Page 1

PATRONATO SAN VINCENZO

Numero 10

Notiziario del Gruppo INBOLIVIA2004

Compartir LA PIAZZA DEL PATRONATO Se ne parlava da tanto tempo ed ora finalmente è nata: il giorno 26 Settembre presso la casa di Bergamo del patronato San Vincenzo stata inaugurata la piazza del patronato. Vorremmo provare a capire meglio di che cosa si tratta. Come prima cosa è importante comprendere come il patronato attualmente ha suddiviso il suo lavoro e i suoi progetti su tre aree distinte. Potremmo parlare di STRUTTURA DEL

PATRONATO

Area mondialità. L’esperienza della Bolivia ha permesso al Patronato di esportare per la prima volta l’intuizione pastorale di don Bepo in un paese diverso dall’Italia. Si tratta di pensare a questa area come una dimensione costitutiva di attenzione ai giovani e agli adolescenti del mondo. Promuovendo iniziative concrete di avvio e di risposta in loco ai bisogni, che facciano poi nascere disponibilità e responsabilità nelle chiese locali e nei territori.

Area emarginazione giovanile e adolescenziale.

rispondere ad alcuni dei loro bisogni, attraverso le diverse proposte e i diversi ambiti. La Piazza non nasce come un centro di servizi, ma vuole essere e una comunità di persone che lavorano, alcune delle quali vivono e abitano stabilmente questo spazio, e di volontari che, condividendo lo stile e gli obiettivi di questa struttura, si rendono disponibili al servizio delle nuove generazioni.

La piazza lavora per progetti e ambiti . in questo primo articolo di presentazione ci limitiamo a fare un semplice elenco delle singole aree di lavoro. esse verranno successivamente descritte una per una. Area Spiritualità / Area Formazione / Area Meta Area Cultura / Area Ospitalità / Area Botteghe e Lavoro / Area Sport e Aggregazione

Ci sembra importante sottolineare l’area della fraternità e della spiritualità perché essa è l cuore stesso della piazza

E’ l’ambito che ha il compito di seguire i giovani più emarginati, che in modo evidente vivono un forte disagio e sono in una condizione grave di solitudine e di povertà. In questa area rientrano tutte le iniziative gestite dal Patronato di Sorisole, e in particolare l’azione di don Fausto Resmini.

La Piazza nasce come comunità che prega e vuole vivere l’atteggiamento della fraternità secondo lo stile del Vangelo. In questo senso la Piazza offre momenti di preghiera e di ascolto e la possibilità di trascorrere alcuni giorni di vita comune per riflettere e pregare, ma anche per vivere esperienze di volontariato e di servizio.

Area prevenzione, formazione e promozione.

LA PREGHIERA QUOTIDIANA

La Piazza del Patronato - Centro per adolescenti e giovani E’ il nuovo ambito che all’interno del Patronato si occupa degli adolescenti e dei giovani in un ottica di prevenzione, di formazione e di promozione di esperienze spirituali, culturali e di volontariato. I destinatari di questa attività sono soprattutto gli studenti delle superiori e i giovani lavoratori. Il nuovo ente è l’espressione di una comunità di cristiani che lavorano al servizio degli adolescenti su vari fronti.

Al centro dell’attività della Piazza c’è l’esperienza comunitaria della preghiera e dell’Eucarestia. E’ il Vangelo che nutre e sostiene il nostro lavoro. Due sono i momenti di preghiera della comunità, che sono aperti a tutti coloro che vogliono partecipare: Ore 7.00 apertura della chiesa con l’adorazione eucaristica. Ore 7.20 Lodi. Ore 18.00 S. messa di Comunità e vespri.

Potremmo dare questa definizione di Piazza

LA DOMENICA

E’ in primo luogo una comunità cristiana attenta ai giovani e agli adolescenti. La Piazza vuole essere un luogo significativo di proposta spirituale dell’esperienza cristiana, capace di proporre un modo di vivere dentro la città di oggi e di affrontare le sfide davanti alle quali ci troviamo. Vuole essere un luogo di attenzione ai giovani e agli adolescenti, capace di accogliere e di

Ore 11.15 Messa. Ore 17.30 S. Adorazione. Ore 18.30 Vespri. La quarta domenica di ogni mese: Oasi giovane. SEGRETERIA DELLA PIAZZATel. 0354598135 - Fax 0354598126 da Lunedì a Venerdì 9-12, 14 -18 Sabato 9-12


PAGIN A 2

COMPAR TIR

"Ecco la mia sfida contro fame e povertà" Fonte Shirin Ebadi - La Repubblica Anticipiamo parte dell´intervento conclusivo che il premio Nobel per la pace 2003 pronuncerà domani alla Conferenza "Food and Water for Life" in corso a Venezia. So che le mie parole di oggi sembrano un sogno, però la nostra sfida è pensare sognando, ma agire in modo realistico, sperando di consegnare alle generazioni future un mondo migliore di quello che abbiamo ricevuto dai nostri genitori. La mia precisa proposta per la riduzione della povertà e la fame nel mondo, alla Conferenza "Food and Water for Life", è che la concessione dei prestiti e crediti ai Paesi venga vincolata dalla riduzione del loro budget militare. In un Paese che chiede prestiti o aiuti internazionali, il budget militare non deve superare il totale del budget per l´istruzione e per la sanità. La mia seconda proposta è che, se un Paese povero non è in grado di ripagare il proprio debito estero, avrà il debito annullato se scioglie il proprio esercito. Eliminare la fame e la povertà nel mondo, non è realizzabile senza la diminuzione delle spese militari e, se è necessario, lo scioglimento delle forze armate, nel rispetto per i diritti umani e la democrazia. La Conferenza di Venezia tratta infatti l´argomento più importante e più complesso che il mondo moderno si trova ad affrontare: i diritti del uomo, e in particolare quello più attuale, "il diritto allo sviluppo". Oggi non può esistere il progresso economico di un popolo fra popoli che vivono in povertà e in condizioni difficili. Non si può godere della tranquillità e del benessere economico, mentre nei Paesi vicini i bambini non hanno neppure la possibilità di andare a scuola. Non possiamo essere fieri dello sviluppo economico del nostro Paese, mentre milioni di persone nel mondo soffrono la fame e non hanno nemmeno accesso all’ acqua potabile. (...) Purtroppo ogni giorno cresce la distanza tra i poveri e i ricchi nel mondo e le misure adottate dall´Onu e dalle altre organizzazioni internazionali finora non sono riuscite a ridurla. Il divario tra i paesi progrediti e paesi in via di sviluppo è enorme. Secondo un rapporto pubblicato da Undp, l´aspettativa di vita in Giappone è di 82 anni, mentre in Sierra Leone è solo di 34 anni. Il guadagno giornaliero dell´83 per cento della popolazione dell´Uganda è meno di un dollaro, mentre nei paesi europei e negli Stati Uniti an-

nualmente vengono spesi 17 miliardi di dollari per il cibo degli animali domestici. In Angola 156 bambini su mille muoiono prima di raggiungere i due anni per mancanza di igiene e povertà, mentre negli Stati Uniti sono meno di otto su mille.

Come si può colmare questo divario senza una cooperazione mondiale.? La concessione dei prestiti e crediti per la realizzazione dei progetti che aiutano lo sviluppo di un Paese è una strada più facile da percorrere. Ma, facendo così, incorriamo in un grande pericolo. Nei Paesi dove i governi non sono democratici e quindi tutto il potere politico, amministrativo ed economico è nelle mani di una persona o di un ristretto gruppo di persone, la concessione di crediti significherebbe aiutare i dittatori e andare contro gli interessi del popolo oppresso. Servirebbe a rafforzare i dittatori nel calpestare ancora di più i diritti del popolo, nel violare i diritti umani e nell´ignorare la democrazia. (...)

Per evitare questo circolo vizioso, bisogna porre una precondizione, prima di concedere prestiti e crediti, cioè il rispetto dei diritti umani. In mancanza del rispetto dei diritti umani, come si può raggiungere uno sviluppo economico? (...) Quindi, gli esperti delle Nazioni Unite devono porre lo sviluppo dei diritti umani nel mondo in cima ai propri obbiettivi di sviluppo, perché, se un Paese non democratico riesce a raggiungere lo sviluppo per un certo periodo di tempo, siate certi che questo sviluppo non sarà sostenibile e duraturo.

Un altro punto da notare è l´alto costo degli armamenti nazionali che causa l´aumento della povertà. Secondo i rapporti internazionali, nella maggior parte dei Paesi del mondo il costo degli armamenti supera il budget stanziato per l´istruzione e per la sanità messi insieme. Questo vuol dire che le ricchezze nazionali, che devono essere spese per migliorare la vita della popolazione del Paese, vengono spese per l´acquisto delle armi e per uccidere la gente. Ci sono dei Paesi dove il numero dei soldati supera il numero degli insegnanti. Quindi, la diminuzione del budget militare è una delle misure più importanti da prendere a livello mondiale. Non dimentichiamo che paesi come il Giappone o il Costarica non hanno eserciti; e non soltanto non hanno alcun problema sotto questo aspetto, ma hanno raggiunto uno sviluppo sostenibile.


NUME RO 10

PAGIN A 3

Esperienze estive in Bolivia Scrivere qualche riga sul mese in Bolivia?

rano in terra boliviana. Alcuni avrebbero condiviso il

Pensieri, ricordi, emozioni, eccoli che si fanno largo

loro tempo con Danilo Gotti nella sua casa per ragazzi

per venire a galla contemporaneamente lasciandomi

e adulti diversamente abili, un gruppetto è stato in par-

senza fiato. Credo che il modo migliore per iniziare sia

rocchia da padre Sergio, altri, sarebbero stati nel Cha-

fare un piccolo passo indietro, prima della partenza. Mi hanno proposto questo viaggio verso la fine dell'inverno scorso e, forse con sorpresa più mia che di altri, ho risposto quasi subito di si, realizzando in seguito che non avrei trascorso il classico mese al mare in

pare, chi alla Ciudad e chi in parrocchia da Padre Mauro. Federica, Luca ed io siamo stati ospiti del dott. Pietro Gamba. I cinque giorni passati ad Anzaldo sono stati, non sono ancora tutt'ora riuscita a capire come,

completo relax con la sola preoccupazione di mangia-

lunghissimi ma allo stesso tempo passati in un soffio.

re carote per una bella abbronzatura!

Sembra un gioco di parole, ma sembrava che il tempo

Sono seguiti gli incontri per la programmazione del

avesse perso una sua dimensione propria. Ero co-

mese. I miei compagni di viaggio hanno iniziato da lì a

sciente di essere lì da poche ore, ma sentivo il posto

far parte della mia vita, in punta di piedi, senza forzatu-

famigliare, le giornate erano così dense di sensazioni

re, aspettando che il tempo svolgesse il compito di far-

che sembrava, giunta la sera, di averne vissute molte

ci conoscere davvero per quello che ognuno di noi era. Mi sarei trovata bene? Mi sarei sentita parte del gruppo? Erano alcuni dei timori che iniziavo a sentire intor-

in una. Pareva avessimo pranzato da mezz'ora ed ecco che Pietro chiamava per il rito del thè, due parole, il

no alla partenza, forse perché i mesi passavano e quel

caramello sui cracker, il confronto, il condividere il tem-

24 luglio si faceva sempre più vicino. Preoccupazioni

po ed il proprio vissuto con chi per qualche giorno a-

che si sono rivelate infondate, sono partita con perso-

vrebbe percorso con me un pò di cammino. Poi via,

ne che considerano il rispetto, l'ascolto, la semplicità,

nuovamente alle proprie attività. Per quanto mi riguar-

la dolce complicità ed una buona dose di comicità le basi per costruire amicizie; quelle che così sono nate e per le quali sono così grata a Chiara, Silvia, Paoletta, Patrizia, Diego, Luca, Federica, Chiara, Simone, Stefa-

da tornavo in ospedale dove mi aspettava la dolce compagnia di un piccolo paziente alla quale si è aggiunta anche quella degli altri che, anche se adulti,

no, Diego, Giovanni, Giuseppe e a don Sandro. Solo in

prendevano parte ai nostri giochi. Anche Federica si

questo istante capisco che è impossibile scindere un

univa a noi dopo il suo lavoro, ammenso, per rimettere

prima e dopo. Tutto ormai è influenzato dall'esperienza

ordine in un piccolo tagliere.

che si è vissuta e i pensieri che mi accompagnavano prima del viaggio ora sono visti con occhi diversi... il famoso "senno di poi". Dopo quasi due giorni tra sali e scendi da aerei, accampamenti di fortuna in aeroporti e continui spostamenti delle lancette dell'orologio siamo arrivati a Cochabamba, dove, nonostante la tarda ora c'erano Don Matteo e Luciano ad aspettarci a braccia aperte come se ci conoscessero da sempre e quello fosse un semplice ritrovo di vecchi amici. E' stato un calore che ci ha accompagnato per tutto il mese e che sentivamo nonostante i molti spostamenti, sapevamo che in Bolivia avevamo casa, la Ciudad dove è stato splendido ritornare, dopo ogni piccola o grande escursione. Prima di partire si era deciso che a gruppetti di due o tre avremmo vissuto più concretamente le realtà che ope-

Tutti i visi che abbiamo incrociato, anche se solo per qualche minuto, hanno contribuito a rendere straordinaria la nostra permanenza ad Anzaldo. Come non parlare del disarmante entusiasmo di Cono, della simpatia di Antoine, di Macchi, la straordinaria moglie di Pietro, la piccola Norma, i pazienti... Ognuno di loro ha lasciato in me, e credo di poter parlare anche per Federica e Luca, un ricordo indelebile. Al ritorno da Anzaldo il mese è continuato con tutto il resto del gruppo, tra organizzare e riorganizzare i vari spostamenti cercando di sfruttare ogni minuto per riuscire a godersi ogni piccolo particolare al meglio. Siamo inoltre tornati, questa volta al completo, a far visita a chi ci aveva ospitato nei giorni di esperienza individuale. E' atato toccante vedere che anche gli altri provavano nel tornare, chi nel Chapare, chi da Danilo e chi da Padre Sergio, un senso di appartenenza; come se quel posto fosse un pò anche loro ed ora con generosità lo si condivideva tutti insieme. Insomma, un mese in Bolivia...quante cose non hanno trovato spazio in queste poche righe, trenta giorni sono più che sufficienti per innamorarsi di questa terra, trasformando il rientro a casa da un addio ad un arrivederci.


PAGIN A 4

COMPAR TIR

Una famiglia in Bolivia Ciao, siamo Roberto, Grissel (la moglie), Maria (la figlia) e Emanuele (il figlio), proveremo a scrivere due righe sulla nostra esperienza a Melga nell’anno 2005-2006, esperienza bella e “sconvolgente”. È Siamo partiti con tanti ideali in tasca, tanta voglia di fare, scoprire, aiutare e chi più ne ha più ne metta. Come tanti che si mettono in cammino (forse), per strada questo “troppo” inizia a pesare nello zaino e affaticare. Poi le difficoltà, i ladri (le difficoltà) che ti rubano lo zaino ed ecco che ti ritrovi “per terra” senza un soldo in tasca. Ecco allora che finalmente inizia il cuore del cammino, dove ci si mette davvero in dicussione. Ma vediamo di chiarire quest’immagine forte e molto particolare. Riprendendo dall’inizio, quando siamo arrivati l’impatto è stato di una realtà molto diversa da quela di Bergamo. Vivevamo in una casa vicino al santuario di Melga che si trova a 31 km da Cochabamba sulla strada nuova che porta al Chapare (Tropico) e Santa Cruz (città dove sorgono le principali industrie boliviane e dalla quale arriva la frutta tropicale come le banane, l’ananas, la papaya, cacao, caffè...). Melga si trova a 3000 m. Dopo la morte del missionario Berto Nicoli di Bergamo che lavorava qui c'è un prete boliviano. Vicino a noi abitavano le suore che dirigono la scuola di Melga, 2 boliviane e una brasiliana. La scuola comprende il Kinder (corrisponde al nostro ultimo anno di scuola materna), "el primer ciclo, el secundo ciclo, el tercer ciclo" (le nostre elementari e medie) e la "secundaria" (nostre superiori, che però finiscono ai 18 anni, cioè un anno prima di noi). In tutto erano 853 gli alunni, ma il numero cresce di anno in anno. In teoria i primi otto anni sono obbligatori, di fatto non è così (la gente spesso non sa neppure che esista questa legge). Qui vivono dei prodotti della terra: patate, mais, cipolle, fave,... I loro campi divengono ad ogni passaggio generazionale (eredità) sempre più piccoli, visto che i figli sono molti. Così da un po' di tempo gli uomini hanno iniziato ad andare a lavorare al Chapare. Le mogli, per non perdere il marito, lo seguono lasciando i figli a casa soli per tutta la settimana o settimane o mesi.interi! Se la moglie non lo segue, è praticamente sicuro che lui trovi un'altra compagna dalla quale avrà figli, abbandonando in ogni senso la precedente famiglia. Inoltre perdere il marito vuol dire non avere abbastanza entrate per potere sfamare i figli numerosi. Altri vanno in Argentina, ben pochi in Europa. I figli più piccoli vengono lasciati alle cure dei più grandi di 15/16 anni; oppure stanno con una zia o la nonna e il nonno. Appena la scuola finisce, cioè alla fine di Novembre, quasi tutti gli abitanti di Melga andranno al tropico e torneranno per l'inizio del nuovo anno scolastico, alla fine di gennaio circa. I bambini e i ragazzi sono lasciati molto a sé; non sono seguiti nei compiti; non esistono punti di ritrovo ad eccezione delle “chicherie” dove si beve la chicha con aggiunta di alcol. Solo un paio di mesi prima di quando eravamo arrivati, un ragazzo di 15 anni era morto in una rissa in una “chicheria”. Molti fabbricano droga e ultimamente cercano soprattutto giovani. Il papà di un bambino è in carcere per questo e il prezzo per scarcerarlo si aggira ai 4000/5000 dollari. Nelle carceri non ci sono divisioni: minorenni e maggiorenni sono insiemi a persone che hanno commesso omicidi, furti, atti di pedofilia,... qui vige il sopruso del più forte sul più debole. Ne segue che

il minorenne che finisce dentro per aver fatto il “palo” nella produzione di cocaina, subirà ogni sopruso e abuso (anche sessuale), la sua vita verrà spezzata. Allora la scuola e i gruppi di catechismo divengono il principale e quasi unico attore dell'educazione. In questo contesto le suore (una è direttrice della scuola) hanno costruito una biblioteca con una saletta per i più piccoli, utile oltre che per la consultazione di libri, per svolgere i compiti (dato che non dispongono assolutamente di nessun libro nella casa) anche come punto d'incontro sia in generale che con incontri o laboratori. Infatti non esiste uno spazio fisico per le attività extrascolastiche come quelle di Winaypacha, l'organizzazione che mi ha seguito (Roberto) nel mio tirocinio di psicologia e che si occupa di prevenzione e seguimento di casi di bambini e adolescenti soprattutto riguardo violenza intrafamiliare e abuso. In seguito sognano di trovare fondi per la ricostruzione della scuola che è molto vecchia e degradata (una parete è crollata e con l'aiuto dei padri degli alunni è stata ricostruita. Ci sono solo quattro bagni per le femmine di cui solo due funzionanti e altrettanti per i maschi per tutti gli 850 alunni!). Allora nel nostro lavoro abbiamo puntato soprattutto alla formazione, con gli adolescenti, con i bambini del Kinder, con i gruppi di madri, con gli insegnanti,... con tutta la buona volontà accennata all’inizio. Potete capire che ciò che ci ha colpito di più è stata le povertà: case di fango e paglia, bimbi con un solo vestito non sufficiente a coprirli dal freddo, genitori che non conoscono la medicina e non portano i figli ne vanno loro dal dottore o lo fanno quando ormai non c’è più nulla da fare, minestre fatte di “acqua colorata” troppo povere,... Le mamme un po’ per ignoranza, un po’ per la durezza della vita, non parlano né danno un nome al bambino prima dei due anni. Dobbiamo aggiungere alla povertà, la miseria del consumismo: televisione, internet, cellulari, mode,... hanno rotto i valori tradizionali, quali la solidarietà, l’aiuto reciproco, la famiglia, l’uomo protettore della famiglia, la donna presenza che scalda la casa, la religiosità, il sentirsi piccoli e figli di Qualcuno di più grande,... Cos’è “davvero” giusto, cosa sbagliato? Poi siamo andati in crisi noi, noi come persone singole, noi come coppia, come famiglia. La casa costruita sulla sabbia si è “sciolta” a poco a poco. Allora devi ripartire da zero e non è facile. Anche i più alti ideali si dissolvono al vento della vita... Gli ideali possono a volte rendere più difficile il sentrisi piccoli. Allora l’Unico che ti può salvare è cercare e Accogliere l’Amore del Padre Buono che è nei Cieli. Farsi piccoli e imparare dai Piccoli del mondo, tra cui i poveri, gli emarginati, i diseredati, i cosidetti peccatori,... e vederli nostri maestri di umiltà. Qui a Bergamo l’interesse per l’educazione è lievitata incredibilmente: ogni giorno mille servizi per il sociale, molto volontariato,... eppure sempre molte difficoltà. Anoressia, bulimia, stupefacenti, morti del sabato sera, il buttarsi via in generale, le famiglie si dividono,... Eppure anche tutte queste povertà, magari diverse da Melga ma pur sempre povertà solo messe nelle mani del Signore, dell’unico al Centro, al centro della Croce, si trasformano in vita. Nessuno cambia il mondo, niente c’è di nuovo al mondo, se non il nostro quotidiano rimettere nelle mano di Dio tutto. Poi sarà Lui a cambiare ciò che deve cambiare o meno, dentro e fuori di noi senza che noi ce ne accorgiamo...

Roberto, Grissel, Maria, Emanuele


PAGIN A 5

NU MERO 1 0

COLORI ED EMOZIONI IN CAMMINO Quest’anno il nostro oratorio ha accolto una delle molte iniziative che a livello vallare sono state attivate per i giovani. Tre dei nostri: Diego, Patrizia e Paola si sono aggregati a una dozzina di giovani provenienti per la maggior parte dai paesi della valle Brembana e hanno vissuto una breve ma intensa esperienza missionaria nel mese di Agosto, in Bolivia, dove da ben quarant’anni i sacerdoti della nostra diocesi sono presenti, tra i quali spiccano i nomi anche di alcuni Zognesi doc. Vi riportiamo di seguito alcune riflessioni, commenti e analisi di un esperienza che ha davvero lasciato il segno. Patrizia Lo stomaco si chiude e quel nodo alla gola che si forma quando si è arrabbiati, delusi o ansiosi, comincia a crearsi…non parlo più…Mi guardo intorno…mi aspettavo di vedere la povertà nelle case in paglia, nei bambini sporchi di fango ai bordi delle strade, nel disordine…sì, me lo immaginavo…ma non l’avevo mai vista…Per una mezz’ora sto in silenzio perché mi rendo conto di non essere più in grado di parlare senza che la voce stoni o tremi…mi sento ridicola, non capisco cosa stia succedendo al mio corpo… Poi il gruppo si riunisce, i racconti hanno inizio e…quando si tratta di sole parole senza la realtà di fronte agli occhi e alle mani, il cuore comincia a calmarsi e lo stomaco si snoda…torno alla sola immaginazione e mi sento fiondata in qualcosa che mi affascina e che forse un po’ mi spaventa. Arrivati nella zona della foresta (la regione del Chapare) vedo nuovamente il volto della povertà nelle donne con i loro piccoli, nelle palafitte in legno, nello sporco, nella confusione…Sappiamo però avvicinarci di più alla realtà: queste donne si siedono accanto a noi, condividono con noi alcuni momenti, i bambini ci sorridono…in quei volti trovo occhi vivi, intravedo l’Amore grande che emana da quei corpicini…ora mi tranquillizzo, non ho più quei torcioni di stomaco del primo giorno: ho trovato qualcosa che sento vicino e simile a me, al mondo che conosco. Le esperienze continuano: con alcuni amici boliviani ci incamminiamo per ore nella foresta fra la stanchezza, il sudore, la voglia di arrivare: nuovi orizzonti si spalancano e ci conducono a realtà lontane, fatte di semplicità, di feste, di una cultura che noi fatichiamo a comprendere. Non ci resta che lasciarci guidare, marciare con loro nelle sfilate, stare con loro senza giudicare e senza cercare di capire e spiegare tutto a tutti i costi…solo così possiamo avvicinarci un pochino a quello che è la Bolivia. Gli spostamenti e i cambiamenti sono all’ordine del giorno, le esperienze più diverse si accavallano: dai 2800 metri di altezza saltiamo alla pianura della foresta e poi ai 4000m dell’altipiano. Siamo di fronte a spettacoli che preparano a pensieri grandi, alla preghiera, alla ricerca di Dio. Come descrivere un tale cumulo di sensazioni, emozioni, gusti e profumi su un foglio bianco e piatto? Le parole comunicano gran poco di una Bolivia che è ancora tutta da comprendere, da rivivere, da riguastare…I pensieri sono ancora troppo confusi e questo forse spiega il disordine e i mille puntini di sospensione di uno scritto ancora tutto da riordinare.

Diego Un mese in Bolivia è qualcosa di veramente intenso, un’esperienza capace di dare uno “scossone” alle tue sicurezze, ai tuoi mille impegni, alle cose e faccende che ritieni essenziali nella vita. Un mese in Bolivia, seppur poco è stato utile per ripulirci di tanta superficialità di cui spesso ci attorniamo. Superficialità nelle relazioni, nelle cose da fare, nelle mille abitudini sprecone e di cui non ci rendiamo nemmeno conto. Insomma, un mese davvero salutare nel quale abbiamo potuto anche visitare i luoghi laddove il nostro amatissimo compaesano Don Giuseppe Ferrari ha prestato servizio per molti anni. E’ stato bello vedere le opere che lui era riuscito a realizzare e ascoltare i racconti di molte persone, ex parrocchiani o missionari ancora laggiù, che ci hanno parlato del Don “Ratì” come di un uomo esemplare, capace di costruire relazioni straordinarie con le persone e dotato di una generosità sublime…Abbiamo perciò trovato una fetta di Bergamo e di Zogno in particolare, a circa 10000 km di distanza. Il pensiero ora corre ai molti giovani della nostra parrocchia e della nostra valle, ai quali facciamo l’augurio di poter vivere un’esperienza simile al più presto, perché nel loro cammino di crescita personale possa sempre trovare spazio la generosità e la disponibilità per il prossimo. Sicuri che questi pensieri siano gli stessi di molti di voi nostri coetanei, vi invitiamo a non esitare. Fate domande, chiedeteci informazioni e chissà che nell’estate 2009 non siate proprio voi i prossimi a partire per un’altra esperienza missionaria.


PAGIN A 6

COMPAR TIR

Sta arrivando il nuovo calendario...

2008

2009

?

Preparatevi... Contatti: E—mail : sesana.a@tiscali.it Riferimento: Don Alessandro Sesana Cell. 340—8926053

Gruppo “IN BOLIVIA 2004” Patronato San Vincenzo

compartir 10  

Compartir (condividere) è il notiziario dell'associazione InBolivia2004 del Patronato S. Vincenzo di Bergamo. In queste pagine vogliamo prov...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you