prodotti come medical device , presso i Ministeri della Salute di vari Paesi in via di sviluppo.

KW Apparecchi Scientifici Via della Resistenza, 119 53035 Monteriggioni, Siena Tel. 0577 309143/5

laboratori di ricerca pubblici e privati. Anche il settore agroalimentare si è fatto sempre più attento ai nostri prodotti: anche per loro, progettiamo apparecchiature user required, che permettono al cliente di monitorare anche in remoto i test sui propri campioni. Essendo una realtà “piccola”, lavoriamo molto sulla customizzazione dei prodotti, anche separando il congelatore dall’impianto di monitoraggio. Congelatore rapido per prodotti farmaceutici


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Fabbrica 4.0, il modello italiano Per le imprese italiane serve più innovazione, e il coraggio di percorrere nuove strade senza rinunciare alla propria identità, così si può tornare a vincere di Maurizio Abbati, giornalista freelance

F

abbrica 4.0 non è un sogno, ma va declinato all’italiana. Il progetto nasce come una grande operazione di mercato del sistema industriale tedesco per coordinare le attività e produrre tutto quello che serve facendo rete. In Italia, e soprattutto in Toscana, non abbiamo un simile panorama di grandi imprese, ma siamo caratterizzati soprattutto da medie e piccole realtà. Ecco perché bisogna pensare a un model-

lo diverso, o almeno risultare attrattivi per le grandi aziende a livello internazionale. Cosa che in diversi settori già avviene e con buoni risultati”. Fabbrica 4.0 potrebbe dunque essere una realtà in fase di compimento e una valida prospettiva, secondo il presidente di “Toscana Life Sciences”, Fabrizio Landi; un orto che le aziende più progredite già da tempo coltivano, anche nella nostra regione, scommettendo sul

know how. Ma i piccoli come possono aspirare a proporsi alle grandi multinazionali per avviare partnership produttive? “La piccola impresa può farcela, e come ripeto lo sta già facendo, ma non deve pensare di poter produrre tutto in casa; deve invece focalizzare la missione aziendale su quello in cui eccelle e poi reperire il resto nel sistema industriale, da altri soggetti che a loro volta sono delle eccellenze nel loro set-

tore. Quello che è necessario per le grandi aziende è disporre di un network di competenze e sapere dove esse si trovano, quindi dove possono reperire all’occorrenza quello che non producono direttamente. Se poi le conoscenze sono concentrate in un determinato territorio è ancora più semplice. Basti pensare a cosa è accaduto in America con Silicon Valley”. Ma non era superata la


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logica del distretto? “Sì, se ciascuno pensa di fare tutto da solo. Prendiamo ad esempio la pelletteria; la sua forza è che qui esiste un sistema di produttori tra i migliori al mondo anche per quello che riguarda gli accessori e le parti metalliche, zip e via dicendo. Aziende che rappresentano una garanzia. Tutto poi è ormai digitalizzato; il che significa che io posso sapere chi ha i pezzi che mi servono. Addirittura posso anche pensare di non assemblare direttamente il prodotto, perché la partita si gioca a livello di gestione dell’intero processo”. Però la grande azienda gioca un ruolo chiave “E’ chiaro che il modello si sviluppa più facilmente dove esistono grandi aziende capaci di agire da catalizzatori. Qui in Toscana la piccola impresa deve diventare protagonista della ricerca ed essere attrattiva, offrendo la propria competenza sul mercato globale. Le Pmi che fanno bene sono quelle che hanno sfondato all’estero, dimostrando di avere un prodotto di valore”.

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Un network di competenze e di eccellenze che lavorino in rete la carta vincente per la piccola e media impresa Ma innovare non è più facile per una grande azienda? “Intanto diciamo che il nostro sistema ha un grosso problema di innovazione. Negli ultimi trent’anni si è

smontato il sistema delle grandi aziende che sviluppavano nuove tecnologie e che hanno fatto grande l’Italia. Ed è da esse, attraverso i loro investimenti, che sono nate le nostre Pmi, attraverso un

Per crescere, occorrono strutture tecnologicamente avanzate, dove le nuove idee possano svilupparsi

Fabrizio Landi

sistema di filiazione. Oggi non è più così. Le grandi aziende fanno fatica a innovare; pensi che in campo farmaceutico esse valgono solo il 20-25 per cento. Le nuove realtà nascono autonomamente sotto forma di start up. Ed è proprio da queste, o dai centri di ricerca, che arrivano le nuove idee. Quello che serve è però una struttura che dia modo alle nuove idee di svilupparsi. Ormai si è capito che per fare da incubatore alle start up servono luoghi tecnologicamente organizzati, perché chi deve effettuare dei test non può permettersi di investire nell’acquisto delle


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Nella foto, Fabrizio Landi e Andrea Paolini, direttore generale di TLS

Le imprese toscane possono diventare protagoniste offrendo la propria competenza sul mercato globale macchine e avere costi di gestione”. Ma come possono sostenersi le start up? “Con il mercato, questo è ovvio. Anche in Italia questo tipo di investimenti sta prendendo campo e secondo gli analisti le cifre del venture capital aumenteranno nel 2016 di quattro, cinque volte. I fondi ricevono le proposte e l’idea giusta viene finanziata, perché il venture ha proprio questo obiettivo. Certo che in partenza serve anche un contributo pubblico, così come c’è bisogno di validi acceleratori d’impresa se vogliamo evitare che chi ha l’idea vada in America. Il loro compito è aiutare anche a costruirsi un buon business plan e sapersi proporre sul mercato, ma anche nel servizio di brevettazione, che è fondamentale per salvaguardare il progetto. Oggi per fortuna anche da noi disponiamo di una legge sulle start up estremamente flessibile, una delle poche leggi davvero valide, di cui anche all’estero si è parlato. Quindi le possibilità ci sono”. Parliamo un po’ di “Toscana Life Sciences”, che rappresenta un modello in questo senso “TLS è più di un incubatore, in quanto svolge un ruolo ben più ampio sia per

quanto riguarda il supporto all’attrazione di investimenti e progetti innovativi, sia per il coordinamento delle progettualità di sistema che derivano dalle scelte strategiche della Regione Toscana nelle scienze della vita. Uno degli aspetti significativi è infatti la collaborazione con il sistema sanitario toscano. Sono trenta le realtà di impresa e di ricerca legate a ‘Toscana Life Sciences’: dieci aziende di ricerca e sviluppo (R&S) e servizi, cinque enti di ricerca pubblici e privati e quindici imprese e organizzazioni affiliate. Biotecnolo-

gie, farmaceutica, dispositivi medici e diagnostici, ICT applicato a salute e medicina sono i principali settori su cui si concentrano i servizi e le attività di ricerca. Per quanto riguarda i finanziamenti, nel 2015 dalle imprese e dalle altre organizzazioni incubate e affiliate sono stati attratti complessivamente 10,6 milioni di euro (3,8 milioni nel 2014). Positiva anche la crescita del fatturato complessivo generato, salito a 5,1 milioni di euro rispetto ai 3,7 milioni dell’anno precedente (+37,8 per cento). Tra l’altro abbia-

mo recuperato dal fallimento una realtà importante come Siena Biotech, con i suoi seimila metri quadrati di laboratori attrezzati che affittiamo”. Una realtà importante anche sotto il profilo occupazionale “Basti pensare che oggi in Siena e dintorni il numero di persone che lavora nel settore scienze della vita ha superato quello del bancario. Si parla di oltre tremila addetti”. Un altro nodo da sciogliere in Italia resta quello della formazione “Assolutamente. Dobbiamo far capire alle famiglie che è dopo la terza media che bisogna cominciare a pensare cosa fare da grandi e che strada prendere. Oggi con il sistema scuola-lavoro è possibile facilitare l’inserimento dei giovani, dopo che ci siamo perduti la scuola professionale di un tempo. Come TLS, assieme a Confindustria abbiamo fatto dei corsi di formazione per tecnici di produzione biotecnologica per giovani tra i 18 e i 30 anni, con programmi decisi assieme alle aziende a cui potrebbero essere destinati e che hanno difficoltà a reperire personale qualificato”.

Formazione: il sistema scuola-lavoro fondamentale per capire la strada da prendere


FAS Italia Forniture per Alberghi

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Passione, competenza e serietà al servizio dell’Albergatore!

Fas Italia è specializzata nel settore delle forniture alberghiere: pur essendo fortemente radicata sul territorio toscano, l’azienda opera su tutto il territorio nazionale. La missione aziendale è di rendere sicuro ed economico l’approvvigionamento di tutti i prodotti di consumo e di beni strumentali necessari ad una struttura ricettiva. Il catalogo dell’azienda propone oltre 10mila articoli, suddivisi in siti e cataloghi tematici consultabili dal portale www.fasitalia.it. L’esperienza pluriennale e la vastissima gamma di prodotti offerti permettono a FAS di fornire gli articoli più adatti ad ogni esigenza ad un prezzo concorrenziale, rendendo le sue forniture un vero valore aggiunto per i suoi clienti. FAS propone set cortesia, complementi per il bagno, accessori e arredamenti per la camera. Fas Italia è il fornitore di fiducia a cui rivolgersi con sicurezza, un partner con cui confrontarsi e su cui contare.

FAS Italia Srl

Via G. La Farina 30 R. 50132 Firenze Tel. 055-470536 info@fas-italia.it www.fas-italia.it

Franco Degl’Innocenti Decorazioni classiche di interni

FDI è specializzata in decorazioni classiche di interni, dipinte a mano, realizzazione di quadri e pannelli decorativi, restauro. Negli anni, l’azienda si è sempre più specializzata nel settore della decorazione muraria, soffitti, pareti con l’obiettivo di rendere gli ambienti rappresentativi per la loro esclusività. Vengono così ideate e realizzate decorazioni murali ispirate ai più disparati vari stili pittorici: dal romano al rinascimentale, dal barocco al neoclassico, dal moderno al contemporaneo. La grande conoscenza tecnica permette agli operatori di FDI di supportare il cliente in ogni fase del progetto: dal primo sopralluogo allo sviluppo del bozzetto fino alla realizzazione finale: questa può essere eseguita sul posto o applicata in seguito, di modo da non invadere la privacy del cliente. Il risultato finale è una vera e propria opera d’arte, capace di interagire con l’ambiente circostante e di rendere unico e personalizzato lo spazio domestico.

Decorazioni Franco Degl’Innocenti Decorazioni Franco Degl’Innocenti Via Romana, 53 - 50125 Firenze Tel. 3355614569 www.francodeglinnocenti.com

CO.RA. Srl

Un’azienda toscana e la sua storia di successo

CO.RA. S.r.l. si occupa da oltre trenta anni di prodotti semi finiti (compresse, capsule o granulati) nei sistemi d’intercettazione, dosaggio, regolazione e movimentazione. L’azienda progetta e costruisce componenti e sistemi asettici per l’industria chimica, alimentare e farmaceutica, tanto da aver stabilito partnership oramai trentennali con alcune delle più autorevoli aziende di questi settori. Oltre a valvole e componenti, CO.RA produce anche impianti “chiavi in mano” capaci di rispettare le normative GMP, ATEX, CE e PED; questa peculiarità ha permesso all’azienda di ottenere prestigiosi riconoscimenti nazionali e grande successo anche nei mercati comunitari ed extraeuropei. L’altro tratto distintivo di CO.RA. è l’offerta di servizi, tra cui: l’attività di sopralluogo di componenti ed impianti esistenti; l’ingegneria di dettaglio nel contenimento polveri; i test funzionali per simulare l’efficacia dei prodotti sviluppati; l’assistenza post-vendita in grado di prendersi carico delle segnalazioni entro 30’ minuti dalla chiamata.

CO. RA. S.r.l. Loc. Chiappini, 51 55011 Spianate Altopascio (Lucca) Italy Tel. 0583.20590 info@coraitaly.net


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Mengoni e Nassini Molto più che semplici accessori

Non c’è accessorio metallico che Mengoni e Nassini, azienda di Sesto Fiorentino (FI), non possa realizzare: dalla fibbia alla più elaborata chiusura, fino ad arrivare a veri e propri bijoux, prodotti con maestria e dedizione da oltre trent’anni, per soddisfare le esigenze delle più importanti griffe della moda e del lusso.

Nata come piccola bottega artigiana a Firenze nel 1984, Mengoni e Nassini, ha vissuto una crescita esponenziale che l’ha portata a diventare una Srl e a trasferirsi in un moderno capannone a Sesto Fiorentino. Oggi i tre soci Michele Nerucci, Gianni Mengoni e Massimiliano Andreani, che sono subentrati ai

fondatori, portano avanti la passione e la tradizione artigianale, che hanno contraddistinto i primi passi dell’azienda, affiancandovi le più moderne tecnologie col supporto di uno staff giovane e preparato, per dar vita ad un prodotto d’eccellenza in grado di soddisfare gli alti standard di qualità richiesti dai clienti.

Tra i punti di forza dell’azienda spiccano la cura del minimo dettaglio, la capacità di coniugare la creatività con un’accurata pianificazione della produzione e, soprattutto, la volontà di migliorarsi continuamente. Anche per questo, nel 2013 l’azienda ha creato la Rete Gemini (GEnuine Made IN Italy), un gruppo di imprese coeso ed integrato, che si propone come filiera completa per la realizzazione di accessori metallici Made in Italy di alta qualità. La Rete Gemini offre un servizio fondato sull’etica del lavoro, rispettoso di tutti gli stakeholder, e la certezza della provenienza del prodotto, valore aggiunto imprescindibile per un articolo di lusso. Mengoni e Nassini S.r.l. Via Storti 17/19, Sesto Fiorentino (FI) Tel. 055/7950787 admin@mengonienassini.it www.mengonienassini.it

Cromofasem Srl

Trattamento e rivestimento di metalli Da oltre trenta anni, Cromofasem si occupa di rivestimento galvanico nikel-cromo su particolari in ferro destinati al design d’arredamento; inoltre, l’azienda si occupa di produzione di strutture in ferro e ottone per l’arredamento e di lavorazioni su componenti per macchinari, elettrodomestici e motoristica. Cromofasem si avvale di un reparto di smerigliatura e spazzolatura per la preparazione alla galvanica con impianto automatico e, con l’ausilio di un impianto manuale, possiamo eseguire lavorazioni anche fino a mt. lineari 2,30; inoltre con l’acquisizione, già da 15 anni di una officina attrezzata “Zanova di Motivi”, possiamo realizzare lavorazioni anche su disegno. L’innovativo processo a base di cromo nero trivalente permette di ottenere un rivestimento superficiale dei metalli sfruttando un procedimento ecologico ad

impatto ambientale praticamente nullo. Tecnologie d’avanguardia sono impiegate per la cromatura, il taglio e la piegatura dei metalli, senza contare un sistema di taglio automatizzato per i profilati di metallo, di piegatrici a raggio variabile, di saldatura robotizzata. Nel 2015, amalgamando con sapienza il metallo con materiali di altra natura come vetro, legno, cuoio, pelle, e avvalendosi della collaborazione del designer Gianfranco Gualtierotti, Cromofasem realizza MOTIVI: una linea di prodotti interamente Made in Italy, realizzati con materiali che garantiscono un elevato standard qualitativo, con un’attenta cura dei dettagli e di tutte le varie fasi di lavorazione. Un design moderno e funzionale caratterizzato da un’eleganza senza tempo, che risponde con praticità ed efficienza alle nuove esigenze dell’abitare.

Cromofasem srl Via Alessandro Volta, 43 50050 Gambassi Terme (FI) Tel. 0571 1961746/7 cromofasem@libero.it www.cromofasem.it


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Mobilcasa

Arredamenti e progettazione di interni

Azienda leader nel design, dal 1952 l’impegno di Mobilcasa e’ finalizzato a proporre e realizzare soluzioni d’arredo contemporaneo. Nei due showrooms presenti a Firenze, in Via Baracca ed in Viale dei Mille, troverete prodotti delle più prestigiose aziende italiane di interior design.

Negli anni, Mobilcasa ha consolidato importanti partnership con le più prestigiose aziende italiane di interior design. Arclinea, B&B Italia, Maxalto, Minotti, Poliform, Varenna, Knoll, Riva 1920 sono solo alcune delle collaborazioni che l’azienda propone per offrire ai suoi clienti prodotti eleganti e raffinati.

Consulenti esperti e sensibili si occupano di consigliare i materiali più adatti, effettuare le misurazioni preventive, garantire la consegna e il montaggio degli arredi, avvalendosi esclusivamente di personale proprio, in modo da assicurare al cliente il rispetto dei tempi e degli accordi stipulati.

Mobilcasa Viale dei Mille 109, 50131, Firenze Tel. 055 588201 Via Baracca 15/c, 50127, Firenze Tel. 055365851 www.mobilcasafirenze.it mobilcasa@mobilcasafirenze.it

Cinelli Piume e Piumini

La storia dell’evoluzione di un’ azienda italiana Sono trascorsi più di 50 anni da quando Silvano Cinelli decise di fondare la società “Piuma di S. Cinelli e C.” diventata poi Cinelli Piume e Piumini. Nel 1976 l’azienda, ispirata dalla grande passione per lo sport invernale del fondatore, fornisce i capi tecnici per la prima spedizione italiana in Antartide: da allora l’azienda non smette di innovare e creare nuovi prodotti, consolidandosi come una leader nella lavorazione della piuma per il settore letto, arredo e abbigliamento, arrivando a fabbricare anche guanciali, sedute e trapunte. La sede si trova nel borgo di Buggiano, dove all’interno di un nuovissimo stabilimento tecnologico, si svolge l’intero ciclo produttivo. Uno dei segreti che ha consentito alla società di emergere e consolidarsi sempre più sul mercato è proprio quello di investire in ricerca e in nuovi macchinari. Ad esempio, è recentissimo l’inserimento di un terzo impianto di lavaggio della piuma.

Tutto il processo produttivo segue rigidi parametri e certificazioni che ne attestano l’altissima qualità dalla materia prima al prodotto finito: solo dopo aver superato i numerosi controlli viene conferita la qualifica di “prodotto garantito Cinelli”. L’azienda per tutelare i propri consumatori ha ritenuto indispensabile certificare con la label NOMITE® il nuovo campionario, attestandolo come prodotto antiacaro e antibatterico e quindi ideale per le persone che soffrono di allergie alle polveri domestiche o di asma. L’azienda, in qualità di membro della EDFA (European Down and Feather Association, che raggruppa produttori di articoli in piuma in 23 Paesi), si impegna nella selezione e nel controllo dei propri fornitori, operando nel totale rispetto delle procedure e dei valori eticamente condivisi con EDFA. Inoltre da quest’anno Cinelli ha ottenuto la certificazione EDFA Traceability System, che permette di

verificare che la piuma ed il piumino provengano da allevamenti selezionati nel rispetto del benessere dell’animale (cruelty-free). Da sempre Cinelli Piume e Piumini opera per garantire un prodotto di alto livello qualitativo e conferma la volontà di continuare

a rendere trasparente la propria strategia aziendale. Cinelli Piume e Piumini s.r.l. Via Cessana, 3/5 51011 BUGGIANO -(PISTOIA) Tel. 0572.31721 www.cinellipiumini.com


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IES | settembre-dicembre 2016 | Pagina 46

Vincere 4.0, questione di rete Il mondo delle imprese cambia. Per non rimanere fuori dal mercato servono nuove alleanze e la voglia di crescere insieme. Così le Pmi possono diventare più forti senza perdere la loro identità di Maurizio Abbati, giornalista freelance

L

’industria sogna una nuova rivoluzione per guardare al futuro e al mercato globale. L’avvento di una fabbrica 4.0 che, per dirla con le parole del presidente Vincenzo Boccia, dovrà essere “innovativa, sostenibile

e interconnessa”. Stavolta la chiave per innescare la rivoluzione, dopo quelle del passato e cioè il vapore, l’elettricità o l’informatica, saranno le tecnologie digitali. Stiamo parlando insomma di big data, open data e analytics come canale di reperimento

e interfaccia delle informazioni, fondamentali in ogni fase del processo industriale, dalla progettazione alla commercializzazione, compreso il “machine learning”, cioè l’impiego di macchine capaci di imparare proprio attraverso le informazioni

ricevute. Ma anche di realtà aumentata e 3D: quello che oggi a molti pare ancora impossibile poter applicare all’industria. L’Italia sta cercando di non rimanere indietro ed essere protagonista di questa rivoluzione. Tanto che, anche su spinta di Con-


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IES | settembre-dicembre 2016 | Pagina 47

Enrico Bocci

findustria, il Ministero dello Sviluppo economico ha promosso un documento sulla fabbrica 4.0, sottotitolato “Come fare della trasformazione digitale dell’industria un’opportunità per la crescita e l’occupazione”. Si parla di rilancio degli investimenti in ricerca e sviluppo; stimolo alla crescita delle imprese e all’imprenditorialità innovativa; definizione di standard di interoperabilità europei; sicurezza delle reti e tutela della privacy; idonee infrastrutture di rete; canalizzazione delle risorse finanziarie. “Questa è l’ultima opportunità che abbiamo per rilanciare la nostra industria in un mondo globale dove altri potrebbero diventare, e

forse già lo sono, più veloci di noi. Il solo modo per restare sul mercato è la digitalizzazione, sia per fare ricerca che per progettare, per fare analisi di mercato, produrre e commercializzare”, spiega Enrico Bocci, uno dei responsabili del gruppo di lavoro per l’innovazione e ricerca di Confindustria Firenze, nonché presidente del Cda di Sdipi Srl. “Confindustria ha compiuto un’analisi attenta della situazione del mercato – prosegue Bocci – e con la sua componente servizi tecnologici ha adottato l’idea della fabbrica 4.0, che ora sta promuovendo. Si tratta di una scommessa che può essere vinta però solo se si attua un gioco di squadra, mettendo

E’ il momento di far crescere la cultura dell’innovazione, nel mondo delle imprese come in quello della Pubblica amministrazione insieme coloro che possono garantire il supporto informatico con chi produce, cioè il manifatturiero. Bisogna creare una cultura dell’innovazione. E bisogna che anche la pubblica amministrazione faccia la sua parte, con la creazione di autostrade informatiche funzionanti e con lo sviluppo della banda larga e ultralarga, che ancora vede tagliata fuori parte del nostro Paese. Così come devono impegnarsi le compagnie telefoniche, perché il loro ruolo è determinante.

L’era digitale richiede un cambio di prospettiva e l’adozione di nuovi linguaggi e nuove regole, dove la sicurezza informatica gioca un ruolo fondamentale

Quello che serve è un’alta velocità informatica, senza la quale dall’estero nel prossimo futuro nessuno verrà qui a investire”. Ma il nostro territorio è pronto a “scendere in piazza” per questa rivoluzione? “Da un lato abbiamo le grandi imprese, che hanno l’innovazione nel loro Dna; dall’altro le medie, piccole e microimprese, dove esistono i problemi maggiori. A queste dobbiamo porre grande attenzione, poiché si tratta di una componente che da noi rappresenta oltre il 95 per cento dell’intero panorama. Molte cose stanno però cambiando: finora l’innovazione è stata vista come un costo, ma oggi gli imprenditori si sono resi conto della necessità di una svolta e quello con i servizi sta passando da un rapporto di semplice fornitura a uno di partenariato. Così come cambia il modello d’impresa, prima piramidale e oggi sempre più reticolare, perché le aziende, specie le più piccole, si sono accorte di non poter ospitare al loro interno tutte le funzioni, quindi c’è un coordinamento più vasto. Questa è la soluzione per non rimanere fuori mercato. Pensiamo ai


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COVER STORY / INDUSTRIA 4.0 - CONFINDUSTRIA FIRENZE

Non si può pensare di vincere la rivoluzione 4.0 senza autostrade informatiche funzionanti e l’accesso alla banda ultralarga

Gianluca Angusti

prodotti di grande diffusione, che ormai transitano dai cataloghi elettronici, a dimostrazione dell’avvenuto cambiamento del modo non solo di comunicare ma anche di commercializzare. Così come bisogna guardare alla realtà aumentata, che sta proponendosi come nuovo modello per illustrare i propri prodotti e consentire il commercio in rete anche per quanto finora spesso necessitava del controllo a vista. Esemplare è quanto sta accadendo, solo per dirne una, con l’invenzione del ‘Pokemon Go’, che altro non è se

non realtà aumentata. Ed è più di un semplice gioco. Tutto ciò porta alla capacità di usare e gestire i big data, ma anche la sicurezza informatica, cosa che non si può fare solo con una password. Sta nascendo una sinergia fra i vari settori e presto partiranno progetti legati al 4.0. Il punto cruciale sta nel cominciare a parlare tutti il solito linguaggio”. “Fabbrica 4.0 è da ritenersi un nuovo modello di business strategico per la ripresa e crescita del Paese”, dice Gianluca Angusti di Brain Technology spa, anch’egli membro del gruppo di lavoro per l’innovazione e ricerca di Confindustria Firenze. “Alcuni istituti di ricerca parlano di un aumento tra il 30 e il 50 per cento di produttività legato all’adozione della tecnologia, se poi non ci limitiamo a intendere il modello come una mera iniezione di

digitale, ma correttamente lo interpretiamo come una sinergia tra il manifatturiero e i servizi innovativi e tecnologici (quindi dell’ecosistema che va dalla consulenza alla formazione, alla logistica, al marketing e comunicazione, alla finanza e il supporto all’internazionalizzazione, oltre che all’Ict), possiamo immaginarci risultati ancora migliori”. Una crescita che dunque può avvenire solo in presenza di un’azione condivisa. “E’ rilevante fare sistema con tutti quegli attori in grado di supportare uno sviluppo verso la trasformazione del sistema industriale del Paese. In questo quadro la Pubblica Amministrazione deve recuperare il tanto ritardo accumulato, e noi siamo tre, cinque anni indietro rispetto alle realtà europee più evolute, superare il frazionamento di competen-

ze e gruppi di lavoro, come quello tra Mise e Presidenza del Consiglio, e assumere il ruolo di regia, presentando definitivamente l’auspicata strategia per la ‘via italiana alla Fabbrica 4.0’; comprese le misure necessarie, come il supporto alla formazione, la riqualificazione del capitale umano e nuovi strumenti per favorire gli investimenti; infine garantire uno sforzo definitivo verso la realizzazione delle infrastrutture abilitanti, per prima la banda ultralarga”. Confindustria ha già fatto il proprio passo in avanti in questo senso, adesso ciascuno deve fare la sua parte. “Serve quella strategia promessa già da oltre un anno, una regia per evitare sprechi, doppioni e inefficienze nel percorso di trasformazione della fabbrica; investiamo ancora qualche mese, ma facciamo le cose per bene. Che siano coinvolti i principali attori, a partire dalle associazioni di categoria - e Confindustria è già in prima fila - e le università, che da tempo si impegnano per far crescere la sensibilità verso una forte integrazione tra servizi innovativi e tecnologici e manifattura, ma senza mai perdere di vista la centralità dell’immensa platea delle Pmi, fatta non solo di ‘informatici’, ma del cosiddetto cyber physical, di grande flessibilità e soprattutto con l’uomo al centro. Non bisogna, infatti, dimenticare che le principali attenzioni devono essere indirizzate verso il vero tessuto connettivo dell’impresa italiana, quel 98 per cento di Pmi che rappresentano la principale platea, sana, dell’industria italiana e che oggi possono diventare l’agente strategico di contaminazione. E’ in questa direzione che lavorano startup innovative per proporre prodotti applicabili sul mercato o personalizzabili in base alle esigenze delle imprese”.


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Trattoria ZA’ ZA’

La vera cucina fiorentina dal 1977 A Firenze, in Piazza del Mercato Centrale, c’è una trattoria che da oltre quaranta anni manda avanti la grande tradizione gastronomica toscana. Abbiamo incontrato Stefano Bondi, titolare della Trattoria Zà Zà, per farci raccontare il suo lavoro e scoprire i segreti dei suoi piatti più amati. Sfatando anche qualche mito sul turismo e sulla qualità del cibo… Signor Bondi, può raccontarci brevemente la storia della Trattoria Zà Zà? Quando a 19 anni tornai dal militare, mio babbo mi mandò in bottega in San Lorenzo, dove andava a mangiare mio nonno. Era un piccolo vinaio, che poi con il tempo è diventato la trattoria Zà Zà: siamo nel 1975. Comprammo la bottega: per due anni abbiamo mantenuto l’attività di vinaio, preparando merende e consegnando bottiglie di vino a domicilio. Nel 1977 abbiamo ristrutturato il locale e il 7 aprile è nata la trattoria Zà Zà. Il locale è stato apprezzato fin da subito, forse per quel gusto bohémienne che tanto piace ai fiorentini, o forse per i suoi piatti tipici: la zuppa di verdura, la ribollita, i peposi e la zuppa al farro. Ricordo ancora che con 1200 lire si poteva gustare primo, secondo, contorno e frutta. Dagli anni Ottanta abbiamo comprato i fondi vicini e ci siamo progressivamente ampliati fino a raggiungere i 1000 metri quadrati e i 450 posti a sedere. Oggi possiamo ospitare tranquillamente ricevimenti, cene di lavoro ed eventi privati: un bel passo avanti rispetto ai cinque tavoli che avevamo nel 1978! Qual è il pubblico a cui vi rivolgete? Da Zà Zà vengono tutti: dai lavoratori della zona agli industriali, dagli artisti ai calciatori. Il primo personaggio che abbiamo servito è stato il calciatore Rosato, poi sono passati da noi Ugo Tgnazzi, Mariangela Melato, Michael Jackson e una quantità incredibile di VIP, quattro re, cantanti, attori. Sulle nostre tovagliette potete trovare la scritta “Abbiamo i clienti più belli del mondo”, e questo include tutti, famosi o meno che siano. Un ristorante a due passi dal Duomo però è anche rivolto ai turisti… Zà Zà è anche un locale turistico, ma forse dovremmo ripensare a cosa significa servire i turisti. Spesso si intendono di vino più di noi, sono informatissimi e sanno riconoscere le tendenze, la tipicità del posto e soprattutto la qualità. Noi fiorentini siamo quasi meno esigenti di loro, visto che a volte ci basta “mangiare fuori” per essere contenti. Cosa può dirci del vostro menu? Abbiamo un menu molto vasto, che comprende solo piatti preparati da noi il giorno stesso. Fanno eccezione quei piatti che richiedono una lunga preparazione, come il peposo, il coniglio e gli umidi, che prepariamo il giorno prima. Siamo attentissimi alla qualità e al rispetto delle tradizioni: la ribollita segue la ricetta che mia

nonna ha iniziato a cucinare nel 1904; le lasagne vengono ancora fatte come quaranta anni fa; friggiamo in pentola per assicurare una frittura più uniforme. Da Za Zà si mangiano piatti tradizionali, fatti come una volta: se non ci credete, passate a trovarci! Trattoria Zazà Piazza del Mercato centrale 26 - 50123 Firenze info@trattoriazaza.it Tel. 055 215411


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IES | settembre-dicembre 2016 | Pagina 50

Pantarei Informatica La tecnologia resa semplice

Marco Melucci, figlio dell’Amministratore, socio e commerciale dell’azienda, garantisce la continuità generazionale della Pantarei Informatica. Sullo sfondo l’impianto fotovoltaico che fornisce in sopravanzo energia a tutta l’azienda. Panta Rei - tutto scorre – dicevano gli antichi greci. La tecnologia è in continua evoluzione, e per le aziende è sempre più difficile trovare un partner per lo sviluppo di software gestionali

e assistenza informatica rapida e affidabile. Pantarei Informatica offre i suoi servizi in questo campo, fornendo un servizio a 360 gradi per aziende di ogni dimensione.

L’azienda produce software gestionali personalizzati per imprese di ogni tipo: la lunga esperienza nel settore sanitario è la riprova di come Pantarei possa lavorare in settori estremamente complessi e delicati, fornendo un servizio su misura e un’assistenza immediata. Pantarei produce software aziendali che possono essere customizzati dal cliente e che possono facilmente integrarsi con i sistemi preesistenti o acquisiti successivamente, facilitando l’interazione con i gestionali dei propri partner. L’internalizzazione di tutto il processo produttivo – dall’analisi preventiva all’avviamento del sistema – permette di ridurre i costi e rendere estremamente rapidi i tempi di avviamento, minimizzando sprechi e perdite di tempo. La qualità dei software prodotti è garantita dall’esperienza trentennale non solo in ambito aziendale ma anche in ambito Sanità (Cartella Clinica, Gestione Rischio Clini-

co). L’assistenza erogata ai clienti è diretta e non passa da un call center: chi risponde ha tutte le conoscenze tecniche necessarie alla risoluzione del problema, o si occupa personalmente di inoltrare la pratica al tecnico delegato. Esperienza, assistenza continua, aggiornamento dei servizi e dei programmi: se nel mondo della tecnologia “tutto scorre”, Pantarei è la costante su cui fare affidamento.

e velocità, aspetti questi che lo rendono unico nel suo genere ed utilizzabile da clienti di ogni dimensione. Attraverso l’utilizzo di questo sistema informativo infatti, le aziende hanno riscontrato un miglioramento dell’organizzazione e del servizio e un deciso aumento dell’efficienza delle proprie risorse umane. Strumenti come ITALFABRICS contribuiscono anche a monitorare la qualità dei processi e la tracciabilità del ciclo produttivo: un punto fondamentale per differenziarsi da quelle produzioni che non rispettano criteri di sostenibilità.

aziendale... Se non ci sforziamo di capire come stanno evolvendo i modelli di business dei brand della moda e le dinamiche dei mercati di consumo, rischiamo di non saperci adeguare. Solo in questo modo – con una rivoluzione culturale prima ancora che tecnologica - potremo trasformare in opportunità le difficoltà che il nostro settore produttivo sta attraversando.

Pantarei Informatica S.r.l. Via Fiorentina, 68 50063 Figline Valdarno FI www.pantareisrl.com info@pantareisrl.com

Multidata Srl

Il software su misura per il tessile Multidata è una società che dal 1974 progetta e sviluppa sistemi informatici e fornisce consulenze mirate per l’industria della moda, dal settore tessile all’abbigliamento fino agli accessori. Il fondatore dell’azienda Franco Margiotta ci presenta la sua azienda e le sfide che si trova oggi ad affrontare. Di cosa si occupa precisamente Multidata? Siamo una casa di software che realizza prodotti per l’industria tessile. Curiamo applicativi per produttori di tessuto e di filati che normalmente producono per clienti confezionisti; recentemente abbiamo sviluppato anche alcune APP specifiche per gli operatori commerciali delle aziende moda. Operiamo in tutti i principali distretti tessili italiani: dalla nostra Prato a Biella, da Carpi a Como. Il settore tessile è stato tra quelli che più ha pagato la crisi... L’industria tessile ha attraversato una terribile crisi negli ultimi 15 anni e sono sopravvissute solo le imprese capaci di innovarsi

come prodotti e servizi. Molti partner tecnologici ne hanno risentito duramente, a causa di un drastico calo degli investimenti sull’innovazione di processo. Nonostante questa tendenza, abbiamo continuato a sviluppare software moderni e capaci di gestire la crescente complessità che le aziende si trovano ad affrontare. Quali prodotti avete sviluppato recentemente? Il nostro ultimo prodotto è ITALFABRICS WEB ERP un innovativo software gestionale che condensa in un singolo database relazionale tutte le informazioni aziendali. Nonostante la sua completezza ciò che lo caratterizza è un’estrema semplicità d’uso

Innovazione anche una

tecnologica, ma nuova filosofia

Multidata S.r.l. Galleria Vittorio Veneto, 24 59100 - Prato (PO) - Italy Tel. 0574-35684 gestore@multidata.org www.multidatagroup.it


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IES | settembre-dicembre 2016 | Pagina 51

T.A. Tecnologie Avanzate Sistemi di sicurezza e sistemi antintrusione

La società T.A. Tecnologie Avanzate si occupa di sistemi di allarme e sicurezza dal 1976. Tratta aggressione, controllo accessi, incendio, intrusione, rilevazione presenze e videosorveglianza. I sistemi elencati possono essere trattati come indipendenti o come interazione tra di loro per incrementarne l’efficacia.

Sig. Onali, molti considerano i sistemi antintrusione una sorta di “amuleto”: sono scettici sul loro funzionamento, ma li considerano comunque un deterrente all’azione di eventuali ladri… Esatto: non basta una buona tecnologia a fare un sistema di sicurezza, e il solo impianto antintrusione è una contromisura vulnerabile. Ritardare l’azione del malintenzionato, disorientarlo e favorire un “intervento umano” rapido sono tutti fattori fondamentali. Spesso la vittima si rende conto di aver subito una azione negativa e, nonostante l’impianto, non c’è stata competizione, per questo la ge-

stione dei tempi è un fattore molto importante. Se il tempo per delinquere è inferiore al tempo per l’intervento della controparte Il sistema è vulnerabile? Un impianto antintrusione può essere un ottimo “Arbitro” per attivare la competizione, l’intervento umano deve esserci e se questo è troppo lento, per vari motivi, dobbiamo creare ostacoli alla azione del malintenzionato e allungare quanto necessario il suo tempo di azione onde avvantaggiare l’intervento. Spesso consigliamo e progettiamo resistenze passive non

dimenticandoci che secondo necessità devono essere protette dal nostro “Arbitro”. Non possiamo consentire che il malintenzionato lavori indisturbato, niente resiste a lungo. Il tempo per neutralizzare le resistenze passive deve seguire l’allarme del nostro ”Arbitro”. Viceversa possiamo non ottenere il risultato auspicato.

• •

i rallentatori delle attività del malintenzionato; l’intervento umano di contrasto all’azione del malintenzionato.

Le tecnologie moderne si evolvono velocemente e per ogni esigenza si trova la soluzione!

Quindi voi proponete un “Sistema di sicurezza” e non solo un impianto antintrusione? In pratica sì. Crediamo sia nostro compito progettare l’impianto antintrusione oltre ad evidenziare e consigliare gli elementi indispensabili per completare l’opera realizzando un “Sistema antintrusione” che preveda almeno i tre elementi fondamentali: •

l’arbitro : il ns. impianto antintrusione e se il caso antiaggressione;

T.A. Tecnologie Avanzate s.r.l. Via M.Amorosi 30 a/b 50127 Firenze Tel. 055 - 432 728 ta_sicurezza@fastwebnet.it

Magnelli Srl Impiantistica Generale Impiantistica generale impianti elettrici, idraulici ed edili

Magnelli Srl Impiantistica Generale si occupa di installazione e manutenzione di impianti elettrici, idraulici ed edili sia ad uso civile che industriale. Un servizio estremamente diversificato, che comprende impianti elettrici, illuminazione pubblica, impianti fotovoltaici ed eolici, impianti antincendio, trattamento aria. Il titolare Massimiliano Magnelli ci spiega brevemente i prodotti e i servizi offerti dalla sua azienda. Signor Magnelli, come nasce la sua attività e di cosa si occupa? L’azienda nasce nel 1975 grazie a un’intuizione di mio padre Ivo. Ci occupiamo di installazione e manutenzione di impianti e forniamo anche dall’assistenza, consulenza e messa in sicurezza degli stessi. In quaranta anni di attività, possiamo dire di esser diventati una realtà solida, agile come una piccola azienda ma

strutturata e organizzata come un’impresa medio-grande. A quali clienti vi rivolgete? Con una gamma di servizi così diversificata, inevitabilmente ci confrontiamo con committenti di ogni tipo, dalle amministrazioni pubbliche alle PMI, passando per le grandi imprese. L’installazione di impianti basati sulle energie rinnovabili, inoltre, ci ha avvicinato a molte aziende attente agli incentivi per l’efficientamento energetico. Installazione e manutenzione di

impianti, ma non solo… Esattamente: il nostro lavoro non si esaurisce con l’installazione di un impianto: c’è una fase preliminare altrettanto importante che prevede lo studio di fattibilità, l’analisi dei costi e il collaudo dell’impianto. E una volta installato l’impianto, il nostro lavoro prosegue con la manutenzione e l’assistenza postvendita, per garantire la massima efficienza e sicurezza anche a lavoro eseguito. Quali sono i vostri punti di forza?

Sicuramente, un personale qualificato ed esperto; l’impiego di materiali di prima qualità; l’impegno ad ascoltare, seguire e consigliare sempre i nostri clienti; il rispetto delle tempistiche e un’assistenza h24 che assicura garanzia, affidabilità e sicurezza. Magnelli Srl Impiantistica Generale Via Cesare Pavese 20/24 Rufina FI Tel. 055 8396798 info@magnellimpianti.it www.magnellimpianti.it


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COVER STORY / INDUSTRIA 4.0 - CONFINDUSTRIA TOSCANA SUD

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Imprese in pole position, l’eccellenza parla 4.0 Sono molte le aziende che già lavorano 4.0: una di queste è ZCS, Zucchetti Centro Sistemi, un’azienda 4.0 innovativa, proiettata nel futuro, sensibile alle sue origini e al suo territorio. La parola ai protagonisti di Ilaria Nesti Marketing Manager ZCS

My Industry 4.0 by Fabrizio Bernini*

Creatività italiana e new technologies per un rinascimento industriale

Fabrizio Bernini

L

a quarta rivoluzione industriale è cominciata e noi imprenditori non possiamo rinunciare all’opportunità di pensare al

futuro delle nostre imprese; dobbiamo innovare se vogliamo competere e crescere. Alla fine del ‘700 sono iniziati i primi processi di meccanizzazione, che poi sono diventati industrializzazione e automazione nel XX secolo; l’evoluzione è ancora in corso e oggi siamo nel pieno dell’era della digitalizzazione. Le aziende italiane devono cogliere tutte le potenzialità delle nuove tecnologie digitali ed introdurle nei processi, nei servizi, nelle infrastrutture per rimanere competitive a livello internazionale. Internet of things, il cloud, l’automazione avanzata, i big data, la nanotecnologia come sensori, tag, rfid rappresentano il futuro dell’industria. Utilizzare le smart technologies all’interno

della propria impresa significa ottenere maggiore efficienza e flessibilità; ridurre i costi di fabbricazione e di logistica fino al 20 per cento, contrarre il capitale circolante ed i costi indiretti (manutenzione) anche fino al 30 per cento, diminuendo in modo sensibile l’inquinamento ed il consumo di risorse. Nel contempo aumentano il flusso e la velocità delle informazioni, tracciano e monitorano i processi interni, garantirne sicurezza e controllo. Il modello dell’industria 4.0, nato in Germania e sostenuto dalle istituzioni tedesche, deve essere però rivisto e riadattato alla realtà manifatturiera italiana in un contesto di nuove e strategiche politiche industriali. Resta comunque un pro-

cesso di trasformazione delicato per le nostre MPMI che mira nel lungo periodo ad un miglioramento delle performance aziendali mentre oggi richiede un grande sforzo in termini di investimenti e di gestione del cambio culturale, organizzativo e generazionale. Sono fermamente convinto che il connubio tra la creatività italiana e l’adozione intelligente delle nuove tecnologie ci permetterà di ottenere, nel prossimo futuro, risultati di eccellenza produttiva e di rivivere un nuovo rinascimento industriale. *Fabrizio Bernini Presidente e Fondatore di Zucchetti Centro Sistemi SpA, nonché Vice Presidente con delega all’Innovazione di Confindustria Toscana Sud


COVER STORY / INDUSTRIA 4.0 - CONFINDUSTRIA TOSCANA SUD

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Zucchetti Centro Sistemi

ZCS, CRESCERE PENSANDO AL FUTURO

Innovazione, smart technologies e persone: ecco l’azienda 4.0 secondo ZCS Zucchetti Centro Sistemi nasce nel 1985 da un’iniziativa imprenditoriale di Fabrizio Bernini, oggi azionista e Presidente dell’azienda. Le buone capacità dell’imprenditore di cogliere in anticipo i segnali di cambiamento nelle esigenze del mercato hanno permesso negli anni a ZCS di trasformarsi da microimpresa familiare specializzata in software in una realtà manageriale proiettata in attività internazionali. Nel 2000 l’azienda entra a fare parte della Holding Zucchetti spa. ZCS, situata nel Valdarno ma con uffici decentrati sia in Emilia che in Sardegna, è articolata in cinque Business Units (software, automazione, sanità, robotica e la recente “innovative solutions”) che nascono dall’esigenza di diversificare ed estendere il know how accumulato nella progettazione di software gestionali ad ambiti diversi e complementari con l’obiettivo di garantire l’eccellenza dell’offerta su tre fronti: informatica, elettronica e meccanica. Oggi ZCS offre sistemi

informatici integrati per le imprese e le strutture sanitarie pubbliche e private, soluzioni innovative per il giardinaggio e la piscina (con il robot tagliaerba Ambrogio ed il robot pulisci piscine Nemh2o), per l’automazione (con sistemi completi per la tracciabilità del flusso della biancheria e guardaroba automatici per la gestione e distribuzione delle divise e uniformi lavoro), per l’energia alternativa e piccola domotica (con sistemi di produzione e accumulo di energia solare “Azzurro”). La mission aziendale è ideare e realizzare soluzioni innovative, performanti rivolte a mercati trasversali che ricerca-

no eccellenze ed alta tecnologia. Innovazione quindi come cultura. Il coraggio di pensare e realizzare un prodotto finora inesistente che potrebbe rappresentare una soluzione per agevolare e semplificare la quotidianità del cliente, ha portato l’azienda ad una costante attenzione all’innovazione di prodotto, processo, ed all’ampliamento della gamma dei prodotti, con una forte diversificazione del business. Idee e progetti vengono sviluppati in autonomia, funzionali a tutte le divisioni aziendali, all’interno del “Laboratorio delle Idee”, area Ricerca & Sviluppo, composto da personale altamente qua-

lificato. Molti i riconoscimenti conseguiti dalle varie divisioni nell’ambito dell’innovazione: il più prestigioso il Premio dei Premi per l’Innovazione, consegnato nel 2010 e nel 2014 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

PERCHÉ ZCS ACCETTA LA SFIDA DELL’INDUSTRIA 4.0 L’ambizione di ZCS è sfruttare appieno le potenzialità delle tecnologie digitali, e non solo, come volano di crescita e di competitività; ecco come le introduce nei propri prodotti e processi interni contraddistinti da velocità, pervasività, controllo e monitoraggio.

Idealab


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COVER STORY / INDUSTRIA 4.0 - CONFINDUSTRIA TOSCANA SUD

e mercato, tra i prodotti indifferenziati per i mercati di massa e i prodotti personalizzati indirizzati a specifici segmenti. E’ tutta una questione di personalizzazione, e i Big Data la permettono. E così anche il marketing diventa 4.0.

Ambrogio, robot tagliaerba

Introduzione delle Smart technologies Connettere qualsiasi oggetto alla rete con Internet of Things e Cloud Il Cloud è il “luogo” dove tutti i dati vengono immagazzinati, analizzati e resi disponibili con strumenti di interfacciamento uomo-macchina sempre più evoluti. Il mondo informatico sta cambiando, l’intelligenza non è più a bordo macchina (come lo era nell’epoca della III Rivoluzione Industriale) ma sulla rete. L’efficienza robotica si sposta dalla macchina al cloud. Gli oggetti, muniti di Tag Rfid o Qr Code, acquisiscono intelligenza: si coordinano, si scambiano messaggi ed accedono ad informazioni condivise. ZCS sviluppa software e hardware che semplificano la vita dell’uomo e dell’impresa e automatizzano processi in diversi ambiti: produzione, logistica, assistenza remota, efficienza energetica, tutela ambientale, new smart home automation. Peculiarità di ZCS è anche l’integrazione di diverse tecnologie come nel nuovo progetto “Agrirobot allo stato brado” destinato alla cura del vigneto: un robot dotato di GPS con telecamere a bordo in grado di ricaricarsi grazie a un pannello attivo situato sulla scocca del robot. Investimenti in Ricerca & Sviluppo Investire oggi, per crescere domani. Creazione di un team inter-

disciplinare che inventa e progetta soluzioni per il futuro Il cuore pulsante della ZCS è “Il Laboratorio delle Idee”, l’area R&D composta da trenta tecnici, ingegneri informatici, elettronici, meccanici, designer che coniugano quotidianamente la forte creatività al know how tecnico e professionale. Nel 2015 il 20 per cento del fatturato totale è derivato da prodotti nuovi. Si sono registrati quarantasei brevetti di cui quindici solo lo scorso anno. È nata una nuova SBU dedicata alle soluzioni innovative destinate al segmento delle energie rinnovabili e della nuova domotica. Investire in R&D significa anche seminare per il futuro dell’impresa e dell’indotto. E’ in fase di realizzazione il “Robotic Building” il nuovo edificio tecnologico ed ecofriendly, predisposto su due livelli che accoglierà la progettazione, la produzione, la commercializzazione ed i servizi post vendita dei robot. Il progetto architettonico coinvolge non solo l’edificio industriale ma anche l’area urbanistica e contribuisce a migliorare ed arricchire il territorio nel cuore della Toscana. Lettura dei Big data e customizzazione Conoscere la storia del cliente, costruire rapporti consolidati e collaborativi, personalizzare la comunicazione e customizzare i prodotti. Leggere i dati, le informazioni, saperle rielaborare ed in-

terpretare per conoscere meglio i clienti ed i lead. Anche da un punto di vista di marketing oggi si può avere accesso a grandi quantitativi di dati, raccogliendoli da più canali on-line: siti di social media, blog, forum, recensioni e altro. I consumatori sono sempre più esigenti; le tecnologie implementate nelle varie soluzioni e le competenze acquisite dal team ZCS consentono di creare forti personalizzazioni sia in ambito software che hardware per il cliente che diventa un vero e proprio partner. Si realizza una customizzazione del prodotto e proficua collaborazione nello sviluppo di soluzioni caratterizzate dal fattore “innovazione”. Si supera la barriera tra industria

Trasformazione culturale La vera sfida non è solo tecnologica ma culturale: abbracciare un pensiero realmente innovativo che, partendo dai problemi di oggi, possa inventare soluzioni per vivere meglio domani. Stimolare la creatività e la libertà di pensiero di ogni persona integrando l’esperienza ed il know how dei senior con la creatività e l’entusiasmo degli under 35. In ZCS si pensa al di fuori degli schemi convenzionali: struttura organizzativa flessibile e snella, attitudine al lavoro in team, forte impegno e approccio del management all’innovazione per affrontare il mercato con competenze tecnologiche. Da anni si organizza internamente un concorso dove le migliori idee innovative vengono premiate. Alla base di tutto è determinante l’entusiasmo ed il coinvolgimento partecipato e responsabile delle risorse: si sono istituiti CDA divisionali, assemblee plenarie, assegnazioni di MBO, strategic meeting interdivisionali, e percorsi formativi che mirano a potenziare le soft skills e competenze tecniche individuali.

Nemh2o, robot pulisci piscine


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Pasticceria Laquale

Dolci, aperitivi, catering e molto altro Inaugurata nel 2010, la Pasticceria Laquale di Scandicci si è immediatamente affermata come un locale versatile, capace di offrire ricche colazioni, pranzi di lavoro o gustosi aperitivi. Premiata come miglior azienda di Scandicci nel 2015 e come miglior pasticceria toscana nel 2015, Laquale è oramai rinomata in tutta la provincia fiorentina per la varietà e la qualità dei suoi dolci. Incontriamo il titolare Luigi Dani per conoscere meglio la sua attività.

Signor Dani, cosa può dirci della sua pasticceria? Anzitutto, Laquale non è solo una pasticceria: è un locale polivalente capace anche di ospitare pranzi di famiglia, cene di lavoro, aperitivi e molto altro. La nostra offerta inizia con la colazione, quando vengono sfornati ogni giorno oltre settecento pezzi dolci, lavorati con metodo tradizionale, a lievitazione naturale. Oltre alle paste “classiche” prepariamo anche il cremino fiorentino, un ricco assortimento di sfoglie, trecce e mille altre delizie preparate sempre con burro superiore e ingredienti freschissimi. Anche la proposta di pezzi salati è apprezzata da tutti quei clienti che si fermano per una break mattutino o per una pausa pranzo veloce. Da Laquale è possibile anche fermarsi per un aperitivo… Tutti i giorni dalle 18 alle 20:30 prepariamo un buffet ricco e vario, con pezzi di pizza, crostini, bicchierini con primi e secondi, insalate, pasticci di verdura e crudités. Naturalmente è possibile accompagnare il buffet con prosecchi, vini, cocktail e birre.

Una volta al mese l’aperitivo diventa tematico, ispirato alla cucina di un particolare paese o ad una serie di ingredienti, come il Giappone, la Spagna o la cucina di pesce. Qual è il segreto della vostra cucina? La qualità degli ingredienti e il grande talento del nostro pasticcere Mario Ragona: ospitato anche in vari programmi tv, tiene corsi di cucina e presiede a gare e concorsi nazionali ed internazionali. Grazie alla sua creatività la nostra offerta si rinnova continuamente con menu tematici, dolci originali e marmellate fatte in casa. Offriamo anche un servizio di catering per portare i piatti del nostro chef nel luogo che avete scelto per le vostre giornate più indimenticabili.

Pasticceria Laquale Via Turri 48, Scandicci (Firenze) Tel. 055 257 9363 laquale@ymail.com www.pasticcerialaquale.it


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Osteria Santo Spirito

Cucina toscana in una delle piazze più belle di Firenze

Nell’Oltrarno si respira ancora la Firenze di una volta; passeggiando tra le sue botteghe artigiane pare che il tempo si sia fermato. Gli stessi fiorentini si sorprendono sempre quando, uscendo da qualche vicolo, arrivano alla meravigliosa Basilica di Santo Spirito del Brunelleschi, uno dei

monumenti più importanti della città. Sull’angolo della piazza, l’Osteria Santo Spirito, aperta 7 giorni su 7, è un luogo di ritrovo abituale per molti fiorentini, che vengono qui per riassaporare la vera cucina toscana. Il fornitissimo menu vanta i più celebri piatti tipici di una tradizione culinaria semplice,

Gazzarrini Tartufi

Da oltre un secolo tartufi di San Miniato

San Miniato è nota in tutta Italia per essere la patria del tartufo bianco: la ricerca e la commercializzazione ha reso questo tubero una passione che si tramanda di generazione in generazione. Incontriamo Andrea che con il cognato Luca sono i titolari della Gazzarrini Tartufi : l’azienda

che, oltre un secolo fa, ha iniziato per prima a commerciare nel comune di San Miniato questo raffinatissimo tubero. Da quanto tempo l’azienda si occupa di tartufi? Il tartufo è parte integrante della storia della nostra famiglia. Già

genuina e intensa: tra gli antipasti non mancano i fegatini, le bruschette e i mille salumi toscani, dal lardo di colonnata alle salsiccine di cinghiale. Tra i primi è impossibile non menzionare la ribollita e la pappa al pomodoro; vastissima anche l’offerta di secondi di carne e di pesce, come pure i dolci

tipici. Assaporare questi piatti è un’esperienza unica, capace di emozionare chiunque si affacci in questo splendido angolo di Firenze.

agli inizi del Novecento Eugenio Gazzarrini commercializzava il tartufo di San Miniato, rendendolo noto in tutta Italia. Fu lui a rivoluzionare i metodi di conservazione del tubero, in scatolette di latta che ne lasciavano inalterato il sapore. Tale metodo fu premiato con una medaglia dall’amministrazione comunale già nell’anno 1924.

Quali prodotti proponete a base di tartufo? Attraverso i prodotti derivati siamo riusciti a destagionalizzare il tartufo proponendolo in tutte le stagioni dell’anno. Offriamo creme di tartufo, burro, olio e vari tipi di salse tartufate, che risultano ottime per la preparazione di tartine, antipasti e soprattutto di primi piatti, ma anche per insaporire carne, uova e pesce. Tutti prodotti di altissima qualità, capaci di esaltare il sapore di un piatto e renderlo unico. I tartufi di Gazzarrini hanno un sapore raffinato e inimitabile, forse il segreto è proprio l’esperienza secolare nella selezione del tartufo fresco, che si sposa con la passione e la volontà di un continuo miglioramento per soddisfare i palati più esigenti e raffinati.

Cosa può dirci dei vostri tartufi? Il più pregiato è senz’altro il tartufo bianco (Tuber Magnatum Pico): un tubero da sempre presente nelle Colline Sanminiatesi, si sviluppa da settembre a dicembre, in un terreno marnoso argilloso, in simbiosi con varie piante latifoglie, in un habitat incontaminato. Per il suo odore intenso e penetrante è stato più volte definito “cibo degli Dei”, apprezzato, cucinato e maneggiato con la maestria di un orafo dagli chef di tutto il mondo. Oltre al Bianco commerciamo anche tartufi neri, che raccogliamo in vari periodi dell’anno e tartufi marzuoli, che selezioniamo nel periodo primaverile.

Osteria Santo Spirito Piazza Santo Spirito 16/r 50127 Firenze Tel. 055 2382383 www.osteriasantospirito.it

Gazzarrini Tartufi S.n.c Via Balconevisi 19 56024 San Miniato (Pi) Tel. 0571 460047 Shop Online: www.gazzarrinitartufi.it gazzarrinitartufi@gmail.com


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Trattoria Cammillo

70 anni di storia nel cuore di Firenze

La storia della trattoria Cammillo parte da lontano: è il 1942 quando Cammillo Tesi, nonno dell’attuale titolare Chiara, decide di aprire il suo ristorante in via de’Bardi, accanto a Ponte Vecchio. Durante la guerra Bruno, militare bolognese, si innamora di Diva, figlia di Cammillo e cameriera della trattoria: l’incontro tra i due si rivela fortunatissimo anche in cucina, dove la cultura culinaria toscana e quella emiliana si sposano alla perfezione.

Dopo che i bombardamenti tedeschi distruggono il ristorante, l’attività si sposta nella vicina Borgo San Jacopo, dove si trova tuttora: non avendo più cambiato sede né gestione, Cammillo conserva la licenza originale e può cucinare la bistecca con il carbone vero. Il menù offre un’ampia scelta di piatti di cucina tradizionale ed internazionale così come i gamberi al curry con riso accompagnati dal mango chutney fatto in casa, ricetta nata

grazie alla consistente presenza anglosassone a Firenze già dalla fine dell’800. La cucina propone inoltre antipasto, primo e secondo diversi ogni giorno, ogni venerdì ci sono piatti a base di pesce fresco. La pasta fresca è quotidianamente fatta in casa, in onore alle origini emiliane di Bruno, così come il ragù all’uso di Bologna è fatto con pochissimo pomodoro. Dal piacere di far star bene i clienti è nata la voglia di accontentare anche coloro con intolleranze alimentari; il ristorante è regolarmente iscritto nelle liste dell’A.I.C (Associazione Italiana Celiachia). Da Cammillo si trova un ambiente intimo e informale, capace però di conquistare la clientela più raffinata: fin dal Dopoguerra la trattoria annovera tra i suoi clienti gli aristocratici fiorentini,

i protagonisti della vita politica italiana e i volti più noti della finanza internazionale. Trattoria Cammillo Borgo San Jacopo 57/r Tel. 055 212427 cammillo@momax.it

BAR DELL’ORSO Entrando al Bar dell'Orso, sarete accolti da una bellissima vetrina di affettati, formaggi. Ma oltre ad antipasti di salumi e formaggi, crostini, sott'olio, si possono gustare fantastici primi come polenta con ragù di cinghiale, ravioli al con tartufo, tagliatelle, pappardelle, pici, ribollita. Troverete la classica porchetta e piatti di carne cucinati in vari modi, buonissimi dolci, il tutto annaffiato da buon vino locale.

Indirizzo: Via Cassia Nord, 23, 53035 Monteriggioni SI Telefono: 0577 305074


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La vera rivoluzione è delle idee Più spazio alla creatività e al valore degli uomini, per un’industria nuova capace di unire locale e globale, senza sacrificare la propria identità di Paolo Vannini, giornalista freelance

S

e esista una data precisa dalla quale far iniziare la quarta “rivoluzione”, ormai nel lessico comune l’Industria 4.0, è l’ultimo dei problemi. Quel che conta è la sostanza: ciò che è già cambiato, ciò che prevedibilmente cambierà, come e con quali ripercussioni e prospettive per il mondo delle imprese. In Toscana, in Italia, nel mondo. Di questo tema abbiamo parlato con tre imprenditori toscani, di tre diverse province e altrettanti settori. Il quadro che ne emerge è ar-

ticolato, con diverse sottolineature ma anche con molti tratti comuni: la tecnologia che sta cambiando abitudini e stili di vita, e dunque anche la vita nelle aziende; il superamento di certi modelli di lavoro e la creazione di nuovi – con le conseguenti ripercussioni in termini occupazionali –; la necessità di sviluppare a pieno le reti di comunicazione, il digitale. E molto altro ancora. “La tecnologia sta cambiando drasticamente abitudini e stili di vita e con loro modelli di produzione

e orizzonti di mercato. Con l’internet delle cose ci sarà la capacità di connettere alla rete oggetti fisici reali, inclusi quelli sofisticati come i macchinari dell’industria”. Sono quasi un’introduzione al tema le prime parole di Simone Gori, amministratore unico di Invenisitalia di Agliana (Pistoia), nonché coordinatore del Gruppo innovazione della sezione terziario di Confindustria Toscana Nord, che può guardare a questi aspetti da un osservatorio privilegiato. “Siamo in piena rivolu-

zione anche se molti non se ne rendono ancora conto”, sintetizza Gori. Passa dall’economia digitale ogni prospettiva di un futuro sviluppo industriale? “L’economia digitale è uno dei motori della crescita nel mondo e sta crescendo anche in Europa, dove è già un pezzo importante dell’economia (si stima almeno il 6 per cento del Pil) ed è dimostrato che è portatrice di sviluppo economico, un asse fondamentale per la crescita (o decrescita) di un paese – risponde Gori –.


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Simone Gori

E’ evidente però che per migliorare le reti di comunicazione la condizione necessaria deve essere un serio piano infrastrutturale straordinario, che sappia modulare investimenti pubblici con quanto invece può venire dal settore privato”. Quanto alle nuove professionalità che serviranno e a quelle che, al contrario, potrebbero scomparire l’imprenditore pistoiese crede che “la produzione di massa che ha caratterizzato l’industria del secondo dopoguerra” verrà meno e che “l’automazione sarà la vera chiave di questo nuovo sistema”. Il risultato sarà meno occupati “nel settore manifatturiero tradizionale” ma, allo stesso tempo, “nuove professionalità che nasceranno”. Con una nuova prospettiva sui luoghi della

Risorse umane, competenze e formazione: più spazio al valore degli uomini produzione, ovvero “non più delocalizzando in quelli in via di sviluppo” grazie “all’alto livello di competenze che l’economia 4.0 richiederà”. Diminuirà “il lavoro manuale, meccanico e ripetitivo” mentre “la flessibilità garantita da una nuova tipologia di catena produttiva consentirà una conseguente elasticità negli orari e nella scelta dei luoghi di lavoro”. In conclusione: “Non certo una fabbrica senza più lavoratori, ma una fabbrica con all’interno più progettisti e creatori che operai per la produzione di massa”. Per Mauro Celli, vice presidente di A.Celli papar Spa e di A.Celli Nonwo-

vens Spa di Capannori (Lucca), il saldo creazioneperdita posti di lavoro non è “il vero problema”. Di fatto “sarà sicuramente un saldo positivo per le professionalità che si andranno a creare. L’avvento dell’era digitale sta esplodendo anche nel mondo industriale dopo aver conquistato il mercato consumer. Per chi, come noi, viene da settori definiti ‘old economy’ come quello della metalmeccanica applicata a beni industriali, si tratta di una vera e nuova rivoluzione tecnologica”. Una sfida, sottolinea Celli, da affrontare con nuovo approccio: “Serviranno

Internet delle cose, per connettere alla rete oggetti fisici reali, inclusi i sofisticati macchinari dell’industria

Mauro Celli

nuove generazioni nate e abituate a confrontarsi con i sistemi detti ‘ecodigitali’, quindi ingegneri elettronici, sviluppatori software, esperti di reti e comunicazione, integratori di realtà aumentata, ingegneri specialisti di robotica, tecnici informatici, esperti di manutenzione preventiva a distanza, ecc. Le professionalità tradizionali, come i tecnici meccanici, assemblatori e tecnici di processo, saranno costretti a imparare anche il linguaggio della meccatronica avanzata e a confrontarsi con la nuova realtà digitale. Sono ormai decenni che il nostro gruppo ha sposato questa nuova filosofia industriale e, a oggi, il mercato ci riconosce questa visione di lungo periodo”. Chi resta immobile è desti-


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Per risposte veloci e mirate serve un’amministrazione efficace capace di rinnovarsi

Michelangelo Guarducci

nato ad altro: “Per chi resta legato alla tradizione, probabilmente ci sarà una ricollocazione in aziende dedicate alla produzione di particolari meccanici per conto terzi”. Ma l’Italia nel contesto internazionale occupa una posizione di avanguardia o retroguardia? “Come al solito il sistema Paese è molto arretrato rispetto alle indu-

strie che si confrontano con i concorrenti internazionali – risponde ancora Celli sul punto –. La burocrazia e la proverbiale lentezza delle strutture amministrative locali, sono un gravissimo problema, irrisolto da decenni, per tutte le aziende italiane. Il mercato esige risposte veloci e centrate alle specifiche esigenze; quello che serve oggi, magari non servirà domani”. “Come azienda siamo presenti in diversi Paesi che vivono sull’economia del gas e del petrolio, che sono più indietro da un punto di vista tecnologico e con situazioni geopolitiche spesso delicate. Noi ipotizziamo che lo sviluppo nell’industria debba raccogliere una nuova sfi-

da: e questo approccio è nel DNA del nostro gruppo, c’è sempre stato, fin dall’inizio. Diciamo che adesso si accentua, grazie alle nuove tecnologie”. Chi parla è Michelangelo Guarducci, CEO e Vice Presidente di Sirio Sistemi Elettronici Spa di Prato. In questo caso il punto di osservazione è davvero particolare. Spiega Guarducci: “Sirio nasce nel 1984, opera una prima svolta nel 1990 grazie all’avvio del rapporto con un primario Cliente, nel 2005 coincide con il via a una forte presenza all’estero, in paesi come Kazakistan, Brasile, Iraq, Algeria, più di recente sono arrivati anche Giappone, Angola, Iran”. L’azienda studia soluzio-

ni per controllo macchinari, turbine e compressori impiegati in tutta la filiera dell’industria petrolifera e quindi utilizza ingegneri “che vanno in trasferta per la messa in servizio delle macchine”. Per farlo, oggi come domani, “servono specifiche competenze”. Quindi da questo punto di vista non cambia molto. “Creare competenze resta per noi fondamentale – conferma Guarducci –. C’è poi un aspetto che andrebbe sviluppato maggiormente, ovvero la capacità di collaborare. Noi italiani non sempre facciamo sistema come altri, per esempio la Germania; questa è una strada sicuramente da percorrere”. Un tema non nuovo, casomai solo accentuato dalla cosiddetta economia 4.0: “La nuova industria richiede sicuramente adeguamento ai tempi: conoscenza e un ‘upgrade’ di risorse sia interne all’azienda, sia esterne. Non solo competenze tecniche ma ‘softskill’. E molto spirito creativo”. Anche sul fronte occupazionale Guarducci parla con le cifre della propria azienda: “Noi abbiamo sviluppato un gruppo che nel 2005 aveva un fatturato di tre milioni e venti dipendenti, adesso i dipendenti del complesso degli stabilimenti sono centoventi in Italia e altrettanti all’estero, comprese le aziende partecipate, mentre il fatturato è salito a 17 milioni”. Come dire che i fattori dai quali dipende la creazione di posti di lavoro sono molteplici. “Contano molto le risorse umane e le competenze. Abbiamo lavorato molto sulle persone, puntando sulla formazione con la ‘SSE Academy’, un corso formativo di due mesi, full time, di laureati con stage. In parte può essere un investimento a perdere: molti li abbiamo poi assunti, altri no. Ma se si crede in un metodo di selezione, bisogna utilizzarlo”.


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Romani Francesco

Installazione e manutenzione impianti di aspirazione e condizionamento Romani Francesco si occupa di progettazione, realizzazione e manutenzione per impianti aeraulici: l’azienda, nata 10 anni fa in Val Di Nievole, offre un servizio indispensabile per aziende, PMI e strutture ricettive di vario tipo. Come nasce la vostra azienda? Dopo aver lavorato come dipendente, dieci anni fa ho creato la mia officina per diventare produttore di ciò che installo. Da allora ho cambiato tre fondi per ampliare i locali, aumentare la capacità di stoccaggio e l’offerta di impianti. Adesso l’azienda è una realtà solida, conosciuta e richiesta ben oltre i confini toscani. Quali prodotti e servizi siete in grado di fornire? Ci occupiamo di impianti di aspirazione e condizionamento di ogni tipo: aspirazione polveri, fumi ed esalazioni, cabine di verniciatura, catene di trasporto aereo, carpenterie medio leggere, impianti di condizionamento canalizzati, cappe inox e insonorizzazioni. Abbiamo un ufficio tecnico incaricato di progettare nuovi impianti e prototipare particolari da inserire in produzione su larga scala:

un servizio utilissimo sia per la l’attività di impiantistica, sia per le esigenze più particolari di carpenterie a servizio di stabili o macchinari. A chi vi rivolgete? Lavoriamo principalmente per il settore industriale: anche se il core business sono gli impianti di trattamento dell’aria, ci occupiamo anche di opere in carpenteria e compartimentazioni di zone di produzione. Abbiamo acquisito AutoCAD 2016, così da poter collaborare al meglio con tutti gli studi tecnici. Infine, abbiamo stabilito un rapporto fiduciario con moltissimi liberi professionisti nell’ambito chimico riguardante l’emissione in atmosfera, che apprezzano la puntualità e l’affidabilità della nostra azienda. Cosa può dirci sull’assistenza al cliente? L’assistenza al cliente inizia dalla proget-

tazione: la prima cosa da fare è capire cosa serve. Una preventivazione scrupolosa porta a lavori articolati, capaci però di resistere nel tempo immaginando anche l’evoluzione delle normative. A lavoro finito solitamente rilasciamo un cronoprogramma con i trattamenti per i mesi successivi, e dopo un anno generalmente mandiamo una mail dove ricordiamo al cliente come svolgere la manutenzione. L’assistenza programmata spesso ci consente anche di rimanere in rapporti con il cliente: e quando questo arriva a chiederci pareri su lavori che non ci riguardano direttamente, capiamo di aver stabilito un rapporto di fiducia che va ben oltre il contratto. Romani Francesco Impianti Aeraulici V. Palazzi 4 51034 Serravalle Pistoiese (PT) info@romaniaspirazioni.it Tel. 0573 919120 Cel. 335 5959204


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COVER STORY / INDUSTRIA 4.0 - CONFINDUSTRIA LIVORNO E M. CARRARA

Cambiare, il coraggio di andare oltre Le nuove tecnologie incontrano nuovi orizzonti e uniscono la tradizione all’innovazione. Le idee non mancano ma servono risorse e condizioni capaci di sostenere il cambiamento di Nadia Frulli giornalista “Arezzonotizie.it”

L

a crescita stimata a livello regionale va oltre a quella nazionale. L’industria 4.0, la nuova frontiera sulla quale si stanno affacciando le aziende italiane e non solo, porterà ad una vera e propria rivoluzione. “E laddove ci sono tante imprese dal profilo medio piccolo pronte a fare il grande salto, con imprenditori che decideranno di fare dell’innovazione il loro modus operandi, i risultati potrebbero essere più che positivi”. A spiegarlo è Simone Genovesi, presidente della sezione Terziario Innovativo

di Confindustria Livorno Massa Carrara. Che cosa accadrà nel giro di alcuni anni? Non è così scontato prevedere quali saranno i riflessi di questa quarta rivoluzione industriale nel tessuto economico toscano. “A livello nazionale le previsioni – spiega Genovesi – parlano di una crescita del pil da quindici a venti punti entro il 2020. Ma per la Toscana, che oggettivamente parte un po’ in sordina, le aspettative, espresse in percentuale, potrebbero essere superiori”. E proprio nei giorni in cui

il Governo dibatte sull’argomento, si comprende quanto la pervasione del digitale (ma anche dell’automazione di interi processi produttivi) nell’industria, nell’artigianato e nella piccola e media impresa possa essere un vero e proprio choc. “Il mondo dell’artigiano ad esempio, con l’utilizzo delle stampanti 3d, e presto anche di quelle in 4d – dice Genovesi – e con la connessione costante con il resto del mondo, vedrà le sue aziende diventare protagoniste. E’ una questione di nuova visione. Certo restano delle difficoltà. Ad esempio

per le imprese toscane la poca capacità di investimento coniugata con la carenza di infrastrutture materiali e immateriali rappresentano ostacoli importanti, sfide da superare”. Un esempio è l’assenza su parte del territorio di fibra ottica e banda ultra larga: “Complessivamente l’assenza di tali infrastrutture va a creare una sorta di collo di bottiglia che rischia di tagliare il 90 per cento delle opportunità e costituisce un limite enorme dal punto di vista dei mercati. Ma su questo fronte si può fare molto. Così come si può fare sul fronte del


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Simone Genovesi

sostegno alle imprese. Favorire gli investimenti con incentivi, finanziamento a fondo perduto e sistemi di questo tipo permetterebbe uno sviluppo complessivo e non a macchia di leopardo come è accaduto fino ad ora”. In tanti casi infatti la corsa all’innovazione costante è legata alla vision del singolo imprenditore. “E forse questo è uno dei vantaggi delle piccole e medie imprese, dove non esiste un management che potrebbe dimostrarsi ostativo di fronte cambiamento. E’ l’imprenditore stesso che decide delle sorti dell’azienda e se è incline all’innovazione farà il possibile per perseguirla”. Un percorso che non è detto ogni imprenditore debba fare da solo. “I rapporti con altre imprese, il legame creato e i servizi che Confindustria offre,

Nelle Pmi è l’imprenditore la vera leva dell’evoluzione dell’impresa sono volti anche a questo: a far sì che questa quarta rivoluzione industriale rappresenti una grande opportunità”. E poi c’è il rapporto con le istituzioni: “In questo campo, il rapporto con il settore pubblico è importantissimo e va coltivato. Stiamo ad esempio portando avanti un importante progetto, denominato New Deal 2.0 con il professor Paolo Dario dell’Università Sant’Anna di Pisa, che mostra come pubblico, privato e organismi di ricerca possono lavorare insieme per permettere questa svolta epocale. Anche il pubblico infatti ha bisogno di andare avanti, per farlo deve puntare sulle eccellenze e non può prescindere dai privati e

dal settore della ricerca”. E di privati, di imprenditori che hanno già fatto dell’innovazione il loro modo di lavorare e di far crescere l’impresa, ce ne sono già molti. Lavorano nei settori più disparati, hanno storie diverse alle spalle, in alcuni casi hanno mantenuto uno stretto rapporto anche con la tradizione, ma nel loro operato c’è un unico comun denominatore: la propensione a innovare strumenti, processi e metodologie di lavoro. Progettano, realizzano e mettono in opera sistemi che vengono utilizzati in ambito spaziale. Un settore per alcuni aspetti “precursore” della rivoluzione che caratterizza l’industria 4. A raccontare l’e-

Per uno sviluppo più diffuso occorrono incentivi capaci di sostenere le imprese nei nuovi percorsi

David Zolesi

sperienza di Kayser Italia è David Zolesi executive officer di dell’azienda fondata da Valfredo Zolesi 30 anni fa e che da allora ha partecipato a molti programmi spaziali. “Il settore dell’aerospazio – sottolinea Zolesi – in alcuni punti chiave ha precorso i tempi. In particolare per quanto riguarda la robustezza dei sistemi, intesa come capacità di non subire danni dovuti da fattori esterni. E anche la capacità di interconnessione con altri sistemi si rivelata un elemento imprescindibile nel tempo”. Elemento questo dell’interconnessione che in questa nuova rivoluzione industriale rappresenta un cardine. “Per capire meglio questi aspetti può essere di aiuto un esempio noto al grande pubblico – prosegue Zolesi –,


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Interconnessioni, tra sistemi, tra soggetti diversi, tra diverse prospettive: questa la forza anche del Sistema confindustriale

Manrico Gemignani

quello della sonda di Rosetta. Lanciata dall’Agenzia Spaziale Europea dodici anni fa, di per sé ha ormai una tecnologia vecchia, ma per poter fare quello che è stato fatto nel tempo sono state usate tecniche che hanno permesso di mantenere sempre aggiornato tutto il sistema”. Questa nuova rivoluzione industriale richiede nuove competenze, specifiche. “Siamo di fronte ad un modo diverso di pensare un servizio, un modello di business che coniuga aspetti differenti tra loro. A livello culturale siamo

pronti a fare questo salto, ma mancano strutture e progetti di aziende italiane che possano avere un impatto globale. Al sistema Paese mancano capacità di sviluppare percorsi specifici. Rispetto ad altri paesi siamo in ritardo per quanto riguarda gli investimenti pubblici. Perché spesso mancano le azioni che vanno a sostenere le aziende che puntano tutto sull’innovazione”. Intanto le aziende possono puntare ai bandi europei, come Horizon 2020: “Bando al quale abbiamo partecipato e abbiamo vinto. In questo caso con un progetto totalmente in linea con quanto i processi tipici dell’industria 4.0, nel quale l’analisi dei dati è risultata importante”. Kayser Italia, infatti ha dato il via ad un progetto che consiste nel monitoraggio delle radiazioni provenienti dal Sole e sulla valutazione del loro impatto sul power grid. “Gli ingredienti principali – conclude Zolesi – sono creatività e competenze tecniche.

Di pari passo però dovrebbero esserci azioni che vadano a sostenere le industrie. In altri Paesi europei ci sono molti esempi, la Germania su questi temi, ad esempio, è molto avanti”. Dallo spazio alla terra, tra tradizione e innovazione. E’ questa la storia raccontata da Manrico Gemignani. Un’esperienza particolare che ha portato la Sa.Ge.Van. marmi Srl - in qualità di azienda che commercializza i marmi della Gemignani e Vanelli marmi Srl – ad introdurre da circa otto anni un nuovo sistema di interazione tra il magazzino gestito da back office (pc in ufficio) e front office (palmari industriali sostituiti poi da smartphone). “Il nostro settore è legato alla tradizione, è vero – spiega Gemignani – ma l’innovazione è possibile e necessaria. E’ dato da queste premesse il progetto che ci permette di vendere online i nostri marmi. E ci permette di raggiungere clientele di paesi con i quali prima non

riuscivamo ad avere rapporti di lavoro”. La storia è partita otto anni fa ed è sempre in divenire, come vuole la natura dell’innovazione. “Nel portale ci sono fotografie che riproducono lucentezza e brillantezza dei marmi in modo estremamente fedele. E oggi i blocchi sono mostrati anche in tre dimensioni. Questo ci permette di movimentare il meno possibile le lastre, evitando così i rischi e i costi”. Oggi esiste anche un’app che permette ai potenziali clienti di visualizzare direttamente sullo smartphone i prodotti. Seduti comodamente al pc possono anche visualizzare in tempo reale i marmi presenti dei magazzini e scegliere. Una volta portato a termine l’acquisto possono anche seguire il percorso del marmo fino all’arrivo a destinazione. Nel dettaglio è stato creato un barcode che permette di seguire i materiali attraverso le diverse fasi (dall’acquisto o estrazione, alla produzione interna o esterna, alla consegna al Cliente e al post vendita) “Un sistema che ci ha permesso di lavorare nei mercati Statunitensi, Canadesi e Australiani, oltre che in Europa”, spiega Gemignani “E allo stesso tempo ci ha permesso di ridurre i viaggi verso mete difficili o pericolose”. In questo modo le nuove tecnologie, l’innovazione, si coniuga con la tradizione. Un risultato possibile anche grazie ai supporti delle istituzioni: “Nel nostro caso – racconta Gemignani – siamo riusciti a reperire bandi, proporre il progetto e ottenere anche un sostegno”. Un esempio di come la quarta rivoluzione industriale possa avere risvolti estremamente positivi anche in settori che, pur mantenendo ben ancorate le proprie radici, possono scoprirsi votati all’innovazione. Un esempio di come, quando il settore pubblico riesce ad offrire dei supporti, si possano cogliere al volo le opportunità.


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Ristorante W.O.W. Una finestra sul mondo della buona cucina Il ristorante WOW si trova su un colle che sovrasta Montecatini Terme, e prende il nome (WOW, Windows on The World) proprio dal meraviglioso panorama che offre: la sua veranda si affaccia sulla piccola cittadina termale offrendo uno scorcio estremamente suggestivo. WOW è raggiungibile anche con la storica funicolare che, partendo dagli stabilimenti termali, arriva in pochi minuti a Montecatini Alto. Scorci e spostamenti suggestivi non riescono comunque a mettere in secondo piano la proposta gastronomica dello chef Alessandro Giuntoli: piatti ispirati alla stagionalità, una selezione dei migliori vini italiani e un modo di cucinare semplice ma intenso riescono ogni volta a conquistare i palati dei clienti, trasformando ogni pasto in un’esperienza indimenticabile. La possibilità di ospitare cerimonie, cene di lavoro e pranzi natalizi rendono WOW uno spazio perfetto per ogni occasione.

Ristorante WOW Via Guermani, 2, 51016 Montecatini Terme PT Tel. 0572 911381

Il Francescano La trattoria del buon ricordo Il Francescano è una trattoria storica di Firenze, presente dal 1956 in Largo Bargellini, sul lato destro della basilica di Santa Croce. Radicatissima nel quartiere, la trattoria è stata per decenni il punto di riferimento dei bottegai di Santa Croce e Sant’Ambrogio, che andavano regolarmente a pranzarci. Anche gli attori di scena al Teatro Verdi, an-siosi di scoprire i piatti fiorentini, sono diventati assidui frequentatori del locale. È pro-prio l’attenzione alla cultura gastronomica della città il punto di forza de Il Francesca-no, che ancora oggi propone un menu a chilometro zero, capace di abbinare fornitori locali a standard di qualità elevatissimi. Il Francescano può anche vantare una cantina di vini internazionale per respiro e qualità, dove ovviamente primeggiano i più gustosi vini prodotti in Toscana.

Ristorante Trattoria il Francescano Largo Piero Bargellini 16 50122 Firenze Tel. 055 241605

www.ilfrancescano.com

Baldovino Bistrot Il primo vero Bistrot di Firenze Baldovino Bistrot è il Bistrot polifunzionale che ti ospita per tutte le tue esigenze: dal pranzo con piatti tradizionale della cucina toscana e nazionale al caffè pomeridiano; dall’incontro di lavoro al break con le caratteristiche "tapas" del Baldovino. La sera Baldovino si trasforma e diventa un caldo e intimo ritrovo, ideale per una cena romantica o per un evento privato, da vivere sorseggiando un calice di vino o gustando il nostro menù di pesce. Inoltre, dal mercoledì al sabato il Baldobar è lo spazio ideale per chiudere la giornata di lavoro gustando con un aperitivo tematico; da gustare nella pedana esterna coperta, a pochi metri dalla statua di Dante e dalla meravigliosa Piazza Santa Croce.

Baldovino Bistrot Via S. Giuseppe, 22R, 50122 Firenze Tel. 055 241773

www.baldovinobistrot.com


a cura di MGA COMUNICAZIONE

IES | settembre-dicembre 2016 | Pagina 68

Villa Humbourg

Un´azienda fra tradizione e innovazione

Valorizzare un prodotto toscano di eccellenza: olio extravergine di oliva IGP Toscano

Nel mezzo del paesaggio più caratteristico del Chianti, fra dolci colline di cipressi ed uliveti, si trova Villa Humbourg, una società agricola specializzata nella produzione

di olio extravergine di alta qualità. Perché vi definite un´azienda fra tradizione ed innovazione? Siamo i discendenti di famiglie che da secoli si occupano di cultura dell´olivo e la sede dell´azienda è un’antica villa abitata fin dal medioevo; ci sentiamo responsabili di

Oscar Tintori Il paradiso degli agrumi

Da tre generazioni, Oscar Tintori abbina l’amore per le piante della tradizione toscana con le esigenze degli appassionati al mondo degli agrumi, senza mai perdere d’occhio le nuove frontiere offerte per coltivare e curare le piante nel modo più naturale e moderno possibile. Come nasce la passione per gli agrumi? Dal 1950 l’area pesciatina si è dedicata alla produzione di fiori recisi: fin da allora la nostra famiglia si specializzò nella flo-

ricoltura. Il nonno Oscar coltivava alcune piante di limone per hobby ed il successo che riscuotevano lo convinsero a orientarsi sempre di più verso la coltivazione di agrumi. Oggi la nostra collezione raccoglie oltre 400 va-

questa tradizione e della difesa del paesaggio toscano, dove cultura e natura si intrecciano da secoli. Ma guardiamo anche al futuro: pratichiamo le più innovative tecniche di raccolta delle olive e di mantenimento dell´olio, e abbiamo ormai clienti fedeli in tre continenti. Quali sono i vostri prodotti di eccellenza? Anzitutto l´olio extravergine IGP Toscano Villa Humbourg, garantito dal Consorzio fiorentino dell’IGP Toscano e premiato nel concorso internazionale di Zurigo nel 2014.Il nostro IGP presenta un gusto equilibrato e ricco, con un profumo caratterizzato da sentori di erba, carciofo e mandorla, con un colore intenso e brillante. Anche l´olio mono varietale è veramente interessante per i consumatori più raffinati: un gusto deciso che valorizza sia le ricette tradizionali della regione che quelle più innovative. Grazie all´effetto antiossidante dei polifenoli il nostro olio è raccomandato anche per usi cosmetici: perciò l’abbiamo utilizzato anche per creare una linea cortesia ( sapone, crema corpo, gel doccia, shampoo ) e crema viso e crema mani.

rietà che custodiamo e riproduciamo per tutti gli appassionati. In che modo assistite i vostri clienti nella manutenzione degli agrumi in vaso? Un servizio molto amato è La Limonaia di Oscar, ovvero il ricovero degli agrumi presso le nostre serre per piante sofferenti che necessitano di cure specializzate, oppure per il semplice ricovero durante la stagione invernale. Forniamo anche assistenza tramite operazioni di manutenzione a domicilio in tutta Italia (rinvasi, potature, concimazioni e trattamenti antiparassitari), oltre che consulenze gratuite telefoniche e via WhatsApp su quesiti tecnici della coltivazione. Quali sono le attività che proponete per i prossimi mesi? Il servizio più richiesto per la stagione fredda che si sta avvicinando naturalmente è il ricovero invernale. Inoltre il nostro ‘Giardino degli agrumi’ rimane aperto per visite guidate ed eventi. Il giardino è infatti una cornice perfetta per ospitare

Quando si può visitare l´azienda? Noi siamo in azienda tutto l´anno e i visitatori sono benvenuti nel nostro agriturismo o nella nostra villa, dove il lusso del confort moderno si sposa nuovamente con la tradizione architettonica toscana, un vero tuffo nel passato aristocratico. Via Bagnano, 205, 50052 Certaldo FI Tel. 339 6427525 www.villahumbourg.it

eventi aziendali, celebrare matrimoni e ricorrenze o semplicemente soddisfare la curiosità di esperti e amanti degli agrumi. Venite a trovarci, vi aspettiamo.

Oscar Tintori Vivai e il Giardino degli agrumi Via del Tiro a Segno, 55 51012 Pescia (PT) Tel. 0572 429191 WhatsApp: 393 8399488 info@oscartintori.it Facebook: ‘Oscar Tintori Vivai’ www.oscartintori.it www.giardinodegliagrumi.it


a cura di MGA COMUNICAZIONE

IES | settembre-dicembre 2016 | Pagina 69

Fattoria Ramerino Olio Extravergine di oliva toscano biologico

La Fattoria Ramerino si trova sulle colline di Bagno a Ripoli, a sud di Firenze, territorio ideale per la coltivazione dell’olivo; lo dimostrano le piante secolari che caratterizzano il panorama della tenuta, come pure gli utensili rinvenuti nei locali agricoli,

come le macine in pietra ed il “guadagnólo”. Proprio quest’ultimo, un orcio di terra cotta che serviva ai frantoiani per recuperare il prezioso “oro verde”, diventa il simbolo della nuova gestione dell’azienda, dal 2000 di proprietà della famiglia Alampi. L’attenzione alla qualità, il rispetto delle tradizioni e l’interesse per l’innovazione oltre ad un culto appassionato verso l’olivo ed i suoi frutti rappresentano alla perfezione questa nuova gestione: nel 2004 Fattoria Ramerino ottiene la certificazione biologica. Un passaggio inevitabile per un’azienda che fin dalla nascita ha voluto impegnarsi in progetti territoriali di sviluppo, promuovendo la filiera corta e praticando processi produttivi sostenibili per l’ambiente e le persone. Da oltre dieci anni, i ricono-

scimenti e i premi regionali, nazionali ed internazionali si susseguono, e non potrebbe essere altrimenti: l’olio è ottenuto grazie ad un impegno costante e ad una particolare attenzione al buon mantenimento del suolo e degli olivi centenari presenti in azienda. Il processo produttivo è costantemente monitorato: dal controllo quotidiano dei 5500 olivi della tenuta fino all’imbottigliamento, studiato per ridurre la naturale ossidazione e favorire la conservazione del sapore e dell’odore originale più a lungo possibile. I cinque prodotti in commercio spiccano per qualità: all’esame olfattivo il fruttato è piuttosto intenso di oliva verde e erba fresca, mentre

all’assaggio esprime note di piccante e amaro in buon equilibrio tra loro; il colore è verde con sfumature tendenti al giallo che si intensificano con il trascorrere del tempo. Fattoria Ramerino offre su richiesta degustazioni in loco, e guida il cliente nella scelta di acquisto più indicata per le sue esigenze: perché dalla regalistica aziendale al consumo familiare, puntare sulla qualità è sempre la scelta migliore.

Fattoria Ramerino Via Roma, 404 50012 Bagno A Ripoli FI Tel. 055 631520 www.fattoriaramerino.it info@fattoriaramerino.it Facebook: Fattoria Ramerino

Fattoria la Torre Vigneti, olio d’oliva e attività venatoria

mento di bovini da carne.

Il vecchio commendatore Alvaro Angiolini, grande appassionato di caccia, acquistò questa tenuta agli inizi degli anni ’60; già allora il territorio era noto per la sua grande vocazione vitivinicola e una fauna particolarmente adatta per l’attività venatoria.

Oggi la Fattoria la Torre conta una superficie di 350 ettari, di cui 50 a vigneto nelle denominazioni San Gimignano e Chianti Colli Senesi. L’azienda produce una bella varietà di vini tipici, un eccellente olio extravergine di oliva e dispone di un piccolo alleva-

La produzione agricola si è ovviamente adattata alle nuove esigenze di mercato, introducendo vitigni nuovi e diversi dai tradizionali e creando nuovi prodotti per un pubblico sempre più esigente in fatto di vino.

si spontaneamente. Alla Fattoria la Torre si pratica la caccia con un criterio di sportività, come una volta: appostamenti fissi per gli ungulati ed ambienti appositamente mantenuti per la selvaggina stanziale permettono ad un cacciatore di trascorrere una giornata venatoria d’altri tempi.

L’attività venatoria invece, con un certo vanto è rimasta invece del tutto tradizionale. La conservazione del territorio, quindi dell’habitat naturale, consente agli animali selvatici di riprodur-

Fattoria la Torre Località “La Villa” 53037 San Gimignano - Siena Italia Tel. 0577 946013 info@latorrefattoria.it


a cura di MGA COMUNICAZIONE

IES | settembre-dicembre 2016 | Pagina 70

Frama Srl

Specialità gastronomiche fiorentine dal 1985 In tempi di globalizzazione, l’attenzione verso le tradizioni gastronomiche locali è un fenomeno in fortissima ascesa. Anche la cucina fiorentina sta vivendo questa riscoperta, e sempre più persone cercano quei sapori tipici capaci di proiettarci nella Firenze di qualche decennio fa. Da oltre trenta anni, la società Frama si occupa di preparare, cuocere e confezionare prodotti di questo tipo. Franco Falli, cofondatore dell’azienda, ci racconta la storia della sua azienda, una vera e propria passione di famiglia. Quando inizia la vostra attività? Dopo aver fatto esperienza nel settore delle carni grazie a mio padre Carlo Alberto, nel 1985 ho creato con mio fratello Marco la Fra. ma s.n.c, un’attività di lavorazione di zampe bovine; con il tempo abbiamo esteso la nostra attività alla cottura e lavorazione di stomaci, lingue, musetti, nervetti e guance. Dal 1990 abbiamo acquistato anche il piano superiore del fondo e abbiamo potuto avviare la produzione di altri prodotti locali: trippa alla fiorentina, lampredotto, etc. Quindi, vi occupate di prodotti tipici della cucina fiorentina? Esattamente. Oramai possiamo dire di saper preparare di tutti i piatti caratteristici della nostra tradizione: la pappa al pomodoro, lo “stracotto di guancia”, il “peposo” e molti altri. Acquistare i nostri prodotti è anche un modo

per riscoprire la cucina fiorentina in tutta la sua semplicità e genuinità. Cosa può dirci sulla conservazione dei prodotti? Il confezionamento di queste specialità in vasetti di vetro sterilizzati ci ha permesso di produrre alimenti che possono essere mantenuti a temperatura ambiente per lunghi periodi senza utilizzare conservanti, antiossidanti eccetera. Questa caratteristica ci facilita il commercio con l’estero. Abbiamo inoltre allestite uno shop online, utilissimo per acquistare i nostri prodotti o preparare idee regalo per familiari, colleghi e amici. Frama Srl Via Stagnaccio Basso,37/39 50018 Scandicci –Firenze www.labottegadeltrippaio.com


Trattoria - Forno a Legna

In FIRENZE dal 1875, la Trattoria Le Antiche Carrozze vi delizierà con una cucina semplice ed antiche ricette, profondamente legate ai prodotti che fanno preziosa la terra di Toscana, come l’olio, i salumi, le verdure, i formaggi e le carni rigorosamente selezionate dai proprietari. Ogni piatto, che vi sarà servito nelle nostre tradizionali antiche salette, sarà accompagnato dall’ampia proposta di vini della cantina, a vostra disposizione con diverse etichette regionali e nazionali.

Vi proporremo sapori e profumi davvero entusiasmanti nel nostro ristorante nel centro di Firenze, dove potrete gustare tutte le preziosità della gastronomia tipica toscana! Salette dai colori caldi, vi accoglieremo in una familiare e romantica atmosfera. Ai sapori della tradizione toscana e ai dolci di nostra produzione si accostano poi le prelibate pizze dell’antica tradizione napoletana, cotte al forno a legna e preparate con cura dai nostri esperti pizzaioli nella rinomata pizzeria del ristorante.

APERTO tutti i giorni dalle 11:00 alle 24:00 Borgo SS Apostoli, P.zza Santa Trinita, 50123 Firenze Tel/fax: +39 055 2658156 info@leantichecarrozze.it | www.leantichecarrozze.it


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Ies Industria e Sviluppo n.3 2016 - Industria 4.0, il futuro è già qui  
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