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CO MPARTIR NOVEMBRE 2009

C O M PA RTIR

Notiziario del g r uppo “In Bolivia 20 04” Patronato San Vincenzo

In qu esto numero BOLIVIA

Esperienza estiva in Bolivia

TESTIMONIANZE DOSSIER

Fresche impressioni dopo la visita alla comunidad di Challviri, di Pietro Gamba

Riflettendo sul mondo del lavoro, di Don Alessandro Sesana

ATTUALITÀ

Uomini e donne senza volto, di Sara Citro


“Viandante, è camminando che si apre il cammino”

S

ono stati molti gli amici che in questi mesi estivi ci hanno chiesto che fine aveva fatto “Compartir”, il giornalino preparato dal gruppo inbolivia2004. Questo continuo chiedere del giornalino ha invogliato tutti noi del gruppo a riprendere in mano l'idea di informare e formare anche attraverso questo strumento, circa la Bolivia e, in generale, circa il mondo del volontariato internazionale e della missione. È vero, da qualche mese non abbiamo più spedito il nostro giornalino “Boliviano”. Ma, come tutte le cose belle, anche se semplici, anche queste pagine hanno bisogno periodicamente di un ripensamento, di una verifica, per poi riprendere con slancio rinnovato. Possiamo dire che è quello che è successo a Compartir, e più in generale a tutto il gruppo in bolivia2004 e alle sue attività. Ci siamo fermati un attimo, abbiamo verificato il lavoro fatto fino a questo momento, abbiamo cercato nuovi stimoli, nuove motivazioni, abbiamo provato a chiedere collaborazione a nuovi amici, soprattutto al gruppo che nel mese di agosto 2009 è stato in Bolivia per l'esperienza di viaggio e di volontariato alla Ciudad de los niños, e finalmente siamo ripartiti. Che cosa dire? Un grazie di cuore agli amici che in questi anni hanno collaborato all'interno del gruppo inbolivia2004, ed in particolare a coloro che hanno lavorato con impegno e passione per realizzare il giornalino Compartir, ed un augurio carico di fiducia a tutti coloro che iniziano a lavorare quest'anno, con altrettanta passione. Per quanto riguarda la nuova versione di compartir: vi accorgerete che è cambiata la grafica; sono rimasti alcuni dei vecchi ar-

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Compartir ! Novembre 2009

gomenti e sono state introdotte delle nuove rubriche. Si è pensato anche a un “Dossier” che periodicamente vuole approfondire una tematica specifica (per quest'anno si è scelto il tema del lavoro, visto che sembra toccare tanti di noi, con la crisi che stiamo vivendo). Insomma, idee nuove. Il giornalino vuole continuare a conservare il vecchio stile della quotidianità e della semplicità, senza però cadere nel semplicismo e nel banale. Siamo sicuri che metteremo anche in questa nuova avventura la passione di sempre, sperando in questo modo di riuscire a raggiungere tutti voi, con una informazione adeguata su temi che ci stanno a cuore. Che cosa chiediamo a tutti voi? Naturalmente di leggere queste pagine! Ancora, per chi lo desidera può diffondere Compartir attraverso la posta elettronica, e per finire, chissà che qualcuno di voi possa appassionarsi a queste pagine al punto da diventare collaboratore attraverso i propri scritti. Così dice il poeta: “Viadante, è camminando che si apre il cammino.” Il gruppo in bolivia2004 ha percorso un lungo pezzo di sentiero che ha dato i suoi frutti, ora abbiamo di fronte un nuovo cammino da percorrere. Speriamo che tale sentiero sia percorso di buona lena e con tanta voglia e passione. Questo infatti è il modo con il quale il gruppo inbolivia2004 ha scelto impegnarsi per essere riconoscente nei confronti degli amici della Ciudad conosciuti nelle esperienze estive di questi anni. ! Don Alessandro Sesana


Bolivia

Esperienza estiva in Bolivia

A

nche quest’anno un gruppo di ragazzi ha scelto di trascorrere un mese in Bolivia accompagnati da Don Sandro, per conoscere da vicino la realtà di un paese lontano e diverso dal nostro. A conclusione di questa esperienza vi proponiamo alcune testimonianze e pensieri su quanto vissuto.

Un cielo pieno di anime

Credo che il cielo possa essere usato come metro di misura di una civiltà o di una nazione. Il cielo da noi è spento, opaco, imprigionato dai troppi edifici e offuscato dalle troppe luci. Là in Bolivia il cielo riflette le anime della gente che abita quella terra, di una bellezza così abbagliante e infinita, e, a sua volta, il cielo è riflesso nei loro occhi nerissimi, nella loro semplicità, nella loro accoglienza, nella loro solidarietà, nel loro amore lacerante per l’esistenza. E’ questo che contraddistingue il nostro cielo dal loro: la capacità di alzare lo sguardo e ringraziare costantemente per l’inenarrabile bellezza della vita.

E’ così difficile riuscire a mettere per iscritto quel turbine di emozioni, sensazioni ed esperienze che mi ha conquistato e travolto nel mese che ho trascorso nella magica e lucente terra di Bolivia. Un vortice talmente intenso e contrastante da non permettermi di esplicare, di identificare un preciso elemento catalizzatore di tutto ciò che ho provato e sentito nel mio profondo. Di una cosa però posso parlare: un elemento che laggiù in Bolivia ammiravo, rapito, quotidianamente: il cielo. Può sembrare strano che mi metta a parlare proprio del cielo, con tutte Marco le cose di cui potrei raccontare. Voglio dire, il cielo è anche qua da noi, ~·~ ovunque. Eppure il cielo che sovrasta la Bolivia è La mia terra mi ha incredibilmente terso, accolto a limpido, infinito, traspabraccia aperte rente; sembra quasi che una gigantesca cupola di Quest’anno, 2009, è stapurissimo cristallo sia Il cielo terso del lago Titicaca to molto speciale sopratstata posata sulle Ande e tutto per l’esperienza vissulla foresta, sull’altipiasuta con tutti voi. Dopo diciassette anni visno e sul lago Titicaca, che riflette come uno suti in Italia tornare nel mio paese natale è specchio cangiante pieno di sfumature quella stata una grande emozione. Un’emozione volta così brillante e struggente. Compartir ! Novembre 2009

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Il sorriso e il calore di una bimba della Ciudad

tanto grande che nemmeno io pensavo di provare. Una cosa che mi ha colpito molto è stato come mi hanno accolto, come un fratello. Quasi stupiti di vedere un boliviano come loro tornare. Incontrare, conoscere e vivere con i ragazzi della “Ciudad de los ninos” mi ha fatto pensare alla mia infamzia. Ogni giorno, vivendo con loro, vedendo le varie realtà in cui vivono, dalle città alle montagne, deserti, foreste dove la differenza di vita è palese, arricchivo il mio bagaglio di conoscenza. Senza accorgermi, un mese è volato, pensandoci non so dire cosa mi ha colpito di più, perché tutto mi ha colpito. La lettura di Don Sandro del libro di “Giona/Jonà” mi ha fatto sentire un po’ come lui in questa esperienza. Stavo, sto facendo il mio cammino. Dopo tanti sbagli scorsi, sento che questo è quello giusto. E come non dire grazie a voi amici/fratelli. Spero e anzi sono sicuro che tornerò perché il mio cuore ora è là. Mi sento di voler essere utile, anche da qui, impegnandomi per raccogliere offerte mettendomi comunque in contatto con la Bolivia. Concludo ringraziandovi ancora. Alejandro

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Un “campesino” prepara il grano per la trebbia

~·~ La semplicità si fa esempio Come spiegare la diversità del rapporto fra uomo e natura in due contesti lontani quali la Bolivia e l’Italia? In terra boliviana la natura è la casa dell’uomo, madre che nutre, sorella che affianca, figlia da curare, compagna da amare. Questo spontaneo e immediato rapporto fra uomo e ambiente probabilmente non è solo conseguenza di una diffusa povertà materiale, ma punto ultimo di un processo storico che non ha conosciuto grande sviluppo né economico né sociale. Alla spontaneità di tale relazione si oppone l’irrazionalità del nostro (di noi Italiani) rapporto con la natura. Se il boliviano comincia all’alba la sua giornata, si reca nel campo a nutrire la terra per poi esser da lei ricambiato e al calar del sole torna a coricarsi per


prepararsi ad una nuova giornata, in armonia con i ritma naturali, l’italiano non possiede tale armonia con la natura, ma preferisce seguire ritmi da sé stabiliti (ad esempio, rimanendo sveglio fino a notte tarda quando il mondo dorme, svegliandosi altrettanto tardi o uscendo raramente di casa). Ciò probabilmente è conseguenza ultima di un processo di incivilimento che in Bolivia non c’è stato e che ha portato ad un distorto rapporto odierno fra uomo e natura. Paradossalmente questo “deformante incivilimento” ci porta a prendere consapevolezza della bellezza e dell’importanza di un più arretrato, ma splendido paese come la Bolivia: faremmo bene a volgere lo sguardo alla semplicità dell’approccio boliviano (anche se faticoso) con la natura e cogliere la bellezza che da essa deriva. L a ra

~·~ Volano alto, su quelle cime maestose… La natura e i paesaggi della Bolivia sono immensi, come grandezza e come bellezza, ma ciò che ti lascia proprio senza fiato sono le montagne, con la loro maestosità. Si ergono altissime su altopiani di natura allo stato brado e desolati...e rimani incantato a guardarle. Sono come i missionari che vivono in questa terra, poiché rappresentano forza e solidità. Sono i capisaldi di questo paese, dove la gente sa che può appoggiarsi, sa che può ricevere un aiuto. Guardo le montagne...e mi vengono in mente i volti dei missionari che ho conosciuto. Percepisco la forza che mi hanno trasmesso ascoltando le loro parole e i loro racconti. Percepisco la solidità e la costanza delle loro scelte, la serenità di una vera scelta di vita.

La cima del monte Huayna Potosì (6400 m) vista dal sentiero che porta in vetta a Chacaltaya

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Salendo su una di queste montagne, con fatica, fino in cima, ho visto un panorama incredibile...si vedevano tutti gli altri monti dall'alto, si aveva un orizzonte completo. Sono rimasta estasiata dalla spettacolarità della visione d'insieme. Se rimani in valle e guardi la montagna dal basso, invece, non riesci a renderti conto delle emozioni che puoi provare scalandola, vivendola. E' come il conoscere i missionari...tutti sanno che ci sono, che lavorano dall'altra parte del mondo e tutti li apprezzano, sanno che sono brave persone. Ma è quando li conosci faccia a faccia, è quando dormi nelle loro case, è quando passeresti ore ad ascoltare le loro esperienze, che capisci quanto c'è di grande in tutto questo. E' lì che percepisci la visione d'insieme. E' in quel momento che vieni travolto da forti emozioni, che ti fanno rimettere tutto in discussione...e anche solo questo ti fa sentire una persona un po' migliore. Le montagne di questa terra hanno altitudini considerevoli, che in Italia non esistono neanche, e proprio perché sono così alte molte sono impraticabili per l'uomo comune. La solitudine di queste montagne le rende ancora più ammirevoli, come i missionari che scelgono di vivere qui senza cercare l'appoggio di tante altre persone. Trovano la forza dentro di loro, nella Fede...e in questo modo riescono a volare alto, su queste cime maestose...

cuore, sia in positivo che in negativo. L’esperienza che ci offrono i viaggi estivi, la trovo di una immensa grandezza, ci mette di fronte a delle realtà, che in nessun altro modo si potrebbero conoscere. Mi ritengo fortunato di essere venuto a conoscenza di queste proposte di viaggio, di vivere in modo diverso il mio periodo estivo e mi sento davvero di suggerirle a tutti, perché di una grande ricchezza. La mia seconda volta in Bolivia, un sapore del tutto particolare…toccare la Terra polverosa di quel paese, farla scorrere tra le mie mani, quante volte me lo ero immaginato,

Sara

~·~ Terra di Bolivia Anche questo anno ci è stata donata la grande possibilità di aprire una nuova porta sul mondo, di vedere luoghi, persone e vivere esperienze, che tutti noi ci porteremo sempre nel

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I colori e gli ornamenti della tradizionale festa di Urkupiña

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poi il ritorno alla Ciudad e finalmente eccomi lì. Questo anno incombeva su me e Paola, l’incarico di capogruppo, agitato perché novizio nello svolgere un ruolo simile, ho cercato in tutti i modi di fare del mio meglio, in particolare nel vivere in armonia il nostro periodo insieme .I sorrisi e la gioia dei compagni mi davano coraggio e mi invogliavano nel fare meglio! La Bolivia mi ha sorpreso sempre più, con la sua gente, i suoi paesaggi, i suoi colori, le sue feste, tradizioni, il cibo, i sapori, i profumi, gli immensi orizzonti, le sue stranezze, le sue storie, leggende, che arrivano sempre puntuali a fare chiarezza su qualsiasi argomento. Tutto questo insieme di cose, confuse, disordinate, rapide, insolite, affollate, meglio rappresentano l’idea della mia Bolivia, c’è proprio tanto che ti invade e ti stravolge appena ci metti piede. Tutti i bambini e i ragazzi della Ciudad di Cochabamba, ci hanno accompagnato durante il nostro soggiorno e noi facevamo davvero di tutto per farli divertire, ce ne inventavamo davvero di ogni, dalle fogade, (serate animate da giochi e falò) ai giochi a squadre con premi, balli, musica, serate a tema con pizza, cioccolata e tanto, tanto altro. Ancora una volta l’amicizia e l’unione, che viene a crearsi con questi ragazzi è davvero unica e sorprendente. La preghiera che prende posto ai loro sorrisi, i canti che si trasformano in giochi con i bambini, le parole del Vangelo che prendono vita in un abbraccio. La Bolivia è anche questo, un passo in avanti verso il Vangelo, un rendersi conto che le nostre non sono e non rimangono parole astratte, c’è del vero in quello che diciamo e oggi, qui, lo possiamo vedere con i nostri occhi. Lo stare in Bolivia, per un giovane del Patronato, significa anche visitare le varie realtà missionarie Italiane operanti sul territorio, queste oltre che permetterci di girare in lungo e in largo il paese ci danno anche la possibilità di conoscere persone davvero Grandi, grandi anche solo per il coraggio, la fiducia,

la costanza che dimostrano nel vivere un domani, basato solamente sulla provvidenza. Le certezze sono poche, l’instabilità tanta, vivere una vita come loro, nasconde davvero tante insidie e sacrifici, soprattutto se parliamo di persone che non sono sacerdoti e magari con a seguito una famiglia. La loro immagine, mi lascia tanto pensare, tanto riflettere, a tal punto che delle volte mi viene voglia di distrarmi, allontanarmi dalla loro figura, dalla loro vita, perché troppo grande da comprendere, o più semplicemente, perché hanno scelto di fare un cammino non da soli, ma guidati e rassicurati passo dopo passo da chi è più grande di noi. Il mio viaggio in Bolivia… Abbiamo portato a casa della terra dalla Bolivia, il nostro viaggio devo continuare anche da qui, o forse inizia proprio qui. Là, tutto viene facile durante quel mese, ma il portare la Bolivia dentro le nostre giornate, diventa davvero faticoso. Portare il sorriso, l’amore, l’amicizia, la pazienza, la comprensione che abbiamo riscoperto in Bolivia, grazie alla società, alla sua gente, grazie ai ragazzi della Ciudad, ai missionari e alle nostre preghiere, portare il tutto qui in Italia, nella quotidianità è davvero un impresa. Tenere la stessa vitalità, lo stesso ottimismo, la stessa fiducia, la stessa allegria, durante le nostre giornate, fatte di impegni, di studio, di lavoro, dove viene difficile trovare un sorriso, trovare comprensione, dove tutto ci dicono che è malfatto, che è duro, che è difficile, da qui inizia il nostro viaggio… Da quelle piccole cose che hanno reso tanto speciale il nostro tempo insieme, da quella fede, quella fiducia, da quella speranza che alimenta, che brucia, come fuoco vivo nel cuore delle tante persone che hanno condiviso insieme a Noi la Bolivia… Resterà sempre un arrivederci… Luca

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Testimonianze

Fresche impressioni dopo la visita alla comunidad di Challviri

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uest’anno è la seconda volta che visito la comunità di Challviri, che stimo come un primo innamoramento per questa terra Boliviana per avermi permesso di conoscere dal di dentro la vita di questa comunità, come non ho mai più potuto sperimentare. E’ un grosso impegno quello di traslocarci con le attrezzature mediche e il personale necessario per una campagna medica. Assieme ad una parte del personale dell’Ospedale di Anzaldo, ci accompagnano alcuni giovani venuti in vacanza dall’Italia con don Sandro del Patronato S. Vincenzo di Bergamo. Il ricevimento è famigliare nella casa di René che ci riceve con papa-waik’u e llajwa cioè con le dolci patate bollite del posto e la salsa piccante, un manifesto segno di calore e di buona accoglienza. Ci aspettano alcuni pazienti nell’improvvisato centro medico allestito; abbiamo l’ecografo che ci aiuta per il controllo delle quattro gravidanze che ci attendono e l’elettrocardiogramma che ci rivela tutto normale. Anche mia moglie Margarita (Macchi) è attiva con i suoi reattivi per colorare i vetrini del pap-test, aiutandoci con una miglior diagnosi per la ricerca del cancro del collo dell’utero. Vediamo bambini, anziani, volti che riconosco, che mi salutano con un disteso sorriso. Alcuni, immeritatamente, mi baciano la mano o si manifestano con uno stretto e affettuoso abbraccio per dire che il ricordo non si cancella, e altri mi portano un po’ di patate o chugno. Con me vi è il dottor Rizzardi, venuto per la tesi di specialità in Medicina Interna con l’impegno di una ricerca sul diabe-

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te in posti isolati dalla città. Naturalmente conferma i sospetti, con glicemie tutte normali che dicono che la popolazione delle alture, seppur abbia come alimentazione base i carboidrati, non soffre di diabete mantenendo un normale metabolismo degli zuccheri. Si fa tardi; mentre il sole scompare lontano dietro i monti a me famigliari, (conosciuti quando qui mi interrogavo sulla strada da prendere come risposta coerente ai fatti che stavo soffrendo), si percepisce l’intenso freddo invernale dei 3.800 m che impone di ripararsi con il “chulo” la tipica berretta di lana che copre anche le orecchie mentre visitiamo una famiglia dove vi è un giovane epilettico. Ci troviamo stretti nella piccola cucina che dà un piacevole caldo per il fuoco acceso mentre le patate e la minestra stanno cuocendo per la cena che insieme stiamo aspettando. Siamo seduti su un asse, poco solleva-

Il dottor Pietro Gamba parla con una donna della comunità di Challviri


Una foto della comunità con i ragazzi italiani dopo la celebrazione della Messa

to da terra e coperto da pelli di pecora, menper evitare il fumo dell’ambiente e in un amtre “dogna” Modesta, la moglie di Renè, sebiente diverso dalla nostra storia. Il cuore duta a terra, armeggia acqua in un catino lalascia trasparire le emozioni raccolte nella vando cucchiai, piatti e bicchieri di metallo giornata, come riassunto delle tante emozioche servono poi per passarci una zuppa calda ni provate. Si ricorda il bambino visto a piedi con rituale rispetto per ognuno e che ci si nudi, tremante di freddo e non troppo pulito serve nella forma più naturale. Attorno c’è né troppo protetto dalla sua mamma... si risilenzio, sentiamo il suono del pututu, tipico corda il giovane che da oltre vent’anni soffre suono del corno di bue che di attacchi di epilessia non chiama alla riunione dopo Il nostro intenderci in curata, emarginato senza una giornata di lavoro. Tutto italiano stride in una casa istruzione e senza parola ansembra immutato e invariato, con tetto di paglia, quasi che se accolto in casa con gli anche se sono passati velo- seduti a terra per evitare altri fratelli.. si ricorda il cemente più di trent’anni da il fumo dell’ambiente bambino conosciuto in Anquando li ho lasciati per la zaldo per un tumore al fegato scelta della medicina. Unica operabile in centri specialistinovità è arrivata la luce elettrica con lampaci, ma che, per volontà dei genitori sorretti dine fluorescenti; e la sorpresa è trovare un dal comune pensiero della comunità, è lapiatto da condividere con tutti, di un fresco sciato al suo destino di imminente morte. E’ agnello sacrificato per il nostro arrivo che mi bello sentire l’unità dei giovani che pregano riporta ai pensieri della fame sofferta. insieme con un sentimento profondo.. In questa stessa cucina, sede della nostra preIl nostro intenderci in italiano stride in una ghiera, un anno fa sono state versate lacrime casa con tetto di paglia, quasi seduti a terra amare senza consolazione per una disgrazia Compartir ! Novembre 2009

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successa a questa famiglia che ci accoglie, che ha sofferto l’improvvisa morte della loro ventenne figlia Filomena, per il ribaltamento su un lato della camionetta a causa di un’inesperta manovra di suo padre René su strade pericolose e appena tracciate. I desideri espressi diventano unione nella preghiera ... In forma naturale si condivide e spontaneamente ognuno continua il rosario iniziato da don Sandro..Ci si sente vicini La semplicità di un pasto “campesino” e in comunione a tutto riporta a Gilmer, il bambino di un anno e questo mondo, e questo fa un gran bene al undici mesi visto in Anzaldo con un tumore cuore, rigenerando la forza del credere e delepatico congenito e aiutato perchè il suo la Fede che viene condivisa e rafforzata inproblema si risolvesse in centri di maggior sieme. Al mistero del rosario insieme raccolrisoluzione e specialità. La sua famiglia ha tamente recitato, si aggiungono intenzioni deciso diversamente… probabilmente hanno personali che avvicinano chi è lontano e che voluto evitarsi sacrifici pensando al duro larievocano le emozioni della giornata passata voro del posto e alla stessa vita di difficile e con un unico e comune desiderio di bene adattamento. Per me si ripresenta lo stesso per tutti . mistero, con le irrisolte domande di quel tempo quando decisi come soluzione lo stuE’ notte fonda, usciamo al freddo per osserdio della medicina. vare il cielo stellato, un po’ coperto dalle ombre di nubi. Ed è ora di dormire su un paOggi comprendo, non senza rammarico che gliericcio che gentilmente ci hanno riservato la risposta non è stata sufficiente, perchè i come segno di grande ospitalità. problemi ugualmente continuano quasi invariati e irrisolti! Mi giro su un lato, mentre L’indomani la sveglia è alle cinque del mattimi addormento pensando che in fondo gli no; ci si alza sentendo un penetrante freddo uomini non sono capaci di dare la vita che è insieme al canto lontano di un gallo in coro solo nei misteri di Dio. con altri, quando il sole è ancora nascosto dietro le percettibili sagome scure delle cirChiedo al Signore di accrescermi la Fede, e costanti montagne che il giorno sta rischiaLo ringrazio per farmi capire che anche querando. Che emozione essere di nuoco in un st’accettazione, fa parte della missione che posto di forti ricordi e vissuto, potendo assaLui dirige e conosce. A noi basta solamente porare gli stessi sapori, gusti e percezioni , di dare la disponibilità del nostro cuore aperto molti anni fa. Di tempo ne è passato, e mene attento a queste persone che non è senza tre mi addormento in questo clima di pace e sofferenza! di profonda serenità, ripenso il giorno della scelta decisa della medicina, iniziata come risposta ai fatti successi in questa stessa co! Pietro Gamba munità e che ancora continua. Il pensiero mi

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Dossier

Che cosa c’entra Dio con il mio lavoro?

L’

oasi giovane è un gruppo di condivisione della Sacra Scrittura che si ritrova da qualche anno la quarta domenica del mese per trattare tematiche del vissuto quotidiano partendo dagli insegnamenti del Vangelo. Abbiamo deciso di dedicare uno spazio del Compartir all’argomento trattato nell’incontro. “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.” Genesi 2,15

Prendendo spunto da un articolo di “Famiglia cristiana” voglio soffermarmi sul tema del lavoro, che ci coinvolge tutti in prima persona. La conosciamo tutti la realtà del mondo del lavoro di questi tempi: disoccupazione, cassa integrazione, soldi che servono per la spesa e che per molti finiscono alla terza settimana del mese (in Italia si parla di circa 6 milioni di famiglie). C’è una recente novità: a molte famiglie hanno fatto il regalo della social card con la quale viene distribuito un euro al giorno, una forma di elemosina di Stato. Qualcuno ha giudicato questa carta una “misura debole” che voleva accontentare tutti senza riuscirci. E’ come dare un’aspirina ad un malato terminale, poiché in realtà la borsa dei soldi è in mano alle banche che hanno bisogno di soldi freschi. Questo modo di procedere e di intervenire non sembra smuovere di un millimetro il problema della mancanza o della scarsità del lavoro. La social card appare piuttosto una carta della povertà che mette in ridicolo chi la riceve: è anonima, ma va mostrata al supermercato o negli uffici, rischiando di esibire con vergogna la propria povertà, mentre qualcuno continua ad ostentare la propria ricchezza. Poi, non è certo che ci siano abbastanza soldi per finanziare tale carta poiché vengono inviati solo se disponibili. Altro piccolo dato: la social card andrà a 1300 famiglie, ma quelle che non consumano un pranzo normale tutti i giorni sono circa 7 milioni e chi riceve 800 euro di pensione è comunque escluso. Questo della social card è solo un piccolo esempio di come lavoro-precarietà-economia-povertà sono oggi inevitabilmente intrecciati tra loro e soprattutto profondamente in crisi. Ma quanti sono quelli che nel nostro paese faticano nel mondo del lavoro? Il giudizio della Bibbia Dal libro del Deuteronomio Osserva i comandamenti del SIGNORE tuo Dio; cammina nelle sue vie e temilo, 7 perché il SIGNORE, sta per farti entrare in un buon paese: paese di corsi d'acqua, di laghi 6

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e di sorgenti che nascono nelle valli e nei monti 8 paese di frumento, d'orzo, di vigne, di fichi e di melagrane; paese d'ulivi e di miele; 9 paese dove mangerai del pane a volontà, dove non ti mancherà nulla; paese dove le pietre sono ferro e dai cui monti scaverai il rame. 10 Mangerai dunque e ti sazierai e benedirai il SIGNORE, il tuo Dio, a motivo del buon paese che ti avrà dato. 11 Guardati dal dimenticare il SIGNORE, il tuo Dio, al punto da non osservare i suoi comandamenti, le sue prescrizioni e le sue leggi che oggi ti do; 12 affinché non avvenga, dopo che avrai mangiato a sazietà e avrai costruito e abitato delle belle case, 13 dopo che avrai visto il tuo bestiame grosso e minuto moltiplicarsi, accrescersi il tuo argento, il tuo oro e abbondare ogni tua cosa, 14 che il tuo cuore si insuperbisca e tu dimentichi il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù; 15 che ti ha condotto attraverso questo grande e terribile deserto, pieno di serpenti velenosi e di scorpioni, terra arida, senz'acqua; che ha fatto sgorgare per te acqua dalla roccia durissima; 16 che nel deserto ti ha nutrito di manna che i tuoi padri non avevano mai conosciuta, per umiliarti e per provarti, per farti, alla fine, del bene. 17 Guardati dunque dal dire in cuor tuo: La mia forza e la potenza della mia mano mi hanno procurato queste ricchezze. 18 Ricordati del SIGNORE tuo Dio, poiché egli ti dà la forza per procurarti ricchezze, per confermare, come fa oggi, il patto che giurò ai tuoi padri.

Per questo secondo momento prendo spunto da una serie di riflessioni tratte dal libro di Bruno Maggioni “Il seme e la terra”. Nella Bibbia non vi è un discorso compiuto sul lavoro, però si parla molto dell’uomo che si affatica nel lavoro. In genere il mondo biblico associa il lavoro ad una serie di vocaboli che indicano la fatica. Però non vi è solo questo aspetto: il lavoro è uno dei modi attraverso cui l’uomo costruisce relazioni che raccontano la vita (relazioni con Dio, con l’uomo, con la natura). L’uomo della Bibbia ha capito benissimo che il lavoro può procurare benessere, ma anche prepotenza e ingiustizia o addirittura far dimenticare Dio. Considero alcuni passi della Bibbia che possono portare ad alcune considerazioni.

“Guai a chi costruisce la sua casa senza giustizia e le sue stanze superiori senza equità, che fa lavorare il prossimo per nulla e non gli retribuisce il suo lavoro” Geremia 22,13 “Poiché voi schiacciate l'indigente e gli estorcete una parte del grano, voi che avete costruito case in pietra squadrata, non le abiterete; vigne deliziose avete piantato, ma non ne berrete il vino” Amos 5,11 “Allora vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati per opprimerli con i loro gravami, e così costruirono per il faraone le città-deposito, cioè Pitom e Ramses. Ma quanto più opprimevano il popolo, tanto più si moltiplicava e cresceva oltre misura; si cominciò a sentire come un incubo la presenza dei figli d'Israele. Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d'Israele trattandoli duramente. Resero loro amara la vita costringendoli a fabbricare mattoni di argilla e con ogni sorta di lavoro nei campi: e a tutti questi lavori li obbligarono con durezza.” Esodo 1,11-14

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L’uomo spesso lavora per se stesso, spesso con tali conseguenze: operai privati del salario, contadini immiseriti, situazioni di schiavitù.

Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio. A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamech. Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l'altra chiamata Zilla. Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama. Genesi 4, 17-22

Il lavoro può generare ingiustizia, dominio e arroganza. Nella pagina della Bibbia si racconta come l’uomo progredisce nella tecnica: è costruttore di città, allevatore, artista, lavoratore del ferro. Ma cresce anche nell’orgoglio e nella violenza. Per finire, il lavoro può portare alla dimenticanza di Dio.

Riflessioni finali La Bibbia dunque, partendo dall’esperienza ricava il senso della vita in relazione a Dio e agli uomini. Cosa c’entra Dio con il mio lavoro? Che cosa genera nella vita l’esperienza del lavoro? Prova ora a dare un senso positivo all’esperienza fondamentale del lavoro.

Mettiti in azione Pensa alla tua esperienza lavorativa: Cosa provoca dentro la tua vita? Come vivi quest’esperienza? La Bibbia parla di fatica, di lavoro a volte come ingiustizia, a volte come dimenticanza di Dio. Tu come ti poni pensando a Dio e al lavoro? Cosa pensi della situazione attuale del lavoro? ! Don Alessandro Sesana

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Attualità

Uomini e donne senza volto

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ono fuggiti dal loro paese per un fondato timore di persecuzione. Per motivi di razza, di religione, di nazionalità, per la loro opinione politica o per la loro appartenenza a un gruppo sociale. I loro governi non li tutelano, perché non ne sono in grado o, peggio, perché il disegno è proprio quello di emarginarli, di annientarli. E loro, a casa propria, non possono tornare; o non vogliono tornare. Sono i rifugiati, milioni di persone costrette a vivere lontane dalle proprie radici, in condizioni di indigenza, sotto la minaccia continua di aggressioni, di ricatti, di violenze umilianti, soprattutto per le donne e i bambini. Queste crude realtà rimangono spesso violenze dimenticate, perché i media ne parlano poco o non ne parlano affatto. E così il mondo dimentica che interi popoli lottano ogni giorno per la sopravvivenza, mancando loro beni essenziali quali cibo e medicine. Esistono diverse organizzazioni che denunciano i governi che mostrano complicità, accondiscendenza o mancanza di impegno nel prevenire questi abusi. Nel 1950 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito l’UNHCR per fornire aiuto ai profughi europei scappati durante la seconda guerra mondiale e da quel momento ha soccorso decine di milioni di rifugiati in tutto il pianeta. Tre sono le soluzioni che vengono ricercate per risolvere in modo duraturo il problema: ! Rimpatrio nei paesi o nelle regioni d’origine (diritto inalienabile di ogni individuo, ma possibile soltanto qualora siano cambiate le condizioni che hanno spinto i rifugiati all’esilio) ! Integrazione degli esuli nel paese in cui hanno trovato il primo asilo ! Nuovo inserimento in un paese terzo

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Nonostante il costante impegno profuso dall’UNHCR e dalle tante altre organizzazioni attive nel campo, il problema dei rifugiati non accenna a diminuire. Alla fine del 2008 erano 34,5 milioni le persone tra rifugiati, richiedenti asilo e sfollati. Numero disarmante e in crescente aumento, se si considera che alla fine del 2005 la stima era di 19,5 milioni di persone. I migranti e i rifugiati sono uomini e donne come noi. Eppure, quando ne parliamo, raramente ne indichiamo il nome: per lo più ci limitiamo ad identificarli con il numero di una pratica, di un dossier o con un foglio di soggiorno. Ed ecco che rimangono soltanto degli “uomini e donne senza volto”. Ma queste persone non sono solamente notizie sconcertanti di ingiustizia, numeri che servono a comporre una statistica. Dietro ad ognuna di queste storie c’è un Essere Umano, con dei sentimenti, dei sogni, delle ambizioni, dei progetti. C’è una Vita intrisa di affetto e di amore, come la nostra. Per comprendere davvero nel profondo la drammaticità di questi accadimenti occorre allora allontanarsi per un attimo dalla visione d’insieme e porre gli occhi, le orecchie ma soprattutto il cuore in ascolto del Singolo. Vi proponiamo pertanto alcuni frammenti di testimonianze di rifugiati di tutto il mondo che attualmente vivono in Italia, tratte dal libro “La notte della fuga - Storie di rifugiati in Italia”. ! Rifugiato proveniente dal Kosovo “I militari serbi ci accolsero con queste parole: voltate indietro la testa, guardate per l’ultima volta il Kosovo, ditegli addio perché non tornerete mai più. Un’ultima minaccia, un ultimo insulto. Eppure tutta la mia vita


Lampedusa. Immigrati clandestini vengono fatti sbarcare al porto dove gli agenti della Guardia Costiera e della Capitaneria di Porto effettuano i primi soccorsi

era già stata cancellata, senza che io avessi potuto fare niente per difenderla.”

di netto quel legame che credevi fino a quel momento indissolubile. Questo pensavo la notte in cui ho avvolto in una coperta Marianna e sono salita sul sedile posteriore di un’automobile che ci avrebbe portato fino all’aeroporto, senza sapere che ne sarebbe stato di me, ma soprattutto di lei.”

! Rifugiata proveniente dalla Colombia “E lei non è con me…quante volte ho recitato questi versi nella mia mente? Tante, troppe volte; certamente tutte le notti in cui non ho potuto fare addormentare la mia piccola Marianna, tutte le ! Rifugiato proveniente “Quando mi chiedono volte che qualcun altro al mio dal Sudan posto le ha cantato una fila- perché sono venuto in Eu- “Da ragazzo ne avevo sentito strocca o le ha raccontato una ropa, la sola risposta che parlare, e sapevo che lì si vecorrisponde alla verità è niva torturati con l’elettricità. storiella per farla mangiare. La nostalgia per una figlia che avevo paura.” Ero terrorizzato, avevo paura lontana, forse perduta, è stata di morire, e al mio dolore si la sofferenza più grande che ho mai provato. mischiava l’immagine dei miei genitori, della Il dolore della partenza è stato ben più straloro angoscia; pensavo a mio padre, a tutti i ziante di quello del parto; certo, partorire è suoi sforzi per mettermi in salvo dalla dittaanche un’esperienza di separazione, eppure è tura, alla sua disperazione all’idea di sapermi come se il cordone ombelicale in realtà non morto. Mi hanno scaricato in una stanza si recidesse mai completamente. senza luce, senza niente; con me c’erano altri Il dolore legato alla partenza invece è violennove uomini, tutti giovani, tra i venticinque e to, contro natura: andare via, lasciare un fii trenta anni. Due erano islamici (seppi in glio è come abbandonarlo; anche se sei coseguito che questi ultimi non erano veri pristretto dalle circostanze, è come se tranciassi gionieri,ma spie), gli altri appartenevano al Compartir ! Novembre 2009

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Fronte Democratico. Sono rimasto nella stanza per quaranta giorni. Quaranta giorni di scorpioni che ti camminano sul viso mentre dormi; quaranta giorni di acqua sporca da bere, di carne putrefatta da mangiare; quaranta giorni di buio e paura. E poi la libertà, improvvisa e inspiegabile come l’arresto: forse erano arrivati prigionieri più importanti di me e non essendoci più posto, sono stato liberato; in fondo non avevo commesso nessun crimine, appartenevo solo ad un’organizzazione di studenti all’estero.” ! Marlen, rifugiata proveniente dal Congo “È difficile immaginare Marlen con 26 chili in più. Lei ora è così esile che potrebbe fare la fotomodella. Quelle foto mi hanno molto colpito non tanto per la differenza di corporatura, ma per una cosa che mi dice Marlen mentre le guardo: ogni chilo in meno me lo hanno strappato a colpi di bastone. Mi spiega che in carcere non mangiava più di tre volte a settimana, e non è certo la cosa che le ha fatto più male. In quella prigione si vergognava di essere una donna; durante il ciclo non poteva né lavarsi né tamponarsi; non c’era neanche il bagno, era costretta ad usare un angolo della sua cella di due metri per due che divideva con altre quattro donne. È stata tre mesi e dieci giorni in carcere, sempre con lo stesso vestito.” ! Rifugiato curdo “Quando mi chiedono perché sono venuto in Europa, la sola risposta che corrisponde alla verità è che avevo paura. Una paura indistinta, la paura di tutto e per tutto. Quando noi curdi chiediamo asilo politico, diciamo sempre che speriamo di vivere in Europa perché qui c’è la democrazia. Io so bene che anche in Europa la democrazia non è per tutti.” ! Rifugiata proveniente dall’Iraq “Ho tanta strada da fare e ancora non ho del tutto chiari i miei obiettivi, ma sento davvero che qui posso avere un futuro. Il mio sogno più grande è studiare per diventare avvocato e, un giorno, tornare in Iraq per difendere le donne del mio paese, che troppo spesso si

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trovano nella situazione che abbiamo vissuto io, mia madre e le mie sorelle. Il mio nome significa Desiderio, è stata mia madre a sceglierlo. È come se avesse voluto riporre in me tutti i desideri che a lei e alle atre figlie sono stati concessi. Spero che, con l’aiuto di Dio, li possa vedere presto realizzati.” ! Dati raccolti dal sito dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: www.unhcr.it Testimonianze tratte dal libro: LA NOTTE DELLA FUGA - Storie di rifugiati in Italia A cura del Centro Astalli ! Avagliano editore

! Sara Citro

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Ăˆ arrivato il nuovo calendario!

Se ne vuoi una copia o vuoi aiutarci a distribuirlo contattaci! !Il contributo minimo è di 5 euro". Compartir ! Novembre 2009

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I nostri progetti ! Calendario 2010

Tutti i soldi raccolti con la vendita dei calendari andranno a finanziare l’installazione di pannelli solari termici per il riscaldamento dell’acqua delle casette della Ciudad de los niños. Con questo sistema vorremmo mettere in sicurezza le docce elettriche (in Bolivia è l’unica soluzione per avere acqua calda) e risparmiare sul costo dell’energia. Se vuoi darci una mano a distribuirli o ne vuoi una copia contattaci! Referente: Don Alessandro Sesana ! 340.8926053 ! sesana.a@tiscali.it

! Caracol - Adozioni a distanza tra comunità

Caracol è il progetto di adozioni a distanza delle casette della Ciudad de los niños di Cochabamba, dove vivono divisi per fasce d'età circa 130 bambini e adolescenti orfani o con gravi problemi familiari. Il progetto cerca di coprire, tramite le donazioni, le spese ordinarie di una casetta di quindici bambini (alimentazione, materiale scolastico, acqua, ecc...), che sono una le voci più impegnative del bilancio della Ciudad. Referente: Emiliano ! 346.3942256 ! emi.zap80@alice.it

! Progetto società sportiva

Il progetto nasce per sostenere la società sportiva nata alla Ciudad de los niños, che comprende una squadra di calcio, una di basket e una di pallavolo interamente composte dai ragazzi della Ciudad. L’intenzione è coinvolgere società sportive della realtà bergamasca per sostenere le spese per l’allenamento e le divise dei ragazzi di Cochabamba. Referente: Diego ! diegolbe@libero.it

! Campi di lavoro

Abbiamo in progetto la realizzazione di due campi di lavoro da svolgersi durante il prossimo anno, uno presso il Patronato S. Vincenzo e l’altro presso una parrocchia della bergamasca. La durata prevista è di due giornate ciascuno, in cui si alterneranno momenti di lavoro manuale (l’intero ricavato dei lavori andrà a finanziare uno specifico progetto della Ciudad de los niños) e momenti di condivisione e di riflessione. Referente: Luca ! luca_pesenti@tiscali.it

! Compartir e sito internet

Il giornalino, che come avete visto è stato completamente rinnovato, e il sito internet che lo sarà a breve e verrà corredato da una newsletter, sono intesi come strumento di comunicazione e aggiornamento sulle nostre attività, ma anche di formazione su temi sociali e di riflessione. Referente: Sara ! 347.5175747 ! saracoccinella@hotmail.it Contattateci per dare la vostra opinione su quanto pubblicato, o per consigli e suggerimenti per nuove idee da sviluppare!

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Eventi e attività ! Il dottor Pietro Gamba in Italia

Il medico bergamasco, da molti anni in missione nella comunità di Anzaldo, è in Italia dal 26 novembre al 26 dicembre. Sarà impegnato in vari incontri per trasmettere la sua testimonianza e condividere la sua opera; promuoverà inoltre il libro che racconta la sua storia per raccogliere fondi destinati a rendere finanziariamente autonomo l’ospedale. Per maggiori informazioni www.pietrogambaonlus.org

! Festa degli ex allievi della Ciudad de los niños, Cochabamba

Domenica 13 dicembre si svolgerà al Patronato S. Vincenzo una festa degli ex allievi della Ciudad. Alla messa seguirà il pranzo, e nel pomeriggio si continuerà con la lotteria e la consegna dei regali di S. Lucia ai bambini delle famiglie boliviane di Bergamo.

Contatti Don Alessandro Sesana sesana.a@tiscali.it 340.8926053 WWW.INBOLIVIA2004.ORG

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