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Grow Up

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Grow Up Applicazione per ortisti urbani

Studente Silvia Danese Matricola 273171 Sessione di Laurea Aprile 2013

Relatore Katerina Dolejsova Correlatore Natale Lionello

UniversitĂ  Iuav di Venezia FacoltĂ  di Design e Arti Corso di Laurea Magistrale in Design Comunicazioni Visive e Multimediali Sessione di Laurea Aprile 2013


Tesi di laurea

Corso di laurea specialistica o magistrale in

Titolo tesi di laurea

Grow Up. Applicazione per ortisti urbani.

Cognome e nome

Danese Silvia

Matricola n.

273171

Anno accademico

2011/2012

Relatore

Ing.arch. Katerina Dolejsova Firma

Correlatore

Dr. Natale Lionello

Sessione di laurea

Aprile 2013

Firma


indice

Abstract

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Introduzione

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I Contesto 1.1 L’agricoltura biologica oggi

17

1.2 Definizione, sviluppo e caratteristiche

17

1.3 Il Concetto di agricoltura biologica

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II Analisi 2.1 L’orto in città. Un fenomeno in crescita

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2.2 Il ruolo degli orti

33

2.3 L’orto nel mondo

33

2.4 L’orto in Italia

36

III Lo stato dell’arte 3.1 Strumenti cartacei: le riviste

40

3.2 Strumenti cartacei: i libri

45

3.3 Strumenti digitali

50

3.4 Da Farmville a Grow the Planet

57

3.5 Grow the Planet

60

IV Casi studio 4.1 Casi studio sui dispositivi mobili

71

4.2 La visualizzazione su mobile devices

85

V Progetto 5.1 Target

91

5.2 Scelta del supporto

93

5.3 Sviluppo del concept

94

5.5 Interfaccia

98

5.4 Struttura applicazione

118

Conclusioni

155

Bibliografia

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Abstract

C’è chi lo fa per necessità, per tamponare così alle conseguenze della crisi; ma sempre più spesso si tratta semplicemente di appassionati del mangiar sano e dell’aria aperta, ‘contadini per caso’ che dopo il lavoro si cambiano d’abito e imbracciano zappa e rastrello. Si parla di agricoltura urbana: una crescente attenzione si è sviluppata infatti nell’ultimo decennio verso argomenti quali il cosiddetto ‘km zero’, l’agricoltura urbana, gli orti domestici, le coltivazioni biologiche, e le tecniche agricole ‘soil-less’. Le persone che si dedicano a questa attività sono per lo più persone che hanno una maggiore familiarità con le tradizioni contadine, uomini di mezza età o pensionati che si dedicano alla cura dell’orto per diletto. La realtà è che ci sono molte persone che ignorano le più basilari tecniche di coltivazione. Abitando in città non si è abituati ad occuparsi di coltivazione e quindi mano a mano, questo antico sapere sta andando perso, e i giovani non hanno alcuna motivazione nel cominciare ad approcciarsi a questo mondo, non avendo il tempo, lo spazio e le conoscenze adatte. Da questa analisi scaturisce la necessità di riuscire a creare uno strumento che insegni a coltivare. L’obbiettivo è quello di riuscire ad avvicinare i giovani alla natura, alla coltivazione biologica. Per farlo è necessario dare degli strumenti semplici, che permettano di seguire passo passo l’utente, mettendolo nella condizione di imparare nuove cose in modo veloce e chiaro. Per fare questo è necessario scegliere un medium che possa raggiungere gli utenti, qualcosa che sia a disposizione per tutto il giorno. Perciò la scelta è ricaduta su un’applicazione per smartphone. Qualcosa con cui l’utente possa interagire, informandolo in tempo reale sullo stato della coltivazione, e sui metodi migliori per occuparsi delle piante. Da questa riflessione nasce Grow Up, l’app per ortisti urbani. Questa app si occupa specificatamente di persone che vivono in appartamento o che hanno a disposizione piccoli spazi per la coltivazione: balconi, terrazze e tetti. Normalmente l’assenza di uno spazio, come un giardino, è l’ostacolo maggiore per la creazione di un orto. L’applicazione dovrà fornire un aiuto su misura per il tipo di spazio e per la quantità di tempo che ha a disposizione

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l’utente. In questo modo si possono aiutare in modo mirato gli utenti, dando loro l’opportunità, nonostante abitino in città, di potersi cimentare nella costruzione di un orto, anche se in vaso. L’applicazione potrà per l’appunto – con l’inserimento di opportune specifiche al momento della configurazione dell’orto – aiutare nella cura degli ortaggi, suggerire quali sono i più consigliati in un determinato periodo dell’anno e, ancora più importante, aiutare a ricordare le mansioni da svolgere, che siano esse l’annaffiatura o l’esposizione al sole. Per facilitare la coltivazione si potrà seguire una sorta di crescita in tempo reale di ogni ortaggio, in modo che l’utente possa trovare un riscontro alla sua attività e confrontare le azioni 'reali' con quelle 'simulate' dall’applicazione. Una sezione di rilevante importanza sarà quella dedicata all’apprendimento. Non si tratta di schede di approfondimento che potrebbero non essere mai consultate, ma di lezioni semplici e non banali che accompagneranno l’utente da un 'livello base' fino al 'livello esperto'. Saranno brevi e puntuali, classificate secondo un metodo propedeutico che introduce inizialmente alle pratiche fondamentali della coltivazione, fino a passare a quelle più specializzate. Per coinvolgere l’utente saranno proposti degli esercizi alla fine di ogni lezione che permetteranno all’utente di cimentarsi in nuove sfide, incoraggiandolo alla consultazione delle successive lezioni. Un’intera sezione dell’applicazione sarà adibita ad archivio, in cui saranno contenuti tutti gli ortaggi con la possibilità di esplorarli. Non si vedrà solo l’ortaggio, ma informazioni importati, quali le consociazioni possibili, il calendario della semina e i problemi ad esso correlati. Molta importanza è data al calendario che non solo deve notificare diverse tipologie di compiti, ma deve tenere conto delle necessità di ogni singolo ortaggio, riuscendo a comunicare all’utente in modo tempestivo, ma non pedante, le varie notifiche.

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One might do it for necessity, to make up for the consequences of the crisis; increasingly often, however, they are just passionates about healthy food and fresh air, ‘urban farmers’ who come home from work to change their outfit and embrace hoe & rake. It’s the urban agriculture: a growing attention has developed in the past decade around issues like local food, urban agriculture, domestic kitchen gardens, bio cultivations and soil-less techniques. Those interested in these activities are mainly people who are more familiar with agrarian traditions, mid-aged men or retired people who take care of their own kitchen gardens for pleasure. The truth is, most of the people utterly ignore the fundamentals of cultivations techniques. Having always lived in cities, people are not used anymore to cultivate, and as a result this ancient know-how is getting lost, and the young generations don’t feel the need to approach this world, lacking of time, space and knowledge. From this analysis emerges the need to create a tool that teaches people how to cultivate. The ultimate goal is to shorten the distance between youngsters and nature, and the biological cultivation. In order to do so, it is vital the choice of a medium which can reach the users, something that is available 24/7. Hence, the choice was made upon an Application for smartphones. Something that the user can interact with, providing real-time information upon the state of the cultivation, and the best methods to take care of the plants. This reflection leads to Grow Up, the App for urban farmers. This App is tailored around people who live in flats or have little space to grow their own plants: balconies, terraces and roofs. Usually the lack of space like a garden constitutes the main obstacle when creating a kitchen garden. The App will provide a customised help according to the type of space and the time-restrains of the user. In this way, the users are provided with a targeted assistance, giving them the chance to try building their own kitchen-garden (even if pottered), despite living in a city. Thanks to the inclusion of appropriate configurations when installing the garden, the App will be able to provide guidance in the growing of vegetables, suggest which are the most suitable ones for the given season and, most importantly, remind the duties to carry out, being it the watering or the sun exposure.

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To facilitate the cultivation, it will be possible to follow a sort of “real time� growing of each vegetable, so that the user can have a feedback on his/her activity, confronting his/her real actions with the ones simulated by the App. A relevant section will be devoted to learning. It is not about depth charts that may never be consulted, but rather some simple and intelligent lessons that accompany the user form the entry level to the full expertise. These lessons will be short and precise and classified according to a preliminary method that initially introduces the fundamental practices of cultivation, until you get to the more specialised ones. To engage the user, a series of exercises will follow each lesson, encouraging the user to take new challenges and consult the next lessons. A whole section of the App will be used as an archive containing all the vegetables and the chance to explore them. The App will display not only the image of the vegetable, but also key information such as possible consociations, the seeding calendar and its eventual problems. Great relevance is given to the calendar, which not only has to notify the different types of duties, but also manage the need of each vegetable, succeeding in communicating the information to the user in an efficient but not pedantic way.

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Introduzione

“Se ciascuno coltivasse il proprio orto modificheremmo completamente gli equilibri di potere del mondo intero. Autosufficienza, riduzione dei consumi, gestione di materie prime e condivisione tra la gente comune, sono le regole di questa nuova rivoluzione.” Roger Doiron Questa citazione proviene da un discorso di Roger Doiron, fondatore di Kitchen Gardeners International, un’organizzazione noprofit composta da ventimila persone nata in Maine, Stati Uniti. La conferenza è intitolata ‘A subversive plot’, cioè un orto (ma anche un piano) sovversivo. Un gioco di parole che introduce alla sua dissertazione riguardante la potenza che può assumere l’autoproduzione del proprio cibo, compiuta con uno strumento così semplice, come la coltivazione di un orto. Nel video, che presenta la sua conferenza su TedxTalks, Doiron mostra la statistica diffusa dal The Guardian1 che rappresenta dei dati sconvolgenti: per permettere la crescita della popolazione dovremo coltivare più cibo nel corso dei prossimi cinquant’anni di quello che abbiamo coltivato nel corso dei diecimila anni passati. Da qui il fondatore di Kitchen Gardeners passa a illustrare una soluzione efficace che, se perseguita, potrebbe portare alla risoluzione delle problematiche future. Un gesto semplice, come coltivare nel proprio giardino, assume dei nuovi significati e contribuisce a cambiare il mondo: “Quando incoraggiamo la gente a coltivare parte del proprio cibo la stiamo incoraggiando a prendere il potere nelle proprie mani. Potere sulla propria dieta, potere sulla propria salute e potere sul proprio portafogli. Penso che questo sia veramente sovversivo perché stiamo dicendo di sottrarre quel potere a qualcun altro, ad altri soggetti sociali che attualmente hanno potere su cibo e salute.” 2 Sempre più spesso nelle grandi città, gli abitanti sentono l’esigenza di riappropriarsi dello spazio urbano e convertirlo in uno spazio verde vivibile. Mai come in questo periodo si riscontra un interesse crescente per il ‘ritorno alla terra’ e una rinnovata attenzione dei consumatori per le produzioni locali. Da qui l’idea di

1 “Global food crisis looms as climate change and population growth strip fertile land” The Guardian, Environment 2007 di Ian Sample.

2 Roger Doiron, My subversive (garden) plot. Settembre 2011.

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3 Indagine Nielsen, Mobile Media, trend Q1 2009- Q1 2011.

realizzare uno strumento che permetta il coinvolgimento dei giovani nell’agricoltura. Lo scopo di questo progetto è aiutare i giovani, e non solo, a coltivare in città, in piccoli spazi: la maggior parte della popolazione italiana vive in appartamento e non ha la disponibilità di un terreno. Un altro fattore limitante è il tempo, spesso non si ha a disposizione molto tempo libero per occuparsi di un orto, impegni lavorativi e familiari fanno dimenticare le cose da fare e il risultato è che vi si rinuncia a priori. Per riuscire a coinvolgere le nuove generazioni, e per rendere i giovani dei consumatori attenti ad una corretta alimentazione ed alla tutela dell’ambiente, si deve trovare il medium adatto. In questo caso si è scelto di creare un’applicazione per dispositivo mobile, che per le sue caratteristiche di diffusione capillare può arrivare a comunicare alla maggior parte della giovane popolazione. I possessori di telefoni cellulari di ultima generazione nel 2011 hanno superato infatti i 20 milioni di individui, con una crescita del 52% rispetto allo stesso periodo del 2010.3 Un’applicazione permette di veicolare delle informazioni e fornire delle utilità che non sono comparabili con nessun altro media, senza contare l’importanza della condivisione: il fatto di poter essere costantemente connessi ad internet permette di comunicare le proprie attività ad una community, accrescendo l’interesse verso questo dispositivo e assicurandone l’utilizzo continuativo. La situazione attuale è molto eterogenea, volendo cimentarsi nella coltivazione un individuo ha molte possibilità, ma nel panorama attuale non esiste qualcosa che, oltre che seguirti nella costruzione dell’orto, ti dia anche le informazioni basilari che servono per affrontare la riuscita dell’impresa. Un’eccezione è data da Grow the Planet, una community mediante la quale si procede alla costruzione di un orto: in questo caso questo strumento riesce a seguire ed aiutarti nella coltivazione, ma l’unica pecca è che non dispone di una sezione didattica altrettanto sviluppata. Si dà per scontato che l’utente reperisca le informazioni che gli sono utili, secondo le sue conoscenze. Ma nella maggior parte dei casi se le nozioni di base non vengono fornite prima di cominciare, si rischia di abbandonare l’utente che è alle prime armi. Le nuove generazioni hanno perso le nozioni tramandate dai nonni, si sono perdute le conoscenze basilari riguardo la coltivazione, ed è importante che vengano recuperate con nuovi mezzi, in questo caso, con l’utilizzo dello smartphone.

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La tesi si sviluppa in quattro capitoli. Il primo presenta una sorta di introduzione all’argomento dell’agricoltura: si tratta di un breve contesto storico che spiega la definizione della nozione di ‘agricoltura biologica’, la sua nascita e i suoi significati. Inoltre vengono trattate le nuove manifestazioni dell’agricoltura urbana nelle città, la pratica degli orti condivisi e tutte quelle esperienze che hanno come comune denominatore la volontà di creare lo scambio di opinioni, di conoscenze e di esperienze in merito al tema della coltivazione. Nel secondo capitolo sono stati raccolti gli esiti più interessanti per quanto riguarda gli strumenti che possono aiutare nell’apprendimento delle tecniche di coltivazione. Non si tratta di un archivio di libri, o di manuali, ma di una selezione di progetti particolari, che hanno il pregio di aver fatto vedere il mondo dell’agricoltura sotto una luce diversa, nelle pagine di una rivista patinata di tendenza, o tra le ricette di un libro di cucina inconsueto. Di seguito sono state analizzate due piattaforme diverse: un gioco, Farmville, e un social network, Grow the Planet che, seguiti da un’altissimo numero di utenti, hanno testimoniato l’importanza verso questo argomento e continuano a raccogliere consensi da appassionati e semplici curiosi. Il terzo capitolo affronterà invece l’analisi di alcuni casi studio, che sono riportati perché estremamente affini alle caratteristiche che si vogliono sviluppare nella realizzazione del progetto finale. Si parlerà quindi esclusivamente di applicazioni per mobile devices, che siano essi tablet o smartphone. Inoltre nel medesimo capitolo verrà affrontato il tema della progettazione su schermi ridotti. La visualizzazione delle informazioni deve riuscire a tenere conto di nuove e complicate limitazioni; anche se gli smartphone hanno schermi dotati di maggior definizione, la grandezza fisica dello schermo rimane sempre limitata e viene in molti casi ulteriormente ridotta. L’ultimo capitolo riporta le personali soluzioni che hanno portato alla definizione del progetto, con un’analisi e ulteriori approfondimenti di alcuni aspetti peculiari che compongono l’applicazione e le motivazioni che hanno condotto alla scelta di determinate decisioni.

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capitolo i

1.1 L’agricoltura biologica oggi

Nel corso degli ultimi anni c’è stato un notevole risveglio di interesse nei confronti dei temi collegati al benessere e alla salute sia delle persone, sia dell’ambiente. Una delle voci fondamentali, in questo ambito, è ‘agricoltura biologica’. Praticare l’agricoltura biologica significa sviluppare un modello di produzione che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria, utilizzando invece tali risorse all’interno di un modello di sviluppo sostenibile, che possa cioè durare nel tempo. L’agricoltura è il fulcro dell’economia della maggior parte dei paesi in via di sviluppo. Molto spesso si considera l’agricoltura soltanto un’attività economica, in realtà deve essere intesa come stile di vita, come patrimonio, come identità culturale, come antico patto con la natura che non ha prezzo. Tra gli altri importanti contributi non monetari dell’agricoltura, si annoverano la tutela degli habitat e dei paesaggi, la conservazione del suolo, la gestione dei bacini idrici, il sequestro di anidride carbonica e la protezione della biodiversità. L’agriturismo è diventato un’attività popolare in molti paesi industrializzati e in altrettanti paesi in via di sviluppo, poiché gli abitanti delle città sono in cerca di luoghi tranquilli e vogliono essere informati sulla provenienza del cibo che arriva sulle loro tavole. 1.2 Definizione, sviluppo e caratteristiche L’agricoltura biologica comprende tutti i sistemi agricoli che promuovono la produzione di alimenti e fibre in modo sano socialmente, economicamente e dal punto di vista ambientale. Questi sistemi hanno come base della capacitià produttiva la fertilità intrinseca del suolo e, nel rispetto della natura delle piante, degli animali e del paesaggio, ottimizzando tutti questi fattori interdipendenti, l’agricoltura biologica riduce drasticamente l’impiego d’apporti esterni attraverso l’esclusione di fertilizzanti, pesticidi e medicinali chimici di sintesi. Al contrario, utilizza la forza delle leggi naturali per aumentare le rese e la resistenza alle malattie.4

4 Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agricoltura Biologica.

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L’agricoltura biologica rappresenta il frutto di una serie di riflessioni e il risultato dello sviluppo di diversi metodi di produzione agricola alternativi praticati, sin dall’inizio del secolo, principalmente nell’Europa settentrionale. In particolare, queste correnti di pensiero, diedero inizio a dei movimenti divenuti indispensabili per lo sviluppo successivo dell’agricoltura biologica. • Il filosofo austriaco Rudolf Josef Lorenz Steiner (1861-1925) tenne a Koberwitt, presso Bratislava, un ciclo di otto seminari in cui furono formulate le basi per quello che poi, nell’applicazione, sarebbe stato il metodo biologico-biodinamico. • In Inghilterra, subito dopo la seconda guerra mondiale, l’inglese Sir Albert Howard (1873-1947), sulla base delle osservazioni condotte in India nei primi anni del Novecento, nel suo “Testamento sull’agricoltura” del 1940, definì i principi dell’agricoltura organica, con un approccio strettamente scientifico, molto critico nei confronti delle metodologie basate sulla chimica che si stavano sviluppando in Occidente.

5 Daniela Covino “Che cos’è l’agricoltura biologica” Roma, 2007, pag 8.

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• Negli anni quaranta del Novecento, in Svizzera, il biologo Hans Miller (1891-1988), rifacendosi alle ricerche del suo collega Hans Peter Rusch (1906-1977), coniò l’espressione “agricoltura biologica“, focalizzando l’attenzione sul ciclo della sostanza organica nell’azienda agraria.5 In particolare, questi due ultimi autori sottolineano il principio dello sfruttamento ottimale delle risorse rinnovabili. Questi diversi movimenti ritengono indispensabile il legame tra agricoltura e natura, nonché il rispetto degli equilibri naturali e si dissociano quindi da una strategia piuttosto dirigista in materia di agricoltura, tendente a massimizzare le rese attraverso molteplici interventi, con l’impiego di diverse categorie di prodotti di sintesi. Per quanto riguarda più specificatamente l’orticoltura, bisogna ricordare l’importanza dei Victory Garden nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. In quel periodo milioni di americani e britannici sono stati incoraggiati a piantare orti nei loro cortili privati, nelle piazze e nei parchi di tutto il paese. Coltivando il loro cibo personalmente, in spazi molto stretti e compressi, si rispondeva alla carenza di cibo dovuta alle restrizioni sull’importazione in tempo di guerra. Nel 1945 nel Regno Unito venivano coltivati 1.5 milioni di allotments sopperendo al 10% della richiesta di cibo. Lo slogan “Dig for Victory” [fig.1] fu coniato dal governo americano e da quello britannico come un richiamo morale, per


[fig. 1] Copia del pieghevole “Dig for Victory”, 1945 distribuito dal Ministero dell’Agricoltura di Londra.

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6 La Rivoluzione verde nasce in Messico, nel 1944, con una ricerca condotta da un team di esperti per selezionare delle piante ad alta resa, cioè “High Yielding Variety” (HYV), che portarono aumenti nei rendimenti tanto rilevanti da giustificare il termine Rivoluzione verde.

dimostrare come ogni singolo cittadino potesse aiutare il paese in guerra. I Victory Gardens furono creati nei luoghi più improbabili, anche negli spazi pubblici: nel cuore dello storico St James’s Park fu creato un giardino che aiutò tutta la comunità, il cibo prodotto e raccolto fu di sostentamento per molte famiglie, per tutta la durata del conflitto. Nonostante l’esistenza e la vivacità di tali correnti di pensiero, l’agricoltura biologica è rimasta a lungo allo stato embrionale in Europa. Verso la fine degli anni Sessanta e nel corso degli anni Settanta, con la Rivoluzione verde6 e la formazione delle associazioni e organizzazioni ecologiste, viene data una maggiore importanza al ruolo dell’agricoltura biologica nello sviluppo delle politiche ambientali, ma il fenomeno rimane circoscritto ad un ambito politico-culturale, senza alcun rilievo dal punto di vista economico o imprenditoriale. In ultima analisi, dunque, si può affermare che l’agricoltura biologica si sviluppa non solo per una contestazione dell’agricoltura convenzionale nella sua struttura intrinseca, ma più in generale per mettere in discussione il rapporto del sistema produttivo con la tutela dell’ambiente, con il mercato, con le scelte di politica sociale sul territorio. L’agricoltura biologica comincia tuttavia a diffondersi pienamente nel corso degli anni ‘80, con il continuo sviluppo di questo nuovo metodo di produzione e dell’interesse dei consumatori per i prodotti biologici, non solo nella maggior parte dei paesi europei ma anche in altri paesi, quali gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e il Giappone. Si assiste quindi ad una significativa crescita del numero di produttori e alla promozione di iniziative nel settore della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti biologici. Questo contesto favorevole allo sviluppo dell’agricoltura biologica trae per lo più origine dalla preoccupazione espressa dai consumatori di poter scegliere prodotti sani e più rispettosi dell’ambiente. Parallelamente, le amministrazioni nazionali procedono al graduale riconoscimento dell’agricoltura biologica, integrandola nei propri ambiti di ricerca e dotandosi di legislazioni.

[fig. 2] Orto di guerra creato a Roma nel corso della Seconda Guerra Mondiale.


1.3 Il Concetto di agricoltura biologica Per definire il concetto di agricoltura biologica sembra opportuno il riferimento alla definizione elaborata dal Codex Alimentarius7 sulla base di contributi di esperti a livello mondiale. Secondo le linee direttrici del Codex, l’agricoltura biologica deve contribuire al conseguimento dei seguenti obiettivi:

7 Daniela Covino “Che cos’è l’agricoltura biologica” Roma, 2007, pag 8.

• aumentare la diversità biologica nell’insieme del sistema; • accrescere l’attività biologica dei suoli; • mantenere la fertilità dei suoli a lungo termine; • riciclare i rifiuti di origine vegetale e animale, al fine di restituire gli elementi nutritivi alla terra, riducendo in tal modo il più possibile l’utilizzo di risorse non rinnovabili; • fare assegnamento sulle risorse rinnovabili nei sistemi agricoli organizzati localmente; • promuovere la corretta utilizzazione dei suoli, delle risorse idriche e dell’atmosfera e ridurre nella misura del possibile ogni forma di inquinamento che potrebbe derivare dalle pratiche colturali e zootecniche; • manipolare i prodotti agricoli, con particolare attenzione ai metodi di trasformazione, allo scopo di mantenere l’integrità biologica e le qualità essenziali del prodotto; • essere praticata su un’azienda agricola esistente, dopo un periodo di conversione, la cui durata dev’essere calcolata sulla base di fattori specifici del sito, quali le informazioni storiche sulla superficie e i tipi di coltura e di allevamento previsti. Gli alimenti biologici rappresentano un segmento in rapida crescita in Europa. Rientrano nella definizione i prodotti ottenuti con sistemi di coltivazione che evitano l’impiego di fertilizzanti, pesticidi, regolatori della crescita di origine sintetica e additivi al mangime per il bestiame. I sistemi agricoli si basano invece sulla rotazione dei raccolti, sui concimi di origine animale e vegetale, sulla mondatura manuale e sul controllo biologico dei parassiti. ‘Organic’ è il termine utilizzato nei paesi di lingua inglese, mentre in altri mercati le definizioni più correnti sono ‘Biologico’ o ‘Ecologico’.

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I principi fondamentali adottati nella produzione di alimenti biologici comprendono:

8 Daniela Covino “Che cos’è l’agricoltura biologica” Roma, 2007, pag 8.

• un impiego minimo di sostanze quali fertilizzanti e pesticidi; • l’uso di alcuni pesticidi “naturali”(quelli sintetici non sono permessi); • la definizione di standard per i prodotti ammissibili, soggetti a restrizioni o vietati; • la tolleranza di un livello ridotto di alcuni residui di pesticidi sintetici nei prodotti biologici (residui risultanti dal “trasferimento” dei suddetti pesticidi da altri campi o dal suolo in cui siano state usati in precedenza).8 Poiché la produzione di alimenti biologici è un sistema produttivo ben preciso, è essenziale che vi sia una garanzia credibile di autenticità dei metodi di produzione biologica, dalla produzione primaria fino al consumo. Nel 1991, l’Unione Europea ha approvato la legislazione 2092/911, che stabilisce in dettaglio le modalità di produzione, trasformazione e imballaggio degli alimenti, per essere ammessi alla qualifica di ‘biologici’. La normativa specifica anche i criteri di ispezione e di successiva certificazione delle aziende produttrici, importatrici e di trasformazione alimentare.

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[fig. 3] Documento contenente istruzioni per la produzione di bombe di semi.

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capitolo ii

2.1 L’orto in città. Un fenomeno in crescita

La popolazione aumenta sempre di più, dirigendosi stabilmente verso la città e ciò comporta l’abbandono delle campagne e la trasformazione dell’agricoltura, anche a causa di ulteriori eventi quali: l’innalzamento dei consumi e della quantità di rifiuti prodotti; la crisi alimentare e la scarsità di terre coltivabili; l’evidenza dei cambiamenti climatici; l’impoverimento del suolo, la deforestazione, le emissioni nocive e la scarsità delle risorse idriche; l’importanza della dimensione del ‘locale’ in un sistema globalizzato; la necessità di fonti energetiche alternative ai combustibili fossili. Ma nonostante tutte queste problematiche si è scoperto un trend positivo: il revival dell’agricoltura in città. Una crescente attenzione si è sviluppata infatti nell’ultimo decennio verso questi argomenti. Molte persone cercano di riscoprire il verde in città: di fronte agli attuali squilibri ambientali della città contemporanea, sta prendendo corpo l’idea di una green city, ovvero di una ri-naturalizzazione della città attraverso vere e proprie iniziative di integrazione strutturale del verde con l’ambiente costruito (creazione di orti urbani ed aree boschive, di habitat per la fauna selvatica, di stagni e zone umide e di corridoi vegetali naturali ed artificiali) si cerca di sfruttare il poco e residuale spazio. Ormai si è ben lontani dal considerare il verde come semplice fatto meramente decorativo, tanto più che esso può contribuire notevolmente a garantire un’elevata qualità abitativa all’interno di una visione ecologica della città. Si fanno strada, allora, interventi a grande scala, con la ri-progettazione delle aree dismesse, fino a comprendere quelli di risistemazione e di piantumazione di spazi urbani minori (aree residuali e cortili). Si sta diffondendo sempre di più l’idea di poter coltivare per conto proprio, nella propria casa, o più spesso negli spazi angusti del proprio appartamento, questa esigenza non è vista solo come un rimedio anticrisi, ma risponde a dei bisogni più importanti come: l’ecologia, il risparmio energetico, la necessità di avere cibo a costi inferiori, quale ulteriore rimedio al problema della crescita demografica. Anche nelle città metropolitane non è necessario avere un terreno per produrre: si può fare sul terrazzo, sul balcone

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1 Adnkronos, “notizie sulla Sostenibilità”, 21 aprile 2012.

2 Affermazione del Presidente Nazionale della Coldiretti Sergio Marini.

3 Estratto dal Comunicato della Confederazione Italiana Agricoltori Anno XVIII n°200.

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e soprattutto sul tetto. Numerosi sono i blog, siti internet e social network per appassionati aperti negli ultimi anni, persone che utilizzano supporti non convenzionali per imbastire un orto, altri che si scambiano consigli sulle piante e i metodi di coltivazione, senza contare i veri e propri atti di guerriglia per riconquistare il territorio urbano inutilizzato. Con l’aumento della popolazione urbana (ora maggiore di quella rurale) si diffondono le metropoli intelligenti che aprono le porte all’agricoltura. Ormai nel mondo circa 800 milioni di persone si occupano di agricoltura urbana, producendo il 15-20% del cibo complessivo. Gli orti urbani sono 70 milioni negli Stati Uniti, 18 milioni solo in Italia. Quasi una famiglia italiana su tre dispone di un orto (30 per cento) e il 13 per cento coltiva ortaggi in terrazza, veranda o sul davanzale1. Secondo la Coldiretti. “Ricostruire il rapporto che lega il cibo che portiamo ogni giorno a tavola con il lavoro necessario per coltivarlo nel rispetto dei cicli della natura è un passo importante per un Paese come l’Italia che ha bisogno di riscoprire la propria identità per tornare a crescere 2”. Il termine giusto è “Urban farming” e muove ogni anno un giro d’affari di oltre un miliardo di euro, coinvolgendo attivamente oltre 4,5 milioni di italiani. Lo rileva la Confederazione Italiana Agricoltori che parla di un trend sempre più diffuso di chi sceglie di portare un po’ di campagna in città, ricavando un orticello dove si può. Dai dati a disposizione della Cia si evince che: “I nuovi farmer urbani sono una comunità variegata che cresce di anno in anno: oggi, infatti, il ‘fai da te’ agricolo incuriosisce e attira due famiglie su dieci. L’agricoltore per passione ha un profilo ben preciso. Secondo il nostro identikit ha in media 45 anni, una buona istruzione, sensibilità ambientale e una buona dose di tempo libero. É diplomato nel 55 per cento dei casi e molto spesso ha una laurea (30 per cento). In genere si avvicina all’agricoltura mosso prevalentemente da input culturali. Solitamente è un insegnante (20 per cento) o un impiegato (13 per cento), meno frequentemente un operaio (10 per cento) e un imprenditore (3 per cento). É un hobby che piace ai giovani (gli studenti rappresentano il 5 per cento) ma, anche se questa è la nuova tendenza, sono chiaramente tantissimi i pensionati (40 per cento) che si avvicinano al lavoro della terra innanzitutto per risparmiare in tempi di crisi economica, oltre che per maggiore familiarità con le tradizioni contadine e per tenersi in forma.” 3


Da questa analisi si capisce che questa nuova tendenza è praticata soprattutto da pensionati, che si avvicinano al mondo della coltivazione perché hanno maggiore familiarità con le tradizioni contadine e perché hanno più tempo libero da dedicare alla cura del giardino. Molto spesso è la soluzione giusta per risparmiare in tempo di crisi, ma la ragione dell’avvicinamento a questo nuovo modo di vivere è la sicurezza alimentare e la garanzia della provenienza dei cibi.

studente

imprenditore

5%

pensionato

operaio

3%

10% 40%

impiegato

13%

9%

20%

insegnante

altro

altro

15%

diplomato 55%

30%

laureato

[fig. 4] Dati derivanti dall’indagine della Confederazione Italiana Agricoltori, Anno XVIII n°200.

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Quello che mi va La spesa quotidiana: cosa si compra

4,3%

45,5%

Prediligo prodotti di stagione

50,2%

Compro solo prodotti di stagione

Il giusto valore nutrizionale

Nella spesa quotidiana cosa ci guida nelle scelte

31,4%

Origine, e sicurezza

61,7% 6,9%

Gusto e sapore

Dove si preferisce fare la spesa quotidiana

Al supermercato

Al mercato cittadino 35,7%

Dal produttore o al mercato

34,7%

29,6%

Quanti credono al biologico

Scelgo sempre prodotti bio 33,1%

Bilancio biologico e prodotti tradizionali

52,3%

14,6%

Non credo al bio [fig.5] Indagine Censis-Confcommercio, 2004.

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Perché si sceglie di coltivare un orto 64,3%

Maggiore qualità del cibo Garanzia di sicurezza di quello che mangio

54% 48,7%

Mi diverte Si risparmia

40,9%

Incremento la biodiversità

23,8%

Indagine sull’interesse alla creazione di un orto in casa Mi piacerebbe farlo, ma ho poco spazio

43,1%

Ne ho uno da qualche tempo

32%

Mi piacerebbe, ma ho poco tempo Sono interessato al tema Non mi interessa

15,3% 6,3% 3,4%

Fattori che condizionano i comportamenti di spesa degli italiani

Poca stabilità per il futuro del lavoro Paura di attentati terroristici Paura OGM Paura della scarsa sicurezza dei prodotti alimentari Difficoltà a tutelare i risparmi Paura che l’inflazione aumenti

49,9 72,4 77,2 81,9 86,9 92,4

[fig.6] Indagine “Termometro della sostenibilità” condotta da WWF Italia Onlus e Grow the Planet nel 2012. 31


Come dimostra l’indagine “Il termometro della sostenibilità” condotta da WWF e Grow the Planet - i cui risultati sono stati riportati nei grafici [fig. 6] - da 174.526 discussioni spontanee su stili di vita sostenibili individuate attraverso blog e social network nell’ultimo anno e completate da un sondaggio su Facebook, si è scoperto che l’alimentazione è infatti uno degli ambiti in cui la tematica ambientale incide di più nelle vite quotidiane degli italiani tra 18 e 45 anni. Il 32,3% delle conversazioni registrate è legato al tema dell’alimentazione, a cui va aggiunto l’8,9% di conversazioni espressamente dedicate agli orti urbani (il 41% delle conversazioni riguarda i temi dell’abitare, includendo sia risparmio energetico che gestione dei rifiuti, il 16,9% la mobilità sostenibile come l’uso di bici e mezzi pubblici, mentre turismo e abbigliamento sostenibili interessano solo lo 0,3% delle conversazioni). L’importanza dell’orticoltura, abbinata alla sana alimentazione, è molto importante e viene insegnata anche ai bambini. Molte sono le iniziative di Slow Food per far capire il valore del cibo sano e di una corretta alimentazione, come “Orto in condotta” che permette ai bambini di sperimentare le tecniche di coltivazione direttamente nel cortile scolastico. In questo caso l’orticoltura diventa una disciplina di studio, importante come le altre materie, permettendo alle nuove generazione di non dimenticare mai l’importante apporto della natura nella nostra vita quotidiana. Altra realtà importante è quella degli orti urbani. Sempre più spesso le zone dimenticate della città e delle periferie vengo riqualificate e sfruttate al meglio. In questi luoghi si instaurano vere e proprie comunità di appassionati che chiedono al comune la gestione del terreno ignorato da tempo. In molti paesi, come nel Regno Unito, questi orti collettivi hanno avuto molto successo, perché oltre che permettere alla comunità di avvicinarsi, creano uno spazio nuovo di condivisione e di rispetto, e permettono alle persone di usufruire di uno spazio terapeutico dove poter ritornare al lavoro manuale senza i pensieri e le preoccupazioni della vita moderna. Incredible Edible è il nome del progetto che ha creato un gruppo di cittadini nella città di Todmorden, situata a nord dell’Inghilterra. Il movimento Il Mangiabile Incredibile vuole aumentare la quantità di cibo coltivato e prodotto in loco come mezzo di sostentamento per tutti, di opportunità di lavoro e di sviluppo sostenibile. Gli abitanti hanno coinvolto in questo fermento le imprese, le scuole, gli agricoltori e la comunità. Le aiuole pubbliche vengono trasformate in orti e frutteti. Intorno alle scuole, alle case di

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riposo e un po’ dappertutto, ove possibile, fanno crescere frutta e verdure. Valorizzano le aziende locali e sostengono molte iniziative anche legali a favore dell’agricoltura. I loro metodi sono semplici, ma efficaci: individuano terreni utili, sfruttano gli edifici, utilizzano il micro-credito e altri strumenti e risorse per incentivare la coltivazione locale di prodotti agricoli. Sono coinvolti in azioni presso enti pubblici, come l’abolizione di ostacoli alle azioni locali, per esempio la revisione di norme legislative, del controllo della qualità del terreno e di problematiche di responsabilità pubblica. Coinvolgono attivamente la popolazione trasmettendo un sentimento di appartenenza al luogo, e cercano di creare obiettivi condivisi e chiari a tutti. “A Incredible Edible Todmorden abbiamo imparato molte cose utili sulle azioni locali fattibili. Così abbiamo elaborato dieci proposte per il 2010. 1) Costruire delle scuole per il futuro che abbiano al cuore il mondo vivente e commestibile. 2) Trasformare i giardini e terreni di edifici usati per scopi sanitari e scolastici mediante la posa di piante commestibili. 3) Individuazione da parte degli enti pubblici di terreni per la coltivazione del cibo. 4) La produzione locale del cibo valorizzata da un sistema di pianificazione e etichettatura di luoghi utili per la coltivazione. 5) La coltivazione di cibi commestibili diventi un indicatore del performance di enti pubblici. 6) Per ogni nuova abitazione, previsione di terreno da utilizzare per la coltivazione di cibo. 7) Nelle case di riposo si preveda terreno da utilizzare per la coltivazione da parte degli ospiti 8) Regolamentare i mercati che siano veramente locali, appoggiare produttori e agricoltori locali ed esigere una ripartizione efficace degli incentivi. 9) Controllare che tutti gli enti pubblici (le scuole, le aziende sanitarie ecc) abbiano come obiettivo prioritario approvvigionamento di cibi locali. 10) Investire nelle competenze per il futuro. Ci sarà un bisogno incredibile di corsi di laurea e diploma, di cuochi e tecnici, di produttori agricoli.” 4

4 http://www.incredible edible-todmorden.co.uk 20 novembre 2012.

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2.2 Il ruolo degli orti Lo sviluppo degli orti urbani aiuta a riappropriassi di piccoli spazi all’interno delle grandi città, e fornisce molte altre possibilità, come modificare la società e la salute del singolo cittadino. Il fatto di coltivare un orto urbano ti permette di svincolarti dai metodi di sfruttamento della terra, che cercano di raggiungere il massimo rendimento possibile, preferendo invece metodi tradizionali, basati sul rispetto del suolo. Oggigiorno gli orti urbani costituiscono una buona pratica sempre più diffusa nelle grandi città e sono in grado di dare spazio a valori importantissimi quali la sostenibilità ambientale e il recupero delle tradizioni e dei principi alla base della vita civile. I benefici della coltivazione ‘fai da te’ sono personali, ambientali ed energetici: il verde in città rende l’ambiente urbano più vivibile (basta citare l’assorbimento delle polveri sottili), si riduce l’uso di fertilizzanti (derivati dal petrolio), si accorcia la filiera agro-alimentare connessa alla produzione, al trasporto ed al consumo delle merci. Senza contare che, oltre a essere divertente, produrre da sé il proprio cibo rende ciò che si mangia più saporito. Gli orti hanno anche un ruolo terapeutico: aiutano le persone a rilassarsi, ad alleviare la sensazione di stress provocate dal vivere in città e aiutano le persone a creare una connessione con la natura; la cura di una singola pianta è un’attività che permette la cura dell’ansia attraverso la stimolazione dei sensi del tatto, dell’udito, dell’olfatto e della vista.5 Questo fenomeno ha permesso di trasformare singoli individui in comunità: un cambiamento sociale enorme, un abbandono dell’individualismo che sfocia nell’esigenza di vivere insieme ai propri concittadini dei veri e propri momenti di condivisione e collettività. 2.3 L’orto nel mondo Molte sono state le iniziative che hanno portato a pensare ad un modo diverso di vivere la città moderna, per esemplificare, l’esperienza di Novella Carpenter che, nella periferia degradata di una città americana, ad Oakland in California, alleva piccoli animali e comincia a coltivare l’orto. Dal 2005 questa giovane aspirante contadina si è cimentata nel riportare i saperi antichi dell’autosufficienza ai giorni nostri e soprattutto in uno spazio diverso, una metropoli. Un altro importante esempio lo ha dato Annie Novak, la fondatrice di una sorta di fattoria sopra un tetto. A Manhattan, New York, un semplice tetto è stato trasformato in

5 Il professor Roger Ulrich dell’Università del Texas, responsabile del Center for Heafth Systems and Design Colleges of Architecture and Medicine, ha potuto constatare che,i pazienti che godono di una ‘vista verde’ si riprende molto più rapidamente da un’operazione chirurgica.

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6 “Una farm su un tetto di New York” articolo di Rossella Grenci, 25 luglio 2012.

7 Uap, Urban Architecture Project, di Silvia Cioli, Luca D’eusebio, Andrea Mangoni.

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una fattoria di 6.000 metri quadrati. La fattoria si chiama Eagle Street Rooftop Farm6 e, oltre a produrre ortaggi, vengono allevati piccoli animali, api, e ospita anche programmi educativi e di volontariato. Oltre a ciò, qualsiasi cittadino che fosse interessato ha la possibilità di accedere all’orto e raccogliere frutta e verdura disponibile. In America il fenomeno ha dilagato e fatto il giro del mondo, soprattutto grazie alle immagini della First Lady americana Michelle Obama, che si prende cura dell’orto della Casa Bianca e che promuove ed incoraggia i cittadini a creare il proprio orto in qualsiasi spazio disponibile. Da li si sono sviluppatii fenomeni del Rooftop farming, che sono nati dall’idea di alcuni famosi ristoranti di Chicago che cominciarono a servire piatti a “km zero” provenienti dai propri tetti. Recentemente il fotografo Alex MacLean nel suo ultimo libro Up on the roof: New York’s hidden skyline spaces ha documentato i migliori risultati green della città di New York, che crescono sui tetti dei più imponenti edifici della City. La scoperta più grande è stata la fattoria sul tetto del Brooklyn Garage: vende più di 40.000 kg di verdura ai ristoranti, e ai cittadini. Una volta a settimana, inoltre, organizza laboratori didattici per le scuole e corsi di formazione e di giardinaggio. La stessa cosa succede in altre grandi città come Montreal e Singapore, dove si è cercato di sfruttare al meglio gli spazi metropolitani sui tetti dei palazzi, cercando di sviluppare anche nuove tecniche agricole, come l’agricoltura idroponica. Quando Singapore riuscirà a sfruttare in modo efficace tutti i tetti della città, diventerà la città leader mondiale nella produzione di piante, frutta e verdura. Un’altra esperienza importata dagli Stati Uniti e che non ha tardato a manifestarsi nel nostro paese è il cosiddetto Guerrilla Gardening. Questo movimento nasce a New York, dove Liz Christy nel 1973 fonda il movimento Green Guerillas7 e idea delle bombe di semi, costituite da palloncini riempiti di semi, acqua e fertilizzante. Le granate di semi furono create per essere lanciate nelle aree vuote di New York e abbellire in questo modo i quartieri degradati della città.


[fig. 7] Prinzessinnengarten. In questo giardino nei pressi della Moritzplatz a Berlino vengono coltivati ortaggi e frutta di tutti i tipi per il mercato locale.

[fig. 8] Orto nelle crepe. L’idea è di realizzare volutamente delle fenditure, disposte in file ordinate, in grado da cambiare il grigio paesaggio urbano. Il progetto della CMG Landscape Architecture.

[fig. 9] Orto nel cassonetto. L’architetto Ken Smith ha installato tre giardini cassonetto all’Ohio State University, ognuno dei quali con un diverso tipo di coltivazione.

[fig. 10] L’orto sul furgone. Farm Truck è stato ideato da Curt Ellis e Ian Cheney. Una piccola fattoria mobile nel vano posteriore di un camioncino.

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2.4 La situazione in Italia

8 http://www.zappata romana.net, il giorno 22 agosto 2012.

9 Carta degli Orti Urbani di Campagna Amica.

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Il fenomeno del ritorno ad uno stile di vita sostenibile e più 'verde' viene sentito anche dalle città italiane, e non solo le grandi città come Milano, Roma, Bologna. Il fenomeno prende piede soprattutto in piccole comunità e quartieri: in questo caso si parla di giardini condivisi, in cui si cerca di gestire delle aree abbandonate o degradate della città grazie all’organizzazione spontanea di cittadini volenterosi. In questa sede è obbligatorio parlare di Zappata Romana8, che dal 2010 ha messo a disposizione degli appassionati di verde urbano una mappa che documenta gli spazi attualmente esistenti di orti e giardini condivisi nel nostro territorio. In questo modo spronano le persone a creare una comunità e a proporre nuovi modi per vivere la città. Nel loro sito, oltre alla mappa si può scaricare anche la guida pratica, per riuscire a destreggiarsi anche nel mondo della legislazione in merito a questa tematica. Anche a Bologna nasce l’esperienza degli orti, con l’obiettivo di promuovere l’impiego del tempo libero in attività che favoriscano la socializzazione, creando momenti di incontro, di discussione e vita sociale e che valorizzino le potenzialità di iniziativa e di auto-organizzazione delle persone anziane. I terreni destinati alla coltivazione sono di proprietà comunale, e qualsiasi cittadino può fare richiesta di un orto on-line. Un altro esempio che ha valorizzato il ruolo degli orti in Italia è il progetto Nazionale Orti Urbani di Campagna Amica9 che divulga, sostiene e valorizza le esperienze di orti gestiti da cittadini presenti sul territorio nazionale, diventando portavoce fondamentale per la sensibilizzazione della popolazione. Anche alla tredicesima edizione della Biennale Internazionale di Architettura di Venezia, svoltasi nell’autunno 2012, è stato trattato il tema dell’Urban farming. Il Padiglione degli Stati Uniti infatti ha presentato delle ‘azioni per progettare il bene comune’ sotto il nome di Spontaneous Interventions. Sono state raccolte delle proposte e delle iniziative per risolvere problematiche urbane, creando nuove opportunità e servizi per le persone. Le iniziative sono molto eterogenee, vanno dalla creazione di zone verdi in periferie degradate, fino alla progettazione di spazi di partecipazione per le comunità di cittadini, fino a delle azioni di guerriglia atte a sensibilizzare sulle problematiche ambientali. Questi progetti sono stati divisi in sei differenti tipologie: information, accessibility, community, economy, pleasure e infine l’ultima e più importante sezione, sustainability che raccoglie tutte le idee inerenti alla tematica ecologica .


[fig. 11] BK Farmyards, Brooklyn, New York. Gestisce diversi ettari di terreno e porta cibo sano direttamente ai residenti del centro di Brooklyn.

[fig. 12] Edible Wall, Bronx, New York. Stephen Ritz, un insegnante di un liceo, ha usato il giardinaggio per coinvolgere i suoi studenti in difficoltĂ .

[fig. 13] Greenaid Seedbomb Vending Machine, Los Angeles. Le macchinette che vendono bombe di semi vogliono coinvolgere a prendere parte all’abbelimento della propria città.

[fig. 14] San Francisco Garden Registry, San Francisco. Si tratta di una mappa creata per connettere i giardinieri urbani e individuare spazi adatti per la coltivazione di prodotti alimentari.

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capitolo iii

3.1 Lo stato dell’arte

Diversi sono gli strumenti ai quali può ricorrere un principiante che intende approciare alla coltivazione agricola e in particolare all’orticoltura. A riguardo vi sono libri e manuali dedicati al giardinaggio sia per neofiti - con consigli e tecniche spiegate nel dettaglio - che per esperti, che invece affrontano l’argomento in maniera più tecnica; altri manuali invece raccontano l’esperienza personale del loro autore, quasi una spiegazione introspettiva e psicologica del loro rapporto con la natura.1 Per facilitare l’analisi è stata fatta una divisione riguardante il media con cui queste informazioni sono veicolate: innanzitutto si incontreranno gli esiti cartacei, che siano essi riviste, magazine, libri o manuali. Successivamente si passa all’analisi dei risultati provenienti dalla piattaforma web e dai mobile devices. Infine un capitolo è stato dedicato all’analisi dei social network esistenti. Da ricordare anche le riviste di giardinaggio, che aiutano passo passo il lettore, per esempio: Vita in campagna e Gardenia sono le più conosciute, ma hanno due approcci completamente diversi. Vita in campagna sicuramente non è una rivista adatta ai principianti, all’interno vengono spiegate tutte le tecniche per la coltivazione dell’orto, del giardino e la cura degli animali, inoltre si trovano foto tecniche dei procedimenti per una corretta cura del giardino, disegni che descrivono le giuste tecniche di potatura; il target è sicuramente quello di agricoltori di professione che conoscono bene l’argomento. Gardenia ha un diverso approccio, è una rivista più femminile ed è strutturata per offrire diversi spunti con l’ausilio di foto di fiori e giardini accattivanti, usati per ispirare casalinghe o aspiranti ortisti. É concepita più sul versante lifestyle, anche se ci sono sezioni intere dedicate alla spiegazione di qualche particolare tecnica orticola. A sopperire eventuali lacune ci sono molti siti internet che aiutano nell’affrontare la coltivazione di un orto, primo fra tutti una piattaforma italiana creata da una giovane start-up: Grow the Planet, in cui è possibile interagire e condividere i propri progressi con la community. Non esistono altre realtà simili a Grow the Planet, gli altri siti presenti appartengono a delle associazioni che aiutano nella creazione di spazi verdi. Si possono adottare piante, produrre i

1 Ci si riferisce al libro di Pia Pera “Giardino & Orto Terapia. Coltivando la terra si coltiva anche la felicità” Salani Editore, 2010, Pag. 126.

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propri ortaggi per sostentarsi in modo autonomo, oppure affittare un orto dall’altra parte del paese e avere frutta e verdura fresca tutto il mese senza muovere un dito. Oltre alla piattaforma web si sono prese in considerazione le iniziative più recenti, presenti su dispositivi mobili: molte sono educative, altre sono concepite come dei semplici calendari che ti ricordano quando annaffiare, altri sono giochi che permetteno di gestire una fattoria. 3.1 Strumenti cartacei. Le riviste

2 http://www.treehugger com, articolo di Paula Alvarado, 20 giugno 2012.

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The Plant Journal, è un periodico che si definisce “A curious observer of ordinary plants and other greenery2”. Il magazine parla di cibo, lifestyle ed ovviamente piante, curate da una serie di contributors d’eccezione, in grado di sviluppare un approccio diverso al mondo del giardinaggio. Anche se pubblicata in Spagna, la rivista è interamente in lingua inglese e ha una distribuzione internazionale. Nella rivista si possono trovare storie eterogenee: ci sono storie che parlano della caparbietà di newyorkesi a far crescere piante in piccoli spazi angusti, uno speciale reportage su come prendersi cura di una specie sconosciuta e un racconto di un viaggio in un vivaio misterioso a Buenos Aires, sono alcuni degli articoli che si trovano su The Plant Journal. La rivista cerca di riunire persone creative di tutti i ceti sociali e sottopone a tutto il mondo la loro visione della natura per condividere così le loro esperienze e percezioni sul mondo in crescita. Oltre a tutto ciò, la rivista ha anche uno sguardo scientifico verso le diverse specie e tipologie di piante, che ci permette di venire ancora più a contatto con il mondo naturale. Ogni numero ha una sezione di botanica che si concentra su una determinata specie di pianta. Ad esempio, nel primo numero la sezione è dedicata al Platycerium e include dettagli sulla coltivazione e la cura, così come storie personali e una serie di illustrazioni relative a questa pianta. A parte questo ci sono anche: editoriali fotografici, ricette con erbe e ortaggi, articoli sulla presenza di piante nelle città, storie, interviste con gli artisti il ​​cui lavoro è legato alle piante, le piante preferite delle persone con sensibilità speciale, le istruzioni per fare orti rialzati e contenitori per la coltivazione, e molte interessanti riflessioni sulla presenza delle piante nei film. Uno dei suoi redattori fondatori, la giornalista Cristina Merino, parlando in un’intervista, afferma che la rivista è molto apprezzata, soprattutto negli ultimi tempi, in cui le persone cercano di avvicinarsi di più alla natura.


[fig. 15] Copertina e tre aperture della rivista The Plant Journal.

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3 Intervista a Cristina Merino, fondatrice della rivista, realizzata per Treehugger.com.

4 Dall’intervista a Celestine Maddy pubblicata su wmagazine.com.

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“Faced with the need of being constantly updated and in the latest trend, people look for quieter, less artificial lifestyles, not only in the domestic and quotidian but also in the field of creativity. Given that they work with a special sensitivity and seek new meanings in their surrounding environments all the time, artists and creative people are promoters of this movement.” 3 Si tratta di un ben ritmata serie di storie legate al giardinaggio, ideali per giardinieri, ma con materiali eterogenei che vanno oltre il giardinaggio e che fanno appello ad un target meno specializzato e più ampio. La grafica è orientata molto su quella di una celebre rivista di Interior Design, Apartamento; ne riprende infatti l’approccio alle immagini e al testo. Le pagine sono più grandi e la tipografia è meno sofisticata, ma i due magazines si somigliano molto. The Plant è un magazine molto eterogeneo: ci sono diversi linguaggi, colori e stili tipografici che compongono di volta in volta le diverse sezioni della rivista. Le foto hanno un ruolo principale, ma sono anche intervallate saltuariamente da illustrazioni vettoriali che in alcuni casi hanno lo scopo di spiegare qualche tecnica 'fai da te'. L’aspetto positivo della rivista è che nonostante si affidi a composizioni fotografiche, a volte molto spoglie e disadorne, riesce comunque nel suo intento di elevare e nobilitare l’agomento dell’agricoltura e dell’orticoltura, spesso trattato in modo superficiale. Il materiale è molto approfondito, è semplice da consultare e parla al lettore con un linguaggio familiare e personale. Wilder Quarterly è una rivista di giardinaggio che esamina il mondo naturale con uno sguardo non convenzionale, mirando ad una nuova generazione di produttori e agricoltori rigorosamente urbani. “It’s for contemporary gardeners”, ha dichiarato Celestine Maddy, editore della rivista con sede a Brooklyn, “people who are growing in unusual situations: people who have gardens on their fire escapes, or kids who have moved out to start farming in very strange and unusual ways4”. Celestine Maddy, la newyorchese fondatrice della rivista, è la prima che ammette di non avere il pollice verde. In un'intervista racconta come è nata l’esigenza della creazione del magazine: si è trasferita con il marito a Brooklyn e nell’appartamento al piano terra c’era anche un piccolo cortile trasandato, che era utilizzato come deposito. Da qui l’idea di sfruttare questo spazio al meglio e riuscire a trasformarlo. Celestine racconta che ha cercato di


[fig. 16] Alcune foto della rivista Wilder Quarterly

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5 Dall’intervista a Celestine Maddy pubblicata su wmagazine.com.

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cimentarsi nell’arte del giardinaggio senza però trovare il tipo di informazioni giuste: riviste, libri, siti web, non c’era nulla che parlasse della sua situazione, di come fare a crescere qualcosa in città, non riusciva a trovare la rivista adatta: “I couldn’t find a magazine that spoke to my age group, where I was living, and my interests. I was desperate for something that talked about gardening and farming through a wider lens.” 5 La fondatrice di Wilder Quarterly voleva essere ispirata da belle immagini, da storie di coltivatori da tutto il mondo, e di imparare cose applicabili alla sua esperienza di coltivatrice urbana; da questa riflessione nasce la sua rivista che è a cura di Kate Sennert, ex redattore della rivista Tokion, e i collaboratori del primo numero, come l’ex editore di House & Garden, Dominique Browning e lo chef Josh Adams. Ogni numero della rivista è basato essenzialmente sulla stagione in cui si trova, e mescola sempre fotografie molto pulite ed essenziali con titoli eleganti e blocchi di testo non invasivi. Il contenuto della rivista è diviso in varie sezioni, la prima è la sezione Food in cui uno chef mostra e descrive in esclusiva una ricetta. Successivamente si passa alla sezione Horticulture, la più importante, il cui intento è informare il lettore su una specie orticola o un frutto diverso per ogni stagione e, oltre alle piante, vengono presentati anche gli insetti benefici (e non) che possono presentarsi nel periodo in questione. L’ultima sezione si chiama Profiles e riporta le esperienze di agricoltori inaspettati: registi, personaggi pubblici o politici che nutrono passione per la natura e vogliono condividere la loro storia. La rivista è molto attuale, realizzata per giovani lettori e stilisticamente lascia molto spazio alle foto, che troviamo il più delle volte a doppia pagina. La grafica è marginale, anche la spiegazione delle ricette è lasciata alla fotografia, poichè l’intento della rivista non è quello di educare, ma bensì di ispirare con storie e paesaggi gli amanti della natura; il linguaggio più utilizzato rimane quello delle fotografie still-life.


3.2 Strumenti cartacei. I libri Esistono numerosi manuali e di diverse tipologie. Ce ne sono per principianti, per agricoltori di professione e per curiosi che vogliono esplorare anche per poco il mondo dell’agricoltura. I manuali offrono delle informazioni sempre diverse ed eterogenee, e la cosa più interessante è il modo in cui sono strutturati. Alcuni aprono il loro racconto con informazioni basilari e poi generalmente possiedono delle schede tecniche dei vari ortaggi, altri sono divisi in base al periodo dell’anno e danno consigli riguardanti le azioni da compiere in quel determinato periodo. I consigli vanno dalla potatura alla semina, fino alle ricette da poter realizzare con l’ortaggio del mese. Un'altra cosa molto importante è il calendario lunare, ogni libro sull’agricoltura ne possiede uno, integrato al libro, tra i consigli utili o inserito alla fine come promemoria: i vecchi ortolani sostengono che le semine degli ortaggi vengono influenzate dalla luna, che può accelerarne la crescita, portarli prematuramente in semenza o stimolare la formazione di bulbi. In molti libri la divisione è regionale, in questo caso si parla di zone fitoclimatiche: per zona fitoclimatica s’intende “la distribuzione geografica, associata a parametri climatici, di un’associazione vegetale rappresentativa composta da specie omogenee per quanto riguarda le esigenze climatiche.” 6 In altri termini il presupposto su cui si basa la suddivisione del territorio in zone fitoclimatiche è l’analogia fra associazioni vegetali simili dislocate in aree geografiche differenti per altitudine e latitudine, ma simili nel regime termico e pluviometrico. In questo modo il lettore proveniente da qualsiasi zona d’Italia, può gestire la propria coltivazione nel modo più corretto a seconda della sua zona climatica. In questo capitolo verranno riportate alcune particolari declinazioni del manuale di agricoltura, che hanno affrontato in modo originale la tematica naturale.

6 De Philippis Alessandro, “Classificazione ed indici del clima in rapporto alla vegetazione forestale italiana” Firenze, Ricci, 1937.

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L’erbario di Emile Vast Gli erbari nascono nel Medioevo e facevano parte di una particolare categoria di libri che raccoglievano brevi descrizioni, spesso a carattere medico, descrivendo le virtù delle piante. Hanno molta importanza storica, perché hanno raccolto delle specie ormai scomparse, ma anche scientifica, perché l’erbario è un mezzo fondamentale per la ricerca botanica e per lo studio di nuove specie. Gli erbari, i cui esemplari più antichi risalgono al XVI secolo grazie al paziente lavoro di naturalisti, farmacisti e medici, rivestono tuttora un ruolo di primo piano nell’ambito della conoscenza floristica. Danno anche indicazioni utili per usare le piante per scopi alimentari, farmaceutici e terapeutici, oltre che, come vedremo in questo caso, possono educare all'importanza e all’utilità del mondo naturale. Questo libro è una rivisitazione moderna di un erbario, perché non troviamo come nei classici erbari i minuziosi disegni fatti a mano o le foto con i dettagli delle piante. Per ogni pianta, l’autrice disegna il fiore, la foglia, il seme ed un disegno completo, illustrandone poi l’origine del nome ed alcuni aneddoti storici o mitologici sull’uso della pianta. Il risultato è un libro molto elegante e raffinato che fornisce delle informazioni interessanti e non scontate. I disegni delle specie sono molto semplici, stilizzati ma non per questo meno riconoscibili, intelligente anche la scelta di una gradazione di colore per ogni pianta con una forte presenza del nero che fa da sfondo ma anche da figura sinuosa. Tutti i disegni appaiono come delle silhouette pulite e chiare, grazie alle quali il lettore può, già al primo sguardo, riconoscere la struttura morfologica della pianta. Il libro non ha la pretesa di fornire una guida o di essere consultato come un archivio, le specie analizzate sono poche e l’intento è quello di descrivere in modo non convenzionale gli esemplari, che con l’uso del bianco e nero acquisiscono maggior visibilità e potenza all’interno della pagina.

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[fig. 17] Aperture del libro di Emile Vast

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Jamie at home

7 Jamie Oliver, “La mia cucina naturale” collana Tea Fuori, 2009.

“Anche se vivete al ventesimo piano di un condominio, potete sempre usare un davanzale. Oppure trasformare il tetto piatto del garage in un giardino pensile, o magari mettere qualche vaso in cortile...insomma, ovunque viviate, vale la pena provarci.” 7 Così parla Jamie Oliver nel suo libro, pubblicato in Italia con il titolo La mia cucina naturale. Anche se è un vero e proprio libro di ricette, ci sono consigli che spaziano dal giardinaggio fino all’orticoltura. Innanzitutto la particolarità del libro preso in esame sta nell’indice, diviso prima secondo le stagioni, e poi per singolo ingrediente. Per ogni stagione ci sono verdure, ortaggi, frutta di cui esplora i relativi metodi di coltivazione, scrive sul perché ha deciso di prendersene cura e poi come finiscono nel piatto. Ogni ortaggio ha la sua doppia pagina piena di consigli sulla coltivazione, la sezione infatti si chiama 'Come coltivo' ed è suddivisa in quattro paragrafi: ‘Terreno’, ‘Semina’, ‘Raccolto’ e ‘Conservazione’, e infine ‘Qualche consiglio’. Non è un semplice ricettario, il libro infatti nasconde un vero e proprio manuale di coltivazione. La lettura è molto scorrevole, ha un tono familiare e intimo, e ispira qualsiasi persona a fare un tentativo di coltivazione. Le foto a tutta pagina raffigurano la campagna inglese, le composizioni still-life delle ricette e anche delle mise en ambiance in cui l’autore-cuoco viene ritratto nel suo orto. Tutto ciò è accompagnato da doppie pagine colorate che introducono all’ortaggio, composte da un grande titolo e dall’illustrazione dell’ortaggio preso in esame realizzata con la tecnica xilografica che riprende la matericità e i colori naturali della terra. Il font utilizzato sia per i titoli che per i testi è il Clarendon, che dona solidità e da un tono rustico alla pubblicazione. In fondo al libro l’autore provvede a inserire anche una sezione di informazioni utili, in cui elenca tutte le varietà di semi che preferisce, accompagnate da brevi consigli su ogni specie. Questo è uno dei pochi libri di ricette che rispetta - nella disposizione delle ricette - l’avvicendamento delle stagioni, e che dedica sezioni intere alla spiegazione della tecnica colturale da usare a seconda dell’ingrediente. Un altro aspetto positivo è che il libro contiene molti consigli personali e suggerimenti per la conservazione dei cibi e delle erbe aromatiche e affronta l’argomento della coltivazione in modo semplice ma puntuale, accompagnando il lettore nella pratica della coltivazione.

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[fig. 18] Immagini del libro “La mia cunina naturale� di Jamie Oliver.

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3.3 Gli strumenti digitali

Gardening Mama In questa sede non si può non citare il gioco per la console portatile Nintendo: Gardening Mama. Un videogioco creato dopo l’esperienza di Cooking Mama, che ha ottenuto un grande successo facendo avvicinare i giocatori di tutte le età ai fornelli virtuali, facendo scoprire la nobile arte della cucina. A seguito del successo ottenuto, gli sviluppatori hanno creato un altro gioco in cui gli utenti si cimentano nel giardinaggio. Infatti Gardening Mama si basa su una serie di minigiochi concatenati che hanno una funzione didattica, ad ogni minigioco è assegnato un punteggio che ti permette di far maturare gli ortaggi, fiori e frutti del tuo giardino. Lo spazio all’interno del videogioco è diviso in tre parti distinte: un giardino, un orto e un frutteto. La particolarità è che non si può iniziare a coltivare qualcosa e portare a termine la coltura in un’unica sezione di minigiochi, perché si deve innanzitutto superare i livelli relativi alla semina, poi quelli della crescita e quelli della cura della pianta. Infatti è una scelta molto importante quella di permettere all’utente di seguire la coltivazione in modo didattico, e consequenziale, il risultato è che si coltiva un tipo di pianta dall’inizio alla fine, seguendone il percorso di crescita. Oltre all’esperienza principale con i minigiochi concatenati tra loro - al cui superamento corrisponde la germogliazione di un fiore o la maturazione di un frutto - ci sono una serie di attività secondarie, comprendenti la possibilità di personalizzare il proprio avatar con l’oggettistica eventualmente sbloccata nel corso dell’opera, assieme ad una opzione per scambiare materiale collezionistico tra i possessori del gioco. Per quanto riguarda i minigiochi, essi sono superabili senza particolare difficoltà e oltrettutto non scaturiscono alcuna competizione o sfida nel giocatore. Molte prove si somigliano tra loro e sono sempre spiegate da una breve stringa di testo perché non è sempre chiara l’azione da compiere. Nel sito della Nintendo il gioco è catalogato sotto due definizioni molto puntuali: Edutainment (educativo e di intrattenimento) cioè “game that present educational content in a entertaining manner” ed inoltre è uno dei giochi appartenenti alla

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categoria Simulation cioè “game that allows players to simulate a real life situations in a interactive setting8”. La grafica del gioco infine è molto infantile e improntata sul disegno manga, corredata da animazioni alla fine di ogni gioco con le mimiche dei personaggi. Anche questa scelta svela la volontà di creare un gioco non impegnativo, divertente e rilassante.

8 Classificazione proveniente dal sito Nintendo.com.

[fig. 19] Alcune schermate riguardanti i giochi proposti da Gardening Mama.

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iSavetheplant

9 http://www isavetheplant.com 14 giugno 2012.

Un’applicazione per il giardinaggio, che si basa sulla condivisione di consigli in una community di appassionati, esperti o neofiti è iSavethePlant9, un’applicazione italiana, creata da Alessandra Balzani, una web designer e illustratrice, e Stefano Benetti, programmatore e sviluppatore di portali internet e app per smartphone, che si sono conosciuti nello spazio di co-working, Talent Garden. Questa applicazione è molto interessante, perché utilizza la community: sicuramente la cooperazione tra individui con le stesse problematiche è una soluzione pratica ed efficiente per creare uno spazio di socializzazione, ma soprattutto di aiuto reciproco quando si deve affrontare la cura delle piante. L’applicazione non utilizza infografiche, si avvale solamente dello scambio di fotografie fra utenti, indicando con semplici icone la tipologia di foto, cioè se si tratta di foto di piante in cattive condizioni, foto che appartengono alla categoria dei problemi di annaffiatura, e se si sta parlando di fiori o di piante ornamentali.

[fig. 20] Splash screen e pagina con post di iSavethePlant.

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Waywardplants Quella di Waywardplants è una comunità di volontari, che si concentra nella ricerca di spazi produttivi e valuta il potenziale di siti degradati. Hanno cominciato con un’azione di Guerriglia gardening, in un giardino in Old Street a Londra, che è stato il banco di prova per capire che le piante possono crescere su siti dimessi e in che modo può funzionare la mobilitazione delle persone e l’aggregazione di una comunità più grande e attiva nella rivalutazione della città e dei suoi spazi. “Now, we walk through the city seeing potential everywhere, in forgotten corners, vacant lots, underutilized land and interim spaces.” 10 Waywardplants facilita anche gli scambi su larga scala di piante e gestisce eventi di adozione per piante indesiderate attraverso i quali i cittadini riescono a scoprire la storia della propria comunità. Nel sito, all’interno dell’archivio si possono cercare piante da adottare o da offrire, ci sono gli appositi moduli correlati di informazioni molto precise, come il motivo dell’adozione o del lascito, i moduli richiedono anche un disegno del luogo dove la pianta vivrà un volta adottata. Questa esperienza viene citata non solo perché testimonia quanto l’argomento dell’Urban gardening sia oggi presente e di grande interesse, ma soprattutto perché questo progetto è stato veicolato tramite un’immagine coordinata e un’azione organizzata nel minimo dettaglio. Nel sito dell’associazione infatti si può accedere alla sezione Plant registry in cui sono minuziosamente catalogate in schede tutte le piante che possono essere ‘adottate’. Queste schede di formato A5 sono una sorta di presentazione della pianta, e sono divise in due parti. A sinistra sono catalogate minuziosamente tutte le informazioni come il numero di serie della pianta, il nome, il nome della specie, l’altezza, la provenienza, la data in cui la pianta è stata registrata e inoltre due spazi da completare per descrivere le circostanze, cioè le cause che hanno portato al lascito della pianta e le istruzioni per la cura in cui il proprietario descrive in breve le necessità della pianta. Il tutto è corredato, a destra della scheda, da una foto che presenta la pianta su sfondo neutro. Un altra sezione del sito raccoglie un altro tipo di moduli: si chiamano Adoption applications e sono delle schede in formato A4 che registrano con la stessa minuzia le richieste di adozione delle

10 http://www waywardplants.org 3 settembre 2012.

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[fig. 21] Un esempio di ‘richiesta di adozione’ nel sito di Waywardplants.

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piante desiderate. Innanzitutto c’è il numero che identifica la pianta, è richiesto di scrivere il suo nome, e indicare il motivo per cui si è interessati alla pianta (sono disponibili risposte multiple) e infine viene richiesta una descrizione o un disegno che mostri la casa che ospiterà la pianta. Molti utenti scrivono semplicemente poche righe, altri creano dei disegni, specificando la posizione esatta in cui la pianta sarà collocata una volta adottata.

[fig. 22] Una scheda presente nel ‘Plant Registry’ di Waywardplants.

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3.4 Da Farmville a Grow the Planet Farmville è nato come semplice browser game on-line, è stato sviluppato dalla software-house californiana Zynga e conta circa 83 milioni di utenti attivi ogni mese. Il gioco consiste nella gestione di un'azienda agricola con allevamenti, semine e raccolti da eseguire nei tempi previsti e in modo imprenditoriale, per evitare la perdita di denaro. Il videogame è molto diffuso in tutto il mondo, soprattutto nel nostro Paese dove, in una statistica della società produttrice del gioco, riferisce alla Coldiretti la posizione dell’Italia al quarto posto fra i visitatori del gioco.11 In meno di un anno dal suo lancio, il successo di Farmville è divenuto globale e coinvolge tutti i continenti12. L’obbiettivo è ampliare l’attività con disciplina giornaliera e strategie oculate, improntate anche sulla collaborazione con il vicinato: vengono premiati i comportamenti virtuosi, come la collaborazione con i vicini d’orto per la corretta riuscita delle attività. Si è notata la tendenza all’abbandono di tipologie di giochi chiamati ‘sparatutto’, arcade o giochi di ruolo, spostandosi verso giochi in cui l’impegno e la dedizione giornaliera sono le qualità più premiate: oltre a Farmville è possibile cimentarsi, sempre su Facebook, con Farm Town, sviluppato dalla compagnia Slashkey, mentre per gli appassionati del mobile possono giocare a iFarm, l’equivalente di Farmville per i dispositivi mobili.

11 Secondo i dati forniti da Zynga risultano essere 72 milioni i visitatori ‘made in Italy’ che ogni mese si collegano a Farmville. 12 Dall’articolo di Aiol.It Agricoltura italiana on line. “Il successo di Farmville”.

Farmville è gratuita – anche se è possibile avere a disposizione dei crediti aggiuntivi investendo del denaro, cosa che in Italia è poco diffusa – e ci permette di entrare in un mondo che non è fatto solo di post e di amicizie ma di sana e divertente competizione. Nel gioco si vestono i panni di un contadino e si può così gestire il proprio orto, piantare la propria frutta e verdura e guadagnare soldi con la vendita. Come tanti giochi simili, lo scorrere del tempo segna le varie fasi del gioco che ci porteranno poi a vendere ed acquistare prodotti, a fare dei guadagni e poi a reinvestirli in ulteriori acquisti. Interessante poi la possibilità di acquistare oggetti da regalare ai nostri amici, in modo da entrare ancora di più nello spirito ‘social’ di Facebook. Solo negli Stati Uniti, fa notare il New York Times, il rapporto fra gli agricoltori virtuali e quelli in ‘carne ed ossa’ è già di sessanta a uno. I giocatori più impazienti potranno utilizzare soldi veri - utilizzando la carta di credito o il proprio conto PayPal - per arricchire la propria tenuta. Il principio di Farmville è molto semplice: se abbandonato,

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13 http//www.ilblogd quellidifarmville blogspot.com, 20 ottobre 2012.

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il nostro raccolto andrà in rovina. Ecco perché sono in molti ad aver sviluppato una dipendenza dal gioco. Molte sono le dipendenze che ha creato: c’è chi, come i fattori più professionali, arriva addirittura a creare fogli di lavoro con tutti i dati, coltura per coltura, per capire come ruotare le coltivazioni e guadagnare di più. Ogni utente non è infatti chiuso nel proprio orticello ma può interagire con i propri amici per scambiarsi favori o regali. Una condivisione che continua anche fuori da Facebook: c’è chi vaga in rete per sapere come si fa a comprare una mucca, chi dispensa trucchi e consigli, e non poteva mancare un blog interamente dedicato alla community italiana del gioco: Quellidifarmville13. Robert Thompson, professore di Cultura Popolare all’Università di Syracuse, ha le idee chiare sul meccanismo che regola la Farmville-mania: “Così come Guitar Hero ti fa sentire un po’ come una rockstar, Farmville ti dà la sensazione reale di fare qualcosa che ha una causa e un effetto. La possibilità di estrarre viveri dal terreno e di avere un ricavo è davvero soddisfacente”. C’è chi si spinge oltre, come Philip Tan, direttore del laboratorio Singapore-M.I.T. Game Gambit che sostiene che c’è qualcosa di terapeutico nel concetto “Sono malato di questo stile di vita moderno e cittadino, desidero solo coltivare piante e ortaggi e guardarli crescere”. Questo gioco ci fa capire quanto interesse ci sia nell’ambito della coltivazione, gli utenti sono perlopiù persone adulte. Da una ricerca condotta dall’Information Services Group per conto della Popcap Games emerge un altro motivo di riflessione: su un campione di oltre 1.200 utenti, il profilo del social gamer medio è una donna di 43 anni. La piattaforma più utilizzata per giocare è Facebook (83%), seguita da MySpace (24%), Bebo (7%) e Friendster (5%). La maggior parte dei giocatori si dedica a questa attività più volte alla settimana, soprattutto per divertimento e, in percentuali inferiori, per rilassarsi o per competizione e, altro dato interessante, circa la metà delle volte in cui si utilizza un social network, si accede ad un gioco. La cosa interessante in questa sede, non è il propagarsi del gioco nei social network, ma il fatto che l’esigenza di scambiare opinioni su un certo argomento, in questo caso l’agricoltura, possa creare una fetta di mercato, di appassionati dell’orticoltura, che hanno bisogno di una piattaforma nella quale incontrarsi. Proprio da questa esigenza si è sviluppato uno dei primi social network per agricoltori e ortisti amatoriali: My Folia. In cui dopo essersi registrati gratuitamente, si ha la possibilità di scambiare idee e informazioni su piante e fiori, mettendo in rete preziosi consigli che


potranno essere utili a chi ha lo stesso hobby. Quali lavori fare per ripristinare l’aiuola dopo il gelo invernale, quale periodo scegliere per piantare, quali errori evitare: tutti segreti da scoprire sui gruppi di discussione, dedicati a questo o a quell’argomento, c’è anche tanto spazio per le foto del balcone o del giardinetto, per sfoggiare rose e gerani. Interessante è la top ten vegetale che compare sul lato sinistro della schermata iniziale: ogni mese viene introdotto e spiegato un determinato ortaggio. Ma un caso d’eccezione è rappresentato da una piattaforma interamente concepita e sviluppata in Italia: Grow the Planet.

[fig. 23] Interfaccia del gioco Farmville.

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3.5 Grow the Planet

14 Articolo su Grow the Planet, di Isabella Fantigrossi, 17 marzo 2012, Tg24.sky.it.

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Il suo fondatore partendo dalla sua passione per la natura e la coltivazione, ha sviluppanto un posto 'virtuale' per parlare di cose 'reali' come la terra, l’orticoltura, la scoperta di nuove tecniche di coltivazione e la condivisione di esperienze. La piattaforma di Grow the Planet il nuovo social network made in Italy finalista al TechCrunch Disrupt, è stata creata per agricoltori e appassionati di giardinaggio che possono visitare il nuovo social network per reperire informazioni utili sulle colture, sulle tecniche di coltivazione e giardinaggio o per apprendere consigli utili da altri utenti, condividendo esperienze. La caratteristica innovativa è che dispone di un sistema di geolocalizzazione che le conferisce maggiore internazionalità ed estende l���uso del social network anche ai paesi più lontani: gli utenti possono identificare la propria comunità nel raggio di circa ventiquattro chilometri dal proprio orto e visualizzare sulla mappa le coltivazioni dei propri vicini. Una volta inseriti i propri dati e le specifiche dello spazio da coltivare si può cominciare a creare il proprio orto. Ogni utente può riprodurre su Grow the Planet il proprio orto, indicando le varietà che si ha intenzione coltivare. In questo modo, gli altri iscritti possono fornire consigli e informazioni sui tempi di semina e di raccolta, sulle cure richieste da ogni tipo di prodotto, sulla tecniche di irrigazione e potatura, ciascun utente può registrare i progressi delle proprie colture e confrontare i propri dati con quelli di altri utenti. L’iscrizione al social network è gratuita. Nella sezione 'Impara', ha spiegato Gianni Gaggiani, uno dei fondatori, “proponiamo una sorta di Wiki con i trucchi del mestiere”. Notizie, curiosità e tutto quello che c’è da sapere per coltivare da sé insalata, zucchine o erbe aromatiche. “Il cuore del progetto è invece la sezione Coltiva, dove un tutor fa E-learning. E grazie a un nostro algoritmo”, continua Gaggiani, “diamo i tempi della semina e della raccolta geolocalizzati, zona per zona”. Perché Grow the planet, come quasi tutti i social network, è georeferenziato: c’è quindi la possibilità di conoscere altri appassionati, insomma i propri vicini di orto, con cui creare una piccola comunità locale. Infine, ha spiegato Gianni Gaggiani, “abbiamo ideato un sistema di baratto 2.0 per smaltire i propri picchi di produzione. Chi ha esperienza di orto sa che si rischia di mangiare zucca per giorni dalla mattina alla sera. Con il nostro sistema invece ci si può scambiare le eccedenze con semi e pianti di altri iscritti 14”.


[fig. 24] Home page del sito Grow the Planet.

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La finalità di tale social network ha alla base una forte necessità di diffondere nel mondo la cultura di un’alimentazione più naturale e genuina. Si tratta di sensibilizzare anche coloro i quali non hanno una spiccata dedizione per la coltivazione, invitando quanti più utenti possibili a riflettere su ciò che mangiamo per migliorare progressivamente anche l’ambiente che ci circonda. Per capire meglio la visione dei creatori di Grow the Planet di seguito sarà proposto un breve estratto da un’intervista realizzata a Gianni Gaggiani, fondatore del social network.

15 Intervista a Gianni Gaggiani, pubblicata 05 luglio 2012, Genitronsviluppo.com.

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“Grow the Planet è un social network che ha come obiettivo quello di diffondere la coltivazione dell’orto e l’autoproduzione degli ortaggi nel maggior numero di persone possibile; stiamo mettendo insieme un validissimo team di sviluppatori, scrittori, esperti di social network e di marketing che ci permetterà di fare il salto di qualità. L’idea è nata dalla mia passione per le piante e per l’orto in generale che ho messo in pratica qualche anno fa creando Florablog, blog che mi ha permesso di fare esperienza e maturare una serie di idee che è poi confluita in Grow the Planet. Nel 2011 abbiamo lanciato una demo che spiegava le idee alla base di Grow the Planet e ci ha permesso di partecipare al Disrupt di TechCrunch. Il lancio ufficiale (anche se pur sempre una beta) è avvenuto invece a metà marzo 2012 e da allora abbiamo testato con mano l’incredibile movimento che ruota intorno alla coltivazione degli orti, movimento che ha un trend molto positivo e in costante crescita, segno che non si tratta di una moda passeggera ma di qualcosa che ha messo, scusami la metafora, profonde radici e che adesso ha un luogo virtuale dove ritrovarsi e confrontarsi. Dal lancio di marzo abbiamo già oltre 12 mila utenti appassionati che usano con entusiasmo la nostra piattaforma sia per interagire con il resto della comunità, sia per coltivare ortaggi o imparare i trucchi del mestiere. L’utente tipo è abbastanza vario: abbiamo una leggera prevalenza per il coltivatore di campagna, ma devo dire che anche l’appassionato urbano è in costante crescita e sta riguadagnando terreno.” 15


Struttura La prima sezione che si nota entrando nel sito è la Dashboard, collocata in alto a sinistra, contenente le informazioni del proprio profilo: la foto, il nome utente e la quantità di Follower e Following presenti. Alla Dashboard seguono la sezione ‘Invita un amico’ e la sezione ‘Esplora utenti’ divisa in due tipologie ‘utenti top’ (quelli più seguiti) e ‘utenti più attivi’. Inoltre poste in alto possiamo trovare le notifiche dei messaggi, la possibilità di modifica del profilo, e il Log out. All’interno dell’Home page di Grow the Planet viene presenta innanzitutto una sezione di highlights che presenta le ‘Ultime novità’, cioè nuove discussioni o i recenti post pubblicati, provenienti dalle varie sezioni del sito, disposti in ordine cronologico. Accanto alle ‘Ultime novità’ è presente una mappa, in cui la posizione dell’utente è già localizzata e si possono così esplorare gli utenti che coltivano nelle vicinanze. Sotto questa prima sezione, c’è la possibilità di condividere, scrivere e pubblicare foto nell’apposito spazio denominato ‘Condividi’ che precede lo spazio dedicato alla pubblicazione dei post degli utenti che stiamo seguendo: ‘Persone che segui’ è un susseguirsi di commenti provenienti dagli utenti, pubblicati e corredati da innumerevoli opzioni: ‘Mi piace’, ‘Commenta’, ‘Condividi’, nonché la possibilità di seguire un determinato utente. Accanto allo spazio dedicato ai post, sono presenti delle informazioni di carattere funzionale. Al suo interno sono riportati i ‘Lavori di oggi’ da compiere il giorno stesso. Si è deciso di dividere i compiti in base all’ortaggio, quindi ad ogni ortaggio presente corrisponde una breve frase che riporta lo stato di coltivazione attuale. Inoltre grazie a questo piccolo promemoria si può passare direttamente al ‘Diario di coltivazione’. Successivamente ci sono delle informazioni meteorologiche raggruppate sotto la sezione ‘Meteo’, in cui viene riportata la condizione atmosferica del giorno, oltre che il vento, la pressione, l’umidità, e gli orari di alba e tramonto ed un altro box che contiene informazioni sulle fasi lunari. Il sito Grow the Planet è diviso in sette sezioni diverse, oltre alla Home si trovano: Impara, Coltiva, Scambia, Cucina, Better World, Discussioni. La sezione ‘Impara’ propone diversi post, visualizzati in ordine cronologico, che spiegano tecniche di coltivazione e procedimenti per la corretta cura delle piante. I post sono divisi ulteriormente in quattro diverse sezioni: ‘Come iniziare’, ‘Video’, ‘Lavori e tecniche’, ‘Schede ortaggi’. A parte la sezione ‘Schede ortaggi’, i post sono visualizzati in ordine di pubblicazione, dai

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[fig. 25] Screenshot della sezione “Coltiva” nel sito Grow the Planet.

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più recenti, posti per primi, ai più vecchi. Lo stesso metodo è stato utilizzato anche nelle altre sezioni: in ‘Scambia’, ‘Cucina’ e ‘Better World’ i post sono organizzati cronologicamente e divisi in categorie, ad eccezione della sezione ‘Coltiva’, che permette la creazione e l’organizzazione del proprio orto. All’interno della sezione ‘Coltiva’ è possibile consultare il proprio diario di coltivazione che comprende l’elenco di tutte le attività giornaliere da compiere, e il calendario che mostra una panoramica generale dei compiti da realizzare del mese corrente. Per quanto riguarda la presenza di infografica, l’unico riscontro si può trovare in questa sezione, perché per visualizzare lo stato di avanzamento delle varietà coltivate, accanto ad ogni ortaggio è presente una sorta di timeline, in cui è segnalata la fase di crescita. La timeline non è interattiva, è solo una rappresentazione grafica della fase di coltivazione in cui si si trova: dall’iniziale stato di semina, passando alla germinazione, fino alla raccolta. Per visualizzare gli ortaggi che si è scelto di coltivare, Grow the Planet propone una visualizzazione figurativa: sono raffigurati sei vasi di terracotta posti in un ambiente diverso, a seconda che si sia scelto un orto sul balcone, sul terrazzo, sul tetto o sul giardino. La visualizzazione dei vasi rimane invariata, e all’interno dei vasi sono posti gli ortaggi che stiamo coltivando: l’ortaggio non segue graficamente la crescita (non si vede un seme, poi un bulbo e poi la pianta che cresce) ma viene adagiato sopra il vaso a manifestare l’avvenuta riuscita del processo di crescita. Questa visualizzazione non ha alcuna utilità per la gestione della coltivazione, ma è una sorta di rappresentazione ideale dell’orto che si sta realizzando. Il calendario fornito dal sito è molto facile da utilizzare; a parte la possibilità di scorrere tra i mesi, per visualizzare un compito che deve essere compiuto in un determinato giorno, viene posta l’icona dell’ortaggio nella casella del giorno. In questo modo non si può immediatamente capire l’azione da compiere, è necessario cliccare l’ortaggio per scoprire il compito che gli corrisponde. Nel caso avessimo piantato molti ortaggi questa risulta essere una visualizzazione poco pratica e confusa: ci troveremmo molti ortaggi stipati nel calendario senza capire come procedere. Per quanto riguarda la grafica, hanno scelto di rappresentare gli ortaggi attraverso l’utilizzo di icone abbastanza realistiche, con colori reali e forme iconiche, in modo da poter riconoscere l’ortaggio a prima vista. La gamma di colori utilizzata è quella dei toni naturali: tutte le gradazioni di verdi e marroni, fino ad arrivare all’azzurro che

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è utilizzato nella sezione 'Home' come font per titoli e per le opzioni, nella parte del sito dedicata alla condivisione. Per quanto riguarda la scelta delle font, viene utilizzato l’Arvo, un egizio per tutti i titoli, combinato con il Trebuchet Ms per comporre i testi. Riassumendo, gli aspetti negativi per quanto riguarda la sezione di gestione della coltivazione sono il fatto che molte rappresentazioni figurative sono fine a sé stesse, e non aiutano il processo di coltivazione del proprio orto. Se fosse possibile andrebbero preferite visualizzazioni più tecniche e puntuali per rappresentare la crescita delle piante, risolvendo con un'infografica, ma anche con una rappresentazione reale, si potrebbe allo stesso tempo istruire ed informare l’utente.

[fig. 26] Visualizzazione dell’orto dell’utente.

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Analisi funzioni L’innovazione più grande di Grow the Planet, rispetto ad un semplice blog, o rispetto ad un sito, che raccoglie informazioni sull’argomento, è il fatto che è un vero e proprio social network. Grazie a questa potente condivisione di foto e consigli, gli utenti sono molto più propensi a continuare la coltivazione e possono essere ispirati dalle idee e dalla passione altrui. Questo permette agli utenti di essere invogliati a terminare la coltivazione di un certo tipo di ortaggio, a non demoralizzarsi e a cercare l’aiuto degli altri utenti, creando una rete complessa e radicata di interazioni che idealmente dovrebbe portare allo scambio di ortaggi. In una sezione del sito infatti chiamata ‘Scambia’ ogni utente può tenersi aggiornato sul tipo di offerte presenti nel suo territorio, quindi si parla di utenti locali che possono offrire sementi o qualsiasi tipo di prodotto, compreso il solo trasporto. Molto importante è la sezione “Coltiva” che permette di scegliere l’ortaggio da far crescere e che crea un calendario apposito dove vengono notificate tutte le azioni da compiere come la semina, il trapianto, l’annaffiatura. Ogni azione una volta compiuta viene spuntata e viene comunicata direttamente agli altri utenti. La struttura del social network su cui Grow the Planet è impostato, non permette la corretta veicolazione di informazioni basilari per qualcuno che si approcci al mondo della coltivazione per la prima volta. Anche se queste informazioni sono presenti nella piattaforma, l’utente deve cercarle in modo macchinoso e complicato, perché la struttura nelle varie sezioni presenti nel menù è articolata come un semplice blog. Gli articoli presenti, come ad esempio “Orto in vaso: cinque attrezzi fondamentali” sono disposti con l’ordine di pubblicazione e quindi rispettano solo la gerarchia del tempo di pubblicazione, senza alcun ordine di importanza. In questo modo l’utente viene a conoscenza di certi articoli troppo tardi, ne perde alcuni e non può cercarli in alcun modo, senza sfogliarli uno dopo l’altro. Questo aspetto potrebbe essere migliorato, pensando ad una narrazione passo a passo delle fasi di crescita, si potrebbero creare delle vere e proprie lezioni per l’insegnamento delle tecniche di coltivazione per i principianti, in modo che l’utente venga informato in modo coerente con il percorso di coltivazione che sta affrontando. Un altro appunto è che i compiti da svolgere, segnalati in Home page nella sezione ‘Lavori di oggi’, sono in una posizione poco visibile. Questo è ovviamente una scelta per dare

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molta più visibilità alla possibilità di condivisione e interazione con gli altri utenti, quindi innanzitutto nell’Home page si ha subito la possibilità di condividere pensieri e foto, e di guardare gli interventi di altri utenti, solo successivamente ci si accorge dei compiti segnalati nella sezione ‘Lavori di oggi’ che riporta le azioni da compiere divise in base ad ogni ortaggio che abbiamo precedentemente selezionato. Accedendo a questa sezione si arriva allo stato di avanzamento della coltivazione degli ortaggi, presente nel ‘Diario di coltivazione’, in cui tutti i compiti sono segnalati e si ha la possibilità di spuntarli e passare alla fase successiva di coltivazione. Gli impegni, o più correttamente, i 'compiti' sono segnalati nel calendario delle attività, però non c’è nessun tipo di sincronizzazione attivabile con, ad esempio, il calendario del computer o del cellulare, in modo che gli impegni siano visibili anche senza accedere alla piattaforma. In generale un appassionato di agricoltura potrà trovare interessanti spunti nel navigare il sito, ma, se parliamo di principianti che per la prima volta si affacciano al mondo della coltivazione, non c’è una sezione che li aiuti passo passo nell’imparare le basi della materia, e che dia informazioni preliminari sulla coltivazione. Un’importante innovazione di Grow the Planet consiste nell’aver introdotto la possibilità - ai coltivatori locali - di scambiarsi i prodotti del proprio orto in eccedenza e proporre i propri ortaggi alle persone che abitano in zone limitrofe. Ciò nonostante lo spazio adibito allo scambio dei prodotti non sembra essere molto utilizzato dagli utenti. Probabilmente lo scambio si concretizza ugualmente senza bisogno della sezione apposita del sito, probabilmente gli scambi avvengono privatamente tra contatti 'amici', ma non tra sconosciuti.

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[fig. 27] Dettaglio del calendario della sezione 'Coltiva' del social network Grow the Planet.

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capitolo iv

Casi studio sui dispositivi mobili

In questo capitolo si analizzano delle soluzioni, alcune volte veri e propri prodotti, che sono molto interessanti e che hanno ispirato il progetto. Per facilitare l’analisi, ogni prodotto viene analizzato in tre diversi paragrafi: contenuti, nel quale viene descritto il prodotto, linguaggio grafico e plus, dove vengono elencate le caratteristiche più innovative del prodotto. 1. La funzione Voice-Control: Nigella Quick Collection App Contenuto La sua struttura è molto semplice e chiara: all’interno sono spiegate più di settanta ricette, da cercare secondo ingrediente, secondo l’ordine alfabetico o il mood del momento. C’è anche la possibilità di personalizzare le ricette con annotazioni, sia vocali che scritte, e condividere con gli amici le ricette o una cena grazie ad un invito tramite Facebook. Oltre alle foto delle pietanze si possono guardare i video, nella sezione dedicata, in cui la cuoca propone delle ispirazioni per dei nuovi piatti. Linguaggio grafico Il linguaggio grafico utilizza colori pastello tenui, accompagnati dall’uso della font Futura. Viene usato anche una font graziata che identifica i commenti personali della cuoca sulla ricetta. Per illustrare i piatti sono state preferite delle foto, soprattutto di dettagli molto invitanti, di ogni portata e per illustrare passo a passo la ricetta hanno deciso di diluire il testo in più schermate, quindi si utilizza un semplice blocchetto di testo con non più di sei righe per non appesantire la pagina. Plus L’applicazione ti permette di sbarazzarti del problema maggiore di quando cucini, cioè sporcare il telefono con le dita appiccicose mentre consulti la ricetta. Infatti l’app prevede di essere usata anche grazie ad una facile navigazione vocale. Ogni passo per la costruzione delle pietanze ha l’opzione del Voice-Control che è stata attivata per la prima volta su un’applicazione per la cucina. Un altro punto a favore è la personalizzazione che l’utente può dare alla ricetta, che la rende più funzionale e utile.

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2. Istruzioni “step to step”: Jamie’s 20 Minute Meals Contenuto Il compito degli sviluppatori dell’app è stato quello di portare la grande cucina alle persone che hanno poco tempo. Jamie Oliver con questa app ha voluto dare a milioni di persone gli strumenti per preparare dei piatti in soli 20 minuti, e l’iPhone è un mezzo perfetto per veicolare questo messaggio alle persone che sono solite spostarsi per lavoro o che sono sempre di fretta. L’applicazione punta ad uno specifico target di aspiranti cuochi che utilizzano prevalentemente lo smartphone e non hanno tempo per guardare le ricette in televisione o leggerle in un libro e trasformare l’iPhone in un vero e proprio compagno di ricette. Il valore dell’app sta nel riuscire ad unire tutte le ricette di Jamie in modo coerente, facile da fruire e piacevole da consultare. L’app ha più di 250 ricette scritte e illustrate passo a passo, tutte accompagnate da foto, consigli vocali con la vera voce di Jamie e video che completano la ricetta con ispirazioni e trucchi. C’è anche una lista della spesa interattiva in cui si possono cancellare gli ingredienti direttamente mentre si è al supermercato. Linguaggio grafico L’app cerca di veicolare, con l’uso di colori naturali e texture materiche che richiamano il legno e il mondo semplice e naturale della campagna; un’idea di genuinità, comunicata anche con la grafica. I blocchi di testo sono contornati da etichette che sembrano ritagliate e si mostrano come macchiate di sugo. Il carattere tipografico usato ricorda il Courier per dare la sensazione che il testo sia stato composto a mano con il sapore della macchina da scrivere. Plus Gli aspetti positivi dell’app sono molti: primo fra tutti la lista interattiva, un piccolo ma intelligente strumento che ci permette di accelerare la preparazione della ricetta. Molto importante è anche il grado di completezza che c’è nella spiegazione della ricetta: il fatto di poterla eseguire passo a passo con le fasi già divise e ordinate correttamente in modo da sprecare meno tempo. Con un semplice gesto, cioè ruotando l’iPhone si possono vedere le foto oltre che il testo della preparazione, una funzione molto utile e spesso sottovalutata, creata per essere sempre sicuri di non sbagliare procedimento. Interessante è anche il consiglio che ti da l’app: se agiti il telefono ti verrà suggerita una ricetta, questa piccola funzione è molto gradita ed è un tocco personale che arricchisce l’applicazione e la rende più gradevole e divertente.

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[fig. 28] Schermate dell’applicazione Nigella Quick App Collection.

[fig. 29] Schermate dell’applicazione Jamie’s 20 Minute Meals.

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3. Archivio interattivo: The Elements: A visual Exploration

1 L’applicazione è stata sviluppata da Touch Press di Max Whitby.

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Contenuto La struttura interna dell’applicazione propone una disposizione oculata e semplice. Gli sviluppatori1 hanno deciso di seguire l’architettura di un libro stampato e dare ad ogni elemento due pagine per la sua descrizione. Nella prima pagina è disposto l’elemento nella sua fisicità, la particolarità è che l’oggetto compie una rotazione di 360 gradi su sè stesso ed è così possibile ammirarlo interamente e consultare di lato i dati corrispondenti. Nella seconda pagina si ha una descrizione più approfondita dell’elemento, e inoltre è possibile ammirare delle foto di oggetti realizzati con quel particolare materiale. Anche in questo caso le foto sembrano bidimensionali, ma in realtà se vengono toccate ci si accorge che sono anch’esse ruotabili ed ognuna è collegata con la parte testuale con un espediente grafico. Linguaggio grafico Il tipo di grafica non ha una connotazione particolare, è una semplice disposizione razionale e funzionale di dati, numeri e specifiche tecniche. La visualizzazione è molto coerente e pulita. tutte le schermate sono su sfondo nero, che permette di far risaltare al meglio l’elemento della tavola periodica. Il testo bianco su nero sembra poco curato, ma si ha la possibilità di cambiare la sua grandezza a proprio piacimento, questo strumento è molto utile ai lettori, permette loro di non stancarsi e trovare la misura giusta per una lettura confortevole. Plus La disposizione degli elementi nella tavola periodica è per la prima volta 'fisica', l’oggetto è mostrato nella sua fisicità e la possibilità di ruotarlo è qualcosa che affascina. Non si può fare a meno di esplorare gli oggetti e anche se potrebbe sembrare uno strumento utile solo per gli appassionati, si comprende il suo valore educativo. Molti argomenti capziosi e difficili, soprattutto di estrazione scientifica potrebbero essere mostrati ed essere portati alla luce grazie a questo esemplare risultato.


[fig. 30] Schermate dell’applicazione The Element.

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4. Timeline virtuali: Hello Baby, Pregnancy Calendar Contenuto In questo caso, l’applicazione-calendario è stata creata dall’azienda Pampers che ha voluto avvalersi di un’applicazione per aumentare la connessione con il mercato delle giovani madri in dolce attesa. Gli sviluppatori hanno fatto leva sulle caratteristiche che rendono l’iPad uno strumento unico, creatore di intimità: l’interazione con lo schermo touchscreen dovrebbe aiutare a costruire una piacevole e profonda esperienza emotiva. Il calendario è il primo creato appositamente per iPad e testimonia il progresso di un vero e proprio feto che si sviluppa all’interno dell’app nel corso dei nove mesi. C’è anche la possibilità di personalizzare la vita del bambino e sentire suoni accompagnati da una vista 3D del futuro nascituro. L’utente può registrare gli sviluppi del bambino 'virtuale' e sentire addirittura i battiti del suo cuore nell’undicesima settimana di vita. C’è inoltre la possibilità di condividere l’esperienza e i progressi con dei link ai social network. Linguaggio grafico In questo caso non sono state usate né foto né video, l’importanza maggiore viene data alla ricostruzione in 3D del bambino che è molto realistica, lo sfondo è lasciato libero ed illuminato da una luce dall’alto. La presenza della grafica è minima: si ha una timeline in cui vengono rappresentate le settimane di gestazione, con una indicazione di dove ci si trova al momento, e poche icone con le quali si accedono ad altri contenuti. C’è la possibilità di aprire la 'guida di gravidanza' in cui viene descritto l’avanzamento del bambino e le peculiarità del periodo in cui ci si trova e un altra icona identifica dei 'touchpoints' nei quali si approfondisce la navigazione e si può usufruire di clip audio o di dettagli. Plus Questa applicazione fornisce un resoconto realistico e completo dell’esperienza della gravidanza in corso, è una soluzione disarmante per la sua semplicità ma allo stesso tempo per la sua efficacia. Interessante la possibilità di vedere la progressione nel tempo dello sviluppo del bambino e il fatto di poter personalizzare le sue caratteristiche, come il nome, il sesso, in modo da rendere la riproduzione virtuale più vicina a noi. Questa applicazione è riuscita a trasformare l’esperienza della gravidanza in un’applicazione piacevole, divertente e magica grazie ad una semplice e completa interazione.

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[fig. 31] Schermate dell’applicazione Hello Baby.

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5. Infografica circolare: Partly Cloudy

2 Recensione pubblicata nel sito http://www. cultofmac.com/ 17 ottobre 2012.

3 http://partlycloudy app.com/ 4 novembre 2012.

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Contenuto Partly Cloudy è un'applicazione che combina un'interfaccia ben progettata, con un grande ammontare di dati disposti in un piccolo spazio, come quello di uno schermo iPhone. Come hanno scritto in una recensione: “It’s a really neat app that maintains minimalist design without compromising on the amount of data display 2” La grafica mostra a partire dall’alto i dati riguardanti il meteo: le funzioni sono varie, innanzitutto la previsione oraria è di sette giorni su sette e mostra la temperatura (in gradi Celsius e Fahrenheit), la massima e la minima, la velocità del vento (Beaufort), quantità di precipitazioni (pioggia, neve), situazione meteo (sole, pioggia, parzialmente nuvoloso) e in fine c’è la possibilità di aggiungere più località per tenere traccia del tempo in tutti i luoghi preferiti. Ma l’aspetto più interessante è il grande cerchio, un'infografica che ci permette di capire istintivamente le informazioni principali: una gradazione di colore ci fa capire subito che temperatura c’è, ovviamente si va dal rosso intenso per alte temperature ai toni di blu per le basse temperature. Inoltre questa infografica permette di navigare la condizione meteo attraverso il tempo: si ha infatti una sorta di lancetta che, spostata attraverso il quadrante, ci informa sulla situazione climatica dei giorni successivi: si può scegliere se navigare attraverso le dodici ore, le ventiquattro ore e tutti i sette giorni, in modo da avere un resoconto completo della situazione meteorologica. Linguaggio grafico Il linguaggio grafico è ciò che distingue questa applicazione e la distanzia da tutte le altre, ancorate a delle visualizzazioni di tipo iconografico (nuvole, gocce e sole). La disposizione dei dati è molto pulita e ordinata, dal sito degli sviluppatori si capisce che è stata progettata nei minimi dettagli: “We think typography is the foundation of great graphic design.3” I progettisti hanno scelto la font Helsinki™, per fornire un senso di completezza e serietà all’applicazione. Plus Molto interessante, per quanto riguarda questa applicazione, è la capacità di riuscire a comunicare una grande quantità di dati in poco spazio. I progettisti sono riusciti a risolvere il problema della visualizzazione di informazioni su schermi ridotti: senza bisogno di diluire i dati su più schermate, le informazioni sono tutte concentrate in un unico spazio senza far sprecare tempo nella navigazione dei contenuti.


[fig. 32] Schermate dell’applicazione Partly Cloudy.

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6. Personalizzazione e condivisione: Samsung Hope Relay Contenuto Il progetto nasce con l’obbiettivo di invitare gli appassionati, e il grande pubblico, a prendere parte ai Giochi Olimpici di Londra 2012, contribuendo, allo stesso tempo, ad un’iniziativa benefica. Dopo aver creato il proprio avatar virtuale l’applicazione, tramite la tecnologia GPS tiene traccia della distanza compiuta e per ogni chilometro percorso Samsung dona un euro a sostegno di un’organizzazione internazionale impegnata nell’accoglienza di bambini privi di cure familiari. Un aspetto importante è la possibilità di partecipare da soli o in gruppo, comporre messaggi audio per incoraggiare gli amici durante la corsa e condividere i propri tramite Facebook, Twitter, SMS ed e-mail. Linguaggio grafico La grafica è molto divertente e leggera, i colori sono quelli ufficiali usati per l’evento Olimpico. La grafica infatti rispecchia l’immagine coordinata delle Olimpiadi, una scelta di colori audaci e giovani, freschi, in puro stile brit-pop. A questo si contrappone l’uso del font SquareSansPro, che rende tutto più tecnico e ordinato, rispetto alla grafica che, richiamando il logo, si compone di quadrati e rettangoli volutamente irregolari. Interessante è il fatto di poter costruire il proprio avatar, facendosi una foto del viso da giustapporre ad un piccolo corridore in miniatura che ci rappresenta all’interno del gioco-sfida. Plus Questa applicazione ha avuto molto successo ed è stata percepita dagli utenti come un gioco, in questo modo il fattore ludico ha introdotto delle gratificazioni estrinseche. Ci sono molti fattori in gioco, per cui non si corre solo per divertirsi, ma per fare del reale movimento fisico. La corsa diventa uno strumento per conseguire determinati risultati: si corre perché fa bene, perché si ha la possibilità di vincere qualcosa e anche se non ci si riesce, lo sforzo non è mai vano, perché si aiutano persone in difficoltà usando l’applicazione. Un fattore altresì importante è quello della condivisione, che introduce un altro aspetto: il fatto di competere con gli altri, oltre che con te stesso, fa in modo che le persone siano più invogliate a raggiungere e addirittura superare un certo obbiettivo. Il fatto di condividere i nostri obiettivi pubblicamente permette di dare una maggiore forza alla nostra motivazione.

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[fig. 33] Splash screen e schermata con i risultati agonistici dell’utente, dell’applicazione Hope Relay.

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8. Real-time interactive: iHobo

4 The App & Mobile Case Study Book. Di Rob Ford, Julius Wiedemann.

5 Recensione di Meg Carter pubblicata su guardian.co.uk, 24 Maggio 2010.

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Contenuto L’applicazione è stata commissionata dall’associazione Depaul Uk, che aiuta a tenere lontani i giovani dalle strade. L’app è molto semplice ma di forte impatto: nello schermo compare un giovane senzatetto che per tre giorni è nelle mani degli utenti dell’applicazione. Tom Ewart, il direttore creativo dell’agenzia creatrice dell’app ha voluto creare un progetto inusuale: “The challenge was how to grab attention without falling back on the traditional route of creating a high-impact, attention-grabbing TV or poster ad”4 . Il senzatetto 'vive' sul vostro cellulare, facendo una serie di incursioni dirette, ed è sempre in cerca di aiuto, bussando sullo schermo per attirare l’attenzione in ogni momento della giornata o della notte. Lo scopo dell’app è quello di “mettere l’utente nella condizione di scegliere la sorte di un altra persona, ma se si compie una decisione sbagliata la vita del senza tetto diventa una spirale fuori controllo5”. Dopo aver creato un senso di responsabilità per tre giorni e tre notti, l’applicazione propone agli utenti di donare del denaro all’associazione. Linguaggio grafico Il linguaggio grafico scelto è scarno e di tipo fotografico. Oltre alla visione del senzatetto che si aggira all’interno di uno sfondo completamente nero, appaiono delle frasi che descrivono la situazione o pongono un quesito. Gli oggetti da scegliere sono anch’essi fotografie reali e la grafica utilizzata è composta da una font stencil corredata a delle sbavature di vernice spray. Il nome dell’app e alcune poche icone sono infatti composte con la tecnica dello stencil nero, e sullo sfondo un immancabile cartone ondulato che richiama la vita di strada. Plus L’aspetto interessante dell’app è proprio questa esperienza di“ real-time interactive” che somiglia molto all’interazione che si aveva con il Tamagotchi: è evidente che avere la possibiltà di incidere così tanto sull’esito del gioco - senza le giuste cure il Tamagotchi moriva - è stata un’eccezionale occasione per mantenere vivo l’interesse degli utenti. In più, il fatto stesso che il cucciolo virtuale diventasse più grande offriva, ogni giorno, un nuovo spunto per raccontare la propria esperienza agli amici. Tutto questo meccanismo ha contribuito a diffondere l’utilizzo dell’applicazione, che è stata scaricata da molte persone, raggiungendo un altissimo numero di download in poco tempo.


[fig. 34] Schermate dell’applicazione iHobo. Nella prima l’utente deve scegliere cosa fornire al senzatetto.

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4.2 La visualizzazione su mobile devices “People are mobile, not their devices.” 6 Il problema della visualizzazione di testo, grafiche e immagini su mobile devices, è molto attuale. Questi dispositivi negli ultimi anni sono aumentati a vista d’occhio ed è compito dei progettisti trovare il modo migliore per fare in modo che le informazioni siano veicolate nella maniera corretta, anche in uno schermo molto piccolo, senza perdere risoluzione o leggibilità. Il telefono cellulare è più simile a un computer ora. Anni fa, quando gli smartphone sono stati introdotti sul mercato, furono creati come dispositivi per aiutare il tipico business man occupato e sempre in movimento. Uno strumento pensato e messo a disposizione in primo luogo per accedere alla propria e-mail, al calendario con gli impegni e ai contatti, tutte funzioni utili quando si è lontani dalla scrivania o in viaggio. Oggi, la situazione non potrebbe essere più diversa: gli smartphone sono completamente integrati nella vita quotidiana di tutti i tipi di consumatori, che siano essi uomini d’affari o teenager. Un dato rilevante, in questo caso, è la preferenza compiuta dagli utenti verso gli smartphone, rispetto ad altri importanti media.

6 Citazione dell’azienda Punchcut, 13 agosto 2010, Punchcut.com.

I dispositivi mobili hanno dei limiti che non sono accomunabili con quelli dei computer desktop e il contesto della mobilità è diverso per molti aspetti da quello della visualizzazione tradizionale. Rispetto ai computer, i dispositivi mobili si caratterizzano per varie differenze: prima fra tutte il fatto che i display degli smartphone sono molto limitati (piccole dimensioni, bassa risoluzione, meno colori), e un’altra cosa da considerare è che il rapporto larghezza/altezza è molto diverso dal solito 4:3 a cui siamo abituati. Senza contare che ci sono altre limitazioni importanti: l’hardware (CPU, memoria, hardware grafico) è molto meno potente, la connettività è più lenta e le librerie grafiche non sono di alto livello e sono limitate. Le periferiche di input inoltre (ad esempio tastiere piccole, micro-joystick) sono spesso inadeguate per compiti complessi, le tecniche di ingresso sono molto diverse e variano da modello a modello, ma soprattutto si ha un'estrema variabilità - per quanto riguarda le periferiche di input - tra i diversi dispositivi mobili presenti sul mercato. Oltre a queste limitazioni bisogna tenere conto del fatto che molti siti internet presenti nel web non sono stati progettati per adattarsi alla navigazione su dispositivi mobili, e questo molte volte crea

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disagi e problemi nella navigazione. Purtroppo, alcune di queste limitazioni non sono suscettibili di scomparire nel prossimo futuro, perché i dispositivi mobili rimarranno sicuramente di dimensioni ridotte. Il contesto Un altro aspetto molto importante è dato dal fatto che i dispositivi mobili possono - proprio per la loro caratteristica peculiare - essere utilizzati in qualsiasi ambiente, ed essere usati in qualsiasi condizione fisica e mentale. Infatti l’ambiente fisico è estremamente variabile. Ad esempio, un dispositivo mobile può essere utilizzato in condizioni di illuminazione che vanno dal bagliore, all’oscurità totale e questo influenza la percezione di colori e grafica. Bisogna riuscire a diversificare il tipo di prodotto a seconda del tipo di utenza a cui è destinato: gli utenti di dispositivi mobili vogliono cose diverse rispetto agli utenti che navigano sul computer.

7 Dal blog del Digital Product Designer e developer Jeff Croft http://jeffcroft.com/blog 23 dicembre 2012.

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“If you’re a restaurant, desktop users may want photos of your place, a complete menu, and some information about your history. But mobile users probably just want your address and operating hours. If you’re a blockbuster movie, desktop users probably want an immersive experience, including trailers and production details. On mobile, they probably just want to know where the nearest theater is and what time it’s showing. If you’re a calendaring application, desktop users probably want a full-featured suite of tools for adding and editing events. Mobile users are probably more focused on simply seeing what they’ve got going on today.7 ” A differenza di ambienti d’ufficio, i contesti mobili rendono difficile agli utenti la concentrazione della loro attenzione, principalmente sul dispositivo, a causa di un numero significativo di eventi esterni che devono essere considerati e al quale si deve spesso rispondere o altre attività che si svolgono in parallelo. Gli utenti hanno quindi meno risorse cognitive disponibili e, utilizzandolo, il dispositivo diventa un compito secondario anziché un compito primario. Possono sorgere gravi problemi di sicurezza nell’uso di dispositivi mobili in concomitanza con altre attività, anche quelle comuni. È interessante notare che le questioni relative alla limitazione delle risorse cognitive e alla sicurezza non sono solo una differenza rispetto al contesto tradizionale, ma


Diffusione di smartphone sulla popolazione totale dal 2011 al 2012

[fig. 35]

Importanza degli smartphone rispetto ad altri media/dispositivi.

[fig. 36]

Statistiche pubblicate da Google, Ipsos e Mobile Marketing Association (MMA).

Statistiche pubblicate da Google, disponibili su OurMobilePlanet.

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anche una motivazione aggiuntiva per impiegare un'efficace progettazione per i dispositivi mobili, adottando effetti grafici come un modo per fornire informazioni a colpo d’occhio, in modo che le informazioni risultino facilmente comprensibili senza impiegare troppe risorse cognitive, in modo che l’utente non si distragga dalla sua attività primaria. Un dispositivo mobile può essere utilizzato in qualsiasi momento e ovunque. Il contesto nel quale è utilizzato è costituito dall’ambiente e dalle circostanze di utilizzo, tutto ciò è particolarmente importante per i dispositivi mobili, perché il contesto può cambiare costantemente e rapidamente. Mentre spesso i progettisti si concentrano sulle distrazioni, il multitasking, il movimento, e le condizioni di scarsa illuminazione e la carente connettività, bisogna includere anche l’altro estremo, cioè quando utilizziamo un mobile device, come ad esempio un iPad, in un ambiente rilassante con una veloce connessione Wi-Fi.

8 Commento di Jeremy Keith riportato da http://timkadlec.com 30 novembre 2012.

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“There’s also this assumption that mobile users have just one context “I’m in a hurry! I need to find a time or a location!”, while desktop users have another “I’ve got all the time in the world; I don’t mind wading through a bunch of irrelevant crap”. Whereas, this isn’t true.” 8 Bisogna infatti considerare che le persone possono utilizzare i telefoni Android o gli iPod Touch tramite WiFi mentre sono comodamente sdraiati sul divano, non è detto che il contesto mobile sia sempre in frenetico movimento. Il problema di questi ultimi anni è che il contesto mobile non è più così chiaro. Le statistiche sembrano confermare questo fatto. Luke Wroblewski ha pubblicato una sintesi delle statistiche ricavate da “Compete’s Quarterly Smartphone Report” che mostrano dove e quando le persone utilizzano i loro dispositivi mobili per accedere a Internet. I risultati sono molto eterogenei.


Quanto tempo si passa sullo smartphone durante la giornata.

[fig. 37] Statistica di Compete’s Quarterly, Smartphone Intelligence, 2010, Compete.com.

[fig. 38] The Context of Mobile Interaction, di Nadav Savio.

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capitolo v

Il progetto: Grow Up

Conclusa la fase di ricerca, che ha descritto le diverse esperienze e i molteplici prodotti rivolti a chi voglia cimentarsi nella costruzione del proprio orto, si è passati alla valutazione del percorso affrontato, e alla definizione delle caratteristiche che assume l’orto nella nostra società. Se dapprima l’orto si coltivava per necessità alimentare, come nel caso degli orti di guerra, quando questa necessità si fa meno presente, inizia una trasformazione della sua funzione. L’utilizzo dell’orto come bene economico alimentare persiste, ma viene anche utilizzato nelle grandi città come strumento di politica sociale: per riqualificare zone cadute in stato di degrado civile e architettonico o per favorire l’integrazione degli immigrati. In realtà in quest’epoca dell’iper-modernità dedicarsi alla cura del giardino o dell’orto risulta essere per molti una valvola di sfogo, per staccare dalla routine della vita frenetica cittadina. Così gli orti diventano un modo per fare passare il tempo libero agli anziani, o per esorcizzare l’alienazione degli operai delle fabbriche. Gli orti diventano didattici, per re-insegnare ai bambini di città ad avere un rapporto con la natura, ma anche terapeutici, per curare o migliorare la risposta alle cure, negli ospedali psichiatrici. 5.1 Target Le statistiche presenti nel primo capitolo hanno documentato che l’interesse per la pratica della coltivazione è diffusa soprattutto nella fascia della popolazione composta da pensionati, che avendo più disponibilità di tempo ed essendo facilitati da conoscenze pregresse, sono maggiormente dediti a questa attività. La fascia di utenti che è meno soggetta a questa pratica è quella dei giovani, che siano studenti o lavoratori, sono coloro che hanno minor disponibilità di tempo e molte volte questo limite coincide anche con la poca disponibilità di spazio. Per questo, lo scopo della ricerca è stato quello di pensare ad uno strumento che coinvolgesse le nuove generazioni che, nella vita quotidiana hanno molte limitazioni che non permettono loro di poter coltivare o imparare a farlo, avendo le giuste possibilità di tempo e di spazio.

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Tutto ciò è circondato da altre convinzioni, come il fatto che un individuo voglia costruirsi un orto ha radici più profonde: innanzitutto la volontà di avere il controllo sul cibo che si consuma, la possibilità di mangiare prodotti coltivati da sè e come ultimo aspetto il fatto di avere un risparmio. L’utenza per cui è stata creata l’applicazione sono i giovani, dai 20 ai 30 anni che hanno un interesse per l’argomento della coltivazione e che vogliono essere informati e seguiti nel processo di crescita dell’orto. L’applicazione è pensata per aiutare gli utenti che hanno la possibilità di creare un orto in piccoli spazi, che siano essi balconi, terrazze, tetti o piccoli giardini. L’utente ha modo di configurare le proprie condizioni abitative ed essere guidato dall’applicazione. L’applicazione però non si compone come un semplice manuale d’uso, in quanto ha voluto rendere più piacevole l’esperienza dell’orto con un’interfaccia che potesse far crescere virtualmente gli ortaggi che si seminano nella realtà. Si ha la possibilità infatti di creare un orto virtuale che rispecchierà quello che l’utente ha nella propria casa; così facendo l’applicazione fungerà da promemoria, ricreando la crescita delle piante e avvisandoci dei loro progressi e delle loro necessità. In questo modo l’utente potrà avere un riscontro sulla coltivazione che ha effettuato e dei consigli sulla migliore cura delle piante. L’applicazione si differenzia dalle proposte presenti nel mercato perché riesce a visualizzare fisicamente la crescita degli ortaggi, e segue la coltivazione dell’utente con degli avvisi che riportano i compiti da eseguire e consigli sulle tecniche di coltivazione da attuare. Inoltre, offre una sezione educativa che informa in modo breve e conciso e fornisce argomenti in modo propedeutico per accompagnare anche l’utente più inesperto. Si è voluto creare qualcosa che potesse creare un primo avvicinamento dei giovani all’agricoltura; la volontà è stata quella di incoraggiare la coltivazione anche in spazi inusuali, riuscendo a trasformare l’utente in un consumatore attento ai problemi ambientali e che conosca i principi base che regolano l’attività agricola. Sono soprattutto i giovani che, vivendo in grandi metropoli, sono impossibilitati a fare questa esperienza, perchè non hanno la consapevolezza di poter coltivare.

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5.2 Scelta del supporto La scelta del supporto su cui veicolare queste informazioni, è derivata constatando il target a cui è rivolto il prodotto e gli obbiettivi sul tipo di diffusione che dovrebbe avere. Se la necessità è aiutare le persone ed educarle ad una certa attività, la scelta poteva ricadere anche su una pubblicazione, su un manuale per l’uso, ma la volontà del progetto è quella di aiutare passo a passo l’utente, per seguirlo in tempo reale e accompagnarlo notificandogli avvisi e scadenze, per questo è stato necessario rivolgersi ad uno strumento interattivo, che permettesse di risolvere tutti questi fattori. Il supporto scelto è infatti quello dello smartphone, uno strumento che accompagna molti di noi per tutto l’arco della giornata, grazie a questa particolare caratteristica di ‘onnipresenza’, è un veicolo perfetto per arrivare ad informare l’utente giornalmente nel progresso dell’orto e dei suoi cambiamenti. Come vediamo dal grafico di OurMobilePlanet [fig. 34], la maggior parte della popolazione dichiara di non uscire di casa senza il proprio mobile devices e questo succede indistintamente per ogni fascia d’eta, il che rende questo genere di dispositivi i migliori veicoli per la trasmissione di avvisi o notifiche. L’applicazione è pensata per adattarsi in modo responsivo ad ogni tipo di schermo presente sul mercato, e non ha delle limitazioni nel suo funzionamento che vincolino ad un certo tipo di smartphone. Nel corso della definizione delle funzioni principali presenti nell’applicazione, si è constatato che ogni dispositivo di ultima generazione può soddisfarle: innanzitutto il fatto di poter avere a disposizione una maggior risoluzione dello schermo che permetta di mostrare i dettagli presenti nella grafica, successivamente lo strumento deve permettere l’uso della voice-over, che è una funzione prevista all’interno di una sezione dell’applicazione, infine molta importanza ha la funzione di geolocalizzazione che permette all’app di funzionare correttamente e permette la configurazione della giusta zona climatica dell’utente. Le caratteristiche principali che l’applicazione richiede sono: l’utilizzo di uno schermo con una discreta risoluzione, l’utilizzo del touchscreen, e la connessione ad internet.

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5.3 Sviluppo del concept Dopo aver effettuato l’analisi delle esperienze esistenti per aiutare gli utenti nella coltivazione, lo sviluppo del progetto si è indirizzato nel cercare di colmare certe lacune esistenti nei prodotti presenti nel mercato (sia social network, che giochi, fino ad arrivare alle applicazioni). Innanzitutto il primo aspetto che si voleva fornire all’utente era visualizzare e dare concretezza al progresso della crescita degli ortaggi, dare uno strumento per capire come crescono e come si sviluppano. L’intento è infatti quello di far creare all’utente un orto virtuale che diventa la parte principale dell’applicazione. Una sezione che funga da timeline, e che visualizzi il modo in cui l’ortaggio cresce informandoci sulle relative fasi di coltivazione. Ma oltre a questo, un’altra volontà è stata quella di fornire una sezione che potesse, con brevi ma esaustive spiegazioni, informare l’utente sulle modalità di coltivazione principali, su come si effettua la semina, cos’è il trapianto e quando va affrontato, su quale tipologia di terra scegliere. Una serie di capitoli, che affrontano argomenti semplici, per chi non ha mai sentito parlare di orticoltura o di giardinaggio, e che si sviluppano diventando sempre più specifici e arrivando a spiegare temi più complessi, come ad esempio la potatura. Un’altra mansione dell’applicazione è quella di avvisare l’utente dei compiti che più interessano la cura dell’orto. Lo strumento più utile per notificare certi avvisi è la creazione di un calendario. Qualcosa che possa informare sui compiti da effettuare, che in questo specifico caso sono stati riassunti in tre differenti attività: annaffiare, esporre alla luce del sole e infine gli imprevisti, una categoria che racchiude vari tipi di avvisi che posso andare dalle informazioni riguardo le malattie che possono colpire la pianta, fino alla spiegazione di una tecnica da effettuare per agevolare il corretto sviluppo dell’ortaggio. Vista la necessità di una cura giornaliera delle piante, il calendario dovrà anche permettere la condivisione di tali compiti con altri utenti, in modo da poter delegare certe mansioni nel caso in cui l’utente sia in viaggio o lontano da casa per un determinato periodo di tempo.

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Un'importante necessità è quella di fornire all’utente una sorta di database che racchiuda al suo interno tutte le informazioni sulle singole specie di ortaggi. In questo modo, oltre che conoscerne lo sviluppo, l’utente potrà in qualsiasi momento fare riferimento alle informazioni riguardanti ogni specie: malattie che lo possono colpire, il calendario con le tempistiche di semina, trapianto e raccolta, le consociazioni possibili con altre specie e infine le informazioni che riguardano la morfologia dell’ortaggio stesso, con consigli e curiosità. Un'ultima funzione è quella riguardante i social network, come si è visto dalla ricerca presente nei precedenti capitoli la possibilità di condividere le esperienze e i nostri progressi con altri utenti è una parte fondamentale, che in alcuni casi accresce la fruizione dell’applicazione stessa. Quindi è stato previsto all’interno dell’applicazione uno spazio di condivisione per lo scambio di foto, creata per cercare di soddisfare i giovani utenti. [fig. 39] Sezioni che compongono l’applicazione.

ARCHIVIO ORTAGGI IL MIO ORTO

CONDIVIDI

GROW UP COMPITI

LEZIONI DI GIARDINAGGIO

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[fig. 40] Acuni schizzi iniziali che hanno aiutato a identificare le funzioni principali dell’applicazione.

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[fig. 41] Primi schizzi della sezione ‘Il mio orto’, in cui compare già una prima raffigurazione figurativa.

[fig. 42] Schizzi che rappresentano due prove di visualizzazione, l’orto sul terreno e quello in vaso.

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5.4 Interfaccia Il compito più difficile è stato quello di trovare una corretta visualizzazione che mostrasse all’utente i progressi degli ortaggi nella sezione ‘Il mio orto’. Per fare questo, si deve pensare al modo più corretto per rappresentare il progresso di una crescita. La difficoltà sta nel gestire dei dati molto diversi fra loro perchè il processo di crescita è diverso per ogni specie di ortaggio. Ad esempio, il basilico ha un ciclo dai sessanta, fino ai cento giorni, e la carota ha un ciclo che si aggira tra i cento e i centoventi giorni. Queste informazioni sono difficili da visualizzare in un unico grafico perché cambiano da specie a specie e hanno caratteristiche molto diverse fra loro. Quindi, innanzitutto, la prima idea era quella di riassumere dei dati così diversi in un’infografica circolare, che comunicasse subito il livello di progressione di tutti gli ortaggi che l’utente sta coltivando.

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[fig. 43] Schizzi di prova per l’infografica circolare de ‘Il mo orto’.

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Dopo un’iniziale propensione verso questo tipo di visualizzazione, è stato necessario un confronto con il target. Un’infografica di questo tipo riesce a riassumere in modo esaustivo tutte le informazioni che vogliamo comunicare all’utente, ma riduce l’esperienza della coltivazione in un semplice grafico da consultare, non aggiunge niente di affascinante, i dati sono rappresentati in modo freddo e impersonale, e questa non è la volontà dell’applicazione. Si vuole invece incoraggiare l’utente mostrandogli i suoi progressi, facendogli constatare che la crescita continua ad avvenire, dando all’utente un concreto riscontro che non gli faccia abbandonare la coltivazione. Il target, che si presume abbia un iniziale se non ancora manifestato interesse per l’argomento, deve essere invogliato alla partecipazione, sia nella crescita dell’ortaggio sia nello svolgimento dei compiti. Quindi è stato necessario ripensare all’interfaccia dell’applicazione cercando di avvicinarsi ad una soluzione più emotiva e coinvolgente, che informasse l’utente in modo semplice ma attraente. Constatando ciò si è passato ad un'interfaccia più figurativa; il primo passo è stato di visualizzare gli ortaggi nella loro fisicità, cercando di preferire la loro vera morfologia, piuttosto che un’icona. Cercando un compromesso tra queste due rappresentazioni si è deciso di realizzare dei vettoriali che identificassero gli ortaggi, in modo canonico, ma non fumettistico. Gli ortaggi mantengono le loro proporzioni e le loro peculiarità, senza renderli delle icone ma lasciandogli un certo grado di dettaglio. Grazie a questo tipo di visualizzazione gli ortaggi che coltiviamo crescono all’interno del nostro smartphone e l’utente può avere costantemente un riscontro positivo riguardante l’andamento della coltivazione. Per quanto riguarda la notifica dei compiti, si è deciso di collocarla nelle vicinanze dell’ortaggio interessato, quindi ogni specie che si decide di coltivare e che compare nella nostra applicazione sarà accompagnata da un’icona che visualizza i compiti da eseguire. Molte sono le infografiche che affrontano la tematica della sostenibilità o che cercano di visualizzare certi tipi di dati, avvalendosi di forme fitomorfe. Nel corso della ricerca sono molti gli esempi interessanti che hanno contribuito alla risoluzione di alcune problematiche riguardanti lo sviluppo del progetto e che hanno avuto il merito di fungere da ispirazione nella creazione dell’applicazione. Per quanto riguarda la visualizzazione sferica, molto interessante è quella attuata dalla CNN Ecosphere che mo-

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[fig. 44] Un’immagine della CNN Ecosphere.

[fig. 45] Un particolare della visualizzazione del Better Life Index.

[fig.46] L’albero che visualizza il consumo di energia della guida Uk Energy Consumption.

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stra in tempo reale le discussioni provenienti da tutto il mondo che interessano l’argomento della sostenibilità durante il Rio+20 Earth Summit. La Ecosphere, mostra e organizza tutti i tweet riguardanti il Summit, ed ogni utente può stimolare la crescita di un nuovo albero-discussione, proponendo un tema o un argomento di conversazione che si evolverà grazie ai tweet degli utenti. Un interessante modo per visualizzare dei dati così numerosi ed eterogenei, riuscendo a mostrare il loro sviluppo con una forma naturale che rappresenta in modo corretto la tematica affrontata.

Better Life Index è un indice presentato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che permette di misurare e confrontare la qualità di vita nei diversi paesi secondo determinati parametri. L’indice ha lo scopo di misurare il reale livello di benessere delle nazioni e quindi in esso vengono considerati anche fattori che prescindono da aspetti puramente economici. I paesi per i quali l’OECD ha calcolato l’indice sono 34 e l’indice è costituito da 11 differenti dimensioni: Abitazione, Reddito, Lavoro, Qualità delle relazioni sociali, Istruzione, Ambiente, Governance, Salute, Qualità della vita percepita, Sicurezza, Rapporto lavoro-vita. Tutti questi dati sono visualizzati tramite un'infografica interattiva che si presenta con delle forme naturali. I dati infatti sono rappresentati tramite dei fiori stilizzati: ogni fiore rappresenta un paese del mondo, ogni petalo (in tutto dodici) rappresenta una delle caratteristiche sopracitate. La lunghezza del singolo petalo illustra il punteggio del paese rispetto a quell’argomento specifico. Nel sito ogni utente ha la possibilità di scegliere le proprie preferenze in merito agli aspetti che ritiene più importanti, tramite un pannello di controllo. In modo immediato l’infografica propone una classifica dei paesi che si dimostrano più virtuosi rispetto alla caratteristica selezionata. Un’altra infografica che utilizza forme naturali per comunicare dati sulla sostenibilità è The Interactive Uk Energy Consumption Guide. Con questa infografica vengono calcolati i dati del 2010 che interessano il consumo di energia primaria (cioè combustibili ottenuti direttamente da fonti naturali): sono 218,5 milioni le tonnellate di petrolio, il 3% in più rispetto al 2009. I dati che nella realtà sarebbero potuti risultare noiosi e capziosi, visto l’argomento, sono rappresentati con una grafica colorata e accattivante. E la scelta dell’uso dell’interattività è una soluzione vincente: l’utente è fin da subito spronato ad interagire e la prima volontà che si ha, davanti a questa visualizzazione, è quella di

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interagirvi. L’utente può scegliere le specifiche e trasformare a proprio piacimento il grafico, rappresentato come un grande albero. L’utilizzo è molto semplice, ma non è banale e invoglia alla consultazione dei dati.

[fig. 47] Prime prove di visualizzazione della sezione “Il mio orto”.

[fig. 48] Variante di visualizzazione su una sfera.

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Un'ulteriore riflessione è stata fatta per quanto riguarda gli avvisi dell’applicazione. L’intento era quello di renderli più interessanti e piacevoli, senza che diventassero un peso o un motivo di frustrazione da parte dell’utente. Vista la quantità di compiti da realizzare per non trascurare l’orto, la mole degli avvisi può essere alta. Nonostante l’utente possa decidere le tempistiche delle notifiche, si è preferito realizzare degli avvisi che non fossero invasivi e che permettano all’utente di sentirsi aiutato, senza risultare troppo incalzanti. Per fare questo si è fatto riferimento a degli esempi esistenti, sia di notifiche, che di linguaggio, appartenenti alla categoria dell’Emotional Design. Nel suo libro Designing for Emotion, l’User Experience Designer, Aarron Walter, asserisce che l’esperienza emotiva dell’utente è molto importante, e il suo fine è “makes them feel like there’s a person, not a machine, at the other end of the connection”. Aarron Walter postula una vera e propria gerarchia per la riuscita di un prodotto che possa dirsi ‘emozionale’: innanzitutto deve essere funzionale, e questa caratteristica sta alla base della piramide. In secondo luogo deve essere affidabile, poi fruibile, ma in primo luogo, il designer pone la parola ‘pleasure’ che possiamo tradurre come piacevole, desiderabile o soddisfacente. Lo scopo di un design emozionale è quello di scaturire e di evocare delle emozioni positive negli utenti, in modo da fargli rendere l’interazione più piacevole instillando in loro ricordi e sensazioni positive. Nel suo libro, Aaron Walter sostiene che quando un utente è rilassato e piacevolmente colpito dal prodotto che sta utilizzando, è anche più propenso a tollerare eventuali problemi all’interno dell’interfaccia.

1 Citazione di Aarron Walter presente nell’articolo Building Emotion Into Your Websites, Smashingmagazine.com.

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“Emotional design has many qualities. We become more creative if we are confronted with something attractive. This creativity helps us solve problems more easily. Emotions also give us positive experiences, making us happier and giving us better recall. Emotional design turns casual users into fanatics, ready to tell others about their positive experience.”1


[fig. 49] Nel Windows Phone 7, quando si verifica un errore durante l’invio di un messaggio l’icona della messaggistica si trasforma in una faccia triste.

[fig. 50] Everyday è un app che ti permette di realizzare un video con le foto scattate giorno per giorno. Per ricordarti di scattare la foto, invia una notifica accompagnata da un complimento.

[fig. 51] Ben the Bodyguard è un app che gestisce le tue informazioni private. Le notifiche sono trattate come se la spia francese Ben ci parlasse in tono confidenziale.

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Linguaggio grafico Per quanto riguarda la grafica dell’applicazione, molte sono state le ispirazioni che hanno guidato la realizzazione del progetto. Non è facile riuscire a dare una forma grafica omogenea ad un’applicazione che è composta da molte sezioni che hanno diverse funzionalità. Per cominciare la prima decisione da prendere, nel corso dello sviluppo della sezione ‘Archivio’ è stata quella di scegliere una corretta visualizzazione degli ortaggi. Nei primi wireframe gli ortaggi non erano presenti, né come icone, né come disegni, ma erano stati trattati come degli elenchi da consultare. Nel corso della progettazione però si è capita l’importanza della presenza della forma fisica dell’ortaggio, in modo che l’utente lo riconoscesse subito e lo potesse aggiungere all’orto. Dopo molte varianti, che disponevano gli ortaggi in ambientazioni o che li riducevano ad un disegno infantile, si è cercato di fare pulizia e rendere la consultazione semplice e rapida proponendo degli ortaggi con silhouette pulite ed essenziali. Soprattutto nella sezione ‘Archivio’ si è riscontrata la chiarezza derivante dalla disposizione degli ortaggi su di una griglia ordinata, che permettesse in questo modo di consultarli in modo semplice e intuitivo. Inizialmente si è cercato di collegare fra loro gli ortaggi, secondo alcune caratteristiche, come il periodo o la facilità di coltivazione, ma queste opzioni rendevano la navigazione confusa e più complessa. Il secondo quesito da porre è il 'sapore' da dare all’applicazione, ed è stato molto difficile non incorrere in errori. In alcuni casi la grafica poteva rischiare di sembrare molto infantile e poco adatta al target prescelto e, in altri casi l’uso di font slab serif accompagnato dalla scelta di texture naturali avrebbe portato ad una interpretazione troppo naturalistica e rustica dell’applicazione. L’uso dei colori ha un peso notevole nella scelta dell’impostazione grafica dell’applicazione. In questo caso si doveva scegliere quali colori utilizzare, se usarli negli ortaggi, nei compiti o nel menù. L’opzione scartata subito è stata quella di usare diversi colori per ogni ortaggio, in quel modo si rischiava di creare confusione, gli ortaggi sono molti e il pericolo era di creare una grafica non omogenea. La soluzione è stata quella di allontanarsi da ogni tipo di stile esistente e creare una grafica improntata sull’uso del bianco e nero, una scelta che possa in questo modo nobilitare la visione comune degli ortaggi, vedendoli sotto una luce più elegante. Il nero ha un fascino molto potente e riesce a rendere gli ortaggi più importanti contrastandoli molto dallo sfondo bianco.

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Si è deciso di utilizzare un terzo colore nell’archivio che potesse essere utilizzato quando l’ortaggio viene selezionato. E gli altri tre colori principali sono un ciano, un arancione, e un marrone che identificano i tre compiti da svolgere e i rispettivi avvisi. Le lezioni di giardinaggio sono composte utilizzando una scala di grigi in modo da non far prevalere certi argomenti piuttosto che altri e cercando di uniformare il contenuto di testi e vettoriali. Negli esercizi si è mantenuta la stessa scelta, aggiungendo il terzo colore nel caso di selezioni, e nella visualizzazione dei feedback che avvertono l’utente sulla riuscita dell’esercizio.

[fig. 52] Primi wireframe dell’applicazione.

[fig. 53] Iniziali tentativi di composizione grafica.

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[fig. 54] Prime prove per il trattamento degli ortaggi presenti nell’archivio. In questi esempi si è cercato di dare una gerarchia agli ortaggi.

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[fig. 55] In questi esempi si è cercato di evidenziare alcuni ortaggi, tramite la lente d’ingrandimento o la dimensione.

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Icone Sono presenti una serie di icone che compongono il menù principale dell’applicazione; le sezioni sono cinque e per identificarle si è scelto di utilizzare degli strumenti tipici che compongono il lavoro del giardiniere. La sezione ‘Il mio orto’ è rappresentata da un vaso, mentre la sezione delle ‘Lezioni di giardinaggio’ è visualizzata da una piccola vanga, la ragione sta nel fatto che al suo interno vengono spiegate le tecniche di coltivazione ed è anche una sezione che propone una fruizione attiva, negli esercizi. Per l’icona ‘Archivio’ si è deciso di rappresentare un pomodoro, che è uno degli ortaggi formalmente più riconoscibile, la sezione dei compiti invece è visualizzata da un annaffiatoio, lo strumento più utilizzato nel giardinaggio amatoriale, e come ultima icona per la sezione ‘Condividi’ si è deciso di optare per una visualizzazione canonica, un’icona che rappresenta due nuvolette, utilizzate per concretizzare l’azione dello scambio di pensieri. Un altro gruppo di icone è presente nella sezione ‘Archivio’, in questo caso sono disposte in alto e permettono la navigazione all’interno delle caratteristiche dell’ortaggio. Si è deciso di identificare le informazioni basilari per quanto riguarda l’ortaggio con la consueta icona rappresentante la lettera ‘i’. Di seguito è stata riportata un’icona semplice che rappresentasse il calendario, e per quanto riguarda le consociazioni si è deciso di partire dall’icona con cui viene identificata la condivisione, aggiungendole un altro appendice. Per l’icona delle malattie, infine, si è preferito identificarla con i parassiti che rovinano la coltivazione, realizzandone uno in forma stilizzata. Per facilitare la comprensione e la visione dei compiti, si è deciso di dividerli in tre categorie ed associare ad ognuna di esse un determinato colore e un’icona corrispondente. Per quanto riguarda la sezione ‘Il mio orto’ si sono sviluppate tre icone corrispondenti ai tre compiti. Per quanto riguarda il compito ‘annaffiare’ si è deciso di visualizzarlo tramite una semplice goccia, l’immagine iconica di un sole invece identifica il compito ‘esporre alla luce del sole’ e l’ultima categoria, che racchiude gli imprevisti, è identificata da un punto esclamativo. Queste icone riescono a identificare in modo preciso il compito da svolgere, senza creare incomprensioni o ambiguità. L’ultima icona presente, oltre a quelle che identificano i compiti, è quella che fa riferimento alla fase di crescita in cui si trova l’ortaggio: nel corso delle varie fasi l’icona cambierà il suo colore, partendo da un giallo, arriverà ad un verde pieno che simboleggerà l’avvenuto raggiungimento della fase di raccolta.

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[fig. 56] Icone presenti nell’applicazione: il menù principale il menù dell’archivio e altre icone di servizio.

SEMINA

ANNAFFIARE

TRAPIANTO

ESPORRE AL SOLE

RACCOLTA

IMPREVISTI

[fig. 57] Icone che identificano i tre compiti

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Tipografia

2 Citazione proveniente dalla guida GoMo di Google.

Make it easy for your customers to read – remember, they may be in a place with low light.” 2 Il ruolo della tipografia nel design mobile è quello di fornire all’utente leggibilità eccellente, e la capacità di seguire chiaramente righe di testo con l’occhio senza essere disorientato. Questi problemi vanno affrontati con dei semplici accorgimenti. Innanzitutto la regola più importante è utilizzare una font che crei un contrasto elevato con lo sfondo. Bisogna ricordare che i dispositivi mobili sono di solito utilizzati all’aperto. Avere un contrasto elevato del carattere rispetto allo sfondo riesce ad aumentare la visibilità e la leggibilità. Un altro obbiettivo è utilizzare il carattere giusto, la scelta è molto difficile perché il tipo di font utilizzato dice all’utente cosa aspettarsi. Di regola i sans-serif sono usati per comporre i testi della navigazione o comunque per i titoli, mentre i caratteri serif si rivelano utili per le aree che presentano testi lunghi e densi. Un altro importante aspetto è quello di fornire una sufficiente interlinea. Leggendo dei lunghi testi nei dispositivi mobili, può essere difficile tenere le traccia di ogni linea di testo. É buona pratica aumentare l’interlinea per evitare che gli utenti perdano il segno. Oltre a questo si deve riuscire a non affollare lo schermo, lasciando respiro, in modo che la lettura non diventi difficoltosa e stancante. Come nella progettazione di una pagina web, quando si compone un testo da visualizzare su uno schermo con dimensioni ridotte si devono utilizzare le intestazioni in modo generoso. Il contenuto nella schermata va diviso, utilizzando paragrafi e usando titoli o sottotitoli, per far si che l’utente sappia sempre dove si trova. Si possono anche utilizzare caratteri tipografici diversi, differenziare tramite il colore, ed enfatizzare il testo con vari pesi , per aiutare a creare una pagina leggibile. Nel caso di Grow Up, si è scelto di utilizzare una font graziata per i titoli, una font robusta e pulita, che potesse donare eleganza all’applicazione. Per questo si è scelto di utilizzare il Linotype Centennial™, creato da Adrian Frutiger nel 1986 per la celebrazione del centesimo anniversario della Linotype. É molto simile al Century, ma è reso più contemporaneo dalla sua tensione verticale, dall’altezza della ‘x’ ,e dall’alto contrasto esistente nei raccordi. L’altra font utilizzata, è l’Open Sans, un bastone realizzato da Ste-

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ve Matteson per Google. Viene definito come “upright stress, open forms and a neutral, yet friendly appearance”. La sua particolarità è che è stato realizzato appositamente per la lettura da web o da dispositivi mobili. Contiene 897 glifi ed è molto versatile per la sua grande gamma di pesi disponibili. Questa font, in questo progetto, è stata scelta per il trattamento dei testi, in modo da consentire una corretta leggibilità durante la consultazione dell’applicazione.

[fig. 58] Font Linotype Centennial.

[fig. 59] Font Open Sans.

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Logo Per il logo dell’applicazione si è deciso di rimanere in linea con lo stile di tutta l’applicazione. L’aspetto più importante dell’applicazione è sicuramente il fatto che possa notificare in modo veloce e completo i compiti che l’utente dovrà compiere. Per questo si è deciso di utilizzare la visualizzazione dei compiti della giornata, per comporre il logo dell’applicazione. Per quanto riguarda il nome si è deciso di utilizzare un termine inglese, perché anche se l’interfaccia è stata sviluppata in lingua italiana, l’intento è che possa essere utilizzata indistintamente in ogni parte del modo. E quindi è stato deciso di utilizzare la parola Grow Up, che nella pronuncia crea un gioco di parole con ’app‘ di applicazione. Questa parola ha molti significati, si traduce letteralmente con la parola ’crescere‘, ma anche ’maturare‘, avere un atteggiamento di responsabilità, che può anche essere legato alla presa di coscienza dei benefici di uno stile di vita più sostenibile realizzabile con la costruzione del primo orto.

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Colori Nonostante la scelta di utilizzare il bianco e nero nel trattare l’applicazione, è stato necessario l’inserimento del colore innanzitutto per identificare i compiti: grazie al colore l’utente può immediatamente collegare il compito da fare con l’icona corrispondente. I tre colori scelti sono un azzurro ceruleo per l’azione ‘annaffiare’, un giallo tendente all’arancione per identificare il compito ‘esporre al sole’ e infine un marrone scuro per trattare gli imprevisti, che occupandosi di problematiche relative alla terra, richiama quel tipo di colore. Questi colori compaiono ne ‘Il mio orto’, ma anche nel calendario, e sono gli stessi utilizzati per gli avvisi. Oltre a questi tre colori si è scelto di inserire un ultimo colore, che rappresentasse le scelte positive, e fosse utile nel caso di notifiche e di feedback. Cercando di non utilizzare un colore simile agli avvisi, creando confusione, la scelta è ricaduta su un tono di verde, un verde oliva, tendente al giallo. Questo colore aiuta anche la comprensione del calendario delle semine. In questo caso, per identificare le tre fasi di coltivazione: semina, trapianto e raccolta si sono utilizzate tre gradazioni dello stesso verde, che potessero rappresentare la maturazione del processo di crescita.

[fig. 60] Gamma di colori adottata nell’applicazione.

R0 G 160 B 150

R 242 G 148 B0

R 136 G 75 B 31

R 254 G 229 B0

R 227 G 205 B 30

R 190 G 191 B 45

BIANCO

NERO

VERDE

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IL MIO ORTO

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LEZIONI DI GIARDINAGGIO


ARCHIVIO ORTAGGI

COMPITI

CONDIVIDI

[fig. 61] Flowmap generale, che identifica le gesture e la navigazione.

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5.5 Struttura applicazione Configurazione Il primo passo da compiere nell’accedere all’applicazione è la configurazione, che è di fondamentale importanza per ricevere il corretto aiuto dall’applicazione. Innanzitutto si è pensato di creare un accesso tramite account di un social network, o in alternativa si può creare un account ad hoc per entrare nell’applicazione. Dopo aver effettuato il Login, il processo di configurazione del proprio orto si articolerà in quattro fasi diverse: • Per prima cosa verrà richiesta l’attivazione del GPS per dare modo all’applicazione di poter riconoscere la zona climatica di appartenenza. Per quanto riguarda il riconoscimento della zona si prenderà a modello le USDA Plant Hardiness Zone Map, uno strumento che permette di riferirsi ad una determinata fascia climatica. Questo modello si avvale di una tabella che riporta gli intervalli di temperature minime medie per ogni zona degli Stati Uniti. Le zone climatiche sono undici, e sono ulteriormente divise al loro interno: la zona 1 è la più fredda e la 11 è la più calda. Questa modalità di catalogazione delle zone climatiche di tolleranza è applicabile oltre che agli Stati Uniti al resto del mondo ed è utilizzata anche in Italia. La zona climatica aiuta nella scelta dell’ortaggio giusto perché identifica la stagione migliore in base alla posizione in cui il nostro orto è localizzato. • Una volta riconosciuta la nostra posizione l’applicazione richiederà la quantità di profondità disponibile per la coltivazione, in questo caso la coltivazione di alcuni ortaggi può risultare difficoltosa nel caso avvenga all’interno di un vaso di modeste dimensioni. Per questo l’applicazione ha bisogno di sapere quanta profondità abbiamo a disposizione. Grazie a questa specifica, l’app potrà vagliare e consigliare in modo corretto e con più precisione gli ortaggi adatti allo spazio configurato. • Successivamente si dovrà determinare l’orientamento dell’orto: questo aspetto sembra superfluo o trascurabile, ma l’orientamento delle piante al sole è fondamentale per avviare una buona coltivazione. In questo caso l’applicazione richiederà all’utente di indicare la direzione dalla quale l’orto riceve luce. Si può indicare anche più di una direzione. Il fatto di avere del sole disponibile per tutto il giorno, o di non averne affatto, o solo per poche ore restringe le possibilità di scelta dell’ortaggio stesso. Molte piante soffrono l’ombra e altrettante posso essere danneggiate dall’espo-

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[fig. 62] Splash screen, schermata di apertura dell’applicazione

[fig. 63] Se l’utente non accede tramite social network, ha la possibilità di registrarsi.

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sizione prolungata ai raggi solari. Determinando l’orientamento si possono evitare degli errori, preventivando la scelta di un certo tipo di piante rispetto ad altre. Durante lo svolgimento della configurazione sarà sempre presente l’opzione che potrà informarci in modo più approfondito sul perché delle richieste, in modo da poter rispondere in modo più utile. • Un altro fattore importante è il tempo, che è un elemento molto variabile e in questo caso deve essere quantificato dall’utente in modo preciso, cosicché l’applicazione possa notificare gli avvisi con la giusta tempestività ma anche con il giusto tempismo.

[fig. 64] Il primo passo è decidere se attivare il GPS o inserire il proprio indirizzo, in modo che l’applicazione possa utilizzare la posizione dell’utente.

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[fig. 65] Il secondo passo è indicare la profondità del terreno che l’utente ha a disposizione.


L’applicazione dovrà notificare gli avvisi solo in certe ore della giornata, se l’utente è impegnato dovrà decidere l’orario e la mole di avvisi che dovrà riportargli. In questo modo le notifiche non saranno invasive e pedanti e l’utente potrà costruire uno strumento adattato alle sue esigenze. Una volta finita la configurazione l’orto è creato, ma è ancora sprovvisto di ortaggi, quindi per facilitare il primo accesso all’app, all’utente viene suggerito di entrare nella sezione 'Archivio', in modo da inserire subito gli ortaggi e cominciare la coltivazione.

[fig. 66] Il terzo passo è identificare la direzione da cui l’orto riceve luce, indicandola semplicemente attivando il sole.

[fig. 67] Il quarto e ultimo passo consiste nell’indicare la quantità di ore che l’utente ha disposizione per coltivare l’orto

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[fig. 68] Conclusa la configurazione apparirà il seguente messaggio che guiderà l’utente attraverso l’uso dell’applicazione.

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Archivio ortaggi L’archivio degli ortaggi raccoglie tutte le informazioni riguardanti le specie di ortaggi più comuni. É diviso in tre sezioni: ortaggi, frutti e aromatiche, e graficamente è organizzato come una griglia in cui gli ortaggi sono disposti a partire dai più consigliati, fino a quelli meno coltivabili. Infatti a seconda delle caratteristiche che l’utente indica al momento delle configurazione, l’archivio seleziona gli ortaggi che risultano più adatti per un certo tipo di orto. In modo che al momento della decisione, l’utente possa essere guidato nell’affrontare la scelta migliore. [fig. 69] Pagina di apertura della sezione ‘archivio’. Gli ortaggi più scuri sono quelli consigliati.

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Ogni ortaggio al suo interno è fornito di una scheda che raccoglie le informazioni più utili per la futura coltivazione: le caratteristiche morfologiche, il calendario delle semine, le consociazioni e le informazioni sulle malattie riguardanti ogni singolo ortaggio. Selezionando un singolo ortaggio compare innanzitutto la sua scheda di informazioni generali. Ogni scheda è composta da tre o più pagine che presentano dei focus di approfondimento su alcune caratteristiche fisiche dell’ortaggio. Questi focus possono descrivere sia la morfologia dell’ortaggio, che le caratteristiche benefiche di alcune sue parti, o altre curiosità storiche. Successivamente si passa alla sezione ‘Calendario’ in cui sono indicati i periodi di semina, trapianto e raccolta dell’anno, un utile strumento nel caso l’utente voglia informarsi delle giuste

[fig. 70] All’interno dell’archivio sono presenti ortaggi, piccoli frutti ed erbe aromatiche.

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tempistiche per intraprendere una futura coltivazione. Un'altra informazione è data dalle consociazioni, che consistono nella coltivazione contemporanea, sullo stesso terreno, di due o più ortaggi differenti che insieme danno vita a una sinergia che rende l’orto, nel suo complesso, più produttivo. Infatti per aiutare l’utente nella scelta dell’ortaggio giusto, potrebbe essere utile informarlo sulle consociazioni favorevoli o sconsigliabili a cui andrebbe incontro. In questa sezione sono presenti alcuni ortaggi, divisi a seconda della loro particolare proprietà di favorire la crescita dell’ortaggio che abbiamo scelto, o contrastarla. In questo modo l’applicazione fornisce un ulteriore consiglio, spiegando pregi e difetti di un'eventuale consociazione. All’interno della scheda dell’ortaggio è presente anche la sezione ‘Malattie’ in cui

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vengono elencate le patologie a cui la pianta è più soggetta. Nella sezione ’Archivio‘, sarà presente - in modo continuativo - l’opzione ’Aggiungi ortaggio‘, che permetterà all’utente di inserire l’ortaggio desiderato nel proprio orto virtuale. Questa azione sarà possibile in un qualsiasi momento l’utente si trovi all’interno della scheda dell’ortaggio. Invece, se si vuole aggiungere l’ortaggio

[fig. 71] Selezionando un determinato ortaggio si evidenzia ed è possibile vedere il suo nome.

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[fig. 72] Una volta selezionato, l’ortaggio può essere aggiunto a ‘Il mio orto’ con il pulsante in alto a destra.


direttamente dalla griglia che compone l’archivio, basterà selezionarlo, in modo da poter vedere il suo nome e successivamente selezionare l’opzione ‘Aggiungi ortaggio’. Quando aggiungiamo l’ortaggio voluto apparirà un feedback, una finestra che ci informerà dell���avvenuta selezione dell’ortaggio, che a questo punto è stato inserito nel nostro orto.

[fig. 73] Un esempio di scheda dell’ortaggio. Le informazioni sono consultabili dal menù in alto.

[fig. 74] Entrando nella scheda dell’ortaggio, è possibile aggingerlo all’orto in ogni momento.

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[fig. 75] Questa sezione contiene varie pagine che spiegano in modo più specifico la morfologia dell’ortaggio.

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[fig. 76] Ogni parte dell’ortaggio viene trattata in modo da poter veicolare all’utente delle informazioni generali.

[fig. 77] Le informazioni non riguardano solo le tecniche di coltivazione, ma anche curiosità e consigli.


[fig. 78] La prima informazione è quella che mostra il calendario della semina.

[fig. 79] In questa sezione l’applicazione mostra le possibili consociazioni con altri ortaggi.

[fig. 80] L’ultima sezione informa sulle tipologie di malattie che possono colpire l’ortaggio.

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Il mio orto Questa è la sezione principale dell’applicazione, quella che visualizza i progressi nella coltivazione permettendo di dare all’utente il maggior numero di informazioni, anche molto diverse tra di loro. Innanzitutto la funzione principale di questa sezione è quella di informare l’utente sullo stato di avanzamento degli ortaggi che sta coltivando. Inizialmente l’idea era quella di creare un’infografica globale che mostrasse le fasi di coltivazione (semina, trapianto, raccolta), una sorta di grafico che indicasse l’avanzamento dell’ortaggio nei giorni. Nonostante questa visualizzazione possa risultare corretta, e riesca a trasmettere in modo immediato le informazioni, non è la più consona: l’utente che non ha mai avuto esperienza riguardo la coltivazione potrebbe sentirsi spaesato, senza riuscire a rendersi conto della reale progressio-

[fig. 81] Visualizzazione del ‘mio orto’ con orientamento verticale.

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ne delle sue piante. Per questo, dopo aver realizzato e cercato di rendere l’infografica più chiara e facile da consultare, si è deciso di abbandonare quel tipo di linguaggio astratto a favore di uno più figurativo. L’idea di creare un orto virtuale con gli ortaggi che crescono, riesce ad informare l’utente in modo immediato e crea un diverso feedback rispetto a quello che potrebbe comunicare un grafico, seppur interattivo. L’interfaccia è qualcosa in continua evoluzione che ci accompagna giorno dopo giorno nella scoperta di nuove fasi, nuove forme e nuovi compiti. Questo tipo di visualizzazione permette anche all’utente di non abbandonare preventivamente la coltivazione ma, grazie alla scoperta quotidiana, è costantemente sollecitato e coinvolto nello scoprire l’avanzamento degli ortaggi.

[fig. 82] Visualizzazione del ‘mio orto’ con orientamento orizzontale.

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Al momento dell’aggiunta dell’ortaggio, preventivamente effettuata nell’archivio, questo viene inserito nel ‘Il mio orto’, ma la coltivazione non comincia automaticamente. É infatti possibile che, anche se si vuole coltivare l’ortaggio, il periodo di semina non sia quello adatto e quindi sarà possibile inserirlo nell’orto, ma sarà necessario aspettare il periodo consigliato, per cominciare la coltivazione. Per avviare la crescita si deve selezionare l’ortaggio, ed entrare così nella sua scheda ‘personale’, in cui saranno riportate le tempistiche di crescita e il calendario di coltivazione. ‘Il mio orto’ oltre che a fornire informazioni in tempo reale sulla crescita delle piante selezionate, dovrà essere provvisto di alcune informazioni essenziali come il meteo, che dovrà riportare la situazione atmosferica della giornata, senza tralasciare informazioni sulla temperatura e sull’umidità e inoltre riportare le previsioni per l’intera settimana, in modo da informare preventivamente l’utente sulle operazioni da fare per la cura dell’orto. Un altro importante aiuto è dato dalle fasi lunari, che aiutano nella gestione delle semine e possono suggerire delle operazioni da compiere in una determinata fase lunare, per facilitare la crescita delle piante. Questo tipo di informazioni di carattere metereologico saranno visibili cliccando sulle apposite icone: quella del meteo e quella che rappresenta la fase lunare, se selezionate, permetteranno l’apertura di una finestra pop up che mostrerà le informazioni in modo più dettagliato, e riporterà la situazione dei giorni successivi. Inoltre in questa sezione deve essere riportato il giorno corrente con i corrispondenti compiti da svolgere. In alto a sinistra infatti è presente la data corrente, attorniata da un’infografica che mostra la quantità di compiti da svogere nella giornata. Ogni compito è ulteriormente segnalato singolarmente vicino ad ogni ortaggio, sul quale appaiono in fila le tre icone che identificano i compiti; sotto queste tre icone è presente un’altra tipologia di icona, che permette di constatare lo stato di crescita dell’ortaggio, cioè se si trova allo stadio di semina, trapianto o raccolta. In questo modo, già da una prima verifica, l’utente ha un’informazione sulla quantità totale di compiti, ma anche un’informazione più precisa sulle tipologie di compiti che interessano un singolo ortaggio. Questa informazione è essenziale perché è utile avere subito un’indicazione sulla quantità di compiti da svolgere, senza dover per forza entrare all’interno della sezione ’Compiti‘.

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[fig. 83] Visualizzazione del ‘mio orto’ quando si inserisce il primo ortaggio.

[fig. 84] Visualizzazione del ‘mio orto’ quando l’ortaggio è in fase di crescita.

[fig. 85] Visualizzazione del ‘mio orto’ quando l’ortaggio ha completato la crescita.

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Per quanto riguarda l’orientamento dello schermo, inizialmente era previsto che tutta la navigazione fosse realizzata con l’orientamento portrait dello smartphone, ad eccezione della sezione degli esercizi. Questa sezione infatti ha bisogno di un’orientamento landscape per ottimizzare il grado di maneggevolezza e di manovrabilità al momento della realizzazione dell’esercizio, che richiede l’uso si tutte e due le mani. Per le rimanenti sezioni si è deciso di sviluppare le informazioni in verticale. Nonostante questa decisione, nel momento dello sviluppo della sezione ‘Il mio orto”, dopo aver deciso che la visualizzazione definitiva dovesse mostrare gli ortaggi ‘fisicamente’, si è riscontrata la limitazione di spazio dello schermo nell’orientamento portrait. Se l’utente avesse scelto più di un determinato numero di ortaggi, non avrebbe potuto avere una visione totale del proprio orto, ma la visione si sarebbe limitata a due o tre ortaggi per volta. Pur avendo la possibilità di navigare lo schermo in orizzontale per cercare l’ortaggio desiderato, l’azione sarebbe stata troppo macchinosa e avrebbe solo fatto perdere tempo all’utente. Quindi la soluzione più consona e intuitiva è stata quella di adattare ‘Il mio orto’ ad una visualizzazione con orientamento landscape, che potesse mostrare più ortaggi e informazioni. In questo modo l’utente ha a disposizione una visione più globale e può riscontrare subito le necessità di ogni ortaggio senza doverlo cercare nell’orto. Questa soluzione è stata ritenuta migliore, anche se è necessario ricordare che, constatando il target, il numero di ortaggi selezionati e posizionati sul ‘Il mio orto’ sarà sicuramente limitato.

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[fig. 86] Selezionando le icone che rappresentano gli aspetti metereologici, compare una finestra pop-up che mostra in dettaglio le informazioni riguardanti la settimana.

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DOPPIO TAP SULL’ORTAGGIO

[fig. 87] Se facciamo doppio tap sull’ortaggio posto nell’orto, si entra nella sua scheda di coltivazione, che presenta il suo calendario e la possibilità di iniziare la

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Compiti Il calendario è la sezione che raccoglie tutti i compiti da svolgere per riuscire a coltivare con costanza l’orto. É di fondamentale importanza perché, grazie alle notifiche, è possibile avvisare l’utente nel modo e con le tempistiche adatte. L’intento non è quello di rendere l’applicazione un insieme di sveglie impersonali, ma si è cercato di creare notifiche che non risultassero troppo invasive, creando un linguaggio il più possibile amichevole e familiare. Il calendario si apre con la visualizzazione di compiti riguardanti il giorno corrente. La visualizzazione è molto semplice, si tratta di tre cerchi che stanno a raffigurare le tipologie di compiti: annaffiare, esporre al sole e gli imprevisti, che racchiudono tutti problemi che le piante possono manifestare. Questi tre cerchi hanno dimensioni proporzionali rispetto al numero di ortaggi che contengono. Gli ortaggi che necessitano di tutti e tre i compiti o di più di un compito sono collocati all’interno dell’intersezione tra i cerchi, in modo che l’utente possa individuare subito che l’ortaggio è interessato da più compiti contemporaneamente. Per eliminare i compiti basta selezionarle l’ortaggio e trascinarlo fuori dai cerchi, in questo modo l’ortaggio sparisce e nel caso non vi siano più compiti si vedranno solo tre puntini colorati al centro dello schermo. Quando si accede al calendario mensile la visualizzazione cambia, perché è necessario mostrare la quantità di tutti e tre i compiti per ogni giorno del mese. Per fare ciò si è deciso di utilizzare la visualizzazione dei tre cerchi, implementandovi il giorno: intorno ad ogni giorno della settimana saranno presenti delle sorte di petali, che crescono proporzionalmente a seconda della quantità di ortaggi contenuti in un certo compito. In questo modo, già dando un’occhiata al calendario mensile, si ha l’informazione riguardante la mole di compiti da eseguire. Un’altra importante opzione presente nel calendario è quella che permette all’utente di condividere i compiti con altre persone. Questa funzione è stata pensata per chi si trova per vari motivi a stare lontano da casa, e non ha la possibilità di occuparsi dell’orto. In questo modo l’utente può selezionare determinati giorni o direttamente i mesi nel calendario ed inviare i corrispondenti compiti ad chi si occuperà dell’orto. In alternativa questa funzione è molto utile se si devono dividere i compiti tra i componenti di una famiglia, o addirittura se l’orto appartiene ad un condominio è possibile gestirli e dividerli tra i vicini di casa. La condivisione avviene tramite un avviso, che può essere inviato per mezzo di posta elettronica o come sms o tramite social network, contenente il link allo scaricamento dell’applicazione. 139


DOPPIO TAP SULL’ORTAGGIO

[fig. 88] Accedendo alla sezione ‘Compiti’ si visualizzano quelli giornalieri.

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[fig. 89] Con un doppio tap su un determinato ortaggio si ha il dettaglio dell’azione da compiere.


SINGOLO TAP SULL’ORTAGGIO

[fig. 90] Con un singolo tap invece l’ortaggio si ingrandisce e si vede il suo nome.

TRASCINARE L’ORTAGGIO

[fig. 91] E’ possibile cancellare il compito di un determinato ortaggio trascinandolo fuori dal cerchio.

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[fig. 92] Situazione in cui è presente solo un compito.

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[fig. 93] Nel caso non siano presenti compiti si vedono i tre cerchi vuoti e rimpiccioliti.


TAP PROLUNGATO

[fig. 94] Visualizzazione dei compiti nel calendario mensile.

[fig. 95] É possibile, con tap prolungato, entrare in modalità ‘selezione’, grazie alla quale si selezionano i giorni da condividere.

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Avvisi L’applicazione prevede una serie di avvisi che devono informare l’utente sui compiti che ogni ortaggio necessita. Ogni giorno, a seconda della mole dei compiti, appariranno delle notifiche che avviseranno sulla tipologia di compito da svolgere: i compiti sono quelli elencati in precedenza, l’annaffiatura, l’esposizione al sole e gli imprevisti. L’intento degli avvisi è quello notificare in modo semplice e scrupoloso l’azione da compiere, senza risultare troppo pedante. Nonostante ci sia la possibilità, da parte dell’utente, di configurare in che orario della giornata ricevere gli avvisi, la volontà è di creare una notifica che sia piacevole da ricevere e che comunichi in modo gradevole e mai banale gli avvisi corrispondenti. Il tutto sarà comunicato all’utente con un linguaggio familiare e affabile, che permetta di coinvolgere e rendere partecipe l’utente nel percorso della coltivazione. Si è deciso di creare degli avvisi che mostrassero una breve animazione del compito da realizzare, accompagnandoli da un testo, composto in corsivo per dare la sensazione che si tratti di una discussione confidenziale tra l’applicazione e l’utente. L’animazione è divisa in tre fasi: il primo avviso comunica che c’è un problema da risolvere e l’animazione compare in un angolo dello schermo, al secondo avviso l’animazione si espande mano a mano sempre di più fino a riempire tutto lo schermo nell’avviso finale. I tre avvisi avvengono in modo progressivo e possono essere fermati da un semplice movimento dello smartphone, infatti basterà scuoterlo per far scomparire l’avviso. L’animazione sarà corredata da un suono che accompagnerà la notifica, si tratterà di un rumore delicato che richiami la natura, come lo sciabordio dell’acqua che ricorderà all’utente di annaffiare l’orto.

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[fig. 96] Visione dei tre differenti avvisi e della loro evoluzione. Per interrompere l’avviso basta scuotere lo smartpone.

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Condividi La sezione ’Condividi‘ costituisce la parte social dell’applicazione. Nei suoi primi sviluppi l’intento era quello di creare un vero e proprio social network interno all’applicazione, che permettesse agli utenti di condividere in modo immediato le esperienze riguardanti la coltivazione. L’utente avrebbe potuto in questo modo creare dei post, allegare foto e documenti, cercare in un’apposita sezione gli altri utenti che possiedo l’applicazione e che creano il loro orto nelle città limitrofe. Come suggerisce l’esempio di Grow the Planet, la condivisione è un elemento importante che accomuna e spinge gli utenti ad accedere al social network. La possibilità di entrare in contatto con i ‘vicini di orto’ e chiedere

[fig. 97] Accedendo alla sezione condividi, si visualizzeranno le foto presenti nel nostro archivio.

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aiuto per la cura delle piante alla comunità di coltivatori è un forte incentivo alla costruzione di un orto e al suo mantenimento nel tempo. Ma la funzione principale dell’applicazione è quella di aiutare l’utente passo a passo nella gestione della coltivazione, e quindi, senza perdere di vista questo aspetto, si è deciso di lasciare a questa condivisione un ruolo secondario. Quando si accede alla sezione ‘Condividi’ si ha innanzitutto la possibilità di scattare foto e di pubblicarle e inoltre di commentarle, ma tutto questo viene realizzato appoggiandosi ad un social network esterno all’applicazione che permetterà la condivisione di contenuti tra gli utenti dell’applicazione.

[fig. 98] Nella sezione è possibile scattare delle foto che verrano inserite nell’apposito archivio.

[fig. 99] Quando selezioniamo o scattiamo una foto abbiamo la possibilità di condividerla.

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Lezioni di giardinaggio Le ’Lezioni di giardinaggio‘ sono state create per informare gli utenti alle prime armi sulle tecniche di coltivazione, sia quelle più comuni, che quelle adatte ad un coltivatore esperto. Questo strumento propone all’utente una serie di lezioni strutturate in livelli, da quello più semplice, passando da quello intermedio, fino a quello esperto. Ogni livello è composto da cinque lezioni che graficamente sono rappresentate da delle tipologie di piante da vaso, disposte a seconda della loro difficoltà di coltivazione. Una volta entrato in questa sezione, l’utente è subito indirizzato al primo livello; tutti gli altri sono visibili, ma bloccati: solo dopo aver letto la lezione e aver passato l’esercizio corrispondente, si potrà passare al livello successivo. La lezione è strutturata in una serie di pagine, massimo cinque, che vengono navigate in verticale con uno scroll continuo, il testo che descrive la lezione è breve e puntuale, e presenta in modo chiaro e conciso ogni argomento, corredandolo di vettoriali che descrivono le operazioni manuali da fare. Ogni lezione ha la possibilità di essere ascoltata con lo strumento del voice over che permette di lavorare al proprio orto, ascoltando contemporaneamente la lezione che descrive i procedimenti da compiere. Questo strumento è pensato per chi voglia essere accompagnato nelle operazioni manuali riguardanti la cura dell’orto, ed è utile in quanto permette di ascoltare la lezione mentre si sta lavorando, senza dover maneggiare lo smartphone con le mani sporche di terra. Alla conclusione di ogni lezione, l’applicazione propone degli esercizi che, una volta compiuti, permetteranno di sbloccare un altro livello e accedere così ad un’altra lezione. Gli esercizi sono tre, e non sono dei semplici quesiti a risposta multipla. Il loro intento è quello di permettere all’utente di testare la conoscenza acquisita nella precedente lezione e rendere l’interazione del gioco più interessante proponendo delle azioni e delle gesture più coinvolgenti. L’utente dovrà, a seconda della lezione appena letta o ascoltata, cimentarsi in tre domande diverse che, nel caso non fossero superate, precluderebbero l’avanzamento al livello successivo. Questo meccanismo di utilizzo degli esercizi serve a rendere partecipe l’utente, cercando di cambiare la consueta modalità di ricezione passiva delle informazioni e tramutandola in una sfida.

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[fig. 100] La sezione ‘Lezioni di giardinaggio’ contiene delle lezioni che sono visualizzate tramite delle piante da vaso.

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[fig. 101] Esempio della prima lezione di giardinaggio. La consultazione avviene scorrendo in verticale le pagine.

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[fig. 102] Quando la lezione è conclusa si può accedere all’esercizio corrispondente.

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TRASCINARE

[fig. 103] Gli esercizi sono tre, nel primo esempio l’utente deve trascinare la risposta corretta all’interno del vaso.

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ALLARGARE/ RESTRINGERE

[fig. 104] In questo esercizio si deve indicare la percentuale corretta, allargando e restringendo con le dita la grafica.

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TRASCINARE

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[fig. 105] In questo esercizio invece, l’utente deve trascinare la parola corretta all’interno dello spazio sottostante.

[fig. 106] Nel caso di una risposta negativa, l’applicazione indicherà immediatamente il risultato errato e l’utente potrà ritentare.

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Conclusioni

Il progetto di un’applicazione non è facile da affrontare, sopratutto perché le idee che un progettista può avere si scontrano irrimediabilmente con la constatazione di dover progettare per un supporto di piccole dimensioni. Questa caratteristica è stata quella che in questi mesi ha coinvolto di più la mia ricerca. Per riuscire a creare un’applicazione in modo corretto, si deve avere la capacità di riuscire a fondere una buona interfaccia, con un corretto sistema di feedback, ed inoltre una giusta progettazione della gesture di utilizzo. Le variabili sono infinite e quindi l’importante è avere sempre a mente i bisogni del target di riferimento. In questo caso specifico viste le chiare finalità, cioè progettare per un target composto da giovani che vivono in appartamento, non è stato difficile sviluppare la struttura del progetto. Le sezioni sono state definite in modo semplice e chiaro, la parte più difficile è stata la ricerca di una visualizzazione soddisfacente. Il progetto di questa applicazione ha unito un interesse personale verso la scoperta di questo argomento, prima sconosciuto, che mi ha permesso di indagare una tematica nuova. Ho imparato molte cose sull’orto, sulle persone che lo fanno e quelle che non sanno da dove cominciare. La necessità di costruirsi un orto può diventare un’esperienza che arricchisce le persone e le porta a creare uno stile di vita migliore, che la vita frenetica nelle metropoli sta distruggendo. Le statistiche hanno mostrato che la tensione verso questo argomento è molto forte e non è un fenomeno passeggero. La capacità di fornire uno strumento, che potesse aiutare anche una singola persona, mi ha incoraggiato ad andare avanti nello sviluppo del concept. Molti sono i giovani che non hanno alcuna conoscenza del mondo agricolo; il consumatore non ha più un ruolo attivo, compra i prodotti al discount senza chiedersi da dove vengono, o quali siano di stagione o meno. La funzione di questa applicazione non sarà quella di educare una generazione, ma forse potrà servire a sensibilizzare le persone a questa problematica, instillando nell’utente quella volontà di riuscire a compiere una missione difficile: costruirsi un orto con poche conoscenze, poco tempo e poco spazio è una grande sfida. La scelta del supporto è stata una decisione importante,

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l’unico mezzo che accompagna i giovani per tutto l’arco della giornata è stato scelto perché è uno strumento adatto per seguire l’utente negli sviluppi del processo di crescita. L’applicazione diventa il tuo aiutante personale, ti avverte quando devi annaffiare, quando devi seminare, ti segue e l’utente al contempo segue la crescita virtuale sullo schermo dell’app. Per limitatezza di tempo non è stato possibile approfondire in modo più esaustivo la sezione ‘Condividi’, per riuscire a pregettare una sorta di spazio di socializzazione all’interno dell’applicazione, sarebbe stato necessario più tempo e si è deciso di dedicarlo allo sviluppo delle funzioni dell’applicazione, lasciando un ruolo marginale a questa sezione, che potrebbe essere ulteriormente sviluppata. Il progetto dell’applicazione è stato molto complicato, non essendo un Interaction Designer mi auguro di essere riuscita a risolvere il problema che mi sono posta nel modo corretto, senza dimenticare per chi progettavo e quali fossero gli obbiettivi maggiori. Spero che l’applicazione possa avere degli sviluppi futuri, ed essere prototipata, per poter un giorno essere utilizzata. Il mio obbiettivo è che possa essere introdotta nel mercato, o che comunque sia utilizzata come punto di partenza per un ulteriore sviluppo.

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Colophon Font testo ITC Officina Sans LT Book 9/12 Font titoli Officina Serif ITC Bold 11/14 Font note ITC Officina Sans LT Bold 7/9 Font numeri ITC Officina Sans LT Bold 7/9

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UNIVERSITÀ IUAV DI VENEZIA FACOLTA’ DI DESIGN E ARTI

DICHIARAZIONE DI CONSULTABILITA’ O NON CONSULTABILITA’ DELLA TESI DI LAUREA (da inserire come ultima pagina della tesi di laurea)

Danese Silvia 273171 Il/La sottoscritto/a …………………… …………………….matr. n. ...……………. DESIGN - Comunicazioni visive e multimediali

laureando/a in ………………………………………………... Aprile 2013 sessione ………………………… dell’a.a. …………….………….

DICHIARA

che la tesi di laurea dal titolo: Grow Up. Un applicazione per ortisti urbani …………………………………………………………………………………………. ………………………………………………………………………………………….

è consultabile da subito potrà essere consultata

a partire dal giorno …………………..

non è consultabile (barrare la casella della opzione prescelta)

15/03/2013 data …………………..

firma ………………………


Grow Up