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CONFINDUSTRIA TOSCANA NORD

LA TOSCANA e la sfida delle tre "i" I Cover Story

P

untano tutto sul futuro. Perché oggi è già domani e perché solo così, anticipando quelli che saranno i prossimi bisogni e le richieste della clientela che verrà, potranno essere competitivi e continuare a crescere. Sono gli imprenditori votati all'innovazione, quelli che all'interno della loro azienda hanno deciso di sviluppare un vero e proprio “settore” dedicato alla ricerca e allo sviluppo. Una caratteristica speciale, quella di guardare verso l'orizzonte più lontano, che sembrano averla scritta sul Dna. Lo racconta anche Luca Querci, dell'azienda Cormatex di Prato costruttrice di macchinari tessili. “La nostra azienda produce macchine tessili, lo facciamo da tre generazioni. L'azienda infatti è nata nel 1938 con lo sviluppo del distretto tessile pratese. Da allora a Prato si è sviluppato un settore meccanotessile ad oggi molto attivo”. Quanto è importante l'innovazione? “Per noi l'innovazione è diventata fondamentale. Lo è sempre stata, perché la nostra è una specie di realtà artigianale che modella, quasi la cucisse addosso, la propria tecnologia sulle richieste dei clienti. Le nostre dimensioni e un DNA che è proprio del tessuto industriale di questa zona a vocazione tessile, ci ha sempre portato a personalizzare molto le soluzioni tecnologiche. Tanto che oggi possiamo dire che storicamente è stata una delle nostre peculiarità quella di seguire di volta in volta un’esigenza specifica”. Quali sono i prodotti che hanno richiesto più impegno in termini di ricerca e innovazione? “Noi ci occupiamo di due comparti, tessuto non tessuto e filatura cardata. Negli ultimi 15 anni abbiamo moltiplicato i progetti soprattutto nel comparto che ha offerto più stimoli all'innovazione, quello del tessuto non tessuto. Nel 2006, ad esempio, abbiamo colto un'opportunità importante creando per il tessuto non tessuto una tecnologia che permettesse non solo di lavorare fibre vergini ma anche di processare e trasformare materiali di scarto di altri processi industriali, materiali fibrosi e non fibrosi, dall'abbigliamento usato agli scarti di poliuretano dei materassi, fino alla triturazione di pneumatici a fine vita. Con la nostra tecnologia diamo concretezza all'economia circolare. Rimane il nostro impegno, comunque, anche per il più tradizionale comparto del cardato”. C'è stato qualche caso particolare? “Certo, molti. Ad esempio, un cliente si è rivolto a noi perché aveva un problema importante di gestione degli scarti di lavorazione dei materassi, lattice e poliuretano.

“ LA TECNOLOGIA

AIUTA LE IMPRESE A RESTARE COMPETITIVE

Grazie alla nostra linea pilota abbiamo fatto dei test e convertito questi scarti in nuovi materiali. Abbiamo capito che aveva caratteristiche buone per essere reinserito all'interno del materasso. Addirittura, le performance si sono rivelate così interessanti da spingere l'azienda nostra cliente a lanciare una linea ‘green’, che si basa sul riciclo. Il cliente in casi come questi fa un investimento da un milione e mezzo a tre milioni per acquistare un processo e una tecnologia che gli permetta di offrire sul mercato prodotti innovativi”. Ma cosa c'è dietro ad ogni progetto innovativo? “Sicuramente tanto lavoro, ricerca e creatività. Abbiamo investito vari milioni in una linea pilota che continuiamo ad aggiornare con innovazioni tecniche e investimenti in beni materiali e immateriali. Noi studiamo soluzioni speciali per esigenze particolari, cosa questa che ci differenzia dalle multinazionali tedesche e francesi che avendo strutture e costi operativi maggiori dei nostri scontano la necessità di selezionare i progetti su cui lavorare”. Oltre alle multinazionali, quali sono i vostri competitor? “L'altro grande competitor è il mondo emergente della meccanica che arriva dal Far East, Cina in primis che sta crescendo anche in qualità, ma non ha per cultura o per mancanza di esperienza quel rapporto speciale che riusciamo a creare noi con i clienti. Abbiamo un solo rammarico: le

Luca Querci

nostre tecnologie sono destinate nel 95 per cento dei casi ai mercati esteri (Usa; Europa, in particolare paesi scandinavi, Germania e Francia; Cina), in Italia invece vendere è più difficile. Da un lato non ci sono condizioni che favoriscano la manifattura, dall'altro è difficile fare impresa o pensare ad un investimento da milioni di euro in un impianto perché non si hanno certezze sui ritorni. Tassazione e normative spesso ambigue, rendono rischiosi questi investimenti”. Le tematiche dell'industria 4.0 sono valide a livello mondiale e sono anche trasversali. C'è stata una trasformazione epocale nel modo di fare industria con la nuova rivoluzione digitale “E non si deve pensare solo al prodotto finale: l'innovazione è un elemento importante della catena del valore, e spesso è rappresentata dagli aspetti logistici", spiega

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Ies Industria e Sviluppo n.2 2019 - La Toscana e la sfida delle tre "i" (innovazione)  

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