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CO MPARTIR LUGLIO 2010

C O M PA RTIR

Notiziario del g r uppo “In Bolivia 20 04” Patronato San Vincenzo

In qu esto numero BOLIVIA

I boliviani rientrano a casa, di Elena Catalfamo

TESTIMONIANZE DOSSIER

Viaggio di nozze in Bolivia, di Monica ed Emanuele

Bilanci di giustizia, di Don Alessandro Sesana

ATTUALITÀ CULTURA

I giovani e i conflitti, di Andrea Benassi

Recensione del libro “Autoritratti”, di Don Roberto Pennati

I NOSTRI PROGETTI

L’esperienza dei campi di lavoro, di Luca Pesenti e Simona Loda


Un piccolo bilancio prima dell’estate

E

ccoci giunti al quarto appuntamento del nostro rinnovato Compartir e in occasione dell’arrivo dell’estate ci è venuta voglia di fare un piccolo bilancio sul lavoro svolto per il giornalino nei mesi invernali. Ci siamo impegnati affinché Compartir potesse essere per voi uno stimolo di riflessione su temi principalmente umanitari, come il volontariato, i conflitti internazionali, la drammaticità dei rifugiati politici, ma anche un mezzo per tenersi aggiornati su ciò che accade in Bolivia, ai missionari bergamaschi che vivono e lavorano lì con ammirevole passione, e sulle novità inerenti la Ciudad de los niños. Speriamo che per voi sia stato davvero così.

il link posto sotto l’immagine. In questo modo ci aiuterete a renderlo ancor più interessante e piacevole. Grazie! In questo numero abbiamo pubblicato una breve rubrica sulle novità della Ciudad de los niños, che ci ha mandato direttamente dalla Bolivia Fulvio Diploma via e-mail, e l’idea è di continuare a farlo anche nei prossimi numeri, confidando nella disponibilità di Fulvio. Vi auguriamo una buona lettura, con il desiderio di poter fare ancora meglio dopo la pausa estiva, magari anche con il vostro aiuto! Un augurio di buona estate a tutti!!!

Vi saremo davvero grati, quindi, se compilerete il breve questionario valutativo che trovate cliccando

LINK AL QUESTIONARIO VALUTATIVO 2 Compartir · Luglio 2010

◆ Sara Citro


Ciudad de los niños

Cochabamba 18 Maggio 2010 Buongiorno a tutti. Con questo primo scritto inaugu riamo una rubrica che parla del piccolo mo ndo della Ciudad de los niños di Cochabamba. Questo spazio vuole essere uno strum ento di informazione e di sensibilizzazione per tutte quelle persone che in differenti modi si sono già avvicinate alla Bolivia, in partico lar modo alla Ciudad de los niños, e hanno il deside rio di sapere cosa succede in questa Mi ssione. Vi parlerò della vita quotidiana dei nostri ragazzi, delle attività che abb iamo in programma, delle nostre visite, delle adozioni a dis tanza. Gli ultimi mesi sono stati intensi per l’inizio delle scuole e di tutte le norma li attività annuali. Le scuole iniziate a metà febbraio son o aperte, come sapete, oltre che ai nos tri ragazzi, a tutti i ragazzi del quartiere e della città; tut to ciò implica un giro non indifferen te di persone, quasi un migliaio tra alunni, maestri e per sonale. Oltre alla scuola, l’inizio dell’an no significa anche l’inizio dei cam mini liturgici che quest’anno saranno particolarmente numerosi e organizzati in collabora zione con la casa di accoglienza “Villa Amistad”. Si ini zia con il cammino del Buon Pastor e dedicato ai bambini dai 3 ai 6 anni per una quindicina di ragazzi. Poi viene l’infanzia missionar ia per un gruppo di 40 ragazzi delle scuole elementari . I ragazzi della Prima Comunione son o 45, mentre quelli della Cresima superano i 30. Tutti i cammini hanno una frequenza set timanale e a gestirli oltre a noi della Ciudad ci sono alc uni educatori di “Villa Amistad” e alcune suore della Parrocchia di Guadalupe, della quale facciamo parte. Il 18 Aprile si sono svolti i battes imi per 41 bambini della Ciudad de los niños e di Villa Amistad. Il numero di bambini è dav vero enorme, ma tutto è andato per il meglio. Alla fine della cerimonia un buon momento di festa, gioco, musica e un pranzo tutti insieme. Tra le cose che ci apprestiam

o a celebrare c’è sicuramente da rico rdare il terzo anniversario della morte di padre Antonio Berta, fondatore dell a Ciudad. La Messa si svolgerà ven erdì 21 Maggio alle 10.30 con la partecipazione di tutte le unità educative, e sarà celebrata dal Vescovo Gelmi, prete del Patronato San Vincenzo divenuto Ves covo ausiliare di Cochabamba.

Per ora vi saluto, vi racconteremo pre

sto altre notizie dalla Bolivia.

volontario della Ciudad de los Niños

Fulvio, di Cochabamba

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Bolivia

I boliviani rientrano a casa

È

il tempo del ritorno in Bolivia: In generale i boliviani continuano a migrare, sembrerebbe aprirsi una nuova tappa ma le restrizioni europee hanno bloccato della migrazione tra Bergamo e l'afflusso. Ora prediligono l'Argentina, che Cochabamba. Le condizioni economiche del invece allora escludevano per via del crack nostro Paese (non più così vantaggiose per finanziario che aveva colpito il Paese via della crisi del mercato del sudamericano, oppure altri lavoro) e il desiderio di Paesi del Nord Europa come Moltissimi boliviani ricostituire dei legami la Svezia». entravano in Italia come familiari rotti dalla distanza turisti pagando un volo spingono sempre più «Ci sembra - continua aereo e un contatto nel boliviani a lasciare la nostra monsignor Tito Solari, nostro Paese per poi città per rientrare in Bolivia. arcivescovo di Cochabamba -, trovare lavoro nella ma non abbiamo dati clandestinità Per ora si tratta di una nazionali che ci supportano, tendenza registrata da chi che molti boliviani stiano opera da anni a contatto con i boliviani, rientrando spinti anche dalle sollecitazioni a difficile da fissare nei numeri ma confermata riprendere i legami familiari interrotti. La sia da Bergamo che da Cochabamba. partenza soprattutto di molte donne in cerca «Abbiamo l'impressione che, dopo di un lavoro ha mandato in rovina le l'introduzione di regole più restrittive per famiglie: la donna è il centro della famiglia ottenere anche il visto turistico, dal primo boliviana. I figli sono rimasti in carico a zii e aprile 2007 il flusso incontrollato di nonni ma non è la stessa cosa. Il boliviani verso la Spagna e l'Italia si sia cambiamento delle condizioni economiche interrotto - spiega padre Eugenio Coter, in Europa e il desiderio di riunire la famiglia missionario bergamasco e spingono a riconsiderare il direttore della Caritas di percorso migratorio. Qui poi La partenza soprattutto Cochabamba -. Il visto trovano comunque di molte donne in cerca di turistico infatti dal 2004 al opportunità di crescita». un lavoro ha mandato in 2007 aveva permesso a molti rovina le famiglie: la boliviani di raggiungere La Bolivia infatti tra mille donna è il centro della Bergamo grazie ai finti contraddizioni politiche ed famiglia boliviana pellegrinaggi organizzati economiche conosce una dalle agenzie turistiche. nuova stagione di sviluppo Moltissimi boliviani entravano in Italia come rispetto a qualche anno fa e offre quindi turisti pagando un volo aereo e un contatto opportunità proprio ai migranti che hanno nel nostro Paese per poi trovare lavoro nella appreso competenze nuove nel loro percorso clandestinità. Un "servizio" venduto a caro migratorio. La tendenza a rientrare è prezzo che aggiungeva nuovi debiti alla confermata anche dal Console onorario di povertà che portava a una scelta così radicale Bolivia in Italia, Giuseppe Crippa, e da di vita. É così che a Bergamo si era stimata la Pinuccia Schopf Fadda, a capo della Casa dei presenza di circa 12 mila boliviani, la boliviani di Bergamo, ma anche da don maggior parte clandestini. Mario Marossi, referente della parrocchia dei latinoamericani in San Lazzaro a

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successivi ricongiungimenti familiari la quota dei regolari potrebbe giungere intorno alle 6.000 presenze. Ma, per chi rientra, che cosa ha lasciato questa esperienza di migrazione? Stanno tentando di rispondere a questa domanda Carmen L e d o , c o o r d i n a t rice de l Ceplac, Centro de planificacion y gestion dell'Università Mayor de San Simon di Cochabamba e un’equipe di ricercatori boliviani ed europei. Hanno condotto, grazie ai fondi della cooperazione belga, una serie Donne di Cochabamba indossano il loro tipico copricapo di 35.000 interviste nella città di Cochabamba tra famiglie che hanno almeno Bergamo. «L'impressione - spiegano - è che un familiare all'estero. Un migliaio di questi molti stiano rientrando in maniera definitiva hanno parenti in Italia, e a Bergamo in in Bolivia. Il costo della vita è aumentato: particolare. Un lavoro scientifico fatto di per chi vive in Italia da solo non è più così numeri ma anche di raccolta di tante storie. conveniente sostenersi e mandare nel Paese di origine qualcosa. La crisi economica poi Carmen Ledo rileva anche le potenzialità ha penalizzato soprattutto le famiglie della migrazione: «Abbiamo notato una inserite qui da anni costrette a riconsiderare mentalità più aperta nei migranti e la il percorso migratorio e rientrare. Se il possibilità di sviluppare idee imprenditoriali. capofamiglia perde il lavoro diventa difficile Molti hanno ben investito le rimesse e hanno coprire le spese del mutuo o mantenere una migliorato la situazione familiare. Molti famiglia numerosa: meglio ritornare. Per chi quartieri hanno conosciuto un nuovo ha i figli nati in Italia però non è così facile sviluppo edilizio a cui deve seguire un pensare a un inserimento in un Paese di aggiornamento infrastrutturale. Proprio i origine che di fatto non conoscono». migranti possono essere il motore di un nuovo sviluppo per il Paese grazie alle D’altro canto infatti, secondo i dati ufficiali competenze acquisite anche all'estero». Il arrivano quasi a quota 6.000 i boliviani che tavolo delle associazioni di boliviani che hanno un regolare permesso di soggiorno e vivono a Bergamo coordinato dal console vivono nella Bergamasca, prevalentemente Crippa è partito proprio da quest’ultima concentrati in città. La Prefettura di considerazione per far ripartire il lavoro del Bergamo alla fine del 2008 ha registrato gemellaggio istituzionale tra Bergamo e 4.107 iscritti all'anagrafe dei comuni orobici. Cochabamba. Puntare sulla formazione Con l'ultima regolarizzazione di colf e professionale, ma anche sul rinsaldare i badanti (al momento sono state istruite tre legami familiari e il valore delle tradizioni quarti delle pratiche) sono stati regolarizzati culturali sono i punti da portare avanti con il 1.136 boliviani. Sono dunque 5.243 i Comune di Bergamo. boliviani con le carte in regola residenti nella ◆ Elena Catalfamo nostra provincia. Considerando lo smaltimento delle ultime pratiche e i Giornalista del quotidiano “L’Eco di Bergamo” Compartir · Luglio 2010

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Testimonianze Non è da tutti scegliere di trascorrere il proprio viaggio di nozze in un paese lontano e molto diverso dal nostro come la Bolivia; per questo vi proponiamo il racconto di Monica ed Emanuele, che hanno voluto fare questa scelta e che di questo Paese sono rimasti innamorati.

Viaggio di nozze in Bolivia

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n giorno d’aereo tra scali, impetuosi pieni di pesci, “basta tirare un coincidenze, ritardi e nausea e alla amo perché i pesci abbocchino”. E poi c’è la fine atterriamo a Cochabamba. coca, non quella da masticare per alleviare i Mettiamo il piede sulla terra ferma, dolori e i morsi della fame, ma quella da sull’asfalto della pista di raffinare. La coca è un grande atterraggio dell’aeroporto, ci business, le piantagioni si E quando scoprono che guardiamo attorno in un trovano anche lungo la strada siamo in viaggio di nozze, clima primaverile, i monti ci principale, in una bella impediscono di guardare s i l e v a u n o s g u a r d o giornata di sole davanti ad oltre, aumenta la nostra s t u p i t o e s u b i t o c i ogni baracca ci sono le foglie curiosità: cosa sarà questa chiedono di mostrare gli stese ad essiccare. Con la coca Bolivia, cosa ci lascerà? anelli ci si compra l’automobile, la Cerchiamo insistentemente televisione, l’antenna una risposta, come se fosse evidente e satellitare e le case sono meno baracche e fossimo noi incapaci di vederla, di più in muratura. riconoscerla. Invece no, è il Viaggio che non è ancora iniziato. Il viaggio continua, sulla strada che sale dal Chapare verso l’altopiano di Cochabamba, da Perché iniziassimo il viaggio non è bastato andare, e andare ancora, fino a perdere i riferimenti geografici, trovarsi in un punto del mappamondo, lontano, che non si riesce nemmeno bene a capire dove sia, quanto lontano sia da casa e da ciò che conosciamo. Il viaggio inizia lentamente, con alcune note di sottofondo e una voce profonda che canta: “I see trees of green, red roses too, I see them bloom for me and you, and I think to myself what a wonderful world”. È la foresta nel Chapare. La natura è quasi incontaminata, l’uomo è ospite. Padre Mauro ci dice “qui nessuno muore di fame”; infatti Monica insieme ad Enzo e Sergio la terra è ricca di frutti, i fiumi

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diventare un medico e a venire ad esercitare qui? Anche se non l’abbiamo rivolta a Pietro, lui già lo sa e ci risponde. Emilio è un giovane, ha una moglie e 4 figli, faceva il muratore finché una parete non gli è rovinata addosso, rendendolo paraplegico. Arriviamo a casa sua, lui si trova su un lettino, in mezzo alla casa (un solo locale), sdraiato; la sua immobilità è enfatizzata dal fermento dei familiari intorno a lui. Qui non ci sono stimoli, non c’è assistenza, il malato così è un peso, e quando se ne accorge Il medico Pietro Gamba (di solito entro uno, al massimo due anni), si lascia morire. 300 metri di altitudine fino a 3800, tra Questo è Anzaldo: i padri vedono morire i asfalto, terra battuta, sterrato e acciottolato, propri figli perché non possono pagare una bloqueos e derrumbe. Questa è una delle operazione da 300 dollari. Qui non c’è strade principali della Bolivia: non è quindi nessun trade-off tra benessere, salute e coca, per le infrastrutture che passerà lo sviluppo solo miseria. Guardiamo il panorama del commercio e dell’industria. A bordo della dell’Anzaldo nella luce abbagliante del sole, flotta pensiamo a quale potrà essere lo sentiamo il senso di impotenza e le note di sviluppo economico del Paese, tiriamo fuori Time of your life (Green Day). Lasciamo dal portafoglio qualche l’Anzaldo con un dubbio: dollaro: è vero quello che si Emilio ce la farà? Pietro non è Il sorriso di Enzo, che si dice al riguardo, puzzano. Il riuscito a lasciarsi dietro dischiude dal suo volto pullman sale lentamente i questi dubbi. malinconico, la risata pendii e le note stavolta sono italiane, sono un’esortazione fragorosa di Sergio, che Il viaggio continua rapido, e sono illuminanti: “Adelante, scaccia con ironia le incessante, senza pause Adelante! In questa terra asperità della vita, sono perché la Bolivia è grande, è s e n z a m i s u r e , c h e g i à le due immagini che ci v a r i a d i p a e s a g g i , v i t e , confonde la notte e il giorno, accompagnano qui in esperienze. Ogni regione, e la ricchezza con il rumore, e Italia città, ha la sua musica. La Paz il diritto con il favore, e è densa di persone frenetiche, l’innocente col criminale, e il diritto col mercati affollati, di case che si arrampicano carnevale”. sulla bocca del vulcano spento, su per i pendii e oltre. La musica? Crocodile rock. Il Anzaldo è già un’altra Bolivia. Il panorama è lago Titicaca è immenso, un mare, come collinare, siamo a più di 3000 metri di immenso è il cielo che si specchia sopra altezza, la pulizia dell’aria conferisce una l’acqua e il sole che ti fa chiudere gli occhi, e profondità spettacolare alle nuvole, il appena li riapri sei già tornato a paesaggio sembra disegnato. Pietro ci Cochabamba, alla Ciudad de los niños. accoglie nella sua famiglia, nel suo ospedale Alla Ciudad l’accoglienza è calorosa, ci sencostruito in ormai 30 anni. La domanda del tiamo subito parte di una grande famiglia. viaggio è: cosa ha spinto Pietro Gamba a Andiamo a conoscere l’orfanotrofio, le sue Compartir · Luglio 2010

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Emanuele con uno dei ragazzi della Ciudad

casette e i suoi piccoli “abitanti”. I bambini ci scrutano da lontano, ma presto la diffidenza lascia spazio alla curiosità, per noi, adulti, provenienti da un paese lontano. Sono loro i primi a rompere il ghiaccio e ci assalgono di domande “Chi siete? Da dove venite? Volete giocare con noi?” e quando scoprono che siamo in viaggio di nozze, si leva uno sguardo stupito e subito ci chiedono di mostrare gli anelli. E’ tra queste mura che iniziamo a prendere consapevolezza del nostro Viaggio, è da questo entusiasmo, semplice dei bambini, ma forte e vigoroso, che le esperienze e i ricordi penetrano nei nostri cuori e nelle nostre anime. Nella casa dei pequenos, giocando con i bambini, conosciamo le loro storie fatte di abbandono, di violenza, di maltrattamento, di sofferenza e vediamo i volti di queste storie: Isabel, Dana, Leo, Tito, Pablo e gli altri piccoli, che ci riempiono di abbracci e di sorrisi. Pensiamo che questi bambini cresceranno nella Ciudad e un giorno saranno pronti a lasciare il nido e volare, come Enzo e Sergio due ragazzi di quasi vent’anni, appena tornati dal servizio militare, in cerca di un

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lavoro e una sistemazione fuori dalla Ciudad. Ci accompagnano per Cochabamba, diventano i nostri “ciceroni” e anche i nostri “bodyguard”. Seguono alla lettera le raccomandazioni di Padre Matteo per “preservare la nostra incolumità”. Il militare li ha fatti diventare più responsabili e più riconoscenti verso la Ciudad de los niños che li ha accolti e cresciuti, sono diventati adulti. Sono due ragazzi intelligenti e curiosi, sono interessati alle lingue straniere. Ogni cosa che ci diciamo la traduciamo in spagnolo, italiano, inglese e francese; e poi ci chiedono “non sapete nessun altra lingua?” Sì, il bergamasco! E quindi anche loro dicono qualche parola in quechua. Hanno due occhi grandi, profondi come il mare, ci scruti l’infinito cielo stellato della Bolivia. E’ una grande emozione quando, giorno dopo giorno, scherzando con loro, il loro viso, talvolta cupo e tenebroso, si apre liberando tutta la gioia e la spensieratezza dei loro vent’anni. Il sorriso di Enzo, che si dischiude dal suo volto malinconico, la risata fragorosa di Sergio, che scaccia con ironia le asperità della vita, sono le due immagini che ci accompagnano qui in Italia, anche nella nostra nuova casa, in cucina, con amici, mentre cerchiamo di imparare un po’ di castigliano: “Yo soy, tu eres, el es…..comer y tomar, perro, gato, buenas dias….” e cose del genere. Grazie a chi ha reso possibile questa esperienza, questo Viaggio nell’anima, ad Enzo e Sergio. ◆ Monica ed Emanuele


Dossier

Bilanci di giustizia Dal documento preparato dal movimento “Beati i costruttori di pace” per il convegno della chiesa Italiana a Verona:

Vorremmo che tutti ci interrogassimo se la comunità dei credenti non debba reagire in particolare nei confronti di quei pastori che condividono questo cinismo nei confronti della guerra, facili a dire o a fare capire che siamo di fronte a uno scontro di civiltà e che l’Occidente deve essere comunque difeso in ogni modo. La condizione poi dei cosiddetti extracomunitari, pure affrontata da tante strutture di base, dovrebbe essere la priorità delle priorità nell’esercizio della carità a favore di quelli che sono, qui e ora nel nostro paese, i veri “ultimi” di cui parla il Vangelo. Un maggiore e generalizzato intervento in questa direzione può essere anche l’occasione di un maggiore ecumenismo, di un convinto dialogo interreligioso oltre che di un prezioso arricchimento culturale. E di altre gravi sofferenze sociali la Chiesa dovrebbe occuparsi di più (pensiamo a quelle derivate dalla crisi del welfare). Una “rappresentanza” degli ultimi, dei soggetti deboli potrebbe essere il fondamento di una maggiore credibilità della nostra Chiesa ed anche della sua maggiore indipendenza nei confronti delle istituzioni. È questa una strada che può essere discussa a fondo?

Campagna “Beati i Costruttori di Pace”

"Quando l’economia uccide bisogna cambiare!". Con questo slogan il movimento "Beati i Costruttori di Pace", in occasione del quinto raduno del movimento tenutosi a Verona il 19 settembre 1993, lancia la campagna "Bilanci di Giustizia" rivolta alle famiglie, intese come soggetto micro-economico. Ad oggi le famiglie impegnate sono più di 1200. Cosa si prefigge la campagna? L’obiettivo delle famiglie è modificare secondo giustizia la struttura dei propri consumi e l’utilizzo dei propri risparmi, cioè l’economia quotidiana. Parlare di "giustizia" è impegnativo, perché suppone un orizzonte etico condiviso in buona parte ancora da costruire, ma la sfida è proprio quella di combattere l’invadenza e lo strapotere della "razionalità economica" a partire dal carrello del supermercato e dallo sportello di una banca. Da qui l’adesione convinta al consumo critico e alla finanza alternativa (MAG e Banca Etica) a favore di uno sviluppo che risulti sostenibile per i poveri del pianeta, per il pianeta stesso e - perché no - anche per noi. Ciò che però contraddistingue Bilanci di Giustizia è l’idea che questi obiettivi si possano realizzare efficacemente solo insieme, in modo organizzato, mediante una comunicazione costante e un’azione comune. Lo strumento ideato sia per "auto-misurare" il proprio impegno che per socializzarlo nel movimento e all’esterno, in funzione politica, è quello del "bilancio familiare": lì si rendono visibili e si quantificano i cambiamenti effettuati nelle scelte economiche. Compartir · Luglio 2010

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Un primo obiettivo è il contenimento dei consumi. Consumi che vanno scelti tenendo presente anche "la giustizia". Le famiglie impegnate nella campagna hanno dimostrato la possibilità di condurre una vita sobria senza compiere sacrifici eccessivi: ne è una prova il fatto che la spesa media mensile risulti inferiore al dato ISTAT dei consumi degli italiani e che, nella sua composizione, è stato rilevato un minore esborso per generi voluttuari, quali l'abbigliamento e i regali. Comportamenti ormai consolidati sono la raccolta differenziata dei rifiuti e l'acquisto di prodotti il più possibile locali e delle Botteghe del Mondo, insieme alla preferenza per alimenti di stagione e il riuso e scambio di vestiti. Altre risorse sono state destinate dalle famiglie per il sostegno economico ai progetti di cooperazione e sviluppo, così come per le adozioni a distanza, simboli di una globalizzazione della gratuità e di un'equa redistribuzione delle risorse. Interventi strutturali sulla casa, con la posa di pannelli solari o la coibentazione delle pareti, o sull'auto, con l'installazione dell'impianto a gas, sono una delle voci di spesa; come pure l'auto-formazione, attraverso la sottoscrizione di abbonamenti a riviste "alternative" e l'appoggio a gruppi ed associazioni pacifiste ed ambientaliste. Dove arriveremmo se potessimo aggiungere tutti i soggetti impegnati nel consumo critico e nella finanza etica che non sono ancora collegati fra loro? Obiettivo principale della campagna è sperimentare, con un consistente numero di nuclei familiari, le possibilità di "spostamento" da consumi dannosi per la salute, per l'ambiente e per le popolazioni del Sud del mondo, a prodotti più sani, che non incidono in modo irreparabile sulle risorse naturali e che riducono i meccanismi di sfruttamento nelle regioni sottosviluppate. Non si tratta quindi di affrontare sacrifici e rinunzie in nome di un'etica e di una giustizia concepite in termini astratti, ma di rifiutare in base ad analisi non superficiali e a scelte coscienti e responsabili i consumi che non rispondono più ai bisogni umani reali o che danneggiano in modo spesso irrecuperabile i meccanismi ecologici e le popolazioni da troppo tempo confinate in una povertà incolpevole. Come suo strumento fondamentale la campagna ha scelto i bilanci mensili nei quali ogni famiglia deve indicare i suoi consumi "normali" e i suoi obiettivi di sostituzione di un prodotto considerato dannoso con un altro meno dannoso o valutato in termini positivi. Prodotti del commercio equo e solidale, detersivi biologici, uso delle biciclette al posto dell’auto, acquisto di elettrodomestici a basso consumo energetico e che non usano i CFC responsabili del "buco" nell'ozono sono solo alcuni degli esempi di "spostamenti" possibili e che in realtà possono non modificare i nostri livelli dei consumi. In altri casi, peraltro, un’attenta analisi dei prodotti può far emergere rapporti tra prezzi e calorie e tra costi e rischi che spingono anche a ridurre i consumi, tenendo presente che siamo tutti sovralimentati (e soffriamo delle malattie causate dal cibo in eccesso) e che è ormai evidente che una diminuzione dell'uso delle auto (e quindi del relativo inquinamento dell'aria) del 20% costituirebbe in realtà un miglioramento della nostra qualità della vita.

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Il giudizio della Bibbia “Ed erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. Ognuno era preso da timore; e molti prodigi e segni erano fatti dagli apostoli. Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che venivano salvati.”

Commento (spunto da un commento di Enzo Bianchi) “Ci sono brani del Nuovo Testamento che nel corso della bimillenaria storia della chiesa hanno conosciuto stagioni di grande eloquenza, alternate a periodi di oblio durante i quali venivano confinati nell’utopia. È il caso dei cosiddetti “sommari” degli Atti degli apostoli in cui Luca descrive in modo efficace e sintetico la vita della prima comunità di Gerusalemme, facendone una vera e propria norma capace di ispirare l’agire delle comunità cristiane di ogni tempo e latitudine. “I credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune...erano un cuore solo e un’anima sola...Nessuno diceva suo quello che gli apparteneva, ma tra loro tutto era comune...nessuno tra loro era bisognoso” (cf. At 2,42-45; 4,32-35)”

Sono affermazioni di forte impatto per cercare di vivere l’ideale cristiano della condivisione dei beni, le esigenze della giustizia sociale, e molto altro ancora. Ma questi testi degli Atti possono ispirare ancora oggi la comunione ecclesiale? La narrazione di come i credenti vivevano al tempo degli apostoli può fornire indicazioni su come i cristiani dovrebbero sempre vivere la comunione ecclesiale, al di là del mutamento di tempi e condizioni? E, in particolare, la stagione ecclesiale e civile che stiamo vivendo può ancora trovare ispirazione e stimolo nella vita di una comunità cristiana così lontana nel tempo? Il messaggio che ci giunge dalla chiesa primitiva di Gerusalemme appare chiaro ed esigente per i cristiani di ogni epoca: chi ha ricevuto il dono dello Spirito Santo e ha conosciuto l’irrompere della forza di Dio nella propria vita, è generato a vita nuova. Tale novità deve esprimersi concretamente nella differenza cristiana, “differenza” rispetto al proprio passato da non credente, differenza rispetto a chi non è credente, una differenza che consiste soprattutto in un “bel comportamento” (1Pt 2,12), rivelato da un tratto ben preciso che siamo venuti riscoprendo a partire dal concilio Vaticano II: la differenza della comunione. Ma come ci viene presentata la realtà della comunione nel Nuovo Testamento? Innanzitutto la comunione avviene solo grazie all’iniziativa di Dio: è la relazione di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo con il credente e con la comunità cristiana, resa possibile dall’umanizzazione di Dio; è l’inaudita possibilità di partecipare della vita divina, apertaci dal Padre, nella sua infinita misericordia, attraverso il Figlio. Di conseguenza, la comunione è l’alleanza tra i credenti, la chiesa è comunione di fratelli e sorelle, animata dalla comunione al corpo e al sangue di Cristo, segno della partecipazione del credente a tutta la vita del Figlio, riassunta nella sua passione, morte e resurrezione. In questo senso la comunione è anche “comunione dello Compartir · Luglio 2010

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Spirito Santo” (2Cor 13,13), attraverso la quale il cristiano si dispone ad abitare con Dio e a vivere come suo esempio. Comprendiamo allora come sia stata possibile un’ulteriore accezione della comunione che troviamo testimoniata negli scritti del Nuovo Testamento: la “colletta” in favore di chi si trova nel bisogno. Siamo così ricondotti all’istanza della condivisione dei beni, che gli Atti testimoniano non come un ideale, bensì quale vera e propria necessità per la chiesa nascente. Essa non nasce da una valutazione pessimistica delle realtà terrene, non nasce dalla volontà di orgoglioso distacco rispetto ai beni del creato, e neppure da una spiritualità pauperistica: la sua unica fonte è la discesa dello Spirito Santo che è agápe e, in quanto tale, esige che i cristiani si adoperino per eliminare il bisogno, la povertà. “Questo è il comandamento che abbiamo da Cristo: chi ama Dio, ami anche il suo fratello” (1Gv 4,21). Sì, la comunione con Dio non può essere vissuta senza un’attenzione reale per la comunità degli uomini, senza divenire comunione con i fratelli e le sorelle anche nei beni! La vita del cristiano e della chiesa deve perciò essere plasmata dalla comunione, la quale non è una tra le tante opzioni, bensì la forma ecclesiale fin dai primi passi compiuti dai discepoli all’indomani della resurrezione del Signore Gesù Cristo e della discesa dello Spirito Santo: la chiesa è comunione, ovvero, “la comunione incarna e manifesta l’essenza stessa del mistero della chiesa” (Giovanni Paolo II). Certo, la comunione dei cristiani tra loro e con Dio nel pellegrinaggio della chiesa verso il Regno sarà sempre fragile, continuamente messa alla prova e sovente anche contraddetta; sarà una comunione che tende a essere piena ma che tale non sarà mai, se non nel Regno eterno. Ma questa fragilità, questa incompletezza non esonera le generazioni dei credenti dal percepire la propria chiamata a “essere un cuore solo e un’anima sola”, nel vissuto quotidiano: le esigenze poste dai sommari degli Atti non hanno perso nulla della loro attualità e del loro valore normativo per la prassi cristiana. Se mai, occorrerebbe l’onestà di chiedersi per quale motivo oggi siamo così restii ad ascoltare queste parole, che suonano ormai come desuete agli orecchi della maggior parte dei cristiani: perché insistiamo tanto su alcuni aspetti dell’agire morale, mentre preferiamo tacere sulla necessità della condivisione materiale dei beni, via maestra per eliminare il bisogno e la povertà? È la nostra una stagione che mette a tacere e disattende questa esigenza ineludibile della “buona notizia” cristiana? La chiesa deve riscoprire che il vero nome della povertà cristiana è condivisione fraterna, praticata nelle forme e nei modi che volta per volta si discerne come buoni. In questo senso anche lo stile di vita dei singoli e delle comunità cristiane deve essere eloquente e manifestare che si ama la semplicità, la povertà bella, e che questa è sempre garantita e rinnovata ogni giorno dalla condivisione con gli altri, con i poveri. Il cristiano è colui che si adopera per eliminare la situazione di bisogno che fa soffrire il suo fratello. Il cristiano infatti sa bene che, come amava ripetere Giovanni Crisostomo, “il ‘mio’ e il ‘tuo’ non sono altro che parole prive di fondamento reale. Se dici che la casa è tua, dici parole inconsistenti, perché l’aria, la terra, la materia sono del Creatore, come pure tu che l’hai costruita, e così tutto il resto”. Il cristiano sa che nel giorno del giudizio la sua fedeltà al Signore, che ha condiviso la nostra condizione umana, verrà pesata anche su questa condivisione fraterna, che è il nome comunitario dell’amore. ◆ Don Alessandro Sesana

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Attualità

I giovani e i conflitti Perché ci sono giovani che si divertono a "spaccare" invece di "costruire"? Perché ci sono giovani che impostano la propria vita sulla "violenza" invece che sulla "pace"? Perché ci sono giovani che guardano gli altri giovani che "spaccano" senza dire loro che sbagliano? Perché ci sono giovani che fanno del linguaggio volgare e blasfemo una scelta naturale? Perché ci sono giovani che si identificano con quei gruppi che non vogliono aprirsi agli altri? Perché ci sono ragazze giovani che "impazziscono" dietro a questi giovani? Perché ci sono giovani che fanno dell'inganno e della menzogna un proprio valore di vita? Perché ci sono giovani che quando sono a casa sono dei "bravi ragazzi" e quando escono si "trasformano", non rispettando più né gli altri, né le strutture? Perché...??? E noi, cosa facciamo per questi giovani?

N

egli anni settanta la nostra generazione del ’55 cercava di lottare per un mondo migliore, senza conflitti né divisioni. Un mondo dove ognuno, aprendo la propria mentalità, riconosceva nell’altro una persona portatrice di valori, cultura e umanità. Oggi si ritorna a parlare di “etnie” e di “razze”, di guerre mai concluse, di nuovi scontri di civiltà e di religione; conflitti che sono una pericolosa forma di chiusura e di

“Sei tu che devi assumere l’impegno di determinarti scegliendo e non lasciandoti influenzare o condizionare.”

deriva dell’intera umanità. È vero che nelle nostre contestazioni non consideravamo sufficientemente l’economia, sbagliando, e centravamo molto il dibattito sui valori di solidarietà, di amicizia, di libertà, di giustizia e di pace: valori che però hanno ancora la forza di cambiare la vita delle singole persone, credenti e non, provocando scelte radicali che contano e devono contare! Con i mezzi d’informazione attuali (tv, digitale, internet, cellulare…) non puoi fare a meno di conoscere ciò che ti sta attorno: questo ti obbliga ad “assumere” non solo i tuoi problemi ma anche quelli del mondo, e ciò non è facile. Una crisi economica in America o in Grecia si ripercuote inevitabilmente, volenti o nolenti, anche sull’economia italiana! Apriamo gli occhi!! Oggi i giovani devono farsi carico di una società più frenetica, litigiosa, che ti obbliga a conoscere, capire e dover prendere decisioni rapide e immediate. In un mondo dove sempre più la vita umana viene monetizzata, quantificata e annullata, sembra che l’economia sia l’unico modello di riferimento. Certo, pensando anche ai recenti fatti storici del G8, alla globalizzazione, all’interdipenCompartir · Luglio 2010

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L’affresco all’interno della chiesa della Ciudad de los niños, rappresentante la dimensione dei bambini boliviani e il diritto alla salute, all’educazione e all’istruzione

denza, al consumismo, allo sfruttamento, mi sento di consigliare ai giovani di non escludere totalmente l’economia dalle loro riflessioni; è sì un fattore rilevante della realtà moderna, ma non va e non deve essere assolutizzata. Le leggi devono essere al servizio dell’uomo e non viceversa. L’invito è quello di riscoprire quei valori “umani” per cui vale ancora la pena di vivere e lottare. La società, la famiglia, possono condizionarti ma fino ad un certo punto, con il tempo, sei tu che diventi protagonista della tua vita e della tua storia. Sei tu che devi assumere l’impegno di “determinarti” scegliendo e non lasciandoti influenzare o condizionare. Dobbiamo dare un senso alla nostra esistenza, non lasciarci sopraffare dall’esteriorità rendendoci schiavi del possesso delle cose. La scelta di stare dentro la fede è importante per poter condividere gli insegnamenti di Cristo ed allo stesso tempo per cercare di contribuire alla realizzazione di un mondo migliore, agendo dall’interno. Credere per

essere liberi di ricercare, condividere, criticare per costruire e migliorare. Mi dispiace che al giorno d’oggi manchi ancora un vero dialogo tra le generazioni, tra i generi, tra le regioni, le nazioni, il mondo… Concludo con un forte e determinato appello, affinché possiamo essere tutti più responsabili e non giocare con il dolore delle persone su temi come razza, etnia, religione, guerra…nel “grande”; e casa, lavoro, salute, istruzione…nel “piccolo”. In una situazione di crisi, come questa che stiamo vivendo, non riesco a capire chi vuole creare un clima di odio invece di unire strategie e forze necessarie nella ricerca di soluzioni mature e durature. Forse oggi non abbiamo più la dignità e lo spessore morale di chi circa una sessantina di anni fa, pur appartenente ad ideologie politiche differenti o opposte, ha avuto il coraggio di mettersi insieme e proclamare in Italia la Costituzione, e nel mondo la Carta dei Diritti dell’Uomo! Se ci sono riusciti loro nel dopo guerra, perché non tentarlo anche noi oggi?? ◆ Andrea Benassi

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Cultura

“Autoritratti”, di Don Roberto Pennati “Autoritratti” è l’ultimo libro di don Roberto Pennati, sacerdote della diocesi di Bergamo che ha lavorato al Patronato San Vincenzo e ha fondato una comunità per il recupero dei tossicodipendenti. Innamorato della montagna, più volte ha scalato le vette delle Orobie, finché a cinquant’anni si è scoperto ammalato di un terribile morbo neurodegenerativo, la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), Don Roberto Pennati che progressivamente colpisce tutti i muscoli del corpo. Ne è affetto da 13 anni: dalla SLA come prima, tutto è cambiato e continua a non si guarisce, si può soltanto rallentarne il c a m b i a r e , p r e s e n t a n d o o g n i g iorno decorso. problemi diversi, difficoltà sempre maggiori, legate al progredire della malattia. Circondato dalle cure affettuose e dall’aiuto Protagonista del libro è il corpo, quello di tante persone amiche, dal suo studio giovane e scattante del bambino e del riesce ancora a tenere riunioni, contatti, ragazzo che don Roberto è stato, quello incontri, a dir messa, a lavorare, a scrivere, pieno di energia di lui adulto e infine quello anche se con grande fatica. E “Autoritratti” è del malato di oggi, che sta affrontando appunto la sua storia, scritta in modo l’ultima pesantissima prova. semplice, essenziale, disarmante e commovente nella sua umiltà e sincerità. La ◆ Laura C. storia della sua vita, appunto, attraverso flash, ricordi, piccoli episodi, bozzetti · pittoreschi, tocchi delicati e amatissime montagne. Fino al resoconto, pieno di “Autoritratti” si può trovare presso la pudore, del calvario attuale, costretto in una libreria Enzo Rossi, via Paglia 17 oppure in nuova tragica dimensione dove niente è più Cartolibreria Facoetti, via 24 maggio 10.

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I nostri progetti Nei mesi di marzo e aprile 2010 sono stati svolti tre campi di lavoro a favore della Ciudad de los niños: all’oratorio di Tagliuno, all’oratorio di Zogno e presso il Patronato S. Vincenzo. Vi proponiamo, dunque, le testimonianze di Luca e Simona su queste giornate, che insieme ad altri di noi hanno dato un personale contributo.

L’esperienza dei campi di lavoro L’attività dei campi di lavoro nasce dalla volontà del gruppo InBolivia2004 di trovare un momento d’incontro fra tutti i giovani che in questi anni hanno orbitato attorno all’esperienza in Bolivia. Durante queste giornate ognuno di noi mette a disposizione una parte del proprio tempo libero per sviluppare azioni concrete, quali momenti di lavoro, di formazione e informazione; il tutto rivolto alla Ciudad de los niños. Questo momento di forte impegno nasce dunque da una volontà espressa resa possibile da un fattore indispensabile come l’amicizia. Lo stile del nostro gruppo non è certo quello di compiere opere faraoniche, bensì quello di aggiungere volta per volta nuovi tasselli e

Gustando insieme alcuni dei ravioli appena preparati

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nuove motivazioni ai progetti che ci stanno a cuore; questo stile inconfondibile delinea ogni nostra attività e dunque anche l’impegno dei campi di lavoro. Seguendo questa logica abbiamo pensato fosse importante portare al di fuori delle mura del Patronato San Vincenzo la nostra esperienza offrendo, a chi volesse, la possibilità di mettersi in gioco per una giusta causa. Con grande soddisfazione abbiamo accolto la volontà di due gruppi di adolescenti, rispettivamente dei paesi di Tagliuno e di Zogno, che si sono cimentati in una raccolta di materiale scolastico a favore della Ciudad de los niños. Nel corso di


talmente “loro” questa importante iniziativa che in prima persona hanno voluto donare del materiale. Alla faccia di chi sostiene che i giovani d’oggi non siano attivi in queste cose, forse la colpa è di chi non mette in campo idee ed iniziative. A conclusione di queste giornate non è mancato un momento di approfondimento formativo, in cui ovviamente s’è parlato di Bolivia e soprattutto della nostra esperienza personale. Chissà che un giorno non partecipino anche loro a delle esperienze del genere.

Al lavoro per la preparazione dei ravioli!

queste iniziative non ci siamo posti la volontà di raccogliere quantità industriali di materiale (per carità, serve anche questo), ma quella di interagire con i ragazzi ed essere un esempio di come un gruppo di persone possa condividere un’esperienza di forte impegno, spinti da valori come l’aiuto verso il prossimo e la carità. Il nostro gruppo ha ricoperto una parte quasi marginale per stimolare maggiormente i ragazzi; scelta ripagata in pieno, visto che si sono autogestiti nel produrre dei volantini per la raccolta, di postarli nelle abitazioni e infine di raccogliere il materiale scolastico. Un grande lavoro che oltre ai ragazzi ha coinvolto gli animatori, le parrocchie e le persone che gentilmente hanno donato il materiale. Ho vissuto personalmente l’esperienza svolta con gli “Ado ‘93” di Tagliuno, paragonabile senza dubbio a quella di Zogno, e devo dire che c’è stato molto interesse e i ragazzi hanno sentito

Sabato 17 Aprile si è svolto l’atto conclusivo, ovvero il campo di lavoro fra la mura amiche del Patronato San Vincenzo, in cui ci siamo adoperati in lavori di manutenzione all’interno della struttura, quali giardinaggio, pulizia, riordino e tinteggiatura; raccolta del materiale scolastico proveniente dalle parrocchie sopra citate e la grande novità: la preparazione dei ravioli fatti in casa. Giornata intensa che ha visto la partecipazione di un buon gruppo di amici, uniti da un segno di riconoscenza verso la Bolivia, che durante il cammino della nostra vita ci ha formato e fatto crescere con grande responsabilità. Non è da me trarre delle conclusioni, sicuramente è stato un anno impegnativo e allo stesso tempo armonioso. Non tiriamo i remi in barca ma cerchiamo di analizzare gli aspetti positivi, negativi e potenziali per il futuro; abbiamo fatto delle belle iniziative e credo che questo sia solo l’inizio di un lungo cammino chiamato Vita…Non c’è nulla di nuovo a questo mondo, tutto alla fine si ripete; l’importante è cercare sempre nuove motivazioni per continuare. Grazie a tutti per l’impegno, grazie a Don Sandro e al Patronato San Vincenzo che ci stanno dando una buona opportunità per crescere insieme. ◆ Luca Pesenti

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Fare un campo di lavoro, è stato un modo speciale per conoscere meglio gli amici e le amiche del gruppo Bolivia, ma anche per allargare il giro, visti i nuovi arrivi proprio in occasione di questa esperienza. Partecipare ad una giornata di lavoro, per raccogliere fondi che serviranno a finanziare i progetti in Bolivia, vuol dire trovare un’energia particolare, diversa da quella vissuta quotidianamente sul posto di lavoro. Quel giorno al Patronato ho sentito uno spirito comunitario, una forza di volontà espressa nella collaborazione, nell’aiuto reciproco e nella leggerezza d’animo. Un clima (pioggia a parte) che ci ha portati al raggiungimento di buoni traguardi anche economici, oltre che aggregativi e formativi. Nel campo, che abbiamo realizzato lo scorso aprile, infatti, abbiamo venduto 24 Kg di ravioli freschi buonissimi, fatti a mano da noi in quell’occasione, abbiamo preparato i pacchi con il materiale scolastico raccolto in un altro campo all’oratorio di Tagliuno

(grazie ai mitici adolescenti del posto) e all’oratorio di Zogno, e che spediremo a settembre alla Ciudad de los niños, l’orfanotrofio di Cochabamba. L’elenco continua, perché abbiamo pitturato una stanza delle suore e infine sistemato le aiuole del Patronato S. Vincenzo. Tutto questo con una grande soddisfazione, conclusa mangiando pane e marmellata del mercato equo e solidale, (da leccarsi i baffi…). Insomma una giornata piena di entusiasmo, gioia di stare insieme e forte di quell’emozione che ti riempie il cuore, perché ti sei sentito capace di fare, di donare, e di condividere senza tante “paranoie” ma con il pensiero libero, proprio per il coraggio di aver partecipato e di esser servito a qualcosa. Nel frattempo noi del gruppo Bolivia ci stiamo trovando ancora certi del fatto che “..perché il mare possa esistere ogni piccola goccia è fondamentale”. ◆ Simona Loda

Viaggio estivo Anche quest’estate Don Sandro accompagnerà un gruppo di ragazzi in Bolivia per fare un’esperienza di volontariato e di conoscenza. Come di consueto il viaggio si terrà durante il mese di agosto.

Contatti Don Alessandro Sesana sesana.a@tiscali.it 340.8926053

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Compartir (condividere) è il notiziario dell'associazione InBolivia2004 del Patronato S. Vincenzo di Bergamo. In queste pagine vogliamo prov...