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Anno VII

- N˚ 6

- Giu gno 2 015

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perio dico foto ARCHIVIO APT TRENTO, MONTE BONDONE, VALLE DEI LAGHI - DI L’OPINIONE

TRENTO 17/19 LUGLIO PIAZZA DUOMO - TRENTO


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SCOPRIRE LA CARINZIA CON UN COLPO DI PEDALE

Bicicletta

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a cura di ROBERTO ZANETTI foto di KARNTEN WERBUNG fonte di LDL COMUNICAZIONE / COMETA PRESS

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Durante l’estate è il regno delle escursioni, non solo a piedi, ma anche in bicicletta. Pedalare in Carinzia è piacevole e divertente, sia che ci si trovi attorno ai 200 laghi dalle acque limpide e calde, sia che si scelga di affrontare itinerari più impegnativi sulle numerose salite montane. Ma non solo gite fuori porta con la famiglia e i bambini, qui anche i ciclisti più preparati troveranno chilometri su cui pedalare. E a sancire la vocazione ciclistica della Carinzia, si ripresentano tre tra le più entusiasmanti manifestazioni carinziane per i patiti della bicicletta: l’Alpe Adria Bike Festival, la maratona ciclistica di Bad Kleinkirchheim e il Grossglockner Bike Challenge. La Carinzia La regione della Carinzia è la parte più meridionale dell’Austria e confina con l’Italia attraverso la linea di frontiera condivisa con il Friuli Venezia Giulia. Un territorio esteso che offre ampie e variegate soluzioni turistiche tutto l’anno. Ideale per le vacanze delle famiglie grazie a una lunga tradizione di accoglienza, la Carinzia vanta un interessante patrimonio culturale e folkloristico. Ma è nella “vacanza attiva” che la regione si contraddistingue. Durante l’estate i numerosi laghi balneabili e con acqua potabile (con temperature fino i 28 gradi) diventano meta per gli amanti del campeggio e della vita all’aria aperta, dell’escursionismo e di numerosi sport acquatici come vela, windsurf e canoa. D’inverno sci e snowboard, ma anche sci di fondo, ciaspole, trekking, gite su slitte trainate dai cani, pattinaggio su ghiaccio e tanto altro. Imperdibili i mercatini di Natale.

La Carinzia è composta da 13 destinazioni turistiche: il lago Wörthersee, Villach-Warmbad/lago di Faak/lago di Ossiach, Nassfeld-Hermagor-Presseger See/Weissensee/Lesachtal – Arena Naturale della Carinzia; lago Millstätter See, Oberdrautal – Outdoor Park, Hohe Tauern – Parco Nazionale Alti Tauri; Klopeiner See – Carinzia del sud, Bad Kleinkirchheim/Nockberge, Lieser-Maltatal – La Valle per le famiglie, Katschberg-Rennweg, Carnica – la Valle Rosental e la Valle Lavanttal. Klagenfurt è la città capoluogo della Regione con circa 90.000 abitanti. Info e contatti: www.carinzia.it


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SANREMO, IL FESTIVAL, IL CASINÒ E LA SUA PISTA CICLABILE a cura di ROBERTO ZANETTI fonte INFO-SANREMO foto di ENRICO CAVALLINI – PLAYFULL

Bicicletta

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Con oltre cinquanta hotel Sanremo è la meta turistica più gettonata della provincia di Imperia. L’appellativo di Città dei Fiori  deriva dalle famose coltivazioni di garofani, che elevarono il nome di Sanremo in ambito floreale, per merito di alcuni intraprendenti e lungimiranti produttori, i quali seppero specializzarsi anche in rose e verde ornamentale. Ancora oggi, come ogni anno, sono i fiori di Sanremo ad adornare nella capitale austriaca la Sala d’Oro del Musikverein, luogo da dove viene trasmesso in mondovisione il celeberrimo Concerto di Capodanno dell’Orchestra Filarmonica di Vienna. La pista ciclabile La pista ciclabile di Sanremo e più in generale della Riviera Dei Fiori è uno fra i percorsi pedonali e ciclabili più estesi del Mediterraneo, con una lunghezza di 24 km. A partire dall’estate del 2008 essa accoglie gli appassionati delle due ruote, le famiglie e chiunque sia in cerca di un salutare giro in bicicletta sullo splendido sfondo del litorale costiero di Sanremo. L’accesso è consentito anche ai pedoni, cui è riservata una corsia apposita, e agli appassionati dei pattini a rotelle o dello skateboard. La pista sorge sul vecchio tracciato ferroviario a binario unico che, prima di esser dismesso nel 2001 e spostato all’interno, collegava Ospedaletti a San Lorenzo sulla linea Genova-Ventimiglia passando sulla costa. La costruzione dei primi tratti è cominciata nel 2008 ed un ulteriore ampliamento, che porterebbe la lunghezza complessiva del tragitto a 60 km, è tutt’ora in progetto. Il percorso attraversa otto comuni, estendendosi da Ospedaletti a San Lorenzo al Mare (il tratto Ospedaletti-Sanremo è ancora in fase di costruzione), e permette a tutti i cicloamatori di percorrere l’itinerario in sicurezza e serenità, grazie alle 28 telecamere di videosorveglianza ed ai numerosi impianti di SOS disponibili per chi dovesse avere bisogno di aiuto. Tutto il tracciato, provvisto di accessi diretti dai comuni ogni 350 metri, è stato progettato pensando al comfort e alla tranquillità degli

utenti. È costellato da una serie di punti di sosta con panchine, parcheggi per biciclette e fontanelle per bere, punti ristoro, bar, ristoranti, alberghi per il pernottamento e stand per il noleggio biciclette sulla pista ciclabile di Sanremo per tutti i gusti e tutte le età. Dalle mountain bike, alle biciclette da passeggio ed ai tandem per due o più persone, oltre che fornire accesso alle innumerevoli spiagge e scogliere incontaminate, alcune un tempo non raggiungibili se non via mare; insomma, basta pedalare! L’itinerario è in prevalenza pianeggiante, rettilineo e facile da percorrere e si snoda in mezzo alla profumata e coloratissima fauna costiera della Riviera di Ponente. In sostanza la pista ciclabile è il luogo perfetto per i turisti rivieraschi per praticare sport lontano dal trambusto del centro e godersi alcuni dei più affascinanti e suggestivi scorci che ormai sono diventati il marchio di fabbrica del litorale costiero della Riviera dei Fiori. Un breve cenno alla Milano-Sanremo: Quando si parla di Sanremo e di ciclismo non ci si può dimenticare della Classicissima di Primavera, ovvero la corsa ciclistica del mese di marzo con partenza dalla fredda e grigia capitale del nord (Milano) ed arrivo nella città dei Fiori (Sanremo). La competizione, con i suoi 290 km di tragitto, ha la particolarità di risultare fra le gare più lunghe della durata di un singolo giorno. Nata nel 1907, la MilanoSanremo è una delle corse ciclistiche di maggior prestigio in Italia ed a livello internazionale. Un ultimo consiglio: che vi interessi il ciclismo o meno, se vi trovate a Sanremo il giorno della Milano-Sanremo sappiate che per circa un paio d’ore (a volte anche di più…) in prossimità dell’arrivo della corsa, le arterie stradali principali della città vengono chiuse dalla polizia municipale e sono letteralmente inagibili al traffico. Info e contatti: www.info-sanremo.com


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SOMMARIO 8

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La Leggendaria Charly Gaul Trento Monte Bondone

Il Coach a cura di Iader Fabbri

a cura di Newspower

14 Un Giro d’Italia spettacolare! a cura di Andrea Agostini

58 Donna In... Bici a cura di Paolo Mei

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Centro Città

Un cerchio perfetto

a cura di Roberto Zanetti

a cura di Roberto Zanetti

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ACSI Ciclismo

La bici d’epoca

a cura di Newspower

a cura di Adriano Vispi e Dario Corsi

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Franco Vagneur

Trentino MTB presented by crankbrothers

a cura di Paolo Mei

a cura di Newspower

48 Sicurezza in gara a cura di Gianluca Barbieri

104 Salute & Benessere a cura del dr. Alessandro Gardini

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Inbici Magazine Direzione e Amministrazione Via Delle Scalette, 431 - 47521 Cesena (FC) Direttore Responsabile Roberto Feroli In Redazione Roberto Feroli, Dr. Roberto Sgalla, Paolo Aghini Lombardi, Fabrizio Fagioli (Equipe Velòsystem), Dr. Iader Fabbri, Equipe Enervit, Matteo Gozzoli, Aldo Zanardi, Mario Facchini, Andrea Pelo Di Giorgio, Dr. Maurizio Radi, Gianluca Barbieri, Roberto Bettini, Paolo Mei, Roberto Zanetti, Dr. Alessandro Gardini, Dr. Piero Fischi, Luciana Rota, Bruno Filippi Fotografi Playfull, Studio5, Foto Castagnoli, Bettini Photo, Newspower Archivio fotografico Gianni Rocchi Distribuzione Italian Business Management LTD Responsabile Grafica Loredana Cramarossa Responsabile Facebook Gianni Rocchi Stampa Wafra Responsabile marketing Sara Falco

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foto BETTINIPHOTO

GIRO D’ITALIA 2015


foto NEWSPOWER

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LA LEGGENDARIA CHARLY GAUL TRENTO MONTE BONDONE

Tempo di lettura

5 min

pressoffice@newspower.it

a cura di NEWSPOWER

LA CRONOMETRO DI CAVEDINE, LA MOSERISSIMA E POI LA LEGGENDARIA. UNA TRE GIORNI INDIMENTICABILE PER CELEBRARE I PRIMI 10 ANNI SARÀ ALLESTITA ANCHE UNA MOSTRA SUL CICLISMO TRENTINO. CON LA GUEST STAR TRENTINO POI SI POTRANNO VISITARE MUSEI ED ALTRE ATTRAZIONI

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Se Trento, il Monte Bondone e la Valle dei Laghi sono diventati una vera e propria calamita per i ciclofondisti di tutto il mondo, gran parte del merito va sicuramente attribuito a “La Leggendaria Charly Gaul”. La granfondo nel 2015 taglia l’importante traguardo delle dieci edizioni e nel fine settimana che va dal 16 al 19 luglio l’appuntamento sulle strade trentine sarà davvero da non perdere. Una delle chiavi del successo di questa manifestazione è rappresentata dallo stretto legame con il territorio in cui si svolge che, oltre ad un’infinità di itinerari adatti a tutti i gusti e a tutte le “gambe” fra salite e comode piste ciclabili, offre a cicloamatori, famiglie e accompagnatori tante occasioni per scoprire le innumerevoli attrattive culturali e storiche di Trento e dintorni. “La Leggendaria Charly Gaul” sarà anche quest’anno l’unica tappa italiana dell’UCI World Cycling Tour e, come sempre, il comitato organizzatore dell’ASD Charly Gaul Internazionale e dell’ApT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi è pronto ad innovare la propria offerta e si appresta a festeggiare al meglio il decennale. La settimana della manifestazione

si prospetta molto intensa: l’ufficio gare ed il Trento Bike Expo apriranno i battenti sin da giovedì 16 luglio nel centro storico della Città del Concilio, ma gli eventi clou saranno la cronometro di 24 km, in programma venerdì 17 luglio a Cavedine nella Valle dei Laghi, e la prova in linea di domenica 19, quando migliaia di ruote fine affolleranno lo start di Piazza Duomo per poi lanciarsi alla conquista dei due itinerari “granfondo” e “mediofondo” da 141 e 57 km, con il traguardo in cima alla salita del Monte Bondone. La novità più ghiotta del 2015 è senza dubbio rappresentata da “La Moserissima”, la prima ciclostorica di Trento, che sarà di sce-

na sabato 18 luglio e farà rivivere l’atmosfera del ciclismo del passato su strade bianche e piste ciclabili di Trento e dintorni. La Moserissima scatterà da Piazza Duomo e si concluderà nuovamente in centro storico, questa volta in Piazza Fiera, che ospiterà anche l’ufficio gare de “La Leggendaria Charly Gaul”, il Trento Bike Expo e i numerosi momenti di festa per celebrare il decennale della granfondo, come la sfilata di bici storiche o il talk show in cui verranno narrati i momenti memorabili della storia del ciclismo, a partire proprio dall’impresa “leggendaria” di Charly Gaul sul Monte Bondone al Giro d’Italia 1956. Sempre per rimanere in tema di storia, l’ampia offerta “ciclistica” de “La Leggendaria Charly Gaul” quest’anno si arricchisce con la realizzazione della pubblicazione “Il Cavallo d’acciaio: storie di ciclismo in Trentino. Dalla Leggendaria Charly Gaul alla Moserissima” e dell’omonima mostra, che verrà allestita presso gli spazi espositivi della Fondazione Caritro in Via Garibaldi a Trento, a pochi passi da Piazza Fiera. Il volume, acquistabile a prezzo scontato da tutti i partecipanti, e il percorso espositivo ripercorrono in maniera agile e accattivante la storia del ciclismo in Trentino dalle origini, alla fine dell’’800, sino ai giorni nostri soffermandosi foto NEWSPOWER


9 Inoltre, sul sito della manifestazione www. laleggendariacharlygaul.it è possibile pianificare il proprio soggiorno consultando un lungo elenco di alberghi convenzionati, cui si aggiungono i Bike Service e, per gli amanti della buona cucina, anche i Bike Ristoranti di Trento e del Monte Bondone. La Leggendaria Charly Gaul, infine, fa parte del noto circuito Alé Challenge e dell’Alpe Adria Tour, mentre la prova a cronometro assegnerà anche i titoli del Campionato Italiano FCI Amatori. Per tutte le informazioni e le news sull’edizione del decennale de “La Leggendaria Charly Gaul” basta tenere d’occhio il sito ufficiale, Facebook e ovviamente #laleggendaria10 in tutti i social network.

foto NEWSPOWER

sui protagonisti, sulla dimensione sociale, sugli intrecci con i grandi eventi storici fino alla descrizione della rete di piste ciclabili sul territorio provinciale. La mostra, aperta dal 10 al 20 luglio, è curata dalla Fondazione Museo Storico del Trentino in collaborazione con l’ApT Trento, Monte Bondone Valle dei Laghi che, durante la settimana delle due manifestazioni, ripropone per il secondo anno il “Bike Tour Leggendario”: un pacchetto vacanza che prevede la possibilità di testare in anteprima i percorsi di cronometro, mediofondo e granfondo e include l’iscrizione alla gara di domenica 19 luglio assieme a tante iniziative collaterali, come l’accesso ai musei più belli e importanti di Trento e del Trentino con Guest Card Trentino, le visite guidate al centro storico cittadino, al Museo del Ciclismo e alla Centrale Idroelettrica di Santa Massenza, assistenza e assicurazione meccanica di base e molto altro ancora.

Foto La Leggendaria Charly Gaul edizione 2014

foto NEWSPOWER

foto NEWSPOWER


Gira la ruota Consegnati agli archivi il Giro d’Italia e la Nove Colli, la stagione del ciclismo ha idealmente varcato il suo “giro di boa”. È stato un mese di maggio ricco di spettacolo ed emozioni, che INBICI proverà, come sempre, a raccontarvi nelle prossime 116 pagine. Fari puntati, noblesse oblige, sulla corsa rosa dei professionisti (che ha regalato all’Italia uno splendido Aru), ma anche il mondo emergente delle Gran Fondo – sempre più incorniciate da un “colpo d’occhio” entusiasmante – ha regalato pagine di grande ciclismo e aggregazione, confermando che, quando alla consolle ci sono veri appassionati, il successo è (quasi sempre) garantito. È accaduto alla Gran Fondo di Cesenatico, accadrà alla Marcialonga e alla Gran Fondo Charly Gaul, in programma a luglio inoltrato. E a proposito di manifestazioni emergenti, riavvolgendo il calendario, impossibile non citare il Ral-

ly di Romagna MTB di Riolo Terme, mentre, per il futuro, cerchiate in rosso la Gran Fondo delle 5 Terre a Deiva Marina che anche quest’anno sarà nobilitata dai colori dell’Iride come prova unica del campionato del mondo ACSI. Per il resto, il calendario è appena entrato nel vivo e continuerà a riservare rassegne di grande significato tecnico e popolare. Perché le ruote del ciclismo, in questa Italia finalmente baciata dall’estate, non si fermano mai!

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L’EDITORIALE l’editore MAURIZIO ROCCHI


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IN COPERTINA info@inbici.net

TANTA VOGLIA DI GRANFONDO A TRENTO

A LUGLIO TORNA “LA LEGGENDARIA CHARLY GAUL” DAL 17 AL 19 LUGLIO 10A EDIZIONE DE “LA LEGGENDARIA CHARLY GAUL”. GRANFONDISTI DI TUTTO IL MONDO SUI TORNANTI DEL MONTE BONDONE. PIAZZA FIERA ANIMA DELLA FESTA DEL DECENNALE. SABATO 18 LUGLIO APPUNTAMENTO VINTAGE CON “LA MOSERISSIMA”

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La stagione delle granfondo è entrata nel vivo, ma gli scalatori attendono con ansia il mese di luglio quando sulle strade di Trento, del Monte Bondone e della Valle dei Laghi sarà di scena la 10a edizione de “La Leggendaria Charly Gaul”. La prova in linea, come da tradizione, si snoda fra la Città del Concilio e i tornanti del Monte Bondone e domenica 19 luglio l’itinerario “granfondo” di 141 km propone la doppia scalata alla Montagna di Trento e un totale di ben 4000 metri di dislivello da superare. I granfondisti meno avvezzi a pendenze e dislivelli potranno comunque godersi l’evento scegliendo il percorso “mediofondo” di 57 km, in cui si salirà sul Monte Bondone “solamente” dal versante classico, che dal centro di Trento si inerpica sino ai 1654 metri di quota del traguardo di Vason. Inoltre, gli amanti delle prove contro il tempo troveranno pane per i propri denti anche alla cronometro di venerdì 17 luglio: 24 km da percorrere tutti d’un fiato con partenza e arrivo a Cavedine, nella Valle dei Laghi. “La Leggendaria Charly Gaul” anche quest’anno sarà l’unica tappa italiana dell’UCI World Cycling Tour, mentre la prova a cronometro assegnerà anche i titoli tricolori del Campionato Italiano FCI Amatori. Un’altra novità del 2015 de “La Leggendaria Charly Gaul” riguarda il quartier generale della manifestazione che verrà allestito in Piazza Fiera, sede di tutti i grandi eventi della Città del Concilio come il Trento Film Festival. La granfondo rientra a pieno titolo fra questi appuntamenti di spessore e quindi dal 17 al 19 luglio Piazza Fiera, nel cuore di Trento, ospiterà l’ufficio gare, il bike expo e le tante iniziative di contorno che celebreranno il decennale de “La Leggendaria Charly Gaul”. Il momento clou del programma collaterale è sicuramente rappresentato da “La Moserissima”, la ciclostorica internazionale di Trento che sabato si concluderà proprio in Piazza Fiera. La prima edizione dell’evento vintage scatterà da Piazza Duomo, proprio come la Leggendaria Charly Gaul, ed è inserita nel calendario del Giro d’Italia d’Epoca, il circuito che raccoglie le principali cicloturistiche d’epoca del nostro paese. Gli appassionati che prima della GF “Charly Gaul” vorranno godersi in tutta tranquillità strade bianche e piste cicla-

bili di Trento e dintorni possono approfittare della promozione che consente di prendere parte ai due eventi a soli 70 Euro. Tutti i dettagli sono rintracciabili sul sito www.lamoserissima.it e sulla pagina Facebook dell’evento,

mentre per le informazioni su “La Leggendaria Charly Gaul” il sito da consultare è www.laleggendariacharlygaul.it senza dimenticare gli account Facebook, YouTube e #laleggendaria10 nei diversi social.


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UN GIRO D’ITALIA SPETTACOLARE!

agostini@gocom.it

a cura di ANDREA AGOSTINI

È APPENA TERMINATO UN GIRO D’ITALIA DALLE FORTI EMOZIONI CHE HA VISTO PROTAGONISTI UN CONTADOR SUPERLATIVO, CONTRO UNA SQUADRA COMPATTA E FORTISSIMA COME LA ASTANA Tempo di lettura

mega cronometro individuale che ha delineato in maniera netta le prime posizioni della classifica generale. E un’ultima parte da cardio palma, con vette epiche che hanno mostrato al mondo intero la bellezza morfologica delle Alpi e le fatiche dei protagonisti che si sono alternati a giorni di gloria e di crisi. Poi lui, il pistolero di Madrid, Alberto Contador. Un vero fuoriclasse che ha vinto ben sette grandi Giri, nove se contiamo i due tolti per la squalifica rimediata a causa del discusso caso della carne contaminata, che ha tenuto testa – praticamente solo – ad una corazzata agguerritissima che ha provato più volte di farlo capitolare. Poi lei, la squadra di Aru e Landa, la Asta-

na. Un Team che ha corso, attaccato, inseguito e reso spettacolare questo Giro d’Italia fin dalle prime tappe. Una guida forte e preparata come Giuseppe Martinelli che ha avuto il coraggio di giocare d’attacco contro il vincitore predestinato e che ha mostrato come si possa essere protagonisti (cinque vittorie di tappa, il secondo e terzo gradino del podio, la maglia bianca, la classifica a squadre e a punti, ndr) pur perdendo. Ingredienti che, messi insieme, ci hanno permesso di gustarci uno dei più combattuti grandi Giri degli ultimi anni. Personalmente mi sono divertito e, anche se a mio parere Contador ha usato tutta la sua maturità per portare a casa questa foto BETTINIPHOTO

Alberto Contador vincitore della 98a edizione del Giro d’Italia

foto BETTINIPHOTO

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Un Giro duro, durissimo. Spettacolare. Ben disegnato che ha reso incerto il risultato finale fino alla fine. Anche se, a onor del vero, il merito è soprattutto dei corridori e dei loro Direttori Sportivi che, come sempre, hanno facoltà di decidere se rendere spettacolare o meno un tracciato. Ma andiamo per gradi. Mauro Vegni, direttore della Corsa Rosa, ha disegnato un tracciato avvincente. Una prima settimana molto nervosa, piena di insidie, che se non fosse stata graziata dal bel tempo avrebbe lasciato in eredità distacchi molto più pesanti e qualche caduta in più rispetto a quelle, purtroppo, vissute. Una parte centrale con frazioni di media montagna mai noiose con protagonista la

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foto BETTINIPHOTO

Fabio Aru

Mikel Landa foto BETTINIPHOTO

corsa senza logorarsi fisicamente e psicologicamente, devo dire che senza la tattica della squadra di “Martino” (così viene chiamato Giuseppe Martinelli nell’ambiente, ndr) il Giro non sarebbe stato così bello. È vero, aveva corridori che andavano forte. È vero, qualche volta per provare a fare saltare il banco ha rischiato di fare saltare i suoi. Ma è altrettanto vero che se non ci provi mai il risultato sarà scontato. La tattica Astana mi ha fatto venire in mente uno dei capisaldi del ciclismo agonistico, che spesso ci ripeteva uno dei miei direttori sportivi quando eravamo alle prime competizioni di rilievo anche se in giovane età: «per vincere devi rischiare di perdere». Mai più vere sono state le parole applicate alle gare in bicicletta. Troppo spesso abbiamo visto corse per i posti di rincalzo rendendo la vita più facile al Contador di turno. Questa volta no. Questa volta la lotta era per il primo posto e di questo occorre dare merito a Martino e alla sua Astana. Lato Italia non possiamo che essere soddisfatti. Finalmente dopo anni cupi, eccezion

Il giovanissimo Davide Formolo foto BETTINIPHOTO

fatta per Nibali che ha sorretto in sostanza da solo il movimento, possiamo sorridere e guardare al futuro con fiducia. Aru, Modolo, Viviani, Nizzolo, Ulissi e Formolo si stanno confermando attori protagonisti capaci di reggere la pressione del risultato da conseguire nelle grandi corse. Senza dimenticare che altri ragazzi stanno crescendo bene e sono capeggiati da un Vilella che sta dando continui segnali positivi e che aspettiamo ansiosi di vedere se sarà il prossimo a sbocciare. Poi a conclusione un disappunto di carattere generale sulla preparazione, e non mi riferisco a quella fisica, delle squadre o meglio delle grandi squadre. E qui mi rifaccio al pensiero di un noto giornalista e grande intenditore di ciclismo come Pier Augusto Stagi, direttore di Tuttobiciweb. Poco prima del via della corsa Rosa eravamo a pranzo insieme, e parlando degli squadroni anglosassoni mi esprimeva un dubbio sulla loro cultura ciclistica nonostante i grandi mezzi finanziari. Perché la scienza e le mille precauzioni giù dal sellino non sono sufficienti per uno sport che non è fatto solo di watt e di disinfettanti per le mani. E le sue parole mi sono riecheggiate nella testa quando ho visto il pasticcio della Sky ai danni del suo leader Porte nella frazione con arrivo a Forlì. Al di là della regola non conosciuta sull’assistenza da parte di un compagno di squadra o meno – cosa comunque inaccettabile da parte di un Direttore Sportivo di quel livello – quello che mi ha fatto specie è stata la poca compattezza attorno al loro leader designato. Magari non sarebbe cambiato nulla, ma occorrerebbe ricordare a questi signori che la vittoria è fatta di gambe ma anche di piccoli dettagli di corsa, così come la sconfitta.


16 a cura di ROBERTO ZANETTI foto di BAD BIKE

CENTRO CITTÀ

BEACH VINTAGE SIDE

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Bad-Bike Industry non nasce per caso ma da un felice intuito e da una grande esperienza di chi, con le due ruote, ha convissuto per anni raccogliendo anche lusinghieri successi sportivi nelle gare di motocross. Bad-Bike opera dal 2010 e con i suoi modelli dalla tecnologia avanzata e dal design innovativo si è posta sin da subito quale punto di riferimento nella nuova frontiera della mobilità sostenibile. Figlia di una innata passione e di una buona conoscenza del mercato, Bad-Bike si rivolge al pubblico con un prodotto di altissima qualità, una valida organizzazione, una struttura moderna ed efficiente composta da un team di tecnici preparati, fortemente motivati e con esperienza ventennale. Bad-Bike gode di un eccellente servizio post-vendita, strumenti tecnologici di diagnostica all’avanguardia, personale altamente specializzato, un impeccabile servizio ricambi che spedisce nelle 24 ore in tutto il territorio nazionale e un pacchetto garanzie tra i più completi del settore, che segue la bicicletta venduta per i primi 7 anni di vita. La costante e inarrestabile ricerca di nuove soluzioni e il design pongono Bad-Bike in una nicchia di mercato costituito di utenti al di sopra della media, attento alle innovazioni e al rispetto per l’ambiente. Non ultima la presentazione al pubblico della prima esclusiva bicicletta a pedalata assistita al mondo dotata di side, la Beach Vintage, raffigurata nelle immagini di questo servizio. È proprio il caso di dire che in Bad Bike sono partiti tra gli ultimi ma sono anche arrivati tra i primi…

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SCEGLIERE PISSEI SIGNIFICA INDOSSARE UN “CUORE ITALIANO” a cura di ROBERTO ZANETTI - foto PISSEI

PISSEI SI RIFÀ IL TRUCCO E INAUGURA UNA NUOVA SEDE DOVE GLI APPASSIONATI POSSONO AMMIRARE, PROVARE E, OVVIAMENTE, ACQUISTARE I CAPI FIRMATI CON IL CUORE TRICOLORE

A Pistoia, in via Borgioli, sono nati i nuovi locali commerciali di Pissei. Una sede futuristica dove si suddividono lo show-room, l’area sviluppo e i moderni uffici commerciali. È chiaro ed evidente che Pissei, azienda leader del made in Italy nella produzione di abbigliamento sportivo, non resta ferma ad aspettare il futuro; vuole rivolgersi al pubblico con una livrea moderna, proponendo sempre nuove soluzioni tecnologiche sui capi che vengono prodotti all’interno del proprio stabilimento. È così che nasce la nuova collezione FCTY. FCTY crea una possibilità prima di difficile accesso: acquistare i prodotti firmati Pissei, provarli direttamente, guardarsi allo specchio e trovare il capo più adatto alle proprie esigenze. Come recitava un famoso slogan televisivo molto in voga qualche anno fa: “provare per credere”. PRIMA PELLE, LA GRANDE NOVITÀ DI PISSEI PER IL 2015 La collezione FCTY di Pissei esordisce subito con un prodotto veramente innovativo e rivoluzionario: Prima Pelle, una linea di capi dedicati al ciclismo con un fit system pro super aderente, aerodinamico e performante. Inoltre va sottolineato come, la linea dei capi Prima Pelle, non badi solamente all’agonismo estremo e alla prestazione degli atleti ma dia molto risalto all’esclusivo fashion style firmato Pissei. Ovviamente manco a dirlo: tutto rigorosamente concepito, studiato e prodotto in Italia nello stabilimento di Pistoia! L’abbigliamento tecnico Prima Pelle è disponibile nei colori nero/ fluo – acquamarine – neon pink – white/orange – grey.

LA QUALITÀ DEI CAPI PISSEI: • Uso dei materiali Dall’esperienza diretta del produttore e da quella dei ciclisti che da tempo collaborano con Pissei per i test sul prodotto, si è lavorato sui tessuti pensando di posizionarli in base al calore, al sole e alle specifiche aree per garantire una maggior performance. • Forma e vestibilità Anni di lavoro e di esperienza nel mondo agonistico hanno permesso a Pissei di ideare un prodotto studiato per una postura in bici più corretta. Quello che forse, per il grande pubblico, è difficile da capire in un primo momento viene apprezzato durante gli allenamenti e nelle diverse condizioni meteo dove, per vestibilità e per scelta del posizionamento dei tessuti, il comfort e il benessere del ciclista è ai massimi livelli.

Contatti: Show-room, area sviluppo e uffici commerciali Via Borgioli – 51100 Pistoia Unità produttiva PISSEI srl Via Zanzotto, 218 – 51100 Pistoia Tel. +39 0573 534443 E-mail: info@pissei.com – Web site: www.pissei.com


foto BETTINIPHOTO

STRADE BIANCHE 2015


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Tempo di lettura

5 min LA MOSERISSIMA 1A CICLOSTORICA DI TRENTO a cura della REDAZIONE

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ALLA SCOPERTA DEL TERRITORIO ATTRAVERSO UNA PEDALATA VINTAGE CON FRANCESCO MOSER; POSSIBILE LA COMBINATA CON LA LEGGENDARIA CHARLY GAUL I RISTORI COMPRENDONO ANCHE IL VINO DELLE CANTINE MOSER. I 58 CHILOMETRI ATTRAVERSANO ANCHE IL MUSEO DE “LO SCERIFFO”, CON TUTTE LE SUE BICI

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Vintage, che passione e a Trento il vintage è protagonista nel mese di luglio in sella a “La Moserissima – 1a Ciclostorica di Trento”. Sabato 18 luglio, durante il weekend della decima edizione de “La Leggendaria Charly Gaul”, il capoluogo trentino radunerà gli appassionati di ciclismo di ieri e di oggi per un evento dal sapore unico e prestigioso. Il centro storico di Trento, le strade bianche e le ciclabili immerse tra vigneti e alberi da frutto della Valle dell’Adige, il fiume Adige medesimo che con il suo scorrere accompagnerà i ciclisti: ecco l’affresco di questo evento, la suggestiva tela che farà da sfondo ad una giornata in cui il tempo si fermerà e la storia delle due ruote giocherà il ruolo di vera protagonista. foto NEWSPOWER

Per saltare in sella alla storia bastano pochi clic su www.lamoserissima.it e registrarsi approfittando anche della quota ribassata a 35 Euro per tutto il mese di giugno, con la “combinata” La Moserissima + La Leggendaria Charly Gaul a soli 70 Euro. Una volta iscritti occorrerà solamente dotarsi di bicicletta ante 1987 e indumenti e accessori d’epoca per vivere la storia delle due ruote in salsa vintage al 100%. Dal punto di vista tecnico siamo di fronte ad un evento non competitivo, della lunghezza di 58 km complessivi da vivere nel più completo relax e divertimento, andando alla scoperta o riscoperta di luoghi affascinanti sulle tracce dell’antica Via Claudia Augusta per esempio, ma anche tra Piazza Duomo

e Piazza Fiera nel cuore di Trento – sedi di partenza e arrivo – con passaggi nei pressi del moderno MUSE e un’immancabile sosta a Maso Villa Warth, la casa di Francesco Moser sulla collina di Trento, dove si potranno gustare vini e spumanti delle Cantine Moser e visitare il Museo del Ciclismo dello “Sceriffo”, con tutte le bici e i trofei del campione trentino. Inoltre, lungo il percorso non mancherà nemmeno un assaggio del Trentodoc “Il Primato Altemasi” di CAVIT. Parlando di Francesco Moser, che da poco ha pubblicato il libro autobiografico dal titolo “Ho osato vincere”, il ciclista trentino è creatore del tracciato e testimonial di quello che non poteva che essere un evento a lui dedicato e ispirato. Come detto,


foto NEWSPOWER

La Moserissima si chiuderà in Piazza Fiera a Trento, dove sarà allestito anche un mercatino vintage e si farà festa per tutto il fine settimana con il decennale della granfondo “La Leggendaria Charly Gaul”. “La Moserissima – 1a Ciclostorica di Trento” è inserita nel suggestivo Giro d’Italia d’Epoca ed è stata classificata come evento vintage di carattere internazionale dalla UCI, per la gioia degli organizzatori di ApT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi e dall’ASD Charly Gaul Internazionale, che senza tanti giri di parole ora richiamano a gran voce gli appasfoto NEWSPOWER sionati e i ciclisti di ogni livello affinché la prima edizione della ciclostorica di Trento sia fin da subito un successo. Ogni aggiornamento lo si può avere dal sito ufficiale www.lamoserissima.it ma anche dalla pagina Facebook dell’evento. Come spesso accade quando si partecipa ad una gara o ad un evento sportivo, è bello anche andare alla scoperta del territorio e delle bellezze entro cui la manifestazione si svolge. Dal sito www.discovertrento. it sono visionabili diverse idee vacan-

za per, come dice il nome stesso del portale, scoprire Trento e i suoi dintorni. Qui vogliamo segnalare due soluzioni a nostro avviso davvero stuzzicanti. Nella settimana che va dal 15 al 20 luglio è attiva l’offerta “Una Vacanza Leggendaria” con tariffe da 119 Euro a persona per 2 notti con prima colazione, due visite guidate a luoghi del centro storico di Trento e la TrentoRovereto Card che garantisce l’accesso gratuito a musei e castelli di Trento e Rovereto, il libero utilizzo del trasporto pubblico e sconti in

locali e negozi. Agli amanti delle due ruote, inoltre, viene proposta quella che possiamo definire una vera immersione del cuore del Trentino a bordo della propria bici. Si chiama “Pedalando con Gusto lungo l’Adige” e fino a fine novembre propone 2 notti in agritur, b&b oppure hotel 2 stelle da 180 Euro con colazione, bici in prestito, una cena in un ristorante tipico, la TrentoRovereto Card e molto altro. Sport, natura, cultura, storia e gastronomia, tutto in uno e tutto a Trento. Provare per credere!

Elda Verones direttrice dell’ApT Trento Monte Bondone Valle dei Laghi e il campione Francesco Moser


Opera d’arte by BETTINIPHOTO


AMSTEL GOLD RACE 2015


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STRADUCALE a cura della REDAZIONE

info@inbici.net

IL PERCORSO LUNGO PERDE QUASI 50 CHILOMETRI, MENTRE IL MEDIO DIVENTA PEDALABILE. ATTENZIONE AL NERONE! TRA I NUMEROSI EVENTI COLLATERALI DI QUESTA EDIZIONE NUMERO 12, ANCHE LA PASSEGGIATA IN MTB TRA I VICOLI STORICI DELLA CITTÀ

foto PLAYFULL NIKON

I

Il lungo è parecchio meno lungo. Il medio sostanzialmente invariato. Il corto s’allunga. Sintesi, estrema, dell’edizione numero 12 della Straducale, ad Urbino il 28 giugno; una manifestazione che ogni anno si ritaglia uno spazio più ampio tra i tanti cicloamatori che vogliano trovarsi a pedalare in un territorio unico ed all’interno di un evento comunque sempre giovane, capace di rinnovarsi anno per anno. Proprio come per i percorsi, che cambiano. Il lungo specialmente, modifica le proprie principali caratteristiche. Passa da 215 a 156 chilometri, con 3mila metri di dislivello, che non sono proprio pochi, e cambia anche il versante da cui si scalerà il Monte Nerone, questa volta aggredito da Pianello, con un primo falsopiano di 7 chilometri circa, utile per alimentarsi, e poi via, senza più tregua fino alla Cima Coppi del gf, a 1402 metri. Il percorso medio, che in quanto a chilometraggio viene ridotto solo di 5 km (da 130 a 125), perde la salita del Nerone, acquisisce quella di Serravalle di Varda, diventando così molto più veloce e pedalabile. Un percorso particolarmente bello, sia da un punto di vista ciclistico che paesaggistico. Vien da pensare che sarà terreno di divertimento sia per passisti che per scalatori, ma soprattutto che buona fetta degli iscritti punterà proprio su questo tracciato, che in termini di chilometri non è cortissimo ma è tutto sommato parecchio pedalabile, e quindi abbordabile e divertente. Spazio anche al percorso corto, che passa da 73 ad 81 km, e che acquisisce una certa intensità anche grazie ad una partenza ed un primo tratto piuttosto tecnico. Con un momento forte di selezione, ovvero il Peglio, salita di meno di 3 chilometri, pendenza media 8%, con punte del 10%. Il tutto posizionato dopo neanche 15 chilometri dal via. Il pacco gara: di sempre maggiore valore. Un comodo ed utile capo tecnico, prodotti Named, un kit proteggi smartphone, i prodotti WD-40, pasta bio e caffè Pascucci. E poi ancora due sottolineature. La prima riguarda lo splendido paesaggio di Urbino, nota, tra le altre attrazioni storiche e turistiche anche per i torricini, visibili già mentre ci si avvicina alla città ducale; lo scorso anno erano occultate da impalcature, utili alla ristrutturazione di queste meravigliose architetture. In questo 2015, rimosso quanto di ostacolo alla vista, e totalmente restaurate, sarà in-

vece possibile ammirarle in tutta la loro bellezza ed imponenza. La seconda invece tocca ancora il mondo della bicicletta, ma questa volta quella con le ruote grasse. Sabato 27 giugno, il giorno prima del via della Straducale, classico appuntamento con “I vicoli di Urbino”, durante il quale sarà possibile muoversi in MTB con i maestri dell’Ami Bike attraversando in sella secoli di storia e bellezza.


Granfondo Bra Bra

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ACSI CICLISMO

pressoffice@newspower.it

a cura di NEWSPOWER

MAGGIO: DALLA BRA-BRA AL COLNAGO CYCLING FESTIVAL, FINO ALLA PRIMA RIUSCITISSIMA EDIZIONE DELLA GF DEGLI SQUALI ED IL MESE DI GIUGNO SI PRESENTA UGUALMENTE RICCO DI GRANFONDO TARGATE ACSI: DA TERAMO A BAGNO DI ROMAGNA, DA PADOVA AD URBINO

I

Il mese di maggio è trascorso all’insegna delle granfondo targate ACSI in un continuo susseguirsi di grandi appuntamenti sulle strade di tutta la penisola. Tutto è cominciato domenica 3 maggio quando il Campionato Italiano Granfondo e Mediofondo ACSI proponeva due manifestazioni come la Granfondo Bra-Bra Specialized in Piemonte e la Gran Fondo San Benedetto del Tronto nelle Marche: sulle strade cuneesi si sono divertiti 1500 appassionati, mentre lungo l’Adriatico, ancora una volta, è stata superata quota 1000 iscritti. La settimana successiva erano ben tre gli eventi ACSI “da non perdere” e nessuna delle tre granfondo in programma ha deluso le aspettative. La storica Granfondo della Vernaccia è andata in scena nella nuova location di Colle Val d’Elsa e sulle splendide colline senesi, mentre il Campionato Italiano Fondo ACSI vedeva in calendario una “debuttante” di lusso come la Granfondo Vincenzo Nibali di Messina, che il 10 maggio ha visto lo Squalo dello Stretto pedalare sulle strade di casa insieme a centinaia di cicloamatori e ai propri gregari dell’Astana. La serie dedicata alle granfondo del Centro e del Sud Italia in contemporanea offriva anche la Granfondo Terre dei Varano nelle Marche, che quest’anno ha fatto segnare il record di iscritti con quasi 1400 appassionati impegnati sulle strade di Camerino e dei Monti Sibillini. Domenica 17 maggio, invece, erano in 3000 i partecipanti del Colnago Cycling Festival di Desenzano del Garda (BS), mentre per il Campionato Italiano Fondo si è disputata l’edizione d’esordio della Granfondo degli Squali, che si è aperta con ben 1350 iscritti e tante presenze straniere nella gara che prendeva il via dall’acquario di Cattolica in Romagna

e si concludeva a Gabicce Monte (PU), sulla bella strada panoramica del Parco Naturale del Monte San Bartolo. La scorpacciata di eventi è poi proseguita in Friuli Venezia Giulia con la 23a Granfondo Corsa per Haiti del 24 maggio a Pradamano (UD), mentre il ponte del 2 giugno ha visto protagoniste dei calendari ACSI le altre specialità del pianeta due ruote come il cicloturismo e la mountain bike. La “Strarossini” di Pesaro, la “granfondo senza tempo”, ha assegnato domenica 31 maggio i titoli tricolori del Campionato Italiano di Cicloturismo ACSI, mentre per quanto riguarda le ruote artigliate il 31 maggio si è disputata la Gran Fondo Vena del Gesso, seconda tappa del Rally di Romagna, con uno spettacolare tracciato di 49 km fra gli off road nei dintorni di Riolo Terme (RA) e sui calanchi del Parco Naturale della Vena del Gesso Romagnola. La bike marathon era valida anche come Campionato del Mondo ACSI e, come tutte le altre manifestazioni che hanno animato il mese di maggio, affiancava alla gara un fitto menù di eventi di contorno, volti a far scoprire le ricchezze culturali ed enogastronomiche dei territori attraversati. La stagione cicloamatoriale ACSI prosegue ora senza soste e domenica 7 giugno è il turno della Granfondo del Capitano di Bagno di Romagna (FC), inserita nel calendario del Campionato Italiano Granfondo e Mediofondo, mentre la settimana successiva sono protagoniste le mountain bike della “Enjoy Altopiano del Sole” di domenica 14 giugno a Borno (BS) in Val Camonica, valida come Campionato Italiano MTB Granfondo ACSI. L’itinerario di gara di 42 km e 1540 metri di dislivello è caratterizzato dagli spettacolari panorami sulle montagne di quest’angolo di Lombardia

Colnago Cycling Festival


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foto PLAYFULL NIKON

Granfondo Città di San Benedetto del Tronto

come il gruppo della Presena, la Concarena, i monti di Cerveno o il Pizzo Camino. Domenica 21 giugno, poi, la Val Camonica sarà di nuovo protagonista, questa volta su strada, per la 1a “Maratona dela al Camonega” di Cividate Camuno (BS) che fa parte del Campionato Italiano Granfondo e Mediofondo ACSI così come l’abruzzese Granfondo Città di Teramo, in programma sempre domenica 21 giugno con il piatto forte dell’itinerario da 161 km e 2700 metri di dislivello, un vero e proprio “Giro del Gran Sasso d’Italia” accompagnato dal “mediofondo” di 92 km. Il mese di giugno si concluderà in grande stile domenica 28 con l’ennesimo doppio appuntamento targato ACSI. La 2a Granfondo Città di Padova si prepara ad accogliere migliaia di ruote fine e, dopo la spettacolare partenza da Prato della Valle,

i granfondisti potranno scegliere fra ben tre percorsi da 143, 87 e 53 km sulle divertenti strade dei Colli Euganei e dei Monti Berici prima del rientro in città per l’arrivo. In contemporanea, a Urbino si svolgerà un’altra grande classica stagionale come la Granfondo Straducale e anche qui saranno tre i tracciati a disposizione: un “corto” da 81 km, un “medio” da 125 km e soprattutto un lungo da 158 km e ben 3000 metri di dislivello, con il piatto forte della salita di 13 km del Monte Nerone. Il settore ciclismo dell’ACSI, oltre alle manifestazioni di carattere nazionale, organizza ogni settimana grazie ai propri comitati provinciali di tutta Italia circuiti e manifestazioni in cui poter pedalare e divertirsi anche a pochi passi da casa: tutte le informazioni sono rintracciabili sul sito www.acsi.it/Ciclismo

Granfondo degli Squali - la partenza foto PLAYFULL NIKON


foto BETTINIPHOTO

GIRO D’ITALIA 2015 – RICHIE PORTE (TEAM SKY) CAMBIO RUOTA CON SIMON CLARKE (ORICA - GREENEDGE)


UCI World Cycling Tour è una serie di eventi in cui i cicloamatori avranno la possibilità di vincere la maglia iridata UCI. Attraverso prove di qualificazione in tutto il mondo, i corridori potranno guadagnare un posto per partecipare al Campionato del Mondo Strada Amatori, che assegnerà il titolo di Campione del Mondo, strada e cronometro individuale, per ogni categoria.

Il calendario 2015 14 Settembre ‘14

: Lorne, Australia

12 Ottobre ’14

: Durban, Sud Africa

20 Marzo ’15

: Dubai, Emirati Arabi Uniti

27-29 Marzo ‘15

: Perth, Australia

12 Aprile ’15

: Saint Tropez, Francia

14-16 Maggio ’15

: Copenhagen, Danimarca

22-24 Maggio ’15

: Blue Mountain Village, Canada

22-24 Maggio ’15

: Skyros, Greece

4 Giugno ‘15

: Botucatu, Brasile

6 Giugno’15

: Peterborough, Regno Unito

12-14 Giugno ‘15

: Ljubljana, Slovenia

17-19 Luglio ‘15

: Trento, Italia

22-26 Agosto ’15

: Sankt Johann, Austria

3-6 Settembre ’15

: Campionato del Mondo Strada Amatori, Aalborg-Hobro Danimarca

Qualificazioni per 2016 13 Settembre ‘15

: Lorne, Australia

18 Ottobre ’15

: Durban, Sud Africa

www.uciworldcyclingtour.com


COSMOBIKE SHOW LA NUOVA FIERA DI VERONA DEDICATA AL MONDO DEL CICLO CONTINUA A CRESCERE E PRESENTA I TECH AWARD Tecnologia, innovazione e stile di vita, la bicicletta racchiude un fascino speciale che CosmoBike Show vuole esaltare con il premio COSMOBIKE TECH AWARD, dedicato alle aziende che si distinguono nel settore ciclo. Già da qualche mese, la Giuria del Premio si è riunita presso Veronafiere per definire i criteri di valutazione che orienteranno la scelta dei prodotti premiati per il 2015. In linea con le tendenze e gli orientamenti del mercato i giurati hanno individuato 9 categorie, che determineranno la scelta dei prodotti più interessanti e innovativi della prossima stagione. Dato che bicicletta vuol dire anche ecologia e salvaguardia dell’ambiente, verrà individuato il PRODOTTO GREEN DELL’ANNO: verranno valutati l’impegno nell’utilizzo di materiali riciclati ed eco-compatibili, il ciclo di vita del prodotto dalla produzione allo smaltimento, e l’impatto ambientale del prodotto stesso. La Giuria ricercherà i prodotti che si distingueranno per la qualità del DESIGN, valutando le caratteristiche di ergonomia, estetica, funzionalità e creatività degli oggetti in concorso, per livello di INNOVAZIONE, valutando il processo di produzione, l’originalità dei materiali e delle applicazioni. Verranno, inoltre, individuati il PRODOTTO TECNICO DELL’ANNO, valutato per performance, efficacia, funzionalità, ricerca e sviluppo sul prodotto stesso, e la miglior CONFEZIONE E PRESENTAZIONE AL PUBBLICO, valutata per estetica, comunicazione e marketing. Inoltre, in un mercato che si sta evolvendo e aprendo ad un numero sempre maggiore di praticanti di tutte le età, verranno identificati anche il MIGLIOR PRODOTTO DEDICATO ALLE DONNE, il MIGLIOR PRODOTTO DEDICATO AI BAMBINI, oltre ai SERVIZI BIKE FRIENDLY, che individua quei servizi che puntano a migliorare la vivibilità facendo leva su un colpo di pedale, incrementando la ciclabilità urbana ed extraurbana, semplificando la vita del ciclista.

Da ultimo la Giuria si riserva a suo insindacabile giudizio di assegnare il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ad un prodotto che si sia distinto in modo particolare. La Giuria di COSMOBIKE TECH AWARD è stata selezionata con l’intento di riunire giornalisti di stampa tecnica, opinion leader e specialisti del settore ciclo, con una particolare attenzione alle “quote rosa”. Ecco i giurati che determineranno i vincitori: FULVIA CAMISA – Ciclismo.it MATTEO CAPPE’ – Bicilive LUDOVICA CASELLATI – Viagginbici.it ALICE DELL’OMO – MTB Cult GIANNI LOMBARDO – Bicictech FABRIZIO PIROVANO – Pirovano Design GUIDO RUBINO – Cyclinside.com ANDREA SCAVEZZON – F.lli Scavezzon MARTA VILLA – Bike4Trade MICHELE ZENATTI – 365 Mountain Bike È già online, il form di partecipazione al premio per le aziende espositrici di CosmoBike Show, ma anche per tutte le aziende che operino all’interno del settore ciclo. Vi aspettiamo dall’11 al 14 settembre a CosmoBike Show Verona: per diventare subito grande.


OY ENJ IKE B THE RLD WO

I N T E R N AT I O N A L B I K E E X H I B I T I O N

VERONA 11/14 settembre 2015

WWW.COSMOBIKESHOW.COM


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UNESCO CYCLING TOUR 2015 a cura della REDAZIONE

info@inbici.net

UN’INDIMENTICABILE GRAN FONDO CITTÀ DI VERONA – DAMIANO CUNEGO, APRE L’ESTATE DELL’UNESCO CYCLING TOUR L’UNESCO CYCLING TOUR 2015 CONTINUA IL SUCCESSO IN UNA DELLE CITTÀ PIÙ BELLE D’ITALIA PER LA DECIMA EDIZIONE DELLA GRAN FONDO CITTÀ DI VERONA – DAMIANO CUNEGO, CON OLTRE 500 PARTENTI E VINCITORI DAI NOMI ALTISONANTI: MANUELA SONZOGNI ED ENRICO ZEN

foto ENNEVI

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La tanto attesa decima edizione della Gran Fondo Città di Verona – Damiano Cunego non ha tradito le attese. Andata in scena il 2 giugno, la classica veneta ha contato oltre 500 partenti, con un’organizzazione senza dubbio curata nei minimi dettagli, sotto la regia di Giuseppe Sfragara (affiancato da Mauro Rossetti) e con l’aiuto dei fratelli Bombieri, storici “fondatori” della corsa. La mediofondo al maschile, sulla distanza di 85 km, ha visto prevalere, in uno sprint a due, il forte Andrea Pontalto, mentre in campo femminile la vittoria ha fatto sorridere la bravissima Veronica Pafoto PLAYFULL NIKON

cini, che nonostante le caratteristiche più da passista che da scalatrice, ha preceduto tutte le avversarie con una grande prova. La granfondo, con oltre 3000 metri di dislivello, dopo 145 km di gara ha registrato, tra le donne, il successo di una grandissima Manuela Sonzogni, davanti alla tedesca Caroline Kopietz, con terza Claudia Avanzi, autrice comunque di una buona performance. Grande incertezza nella prova maschile, con un finale intricato che ha premiato un ex professionista: Enrico Zen. Il giovane atleta veneto ha preceduto un mai domo

Domenico Romano (ex professionista in forza alla Ceramiche Panaria) e un sorprendente Antonio Camozzi. Giuseppe Sfragara, organizzatore, è raggiante: «è stata una decima edizione memorabile. Devo ringraziare i fratelli Bombieri, Mauro Rossetti e tutti i partecipanti. La giornata è stata bellissima, preceduta da una serie di eventi collaterali, tra cui l’esibizione di Alberto Limatore. Tecnicamente la prova è stata molto dura e apprezzata dai partecipanti. L’ambizione è ovviamente ripetere la gara nel 2016, cercando di aumentare il numero dei partecipanti. La qualità dei partenti è stata notevole e lo testimoniano i nomi dei prestigiosi vincitori. Voglio ringraziare anche Damiano Cunego, a cui la corsa era intitolata, per essere stato comunque presente nonostante le precarie condizioni fisiche dovute all’incidente occorsogli al Giro.» Alessandro Gualazzi di UNESCO Cycling Tour: «Continua la marcia vincente del nostro circuito, adesso puntiamo dritto alle prove estive, con la speranza di mantenere alto il numero dei partenti, cominciando dalla prova da me organizzata, la Straducale a Urbino il prossimo 28 giugno.» La quarta prova sarà come detto la Gran Fondo Straducale di Urbino in programma il 28 giugno. Chiuderà il calendario la Gran Fondo delle Cinque Terre a Deiva Marina in programma il 13 settembre.


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FRANCO VAGNEUR

Tempo di lettura

a cura di PAOLO MEI

IL SIGNORE DEL FANGO

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8 min

INCONTRARE FRANCO VAGNEUR È UN PO’ COME INCONTRARE LA STORIA DEL CICLOCROSS ITALIANO. LA STORIA DI UN UOMO DI CULTURA E NATURALMENTE DI SPORT. È INDUBBIAMENTE IL PIÙ FORTE VALDOSTANO DI TUTTI I TEMPI, FORTE SU STRADA, FORTISSIMO NEL CICLOCROSS. PLURICAMPIONE ITALIANO DI QUESTA SPECIALITÀ, FRANCO VAGNEUR HA PIÙ VOLTE DUELLATO CON ROGER DE VLAEMINK ED EDDY MERCKX. DOTATO DI UNA FORZA FISICA FUORI DAL COMUNE, AL TERMINE DELLA SUA CARRIERA HA POI PRESO LE REDINI DELLA SQUADRA NAZIONALE DI CICLOCROSS, SU CONSIGLIO DI UN “CERTO” ALFREDO MARTINI

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Buongiorno Franco, come è iniziata la sua passione per le due ruote? «Buongiorno a voi. Ho iniziato nei primi anni sessanta, perché avevo alcuni amici che praticavano il ciclismo. Vigilio Berti, che ancora oggi corre nelle categorie amatoriali è uno di loro. Dapprima ci dedicavamo alle classiche uscite tra amici, nei dintorni di casa, poi ho partecipato alla prima gara in Valle d’Aosta all’età di 14 anni: si trattava di una cronoscalata nella zona di Saint Vincent, io correvo tra i non tesserati e vinsi. Nel 1961, l’anno successivo mi iscrissi alla Libertas Aosta, il mio primo team. Correvamo prevalentemente in Valle d’Aosta, oltre a qualche apparizione fuori regione. Nel 1963 passai alla Settimese, squadra Torinese, mi trasferii a Torino e approfittai per proseguire gli studi proprio a Torino. Feci poi le scuole magistrali e al termine degli studi superiori volevo andare all’università. Andai a Milano per ottenere la laurea, nel frattempo correvo con biciclette Gramaglia (le stesse di Renato Longo, ndr) e lo stesso produttore di telai mi fece entrare nel Gruppo Ciclistico Corsico, nei dintorni di Milano. Anche in questo caso studiavo e pedalavo. Feci, quindi, due anni da dilettante nel Corsico e abitavo nella sede della società.» Una vita divisa tra studio e fatica, la sua? «Direi di sì, mia madre voleva assolutamente che riuscissi a laurearmi. Così è stato e nella mia vita sono stato anche un professore a scuola.» Franco Vagneur premiato da Gianni Savio

Franco Vagneur

Come furono i due anni al Corsico? «Fu un periodo bellissimo. Partecipai al Giro di Bulgaria nel 1964, e presi parte anche al Giro della Valle d’Aosta. Mi difendevo molto bene nelle corse a tappe, tanto che col senno di poi, forse avrei potuto essere un corridore su misura per quelle gare. Non ero veloce e non andavo forte a cronometro ma avevo ottime doti di recupero. L’esperienza si concluse non nel migliore dei modi, perché io, da buon valdostano, avevo nostalgia della famiglia e della mia terra, ero quindi sempre pronto a tornare a casa, anche dopo le corse. Mi trasferii così in una squadra di Ivrea per un breve periodo.»


37 Insomma ero un diesel. Diciamo ad onor del vero che forse non sapevo allenarmi con metodo.» Il sogno iridato invece lo ha realizzato partecipando a svariate edizioni dei mondiali, ma ancora una volta nel ciclocross. «Esattamente: avevo questo sogno e desideravo essere uno dei migliori quattro in Italia per poter partecipare ai mondiali. Ne feci ben dodici, con otto piazzamenti nella top ten, sempre in età matura. In una gara internazionale giunsi secondo alle spalle di Roger De Vlaemink, riuscii però a battere Eddy Merckx. In Italia rimasi imbattuto, nelle competizioni nazionali fui imbattuto da agosto a marzo.» Chi era la sua bestia nera? «Ne avevo due: Livian nei primi anni, Di Tano negli ultimi anni.» Terminata la carriera da atleta, lei fu commissario tecnico del Cross. Che ricordi ha? Nel 1982 Alfredo Martini mi portò al cross. Mi conosceva e mi stimava e mi lasciò la squadra nazionale del cross. Fu una bella esperienza, anche se per me era più facile fare il corridore. Non amavo le pressioni delle federazioni, non amavo le imposizioni e non amavo le scelte obbligate.»

Nel cross invece come andava in quel periodo? «Cominciai già nel 1961. Andai migliorando, tanto che a 19 anni in Valle d’Aosta feci una bella gara chiudendo quarto, nella corsa vinta da Renato Longo che era il campione del mondo in carica. Secondo fu Severini, tra i migliori in Italia e terzo Martin, un professionista che aveva vinto la Milano-Torino. Insomma feci una bella figura e capii che avevo delle buone qualità in questa disciplina, avevo battuto due professionisti nonostante fossi ancora uno junior. Diciamo che al Corsico, non interessava più di tanto questa specialità e fu per questo che correvo soprattutto su strada.» Dopo la parentesi a Ivrea come proseguì la sua carriera? «Ritornai in Valle d’Aosta. Mi tesserai nel GS Aresca, un sodalizio storico, nel 1967. Rimasi sino al 1971 e poi passai al GS Pejo, nuovamente fuori regione. Fu un esperienza diversa, il team credeva in me e mi offriva prospettive migliori. Mi pagavano a vittoria e fu proprio per questo motivo che incominciai a ragionare da professionista e mi impegnai a fondo.» Tornando al cross, a quante gare ha partecipato in carriera? «Ho partecipato a 483 gare e ho ottenuto 208 vittorie, comprese le internazionali, in un periodo compreso tra il 1961 e il 1982.» Ci spieghi bene: lei era più uno stradista o un crossista? «Sono conosciuto come crossista, ma viste le mie doti di fondo forse avrei potuto, come già detto, essere un buon corridore per le corse a tappe su strada. Nel 1968 lessi un articolo di Giampaolo Ormezzano e rimasi folgorato. Il giornalista piemontese parlava di Anquetil e ne esaltava le capacità fisiche, sottolineando la sua capacità di emergere nella seconda parte delle asperità. Da testardo e volitivo, incominciai a immedesimarmi nella parte e mi allenai con un occhio di riguardo sulla forza: facevo le salite con dei rapporti molto lunghi. Da allora iniziai così a spingere rapporti lunghissimi. Da un lato, esaltavo la mia potenza, dall’altro, forse mi consumavo.» Qual è il suo miglior risultato da stradista? «Al Giro della Valle d’Aosta del 1969, a 35 anni chiusi undicesimo assoluto. Andai forte già prima in questa corsa, ma il meglio lo ottenni in età avanzata. Ricordo una bella fuga ad Aosta nella tappa di Gressoney, mi buttai in una fontana dal caldo in corsa e chiusi centesimo. Il secondo giorno chiusi cinquantesimo a Champorcher, sempre in miglioramento. Nella terza tappa chiusi ottavo a Etroubles e quindicesimo a Cogne nella tappa numero cinque.

Che ruolo ha il ciclismo oggi nella sua vita? «Un ruolo marginale. Lo seguo sempre, mi diverte seguirlo. È un ciclismo diverso dal mio, ma pur sempre interessante. Nella mia regione, la Valle d’Aosta, mi sarebbe piaciuto vedere più ciclismo su strada, ma qui il maggiore interesse è per la mountain bike.» Ha qualche aneddoto particolare da raccontare? «Sì, ne ho tanti. Ma ricordo con piacere il passaggio del Giro a Cervinia nel 2012. Un mio ex avversario, dopo la tappa mi disse: “Franco, oggi vedevo salire i professionisti e vedevo Franco Vagneur in loro…”. Un bel complimento per uno come me, ne vado orgoglioso.» Grazie Franco Vagneur, Signore nella vita e nel fango. «Grazie a voi, per me è stato un vero piacere.»


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Mantodry a cui è stata sottoposta, garantisce a Chiaro delle elevate performance dal punto di vista dell’asciugatura e della traspirabilità. Quest’ultimo plus si deve anche all’inserimento di un morbido elastico grippante in silicone all’altezza della finitura delle maniche e del fondo maglia. Per aprire e chiudere la maglietta si utilizza una zip invisibile lunga 30 cm, mentre sul retro sono posizionate tre pratiche tasche portaoggetti. Chiaro è disponibile in tre diverse colorazioni (bianca, fluo e rossa) caratterizzate da contrasti cromatici molto accesi.


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GRANFONDO MARIO CIPOLLINI a cura della REDAZIONE

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BOOM DI ISCRITTI, CHE RADDOPPIANO RISPETTO AL 2014. BELLA PROVA DEGLI ATLETI DI CASA, VINCONO CECCHINI E GENTILI IL SABATO GRANDE SUCCESSO DELLA GARA SPRINT DI 150 METRI RISERVATA A PICCOLI CICLISTI TRA I 7 ED I 13 ANNI

foto NEWSPOWER

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Edizione numero 5. 130 chilometri e 2mila metri di dislivello. Oppure 110 chilometri e 1300 metri di dislivello. 130 bambini, il giorno prima. Ed ancora, i numerosissimi stranieri che hanno partecipato, utilizzando la possibilità della tessera giornaliera. Ma non sono questi i numeri che per primi interessano. Ciò che subito balza agli occhi è invece il dato degli iscritti: ben 900, il doppio rispetto a quelli della precedente edizione. Un vero e proprio boom, che Mario Cipollini, come sempre al via della manifestazione che porta il suo nome, si può godere dopo un avvio forse meno scorrevole del previsto. Questa volta invece ottimi numeri, per una manifestazione, quella di Capannori, in provincia di Lucca, terra natale del campione, che pare aver colto nel segno anche grazie a quella attenzione per cui si potevano assegnare tessere giornaliere, per partecipare alla giornata, anche senza essere obbligatoriamente in possesso dello specifico tesserino; così, molti cicloturisti interessati al percorso hanno potuto pedalare, aggiungendosi il giorno stesso ad uno dei due percorsi. Gli atleti di casa si sono fatti valere. Nel lungo maschile ha vinto Stefano Cecchini (ASD La Bagarre-Ciclistica Lucchese), nel femminile Claudia Gentili (Tema Giletti CS). Nella mediofondo hanno trionfato un lucchese, Marco De Castagnori (Genetyk Cycling Team) e Simona Parente (anche lei dell’ASD La Bagarre-Ciclistica Lucchese). Ma grande spazio lo hanno avuto i più piccoli, quei 120 ciclisti in erba, di età compresa tra 7 e 13 anni, che il sabato pomeriggio si sono confrontati, più che altro divertiti, su di una lunghezza di 150 metri. Ed alla fine, premi per tutti. Spazio per tutti, allora, in questa due giorni di festa, che ha sancito il successo della Granfondo Mario Cipollini. Un ottimo viatico, di sicuro, anche per le prossime edizioni, grazie ad una formula azzeccata ed al desiderio di tanti cicloamatori di pedalare con uno dei grandi campioni di sempre.

In chiusura, le parole del capo organizzatore Luca Franceschi, che analizza anche la crescita vertiginosa del numero di iscritti. «Sono contento della partecipazione in questa edizione – grazie anche presenza di tantissimi stranieri, circa il 20%. Presenti da anni i danesi, a cui si sono uniti israeliani e olandesi su tutti. Avevamo 100 tessere giornaliere e le abbiamo assegnate tutte in due giorni. Con un ringraziamento – prosegue Franceschi – all’amministrazione comunale di Capannori che ha supportato il nostro progetto. Vanno ringraziate anche tutte le amministrazioni e le polizie locali dei paesi toccati dai due percorsi per il loro intervento a garanzia della sicurezza, così come non vanno dimenticate le centinaia di volontari che hanno presidiato gli incroci ed allestito il tutto.»

foto PLAYFULL NIKON

Stefano Cecchini vincitore della Granfondo Mario Cipollini


Opera d’arte by BETTINIPHOTO


SIMON CLARKE – GIRO D’ITALIA 2015


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NOVE COLLI

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a cura della REDAZIONE

NON V’È MALTEMPO CHE POSSA FERMARE L’EDIZIONE NUMERO 45. PARTONO IN 8500, ED È COMUNQUE IL SOLITO SUCCESSO TRA I GHIOTTI EVENTI COLLATERALI, L’INCONTRO CON PAOLO SAVOLDELLI E L‘ANTEPRIMA EUROPEA DEI RECON JET

Tempo di lettura

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Era l’edizione numero 45. Attesa, come ogni edizione della Nove Colli, la granfondo più importante d’Europa. Inutile dire che, mesi fa, i 13mila posti a disposizione andarono esauriti on line in una manciata di minuti, 18 per la precisione. Ma questa volta, un terzo non ha preso il via, come sempre alle primissime luci dell’alba, a Cesenatico. Pioggia, tanta pioggia; ed anche freddo, di una temperatura troppo bassa per essere davvero il 24 maggio così come i cicloamatori da tutto il mondo se lo immaginavano, ovvero sereno ed assolato. E così, tra quelli che sono rimasti al calduccio sotto le coperte, e quelli che si sono recati in griglia, ma poi hanno cambiato idea invertendo la direzione di marcia, sono stati in 4500 a rinunciare. Ed in 8500 a partire, dando così vita ad uno spettacolo che ha avuto anche un che d’eroico, nel senso sportivo del termine. Facciamo però un paio di passi indietro. Perché la Fausto Coppi, ancora una volta perfetta macchina organizzatrice, aveva inaugurato le proprie attività con una bella novità, che i tanti presenti, il giovedì pomeriggio, hanno dimostrato di apprezzare. Un vero e proprio briefing sui pedali, con un ospite con la O maiuscola, il due volte vincitore del Giro D’Italia Paolo Savoldelli. A lui il compito di rilasciare gli ultimi preziosi consigli ai cicloamatori, a tre giorni circa dal via. Con un focus che il campione ha voluto dedicare alla caffeina, ricordando che a volte può essere parte delle cause del sopraggiungere dei crampi. E poi, tutti a pedalare, con il Falco (il soprannome di Savoldelli) naturalmente, su di un tratto del percorso che scala appunto ben nove colli per un totale di oltre 200 chilometri. Il tempo è poi repentinamente cambiato proprio al momento di aprire gli stand della fiera Ciclo e Vento, vastissima area espositiva che da sempre anima le ore immediatamente precedenti la manifestazione. Pioggia e vento, che hanno coperto viale Carducci e dintorni, portando addirittura una minima parte di loro ad abbandonare il campo per un mesto ritorno verso la propria città. Chi ha scelto di rimanere, invece, ha visto premiata la propria pazienza, perché sabato poi

6 min

il cielo si è aperto e la pioggia è arrivata, sì, ma nel tardissimo pomeriggio, dopo che gli stand erano stati presi letteralmente d’assalto da migliaia e migliaia di persone. Spazio poi ad un’anteprima europea, che vale la pena ricordare anche per l’elevatissimo tasso di innovazione del prodotto presentato. Nel pomeriggio di sabato, davanti ad un pubblico tanto numeroso quanto curioso, Beltrami TSA ha presentato i Recon Jet. La frontiera ad oggi più avanzata in campo sportivo della cosiddetta weareble technology, tecnologia indossabile, illustraRecon Jet, gli occhiali presentati in anteprima europea in occasione di Ciclo&Vento

ta da Graziano Beltrami di Beltrami TSA, distributore ufficiale, e da Salvo Miceli, il responsabile commerciale di Beltrami TSA. A Palazzo del Turismo di Cesenatico, tutti sono stati ben attenti ad ascoltare le caratteristiche tecniche di un prodotto attesissimo, sviluppato in due anni di lavoro e con la collaborazione di ricercatori della Apple. Mappe cartografiche, registrazione propri dati personali e di performance, collegamento col telefono, registrazione immagini e scatti fotografici, compatibilità con Strava e non solo, condivisibilità anche sui social network


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Il podio Granfondo Nove Colli 2015, Igor Zanetti, Hubert Krys e Andrea Gallo

di tutte le informazioni. E molto, molto altro ancora! Smart glass a tutti gli effetti, i Recon Jet sono una nuova frontiera della tecnologia applicata allo sport, ciclismo e podismo in particolare. I comandi sono tutti touch, il peso supera di poco quello di un normale occhiale da sole. Dopo la presentazione, 10 paia di occhiali sono stati messi a disposizione di quanti volessero provarli, ed è subito stato un successo. In serata ha ripreso la pioggia, ed il giorno dopo, alle 6 del mattino, ancora sotto l’acqua, come detto in 4500 hanno scelto di rimandare il tanto atteso appuntamento con la Nove Colli. Pieno di entusiasmo invece per tutti i partenti. Sul percorso vero e proprio, poco da dire: consolidato nel tempo,

ben segnalato, ottimamente presidiato dai numerosi volontari. L’unico appunto, forse è da addebitare proprio ad alcuni dei ciclisti; quasi una settimana dopo, alcuni punti ben definiti del tragitto erano ancora ricoperti di carte di barrette, gel, tubolari, camere d’aria, bombolette ed altro ancora. Tanti piccoli gesti di bassa civiltà che, uniti, si traducono in tanta spazzatura; e pensare che basterebbe semplicemente riporre la carta o la confezione del gel in una delle tasche posteriori… La gara. Il percorso lungo lo vince Igor Zanetti (Cannondale-Gobbi-Fsa), in 06:11:44, alla media di 33, 09. Un secondo dietro di lui Hubert Krys (ASD La Bagarre-Ciclistica Lucchese), e poi, ad un altro secondo di distanza, Andrea Gallo (Pedala Sport Canale).

Tra le donne trionfa Claudia Gentili (Team Giletti), in 06:43:18.96, alla media di 30,50. Appena sopra le 7 ore di gara, Maria Cristina Prati (Team del Capitano ASD), ed 11 minuti più tardi la terza classificata, Stefania Lovati (GS Sportissimo Top Level). Per quel che riguarda invece il percorso da 130 km, vince Matteo Cipriani (Infinity Cycling Team ASD), in 03:42:42, alla media di 35, 02. Seguito da Leonardo Viglione (ASD Team UCSA), in: 03:45:46, e Michele Cartocci (Cavallino Specialized), col tempo di 03:48:27. Al femminile podio più alto per Chiara Ciuffini (Infinity cycling Team ASD), in 04:01:50, media: 32, 25. Dietro di lei Serena Gazzini (Carraro Team Trentino-Alè), in 04:10:36, e poi Olga Cappiello (Team De Rosa Santini), col tempo di 04:13:30. Una menzione speciale va invece a Micael Brecx, medico belga di Anversa. Arrivato oltre 12 ore dopo il via, ultimo tra gli ultimi. E proprio per questo, come da tradizione della manifestazione e della Fausto Coppi, atteso in pompa magna con tanto di premio speciale e bottiglia di spumante stappata ad hoc per l’occasione. A significare più che mai lo spirito di un evento che, al pari di tutte le granfondo, vede la stragrande maggioranza dei propri partecipanti cercare non tanto la vittoria, quanto il divertimento, la sfida personale, l’emozione da portare a casa che solo la bicicletta riesce a dare. La Nove Colli è tutto questo e molto altro; nata nel 1971 (partirono in 17), tornerà il 22 maggio del 2016.

Sul podio del percorso mediofondo Chiara Ciuffini, Serena Gazzini e Olga Cappiello foto PLAYFULL NIKON


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SICUREZZA IN GARA

a cura di GIANLUCA BARBIERI Tempo di lettura

13 min CACCIA AI FURBETTI

gianlucabarbieri.inbici@gmail.com

SOSTITUIRE CHIP O PETTORALI DURANTE O PRIMA DELLA GARA PUÒ COSTAR CARO. IN BALLO, OLTRE ALL’ETICA SPORTIVA, C’È LA SICUREZZA. ECCO PERCHÉ CERTI ESPEDIENTI POSSONO DIVENTARE MATERIA PENALE

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Una pratica utilizzata per migliorare il proprio risultato, specie nelle classifiche di circuito: dalla semplice sostituzione del chip a quella del numero, fino all’avvicendamento della persona stessa. Questi i “malcostumi” più frequenti, che tuttavia potrebbero rivelarsi fatali. Ebbene sì, in questo numero di “Sicurezza in Gara”, siamo andati a sviscerare un tema di cui tutti parlano ma che nessuno (o pochi) ha mai avuto il coraggio di esaminare fino in fondo: quello dei “furbetti in gara”, ovvero lo scambio del chip o del numero di gara. Comportamenti che, sul fronte della sicurezza, mettono a rischio molte figure che ruotano attorno alla gara stessa: gli atleti, gli organizzatori, gli operatori sanitari ecc., mettendoli in difficoltà nell’intervento, nonché nel post gara in caso di incidenti gravi o decessi. Premesso che lo scambio o il trasporto di un chip di un compagno di gara, magari assente, o addirittura lo scambio del numero di gara (vedi sistemi con chip sul numero), va contro ogni etica sportiva, gli aspetti più gravi da analizzare sono essenzialmente due: il primo è quello sanitario ed organizzativo, il secondo è quello giuridico. Si provi a pensare cosa potrebbe accadere nel caso in cui un atleta venisse coinvolto in un incidente e perdesse coscienza: l’apparato sanitario e l’organizzazione tutta, non avendo l’incidentato in tasca documenti d’identità, potrà riconoscere questo atleta solo dal numero di gara: bene, ma se vi fosse bisogno di una trasfusione? O se il quadro clinico richiedesse un’immediata somministrazione di farmaci? In questi casi – secondo i protocolli medici – verrebbe tifoto PLAYFULL NIKON

rata fuori la cartella sanitaria dell’atleta; e se questo fosse allergico a certi farmaci? Altra ipotesi: provate a pensare ad un decesso di un atleta e che questo venga riconosciuto dal numero di gara. L’organizzazione è tenuta ad informare i famigliari, tutti i media partirebbero con la notizia e poi, guarda caso, si scoprirebbe che l’atleta non è quello abbinato al numero… Altro esempio: il chip spesso, specie nelle granfondo di montagna, serve all’organizzatore per capire se l’atleta è transitato in un certo punto, per capire poi, in caso vi fossero segnalazioni di “scomparsa” della persona, da dove iniziare le ricerche. E mettiamo che un atleta porti anche un chip di un amico in tasca e questo se ne stia tranquillamente a casa: dai controlli potrebbe risultare che, oltre a quell’atleta, manca all’appello anche l’amico, quello che se ne sta a casa… Questi sono solo alcuni esempi che si possono ipotizzare, ma ce ne sono una miriade. Oltre all’aspetto sanitario ed organizzativo, passiamo all’aspetto giuridico, grazie al supporto del Dottor Giorgio Roman del Team Estebike Zordan, appassionato di MTB e di diritto sportivo. «Importante è il valore del documento amministrativo, da cui parte l’analisi ed a cui viene associato il numero: se già si presenta alle iscrizioni con un documento falso, o comunque presentando quello di altri, si rientra nelle varie ipotesi di falso prescritte e punite dal codice penale. La mera sostituzione del numero avviene presentando lo stesso documento ed associando quest’ultimo al codice interno del sistema di registrazione

o rilevazione cronometrica, ad un altro numero, circostanza che parrebbe una mera assegnazione, senza alcuna pretesa di sconfinare nei documenti personali di identificazione ufficiali dello Stato, ma che così non è. Viene infatti gestita dal punto di vista disciplinare, cioè dal punto di vista delle sanzioni dell’Ente (in generale, facciamo riferimento al CONI) e a causa di questa viene infatti resa illegittima, ‘falsata radicalmente’ la gara. Questo senza però escludere altre ipotesi penali, nel caso in cui si produca un danno – ad esempio economico – per effetto di una condotta volutamente decettiva (o ‘truffaldina’, senza volersi spingere oltre). Su questo punto, che magari desta maggiori preoccupazioni stante il maggior rischio sanzionatorio (il ‘penale’), si deve partire dal concetto di falsificazione materiale o ideologica del numero, con conseguente danno ad altri partecipanti: qui è il punctum pruriens dell’articolo, il nodo cruciale del comportamento riscontrato e denunciato dalla sede sportiva ad altri ambiti (Procura della Repubblica). Ci si potrebbe spingere infatti sino all’analisi del reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.: risponde di tale reato “chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, attribuendo a sé o ad altri un falso nome, un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, sempre che il fatto non costituisca un altro delitto contro la fede pubblica”). Dall’associazione dei concetti di documenti, falsità e reati passiamo all’aspetto più ‘sportivo’ della vicenda in esame, ossia di come l’Ordinamento inquadra questi eventuali illeciti. La gravità penale potrebbe ricorrere allorché si consideri che il numero venga associato al documento di riconoscimento, a sua volta presentato personalmente dall’atleta all’iscrizione dell’evento, dichiarando contestualmente le proprie generalità. Queste risultano così associate ad un criterio identificativo ‘interno’ all’organizzazione, rilevante, come detto, in primis dal punto di vista amministrativo quindi disciplinare ma con eventuali profili delittuosi. Questo articolo non deve enucleare e specificare il concetto di frode sportiva, non essendo espressamente tipizzato l’artifizio o il raggiro sportivo in esame, in ambito penale.


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foto PUBBLIFOTO

Essa però ricorre, ahi noi, molto spesso: sono sufficienti una serie di condotte, atti od omissioni, elusive di norme, atte ad alterare il corso della competizione o assicurare un vantaggio indebito. Più ampiamente, rileviamo come il tesseramento mira all’identificazione istantanea o comunque contenuta nel ristretto arco temporale della gara, dell’atleta concorrente; con riflessi però anche nei più ampi eventi collegati (es. circuiti con più gare, che risulterebbero conseguentemente viziati in termini di punteggio complessivo). La sostituzione del numero è una evidente violazione di regole basate sulla lealtà e correttezza reciproca. Nel caso della sostituzione dei numeri, posto che l’atleta mira ad una sostituzione soggettiva, si ravviserebbe facilmente il vulnus tanto al corretto svolgimento della competizione, quanto a interessi e/o beni di natura patrimoniale. Spieghiamo meglio anche con un esempio: Tizio scambia il proprio numero con Caio, atleta ben più preparato, che ottiene un piazzamento migliore a fine gara, con indubbio vantaggio di colui che risulta essere transitato con il numero relativo – secondo le iscrizioni – a Tizio. Sempronio, concorrente della categoria di Tizio, nota che lo stesso gli è sempre stato dietro nel percorso, ma che il suo numero risulta in posizione migliore di quella da lui occupata. Denuncia il tutto, e si accerta che non vi sono difetti nel sistema di cronometraggio; attuato per tutte le gare del circuito, il ‘giochetto’ ha pesantemente condizionato gli esiti sportivi dell’evento. Certo è che il danno ‘esistenziale’ e/o ‘curricolare’ patito da chi veda ridotta ingiustamente il proprio palmares o le proprie partecipazioni a gare agonistiche, a causa di illegittime qualificazioni di soggetti estranei o sostituiti, va tenuto in debito conto: esso potrebbe tipicamente rappresentare un danno da truffa (in via generale, prevista e punita dall’art. 640 del codice penale). Insomma, va tenuto conto del danno che si va ad arrecare agli altri concorrenti (nonché il danno d’immagine eventualmente patito dagli organizzatori) con comportamenti mistificatori e falsi, penalmente rilevanti (oltre alla truffa, ricordiamo che vi potrebbero essere eventi patologici e drammatici, come sinistri occorsi a Tizio in gara, che verrebbe – sulla sola base del numero –

identificato come Caio dagli operatori sanitari!) ma azionabili pure in sede risarcitoria civile. Un accenno a questo ultimo ampio aspetto: anzitutto si dovrebbe distinguere l’ambito amatoriale da quello professionistico per quanto riguarda la responsabilità civile che dovesse in qualsiasi modo verificarsi. Nel primo, la responsabilità civile è solamente extracontrattuale; nel secondo, potrebbe configurarsi anche la responsabilità contrattuale nei confronti della società professionistica, se non anche quella risarcitoria (cioè nel caso di danni) verso gli altri atleti, verso gli spettatori intervenuti (paganti, di regola, negli eventi professionistici) se non addirittura verso gli organizzatori di manifestazioni sportive ed i gestori di impianti sportivi (gli stessi che, insomma, risponderebbero dei danni causati AGLI atleti, di regola negli eventi dannosi). L’oggetto di questo articolo è importante quindi ai fini sportivi in generale, ma con alcune peculiarità. Queste derivano e prendono forma essenzialmente dai casi concreti cui ci si trova (purtroppo) ad assistere, o che potenzialmente potrebbero accadere: ricordiamo come simili casi potrebbero rilevare ai fini assicurativi (qui si potrebbero svelarsi pesanti retroscena in termini penali, nel caso di comportamenti falsificatori). Inoltre, la stessa consegna di un documento personale è associata – nella preliminare fase del rilascio – all’attestazione, vigente dal 2014, relativa al doping, ed ai certificati medici che obbligatoriamente ricorrono. Rimanendo nell’ambito del (grave) illecito sportivo, demandando – come detto – agli organi giurisdizionali competenti ogni forma di repressione di tali pratiche, ci troviamo a cavallo tra il sistema penale e quello amministrativo/disciplinare. C’è infatti un sottile limite tra truffa e frode sportiva: la FCI ne dà alcuni criteri interpretativi, anche mediante uno specifico articolo nel Regolamento di Giustizia e Disciplina (art. 2, co.1, recante disposizioni su Illecito sportivo) ove si stabilisce che “rispondono di illecito sportivo le società e i loro dirigenti, i soci e i tesserati in genere i quali compiano o consentano che altri a loro nome e nel loro interesse, compiano con qualsiasi mezzo atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara, ovvero ad assicurare a chicchessia un vantaggio agonistico, nonché l’uso di sostanze e meto-

di vietati dalle Norme Sportive Antidoping”. Di tale concetto vi è analoga traccia anche nel Codice di Giustizia sportiva adottato dalla FIGC per il calcio (art. 7). La prevalente tutela penale incontra comunque dei limiti giuridici (clausola arbitrale, ad esempio) e temporali-organizzativi; accade spesso che ci si limiti, infatti, ai provvedimenti disciplinari irrogati dall’Ente (riconosciuto dal CONI, o in ambito federale). Qui emerge il ruolo dei Giudici disciplinari: essi hanno facoltà di trattenere tessere al fine di farle esaminare in sede di reclamo, per i conseguenti provvedimenti sanzionatori. Altre irregolarità eventualmente ravvisate saranno fatte valere dal CONI, in sede di esposto, per ulteriori opportuni accertamenti. Di essi, nella giurisprudenza – ossia nel costante vaglio dei Giudici ordinari od amministrativi – vi è poca traccia, e comunque si tratta di analisi che esula dal ristretto ambito sportivo qui considerato. Anche nelle norme federali non ci sono casi specifici, ragion per cui si è resa necessaria questa analisi (approfondita, ma limitata ad alcuni aspetti). Infatti, nelle Norme Attuative 2014 della FCI, Testo approvato dal Consiglio Federale FCI nella riunione del 6.12.2013, all’art. 3.2.08 ritroviamo la seguente norma: “Numeri di Gara: Nelle Gran Fondo Amatoriali è obbligatorio l’uso dei numeri dorsali, da applicarsi sul dorso secondo le indicazioni del Giudice di Partenza; essi vanno indicati nelle classifiche individuali ed inoltre consentono il riconoscimento in caso di situazioni di emergenza o disciplinari. I numeri da applicare sul casco e/o sulla bicicletta devono considerarsi aggiuntivi e non sostitutivi dei numeri dorsali, che sono obbligatori per motivi tecnici e di sicurezza. La dimensione dei numeri dorsali è indicata nel Regolamento Tecnico. È ammessa la pubblicità sui numeri, senza penalizzare la loro dimensione.” Nulla più. Si capisce così come i principi sportivi siano improntati anzitutto ed essenzialmente ai canoni di correttezza, diligenza e lealtà, ma rivestano un ruolo fondamentale i ‘motivi tecnici e di sicurezza’ che accompagnano il buon organizzatore diligente nel suo operato, e – possiamo sbilanciarci – di cui la Federazione o l’Ente, richiedono l’osservanza anche in capo a coloro che siano i destinatari degli sforzi profusi dagli stessi comitati organizzatori, quindi in capo agli atleti ed alle relative associazioni/società. Per questo il sistema sanzionatorio dà spazio ad un provvedimento disciplinare, associato eventualmente (nei casi più gravi) ad esposti alle Autorità per i predetti profili penali.» Speriamo che quanto scritto serva prima di tutto agli atleti, come insegnamento di vita e di etica sportiva, ma anche a chi – fin’ora – è stato danneggiato da certi comportamenti. E ricordiamo che queste abitudini, assieme al doping, sono espressione della massima “bassezza sportiva” di un atleta.


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GIRO D’ITALIA 2015


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IL COACH

a cura di IADER FABBRI

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7 min

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LA CORRETTA ALIMENTAZIONE, TRA FALSI MITI E REALTÀ. È IMPORTANTE MANGIARE MEGLIO, PRIMA ANCORA CHE MENO

INDICE GLICEMICO, ED ANCOR PIÙ CARICO GLICEMICO, SONO I PARAMETRI PIÙ EVOLUTI

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Oggigiorno la cosa fondamentale per una buona alimentazione non è solo, come erroneamente si crede, “il mangiare meno”. Certo, uno studio molto famoso dimostra che un regime alimentare ipocalorico mantenuto per tutta la vita permette di poter avere una vita più longeva. Ma direi che la cosa fondamentale oggi è quella di basarsi non tanto sulla quantità, quanto sulla qualità di ciò che mangiamo. E con la parola “qualità” intendo conoscere cosa si mette nel piatto. Molti dimenticano che per carboidrati, ad esempio, si intende tutto ciò che deriva dalla terra, quindi certamente la pasta e il pane, ma anche frutta e verdura spesso bistrattata anche da chi consiglia stili di vita adeguati: solamente perché a livello chimico è considerata uno zucchero semplice erroneamente preoccupa chi ha problemi di linea e chi ha problemi di glicemia, ma in realtà il concetto è esattamente il contrario. Le calorie, infatti, come abbiamo detto, possono essere in certi casi importanti ma, a mio parere, ripeto, è molto più importante la qualità: la divisione chimica classica di considerare che pasta, pane e cereali, essendo carboidrati complessi,

vengono digeriti lentamente e invece i carboidrati semplici come la frutta vengono digeriti più velocemente e quindi possono causare un aumento di glicemia, non è un errore da poco. Tutto ciò è stato smentito dall’avvento del concetto di “indice glicemico” inventato dal Dr. Jenkins nel 1982. L’indice glicemico è un parametro che indica la capacità di innalzare il livello di glucosio nel sangue propria di ogni cibo. Gli alimenti a basso indice glicemico fanno alzare lentamente la glicemia, consentendo una metabolizzazione ed un’assimilazione corretta degli zuccheri e dei carboidrati. I cibi ad alto indice glicemico, invece, inducono il pancreas a produrre una quantità eccessiva di insulina, generando uno squilibrio per il fisico e favorendo l’insorgenza di patologie. Per questo penso che sia io che i miei colleghi, quando consigliamo uno stile di vita adeguato, dobbiamo tenere in considerazione più parametri e l’indice glicemico o il più evoluto parametro del carico glicemico, sicuramente siano uno di questi. Detto ciò, io sono convinto che si mangi troppa poca frutta a favore, molte volte, di cibi pronti o confezionati, che per poca

Chi è IADER FABBRI Classe ’78, dalla sua esperienza di atleta, matura la voglia di approfondire le proprie conoscenze, passando dall’insegnamento di varie discipline a trainer in molti eventi per aziende sportive, lavorando come mental coach e preparatore atletico. Finiti gli studi da dietista si laurea presso la facoltà di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Camerino in Scienze e Tecnologie del Fitness e dei prodotti della salute. Partecipa come relatore a congressi e conferenze e offre consulenze ad aziende di integrazione alimentare e a varie società sportive. Iader è Consulente in ambito Nutrizionale per tutte le nazionali di Ciclismo della Federazione Ciclistica Italiana, Strada, MTB e BMX. È preparatore del Team Gresini Racing di Motomondiale e membro dell’equipe medico-scientifica della Nazionale Italiana di Football Americano. Oggi esercita la sua attività di professionista presso il suo Poliambulatorio “FIT” a Faenza.


53 giare per due, dico che la gravidanza per la donna è un periodo molto particolare della vita e nei nove mesi capita di passare dall’inappetenza a uno stato a volte fisiologico di “bisogno di qualcosa”. È per questo che non esiste credenza più sbagliata che tramandare di generazione in generazione il concetto che la gestante debba mangiare per due. Assolutamente no! Oggi si sa molto di più su questo stato fisiologico transitorio, c’è molta bibliografia a riguardo e si può affermare con certezza che l’alimentazione che la donna seguirà nei nove mesi di vita del feto inciderà sullo sviluppo di patologie in età adulta del nascituro. Infatti oggi molti ginecologi cercano di condisponibilità di tempo e praticità troviamo sulle nostre tavole e soprattutto nelle cartelle dei nostri figli. E dovremmo riscoprire gli effetti benefici di una alimentazione più naturale e molto più vicina al nostro DNA, considerando anche quello che la nuova branca della medicina moderna ovvero la Nutrigenomica ci insegna. Oggi si riesce in molti casi a mettere in luce proprietà di taluni micronutrienti contenuti in frutta e verdura che hanno effetti benefici su specifici recettori cellulari, i quali a loro volta poi innescano reazioni note. Quindi, se riusciamo, grazie alla tecnologia, addirittura a capire i principi attivi degli alimenti e i loro meccanismi di azione, possiamo ritornare a fare nostra la famosa legge di Ippocrate “fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il tuo cibo”, con la differenza che adesso ne conosciamo anche il perché. Per quel che riguarda frutta e verdura, l’obbiettivo è seguire la stagionalità di ciò che mettiamo nel piatto: è assurdo acquistare e consumare prodotti che sono stati stoccati in celle frigorifere per mesi

e mesi perdendo tutti gli effetti benefici. La regola fondamentale è mangiare frutta e verdura fresca di stagione e soprattutto locale. Anche per gli atleti è determinate seguire un certo tipo di alimentazione e controllo glicemico, soprattutto nella fase presport, ma queste linee le adotto con tutti, anche con le molte donne in gravidanza che seguo. Sul fatto poi che le donne in gravidanza devono mansigliare il monitoraggio dell’aumento ponderale in gravidanza con molta attenzione. Collaboro ormai da anni con i ginecologi del Centro Demetra di Lugo (RA) ed insieme abbiamo eseguito nel tempo uno studio osservazionale sulla casistica delle nostre gestanti. Siamo molto soddisfatti del risultato sia nella prevenzione di aumento ponderale, sia nella prevenzione di molte patologie, come il diabete gestazionale. Addirittura abbiamo avuto risultati positivi anche sulla stabilità del peso in grandi obese, le quali hanno avuto diminuzioni molto forti del BMI post parto e post allattamento. Inoltre nello studio osservazionale abbiamo anche riscontrato che il peso dei nascituri rientrava assolutamente in un range normopeso. Concludo ricordando che il cibo, come diceva Ippocrate, è veramente un farmaco e, se utilizzato bene, può darci ottimi risultati sotto tanti punti di vista, con il vantaggio che difficilmente, se consumato nella giusta maniera, darà effetti indesiderati.


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GRANFONDO DELLA VERNACCIA

robertozanetti65@gmail.com

a cura di ROBERTO ZANETTI

1600 GLI ISCRITTI AL VIA DALLA NUOVA LOCATION DI COLLE VAL D’ELSA. NUOVI ANCHE I PERCORSI, AD ALTO GRADIMENTO DI TUTTI I CICLISTI VINCONO GIOVANNI NUCERA E CLAUDIA GENTILI. ED I GIUDICI SI SONO VISTI COSTRETTI AD OPERARE ANCHE DUE SQUALIFICHE

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La festa ha preso il via il sabato pomeriggio quando di fronte al palazzetto dello sport di Colle di Val d’Elsa, base logistica della manifestazione, si sono ritrovati un centinaio di piccoli ciclisti pronti per affrontare la “Mini Granfondo” a loro dedicata, tracciata su un circuito protetto di 1,5 chilometri da ripetersi due volte. Al termine, merenda per tutti. Domenica mattina è stata la volta dei grandi che hanno riempito la centralissima via Roma e piazza Arnolfo di Cambio, pronti per affrontare uno dei tre percorsi proposti: il granfondo da 165 chilometri per 2060 metri di dislivello, il mediofondo 112 chilometri e 1300 metri e il cicloturistico da 70 chilometri e 690 metri. «Sono contento che la nuova location e i nuovi percorsi siano piaciuti ai partecipanti – confessa Paolo Marrucci – Quando l’amministrazione del comune di Colle di Val d’Elsa ci ha invitato abbiamo subito capito che il palazzetto dello sport sarebbe stato l’ottimale per accogliere la nostra manifestazione. Lo spostamento ha comportato anche una modifica dei percorsi, che ci ha permesso di andare a toccare nuovi territori, disegnando dei tracciati di indubbio fascino». Continua Marrucci: «I dovuti ringraziamenti vanno all’amministrazione comunale che ci ha supportato fin dalle prime battute, ma anche ai volontari sul percorso e alle varie polizie locali che ci hanno aiutato a garantire la sicurezza. Un grosso grazie a tutti i volontari dello staff che ogni anno ci permettono di mettere in piedi tutto questo». «Mi spiace per la squalifica di Cipolletta e Profeti, – si sofferma Marrucci spiegando la sua scelta – ma il regolamento deve essere rispettato, altrimenti tanto vale scriverlo. Già alla mattina, alla

foto PLAYFULL NIKON

Daniela Passalacqua vincitrice nella categoria Women

partenza, era stato segnalato loro che sarebbero dovuti partire nella loro griglia di competenza. Purtroppo si sono imbucati nella prima griglia e, squalificandoli, ho solo fatto applicare dai giudici il regolamento».

La partenza foto PLAYFULL NIKON


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GRAN FONDO FELICE GIMONDI a cura di ROBERTO ZANETTI

3470 GLI ISCRITTI, UN NUMERO OLTRE LE PIÙ ROSEE ASPETTATIVE. A VINCERE MOLTI DEGLI ABBONATI DI COPPA PIEMONTE A PEDALARE, OVVIAMENTE, ANCHE FELICE GIMONDI, NEL 50ESIMO ANNIVERSARIO DELLA SUA MAGLIA GIALLA

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Ai 3740 iscritti (con uno squillante +60% rispetto all’edizione 2014, quella che aveva segnato la ripresa della manifestazione dopo un anno di stop), “la Gimondi” ha riservato il meglio del meglio: gara spettacolare e molto impegnativa e condizioni atmosferiche perfette, vista la giornata di sole pieno. Situazione ideale anche per Felice Gimondi, il protagonista assoluto che nell’occasione festeggiava i 50 anni della maglia gialla al Tour de France 1965. «È stata una giornata bellissima. Me la sono goduta pedalando per circa 45 km, e apprezzando la qualità organizzativa del nostro evento: davvero impeccabile, degno di un grande classica professionistica», ha detto Felice. Ed ora la gara. Il percorso corto. Solo (si fa per dire…) una novantina di km scarsi hanno caratterizzato il percorso corto. A vincere, tra gli uomini, è stato Giorgio Viotto del TV Bike Team, di professione macellaio, con un tempo di 2 h 27’ 25” davanti a Fabio Cremaschi (Team Morotti) e Omar Manzoni (Team Isolmant). Nelle donne, a tagliare per prima il traguardo, Serena Gazzini del Carraro Team con un tempo di 2 h 34’ 48”. Nel medio la più brava è stata Erica Magnaldi (caduta sul traguardo e trasportata in ospedale per accertamenti). La piemontese del Team De Rosa Santini ha vinto la quinta gara della carriera dominando la mediofondo della 19a edizione della Gran Fondo Internazionale Felice Gimondi Bianchi, finendo 52° in 3 h 45’ 21” e vincendo con 5’ 31” su Tania Manzoni (Peli Bike Team). Terzo posto (3 h 58’ 09”) per l’altra

Il podio maschile del percorso corto

piemontese del Team De Rosa Santini, Ilaria Veronese. Nell’assoluta maschile, sempre nella medio fondo, la vittoria è andata al bergamasco del Team Isolmant Antonio Camozzi (3 h 33’ 13”, già vincitore della Bra-Bra Specialized) davanti al bolzanino della De Rosa Santini Marco Canella e a Raffaele Basile (Cicloteam San Ginese). Quinto posto per il piemontese del Team Edilcase 05 Davide Gallo (3 h 35’ 15”). Nella granfondo di 162 km, vinta dal polacco Hubert Jacek Krys della “La Bagarre – Ciclistica Lucchese” in  4 h 42’ 26”, il numero uno della Coppa Piemonte Andrea Gallo ha La partenza della Granfondo Felice Gimondi

chiuso al sesto posto in 4 h 47’ 44”. Partito non in griglia di merito il piemontese del Team Pedala Canale ha corso sempre in rimonta. Ha disputato la volata per il quarto posto vinta dal veterano dell’Isolmant Luigi Tarchini. Matteo Bordignon (terzo alla Dolce Terre Novi) ha chiuso 11°; 20° Davide Aufiero (Equipe Expolit), 21° Alberto Botasso (Passatore), 23° Enrico Dogliotti (Team Edilcase 05). Tra le donne, nel percorso lungo, a vincere è stata la bergamasca del Team Isolmant Manuela Sonzogni in 5 h 3’ 55”; sesto posto per Olga Cappiello (Team De Rosa Santini) in 5 h 23’ 39”, decimo per Raffaella Palombo (Team De Rosa Santini) 5 h 37’ 24”.


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Dora Accardi

e dobbiamo a lui la nostra formazione relativa a questo settore. Io, in particolare, devo ringraziarlo anche per il sostegno e gli incoraggiamenti che mi ha sempre dato, in quanto per una donna questo mondo è particolarmente ostico.» Lei ha un trascorso agonistico in questo sport? «No, io non ho mai gareggiato. Occorre tanto tempo per prepararsi per le gare pertanto io mi sono sempre dilettata come cicloturista.» Sempre più spesso, nel ciclismo moderno, le figure femminili esercitano i più disparati ruoli. Lei ne è l’esempio lampante: ci ricorda quali sono i suoi incarichi e le sue mansioni tecniche? «Sì, certo. Se diamo un’occhiata al mio Curriculum Vitae, sin dal 2000 ad oggi sono abilitata dal Comitato provinciale UDACE di Trapani, oggi denominato ACSI Settore Ciclismo, alle mansioni di: giudice di partenza, giudice di arrivo, ispettore di percorso e presidente di giuria in manifestazioni ciclistiche provinciali, regionali e nazionali. Dal 2003 ad oggi ricopro la carica di Presidente di Commissione Provinciale Giudici di Gara ACSI Settore Ciclismo Trapani. Da Marzo 2005 ad oggi sono abilitata all’esercizio del servizio di scorta tecnica a competizioni ciclistiche su strada. Da Gennaio 2012 ad oggi ricopro la carica di Presidente del Comitato Provinciale ACSI Settore Ciclismo Trapani.»

Donna In... Bici

a cura di PAOLO MEI

DORA ACCARDI PANE E CICLISMO DALLA NASCITA

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LA STORIA E I PENSIERI DI UNA GIOVANE DONNA SICILIANA AMANTE DELLO SPORT E IN PARTICOLARE DEL CICLISMO. LAUREATA, RICOPRE UNA MAREA DI INCARICHI NEL MONDO DELLA BICICLETTA OLTRE AD ESSERE ATTUALMENTE PRESIDENTE DEL COMITATO PROVINCIALE ACSI SETTORE CICLISMO TRAPANI Buongiorno Dora, benvenuta nell’universo INBICI. Vuole presentarsi ai nostri lettori? «Buongiorno, sono Dora Accardi, sono di Alcamo, provincia di Trapani, ho 32 anni, sono laureata in Psicologia Clinica dello Sviluppo ed abilitata all’esercizio della professione. Da 35 anni circa, i miei familiari gestiscono ad Alcamo un negozio di biciclette e di tutta la componentistica inerente al settore ciclistico.»

Da chi ha ereditato la passione per il ciclismo? «Tale passione l’ho ereditata da mio padre e da mio fratello, che prima di me hanno avuto dei ruoli tecnici importanti all’interno del mondo ciclistico provinciale, regionale e nazionale. Sin da piccoli, sia io che mio fratello, accompagnati anche da mamma, seguivamo papà nelle sue trasferte domenicali nelle quali faceva giudice di gara. Lui ci ha trasmesso l’amore per questo sport

Da marzo 2005 è anche abilitata alla scorta tecnica per competizioni ciclistiche su strada: ruolo impegnativo soprattutto per una ragazza. Raccontiamo ai lettori e agli appassionati il ruolo di una scorta tecnica? «La scorta tecnica ricopre un ruolo particolarmente delicato ed importante nelle manifestazioni ciclistiche. La scorta tecnica è costituita da soggetti motostaffettisti appositamente abilitati, presso il Dipartimento di Polizia Stradale di appartenenza, ed equipaggiati. Questi collaborano con i poliziotti presenti nelle manifestazioni ciclistiche su strada con funzione di scorta tecnica o addirittura li sostituiscono qualora non presenti. I soggetti della scorta tecnica hanno il compito di garantire la sicurezza della gara e per far ciò si coadiuvano con il Direttore di Gara. Durante lo svolgimento del servizio di scorta tecnica tutti i veicoli si posizionano in modo da garantire la massima visibilità della carovana ciclistica, l’individuazione di eventuali impedimenti al sicuro movimento dei concorrenti, nonché il transito in condizioni di assoluta sicurezza. Nelle strade a doppio senso di circolazione, i veicoli sopraggiungenti dall’opposto senso di marcia vengono fatti accostare e


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fermare per consentire il transito della carovana sportiva scortata che occupa l’intera carreggiata, quindi in tali circostanze il personale abilitato di scorta provvede a rendere attuale la sospensione temporanea della circolazione.» Segue solo il settore strada o anche mountain bike, pista e ciclocross? «Seguo sia il settore strada sia il settore mountain bike. Ho bellissimi ricordi del settore ciclocross, che aveva raggiunto ottimi livelli nel passato, ma che purtroppo oggi in Sicilia è scomparso. Mentre la pista è stata sempre poco praticata a causa della mancanza di infrastrutture.» Come già detto, lei è presidente provinciale ACSI. Quali sono i problemi che deve affrontare quotidianamente? «Sono tante le problematiche che giornalmente devo affrontare, ma sicuramente una che assume particolare rilevanza è cercare di salvaguardare la sicurezza di tutti i ciclisti, aiutare e sostenere tutti i miei collaboratori (giudici di gara, motostaffettisti, presidenti di società appartenenti al mio Ente) nell’organizzare manifestazioni ciclistiche sicure e regolamentari.»

alimentata da qualche Ente di Promozione Sportiva.» Il ciclismo italiano su strada ai massimi livelli, grazie a Nibali, Visconti e i due Caruso è molto “siciliano”. I primi due in particolare fungono da traino per l’intero movimento del Sud. Lo percepite nella vostra isola? «Decisamente sì. Sono simbolo di speranza per i più giovani e soggetti particolarmente apprezzati dai meno giovani. A sostegno del fatto che essi siano dei personaggi traino, voglio ricordare che il 10 maggio a Messina vi sarà un grande evento, la prima Gran Fondo Vincenzo Nibali, alla quale lo stesso Vincenzo prenderà parte come testimonial. La gara sarà valevole come prova di Campionato Nazionale Granfondo ACSI Ciclismo, come prova di Campionato Interregionale Gran Fondo e Medio Fondo ACSI Ciclismo Sicilia-Calabria e coma prova del Circuito Coppa Sicilia Gran Fondo e Medio Fondo Strada.»

Quali sono gli obiettivi principali dall’ACSI? «Sicuramente promuovere il ciclismo secondo quei principi cardini su cui dovrebbe fondarsi lo sport e cioè divertimento, socialità, salute ed educazione, quindi rispetto e riconoscimento di se stessi, dell’avversario e delle regole.» Si sente un po’ in difficoltà in un ambiente che sino a qualche anno fa era prettamente maschile? «No, per niente perché come ho detto in precedenza io sono nata in questo settore per cui lo sento mio.» Qual è lo stato di salute del ciclismo amatoriale siciliano? «Lo stato di salute del ciclismo amatoriale siciliano è per lo più buono, peccato però che qualche mela marcia viene

Torniamo alle domande tecniche: non crede che in Italia ci siano troppi enti nel settore ciclismo? «Sì, credo che vi siano troppi Enti, tra l’altro, alcuni sono gestiti da persone incompetenti o ancor peggio da persone allontanate dalla FCI o da altri Enti, che invece sono sempre stati leader del settore su tutto il territorio Nazionale.» Il suo sogno nel cassetto? «Il sogno di tutti gli appassionati di questo sport è incontrare i grandi Campioni; a me in particolare piacerebbe presenziare il Giro d’Italia.» Grazie Dora, buon ciclismo! «Grazie a voi!»


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GRANFONDO DEGLI SQUALI a cura della REDAZIONE

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info@inbici.net

UN SUCCESSO ANNUNCIATO, GRAZIE ALLO SPIRITO DI COLLABORAZIONE ED AL GRANDE IMPEGNO DI UN TEAM DI PERSONE CHE HA CREDUTO NEL PROGETTO DA CATTOLICA A GABICCE, UNA SPLENDIDA GIORNATA DI SOLE HA TENUTO A BATTESIMO UNA GRANFONDO CHE AVRÀ LUNGA VITA

E

Era un successo annunciato. In primis perché i ragazzi del Velo Club Cattolica ASD hanno preparato la granfondo con attenzione ai dettagli. Poi perché l’hanno promossa incessantemente, con una presenza costante e sempre gentile in tutte le precedenti manifestazioni del 2015. Ed ancora, perché l’organizzazione ha saputo mettere insieme Cattolica e Gabicce Mare, e tutti i loro operatori economici, al servizio dell’accoglienza degli iscritti. Iscritti ipotetici, trattandosi di una prima volta. Premiata, e molto, come prima volta, dai 1350 ciclisti che hanno scelto di iscriversi. Sulla fiducia ma anche sulle buone notizie che avevano già cominciato a circolare, oltre che sul credito conquistato dal Velo Club Cattolica in tanti anni di corretta attività. Nasce così, lo scorso 17 maggio, con un successo annunciato, la 1a edizione della Granfondo degli Squali. Non è un caso che prima ancora di aver creato un archivio storico, prima ancora addirittura del primissimo start, la manifestazione sia subito stata promossa a prova di campionato italiano fondo ACSI, oltre che prova del circuito Romagna Challenge. Due regioni (Emilia Romagna e Marche) e 25 bike hotel coinvolti si sono subito rivelati un’ottima combinazione. Con la partenza da Cattolica e l’arrivo a Gabicce Monte, con splendida vista sulla riviera adriatica. Un percorso che ha messo d’accordo anche due differenti amministrazioni, subito pronte ad individuare in questa new entry nel calendario fondistico una opportunità di sviluppo del territorio con significativa rica-

duta economica per tutti gli imprenditori che hanno abbracciato il progetto. Ottimo ed abbondante il pacco gara, ovviamente tutto impregnato sulla tipicità dei prodotti di questi territori. Interessantissima anche l’area expo, costruita in un anno di lavoro, intrecciando rapporti e conoscenze, fino alla definizione di un buon numero di stand. Tra cui ballonzola felice ed orgoglioso Pasqualo, la mascotte di questa granfondo che è stata in un qualche modo dedicata proprio al noto predatore, grazie ad una iniziativa promossa dall’acquario di Cattolica, del Gruppo Costa Parchi Educament. Si tratta di salvare una specie in pericolo, attraverso una raccolta firme, portata avanti proprio a Cattolica tramite apposite cartoline che saranno poi spedite al Parlamento Europeo. Scopo finale, la messa al bando del finning, pratica brutale ancora in uso contro cui, aderendo proprio a questa campagna, si è ufficialmente schierato anche lo squalo per eccellenza, Vincenzo Nibali. Palloncini alla partenza, baciata dal sole dopo una primissima mattina particolarmente uggiosa. Il via dall’acquario di Cattolica ed in prima fila alcuni sportivi di primo rilievo: Michele Bartoli e poi l’ex bomber della Juve e della Nazionale, Fabrizio Ravanelli ed ancora il centauro Manuel Poggiali. Oltre i piloti collaudatori della Ferrari, Giancarlo Fisichella, Gianmaria Bruni, Davide Rigon ed Andrea Bertoli. Con una particolare partnership, quella con Prestigio, leader italiana per le bici tailor made, ovvero costruite su misura del cliente, e

totalmente realizzate a mano ed in Italia. Il percorso passerebbe quasi in secondo piano, se non fosse per i panorami che si godono sia nei tratti in costa, sia in quelli più interni ed anche perché due giorni dopo sarebbero passati, su quelle stesse strade, la carovana ed i corridori del Giro d’Italia numero 98. 135 km per la granfondo, con circa 2mila metri di dislivello, 75 chilometri invece per il percorso medio, per un migliaio di metri di dislivello. Tutti tra le tipiche colline di Romagna e Marche, che hanno dato sempre grandi soddisfazioni ai pedalatori di tutta Italia e non solo. Agli annali, però, passano soprattutto elementi del cosiddetto contorno. La gara è stata un successo, non c’è dubbio, lo testimoniano tutti i cicloamatori. Ma cosa dire del pasta party a base di pesce? Molti lo ricorderanno a lungo, come un segno di ringraziamento con una tipica espressione locale, dove al pesce dell’adriatico è stata avvicinata naturalmente anche la piadina. Ottimi anche tutti i ristori in gara, al limite dell’esagerato. E puntuale ed abbondante, la frecciatura, sempre un elemento delicato. Ed ancora complimenti anche per tutto il personale volontario, sempre gentile e disponibile. E comunque, nel medio vincono Marica Tassinari (Team Passion Faentina) e Christian Pazzini (Frecce Rosse Rimini). Nel lungo invece Barbara Lancioni (somec Mg.K Vis LGL) ed Alessandro Fantini (GC Melania). La manifestazione era valida anche come prova unica del 5° Campionato Italiano Gommisti – Trofeo Vredestein.

foto PLAYFULL NIKON

Attimi prima della partenza della Granfondo degli Squali


foto BETTINIPHOTO

SACHA MODOLO, GIRO D’ITALIA 2015


FAVORIRE LA PRESTAZIONE CON GLI OMEGA-3 a cura di EQUIPE ENERVIT E se gli omega-3 contribuissero al miglioramento della prestazione ciclistica? Già da tempo sono noti, infatti, i benefici degli omega-3 nel ridurre i tempi di recupero ed il rischio di infortuni, oltre che – nel caso – favorisce un più rapido ed efficace ritorno in sella. Ma da oggi sembra che ci sia anche un loro vantaggio nel miglioramento della prestazione. Lo dimostrano alcuni studi in cui si è testata l’assunzione di omega-3 da olio di pesce in alcuni ciclisti di diversi livelli. In uno studio, in particolare, è stato osservato che i ciclisti che assumono omega-3 da integrazione hanno avuto un aumento della flow-mediated dilation (FMD), ovvero un aumento del flusso di sangue, del 5,25% rispetto agli atleti che nello studio avevano assunto placebo. Questo aumento della FMD ha permesso un aumento del consumo di ossigeno e una diminuzione della percezione della fatica, proprio per l’aumentato volume di sangue al muscolo e quindi di ossigeno e nutrimenti. Quanto omega-3 è necessario al giorno per godere di questi benefici? Nello studio i ciclisti che hanno ottenuto tali vantaggi avevano assunto 3,6 g di omega-3 da olio di pesce raffinato per 8 settimane consecutive. Tale integrazione ha permesso un aumento sia dell’EPA che del DHA, ovvero dei due acidi grassi che costituiscono l’omega-3, fattore che ha favorito un aumento dell’ossido nitrico nei vasi sanguigni nei muscoli allenati e un successivo aumento del flusso di sangue ad essi. I risultati dello studio suggeriscono pertanto che l’assunzione di omega-3 nei ciclisti gioca un ruolo centrale nell’adattamento cardiovascolare stimolato dall’allenamento, una diminuzione della percezione della fatica – a parità di sforzo – e per questo un miglioramento della prestazione nei ciclisti. È fondamentale, però, scegliere omega-3 raffinati, ovvero privi di metalli e sostanze inquinanti come quelli garantiti dalle 5 stelline IFOS, l’ente che garantisce la sicurezza dell’olio di pesce in commercio. BIBLIOGRAFIA: Kawabata F. et al. Supplementation with eicosapantaenoic acid-rich fish oil improve exercise economy and reduce perceived exertion during submaximal steady-state exercise in normal healthy untrained men. Bioscience, Biotechnology and Biochemistry vol. 78, issue 12, 2014. Zebrowska A. et al. Omega-3 fatty acid supplementation improves endothelial function and maximal oxygen uptake in endurancetrained athletes. European Journal Science, 15(4): 305-14, 2015.

foto BETTINIPHOTO

IL POTERE DEGLI OMEGA-3: ANCHE SUI TEMPI DI REAZIONE Le moderne metodiche di allenamento prevedono intense sedute di allenamento che mettono a dura prova l’organismo di un atleta, che produce tossine di diversa natura durante il lavoro muscolare. Sostanze naturali, come gli acidi grassi omega-3 ricavati dall’olio di pesce producono effetti positivi anche sui tempi di reazione. L’assunzione di olio di pesce influisce anche su importanti ormoni, per esempio il GH. Allenamenti molto intensi e recuperi ridotti fra una seduta e la successiva consentono di raggiungere e mantenere le migliori prestazioni. L’attività impegnativa, però, espone alcuni atleti ad infortuni, specie di quelli da microtrauma ripetuto, con conseguenti soste forzate anche di alcuni mesi. Il lavoro muscolare e la produzione di tossine In seguito all’esercizio intenso, del resto, il muscolo produce sostanze infiammatorie, con nomi difficili come, per esempio, l’interleuchina-6, l’aumento della quale è di oltre 100 volte dopo una seduta di allenamento intensa. Gli acidi grassi omega-3 sono in grado di ridurre la produzione dell’interleuchina-6 e di aumentare i livelli di altre sostanze (le prostaglandine della serie 1 dotate di effetti antinfiammatori. È questo il

motivo per il quale i medici che seguono gli atleti rilevano che costoro hanno un livello inferiore di disturbi all’apparato locomotore (tendini, articolazioni, muscoli) quando utilizzano olio di pesce. Effetti positivi sull’organismo Ci sono, ad ogni modo, vari altri effetti positivi determinati negli atleti dall’utilizzo degli acidi grassi omega-3. Fontani e i suoi collaboratori dell’Università di Siena, per esempio, hanno constatato che essi migliorano in misura significativa lo stato dell’umore; l’olio di pesce, in particolare, determina un aumento del vigore ed una diminuzione della depressione, dell’ansia e dell’aggressività. Questi stessi studiosi hanno dimostrato che gli omega-3 sono altresì in grado di ridurre i tempi di reazione complessi, tanto importanti in molti sport, a partire dai giochi di squadra. Omega-3 e GH È anche del tutto verosimile che gli omega-3 siano in grado di fare sì che, a parità di preparazione compiuta, si abbiano più ampi miglioramenti prestativi. Il GH, l’ormone della crescita, infatti, può essere considerato un potenziatore dell’allenamento; dopo ogni singola seduta, il suo livello nel sangue si eleva. Tale aumento sembra essere più evidente se si assume olio di pesce.


A TU PER TU CON IL PROF. ENRICO ARCELLI

OMEGA 3 E SPORT: UNA STRATEGIA ANTI INFORTUNIO! Negli sportivi gli infortuni sono frequenti ne abbiamo parlato con il professor Enrico Arcelli del Dipartimento di Scienze Motorie dell’Università di Milano che ci ha detto: «In coloro che, per poter praticare attività ad alto livello, si allenano per alcune ore al giorno, gli infortuni sono molto frequenti. Fra gli atleti di endurance e anche fra i calciatori della nostra serie A, per esempio, ogni domenica oltre il 15% dei titolari non può giocare perché costretti al riposo da infortuni. Nei confronti di alcuni di questi, in particolare di quelli da trauma diretto (per esempio gli scontri di gioco), si può fare ben poco, ma altri potrebbero, almeno in parte, essere evitati». Si dice che sia colpa dell’infiammazione? È così? Risponde il prof. Arcelli: «Va tenuto presente, infatti, che in molti casi l’infiammazione gioca un ruolo fondamentale. In ogni seduta di allenamento, infatti, si producono nel corpo grandi quantità di sostanze (per esempio dell’interleuchina-6) che tendono ad aumentare lo stato infiammatorio dell’organismo e, dunque, a rendere più comuni gli infortuni, specie di quelli che insorgono in tempi lunghi, come le tendiniti, le periostiti o la pubalgia. Per prevenire questi disturbi (anche in chi fa sport a livello amatoriale, per esempio i corridori) è senz’altro vantaggioso utilizzare a scopo preventivo sostanze, come gli omega-3, con azione antinfiammatoria e senza alcun effetto collaterale».

Gli omega-3 sono acidi grassi definiti essenziali perché il nostro organismo non è in grado riprodurli. Essi, di conseguenza, devono essere necessariamente assunti attraverso l’alimentazione oppure, in caso di ridotto apporto o aumentato fabbisogno, con l’integrazione. Numerose ricerche scientifiche hanno evidenziato come, nel contesto di una dieta variata ed equilibrata e di uno stile di vita sano, gli omega-3 siano molto utili perché svolgono importanti azioni sul nostro organismo e ci servono per essere più efficienti ed attivi. EnerZona Omega 3 RX contiene oltre il 60% fra EPA e DHA e il 75% di acidi grassi omega-3. Gli acidi grassi a lunga catena EPA e DHA sono presenti nel rapporto ottimale di 2:1. L’EPA e il DHA contribuiscono alla normale funzione cardiaca (per almeno 250 mg di EPA e di DHA al giorno). Il DHA contribuisce al mantenimento della normale funzione cerebrale e della capacità visiva normale (per almeno 250 mg di DHA al giorno). Ogni capsula apporta 200 mg di EPA e 100 mg di DHA. EnerZona Omega 3 RX è indicato in caso di ridotto apporto con l’alimentazione, di tali acidi grassi. L’olio di pesce è un prodotto delicato e facilmente deteriorabile. La tecnologia utilizzata per preparare EnerZona Omega 3 RX permette di ottenere un prodotto stabile nel tempo. EnerZona Omega 3 RX è riconosciuto da Barry Sears, l’ideatore della strategia alimentare Zona, proprio perché raggiunge un elevatissimo grado di qualità. EnerZona Omega 3 RX ha più volte ottenuto il punteggio di 5 stelle, il massimo raggiungibile su scala IFOS. I certificati di analisi sono pubblici e consultabili al sito www.ifosprogram.com, nella pagina Consumer Report. Vedi anche www.enerzona.com. Il prodotto va utilizzato nell’ambito di una dieta variata ed equilibrata e uno stile di vita sano. *IFOS (INTERNATIONAL FISH OIL STANDARD) è un ente indipendente, riconosciuto a livello internazionale che ha confermato l’elevato standard qualitativo di EnerZona Omega 3 RX ha più volte ottenuto il punteggio di 5 stelle, il massimo raggiungibile su scala IFOS. I certificati di analisi sono pubblici e consultabili al sito www.ifosprogram. com/IFOS/ConsumerReport.aspx


(E)STATE CON XERPA! a cura di FEDERICO LODESANI

Arriva il caldo, arriva l’estate! Non c’è stagione migliore per poter pedalare presto la mattina fino a tardi la sera, con giornate più lunghe, alta visibilità e tanta voglia di macinare chilometri. Proprio adesso, e più che mai, questo accessorio diventa un must-have per il ciclista fondista che vuole salvare la propria performance. Maggiori liquidi sempre a disposizione – senza perdere l’utilizzo del porta borraccia di servizio quindi utilizzando DUE borracce – e ogni materiale SOS forature in dotazione. Eleganza e maneggevolezza sono assicurati, in un prodotto Made in Italy che sta piano piano entrando nelle logiche tradizionalistiche della nostra passione a due ruote. Anche io – che in questo momento sto recensendo questo accessorio – devo ammettere che dopo un primo momento di scetticismo ho gradualmente “pulito” le linee del mio mezzo da ingombranti borsini e contenitori, lasciando parlare il design minimale, l’efficienza di utilizzo e la completezza di Xerpa. Sul mercato ci sono prodotti pensati, progettati e realizzati per migliorare la nostra vita e il nostro look. Prodotti che scardinano le nostre abitudini per ribaltare il punto di vista da cui guardiamo il “problema”. Xerpa è uno di quei prodotti lì, anche se probabilmente è in anticipo sui tempi o probabilmente non compreso da tutti. Ecco perché Xerpa sta investendo tempo ed energie a favore di un progetto di marketing che spinge il brand direttamente verso l’utilizzatore finale. Questo percorso di sensibilizzazione ha inizio dalla collaborazione strategica con l’ex ciclista-professionista Massimiliano “Max” Lelli, volto certamente conosciuto del recente Giro d’Italia – oltre al commento tecnico prestato alla RAI, è stato protagonista nelle ricognizioni dei percorsi e nella radiocronaca dalla moto. Max partecipa

Xerpa by Otto - giugno 2015

da circa un anno al progetto Xerpa, sia come uomo immagine, sia come sviluppatore tecnico dei prodotti, oltre ad essere il tester ufficiale sulle strade d’Italia – durante i suoi allenamenti e negli eventi di sua organizzazione. Chi meglio di un atleta del suo calibro può aiutare una start-up nel mettere a fuoco la propria offerta commerciale nel campo degli accessori per la bici da corsa? Altre importanti collaborazioni con INBICI Magazine (un partner dalle mille risorse di comunicazione) e Beltrami TSA (distributore esclusivo sul territorio nazionale) tendono ad aumentare la conoscenza di marca e la commercializzazione di questo accessorio fuori dagli schemi. E anche grazie alle particolarità, del tutto caratterizzante, della livrea personalizzabile di XP2 e XP3 (i due porta borraccia Xerpa) che si è potuto stringere una partnership molto interessante con l’organizzazione della Charly Gaul. La Leggendaria Charly Gaul Trento Monte Bondone (17-19 luglio) è per il quarto anno consecutivo l’unica tappa italiana di qualificazione alla Finale del Campionato del Mondo per Cicloamatori UCI World Cycling Tour sia per la granfondo/mediofondo che cronometro (la specialità della gara contro il tempo è valida inoltre come Campionato Italiano FCI). Nel suo decimo anniversario l’organizzazione ha voluto regalarsi un accessorio scegliendo Xerpa: un Kit “vestito” con una label celebrativa sarà uno dei premi messi in palio. Inoltre sarà possibile, nel solo mese di giugno e in tiratura limitata, acquistare proprio questo accessorio personalizzato sullo store Xerpa: ai più veloci sarà regalata anche l’iscrizione alla gara (valore della sola iscrizione: 59,00 euro). Xerpa sarà presente nella zona Expo da venerdì 17 luglio al sabato 18 sera per presentare il catalogo prodotti e lanciare una novità per il 2016: il gruppo sportivo Cycling Team Xerpa con tanto di divisa immancabilmente elegante e ricercata, nei dettagli e nei materiali.

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RELAIS “I TRE RE”,

«DALLE NOSTRE RADICI IL FUTURO» a cura di ROBERTO ZANETTI

Con il ritorno della famiglia Salvigni, con Luca e Guendalina alla guida del Relais I Tre Re, ritornano anche i valori che nel passato avevano contraddistinto la gestione dei loro genitori, Rosa e Maurizio: “ospitalità e accoglienza degli ospiti; freschezza, ricercatezza e selezione dei prodotti”. Il Relais “I Tre Re” Il “Relais I Tre Re” è una filosofia dello star bene a tavola apprezzando l’insieme dell’ospitalità, la cura degli ambienti di una vecchia casa colonica costruita attorno a una torre di avvistamento Malatestiana del Trecento, la storia che queste mura emanano, i prodotti del territorio sapientemente e originalmente proposti e non, come spesso accade, una semplice ristorazione.   Tema unico del viaggio è l’altissima qualità delle materie prime l’utilizzo, quando possibile, di prodotti locali unici nel loro genere acquistati giornalmente. Nelle proposte del menu sono presenti l’Ambra di Talamello, l’olio Natio delle colline di Trebbio, le carni ed i salumi di mora romagnola dell’Azienda I Fondi di Uffogliano, gli animali da cortile dell’Azienda Guidi di Roncofreddo, i vini di Case Marcosanti di Camerano, i tartufi della Val Metauro,  il pesce fresco del mare romagnolo. La pasta è rigorosamente fatta in casa dalla “Rosa” e da qui si capisce che il freezer non è neppure contemplato, salvo per alcune preparazioni strettamente necessarie. In estate il servizio di ristorazione viene effettuato nella terrazza panoramica adiacente ai giardini oppure nelle sale storiche. In inverno, invece, ci si accomoda nella più accogliente cantina fra le grandi botti e un’esposizione di oltre mille bottiglie che raccontano, dal 1948, una piccola storia della grande enologia italiana. Il sabato sera e nei periodi di maggiore afflusso il servizio si effettua in tutto il locale mente, per eventi – matrimoni, comunioni, cene di laurea, ricorrenze – è possibile riservare  le sale in esclusiva. Dove si trova Il Relais “I Tre Re” è posto sulla sommità delle colline di Poggio Berni, nel cuore della Romagna, ed offre uno splendido panorama con suggestiva vista sul mare. Luogo di raffinata ospitalità, ha stanze caratterizzate da nomi di illustri re e regine, arredate con mobili in stile, ognuna con una precisa e calda personalità. La suite e le stanze di categoria superiore, poste sull’antica torre di avvistamento


del Trecento, uniscono modernità e tradizione, tecnologia e storia, con soffitti a travi e vista mozzafiato sulla costa. Esse sono la vera “chicca” di questo suggestivo ed affascinante resort. Caldo, accogliente e con una serie di servizi che lo caratterizzano, il Relais “I Tre Re” consente di trascorrere piacevoli giornate in un ambiente unico e caratteristico. È circondato lateralmente da un proscenio naturale; la roccia di San Marino, lo sperone di San Leo, la lunga spiaggia di Rimini e il litorale di Cesenatico fanno da contorno a questa meraviglia della natura. La località di Poggio Berni, in provincia di Rimini La storia ha lasciato a Poggio Berni tanti segni del passato come il quattrocentesco Palazzo Marcosanti, che un tempo fu fattoria fortificata. Oggi, invece, è sede di una lussuosa attività agrituristica. Il Palazzo del Poggiano, noto anche come Palazzo Tosi, raro esempio di dimora nobiliare fortificata già possesso dei Malatesta di Rimini che oggi, grazie alle sapienti opere di restauro, è location ideale per eventi. Il Palazzo Astolfi, con caratteristiche settecentesche nelle strutture esterne, in particolare nella facciata, nel parco e nella corte con pozzo. Lungo il fiume Marecchia è possibile osservare tre mulini ad acqua. Per gli amanti della pesca è sede di un centro pesca affiliato al CONI, che ha anche ospitato i campionati nazionali nei laghetti FIPSAS. Dalla Rocca di Torriana è possibile godere di una vista panoramica che comprende la riviera romagnola, la vallata del Marecchia da Rimini e nell’entroterra fino alla Toscana. Montebello è noto a tutta Italia per la leggenda del fantasma di Azzurrina che si svolge nelle stanze del suo castello. Un territorio naturale tanto ricco da essere tutelato; l’Oasi di Protezione della fauna di Montebello sede anche dell’Osservatorio Naturalistico Valmarecchia, offre la possibilità a tutti i visitatori di scoprire le bellezze dell’entroterra di Rimini. Tutta la zona circostante è anche sede di noti ristoranti (come, per l’appunto, il Relais “I Tre Re” di cui abbiamo parlato poc’anzi), agriturismi e bed & breakfast nei quali gustare una cucina tipica, abbinata ai tradizionali vini Sangiovese e Trebbiano, prodotti tipici del luogo. Info e contatti: Relais “I Tre Re” Via Fratelli Cervi, 1 47824 Poggio Berni (RN) Tel. +39 0541 687918 Fax: +39 0541 688187 Web site: www.itrere.net E-mail: info@itrere.net


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COLNAGO CYCLING FESTIVAL a cura di ROBERTO ZANETTI

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20 NAZIONI, 15 REGIONI ITALIANE, 3000 PARTECIPANTI. TUTTI SUL GARDA, PROMUOVENDO IL CICLISMO COME STRUMENTO TURISTICO D’ECCELLENZA TRE I PERCORSI, TRA SPLENDIDI SCENARI, RESPIRANDO LA STORIA DEL CICLISMO ITALIANO GRAZIE ANCHE ALLA PRESENZA DI ERNESTO COLNAGO

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Oltre venti nazioni e quindici regioni italiane erano presenti ai nastri di partenza della Colnago Cycling Festival, una manifestazione dal sapore sempre più internazionale. Per volontà di Ernesto Colnago in persona, questo evento non è solo limitato all’agonismo ma punta soprattutto alla promozione cicloturistica e all’uso della bicicletta. Il Garda è un territorio che si sta affermando anno dopo anno come un vero paradiso per le due ruote. Gli scenari mozzafiato offerti dal lago e le nuove salite proposte nell’entroterra hanno ammaliato i ciclisti scattati fin dal primo mattino dalla splendida località turistica di Riva del Garda. Tre i tracciati che sono stati percorsi per la prima volta dalla manifestazione: 159 chilometri e 2044 metri di dislivello per “la lunga”; 110 chilometri e 1384 metri di dislivello per la medio fondo e 77 chilometri e 940 metri di dislivello per il percorso corto. Ci piace sottolineare la presenza di tanti ex pro legati profondamente a Colnago, un marchio che li ha spesso accompagnati per gran parte della loro carriera. Da segnalare come non abbiano voluto mancare la due volte campionessa olimpica Paola Pezzo e il compagno Paolo Rosola, già presenti il sabato alla Baby Bike con il loro bimbo più piccolo. Il “falco” Paolo Savoldelli, il “commissario” Marco Saligari e Marzio Bruseghin, passato per un saluto. In prima linea gli atleti e le atlete in attività del Team Rusve-

lo, ma anche alcuni corridori “eroici” – con bici e abbigliamento d’epoca dell’handbike – dell’Associazione Nazionale Trapiantati Italiani, che hanno portato la loro commovente testimonianza. Il sindaco di Desenzano ha così dato il benvenuto a ciclisti ed accompagnatori: «Siete tanti, siete belli, siete colorati: grazie per aver reso la nostra città ancora più affascinante. Oggi, grazie alla passione per le due ruote vince l’amicizia, la solidarietà e vince Colnago, che ringrazio ancora una volta per il valore aggiunto che sta dando alla nostra comunità». Queste sono state le sue parole. «Abbiamo vissuto una giornata perfetta, sono contento. Ho parlato con gente proveniente dal Brasile, dal Sud Africa, dalla Malesia, dal Giappone. So per certo che in tanti hanno raggiunto Desenzano fin da giovedì scorso e che hanno approfittato della granfondo per trascorrere qualche giornata di vacanza in zona. Vedere tante bici mi fa gioire. Arrivederci tra un anno, vi aspetto numerosi per un’altra festa da non perdere». Queste sono le parole con cui ha concluso un emozionato Ernesto Colnago, patron della manifestazione di Desenzano sul Garda e presidente storico dell’omonima azienda di biciclette; un pezzo di storia del ciclismo italiano nel mondo.

Ernesto Colnago, patron della manifestazione, brinda poco prima della partenza

LE CLASSIFICHE Percorso medio 1° classificato maschile: Matteo Cipriani (Infinity Cycling Team ASD) in 2 h 49’ 07” 1a classificata femminile: Monica Bonfanti (GS Cicli Maggioni ASD) in 3 h 01’ 56” Percorso lungo 1° classificato maschile: Stefano Cecchini (ASD La Bagarre – Ciclistica Lucchese) in 4 h 13’ 50” 1a classificata femminile: Emma Delbono (Gallina Colosio Eurofeed ASD) in 4 h 25’ 10”

foto MICHELE_CASTELLETTI


RONDE 96, IL NUOVO GIOIELLO DI PRESTIGIO a cura di ROBERTO ZANETTI

DA SETTEMBRE, PROPRIO IN CONCOMITANZA CON LE PRINCIPALI FIERE DI SETTORE, SARÀ COMMERCIALIZZATA LA NUOVA BICI DI PRESTIGIO, LA RONDE 96, CHE FARÀ PARTE DELLA COLLEZIONE 2016. ESSA VUOLE EVOCARE L’IMPRESA STORICA DI UN GRANDE CAMPIONE, MICHELE BARTOLI, RIMASTO NEL CUORE DI TUTTI GLI APPASSIONATI DI CICLISMO PER LA SUA GRINTA E LA SUA CLASSE SOPRAFFINA

Ognuno decide di festeggiare il proprio compleanno come meglio crede e Prestigio ha scelto un modo molto originale per ricordare la vittoria di Michele Bartoli al Giro delle Fiandre. Sono passati vent’anni a quel giorno in cui Michele alzò le braccia al cielo sotto il traguardo della Ronde Van Vlaanderen, una delle corse più dure al mondo, e dal quale la nuova specialissima di Prestigio prende il nome: Ronde 96. Un nome scelto non a caso, un nome per una bicicletta con una storia da raccontare. Già con la MB2000, altra bici di successo dedicata al campione toscano che oggi collabora attivamente con il brand sammarinese nello sviluppo progettuale dei mezzi, si era voluto dare un segnale forte nel segno della qualità e della tradizione italiana. La Ronde 96 è stata presentata sabato 16 maggio, dallo stesso Michele Bartoli, nel corso della conferenza stampa della “Gran Fondo degli Squali”, evento sponsorizzato dall’azienda di San Marino, che ha avuto l’onore di avere come ospite d’eccezione

il pilota di auto Giancarlo Fisichella, grande amico della famiglia Prestigio. «Sono felice per la nascita di questo nuovo prodotto di casa Prestigio. Una bicicletta che ho avuto la possibilità di seguire nella sua costruzione passo dopo passo – ha detto Bartoli alla presentazione – un telaio altamente performante dalle linee nette e decise; il perfetto equilibrio tra design e prestazioni». «È stato, come sempre, per noi un onore poter collaborare con Michele e dedicare a lui la nostra nuova top di gamma, connubio ideale di eleganza e contenuti tecnici. Dietro ogni grande prodotto c’è sempre una grande persona» ha sottolineato con orgoglio in conferenza stampa Giancarlo Di Marco, presidente di Prestigio Srl. Premesse queste che lasciano ben sperare. Ci auguriamo vivamente che la “Ronde 96”, la nuova nata di Prestigio, possa distinguersi lasciando un grande segno nel panorama italiano delle due ruote. … E per Prestigio la storia continua.


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UN CERCHIO PERFETTO

a cura di ROBERTO ZANETTI foto di ROBERTO ZANETTI

VELOFLEX E AMBROSIO, ORGOGLIO ITALIANO La scelta dello pneumatico e del cerchio sono fondamentali La primavera, come da tradizione, ha fatto entrare la stagione agonistica nel vivo delle corse non solo in Italia con la Tirreno-Adriatico o la “classicissima” MilanoSanremo, ma ci ha portato inevitabilmente al nord Europa in Belgio, in Olanda o nella Francia settentrionale. Ce ne siamo accorti vedendo in TV le dirette delle principali competizioni World Tour come, in sequenza, il Giro delle Fiandre, la ParigiRoubaix, l’Amstel Gold Race, la Freccia Vallone e, in ultimo, la Liegi-BastogneLiegi. Tutte gare in linea lunghe e dure adatte a ciclisti tosti! E per affrontarle non basta essere dei professionisti preparati ma bisogna avere a disposizione biciclette e componenti scelti appositamente per questo genere di tracciati ricchi di insidie come strade bianche, asfalti sconnessi e, soprattutto, il micidiale pavé. Un ruolo fondamentale lo ricoprono senza dubbio ruote e coperture dalla quale scelta, molto spesso, dipende la buona riuscita della performance al punto di essere considerate l’arma vincente di un team o di un singolo atleta che lo rappresenta. Per correre al nord o in condizioni di estrema difficoltà dobbiamo metterci in testa di abbandonare tutte le tendenze stilistiche alle quali ci hanno oggi abituato i principali marchi di settore. Bisogna badare al sodo, utilizzare accorgimenti particolari e componentistica robusta per garantire ai ciclisti, innanzitutto, comfort e prestazioni. Questi sono due fattori che spesso non riescono a coniugarsi nel modo migliore a meno che si abbia la possibilità di optare, come ho fatto io nei miei test, per i tubolari Vlaanderen da 27 mm prodotti da Veloflex abbinati alle famose ruote “Reine du Nord” di Ambrosio. Il segreto sta nell’avere a disposizione un tubolare a sezione più larga per garantire scorrevolezza nei tratti in asfalto e la massima tenuta sui tratti in pavé o sterrati. Se poi codesto tubolare è montato su dei cerchi minimali (h 13 mm) in alluminio come i “Nemesis” – dal quale nasce la Reine du Nord – allora tutto si semplifica. Non dico che pedalare al nord o dove le condizioni diventano proibitive sia facile ma, con due simili prodotti in dotazione, ci si garantisce una performance vincente e sicura.

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13 min

Il test Adottare pneumatici più larghi dei tradizionali 23 mm con una pressione dell’aria più bassa risulta essere la scelta migliore perché, più il fondo stradale sul quale si corre è accidentato e sconnesso e più la pressione deve essere contenuta. I tubolari da 27 mm hanno anche evidenziato, dati alla mano, che la sezione più larga dello pneumatico scorre sensibilmente meglio di quella più stretta. Va anche detto che le coperture più larghe sono meno aerodinamiche ma, questo dato tecnico, dipende in modo principale dall’accoppiamento pneumatico/cerchio. Il “felice

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matrimonio” Vlaanderen/Reine du Nord è perfetto, non solo per il nome che lo unisce, ma soprattutto per i risultati emersi dalle prove fatte sul campo o, per meglio dire, in strada nei tanti chilometri pedalati. Per sfruttare questi due prodotti nella loro totale potenzialità è stato sufficiente aumentare la pressione del tubolare di 0,5 bar (quindi a 6,5/6,8 bar sul posteriore e a 6,3/6,5 bar sull’anteriore) per migliorarne parecchio la scorrevolezza e la resistenza al rotolamento. Veloflex indica sulla spalla dello pneumatico un range di gonfiaggio che può variare dai 5 agli 8 bar ma ciò, per chi corre, si sa che è un dato

Il tubolare posteriore Veloflex Vlaanderen da 27” si inserisce perfettamente negli spazi ristretti del carro posteriore. Ad ogni modo è sempre meglio, prima di montare la ruota, verificare questa distanza su altri modelli di telaio Il disegno diamantato a scalare del tubolare Vlaanderen 27” di Veloflex consente una bassa resistenza al rotolamento sui rettilinei dove occorre velocità mentre, la tenuta in curva, è garantita da una più profonda scanalatura del fianco. I tubolari nella foto sono sporchi di terra in quanto testati volutamente su strade bianche e accidentate


Il cerchio Nemesis di Ambrosio dal quale nascono le Reine du Nord. In primo piano il Balancer*, uno speciale componente brevettato che consente di bilanciare il cerchio per una ruota perfettamente equilibrata

variabile e soggettivo vincolato dal peso del ciclista e dalle condizioni del manto stradale. La ruota, sottile, bilanciata ed equilibrata alla perfezione come la Reine du Nord, ha fatto il resto. Sembra di pedalare su una rotaia dove comfort e prestazioni sono una cosa sola. Usando un detto popolare molto simpatico e, in questo caso, mai così appropriato: «Dio li fa e poi li accoppia»! Caratteristiche del tubolare Vlaanderen di Veloflex Vlaanderen è un tubolare realizzato con l’intento di offrire al corridore il quanto di meglio ci sia, ideale per affrontare gare dove la resistenza dello pneumatico e la tenuta di strada sono fondamentali. Grazie al nuovo disegno diamantato a scalare è possibile avere una bassa resistenza al rotolamento sui rettilinei mentre, la tenuta in curva, è garantita da una più profonda scanalatura del fianco. Inoltre, con la mescola di ricetta esclusiva Veloflex, la stabilità su ogni tipo di terreno è assicurata. Pur raggiungendo dimensioni di 27 mm, Veloflex, ha mantenuto la carcassa a 320 TPI per dare maggiore resistenza e flessibilità così da poter deformare il tubolare sui terreni più accidentati. Vlaanderen ha i fianchi di color para per richiamare un look vintage come, del resto, il nome stesso suggerisce; un ritorno al passato ma con le conoscenze e le migliori materie prime del presente.

Specifiche tecniche dei tubolari Vlaanderen di Veloflex: • • • • • • • • • • • •

Utilizzo: corsa su pavé Dimensioni: 28” – 27 mm (700x27c) Peso: 300 gr. (±10%) TPI (fili per pollice): 320 TPI – (120/ cm) Pressione di gonfiaggio: 5/8 bar (75/115 psi) Fascia di protezione: fascia di Calico resistente alla foratura Tele: Corespun Pes/Co compreso Composizione gamma: mescola a ricetta esclusiva di gomma naturale Camera d’aria: in lattice, a bassissima resistenza al rotolamento Valvola: tipo Presta da 42 mm con meccanismo intercambiabile Chilometraggio: anteriore 6000 km – posteriore 3000 km Prezzo: 105,00 € al pubblico, IVA inclusa

Il Produttore e Distributore: Veloflex s.a.s. Via Ghiaie, 6 24030 Presezzo (BG) Tel. +39 035 461519 Fax: +39 035 4377154 E-mail: info@veloflex.it Web site: www.veloflex.it

Le Reine du Nord sono dotate di sganci originali Ambrosio e di mozzi DT Swiss 240s, sia sull’anteriore che sul posteriore

Caratteristiche delle ruote Reine du Nord di Ambrosio Discendenti dirette del famoso cerchio Nemesis di Ambrosio dal quale sono ricavate, le ruote Reine du Nord sono uno dei prodotti più apprezzati dai cultori della componentistica tecnologicamente raffinata, soprattutto all’estero. Alte 13 mm – uniche nel loro genere – in allumino “Durex” anodizzato duro e predisposte esclusivamente per il montaggio di tubolari, le Reine du Nord figurano essere tra le ruote preferite dai meccanici (e dai corridori…) dei team professionistici. Esse vengono montate sulle bici dei pro nelle durissime classiche del nord sul pavé e non solo, ma ogni qualvolta lo richiedano le condizioni di estrema difficoltà della gara. Dotate di Balancer*, uno speciale componente brevettato che consente di bilanciare il cerchio per una ruota perfettamente equilibrata. Lo possiedono solo alcuni cerchi Ambrosio top di gamma come il Nemesis dal quale, come abbiamo detto poc’anzi, nasce la Reine du Nord.

Specifiche tecniche delle ruote Reine du Nord di Ambrosio:

Il Produttore e Distributore: Ambrosio S.r.l. Via Marco Polo, 2 20020 Solaro (MI) Tel. +39 02 9690952 / 9691313 Fax: +39 02 9690697

• Utilizzo: strada e ciclocross • Peso atleta: max 100 kg • Cerchio: 28”, alluminio, H 13 mm,

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“Durex” anodizzato duro, doppia bussola inox, Balancer* Gommatura: tubolare Raggi: acciaio, neri, 32 anteriori e posteriori (disponibile anche foratura a 36), piatti 2.0/1.5/2.0 mm Nipples: autobloccanti Mozzi: DT Swiss 240s Compatibilità: Shi/Sram/Cam 10-11 Montaggio: radiale anteriore incrocio in 3a posterore Peso: 1570,00 gr Prezzo: 920,00 € al pubblico, IVA inclusa Incluso nel prezzo: borsa portaruote – bloccaggi – raggi di ricambio Note: grafica al laser – le Reine du Nord sono ruote ideali e particolarmente indicate per le Classiche del Nord Europa Optional (con sovrapprezzo): cuscinetti inox/ceramica Ambrosio Filorosso System

Web site: www.ambrosiospa.com E-mail: ambrosiospa@ambrosiospa.com


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MENTE IN SELLA

a cura di CLAUDIA MAFFI Tempo di lettura

6 min

FERMO AD UN PASSO DALLA VETTA QUANDO L’IDEA DELLA VITTORIA FA PAURA

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«Fa paura essere preda di sensazioni/ emozioni poco comprensibili ed apparentemente inspiegabili agli occhi di un atleta. La psicologia dello sport nasce proprio per questo, con l’intento di smascherare quei meccanismi mentali che, se non adeguatamente controllati e gestiti dai corridori potrebbero ostacolarne la performance agonistica.» Che per un corridore non sia affatto piacevole mancare i propri obiettivi agonistici è per tutti una realtà abbastanza scontata: si sa, agli atleti non piace perdere! Ma chi l’avrebbe mai detto che i corridori possono anche cader vittima della “Paura di Vincere”? Può sembrare strano e paradossale eppure questa forma di Fobia, chiamata Nikefobia (dal greco Nike: vittoria e phobos: fobia), è stata accertata ed è attualmente riconosciuta dalla psicologia che si occupa dell’ambito sportivo. Sto parlando di quella non bassa percentuale di atleti che, per quanto dotati di grandi potenzialità, non riescono mai ad esprimerle al meglio mancando puntualmente di raggiungere elevati livelli di rendimento in gara; magari in allenamento sono considerati i migliori corridori dai compagni, ma poi in gara accade qualcosa di spiacevole: pensieri negativi e demotivanti li assalgono proprio quando sono lì davanti e stanno andando bene, quando nella loro mente inizia a concretizzarsi la possibilità della vittoria, ed è proprio allora che “salta tutto”! Una sorta di cortocircuito cerebrale che fa perdere la concentrazione e capita così all’atleta di commettere errori banali come cadute, disattenzioni e forature che non sono il frutto della sfortuna o di chissà quale destino infame bensì derivano dalla irrazionale e apparentemente incomprensibile paura di vincere; l’atleta cade vittima di un atteggiamento che lo porterà ad auto-sabotare la sua stessa prestazione. «Sì, mi è capitato! Quando sai di poter vincere e ti trovi lì davanti, sei solo... capita che devi lottare non con i tuoi avversari ma contro quei pensieri che nascono dentro di te… sei consapevole di farcela ma hai paura di riuscirci e allora ti vengono tutti i dubbi del mondo... e finisce che perdi la concentrazione, e anche se sei lì davanti ti dici che no,

non puoi essere tu a vincere, è impossibile… Ti trovi lì ad un passo dal tuo sogno, il sogno per il quale ti sei allenato tanto, diversi sacrifici ma ti sembra impossibile...» le parole di questo atleta di mountain bike riassumono in poche righe le sue personali sensazioni legate alla paura di vincere. “L’eterno secondo” ne è un esempio lampante, così come pure l’atleta “Leone” in allenamento che poi in gara per risultati non riesce mai a distinguersi dai suoi compagni, a modo loro ciascuno di questi atleti esprime la paura della vittoria, quella vittoria sognata e tanto scrupolosamente preparata con sacrifici, costanza e impegno di allenamenti. Mai come in questo caso si evince l’importanza di una preparazione mentale mirata e specifica con l’atleta. Ma quali sono i meccanismi mentali che “scattano” nella mente di un corridore portandolo a mandare a monte tutto il percorso di preparazione costruito per arrivare fin lì? Da quali meccanismi mentali origina la “Paura di Vincere”? Paradossalmente una delle vittime predilette della Nikefobia è proprio l’atleta che inizialmente sente/pensa di avere tutte le carte in regola per vincere, magari è dato per favorito anche dai tifosi e da altri colleghi ciclisti eppure, quando è lì ad un passo dalla vittoria, quando capisce che il suo sogno sta per concretizzarsi è come se gli mancasse il coraggio per “spingere” fino alla fine sui pedali. Sottesa alla paura di vincere c’è spesso, nell’atleta, la convinzione che il successo e foto BETTINIPHOTO

menteinsella@gmail.com

l’essere un campione richieda delle abilità che egli ritiene di non possedere; arrivati ad un punto di gara decisivo si inizia a pensare di non meritare la vittoria, di non essere all’altezza della nomination di campione; altri atleti invece possono temere di non essere in grado di gestire le aspettative su di loro che seguirebbero quella eventuale vittoria. La Paura del successo ha origini diverse per ciascun atleta, dipende molto dal significato che il corridore attribuisce alla propria attività sportiva e dalla tipologia di motivazione che lo ha portato a scegliere quello specifico sport. In proposito sono state ipotizzate diverse spiegazioni da parte della psicologia: una di queste sostiene che essendo considerata la vittoria, dal punto di vista sociale, una massima espressione dell’aggressività alcuni atleti sono in difficoltà nel portarla a termine così, all’ultimo momento, quando sono lì ad un passo dalla vetta è come se si sentissero in colpa per una eventuale vittoria personale, perdono motivazione e iniziano a pensare che non ce la faranno e si lasciano andare, cedono alla paura, una paura che poi in realtà è soltanto nella propria testa. È importante che gli atleti vittima di questi meccanismi mentali si rendano conto che si tratta di un blocco psicologico e diventa allora fondamentale risalire all’origine di questa paura, iniziando con l’indagare quale significato personale quell’atleta attribuisce alla vittoria perché lì si nasconde l’origine della sua personale paura. Oggi ho voluto trattare questo argomento con voi perché la Nikefobia è più diffusa di quanto si possa immaginare e produce vittime in tutti gli sport, non soltanto nel ciclismo e nella mountain bike e proprio alcuni di voi, magari, attualmente stanno combattendo contro questa paura e forse continueranno a farlo per tutta la vita, se non acquisiranno la volontà di andare a fondo della questione; personalmente trovo che la massima “Il primo passo per tentare di sconfiggere il nemico è conoscere come funziona l’avversario” calzi bene anche in riferimento a questo genere di blocchi mentali. Fa paura essere preda di qualcosa che non si conosce, la psicologia dello sport nasce anche per questo, con l’intento di smascherare quei meccanismi mentali che, seppur apparentemente inspiegabili, hanno una loro logica e capirla è necessario per affrontarla, nello sport come in ogni ambito della vita.


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BIOMECCANICA INBICI

a cura di FABRIZIO FAGIOLI*

ESTATE, TEMPO DI CHECKUP

info@velosystem.com

BRACCIA, PIEDI E RUOTE: ECCO COME NON SBAGLIARE LA “MESSA A PUNTO”

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Negli ultimi anni – specialmente in Italia – Gli obiettivi del CheckUp TRIATHLON si stanno moltiplicando gli sportivi che si sono i seguenti: dedicano alla disciplina del triathlon, uno • individuare e suggerire dimensioni sport relativamente giovane (nato negli e caratteristiche tecniche di telaio e anni ’70) che unisce tre discipline storicomponenti della bici personale; che come il nuoto, il ciclismo e la corsa • ottimizzare i principali parametri di assetto con particolare riferimento alla a piedi. posizione della sella e dell’appendice Il triathlon si compone quindi di tre discipline di tipo aerobico, tre sport di fonmanubrio per le specialità Ironman e do che presuppongono impegni diverIronman 70.3; si sotto il profilo dei distretti muscolari. • rispondere a specifiche esigenze di efficienza biomeccanica e aerodinamica Per praticare al meglio questa disciplina in compromesso con le esigenze neuoccorre avere uno sviluppo muscolare completo e armonico. Le prove di triathlon si possono suddiviSintesi del servizio: dere in 5 grandi categorie: Sprint (0,750 km nuoto, 20 km bici, 5 km corsa), OlimCOBI_ Indice di Ottimizzazione pico (1,5 km nuoto, 40 km bici, 10 km Biomeccanico Ciclismo corsa), Medio (2,5 km nuoto, 80 km bici, Scelta e Regolazione Appoggi (Tacchette, 20 km corsa), Lungo (4 km nuoto, 120 Sella, Manubrio) km bici, 30 km corsa) e infine l’Ironman (3,8 km nuoto, 180 km bici, 42 km corsa). Elaborazione Parametri Assetto La stagione estiva è per antonomasia il peTRIATHLON riodo delle grandi sfide e dei nuovi obiettiVideo Analisi Pedalata vi da conquistare e, parlando di triathlon, è sicuramente la stagione più favorevole per praticarlo. Le giornate si allungano e Durata: 60 minuti si ha più tempo per allenarsi; Resoconto: cartella dati personali la bella stagione offre inoltre la possibilità di allenarsi in mare (oltre che in piscina), favorendo gli allenamenti in bicicletta e a piedi. Velosystem® ha sviluppato e messo a punto un servizio completo dedicato ai triatleti, chiamato CheckUp Triathlon, il primo servizio di biomeccanica studiato apposta per i praticanti di triathlon in tutte le sue discipline: Sprint, Olimpico, Doppio Olimpico, Ironman 70.3 (o half Ironman), Ironman. Il CheckUp TRIATHLON viene personalizzato in funzione delle caratteristiche corporee e posturali con una netta distinzione fra assetto per Sprint e Olimpico, in cui è consentito stare a ruota (scia) e le distanze sono brevi, e Ironman dove la scia non è consentita e le distanze foto TIZIANO BALLABIO TRIATHLON TIME PHOTO sono lunghe.

romuscolari del running, frazione successiva a quella di bici in ogni specialità del TRIATHLON. Il CheckUp TRIATHLON viene certificato con l’apposita scheda dati rilasciata dal Tecnico Velosystem® in cui vengono riepilogate tutte le misure ideali consigliate e le regolazioni di tacchette, sella e appendici del manubrio.

*Responsabile Tecnico Velosystem®

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Cesenatico FC Monza-Brianza MB Fondi LT Luzzi CS Roma RM Nuoro NU Pergine V. TN Piacenza PC Massagno - Svizzera Capriolo BS Malo VI Carpi MO Cascina PI Città di Castello PG Argenta FE Novoli LE Tovo di S. Agata SO Brasilia Brasile Varese VA Terni TR Pinerolo TO Civitavecchia RM Boffalora S.T. MI Impruneta FI Crema CR Forlì FC Bari BA Manfredonia FG Cesenatico FC

0547 675940 348 5179391 0771 537644 0984 543780 06 8553828 0784 39050 331 4266446 334 8984694 +41 79 6237763 333.8786175 0445 607702 331 1769295 328 5516679 338 7989271 0532 852233 0832 711052 0342 770066 (61) 3248 0460 0332 1810073 324 6232614 0121 3258151 0766 3 20 39 02 97255461 055 2020004 0373 278063 338 8723018 080 8964504 0884 536306 0547 673499

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CLIF-BAR,

I PRODOTTI PER UNA NATURALE E CORRETTA INTEGRAZIONE a cura di ROBERTO ZANETTI foto di ROBERTO ZANETTI

Clif-Bar rappresenta un salto di qualità nel mercato dell’integrazione alimentare. La novità principale di questo marchio è l’attenzione rivolta all’atleta nella sua interezza: nel mirino della casa produttrice americana non c’è solo la performance, ma anche e soprattutto il benessere generale di chi pratica lo sport in modo attivo. Per ottenere risultati migliori, infatti, non basta lavorare nell’ottica della singola prestazione dell’atleta, ma è fondamentale compiere un cammino che preveda un’attenzione e una cura costante della forma fisica. I prodotti che offre Clif-Bar sono dedicati proprio a questo aspetto: salvaguardare il benessere e il rendimento dell’atleta sia in gara che in allenamento.

Il Produttore Clif Bar www.clifbar.com Il Distributore per l’Italia Beltrami TSA Via Euripide, 7 42124 Reggio Emilia Tel: +39 0522 307803 Fax: +39 0522 703106 E-mail: info@beltramitsa.it Web site: www.beltramitsa.it

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I Bloks sono cubetti di 33 calorie da masticare, ottimi se si vuole modulare l’apporto calorico durante la gara

CLIF SHOT BLOKS Clif Shot Bloks sono l’ultima invenzione nel campo degli alimenti energetici, indicati per atleti che praticano sport di endurance. I Bloks sono cubetti di 33 calorie da masticare, ottimi se si vuole modulare l’apporto calorico durante la gara. Forniscono carboidrati facilmente digeribili per un apporto energetico immediato, prima e durante l’attività fisica, sia ad alta che a bassa intensità. Caratteristiche principali: • Semi-solido, facile da trasportare e comodo da ingerire anche durante la corsa • 6 cubetti per confezione (equivalenti all’apporto di 2 gel) • 3 cubetti = 100 calorie, 70 mg di sodio e 20 mg di potassio • Un equilibrio ottimale di carboidrati e elettroliti • Non contengono gelatine, conservanti o OGM • Adatto anche ai vegani, privo di frumento e derivati dal latte. • Fruibile: si possono masticare a piacimento. La classica bustina di gel, invece, una volta aperta deve necessariamente essere tutta consumata • Economico: una confezione di bloks è equivalente a due confezioni di gel. Per cui, essendo venduto a 3,00 euro, sarebbe come risparmiare 50 centesimi di euro a gel (il prezzo medio di vendita dei gel è di 2,00 euro cad.). • Gusti: fragola e more • Peso: 60 gr • Pezzi per scatola: 18 • Prezzo: € 3,00 al pubblico, IVA inclusa, a Bloks

Clif Shot Gels apporta all’atleta solo ciò che serve per ricaricarlo durante gare e allenamenti

CLIF SHOT GELS: Clif Shot Gels è il risultato un nuovo approccio nella nutrizione per lo sport. Apporta all’atleta solo ciò che serve per ricaricarlo durante gare e allenamenti. Gli ingredienti biologici apportano una risorsa di energia e idratazione oltre a fornire carboidrati facilmente digeribili, per un apporto energetico immediato durante l’attività fisica. Da utilizzare tranquillamente prima e durante l’attività fisica, sia ad alta che a bassa intensità. Caratteristiche principali: • Composizione semplice per alta digeribilità a base di carboidrati derivati da maltodestrine diluite in zuccheri semplici per una veloce assimilazione ed energia immediata • Entra in circolo in meno di 5 minuti • 85% Organico (doppio espresso) – 90% Organico (limone) • Contenuto di Caffeina: 100 mg (doppio espresso) – 25 mg (limone) • No oli idrogenati, né sciroppo di fruttosio o aromi artificiali, nessun OGM • Confezione studiata per rispettare l’ambiente. • Gusti: cioccolato, lampone • Peso: 34 gr • Pezzi per scatola: 24 • Prezzo: € 2,00 al pubblico, IVA inclusa, a gel


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GRAN FONDO CITTÀ DI VERONA a cura della REDAZIONE

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DECIMA EDIZIONE, ANCHE QUESTA INTITOLATA A DAMIANO CUNEGO. UN GRANDE SUCCESSO PER LA TAPPA DELL’UNESCO CYCLING TOUR PIÙ DI 500 I PARTENTI. VINCONO NOMI IMPORTANTI DEL CICLISMO AMATORIALE ITALIANO, COME QUELLI DI MANUELA SONZOGNI ED ENRICO ZEN

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La tanto attesa decima edizione della Gran Fondo Città di Verona – Damiano Cunego non ha tradito le attese. Andata in scena il 2 giugno, la classica veneta ha contato oltre 500 partenti, con un’organizzazione senza dubbio curata nei minimi dettagli, sotto la regia di Giuseppe Sfragara (affiancato da Mauro Rossetti) e con l’aiuto dei fratelli Bombieri, storici “fondatori” della corsa. La mediofondo al maschile, sulla distanza di 85 km, ha visto prevalere, in uno sprint

a due, il forte Andrea Pontalto, mentre in campo femminile la vittoria ha fatto sorridere la bravissima Veronica Pacini, che nonostante le caratteristiche più da passista che da scalatrice, ha preceduto tutte le avversarie con una grande prova. La granfondo invece, con oltre 3000 metri di dislivello, dopo 145 km di gara ha registrato, tra le donne, il successo di una grandissima Manuela Sonzogni, davanti alla tedesca Caroline Kopietz, con terza Claudia Avanzi, autri-

Il campione veronese Damiano Cunego foto BETTINIPHOTO

ce comunque di una buona performance. Grande incertezza nella prova maschile, con un finale intricato che ha premiato un ex professionista: Enrico Zen. Il giovane atleta veneto ha preceduto un mai domo Domenico Romano (ex professionista in forza alla Ceramiche Panaria) e un sorprendente Antonio Camozzi. Ma l’accento va messo anche sulle tante attività collaterali, numerose, che hanno coinvolto, naturalmente, anche tanti bambini. E sulla musica, una costante durante il weekend. Giuseppe Sfragara, organizzatore, è raggiante: «È stata una decima edizione memorabile. Devo ringraziare i fratelli Bombieri, Mauro Rossetti e tutti i partecipanti. La giornata è stata bellissima, preceduta da una serie di eventi collaterali, tra cui l’esibizione di Alberto Limatore. Tecnicamente la prova è stata molto dura e apprezzata dai partecipanti. L’ambizione è ovviamente ripetere la gara nel 2016, cercando di aumentare il numero dei partecipanti. La qualità dei partenti è stata notevole e lo testimoniano i nomi dei prestigiosi vincitori. Voglio ringraziare anche Damiano Cunego, a cui la corsa era intitolata, per essere stato comunque presente nonostante le precarie condizioni fisiche dovute all’incidente occorsogli al Giro». Alessandro Gualazzi di UNESCO Cycling Tour: «Continua la marcia vincente del nostro circuito, adesso puntiamo dritto alle prove estive, con la speranza di mantenere alto il numero dei partenti, cominciando dalla prova da me organizzata, la Straducale a Urbino il prossimo 28 giugno». Chiuderà il calendario la Gran Fondo delle Cinque Terre a Deiva Marina in programma il 13 settembre.


foto BETTINIPHOTO

GIRO D’ITALIA 2015


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LA BICI D’EPOCA info@inbici.net

a cura di ADRIANO VISPI e DARIO CORSI

UN CIMELIO DA RISPOLVERARE LA MITICA “CHIORDA”, LA BICI DI GIMONDI DEL 1969, CAPITANO DEL GRUPPO SPORTIVO SALVARANI

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Un campione del ciclismo con la “C” maiuscola è sicuramente Felice Gimondi. La sua entrata in scena fu eccezionale con la vittoria al Tour de France del 1965, al debutto, dopo essersi imposto al Tour de l’Avenir fra i dilettanti. Passista, scalatore e velocista, un atleta insomma completo capace di vincere corse di ogni genere. Trionfatore a cronometro del Gran Premio delle Nazioni nel 1967-68, Gran Premio di Lugano 1967-72, vincitore del Campionato del Mondo in volata nel 1973, splendido dominatore di classiche come la Parigi-Roubaix 1966, Parigi-Bruxelles e Lombardia 1966 e 1973, Milano-Sanremo del 1974. Vincitore di corse a tappe nel Tour de France 1965, nei Giri d’Italia 1967, 1969, 1976 e nella Vuelta nel 1968. La bicicletta che mostriamo questo mese è la CHIORDA del 1969, appartenuta al gruppo sportivo SALVARANI in cui ha militato Gimondi. Con questa bicicletta, oltre ad aver vinto il Giro d’Italia, Gimondi corse il Tour de France del 1969 a cui si riferisce la foto, che lo ritrae in compagnia di campioni quali Eddy Merckx e Raymond Poulidor.

La bici mostra il gruppo completo nuovo record. Da sottolineare che Campagnolo introdusse il cambio nuovo record nel 1967 interamente in alluminio con viteria in acciaio per funzionare con ruote libere da 6 corone. Questo cambio era associato ad altre novità importanti, quali: la guarnitura centrale aveva un giro viti ridotto a 144 mm con la possibilità di montare moltipliche fin a 41 denti nel rapporto più piccolo. Si passò cosi da moltipliche 46/49 denti o 47/50 denti presenti negli anni precedenti a rapporti più agili per meglio affrontare le nuove salite inserite nei grandi giri a tappe.


L’utilizzo del 41 denti viene reso possibile con la aumentata efficienza del tendicatena del cambio. Anche la fascetta passacavi montata sopra il movimento centrale viene introdotta in questo anno. I freni Campagnolo record furono introdotti nel 1969 con le relative leve freni. Questi, rispetto ai freni UNIVERSAL 68 adottati dai grandi campioni fino ad allora, disponevano del registro sul cavo di comando, dello sblocco rapido e dell’invito per la ruota sui tacchetti. Il gruppo CAMPAGNOLO RECORD si può dire cosi veramente completo dal 1969. Particolarità della bici presentata è la mancanza della scritta Campagnolo sul corpo freno che dimostra la fedeltà della bici

e l’origine dei freni quali prototipi del 1968-69 di Campagnolo, probabilmente dati in dotazione esclusiva al Gruppo Sportivo SALVARANI capitanato da Felice Gimondi per testarli prima dell’immissione sul mercato. Caratteristica di questi freni era la loro perfetta modularità ed un’ottima risposta allo sforzo prolungato nelle grandi discese dei giri. Dal 1969 in poi il freno Campagnolo Record è stato preferito da tutti i grandi campioni, fino ad evolversi nel freno Campagnolo Delta del 1985 del gruppo C Record, il quale segna il limite accettato per la classificazione della bici d’epoca.


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MTB


Un’immagine della 100 Km dei Forti 2014

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TRENTINO MTB PRESENTED BY CRANKBROTHERS

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a cura di NEWSPOWER

DOPO L’APERTURA DI MAGGIO IN VAL DI NON, DUE PROVE IN 8 GIORNI. LA 100 KM DEI FORTI A LAVARONE GIOCA IL... JOLLY E PER LA PROVA DEL 21 GIUGNO A PINZOLO LA POSSIBILITÀ DI UN PACCHETTO VACANZA DI DUE NOTTI, OLTRE ALL’ACCESSO FREE AL PUMP TRACK E POLENTA PARTY!

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Nel mese di giugno l’edizione 2015 di “Trentino MTB presented by crankbrothers” prende quota. La serie si è aperta il 3 maggio scorso fra i meleti della Val di Non e domenica 14 giugno sull’Alpe Cimbra è già tempo di 100 Km dei Forti, mentre una settimana più tardi, domenica 21, tocca alla Dolomitica Brenta Bike di Pinzolo. Nonostante pioggia e clima autunnale, la ValdiNon Bike è stata un grande successo con centinaia di partecipanti che si sono divertiti lungo lo stuzzicante tracciato di 43 km fra frutteti, borghi e prati dell’Alta Val di Non. Sul traguardo di Cavareno si sono imposti due biker come Roel Paulissen e Katazina Sosna, conferma della grande qualità dei percorsi e delle gare di “Trentino MTB”, e sono state assegnate le prime maglie di leader del circuito che vede al comando delle categorie Open Maschile e Femminile i due vincitori della ValdiNon Bike assieme ad Alberto Lenzi (Jun), Gabriele Depaul (Elite Sport), Ivan Degasperi (M1), Luca Zampedri (M2), Claudio Segata (M3), Mario Appolonni (M4), Augusto Sarcletti (M5) e Piergiorgio Dellagiacoma (M6). In Val di Non sono stati anche consegnati i premi che la nostra rivista assegna, ad ogni tappa di “Trentino MTB”, ai concorrenti provenienti da più lontano e i due completini da ciclismo griffati “INBICI” foto NEWSPOWER

La Partenza della ValdiNon Bike 2015

se li sono conquistati Chiara Gastaldi di Bagnacavallo (RA) e Ponzio Zarlenga di Monteporzio Catone in provincia di Roma. Le classifiche di “Trentino MTB presented by crankbrothers” ora si riassesteranno domenica 14 giugno alla 100 Km dei Forti dell’Alpe Cimbra, con i due percorsi “marathon” da 92 km e 2700 metri di dislivello e “classic” da 57 km e 1450 metri di dislivello, fra le maestose fortezze della Prima Guerra Mondiale. L’evento di Lavarone, alla 20a edizione, sarà anche il primo vero spartiacque per le classifiche del circuito, visto che si tratta di una gara Jolly in cui tutti i punti in palio verranno aumentati del 20% e i punteggi ottenuti sul percorso “marathon” di 92 km verranno valorizzati con il coefficiente di 1.5. La storica bike marathon di Lavarone non sarà l’unico evento ad animare il weekend dell’Alpe Cimbra, visto che la 100 Km dei Forti con il percorso “classic” chiude il 1000Grobbe Bike Challenge, l’avvincente “minicircuito” che include la Lavarone Bike di venerdì 12 giugno e la Nosellari Bike del sabato, prove perfette per godersi la natura dell’Alpe Cimbra e scaldare la gamba in vista dell’appuntamento domenicale con le Fortezze. Da non perdere, infine, la divertente Mini 1000Grobbe Bike in programma sempre a Lavarone sabato 13 giugno e dedicata ai biker in erba.

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87 Pinzolo. L’itinerario Rock di 82 km e 3000 metri di dislivello dopo le prime salite verso i pascoli di Malga Plan e Malga Movlina presenta le toste ascese del Monte Spinale e del Rifugio Graffer, nel cuore del Gruppo del Brenta, prima del rientro a Pinzolo. La Dolomitica Brenta Bike offre ai rider anche un percorso più soft, il “Pop” da 45 km e 1550 metri di dislivello, e durante la mattinata della gara le vie del centro di Pinzolo ospiteranno la Dolomini, una staffetta che vedrà i baby biker alle prese fra ostacoli e curve di questa divertente gimkana. La Val Rendena, così come l’Alpe Cimbra, è ter-

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Dolomitica BrentaBike 2014

A una sola settimana di distanza dall’appuntamento con la 100 Km dei Forti, “Trentino MTB presented by crankbrothers” manda in scena un’altra bike marathon di grande fascino: la Dolomitica Brenta Bike. Se l’Alpe Cimbra viene definita anche la “montagna dolce” per i propri boschi e gli altipiani, domenica 21 giugno i biker saranno impegnati ai piedi delle imponenti pareti delle Dolomiti di Brenta nella seconda edizione della gara di foto NEWSPOWER

ra di biker e, in occasione della Dolomitica Brenta Bike, l’ApT Madonna di Campiglio, Pinzolo, Val Rendena ha lanciato una proposta vacanza abbinata alla granfondo comprensiva di pernottamento da 1 o 2 notti nelle strutture ricettive della vallata, assistenza meccanica e cartina dei percorsi di mountain bike, libero accesso al percorso Pump Track di Spiazzo Rendena e soprattutto iscrizione alla Dolomitica Brenta Bike che, fra gli eventi di contorno, include anche un gustoso polenta party conclusivo. Tutte le informazioni sul pacchetto sono rintracciabili sulla sezione dedicata alla bike marathon di Pinzolo del sito www.campigliodolomiti.it. Mandati in archivio i due appuntamenti di giugno “Trentino MTB presented by crankbrothers” si prenderà qualche settimana di pausa, per poi tornare in agosto con un’altra bella accoppiata formata da “La Vecia Ferovia dela Val de Fiemme” (domenica 2) e Val di Sole Marathon (domenica 30), prima dell’epilogo del 4 ottobre con la 3T Bike di Telve Valsugana. Per non perdersi nulla sul circuito e sulle singole gare basta fare riferimento al sito www.trentinomtb.com e alla pagina Facebook “Trentino MTB”.


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GRANFONDO VENA DEL GESSO 2015


Il gruppo degli atleti in salita

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CAPOLIVERI LEGEND CUP

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a cura di ALDO ZANARDI

TRE GIORNI SPETTACOLARI SULL’ISOLA D’ELBA. DALL’XC ELIMINATOR ALLA MARATHON DA 63 KM

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8 min

TRA MILLE PARTENTI LA SPUNTANO JURI RAGNOLI ED ELENA GADDONI, DA POCO CONVOCATA IN NAZIONALE

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Capoliveri (LI) è stata il palcoscenico di una tre giorni dedicata alla MTB. L’isola d’Elba è un paradiso per la pratica di questo sport e Capoliveri, con il suo Monte Calamita, offre percorsi mozzafiato, degni di ospitare qualsiasi evento. E spettata alla “Chiassi Cup”, uno spettacolare XC Eliminator serale tra i caratteristici vicoli di Capoliveri, l’apertura ufficiale dell’evento elbano. Ben 64 atleti al via in campo maschile. Vittorie per Maximilian Wieder (KTM – Protek – Dama) e Alessia Bulleri (Forestale Cicli Olympia-Vittoria). Il venerdì sera è partita la tre giorni del lungo weekend, dal 15 al 17 maggio, a Capoliveri (LI), nel borgo più caratteristico dell’isola d’Elba. La “Chiassi Cup” è una bellissima kermesse a batterie che porta i biker a percorrere i suggestivi vicoli, in elbano “chiassi”, e le tortuose scalinate del centro storico di Capoliveri. Tanti i concorrenti al via, tra i quali spiccavano i nomi degli atleti di tanti top team. Alle 18, nel centro di Capoliveri brulicavano numerosissimi biker che testavano il percorso, tra la curiosità dei turisti che li guardavano meravigliati nel vederli affrontare disinvoltamente le numerose scalinate del borgo. Alle 19, espletate dai giudici della Partenza finale maschile Chiassi Cup

FCI le procedure d’iscrizione, venivano formate le prime batterie eliminatorie, dove quattro concorrenti si affrontavano e i primi due passavano al turno successivo. Lo speaker elbano Fabio Cecchi, chiamava i concorrenti che si dovevano presentare alle “rampe si partenza”. Il via dalla bellissima piazzetta, allestita per l’occasione con transenne, striscioni e gonfiabili dei vari sponsor, andando a creare un’ambientazione molto suggestiva. L’atmosfera molto amichevole e scherzosa non lasciava trasparire la tensione dei concorrenti. Subito dopo il via, attraversata la piazza, si affrontava una curva a destra per poi piegare a sinistra e buttarsi nella prima delle numerose scalinate da affrontare. Fondamentale era entrare per primi in questo tratto, i sorpassi non erano certo agevoli e la maggior parte di essi avvenivano per salti di catena causati dalle forti sollecitazioni generate nella percorrenza delle scalinate. Col susseguirsi delle batterie numerosi big venivano eliminati. Il sole calava all’orizzonte e l’imbrunire rendeva ancora più suggestiva l’ambientazione. Terminate le fasi eliminatorie si disputavano le due semifinali ed a seguire le due finali, quella dal

quinto all’ottavo posto e quella dal primo al quarto. Prima delle finali maschili prendeva il via la finale femminile, che vedeva vincere la forte atleta elbana Alessia Bulleri, specialista di queste prove, che precedeva di poco Annabella Stropparo, al suo esordio in un eliminator, e Mara Fumagalli. Quarta piazza per l’unica atleta amatore al via, Antonella Incristi. La finale maschile, tiratissima come tutte le eliminatorie precedenti, con tre atleti del KTM, il campione italiano Andrea Righettini, Maximilian Wieder e Tommaso Caneva, contrastati dall’ex pro della Cicli Taddei, Nicola Testi, al suo esordio nella specialità. Al via scatta al comando Testi e lo mantiene fino all’ultima curva del secondo giro, quando Righettini tenta un attacco disperato che causa la caduta di entrambi. Wieder prende così il comando e si aggiudica la prova, seguito da Caneva. Terzo chiude Testi, non troppo contento dell’andamento, mentre Righettini è quarto. Al termine le premiazioni, che hanno visto assegnare due orologi Locman del valore di 700 euro, al primo uomo e alla prima donna, vacanze, soggiorni e altri premi ai primi otto uomini e prime quattro donne. La manifestazione è stata molto apprezzata da concorrenti e pubblico, facendo divertire anche i numerosi turisti, per la maggior parte tedeschi, che si trovavano casualmente a passare per i vicoli di Capoliveri. Sabato è stata la volta della conferenza stampa, con atleti, team manager, organizzatori e istituzioni presenti. Anche il CT della Nazionale, Hubert Pallhuber era tra gli ospiti e ha esposto la sua opinione in merito al settore della MTB, facendone un quadro dettagliato. A seguire il Bike Trial, con le performance di Alberto Limatore, pluricampione della disciplina. Oltre alla spettacolare esibizione, Alberto ha tentato e realizzato un Guinnes World Record incredibile. Alberto, già detentore di numerosi record, doveva battere il tempo di 10 secondi e 60 centesimi per saltare tra 9 oil barrel.


Podio femminile Marathon

Ebbene ci è riuscito, con il tempo 6 secondi e 60 centesimi ha letteralmente demolito il precedente record. Ma Alberto non si è accontentato e ha voluto aggiungere un decimo ostacolo. Dopo due tentativi falliti, il funambolo veronese è riuscito nell’impresa, facendo registrare l’incredibile tempo di 6 secondi e 41 centesimi ufficializzato dai cronometristi di TDS. Domenica l’evento clou della manifestazione, la Capoliveri Legend Cup, “Trofeo Acqua dell’Elba”, organizzata dalla Capoliveri Bike Park in collaborazione con il Comune di Capoliveri, una vera perla tra le gare italiane. La quasi totalità degli elite italiani al via per sesta edizione della bellissima gara elbana. Juri Ragnoli, a una settimana dalla vittoria alla Da Piazza a Piazza, si è dimostrato in grande crescendo di forma in vista degli appuntamenti più importanti della stagione. Elena Gaddoni ha dominato la gara femminile, ma è venuto a mancare il preannunciato duello con Annabella Stropparo, presente a Capoliveri ma non partita per un’indisposizione. Superati tutti i record, sfiorata quota 1000 iscritti e circa 800 gli atleti al via. Presente anche il CT della nazionale Italiana Hubert Pallhuber, che ha avuto modo di osservare la quasi totalità degli atleti nel giro nazionale, potendone valutare lo stato di forma. Un percorso duro ma allo stesso tempo esaltante, con discese mozzafiato e passaggi panoramici straordinari. La gara anche quest’anno era marathon nazionale ed esordiva nel Marathon Tour della FCI, con un percorso di 63 km e 2050 metri di dislivello. Al via tutti i top team italiani, che hanno dato vita a una gara degna di un campionato nazionale. La gara era prova dei circuiti IMA Scapin, al suo esordio a Capoliveri, e MTB Tour Toscana. Alle ore 9.30 il via della gara, dalla nuova sede logistica predisposta per accogliere il foltissimo gruppo, prima di attraversare il bellissimo centro del borgo elbano. Il lungo serpentone si snodava lungo le vie, per poi lanciarsi verso la prima salita (Zigurt) che con le sue severe pendenze ha fatto la prima selezione. Al GPM della garitta transita al comando Daniele Mensi (Scapin Soudal Pro Racing Team), seguito da Leonardo Paez (I.Idro

Podio maschile Marathon

Drain Bianchi), Nicola Testi (Cicli Taddei) e Johnny Cattaneo (Selle San Marco-Trek). La gara prosegue sugli spettacolari single track del Monte Calamita e sono in due ad avvantaggiarsi sulla concorrenza, Daniele Mensi in compagnia di Diego Alfonso Arias Cuervo (Repartosport-Leecougan), con Leonardo Paez più staccato in terza posizione. Al passaggio di Capoliveri, a meno 12 dal traguardo, è sempre Mensi al comando e tenta anche un allungo, ma i crampi lo fanno desistere. Juri Ragnoli (Scott Racing Team) transita in seconda posizione, autore di una strepitosa rimonta, con Tony Longo (I.Idro Drain Bianchi) e Arias Cuervo in terza e quarta posizione. Ragnoli salta Mensi in difficoltà, rallentato dai crampi, e giunge solitario sul traguardo di Capoliveri. Seconda piazza per Longo e Arias Cuervo completa il podio. Francesco Casagrande (Cicli Taddei) si aggiudica la quarta piazza, precedendo Paez, Samuele Porro, Marzio Deho, Mensi, Francesco Failli e Stefano Dal Grande che completa la top ten. La gara femminile non ha subito capovolgimenti, con Elena Gaddoni (Scapin Soudal Pro Racing Team) sempre al comando. Alle sue spalle si sono piazzate Mara Fumagalli (KTM – Protek – Dama) e Pamela Rinaldi (AS Ciclissimo Bike). Vittorie per Matteo Fontanelli (Pol. Young

Line Bike Innovation) e Alessia Bulleri (Gruppo Sportivo Forestale-Olympia-Vittoria) sul percorso corto. Al termine della gara grande soddisfazione espressa da tutti i concorrenti, intervistati dallo speaker elbano Fabio Cecchi nel corso del processo alla tappa IMA Scapin. Elite e amatori hanno riconosciuto la Capoliveri Legend Cup come una gara unica, con un percorso entusiasmante, al 90% sterrato, da vera MTB. Il “pranzo party” ha soddisfatto anche i più difficili. Vari tipi di pasta, anche con granseola, tre secondi, insalata, dolce, vino, birra, acqua, un menu da leccarsi i baffi. Poi le ricchissime premiazioni, che hanno visto premiare i primi dieci di ogni categoria. La Capoliveri Legend Cup si è consacrata come una manifestazione di nicchia, sapendo offrire tutto quello che un vero biker cerca in una gara. I sacrifici del viaggio e delle spese del traghetto sono ampiamente compensati dai servizi offerti e le convenzioni realizzate dai ragazzi del Capoliveri Bike Park abbattono notevolmente i costi. Per il 2016 è in cantiere un ambizioso progetto che potrebbe proiettare la gara capoliverese a livello internazionale. Siamo sicuri che, chi ha partecipato a questo evento, lo porterà nel cuore come un’esperienza speciale e sicuramente inserirà la Capoliveri Legend Cup nel calendario della prossima stagione.


foto NEWSPOWER


JAIME YESID AMAYACHIA - VECIA FEROVIA 2014


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GINKGO STAFETTEN

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a cura della REDAZIONE

CINQUE RUNNER A SQUADRA, FRAZIONI DA 2 A 12 KM. SI CORRE L’8 AGOSTO, ALCUNI TRATTI STERRATI SONO QUELLI DE LA VECIA FEROVIA IN MTB LE SQUADRE POSSONO ESSERE MASCHILI, FEMMINILI E MISTE. ATTESE 150 STAFFETTE. TUTTE LE INFO SU GSCASTELLO.IT

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Nel 2010 INBICI aveva proposto un’inedita sfida con una staffetta strada+MTB. Un’idea diversa per uno sport, il ciclismo, che è, sì, di squadra ma fondamentalmente individualista. C’è un’idea che stavolta val la pena di “assaggiare” anche per gli appassionati di ciclismo che han voglia di fare… squadra. Un’idea che viene dal Trentino, dalla Val di Fiemme in particolare, terra di sport a tutto tondo dove le cronache, a parte Marcialonga e Mondiali di sci nordico, ci raccontano anche di una Marcialonga Cycling sui pedali e di una bella sfida agostana con la MTB, con la Vecia Ferovia dela Val de Fiemme. Le Dolomiti, i prati ed i boschi, stavolta fanno da contorno alla “Ginkgo Stafetten”, una staffetta podistica con ben cinque runner. È una gara nata dopo la partecipazione alla omologa VasaStafetten svedese dei dirigenti del GS Castello di Fiemme, la staffetta (10 partecipanti) che copre i 90 km del percorso della Vasaloppet invernale che anno-

vera per il 2016 ben 15.800 iscritti (numero massimo) confermati in appena 83”! Per la VasaStafetten quest’anno saranno in 6000. Molti meno per la gara fiemmese, massimo 150 staffette con i 5 partecipanti, vale a dire 750 sportivi che si avvia a celebrare la quarta edizione. La gara, con frazioni da 1,9 km a 12 km, è davvero alla portata di tutti, famiglie di sportivi, ma in questo caso ci sentiamo di sollecitare squadre e team di ciclisti, siano essi stradisti che biker. Una bella opportunità per trascorrere un bel weekend (la gara è sabato pomeriggio 8 agosto) in montagna, al fresco e portare alti i colori del proprio team. Le distanze per chi è sportivo non sono proibitive, si corre un po’ su asfalto e tanto su sterrato ed alla fine c’è il classico pasta party per tutti. È un pomeriggio di sport all’aria aperta con un contenuto di sano agonismo. E sarebbe bello quest’anno vedere un team di ciclisti pronti a “suonarle” a podisti, skyrunner e

sciatori che fin dalla prima edizione monopolizzano la competizione a cui possono partecipare squadre maschili, femminili o miste. La prima frazione della Ginkgo Stafetten è di 5554 metri e 136 m di dislivello, la seconda di 1900 m e 34 m/dsl, la terza di 8900 m e 216 m/dsl, la quarta di 3770 m e 50 m/dsl ed infine la quinta, più impegnativa, di 12.060 m e 310 m/dsl. Il tracciato si snoda tutto intorno a castello di Fiemme andando a sfiorare le zone più amene del territorio, compreso il biotobo di Brozin. E per chi ha già partecipato alla “Vecia Ferovia” (che quest’anno si corre la domenica precedente) sarà facile ricordare alcuni tratti di sterrato. Le iscrizioni alla Ginkgo Stafetten sono aperte dal 1° giugno, ammontano a 65 euro per team e comprendono pacco gara con pasta party e, ovviamente ristori, mentre tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.gscastello.it.


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MTB CHE PASSIONE A RIOLO TERME

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a cura di NEWSPOWER

FÄRBERBÖCK E KRAFT PADRONI DEL RALLY DI ROMAGNA CINQUE GIORNI NEL SEGNO DELLA MTB A RIOLO TERME (RA). MARIO FÄRBERBÖCK (AUT) E IVONNE KRAFT (GER) VINCITORI DELLA GARA A TAPPE. IL SALUTO DEL CT DAVIDE CASSANI AI BIKER DEL RALLY. GARA ORCHESTRATA DA ROMAGNA BIKE GRANDI EVENTI

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6 min Riolo Terme città d’acque e di… mountain bike. Sono stati cinque giorni di pura passione per le ruote artigliate quelli appena trascorsi a Riolo Terme (RA) e sugli sterrati dell’Appennino Tosco-Romagnolo con Rally di Romagna e Gran Fondo Vena del Gesso. La sesta edizione della gara a tappe si è conclusa ed è stata appannaggio dell’austriaco Mario Färberböck, dominatore del Rally 2015 con ben tre successi parziali, che ha completato le cinque frazioni in 13 h 06’ 43’’ distanziando di 13’ 53’’ lo spagnolo Pau Marzà Bedos, mentre il podio è stato completato dal trentino Claudio Segata, terzo e primo degli italiani al termine dei 300 km e 10.000 metri di dislivello complessivi del Rally di Romagna. La prova femminile, invece, ha visto trionfare la tedesca Ivonne

Kraft che per la quinta volta consecutiva si è imposta sugli sterrati di Riolo Terme. Alle spalle della vincitrice è giunta la svizzera Sofia Pezzati staccata di 6’ 03’’, con la romagnola Elisa Gastaldi che è riuscita a conquistare il terzo gradino del podio. La cinque giorni di Riolo ha vissuto il momento clou domenica 31 maggio con la Gran Fondo Vena del Gesso, valida come seconda tappa del Rally, con 1000 biker a pedalare su sentieri e single track delle colline romagnole: la bike marathon è stata terreno di caccia per Roberto Rinaldini e l’ucraina Krystyna Konvisarova, ma i protagonisti del Rally si sono fatti vedere nelle posizioni che contano anche nella seconda frazione, con il terzo posto della Pezzati e l’8° di Färberböck.

La prima tappa, un prologo di 15 km, è andata in scena sabato 30 maggio ed è stata appannaggio dello spagnolo Pau Marzà Bedos e dell’elvetica Pezzati, primi leader del Rally, mentre il giorno successivo, alla Gran Fondo Vena del Gesso, Färberböck è riuscito a scalzare l’iberico dalla prima posizione, con la Pezzati che invece è riuscita a difendere la prima posizione. La terza tappa, tutta in single track, scattava dalla Cava di Gesso di Monte Tondo per poi concludersi a Casola Valsenio prima del rientro a velocità controllata a Riolo Terme dopo 48 km, al termine dei quali si sono imposti Färberböck e Ivonne Kraft. Lunedì 1° giugno, inoltre, il CT della Nazionale di Ciclismo Davide Cassani, romagnolo doc e amante della MTB, ha omaggiato partecipanti

Partenza da Riolo Terme della 2a Gran Fondo Vena del Gesso foto NEWSPOWER

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foto NEWSPOWER


97 e Kraft sono stati i più veloci, consolidando così le rispettive leadership. Il Rally di Romagna si è concluso ieri con l’ultima frazione, altri 77 km sulle colline fra Riolo Terme e Brisighella, in cui Färberböck si è imposto in solitaria baciando la terra di Riolo subito dopo aver tagliato il traguardo, mentre nella prova femminile Pezzati e Kraft sono arrivate appaiate, con la prima che si è presa il successo di tappa e la seconda ha festeggiato l’ennesima vittoria al Rally di Romagna. Per quanto riguarda le graduatorie di categoria Färberböck si è portato a casa anche il successo fra gli Under, mentre gli altri vincitori foto NEWSPOWER

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Roberto Rinaldini vincitore della Gran Fondo Vena del Gesso, tappa domenica 31 maggio

e organizzatori della gara prendendo parte alle premiazioni e consegnando le maglie di leader ai primi in classifica di ogni categoria. La penultima fatica del Rally di Romagna 2015, di scena martedì 2, era un tappone di 90 km e ancora una volta Färberböck foto NEWSPOWER

In azione Krystyna Konvisarova vincitrice della Gran Fondo Vena del Gesso categoria donne, tappa domenica 31 maggio

sono stati Claudio Segata (Over) e Fabio Degli Innocenti (Over 50). Dopo le premiazioni di rito dei primi classificati, tutti e 130 i finisher dell’impegnativa gara a tappe hanno ricevuto maglia ricordo e bottiglia di vino del Rally di Romagna, prima di una più che mai meritata festa finale. Grande soddisfazione, quindi, per tutti i partecipanti, molti dei quali stranieri, e del comitato organizzatore di Romagna Bike Grandi Eventi che ha potuto contare sul sostegno del Comune di Riolo Terme e di tanti partner come Gy.eco, Cevico, Decathlon Faenza, Coop Reno, Deco, Culturevelò, BCC Romagna occidentale e ovviamente il Parco Naturale della Vena del Gesso Romagnola. L’appuntamento adesso è fissato al 2016 quando Rally di Romagna e Gran Fondo Vena del Gesso torneranno a dare spettacolo a Riolo Terme. Info: www.rallydiromagnamtb.it


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TEAM GO FAST a cura di LUCA ALÒ

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LA NAZIONALE DI PARACICLISMO GUIDATA DA MARIO VALENTINI IN RADUNO A FRANCAVILLA A MARE. UN’ESPERIENZA VISSUTA CON 300 RAGAZZI AL PALAZZO DELLO SPORT L’INCONTRO CON GLI STUDENTI. PER UN MESSAGGIO IMPORTANTE: IL VALORE DELLA FORZA DI VOLONTÀ PUÒ VINCERE MOLTE SFIDE

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Una settimana al fianco dei rappresentanti di uno sport che non vuole barriere, dove la fatica e il sacrificio ripagano sempre: così il Team Go Fast del presidente Andrea Di Giuseppe ha sposato onorevolmente la causa del paraciclismo grazie a Pierpaolo Addesi, suo atleta di punta nell’attuale club di appartenenza, organizzando in stretta sinergia con il Team Addesi Cycling il ritiro azzurro della nazionale italiana di paraciclismo a Francavilla al Mare (Chieti) presso l’Hotel Corallo. Per il secondo anno di fila, l’Abruzzo è stato ben lieto di accogliere i campioni di una disciplina che ha come base la forza di volontà che aiuta a superare ogni ostacolo e dove lo sport è occasione di opportunità e riscatto. La nazionale di Mario Valentini (commissario tecnico più titolato al mondo in tutti gli sport) ha dato all’Italia ben 7 medaglie olimpiche e 37 campionati del mondo in 13 anni di attività, la cui attuale condizione degli azzurri di questa specialità è stata spesso causata da infortuni sul lavoro o da incidenti stradali e non solo che hanno suscitato interesse e curiosità anche nell’incontro con 300 ragazzi di alcune scuole medie di Francavilla al Mare e Pescara all’interno del Palasport cittadino. «I miei atleti perché vincono? – ha sottolineato il cittì Mario Valentini – Perché sono tutti padri di famiglia che ci tengono ai propri figli e poi la voglia di rivalsa è molto forte. E ai ragazzi dico di intraprendere sempre la via dello sport e le situazioni della vita con prudenza e consapevolezza dei rischi. Ad oggi le nostre medaglie valgono doppio di quelle normali ma di noi si parla poco perché la disabilità è un problema e lo è altrettanto quando organizziamo un raduno per quanto concerne gli aerei e la scelta degli alberghi». Al raduno azzurro gli atleti Pierpaolo Addesi, Fabio Farroni, Michele Pittacolo, Alessandra Amici, Luca Mazzone, Davide Borgna, i fratelli Luca e Ivano Pizzi, Fabio Anobile, Francesca Porcellato, Giancarlo Masini, Ivan Pieragostini, Simone Baldini e Paolo Ferrali hanno potuto contare di uno staff tecnico all’altezza e capace di affrontare al meglio le problematiche di tipo tecnico e nella preparazione con Mario Valentini assieme a Fabrizio Di Somma e Fabio Triboli (collaboratori tecnici), Cesare Sana e Roberto Pistilli (meccanici), Alain Lorenzati, Simone Sanclimenti e Marco Castello (fisioterapisti) presenti al ritiro abruzzese.

Pierpaolo Addesi, Fabio Farroni, Antonio Castorani, Andrea Di Giuseppe

«Un messaggio importante – ha dichiarato il plurimedagliato Pierpaolo Addesi – affinché lo sport sia lezione di vita. Ai ragazzi ai quali consiglio di tenere stretta la salute perché il corpo è libertà. I miei amici della nazionale sono stati fantastici così come quelli del mio club Team Go Fast sia nella parte tecnica che logistica nell’organizzazione di questo ritiro. Il mio auspicio è che diventi un appuntamento fisso sulle strade abruzzesi negli anni a venire e ne ho avuto la conferma anche quest’anno perché la nostra presenza è stata ancor più apprezzata». «Complimenti a Pierpaolo Addesi e a tutti gli azzurri del paraciclismo – ha commentato Andrea Di Giuseppe – Per noi del Team Go Fast è stato un onore allestire questo ritiro che vale più di 10 corse su strada organizzate perché è stato emozionante stare a fianco con i campioni veri, con storie di vita e sportive molto originali. Questa prima esperienza a fianco di Pierpaolo è stata un’emozione unica, abbiamo fiducia in lui tale da essere già pronti a riconfermare tutto nel 2016». Il Team Go Fast con gli azzurri del paraciclismo


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24 ORE DELLA SERENISSIMA a cura della REDAZIONE

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È LA SESTA EDIZIONE, ARRICCHITA ANCHE DALLA 6 ORE E DA UNA NUOVISSIMA CRONO INDIVIDUALE IN SALITA SPORT E SPETTACOLO A BARBARANO VICENTINO, DAL 3 AL 5 LUGLIO. PER CHI NON PEDALA, LA MUSICA ANNI ’70 ED ’80 CON BAND E DJ TOP!

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C’è poco da fare: Adventure & Bike Team, comitato organizzatore della 24h della Serenissima, si conferma un vero e proprio vulcano di idee anche per questa edizione 2015, in programma dal 3 al 5 luglio. Ed al tempo stesso riconferma quegli elementi caratteristici che hanno contribuito a decretarne il successo dopo appena cinque edizioni. Come, ad esempio, l’iniziativa “adotta un solitario”, con una selezione di partner disposti a coprire i costi di iscrizione di un atleta “solista” che corre la 24h senza la spesa d’iscrizione e che pure ha una location preferenziale presso i giardini o le case di cittadini di Barbarano Vicentino. L’iniziativa è ancora attiva, certo; anzi, è ormai una bellissima tradizione. Ma per quest’anno, l’Adventure & Bike Team, ha pensato di lanciare un’altra iniziativa assolutamente originale e che, siamo pronti a scommetterci, non tarderà ad essere presto presa a spunto anche da altri organizzatori. Stop al concetto di “pacco gara”, allora, per sostituirlo con un vero e proprio “premio di partecipazione” che diventa a tutti gli effetti un nobile segnale di riconoscenza verso chi, della fatica, ne ha fatto uno sport. Proprio come tutti gli enduracer delle 24h. Così, i primi 450 ad iscriversi alla 24h ed i primi 350 ad iscriversi alla 6h, per garantirsi al ritiro del pettorale un “premio di partecipazione” che quest’anno supera di gran lunga la quota di iscrizione. Premio anche per tutti gli altri iscritti, certo, solo potrà essere composto da altri e differenti elementi. I premi top: grazie alla partnership con Sportler, Melegatti, Pasta Sgambaro, Fonti Lissa, ed altri importanti aziende che sostengono la manifestazione berica, ci sarà un sacco a pelo CAMP (dal valore commerciale di oltre 50 euro), un parafango flex MTB Sportler, poi prodotti Pasta Sgambaro, Acqua Fonti Lissa, ed ancora integratore Lissa, barretta integratori ed un braccialetto che consentirà l’accesso al pastaparty, non stop da venerdì 3 a domenica 5 luglio! Per quel che invece riguarda la 6h dei Canonici, gara valevole per il circuito ENDURAN-

7 min CE TOUR e per il Triveneto ENDURANCE MTB, ecco che l’organizzazione sempre grazie alla vicinanza concreta degli amici sponsor, ha stabilito un premio di partecipazione altrettanto significativo, con una sacca doccia – solar camp shower, sottosella Sportler-Deuter, poi ancora i prodotti di Pasta Sgambaro, Acqua Fonti Lissa, e l’integratore EthicSport, barretta integratori ed ovviamente il braccialetto che consentirà l’accesso al pasta party per rifocillarsi dopo la prestazione. A questi, va aggiunta anche Athena, che fornisce gli splendidi zainetti Ogio. La 24 Ore della Serenissima torna quindi sabato 4 e domenica 5 luglio a Barbarano Vicentino con una due giorni dedicata alla passione per le ruote artigliate e al divertimento ed è davvero di un appuntamento da non perdere! Gli organizzatori dell’Adventure&Bike Team hanno operato per rendere l’offerta sempre più stuzzicante. Gli appassionati di endurance hanno risposto in gran numero, con molte squadre iscritte e tanti solitari già prenotati. Va

sottolineato anche che ad avvicinarsi alla 24 Ore, e più facilmente alla 6 Ore, sono ogni giorno nuovi atleti, stimolati dalla giusta idea di competere prima con se stessi che con degli avversari; pronti a sfidarsi in una prova che, ragionata e preparata, è davvero alla portata dei più. Una esperienza splendida, che Barbarano Vicentino saprà rendere ancora più affascinante ed indimenticabile. La 24 Ore della Serenissima è ormai celebre per la qualità dei servizi e l’accoglienza riservata agli atleti, e da sempre si distingue anche per il profondo legame proprio con Barbarano Vicentino, una terra bellissima ed ospitale, paradiso dei biker e di chi ama praticare sport in maniera divertente e salutare. In più, proprio a rafforzare ulteriormente questo legame, l’edizione di quest’anno della gara omaggerà il proprio territorio transitando nella piazza principale del paese prima di affrontare gli off road dei Colli Berici. Un passaggio, quindi, di grande fascino e suggestione, primissima volta in 6 anni,


con il paese e tutti gli abitanti, che già si distinguono come protagonisti di “adotta un solitario”, ancora più vicini agli atleti. Qualche nota tecnica. Il percorso misura 7,2 km e si snoderà anche sugli sterrati intorno al Castello Marinoni, la villa veneta che domina Barbarano, e ora sede di un elegante agriturismo sempre disponibile alle iniziative del territorio: basti dire che per la vincitrice “solitaria” della 24 Ore della Serenissima, ha messo in palio un weekend per 2 persone da trascorrere nella tranquillità del castello. Il weekend dedicato alla MTB endurance e allo sport non si esaurirà certo con la 24 Ore della Serenissima. All’interno della gara è infatti inserita la 6 Ore dei Canonici, valida per i circuiti Endurance Tour e Triveneto MTB Endurance, mentre gli impianti sportivi di Barbarano saranno animati dal Festival Endurance della Serenissima che propone tante iniziative nel segno di sport endurance, musica e intrattenimento.

La 24 Ore della Serenissima, valida come Trofeo Elettroveneta, è prova unica di Coppa del Mondo ACSI. Fa parte del circuito 24h MTB Italian Challenge, apprezzata serie endurance che ha preso il via a Finale Ligure alla fine dello scorso mese, assieme all’evento di Barbarano, include prove a Roma e a Stevenà, sulle colline pordenonesi. Tutto il circuito è coordinato dallo staff di Adventure&Bike Team che ha inoltre recentemente pubblicato il nuovo sito web www.24hmtbchallenge.it, mentre per tutte le informazioni sulla 24 Ore della Serenissima basta tenere d’occhio la pagina Facebook e il sito www.adventurebike.com. La 24 Ore della Serenissima è anche parte del circuito Gran Combinata della Serenissima! E, ultimo ma non ultimo, un nuovissimo evento è stato inserito per rendere la sesta edizione di questa manifestazione ancora più divertente, con una nuovissima opportunità offerta da il Circolo Sportivo Berico di Barbarano Vicentino, società ciclistica giunta oramai alla sua 53esima stagione di

attività, che per la mattinata di domenica 5 luglio propone la Prima Edizione della Cronoscalata dei Canonici! Una cronometro individuale in salita. Una gara su strada per le categorie ACSI (aperta anche agli altri Enti) con partenza prevista a Barbarano Vicentino, da piazza Roma, e arrivo dopo km 4,200 in località S. Donato, nel territorio comunale di Villaga. Una salita particolarmente impegnativa in alcuni suoi tratti, con rapporti medi consigliati 39-23… Ma la tre giorni di Barbarano Vicentino è anche spettacolo e divertimento. Tanto, divertimento! Con un cartellone musicale che sarà molto più di un contorno, ma un vero e proprio richiamo anche per coloro i quali non pedalano, ma vorranno comunque divertirsi in compagnia davanti ad un fantastico palco, grandi luci e spettacoli al top in Italia. Partendo dai Joe Dibrutto; una band bolognese, e che band, con 25 anni di attività, specialisti del funk e maestri di uno show che si chiama DISCOMUSICAL! Imperdibili: 5 album all’attivo, oltre 2000 concerti in Italia ed all’estero, tutto all’insegna del divertimento puro! I Joe Dibrutto saranno on stage venerdì 3 luglio, a partire dalle 22. E a seguire, Marco Dionigi Dj, from Alterego, plus Mark Hemi and friends! Il giorno successivo, sabato 4 luglio, invece, Barbarano Vicentino e l’Adventure&Bike Team ti propongono 90 WONDERLAND! ovvero uno dei party più importanti di tutta Italia dedicati alla musica anni ’90. Live, i maggiori esponenti della musica che fa ancora ballare milioni di persone, accompagnati dal dj set di artisti che in quegli anni riempivano le piste dei locali più rinomati. Sono questi i personaggi che ti regaleranno energia e divertimento, tipici di un ritmo e di una musica ancor oggi intramontabile! 90 WONDERLAND è infatti un viaggio, uno splendido viaggio, nella musica anni ’90, attraverso le migliori hit suonate da Harry Morry, Stefano Ferrari e Laura Agostino. Ad accompagnarli, un corpo di ballo fino a 12 elementi e WONDER… la mascotte del gruppo!


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ALESSANDRO MARIANO

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a cura di AGOSTINA LIVIA CADONE

LA PASSIONE PER LA BICI TRASFORMATA IN PROFESSIONE

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Da qualche anno tra gli appassionati della bici si è iniziato a parlare di postura ottimale e di test per individuare la postura ottimale per stare sulla bici, ossia quel particolare assetto che ottimizza il rapporto uomo/macchina che permette all’atleta di esprimere meglio il suo gesto atletico suo mezzo. Se oggi queste pratiche e tecniche sono oramai conosciute da molti, vent’anni fa erano ignorate anche dai professionisti. In questo articolo vogliamo raccontare la storia di un grande appassionato che è riuscito a trasformare l’amore e la passione per la bici in una innovativa professione. Ma andiamo per ordine, e cominciamo a ripercorrere il cammino degli ultimi vent’anni che hanno portato alla ribalta la figura del consulente biomeccanico nel mondo del ciclismo. La persona di cui parliamo è Alessandro Mariano che agli inizi degli anni ottanta era un giovane consulente informatico con la passione della bici e ogni domenica girova-

Alessandro Mariano con il campione Joaquim Rodríguez

gava per partecipare a gare dove conobbe due australiani anche loro con la passione delle due ruote ma allo stesso tempo si occupavano di biomeccanica presso l’Università di Pert. Da questo incontro fortuito non nasce solo un’amicizia, ma anche delle idee che sviluppate portano dopo cinque anni alla realizzazione del primo test biomeccanico interamente italiano. Oggi il suo test non è più unico come circa 25 anni fa, infatti nel frattempo sono comparsi nel mercato altri professionisti, lei cosa ci dice in merito? «Oggi ci sono molte più persone che vanno in bici ed è logico che aumentano anche i professionisti che lavorano nel settore, ma io posso dire che il mio test rimane sempre all’avanguardia ed in continuo aggiornamento.» Cosa vuol dire in continuo aggiornamento? «Vede, sono più di vent’anni che mi occupo di questo argomento e ho la fortuna di aver accumulato tanta esperienza anche su persone particolari. Il mio test viene aggiornato ogni 6 mesi da me in collaborazione con i fisioterapisti con cui lavoro.» Cosa voleva dire con persone particolari? «Che in questi anni ho avuto la fortuna di lavorare con grandi campioni, solo per citarne qualcuno, Cippollini, Gotti, Garzelli negli anni passati per arrivare ad oggi Rodriguez, Felline, Colli, ma anche con persone che presentavano particolari problemi posturali e che fortunatamente siamo riusciti a risolvere. Come vede, dico “siamo” perché, come ho già detto, in questi casi è il lavoro in collaborazione con altri professionisti che ti porta al completamento dei risultati.» A vedere dai nomi che sono venuti da lei possiamo dire che Robbio (PV) è il centro della Biomeccanica?

«Non scherziamo, diciamo che sicuramente è una zona dove ci sono molti appassionati ma io sono un professionista che collabora con diversi centri o negozi in giro per l’Italia da Garbagnate (MI), Vanzaghello (MI), Busalla (GE), Torino, Pesaro, Faenza, Mirano, Verona, Taranto.» Quindi per fare un test non è assolutamente necessario venire a Robbio (PV)? «Assolutamente no, come le accennavo, il 50% del mio lavoro lo realizzo fuori dal mio studio e quindi chi vuol fare un test può scegliere la località più comoda dove mi trova regolarmente.» Signor Mariano ci può parlare della sua formula commerciale? «Negli ultimi anni sicuramente la concorrenza è aumentata e per superarla bisogna sempre cercare di essere all’avanguardia, ma anche di dare un servizio al cliente. Quindi io addotto la formula che prevede che il cliente paga solo il primo test e nel costo sono compresi i controlli successivi gratuitamente per un anno. In questo modo lui risparmia e io mi assicuro di poter verificare tutti i cambiamenti che avvengano nella muscolatura e portare l’atleta a sfruttare tutta la sua potenza ed ottimizzando l’intervento biomeccanico.»


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SALUTE & BENESSERE alessandrogardini@gmail.com

a cura del dottor ALESSANDRO GARDINI*

LA BARBABIETOLA ROSSA

POTENZIALI APPLICAZIONI E VANTAGGI NUTRIZIONALI IN CAMPO SPORTIVO

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La Barbabietola Rossa (Beta Vulgaris variante Rubra) appartiene alla stessa famiglia degli spinaci e delle bietole, ma a differenza di queste, della barbabietola si mangia anche la radice. Hanno al loro interno, un grande contenuto di zucchero e per questo sono consumate spesso crude, oltre che cotte o sotto aceto. La barbabietola è originaria del Nord Africa, già coltivata dai romani e portata in Europa nel corso delle guerre, oggi il maggior impiego è dovuto alla sua trasformazione in zucchero. Per molto tempo è stata utilizzata per scopi medicinali principalmente per curare i disturbi del fegato, grazie ai suoi effetti che stimolano i processi di disintossicazione di quest’organo. La betacianina, il pigmento che conferisce il colore rosso purpureo, svolge una potente azione anticancerogena. Le sue fibre hanno dimostrato di avere un effetto favorevole sulle funzioni intestinali e in condizioni di ipercolesterolemia. L’azione sinergica della betacianina e delle fibre è probabilmente la causa del ruolo protettivo della pianta nei confronti di alcuni tumori del colon. Molti studi dimostrano che il consumo di alimenti di origine vegetale abbia effetti positivi sulla salute, tra questi si mostrano particolarmente interessanti quelli correlati al consumo di particolari composti, i nitrati inorganici, grazie alle numerose potenzialità correlate al metabolismo dell’ossido nitrico, un mediatore endogeno di processi particolarmente importanti, come la vasodilatazione e la trasmissione degli impulsi nervosi. I processi metabolici implicati includono sia vie di carattere esogeno che di carattere endogeno, quelle esogene possono prevedere una riduzione dei nitrati a nitriti ad opera di enzimi specifici. Le vie endogene possono invece prevedere l’utilizzo dei nitriti circolanti e la metabolizzazione dell’arginina per la produzione di ossido nitrico. Le principali fonti alimentari di nitrati sono di natura vegetale, con diverso tenore a seconda delle specie implicate, tra quelle maggiormente ricche vi sono il sedano, la lattuga, gli spinaci, la rucola e per l’appunto la barbabietola rossa (rapa rossa). Per quanto riguarda i nitriti, la concentrazione è legata alla contaminazione delle acque oppure all’utilizzo come additivi nei prodotti a base di carne, soprattutto quelli più lavorati. Dal punto di vista quantitativo i nitrati di origine vegetale costituiscono mediamente l’80% dell’assunzione giornaliera. La Beta Vulgaris Rubra è molto studiata, per il notevole tenore in nitrati e si dimostra utile in diverse applicazioni, da quelle meramente sportive finalizzate all’incremento delle capacità prestative, a quelle cliniche con particolare riferimento alla riduzione della pressione arteriosa e all’implementazione dell’attività mitocondriale (i mitocondri sono “la centrale ener-

getica” delle nostre cellule). Dal punto di vista della performance atletica sono stati studiati gli effetti della somministrazione di succo di rapa rossa in discipline quali ciclismo, corsa, camminata e nuoto, evidenziando una correlazione positiva tra assunzione e performance atletica che si manifesta nella possibilità di incrementare la produzione di ossido nitrico a livello del muscolo scheletrico. In questo modo si favorirebbe la perfusione tissutale e il trasporto di ossigeno8-9 con riduzione della spesa di ossigeno relativa all’esercizio e incremento della performance. Ad oggi, i meccanismi alla base di questo fenomeno non sono stati completamente chiariti, anche se si ritiene che oltre all’incrementata perfusione tissutale possa verificarsi un miglioramento della funzione contrattile e un aumento della funzione mitocondriale; alcuni autori ipotizzano che incrementati livelli di ossido nitrico possano limitare il consumo dell’ATP, una molecola presente in tutti gli organismi viventi, per i quali rappresenta la principale forma di accumulo di energia immediatamente disponibile. Altri sostengono che possa essere di aiuto a livello muscolare (accoppiamento actina-miosina). Dal punto di vista clinico, un interessante lavoro, analizza in un campione di 30 soggetti con pressione sistolica maggiore di 120 mmHg (15 di sesso maschile e 15 di sesso femminile) gli effetti derivanti dall’assunzione di 500 g di succo di barbabietola rossa evidenziando come sia possibile ottenere nelle tre ore successive alla somministrazione una riduzione compresa tra 10-4.8 mmHg, che si riduce a 4-5 mmHg arrivando a sei ore nel post assunzione. Il ruolo dell’ossido nitrico nell’attivazione e nella biogenesi mitocondriale permette di ipotizzare per la barbabietola rossa interessanti impieghi sia a livello clinico che sportivo. In seguito al consumo di barbabietola, alcune persone possono presentare una colorazione rossastra o rossa delle urine o delle feci: un fenomeno del tutto innocuo. Infine ricordiamo che chi soffre di calcoli renali da ossalati dovrebbe evitare di consumare le barbabietole. *Responsabile Reparto Sport e Nutrizione Farmacia del Bivio


L’arrivo vittorioso di Juri Ragnoli

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DA PIAZZA A PIAZZA a cura di ALDO ZANARDI

TERZA PROVA IMA SCAPIN. L’EDIZIONE NUMERO 27 LA VINCE JURI RAGNOLI DAVANTI A FRANCESCO CASAGRANDE MARATHON DA 72 KM. PERCORSO DURO COME SEMPRE, CHE HA COMUNQUE RICHIAMATO QUASI MILLE AL VIA

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Prima vittoria stagionale per Juri Ragnoli che si dimostra in crescendo di forma in vista degli appuntamenti più importanti della stagione. Seconda posizione per Francesco Casagrande, che si dimostra sempre ai vertici delle gare alle quali prende il via ed a completare il podio il suo compagno di squadra Francesco Failli. Gara femminile con la campionessa italiana Daniela Veronesi sempre al comando, seconda piazza per Pamela Rinaldi e terza a Alice Lunardini. A Prato lo scorso 10 maggio si è corsa la 27a edizione della Da Piazza a Piazza, storica gara toscana organizzata dal Team Avis Verag Prato Est. Un’edizione con tante novità, a partire dal nuovo percorso marathon, 72 km per 2300 m di dislivello e una granfondo di 50 km.

Quasi 1000 i concorrenti complessivamente al via. La gara era valida come terza prova degli IMA Scapin e quarta della Coppa Toscana e prima del Ciclo Promo Appennino Superbike. Alle 9.00 le griglie sono già affollate. Lo speaker Fabio Balbi ha il suo bel da fare per intervistare i tanti campioni al via. Alle 9.30 il via, con il lungo serpentone che di lancia ad alta velocità verso la prima salita, posta a poco più di due chilometri dallo start, che ha permesso di scremare subito il folto groppone. Ad allungare sono in cinque, Juri Ragnoli e Paolo Colonna (Scott racing Team), Francesco Casagrande e Lorenzo Pellegrini (Cicli Taddei) e Martino Tronconi (Scapin Soudal), con Francesco Failli (Cicli Taddei) attardato da una foratura. Nelle posizioni

Il podio: 1° Juri Ragnoli, Francesco Casagrande e Francesco Failli

di testa troviamo anche il sudafricano della Full Dinamic Travis Wlaker, due uomini KTM Protek Dama, Luca Gandola e Simone Colombo, Nicola Testi (Cicli Taddei) e Federico De Giuli (Scapin Soudal) che festeggiava in gara il giorno del suo compleanno. La gara prosegue e al comando restano in quattro, il duo della Scott, Ragnoli e Colonna e quello della Taddei, Casagrande e Pellegrini, con al loro inseguimento Failli, sempre Taddei, mentre Martino Tronconi subisce una foratura lontano dalla sua assistenza che lo estromette di fatto dalla gara. Ragnoli e Casagrande forzano il ritmo e restano soli, con Failli sempre al loro inseguimento e Colonna attardato da una caduta. A meno di venti chilometri dal traguardo, sull’ultima salita, Ragnoli sferra il suo attacco decisivo, riuscendo a prendere un po’ di margine su Casagrande, margine che riesce poi ad aumentare nelle successive discese tecniche. Al guado del fiume Bisenzio, Ragnoli si presenta solo e percorre solitario l’ultimo tratto che lo separa dal traguardo, festeggiando così la sua prima vittoria stagionale. Casagrande è buon secondo e terzo Failli, autore di una gara sempre in rimonta. Colonna chiude quarto, seguito da Testi, Pellegrini, Wlaker, De Giuli, Colombo e Nocenti. La gara femminile non ha avuto scossoni. La campionessa italiana Daniela Veronesi (Torpado) è stata al comando fin dalle prime battute. Alle sue spalle Pamela Rinaldi (Ciclissimo Bike) e terza piazza per Alice Lunardini (Cicli Taddei). Il processo alla tappa e le ricche premiazioni hanno concluso una bella giornata sportiva. La ventisettesima edizione della Da Piazza a Piazza va in archivio con un grande successo organizzativo e un ottimo risultato partecipativo, avendo sfiorato quota 1000. Ottimo il percorso, anche se come sempre molto duro. Notevolmente migliorate le fasi di partenza, contenendo i chilometri di pianura su asfalto e andando a scremare subito il gruppo con una bella salita asfaltata.


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FISIORADI è una struttura dotata di moderne apparecchiature ed attrezzature riabilitative, utilizzate sfruttando l’esperienza professionale dei suoi fisioterapisti, acquisita negli anni attraverso il confronto con le più importanti scuole rieducative e frutto di esperienza decennale al servizio dello sport professionistico. Il centro è dotato di una palestra, apparecchiature per cure fisiche e riabilitative e di una piscina riabilitativa riscaldata. Inoltre, offre servizi specifici e studiati su misura per il paziente, per lo sportivo e per il ciclista. Eccone alcuni:

• FISOTERAPIA e RIABILITAZIONE (Ortopedica, Neurologica, Traumatologica, Sportiva) • RIEDUCAZIONE POSTURALE (manipolazioni, RPG e ginnastica funzionale) • PISCINA RIABILITATIVA (riabilitazione svolta in apposita vasca riabilitativa con acqua riscaldata a 33°) • VISITE MEDICHE SPECIALISTICHE (ortopedica, neurologica, neurochirurgica) Servizi specifici per il ciclista: TEST BIOMECCANICO Alessandro Mariano biomeccanico. • Analisi Statica: Pedana Stabilometrica. • Spinal mouse: Test di valutazione morfologica e mobilità della colonna vertebrale che evidenzia blocchi vertebrali. A seguito di questa valutazione se si evidenziano problematiche quali tensioni muscolari, limitazione articolari vanno risolte con manipolazioni, massaggi ed esercizi di rieducazione posturale per eliminarli in quanto possono influenzare la miglior posizione e rendimento in bici. • Analisi Dinamica: valutazione sotto sforzo. • Posizione in sella. VALUTAZIONE e PREPARAZIONE ATLETICA dr. Giuliano Peruzzi Medico Chirurgo Spec. In Medicina dello Sport ed Endocrinologia. • Test specifici finalizzati ad individuare i livelli delle qualità atletiche e strutturali specifiche del ciclista. • Valutare e comparare la condizione attuale con quella precedente o futura. • Personalizzare l’allenamento in termini di carico allenante (quantità ed intensità). PLANTARI PERSONALIZZATI Paola Lanari Tecnico Ortopedico La possibilità di realizzare un plantare su misura strettamente personalizzato in grado di correggere, migliorare e stabilizzare patologie che si sono create nel paziente, migliorando conseguentemente la postura. ALLENAMENTI “INDOOR CYCLING” Un corso con nozioni fondamentali di “allenamento” come la gestione del cardiofrequenzimetro, delle RPM. Questa idea sorpassa per contenuti e concezione i programmi di allenamento in bici a cui siete abituati. Un nuovo modo di fare Cycling con ampie possibilità di crescita atletica.


foto NEWSPOWER

GRAN FONDO VENA DEL GESSO 2015


DEFEET DURAGLOVE ET UN GUANTO PER TUTTE LE STAGIONI a cura di ROBERTO ZANETTI - foto DEFEET LA BICICLETTA DEVE ESSERE UN PIACERE PER LA MENTE E PER IL CORPO E NELLE GIORNATE PIÙ FREDDE NON È SEMPRE FACILE POTERSI RILASSARE PEDALANDO. PERÒ, SE SI UTILIZZANO I CAPI GIUSTI E L’ABBIGLIAMENTO TECNICO ADEGUATO, ALLORA RIUSCIREMO A GODERE DEI BENEFICI CHE UNO SPORT COSÌ BELLO È IN GRADO DI DARE AL NOSTRO SISTEMA METABOLICO

I guanti Duraglove ET prodotti da DeFeet e distribuiti in Italia da Lo.Ga. Srl di Grandate, in provincia di Como, fanno parte di quell’abbigliamento tecnico di cui parlavo nell’introduzione di questo articolo e che nessun ciclista, amatore o professionista che sia, deve farsi mancare. Sottili da consentire una perfetta presa dei comandi sul manubrio della bicicletta ma, contemporaneamente, da garantire un’adeguata protezione dal freddo e dalle intemperie. La punta delle dita è costituita da un filato conduttivo con Diliver Ag (filamenti d’argento) per permettere di toccare e operare in tutta tranquillità dispositivi touchscreen; per esempio i GPS, i computerini posizionati sull’attacco della bici, telefoni cellulari, iPod o smartphone. Sono studiati appositamente con materiali speciali come il Coolmax EcoMade per scongiurare il congelamento delle dita, grandissimo pericolo per il ciclista, ma anche per evitare l’accumulo di sudore che crea della fastidiosa umidità sul palmo della mano. Molto facili da indossare, grazie alla Lycra e al Cordura, i Duraglove ET sono dei guanti robusti e resistenti all’abrasione ma al contempo comodi da portare con sé in tutte le uscite in sella al qualsiasi genere di bicicletta. Il nostro giudizio: I corridori ripongono nell’ammiraglia della squadra la propria “borsa del freddo” che contiene gli indumenti per coprirsi in caso di pioggia, vento e bruschi cali di temperatura. Mantellina, giubbino smanicato, manicotti, gambali, ginocchiere, sottocasco e, per l’appunto, i guanti. Nella “borsa del freddo” (o in qualsiasi zainetto da portarsi appresso) i Duraglove ET ci stanno benissimo anzi, direi che sono l’ideale. Leggeri, non ingombrano, si calzano in un secondo e sono un capo che, sia in gara che in allenamento, può essere utilizzato non solo nel periodo in-

Il Produttore DeFeet

vernale ma anche in altre stagioni ogni qualvolta le avverse condizioni meteo lo richiedano. La presa sicura al tatto è garantita dagli inserti in PVC sul palmo e dai fili d’argento sulle dita, al punto tale che sembra di toccare gli oggetti a mani nude. Anche raggiungere le taschine posteriori della maglietta o del giubbino da ciclista, per scartare barrette e aprire integratori (magari svitandone il tappo), risulta essere un gesto istintivo da compiere con estrema naturalezza e semplicità. Caratteristiche tecniche del prodotto: • Materiale:

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40% Cordura, 32% COOlMAX EcoMade, 20%Nylon, 7% Lycra, 1% Silver Ag Taglie disponibili: SM (18-19 cm), MD (20-21,5 cm), LG (21,5-23 cm), XL (23-25 cm) da misurarsi in orizzontale sul palmo aperto della mano Lavaggio: in acqua fredda senza candeggina o ammorbidente Condizioni di utilizzo: umidità o secco da 4° a 16° centrigradi Perfetto per quei giorni in cui un guanto termico potrebbe essere eccessivo COOLMAX EcoMade interno per il massimo isolamento e protezione Cordura e Nylon Tessuto per garantire un maggiore resistenza all’abrasione Inserti in PVC sul palmo e sulle dita per una maggiore aderenza Punta delle dita in Dilver Ag per operare su smartphone

Il Distributore per l’Italia: Lo.Ga. S.r.l. Via Leopardi, 35 22070 Grandate (CO)

Un paio di guanti Duraglove ET color giallo fluo

La punta delle dita dei guanti Duraglove ET è composta da un filato conduttivo (Diliver Ag) per permettere di toccare e operare in tutta tranquillità dispositivi touch-screen come, per esempio si può notare nella foto, uno smartphone

Un paio di guanti Duraglove ET di colore bianco

Tel. +39 031 396510 Fax: +39 031 396510 E-mail: info@principiabikestore.com Web site: www.principiabikestore.com


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iNBiCi magazine anno 7- 06 Giugno 2015  

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