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Anno VII n°10 • ottobre 2015

BettiniPhoto

FABIO

ARU eccellenza

ITALIANA


MENDRISIO, PERLA DEL TICINO

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a cura della Redazione

Adagiata sulle dolci pendici del Monte Generoso si trova una località svizzera di grande fascino. Sulle sue strade tanti eventi ciclistici di prestigio, come quella volta che sfrecciò Cadel Evans...

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endrisio (Mendrìs in dialetto ticinese) è un elegante comune svizzero del Canton Ticino adagiato sulle dolci pendici del Monte Generoso, sede abituale di grandi eventi ciclistici (ricordiamo il mondiale del 2009 vinto da Evans). Nel 2004 ha inglobato l’ex comune di Salorino e nel 2009 ha realizzato un’ulteriore fusione con gli ex comuni di Arzo, Capolago, Genestrerio, Rancate e Tremona. Il 14 aprile 2013 sono stati aggregati i comuni limitrofi di Besazio, Ligornetto e Meride. La prima testimonianza certa di una comunità di nome Mendrisio è di epoca longobarda, in cui per la prima volta, nel 793, è citato il toponimo Mendrici, un genitivo richiamante Mendricus o Manricus. Durante l’Età dei Comuni, Mendrisio gravitò nell’area di influenza della Città di Como. Il borgo era un’importante località di difesa, grazie ai suoi tre castelli, e presto si attirò le mire della Città di Milano che, dopo un

conflitto, la conquistò. Nel 1803 il distretto di Mendrisio, insieme con gli altri baliaggi, andò a costituire il Canton Ticino (parificato agli altri Cantoni svizzeri in seguito all’Atto di mediazione napoleonico). Dal 1810 al 1813 il territorio venne temporaneamente occupato dalle truppe del Regno d’Italia del generale Achille Fontanelli, che ne reclamavano l’annessione, con il pretesto di reprimervi il “contrabbando” fra Svizzera e Regno d’Italia. Dal 1996 Mendrisio è sede dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, la facoltà di architettura dell’Università della Svizzera italiana. Tra le sue manifestazioni più celebri le Processioni storiche pasquali (pasqua), la Fiera dell’antiquariato (maggio), il Festival Jazz (giugno), la salita con moto d’epoca al Monte Generoso (luglio), la Sagra dell’uva (settembre), Sapori e Saperi (ottobre) e la Fiera di San Martino (novembre).

Villa Argentina a Mendrisio

Chiesa dei SS. Cosma e Damiano


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ASOLO, LA CITTÀ DEI CENTO ORIZZONTI a cura della Redazione

Un piccolo gioiello incastonato nel cuore della provincia di Treviso, ritrovo di nobili ed artisti, tra cui Eleonora Duse che, alla morte, volle essere sepolta qui.

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nserito nella lista dei “Borghi più belli d’Italia”, il comune di Asolo - in provincia di Treviso - nel corso dei tanti secoli della sua storia (tracce della sua esistenza si registrano sin dal Paleolitico!), è stato apprezzato da importanti personalità ed artisti. Non solo il Carducci, che la definì “la città dei 100 orizzonti”: la Regina di Cipro trasferì qui la sua corte nel XV secolo e la “Divina”, Eleonora Duse, visse qui e qui – non a caso - è sepolta. Asolo è un piccolo gioiello incastonato in una regione bellissima, che non ha solo Venezia da esibire. Se passate di qui, fate un salto alla Rocca, che sovrasta il monte Ricco e che permette di scorgere, nelle giornate più limpide, addirittura la Laguna di Venezia. Visitate il castello della Regina Cornaro, le mura difensive, l’acquedotto romano e non dimenticate di scattare una foto ricordo in Piazza Garibaldi. Certo è comunque che la terra asolana fu sempre di particolare attrattiva per l’uomo, tanto che oggi potrebbe tranquillamente raccontare oltre due millenni di storia: dai Vista panoramica di Asolo

Paloeveneti agli antichi Romani, che vi costruirono acquedotto, terme e teatro, dal Medioevo al Rinascimento, ancora in grossa misura presenti, dall’Ottocento romantico, quale richiamo di intellettuali ed artisti, ad oggi. Né si scordi che l’enigmatico Giorgione dipinse le sue colline, rendendole ancora più immortali, trovando loro un volto d’arte oltre che ‘naturalistico’. Una visita ad Asolo permette anche di conciliare il gusto per la storia e la cultura con i piaceri della tavola. Nelle osterie, nei

ristoranti, nei caffè e nelle enoteche che si affacciano sui caratteristi portici e sulle piazze si possono gustare ottimi piatti preparati con i migliori prodotti locali e legati alla tradizione culinaria veneziana, come gli sfiziosi cicchetti. Il tutto accompagnato da un frizzante calice di Asolo Prosecco Superiore DOCG, eccellenza della nostra terra.

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L’INTERVISTA

a cura di Mario Pugliese

EDITORIALE

di Maurizio Rocchi

IN COPERTINA

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COSMO BIKE SHOW

InBici Magazine Direzione e Amministrazione Via Delle Scalette, 431 - 47521 Cesena (FC) Direttore Responsabile Roberto Feroli Direttore Generale Maurizio Rocchi In Redazione Mario Pugliese, Roberto Feroli, Dr. Roberto Sgalla, Paolo Aghini Lombardi, Fabrizio Fagioli (Equipe Velòsystem), Dr. Iader Fabbri, Equipe Enervit, Matteo Gozzoli, Aldo Zanardi, Mario Facchini, Andrea Pelo Di Giorgio, Dr. Maurizio Radi, Gianluca Barbieri, Roberto Bettini, Paolo Mei, Roberto Zanetti, Dr. Alessandro Gardini, Dr. Piero Fischi, Luciana Rota, Bruno Filippi Fotografi Playfull, Studio5, Foto Castagnoli, Bettini Photo, Newspower Archivio fotografico Gianni Rocchi Distribuzione Italian Business Management LTD Progetto grafico Starter di Federico Lodesani Responsabile Marketing Sara Falco Responsabile Facebook Gianni Rocchi Stampa Wafra

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a cura della Redazione

MONDO ACSI

a cura di Newspower

CENTRO CITTÀ

a cura di Mario Pugliese

VUELTA DE ESPANA

a cura della Redazione

Inbici magazine

a cura di Paolo Mei

LA GESTIONE FISICA DELL’ATLETA a cura di Bruno Filippi

IL COACH

di Iader Fabbri

inbicimagazine

E-BIKE, UN MONDO INTORNO A TE a cura di Alcedo Italia

DOSSIER SPORT E MEDICINA a cura di Maurizio Radi

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MENTE IN SELLA

di Claudia Maffi

Inbicimagazine

a cura di Gianluca Barbieri

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SICUREZZA IN GARA

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OLTRE L’OSTACOLO

a cura di Roberto Zanetti

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IL PERSONAGGIO a cura di Paolo Mei


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La grinta di Fabio Aru vincitore della Vuelta a Espa単a 2015 Photo by Bettiniphoto


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L’INTERVISTA

Iader Fabbri - Campioni del mondo (della nutrizione) A cura di Mario Pugliese

A Richmond l’Italia ha deluso, eppure sul piano dell’alimentazione gli azzurri si erano preparati in maniera ottimale. Parola di Iader Fabbri che, nel giorno dei processi, trova un motivo per sorridere: “Dalla Virginia torniamo comunque con un’esperienza preziosa”. Il nutrizionista Iader Fabbri con Barry Sears

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on è andata come si sperava, “eppure – assicura Iader Fabbri – avevamo preparato questo Mondiale nei minimi dettagli”. Niente era stato lasciato al caso. Soprattutto sul piano dell’alimentazione, calibrata in modo scientifico e personalizzato.

Frutta secca, cibi con basso carico glicemico, materie prime rigorosamente “made in Italy” ed un integratore al cacao a base di flavanoli che, nei test, aveva dato formidabili riscontri. La dieta mondiale confezionata dal faentino Iader Fabbri, consulente tecnico nutri-

zionale della Nazionale Italiana di Ciclismo, era stata preparata mixando dati empirici e parametri da laboratorio. In Virginia non è bastato, ma tra le pieghe di un Mondiale da dimenticare, resta una certezza: quantomeno sul piano nutrizionale, l’Italia a Richmond avrebbe meritato la maglia iridata.


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Dottor Fabbri, lei ha vissuto a Richmond la sua seconda esperienza mondiale con la nazionale italiana di ciclismo. Rispetto ad un anno fa, sul piano della cultura dell’alimentazione, che cosa è cambiato in seno alla Federazione Italiana? “Direi tanto e, per fortuna, in meglio. Certo, c’è ancora molto da fare perché si può sempre migliorare, ma sicuramente stiamo andando verso la direzione giusta. Rispetto ad un anno fa, l’ambiente della Federazione

azzurra, ma direi di tutto il ciclismo italiano, è diventato molto più sensibile e ricettivo nei confronti dell’alimentazione applicata allo sport. L’intero movimento, anche sulla scorta delle esperienze positive introdotte in particolare dai team anglosassoni, ha ormai compreso l’importanza dell’aspetto

nutrizionale per il miglioramento della performance. E, in questo senso, va dato atto al commissario tecnico Davide Cassani e all’equipe medica della Federazione di essere stati, ancora una volta, precursori”. Perché, nel 2015, è così difficile far attecchire la cultura del “mangiar sano”? “In realtà, come dicevo, in questi ultimi anni sono stati fatti progressi significativi. Il mio lavoro con la Federazione, in tal senso, è molto importante perché incide in maniera positiva sull’attività agonistica degli atleti azzurri, ma anche per i riflessi preziosi che può avere sull’attività giovanile, un ambito che dev’essere considerato prioritario. La cultura di un’alimentazione corretta, infatti, non è solo importante per gli atleti, ma anche e soprattutto per i giovani di questa generazione, sui quali incombe minaccioso il dilagante fenomeno dell’obesità”. Qual è stato nel ritiro azzurro il suo rapporto con gli atleti? “In Nazionale ho trovato corridori che già seguivo come consulente tecnico durante l’intera stagione. Con loro è stato semplice lavorare perché hanno già assimilato gran parte delle mie idee e del mio metodo e dunque, in virtù di un rapporto fiduciario, le “resistenze” sono state minime e la sintonia pressoché totale”. E con quelli che ha visto, per la prima volta, solo in ritiro? “Qui il discorso è più complesso, perché questi corridori ragionano ovviamente in base agli schemi che hanno assimilato dai team per i quali corrono tutto l’anno che, a volte, possono anche divergere dal mio ‘credo’ e dalle mie metodologie. A loro, in perfetta sintonia con l’equipe medica, ho offerto soprattutto un servizio di supporto per cercare di non snaturare radicalmente le loro abitudini alimentari. Allo stesso tempo, però, abbiamo cercato di creare i presupposti per una ‘cultura dell’alimentazione’ legata alle performance, motivando le eventuali scelte e discutendone sempre assieme. Sul piano alimentare, come è stata gestita l’Italia nella settimana pre-mondiale? “Nella cosidetta ‘fase di scarico’ era importante soprattutto non acquisire peso né liquidi in eccesso. Agli azzurri abbiamo dato cibi ricchi di proteine nobili di alta qualità con carboidrati a medio-basso carico glicemico”. Lei, in particolare, è un sostenitore della frutta secca oleosa… “In base alle mie ricerche è un alimento prezioso per gli atleti perché contiene aci-

di grassi essenziali e poli-insaturi. La frutta secca è saziante, ricca di fibre, fornisce un apporto energetico importante ma, soprattutto, non aumenta la glicemia e neppure l’insulinemia”. Il fuso orario (sei ore di differenza da Richmond all’Italia) è stato un problema? “E’ un fattore che, ovviamente, avevamo preso in considerazione. Anche sul piano nutrizionale, il metabolismo degli atleti doveva abituarsi gradualmente al nuovo fuso, per questo, già dal periodo di preparazione in Italia, avevamo modificato gli orari dei pasti, posticipandoli con gradualità”. Qualche novità utilizzata negli States? “Un integratore alimentare a base di cacao e ricco di flavonoli. Si tratta di un prodotto testato scientificamente che, applicato allo sport, ha dato eccellenti riscontri perché migliora la fluidità sanguigna e garantisce così, nel massimo sforzo, un risparmio di ossigeno. Cosa hanno mangiato i nostri azzurri a Richmond? “Sicuramente pietanze di grande qualità, visto che molte materie prime le abbiamo portate direttamente dall’Italia. In generale, il menù del mondiale è stato, nell’impostazione base, uguale per tutti anche se, di concerto con il nostro chef, ho cercato di variare il più possibile l’offerta di piatti per intercettare i gusti di ogni atleta. E’ chiaro poi che ciascun corridore ha delle esigenze più specifiche che abbiamo assecondato, ma sempre nel rigoroso rispetto di un regime nutrizionale ottimale”.


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AUTUNNO PARTE all’insegna delle

NOVITÀ

Dopo un’estate di caldo-record, torna finalmente il clima temperato dell’autunno, la stagione ideale per il grande popolo del ciclismo. Il mese di settembre va in archivio sull’onda del formidabile successo di pubblico e critica ottenuto dal CosmoBike di Verona, la fiera internazionale della bicicletta che, con i suoi 50mila visitatori (alla prima edizione!), ha ridisegnato, in appena quattro giorni, i confini commerciali dell’intero settore. Giù il cappello allora davanti al product manager Paolo Coin, ormai ribattezzato il “Re Mida” delle fiere ciclistiche internazionali. A Verona, dall’osservatorio privilegiato del nostro (frequentatissimo) stand, abbiamo ammirato le grandi novità del settore che troverete in anteprima su questo numero. E a proposito di “prime volte”, impossibile non ricordare la nascita del “Gran Fondo World Tour”, il nuovo circuito ciclistico internazionale che debutterà nel 2016. Si tratta di un evento di portata planetaria, che intende riunire - sotto un unico brand - la cultura ciclistica di tre continenti diversi. Referente italiano del circuito, oltre che media-partner, sarà proprio la rivista InBici. E di questo, sperando di non apparirvi troppo autoreferenziali, siamo molto orgogliosi. Maurizio Rocchi

Photo by Bettiniphoto


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UN DOVEROSO OMAGGIO InBici premia l’impresa del tamburello sardo, capace di trionfare alla Vuelta e di ridisegnare, in un colpo solo, le gerarchie in casa Astana.

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opo l’omaggio a Vincenzo Nibali, splendido trionfatore della Grand Boucle 2014, la redazione giornalistica di InBici rende omaggio a Fabio Aru, dedicandogli la copertina del mese di ottobre. Una scelta doverosa per ricordare l’impresa del giovane corridore sardo, capace di trionfare a 25 anni alla Vuelta de Espana. Un successo che lo proietta “ad honorem” nell’olimpo del ciclismo mondiale, lui che - fino a ieri - era solo un ottimo prospetto. Aru ha trionfato nella corsa a tappe iberica, mettendo sui pedali lo spirito spavaldo dei giovani e la maturità tattica dei corridori più navigati. Ha tenuto duro quando la sorte sembrava congiurargli contro e, con il cinismo del campione, si è rialzato dalle sconfitte, sfruttando tutte le occasioni che la corsa gli ha messo davanti. Un costante lavoro “ai fianchi” degli avversari, più che “battuti” sarebbe meglio dire “stremati” dal tamburello sardo, che ha tolto l’ossigeno ai suoi rivali, attaccandoli ogni qual volta le circostanze l’hanno reso possibile. Per dare un peso all’impresa di Aru, basta scorrere a ritroso l’albo d’oro della corsa spagnola, vinta nel nuovo millennio solo una volta da un italiano: Nibali nel 2010. E proprio questo particolare, apre scenari intriganti per il futuro del grimpeuer di San Gavino che, già dalla prossima stagione, potrebbe tentare anche l’assalto al Giro d’Italia o - perché no? - al Tour de France. Anche perché, a questo punto, le gerarchie in casa Astana sono “working in progress”. Giusto, per ora, lasciare le insegne da capitano a Vincenzo Nibali, ma dopo un 2015 da dimenticare per il siciliano, il gap tra i due italiani si è assottigliato e, nel 2016, con ogni probabilità, si delineerà ancora più chiaramente. Per il momento, godiamoci il trionfo spagnolo di Aru. Un successo che merita una standing ovation. Un successo, appunto, da copertina.


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70ª VUELTA DE ESPANA Fabio Aru, El Matador A cura della Redazione

Fabio Aru stravince da campione la corsa a tappe iberica. E l’Italia ha un nuovo campione.

Sul podio della Vuelta 2015 Fabio Aru, Joaquim Rodriguez e Rafal Majka. Photo by Bettiniphoto

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er gli oracoli delle due ruote, il 2015 doveva essere l’anno della consacrazione di Vincenzo Nibali e, invece, nell’album di questa imprevedibile stagione, sul piedistallo del ciclismo italiano ci finisce Fabio Aru che, in una domenica di metà settembre, a Plaza de Cibeles - nel cuore di Madrid - indossando a petto gonfio la maglia rossa di leader della Vuelta, si regala il suo momento di celebrità planetaria. Non che il “matador” sardo possa essere considerato un outsider, perché già in passato, soprattutto al Giro d’Italia, aveva dato un saggio delle sue superbe qualità da grimpeur, ma se si vince a soli 25 anni

uno dei tre grandi giri a tappe, vuol dire che siamo di fronte a qualcosa di più di un “ottimo prospetto”. Il giovane dell’Astana ha conquistato questa 70esima Vuelta d’Espana con la grinta e la determinazione di un veterano delle due ruote. Perché Aru non ha pedalato su un biliardo, ma su un tracciato lastricato di difficoltà come quando, qualche giorno prima del proscenio madrileno, era rovinosamente caduto, mettendo a serio rischio la sua Vuelta. E’ stato in quell’attimo avverso, in quella tonante reazione da leader, che Fabio Aru ha spiegato al mondo del ciclismo che cosa significa la proverbiale “testardaggine” sarda. Quando tutto sem-

brava ormai perduto, Fabio ha inventato il suo miracolo demolendo la resistenza dell’olandese Domoulin sulle ultime due montagne della Vuelta. Due attacchi, uno più cattivo dell’altro. Nel primo l’olandese ha resistito con la forza della disperazione (ma già si vedeva quanto fosse al limite); nel secondo è andato al tappeto come un pugile suonato perdendo quattro minuti e anche il podio. In quel momento qualche cronista, nell’enfasi delle celebrazioni, ha pure azzardato un paragone, scomodando il carisma mitologico di Pantani. Diciamo la verità, siamo ancora lontani anni luce dalle imprese del Pirata (e dalla sua personalità), ma la grinta


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La premiazione suggestiva davanti al palazzo comunale di Madrid. Photo by Bettiniphoto

d’acciaio, la spietata tenacia con la quale Aru attacca (e annienta) i suoi avversari, ricorda un po’ il cannibalismo lucido e feroce di Pantani. Ma al di là dei paragoni scomodi, quella di Aru resta un’impresa fantastica, anche perché questo inebriante epilogo è arrivato dopo una sfida infinita tra salite e discese, su un tracciato tecnicamente molto impegnativo che poteva essere “domato” solo da un campione. Standing ovation per Aru, certo, ma giù il cappello di fronte a tutta l’Astana che al momento decisivo si è fatta trovare a fianco del tamburino sardo. In particolare merita la lode Mikel Landa che ha accompa-

gnato la galoppata trionfale del capitano che, non a caso, al momento di alzare i calici, ha detto: “Non ho vinto io, ma tutta l’Astana”. Parole che indicano maturità e quel misto di modestia & consapevolezza che, di solito, è scolpito nei genoma dei leader. E’ uno strano periodo per il ciclismo italiano. Sembrava una delle annate peggiori, soprattutto dopo l’espulsione-choc di Nibali e, invece, ci ritroviamo con un nuovo campione che diventa il re della Vuelta. A 25 anni, Aru ha definitivamente superato l’esame di maturità. Prima aveva avuto qualche lampo (due tappe al giro d’Italia), ma sempre senza la responsabilità e i gradi del capitano. Aveva corso, fino a ieri, con

la temeraria spavalderia dei giovani, senza pressione e senza l’assillo di dover “vincere a tutti i costi”. Condizione ideale per sorprendere gli avversari. Ora, con una Vuelta in bacheca, Fabio non è più una scommessa. Ora è una realtà consolidata del ciclismo mondiale, che ha vinto una grande corsa a tappe precedendo campioni del calibro di Rodriguez (2°), Majka (3°) e Quintana. Inutile dire che, per lui, il difficile viene adesso, perché - nel 2016 - non sarà più solo “un giovane di belle speranze”, bensì un grande favorito di tutte le corse a tappe, uno da “curare”, da “marcare a vista”. Ora, da soliti italiani mai contenti e con l’osses


18 Tom Domoulin

Joaquim Rodriguez

sione storica delle rivalità (Coppi & Bartali, Moser & Saronni), viene subito da pensare: se sale Aru, scende Nibali? Sta per nascere una rivalità? C’è il rischio che, in una Astana dalle gerarchie così precarie, la nuova coppia scoppi? Aru ha risposto con chiarezza dicendo che (per ora) non c’è problema. Ha detto che l’anno prossimo correranno insieme, da leali compagni di squadra. Che insomma, in un calendario così ricco di spunti, c’è spazio per entrambi. Vedremo. Al momento, però, più che stimolare caustiche rivalità è meglio goderceli questi due talenti che hanno molte caratteristiche in comune. Svelti di testa e di gambe, brillanti scalatori capaci sempre di uscire dalla spartito, inventandosi qualche “numero” fuori programma. Il loro punto debole, già lo sappiano, è la cronometro e, per chi corre per vincere i grandi giri, può essere una zavorra. Però va detto che, proprio nella prova di Burgos, dove Fabio ha perso pochissimo, la ruota della corsa ha ricominciato a girare a favore dell’italiano. Certo è che questo è l’ambito sul quale, già da quest’anno, bisognerà lavorare duro. Perché le imprese in montagna esaltano le folle e garantiscono i titoli a sei colonne, ma sul silicio della storia, restano soprattutto quei nomi scolpiti negli albi d’oro dei grandi giri. Fabio Aru è il sesto italiano a conquistare la vittoria nella Vuelta a Espana. Prima di lui c’erano riusciti Angelo Conterno (1958), Felice Gimondi (1968), Enrico Battaglin (1981), Marco Giovannetti (1990) e Vincenzo Nibali (2010). Dicevamo del ciclismo italiano: in neanche 15 mesi ci siamo presi il Tour (2014 con Nibali) e poi la Vuelta con Aru. Al di là delle cassandre sempre in agguato, tanto male non stiamo.


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COSMOBIKE SHOW

A Verona nasce il nuovo polo della bicicletta a cura della Redazione

Prima edizione da urlo con oltre 50mila visitatori, duecento giornalisti accreditati e cinquecento aziende espositrici. Nei numeri e nei commenti degli “adetti ai lavori”, cronaca di un successo annunciato.

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i è chiuso il sipario - con il dato eclatante di oltre 50mila visitatori - la prima edizione di CosmoBike Show, il salone internazionale dedicato al settore delle due ruote a pedali, organizzato a Veronafiere dall’11 al 14 settembre. Un suc-

cesso che va oltre le più ottimistiche previsioni e che conferma la poderosa escalation della cultura della bicicletta. La Fiera di Verona si è confermata, infatti, la capitale espositiva di un comparto industriale in crescita in Italia con 3.066 aziende nel

2014 (+1,5% sul 2013) che hanno prodotto 2,7 milioni di biciclette (+2,1%), di cui 1,6 esportate all’estero (+1,1%). Oltre cinquecento le aziende provenienti da Italia, Olanda, Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Australia e Cina nei quattro pa-


Immagine dello stand Beltrami TSA

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diglioni della fiera, per un totale di 40mila metri quadrati espositivi, cui si aggiungono i 20mila metri quadrati delle piste esterne per show e bike test. Più di 200 i giornalisti accreditati per seguire l’evento, anche da Belgio, Svizzera, Olanda, Stati Uniti e Taiwan.

«Si tratta di risultato che accredita ufficialmente CosmoBike Show quale rassegna di riferimento in Italia nel panorama delle biciclette e ci pone al secondo posto tra quelle in Europa – commenta il presidente di Veronafiere, Ettore Riello –. Aziende, operatori specializzati e visitatori hanno riconosciuto e premiato già dal debutto il valore aggiunto di un format nuovo, di un quartiere espositivo e di una capacità organizzativa come quelli di Veronafiere, inserite nel contesto di forte attrattività della città di Verona». Tra gli epicentri della fiera anche lo stand di InBici che, al padiglione 4, davanti alle telecamere della trasmissione “A Tutta Bici”, ha ospitato alcuni personaggi di grido del ciclismo di ieri e di oggi. Ricordiamo, tra gli altri, Francesco Moser, Damiano Cunego, Mario Cipollini e Wladimir Belli. Molto gradita anche la visita di Paolo Coin, product manager di “Cosmo Bike”, mentre non dev’essere considerato un “ospite”, bensì “uno di famiglia” il celebre fotografo Paolo

Novità nello stand Bianchi

Bettini, l’obiettivo più prestigioso del ciclismo planetario. Durante la fiera, InBici ha ospitato anche la presentazione ufficiale del Gran Fondo World Tour, il nuovo circuito granfondistico internazionale che toccherà, nel 2016, ben tre continenti. «Il nostro obiettivo, fin dalla prima edizione era fare di CosmoBike una manifestazione vocata al business del settore bici, ma che fosse anche innovativa, interattiva per il pubblico di appassionati e, soprattutto, capace di crescere a livello internazionale – spiega il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –. A giudicare dai numeri e dalla soddisfazione delle aziende ci siamo riusciti in pieno e possiamo iniziare già a guardare al futuro sviluppo della rassegna che guarda al nostro diretto competitor fieristico di Friedrichshafen, in Germania». Per quattro giorni, le bici sono state protagoniste assolute: tradizionali, da corsa, mountain bike, elettriche, ma anche le nuove “fat-bike”, capaci di affrontare sabbia e


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neve e le “special needs bike”, pensate per le persone disabili. Negli stand, all’interno dei quattro padiglioni della fiera, i più importanti marchi e case mondiali: i 17 prodotti più innovativi sono stati premiate, inoltre, con il CosmoBike Tech Award, il riconoscimento attributo da CosmoBike Show a chi si distingue per ricerca e creatività. Soddisfazione anche per il project manager di CosmoBike Show, Paolo Coin: «Questa edizione – afferma – premia un progetto fieristico che ha saputo sviluppare il potenziale di un settore in espansione e con tematiche attuali che spaziano dalla mobilità urbana alternativa, allo sport, fino a salute, turismo e sostenibilità ambientale. A noi è andato il compito di tradurre tutto questo in occasioni di business, che non sono mancate, soprattutto nelle giornate di venerdì e lunedì dedicate agli operatori del settore». CosmoBike Show è stato anche un evento da vivere in prima persona per il pubblico, grazie al programma di spettacoli di bike trial e freestyle Bmx che ha animato i 20mila metri quadrati di aree esterne e alla possibilità di provare su strada gli ultimi modelli di bici, sia all’interno del quartiere fieristico, sia sui 60 chilometri di percorsi tecnici del Demo Day, organizzato venerdì 11 sulle colline di Verona e che ha coinvolto oltre 500 persone. Nella giornata inaugurale, molte le presenze istituzionali, a iniziare da Barbara Degani, sottosegretario al Ministero dell’Ambiente che ha dato il patrocinio alla rassegna, Federico Caner, assessore al Turismo e al Commercio Estero della Regione del Veneto, Flavio Tosi, sindaco del Comune di Verona, e Joep Wijnands, ambasciatore in Italia del Regno dei Paesi Bassi, nazione ospite d’onore di questa prima edizione. Tra le tematiche affrontate negli oltre 30 seminari e convegni tecnici tenuti a CosmoBike Show, poi in primo piano il futuro della ciclabilità urbana in chiave business, con CosmoBike Mobility. Spazio anche a CosmoBike Tourism, l’area della manifestazione con le migliori proposte in fatto di itinerari e pacchetti a misura di bici offerti da enti, alberghi, agriturismi e consorzi di promozione del turismo, senza dimenticare l’iniziativa Green Roads Award, che ha votato le più suggestive piste ciclabili del Paese, premiando Umbria, Veneto e Liguria.


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Photo by Bettiniphoto


ATALA

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Francesca Ghezzi, Marketing e Comunicazione Indubbiamente una grande affluenza di pubblico che vorrei sottolineare analizzando questi 4 giorni di fiera con Cosmobike Show. Siamo all’edizione zero, ci stiamo ambientando e Verona ci ha accolti con entusiasmo proponendo un prodotto fieristico all’altezza. Abbiamo avuto contatti interessanti provenienti da tutta Italia, ci auguriamo maggiori presenze straniere per il prossimo anno, ma ci riteniamo soddisfatti e molto fiduciosi. La fiera ha fatto sicuramente un grande lavoro di comunicazione che ha portato risultati concreti e visibili, lo si legge soprattutto nella grande affluenza di consumatori finali.

BIANCHI

Claudio Masnata, Marketing e Communication Manager Cosmobike e Verona sono state per Bianchi una vetrina importante, la grande affluenza di pubblico – che ha raggruppato dealer, operatori del settore, negozianti ma anche consumatori finali – è stata sicuramente un elemento strategico che ci ha permesso di individuare nuove opportunità sia commerciali che di dialogo con il comparto intero. Abbiamo registrato un interesse anche dall’estero con presenze dalla Germania e dall’Austria.

CRAFT

Dante Luisetti, Country Manager A chiusura di questi quattro giorni a Verona registriamo un risultato decisamente positivo. Siamo soddisfatti delle visite. Il pubblico ci ha sorpreso, infatti oltre ai nostri clienti abituali, abbiamo avuto modo di prendere contatto con operatori, rivenditori e clienti finali totalmente nuovi. Oggi, venerdì, è la giornata dedicata ai dealer per eccellenza: lo stand è stato sempre affollato a testimonianza del successo di pubblico che orgogliosamente possiamo dichiarare. Siamo certi che anche il prossimo anno sarà un’occasione di business importante alla quale di sicuro non mancheremo.

DE ROSA

Cristiano De Rosa, Amministratore Delegato Felice e fiero di aver creduto e aderito a questo nuovo progetto. Cosmobike ha soddisfatto le nostre aspettative. Nel weekend, soprattutto, abbiamo registrato un ottimo riscontro in termini di pubblico e di operatori. Consapevoli e contenti di questo primo approccio con Cosmobike e con Veronafiere, ci auguriamo un’edizione 2016 ancora più ricca di attenzione, iniziative e occasioni di business, con visite non solo dall’Italia, ma anche dall’estero.

FOCUS

Giorgio Garofali, Amministratore Delegato Abbiamo creduto veramente in Cosmobike e stiamo registrando ottimi risultati. L’affluenza è stata massiccia con operatori da tutta Italia, un elemento positivo per il nostro business. La fiera si sta rivelando adeguata alle nostre esigenze sia commerciali che espositive. Non credo di esagerare dicendo che la manifestazione sia un successo, nata sotto i migliori auspici e attenta ai bisogni dei produttori come dei visitatori. Ci auguriamo un’edizione 2016 ancora migliore.


COMM ENTI degli

ESPOSI TORI

GRANDIS

Alessandro Grandis, Titolare La fiera è andata molto bene, soprattutto nelle giornate di sabato e domenica. Grandis gioca in casa a Verona e siamo soddisfatti di aver aderito a questo progetto che ha dimostrato competenza e conoscenza del nostro mercato. Ottimi risultati soprattutto con il consumatore finale. Ci auguriamo naturalmente una crescita a tutto tondo per la prossimo anno.

KTM

Mauro Ascani, Agente commerciale Nord Italia Impressione decisamente positiva, sia dal punto di vista commerciale che di contatto con il cliente finale. Il settore bici, in questi quattro giorni di vetrina con Cosmobike, ha dimostrato di essere in crescita: un dato che stimola le aziende. Questa manifestazione ha dato un importante contributo al business che caratterizza il comparto bicicletta. Ci sono venuti a trovare allo stand clienti già ampiamente fidelizzati, ma non sono mancati nuovi e interessanti contatti provenienti da tutta Italia. Aspettiamo nella prossima edizione operatori provenienti anche dal resto dell’Europa e da oltre Oceano.

MERIDA

Massimo Sganzerla, Direttore Commerciale Buona l’impressione finale, siamo soddisfatti di aver aderito al progetto Cosmobike per la qualità del servizio che ci è stato offerto, la qualità degli spazi espositivi e dell’organizzazione. La manifestazione ha tutte le carte in regola per diventare la fiera di riferimento per il settore bici in Italia. Sicuramente il successo riscontrato in termini di pubblico farà da cassa di risonanza per la crescita di questo format e per portare a Verona il prossimo anno ancora più pubblico e occasioni di business.

SCHIANO

Mario Schiano, Titolare Cosmobike Show 2015 si è rivelata una fiera di successo, strategica per il nostro business. Ci hanno fatto visita operatori da tutta Italia, ma anche dall’estero in particolare dall’Est Europa, dalla Germania, dalla Francia e dall’Olanda. L’organizzazione di Veronafiere è stata impeccabile: abbiamo potuto lavorare bene, fidelizzare clienti che già conoscevamo ma anche prendere contatto con nuove realtà. Tanti nuovi operatori del mondo bici con i quali creare interessanti opportunità; Cosmobike si inserisce in un momento di mercato crescente per il comparto e sfruttare i suoi servizi si è rivelato strategico per la nostra azienda che produce biciclette dal 1923 La nostra forza sta nella qualità e nel design esclusivamente made in Italy e Cosmobike ha saputo darci il giusto peso e il giusto spazio.

SHIMANO

Marco Cittadini, Responsabile Marketing e Comunicazione Shimano è assolutamente soddisfatta della scelta di aderire a Cosmobike. Sono stati giorni intensi, di grande lavoro che ci hanno permesso di stringere contatti concreti con dealer, produttori, rivenditori, media e pubblico. Abbiamo riscontrato interesse su tutti i fronti, oltre al grande afflusso di pubblico sono piaciute le nostre iniziative di testing in area esterna e la nostra proposta formativa rivolta ai tecnici di settore. Grazie a Cosmobike e Veronafiere, siamo già pronti per fare parte della manifestazione anche il prossimo anno!


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Vuelta a España 2015 Opera d’arte by Bettiniphoto


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CAMPIONATO DEL MONDO L’italia stecca nel finale A cura della Redazione - Photo by Bettiniphoto

Azzurri padroni della corsa fino a cinque chilometri dal traguardo. Poi Sagan sferra l’attacco (prevedibile ma letale) e i piani di Cassani si squagliano come neve al sole. Dopo una corsa piena di rimpianti, torniamo dagli States con un 18° posto e la disarmante sensazione di non averci neppure provato.

Il podio mondiale di Richmond, Peter Sagan (Slovacchia) - Michael Matthews (Australia) - Ramunas Navardauskas (Lituania)

T

anto lavoro per un 18° posto di Giacomo Nizzolo. Se ti chiami Italia, il bilancio fa arrossire, perché con un Nibali annunciato in forma smagliante, un Trentin che, negli ultimi chilometri, poteva essere un’arma micidiale ed un Ulissi che prometteva scintille, lasciare gli States senza neppure un azzurro nei primi dieci, sa un po’ di disfatta. Ci sarà tempo per analizzare, con tutta l’obiettività possibile, gli errori di una corsa preparata bene, ma finita nel modo

peggiore. Certo è che non si può correre da grande nazionale fino agli ultimi cinque chilometri e poi, nell’attimo catartico, squagliarsi come neve al sole. Sul traguardo di Richmond, invece, è accaduto esattamente questo. Azzurri padroni della corsa, come da tradizione, fino all’ultima impennata d’asfalto, poi - alle prime mattonelle di pavé - Peter Sagan, praticamente senza squadra, è partito come una scheggia, dando scacco matto a Italia, Spagna, Germania e Francia.

Troppo facile da prevedere ed è per questo che i rimpianti, “a caldo”, scorticano la coscienza. Già in altre occasioni iridate, l’Italia era rimasta al di sotto delle attese, ma almeno, in qualche modo, ci aveva provato. Questa volta, invece, lasciamo la Virginia con la disarmante impressione di non esserci giocati fino in fondo le nostre chance, come quel cacciatore che si presenta in trincea con un arsenale alla Terminator e poi, un istante prima di premere il grilletto,


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scivola gambe all’aria nella prima pozzanghera. Tanto petting, ma poca sostanza per l’Italia che, sorpresa in contropiede nel punto in cui - tutti lo sapevano - sarebbe partita la prima “fucilata”, al momento di srotolare i suoi gioielli, si è incredibilmente eclissata dalla corsa. Ci mancava un Pozzato, è vero, ma sul piano tattico, era lecito attendersi qualcosa in più. E invece, senza medaglie, ci resta solo un fardello di domande. Qual era il piano di Cassani? Chi doveva

gno da Lucignolo del 25enne della TinkoffSaxo, un sorriso che pareva uno sfottò per chi, potendo contare su organici ricchissimi, aveva preparato questa corsa con raffinatissimi tatticismi. Sagan, che certamente avrà goduto nel gruppo di qualche alleanza trasversale, ha corso però praticamente da “single”, senza il supporto, neppure estemporaneo, di una squadra all’altezza. Però, dopo essersi nascosto tra le pieghe del gruppo fino agli ultimi 20 chilometri, nel momento decisivo

timo giro sul secondo dei tre muri. L’Italia, invece, a parte la brillante azione di Elia Viviani, entrato in una fuga che pareva importante a due giri dalla fine, non ha praticamente fatto nulla. Eppure, poco prima dell’ultima salita, gli azzurri si erano portati in testa al gruppo, come se intendessero governare gli ultimi scampoli di corsa. Ma è bastato il “cambio di marcia” di Peter Sagan per mandare all’aria ogni piano tattico. Nibali, che in questa occasione doveva riscattare una

L’azzurro Elia Viviani in azione

provarci negli ultimi chilometri in caso di gruppo compatto? Qual era l’azzurro deputato ad attaccare alle falde dell’ultima ascesa? Domande che resteranno lì, a mezz’aria, senza una risposta, perché a 5 chilometri dalla fine, l’Italia non solo ha perso la gamba, ma anche la testa. Detto questo, onore a Sagan, lo slovacco con i modi da yankee che, sul rettilineo finale, dopo aver tramortito le grandi nazionali, avrebbe potuto anche impennare. Il senso di questo mondiale è tutto nel ghi-

del Mondiale, ha sferrato l’attacco decisivo. Prevedibile, ma letale. Anche la Spagna, l’altra favorita designata della vigilia, si è lasciata sorprendere, ma almeno Valverde ha chiuso al 5° posto, tentando comunque lo sprint. Lo stesso dicasi per l’Australia che, dopo aver fatto lavorare gli altri per tutta la gara, nel momento-chiave è sbocciata dal gruppo, giocandosi le carte Matthews (2°) e Gerrans (6°). Lo stesso Belgio ci ha provato con Greg Van Avermaet, che si è arreso - di gamba - all’ul-

stagione che, a questo punto, va archiviata come deludente, ha perso l’attimo giusto. E lo stesso dicasi per Ulissi e Trentin, in forma finché si vuole, ma incapaci di leggere, con il necessario acume, le fasi salienti di questo scontatissimo Mondiale americano. Non è la prima volta che si torna a casa con le pive nel sacco. Ma, in altre occasioni, ci eravamo semplicemente arresi ai più forti. A Richmond, invece, non ci abbiamo neppure provato. Azzurri bocciati? No, più giusto dire “non pervenuti”.


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INBICI HOLIDAY

Sette giorni in Costa Blanca A cura della Redazione

Dal 17 al 24 ottobre una vacanza a misura di ciclista tra temperature ideali e strade lisce come biliardi.

U

na vacanza a misura di ciclista, un pacchetto “all-inclusive” ritagliato, come un abito sartoriale, sulle esigenze specifiche di chi, quando parte, non vuole rinunciare al piacere di una rigenerante pedalata. InBici Holiday, la nuova consolle organizzativa per le vacanze a due ruote, propone – dal 17 al 24 ottobre 2015 – una splendida settimana in Costa Blanca, nel cuore della costa spagnola, tra Capo de la Nao e Capo di Gata. Nel triangolo mediterraneo di Alicante, Benidorm ed Altea, i cicloturisti soggiorneranno nell’elegante Albir Garden Resort, una struttura ricettiva di grande fascino e, soprattutto, attrezzata per ospitare gli amanti delle due ruote. La scelta della location in Costa Blanca, ratificata dai consulenti di InBici Magazine, è il frutto di una scrupolosa selezione. In questo angolo suggestivo di Penisola Iberica, infatti, il clima, soprattutto nel mese di ottobre, è ideale per l’attività sportiva Bemidorm

e le strade, oggetto di un recentissimo restyling, sono lisce come tavoli da biliardo. Il territorio ha inoltre una consolidata cultura ciclistica, visto che ha ospitato, in passato, alcune rassegne ciclistiche di straordinaria importanza, come i campionati mondiali di ciclismo del 1992, quando – sotto il traguardo di Benidorm – sfrecciò proprio il nostro Gianni Bugno. Ma anche nel recentissimo passato, in occasione dell’ultima Vuelta di Spagna vinta da Fabio Aru, la Costa Blanca ha ospitato una tappa della kermesse spagnola. Oltre a tutti i comfort per i cicloturisti, nel pacchetto ci sarà anche la possibilità di prenotare una guida ciclistica che accompagnerà i turisti in alcune escursioni mozzafiato, offrendo – nel contempo – una preziosa consulenza a 360°. Gli interessati possono contattare il centralino di InBici Holiday al 342-0685969 (Sara) oppure il tour operator Marcheandbike al numero 377-1153061 (Fulvia).


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LA LEGGENDARIA CHARLY GAUL Chi prima arriva...

A cura di Newspower - Photo by Newspower

Tanti i vantaggi per chi si iscrive entro il 31 ottobre, tra cui la possibilità di bloccare, con soli 12 euro, un pettorale e assicurarsi la partenza in prima griglia, andando poi a versare il saldo di 30 euro entro il 31 marzo del prossimo anno.

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hiuso il sipario qualche mese fa sulla 10ª edizione de “La Leggendaria Charly Gaul” è ora il momento di prepararsi al nuovo appuntamento del 2016, in scena nel fine settimana dal 15 al 17 luglio. Le pre-iscrizioni alla celebre granfondo trentina sono già aperte ed è meglio approfittarne subito. Per chi si iscrive entro il 31 ottobre infatti sono tanti i vantaggi, tra cui la possibilità di bloccare, con soli 12 euro, un pettorale e assicurarsi la partenza in prima griglia dopo la griglia di merito, andando poi a versare il saldo di 30 euro

entro il 31 marzo del prossimo anno. L’iniziativa è decisamente allettante e darà diritto anche al gadget tecnico che celebra i 60 anni dalla mitica impresa dell’Angelo della Montagna, oltre al pettorale personalizzato con il proprio cognome e al ricco pacco gara. È anche possibile scegliere di versare direttamente l’intera quota di 42 euro, ovviamente andando sempre ad aggiudicarsi il ricco bottino. Visto il successo dell’ultima edizione a cui hanno partecipato migliaia di appassionati, gli organizzatori di ASD Charly Gaul Internazionale e APT Trento,

Monte Bondone, Valle dei Laghi hanno deciso di confermare i percorsi di gara di quest’anno, per cui venerdì 15 luglio si disputerà la cronometro pedalando in Valle dei Laghi per 24 km e 442 metri di dislivello, lungo un anello con partenza e arrivo a Cavedine, mentre domenica 17 sarà la volta della “granfondo” da 141 km con 4000 metri di dislivello e della “mediofondo” da 57 km con 2000 metri di dislivello, entrambe con start dal cuore di Trento, in Piazza Duomo, e arrivo sul Monte Bondone, come tradizione vuole, ripercorrendo le tracce di Charly Gaul.


La partenza da Piazza Duomo della La Leggendaria Charly Gaul 2015

Sono diverse quindi le possibilità di gara, e chi vorrà mettersi alla prova solo nella cronometro potrà iscriversi al costo di 38 Euro, mentre i più temerari potranno decidere di partecipare ad entrambe le prove (cronometro + granfondo/mediofondo) versando 70 Euro. Durante il weekend saranno tanti gli eventi di contorno, a cui si aggiungerà la ciclostorica “La Moserissima” di sabato 16, dedicata agli amanti del ciclismo vintage. Insomma tre giornate intense dove tutti gli appassionati potranno anche approfittare per esplorare il territorio trentino. Non solo, a riprova dell’importanza de “La Leg-

gendaria Charly Gaul” anche per il 2016 è confermato che l’evento farà parte dell’UCI World Cycling Tour, il circuito mondiale che permette di qualificarsi ai Campionati del Mondo Amatori e Master. Una bella soddisfazione per gli organizzatori, e non c’è da stupirsi se ogni anno sono migliaia i ciclisti a presentarsi allo start e se la manifestazione continua a crescere ed evolversi negli anni, anche a livello internazionale. Tutto è iniziato nel 2005 quando gli abitanti del Monte Bondone, l’APT e il Comune di Trento hanno avuto l’idea di dedicare a Charly Gaul, il celebre ciclista lussemburghese, la salita di Vason che l’ha visto protagonista durante il Giro d’Italia del 1956. L’iniziativa piacque subito, tant’è che all’inaugurazione era presente anche l’emittente televisiva lussemburghese RTL, invitata per l’occasione per fare un reportage della giornata. Quando a un giornalista, quasi per caso, venne in mente l’idea di rievocare l’evento ogni anno con un raduno internazionale di cicloamatori, il passo fu

breve e quella che era solo un’idea si concretizzò nella prima edizione de “La Leggendaria Charly Gaul-Trento Monte Bondone” e in quello che ormai è diventato un appuntamento fisso per gli appassionati che ogni anno tornano sul Monte Bondone per ripercorrere le gesta dell’Angelo della Montagna. Anche per l’edizione 2016 sono attesi migliaia di ciclisti italiani e stranieri, per cui il consiglio è di approfittare della prima finestra di iscrizioni e dei suoi vantaggi perché, si sa, “chi prima arriva meglio alloggia”! Muovendosi con anticipo sarà anche possibile scegliere con tutta calma tra i pacchetti vacanza dedicati ai granfondisti che prenderanno parte all’undicesima edizione de “La Leggendaria Charly Gaul” disponibili sul sito www.discovertrento.it, mentre sul sito www.laleggendariacharlygaul.it e sulla pagina Facebook della manifestazione sono disponibili tutte le informazioni. www.laleggendariacharlygaul.it


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INDOSSA LA STORIA! A cura della Redazione

Continua il grande successo delle t-shirt della linea “InBici History”

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a storia del ciclismo, le sue pagine più belle, i suoi campioni più celebrati. Le “perle” di uno sport romantico ed inimitabile impresse su un capo d’abbigliamento di tendenza. Prosegue il grande successo della linea di t-shirt “InBici History”, le magliette esclusive, diventate un vero “must” nel mondo del prêt-à-porter a due ruote. Immagini di grande fascino, dipinte con stile neo-realistico, che raccontano l’epopea del ciclismo, le sue imprese memorabili ed i volti che hanno segnato tante generazioni. Per chi ama il “vintage” e vuole indossare un capo originale e di

grande personalità, le magliette della linea “History”, realizzate con tessuti di pregio, offrono un ricco campionario di alternative: ci sono le furiose volate sull’anello del Vigorelli, gli sguardi in “cagnesco” di Bartali e c’è soprattutto il grande Fausto Coppi, immortalato nella gioia inebriante della vittoria, ma anche nello sforzo feroce della fatica. Una linea d’abbigliamento di grande fascino, con tanti soggetti, diverse tonalità e proposta ancora a prezzi promozionali. Nel guardaroba degli amanti del ciclismo, il classico capo che non può mancare.


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MARCIALONGA CYCLING CRAFT Emozioni in alta quota A cura della Newspower

Il 12 giugno 2016 si celebra la decima edizione dell’incredibile rassegna dolomitica. Identico il tracciato, congelata la quota d’iscrizione, grandi vantaggi per chi si assicura i primi cento pettorali. Unica novità: la partecipazione al circuito internazionale Gran Fondo World Tour.

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lea iacta est. Il dado è tratto. La frase, attribuita da Svetonio a Giulio Cesare, calza a pennello per l’apertura delle prossime iscrizioni targate Marcialonga. Dal 1° ottobre è infatti possibile iscriversi alla decima edizione della Marcialonga Cycling Craft in programma il 12 giugno 2016. Confermata la quota d’iscrizione di 30 euro, nell’intento di favorire il più possibile i concorrenti. Oltre a ciò, sono molteplici i vantaggi per chi si iscriverà fra i primi 100, non ultima la possibilità di entrare in griglia immediatamente dietro agli atleti top. Prospettiva allettante! Fin dall’anno 2007 fu chiaro l’intento degli organizzatori della Marcialonga Cycling Craft, ovvero proporre un evento tra le Valli di Fiemme e Fassa su due ruote, dopo la gara di sci di fondo e quella podistica, per andare ad ampliare l’offerta sportiva Marcialonga su tutto l’arco dell’anno. Salite faticose e panorami unici al mondo, le Dolomiti: non ci sono novità per quanto riguarda il percorso 2016. Sarà il classico tracciato che ha entusiasmato nelle passate edizioni, con le immancabili salite di Monte San Pietro, dei Passi di Lavazé, San Pellegrino e Valles. Confermate anche la partenza e l’arrivo a Predazzo, così come le lunghezze degli itinerari, con la granfondo di 135 km e la mediofondo di 80 km. Dopo la partenza si attraverseranno i centri di Ziano, Tesero e Cavalese, prima di dirigersi verso il confine con l’Alto Adige in località San Lugano. Veloce discesa verso l’imbocco della prima asperità di 9 km, che si inerpica sino ad Aldino per scollinare in centro al paese di Monte San Pietro. La gara proseguirà verso Nova Ponente fino a giungere all’impegnativa salita del Passo di Lavazé con pendenze che superano il 10%, per ammorbidirsi successivamente attraversando il valico. Dopo la rapida e nervosa discesa dal Passo, dieci chilometri di pianura faranno tornare i concorrenti verso Predazzo, dove ci sarà la scelta.

Fermarsi o proseguire? Tagliare il traguardo a Predazzo fermando la propria corsa dopo 80 km o continuare sul percorso granfondo con altri 55 km? Chi opterà per la seconda possibilità dovrà raggiungere Moena, la Val di Fassa e i 12 km del Passo San Pellegrino come tappe fondamentali del tragitto. Terminata questa fatica le pendenze si faranno alleate, dopodichè sulle strade bellunesi si supererà l’ultimo ostacolo del Passo Valles sino ai 2038 metri che segnano il confine fra Veneto e Trentino. Paesaggi mozzafiato coroneranno il tutto, con le vette del Gruppo delle Pale di San Martino a fare da sfondo; poi la successiva discesa di 24 km all’interno del Parco di Paneveggio condurrà all’agognato traguardo di Predazzo, dopo 135 km e 3279 metri di dislivello. Fatiche ampiamente ricompensate da un’atmosfera di sana competizione e dai magnifici luoghi che renderanno più sopportabili i patimenti subiti sulle due ruote. Gli sforzi organizzativi hanno recentemente premiato Marcialonga, la Cycling Craft sarà infatti l’unica tappa italiana del circuito internazionale “Gran Fondo World Tour”, a completamento di cinque tappe che si snoderanno fra la passione ciclistica di tre continenti. Si parte ad aprile 2016 con la GF di Barcellona, il 12 giugno toccherà all’attesa Marcialonga Cycling Craft nelle Valli di Fiemme e Fassa, nulla di meglio per celebrare l’appuntamento con il decennale. Il 21 giugno volo transoceanico negli Stati Uniti verso Golden in Colorado per gareggiare “sopra le nuvo-

La partenza da Predazzo dell’edizione 2015. Photo by Newspower

le”. A luglio puntata sui Pirenei con la GF di Andorra, mentre a chiudere il GF World Tour sarà il curioso appuntamento kazako di settembre. Marcialonga innova e si rinnova, con un sito web completamente rivoluzionato che scandisce nella homepage quanti giorni dovremo attendere per partecipare alle gare in programma. La quarantatreesima edizione della Marcialonga Skiing del 31 gennaio 2016 è in avvicinamento e le iscrizioni sono state caratterizzate da un’apertura-chiusura immediata dopo un sold-out durato un attimo. Questo è di sicuro un buon auspicio per la Marcialonga Cycling Craft, proiettata sempre più nel panorama internazionale.


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Vincenzo Nibali Tour de France 2015 Photo by Bettiniphoto


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A VERONA È NATO IL “GRAN FONDO WORLD TOUR” Cinque tappe in tre continenti diversi. a cura di Mario Pugliese

L’Italia sarà rappresentata dalla Marcialonga Cycling Craft. L’ideatore Dani Buyo: “Culture diverse, ma il ciclismo parla una sola lingua”.

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o scorso 12 settembre, nell’ambito della prestigiosa cornice del “Cosmo Bike Show” di Verona, è stata presentata ufficialmente la prima edizione del Circuito Internazionale “Gran Fondo World Tour”. Si tratta di una rassegna nuova ma molto ambiziosa che riunirà, non solo idealmente, la passione ciclistica di ben tre continenti. Nello stand della rivista InBici, alla presenza dell’editrice Sara Falco (referente per l’Italia del neonato circuito), hanno partecipato all’ouverture anche Dani Buyo (fondatore e general manager del “Gf World Tour”), Paolo Coin (product manager del “Cosmo Bike”) e Sandro Pisaneschi, titolare del marchio Pissei, che confezionerà in esclusiva le maglie (gialle e rosa) del circuito. Riflettori puntati, in particolare, sulla tappa italiana del “Gran fondo World Tour”, che sarà la mitica Marcialonga Cycling Craft in programma il 12 giugno 2016. Come ha spieKazakistan

gato la direttrice generale della rassegna Gloria Trettel si tratta “di un abbinamento di assoluto prestigio scelto per celebrare nel migliore dei modi i dieci anni della nostra gran fondo”. Un vantaggio, si potrebbe dire, reciproco: la Marcialonga, infatti, con il circuito compie un significativo salto di qualità, acquisendo una dimensione definitivamente internazionale, mentre il Gran Fondo World Tour si accaparra uno degli eventi ciclistici emergenti nel panorama granfondistico italiano. Cinque le tappe del circuito: si parte il 3 aprile 2016 in Spagna con la Gran fondo di Barcellona, per tante ragioni una delle rassegne ciclistiche più affascinanti del calendario europeo. Partenza fissata dalla splendida Ciudad di Antoni Gaudì verso un itinerario che si snoda nell’entroterra della Catalogna: 160km per il percorso lungo (che raggiunge un dislivello di 2900 mt) e 110 km quello ri-


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dotto (che raggiunge i 2000 mt). Incastonate nel tracciato tre salite che designeranno il vincitore. Due gli appuntamenti in programma a giugno: si parte con la Gran Fondo del Colorado negli Stati Uniti. Colorado Springs, con le sue guglie mozzafiato e i suoi panorami da cartolina, è un vero e proprio paradiso per i ciclisti. Le RoPredazzo

cky mountain sono un’esperienza indimenticabile per gli appassionati della bicicletta, non a caso proprio qui, nel 1986, si svolsero i Campionati del Mondo vinti dal nostro Moreno Argentin davanti a Mottet e Saronni. Nello stesso mese, come detto, è in calendario la Marcialonga Cycling Craft (unica tappa italiana). A luglio si vola in uno dei

principati più belli del mondo con la Gran Fondo di Andorra, il micro-stato situato nei Pirenei orientali tra Francia e Spagna dove, da diversi anni, si sta sviluppando una dinamica cultura ciclistica. Il Gran Fondo World Tour si concluderà poi nel mese di settembre, con l’epilogo nel continente asiatico, rappresentato dalla Gran Fondo di Almaty in Kazakistan, ricchissima patria dell’Astana di Nibali ed Aru. Il circuito si chiuderà poi a novembre 2016 con la GF World Championship che si svolgerà in Spagna a Terragona, sempre in Catalogna. Un destinazione di grandissimo fascino, visto che l’insieme archeologico della città di Terragona è stato inserito nel 2000 tra i patrimoni mondiali dell’Umanità Unesco. “Questo circuito – ha detto a Verona Dani Buyo, fondatore e general manager del Gran Fondo World Tour – vuole diventare un appuntamento di riferimento per il mondo delle gran fondo internazionali. Siamo soddisfatti di questo calendario che ha saputo riunire, già dalla prima edizione, alcune delle manifestazioni più belle. Il ciclismo è un grande fenomeno planetario che parla una stessa lingua, a noi il compito di abbatterne i confini e riunire, sotto un’unica sigla, la cultura ciclistica di tre continenti”. Info www.granfondoworldtour.com


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MONDO GREEN

Come pulire la bicicletta A cura della Redazione

Prodotti costosi e lubrificanti super-professionali? Non sempre. A volte, per riportare ruote e telai all’antico splendore, bastano aceto e Sapone di Marsiglia.

I

l grande Marco Pantani, quando ancora non era il Pirata, per lavare la sua bicicletta - curata con lo scrupolo maniacale di una reliquia - la metteva nella vasca da bagno. Ora, se volete imitarlo non c’è problema, unica controindicazione: le scontate lamentele di mamme e mogli che, di solito, non condividono tanto zelo. Scherzi a parte, la pulizia della bicicletta è un rito che ogni ciclomotore santifica come meglio crede: utilizzando prodotti di alta gamma oppure con la classica gomma da giardino. Spigolando tra le due tipologie, offriamo qui un rapido vademecum “fai da te” su come lavare la vostra bicicletta, attingendo qualche prezioso consiglio dal sito ambientalista www.greenstyle.it. Sono molti, infatti, i prodotti presenti

abitualmente nelle nostre case che, con un po’ di ingegno, permettono di pulire agilmente le parti della bicicletta. Per ingranaggi e parti meccaniche complesse, quali ad esempio catene e ruote del cambio, è però richiesto l’intervento di un professionista. Inoltre, in ogni caso, sarà utile leggere le istruzioni fornite dal produttore per la manutenzione, così da non incorrere in danni accidentali causati dalla scarsa informazione. Le parti della bicicletta che si sporcano con più frequenza sono, naturalmente, le ruote. Fortunatamente, pulirle è un esercizio elementare: dopo aver rovesciato la bicicletta, oppure averla agganciata all’apposito treppiede, in modo che le ruote possano muoversi liberamente, è sufficiente dotarsi di un panno morbido

imbevuto di acqua tiepida e sapone di Marsiglia, poiché quest’ultimo manifesta un buon potere sgrassante. Sarà sufficiente passare tutta la parte esterna della ruota, quindi i pneumatici, e pulire delicatamente anche la raggiera. Le parti in acciaio ritrovano immediata brillantezza anche da una soluzione di acqua e aceto. Per raggiungere le parti più difficili, invece, ci si può aiutare con un vecchio spazzolino da denti. Attenzione, però, sulle gomme e sulle parti metalliche non sono indicati detergenti abrasivi, quindi si presti attenzione e si effettuino delle prove eventualmente su una piccola parte nascosta dell’attrezzo. Utile sarà anche la rimozione di polvere, fango e altri detriti accumulati sulle pastiglie dei freni, per aumentarne sia


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la capacità frenante, che per evitare fastidiosi rumori durante l’utilizzo. È sufficiente sollevare lievemente la pastiglia, facendo attenzione di non causare danni all’ingranaggio, e passare un panno leggero inumidito in acqua tiepida. Allo stesso modo, aiutandosi sempre con uno spazzolino o un pennello, si rimuovano gli accumuli anche nella parte interna dei parafanghi. Abbastanza semplice è anche la pulizia del telaio. Per le parti in acciaio, o in altri metalli resistenti, si inizia sempre con un panno in microfibra imbevuto in una soluzione di acqua tiepida e sapone di Marsiglia, capace di rimuovere i detriti anche più invecchiati. Per sporco incrostato resistente, quali macchie di fango seccate, sarà sufficiente inumidire l’area e

aiutarsi con uno spazzolino da denti, una spazzola apposita per metalli o un pennello, agendo con una media delicatezza. Per riportare manubrio e altre parti in metallo non verniciate all’originario splendore, l’aceto è un alleato insostituibile: oltre a riportare lucentezza e brillantezza, infatti, elimina e previene la formazione degli aloni. Anche in questo caso, è sufficiente un panno inumidito in una soluzione di acqua e aceto, circa mezzo oppure un bicchiere di quest’ultimo ogni litro d’acqua. Per il sellino, soprattutto se in pelle o in ecopelle, si consiglia solo una pulizia con acqua, al massimo con un po’ di sapone di Marsiglia per macchie molto intense, per evitare di rovinarne la superficie. Sui pedali, invece, sarà sufficiente agire

con una spazzola per rimuovere fango e terra incrostati, ma anche con un panno e una soluzione di acqua e sapone. Più complessa, infine, è la gestione degli ingranaggi, come ad esempio le catene, le ruote dentellate del cambio e cavi dei freni. Per evitare di danneggiare l’attrezzo, si consiglia di richiedere aiuto a un professionista. Per eliminare l’eventuale fango accumulato su denti e catene, che potrebbero rendere più difficoltosa la pedalata, si può procedere con lo spazzolino leggermente inumidito in acqua calda. Si ricordi, tuttavia, come queste componenti richiedano spesso un’adeguata lubrificazione, secondo le indicazioni fornite dal produttore.


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MONDO ACSI

La solidarietà si alza sui pedali A cura di Newspower

Grande spettacolo a Longiano che, nel penultimo weekend di settembre, ha ospitato il “Premio alla Carriera Sportiva”, la granfondo “TuttixBene” e la cronometro “2xBene”. Tre manifestazioni, una sola finalità: dare una mano al prossimo.

Da anni la “2xBene” si occupa di una raccolta fondi a scopo umanitario, che ha coinvolto campioni di ogni epoca

Sul palco gli organizzatori e i campioni che festeggiano l’ottima riuscita della manifestazione

L’

ente ACSI, non è solo sinonimo di granfondo, mountain bike, ciclocross, prove in salita e su pista, ma da diversi anni, anche di beneficenza. Lo scorso 20 settembre è toccata alla manifestazione “Longiano in bicicletta” abbinare le due ruote alle finalità sociali, come il “Premio alla Carriera Sportiva”, una granfondo “TuttixBene” (IX prova del Campionato ACSI) con nuove e vecchie glorie del ciclismo italiano ed internazionale, ed una cronometro “2xBene”, una gara unica nel suo genere in quanto a parteciparvi sono coppie rigorosamente miste. Il 19 settembre è toccato a Gilberto Simoni, professionista dal 1994 al 2010, vincitore del Giro d’Italia nelle annate 2001 e 2003, ricevere il premio alla carriera: “Il ciclismo mi ha cambiato la vita. Il successo no”. Da anni la “2xBene” si occupa di una raccolta fondi a scopo umanitario, che ha coinvolto campioni di ogni epoca, tra gli altri, personaggi di assoluto calibro come Moser, Simoni, Baronchelli, Garzelli, Chiap-

pucci, De Vlaeminck, Canins, Casagrande, Boubnenkova e Savoldelli. Una Lui-Lei di beneficenza organizzata dal Panathlon club di Cesena assieme all’ASD G.C. Fausto Coppi di Cesenatico, al fine di rendere l’iniziativa più conosciuta e partecipata. Questa gara a cronometro di circa 13 chilometri ha visto il ritrovo dei concorrenti in Piazza Tre Martiri a Longiano, con la successiva partenza delle coppie. Ardue scalate e discese ardite, assieme ai campioni di oggi e di ieri. Ogni coppia ha lasciato la partenza affrontando prima un breve tratto in salita cui è seguita una parte in discesa per tornare nuovamente in pianura, con impennata finale al colle di Longiano. Tra i partecipanti di quest’edizione c’erano Gilberto Simoni, Claudio Chiappucci, Dalia Muccioli, Ignazio Moser ed Emiliano Borgna, responsabile del settore ciclismo ACSI, che ha partecipato alla gara assieme a Mara Dal Borgo. A vincere fra le 116 coppie in gara è stato il duo formato da Osvaldo Fernandes e Da-

lia Muccioli, con un tempo di 19 minuti e 37 secondi, ma in questo tipo di iniziative ogni intento “agonistico” passa in secondo piano. L’emozionante giornata ha coinvolto campioni di ogni genere, assieme ad atleti diversamente abili provenienti da ogni parte dello Stivale, non vedenti in tandem con un ciclista guida ed altri in hand bike, il tutto a fronte di un ricavato interamente devoluto alla comunità terapeutica “San Luigi” di Balignano, alla Caritas di Longiano, alla fondazione “La nuova famiglia” di Cesenatico e alla casa-famiglia “Papa Giovanni XXIII” di Santa Paola di Roncofreddo. Il prossimo appuntamento ACSI con il sociale sarà nelle vicinanze del Lago di Endine, con l’Unione Ciclistica Casazza e la sua “Pedalando coi Campioni” giunta alla decima edizione, il cui ricavato verrà devoluto alla onlus bergamasca Torre d’Europa, che si occupa della cura degli adolescenti con disturbi di apprendimento.


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Vuelta a Espa単a 2015 Photo by Bettiniphoto


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SULLE STRADE AUMENTANO I LENZUOLI BIANCHI A cura di Mario Pugliese

I dati di luglio 2015 della polizia stradale evidenziano una pericolosa escalation di incidenti mortali. In controtendenza i numeri relativi ai ciclisti ma, tra cattive abitudini degli automobilisti ed assenza strutturale di piste ciclabili, il futuro non promette nulla di buono.

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li incidenti mortali sulle strade risultano in vertiginoso aumento nel mese di luglio 2015. Lo rivelano i dati ufficiali della Polizia Stradale, anche se il dato relativo ai ciclisti è in controtendenza: -25%, ovvero quattro morti in meno rispetto al luglio 2014 (da 16 a 12). In ogni caso, per la cosiddetta “utenza debole” (ciclisti e pedoni), in un’Italia dove le piste ciclabili sono spesso un optional (specie se confrontate con quelle presenti nei paesi del Nord Europa), le strade - statistiche alla mano - rappresentano un’insidia costante per l’incolumità umana. Basta farsi un giro sulle nostre arterie stradali per notare che gli italiani al volante sono un concentrato di malvezzi e cattive abitudini: cinture spesso “dimenticate”, quando non allacciate dietro la schiena per evitare l’insistente “beep”, contorsioni circensi per tenere il cellulare vicino all’orecchio anziché usare l’auricolare o il vivavoce e, sempre più spesso, flashate improvvise di allegre comitive su quattroruote che si scattano “selfie” a ripetizione per poi postare fotografie improbabili sui social network. Insomma, a confronto, impallidisce anche il Carlo Verdone del “famolo strano” che, con la Gerini sulle ginocchia, sfrecciava col Mercedes cabrio a 200 km orari. Le cifre, come detto, parlano chiaro: l’incidentalità mortale sulle strade italiane è decisamente in aumento rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente (fonte: Servizio polizia stradale su dati rilevati da Polizia di Stato e Carabinieri). Un campanello d’allarme che in realtà la polizia stradale aveva evidenziato già lo scorso anno, rilevando una preoccupante inversione rispetto al trend virtuoso che aveva caratterizzato oltre un intero decennio (2001-2013) e che chiudeva con un bilancio positivo rispetto agli incidenti mortali, in costante diminuzione. Si trattava di decrementi a tre cifre, che nel 2014 si sono trasformati in un numero a due cifre, rappresentando così un calo meno marcato (l’Istat ha infat-

ti registrato nel 2013 una diminuzione delle vittime pari al 9,8%, nel 2012 al 2,8% e nel 2011 al 6,2%). I primi 6 mesi del 2015 hanno purtroppo confermato l’inversione di tendenza, che ha raggiunto il picco nel mese di luglio appena trascorso: in particolare, gli incidenti mortali sono passati dagli 879 del 2014 agli 897 dell’anno in corso (+18 pari ad un incremento del 2%), ma anche il numero delle vittime è aumentato di 18 unità, passando da 954 dei primi 7 mesi del 2014 a 972 dello stesso periodo del 2015 ( + 1,9%); unico dato positivo quello relativo agli incidenti con lesioni e alle persone feri-

te, diminuiti rispettivamente del 3,6% (- 704 incidenti) e del 2,8% (853 feriti in meno). L’elemento che desta la maggiore preoccupazione è quello relativo agli incidenti che si verificano nella fascia oraria dalle 22 alle 6. Infatti, nel mese di luglio gli incidenti notturni con esito mortale sono passati da 28 di un anno fa a 60 e le vittime da 30 a 66, con un aumento, rispettivamente, di oltre il 114% e del 120% (nel primo semestre l’aumento percentuale era stato molto inferiore, del 3,8% e del 1,5%). Le cause? In primis la maleducazione stradale che, nell’anno di grazia 2015, può essere sintetizzata con


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un neologismo: “cellulare-mania”. Ovvero, il principale motivo di distrazione per gli automobilisti. L’urgenza della questione sicurezza stradale - secondo la Polizia Stradale - richiede l’elaborazione e la messa in atto di strategie “efficaci di contrasto”, dall’aumento dei controlli a una maggiore severità nel punire le violazioni al codice della strada, con particolare riferimento all’articolo 173, in relazione all’uso scorretto del telefonino alla guida, soprattutto considerando che

molte applicazioni di cui gli smartphone dispongono sono facilmente accessibili con una sola mano, ampliando il rischio di incidenti causati da modalità di guida incerte, rallentate o con manovre improvvise e non presegnalate. Per punire i comportamenti illeciti, i Compartimenti di polizia stradale diffusi sul territorio stanno schierando anche pattuglie con colori di serie, che porterebbero maggiori risultati. Un aspetto diverso dal fattore umano è la manutenzione dei veicoli. Inutile nascon-

dersi che il parco autovetture del nostro Paese stia invecchiando, e i motivi sono alla luce del sole: in tempo di crisi, la maggioranza cambia la propria auto con meno frequenza rispetto al passato. I veicoli più vecchi richiedono naturalmente più precauzioni da parte dei proprietari mentre i tutori dell’ordine prestano nei controlli maggiore alle revisioni. Le pattuglie su strada saranno dunque maggiormente propense a controllare lo stato dei veicoli, anche se non aumenteranno numericamente. La tendenza e però indirizzata a una più efficace organizzazione attraverso l’uso di tecnologie di controllo da remoto: il riscontro sulla revisione potrà essere effettuato senza la presenza fisica dell’uomo in divisa, attraverso una telecamera che rileva la targa e la verifica tramite la banca dati della Motorizzazione; una volta accertata la violazione il verbale sarà fatto recapitare direttamente a casa dell’intestatario del veicolo. Per il grande popolo dei ciclisti, le vittime designate di certi comportamenti, l’appello è dunque uno soltanto: usate, laddove presenti, le piste ciclabili e, diversamente, prestate la massima attenzione. E, prima di uscire di casa, se siete credenti, fatevi un bel segno della croce.


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DISPOSITIVI DI SEGNALAZIONE: D’ORA IN POI... CHI SBAGLIA, PAGA! A cura di Gianluca Barbieri

Sempre più frequenti i casi di utilizzo improprio dei dispositivi di segnalazione, ma a breve certe negligenze potrebbero costar caro.

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uante volte, sul percorso delle gare ciclistiche, specie nelle granfondo, notiamo un dispiegamento di personale agli incroci con le casacche di tutti i colori e recanti la scritta “Scorta Tecnica”? Al di là di ogni folklore, è arrivato il momento di spiegare con chiarezza come si utilizzano le dotazioni che vengono fornite agli uomini della scorta, perché i controlli da parte delle forze dell’ordine, a breve, saranno sempre più frequenti e, nel caso di errori, potrebbero arrivare anche pesanti sanzioni. In questo articolo cercheremo dunque di tracciare la linea di confine che separa il codice sportivo dalla legge dello Stato Italiano. L’obiettivo è fare chiarezza su un tema complesso e scongiurare il pericolo di errori che potrebbero tradursi anche in contravvenzioni salatissime (o, in certi casi, anche in vere e proprie violazioni di carattere penale). Diciamo subito che le regole sono chiare: le casacche con le scritte “SCORTA TECNICA” devono essere usate solo ed esclusivamente nell’ambito di una gara e solo da parte di chi è in possesso del regolare patentino di Scorta Tecnica o ASA. Queste casacche non devono aver impressa nessuna altra scritta né pubblicità, oltre a quella specifica di Scorta Tecnica. E lo stesso dicasi per la paletta rossa in dotazione. Chi non possiede il patentino ASA o di Scorta Tecnica, può indossare casacche di ogni tipo, specifiche e ben visibili, ma prive della scritta Scorta Tecnica. Quando si parte da casa per andare ad una gara (o viceversa) tutti i dispositivi di segnalazione e indumenti di Scorta Tecnica devono essere inderogabilmente riposti. Durante la normale circolazione del traffico, le moto e gli addetti di Scorta Tecnica devono essere “spogliati” da ogni dotazione. Questo, lo ribadiamo con forza, perché - in diverse occasioni - ci siamo imbattuti in motociclisti, addirittura in autostrada, con addosso ancora la casacca d’ordinanza.

Stessa cosa vale per i lampeggianti: sono stati segnalati alcuni casi di moto e addirittura vetture, con lampeggianti BLU: attenzione, è infatti assolutamente vietato usare lampeggianti di colore blu. Altro episodio del quale siamo stati testimoni: una vettura “di inizio gara” che, al termine della corsa, tornava a casa con i cartelli sopra la macchina e le vetture provenienti dal senso opposto che rallentavano o si fermavano. Al termine delle gare, lo ricordiamo, vanno levati tutti i dispositivi di segnalazione, compresi i cartelli di “Inizio e Fine Gara Ciclistica”. Ricordiamo, che seppure priva di patentino, la vettura di Inizio e Fine gara, fa parte della “Scorta Tecnica” della gara stessa. Per concludere, le regole da seguire non sono molte, però disattenderle, da oggi, potrebbe costare molto caro: • la dotazione di Scorta Tecnica può essere utilizzata solo dai motociclisti che, all’interno di una gara ciclistica, sono stati delegati a quel preciso compito e recanti il patentino rilasciato dalla Polizia Stradale

La scorta tecnica al seguito di una gara

(pertanto le “moto-staffette” non devono indossare la casacca per le scorte). Stessa cosa vale per gli addetti agli incroci: se sono dotati di patentino ASA rinnovato possono indossare le casacche di Scorta Tecnica ed usare la paletta rossa regolamentare, altrimenti devono utilizzare altri indumenti e bandiere di segnalazione. • i lampeggianti non possono essere di colore blu • quando ci si trasferisce sui campi di gara oppure si termina il servizio, tutte le dotazioni di Scorta Tecnica devono essere celermente riposte. Ricordiamo sempre che sia le Scorte Tecniche che gli addetti ASA sono “privati cittadini che svolgono funzione di pubblica utilità”, pertanto devono attenersi alle leggi dello stato in maniera scrupolosa poiché utilizzare dotazioni che non sono di loro pertinenza, significa trasgredire la legge e pagarne le conseguenze. E allora, con un po’ di attenzione in più, buon lavoro a tutti gli addetti sui campi di gara!


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USA Pro Challenge 2015 Photo by Bettiniphoto


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COSA METTO NEL CARRELLO

Il ruolo delle emozioni nella percezione dei prodotti A cura di Iader Fabbri

Con l’avvento dell’industria alimentare negli USA è nato l’interesse per l’ambito sensitivo-sensoriale degli alimenti che è sfociato in una vera e propria scienza denominata “sensory food science”.

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i tempi infatti si riteneva che il gradimento fosse un indicatore del successo di un prodotto e fosse correlato conseguentemente all’acquisto di quest’ultimo. L’Europa ha avuto una evoluzione più tardiva ma più esplosiva: negli anni ’80-’90 hanno preso piede le scienze sensoriali degli alimenti, ovvero attività multidisciplinari correlate alla percezione degli stimoli sensoriali e alla raccolta di responsi affettivi espressi da consumatori riguardo cibi e bevande. Ciò che era stato capito fin da subito era che le proprietà sensoriali di un prodotto, definite come Predittori delle scelte dei consumatori e dei gusti alimentari, non possono essere comprese in base alla sole caratteristiche chimico-fisiche di un prodotto ma sono frutto di interazioni con altri fattori che possono avere più peso delle proprietà sensoriali. Infatti, quando ci troviamo al supermercato la nostra attenzione è volta all’acquisto di determinati prodotti alimentari grazie all’espressione di una preferenza che si instaura tra il consumatore e il prodotto stesso. Esistono fattori che appartengono all’individuo e che condizionano a loro volta lo sviluppo della preferenza e possiamo denominarli DINAMICI perché molto spesso riguardano peculiarità soggettive come la sensibilità verso un prodotto piuttosto che di un altro prodotto. Oltre a questi ne esistono altri più complessi che riguardano le vere attitudini del consumatore verso un prodotto alimentare.Quando si parla di preferenze delle scelte alimentari ci si riferisce alla ricerca del piacere del cibo che rimane una delle più importanti motivazioni al consumo; infatti ciò che piace viene consumato in maggiore quantità e con maggiore frequenza.

Tale preferenze viene espletata prevalentemente da due meccanismi: il controllo dell’appetito e la risposta edonica al cibo. Il primo punto consiste nella predisposizione dall’assumere un alimento che sottintenda uno stato di necessità: quando siamo in stato di carenza di nutrienti dobbiamo in qualche modo ripristinare i parametri fisiologici per mantenere un’omeostasi corporea per cui quando abbiamo fame sentiamo l’esigenza di mangiare perché il nostro organismo ci invia dei “segnali di allarme”. Il secondo aspetto invece riguarda la ri-

cerca materiale dell’esperienza piacevole legata all’assunzione di un alimento: è il cosiddetto “consumo per piacere”. Questi aspetti sono fortemente legati tra loro: in uno stato di necessità si va a ricercare un prodotto a cui è legata un’esperienza sensoriale positiva. Entrambi questi aspetti possono essere definiti RIDONDANTI perché il soggetto non si trova quasi mai in uno stato di vera necessità di cibo quindi ciò che più guida il soggetto è la sua tendenza a soddisfare l’aspetto edonico e di piacere legato all’alimento. infatti ogni soggetto, nonostante sia a conoscenza dei


Chi è IADER FABBRI Classe ’78, dalla sua esperienza di atleta, matura la voglia di approfondire le proprie conoscenze, passando dall’insegnamento di varie discipline a trainer in molti eventi per aziende sportive, lavorando come mental coach e preparatore atletico. Finiti gli studi da dietista si laurea presso la facoltà di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Camerino in Scienze e Tecnologie del Fitness e dei prodotti della salute. Partecipa come relatore a congressi e conferenze e offre consulenze ad aziende di integrazione alimentare e a varie società sportive. Iader è Consulente in ambito Nutrizionale per tutte le nazionali di Ciclismo della Federazione Ciclistica Italiana, Strada, MTB e BMX. È preparatore del Team Gresini Racing di Motomondiale e membro dell’equipe medico-scientifica della Nazionale Italiana di Football Americano. Oggi esercita la sua attività di professionista presso il suo Poliambulatorio “FIT” a Faenza.

principi alimentari legati ai fabbisogni nutrizionali, tende a ricercare il piacere edonico. Generalmente questo concetto è concepito come debolezza dell’animo ma questa ricerca ha radici profonde e nasce, dal punto di vista evolutivo, come sistema per risolvere il dilemma dell’onnivoro: l’aspetto edonico ha sempre permesso all’uomo l’alimento migliore per soddisfare le sue necessità. Quindi lo sviluppo della preferenza è mediata dal fatto che ci sia o meno un’esperienza piacevole o meno: se è positiva si sviluppa una risposta non tanto verso il prodotto in sé quanto nei confronti delle peculiarità sensoriali del prodotto; se è negativa invece quest’ultima non si genererà e conseguentemente si avrà il rifiuto del prodotto. Così è facile capire come ai gusti fondamentali sia legato un determinato aspetto edonico più o meno positivo. In verità l’esperienza sensoriale legata all’assunzione di un prodotto è molto più complessa rispetto al quadro finora esplicitato in quanto si intrecciano aspetti legati al prodotto come aspetto, odore, gusto, consistenza ecc uniti al flavour del prodotto inteso come la percezione per via retro nasale delle molecole volatili che si liberano quando l’alimento è in bocca. Ecco perché l’esperienza sensoriale è considerata molto più complessa rispetto alla percezione dei 5 gusti. Per capire come una preferenza possa svilupparsi è utile però capire come vengono intesi i 5 gusti percepiti dal nostro organismo: amaro, acido, salato, dolce, umami (saporito). A questi 5 gusti che passano per la stimolazione dei recettori del cavo orale è legata in modo innato la preferenza. La reazione istintiva ai gusti è una strategia di sopravvivenza ed il piacere indotto da alcuni gusti rappresenta la motivazione al consumo dei cibi nutrienti ed utili per il nostro organismo Nasciamo per esempio con la preferenza innata per il dolce perché è legato a un elevato tenore energetico. In più si nasce con una certa predisposizione per il gusto umami che sembra essere legata alla presenza del glutammato monosodico ma andiamo più nello specifico. SIGNIFICATO EDONICO DEI GUSTI IL DOLCE è un gusto per cui è presente una preferenza innata fin dalla nascita. È un segnale di alimento altamente energetico e prontamente disponibile, cosa che capita anche per le sostanze che non apportano

calorie come i dolcificanti: infatti il piacere indotto dal gusto dolce permane anche in assenza di apporto calorico. È più forte nei primi anni di vita poi si attenua nell’età adulta anche se spesso permane per l’innesco di altri meccanismi legati a stili di vita e di alimentazione. IL SALATO invece sviluppa la sua preferenza qualche mese dopo la nascita e segnala la presenza di NaCl che è un forte regolatore del bilancio omeostatico idrico/salino. La preferenza per questo questo gusto è molto spiccata perché il salato esalta il sapore dei cibi ai quali è aggiunto; per contro una carenza di sale viene percepita come debolezza dei gusti ed è difficile per molte persone cerare di ridurlo nella propria alimentazione. L’UMAMI è il gusto indotto dalla presenza del glutammato monosodico il quale è indice della presenza di sostanze energetiche nobili come le proteine; non a caso è presente in alimenti di origine proteica come formaggi stagionati e carne conservata. Oltre a ciò anch’esso è un esaltatore di sapidità dei cibi ai quali è aggiunto per cui la sua preferenza è presente fin dalla nascita. IL GRASSO è responsabile di consistenze largamente accettate dal consumatore (cremoso, croccante..); in più offre un’attivazione dei recettori del tratto gastro intestinale che scatena una risposta metabolica positiva preparando l’individuo a ricevere energia. La preferenza per i cibi ad elevato tenore di grasso persiste anche nell’età adulta e i sostituti dei grassi a basso tenore calorico sono poco soddisfacenti dal punto di vista edonistico.


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L’AMARO ci porta ad avere un rifiuto innato perché è indice della presenza di sostanze potenzialmente pericolose (tossine per esempio) ma con l’età gli studi ci dicono che l’amaro si supera. L’ACIDO segnala la presenza di una contaminazione microbica ed è spesso associato a prodotti andati incontro a mal maturazione o contaminati e scarsamente energetici (caratteristico di frutta non matura poco zuccherina). Dietro a questi principi da non considerare assoluti ci sono delle eccezioni che dipendono dall’esperienza personale di ogni individuo. Per questo motivo la preferenza di certi cibi, soprattutto negli adulti, a volte non resta sempre conforme a quella innata ma tende a modificarsi e a superare a volte la naturale avversione di certi gusti. Questo cambiamento è infatti indotto dall’esperienza che è considerata la chiave di volta che guida tutti i comportamenti di consumo . La preferenza per cui è un vero e proprio processo di apprendimento che inizia nelle primissime fasi delle nostre vite in quanto il bambino è già in grado di provare le qualità sensoriali e i sapori caratteristici della dieta della mamma se è sufficientemente varia. Ma come si sviluppa la preferenza a determinati cibi? Il primo punto da considerare è dato dal fatto che esiste un effetto post-ingestivo positivo di determinati cibi caratterizzato per esempio dall’aumento dell’energia, dalla riduzione della fame, da una psicostimolazione ecc. che induce lo sviluppo della preferenza per il flavour di quel certo tipo di prodotto. La letteratura infatti ci mostra come i bambini preferiscano e tendano a consumare maggiormente frutta e verdura a più elevato potere energetico come banane, uva, patate piuttosto che cavolo e zucchine meno apprezzate perché appunto soddisfano meno i requisiti energetici. Un altro esempio è riferito all’effetto farmacologico indotto da sostanze nervine come tè e caffè ampiamente consumati in ogni parte del mondo. Infatti, nonostante la nostra innata avversione per le sostanze amare, come citato sopra, la preferenza per queste bevande si sviluppa grazie alle caratteristiche psicostimolanti che ne derivano come l’aumento del senso dell’allerta, la diminuzione del sonno e l’incremento della concentrazione. Un altra considerazione da non sottovalutare risiede nella nostra predisposizione a valutare uno stimolo per associazione di questo ad uno stimolo che è già gradito in

partenza. Per esempio associare il gusto dolce, per il quale è innato il gradimento, ad un cibo o una bevanda aumenta velocemente il gradimento per quest’ultimo e l’acquisizione della preferenza per lo stimolo neutro si rafforza dopo esposizioni ripetute. Questo processo associativo è responsabile dello sviluppo del gradimento per flavour di molte sostanze varie come tè, caffè, yogurt, bevande alcoliche che inizialmente vengono consumate associate al gusto dolce. A completare il quadro complesso sull’espressione della preferenza s’inserisce ulteriormente la variabile individuale fisiologica che spinge ogni individuo a fare scelte alimentari piuttosto che altre. Molti fattori concorrono alla determinazione di un profilo percettivo rispetto ad un altro: uno di questi dipende dal numero di papille gustative soprattutto fungiformi presenti sulla lingua le quali hanno la funzione di percepire il gusto grazia alla presenza di cellule con specifici recettori poste sulla membrana apicale. Tali papille gustative sono distribuite con diversa intensità non solo sulla lingua ma in tutto il cavo orale (palato molle, epiglottide, faringe) ed il gusto è influenzato dal numero di papille coinvolte che ha indubbiamente una base genetica. Da qui risulta ovvia la suddivisione della popolazione in TASTER e NON TASTER: i primi percepiscono i gusti in modo marcato avendo un numero elevato di papille gustative e una elevata densità di cellule gustative cosicché siano protagonisti di esperienze sensoriali che definiscono chiare e forti, mentre i non taster sono dotati di scarsi annessi cellulari che li rendono meno sensibili e quindi

vivono tali esperienze in modo più debole e appannato. Un ulteriore fattore che manifesta un impatto sulle scelte alimentari è caratterizzato dal cosiddetto “PROP STATUS” ovvero la tendenza che un individuo può o meno avere nel percepire il PROP e il PTC, due sostanze fenoliche amare per le quali si può avere una sensibilità individuale molto varia, anche in questo caso definita a livello genetico. Inoltre l’astringenza, sensazione tattile responsabile della precipitazione delle proteine della saliva a causa della presenza di fenoli, concorre ad influenzare la preferenza e la familiarità per alcuni alimenti. Tale sensazione è determinata dalla caduta di alcune proteine chiamate mucine che sono responsabili della lubrificazione del cavo orale e che, in presenza di sostanze fenoliche che troviamo ad esempio nel vino, in alcuni vegetali, nel tè, nella frutta immatura, nel cioccolato amaro ecc, non svolgono più la loro funzione e ci danno la percezione spiacevole di secchezza del cavo orale. Si può dire con fermezza che il campo della percezione e della preferenza dei prodotti alimentari è estremamente complesso e in continua evoluzione. Sappiamo che il genere umano è molto eterogeneo e siamo molto diversi gli uni dagli altri per vari motivi: dal background personale alla base genetica. Ci sono persone che hanno un’acuità percettiva più o meno spiccata e questo sicuramente va ad influenzare fortemente lo sviluppo della preferenza ma non è sufficiente per spiegare i meccanismi di questa scienza che tuttora sta cercando di fare più chiarezza nonostante abbia già fornito numerose basi teoriche.


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LADRI DI BICICLETTE

Arriva la “App” contro i furti di biciclette A cura della Redazione

Un sensore avvertirà via SMS il proprietario del mezzo in caso di pericolo. Il progetto messo a punto da due ricercatori italiani.

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ddio al caro vecchio catenaccio con lucchetti. Per i proprietari di biciclette, per decenni vittime (quasi) indifese di ladri sempre più scaltri e temerari, si apre una nuova era. E, nello stesso tempo, per i Lupin dei velocipedi il futuro promette denunce e manette. Merito di una “App” geniale che, molto presto, potrebbe rivoluzionare il settore della sicurezza applicata alle due ruote. Di antifurto per bici intelligenti si è già sentito parlare in passato, ma certo non sono ancora diffusi. L’ultima proposta, ancora embrionale, viene da due ricercatori italiani del Polo logistico universitario di Livorno: Massimiliano Petri e Marco Frosolini. Il loro prototipo si chiama “SaveMyBike” ed è stato lanciato sul sito di crowdfunding Eppela per raccogliere fondi ed essere sviluppato. L’augurio degli inventori, entrambi dall’anima “green”, è che meno

furti di biciclette portino ad un aumento della mobilità sostenibile nelle grandi città. SaveMyBike funziona tramite una app per smartphone e un sensore inamovibile da installare sul mezzo. Per utilizzare il sistema i ciclisti dovranno iscriversi alla piattaforma SaveMyBike nei punti di consegna attivati sul territorio e installare ovviamente il sensore nella bicicletta. L’antifurto per bici SaveMyBike si basa su un controllo “partecipato” delle bici, parcheggiate in spazi urbani contrassegnati come “sicuri”. Ogni città avrà almeno cinque “aree sicure” nei quartieri centrali e in altri punti nevralgici per i ciclisti. Quando la bici viene allontanata dall’area “sicura” da una persona diversa dal proprietario, questo e tutti gli utenti iscritti al sistema ricevono via sms un avviso; in questo modo il controllo è “partecipato” e più collaborativo. Fondamentale la col-

laborazione degli ausiliari del traffico, che - avvisati velocemente del furto tramite bluetooth - si potrebbero mobilitare in tempo per ritrovare il mezzo. Se le ricerche vanno a buon fine, il proprietario riceve un avviso con la localizzazione per andare a recuperare la bicicletta. Con questo progetto sarebbe possibile, inoltre, monitorare gli spostamenti ciclabili in modo da permettere alle amministrazioni di pianificare la mobilità nel migliore dei modi. Il sistema consentirà ai ciclisti di acquistare se lo desiderano bici più costose e adatte alle loro esigenze senza timore dei furti, grazie alla sottoscrizione a un prezzo agevolato di un’assicurazione con la nota compagnia Zurich e altre compagnie minori. In caso di furto il cliente verrà risarcito e potrà acquistare una nuova bici limitando così il danno economico.


TECH

COOL

CASCO

ARES OCCHIALI

NOWIND

Linee graffianti e grande varietà di colori per il casco Ares il più aerodinamico della linea Gist. È studiato appositamente per chi, andando al massimo della velocità, vuole sentirsi sicuro e protetto. Nowind l’occhiale monopezzo offre la migliore protezione e visibilità, mantenendo le qualità ottiche delle lenti anche in corrispondenza degli angoli più periferici. Robustezza e flessibilità vanno di pari passo regalando una vestibilità comoda per chilometri e chilometri di continuo utilizzo.

gistitalia.it


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IL MONDIALE DI MARTINA A cura di Paolo Mei

Meno di un anno fa, sulle pagine di INBICI, avevamo intervistato una giovanissima mountain biker, Martina Berta. La giovanissima italiana ha appena portato a casa il simbolo più importante: la maglia iridata di campionessa del mondo junior.

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arlare di Martina Berta è semplice, i suoi risultati sono pressoché sempre gli stessi: quasi sempre prima nella sua regione, nella sua nazione, nel suo continente. Da pochi giorni, prima al mondo. Campionessa del mondo junior categoria femminile, disciplina Cross Country Olimpico. Nessuna in Italia era riuscita a fare così bene nella storia italiana al femminile della mountain bike. In una giornata non semplice, almeno dal punto di vista meteorologico, la giovane biker azzurra ha messo in fila tutte le avversarie, portandosi a casa maglia iridata e medaglia d’oro a Valnord. Buongiorno Martina. Dopo quasi un anno rieccoci sulle pagine di INBICI per un’intervista che non era in programma. Il risultato ai mondiali ha reso necessario questo nuovo incontro con lei. Innanzitutto come sta e dove si trova adesso? Buongiorno a tutti. Sto molto bene grazie. Appena tornata dai mondiali di Andorra sono tornata in Valle d’Aosta, dove mi sono goduta gli ultimi giorni di vacanza con qualche giro in mountain bike. Sinceramente, si aspettava di vincere il mondiale? Penso sia la vittoria più inaspettata della mia vita. L’obiettivo di questo mondiale era quello di portare a casa una medaglia, ma io non avrei mai immaginato di vincere. La mattina, pensando alla gara l’idea di una vittoria non mi aveva minimamente sfiorata. Ci racconti il percorso di gara iridato e la tattica di gara. Avevate preparato un piano d’attacco la sera prima oppure tutto è venuto naturale? Era un percorso molto divertente e duro, con salite di 200/300 metri molto ripide e con discese insidiose con pietre taglienti. La notte prima della gara ha piovuto e il percorso era diventato un po’ scivoloso. Il piano d’attacco era stato studiato la sera prima con Enrico Martello, Hubert Pallhuber, ma ho ricevuto anche consigli da Marco Aurelio Fontana. Con Enrico e Hubi avevamo optato per una

Martina Berta vince il campionato del mondo cat. junior Cross Country

partenza abbastanza tranquilla, evitando fuori giri che in altura (Vallnord si trova 2000 metri di altitudine) possono fare molto male; avrei dovuto comunque cercare di essere in una buona posizione prima di iniziare la discesa. Infine avrei dovuto proseguire la gara con un passo regolare. Anche Marco mi aveva consigliato di prendere il mio ritmo e di non esagerare al primo giro. Inoltre mi aveva dato un paio di consigli tecnici su come affrontare al meglio la discesa. Alla fine la gara è venuta meglio di come l’ avevamo pensata. Dopo il primo giro ero seconda a soli venti secondi dalla prima, l’inglese Evie Richards; poi durante il secondo giro l’ho sorpassata e sono riuscita a evadere in solitaria. Quando ha incominciato a capire che stava vincendo il campionato del mondo?Durante i primi due giri temevo che la svizzera Nico-

le Köller, campionessa del mondo uscente, rientrasse su di me. Poi durante il terzo giro continuavo a sentire che il mio distacco stava aumentando e così ho iniziato a crederci. All’inizio del quarto giro avevo un minuto e trentacinque di vantaggio sulla seconda e ho capito che avrei dovuto solo arrivare all’arrivo senza cadere e guidando molto pulita in discesa per evitare forature. Ha già vinto campionati italiani, campionati europei, adesso la maglia iridata. E’ davvero cosi magica come dicono? Penso che la soddisfazione e l’emozione che dà questa maglia sia indescrivibile. Vincere il campionato del mondo è un sogno che si realizza. Tagliato il traguardo ero parecchio emozionata, non ci credevo neanche io. Ci ho messo qualche giorno per riuscire a realizzare quello che avevo fatto. Fino a quando non si


Martina in lacrime dopo l’arrivo

vince questa maglia non si può capire tutta la sua bellezza. C’è qualcuno che vorrebbe ringraziare? Le persone che vorrei ringraziare per questa vittoria, ma anche per tutta la stagione, sono

tante. Mio fratello Matteo e mia mamma sono i più importanti; loro mi sopportano e supportano in tutto. Matteo in particolare qualche volta si sacrifica per seguirmi durante gli allenamenti, inoltre mi aiuta nelle tattiche di gara e infine mi insegna anche la tecnica in discesa. Mia mamma invece fa sempre parecchi sacrifici per permettermi di praticare la mountain bike. Un’ altra persona che è stata molto importante è Enrico Martello. A lui devo tutta la preparazione atletica. Mi ha fatto migliorare durante la stagione facendomi arrivare al top della forma al momento giusto: il mondiale. Poi c’è Roberto Gal. In questi ultimi due anni mi ha fatto crescere molto dal punto di vista tattico e psicologico. Grazie alla sua esperienza da allenatore della squadra nazionale francese di sci di fondo, Roberto mi insegna sempre tante cose sugli allenamenti

Martina Berta sul gradino più alto del podio con la maglia iridata

e come far fruttare al meglio le mie capacità. Inoltre mi piace molto confrontare le mie idee con le sue; poi, essendo anche una persona molto pacata, mi rilassa parecchio parlare con lui. È per tutti questi motivi che voglio dedicare questa vittoria anche a lui. Ci parli della sua preparazione, come è arrivata in forma al mondiale? Si fa un gran parlare di bici elettriche: è vero che lei la utilizza per delle sedute di training in altura? Durante l’inverno pratico lo sci di fondo e quindi ho iniziato un po’ più in ritardo la stagione della mountain bike; è andata molto bene perché così facendo sono riuscita ad arrivare in crescita al mondiale senza avere quindi cali di forma. Gli allenamenti pre-mondiale non sono stati diversi da quelli del resto dell’anno; un giorno alla settimana era dedicato al riposo, uno a un lungo in mountain bike per fare volume, e un altro a qualche lavoro specifico. Il resto dei giorni alternavo la mountain bike con la bici da strada. Prima del mondiale la nazionale ci ha portato una settimana in ritiro in altura oltre i 2000 metri in Val di Sole. Questa settimana ci è servita come adattamento alla quota siccome la gara si svolgeva a 2000 metri. Effetivamante questa estate sono andata qualche volta con le bici elettriche messe a disposizione dal negozio Gal Sport; inizialmente ero molto scettica, ma dopo averla provata mi sono ricreduta: ho fatto con Roberto Gal alcuni giri in altura e mi sono davvero divertita molto. La bici elettrica mi ha consentito di effettuare allenamento a ritmo lento in un ambiente magico come quello dell’alta montagna, rendendo così l’allenamento puro divertimento. L’elettrica permette di dosare la fatica e quindi è ideale per i giri in altura dove bisogna andare piano. Ai cicloturisti consente anche di pedalare su percorsi con pendenze maggiori, permettendo loro di raggiungere nuove mete. Sicuramente avrà successo in futuro sia tra i cicloamatori che non. Domanda scomoda: lei è di Rivarolo, ma spesso vive e si allena in Val d’Aosta. I piemontesi sono fieri di avere una campionessa del mondo. La stessa cosa la dicono i valdostani. Come la mettiamo? Facciamo una via di mezzo: io sono nata e cresciuta in Piemonte, ma ho sempre frequentato la Valle d’Aosta e da circa due anni mi sono

trasferita a La Salle(AO). Sinceramente mi sento più valdostana che piemontese perché se non fossi legata al Piemonte per la scuola , sarei in Valle d’Aosta sempre, e non solo quando non devo frequentare. Sinora ha corso e vinto con i colori di un piccolo team regionale, il Velo Club Courmayeur Mont Blanc Gal Sport, una piccola realtà in confronto ai team ufficiali di livello mondiale. Lei però, adesso è la più forte del mondo della sua categoria. Cambierà squadra per il 2016? Ho ricevuto molte offerte e adesso le stiamo valutando poco alla volta. Sicuramente c’è la possibilità che io possa cambiare squadra però non c’è nulla di deciso e di sicuro. In breve non so ancora neanche io per chi correrò l’anno prossimo. Il 2016 sarà anno olimpico e lei sarà ancora nella categoria junior. Obiettivo la conferma mondiale (probabilmente realizzabile, n.d.r.) oppure ha qualche nuova sfida in mente? Essendo anno olimpico i mondiali sono in calendario in anticipo rispetto alla norma: il 3 di luglio. Questo mi complica un po’ la vita perché ho l’esame di maturità scientifica e sarà più difficile gestire entrambe le cose. L’obiettivo sarà preparare al meglio l’appuntamento mondiale, compatibilmente al tempo che avrò a disposizione, visto che il superamento dell’esame di maturità rimane prioritario. La conferma della maglia iridata, se arriverà, sarà la benvenuta. Il mondiale è una “gara secca”, sempre difficile da interpretare; e poi bisogna sempre fare i conti non solo con le mie coetanee ma anche con le “new entry”. Insomma, come sempre ci metterò tutta me stessa….e poi si vedrà. Dicevamo, anno olimpico il prossimo. Il prossimo anno olimpico sarà il 2020 e se Martina Berta continuasse su questi livelli, il sogno di partecipare ai Giochi potrebbe realizzarsi per lei. Che cosa ci dice a riguardo? Sinceramente non ci ho ancora pensato. Partecipare ai Giochi Olimpici è il sogno di tutti; adesso voglio pensare a crescere con calma, poi se nel 2020 meriterò di andare alle Olimpiadi, ben venga. Grazie Martina e questa volta ci permetta di farle davvero i complimenti. Grazie a voi, un saluto ai lettori di INBICI!


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C’E’ PIU’ GUSTO A FARE SPORT (CON I FLAVANOLI DEL CACAO) A cura della Dott.ssa Elena Casiraghi

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ttime notizie per gli amanti del cacao. Bando ai sensi di colpa e finalmente lo si potrà gustare consci dei suoi benefici sulla salute e sulla prestazione sportiva. Nei semi di cacao, infatti, è contenuta una particolare famiglia di antiossidanti chiamati flavanoli. Questi flavanoli hanno la  capacità di prevenire le malattie cardiovascolari, agendo sull’abbassamento della pressione sanguigna e sulla diminuzione del colesterolo LDL, e migliorare il metabolismo degli zuccheri.  Non solo, i flavanoli sembrano favorire un miglioramento della memoria, delle capacità cognitive e sembrano avere importanti benefici anche sull’umore. Cosa ancor più interessante sul fronte sportivo: da qualche tempo gli studi scientifici hanno iniziato a mostrare anche importanti benefici del cacao negli atleti, che possono migliorare la prestazione sportiva. Due sono i meccanismi d’azione. 1.Aumento del flusso del sangue, grazie ad un miglioramento dell’elasticità delle pareti delle arterie, che consente un aumento del loro diametro anche a riposo. In altre parole, i flavanoli del cacao permettono un aumento del flusso del sangue a tutti i tessuti dell’organismo in particolare ai muscoli e al cervello. Questo comporta un aumento dell’ossigeno e del glucosio al muscolo sotto sforzo, che consente un miglioramento della prestazione sportiva e una diminuzione della percezione dello sforzo, uniti ad un aumento della capacità cognitiva e visiva. 2.  Aumento della biogenesi mitocondriale, ossia della nascita di nuovi mitocondri nel muscolo scheletrico e nel muscolo cardiaco. La quantità di mitocondri infatti è limitata e trasmessa a noi dal codice genetico materno e pertanto limitata. Un modo per aumentare la loro concentrazione nel muscolo è sicuramente l’allenamento specifico e anche l’assunzione di flavanoli. Avere una maggior quota di mitocondri permette di migliorare la produzione di energia, specialmente a partire

dall’ossidazione dei lipidi. Grazie al cacao possiamo quindi migliorare la prestazione sportiva. É necessario, però, fare una distinzione tra la polvere di cacao non trattata e i cioccolati di vari tipi. Cacao non è sinonimo di cioccolato, i processi di fabbricazione del cioccolato, infatti, riducono a circa un quinto la presenza di flavanoli, ovvero di quegli antiossidanti preziosi per la salute e la prestazione per i quali vale la pena di assumere il cacao. I flavanoli sono più concentrati nel cioccolato amaro, cioè in quello cosiddetto “fondente”  (> 75%)  rispetto a quello al latte, mentre sono assenti nel cioccolato bianco. Il cioccolato fondente, pertanto, può sicuramente essere integrato nell’alimentazione di tutti i giorni per godere dei suoi benefici. Il cioccolato, oltre a fornire flavanoli, è anche ricco di zuccheri e grassi e ha quindi un elevato tenore calorico.  Per chi, pertanto, fosse desideroso di ritrovare il peso forma, o per gli atleti che devono mantenere un preciso peso corporeo, il consiglio è quello di preferire una miscela in polvere a base di carboidrati a lento rilascio -come l’isomaltulosio- e concentratissimo in flavanoli del cacao, che può essere sciolto nell’acqua o nel latte -vaccino o di soia- tiepidi o miscelato nello yogurt. Fondamentale però la temperatura di queste sostanze: i flavanoli sono molto delicati e si denaturano alle alte temperature. www.enervitsport.com

DA ENERVIT LA NUOVA OUTDOOR BAR: Enervit Power Time Arachidi e Mirtilli sweet&salty ideale per tutte le occasioni.

ENERVIT non è solo energia giusta al momento giusto con i prodotti più tecnici e ideali per mettere in fila le corrette strategy a seconda dell’allenamento o della gara che si affronta. Oltre a mettere in campo l’integrazione per l’endurance, nei momenti delicati prima e durante quei momenti, la Ricerca di Enervit propone anche una linea di outdoor bar che puntano soprattutto al gusto e alla qualità. Le barrette Enervit Power Time sono ideali in ogni momento della giornata “sportiva” e non. E sono volutamente golose per dare piacere alla tua energia in tasca! La barretta giusta…per tutte le occasioni! “È una barretta adatta per diverse discipline: dagli sport outdoor, sulla neve, trekking, MTB, ciclismo – spiega Elena Casiraghi - insomma là dove serve una fonte energetica immediatamente disponibile facilmente digeribile e con pochi grassi. Gli ingredienti naturali la rendono idonea anche per un consumo durante la giornata come spuntino, per aumentare la disponibilità energetica dell’organismo. Ottime per soddisfare la richiesta di energia dell’organismo durante lo sport e nel tempo libero senza rinunciare al gusto!”. Mirtilli e arachidi: cosa sappiamo delle loro proprietà? “Il mirtillo è un frutto di bosco, un super-frutto originario dei boschi di montagna, il sapore è dolciastro ed acidulo insieme, ma anche piuttosto astringente, per la presenza di tannini. È ricco di vitamine, sali minerali ed è conosciuto per le sue preziose sostanze benefiche, i polifenoli. Molto buono è anche il contenuto in vitamina C (9,7 mg/100 g). Dal punto di vista nutrizionale - dice Elena Casiraghi - le arachidi godono di alcune interessanti caratteristiche: hanno un ottimo contenuto proteico ed un discreto profilo amminoacidico (sono tra gli alimenti più ricchi di arginina). I semi di arachide sono ricchi di minerali come zinco, magnesio, potassio, fosforo, manganese e rame. Anche il contenuto in fibre (25 g/100 g di alimento) e vitamina E è particolarmente elevato. Pur essendo prive di colesterolo, le arachidi sono molto ricche di grassi cosiddetti buoni, in particolare di acido oleico, lo stesso presente in grandi quantità nell’olio extravergine di oliva. Il loro gusto naturalmente un po’ salato conferisce, insieme ai pistacchi, un sapore tutt’altro che dolce che, in contrasto con i mirtilli, dona a Enervit Power Time arachidi e mirtilli un delizioso sapore sweet & salty”. Il nuovo e goloso snack Enervit Power Time Arachidi e Mirtilli sweet & salty è ideale per tutti i momenti e si aggiunge alle altre outdoor bar disponibili nelle varianti “quinoa”, “frutta secca”, “frutta e cereali”, “nocciole e cioccolato”.


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Richmond 2015 Il nuovo campione del mondo a cronometro Vasil Kiryienka Photo by Bettiniphoto


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NALINI PRESENTA NANODRY THERMOSUIT a cura della Redazione

La tuta Nanodry Thermosuit è l’essenza stessa della filosofia di Nalini e insieme del ciclismo invernale.

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n prodotto-icona, sintesi dell’esperienza Nalini nel mondo del ciclismo professionista e della ricerca tecnologica di Moa Lab. Protezione, traspirazione ed ergonomia sono i 3 criteri di base che hanno ispirato la progettazione di questo capo, sia per quanto riguarda la scelta dei tessuti, sia per quanto riguarda la vestibilità. Gli stessi principi guidano lo sviluppo di tutte le collezioni invernali, assicurando diversi livelli per diverse condizioni d’uso. Specialmente in inverno la protezione dagli agenti atmosferici è fondamentale ed assicurata da tessuti e membrane antivento e idrorepellenti. Anche la vestibilità a pelle garantisce al corpo un

maggior livello di termicità. Ma protezione e calore non bastano se non sono associati al giusto grado di traspirazione per favorire la fuoriuscita di sudore e mantenere il corpo asciutto. L’esperienza con i professionisti durante i freddi allenamenti invernali, la ricerca di Moa Lab, lo stile del Made in Italy, la capacità produttiva di Moa, il prestigio di un marchio come Nalini: c’è tutta una storia in un unico capo. Pedalare in inverno con questa tuta non sarà più un’avventura al limite della sopravvivenza per pochi “giganti della strada”, ma un piacere unico, a portata di tutti.


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Louis Meintjes (MTN - Qhubeka) Vuelta a Espa単a 2015 Photo by Bettiniphoto


IL GIRO D’ITALIA

Si parte dal paese dei tulipani e si arriva nel Piemonte a cura della Redazione

Svelate le tappe della 99ª edizione della Corsa Rosa. Sei le tappe di montagna, altrettante per i velocisti.

Apeldoorn la città dei tulipani, partenza della corsa rosa 2016

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on il rituale anticipo rispetto alle scadenze canoniche (la presentazione ufficiale nella cornice dell’Expo del 5 ottobre), anche quest’anno è stato svelato, tra indiscrezioni e rumors, il percorso ufficiale del Giro d’Italia 2016, pubblicato sul sito della Gazzetta cinque giorni prima - per errore? - con l’elenco delle tappe e il loro grado di difficoltà. Si parte da Apeldoorn, località dei Pesi Bassi, che ospiterà la cronometro inaugurale (le altre due previste dal percorso rosa sono quelle del Chianti e la cronoscalata dell’Alpe di Siusi). Sei le tappe di montagna, quelle che, con ogni probabilità, decideranno il Giro: due tappe sugli Appennini (la sesta a Roccaraso e la decima a Sestola) e quattro sulle Alpi (arrivi di Cividale del Friuli, Corvara, Risoul e Sant’Anna di Vinadio). Sei anche invece le frazioni per velocisti, collocate sui traguardi di Nijmegen (Olanda), Benevento, Foligno, Bibione, Cassano D’Adda e Torino (ultima tappa). Dunque, non più l’arrivo a Milano, sede finale storica della corsa rosa, bensì spazio al Piemonte che, facendo sponda col versante francese, regalerà le emozioni conclusive di questo 99° Giro d’Italia.

Torino accoglierà l’arrivo del giro d’Italia 2016

LE TAPPE DEL GIRO T1 > venerdì 6 maggio: Apeldoorn (Cronometro individuale) 9.8 km T2 > sabato 7 maggio: Arnhem-Nijmegen (Velocisti) 190 km T3 > domenica 8 maggio: Nijmegen-Arnhem (Velocisti) 189 km T4 > martedì 10 maggio: Catanzaro-Praia a Mare (Mossa) 191 km T5 > mercoledì 11 maggio: Praia a Mare-Benevento (Velocisti) 233 km T6 > giovedì 12 maggio: Ponte-Roccaraso (Aremogna) (Montagna)185 km T7 > venerdì 13 maggio: Sulmona-Foligno (Velocisti) 210 km T8 > sabato 14 maggio: Foligno-Arezzo (Mossa) 169 km T9 > domenica 15 maggio: Chianti Classico Stage Radda in Chianti-Greve in Chianti (Cronometro individuale) 40.4 km T10 > martedì 17 maggio: Campi Bisenzio-Sestola (Montagna) 216 km T11 > mercoledì 18 maggio: Modena-Asolo (Mossa) 212 km T12 > giovedì 19 maggio: Noale-Bibione (Velocisti) 168 km T13 > venerdì 20 maggio: Palmanova-Cividale del Friuli (Montagna) 161 km T14 > sabato 21 maggio: Alpago (Farra)-Corvara (Alta Badia) (Montagna) 210 km T15 > domenica 22 maggio: Castelrotto-Alpe di Siusi (Cronoscalata) 10.8 km T16 > martedì 24 maggio: Bressanone-Andalo (Mossa) 133 km T17 > mercoledì 25 maggio: Molveno-Cassano d’Adda (Velocisti) 196 km T18 > giovedì 26 maggio: Muggiò-Pinerolo (Mossa) 234 km T19 > venerdì 27 maggio: Pinerolo-Risoul (Montagna) 161 km T20 > sabato 28 maggio: Guillestre-Sant’Anna di Vinadio (Montagna) 150 km T21 > domenica 29 maggio: Cuneo-Torino (Velocisti) 150 km

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DOMANDE A...

ROBERTO BETTINI Roberto Bettini è il più importante fotografo di ciclismo del mondo. Con i suoi meravigliosi scatti, dal 1974 ad oggi, ha raccontato le pagine più significative del ciclismo italiano ed internazionale. Da qualche anno si avvale della preziosa collaborazione del figlio Luca. Roberto Bettini con il campione di ciclismo Paolo Bettini

1) La foto più bella? Quella che devo ancora scattare 2) Il ciclista più fotogenico? Miguel Indurain 3) La foto che non avresti mai voluto scattare? Quella della bara di Marco Pantani 4) La manifestazione ciclistica più bella? Il Giro delle Fiandre 5) Il ciclista amico? Ivan Basso

6) Più bello fotografare una volata o uno scatto in salita? Lo scatto in salita 7) C’è crisi nel tuo settore? Diciamo che, rispetto al passato, c’è più concorrenza, ma alla fine la “bella fotografia” fa sempre la differenza 8) Bettini fotografo di ciclismo, ma anche tifoso di ciclismo? Certo, soprattutto ai campionati mondiali, quando vince un italiano, due lacrime scappano sempre. Ricordo, in particolare, la vittoria iridata di Bugno: sotto il palco avevo paura di scattare perché la mano mi tremava per l’emozione

9) La tua “terza età” te la immagini sempre sotto il traguardo con la macchina fotografica al collo? Per la verità, ho già cominciato a passare un po’ il testimone a mio figlio Luca. Scatterò foto fino a quando mi divertirò e dirò basta solo quando sarà giusto farlo, cioè un attimo prima di diventare patetico...

Foto Bettiniphoto

10) E’ l’era dei “selfie”: li odi o ti piacciono? Mi piacciono, anzi dovrei scattarne qualcuno in più visto che ogni qual volta mi chiedono una foto con un corridore, non ce l’ho mai.


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Enrica Furlan

LA LEGGENDARIA CHARLY GAUL 2015

Photo by Newspower


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Rafal Majka (Tinkoff - Saxo) Vuelta a Espa単a 2015 Photo by Bettiniphoto


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BENIDORM

la capitale del divertimento A cura di Roberto Zanetti

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ituata nel cuore del territorio della Marina Baixa, in provincia di Alicante, Benidorm (circa 75.000 abitanti e due milioni e mezzo di visitatori all’anno ) è una delle principali mete turistiche della Costa Blanca, grazie alle sue splendide spiagge e a una vasta offerta di hotel, ristoranti e attività di svago. Il centro storico, che si estende su un promontorio, crea un effetto di contrasto con gli spaziosi viali fiancheggiati da edifici, negozi e locali all’aperto che si snodano lungo cinque chilometri di costa. I ciclisti la ricorderanno sicuramente per un evento storico quale, nel 1992, l’indimenticabile vittoria di Gianni Bugno nella prova in linea dei campionati del mondo su strada.

Benidorm possiede una baia di circa cinque chilometri di lunghezza, con spiagge soleggiate e protette dal vento, ottime strutture alberghiere e luoghi di interesse turistico come, per esempio, il giardino del castello nel Rincón de Loix e il Castillo de Guadalest. Una vacanza a Benidorm è raccomandata in ogni periodo dell’anno, grazie al suo clima favorevole e alla sua posizione comoda da raggiungere da ogni città d’Europa. Chi ama i parchi divertimento arriverà nel posto giusto, dato che a Benidorm si trovano alcuni parchi tematici come Terra Mítica, il parco Terra Natura, Mundomar e Aqualandia, che la rendono una destinazione piacevole per i più piccoli e per le famiglie. Il settore del turismo vive principalmente di spiagge, con le sue moderne strutture, i servizi all’avanguardia e le feste animate. A Benidorm è inoltre possibile usufruire offerte di speciali per gli hotel, in modo tale che possiate godere dei migliori alloggi in questa “spumeggiante” località turistica. Le spiagge principali sono quelle che si tro-

vano sia levante e sia ponente, insieme a una più piccola che è la playa de Mal Pas, vicino alla quale è possibile ammirare il castello e godere della vista panoramica. Il Clima Il clima è ideale, con la sua posizione vicino alle colline è protetta dai venti dei monti della Sierra Helada a est, dell’Aitana al nord e del Tossal de la Cala a ovest. Durante i giorni d’inverno il sole splende per circa sei ore, le temperature non sono comunque troppo rigide, d’estate invece il sole scalda per dodici ore la città e di giorno c’è un po’ di umidità. I mesi più caldi sono quelli tra maggio e ottobre e il maggior numero di visitatori raggiunge questa città tra luglio e agosto. Benidorm è il posto giusto per rilassarsi e godere del proprio tempo libero grazie al suo clima temperato, gli inverni miti e le scarse precipitazioni che consentono ai turisti di approfittare di tutte le bellezze che questa terra offre, come i tanti sport acquatici, quali il windsurf, le immersioni subacquee e gli sport acquatici come il vela e sci d’acqua.

Cosa vedere e dove andare Tra le escursioni più interessanti che si possono fare ci sono i borghi di La Nucia, Polop, Callosa, il castello di Guadalest, e anche villaggi più vicini come Altea, con la sua tradizione marinara, l’Alfàs del Pi con il suo clima perfetto e Villa Joyosa, la più pittoresca località della Costa Blanca. Per la cena si può gustare una grande varietà di piatti tipici della cucina locale e internazionale; sono da provare i piatti a base di pesce fresco e riso. Dopo una buona cena il divertimento può continuare nei pub aperti fino a tardi, nelle discoteche e nei luoghi di intrattenimento per tutti i gusti e tutte le età. Chi vuole godere di buona musica può approfittare del tradizionale Festival della Canzone, dove, da ternt’ anni, si presentano le miglior band internazionali. Durante tutto l’anno è possibile godere delle feste tradizionali, come il carnevale a febbraio, las fallas a marzo e las hogueras a giugno; a novembre si celebrano le feste patronali della Virgen de Sufragio e la Virgen de San Jaime.


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La prima APP italiana completa sul mondo delle due ruote A cura della Redazione

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FROG BIKES, IL COMFORT VIETATO AI MAGGIORI A cura della Redazione

Il design? Modulato in base ad una ricerca universitaria. Così una piccola azienda britannica ha rivoluzionato il mercato mondiale delle biciclette per bambini.

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rog Bikes è un’azienda britannica con un concept essenzialmente “familiare” fondata nel 2013, quando cioè alcuni papà, che insegnavano ai propri figli ad andare in bicicletta, si accorsero che, nel Regno Unito, c’era una carenza di varietà per quanto riguarda le biciclette da bambino/a. Da lì nacque un’idea vincente: aprire una fabbrica di biciclette leggere “vietate ai maggiori” da commercializzare in Europa e Sudafrica. L’azienda, da sempre refrattaria alle logiche industriali, pur aumentando esponenzialmente le sue vendite, ha preferito rimanere fedele al progetto originario, conservando grande attenzione nella selezione dei materiali e nell’assemblaggio di una rete commerciale che comprenda - esclusivamente - negozi indipendenti. Frog Bikes, abbinando ricerca ed affidabilità, ha colmato una lacuna strutturale nel mercato della bicicletta, da sempre poco attenta alle esigenze specifiche del mondo infantile. In questo segmento commerciale, il design, i materiali e lo sviluppo erano immutati da decenni. Con Frog invece il know-how solitamente impiegato per le biciclette per adulti è stato trasferito nelle biciclette per bambini. Il brand oggi concentra la sua intera produzione sulla linea baby e Frog è l’unica azienda al mondo che ha realizzato una ricercata biomecanica per ciclisti infantili. Le biciclette sono innanzitutto più leggere rispetto alla media del mercato perché co-

Frog Bikes Modello FROG 52

struite solo in alluminio (non acciaio). Tutti i componenti vengono progettati in base alle esigenze dei piccoli ciclisti; vengono utilizzate delle leve più piccole, collocate più vicine al manubrio in modo che i bambini non siano costretti ad inclinarsi troppo per frenare; sul telaio sono montate leve di cambio corte in modo che le possano usare facilmente e dal modello Frog52 hanno dei sellini di chiusura veloce per aggiustare il sellino in modo preciso. La ricerca di Frog Bikes, portata avanti dal Centro di Medicina Sportiva e Performanza Umana dell’Università Brunel, ha così partorito prodotti di alta qualità per bambini dai 2 ai 16 anni. L’assemblaggio dei mezzi, infatti, viene ca-

librato in base ai dati scientifici ricavati in laboratorio e riferiti, in particolare, alla differenza dell’altezza fra il sellino e il manubrio, “Il Drop”, la tenuta, l’angolo del tubo di sellino, la grandezza del manubrio e della manovella. I test, non a caso, hanno dimostrato che i bambini diventano sempre più “performanti” con biciclette più comode. Queste ricerche rivoluzionarie hanno dimostrato che il mercato della bicicletta infantile aveva potenzialità ancora inespresse. Frog Bikes, seguendo rigidi parametri bio-meccanici, ha colmato questa lacuna, ridisegnando la geometria delle biciclette, migliorando la postura dei bambini in sella, in una parola regalando alle nuove generazioni la bicicletta più comoda del mondo. Dopo il grande successo nel Nord Europa, ben presto la fama dell’azienda è arrivata anche nei paesi dell’area mediterranea, Spagna e Italia in primis. L’estate 2015 ha portato nuovi prodotti nei campionari aziendali, come le bici leggerissime da pista o quelle della nuova linea Team Sky. Insomma, con la forza del “passaparola”, l’eccellenza britannica è arrivata anche da noi.


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Eneco Tour 2015 Photo by Bettiniphoto


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MOUNTAIN BIKE

assetto 26” – 29” – 27,5” cosa cambia? a cura di fabrizio fagioli, LabVelò - Cesenatico (FC) Bike Fitting Center

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autunno e l’inverno rappresentano un periodo in cui il ciclismo off-road vede un aumento del numero di praticanti grazie anche ai molti stradisti che, sempre più, si avvicinano a questa specialità per diversificare l’attività allenante nel periodo invernale. Negli ultimi anni abbiamo assistito però a qualche stravolgimento tecnico che ha imposto e impone alcune considerazioni. Ci riferiamo alle dimensioni dei telai MTB che hanno visto l’entrata delle nuove geometrie 27,5” e 29” affiancare le tradizionali 26”. I valori, 26”,27,5” e 29”, indicano il diametro delle ruote espresso in pollici e, come diretta conseguenza, quella di un telaio la cui geometria è dedicata a una specifica ruota, con variazione di alcuni parametri dimensionali con relazioni dirette sul rendimento meccanico e sull’assetto biomeccanico del ciclista. In questo articolo approfondiamo le implicazioni esistenti fra le tre tipologie di telaio e l’assetto del ciclista. L’entrata sul mercato dei telai MTB a geometria 29” ha rappresentato uno stravolgimento tecnico molto forte che ha permesso ai praticanti di apprezzare molti vantaggi rispetto ai 26” ma anche alcuni svantaggi. I vantaggi apprezzati della 29’ sono la maggior stabilità in salita e, soprattutto, in discesa, correlata ad un passo totale maggiore nonché ad una maggiore scorrevolezza sul piano favorita da un maggior accumulo di energia cinetica della ruota 29’; altri, meno agonisti, ne hanno apprezzato un maggior comfort per il manubrio più alto e più largo imposto dalla geometria stessa. A fronte di questi vantaggi sono stati evidenziati alcuni svantaggi. Fra questi il maggior peso correlato alle dimensioni di telaio, forcella e ruote che ha imposto il passaggio anche ad uno standard qualitativo dei materiali più elevato al fine di mantenere un peso simile alla 26”. Altro aspetto poco apprezzato è stata una riduzione della agilità di guida in condizioni di single track su particolari percorsi tecnici. Altra caratteristica direttamente correlata con l’assetto biomeccanico che ha portato qualche disagio a molti praticanti è

stata la gestione della posizione manubrio, per molti troppo alta e lontana con conseguente ricerca di attacchi manubri ad angolo negativo e corti e a manubri flat. Sull’assetto biomeccanico del mountain biker quali riflessi possono indurre le tre differenti geometrie sui quattro principali parametri di regolazione: altezza sella, arretramento sella, scarto sella manubrio e distanza sella manubrio? L’altezza della sella, ovvero la distanza della seduta rispetto al centro del movimento centrale deve rimanere inalterata ed è strettamente correlata con la lunghezza di gamba e piede e non vi sono motivazioni, in termini biomeccanici valide che impongano una variazione di tale parametro. L’arretramento della sella, ovvero la posizione della sella rispetto alla verticale del movimento centrale, può ragionevolmente essere ridotto di alcuni millimetri (2-4mm) sulla 27,5 rispetto alla 26 e così sulla 29 rispetto alla 27,5; ciò per contrastare lo spostamento verso dietro del baricentro dovuto alla maggior altezza della serie sterzo. Tale compenso ha l’obiettivo di meglio bilanciare il baricentro corporeo nei percorsi in salita. Lo scarto sella manubrio, ovvero il dislivello fra la sella e il manubrio rappresenta l’elemento più critico sotto il profilo della regolazione di assetto. La maggiore dimensione delle ruote 27,5 e 29 rispetto alla tradizionale 26 pollici ha imposto un innalzamento della serie sterzo e conseguentemente del manubrio. Ciò a comportato una forte riduzione dello scarto sella manubrio soprattutto sulle mtb allestite

con manubrio rizer; non è raro oggi trovare mtb 29” con scarto sella manubrio negativo ovvero con l’appoggio alle manopole più alto rispetto alla sella. In termini pratici una eccessiva altezza del manubrio può portare vantaggi in caso di discesa ma non sui percorsi in salita. Per affrontare pendente impegnative infatti, il biker ha una doppia esigenza: bilanciare il carico sulla ruota anteriore, e contrastare con il proprio baricentro corporeo la fase di spinta sul pedale. Un’altezza eccessiva del manubrio limita queste due funzioni, imponendo come compenso un avanzamento di tutto il corpo verso l’avanti e una conseguente “pedalata stretta”. Per sopperire a questo aspetto molti bikers passati alla 29” hanno optato per attacchi manubrio ad angolo negativo (-15°) a volte abbinati a manubri flat con conseguente recupero di alcuni centimetri (4-6 cm) sull’altezza del manubrio. La distanza sella manubrio, essendo legata alla dimensione del tronco e delle braccia del ciclista, deve mantenersi di entità simile su tutte le tre tipologie di telaio. La maggiore lunghezza del telaio imposta dalle ruote 29” ha comportato in alcuni casi l’utilizzo di attacchi manubrio di lunghezza estremamente contenuta (80-90mm) anche su taglie medie o grandi. Conseguente possiamo affermare che il parametro distanza sella manubrio va gestito mantenendo simile il valore nelle tre geometrie MTB. Per realizzare ciò occorre intervenire sulla dimensione degli attacchi manubri che vedranno ridurre la lunghezza dalla 26” alla 27,5” alla 29”.


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Cesenatico FC Monza-Brianza MB Fondi LT Luzzi CS Roma RM Nuoro NU Pergine V. TN Piacenza PC Massagno - Svizzera Capriolo BS Malo VI Carpi MO Cascina PI Città di Castello PG Argenta FE Novoli LE Tovo di S. Agata SO Brasilia Brasile Varese VA Terni TR Pinerolo TO Civitavecchia RM Boffalora S.T. MI Impruneta FI Crema CR Forlì FC Bari BA Manfredonia FG Cesenatico FC

0547 675940 348 5179391 0771 537644 0984 543780 06 8553828 0784 39050 331 4266446 334 8984694 +41 79 6237763 333.8786175 0445 607702 331 1769295 328 5516679 338 7989271 0532 852233 0832 711052 0342 770066 (61) 3248 0460 0332 1810073 324 6232614 0121 3258151 0766 3 20 39 02 97255461 055 2020004 0373 278063 338 8723018 080 8964504 0884 536306 0547 673499

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GRAN FONDO INTERNAZIONALE TORINO Nel regno sabaudo è nata una stella A cura della Redazione

Lo scorso 6 settembre ha celebrato la sua prima edizione, ma la rassegna piemontese ha tutto per diventare una grande classica del calendario. E intanto l’albo d’oro parla subito straniero: davanti alla Basilica di Superga trionfa il polacco Krys.

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na splendida giornata di sole ha accolto, lo scorso 6 settembre in piazza Castello, i 2100 ciclisti (su 2600 iscritti) della 1ª edizione della Granfondo Internazionale Torino. Un evento nato grazie alla spinta di Torino Capitale Europea dello Sport, ma che - negli intendimenti degli organizzatori - vorrebbe diventare un appuntamento fisso per il ciclismo piemontese. Un colpo d’occhio di grande suggestione per una rassegna che, incorniciata nella splendida città sabauda, ha tutto per diventare un grande evento di sport ed aggregazione. Alle 8.10, con una decina di minuti di ritardo necessari per organizzare la mobilità dei 70 mezzi al seguito della corsa, il folto gruppo si è mosso lungo via Po, dove i binari del tram sono stati prontamente tappati per evitare che divenissero un pericolo. Pochi chilometri e da piazza Crimea la corsa parte ufficialmente con l’ascesa al Colle della Maddalena. A scandire il ritmo è il lucchese Stefano Cecchini (La Bagarre-Ciclistica Lucchese) che dà il “la” per l’evasione della fuga di giornata. A scollinare sono in quattro, Cecchini, appunto, insieme al compagno di squadra polacco Hubert Krys, il torinese

Jacopo Padoan (Biemme Sport Team) e il bergamasco Antonio Camozzi (Team Isolmant). I quattro procedono compatti guadagnando sempre più margine sul gruppetto degli inseguitori. Al bivio dei percorsi, Padoan sceglie di svoltare per il tracciato di mediofondo che va a vincere in solitaria in 3 ore 13’12”, davanti al compagno di squadra Matteo Bordignon e al monregalese Leonardo Viglione (Team UCSA). La corsa rosa ha visto la vittoria - profeta in patria - della torinese Ilaria Veronese (Team De Rosa Santini) davanti alla comasca Anita Manzato (Team Fausto Coppi Fermignano) e alla concittadina Roberta Pilotto (Barbero Bike). Restano quindi in tre sul percorso di granfondo e la velocità si mantiene comunque sempre elevata, tanto che a 20 chilometri dall’arrivo il vantaggio sugli inseguitori è ormai di quasi 10 minuti. Sulla salita che da Marentino porta a Sciolze, il polacco Krys aumenta l’andatura alla quale Camozzi non riesce a replicare e resta arretrato ben controllato da Cecchini. La salita di Superga sembra piana per il polacco che la cavalca senza problemi, giungendo a braccia alzate in fronte alla basilica di Superga in 4 ore 41’07”.

Cecchini, preferisce evitare il fair play e aumenta il passo andando a salire sul secondo gradino del podio; terza piazza per un deluso Camozzi. Senza storia la gara femminile che vede il dominio della bergamasca Manuela Sonzogni (Team Isolmant), che precede sul traguardo la torinese Olga Cappiello (Team De Rosa Santini ) e la compagna novarese Sabrina De Marchi. Tutto torinese il podio di società con il dominio del team BePink LaClassica, su la Gran Bike Veloclub e il Team NordOvest. “Organizzare una manifestazione di questo livello e di questa entità in una città grande quanto Torino e in un territorio sinora vergine di tali eventi - spiega Vittorio Mevio del Gs Alpi, a capo dell’organizzazione - è una sfida veramente impegnativa, ma siamo riusciti a portare a termine un buon lavoro. Tutti i ciclisti sono rimasti soddisfatti, soprattutto del percorso e della sicurezza garantita. Non posso quindi che essere contento della riuscita finale di questa granfondo. Doverosi sono i ringraziamenti a tutti coloro che hanno dato il loro contributo per questa manifestazione. In primis il Comune di Torino e la sua amministrazione, così come i sindaci e le amministrazioni dei 42 comuni toccati dai due percorsi che si sono veramente fatti in quattro reperendo il personale necessario alla sicurezza. Un ringraziamento va anche alla Proloco di Torino per il volontari messi a disposizione. Da non dimenticare la Polizia Stradale per avere messo a disposizione numerose moto al seguito della corsa. Sono consapevole delle migliorie da apportare e, da subito, ci metteremo a lavorare per una seconda edizione ancora migliore”. L’appuntamento con la seconda edizione della Granfondo Torino è fissato per domenica 4 settembre 2016. Malgrado abbia appena lanciato il suo primo vagito, questa manifestazione sembra avere già un luminoso futuro davanti a sé. Piazza Castello letteralmente invasa dai ciclisti della Granfondo Torino (ph Play Full)


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SI FA PRESTO A DIRE MASSAGGIO... A cura di Bruno Filippi

Dietro ad un esercizio elementare si nasconde, in realtà, un complesso campionario di regole dal quale, molto spesso, dipende il risultato. Dalle esigenze del corpo a quelle della mente, ecco il vademecum del trattamento manuale perfetto.

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iassumendo sinteticamente quello che abbiamo detto fin’ora, sottolineo ancora una volta che l’approccio manuale (il termine “massaggio” è limitante) richiede varie doti e conoscenze, oltre ad esperienza e casistica. Si parte sempre - sulla base delle informazioni forniteci dall’atleta interessato - da un’attenta osservazione dei “distretti” da trattare e da ciò che le nostre mani percepiscono dai vari strati di tessuto. Prima di agire, quindi, bisogna essere sicuri di quale siano gli

obiettivi da raggiungere pianificando un percorso logico ed ottenere, così, il risultato atteso. Ricordo che il raggiungimento del risultato significa dare ed avere fiducia e sicurezza, e garantirsi negli incontri successivi maggior spazio di azione. Col tempo il rapporto operatore-atleta si consolida fino a raggiungere un feed-back di estrema importanza. L’operatore deve diventare un punto di riferimento capace di risolvere i problemi

strutturali che disturbano, a volte seriamente, il gesto atletico, la performance e, di conseguenza, la condizione psicologica. Anche l’atteggiamento è di fondamentale importanza; si deve essere sereni, tranquilli e senza indecisioni o timori, perché queste sensazioni vengono involontariamente trasmesse e quindi recepite, rendendo – di fatto - precario già in partenza un risultato. Vediamo adesso di focalizzare con attenzione cosa andiamo ad evocare lavorando manualmente sulle fasce muscolari. La pressione esercitata con le mani ha una scala di sensibilità molto ampia, che si diversifica non per trattamento, ma per punti. Mi spiego: non fate mai l’errore di adottare una sola pressione durante tutta la seduta di trattamento, ma adattatela a seconda di quello che passa sotto la mano, punto per punto, sempre con l’intento di raggiungere la finalità prescelta. Tutto questo per il semplice motivo che stiamo lavorando su strutture strettamente collegate ad un sistema nervoso complesso che le comanda e le condiziona nella loro attività a seconda degli stimoli che arrivano. Tali stimoli, inoltre possono essere di diversa natura… provenire dall’esterno del corpo (temperatura, contatto,stimolo doloroso) oppure dall’interno (dolore, sensazione disagevole, temperatura tissutale ….). Elemento fondamentale, facente parte delle categorie sopra menzionate, è il sistema riflesso miotatico. In sintesi è un sistema riflesso primitivo, cioè presente fin dallo sviluppo embrionale, che fa parte dell’attività comportamentale muscolare. La peculiarità è che viene controllato esclusivamente dal midollo spinale e non può essere condizionato volontariamente (da un comando proveniente dal cervello). Gli stimoli meccanici che raggiungono fasci


Chi è BRUNO FILIPPI Romagnolo di Rocca San Casciano in provincia di Forli, matura la sua esperienza di fisioterapista alla corte del dott. Costa nell’equipe della Clinica Mobile. Numerose sono le esperienze professionali svolte al fianco di atleti in numerosi sport attualmente è il fisioterapista della squadra di ciclismo AG2R la Mondiale. Oggi svolge la sua attività di professionista presso il suo studio a Rocca San Casciano (Fc).

muscolari e tendinei vengono raccolti sostanzialmente da due tipi di recettori che si localizzano fra tali fasci: gli organi tendinei del golgi, sensibili a variazioni di tensione del muscolo, e i fusi neuromuscolari, sensibili, invece, a variazioni di lunghezza del muscolo. Attraverso due cellule nevose, tali strutture comunicano in tempo reale le informazioni ricevute al midollo spinale e questo, dopo un’elaborazione, determina una risposta che può essere in contrazione o in rilassamento. Già dalla spiegazione anatomica di questo sistema si capisce chiaramente che le sollecitazioni che noi applichiamo durante un trattamento muscolare possono evocare risposte ricercate volutamente; ma nello stesso tempo anche risposte indesiderate che compromettono il trattamento stesso e provocare addirittura danni al tessuto. Ovviamente questo non deve succedere assolutamente, per cui ancora una volta sottolineo l’importanza di un’adeguata preparazione anatomica. Personalmente, durante il trattamento di un muscolo, utilizzo le diverse zone della mano in questo modo: • Durante la valutazione “sensibile” dei piani = intera superficie del palmo e polpastrelli delle 5 dita; • Durante le pressioni attive di trattamento = calcagno, pollice e 4 dita assieme. La scelta di questi punti è spontanea, cioè mi adatto a seconda di dove devo agire e con quale profondità e pressione. Mentalmente pensate sempre in quale porzione anatomica vi trovate, rispettando prominenze ossee e distinguendo zone tendinee da zone muscolari. Come già accennato negli articoli precedenti, inizialmente le fasce vanno portate in temperatura attraverso manovre di scivolamento e di scarico, durante le quali si ha modo di percepirne le condizioni. Dopo di che si lavorano eventuali punti contratti e di accumulo con movimenti pressori e semicircolari a frizione utilizzando calcagno e

pollice. Alternate sempre con scarico in direzione dei linfonodi più vicini. La direzione delle manovre è sempre prossimo-distale, ad esempio nel massaggio di un arto inferiore si parte dall’inguine e si scende gradualmente verso il piede in modo da “svuotare” prima a monte ciò che potrebbe ostacolare lo scarico a valle. Importante saper percepire se nello strato sottocutaneo c’è ritenzione e ristagno di liquidi, problema frequente e soggettivo negli sportivi. In questo caso è preferibile trattare prima tale disagio con un trattamento di tipo linfodrenante per poi passare allo strato muscolare più profondo. Evitare possibilmente di voler gestire entrambe le situazioni andando direttamente sull’impastamento muscolare. Così si rischia di sommare l’accumulo liquido con il rilascio di tossine e di ingolfare troppo la gamba senza riuscire poi a pulirla completamente al termine del trattamento. Cercare di gestire la durata del trattamento senza però rischiare di interromperlo incompleto. Anche questo, purtroppo, è un problema frequente legato all’organizzazione lavorativa nel contesto in cui si opera. La cosa migliore è sempre quella di poter dedicare il giusto tempo ad ogni problematica fino a quando non si è terminato.


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TROFEO PASSO PAMPEAGO

Niente vertigini per Varesco e Wegmann A cura della Newspower

Oltre i duemila metri delle guglie trentine, il fiemmese e l’altoatesina infliggono agli avversari distacchi abissali.

Claudia Wegmann vincitrice Trofeo Passo Pampeago categoria femminile. Photo by Newspower

Jarno Varesco vincitore Trofeo Passo Pampeago. Photo by Newspower

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iornata magnifica, né troppo calda né troppo fredda. La temperatura è di poco superiore allo zero, ma il sole splende, accompagnato da una leggera brezza mattutina che raffredda i “bollenti spiriti” dei grimpeurs. La quarta edizione del Trofeo Passo Pampeago, andata in scena in Trentino il 20 settembre, celebra ancora una volta le gesta di Jarno Varesco e Claudia Wegmann.

Poderosi i distacchi sugli avversari diretti, il fiemmese Varesco termina la gara con 48’’ di vantaggio Gabriele Depaul, mentre l’altoatesina stacca Lorna Ciacci di 2’32’’, frenata anche dal vento contrario e dalla problematica partenza. Il percorso riservava 10,5 km e 1019 metri di dislivello: durissimo, da Tesero al temuto Passo di Pampeago a 2000 metri di quota è una sfida continua. Jarno è l’ultimo in lista alla partenza “crono” da Piazza Nuova a Tesero, sa di essere il favorito, parte forte ed inizia ad agganciare, uno per uno, i diretti avversari partiti prima di lui. L’unico antagonista che riesce a tenergli testa è il fassano Gabriele Depaul, scattato un quarto d’ora prima di Varesco. Depaul non ha mai voluto mollare, ma competere con il fiemmese è un’impresa assai ardua: sul tratto asfaltato in occasione del Giro d’Italia 2012 Varesco è stato nettamente superiore ai suoi avversari e da Pampeago al Passo ha fatto terra bruciata. Passerella a due chilometri dal traguardo, con Claudia Wegmann partita 8’ prima di Varesco e raggiunta non senza fatica.

Il Trofeo Passo Pampeago ha coronato la vittoria di questi due formidabili atleti anche nel circuito Up Hill Challenge, che somma i risultati della gara trentina con quelli delle cronoscalate Volano-Monte Finonchio e Punta Veleno, che li vide naturalmente primeggiare. Jarno Varesco è giunto al traguardo con un tempo di 40’14’’20, sul secondo gradino del podio dunque Gabriele Depaul e terzo Loris Casna, in una gara costituita da rampe impegnative, rese ancor più difficoltose dal vento contrario. La gara femminile, oltre alla Wegmann, considerava Ciacci e Adami tra le papabili contendenti al successo finale. La bolzanina Ciacci ha necessitato del ‘repeat’ alla partenza per ben tre volte, segno della troppa adrenalina: “La mia partenza è stata orribile, non avevo mai fatto una partenza così, quindi direi che l’umore non è al massimo. Claudia Wegmann è fortissima e sono molto contenta per lei”. Rabbia che non le ha negato la gioia del podio, con un tempo di 52’27’’, davanti ad Annalisa Adami a 32’’, giunta terza come terza è la sua partecipazione all’evento. Gloria anche per Silvano Sozzi, recordman di partecipazioni con un quattro su quattro. Nulla di strano se non fosse che Sozzi, a 74 anni, è ancora in grado di dire la sua. L’US Litegosa di Panchià, in collaborazione con lo Ski Center Latemar, ha voluto creare un appuntamento imperdibile per i grimpeurs e per la Val di Fiemme, in un panorama avaro di circuiti per gli scalatori puri. Organizzazione esemplare, con lo Ski Center Latemar che ha fornito anche la possibilità di seguire le ultime fasi di gara grazie alla seggiovia Latemar che portava fino in vetta. Jarno Varesco quest’anno non ha segnato il record ma può essere comunque soddisfatto, tre vittorie su tre nel circuito UpHill non sono da poco, più forte anche del vento contrario del Trofeo Passo Pampeago, perché Jarno è più veloce di tutti, anche del vento.


Photo di Pierfrancesco Macchi, La Montagna Chiama

E-Bike


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LA NUOVA FRONTIERA DEL MERCATO Pedalata assistita, dalle origini ad oggi A cura della Redazione

Dalle antenate con pochi minuti di autonomia ai primi modelli in fibra di carbonio. La conferma è arrivata a settembre dal CosmoBike di Verona: sempre più affidabili e leggere, sono le biciclette elettriche la nuova frontiera del mercato del ciclo.

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era una volta la bicicletta elettrica, una due ruote che montava motori grandi come lavatrici e che, al massimo, garantiva un’autonomia di una mezzoretta. Poi la ricerca ha fatto passi da gigante ed i modelli del giurassico, che il mercato ha sempre contemplato senza però mai premiare, si sono progressivamente raffinati, diventando – oggi – modelli di grande affidabilità e di superbe prestazioni. A giudicare dai massicci investimenti delle grandi aziende del settore bici, non sembrano esserci dubbi: sono le e-bike la nuova frontiera del ciclismo metropolitano. Basti pensare che, nel 1998, in Cina furono vendute 40mila biciclette elettriche, che diventarono 10milioni nel 2005 e 40 milioni nel 2015. Oggi questo speciale segmento produttivo ha compiuto enormi progressi sia sul piano dell’evoluzione stilistica, con batterie alloggiate nel tubo del telaio o nascoste all’interno del carter, sia sul piano tecnico, con batterie sempre più leggere e ad alto voltaggio e amperaggio. Il CosmoBike di Verona, la grande fiera internazionale del ciclismo che, in appena quattro giorni, ha fatto registrare oltre

50mila visitatori, è stata anche l’occasione per fare il punto della situazione sul dinamico mercato delle biciclette a pedalata assistita. Accanto a Bosch, marchio pioniere del comparto e-bike, sgomitano oggi nuove aziende, alcune consolidate e di grande tradizione, sempre più desiderose di conquistare quote di mercato di rilievo. Tra queste, non sono passati inosservati a Verona i debutti di Basso e di De Rosa. Gli eredi di Alcide hanno esposto la Vega, prototipo con telaio in alluminio con parti in carbonio, come il copri batterie sul tubo obliquo e la forcella. Un modello che potrebbe anticipare una futura e-bike di serie completamente in carbonio. Il costruttore lombardo ha invece scelto il marchio Milanino voluto dal giovane Nicholas De Rosa per l’esordio tra le bici a pedalata assistita. Due le proposte, entrambe con telaio in alluminio: la bici da corsa E-Road e l’offroad E-Mtb. All’esordio a Verona anche i rappresentanti del marchio Zehus, il kit che ingloba tutti le componenti elettriche nel mozzo della ruota posteriore garantendo circa 30 km di autonomia nella modalità “pedelec” e qualche centinaia in quella Bike+.


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Questo speciale segmento produttivo ha compiuto enormi progressi sia sul piano dell’evoluzione stilistica, con batterie alloggiate nel tubo del telaio o nascoste all’interno del carter, sia sul piano tecnico, con batterie sempre più leggere e ad alto voltaggio e amperaggio.

Molto apprezzato anche il modello della Prestigio Design realizzato in carbonio ed equipaggiato con il rinnovato kit Free Duck della Ducati Energia. Nelle proposte cittadine a stupire è l’arrivo di modelli a basso costo con una qualità costruttiva comunque elevata. È il caso della Mi.Gi Very, city dalla forme classiche offerta da 650 euro con batterie Samsung da 360 Wh e motore anteriore. Poco più care (circa 1.000 euro) sono la Liberty con accumulatori integrati nel telaio che assistono per 70 km e la Future eBike, single speed con telaio prodotto a Taiwan, ma assemblata in Italia con un motore posteriore e batterie da 188 Wh che ne limitano l’autonomia. Investendo poche centinaia di euro in più si trovano diversi modelli appetibili come l’Armony Torino con ruote balloon color crema da 26” e motore centrale Bafang con batterie da 400 Wh integrate nel telaio. Tra le novità di Cicli Elios la più seducente è senza dubbio l’Assist con unità Shimano, forcella ammortizzata e freni a disco a circuito idraulico. La voglia di viaggiare si è vista in diversi modelli, come la Benelli Navigator con proposta nelle versioni “300” e “500”, entrambe con sistema Steps, manubrio multiposizione e robusti portapacchi per ospitare borse da viaggio. Tantissime anche le novità per gli amanti del fuoristrada. La news principale è il debutto di Carraro, terzo marchio del Gruppo Atala con modelli elettrici, presente a Verona con quattro modelli. Una citazione speciale la merita la Neox Crosser, muontainbike “front” proposta nella variante Pro Limited Edition per festeggiare l’Eurobike Award vinto grazie al kit proprietario con cambio elettronico sequenziale integrato nel motore centrale. Tra le “fat” la più esagerata è l’Armony Campione Sport, evoluzione del modello attuale equipaggiato da un motore Bafang da 500 W che consente velocità di 45 km/h. La più ammirata tra le “grasse” normali, infine, è stata la Scrambler Ducati di Italiwin, omaggio all’omonima moto degli anni ‘60 di Bologna.


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SANREMO, IL FESTIVAL, IL CASINÒ E LA SUA PISTA CICLABILE A cura di Roberto Zanetti

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anremo: Con oltre cinquanta hotel Sanremo è la meta turistica più gettonata della provincia di Imperia. L’appellativo di Città dei Fiori  deriva dalle famose coltivazioni di garofani, che elevarono il nome di Sanremo in ambito floreale, per merito di alcuni intraprendenti e lungimiranti produttori, i quali seppero specializzarsi anche in rose e verde ornamentale. Ancora oggi, come ogni anno, sono i fiori di Sanremo ad adornare nella capitale austriaca la Sala d’Oro del Musikverein, luogo da dove viene trasmesso in mondovisione il celeberrimo Concerto di Capodanno dell’Orchestra Filarmonica di Vienna. La pista ciclabile: La pista ciclabile di Sanremo e più in generale della Riviera Dei Fiori è uno fra i percorsi pedonali e ciclabili più estesi del Mediterraneo, con una lunghezza di 24 km. A partire dall’estate del 2008 essa accoglie gli appassionati delle due ruote, le

famiglie e chiunque sia in cerca di un salutare giro in bicicletta sullo splendido sfondo del litorale costiero di Sanremo. L’accesso è consentito anche ai pedoni, cui è riservata una corsia apposita, e agli appassionati dei pattini a rotelle o dello skateboard. La pista sorge sul vecchio tracciato ferroviario a binario unico che, prima di esser dismesso nel 2001 e spostato all’interno, collegava Ospedaletti a San Lorenzo sulla linea Genova-Ventimiglia passando sulla costa. La costruzione dei primi tratti è cominciata nel 2008 ed un ulteriore ampliamento, che porterebbe la lunghezza complessiva del tragitto a 60 km, è tutt’ora in progetto. Il percorso attraversa otto comuni, estendendosi da Ospedaletti a San Lorenzo al Mare (il tratto Ospedaletti-Sanremo è ancora in fase di costruzione), e permette a tutti i cicloamatori di percorrere l’itinerario in sicurezza e serenità, grazie alle 28 teleca-

mere di videosorveglianza ed ai numerosi impianti di SOS disponibili per chi dovesse avere bisogno di aiuto. Tutto il tracciato, provvisto di accessi diretti dai comuni ogni 350 metri, è stato progettato pensando al comfort e alla tranquillità degli utenti. E’ costellato da una serie di punti di sosta con panchine, parcheggi per biciclette e fontanelle per bere, punti ristoro, bar, ristoranti, alberghi per il pernottamento, e stand per il noleggio biciclette sulla pista ciclabile di Sanremo per tutti i gusti e tutte le età. Dalle mountain bike, alle biciclette da passeggio ed ai tandem per due o più persone, oltre che fornire accesso alle innumerevoli spiagge e scogliere incontaminate, alcune un tempo non raggiungibili se non via mare; insomma, basta pedalare! L’itinerario è in prevalenza pianeggiante, rettilineo e facile da percorrere, e si snoda in mezzo alla profumata e coloratissima fauna costiera della Riviera di Ponente. In sostanza la pista ciclabile è il luogo perfetto per i turisti rivieraschi per praticare sport lontano dal trambusto del centro, e godersi alcuni dei più affascinanti e suggestivi scorci che ormai sono diventati il marchio di fabbrica del litorale costiero della Riviera dei Fiori. Un breve cenno alla Milano-Sanremo: Quando si parla di Sanremo e di ciclismo non ci si può dimenticare della Classicissima di Primavera, ovvero la corsa ciclistica del mese di marzo con partenza dalla fredda e grigia capitale del nord (Milano) ed arrivo nella città dei Fiori (Sanremo). La competizione, con i suoi 290 km di tragitto, ha la particolarità di risultare fra le gare più lunghe della durata di un singolo giorno. Nata nel 1907, la Milano-Sanremo è una delle corse ciclistiche di maggior prestigio in Italia ed a livello internazionale. Un ultimo consiglio: che vi interessi il ciclismo o meno, se vi trovate a Sanremo il giorno della Milano-Sanremo sappiate che per circa un paio d’ore (a volte anche di più…) in prossimità dell’arrivo della corsa, le arterie stradali principali della città vengono chiuse dalla polizia municipale e sono letteralmente inagibili al traffico. Info e contatti: www.info-sanremo.com


Thomas Paccagnella 100 km dei Forti 1000Grobbe Bike Photo by Newspower


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FOCUS SUI MOTORI CENTRALI a cura dello Staff Tecnico di Alcedo Italia

Cinque anni fa nasceva in casa Bosch il primo sistema professionale per e-bike. Da quel giorno molte cose sono cambiate e le grandi aziende hanno investito tempo e risorse per realizzare il propulsore migliore. Ecco un rapido preview di quello che oggi offre il mercato.

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l primo sistema professionale per ebike nasce in casa Bosch alla fine del 2010. Ed il segnale che qualcosa stava cambiando radicalmente fu chiaro fin da subito. Haibike fu, infatti, il primo costruttore a scommettere sul nuovo segmento MTB, progettando un nuovo telaio “a culla” che resta un’autentica pietra miliare nella storia evolutiva dell’offroad. Con il lancio della gamma XDURO, Haibike definì un concetto completamente nuovo nel mondo del fuoristrada: l’e-bike performance. Per alcuni anni Bosch-Haibike saranno gli unici attori su questo nuovo palcoscenico. La rapida espansione del mercato ha suscitato fin da subito l’interesse di altre grandi aziende come Shimano, Yamaha, Continental, solo per citarne alcune, determinando una vera e propria corsa all’innovazione tecnologica. Oggi esistono tantissimi prodotti, tutti molto validi, che contribuiscono (insieme alla nuova generazione di batterie agli Ioni di Litio) ad accrescere quotidianamente i numeri delle vendite. Prima dell’avvento del sistema Bosch, quando iniziammo la nostra attività (2008), l’unico modo per poter disporre di una MTB “assistita” era quello di trasformare una normale bici con componenti derivati dalle bici elettriche utilizzate in ambito urbano. Nasceva in Italia quello che oggi viene comunemente definito Kit di Trasformazione, una soluzione che continua ad appassionare molti ciclisti che non vogliono rinunciare alla bici dei propri sogni in versione elettrica. L’avvento dei motori centrali ha portato una serie non trascurabile di vantaggi rispetto ai motori alla ruota: una migliore distribuzione dei pesi (che a sua volta rende più guidabile una bici), maggiore efficienza nei percorsi difficili (agiscono sulla trasmissione sfruttando i rapporti del cambio), la

Photo di Pierfrancesco Macchi, La Montagna Chiama

naturalezza della pedalata (sebbene assistita) così come la facilità di smontaggio/ montaggio della ruota in caso di foratura. E non solo. Questa categoria di motori rappresenta il meglio che la tecnologia possa offrire, specialmente in ambito MTB. Cercheremo di far luce sulle caratteristiche peculiari di alcuni dei sistemi più venduti al momento, descrivendone brevemente pregi e difetti. Per ragioni di spazio tratteremo in questa sede Bosch, Yamaha e Bafang (recente vincitore della 24h di Stoccarda, organizzata da Bosch sul circuito automobilistico del Nurbugring). I sistemi qui presentati hanno tutti potenza nominale pari a 250W (con valori di cir-

ca 60Nm per Bosch, 70 Nm per Yamaha e Bafang BBS) e sono autolimitati a 25 Km/h, pertanto soddisfano tutti i requisiti imposti dall Art. 50 del CdS (modifica dell’art. 24/1 della legge 3.02.03 n.14) BOSCH E-BIKE SYSTEM L’idea che sta alla base dello sviluppo sistema Bosch è intimamente legata al concetto di allenamento (fitness) e, per contro, rifiuta l’utilizzo “passivo” dell’assistenza. Indirizzato principalmente a ciclisti con una discreta forma fisica, ha fatto del sensore di coppia (o sforzo) un vero e proprio cavallo di battaglia, adottato oggi da quasi tutti i costruttori. Come funziona? L’utilizza-


tore deve applicare una certa forza sui pedali per attivare l’assitenza del motore. Tale forza viene moltiplicata n volte, in base al livello selezionato dall’utente mediante un dispositivo collocato sul manubrio. Per avere assistenza continua il ciclista deve mantenere una cadenza pari ad almeno 50 PPM (pedalate/minuto), indipendentemente dalla pendenza affrontata. Il sistema Bosch adotta ben tre sensori (coppia, velocità e cadenza) che agiscono simultaneamente nelle rilevazioni. Per la trasmissione, Bosch utilizza un sistema a catena composto da corona anteriore 15T (che equivale ad una corona 38T se si considera il fattore di moltiplicazione interna pari a 2,5) abbinato a cassette standard (11-36T /10-42T). Tale rapportatura non risulta agilissima sul ripido e comporta una certa difficoltà, per i meno allenati, a tenere cadenze elevate. Si può ovviare alzando il livello di assitenza, tuttavia questo ha come conseguenza un sensibile aumento dei consumi. La gamma 2016 ha introdotto “di serie” su alcuni modelli della linea Performance il display Nyon, vera e proprio boardcomputer dotato di sistema di navigazione, program-

mi di allenamento, interfaccia Bluetooth per ricevere sul display le notifiche dello smartphone e tanto altro. Le sue dimensioni sembrano un poco esagerate ma soprattutto rimane molto esposto agli urti. Da scartare per chi voglia utilizzare la bici in fuoristrada! Meglio con la versione base (modello Intuvia), più compatto e protetto. Presente la funzione WALK che consente di muovere la bici nei tratti in cui la si deve spingere. Sempre quest’anno è stata introdotta la funzione di integrazione con cambi interni (Nu Vinci e SRAM) ed elettronici (Shimano Di2). Tra tutti i motori centrali provati è forse il più rumoroso, cosa abbastanza fastidiosa nel silenzio dei boschi. Può migliorare! Da ultimo Bosch funziona solo con batterie originali (da quest’anno disponibile anche la 500Wh) e la centralina non è programmabile dall’utente ma soltanto dal rivenditore (su alcuni modelli). Tempo di ricarica della batteria 400Wh: 3,5 ore. Sono sempre disponibili presso alcuni rivenditori autorizzati i ricambi originali. YAMAHA X-DRIVE SYSTEM Yamaha è arrivata nel mondo e-bike nel 2014. Ancora una volta con Haibike assoluta protagonista del mercato. La gamma SDURO è stata presentata in anteprima ad Eurobike 2014, suscitando un interesse incredibile da parte del grande pubblico e della stampa specializzata. L’esperienza Bosch deve avere insegnato qualcosa alla casa del diapason, che a sua volta ha presentato un motore veramente ridotto nelle dimensioni e nei pesi (500gr meno rispetto al suo concorrente). (ha permesso la realizzazione di una 29” Full Suspension che mancava nella gamma XDURO) e con una diversa gestione dell’assistenza.Dotato di sensore di sforzo (a tal proposito si rimanda a quanto descritto sopra) si differenzia da Bosch soprattutto


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per il fatto che non bisogna per forza raggiungere 50 PPM per avere la massima assistenza, anzi, la si ottiene fin dalle primissime pedalate (caratteristica definita “Zero Cadence”). Anche la taratura del sensore è diversa. Yamaha richiede infatti minore pressione sui pedali per avere la risposta dal motore. Questo si traduce senza dubbio in un consumo maggiore di energia rispetto a Bosch, anche se i valori registrati non parlano di differenze molto significative.Sul versante trasmissione (sempre a catena) Yamaha utilizza corone tradizionali e su tanti modelli è presente anche una doppia corona. Offre pertanto una rapportatura più adeguata a quanti non siano molto allenati. In generale si tratta di un sistema rivolto ad un’utenza molto più ampia. Non richiede un fisico allenato per poter affrontare anche le salite più difficili. Il sistema Yamaha è meno rumoroso del suo concorrente tedesco, tuttavia resta sempre la percezione di un caratteristico sibilo del motore. L’interfaccia utente si basa su un ampio display LCD retroilluminato unitamente ad una pulsantiera montata sul manubrio. Tutto molto semplice ed intuitivo, anche se il display risulta molto esposto agli urti accidentali. Si puo’ correre ai ripari ruotando l’apposita slitta all’indietro ma resta in ogni caso una pecca del sistema (almeno per l’utilizzo offroad). Presente la funzione WALK che consente di muovere la bici nei tratti in cui la si deve spingere. Compatibile con il sistema E.I. Shock (Electronic Suspension), presente per la prima volta sulla Haibike SDuro AllMtn RX 2015. Yamaha accetta solo batterie originali e la centralina non è programmabile né dall’utente né dal rivenditore. Tempo di ricarica per la batteria Li-Ion 400Wh: circa 3,5 ore.

Sono sempre disponibili presso alcuni rivenditori autorizzati i ricambi originali. BBS DRIVE SYSTEM La prima e più ovvia differenza che contraddistingue questo sistema rispetto ai due trattati sopra sta nel fatto che può essere installato su quasi tutte le bici esistenti (siano esse MTB, City, Trekking, BDC, Cargo, Folding) e non richiede un telaio dedicato. Viene definito pertanto “universale” e, ad oggi, rappresenta la migliore soluzione per godere dei vantaggi del motore centrale su un qualsiasi modello di bici. Il sistema BBS di Bafang e’ stato presentato nel 2013 e ha dimostrato da subito le sue indubbie qualità in fatto di coppia motrice, conquistandosi una solida quota di mercato.Non è provvisto di sensore di sforzo ma soltanto di sensore di rotazione (pedal assistance sensor) dei pedali, che si traduce in un minore sforzo da applicare sui pedali per attivare l’assistenza. Basta un decimo di giro dei pedali per sentire la spinta del motore. Il principio di funzionamento si basa su una spinta che è inversamente proporzionale alla cadenza di pedalata. Tradotto in termini di utilizzo, significa che quando il ciclista abbassa la cadenza di pedalata (a causa della stanchezza, oppure quando si trova ad affrontare una salita) il motore interviene in modo più deciso. All’incremento della frequenza di pedalata il motore eroga progressivamante meno potenza, fino a cessare del tutto alle cadenze più elevate (85-110 PPM a seconda delle versioni). Il comportmento del motore è configurabile mediante software dall’utente (basta richiederlo al proprio rivenditore insieme al cavo di interfaccia) per ottenere valori più rispondenti alle proprie attitudini.

L’interfaccia utente è acquistabile in due versioni differenti, entrambe basate su LCD retroilluminato: C961, meno esposto agli urti, configurabile con 9 livelli di assistenza (utile per chi fa fuoristrada) e C965, più piccolo e compatto ma maggiormente esposto agli urti. La trasmissione prevede, di serie, corone da 46T e 48T non idonee per l’utilizzo offroad ma si possono montare anche corone più piccole reperibili aftermarket (32T, 36T, 42T). E’ possibile alimentare questo sistema con qualsiasi pacco batteria, cosa che lo rende particolarmente appetibile per chi voglia valori prestazionali e di autonomia al di fuori da quelli convenzionali. Tempo di ricarica con batteria da 400Wh: circa 4 ore I valori di rumorosità su alcune versioni (come il BBS 36V 15A 250W) sono davvero contenuti. Sono sempre disponibili presso alcuni rivenditori autorizzati i ricambi originali. Per l’assistenza ci si deve rivolgere al proprio rivenditore di fiducia.

Bafang BBS Mid Drive 2015


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PRESTIGIO E DUCATI ENERGIA

La collaborazione tra le due eccellenze ha portato alla nascita della nuovissima E Carbon Telaio in carbonio fasciato e motore elettrico di ultimissima generazione: sul mercato arriva un mix di design e funzionalità.

La Prestigio E Carbon

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a un lato c’è Ducati Energia, che nasce nel 1995 per effetto dell’unione di DUCATI Elettrotecnica e di Zanussi Elettromeccanica-Divisione Generatori e che oggi rappresenta una delle realtà industriali storiche del territorio bolognese con circa 700 dipendenti distribuiti in 6 stabilimenti in tutto il mondo. Tra i suoi business, condensatori, rifasamento industriale ed elettronica di potenza, generatori eolici, alternatori e sistemi di accensione per motori endotermici, colonnine di ricarica, analizzatori di energia, sistemi per il telecontrollo delle reti elettriche, segnalamento ferroviario, sistemi ed apparecchiature autostradali e per il trasporto

pubblico. E naturalmente veicoli elettrici. Dall’altro lato Prestigio, azienda con sede a San Marino, che ha recentemente compiuto 7 anni di vita, periodo durante il quale ha saputo ritagliarsi uno spazio di rilievo tra per i suoi telai al carbonio fasciati, le sue bici su misura, la sua manifattura totalmente artigianale ed italiana al 100%. Le due eccellenze si sono incontrate, dando vita ad un progetto straordinario, che Giancarlo di Marco, amministratore delegato di Prestigio, ed il suo staff, hanno presentato in anteprima lo scorso settembre al Cosmo Bike Show di Verona. Si tratta della Prestigio E Carbon, bici in carbonio

fasciato, motorizzata Ducati 350 watt. Un gioiellino tecnologico, dotato anche di un sistema di recupero energia in frenata Kers. Un modello di raffinato design, essendo la bici concepita sulla base di linee essenziali in grado di andare oltre il classico. Con una particolare cura del posizionamento del motore, che gli sviluppatori hanno sistemato nella ruota posteriore, sotto forma di un disco molto, molto ben integrato. Manubrio e ruote in alluminio e sella Rolls San Marco completano l’opera. Un’opera da subito molto apprezzata, con la prima mini produzione che è andata subito a ruba.


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ROMAGNA BIKE CUP

nella sede di “Culture Velo” Ravenna le premiazioni del circuito A cura della Redazione

A Ravenna, presso il negozio di bici CULTURE VELO, si terrà la cerimonia ufficiale del campionato mountain-bike. E intanto trapelano le prime indiscrezioni sul calendario del 2016.

Il centro Culture Velo di Ravenna

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otto l’egida dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Promosport, domenica 18 ottobre (a partire dalle ore 16), nella sede di Ravenna del negozio “Culture Velo” in via A. Grandi 88 (zona Bassette), è in programma la premiazione ufficiale del Trofeo “Romagna Bike Cup”. Padroni di casa i marchi Speed, Scott, Haibike e Culture Velo, quest’ultimo vanta oggi 130 negozi di cui 4 in territorio Italiano situati a Bergamo (Villa D’Almé), a Vicenza (Schio), a Modena (Savignano sul Panaro) e Ravenna, nonché un ulteriore apertura prevista entro il 20 dicembre 2015 a Cesena. Il negozio Culture Velo di Ravenna, come detto, ospiterà la cerimonia ufficiale del Romagna Bike Cup, il circuito di Mtb che anche nel 2016 tornerà - dal 20 marzo al 27 settembre - con nove prove (una in più

dell’ultima edizione). A tal riguardo, trapelano già le prime indiscrezioni sul calendario 2016, che dovrebbe toccare, nell’ordine, le località di Fratta Terme (Fc), Borgo Tossignano (Bo), Villagrande (Pu), Ozzano Emilia (Bo), Marradi (Fi), Arezzo, Balze di Verghereto (Fc), Montecoronaro (Fc), con finale a Case Castagnoli, frazione di Cesena. Per l’edizione 2015, invece, nella cerimonia ravennate, saranno premiati, per la categoria, assoluta, Christian Fabbri (Team Passion Faentina), che ha preceduto Maurizio Galamini (Romagna Bike Grandi Eventi) e Agostino Mazzoni (180 Bpm). Nella graduatoria per società, invece, saliranno sul podio il Team Passion Faentina, che ha avuto la meglio - di appena 8 lunghezze - sul 180 Bpm (sul terzo gradino del

podio, a debite distanze, lo Spacco Asd). A Ravenna verranno anche premiati i vincitori delle categorie Giovani, Junior Donne, Elmt e M1, M2, M3, M4, M5, M6 e 2ª serie. Info su www.culturevelo.it


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HOTEL SCHÖNBLICK

Riposo, addio alla quotidianitá, relax A due passi dai passi Stelvio, Resia, Valsenales

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ipico albergo Tirolese che dalla sua pozizione rialzata domina il paese di Naturno. Dalla terazza del ristorante o dalle camere si possono godere viste mozzafiato sia sulla valle fiorita di meli a primavera, che le punte innevate delle montagne circostanti o del castello. Dopo recente ristrutturazione le camere garantiscono la comodita´dello spazio nella sistemazione in camere doppie, singole e una Suit. Personale altamente proffesionale e cordiale con ottima conoscenza della zona in collaborazione con enti locali vi sapra´ indirizzare nei vari posti, vi consigliera un programma su misura secondo le vostre esigenze per fa diventare la vostra vacanza piu piacevole e rilassante. Riposo. Addio alla quotidianità. Relax, dolce far niente o tanto movimento in mezzo alla natura. Nell´albergo Schönblick i vostri sogni diverranno realtá. Sul pendio esposto al sole sopra Naturno, lontano da traffico e confusione, con gran vista panoramica sulle montagne circostanti. Il nostro albergo ristutturato è ideale per famiglie e tutti gli amanti del relax. L’atmosfera cordiale e familiare della casa vi fará sentire proprio come a casa vostra. Ci prenderemo personalmente cura di voi, affinché possia-

te trovarvi a vostro agio e passare una vacanza davvero fantastica. Nel nostro hotel non mancano certo le strutture per dedicarsi allo sport, o a sani passatempi. Potete decidere tra una nuotata nella piscina coperta, la cura del sole sul prato, una partita a tennis, una sciata estiva nella vicina Val Senales, per finire con un completo relax nell´accogliente atmosfera della casa. Hotel Dotato di camere spaziose e recentemente ristrutturate con servizi, la maggior parte con balcone che offrono panorami unici,telefono, TV LCD con SAT, asciugacapelli. Hotel Schönblick offre agli ospiti i squisiti piatti sudtirolesi.

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Photo Newspower

MTB


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TRENTINO MTB PRESENTED BY CRANKBROTHERS Aspettando i verdetti A cura di Newspower

Con la “Vecia Ferovia” dela Val de Fiemme” e la “Val di Sole Marathon” si sono ormai delineate le classifiche del circuito. Ecco gli ultimi risultati.

La partenza della Val di Sole Marathon 2015. Photo by Newspower

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a stagione estiva targata “Trentino MTB presented by crankbrothers” ha regalato agli appassionati delle ruote artigliate tanta adrenalina con altri due appuntamenti del circuito: la Vecia Ferovia dela Val de Fiemme di domenica 2 agosto e la Val di Sole Marathon di domenica 30 agosto. La Vecia Ferovia, quest’anno alla sua 19ª edizione, è uno degli eventi più attesi e frequentati dagli amanti di mountain bike, con un tracciato di 41 chilometri e

1060 metri di dislivello che porta da Ora, in provincia di Bolzano, fino a Molina, in Val di Fiemme (TN), ripercorrendo il tragitto del vecchio trenino che collegava la Val d’Adige alla Val di Fiemme, lungo quella che una volta era la via delle antiche locomotive. Una continua dolce salita, che ha visto impegnati allo start oltre 1300 bikers, fra cui 300 non tesserati e un centinaio di donne. Leader di giornata il belga Roel Paulissen, due volte campione del mondo di mtb

marathon, primo sul podio dopo una gara in cui ha dato tutto e dove l’esito si è delineato solo negli ultimi metri che l’hanno visto tagliare il traguardo in 1h29’43’’ dopo una strepitosa volata finale. Seguono l’altoatesino Fabian Rabensteiner e il materano Vito Buono rispettivamente al secondo e terzo posto. La vittoria non è stata facile: i tre atleti avevano alle calcagna avversari temibili del calibro di Fruet, Casagrande, Schmid, Botero, Righettini, Degasperi, Cominelli, Schweiggl


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e Adaos Alvarez. Tra le donne il primato è tutto della romagnola Elena Gaddoni, alla sua terza vittoria consecutiva nella Val di Fiemme, che è rimasta al comando per tutta la gara confermandosi al primo posto dopo 1h42’47’’ davanti alla brianzola Mara Fumagalli e alla lituana Katazina Sosna. A fine agosto a Malé è stata invece la volta della 3ª edizione della Val di Sole Marathon, l’appuntamento che porta i bikers a pedalare lungo sterrati nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta, nonché quinto e penultimo appuntamento con il circuito “Trentino MTB presented by crankbrothers”. Due i percorsi su cui si è giocata la sfida: il “corto” di 35 km e 1500 metri di dislivello e il più tecnico “marathon” da 61 km e ben 2700 metri di dislivello, tra strade forestali e interessanti passaggi in single track, con passaggi anche all’interno del bike park della Val di Sole. Illuminati dal sole - d’altronde… in Val di Sole non poteva essere che così - oltre 550 partecipanti si sono dati battaglia in una gara dall’accento tutto straniero, con un podio internazionale nel percorso “marathon”. La gara, vivace sin dall’inizio con il colombiano Leonardo Paez e il russo Alexey Medvedev in lotta per la vittoria, ha visto passare in testa alla fine Medvedev, complice un salto di catena per Paez. 2h49’11’’ il tempo del vincitore, secondo posto dunque per Paez e terzo per il sudafricano Travis Walker. Anche in campo femminile la sfida è stata accesa con una lotta che ha visto protagoniste l’ucraina Kristina Konvisarova e la lituana Katazina Sosna e che alla fine ha visto predominare nettamente la Konvisarova, al traguardo in 3h47’38’’, con un vantaggio di ben tredici minuti sulla Sosna. Terza la camuna Elisa Gastaldi, bella prova anche per lei, seppur più solitaria. La gara sul percorso “marathon” assegnava anche i titoli del Campionato Italiano Maestri AMSI MTB, conquistato dal maestro di sci di Trento Francesco Avanzo. Per quanto riguarda il percorso “Classic” i vincitori sono stati Andrea Zamboni, seguito da Moreno Pellizzon e Ivan Degasperi, e Valentina Garattini, prima davanti a Margit Zulian e Patrizia Romanello. Con i risultati de La Vecia Ferovia e della Val di Sole Marathon inizia a definirsi la classifica assoluta del circuito “Trentino MTB presented by crankbrothers” che si chiuderà con la 3TBIKE in Valsugana, e in entrambe le giornate è stato assegnato an-

Francesco Casagrande e Martino Fruet in azione alla Vecia Ferovia dela Val de Fiemme 2015. Photo by Newspower

che il premio della nostra rivista, destinato ai concorrenti provenienti da più lontano. Per la prova in Val di Fiemme è stato consegnato ad Augusto Cofano di Lecce e Daniela Gangone di Roma, per quella in Val di Sole ai palermitani Pasquale Sorce e Filippa Teresi. Un’ulteriore conferma dell’appeal del circuito Trentino MTB, che ogni anno richiama migliaia di bikers da tutta Italia e non solo. Tornando alla classifica generale, i primi posti sono al momento nelle mani di Ivan Degasperi (Assoluta e M1), già vincitore l’anno scorso, Annarita Cavulla (As-

soluta e Open Femminile), Alberto Lenzi (Junior), Klaus Fontana (Open Maschile), Gabriele Depaul (Elite Sport), Luca Zampedri (M2), Claudio Segata (M3), Michele Bazzanella (M4), Giuseppe Baricchi (M5) e Silvano Janes (M6). Ma sarà l’ultima prova a decretare il verdetto finale e ad incoronare i vincitori del circuito di quest’anno, che verranno svelati nel prossimo numero insieme al resoconto della 3TBIKE, mentre il 24 ottobre si svolgeranno le premiazioni ufficiali di Trentino MTB.


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LA RODIOLA ROSEA

Come difendersi dalla stanchezza fisica e mentale A cura di Alessandro Gardini*

La Rodiola, detta anche radice artica o radice d’oro, è la radice della Rhodiola rosea L., una pianta perenne che cresce spontaneamente nelle zone montagnose e fredde della Siberia, della Scandinavia, della Russia e dell’Asia.

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a Rodiola è un rimedio naturale usato fin dall’antichità nella medicina tradizionale di questi paesi, e ancora oggi utilizzato dai fitoterapeuti di tutto il mondo per le sue benefiche proprietà sostenute da centinaia di studi clinici. Infatti, già nei primi anni settanta, ricercatori tedeschi descrissero benefici sulle cefalee, emorroidi e come antinfiammatorio, addirittura i vichinghi sembra che la utilizzassero per aumentare la resistenza e la forza fisica. La rodiola è stata classificata come adattogeno da ricercatori russi che ne hanno evidenziato la capacità di aumentare la resistenza di particolari agenti chimici e biologici del nostro organismo, con conseguente aumento della resistenza fisica e del senso di benessere. Le proprietà adattogene della rodiola, in particolare sono state attribuite a due suoi principi attivi il para-tirosolo ed il salidroside. Questi influenzano i livelli di alcuni mediatori nel cervello e nei tessuti periferici, cardiovascolare e respiratorio. Tra i composti più farmacologicamante attivi, vi sono anche la rosavina e i fenoli. Oggi, grazie ai numerosi trial clinici sui suoi costituenti, i maggiori impieghi dell’Artic Root sono in alcuni stati depressivi lievi e

moderati, nell’astenia del soggetto anziano, nella prevenzione da deficit cognitivi, nella sindrome da affaticamento cronico da eccessivo carico di lavoro, nella sindrome da Burnout, nell’astinenza da nicotina , nel mantenimento di alte prestazioni sportive ed alte prestazioni psichiche e lavorative . Il razionale d’uso della rodiola nell’ambito sportivo è giustificato da evidenze scientifiche sul meccanismo d’azione dei costituenti attivi. E’ stato infatti dimostrato che la Rosavina, attivando un’enzima, l’adenilatociclasi a livello delle cellule adipose, promuove il rilascio degli acidi grassi dal sangue. La mobilizzazione di questi determina un aumento di substrato energetico per la produzione di ATP che sarà disponibile per il fabbisogno muscolare. Come conseguenza si è avuto un miglioramento delle prestazioni fisiche e un aumento della resistenza alla fatica . Questo è stato dimostrato anche recentemente, in uno studio del 2013, dove la singola somministrazione acuta di un estratto di rodiola ha diminuito la frequenza cardiaca in risposta all’esercizio sub ottimale . Tra le sue principali proprietà benefiche vi è la normalizzazione del tono dell’umore. L’assunzione di rodiola porta infatti ad un aumento dei livelli di

serotonina nel sangue proprio grazie alle sue capacità di interagire con particolari mediatori del sistema nervoso per questo utilizzata nella depressione lieve e moderata e negli stati di ansia generalizzata. Le funzioni della serotonina sono in qualche modo legate al controllo dell’appetito, del sonno e del comportamento, sulla memoria e sulle capacità di adattamento, come conseguenza anche sulle nostre capacità mentali in corso di attività fisica di endurance e nel recupero post attività. La Rodiola appare un rimedio sicuro, per la scarsità di effetti collaterali nella maggior parte degli studi clinici, tuttavia a dosi eccessive può causare irritabilità ed insonnia . Non va assunto in caso di patologie epatiche e renali. Per questo invitiamo comunque l’utilizzatore finale di preparati fitoterapici, di rivolgersi sempre a figure mediche professionali e preparate in materia erboristica, prima di utilizzare qualsiasi integratore contenente derivati “naturali”, per evitare possibili effetti collaterali, interazioni con medicinali e alimenti.

*Responsabile Reparto Sport e Nutrizione Farmacia del Bivio alessandrogardini@gmail.com


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14ª “RAMPICONERO”

Villagas e Fumagalli, ambo vincente A cura della Redazione

I due portacolori del Ktm Protek Dama s’impongono nella splendida corsa di Camerano. Mille partenti e la solita impeccabile organizzazione del Crazy Bike. La 14esima edizione della “Rampiconero” va in archivio con l’ennesimo successo. Oltre mille i concorrenti ai nastri di partenza, per una gara che sa sempre regalare grandi emozioni. Ad imporsi, dopo una gara vibrante, sono stati i due portacolori del KTM Protek Dama: il colombiano Jhonnatan Botero Villagas e la comasca Mara Fumagalli. A contendere il successo, in campo maschile, sono stati Davide Di Marco e Francesco Failli, mentre nella gara femminile, alle spalle della Fumagalli, si sono piazzate Krystyna Konvisarova e Monia Conti. La gara era valida per i circuiti IMA Scapin e Tour 3 regioni Scott. La gara Una splendida giornata di sole ha fatto da cornice alla 14ª edizione della Rampiconero, una gara apprezzata da tantissimi bikers, che ogni anno, con la loro presenza, manifestano il loro entusiasmo per una rassegna in cui si respira sempre aria di festa. Vuoi per la vicinanza de mare, vuoi per le meravigliose colline del Conero, la gara di Camerano regala sempre grandi emozioni, complice anche l’impeccabile organizzazione del Crazy Bike. Alle 9.30 il via, con oltre

mille atleti pronti a darsi battaglia. Il percorso prevedeva 42 km e quasi 1.500 metri di dislivello positivo, un tracciato nervoso, con continue variazioni di ritmo. Dopo il giro di lancio tra le vie di Camerano, il lungo serpentone si lancia nella prima parte di gara, molto veloce e divertente. Dopo una quindicina di chilometri, al comando della gara sono in sei: Jhonnatan Botero Villagas (KtmProtek-Dama), Davide Di Marco (Team Bike Civitavecchia), Francesco Failli (Cicli Taddei), Andrea Righettini (Ktm-Protek-Dama), Francesco Casagrande (Cicli Taddei) e Nicola Testi (Cicli Taddei). Sulla salita verso il GPM del Monte Conero, restano in tre al comando: Di Marco, Botero Villagas e Failli, con Casagrande, Righettini e Testi ad inseguire. Nei pressi dello striscione del GPM, Failli perde il contatto con la testa e restano Botero Villagas e Di Marco soli al comando. Dopo lo spettacolare passaggio sulla spiaggia di Numana, Botero Villagas sferra il suo attacco letale, prendendo qualche metro di margine su Di Marco, mentre Failli resta sempre solitario in terza posizione. Il colombiano della KTM riesce a gestire il

margine fino al traguardo, vincendo con il tempo di 1 ora 46’ e 22”. Buona seconda piazza per Di Marco con Failli a completare il podio. A completare la top-ten sono Andrea Righettini, Francesco Casagrande, Nicola Testi, Alessandro Naspi, Simone Lunghi, Roberto Rinaldini e Michele Angeletti. La gara femminile ha assunto invece posizioni e gerarchie ben delineate fin dalle prime battute. A dominare, secondo pronostico, è stata Mara Fumagalli (Ktm-Protek-Dama), che ha vinto nettamente con il tempo di 2 ore 15’ 33”. Alle sue spalle si sono piazzate Krystyna Konvisarova (Team Cingolani – Specialized), Monia Conti (Cycling Performance), Elisa Gastaldi (Team Passion Faentina) e Sara D’angelo (Crazy Bike Camerano). I complimenti al Crazy Bike per l’ottima organizzazione, sicuri che anche in futuro sapranno proporre una Rampiconero di altissimo livello qualitativo. Come tradizione impone.  Sul podio della 14ª Rampiconero Botero,

Di Marco e Failli


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UNA SPINTA PER VOLARE A cura di Roberto Zanetti - Photo by Roberto Zanetti

La linea Unikum ha come obbiettivo la realizzazione di integratori di alta qualità, certificati a livello medico – scientifico e testati da atleti professionisti; prodotti finalizzati all’uso agonistico nello sport come, nel nostro caso, nelle discipline del ciclismo ai massimi livelli.

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l ciclismo è uno sport di endurance e come tale richiede una resistenza organica di medio/alta intensità che si protrae per lungo tempo, non solo in allenamento ma soprattutto nel corso della gara. Detto questo dobbiamo prendere in considerazione che, durante il training, si vanno ad affrontare ritmi che possono variare dalla soglia aerobica (70 – 80% della frequenza cardiaca massima teorica) fino alla soglia anaerobica (oltre l’85% della frequenza cardiaca massima teorica), mettendo così il nostro fisico in una condizione di particolare stress e di notevole impegno muscolare. E’ quindi molto difficile (e penalizzante, aggiungo io …) affrontare lo sforzo senza fare uso di un’integrazione specifica mirata a migliorare rendimento della performance. Innanzi tutto devono essere utilizzati prodotti di buona qualità contenenti principi attivi e molecole facilmente assimilabili per non sovraccaricare due organi di vitale importanza quali lo stomaco e il fegato. Una digestione difficoltosa degli elementi assunti potrebbe inficiare la resa e abbassare il rendimento dell’atleta al punto da costringerlo, in casi estremi, al ritiro dalla corsa o comprometterne la prestazione. Nel corso dell’attività fisica è fondamentale fornire energia, ridurre la fatica e mantenere un’autonomia costante al nostro motore evitando però un innalzamento improvviso e violento della glicemia. Sono consigliati integratori miscelati in acqua naturale con una componente di fruttosio (come nel Gold Mix), da bersi nell’arco di tutta la gara ma, sopratutto, per ottimizzare la resa di specifiche funzionalità. E’ importantissimo mantenere il più a lungo possibile il giusto equilibrio dei livelli ematici e/o rivitalizzare la tonicità e l’ossigenazione muscolare, sostenendo lo sforzo con l’ausilio di supplementi composti da miscele ottenute con principi attivi specifici, aminoacidi e fitoderivati (vedi tutta la gamma di prodotti offerti da Unikum). La proposta di Unikum per i granfondisti: Unikum, azienda produttrice di integratori

per lo sport con anni di studio e sperimentazione alle spalle, sostiene concretamente l’atleta nelle sue primarie necessità. Il tutto è finalizzato per il conseguimento della migliore prestazione, nel rispetto del benessere e della salute del ciclista.

Pacchetto Granfondo Resistenza – Granfondo – Corse a tappe Muscle Care – 1 dose Mito – 1 dose Gold Mix – 1 dose Muscle Power – 1 dose Basic Pro – 1 dose Borraccino pvc – 1 pz. Prezzo: € 19,90 al pubblico, IVA inclusa

Il Distributore per l’Italia Beltrami TSA Via Euripide, 7 42124 Reggio Emilia Tel: +39 0522 307803 Fax: +39 0522 703106 E-mail: info@beltramitsa.it Web site: www.beltramitsa.it

Pacchetto Performance Singola gara – competizioni della durata massima di 90/120 minuti Power – 1 dose Mito – 1 dose Gold Mix – 1 dose Prezzo: € 10,90 al pubblico, IVA inclusa

Il Produttore

Unikum Sport Life Nutrition www.lineaunikum.it


DA OLTRE 50 ANNI LA LINEA GORE® È ASSOCIATA ALL’IDEA DI RESISTENTE FUNZIONALITÀ HIGH-TECH E OTTIMA QUALITÀ. I tessuti GORE-TEX®, WINDSTOPPER® e altri tessuti tecnici attentamente selezionati sono i componenti principali dei prodotti GORE BIKE WEAR®. Sono stati tutti sviluppati e rigorosamente testati per tenere lontano gli agenti atmosferici e conservare il comfort.

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Eloise Tresoldi Lavarone Bike 2015 Photo by Newspower


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SPINA CALCANEARE O SPERONE CALCANEARE A cura del dottor Maurizio Radi (fisioterapista)

Diagnosi, prognosi e rimedi di una patologia che, per i primi dieci anni, può essere silente.

La spina calcaneare (o sperone) è una esostosi, cioè una neoformazione benigna di osso, nella zona inferiore del tallone. Generalmente, si forma a livello mediale del calcagno, all’origine della fascia plantare. Le cause principali? La causa di questa esostosi è l’infiammazione della fascia plantare a livello dell’inserzione sul tallone (entesopatia), con conseguente deposito di sali di calcio. A lungo termine, l‘accumulo di calcio a livello del tallone provoca la formazione della spina calcaneare. Lo sperone (o spina calcaneare) è una patologia a carattere prettamente degenerativo, dovuta principalmente all’artrosi o al cronicizzarsi della fascite

plantare; a differenza della fascite può essere anche asintomatica. Il suo sviluppo è molto lento: quando si vede nella radiografia significa che la crescita è iniziata da una decina di anni.

Come possiamo fare una diagnosi? Si inizia con un esame radiografico che può evidenziare lo sperone calcaneare. Quando non si evidenzia tale processo osseo, è raccomandata un’ecografia dei tessuti molli circostanti, in quanto esiste una stretta correlazione con la fascite plantare che può simulare tale patologia. Che tipo di terapie e trattamenti vengono applicate? Come in qualsiasi infiammazioni, ghiaccio nella zona del dolore, accompagnato all’uso di una talloniera in silicone, a scarico calcaneare, che ha lo scopo di assorbire gli urti. Inoltre va associata della terapia fisica (tecar terapia, massaggi, ultrasuoni, laser, onde d’urto) associata a stretching della fascia plantare, del tendine di Achille e della muscolatura del polpaccio, nonché all’uso di plantari adeguati. Le situazioni croniche o resistenti alle terapie possono essere trattate anche con infiltrazioni locali. In alcuni casi si effettua anche l’asportazione dello sperone, ma è sconsigliato anche dagli ortopedici.

Quali sono i sintomi? • dolore al calcagno durante il carico • difficoltà e dolore quando si effettua attività sportiva “di carico” • talvolta gonfiore nella zona interessata

Pesaro Viale XXVI Maggio, 78 Tel. e Fax 82 linee: 0721.33998 – 0721.33985 www.fisioradi.it – info@fisioradi.it


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La Vecia Ferovia dela Val de Fiemme Photo by Newspower


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EKOÏ, CYCLING DIFFERENT A cura di Roberto Zanetti - Photo by EKOï

La peculiarità di EKOï, brand francese noto come partner di atleti molto importanti, è di essere - ad oggi – il solo marchio al mondo ad offrire caschi, occhiali, scarpe e abbigliamento tecnico completamente personalizzabili. Dalla testa ai piedi, ogni ciclista, potrà realizzare o consolidare il proprio stile creando un equipaggiamento personalizzato e unico. Gli appassionati, cliccando semplicemente sui configuratori presenti nelle pagine del sito on line www.ekoi.fr (interamente in italiano), saranno guidati alla creazione di casco, occhiali e scarpe e sarà possibile anche aggiungervi il proprio nome. I prodotti, una volta eseguito l’ordine sul sito internet dell’azienda che ha sede a S. Raphaël de Fréjus, verranno recapitati a domicilio in 8/10 giorni lavorativi. Per l’assistenza è disponibile un numero in italiano dove, del personale in lingua madre, potrà essere d’aiuto per risolvere ogni problematica. Fabio Aru con gli occhiali EKOï Multistrata prima di una gara

Ekcel Magnetic EKOï 2015 nero brillante Testato e approvato dai team AG2R La Mondiale e Sunwebt Zone di ventilazione posteriori. Attacco magnetico delle cinghie sotto mento. Schiuma interna in Coolmax con trattamento antibatterico. Polistirolo ad alta densità di colore grigio. Peso : 250g in taglia S/M e 280g in taglia L/XL Taglie: S/M (54/58cm) e L/XL (58/62cm) Prezzo: € 129,00 al pubblico, IVA inclusa

Occhiali Multistrata EKOï Aru azzurro revo Montatura e astine in Grylamid Forma adatta alle attività sportive Molto leggero, 25 gr. 6 ventilazioni anti appannamento Nasello regolabile e intercambiabile Inserti antiscivolo e anallergici sulle astine Lente in policarbonato infrangibile e intercambiabile, conforme alle norme CE Lente protettiva avvolgente 100% Anti UVA / UVB / UVC Prezzo: € 156,00 al pubblico, IVA inclusa

Il cofanetto LTD Fabio Aru comprende: 1 occhiale EKOï Multistrata firmato Fabio Aru con lente EN cat 3 (grande sole) 1 lente PH fotocromatica : la lente si scurisce o si schiarisce a seconda della luce in meno di 5 secondi (in tutte le condizioni di luminosità) 1 lente trasparente (da portare per proteggere gli occhi dal vento , dalla polvere e dagli urti, per giornate senza grande luminosità) 1 spray pulente 1 panno in microfibra per pulire le lenti senza graffiarle

Il Produttore e distributore per l’Italia EKOï E-mail: contact@ekoi.fr Web site: www.ekoi.fr

Interno del casco Ekcel Magnetic


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Alexey Medvedev Dolomitica Brenta Bike 2015 Photo by Newspower


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IL CICLISMO IN UN CLIC! A cura della Redazione

Il mondo delle due ruote protagonista su instagram con migliaia di pagine per tutti i gusti. E nella speciale classifica dei “seguaci”, Froome precede Contador e Nibali.

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l ciclismo in un clic. Potrebbe essere questo lo slogan di Instagram, il social network più in auge del momento che, dal Polo all’Equatore, pubblica le foto di milioni di utenti. E poiché nei social, si sa, è contemplato tutto lo scibile umano, non poteva mancare il mondo della bicicletta, protagonista di migliaia di pagine e declinato, a seconda dei gusti e delle passioni, in tutte le sue infinite variabili. Impossibile dunque, con trenta milioni di utenti, elencare qui tutte le pagine che si occupano, a vario titolo, di ciclismo. Ma abbiamo fatto un rapido tour nel cyberspazio di Instagram e vi riportiamo qui uno spaccato sintetico delle pagine più belle ed originali. Per gli amanti delle ruote “dentate”, da non perdere “ciclismo_activo”, che annovera quasi cinquemila seguaci e un album di oltre cento spettacolari fotografie. E sempre al mondo delle Mtb sono dedicate le pagine “bikemontt”, “mtbmag”, “mtb_is_amazing”, “mtb_women”, “mtb_and_downhill”, “foxmtb” e “crogtierney”. Sul piano del marketing, ottima l’operazione della storica azienda di telai De Rosa che si reclamizza al popolo di Instagram sotto le mentite spoglie di “ciclicorsa”. In 255 post l’intero campionario della prestigiosa maison brianzola. Commercialmente “trasversale”, invece, la pagina “ciclismolife”, un concentrato bipartisan di cultura del ciclo, che mixa sapientemente alcune immagini del mondo patinato dei professionisti. Per gli amanti del ciclismo in città, davvero interessante la pagina promozionale del Centro Nazionale di Ciclismo Urbano di Maracaibo, in Venezuela (“encu_ve”) che promuove gli spostamenti eco-sostenibili nel paese sudamericano. E sempre restando nei pressi di Caracas, vale la pena dare un’occhiata agli oltre mille post di “ciclismototal”, che declina il ciclismo a 360°, dai professionisti agli amatori. Stessa filosofia per l’instagram in lingua spagnola “ciclismo_real” dedicato in particolare al mondo degli amatori. Restando da

sempre nel mondo latino, curiosa la pagina di ciclismoeuropeo gestita dal rivenditore ufficiale in Colombia delle aziende di telai Campagnolo, Pinarello, Colnago, Guerciotti e Cipollini. E a dimostrazione che la bicicletta in sudamerica è in costante progresso, citiamo anche la pagina “ciclismoparaguayo”, “ciclismo_brasil” (che mette come foto di cover una caricatura di Pantani), “nuestrociclismo” e “biciclettaria”. Per chi desidera restare aggiornato con delle semplici immagini (e a giudicare dagli oltre ventimila seguaci, sono tanti), consigliamo il “ciclismo_mundial”, quasi duemila post dedicati al mondo del clismo professionistico maschile e femminile, con tante curiose clip del “dietro le quinte”. Smarcandoci dal mondo del professionismo, ma restando sempre in Sudamerica, in Messico per la precisione, segnaliamo il “ciclismologo”, ovvero - traduciamo letteralmente - “un viaggio antropologico tra i leader dell’eco-turismo di Nochistlan” (paesino della regione di Zacatecas). Per gli amanti dell’altra metà del cielo, segnaliamo “respiraciclismo”, l’Instagram aggiornato sul pianeta del ciclismo femminile. E chi ama il ciclismo ma anche la bellezza di una fotografia tecnicamente impeccabile, consigliamo di digitare su Instagram “cyclismogizmo”, “italiancrew”.

Spostandoci dall’altra parte dell’emisfero, merita un’occhiata la pagina neozelandese “_bicicletta”, mentre per chi considera la bicicletta il più romantico dei mezzi non può non dare un’occhiata alle pagine “diariodiunabicicletta” e “#biciclettandoinallegria”. Un’occhiata anche alle pagine dei campionissimi. Partiamo con Alberto Contador, che ha 175mila seguaci, quasi il triplo del nostro Vincenzo Nibali che si ferma a 56mila scarsi (ma su Instagram ha anche decine di fans club a lui dedicati). Fabio Aru, recente trionfatore alla Vuelta, annovera 27mila seguaci (foto cover lui al mare che tiene in braccio la fidanzata). Il corridore con più seguaci, nel mondo dei “like”, è però il vincitore dell’ultimo Tour de France Chris Froome che tocca quota 219mila. Deludente lo score di Lance Armstrong con appena 1821 seguaci, ma va detto che il texano ha caricato appena due immagini, incassando per la verità più insulti che osanna. Lo insidia, con 761 seguaci, il Ct della Nazionale di Ciclismo Davide Cassani, scalzato anche dal nutrizionista degli azzurri Iader Fabbri che vanta quasi 1600 seguaci. Numerosi, invece, le fans-pages dedicate a Marco Pantani che, anche sulla rete, oltre dieci anni dopo la morte, vanta i suoi santuari.


www.federicolodesani.it


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L’IMPORTANZA DEL TIFO A LIVELLO MENTALE

Il “potere” delle parole e non solo A cura di Claudia Maffi - menteinsella@gmail.com

A chi non è mai capitato di tifare il “corridore del cuore” con frasi del tipo “Vaaaai!!!”, “Non mollare!!!”, “Non arrenderti!!!”, pensando in questo modo di spronare ed incitare. Di per sé l’intenzione è ottima: tutti noi sappiamo, infatti, che il tifo - con le sue parole di incoraggiamento - trasmette forza, stimola gli atleti a tirar fuori tutte le energie di cui dispongono.

Photo by Bettiniphoto

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uttavia, la psicologia dello sport sottolinea l’importanza di esprimere il tifo utilizzando sempre e comunque un linguaggio positivo (“Alè Alè!! Tieni duro!!!”), anziché in negativo come in tanti siamo abituati a fare (“Daai!!!, Non Mollare!”): questo perché il “Non” non esiste nel linguaggio del pensiero o, meglio, la nostra mente per capire “cosa non dobbiamo fare” deve prima rappresentarsi quella tal cosa o situazione. Quindi, per comprendere a livello mentale il significato del “Non mollare!”, il corridore dovrà prima, in automatico, pensare al fatto di “mollare” e per un ciclista stremato dalla fatica quest’immagine non sarà certo d’aiuto. Così, seppur l’intento è di incitare, rischiamo invece di provocare l’effetto opposto. “Stai attento alla discesa! Vai, non cadere!!” e la prima cosa che balenerà nella mente del corridore sarà proprio l’immagine di lui che si ribalta rovinosamente dalla bici, sollecitato da quelle parole a rappresentarsi mentalmente lo sbaglio che dovrebbe non

commettere. Non sto dicendo che utilizzando la desinenza “Non” indurrete sempre gli atleti in errore, tuttavia d’ora in poi sarete consapevoli dell’effetto che le vostre parole susciteranno nella mente dell’atleta. E dunque, esprimersi con frasi positive otterrà sicuramente un miglior effetto sui corridori. Anche per il ciclista stesso, durante la gara, è importante parlarsi ed incitarsi utilizzando un linguaggio positivo, il cosiddetto selftalk. Il principio di questa tecnica si basa sullo stretto legame esistente fra corpo & mente: i pensieri e le parole che il corridore si dice, prima e durante la gara, inviano automaticamente segnali coerenti al corpo. Così, se l’atleta impara ad incitarsi utilizzando frasi espresse in positivo, anche tutto il suo corpo andrà in quella direzione. Sottovalutarsi all’opposto avrà l’effetto di indebolire non solo la mente, ma anche il corpo che risponderà “svuotandosi” di energia ed il peggioramento nella performance che potrebbe derivarne avrà il probabile effetto di demotivare ancora di più l’atleta.

Così come le parole ed i pensieri possono “provocare” effetti sul corpo, è vero anche il contrario: il corpo può influenzare la mente. Infatti non solo il linguaggio verbale ma anche quello non verbale (il linguaggio del corpo fatto di posture, movimenti ed espressioni facciali) ha il potere di inviare dei segnali alla mente. Ad esempio, se prima della partenza il corridore assume un’espressione tesa e preoccupata con le spalle curve in avanti, i muscoli tesi, scuotendo rassegnato la testa starà comunicando insicurezza e sfiducia non soltanto all’esterno, ma anche all’interno di se stesso. Questa sarà l’immagine che l’atleta auto- indurrà nella sua mente ancor prima di iniziare la competizione. Quante volte, ancora in griglia, i corridori assumono “posture ed espressioni facciali tese ed insicure”? Magari i più lo fanno senza neppure rendersene conto. Paul Ekman, docente di psicologia alla University of California, dimostrò come le espressioni facciali e la postura del corpo influenzano l’umore: il viso non è quindi soltanto un mezzo per esprimere le emozioni, ma può anche attivarle; così un’ espressione positiva provocherà un istantaneo effetto anche nel cervello, inducendo l’atleta alla calma e riducendo le tensioni. Questa informazione potrebbe tornare utile soprattutto ai ciclisti più ansiosi che, in partenza, tendono ad assumere abitualmente sguardi tesi e preoccupati: accorgersi di questi atteggiamenti è il primo passo per correggerli! Se vi renderete conto di avere assunto un’espressione tesa ed insicura, per esempio, potreste sforzarvi di sorridere e questa semplice modifica nel vostro aspetto migliorerà all’istante anche il vostro umore, consentendovi più facilmente di raggiungere distensione mentale, condizione che favorirà la concentrazione in gara.


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HAIBIKE GREED 9.40, LA FORZA NON È SOLO “ELETTRICA” A cura di Roberto Zanetti - Photo by Monica Anello

Marchio molto conosciuto per avere a disposizione un’autentica flotta di biciclette elettriche, Haibike, mi ha fornito per il test una front 29er “muscolare” in carbonio dalle spiccate caratteristiche sportive. Una mtb leggera, malgrado le generose dimensioni, che fa degna concorrenza a biciclette prodotte da aziende più note nel pittoresco mondo dell’off road. Un prodotto di qualità che fa la sua bella figura e si difende con classe nelle nuove proposte per la prossima stagione.  Test bike

L

a serietà di Haibike Sfogliando le pagine del catalogo on line di Haibike (www.haibike.de) mi ha colpito il servizio che il brand tedesco mette a disposizione della propria clientela. Testando molte bici e avendo a che fare con svariati marchi non capita spesso che un’azienda si renda così disponibile nella fase post vendita. Sicuramente la forza di Haibike e del proprio distributore internazionale, Winora Group, è sinonimo di serietà e professionalità. Leggendo ciò che riporterò qui di seguito capirete anche il perché… Crash Replacement per telai in carbonio In aggiunta alla garanzia di cinque anni su tutti i suoi telai, Haibike, offre a partire dai modelli del 2009 una sostituzione definita “Crash Replacement” per tutti i telai in carbonio. Nel caso in cui un telaio sia stato danneggiato a seguito di un incidente o di una caduta e risulti inutilizzabile, il ciclista ha la possibilità di richiedere questa forma di garanzia. Haibike concede dunque uno sconto extra del 50% da applicarsi allo stesso telaio o ad uno equivalente. La procedura da applicare è molto semplice: basta inoltrare la richiesta al rivenditore Haibike presso il quale e’ stato acquistato il telaio o la bicicletta. Il rivenditore sarà lieto di fornirvi ogni informazione utile a sbrigare la procedura nel modo corretto e veloce. Ci è piaciuto La Greed 9.40, indipendentemente dal diametro delle ruote, appartiene alla categoria delle hardtail, un genere di bici che rispecchia poco le mie caratteristiche di biker. Di solito preferisco pedalare – per lavoro e per piacere - su una full eppure, dopo le sorprendenti prove effettuate sul campo, ho dovuto ricredermi. Il telaio di questa front 29er è molto confortevole, malgrado sia costruito con un carbonio rigido e performante indicato per la competizione. La geometria del triangolo principale e il carro posteriore ammortizzano molto bene tutte le vibrazioni trasmesse dal terreno al punto che si ha quasi la sensazione “galleggiare” sugli ostacoli. Molto fanno anche le ottime ruote da 29” che, grazie alla superficie sottile e allungata del co-


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Il reggisella Haibike Flex Post da 27,2 mm si integra perfettamente, sia come design che come grafica, nella linea della bicicletta

I freni, come tutto il gruppo, sono un XT Deore di Shimano

Anche i distanziali della serie sterzo sterzo sono dello stesso colore del telaio

Haibike Greed 9.40

pertone, fanno diminuire la resistenza all’avanzamento. Tutti questi fattori aumentano il piacere di guida e la voglia di pedalare in sella alla Greed 9.40 di Haibike. Da rivedere Nulla da eccepire sulla bontà del prodotto proposto da Haibike (frame set e componenti, ovvio) ma, in tutta sincerità e “di questi tempi”, il prezzo (eventuali scontistiche a parte) mi sembra un pò eccessivo. Certe

cifre - al disopra di una certa soglia e di un certo marchio - non sono spendibili nemmeno dal biker più appassionato che deve tenere conto anche di quello, soprattutto per una front di un brand che si deve ancora affermare nell’olimpo dei grandi. Consigli per l’acquisto, perché comprarla? Leggera, rigida e scattante “il giusto” ma al contempo comoda, la Greed 9.40, si difende benissimo sia nei veloci sterrati

compatti che nei trasferimenti su asfalto. La sua geometria - caratterizzata dalla maggiore chiusura degli angoli del telaio tipica della specialità – è ottimizzata per la salite, anche quelle più ripide e tecniche. Non ho avuto occasione di provarla in gara ma, visto le risposte avute in sessione di test, credo che anche nelle competizioni XC e Marathon possa fare la sua egregia figura.


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Caratteristiche Tecniche: Telaio: UD Carbon High Moduls, AMT, Superlight, 29” Forcella: Rock Shox SID XX, Suspension: air, Damping: oil, travel: 100mm, 1 1/8” - 1 1/2” Deragliatore anteriore: Shimano Deore XT M 786, Dual Pull, Down Swing, 34,9mm Deragliatore posteriore: Shimano Deore XT M 786 Shadow Plus, 20-gear Comandi: Shimano Deore XT SL-M 780, Rapidfire, I-Spec Guarnitura: Shimano Deore XT M 785, 38-24 T Movimento centrale: Shimano Press Fit SM-BB 71 Ruota libera: Shimano Deore XT M 771, 11-36 T, 10-gear Catena: Shimano HG 94 Leve freno: Shimano Deore XT M 785 in alluminio Freni: Shimano Deore XT M785 hydraulic disc brake, 180mm Ø anteriore e posteriore Pneumatici: Schwalbe Rocket Ron EVO, foldable, 29x2,25, SV-Valve Cerchi: ZTR Crest, alluminio double wall Mozzo anteriore: Tune King 15mm axle Mozzo posteriore: Tune Kong 142mm, axle Raggi: Sapim DI-Light Manubrio: Haibike Ergo Carbon Manopole: XLC Sport lock on grips Attacco: Haibike in alluminio, superlight, oversize Serie sterzo: FSA SX-Pro, A-Head, semi-integrated, 1 1/8” - 1 1/2” Sella: Fizik Tundra 2 Reggisella: Haibike Flex Post, 27,2mm, Clamp con Hexagon Clamping Peso completo: 9,6 kg. senza pedali Colore: carbon/white matt (come bici testata in foto) Taglie: 40-44-48-52 cm Prezzo: € 3.999,00 al pubblico, IVA inclusa

Gli accessori e i materiali che ho usato per il test sono: Il produttore

Haibike Web site: www.haibike.de

Il distributore

Winora Group Winora-Staiger GmbH Max-Planck-Straße 6 97526 Sennfeld / Schweinfurt Germania Tel. +49 9721-65 01-0 Fax: +49 9721-65 01-45 E-mail: info@winora-group.de Web site: www.winora-group.de

Casco: Ranking mod. Morrison www.ranking-helmet.com Occhiali: Tifosi mod. Veloce Gloss Carbon www.tifosioptics.com Scarpe: Nalini Octopus mtb www.nalini.com Abbigliamento: Zipp Aero Race by Castelli www.zipp.com Strumentazione: GPS Garmin 500 www.garmin.it Pedali: Shimano XT www.shimano.com Portaborraccia: Elite www.elite-it.com


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Sofia Pezzatti Rally di Romagna MTB 2015 Photo by Newspower


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PIETRO DUTTO

Il biathleta con il rimpianto per le due ruote A cura di Paolo Mei

La storia di un giovane cuneese, nazionale di Biathlon in inverno e cicloamatore in estate. Pietro Dutto in azione sugli sci

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a inforcato gli sci, spinto in primis dalla mamma, alla tenera età di sei anni, ma Pietro Dutto, al di là di sky-lift e scioline, resta per vocazione un vero e proprio cultore della bicicletta, nella cui specialità ha un passato nelle categorie giovanili. Al momento dell’intervista, Pietro è a casa sua a Cuneo, in preparazione per i campionati italiani di biathlon sugli skiroll, in attesa di affrontare un inverno ad alto livello sugli sci. Buongiorno Pietro, ci fa un suo “selfie”? Sono nato a Cuneo nel 1989. In gioventù ho praticato diversi sport, in primis lo sci di fondo e ovviamente il biathlon, della cui specialità sono un rappresentante della squadra azzurra. Sono un grande amante della bicicletta e ho partecipato a tante corse nelle categorie giovanili. La mia società ciclistica di appartenenza è sempre stata la Vigor Cycling Team, che vorrei ringraziare per tutto ciò che ha fatto nei miei confronti lasciandomi crescere con

rispetto e, soprattutto, senza alcuna pressione. Sugli sci da piccolo per volere della mamma: quando e perché in bici? Sono davvero cresciuto in bicicletta, anche mountain bike, tanto che partecipai anche alla “Roc d’Azur” in Francia con tanta voglia di fare bene. Ho ricordi bellissimi di quelle gare. Volevo fare il biker, ma nelle mie zone non c’erano squadre attrezzate. Scelsi così la strada nella categoria G6 e arrivai sino alla categoria Allievi. Arrivai terzo al campionato regionale piemontese e sapete chi erano i miei avversari sul podio davanti a me? Fabio Felline, che oggi corre nella Trek, e Mattia Pozzo, un mio caro amico, oggi professionista, ma nella Nippo Vini Fantini. Mi qualificai per i campionati italiani, ma non partecipai per una concomitanza con gli allenamenti di biathlon. Fu difficile la scelta tra sci e bicicletta? Non fu semplice perché amo molto il ciclismo, ma praticando seriamente entrambe le discipline, sarebbe stato difficile eccellere in

entrambi gli sport. A malincuore, credetemi, scelsi così il biathlon. Biathlon o sci fondo? Scelsi il biathlon, anche perché dalle mie parti è piuttosto praticato. Inoltre la tecnica del passo pattinato, di cui ero un buon interprete, facilitò il mio passaggio al biathlon. Torniamo a parlare di bicicletta, che nel suo caso non è solo strada ma anche e soprattutto MTB. Qual è stato in gioventù il suo percorso agonistico e quali risultati ha ottenuto? Partecipai a svariate corse da Giovanissimo e da Allievo, come ho già detto. Ho vinto il campionato regionale di mountain bike da Esordiente a Valmanera. Tra i miei avversari c’era il valdostano Nicolas Jeantet, che sarebbe divenuto campione italiano junior di mtb e che, ironia della sorte, arrivava dal biathlon. Se avesse concentrato le sue forze e il suo tempo sulla bici, oggi dove sarebbe potuto arrivare il ciclista Pietro Dutto? Credo, senza passare per presuntuoso, di


124 Pietro Dutto, allenamemto in sella alla sua bici

poter dire che forse avrei potuto essere un professionista di medio livello. Tra i miei avversari ricordo personaggi come Battaglin, Ulissi, Pelucchi, Nizzolo, Pozzo, Felline. Ecco, guardando quello che hanno fatto loro, posso dire che forse avrei potuto quanto meno passare nella massima categoria.

Dicevamo nella presentazione che lei è un ottimo interprete delle gran fondo su strada. Parliamo della sua stagione ciclistica 2015... Essendo atleta della nazionale di biathlon, squadra sponsorizzata Sportful, ogni anno partecipo all’omonima Gran Fondo a Feltre. Ho chiuso 26° nel medio, mentre ho chiuso

al secondo posto la Gran Fondo di Novara, gara di Coppa Piemonte. Ho partecipato alla mitica Fausto Coppi e ho chiuso il medio divertendomi. Il ciclismo per me è un ottimo allenamento per l’inverno. Lei è cuneese, terra di salite e di discese epiche, terreni che hanno esaltato le doti di Fausto Coppi e di tanti altri corridori che hanno vinto il Giro. Quali sono le sue zone abituali per gli allenamenti? Noi cuneesi abbiamo una grande fortuna: possiamo pedalare sul Fauniera, con pendenze dure, ma ci sono anche le salite brevi. Io prediligo il monregalese, dove ci sono salite brevi e clima ottimo. Da noi, insomma, ce n’è per tutti i gusti. Arriviamo alla sua specialità, il biathlon. Lei fa parte della nazionale italiana e ha anche centrato un podio mondiale in staffetta. Quali sono i suoi migliori risultati? Sì, esatto: sono stato terzo ai mondiali junior di staffetta. Le ultime stagioni purtroppo sono state travagliate per problemi fisici. Nel 2014, anno olimpico, ho preso la mononucleosi, quest’anno la toxoplasmosi. Insomma, sono in cerca di riscatto. Avevo fatto, nell’anno preolimpico, altre buone prestazioni, soprattutto in staffetta. Quali sono le caratteristiche necessarie per essere un buon biathleta? Il biathlon moderno è molto difficile: occorre essere un ottimo fondista, sparare bene e sparare veloce. Non si può lasciare nulla, proprio nulla al caso. Per non parlare poi dei materiali. Non è facile come sembra, riuscire a centrare la top 60. Quanto è utile la bici come preparazione estiva e quante ore trascorre settimanalmente in sella? Guardate, se fosse per me non scenderei mai di sella sino a novembre. Purtroppo devo accontentarmi di 3500 – 4000 km all’anno. Nel periodo maggio giugno faccio 3-4 uscite a settimana, da luglio in poi 2-3 uscite. Poi ovviamente mi concentro sugli sci. La bici è un mezzo ottimale per il recupero oltretutto. L’inverno non è poi così lontano. Quali sono i suoi obiettivi per la sua stagione 2016? Riuscire a qualificarmi per i mondiali 2016 in programma a Holmenkollen, il tempio dello sci, oltre a centrare la top 30 in Coppa del Mondo. Ogni atleta, ogni persona ha un sogno. Qual è il suo? La medaglia alle Olimpiadi.


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SASSO MTB RACE MARATHON Paez il cannibale A cura della Redazione

Il colombiano del team Bianchi i.idro Drain s’impone anche sui colli bolognesi dopo un bel duello con Rabensteiner. Tra le donne la “solita” Elena Gaddoni trionfa davanti alla lituana Katazina Sosna e all’ucraina Konvisarova. Nicola Testi e Damiano Ferrero in azione

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eonardo Hector Paez Leon, a Sasso Marconi, ha rimpinguato il suo già ricchissimo palmares vincendo la quinta edizione della Sasso Mtb Race, gara organizzata dal Green Devils Team e valevole come quinta tappa del MTB Tour Toscana e del Torpado Challange. Dopo una prima parte di gara condotta da sei unità, il colombiano forzava il ritmo portandosi da solo alla testa della corsa. Su di lui rientrava solo l’altoatesino Fabian Rabensteiner, che dava il via ad un duello vibrante vinto però dal fuoriclasse sudamericano. Rubensteiner, tradito dai crampi allo stomaco, doveva rinunciare anche al secondo gradino del podio, sul quale saliva Paulissen, bravo e tenace a rientrare sul portacolori della Selle San Marco Trek proprio nel finale. Tra le donne successo per Elena Gaddoni (Scapin Soudal). Di poco inferiore alle mille unità il numero dei partenti a questa edizione e, come ogni anno, un gran numero di atleti di alto livello: tra questi il favorito era appunto il colombiano Leonardo Hector Paez Leon - per i colori della Bianchi I.Idro Drain. Presenti anche gli uomini della Selle San Marco Trek, la KTM Protek Dama di Nunzio Avventura al completo, il toscano Failli della cicli Taddei protagonista in questo finale di stagione, Paulissen e Katazina Sosna a difendere i colori della Torpado, gli uomini della Wilier, Elena Gaddoni per il Team Scapin Soudal e l’ucraina del Team Cingolani Konvisarova. Insomma, un parterre di protagonisti di altissimo profilo. Un percorso decisamente più lungo rispetto alla scorsa edizione, dato che si trattava di una marathon di 67 chilometri con oltre 2.200 metri di dislivello. La prima parte era completamente nuova mentre il resto del percorso rispecchiava quello delle passate edizioni. Da sottolineare come il marathon era quasi completamente distinto dal Classic, avendo in comune solo il tratto finale.

La gara La partenza è stata data alle ore 9.30 dall’abitato di Sasso Marconi e, dopo 50 minuti di corsa, all’imbocco della salita di Campolungo al comando erano in sei: davanti a tutti il colombiano Leonardo Paez, seguito nell’ordine da Fabian Rabensteiner e Johnny Cattaneo (Team Selle San Marco Trek), Francesco Failli (Cicli Taddei), Jhonnatan Botero Villagas (KTM Protek Dama) ed il belga della Torpado Roel Paulissen. Dietro di loro, a breve distanza, transitava

la coppia composta da Nicola Testi (Cicli Taddei) e Damiano Ferraro (Team Selle San Marco Trek); a un minuto dai battistrada un’altra coppia, quella formata da Maximilian Vieder (KTM Protek Dama) e Travis Walker (Full Dynamix), più staccato Martino Tronconi (Scapin Soudal), Giacomo Antonello (Wilier) e il marchigiano del team Cingolani Leopoldo Rocchetti. Qui la prima donna a passare è stata la lituana della Torpado Katazina Sosna, seguita breve distanza da Elena Gaddoni.


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Dopo il paese di Badolo, prima di immettersi nel bosco, al comando si portavano Rabensteiner e Paez da soli dopo un’ora e cinquanta di gara seguiti dalla coppia Francesco Failli e Paulissen. A due ore e dieci dal via avveniva l’allungo decisivo di Leonardo Paez su Fabian Rabensteiner, dietro di loro ancora Failli e Paulissen. L’altoatesino rientrava sul colombiano in discesa ed infatti, all’attraversamento della statale dopo due ore e trenta dal via, quando mancavano

circa una decina di chilometri dal traguardo, era il venticinquenne con la casacca nero-verde il primo a transitare con dieci secondi di vantaggio sul portacolori della Bianchi I. Idro, in terza posizione più staccato il belga Roel Paulissen. Tra le donne al comando ancora la Sosna con la Gaddoni a inseguire a pochi metri. Sull’ultima salita di giornata avveniva l’attacco decisivo del colombiano, vincitore anche domenica scorsa a Moena, che

staccava definitivamente Rabensteiner e si andava ad involare verso il traguardo di Sasso Marconi. Così, con un tempo di due e 52minuti, accolto dall’applauso fragoroso del pubblico, era Leonardo Hector Paez Leon che si aggiudicava l’edizione 2015 della Sasso Race. L’altoatesino del Selle San Marco Trek, sulla salita finale, veniva colto da crampi allo stomaco e così su di lui rientrava Paulissen che si andava ad aggiudicare il secondo gradino del podio con un distacco di un minuto e 54 secondi. Allo sfortunato Rabensteiner il gradino più basso con un ritardo di 3 minuti e 27 secondi dal vincitore. In quarta posizione il toscano Failli, al suo primo anno di attività nel fuoristrada, e infine il portacolori della Full Dynamix Walker. Tra le donne, invece, la vittoria è andata a Elena Gaddoni che nella salita finale si riportava sulla lituana Sosna e giungeva così solitaria sul traguardo di Sasso Marconi con un tempo 3 ore e 37 minuti, distanziando la portacolori del Team Torpado di due minuti e 26 secondi. L’ucraina Krystyna Konvisarova completava il podio rosa. Grande entusiasmo all’interno del team Green Devils per il successo di Daniele Malusardi che si è imposto nel percorso Classic, in campo femminile ad imporsi ci ha invece pensato Miria Visani.

Sul gradino più alto del podio Leonardo Paez vincitore della Sasso Mtb Race 2015. Photo by Luca Guarneri


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I MUSEI DELLA BICICLETTA C’era una volta la bicicletta A cura della Redazione

Viaggio virtuale nei musei italiani del ciclo. Tante collezioni pubbliche e private che raccontano la storia e lo sviluppo del Belpaese.

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iete amanti delle biciclette e appassionati di antiquariato? Allora prendete carta e penna e annotatevi qualche appunto, perché oggi parleremo di musei delle biciclette. Prima qualche rapida nota storica. I primi antenati della bicicletta comparvero nell’800: si chiamavano Draisine ed erano pezzi di legno muniti di ruote e sterzo ma senza pedali. Il primo veicolo su ruote con i pedali compare nel 1865. Questi velocipedi - come la Michaudine del 1856 - hanno telaio in ferro e ruote in legno. La scoperta della vulcanizzazione consentì l’applicazione delle ruote gommate su cerchioni metallici e freni a tampone portando notevoli migliorie per la solidità e la sicurezza del veicolo. Dai primi modelli dotati di grande ruota anteriore ed ali fissi il velocipede si è evoluto in fretta in una miriade di variabili con applicazioni di ogni tipo: trazione a leva, a catena, con cardano. Se volete ammirare un gustoso preview delle biciclette del passato non potete non ammirare la collezione allestita al Museo Luciano Nicolis di Villafranca di Verona dove, nella sezione meccanica, si trovano alcuni modelli davvero splendidi. Un’interessante collezione si trova anche a Salcedo, piccolo paesino del vicentino. Il museo è stato aperto da un collezionista privato (Loris Pasquale) che, nel corso degli anni, ha messo insieme sessanta modelli di biciclette di pregiatissimo valore storico. Inaugurato cinque anni fa, merita una visita anche il Museo della Bicicletta di Bra (Cuneo) fortemente voluto da Luciano Cravero, grande appassionato di ciclismo. Tra i cimeli più belli una

bicicletta da bersagliere del 1900 e quella da corsa del 1935 con il primo cambio Campagnolo a bacchetta posteriore, usata anche da Gino Bartali e Fausto Coppi. Un pezzo di storia del ciclo rivive anche negli splendidi padiglioni del Museo Storico della Bicicletta di Belluno, uno dei più ricchi d’Italia e forse d’Europa. Tutte le biciclette hanno la loro carta d’identità e sono suddivise sia per periodo storico che per tematica. Il più antico modello è del 1791: un celerifero. Fra le tante biciclette appartenute a campioni sportivi, citiamo ovviamente quelle leggendarie di Coppi e Bartali, in bella mostra accanto a quelle di Moser, Saronni e Pantani. A Riva del Garda è esposta invece, in un piccolo museo, una collezione rara ed esclusiva (circa 100 biciclette): biciclette da passeggio, da lavoro, tandem, da competizione, da bambino fino ad arrivare ai velocipedi “militari”. Nel nostro tour virtuale non poteva mancare il museo storico di Carate

Brianza, dove è custodita una spendida bicicletta da pompiere del 1900, così come il museo della bicicletta di Cosseria (Sv) di proprietà dell’infaticabile Luciano Berruti. Ma biciclette d’epoca di grandissimo valore storico si trovano anche al Museo Nazionale della scienza e della Tecnica di Milano, al Museo delle Arti e dei Mestieri in Bicicletta di Fabriano, al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, alla Casa Coppi di Castellania, al Museo della Bicicletta di Almenno San Bartolomeo (Bergamo) e al Museo della bicicletta Cozzi-Parodi di Sanremo.


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iNBiCi magazine anno 7- 10 Ottobre 2015  

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