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LA TOSCANA e la sfida delle tre "i" I Editoriale

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olete costituire una nuova società? Sedete al tavolo del vostro ufficio o della vostra abitazione, collegatevi tramite il vostro PC con il portale dedicato, e aprirete la vostra nuova attività. È giunta l'ora di pagare le tasse? Collegatevi con il portale dedicato, e pagherete quanto dovuto. Avete comprato un'auto e la dovete registrare? Rimettetevi a sedere davanti al vostro pc, e lo farete. Volete vedere le vostre analisi mediche e i dati sanitari? Potete immaginarvi da soli cosa fare. Siamo sulla Luna? No. Siamo in Estonia. Un numero di abitanti pari a quello della città di Milano, ovvero poco più di un terzo della Toscana. Un’estensione geografica pari alla somma di Toscana ed Emilia-Romagna. E uno dei governi che ha dato in Europa il massimo impulso all'innovazione tecnologica, sia dal lato delle imprese che dal lato dell'amministrazione pubblica e dell'apparato burocratico. Tre numeri danno la misura di cosa sia davvero una società innovativa. Dal lato delle imprese, l'Estonia con appena 1,3 milioni di abitanti ha generato ben quattro società “unicorno”, ovvero società che sono riuscite in pochi anni a conseguire una capitalizzazione di borsa superiore ad un miliardo di dollari, e che ormai sono localizzate e quotate in varie parti del mondo. Si tratta della famosa Skype per i collegamenti telefonici audio e video via internet, della Playtech che produce il software per i giochi online, della TransferWise che opera nel settore dei servizi per il trasferimento online del denaro, e della Taxify nata sei anni fa per iniziativa di un diciannovenne. Taxify è una app per la gestione di flotte di taxi, ad oggi l'unica vera concorrente di Uber. Quattro “unicorni”, quattro imprese innovative. Dal lato della burocrazia, l'Estonia ha il 78,1 per cento della propria burocrazia digitalizzata (dati 2018): la media europea è del 57,5 per cento. Dal lato della crescita economica, anche non considerando il contributo economicofinanziario delle imprese innovative, la sola digitalizzazione della burocrazia estone ha consentito un risparmio nel settore pubblico di circa il 2 per cento del PIL. Pur non facendoci incantare dai numeri (i problemi del Governo di 1,3 milioni di persone non sono uguali a quelli del governo di 60 milioni di cittadini), l'esempio estone è emblematico di quali siano le conseguenze economiche e civili di una società basata sull'innovazione, a partire dal sistema scolastico fino alla penetrazione della tecnologia

nel sistema produttivo. Il Presidente della repubblica estone è una donna di 49 anni, Kersti Kaljulaid, eletta quando ne aveva 46. In una recente intervista al settimanale tedesco Der Spiegel, alla domanda se gli imprenditori estoni sono più creativi dei loro colleghi in altri paesi, Kersti Kaljulaid ha risposto: «La differenza è meno legata alla creatività degli imprenditori. È il governo che è più innovativo». L'assessore alle Attività Produttive Stefano Ciuoffo della regione Toscana ci descrive una realtà imprenditoriale un po' diversa da quella estone. Parla di una diffusa inca-

“ L'INNOVAZIONE TECNOLOGICA CRESCE SEMPRE PIÙ RAPIDAMENTE E COSÌ LA CONCORRENZA: CHI RIMANE INDIETRO RISCHIA DI NON FARCELA ”

pacità «dei nostri imprenditori di andare oltre la creatività personale e affidarsi alla tecnologia». Parla di un «basso tasso di scolarizzazione». Parla delle difficoltà a trovare personale adeguato alle esigenze richieste dal processo di digitalizzazione del sistema produttivo. Come sempre, la realtà non è mai descrivibile utilizzando i soli colori del bianco e

del nero. Tutto è più sfumato, la gamma dei grigi è tendente all'infinito. Pure in Toscana esistono realtà industriali, soprattutto di grandi dimensioni, aperte all'innovazione non solo di prodotto, ma anche di processo. Con significative applicazioni del programma Industria 4.0, con maggiori attenzioni all'economia digitale, con la propensione a guardare le realtà più avanzate presenti nel vasto mercato mondiale nel quale debbono operare. Ma l'innovazione, prima di essere un investimento finanziario o un accrescimento delle linee di prodotto, rimane pur sempre una cultura, un modo di concepire l'impresa e il suo rapporto con il mondo della conoscenza e con il mercato finale. E su questo piano ancora debbono essere fatti, anche in Toscana, passi significativi per non rimanere indietro rispetto alla tempestività e alla velocità dell'economia digitale. Se l'innovazione tecnologica cresce sempre più rapidamente, anche la concorrenza cresce rapidamente nell'acquisire la conoscenza e trasformarla in prodotti per il mercato. Chi rimane indietro rischia di non farcela più a colmare la distanza. Il problema del ritardo non riguarda solo le imprese, ma anche lo Stato. La stessa presidente dell'Estonia riconosce che nel mondo contemporaneo anche alcune prerogative pressoché esclusive dello Stato (l'identità dei propri cittadini) rischiano di essere vissute come obsolete se gli Stati nazionali non si adeguano rapidamente al mondo digitale: «Nel mondo digitale, Facebook e Google sono i maggiori provider di identità. E i loro account cliente aprono l'accesso a ulteriori servizi. Ma non possiamo lasciare la questione dell'identità digitale alle aziende. Questo è un campo che i governi devono recuperare». Se lo spazio da percorrere per molte imprese toscane nel loro cammino digitale è ancora importante, non meno importante è lo spazio da percorrere a livello nazionale. All'interno di questo numero di IES potete trovare il richiamo al Digital Economy and Society Index della Commissione europea, che consente di misurare le prestazioni digitali di ogni paese europeo secondo cinque dimensioni: connettività, capitale umano, uso di Internet, integrazione della tecnologia digitale, servizi pubblici digitali. Ebbene, l'Italia è al 25° posto su 28 paesi. Se andiamo ad analizzare l'integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese, l'Italia si colloca al 20° posto su 28. Nulla è perduto. Purché si acceleri il passo.

Giugno-Settembre 2019 2019 / IES / 5 Giugno-Settembre

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Ies Industria e Sviluppo n.2 2019 - La Toscana e la sfida delle tre "i" (innovazione)  

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