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Anno VIII n°5 • luglio-agosto 2016

ILGUSTO dell’ ANTEPRIMA Verona Fiere, 16-17-18-19 Settembre 2016


Giro d’Italia 2016 - Photo by Bettiniphoto


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COSMOBIKE SHOW 2016

PROVA LA BICI DEI TUOI SOGNI! Conto alla rovescia per il grande expò veronese che, tra le novità di questa edizione, propone anche il “marketing esperienziale”, ovvero la possibilità di testare su un circuito dedicato ogni tipologia di mezzo

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alla Mobility al turismo, dai buyer internazionali alle politiche di sviluppo del governo, dai test bike fino agli accessori. A CosmoBike Show 2016, la rassegna di riferimento in Italia per la bici, saranno presenti - dal 16 al 19 settembre - tutte le novità e le anteprime 2017 dei maggiori brand italiani ed esteri del settore. Un mondo sempre più trasversale, quello delle due ruote a pedali, che a CosmoBike sarà rappresentato in tutte le sue declinazioni: dai test bike alla bici tradizionale, dalle mountain bike a quelle da corsa ed elettriche, dalle fat-bike alle “special needs bike”, fino agli accessori e all’abbigliamento per ciclisti. Tra le novità di CosmoBike Show 2016, il piano di Veronafiere e Ice – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – per il sostegno all’internazionalizzazione di un settore che nell’ultimo anno ha esportato più del 60% delle bici prodotte raggiungendo un fatturato export di 632 milioni di euro. Il marketing esperienziale, del resto, è uno

dei punti di forza del progetto fieristico di CosmoBike Show: la bicicletta è un meraviglioso concentrato di tecnica, innovazione e design ma, per apprezzarne tutte le caratteristiche, è indispensabile offrire alle aziende la possibilità di “caricare” di promesse la prospettiva del consumo. CosmoBike Demo e Bike Test sarà un imperdibile appuntamento di quattro giorni per toccare con mano e provare tutte le novità 2017 su percorsi appositamente pensati e costruiti per mettere in evidenza tutte le potenzialità dei mezzi. Visto lo strepitoso successo ottenuto nel 2015 con il circuito prova - al grido di “Prova la bici che hai sempre desiderato!” - Veronafiere metterà a disposizione dei visitatori una pista MTB ancora più ampia ed articolata oltre ed un lungo anello prova per le bici da corsa e le E-Bike di ultima generazione. Ma l’edizione 2016 del Cosmobike sarà incentrata anche sul fenomeno del cicloturismo, un segmento della vacanza che rappresenta il 31% dell’attività turistica globale italiana: il 61% circa è costituito da turisti stranieri, il restante 39% da turismo

interno. CosmoBike Showanche per l’edizione 2016 conferma e sostiene il settore cicloturistico, potenziando CosmoBike Tourism, un’area dedicata agli Enti del turismo, italiani e stranieri, ai bike Hotel, ai consorzi di promozione del territorio, ai tour operator e agli agriturismi che propongono la scoperta del territorio in bicicletta. Il turismo in bici è il connubio fra natura, arte e basso impatto ambientale, una tendenza dinamica e salutare in crescita inarrestabile e cui CosmoBike Show dedica particolare attenzione. Sono infatti in costante aumento i viaggiatori che prediligono una vacanza sostenibile, nel rispetto dell’ambiente e dove la natura sia la protagonista. La bicicletta diventa così il mezzo più adatto e utilizzato dagli italiani per scoprire luoghi altrimenti difficilmente visitabili. Ma il cicloturismo offre opportunità di crescita anche sul piano economico: è infatti un’attività destagionalizzata, che si pratica per il 70% dell’anno, eco-sostenibile, sulla quale CosmoBike Show crede e vuole investire in maniera sempre più convinta (Info 045.8298019).


I N T E R N A T I O N A L

B I K E

E X H I B I T I O N

VERO NA 16 /19 SE T TEMBRE/S E P TE MB E R 2 0 1 6


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InBici Magazine Direzione e Amministrazione

Via Delle Scalette, 431 - 47521 Cesena (FC) Direttore Responsabile Mario Pugliese Direttore Generale Maurizio Rocchi In Redazione Riccardo Magrini, Wladimir Belli,

Mario Pugliese, Dr. Roberto Sgalla, Paolo Aghini Lombardi, Fabrizio Fagioli (Equipe Velòsystem), Dr. Iader Fabbri, Gianluca Comandini, Equipe Enervit, Aldo Zanardi, Mario Facchini, Roberto Bettini, Paolo Mei, Roberto Zanetti, Dr. Alessandro Gardini, Dr. Piero Fischi, Bruno Filippi, Fotografi Playfull, Studio5, Foto Castagnoli, Bettini Photo, Newspower Archivio fotografico Gianni Rocchi

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MONDO ACSI

a cura della Redazione

Distribuzione Italian Business Management LTD Progetto grafico Federico Lodesani Responsabile Marketing Sara Falco Responsabile Facebook Gianni Rocchi Stampa La Pieve Poligrafica Editore Villa Verucchio Srl

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IL COACH

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NASCE “FORMULA BICI”

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DANILO DI LUCA “SIAMO BESTIE DA VITTORIA

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L’ATLETA DEL MESE

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MARATONA DLES DOLOMITES

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INBICI TOP CHALLENGE ATTO FINALE

a cura della Redazione

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a cura di Mario Pugliese

a cura di Paolo Mei

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a cura della Redazione

10 DOMANDE A

a cura di Mario Pugliese

DONNA IN BICI

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MARTA BASTIANELLI a cura di Paolo Mei

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CASOLE D’ELSA L’ELDORADO DEL CICLISTA

a cura della Redazione

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E GLI ASCOLTI FANNO “BOOM”

a cura di Paolo Mei

Diritti e proprietà INBICI MAGAZINE - SARA FALCO EDITORE - Reg imprese n° REA FO 323603 Iscrizione Registro Tribunale di Forlì nr. 3/2013 del 5 aprile 2013. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale di articoli, foto e disegni senza autorizzazioni della SARA FALCO EDITORE.

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a cura dei Iader Fabbri

LA NUOVA VITA DELLO SCERIFFO

a cura di Mario Pugliese

CAPOLIVERI LEGGEND CUP a cura di Aldo Zanardi


Giro d’Italia 2016 - Photo by Bettiniphoto


FORMULA

BICI

GARANZIA PER IL

FUTURO

Un marchio “doc” che certifichi la qualità organizzativa delle manifestazioni. Per il ciclismo amatoriale, da sempre poco incline a “fare rete”, è una svolta epocale. Arriva da Roma, con la benedizione urbi et orbi del presidente del Coni Giovanni Malagò, la grande novità dell’estate 2016. Si chiama “Formula Bici” ed è la nuova associazione presieduta da Gianluca Santilli e coordinata dal responsabile ciclismo ACSI avvocato Emiliano Borgna. Il neonato “consorzio” sportivo, che raccoglie 13 organizzatori degli eventi ciclistici più importanti a livello nazionale, diventerà il punto di riferimento del ciclismo amatoriale italiano e, attraverso un disciplinare condiviso, fisserà le linee guida di tutti gli eventi ciclistici. Per l’intero movimento - in spavalda espansione ma da sempre legato a logiche anarchiche e, talvolta, un po’ troppo artigianali - si tratta di un importante “salto di qualità”, il modo più efficace per continuare a crescere in maniera armonica ed uniforme, preservando i valori etici del ciclismo più pulito, migliorando la sicurezza e promuovendo, ad ogni livello, l’uso della bicicletta. Per la lungimiranza dell’idea e la qualità delle personalità coinvolte, guardiamo con grande fiducia a questa nuova realtà, convinti che per il ciclismo amatoriale sia una grande opportunità e la migliore garanzia per la sua crescita globale Maurizio Rocchi


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INTERVISTA A FRANCESCO MOSER

LA NUOVA

VITA DELLO

SCERIFFO A cura di Mario Pugliese

Oggi preferisce il trattore alla bicicletta, ma tra i vigneti del suo Trentino, il campionissimo non perde la sua vis polemica: “Il ciclismo italiano? Ridimensionato dal World Tour”

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uando lo vedi spuntare, col cappello da pistolero, cavalcando il trattore tra i vigneti della sua tenuta di Castel di Gardolo, capisci subito che oggi Francesco Moser è un uomo appagato. Il fisico è quello asciutto di sempre e, se non fosse per quella chioma argentata, si direbbe che per lui le lancette del tempo si siano quasi fermate. Rispetto al Moser corridore, però, il viso è più rilassato e il sorriso - assai raro ai tempi spigolosi delle corse - oggi sgorga limpido come il nettare dei suoi vini. Per il resto, è il Moser di sempre. E quando lo vedi camminare anche oggi con quegli sti-

valoni imbrattati di fango capisci il motivo per cui, in passato, qualcuno l’ha soprannominato “Lo sceriffo”. Dopo i convenevoli, ci presenta, con orgoglio, la sua cucciolata di bovari del bernese, accende le luci del museo privato, poi apre un bianco Trento doc e, tra una battuta e l’altra, l’intervista può cominciare: “La Moserissima? E’ stata una bella idea e sono davvero grato ad Elda Verones che ha insistito per farne un appuntamento fisso. Per me e Aldo è l’occasione di una pedalata piacevole sulle strade di casa, il pretesto per incontrare gli amici di sempre”. Ci sono campionissimi che, imborghesiti

dalla ricchezza, recidono il loro legame con la terra d’origine e - come gli zii d’America - tornano al paese una volta all’anno con l’auto lucida e le sporte di regali sottobraccio. Francesco Moser, al contrario, vive da sempre in simbiosi geometrica con il “suo” Trentino, fiero della sua identità e geloso custode delle tradizioni di questa terra. Qui, sul fianco di una collina, ha costruito il suo eremo e qui - dove è nato - concluderà la sua esistenza: “Non potrei mai vivere lontano dai miei vigneti - dice - con i soldi guadagnati in carriera non ho mai avvertito il bisogno di prender casa a Montecarlo. Prima vivevo per il ciclismo, adesso la mia grande


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La Gazzetta dello Sport gli consegna il premio Hall of Fame - Photo by Bettiniphoto

Francesco Moser cronometro Giro d’Italia 1984

passione è il vino. Cavalcare una bicicletta è sempre un’emozione particolare, ma anche il trattore regala le sue soddisfazioni”. Con Moser - soprattutto davanti ad un calice di bianco - si può parlare del ciclismo di ieri e di oggi e la sua analisi, mai banale, è sempre una lezione preziosa, da ascoltare in liturgico silenzio: “Nibali al Giro ha avuto un po’ di fortuna, ma per vincere serve anche quella. In ogni caso, nelle grandi corse a tappe, tra Vincenzo ed Aru, siamo competitivi. Peccato che manchi il corridore italiano da classica ed anche un velocista di rango mondiale. Le ragioni? Il Pro Tour ha rivoluzionato il ciclismo, costringendo i team ad

investire cifre troppo alte. Una stagione tra i professionisti, anche ai miei tempi, costava parecchio, ma come è possibile pensare a budget di 10-15 milioni di euro? Qualche anno fa i ciclisti più forti correvano tutti da noi. Oggi di squadre italiane ce n’é mezza, la Lampre Merida. Anche il calendario dei professionisti, ai miei tempi, era concentrato soprattutto in Italia, dove c’erano tantissime corse. Oggi invece le gare italiane si contano sulla punta delle dita”. Ciclismo italiano in crisi, dunque? “Sì e no risponde Moser -. Nel senso che, per quanto riguarda gli amatori, io credo che un movimento così dinamico e numeroso non l’abbiamo mai avuto. Dagli anni ‘90 in poi sono spuntate tantissime gran fondo e, anche grazie alle campagne sulla eco-sostenibilità e sulle emissioni zero, la cultura della bicicletta in Italia ha fatto passi da gigante. Nella zona di Trento, ad esempio, dove vivo,

c’è una rete ramificatissima di piste ciclabili ed anche il cicloturismo, che prima era un fenomeno di nicchia, adesso anche grazie al prezioso lavoro dell’Apt è diventato una realtà importantissima. Dunque, non si può parlare di bicicletta in crisi, anzi”. Diverso, però, è il discorso legato ai professionisti… “In effetti - ammette - da questo punto di vista, non viviamo un periodo molto florido e temo che, in futuro, le cose non possano migliorare. Il problema è che c’è una carenza di vivai. In passato, ogni paese aveva la sua piccola squadra di ciclismo. Oggi, invece, i team sono diminuiti e per i talenti, soprattutto in provincia, le opportunità di affermarsi si sono ridotte drasticamente”. Moser ci congeda con due bottiglie di bianco. Risale sul trattore e il cappello da sceriffo si perde nuovamente tra i vigneti. Come quando, ai bei tempi, si alzava sui pedali e salutava il gruppo.


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COSMOBIKE, IL GUSTO DELL’ANTEPRIMA

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a macchina organizzativa di CosmoBike Show continua a pedalare a pieno ritmo verso la prossima edizione del Salone Internazionale dedicato alla bicicletta, in Fiera a Verona, dal 16 al 19 settembre 2016. Con oltre50mila visitatori, 500 aziende e marchi provenienti da 24 paesi, quattro padiglioni, per un totale di 43mila metri quadrati espositivi, oltre 3.000 bike test effettuati in fiera, la 1° edizione accredita ufficialmente CosmoBike Show come rassegna di riferimento in Italia nel panorama della bici e unica anteprima nazionale delle novità 2017 del settore. Grazie all’ottimo riscontro ottenuto nella scorsa edizione sono già arrivate le prime importanti conferme di aziende e marchi internazionali del mondo bici che hanno scelto CosmoBike Show come vetrina del loro business. Veronafiere e CosmoBike Show portano avanti l’ambizioso progetto di dare al settore ciclo una manifestazione di rilievo internazionale, un punto di riferimento per buyers e dealers esteri. Per le imprese italiane infatti le fiere internazionali danno origine a un giro d’affari di oltre 60 miliardi di euro l’anno, e rappresentano il principale strumento di valorizzazione del “Made in Italy” nel mondo. Dalla bici tradizionale alle mountain bike, da quelle da corsa a quelle elettriche, dalle fat-bike alle “special needs bike”, fino agli accessori e all’abbigliamento per ciclisti: i visitatori potranno toccare con mano i prodotti e provare le novità 2017 nelle aree esterne che si ampliano nei tracciati appositamente realizzati. Una delle tante ragioni per non perdersi l’appuntamento.


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Giro d’Italia 2016 - Photo by Bettiniphoto


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INBICI PASSIONE SUI PEDALI

E GLI ASCOLTI FANNO

BOOM “L

a bicicletta è quotidianità e leggenda e, dunque, partendo da questa definizione, racconteremo il mondo del ciclismo da diverse angolature, spigolando tra fenomeno sociale e valore epico”. Così il direttore di San Marino Rtv Carlo Romeo aveva presentato la genesi del nuovo programma “InBici Passione sui Pedali”, il nuovo format televisivo nato dalla partnership tra il Magazine InBici e San Marino Rtv, l’emittente di Stato dell’Antica Repubblica per il 50% di proprietà della Rai. Dal febbraio 2016, è infatti l’emittente di Stato di San Marino ad ospitare la trasmissione sul ciclismo curata dalla redazione del Magazine. Trentanove puntate sul mondo composito delle due ruote, come al solito, declinate nelle sue infinite varianti, dal professionismo ai cicloamatori, passando per turismo “green”, eco-sostenibilità, be-

nessere e urbanistica ciclo-pedonale. E allora, dopo i primi sei mesi, è possibile stilare un primo bilancio della trasmissione in onda, lo ricordiamo, tutti i giovedì sera dalle ore 20: “Dopo l’esperienza in altre emittenti locali - spiega l’editore del magazine Maurizio Rocchi - avvertivamo l’esigenza di un ulteriore salto di qualità per raggiungere un bacino di telespettatori sempre più ampio e trasversale. San Marino Rtv è un’emittente che orbita nell’universo Rai e dunque - in virtù di professionalità di primissimo ordine - sia sul piano della qualità che della copertura del segnale, ci garantiva quella visibilità che il ciclismo, in primis, merita. Dopo cinque mesi è dunque giusto parlare di ‘scommessa vinta’ perché il programma ha riscosso un grandissimo successo, anche in virtù di una programmazione di qualità che, nelle prime puntate, ha visto sfilare i grandi personaggi del mondo del ciclismo nazionale”.

Ed infatti, sotto l’abile conduzione del giornalista Gianluca Giardini, “InBici passione sui pedali” ha proposto una ricca ed eterogenea carrellata di ospiti di prestigio, come ad esempio l’intervista esclusiva a Francesco Moser, che ha raccontato l’amore per il suo Trentino ed il consolidamento della gran fondo a lui dedicata; o come l’intervento del commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo Davide Cassani ospite in studio dopo i Mondiali di ciclismo su pista. E come dimenticare la puntata dedicata a Danilo Di Luca, che ha presentato il suo libro-choc “Bestie da vittoria”? Ma il format televisivo, fedele alla sua mission, ha costantemente tenuto accesi i riflettori anche sul mondo del ciclismo amatoriale, ben rappresentato - uno per tutti - dal Delegato Nazionale di Acsi Ciclismo Emiliano Borgna, ma anche da quella miriade di organizzatori che, ogni settimana, in studio hanno raccontato con passione il


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A cura della Redazione

Dopo solo sei mesi il nuovo format di San Marino Rtv è diventato il programma ciclistico più seguito della televisione italiana. L’editore Maurizio Rocchi: “Ospiti di grido e conduzione impeccabile, così abbiamo vinto la nostra scommessa” loro evento. Presenti anche diversi corridori professionisti, così come il nutrizionista di Jorge Lorenzo Iader Fabbri, ma anche tanti personaggi che, a vario titolo, hanno raccontato le loro storie sui pedali. Molto interessanti infine le puntate dedicate alla mobilità sostenibile e alle politiche urbanistiche dedicate alla cosiddetta “utenza debole”, ben illustrate dal dottor Roberto Sgalla, Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato, un autentico “luminare” nazionale del settore: “Pensiamo di aver mantenuto le promesse - conclude Maurizio Rocchi - proponendo un prodotto ricco e versatile che, dal professionismo agli amatori, ha raccontato in questi mesi tante belle pagine di ciclismo. Una mission che manterremo anche nella seconda parte della stagione televisiva che, sempre sotto l’abile conduzione di Giardini, proporrà ancora tanti ospiti e splendide sorprese”. Alcuni ospiti del programma in alto: CT della nazionale di ciclismo Davide Cassani in basso: il campione Francesco Meser ed Elda Verones Direttrice APT Trento


Tour de Suisse 2016 - Photo by Bettiniphoto


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COLPO di RENI L’INTERVISTA

Volta Ao Algarve 2014 -Alessandro in testa al gruppo con i compagni della Omega Pharma – QuickStep Photo by Bettiniphoto

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Per tutto quello che ha vinto in carriera, ma anche perché il suo modo di correre ha impresso una svolta epocale al ciclismo moderno. Mario è stato l’inventore del “treno” che, alla fine, abbiamo copiato un po’ tutti.

Qual è stato per Alessandro Petacchi il velocista più forte di tutti i tempi? Per la mia generazione, ovviamente dopo il sottoscritto (ride), dico Mario Cipollini.

Oggi chi è il velocista più forte del mondo? Malgrado sia reduce da una stagione un po’ tormentata dai guai fisici, a me piace molto Marcel Kittel. Del resto, non si vincono per caso otto tappe al Tour. Un velocista, per imporsi, deve avere una condizione fisica ottimale, ma quando il tedesco sta bene non vedo, al momento, un corridore in grado di mettergli la ruota davanti.

ui si chiama Alessandro Petacchi e dunque presentarlo, per chi in questi anni non ha vissuto sulla luna, è del tutto superfluo. Con lui - il più forte velocista del secondo millennio (non è un’opinione, ma una definizione confutata dalle statistiche) - ripercorriamo la storia recente dello sprint mondiale. Spigolando tra passato, presente e futuro, Alejet scatta per noi una fotografia fedele e, a tratti inedita, del mondo dell’alta velocità.

E per il futuro su chi scommetterebbe? Mah, ad essere sincero, in Italia vedo buoni prospetti, ma non ancora il potenziale campione. Potrei citare Andrea Guardini o Jakub Mareczko. Sono giovani di belle speranze, anche se mi pare che entrambi abbiano ancora qualche limite di tenuta, soprattutto sulle lunghe distanze. Come è cambiata “l’alta velocità” rispetto ai suoi tempi? Mah, quando correvo io, non tutti avevano in organico uno sprinter e dunque, negli ultimi duecento metri, la concorrenza era meno serrata. Solo negli ultimi anni praticamente tutti i top team hanno deciso di


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A cura di Mario Pugliese

Il mondo degli sprinter raccontato dal più forte: Alessandro Petacchi ripercorre trionfi e delusioni di una carriera esaltante: “Il velocista più forte? Mario Cipollini, dopo di me ovviamente…” ingaggiare un velocista e, in alcuni casi, hanno costruito la squadra attorno a lui. Perché Petacchi ha vinto così tanto? A dire il vero non ho mai avuto il fisico del velocista puro, alla Robbie McEwen per intenderci. Gli sprinter, di solito, sono più minuti ed hanno una potenza esplosiva in grado di macinare velocità in pochi metri. Io, invece, ho sempre puntato sulla progressione e sulla capacità di mantenere una velocità elevata per distanze prolungate. Ero, come si dice, uno da “volata lunga”. Se parlassimo di atletica, possiamo paragonarmi ad uno specialista dei 200 metri, non certo ad un centometrista. Se ho vinto tanto, però, il merito è stato anche dei

Alessandro Petacchi con la maglia della Fassa Bortolo vince la Milano Sanremo 2005 - Photo by Cor Vos

compagni di squadra, sempre fantastici a portarmi nelle condizioni ideali negli ultimi 150 metri. A proposito, il famoso “treno della Fassa Bartolo” possiamo definirlo il più perfetto dispositivo tattico mai creato per un velocista? Diciamo che, con il lavoro costante ed il perfezionamento quasi maniacale, prima alla Fassa e poi alla Milram, avevamo ormai raggiunto la perfezione. Io ero l’uomo del colpo di reni finale, ma ero un po’ avulso da quel gruppo, nel senso che, talvolta, non conoscevo neppure la strategia. Il mio compito era quello di stare dietro ad una ruota ed è quello che facevo fino agli ultimi 150 metri. I miei compagni, invece, erano molto compatti ed affiatati, studiavano i sincronismi in maniera ossessiva e, in certi momenti, in effetti, eravamo una macchina perfetta. Non sempre il velocista più forte vince: a lei è capitato tante volte? Sì mi è capitato e le sconfitte me le ricordo tutte molto bene. Anche perché, spesso, la colpa è stata mia. Ad esempio la vittoria

nella Sanremo del 2005 nasce dalla bruciante sconfitta dell’anno prima quando persi forse quella che, sulla carta, sembrava la volata più facile della mia carriera. I ragazzi fecero, come al solito, un lavoro formidabile, portandomi ai 150 metri nelle condizioni ottimali. Ma quell’anno, pur essendo reduce da 9 successi, avevo corso poco, ero un po’ sovrappeso e, alla fine, mi mancarono le gambe. Tagliando il traguardo da sconfitto, però, capii che cosa dovevo fare per vincere la Sanremo. E l’anno dopo, infatti, non sbagliai. Resta quella la vittoria più bella? Qualche giorno fa, navigando su youtube, mi sono imbattuto nel video di quella vittoria. L’ho riguardato almeno quattro-cinque volte e, in effetti, ho avuto la sensazione di aver fatto la volata perfetta. Ci sono state vittorie tecnicamente più impegnative, come quando a Rio Decimo il “treno” si spaccò e vinsi dopo una volata partita 800 metri prima, ma la Sanremo era il sogno da bambino e dunque esserci riusciti resta, anche dieci anni dopo, l’impresa di cui vado più orgoglioso.


Freccia Vallone 2016 - Photo by Bettiniphoto


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NASCE “FORMULA BICI”

IL NEW-DEAL DEL CICLISMO AMATORIALE La Conferenza Stampa di Formula Bici nella Sala Giunta nella sede del CONI a Roma

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ocation prestigiosa (la sala Giunta del Coni) per il vernissage romano di “Formula Bici”. Alla presenza del presidente del CONI Giovanni Malagò, il neonato sodalizio che raccoglie 13 organizzatori degli eventi ciclistici più importanti e frequentati dello Stivale ha presentato, a fine giugno, programma, progetti e soci fondatori. La nuova associazione comprende alcuni eventi di grande richiamo: Chianti Classic, Giro Sardegna, GF Campagnolo Roma, GF La Campionissimo, GF Cooperatori, GF Fausto Coppi, GF Gimondi, GF Stelvio Santini, GF Strade Bianche, L’Eroica, Maratona dles Dolomites, Sportful Race e per la mountain bike Dolomiti Superbike. Ospiti illustri al tavolo dei relatori: oltre a Giovanni Malagò c’erano, fra gli altri, anche il presidente della Federazione Ciclistica Italiana Renato Di Rocco, Matteo Piantedosi (vice direttore generale della Polizia), Roberto Sgalla (direttore delle specialità di Polizia) e Gianluca Santilli, neo presidente

di Formula Bici. C’era, è stato ribadito, l’esigenza di un organismo che fosse il punto di riferimento autorevole dei tanti eventi amatoriali di massa e che assurgesse ad interlocutore primario del mondo del ciclismo con amministrazioni, istituzioni, politici, produttori, per tutto quanto concerne il cicloturismo e la ciclomobilità urbana. Formula Bici è appunto una associazione che si prefigge di predisporre una serie di linee guida per gli eventi ciclistici amatoriali italiani in materia di sicurezza, standard qualitativi, accesso facilitato agli eventi, tesseramenti, assicurazioni, lobbying, rapporti con le istituzioni e tanto altro, con l’obiettivo di dar vita ad una adeguata e molto qualificata massa di eventi affiliati e di iniziative, garantendo professionalità, economie di scala, interlocuzione unitaria e regolamentazione dei calendari. Il presidente Malagò ha elogiato l’iniziativa di Formula Bici, lui che si è definito “ciclista della domenica e del sabato”: “Il progetto è decisamente importante - ha detto la

massima figura dello sport italiano - ed è significativo che operi sotto il cappello della Federazione Ciclistica insieme a quello degli Enti di Promozione Sportiva. Far crescere le granfondo e le attività del ciclismo per tutti è un obbiettivo encomiabile ed è importante anche che l’iniziativa serva ad evitare situazioni, ad esempio, come quelle delle due maratone, prima e terza in Italia, di Roma e Milano che per il 2017 hanno scelto la stessa data”. A coordinare i soci fondatori di Formula Bici è stato scelto all’unanimità il consigliere delegato Emiliano Borgna, granfondista ma soprattutto responsabile ciclismo di ACSI. “Come nelle competizioni ciclistiche - ha detto Borgna - anche noi lavoriamo in gruppo, da soli si fa poco. Il nostro compito sarà quello di individuare e certificare quegli eventi che raggiungono standard organizzativi e di sicurezza di qualità. La nostra ‘mission’ è quella di migliorare l’ambiente, limitando l’agonismo sfrenato e bandire il doping, coinvolgere tutti gli appassionati


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A cura della Redazione

Presentata a Roma, alla presenza del presidente del Coni Malagò, la nuova associazione presieduta da Gianluca Santilli. Tredici eventi di spicco mettono la propria esperienza a disposizione degli organizzatori italiani: “Il ciclismo amatoriale ha bisogno di nuovi indirizzi e deve mettere la sicurezza in primo piano”. A coordinare i soci fondatori il responsabile ciclismo di ACSI l’avvocato Emiliano Borgna. Sul progetto anche la benedizione di Renato Di Rocco e dell’alto dirigente di Polizia Roberto Sgalla

I Soci Fondatori brindano a Formula Bici

L’intervento di Giovanni Malagò Presidente del CONI

del pedale che oggi ci guardano da fuori, assicurando loro sicurezza negli eventi”. Il presidente FCI Renato Di Rocco ha rimarcato come nella sala in cui si svolgeva la conferenza stampa solitamente si ritrovano i membri della Giunta del CONI per assumere le decisioni che riguardano tutti gli sport: “È encomiabile - ha affermato - che un gruppo di organizzatori pensino non solo al proprio evento, ma mettano in primo piano gli sforzi per arrivare ad una sintesi per il futuro ed il bene del ciclismo amatoriale e per tutti”. Gianluca Santilli, presidente di Formula Bici, è di fatto l’animatore dell’associazione anche se si è ‘smarcato’ affermando che è frutto dell’idea comune di un gruppo di amici ai quali sta a cuore il futuro del ciclismo per tutti. “Come tutti i fenomeni a crescita impetuosa – ha detto Santilli – non tutto funziona nel migliore dei modi. Spesso privilegiando il business, anche se business nelle gran fondo abitualmente non c’è, la sicurezza passa in secondo pia-

no, gli obbiettivi originari delle manifestazioni cicloamatoriali vengono lasciati da parte, inoltre non è possibile avere anche 15 gare a settimana. Occorre imporsi delle regole e rispettarle, perchè non è possibile morire in bicicletta (in riferimento all’incidente occorso durante una granfondo ad Agrigento domenica scorsa, n.d.r.). Fino ad oggi ognuno pensava al proprio evento, oggi bisogna pensare al ciclismo per tutti in maniera comune, per migliorare e far lievitare il nostro ambiente”. Formula Bici ha pure un comitato scientifico di cui fanno parte persone estremamente qualificate, come il dott. Piantedosi, vice direttore generale della Polizia, e il dott. Roberto Sgalla, capo delle specialità di Polizia, due “ciclo maniaci” come li ha definiti Gianluca Santilli, autentici appassionati della bici da corsa. Molto incisivi i loro interventi. Matteo Piantedosi, tra le tante affermazioni, ha sottolineato come “l’iniziativa di promuove gli eventi amatoriali va nella

direzione non solo della implementazione massiva dello sport, ma anche nella riduzione del disagio giovanile”. Ha scherzato il dott. Roberto Sgalla raccontando che di lavoro fa il ‘presidente commissione sicurezza gare ciclistiche’ e… per hobby il direttore centrale di tutte le specialità di polizia. Ha una gran passione per la bici e per questo gli sta a cuore la sicurezza dei ciclisti. Il saluto dei 13 soci fondatori è stato portato da Davide Lauro della GF Fausto Coppi: “Abbiamo voglia di metterci a disposizione di tutti gli organizzatori, introdurre anche una sfida culturale ai ciclisti perché il ciclismo amatoriale sia più fruibile, dobbiamo guardare anche all’innovazione, considerare il mondo emergente delle e-bike e delle servoassistite, ma soprattutto pensare ai giovanissimi”.


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BARDOLINO LA PERLA DEL GARDA

A cura di Roberto Zanetti

Bardolino è una delle più importanti e famose mete turistiche del Lago di Garda. La località è situata sulla sponda orientale del lago e dista trenta chilometri da Verona, capoluogo della provincia. Sorge ai piedi delle colline moreniche, ricche di vigneti e oliveti e si protende sull’acqua con due pittoresche punte: Mirabello e Cornicello.

Photo by Edda Venturelli

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e sue origini: L’origine del paese è assai remota, risale alla civiltà palafitticola Italica. A Bardolino gli studiosi hanno ritrovato diverse tracce di presenze preistoriche. In particolare a Cisano (una frazione di Bardolino) sono stati rinvenute tracce dell’antichissima civiltà palafitticola del basso lago di Garda. La presenza umana non è mai mancata nella zona ma, per averne tracce scritte, si deve arrivare all’alto medioevo. A Bardolino i reperti dell’epoca romana sono abbondanti. Tra questi spicca un curioso monumento funerario eretto da un uomo a se stesso mentre era ancora in vita. Si narra delle visita sopra Malcesine di re Pipino ai santi Benigno e Caro; in uno di quei viaggi, il re, destinò all’ abbazia di San Zeno di Verona la chiesa di San Zeno e tutte le sue pertinenze.

Cosa offre: Il paese è noto, oltre che per la produzione del prestigioso vino Bardolino, anche per la bellezza del suo centro storico, con le sue larghe vie, i numerosi negozi, ristoranti tipici e la lunga passeggiata lungolago. Da vedere sono la chiesa romanica di San Severo, che è l’edificio religioso più importante di Bardolino, con affreschi interessanti ispirati all’Apocalisse, la Pieve di Santa Maria a Cisano e il museo dell’olio. Confina a nord con Garda, a sud con Lazise e ad est con Costernano, Pastrengo ed Affi e offre un gran numero di strutture turistiche: hotel, alberghi, residence, villaggi turistici e campeggi. Sulle colline retrostanti sono sparse accoglienti ville che godono di una favolosa vista lago. La località è la meta ideale per vacanze attive e di relax sul lago, abbinate ad

escursioni sportive in bicicletta e di tipo enogastronomico. Percorrendo la strada del vino si possono visitare le numerose cantine storiche che producono il vino Bardolino e gustare la cucina tradizionalmente genuina nelle trattorie tipiche. Bardolino e il ciclismo: Nel 2004 ha ospitato i Campionati del mondo di ciclismo su strada a cronometro in sinergia con Verona, dove si disputavano le gare in linea. Il comune è stato scelto come sede di partenza della 20ª tappa del Giro d’Italia 2007 (Bardolino-Verona di 43 km, prova a cronometro individuale) vinta dal “Falco” Paolo Savoldelli. Info e contatti: Comune di Bardolino Tel. +39 045 6213210 PEC: comune.bardolino@legalmail.it Web site: www.comune.bardolino.vr.it


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LA GRANFONDO CAMPAGNOLO ROMA

PEDALANDO NELLA CITTÀ ETERNA A cura della Redazione

Il 9 ottobre nella Capitale l’evento che chiude il calendario granfondistico nazionale. Per una giornata si potranno attraversare i Castelli Romani senza auto Photo by Guidorubino.com

L

a Granfondo Campagnolo Roma, giunta alla quinta edizione, si svolgerà domenica 9 ottobre e concluderà, come da tradizione, la stagione agonistica 2016 di migliaia di cicloamatori. Granfondo Campagnolo Roma propone infatti una formula inedita che piace molto perché mette insieme passioni diverse per il ciclismo in uno scenario, come quello della Capitale, assolutamente impareggiabile. L’evento principale sarà come sempre la Granfondo di 120 km che da Roma porterà i partecipanti ai Castelli Romani ed avrà ulteriori migliorie del percorso, ma soprattutto una parte iniziale ancora più affascinante. Dopo la partenza dal Colosseo, icona mondiale dell’evento, i ciclisti attraverseranno il centro storico della cit-

tà eterna: “Sì, ce lo chiedono i ciclisti che arrivano da fuori città e soprattutto gli stranieri – ha sottolineato Gianluca Santilli, presidente del Comitato Organizzatore – Roma e i Castelli romani senza auto sono un sogno per i ciclisti e noi siamo felici di regalare loro questa gioia che ci auguriamo, un giorno, possa diventare pratica quotidiana. Da quest’anno la Granfondo Campagnolo Roma fa parte del circuitoWACE (World Association Cycling Event) insieme ad altre grandi Capitali mondiali come New York, Londra e Cape Town ed eventi di livello internazionale come l’Etape du Tour e Vatternrundan in Svezia. In sella alla bici si possono fare esperienze magnifiche a cominciare da Roma che non ha eguali dal punto di vista storico e culturale”. La formula della Granfondo è quella, ine-

dita, che ha avuto grande successo ad ottobre scorso. Ci sarà non solo la classifica finale ma anche la classifica con premiazione sulle 4 cronoscalate. E’ un’idea che piace moltissimo perché consente di misurare le proprie capacità, sia sulla distanza che sulla salita, la specialità regina del ciclismo. Al tempo stesso si può pedalare tutti insieme e vivere una giornata di grande festa per il ciclismo e la bicicletta. Oltre alla Granfondo domenica 9 ottobre si svolgeranno “in Bici ai Castelli”, aperta a tutti i tipi di bicicletta e di ciclisti, sia tesserati che non tesserati e “L’Imperiale – The Appian Way”, riservata alla biciclette costruite prima del 1987 che godranno in esclusiva l’intera Appia Antica. Poi tante occasioni di divertimento per i bambini, stand, cultura e spettacoli al Villaggio expo.


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KUFSTEINER LAND RADMARATHON

NEL CUORE

DEL TIROLO

A cura di Gianluca Comandini

Conto alla rovescia per la prima edizione della granfondo austriaca. E per gli iscritti all’InBici Top Challenge la partecipazione è gratuita

S

coprire i colori dell’autunno pedalando sulle strade delle Alpi austriache. E’ questa l’impagabile opportunità che la cittadina di Kufstein offrirà il prossimo 11 settembre ai ciclisti che parteciperanno alla Kufsteiner Land Radmarathon, una granfondo che ha tutte le carte in regola per diventare nel prossimo futuro un appuntamento di riferimento per tutti i cicloamatori italiani. L’incantevole paese alpino infatti è situato in una posizione privilegiata, al centro del Tirolo, a breve distanza dal confine italiano e ad un’ora di auto da Salisburgo e Monaco di Baviera. Una collocazione che fa di Kufstein il luogo ideale per chi desidera rilassarsi nella natura, ma anche un’ottima base di partenza per una gita nella città di Mozart o per una visita al Museo BMW. Inoltre, dal punto di vista agonistico, il percorso realizzato dagli organizzatori è assolutamente ideale, un tracciato di 131 chilometri che porterà gli atleti a superare un dislivello di 1600 metri attraversando alcuni dei borghi più belli della regione, unendo i panorami mozzafiato tipici del Tirolo alla difficoltà delle montagne da scalare. Dopo la partenza, sotto la fortezza che domina la città, gli atleti pedaleranno sulle

impeccabili strade austriache per affrontare l’impegnativa ascesa del Thierseethal che li premierà una volta arrivati in cima con la splendida vista sul lago sottostante e, durante la discesa, con quella sul massiccio alpino del Kaiser. Il tratto successivo servirà agli atleti per cercare di recuperare il fiato per affrontare la breve, ma non certo facile, salita del Brandeberg, dove in circa tre chilometri e mezzo dovranno superare una differenza altimetrica di ben 400 metri. Uno strappo non impossibile, certo, ma che non mancherà di fare selezione. Gli organizzatori dell’ente del turismo di Kufstein hanno curato ogni aspetto, pensando anche a chi preferisce andature più “slow”, realizzando un percorso breve di 62,6 chilometri con un dislivello di 450 metri che, pur non presentando grandi salite, non ha niente da invidiare dal punto di vista paesaggistico al fratello maggiore. Anche per scegliere la data di svolgimento di questa prima edizione gli organizzatori si sono dimostrati particolarmente avveduti. Il clima di settembre nella regione è infatti gradevolmente fresco e le precipitazioni sono scarse. I pedalatori dello Stivale poi hanno un motivo in più per affrontare la piacevole tra-

sferta oltre confine: quest’anno, infatti, la Kufsteiner Land Radmarathon è inserita come prova jolly dell’InBici Top Challenge, ciò significa che tutti gli iscritti al circuito patrocinato dalla nostra rivista potranno prendere parte gratuitamente alla competizione senza dover versare la quota di partecipazione che è attualmente fissata in 50 euro per chi aderirà entro il 9 settembre e in 60 euro per gli iscritti dell’ultimo minuto. Inoltre, per agevolare ulteriormente i nostri connazionali intenzionati a sperimentare la neonata manifestazione austriaca, InBici ha realizzato dei pacchetti turistici molto convenienti: le tariffe per due pernottamenti in un hotel a tre o quattro stelle in città oscillano fra i 189 e i 229 euro, secondo la formula scelta, e comprendono vari benefit: dal deposito per la bicicletta all’assistenza di un accompagnatore in loco, dalla possibilità di visitare le attrazioni turistiche della città alla fruizione di programmi benessere organizzati dal Ferienland Kufstein, il centro vacanze della città. Per ricevere maggiori informazioni è possibile contattare Fulvia Pierozzi, responsabile di questa nostra iniziativa al numero 3771153061.


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BEACH VINTAGE SIDE

A cura di Roberto Zanetti

Beach Vintage è un esclusivo side elettrico a pedalata assistita e si avvale anche di essere il primo e unico modello al mondo attualmente prodotto in circolazione. Essendo a tutti gli effetti una bicicletta elettrica a pedalata assistita con l’aggiunta di un comodo carrello laterale per il trasporto di persone, animali o cose, si può tranquillamente guidare senza patente, senza assicurazione, senza tassa di possesso (bollo) e, soprattutto, avere libero accesso nei centri storici e nelle zone a traffico limitato (ZTL).

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ad-Bike Industry non nasce per caso ma da un felice intuito e da una grande esperienza di chi, con le due ruote, ha convissuto per anni raccogliendo anche lusinghieri successi sportivi nelle gare di motocross. Bad-Bike opera dal 2010 e con i suoi modelli dalla tecnologia avanzata e dal design innovativo; si è posta sin da subito quale punto di riferimento nella nuova frontiera della mobilità sostenibile. Figlia di una innata passione e di una buona conoscenza del mercato, Bad-Bike si ri-

volge al pubblico con un prodotto di altissima qualità, una valida organizzazione, una struttura moderna ed efficiente composta da un team di tecnici preparati, fortemente motivati e con esperienza ventennale. Bad-Bike gode di un eccellente servizio post-vendita, strumenti tecnologici di diagnostica all’avanguardia, personale altamente specializzato, un impeccabile servizio ricambi che spedisce nelle 24 ore in tutto il territorio nazionale e un pacchetto garanzie tra i più completi del settore, che segue la bicicletta venduta per i primi

7 anni di vita. La costante e inarrestabile ricerca di nuove soluzioni e il design pongono Bad-Bike in una nicchia di mercato costituito di utenti al di sopra della media, attento alle innovazioni e al rispetto per l’ambiente. Non ultima la presentazione al pubblico della prima esclusiva bicicletta a pedalata assistita al mondo dotata di side, la Beach Vintage, raffigurata nelle immagini di questo servizio. E’ proprio il caso di dire che in Bad.Bike sono partiti tra gli ultimi ma sono anche arrivati tra i primi…


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Tour of California 2016 - Photo by Bettiniphoto


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POKER MARCIALONGA CYCLING CRAFT

VINCENTE

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e valli trentine di Fiemme e Fassa hanno eletto i propri discepoli del pedale: sono Enrico Zen, Alexandra Hober, Jacopo Padoan e Astrid Schartmüller i vincitori della decima Marcialonga Cycling Craft dello scorso 12 giugno. 1527 gli iscritti da 17 nazioni di tutto il mondo, oltre 1200 i partenti nonostante le previsioni meteo tutt’altro che favorevoli, lungo i percorsi di 135 km e 80 km allestiti alla perfezione dal comitato organizzatore, vero e proprio marchio di fabbrica del brand Marcialonga. A trionfare nell’itinerario granfondo è stato il vicentino Enrico Zen, che ha bissato il successo del 2015 tagliando il traguardo in solitaria dopo aver affrontato le salite di Monte San Pietro e dei passi di Lavazé, San Pellegrino e Valles ed i passaggi anche in Alto Adige

e nel Bellunese. In campo femminile vittoria dell’ex biker altoatesina Alexandra Hober, un’atleta che si era già imposta nel mediofondo a Predazzo nel 2007, mentre per quanto riguarda il mediofondo di 80 km e 1894 metri di dislivello della decima Marcialonga Cycling Craft i successi sono andati al torinese Jacopo Padoan e alla tedesca, ma altoatesina d’adozione Astrid Schartmüller, che si è portata a casa la terza vittoria alla Cycling Craft dopo gli acuti nel granfondo 2014 e nel mediofondo 2009. L’edizione numero 10 della manifestazione trentina si è aperta alle ore 8 quando il sole ha iniziato a far capolino dalle nubi sopra Predazzo, illuminando i granfondisti allineati allo start. L’attraversamento della Val di Fiemme ha visto i corridori procedere in gruppo e scaldare la gamba in vista

delle salite dolomitiche in programma, due nel mediofondo e ben quattro nel granfondo. Attaccata l’ascesa verso Aldino e Monte San Pietro si sono portati al comando cinque atleti, mentre chi puntava al bersaglio grosso sull’itinerario lungo rimaneva coperto nelle immediate retrovie. Tornante dopo tornante, Jacopo Padoan, Daniele Bergamo, Francesco Avanzo, Alessandro Bianchin e Eduard Rizzi scavavano un gap che dietro nessuno riusciva o voleva ricucire. Sulle pendenze da doppia cifra del Lavazè, Padoan accelerava e iniziava una lunga fuga, terminata sul traguardo di Predazzo con il successo nell’itinerario medio ed un tempo di 2h 14’44’’. Il trentino Daniele Bergamo ha concluso a 2’17’’ dal vincitore, con il terzo posto appannaggio del trevigiano Alessandro Bianchin che ha battuto Avanzo nello sprint per


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A curadella Redazione

Enrico Zen, Alexandra Hober, Jacopo Padoan e Astrid Schartmüller sono i trionfatori della decima edizione della spettacolare kermesse trentina la terza piazza. In campo femminile successo in solitaria per l’altoatesina Astrid Schartmüller che ha regolato Marina Ilmer e la romagnola Marica Tassinari. Mentre i vincitori del mediofondo ricevevano i fiori dalla Soreghina uscente Gessica Defrancesco, il sole cominciava a farsi da parte per lasciar spazio all’inquietudine portata dalle nuvole e i protagonisti del granfondo lasciavano Moena per attaccare San Pellegrino e Valles in rapida successione. Dopo i primi tornanti, la selezione “naturale” riduceva il gruppo dei migliori da una quindicina a quattro unità, con in testa gli specialisti delle granfondo alpine e dolomitiche come Enrico Zen, Luigi Salimbeni, Davide Lombardi cui si aggiungeva anche il toscano Fabio Cini. In un continuo susseguirsi di brevi scrosci di pioggia e tratti asciutti i quattro hanno approcciato an-

che il Valles, dove Cini ha preferito andare del proprio passo senza seguire il ritmo di Zen e del duo del Cicloteam San Ginese Lombardi-Salimbeni. Zen, però, ha voluto evitare di finire nella morsa della coppia di avversari e così ha deciso di attaccare a inizio salita. Ma dopo l’attacco Zen non ha fatto il vuoto, visto che il gap con Salimbeni si attestava sui 10-15’’, mentre rimaneva più attardato il duo Lombardi-Cini. In cima alla salita il margine per il vicentino non era tranquillizzante e così nella lunga picchiata attraverso il Parco di Paneveggio Zen ha dovuto dare tutto per non farsi raggiungere dagli avversari, che nel frattempo diventavano tre, visto il ricongiungimento fra Cini, Salimbeni e Lombardi. Lo sforzo di Zen alla fine ha pagato e il vicentino si è presentato da solo sul traguardo di Predazzo facendo, proprio

come lo scorso anno, ‘l’aeroplanino’ dopo 4h 10’ 4’’ di gara. Alle sue spalle la volata per il secondo posto è stata appannaggio del bolognese Luigi Salimbeni davanti ai toscani Cini e Lombardi. Fra le donne, invece, la gara è stata un monologo dell’ex biker altoatesina Alexandra Hober, che si è imposta nel percorso lungo distanziando di 20’ l’olandese Nicole Heuts e di oltre 40’ la marchigiana Barbara Genga, terza. Grande soddisfazione per partecipanti, organizzatori e infaticabili volontari del comitato Marcialonga, i cui sforzi sono stati ripagati anche dal sole. La Marcialonga Cycling Craft era prova valida per numerosi e prestigiosi circuiti come il Campionato Nazionale ACSI, Zero Wind Show ed il challenge internazionale Gran Fondo World Tour.


40 A cura di Mario Pugliese

DANILO DI LUCA

SIAMO

Fa ancora parlare il libro-choc del Killer sulla “gomorra” del doping: “Nel ciclismo tutti sanno la verità. Ma la verità è inaccettabile”

BESTIE DA VITTORIA

“S

enza doping non si vince”. Comunque la pensiate, è questo il teorema del librochoc di Danilo Di Luca, palmares alla mano - tra il 1999 ed il 2013 - uno dei più titolati ciclisti del mondo: 54 gare vinte, tra le quali Freccia Vallone, LiegiBastogne-Liegi e Giro d’Italia. La sua carriera, va precisato, è stata troncata definitivamente nel 2013 quando, per l’ennesima volta, è stato sorpreso positivo ad un controllo antidoping e dunque, applicata l’aggravante della recidività, è stato radiato a vita. Oggi Danilo costruisce bici a marchio Kyklos, ma il suo nome è tornato prepotentemente alla ribalta sulle prime pagine di tutto il mondo per il suo libro (vendutissimo) pubblicato per Edizioni Piemme, “Bestie da vittoria” nel quale attacca il mondo del ciclismo, raccontando circostanze ed episodi dettagliati, pur senza mai fare “nomi & cognomi”. Le sue parole sono un durissimo “j’accuse” ad un mondo che lui definisce “ipocrita e corrotto”, un grande “Truman Show” consacrato al demone del doping: “Questa dice - è la Gomorra del ciclismo. Dopo, si potrà decidere di ignorare, ma non si potrà dire di non sapere”. Danilo, davvero senza doping non si vince? Purtroppo è così. Il doping migliora le prestazioni di un ciclista del 5-7%, una percentuale non altissima, ma certamente decisiva per puntare alle grandi corse. Intendiamoci, io ho vinto gare anche senza doparmi, ma per i grandi appuntamenti, non puoi farne a meno.

Possibile che tutti sappiano e nessuno denunci? E’ così. Ogni ciclista sa che tutti si dopano eppure nessuno parla. La verità è che nessuno di noi pensa realmente di sbagliare. Facciamo tutto quello che un ciclista professionista deve fare. Lo so che per la società civile tutto questo è inaccettabile, ma la verità è che tutti si dopano e che tutti lo rifarebbero. C’è dunque questo nel “dietro le quinte” di questo sport? C’è anche questo. E’ un mondo parallelo, fatto di ipocrisie, d’interessi e di giochi di potere. Io sono l’unico che potevo raccontare questo mondo perché ormai, unico ciclista italiano radiato a vita, non ho più niente da perdere. Perchè usi il termine ‘bestie’ riferito ai ciclisti? Perché è così che ci hanno sempre trattato. Ci alleniamo come bestie ogni giorno, facciamo centinaia di chilometri sotto la pioggia o sotto il sole cocente e poi, alla fine, sulle grandi questioni, la nostra parola conta zero. E allora perché non fermarsi? Perché per un ciclista conta solo la vittoria. Non pensi mai che ti possano beccare, vai avanti sempre e comunque. Anche perchè l’ambiente che ti circonda, anche se non ti obbliga a doparti, ha interesse che tu vinca. La squadra e gli sponsor hanno bisogno del campione perché il campione garantisce il ‘ritorno’ dell’investimento e dà da mangiare ad un sacco di famiglie. E’ giusto definirti un corridore pentito?

No, perché non mi pento di nulla. Quando sono passato professionista e ho fatto il mestiere che sognavo mi sono assunto le responsabilità di ciò che facevo, ho deciso volontariamente di far parte del sistema. Se poi per pentito, intendi uno che comincia a fare i nomi di tutti, la risposta è sempre no perché io nel libro non ho inguaiato nessuno. Hai ricevuto minacce o querele da parte di qualcuno dei tuoi ex colleghi? Ho letto che l’associazione corridori aveva minacciato di querelarmi. Diciamo che sono ancora in attesa. Se poi dovesse arrivare la querela, io sono molto tranquillo. Del resto, per quanto scomoda e choccante, ho solo detto la verità. Ma basta iniettarsi sostanze dopanti per diventare campioni? Assolutamente no. Il doping può aiutare, ma senza un motore valido non vai da nessuna parte. C’è un errore che non rifaresti? Prendere casa in Abruzzo. Probabilmente sarebbe stato meglio vivere altrove. Come commenti gli attacchi che gli atleti ‘sani’ fanno ai colleghi trovati positivi? Anche io ho ricevuto delle critiche dai cosiddetti “campioni attuali”. Che devo dire? Sono semplicemente degli ipocriti. Cosa ne pensi dello scandalo dei motorini trovati nelle biciclette? E’ molto peggio del doping perché con i motorini anche i brocchi riescono a vincere. Un farmaco aumenta del 5-7% le prestazioni mentre un motorino arriva ad incrementare le performance anche del 30-40%.


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MONDO ACSI

INARRESTABILE LA CRESCITA DI ACSI CICLISMO

A

CSI Ciclismo prosegue a spron battuto il proprio Campionato Nazionale, con una tappa, la Granfondo Città di Padova, che ha chiuso ufficialmente anche lo Zero Wind Show, un circuito interamente sponsorizzato dall’ente di promozione sportiva più attivo dello stivale, capace di coinvolgere i cicloamatori in otto entusiasmanti appuntamenti fra le bellezze naturali e paesaggistiche d’Italia. La terza edizione della Granfondo Città di Padova ha riunito anche tanti ex professionisti del pedale, come Maurizio Fondriest, presente sin dalla nascita dell’e-

vento, professionista dal 1987 al 1998, fu campione del mondo in linea nel 1988 e vinse la Milano-Sanremo nel 1993. Ai nastri di partenza si è visto anche Alessandro Petacchi, primo ciclista in grado di vincere in un solo anno almeno due tappe in ciascuno dei tre grandi Giri. 1500 partecipanti hanno infuocato le strade del Veneto, lungo sfide che hanno visto la partenza dei cicloamatori da Prato della Valle, alla volta dei percorsi di 145 km e 1935 metri di dislivello e 97 km e 1340 metri di dislivello. Da segnalare la folta presenza anche di atleti stranieri, con Gran Bretagna, Stati Uniti, Slovenia, Germania, Olanda e Russia accomunate dalla passione per la bicicletta.

Tanti anche i concorrenti non troppo affini alle due ruote che hanno potuto allinearsi al via grazie alla tessera giornaliera fornita da ACSI Ciclismo, per avere una ‘copertura’ completa per tutta la durata della gara, e ad un costo più che accessibile. Nel percorso ‘mediofondo’ ad avere la meglio è stato il trentino Paolo Decarli davanti a Cristian Ballestri, abile a superare in volata l’altro trentino Daniele Bergamo. Nessuna storia per la sfida al femminile, Christiane Koschier è stata troppo veloce per tutti, anche per molti atleti maschi. Seconda Michela Giuseppina Bergozza e terza Claudia Padoan. Nel percorso ‘gran-


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fondo’ si sono imposti l’ex professionista vicentino Mauro Facci, davanti a Simone Penzo e ad Alessandro Motta. Fra le donne ha vinto la noalese Odette Bertolin, autentica pigliatutto in quest’annata granfondistica del Campionato Nazionale ACSI, su Astrid Schartmüller e Manuela Bugli.

A curadella Redazione

L’ente entra nel vivo del proprio Campionato Nazionale.1500 partecipanti hanno coronato l’ultimo appuntamento dello Zero Wind Show

Rimanendo sempre in Veneto, a Montebelluna (TV) si svolgeva la Coppa del Mondo ACSI su strada, il responsabile nazionale Emiliano Borgna ha dato il via ad una lunga giornata ‘di passioni’ che al termine di quasi 15 ore di gare ha assegnato ben 11 maglie iridate ai campioni del mondo amatori. Per primi sono partiti junior e debuttanti, poi i senior 1 e senior 2 hanno completato per cinque volte il circuito di 15 km, mentre tracciato a quattro tornate per Super A e Super B donne. Un appuntamento scoppiettante che ha coinvolto circa 1000 partecipanti. Il vincitore fra gli Junior è stato Riccardo Girardi, quindi Guido Girardi fra i Senior 1, Cristiano Parrinello fra i Senior 2, Mirco Mazzero (Veterano 1), Flavio Della Bella (Veterano 2), Daniele Magagnotti (Gentleman 1), Agostino Durante (Gentleman 2), Riccardo Tarlao (Super A), Paolo Manfroni (Super B), ed Angela Perin e Nadia Rossi, rispettivamente Woman 1 e 2. Info: www.acsi.it/Ciclismo


Giro delle Fiandre 2015 - Photo by Bettiniphoto


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GRANFONDO DELLA VERNACCIA 2016

LO SPRINT REGALE DI POZZETTO C

on un grande sprint il triestino Federico Pozzetto ha vinto la 20ª edizione della Granfondo della Vernaccia. La manifestazione senese, svoltasi nella “città del cristallo”, ha vissuto una giornata stupenda sia per il meteo sia per la partecipazione. I due giorni di sport iniziano alle 15.30 di sabato pomeriggio presso gli impianti sportivi del paese, con l’apertura delle iscrizioni e ritiro del pacco gadget, seguite dalla Minigranfondo Vernaccia, svoltasi in Piazza Arnolfo di Cambio, nella quale un bel gruppo di bambini ha affrontato un percorso di 2 chilometri in bicicletta. Al termine dell’iniziativa è stato consegnato un attestato di

partecipazione a tutti i bambini, ai quali successivamente è stata offerta anche una ricca merenda. La giornata di sabato si è poi conclusa con la chiusura degli stand espositivi e delle iscrizioni alle ore 19.30. La domenica inizia molto presto con l’apertura delle iscrizioni alle 6.30 e la partenza della randonnée di 190 chilometri. In griglia anche tanti “volti noti”, come Stefano Casagrande, Fabrizio Ravanelli, Alan Marangoni, Roberto Sgalla e Matteo Pantedomini. Due i percorsi in programma: il lungo di 168 chilometri con 2033 metri di dislivello e il medio di 115 chilometri con 1297 metri di dislivello. A dare il via al gruppo da Piazza Arnolfo di Cambio, in una giornata stupenda, è stato

il vice sindaco Lodovico Andreucci, il quale, puntuale alle ore 9, ha abbassato la bandierina. In concomitanza alla partenza della granfondo e della mediofondo, è partito un gruppo di cicloturisti che hanno percorso i 63 chilometri in programma in assoluto relax. La gara, vivace sin dalle prime battute, ha vissuto numerosi tentativi di fuga fino al 35° chilometro, quando un sestetto riesce ad avvantaggiarsi sul resto dei partecipanti. I sei andranno di comune accordo fino al bivio dei due percorsi, posto al 91° chilometro. Qui Pozzetto, Nucera, Scotti e Ostolani devieranno per il lungo. Il quartetto del percorso granfondo, grazie ad un accordo perfetto, impedirà al gruppo inseguitore di


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Silver lazzari vincitore del percorso medio - Photo by Giordano Cioli

A cura di Giordano Cioli

Il triestino s’impone in volata nella 20ª edizione della corsa di Colle Val d’Elsa. Oltre 1200 partecipanti al via. La pratese Claudia Gentili domina tra le donne, il “solito” Lazzari vince nel medio. Nella classifica a squadre trionfa il Gs Cicli Gaudenzi

rientrare, presentandosi così compatto sul rettilineo d’arrivo posto nella zona degli impianti sportivi. Qui sarà il triestino Federico Pozzetto ad alzare le braccia al cielo precedendo l’aretino Giovanni Nucera e il pesarese Federico Scotti. Al femminile, è dominio della pratese Claudia Gentili, che si presenta sulla linea d’arrivo con ben sette minuti di vantaggio sulle pesaresi Barbara Genga e Alessandra Corina. Il percorso medio maschile è stato molto combattuto, tanto che a presentarsi sul rettilineo d’arrivo, sono stati circa trenta partecipanti a giocarsi la vittoria. Il più forte di loro è stato il romagnolo Silver Lazzari che ha preceduto di pochi centimetri il fiorentino Antonio Valletta e il

GRANFONDO MASCHILE

MEDIOFONDO MASCHILE

1. Federico Pozzetto (Tbr Certaldo); 4:18:59

1. Silver Lazzari (Rock Racing); 2:49:25

2. Giovanni Nucera (G.S. Cicli Gaudenzi A.S.D.); 4:18:59

2. Antonio Valletta (Calibre Sport Racing Team); 2:49:26

3. Federico Scotti (Mc Cycling Time); 4:19:02

3. Massimo Pirrera (#Lesorelle A.S.D.); 2:49:26

4. Ivan Ostolani (Mc Cycling Time); 4:19:07

4. Marco Poccianti (G.S. Poccianti); 2:49:27

5. Marco Da Castagnori (Genetik Cycling Team Asd); 4:20:42

5. Mattia Cappella (C.A. Montemurlo A.S.D.); 2:49:28

6. Emanuele Marianeschi (Mc Cycling Time); 4:20:43

6. Rodolfo Liccione (Tecnobici Shop Online); 2:49:28

7. Roberto Benedetti (); 4:20:49

7. Giancarlo Bertellotti (Gs Pedale Pietrasantino); 2:49:28

8. Giordano Mattioli (Mc Cycling Time); 4:21:40

8. Emanuele Guidi (Genetik Cycling Team Asd); 2:49:28

9. Lorenzo Fanelli (Asd Team Ucsa); 4:21:41

9. Fabio Mantovani (Asd Mkg Cycling Team); 2:49:28

10. Alessio Gori (Genetik Cycling Team Asd); 4:21:41

10. Tommaso Cecchi (Genetik Cycling Team Asd); 2:49:29

GRANFONDO FEMMINILE

MEDIOFONDO FEMMINILE

1. Claudia Gentili (Team Giletti C.S.); 4:43:54

1. Silvia Cattani (Ontraino Gs); 3:07:16

2. Barbara Genga (Asd Team Fausto c.i Fermignano); 4:50:55

2. Alison Testroete (Ciclo Team S.Ginese); 3:12:05

3. Alessandra Corina (Asd Look Cycling Pesaro); 4:51:09

3. Annalisa Fontanelli (Tbr Certaldo); 3:12:13

4. Claudia Bertoncini (Velo Club Maggi 1906 Asd); 4:53:31

4. Chiara Turchi (Ciclo Team San Ginese); 3:12:26

5. Susanna Iscaro (Team Freedom Bike Cicli Tarducci); 5:04:28

5. Lorena Pizzica (Asd Mkg Cycling Team); 3:16:15

fiorentino Massimo Pirrera. Al femminile si ripete il canovaccio del percorso granfondo, con la differenza che qui è la lucchese Silvia Cattani a fare gara di testa distanziando di oltre quattro minuti la lucchese Alison Testroete e la senese Annalisa Fontanelli. Tra le squadre è l’aretina G.S. Cicli Gaudenzi ad aggiudicarsi il primo posto. Sul secondo gradino del podio sale la senese TBR Certaldo e sul terzo gradino l’altra senese Ciclosport Poggibonsi. Durante la competizione agonistica ha preso il via l’iniziativa Slow Bike, nella quale i partecipanti hanno potuto affrontare una pedalata enogastronomica di circa 15 chilometri, assaporando così le prelibatezze del territorio. Al termine

della granfondo i partecipanti hanno potuto rifocillarsi con l’abbondante pasta party seguito dalle premiazioni presidiate dal vice sindaco Lodovico Andreucci. “E’ stata una giornata stupenda sin dalle prime battute – sono le parole dell’organizzatore Paolo Marrucci – la quale è poi proseguita senza alcun intoppo fino al suo termine. Sono molto soddisfatto per l’affluenza di partecipanti anche considerando le numerose granfondo in concomitanza. La gara è stata veramente bella, dura e tirata sin dal primo chilometro. Mi sento di ringraziare l’amministrazione comunale, i Vigili Urbani e l’Associazione Volontari per la riuscita della manifestazione”.


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ELETTRICO IL PRINCIPE DELLE L’ATLETA DEL MESE

GRAN FONDO

Tommaso Elettrico vincitore della Maratona dles Dolomites 2015

T

ommaso, come e quando è iniziata la sua passione per la bicicletta? La mia passione per le due ruote è nata all’età di 11 anni grazie a mio padre, che mi comprò la classica ‘biciclettina’ da corsa. É stato amore a prima vista. Nel suo passato c’è anche una parentesi nel ciclismo agonistico “vero”, quello degli Under 23. Vuole raccontarci la sua esperienza? Ho corso per due anni tra gli Under 23 in squadre abbastanza blasonate, ma la mia maturazione fisica e mentale di quel periodo non mi ha permesso di esprimermi ai massimi livelli. Inoltre, quando sei ragazzino, e vieni dal sud Italia e sei costretto a stare a 1000 km lontano da casa per 10 mesi all’anno, sostenendo grossi sacrifici, anche economici, ti fai facilmente condizionare dal divertimento, tralasciando quello che magari, negli anni seguenti, potrebbe essere il tuo futuro. Ha sperato nel passaggio dei professionisti?

Si inizia a correre in bici sognando di diventare un professionista e magari partecipare al Giro d’Italia, ma quando gli anni passano ti rendi conto che non è così semplice. Per arrivare nella massima categoria, oltre ad avere delle doti fisiche e mentali superiori ai tuoi avversari, devi necessariamente conoscere alcune persone dell’ambiente che credono nella tua persona e nelle tue potenzialità e ti aiutano in questo delicato passaggio. Dal 2008 il passaggio, in pianta stabile, al mondo delle gran fondo. Com’è stato l’impatto col mondo amatoriale? Inizialmente, come tanti ex agonisti, credevo fosse molto più semplice. Pensavo che con due uscite a settimana sarei stato in grado di vincere le Gran Fondo, ma quando mi sono reso conto che il livello era veramente molto alto tra i primi ho iniziato a dedicarmi con più costanza agli allenamenti e così ho iniziato ad ottenere qualche bel risultato. Facciamo ora un’analisi dei suoi migliori risultati. Carte alla mano, pare che la vittoria alla Gran Fondo

Sportful 2014 sia stato il punto più alto della sua carriera, almeno sino ad ora. Tra le altre vittorie, la Gimondi del 2016 e la granfondo di Firenze nel 2015 sono certamente ottime referenze per un gran fondista. Quanto impegno c’è dietro a queste vittorie? Come vi dicevo poc’anzi, oggi giorno il livello di coloro che vincono o sono protagonisti nell’ambiente Granfondistico è veramente alto e per primeggiare sei costretto ad allenamenti molto specifici e soprattutto molto simili a quelli dei corridori nelle categorie agonistiche. La Sportful certamente è stata una delle più belle vittorie ottenute nella mia carriera, in modo particolare perché rappresenta la Gran Fondo più dura d’Italia con i suoi 5000 metri di dislivello in 205 km. Un gran fondista di primo livello come lei, normalmente sogna la vittoria nella regina delle gare amatoriali: la “Maratona dles Dolomites”. Nel suo caso la vittoria è arrivata, ma “solo” nel percorso medio. A quando l’appuntamento con la gloria sul percorso lungo in Alta Badia?


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A cura di Paolo Mei

Arriva da matera e rappresenta la voglia di ciclismo che ha contagiato il sud della penisola. Fortissimo in salita, dal 2008 ad oggi tommaso ha vinto 51 gran fondo, un palmares che lo colloca di diritto tra i big del movimento Elettrico con la maglia di Campione Italiano FCI strada, vince La Sportful 2014

Lo scorso anno ero veramente in grandissima forma ma, a causa di una disattenzione alla deviazione dei percorsi, quando ero in testa alla manifestazione con più di 6’ di vantaggio, girai per il percorso medio. Quando mi accorsi dell’errore ormai era troppo tardi e fui costretto a proseguire fino all’arrivo, primeggiando sì, ma con un grande rammarico. Senza ombra di dubbio quest’anno ho voglia di riscattarmi. Chissà… Quali sono le sue caratteristiche tecniche? Sono un corridore abbastanza completo. Mi difendo molto bene in salita e tra gli “scalatori” sono uno tra i più veloci in un eventuale arrivo a ranghi ristretti. Quali sono, nell’ordine i percorsi che preferisce e quelli che proprio non digerisce? Preferisco le Gran Fondo lunghe e dure come la Sportful e non digerisco quelle con poco dislivello, molto più adatte a corridori dalla gamba potente, i cosiddetti ‘passistoni’ da pianura. E il suo più bel ricordo in assoluto legato al ciclismo?

Sono ormai tre anni che nel mese di gennaio mi trasferisco alle Canarie, precisamente a Tenerife. Il ricordo più bello risale a gennaio 2015, quando ho avuto la possibilità di affrontare quindici giorni di allenamento intenso con la TINKOFF di Alberto Contador. Cosa significa praticare ciclismo nel Sud? É sicuramente molto difficile, soprattutto per i ragazzi che si avvicinano a questo splendido sport. Gente appassionata ce n’è sempre meno e quindi, in un inesorabile automatismo, vengono a mancare le strutture e le squadre che permetterebbero ai ragazzi di talento di correre frequentemente, cosi come succede al Nord Italia. Ora una domanda per gli appassionati di allenamenti: ci racconta la sua “settimana tipo”? Nel periodo gare, affronto due allenamenti intensi mettendo a punto nel primo la Forza Esplosiva con ripetute in SFR o ripartenze da fermo. Nel secondo curo il fondo, con allenamenti di 4-5h inserendo quanto più dislivello possibile. Il resto

delle giornate è dedicato ad uscite rilassanti in modo da far recuperare quanto più possibile il fisico. Chi è Tommaso Elettrico nella vita di tutti i giorni? Un ragazzo che dedica parecchio tempo allo sport. Inoltre sono anche istruttore di spinning e seguo molti ragazzi della zona nei loro allenamenti, i quali vedono in me un grande punto di riferimento. Questo mi rende veramente molto felice. A quanto pare, lei è molto seguito, soprattutto dai suoi tifosi del sud (ma non solo) sulle pagine dei social network: quanto è importante nel 2016 essere attivo anche mediaticamente? Da quando ho iniziato a correre le Gran Fondo numerosi appassionati hanno iniziato a seguirmi. Il tutto sarà nato dal mio essere molto attivo sui social, informando i follower su che allenamenti affrontavo quotidianamente o su come andassero le mie gare. Ciò ha attirato l’attenzione di tutti coloro che avevano bisogno di capire come ci si prepara per vincere certe competizioni.


Criterium du Dauphine 2016 - Photo by Bettiniphoto


A cura di Iader Fabbri

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Con l’estate torna la voglia di socializzare ed il rito mondano dell’aperitivo. Ma molte bevande estive sono ricche di zuccheri semplici, alcol e spesso poco dissetanti. Ecco i cocktail da evitare ed i segreti di un happy hour a prova di sportivo

IL COACH

CIN CIN... MA SENZA ESAGERARE L’

estate è alle porte e le occasioni per trovarsi in compagnia in spiaggia per gli amanti del mare, in montagna per coloro che preferiscono le temperature un po’ più fresche e in città, per quelli che ancora devono partire per le vacanze estive, sono sempre più numerose. Feste e aperitivi a bordo piscina, party in spiaggia, al parco, concerti all’aperto, eventi sportivi e culturali sono momenti di ritrovo, soprattutto per i giovani, che vengono accompagnati spesso e volentieri dal consumo di cocktail, bevande fresche e alcolici. La fatidica “remise en forme”, ovvero la tanto temuta prova costume ci porta ad un’attenzione particolare dell’alimentazione, soprattutto nella scelta delle bevande estive che molte volte risultano essere ricche in zuccheri semplici, alcol e per di più poco dissetanti.

Cosa bere durante un party? è importante saper scegliere cosa bere anche al fine di ritemprare il nostro organismo e reidratare il corpo per la perdita di liquidi e sali minerali con il sudore. Un buon consiglio valido per tutta l’estate sarebbe quello di bere giornalmente almeno due litri di acqua ma, se ci troviamo ad un party, cosa è meglio bere senza fare troppi danni? Come professionista della salute, credo fermamente che, per essere in salute, la cosa fondamentale sia saper fare scelte qualitative giuste. Oggigiorno sempre più giovani si lanciano sulla scelta di cocktail alcolici noncuranti del fatto che l’alcol non ha valori nutrizionali, quindi non ci fornisce nutrienti utili, ma ha un impatto metabolico sul nostro organismo, facendo aumentare la quantità di zuccheri nel sangue, condizione strettamente legata all’aumento ponderale. Lo stesso discor-

so vale per gli zuccheri semplici contenuti nella maggior parte dei cocktails a causa dell’aggiunta di zucchero semplice o di canna e dell’utilizzo di sciroppi alla frutta che sono addizionati per attenuare la base alcolica quando questa è pronunciata. Ci sono dei trucchi per ridurre l’assunzione di alcol, come ad esempio bere un bicchiere d’acqua tra un alcolico e l’altro, oppure ricercare delle fonti proteiche e di grassi per poter bilanciare gli zuccheri dell’aperitivo e ridurre l’aumento improvviso della glicemia. Spesso, in particolare nelle calde giornate estive, la nostra sete d’acqua risulta mascherata dalla nostra sete d’alcol. Mantenersi idratati quando si bevono alcolici evita di bere troppo e quindi di assumere troppe bevande alcoliche. Bevande senza controindicazioni Un ottimo consiglio, invece, per bere una bevanda fresca, dissetante e più saluta-


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re, potrebbe essere quello di consumare centrifugati, frullati e smoothie verdi preferibilmente preparati in casa o fatti preparare con ingredienti selezionati perché quelli acquistati sono per lo più pieni di zuccheri, latte, gelato e conservanti. Non solo frutta, ma anche gli ortaggi si prestano ad un mix dal gusto piacevole con un carico di sali minerali e vitamine. Come abbiamo spiegato alcuni numeri fa nell’articolo dedicato a centrifughe e succhi (ndR a cura di Marco Neri), alcune caratteristiche contraddistinguono queste tipologie di bevande: i centrifugati sono caratterizzati dall’ottenimento del succo della frutta e della verdura che viene separato dalla polpa solida la quale viene buttata via, perdendo così sostanze essenziali come le fibre; i frullati, invece, oltre che essere composti solitamente da frutta con aggiunta o meno di zucchero e latte, contengono tutte le parti degli ingredienti, compresa la fibra, che dà un maggior senso di sazietà. Tale diversità influisce sul potere di assorbimento di vitamine e sali minerali che risulta essere immediato nei centrifugati perché l’assenza di fibra rende più facile l’assimilazione dei principi nutritivi richiedendo uno sforzo minore all’apparato digerente. Le fibre però sono fondamentali perché rallentano il passaggio del cibo attraverso lo stomaco e impediscono agli zuccheri di passare nel sangue troppo in fretta: questo contribuisce a regolare la glicemia e aiuta a tenere sotto controllo il peso. Gli smoothie verdi sono i fratelli più salutari dei frullati, non sempre hanno il latte, si fanno spesso con lo yogurt o semplicemente con l’acqua. La preparazione inizia dalla verdura o dalla frutta che può essere anche congelata. Sono preferibili se come ingrediente base si sceglie lo yogurt magro; diventano vegani partendo dal latte di soia. Esistono diverse categorie di smoothies: classici alla frutta, a base di verdura e i detox smoothies, tutti accomunati dal fatto di essere più morigerati di un frullato e più ricchi di vitamine.

Colori benefici Consumare gli ortaggi a foglia verde attraverso gli smoothie, quindi, aiuterà a tenere bilanciata la glicemia e l’alto apporto di fibre di queste verdure rallenterà l’assimilazione dei carboidrati. Sono comunque tutte bevande che possono rappresentare un’ottima scelta di cocktail bevuta in compagnia perché saziano ma non appesantiscono. In più hanno la funzione di combattere i radicali liberi, depurare l’organismo dalle tossine ed espletare funzioni benefiche precise grazie ai singoli colori che li compongono. Colorati e vivaci, non sono solo belli da guardare, ma le sostanze contenute al loro interno proteggono l’organismo dall’ossidazione dei conosciuti radicali liberi e hanno proprietà benefiche per l’intero organismo. Il colore blu/viola è l’espressione della presenza di sostanze quali le antocianine, la malvidina e la delfinidina che troviamo prevalentemente nelle melanzane, nel radicchio, nei frutti di bosco, nelle prugne e nell’uva nera insieme alla vitamina C, al potassio e al magnesio. Il colore verde tipico di frutta e verdura come asparagi, basilico, spinaci, zucchine, kiwi e uva bianca è caratteristico per la presenza di sostanze antiossidanti come quercetina e isotiocianati, acido folico e luteina importanti per la salute degli occhi; il bianco, invece, tipico di alimenti come aglio, cipolla bianca, finocchi, porri, sedano, mele e pere, corrisponde alla presenza di polifenoli e flavonoidi, sostanze in grado di rinforzare le difese del nostro sistema immunitario. Il colore giallo/arancio rappresenta quel gruppo di alimenti come arance, clementine, limoni, pompelmi, pesche, albicocche, carote, peperoni e meloni che sono costituiti da sostanze antiossidanti come flavonoidi, luteina, criptoxantina, importanti per la salute di ossa e articolazioni, e beta-carotene che, precursore della vitamina A, porta l’aumento della produzione di melanina. L’ultimo ma non per importanza è il colore rosso, in cui rientrano alimenti come pomodori, peperoni, arance rosse, mele

rosse, ciliegie, fragole, anguria, ricchi di carotenoidi, curcumina, rubixantina, acido ellagico e di licopene, un nutriente in grado di ridurre il rischio di ammalarsi. Esempi di smoothie verdi Un esempio di smoothie verde per mantenere costante il proprio stile di vita sano e sportivo potrebbe essere a base di frutti di bosco come mirtilli e lamponi uniti a ortaggi a foglia verde. In più si può aggiungere cioccolato crudo fatto di fave di cacao non tostate ad alto contenuto di flavanoli per il suo potere antiossidante che contrasta il processo di invecchiamento, e migliora l’elasticità dei vasi sanguigni ideale per tutti ma soprattutto per gli sportivi. Anche la combinazione di ortaggi a foglia verde con semi di zucca e bacche di Goji può essere un ottimo spunto per gustare una bevanda sana ed equilibrata senza provocare troppi danni. Le bacche di Goji sono note per il loro potere antiossidante, per cui possono contrastare l’azione dei radicali liberi nel nostro organismo. Ancora, uno smoothie verde a base di sedano tagliato a bastoncini, anacardi e ciliegie private di noccioli può costituire un’ulteriore ricetta valida. Si possono aggiungere a queste bevande altri ingredienti che potenziano gli effetti benefici come l’aloe vera per le sue proprietà antinfiammatorie, l’avocado ricco di grassi polinsaturi, il peperoncino che migliora la circolazione, lo zenzero per le sue proprietà digestive e antinfiammatorie, il succo di melagrana che abbassa il tasso di colesterolo e ha effetti benefici per il sistema cardiovascolare. Queste bevande quindi possono costituire un ottimo compromesso: soddisfano il palato senza comportare troppi danni alla forma fisica. L’estate è fatta per divertirsi e sfruttare al massimo le lunghe e calde giornate, per cui non è necessario attuare delle rigide restrizioni alimentari, ma essere consapevoli di quello che si sta consumando in modo da gestire al meglio la sensazione di benessere con se stessi e con gli altri.


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MARATONA DLES DOLOMITES

TRENT’ANNI DI SUCCESSI Photo by Freddy Planinscheck e Molography

C

i sono molti modi di viaggiare. L’importante è farlo, anche quando si rimane immobili. Tutto ciò che è intorno a noi è viaggio: architettura mobile del nostro passaggio. Le case sono viaggio: ospitalità domestica. La musica è viaggio: spostamento di onde. I libri sono viaggio: movimento di pensieri. Il cibo è viaggio: costellazione d’ingredienti. La bicicletta è viaggio: mezzo pulito di trasporto di emozioni senza fine. Ci sono molti modi di viaggiare, anche quando gli occhi sono chiusi. Il nostro respiro è viaggio: ritmo vitale che sempre ci accompagna. Allora che sia un buon respiro quello aspirato e soffiato fra le nostre

amate Dolomiti, che sia un buon viaggio - bello e rispettoso di tutto - di noi, delle cose che ci circondano. Che sia un viaggio pieno e che sappia disegnare, costruire, edificare un posto in cui - a una certa ora del giorno o della vita - le persone si raccontino lentamente le storie del loro andare (Michil Costa) E’ d’obbligo cominciare questo servizio con una toccante prefazione di Michil Costa, l’uomo simbolo per eccellenza della Maratona Dles Dolomites; colui che da trent’anni continua a dare un’anima a questo evento sportivo unico, esclusivo ed inimitabile per bellezza ed organizzazione. Ma partiamo da lontano e spieghiamo brevemente com’è nata la Maratona; a raccontarlo ora

sembra incredibile ma è successo veramente così… Nel lontano 1986, quasi parafrasando una famosa canzone di Gino Paoli che s’intitola “Eravamo quattro amici al bar”, un gruppo di intraprendenti appassionati della zona iniziò a credere in un sogno: una gara ciclistica amatoriale che, partendo dall’Alta Badia, avrebbe potuto toccare i passi più belli delle Dolomiti. Questi temerari (166 i partecipanti alla prima edizione che si svolse il 12 luglio del 1987) non avrebbero mai pensato nemmeno minimamente che, dopo trent’anni, la Maratona Dles Dolomites sarebbe diventato uno degli eventi granfondistici più famosi al mondo. Circa trentamila richieste di


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Michil Costa

A cura di Roberto Zanetti

Numeri da capogiro per la regina delle manifestazioni dolomitiche, in cui viaggio e solidarietà formano un connubio perfetto

partecipazione all’anno da ogni parte della terra, oltre novemilacinquecento iscritti (quelli del 2016), sono numeri da capogiro ma che rendono perfettamente l’idea di cosa sia pedalare sulle Dolomiti e godersi un paesaggio senza tempo e senza paragoni. I luoghi della Maratona L’Alta Badia si trova al centro delle Dolomiti nominate “Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO”. I parchi naturali di Fanes, Sennes, Braies e Puez-Odle delimitano i sei paesi che fanno parte del comprensorio (Colfosco, La Villa, Badia, San Cassiano, La Val e Corvara) e rappresentano un vero e proprio paradiso per gli amanti della bicicletta. I ladini, gli antichi abitanti di queste

terre, con le loro tradizioni millenarie fanno dell’ospitalità un dovere, un modo di vivere la montagna attraverso lo stile di vita di chi la conosce meglio di chiunque altro. L’Alta Badia è il punto di partenza ideale per raggiungere i passi che hanno fatto la storia del ciclismo: il mitico Pordoi, l’impressionante Fedaia o il Giau con i suoi impervi tornanti. L’emozione di un giro in bici o di una corsa come la Maratona Dles Dolomites,con questo spettacolo alle spalle e questi imponenti scenari, non può altro che rimanere impressa nella mente di ogni appassionato. Qui, in questi luoghi incantati, la natura è alla sua massima espressione. Lo scenario unico delle Dolomiti dona sensazioni irripetibili per chi ha la fortuna di

potervi pedalare, attimi che fanno bene al cuore in tutti i sensi. Uscendo per un attimo dal tema della Maratona ci pare giusto ricordare che l’Alta Badia è un comprensorio meraviglioso anche per gli amanti della mountain bike. Ampi percorsi sterrati, incastonati in una vegetazione dai mille colori, sono a disposizione dei biker per le loro escursioni; basta scegliere. Anche per i “puristi” dell’enduro e del freeride la scelta è molto ampia, su sentieri di incredibile bellezza e di diverse difficoltà. Da soli o con l’ausilio di guide locali qualificate, esplorare la natura in totale libertà è un piacere da assaporare ogni attimo. Imperdibile il classico percorso del Sellaronda (praticamente il “corto” della Maratona di 55 chilometri con 1780 metri di


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dislivello) da fare in mtb nell’off road o su strada; rinomato in inverno per gli sciatori, resta un’esperienza indimenticabile per tutti i ciclisti. Un appuntamento, il Sellaronda Bike Day, che si tiene due volte all’anno – solitamente una domenica di metà giugno e una domenica di metà settembre – in cui è possibile pedalare con qualsiasi bici (anche una e-bike) intorno ai passi dolomitici del gruppo del Sella su strade chiuse al traffico e riservate solo ai ciclisti. La Maratona e il Giro d’Italia E’ un connubio imprescindibile. Per celebrare il 30° anniversario della Maratona Dles Dolomites, il 21 maggio di quest’anno, l’Alta Badia ha ospitato la “tappa regina” del Giro d’Italia. Un percorso che, partendo da Farra d’Alpago, si è inserito nel classico tracciato della Maratona per raggiungere infine Corvara – cuore pulsante della Val Badia – dopo aver scalato sei passi dolomitici, duecentodieci chilometri e cinquemilatrecento metri di dislivello. Un’impresa d’altri tempi anche per i migliori professionisti del circuito World Tour; figuriamoci per gli amatori…

Maratona e solidarietà E’ risaputo come “Maratona e solidarietà” siano un tandem inscindibile. E’ nello spirito stesso della Maratona Dles Dolomites creare un evento nell’evento, in cui pedalare è sinonimo di spirito positivo, solidale, ecologico. Come ogni anno accade, attraverso la Maratona, si possono compiere azioni concrete di solidarietà e beneficienza in sostegno di tre organizzazioni che lavorano quotidianamente in campo sociale: Assisport Alto Adige, Associazione Gruppi “Insieme si può” e Alex Zanardi BIMBINGAMBA. Assisport Alto Adige (www.sporthlife.it) sostiene i giovani talenti sportivi altoatesini che non hanno possibilità di finanziarsi le competizioni; Associazione Gruppi “Insieme si può” Onlus/ONG (www.365giorni.org) dedica la propria attività a persone con gravi disabilità in Uganda ed Alex Zanardi BIMBINGAMBA (www.bimbingamba.it) realizza protesi per i bambini che hanno subito amputazioni e che non possono usufruire dell’assistenza sanitaria.

Il Viaggio “Il Viaggio”, leitmotiv dell’edizione 2016, è il tema scelto per celebrare i trent’anni della Maratona Dles Dolomites ma non è solo un fatto teorico ma anche una questione di numeri. La Maratona è la manifestazione sportiva italiana più rappresentata a livello provinciale: 101 provincie di appartenenza su un totale di 105. Circa 9500 ciclisti proveniente da 65 nazioni nel mondo (dati riferiti al 2016), ovviamente Italia compresa con la maggioranza dei partecipanti. Più di 1450 volontari alla preparazione dei pacchi gara e alla distribuzione dei pettorali, al presidio dei tre percorsi, ai punti di ristoro, tutti rigorosamente “ecologici” e attenti a mantenere pulito quest’angolo incontaminato di terra. Sono loro l’ossatura indispensabile di tutta la macchina organizzativa, un esercito di persone volenterose che donano il proprio tempo per fare divertire gli altri. Perché fondamentalmente lo spirito dei volontari e dei ciclisti che pedalano alla Maratona è questo: aiutarsi e stare bene tutti insieme per vivere meglio e in armonia.


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Tour of California 2016 - Photo by Bettiniphoto


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ALÈ LA MERCKX

CIPOLLINI

TOSI

e alla partenza Mario Cipollini, Brendolan, Alessia Piccolo, il sindaco Flavio Tosi e l’assessore Alberto Bozza Photo by Newspower

M

auro Facci e Claudia Gentili sono i… “Romeo e Giulietta” del ciclismo. Nessun allarme gossip. Lo sono perché il 12 giugno a Verona hanno vinto, e alla grande, la decima edizione della granfondo “Alè La Merckx” sul percorso lungo di 139 km e 2500 m. di dislivello, per la prima volta ospitata proprio nella città dei due protagonisti della tragedia di William Shakespeare. Non sono da meno però Davide Spiazzi e Serena Gazzini, primi nel mediofondo di 85 km e 1250 m. dislivello. Quest’anno non era presente il “Cannibale” fra i partenti, costretto all’inattività da un intervento chirurgico, ma di ospiti illustri ce n’erano a bizzeffe, a cominciare da Mario Cipollini che ha pedalato a fianco dei granfondisti, per continuare col sindaco Flavio Tosi, sui pedali sabato per la pedalata Romeo e Giulietta e a dare il via domenica

12 giugno. Dunque Verona, la città degli innamorati e questa volta delle due ruote. Partire ed arrivare in centro non è semplice: Alessia Piccolo a capo degli organizzatori della Alè La Merckx ha trovato il giusto compromesso. Partenza la mattina da Largo Porta Nuova, appena dopo i Portoni della Bra, alle spalle della Piazza omonima, con le griglie che abbracciavano l’Arena. L’arrivo in Via Torbido, leggermente defilata dall’Arena ma con un vialone tutto riservato alle due ruote. Le previsioni meteo della vigilia annunciavano la pioggia, ma la mattina della gara il sole ha fatto capolino tra le nubi salutando i duemila ciclisti della Alè La Merckx. Cambio di location e percorso rinnovato. Del vecchio tracciato è rimasta solo la salita del Cannibale, quella cronometrata da Fumane a Breonio. Tutto il resto era completamente nuovo e molto apprezzato dai

concorrenti. Pronti via, e subito sulla prima salita di giornata verso San Giorgio Carlo Muraro accende la cronaca con un allungo che mette in agitazione il gruppo dei migliori. Magri e Pontalto, uomini solitamente da mediofondo, non ci stanno e gli danno la caccia. La gara si riaccende sulla salita del Cannibale. Facci a metà ascesa mette la freccia e dà uno scossone al gruppo. A fine salita viene fagocitato dal gruppo dei più forti, ma l’azione ha messo sul chi va là i pretendenti al podio del lungo. Dopo la nuova ascesa di Sant’Anna il gruppo dei forti si assottigliava nuovamente e al termine di una lunga discesa che portava al fondovalle il bivio annunciava come si sarebbe decisa la gara sui due fronti. Davide Spiazzi, Andrea Pontalto e Daniele Gualeni sono i primi a mettere la freccia, guai se ci fosse stato l’autovelox viste le velocità elevate proprio in di-


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A curadella Redazione

A Verona grande spettacolo per la granfondo dedicata al Cannibale. Nel percorso medio brindano Spiazzi e Gazzini

scesa, seguiti a pochi secondi da Magri. L’epilogo in via Torbido, con Spiazzi che sprinta su Pontalto e va a vincere la mediofondo al fotofinish. Terzo si piazza Magri, rinvenuto nel finale. Intanto i concorrenti del lungo stavano affrontando l’impennata verso Erbezzo. È stato lì che Facci, senza tanti complimenti, ha acceso il turbo e se ne è andato via tutto solo. Dando poco peso a quella che sarebbe stata l’azione risolutiva, Alessio Ricciardi, Alessandro Bertuola e Mencaroni, i più attivi del gruppo di testa, lo hanno lasciato fare. Grave errore, perché dopo alcuni tornanti Facci si girava e vedeva i rivali staccati di oltre un minuto. Da Erbezzo la gara si inerpicava fin sui Monti Lessini, diventata ora… terra dei lupi. E i nuovi abitanti della Lessinia si sa, amano stare in branco, ma ci sono anche i lupi solitari come Facci, che non ha mai mollato un attimo, nemmeno

quando nella successiva discesa si limava gambe e glutei sull’asfalto ruvido. Inutile dietro ogni tentativo di arpionare Facci per Mencaroni, Bertuola, Ostolani, Terzi, Scotti, Domenico Romano, Alessio Ricciardi e Fabrizio Casartelli. Il vicentino infatti è arrivato a braccia alzate in tutta tranquillità, anche se da dietro sul falsopiano che portava nell’accogliente Verona (ancora un grazie al sindaco Tosi e all’assessore allo sport Alberto Bozza per la collaborazione da parte di Alessia Piccolo) gli inseguitori riducevano notevolmente il gap. Bertuola vince il testa a testa con Ricciardi ed è secondo. Dietro sfilano poi Mencaroni, Terzi, Scotti e tutti gli altri, sotto la pioggia. «Lo scatto sulla prima salita non era un test vero e proprio. Ho cercato di scremare il gruppo, ma la distanza dal traguardo era notevole ed ho preferito non insistere» ha dichiarato Facci,

classe ’82, otto stagioni da professionista (2003-2005 Fassa Bortolo, 2006 Team Barloworld, 2007-2010 Quick Step-Innergetic), vecchia conoscenza del ciclismo veronese dopo gli anni da under 23 tra la MG Boy’s diretta da Billy Ceresoli e la Tagicar-Zen. «Non conoscevo l’ultima salita – ha precisato Facci, ora magazziniere -; ho tentato l’allungo ed è andata bene». Spazio anche alle donne. Nel mediofondo Serena Gazzini ha sgomitato con i più veloci, vincendo agevolmente su Skarabela e Rosa, mentre nel granfondo si sono posizionate nell’ordine Claudia Gentili, Odette Bertolin ed Elisa Benedet. Poi tutti alla Gran Guardia in piazza Bra per il riso party. Gli organizzatori non si sono smentiti: prosciutto e melone, formaggio, panini a go-go, riso all’isolana, dessert e birra a volontà. E poi arrivederci all’11.a edizione, ancora a Verona.


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NALINI

NALINI VESTE

L’ESTATE

Realizzata da Nalini per la collezione estiva 2016, la maglia Logo Summer Ti fa parte della linea di abbigliamento Red Label, concepita per offrire al ciclista la massima libertà di movimento e il meglio dal punto di vista del comfort e della prestazione. l suo design essenziale, l’ottima vestibilità ed il giusto rapporto qualità/prezzo hanno fatto si che la Logo Summer Ti diventasse il nostro capo più venduto della stagione 2016 e siamo certi che in estate vi capiterà di scorgerne di frequente tra le fila di ciclisti che incrocerete lungo la strada! Questo capo super leggero è stato realizzato con filati finissimi e traspiranti che non assorbono il sudore mantenendo la pelle asciutta più a lungo. Il trattamento Mantodry a cui è stato sottoposto, garantisce a Logo Summer Ti delle elevate performance dal punto di vista dell’asciugatura e della traspirabilità. Questa notevole resistenza alle alte temperature non significa che dobbiate pedalare solamente di giorno per sfruttare tutti i vantaggi della nostra maglia! Se gradite concedervi una rinfrescante uscita nelle prime ore del mattino o dopocena, l’elastico rifrangente al fondo maglia vi aiuterà a essere notati con più facilità e di questi tempi non è

certamente un aspetto trascurabile. Per aprire e chiudere la maglietta si utilizza una zip anteriore con tiretto Cam Block, mentre sul retro sono posizionate tre pratiche tasche portaoggetti. Ci sono tutti gli elementi insomma per rendere questa maglia l’icona della vostra vacanza estiva, siete pronti a pedalare assieme a noi??


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INBICI TOP CHALLENGE

ATTO FINALE A cura di Mario Pugliese

Quando manca una sola prova alla conclusione (il 17 luglio a Trento la Leggendaria Charly Gaul) ecco i detentori delle maglie del nuovo circuito granfondistico

S

i avvia alla conclusione la prima edizione dell’InBici Top Challenge che, dopo cinque prove, attende solo il verdetto della prova finale: il 17 luglio a Trento la Leggendaria Charly Gaul, prova regina del circuito che assegnerà punteggio doppio nella classifica finale. Sarà la degna conclusione di un circuito che ha mantenuto le promesse della vigilia, riscuotendo un grande successo di pubblico e critica. Dopo la partenza uffi-

ciale il 3 aprile scorso con la Gran Fondo Selle Italia Via del Sale di Cervia, il circuito ha celebrato l’8 maggio la 2ª tappa, sul Colle Val D’Elsa, con la Gran Fondo della Vernaccia, poi la terza frazione il 29 maggio con la Gran Fondo di San Benedetto, il 5 giugno la quarta tappa del circuito a Bagno di Romagna con la Gran Fondo del Capitano e, infine, lo scorso 26 maggio la quinta prova ufficiale in calendario nella millenaria Urbino con la Gran Fondo Straducale. Ora, come detto, tutti in alta quo-

ta, tra le guglie del Trentino, che ospiterà il 17 luglio la gran Fondo in onore di Charly Gaul. Per la verità, la tappa trentina chiuderà ufficialmente la classifica ma non il calendario dell’InBici Top Challenge che proseguirà l’11 settembre in Austria con la prova jolly della Kufsteiner Land Radmarathon a cui tutti gli iscritti del circuito potranno partecipare gratuitamente. E allora, quando manca una sola prova al traguardo, ecco i detentori delle maglie


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Photo by Newspower.it

nelle varie categorie.Nel percorso lungo Genga Barbara, Galleani Giulio, Caligari Mirko, Meniconi Fabio, Dessi Gianluca, Lanconelli Flavio, Mirri Roberto, Veronese Vittorio e Ceci Antonio Nel percorso medio Brunetti Marco, Marconi Francesco, Chiarella Giuseppe, Bedetti Daniele, Lazzari Silver, Curati Alessandro, Massacesi Roldano, Alberti Augusto, Grilli Daniele, Diotalevi Alberto, Falconi Serena, Palazzo Lavinia, Bernardoni Ornella e Pandolfi Paride. l’arrivo di Silver Lazzari nel percorso corto della Granfondo Vernaccia


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DOMANDE A...

La tua prima bicicletta? Bianca e rosa, rigorosamente con le rotelle

A cura di Mario Pugliese

GIULIA REGAIN

In bicicletta grazie a… … papà che, malgrado un carattere un po’ chiuso, è stato un maestro paziente e premuroso I tuoi ricordi sui pedali… Le passeggiate infinite, su e giù per il centro di San Giorgio di Cesena, con gli amici adolescenti

Occhi da cerbiatto e capelli color miele, Giulia Regain è la dj producer più in voga del momento. Artista eclettica e creativa, dalla profonda dimensione spirituale, la bella romagnola oggi è il simbolo patinato della musica luxury & fashion. Il suo ultimo album - “The elegance” - è l’opera omnia della sua produzione artistica, “perché attraverso la musica - dice - ho scoperto la mia vera essenza”.

Il tuo rapporto oggi con la bicicletta? Simbiotico. Appena posso pedalo e, quando sono a casa, uso più la cyclette del divano Se fossi un ciclista? Sarei uno scalatore. Non sono una da percorsi facili Il ciclista preferito? Il gregario ambizioso, quello che si sacrifica per i compagni ma che, alla fine, diventa con merito il capitano della squadra

Il momento più trasgressivo in bicicletta? Quando abbandonai il telaio rosa e, poco più che bambina, decisi di puntare su un viola shocking Mai avuto un fidanzato ciclista? No, non mi piace condividere la mia crema depilatoria Più faticosa una giornata sui pedali o una notte in consolle? La musica è il mio doping, con le cuffie in testa la fatica non la sento Il ciclismo è uno sport elegante? Dipende dagli interpreti. Ma una goccia di Chanel numero 5 può fare la differenza

Giulia Regain


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3EPIC CYCLING ROAD

LÀ DOVE OSANO

LE AQUILE A cura della Redazione

Seicento partenti, tanta fatica ed emozioni indescrivibili per la prima edizione della prova amatoriale disegnata tra le guglie alpine delle Tre Cime di Lavaredo

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udore, emozioni e tanta, tanta gioia nel raggiungere le Tre Cime di Lavaredo, il suggestivo traguardo di questa prima edizione della “3Epic Cycling Road”, una corsa che - benché del tutto nuova - promette già di diventare uno degli appuntamenti di maggior richiamo nel calendario cicloturistico nazionale. Su quelle guglie dolomitiche, là dove osano le aquile, ha avuto il suo epilogo una prova inedita ma già epica, perché su quei tornanti mozzafiato la carovana del Giro d’Italia era transitata tante volte, ma una corsa amatoriale, su queste altitudini da vertigine, non si era mai vista. Salite leggendarie, teatro di eventi storici di grande impatto emotivo (Le Tre Cime furono, come noto, il fronte di guerra del primo conflitto mondiale), ma anche di imprese memorabili firmate dai grandi campioni

del pedale, come Coppi, Mercks, Gimondi e Nibali. Altimetrie temutissime dai grandi professionisti del pedale, figuriamoci dagli amatori che, non a caso - prima del 4 giugno scorso - sulle Tre Cime di Lavaredo, le muraglie più celebri dell’alpinismo mondiale, non avevamo mai pedalato. Tutti i seicento corridori al nastri di partenza, dal primo all’ultimo, hanno apprezzato con entusiasmo il percorso disegnato tra il Lago di Misurina ed Auronzo di Cadore che - seppur molto impegnativo - è andato ben oltre le aspettative. Molto bello, a detta di tutti, il coinvolgimento dei bambini delle scuole di ogni paese che, con bandierine e palloncini verdi, hanno salutato i ciclisti ad ogni passaggio, contribuendo a mitigare la fatica. Il format, che prevedeva tutte le salite cronometrate con relative premiazioni, è stata la grande novità di questa manifestazione.

Alla fine sono stati davvero tanti i premiati alla presenza dell’assessore al turismo Anna Vecellio e del vice presidente del consorzio turistico, Valentino Larese. Al sindaco e presidente della provincia, Daniela Larese, appassionata partecipe agli eventi 3Epic, è stata consegnata, come segno di gratitudine, l’opera dell’artista Grazia Marino-Dadagabem “Dove osano le aquile”. Un riconoscimento per l’impegno umano e professionale che la signora Larese ha sempre dimostrato nella promozione del territorio e dei suoi eventi. Il suo impegno nell’organizzazione di questa prima edizione della “3Epic Cycling Road” rappresenta, in prospettiva, la garanzia più affidabile e preziosa per la crescita e lo sviluppo di una manifestazione che - in virtù di scenari panoramici impareggiabili - è già entrata nel cuore di tanti appassionati.


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60 ANNI FA

L’IMPRESA A cura di Mario Pugliese

Una giornata da tregenda, una strada impossibile e uno scalatore lussemburghese che, nella bufera, tagliò il traguardo semi-congelato. Cronistoria di una corsa epica passata agli annali del ciclismo L’arrivo vittorioso di Charly Gaul sul Monte Bondone nel 1956

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ove ore, sette minuti e ventotto secondi. Fu il tempo da leggenda che, esattamente mezzo secolo fa, impiegò il ciclista lussemburghese Charly Gaul per coprire il tracciato della ventunesima tappa del Giro d’Italia 1956. Nulla di strano, se non fosse per le terribili condizioni meteo di quella giornata di finta primavera. Era l’8 giugno, si partiva da Merano, ma la frazione che attraversava i passi Rolle e Brocon era da tregenda. Una nuvola plumbea si posò attorno al Monte Bondone e, subito, si scatenò una bufera con neve, vento e gelo. Gaul fu il primo di questi stoici atleti ma dopo il traguardo - ricordano i testimoni, versava in uno stato di semi-congelamento, tant’è che riuscì a proferir parola solamente dopo essere stato immerso in una vasca d’acqua calda.

Ben 44 degli 87 ciclisti partiti (più della metà) abbandonarono la corsa prima dell’arrivo. Alcuni salirono in ammiraglia dopo pochi chilometri intuendo che, in quelle condizioni, non si poteva pedalare. Altri provarono a resistere, ma crollarono assiderati. Tutti quelli che tagliarono il traguardo, in ogni caso, riportarono bronchiti e malanni assortiti. Il secondo classificato di giornata, Alessandro Fantini, giunse con quasi 8 minuti di ritardo da Gaul; a dodici primi arrivò invece Fiorenzo Magni (avendo una spalla fratturata, reggeva il manubrio con un laccio stretto fra i denti), mentre la maglia rosa Pasquale Fornara si ritirò. Gaul risalì così in un sol giorno dal quattordicesimo posto in classifica, che occupava alla partenza della 21ª tappa, al primo, un primato che difese con i denti fino all’arrivo a Milano. In quegli anni, il ciclismo era sinonimo di

fatica ma, tra tante imprese eroiche, negli occhi e nelle menti degli appassionati dell’epoca rimarrà indelebilmente scolpita quella compiuta da Charly Gaul l’8 giugno di 50 anni fa che - dopo 242 km di inenarrabili fatiche - lo portò ad assicurarsi successo di tappa, maglia rosa e vittoria finale della corsa. L’anno dopo, però - per una spietata legge del contrappasso - Charly Gaul perse il Giro d’Italia quando era in maglia rosa, scivolando dalla prima alla quarta piazza finale. Nella tappa del Monte Bondone, confidando sul vantaggio in classifica, si fermò infatti a urinare, venendo però proprio in quel momento attaccato e staccato dai rivali, Louis Bobet e Gastone Nencini in testa. Proprio Nencini andò a vincere quel Giro e Gaul assaporò, per una volta, quanto può essere affascinante e traditore il Monte Bondone.


UCI Gran Fondo World Series è il nuovo nome della UCI World Cycling Tour, in cui i ciclisti dilettanti e masters possono qualificarsi per i Campionati del Mondo Gran Fondo UCI. Se finiscono nel primo 25% del loro gruppo di età, hanno diritto di correre per la maglia iridata UCI ambita per ogni gruppo di età. Le serie sono accessibili senza nessuna licenza.

IL CALENDARIO 2016 11-13 Set 2015 13 Set 2015 18 Ott 2015 11-13 Mar 2016 2 Apr 2016 22-24 Apr 2016 6-8 Mag 2016 26 Mag 2016 27-29 Mag 2016 29 Mag 2016 4-5 Giu 2016 10-12 Giu 2016 10 Lug 2016 15-17 Lug 2016 1-4 Set 2016

Poznan Bike Challenge Amy’s Granfondo Amashova Durban Classic UCI Gran Fondo World Series Perth Forrest Grape Ride Rhodes Gran Fondo Tour Gran Fondo Denmark Road Brazil Ride Grey County Road Race L’Albigeoise Tour of Cambridgeshire, Maraton Franja Niseko Classic La Leggendaria Charly Gaul Camp. Del Mondo Gran Fondo UCI

QUALIFICAZIONI PER 2017 10-11 Set 2016 11 Set 2016

Poznan Bike Challenge Amy’s Granfondo

Poznan, Polania Lorne, Australia Durban, Sud Africa Perth, Australia Marlborough, Nuova Zelanda Rhodes, Grecia Helsingor, Danimarca Botucatu, Brasile Blue Mt.Village, Canada Albi, Francia Peterborough, Regno Unito Ljubljana, Slovenia Niseko, Giappone Trento, Italia Perth, Australia

Poznan, Polania Lorne, Australia

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Fabian Cancellara - Photo by Bettiniphoto


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LA STRADA DEL SUCCESSO A cura della Redazione

Il Network di Trasporti arriva nel mondo Bike. Per le aziende del mondo Bike. Pallex Italia diventa title sponsor della nuova applicazione BikeMaster. Velocità, sicurezza e precisione per un servizio a tutto tondo.

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e parliamo di qualità e rapidità nei trasporti parliamo di Pallex Italia. Un’ azienda presente su tutto il territorio nazionale in modo capillare, l’unico Network espresso di merce su pallet strutturato secondo il modello multi hub. Sette per la precisione, dislocati sul territorio nazionale in modo strategico, per consentire alla rete di aziende partner di processare e smistare la merce per la consegna al cliente finale in modo efficiente e riducendo in maniera significativa l’impatto ambientale. Un modello collaudato, capace di rispondere alle esigenze delle aziende e dei privati. Una visione che tiene conto del “fattore network” con la consapevolezza che solo attraverso una rete capillare e la perfetta organizzazione del lavoro si possa fornire un servizio credibile e differenziante. E “differenziare” significa anche aprirsi a canali diversi: dal 2016 Pallex ha deciso di investire sull’applicazione BikeMaster. Si tratta della prima applicazione di servizio in Italia per gli appassionati di ciclismo amatoriale, per programmare la stagione sportiva, accedere alle notizie del settore bike e collegarsi direttamente con i servizi Pallex

Italia. La sezione dedicata al network dei trasporti consente inoltre di geolocalizzare il concessionario più vicino. Si tratta di un progetto che tiene bene a mente l’importanza del marketing locale: ecco perché BikeMaster Pallex sarà presente agli eventi più importanti del mondo bike. Appena reduce dall’esperienza della Leggendaria Charly Gaul di Trento, il 4 settembre sarà la volta della Granfondo Internazionale di Torino. Seguirà CosmoBike Show di Verona nel periodo dal 16 al 19 settembre ed infine, per sostenere il mercato del centro e sud Italia, Pallex sarà presente alla GF Campagnolo di Roma dal 7 al 9 ottobre. Per saldare ulteriormente il proprio legame con questo settore in forte sviluppo, da quest’anno Pallex Italia prevede particolari agevolazioni per le aziende che desiderano trasportare la propria merce in modo veloce ed economico. 105 concessionari tutti a vostra disposizione dentro ad una App in continua evoluzione. Noi l’abbiamo promossa, a voi non resta che sperimentare.


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DONNA IN BICI

VALENTINA NATALI

LA BICI NEL SANGUE

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alentina, perché la bici? Ho iniziato a pedalare nel 2007 seguendo mio fratello che già andava in bici e faceva gare amatoriali. La bici, o meglio il ciclismo moderno, è anche sinonimo di multi disciplina, ovvero pista, cross, mountain bike. Lei pratica anche queste specialità? Io prevalentemente sono una stradista, anche se in inverno faccio un po’ di ciclocross e tengo la gamba allenata anche col pignone fisso. Che cosa fa nella vita di tutti i giorni?

Sono perito agrario, mi occupo cioè di consulenza alle aziende agricole sia per quanto riguarda la parte burocratica che per quella tecnica in campagna. In che modo riesce a conciliare il lavoro con la pratica del ciclismo agonistico? Conciliare lavoro e sport è molto dura, richiede sacrifici enormi, costanza e tante rinunce. Io mi alleno nella pausa pranzo e non riesco mai a mangiare un pasto normale. Prima di uscire in bici un panino e dopo una barretta o una crostatina. Come da tradizione, chiediamo anche a

lei qualcosa di più in merito ai suoi allenamenti. Ci racconta come organizza il suo training a partire dalla stagione fredda? Abitando in un posto molto freddo in inverno mi iscrivo in palestra per un periodo di due mesi e corro un po’ a piedi. Abbino il tutto alla bici da ciclocross e a quella da pignone fisso. La bici da strada non la uso da ottobre a metà dicembre. Lei ha vinto da pochi giorni una gara a tappe, il Giro della Provincia di Alessandria, composto da 4 frazioni su per-


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A cura di Paolo Mei

Grande appassionata di due ruote, l’atleta alessandrina e’ un perito agrario con un background ciclistico di buon livello. Piu’ volte vincitrice di gran fondo e medio fondo, da qualche anno si dedica anche alle gare in circuito. Con ottimi risultati Valentina Natali vince il giro della provincia di Alessandria

corsi misti. Vincere non è mai facile, farlo in una gara, anche se amatoriale, a tappe ha sempre un gusto particolare, giusto? La vittoria del giro della provincia è stata inaspettata perché, a causa di una brutta caduta, poco prima ero stata ferma tre settimane. Ho partecipato a tre tappe su quattro e le ho vinte tutte. I percorsi erano diversi: da piatti a collinari e con salita. Anche se la bicicletta è un gioco e un hobby, le vittorie danno un senso a tutti i sacrifici che si fanno durante la settimana.

Quali sono le sue caratteristiche tecniche? Sono abbastanza completa, ma vado meglio in salita. Non amo la pianura e, anche se mi difendo, soffro i tratti pianeggianti. Sono veloce soprattutto se la strada sale. Prediligo salite dure e meno quelle pedalabili. In discesa sono un disastro e forse anche per questo ho smesso di fare le gran fondo. Ha in programma per il 2016 qualche gran fondo o medio fondo? Se la risposta è affermativa, quali sono

i suoi obiettivi? Quest’anno avrei dovuto partecipare come l’anno scorso a qualche medio fondo ma poi sono caduta e non ci sono riuscita. Non demordo e da qua a ottobre sceglierò qualche gran fondo interessante. Qual è il suo miglior risultato ottenuto in una gran fondo o medio fondo? Direi la vittoria assoluta nella gran fondo Gianni Bugno a Monza anni fa sulla distanza di 180 km. Ho vinto anche alcune cronoscalate e alcune medio fondo, ma la gara di Monza rimane la mia giornata migliore.


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AL L’ELEGANZA POLSO LOCMAN

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aper unire le tecnologie più avanzate all’inconfondibile fascino dell’italian style: è da questo complicato (ma riuscitissimo) connubio che nasce il successo di Locman, la casa orologiera famosa nel mondo per i suoi cronografi di alta gamma. Dal 1986 - l’anno in cui la famiglia Mantovani inaugurò i propri laboratori all’Isola d’Elba - la “stella cometa” che ha guidato la filosofia produttiva del brand italiano è stata la continua innovazione del prodotto sia sul piano tecnico, affinando il lavoro ingegneristico per elaborare meccanismi sempre più precisi, sia nel campo del design, creando modelli sportivi e al tempo stesso

eleganti, perfetti per ogni occasione. Una filosofia vincente che ha fatto sì che oggi gli orologi Locman abbiano una nicchia riservata nelle vetrine dei gioiellieri di Cannes e New York, Mosca e Rio de Janeiro e che siano diventati un “must” per protagonisti del jet set internazionale come Jennifer Lopez e David Beckham. Nel 2006 questa continua ricerca del miglioramento della qualità ha dato vita alla Scuola Italiana di Orologeria, l’accademia interna all’azienda in cui vengono formati gli esperti tecnici che si occupano di tutto il processo di sviluppo dei cronografi. Il “corpo” degli orologi è costituito da materiali all’avanguardia quali titano e carbo-

nio o da leghe metalliche di ultima generazione che vengono severamente testati dagli ingegneri per assicurane la massima efficienza. Il “cuore” - i complessi meccanismi che ne assicurano l’assoluta precisione - subisce lo stesso approfondito processo di revisione. E’ da questo percorso di costante affinamento che è nato “Montecristo”, il cronografo meccanico a carica automatica, attualmente uno dei modelli più apprezzati del catalogo Locman. I tecnici della Scuola Italiana di Orologeria infatti hanno realizzato un modulo robusto ed affidabile che, grazie alla particolare attenzione posta sulla distribuzione dei pesi della massa


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A cura di Gianluca Comandini

Dal “Montecristo” al “1960”, storia di uno status symbol senza tempo, vero orgoglio dell’ingegneria italiana

oscillante, garantisce una durata media della carica di circa 50 ore. Inoltre la cassa in titanio sormontata da un vetro trattato zaffiro garantisce la tenuta della testata fino ad una pressione di dieci atmosfere. Ma non è soltanto l’affidabilità a rendere così amata dal pubblico la linea “Montecristo”. Ad accomunare la versione maschile, stilisticamente sportiva grazie alla scala tachimetrica e all’oblò in cristallo che permette di osservare gli ingranaggi al lavoro, e quella femminile, caratterizzata da un aspetto più glamour, è anche la cura per i dettagli estetici del quadrante e per il cinturino in silicone anallergico o in lorica che contribuiscono in modo de-

terminante al fascino di questo modello. “1960” invece è la meta finale di chi preferisce mettere al polso un oggetto dalle linee più classiche. Ispirandosi agli anni del boom economico i designer Locman hanno creato una collezione che si richiama alle forme in voga in quegli anni e che risultano ancora oggi attuali. La cassa in acciaio lucido o golden rose e il quadrante semplice ed elegantissimo lo rendono un modello senza tempo. Stealth 300 metri Carbon, la versione 2.0 del cronografo ideato nel 2003 (il primo al mondo con una cassa completamente in carbonio) è l’emblema dell’attenzione alle nuove tecnologie della maison toscana.

L’estetica è ispirata a quella degli aerei invisibili ai radar e adotta soluzioni tecniche altrettanto avanzate unendo titanio e carbonio per dare vita ad un subacqueo che può scendere senza problemi fino a 300 metri ed è disponibile nelle versioni “Automatic”, che utilizza il meccanismo brevettato dalla Scuola Italiana di Orologeria, o “Cronografo”, che monta un meccanismo al quarzo di alta qualità Ronda. La ghiera girevole, l’originale disegno del quadrante e le chiusure a vite dei pulsanti che prevengono modificazioni involontarie degli assetti stabiliti contribuiscono a far apprezzare ulteriormente questo gioiello hi-tech del brand dell’Isola d’Elba.


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MARTA BASTIANELLI

SOGNANDO LE

OLIMPIADI

A cura di Paolo Mei

Il trionfo iridato, la gloria, la positività ed il riscatto: a 29 anni, quella di Marta Bastianelli è una storia ancora tutta da scrivere

E’

Marta Bastianelli il nostro personaggio “rosa” del mese. Nata a Velletri, la ventinovenne laziale è una delle più rappresentative atlete italiane. Campionessa tricolore Allieve su strada, ha centrato il colpaccio ai mondiali di Stoccarda, dove nel 2007 ha vinto la maglia iridata tra le Elite, affermazione che l’ha proiettata nel gotha del ciclismo. Dopo un periodo molto difficile, Marta è rientrata nel mondo delle corse più determinata che mai. E in questo 2016, ha già messo la sua impronta nell’albo d’oro di una prestigiosa corsa in Belgio. Marta, partiamo dall’inizio: quando e perché ha scoperto la bici? Ho iniziato ad andare in bici a 10 anni grazie a mio Zio Massimo che praticava questo sport da amatore. Talento sin dalle categorie giovanili? Diciamo che, da giovane, ho vinto molte gare, alcune importanti, altre meno. In totale circa 30 facendo la somma di tutte le categorie, tra cui due campionati Italiani, oltre a molte medaglie, come ad esempio due bronzi e un argento agli europei e un

argento ai campionati del mondo a Verona. Tecnicamente come si definisce? Ad oggi una passista veloce. Nel 1997 Alessandra Cappellotto divenne campionessa del mondo. Dieci anni dopo, una giovanissima quanto incredula Marta Bastianelli riuscì a ripetere quell’exploit a Stoccarda, stesso circuito e stesso mondiale di Paolo Bettini. Cosa significa vincere un mondiale a vent’anni? In quel caso fu proprio il coronamento di tutta una serie di sacrifici fatti nelle categorie giovanili e un premio per i molti piazzamenti ottenuti in quello stesso anno. Certo che, guardando il suo palmares, le medaglie nella sua carriera non sono mai mancate: oltre all’oro di Stoccarda, svetta un argento junior a Verona nel 2004 e due bronzi e un argento agli europei. Insomma, forse quel mondiale non è stato poi così sorprendente. Stoccarda a parte, quale altra medaglia ricorda con maggior affetto? Ricordo la prima più importante che fu

proprio il secondo posto a Verona, dove nonostante sapevo che in fuga c’era Marianne Vos, io vinsi la volata di gruppo ristretta e alzai le mani in segno di gioia, perchè arrivare dietro a lei in quel periodo era praticamente una vittoria. Poi, come un fulmine a ciel sereno, arriva quel brutto giorno nell’estate del 2008, con quella tanto discussa positività che le ha interrotto la carriera. Che periodo è stato? E’ stato un periodo triste, un fulmine a ciel sereno, nonostante per quella squalifica c’era chi aveva più colpe di me per via del ruolo che rivestiva. Nonostante questo, ovviamente io fui ovviamente al centro delle discussioni. Sentenze a parte, che con il senno del poi non servono a niente, credo che in quelle circostanze la famiglia e l’affetto delle persone che mi vogliono bene siano state la cura migliore. Posso dire che oggi sono comunque soddisfatta per aver capito molte cose, per aver reagito da persona vera e matura nonostante avessi solo 20 anni, sopratutto per aver allontanato dalla mia vita tutti coloro che


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Marta Bastianelli vince la Omloop van Het Hageland 2016 Photo by Bettiniphoto

dapprima si professavano “amici” mentre poi, per ciò che è successo, si sono affrettati a scendere dal carro dei vincitore. Il ciclismo attuale si inchina alla multi disciplina. E lei, in pista, nel 2010 ha vinto il titolo italiano nell’inseguimento a squadre. Quanto serve la pista ad un corridore che corre su strada? La pista è una chiave di lettura molto importante per il ciclismo dei nostri giorni. Noi lo pratichiamo grazie alle Fiamme Azzurre e alla Nazionale che ci mette a disposizione le bici da pista. Ho provato questo inverno a praticarlo maggiormente per provare a far parte del quartetto olimpico, ma l’impegno era troppo grande ed ho deciso di fare un passo indietro e dedicarmi alla famiglia e alla bambina che almeno nel periodo invernale potevo vivermi un po’ di più. Oggi, Marta Bastianelli non è solo una ciclista, ma soprattutto una mamma. Difficile conciliare le due cose? Appunto, come dicevo ho una bambina di due anni e vivo a 200 km dai miei. Qui in Abruzzo ho comunque una “squadra” di

Marta ai mondiali di Richmond 2015 - Photo by Bettiniphoto

persone importanti a partire da mio marito, poi ci sono i miei suoceri che mi danno una grande mano con lei quando devo assentarmi, soprattutto per più giorni. Però poi, durante la settimana, ci sono io e tra allenamenti, casa e bambina diventa un bell’impegno conciliare il tutto. Credo infatti che il mio vero e proprio ‘riposoì arrivi solo quando vado a correre. In questo caso, quando posso puntare la sveglia alle 9, mi sento una privilegiata! L’anno scorso, tra le fila della Aromitalia Vaiano, l’abbiamo rivista in grande spolvero. Una squadra che lei ha definito “una famiglia”. Che ambiente era, quello? La definisco ancora così perché è una squadra che ringrazierò sempre visto che mi ha dato la possibilità di tornare a correre e di trovare un giusto equilibrio tra famiglia e gare (ricordo che ho ripreso a correre quando la bambina aveva appena 8 mesi). Il gruppo Aromitalia Vaiano lo reputo perciò come un insieme di persone eccezionali che sento tuttora molto spesso. Per il 2016 ecco il passaggio tra le fila

del Team Ale Cipollini. Una squadra moderna, organizzata e anche molto giovane. I primi colpi di pedale sono stati straordinari con la vittoria della Omloop Van HetHageland in Belgio. La pantera è tornata? Ho deciso di fare un salto di qualità rimanendo però comunque in Italia per tornare a valutare i miei limiti in gare importanti e cercare di sfruttare anche quelle gare che non sono alla mia portata, ma che mi permettono di fare ritmo e fatica, ciò che mi serve per trovare la condizione. La prima vittoria in Belgio è stata una grande impresa perché sinceramente non me l aspettavo e per questo sono molto soddisfatta perchè inizio, anzi torno a credere nei miei valori. Una ciclista che ha già vinto un mondiale ha un sogno nel cassetto? Ovvio! Il mio è quello di partecipare e magari vincere un Olimpiade: sarebbe l’ultimo gradino per toccare il cielo.


Criterium du Dauphine 2016 - Photo by Bettiniphoto


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XERPA

L’ELEGANZA SULLA BICI L

a scelta più difficile per ogni appassionato ciclista è sempre la stessa: qual è il modo migliore per portare con sé il necessario per affrontare una foratura? Meglio sacrificare l’eleganza della propria bici utilizzando gli ingombranti borsini sottosella o rinunciare alla scorta di acqua supplementare inserendo in una finta borraccia il corredo per le riparazioni? Una soluzione intelligente per questo problema è il KIT SOS FORATURE di Xerpa, l’azienda italiana all’avanguardia nella produzione di accessori per riparazioni, che ha ideato un sistema innovativo di tre componenti integrati per unire alle esigenze di praticità l’aspetto armonioso di oggetti che si mimetizzano alla perfezione diventando un corpo unico con la bicicletta. All’interno di XP1, un piccolo box che si assimila al sellino, scomparendo completamente, si trovano una bomboletta di CO2 e un mini-erogatore con rubinetto. XP2 è un porta borraccia che nasconde nella parte inferiore un piccolo contenitore in cui viene alloggiata una camera d’aria modello light e le due indispensabili leve smonta gomme. XP3, l’ultimo segmento della nuova proposta della casa modenese, è un alloggiamento universale che ospita, come il precedente, una borraccia da 550 ml, anch’esso caratterizzato da colori brillanti che che ben si sposano con lo stile delle moderne bici da corsa. Basta uno sguardo per comprendere tutti i vantaggi offerti dall’ultima idea di casa Xerpa, unica nel suo genere. Il profilo della bici non viene alterato da antiestetiche appendici, non si deve rinunciare a una seconda riserva di liquidi, importantissima durante l’estate e, particolare assolutamente non marginale, tutta l’attrezzatura necessaria a risolvere eventuali imprevisti è perfettamente fissata nei vani a scomparsa del kit, non fa rumore mentre si pedala ed è sempre nelle migliori condizioni di conservazione. Situazione che i metodi fai da te non possono garantire e che espongono gli amanti delle due ruote al rischio di ritrovarsi in mano materiali inutilizzabili nel momento del bisogno. Il genio tricolore per il design unito all’amore per la bici tipico del nostro Paese: è da questo matrimonio straordinariamente riuscito che nasce il KIT SOS FORATURE di Xerpa Un prodotto destinato a diventare un compagno di tutti i ciclisti italiani nel prossimo futuro.

Per ulteriori informazioni www.xerpa.it


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ALDO MOSER

“GAUL PARTÌ SUL

BONDONE E IO LO RIVIDI

IL GIORNO DOPO” I

n quella domenica di (finto) giugno di 60 anni fa, lui c’era. Partì in mezzo al gruppo tra il freddo e la pioggia. Poi il freddo diventò gelo e la pioggia si tramutò in neve. E lì cominciò il calvario (al traguardo, su 86 partenti, non arrivarono in 45). Il Moser di allora era Aldo, uno allenato alla fatica: “Avevo 22 anni ed ero terzo in classifica. Quel giorno il Giro d’Italia partiva da Merano, si scalavano le montagne di Costalunga, Rolle, Gobbera, Brocon e infine il monte Bondone: 242 chilometri in totale. Le prime quattro salite sterrate, il Bondone asfaltato. Sapevamo tutti che sarebbe stata una giornata dura, probabilmente la tappa decisiva per l’assegnazione della maglia rosa, ma nessuno immaginava che cosa ci aspettava”. A rendere il quadro ancora più complicato, un contrattempo - tutt’altro che marginale per un ciclista che, oggi, Aldo ricorda così: “La mattina dissi ai miei familiari, venuti a trovarmi, di riportare le scarpe di scorta a casa, ormai mancavano solo due giorni e il Giro sarebbe finito. Poi, però, quando mi vestii per la corsa, non trovai né le scarpe da gara né

quelle di scorta. Sparite. Per errore mi avevano portato via anche quelle. Ai compagni della Torpado ne chiesi un paio in prestito. Nessuno aveva il 42. Presi allora le scarpe di Gilberto Dall’Agata, un mio gregario. Che però aveva il 44 di piede. Telefonai a casa, chiesi di riportarmi le scarpe, ci saremmo trovati nei pressi di Predazzo. Ci arrivai con i piedi rovinati e i muscoli dolenti e, mentre mi fermavo per cambiarmi le scarpe, nella bufera, la corsa diventò una guerra. Gaul lo avrei rivisto solo al traguardo, anzi, il giorno dopo, alla partenza”. Aldo Moser arrivò decimo, a 21’28” da Gaul e finì quel Giro d’Italia al quinto posto, malgrado le dita della mano che si sgelarono solo due mesi dopo: “Ma ci fu un tratto della corsa - ricorda - in cui Charly Gaul rischiò di perdere quella tappa e sicuramente anche il Giro. Mi misi al suo fianco e, malgrado fossi sofferente, lo riportai sui battistrada, ricucendo uno svantaggio che lui da solo non avrebbe mai colmato. E’ un dettaglio che tante volte la gente dimentica e anche lui, a fine gara, non fu particolarmente riconoscente. Solo diversi anni dopo, quando già da tempo

A cura di Mario Pugliese

Tra gli 86 partenti della storica tappa di 60 anni fa c’era anche Aldo Moser: “Partii con le scarpe di un gregario, ma se Charly firmò quell’impresa memorabile un po’ di merito fu anche mio”

Aldo Moser durante il giro d’Italia del 1956

avevamo appeso la bicicletta al chiodo, Charly mi chiamò dicendomi che, siccome si trovava dalle parti di Trento, avrebbe voluto incontrarmi. In quell’occasione, bonariamente, gli rinfacciai quell’aiuto prima del Bondone e lui, in quell’occasione, ammise che il mio lavoro fu determinante e, finalmente, con un sorriso mi ringraziò”. Ma chi era Charly Gaul in mezzo al gruppo dei ciclisti? “Era un tipo taciturno - ricorda oggi Aldo - uno che parlava poco, anche se era forte e dunque rispettato da tutti. Era un perfetto giocatore di poker, dalla faccia non capivi mai che cosa aveva in mente. L’unico modo per batterlo era stargli sempre a ruota, ma quando la strada saliva, in pochi ci riuscivano”. Tanti ricordi e, 60 anni dopo, un rimpianto ancora vivo. Poteva vincerlo Aldo Moser quel 39° Giro d’Italia? “Sì, quell’anno potevo vincere io. Ho avuto tanta sfortuna e le corse, a volte, si perdono anche se sei il più forte. Ma Charly non ha rubato nulla ed è stato il degno vincitore di quel Giro d’Italia”.


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NUMERI GIRO DELLE MINIERE

DA RECORD A cura dei Gianluca Comandini

Grande successo per l’edizione 2016 della manifestazione organizzata dall’Asd Monteponi che, la prima settimana di giugno, ha portato qualche centinaio di atleti sulle strade del Sulcis iglesiente

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umeri da record per l’edizione 2016 del Giro delle Miniere, la manifestazione organizzata dall’Asd Monteponi che dal 2 al 5 giugno ha portato qualche centinaio di atleti sulle strade del Sulcis iglesiente. Affollatissima la prima tappa, la cronometro Villamassargia-Iglesias valida per l’assegnazione del titolo italiano FCI master, che ha visto salire sulla pedana di partenza ben centocinquanta atleti che si sono dati battaglia sui quindici chilometri del percorso. Il tracciato per lo più pianeggiante ha dato vita a un ritmo di gara piuttosto veloce e il miglior tempo assoluto è stato quello del toscano della fascia B (40-70 anni) Alessandro Nannetti del Team Bike Ballero che ha percorso i quindici chilometri fra Vallermosa e Iglesias in 21’10” davanti al beniamino di casa Antonio Marongiu (Techno Bike) che ha accusato un ritardo di 15 secondi. 21’55” invece sono occorsi all’alfiere del ciclismo isolano Eros Piras (Techno Bike) per indossare la maglia di leader della fascia A (17-39 anni). Nella gara femminile trionfo per Elena Barbagli in 25’04”. Anche la seconda tappa, la sesta “Coppa Città di Siliqua”, un circuito di 32 chilometri e mezzo da ripetere per due volte, non presentava eccessive difficoltà e i maggiori disagi per i corridori sono stati rappresentati dal vento e dal caldo. Nonostante le condizioni climatiche non fossero

favorevoli un plotone di una trentina di atleti è riuscito a staccarsi dal gruppo imponendo un’andatura che li ha portati a chiudere il primo giro con una media di 43 chilometri all’ora. A tre chilometri dal traguardo l’olandese DeProost (Body2Bike) ha sorpreso i compagni di fuga con uno scatto repentino che è stato neutralizzato soltanto a cinquecento metri dal traguardo. Il più abile a districarsi nella volata finale è stato il sardo Emanuele Murtas (Speed Bike Uta) che ha preso il comando all’ultima curva e lo ha mantenuto fino alla fine. Michele Pittacolo, l’atleta paralimpico della Alè Cipollini Galassia, è stato il protagonista della terza frazione del Giro delle Miniere, il Giro del Campidano. Gruppo compatto per tutta la gara fino a 20 chilometri dal traguardo quando in cinque hanno forzato l’andatura con uno strappo violento che li ha portati a guadagnare un minuto e mezzo in soli cinque chilometri. La tardiva reazione del gruppo non è riuscita a riassorbire la pattuglia dei fuggitivi che è stata regolata dalla potente progressione del Campione del Mondo paralimpico arrivato nel Sulcis per preparare al meglio l’appuntamento a cinque cerchi di Rio. Il gran finale di domenica, la Gran Fondo “Memorial Roberto Saurra” di 120 chilometri, era la tappa più temuta per le impegnative ascese dei passi Bidderdi e Genna Bogai, da tutti pronosticate come decisive per la

classifica finale, quello che invece non era prevedibile era il forte vento contrario che ha creato la prima selezione fra i centonovantotto partenti. A mettere definitivamente alla frusta il gruppo è stata l’azione sul Bidderdi di Emanuele Murtas e Mirko Puglioli (Veloservizi) che gli ha garantito un vantaggio di circa un minuto e trenta secondi, salito poi a due allo scollinamento del Genna Bogai. A mettersi a caccia dei due in testa sono stati soltanto Eros Piras e l’abruzzese Pizzi, tesserato per i Vigili del Fuoco di Viterbo, e il loro inseguimento è andato a buon fine poco prima di entrare a Iglesias. Sul lungo rettilineo finale di piazza Sella, Piras si è staccato leggermente dai rivali, lasciando via libera alla volata a tre che ha sorriso a Luca Pizzi, bravo a sfruttare la maggior esperienza per battere il giovane Murtas. Con questa vittoria Pizzi si è aggiudicato la vittoria della generale del Giro delle Miniere e della fascia B con diciotto secondi di vantaggio su Piras, vincitore della fascia A. Fra le donne la maglia bianca di leader è finita sulle spalle di Odette Bertolin (GSM Sport Asd) che ha percorso le quattro tappe in otto ore e cinquantacinque secondi, staccando di oltre diciotto minuti Elena Barbagli.


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Pedalando NEL DUCATO A cura di Gianluca Comandini

Visitare Parma in bicicletta è un’esperienza di grande fascino storico e culturale. Ecco gli itinerari scelti per voi. Con una tappa obbligata: il santuario di Madonna della Guardia, protettrice di tutti gli sportivi

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on tutta la leggera ironia di cui era capace, il grande poeta Attilio Bertolucci disse della città che gli aveva dato i natali: “Come capitale le competeva un fiume, ma siccome è una piccola capitale le è toccato un torrente, spesso asciutto.” Non potrebbe esserci definizione più adatta per descrivere Parma. Il Ducato su cui

regnò Maria Luigia d’Austria non esiste più da oltre 150 anni, eppure basta una breve passeggiata per scoprire che la città conserva intatto il suo charme aristocratico. Salite in sella e mescolatevi alle altre migliaia di biciclette che incontrerete lungo le sue vie elegantissime e per innamorarvi di Parma vi basteranno pochi istanti. La maestosità del duomo e del battistero, i grandi palazzi

nobiliari, la storia della musica rappresentata dal Teatro Regio, le sue grandi aree verdi, l’atmosfera rilassata e il “saper vivere” dei parmigiani, le eccellenze gastronomiche della zona che pare superfluo citare, sono una parte dell’identità di questo lembo di Emilia, stabilmente nei primi posti nelle classifiche dei luoghi più vivibili d’Italia. Per la sua posizione geografica, posta lungo


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La Cattedrale e il Battistero nel centro di Parma

Il Santuario della Madonna della Guardia

la direttrice della via Emilia a metà strada fra il Po e l’Appennino, Parma è anche un eccezionale punto di partenza per gli amanti del turismo sui pedali. Uno dei percorsi più noti e apprezzati della zona è quello che porta a percorrere una parte della via Francigena fino a scalare il passo della Cisa, fin dall’antichità il cardine dei collegamenti fra il Tirreno e la pianura padana. Abbandonata la città in direzione di Collecchio, la strada non presenta grosse difficoltà prima di Fornovo Val di Taro dove vale la pena fare una breve sosta per visitare la pieve romanica di Santa Maria Assunta risalente al nono secolo. Una volta superato l’abitato si segue il fondo valle fino alla località La Salita. Da qui, dopo qualche curva con pendenze non troppo impegnative, si raggiunge la frazione di Piantonia dove i rapporti devono necessariamente diventare più agili per potersi arrampicare sui sei ripidi tornanti della strada panoramica che porta a raggiungere il crinale della valle e la riserva naturale protetta del Monte Prinzera. Continuando sulla “Cisa” si incontra il paese di Cassio e da qui, con una piccola deviazione, si possono ammirare i famosi “sal-

Un gruppo di ciclisti sul passo della Cisa

ti del diavolo”, particolarissime formazioni rocciose che si ergono per decine di metri dal terreno sotto forma di guglie o di vere e proprie pareti rocciose. I chilometri restanti verso Berceto sono abbastanza agevoli e quando si raggiunge il paese è doveroso sganciare gli scarpini dai pedali e fermarsi ad apprezzare questo piccolo gioiello di pietra. Che ad attirare la vostra attenzione sia il Duomo edificato dai Longobardi, i resti dell’imponente castello o la squisita cucina fatta di ricette a base di patate e funghi, questo piccolo borgo immerso nel verde dell’Appennino parmense vi resterà nel cuore. Dopo la sosta soltanto una decina di chilometri piuttosto pedala-

bili separano i pedalatori dalla meta dove li aspetta un ultimo sforzo: inerpicarsi lungo la scalinata che porta alla piccola chiesa. La Madonna della Guardia a cui è dedicato il santuario è, dal 1965, patrona degli sportivi di tutto il mondo. Il primo a donare la sua maglia fu Vittorio Adorni che proprio in quell’anno trionfò al Giro d’Italia e, dopo il suo esempio, si sono susseguite le donazioni come ex-voto di campioni di vari sport. Il rapporto di devozione fra gli sportivi e la pieve di Nostra Signora della Guardia prosegue ancora oggi come un tempo e ogni 29 agosto in questi luoghi si tiene una manifestazione che richiama diversi atleti illustri di ieri e di oggi.


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L’acuto di Salerno alla

100dei KM Forti A cura della Redazione

Il portacolori del Team Scott precede il sudafricano Travis Walker e il cileno Franco Nicolas Adaos Alvarez. Parla lituano la gara femminile

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l giovane sudafricano l’aveva annunciato nella serata precedente: “Arriverò sicuramente fra i primi cinque”. Quello che sembrava essere un pronostico azzardato ha invece portato il biondo Travis “the Babuin” Walker ad un passo dalla vittoria nella “100 Km dei Forti”, secondo appuntamento di Trentino MTB fra i boschi e le fortezze dell’Alpe Cimbra, come Forte Busa Verle, Forte Lusérn, Forte Belvedere, Forte Cherle, Forte Sommo Alto, Forte Dosso delle Somme, e gli sterrati di Folgaria, Lavarone e Luserna (TN). L’appuntamento sportivo sull’Alpe Cimbra orchestrato dallo SC

Millegrobbe è andato in scena dal 10 al 12 giugno con tre giorni di gare off road, la “Lavarone Bike” del venerdì, la “Nosellari Bike” del sabato e appunto la “100 Km dei Forti” della domenica, che prevedeva due percorsi. Il successo nell’itinerario ‘marathon’ di 100 km l’ha conquistato l’atleta del Team Scott Cristiano Salerno: “Gara d’attesa, all’inizio il ritmo non era dei più forsennati, io sono rimasto a ruota anche perché non volevo sprecare troppe energie, visto che da ora in poi inizieranno tante gare dure ed è meglio centellinare le forze tentando di portare a casa il massimo risultato possibile, è

andata bene perché questo finale era per me nuovo, non conoscendolo non sapevo come affrontarlo. Decisamente un bel percorso, ma forse sarebbe meglio farlo a passeggio godendosi il panorama!”. Sul secondo gradino del podio appunto il sudafricano Travis Walker e terzo classificato un altro biker sudamericano, dopo il terzo posto ottenuto dal cileno Franco Nicolas Adaos Alvarez alla “Nosellari Bike”, si tratta del colombiano Diego Alfonso Arias Cuervo, a lungo con il gruppo di testa. Una rivalità da “Copa America” fra i due, che tuttavia non si sono affrontati vista la differente scelta nei percorsi su cui competere, Alva-


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Cristiano Salerno vincitore della “100 Km dei Forti” percorso marathon Photo by Newspower.it

rez nel ‘classic’ e Cuervo nel ‘marathon’. L’itinerario di 100 km al femminile ha visto invece una netta supremazia della campionessa lituana Katazina Sosna: “Ho sbagliato, ho rischiato troppo, sono caduta dopo aver cambiato la ruota dietro. Questa era più gonfia e ho curvato troppo velocemente finendo sulla ghiaia. Non è niente, un infortunio che si recupera facilmente, l’importante è aver vinto ed aver finito la gara senza problemi. È stata una sfida dura, impegnativa, non adatta alle mie caratteristiche, ma sono comunque contenta di quanto fatto, devo fare i complimenti al comitato organizzatore, un

tracciato davvero esemplare, ben segnalato, non ho mai visto in nessuna gara una moto apripista davanti a me per 50 km, questa prova è stata perfetta per preparare i mondiali”. La lituana ha dominato e si è imposta con un netto distacco su Chiara Mandelli e Lorenza Menapace, mentre la trentina rafforza la propria supremazia nel circuito Trentino MTB piazzandosi nuovamente a podio dopo la vittoria ottenuta alla “ValdiNon Bike”, la prima sfida del challenge dedicato alle ruote grasse sugli sterrati trentini: “Mi confermo leader del circuito, i percorsi lunghi sono sempre difficili per me, questo era impegnativo ma davvero bello”. L’itinerario ‘classic’ della “100 Km dei Forti” faceva invece calare il sipario sul “1000Grobbe Bike Challenge”, il contest dedicato alle ruote grasse sugli sterrati cimbri che racchiude anche “Lavarone Bike” e “Nosellari Bike”. Il successo al femminile sia nel percorso di 50 km che nel “1000Grobbe Bike Challenge” è andato alla bassanese Annabella Stropparo, su Margit Zulian e Cecilia Negra, l’“anaconda” ha così completato un tris di successi nelle tre giornate di gare: “Il mio soprannome ‘anaconda’ viene da molto lontano, dall’America. Quando correvo con la Cannondale dovevamo trovare un nickname per

ognuno degli atleti, e la mia compagna di allora Alison Sydor scelse per me questo soprannome, l’anaconda prende subito la preda e poi si ritira, ed a me succedeva che in Coppa del Mondo partivo come un fulmine e poi mollavo gradualmente la presa, adesso invece parto piano e cerco di accelerare alla fine, l’esperienza serve. L’importante è aver vinto la sfida su mio marito Piero Pellegrini, 2 a 1 dopo le tre gare. Sfida velocissima, percorso pesante solamente nel tratto finale, il resto davvero molto scorrevole, un orgoglio per me aver trionfato sia nel classic che nel circuito”, mentre al maschile ha vinto con autorità Johann Pallhuber su Rafael Visinelli, con quest’ultimo a legittimare la conquista del “1000Grobbe Bike Challenge”: “Ho vinto il Challenge ma non la gara purtroppo, Pallhuber è stato più forte di me, sono felice per questi tre giorni e per la mia squadra soprattutto”. Strepitoso il successo di Pallhuber, contando che l’altoatesino si era aggiudicato anche il percorso ‘classic’ della “Ortler Bike Marathon” nella giornata precedente. Terza posizione per il ‘collega’ Schweiggl. La “100 Km dei Forti” è da sempre una ‘sentenza’ quando si tratta di competere sugli sterrati del Trentino, una gara ambitissima e chiusa ancora una volta fra gli applausi.


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problemi di parcheggio e pedalando aiutiamo la nostra salute. Anche in termini di salvaguardia ambientale la bici rappresenta la scelta giusta: non produce nessun tipo di inquinamento e riduce il rumore nelle città. Le bici da città prevedono che il ciclista assuma una posizione quasi eretta, con il peso del corpo che grava prevalentemente sulle strutture del bacino. La sella giusta deve essere molto larga e generosamente imbottita. Trekking Se desiderate concedervi un po’ di relax e armonia a contatto con la natura, pedalare è sicuramente una delle soluzioni migliori. La trekking bike comporta una posizione del ciclista leggermente inclinata in avanti, La sella deve essere ben imbottita, ma non eccessivamente larga. Selle SMP propone i modelli TRK, disponibili in due varianti (Medium e Large) ed anche con inserto automodellante in Gel per chi esige un comfort assoluto. Sport Arriva la primavera, le giornate si allungano e diventano più tiepide, ritorna la voglia di fare sport all’aria aperta. La pratica sportiva della bicicletta (corsa e mtb) richiede che la sella sia stretta, in modo da adattarsi efficacemente alla posizione fortemente inclinata assunta dal ciclista. I modelli della linea SMP4BIKE Tourism dedicati a questo utilizzo sono stati sviluppati direttamente dall’esperienza accumulata con le selle della linea SMP4BIKE Professional. …. e per i più giovani? La prevenzione deve iniziare da giovani: Selle SMP ha sviluppato modelli specifici per i bambini e ragazzi che vogliono divertirsi, crescendo in modo sano, praticando esercizio fisico sin dalla tenera età.

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ANCHE RIOLO PARLA PORTOGHESE A cura della Redazione

Dopo gli europei di calcio, brindisi lusitano anche per la rassegna faentina grazie al successo di Rodrigo Gomes. Tra le donne en plein (cinque su cinque) di Chiara Mandelli

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ome per gli europei di calcio di Parigi, anche il Rally di Romagna - che si è svolto dall’1 al 5 giugno a Riolo Terme, sulle colline faentine - parla portoghese. La settima edizione della grande manifestazione dedicata alle ruote dentate è andata infatti al lusitano Rodrigo Gomes, che ha preceduto nella classifica finale lo spagnolo Bedos

Pau Marza e Claudio Segata. Tra le donne netta affermazione di Chiara Mandelli che si è imposta in tutte le cinque tappe. La rassegna era iniziata con il prologo del 1° giugno, che aveva visto il successo di Bedos Pau Marza (Megabici), bravo a coprire i 14 chilometri del prologo in 35 minuti e 31 secondi alla media di 23,65. Il biker spagnolo aveva preceduto di 11 secondi Rodrigo

Gomes (Cancer Free) e il portacolori del Team Todesco Claudio Segata, distanziato di quasi un minuto. Grande successo anche per la Gran Fondo “Resolv Bike” Vena del Gesso che, celebrata il secondo giorno, ha visto il successo di Vito Buono (Team Nob Jollywear), che ha tagliato il traguardo in poco meno di due ore (1h58’26’’), precedendo di oltre due mi-


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nuti Lorenzo Pierpaoli (Team Cingolani) ed il giovane ravennate Marco Pretolani (Torpado Factory Team) frenato, nell’occasione, da qualche malanno di stagione anche se come ha ammesso dopo l’arrivo - “anche al top della condizione non avrei mai potuto superare Vito Buono”. A chiudere la top five Daniele Malusardi (Green Devils Team) e Rodrigo Gomes (Cancer Free). Tra le donne

mai in discussione il trionfo di Maria Cristina Nisi (Bike Garage Revolution) che ha tagliato lo striscione del traguardo di Riolo in 2h18’59’’, con un vantaggio di quattro minuti circa su Elena Gaddoni (Baracca Lugo Mtb) e con un quarto d’ora sulla portacolori del Team Cingolani Daniela Stefanelli. A decidere la corsa è stata, però, in grande parte la terza frazione, che ha visto l’acuto del portoghese Rodrigo Gomes, che ha preceduto lo spagnolo Pau Marza Bedos (Megabici) e il sammarinese Andrea Terenzi (Torpado Factory Team). Un epilogo bissato anche nella quarta tappa, ancora dominata da Rodrigo Gomes,

primo sul traguardo di Riolo in 3,5’03”. Al secondo posto il portacolori del Team Nob Jollywear Luca Francioni (distanziato di 55 secondi), che ha preceduto Claudio Segata (Team Todesco). Quarto lo spagnolo Marza e quinto Alessandro Venturelli. Infine, la quinta tappa che, dopo gli acuti iberici, ha finalmente parlato italiano grazie al successo di Francesco Gaffuri, portacolori dell’Asd Bindella, che battuto in una spettacolare volata “a quattro” Claudio Segata (Team Todesco), il portoghese Rodrigo Gomes ed Alessandro Venturelli (Cicli Center Modena Asd).


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PICCOLO GIRO DI ROMAGNA

PEDALANDO TRA BURSÔN E RAMBELA A cura della Redazione

Nell’ultima settimana di settembre la “tre giorni” in bicicletta promossa dal Romagna Bike Grandi Eventi. Un viaggio in una terra di sapori con un cicerone d’eccezione: il Consorzio “Il Bagnacavallo”

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opo il grande successo ottenuto con il Rally di Romagna il giugno scorso a Riolo Terme, il Romagna Bike Grandi Eventi è nuovamente al lavoro per organizzare la seconda edizione del “Piccolo Giro di Romagna”, corsa a tappe su strada che prenderà il via il prossimo 23 settembre da Fusignano e, attraversando Riolo Terme (24), avrà il suo epilogo a Faenza, in località Monte Busca (25). Una manifestazione legata a doppio filo al territorio, che vuole promuovere la pratica del ciclismo amatoriale, ma anche le eccellenze e le tipicità di un’area del comprensorio ravennate da sempre all’avanguardia sul fronte eno-gastronomico. Così si spiega la partnership con il Consorzio “Il Bagnacavallo” che, non a caso, legherà il suo marchio alla “tre giorni” sui pedali. Nato nel 1999 e formato attualmente da circa 25 aziende, il Consorzio si è sviluppato in armonia con la

crescita della città di Bagnacavallo ed oggi si propone come strumento di integrazione fra le attività produttive primarie ed il turismo locale. Obiettivo del Consorzio è la valorizzazione dell`antica tradizione agricola del territorio bagnacavallese con le sue produzioni di eccellenza della vitivinicoltura, ortofrutticoltura, floricoltura e degli allevamenti: “Ma in realtà - spiega il vicepresidente del Consorzio Sergio Ragazzini - anche se Bagnacavallo è famosa anche per gli aceti, le grappe, il miele e le confetture, oggi siamo conosciuti nel mondo soprattutto per le nostra uva Longanesi e per i nostri vini pregiati, in primis i celebri Bursôn e Rambela”. Il Bursôn è un vino di carattere, di un colore impenetrabile, si va dal rubino al granato intenso. Si produce esclusivamente con l’uva del vitigno Uva Longanesi, vinificato in purezza. Il marchio Bursôn viene rilasciato a

giudizio insindacabile del Consiglio Direttivo per il vino giudicato idoneo dal Comitato Tecnico del Consorzio. La resa massima dell’uva deve essere al massimo 120-130 quintali per ettaro e la raccolta dell’uva deve essere autorizzata da un Tecnico incaricato del Consorzio, che ne seguirà anche la vinificazione. “Rambëla” è invece un vino giovane con origini antiche. Tutelato dal Consorzio “Il Bagnacavallo”, è prodotto con il 100% di uve da Vitigno Famoso, chiamato anticamente Uva “Rambëla”. Oggi, il “Rambëla”, con l’intensità dei suoi profumi e dei suoi aromi, si fa interprete di una storia e di un territorio da scoprire: la Romagna! Si tratta infatti di un vitigno autoctono che è stato “riscoperto”, dopo decenni di abbandono a causa della sua aromaticità, in quanto non rispondeva ad un mercato che richiedeva un prodotto più “anonimo” ed inespressivo.


2° Piccolo Giro della Romagna

1° Trofeo Consorzio Il Bagnacavallo Terre del Lamone

Manifestazione cicloamatoriale a punteggio divisa in 3 tappe

APERTO A TUTTI GLI ENTI

23-24-25 Settembre 2016 FUSIGNANO (RA) Venerdì-23.09.2016

RIOLO TERME (RA) Sabato-24.09.2016

FAENZA (RA)

Domenica-25.09.2016

FUSIGNANO (RA) FAENZA (RA) RIOLO TERME (RA)

Info - Bike Passion 0546 66 83 02


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CASOLE D’ELSA

L’Eldorado del

CICLISTA A cura della Redazione

Viaggio nell’unico comune italiano che, grazie ad una perfetta sinergia tra pubblico e privato, ha deciso di investire nel cicloturismo come strumento di marketing territoriale. Dalla cura delle strade alla cultura dell’ospitalità, tutto in questo lembo di Toscana è al servizio della bicicletta

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a Toscana, da sempre meta turistica privilegiata da stranieri ed italiani, custodisce un inestimabile patrimonio paesaggistico, artistico, architettonico, storico ed enogastronomico che si esprime e si respira in particolare nel territorio di Casole d’Elsa, tra Volterra e San Galgano, dove - tra borghi unici, paesaggi rurali, tradizioni ed eccellenze culinarie - il visitatore può trovare tutto lo scibile di una vacanza “green”. Questo lembo di Toscana rappresenta un piccolo Eldorado per il cicloturista, quello che ama pedalare su percorsi misti e tranquilli, con poche auto, spigolando tra cultura e natura. Un ciclista che usa prevalentemente la city bike, che interpreta lo sport come “benessere in movimento” abbinandolo ad una vacanza esperienziale. Ma in questa terra dai grandi trascorsi

ciclistici trova il suo habitat ideale anche l’atleta più agonista quello che - sulla sua Specialized - pedala rigorosamente su strada, si concentra sul contachilometri e interpreta la vacanza come un’occasione di training. Infine, le campagne senesi sono anche lo scenario ideale per gli appassionati della mountain bike, quelli che prediligono i sentieri scoscesi e sterrati e che ricercano, sempre e comunque, una vacanza attiva. Terre di Casole, a dispetto dei suoi 3800 abitanti, è una delle poche località italiane ad aver investito nel cicloturismo come strumento di marketing territoriale in una logica di sviluppo locale. “L’obiettivo - spiega Silvia Livoni Colombo, project manager dell’iniziativa - è generare un’attività turistica anche destagionalizzata incentrata sulla bicicletta”.

La vacanza sui pedali, del resto, è un format in vigorosa crescita e, proprio sulla base di questi trend, Terra di Casole ha creato un progetto di marketing turistico integrato denominato “BikeŸ EatŸ Live”. L’obiettivo - grazie ad una visione sinergica fra ente pubblico e privati - è offrire l’esperienza’ di uno stile di vita a 360° per il cicloturista, per il ciclo-appassionato, per il professionista della bicicletta, ma anche per l’accompagnatore: “Per noi è una scommessa importante - spiega Piero Pii, sindaco di Casole d’Elsa - cominciata ormai 20 anni fa, quando il nostro comune non aveva ancora un comparto turistico, mentre oggi, con un’ottantina di imprese dedicate alla vacanza, siamo uno dei Comuni turisticamente più importanti della provincia di Siena. L’idea del cicloturismo nasce in maniera direi quasi spontanea,


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Il Castello di Casole, proprietà del gruppo Timbers Resort, è una tenuta che si sviluppa su 1700 ettari a Casole d’Elsa, antica proprietà della famiglia nobile senese Bargagli, dimora nel tempo di famose famiglie italiane, tra cui il regista Luchino Visconti

visto che il territorio era predisposto per questo particolare filone, con una viabilità molto interessante, strade bianche ben collegate e sentieri adattissimi per l’attività dei bikers. Da qui l’idea di strutturare un progetto di eco-vacanza incentrato, in maniera organica, sul cicloturismo a 360°. Anno dopo anno, in sinergia con le strutture ricettive del territorio, abbiamo costruito un pacchetto di servizi ad hoc per i vacanzieri con la bicicletta, mettendo in rete una serie di offerte supplementari che potessero soddisfare le esigenze più specifiche dei ciclisti e delle loro famiglie. Abbiamo lavorato, contemporaneamente, sulla mentalità degli imprenditori locali, affinché il cicloturista, già al suo arrivo, respiri davvero una cultura bike-friendly”. Gli attori del progetto sono una rete di imprese, pubbliche e private, chiamate a

dar vita - in maniera armonica - al primo hub cicloturistico nel suo genere. E così l’amministrazione ha investito nelle infrastrutture per avere strade lisce come biliardi, ma anche nella formazione della cittadinanza, in modo che un ciclista che ha bisogno di gonfiare una ruota o di dissetarsi con un bicchiere d’acqua, trovi sempre una persona disponibile pronta a riceverlo. I partner del progetto sono ovviamente l’Amministrazione locale (informazione, logistica, manutenzione, cartellonistica, mappatura, editoria specializzata), i partners del territorio (hotel, ristoranti, aziende agricole, assistenza tecnica, guide) e le partnership siglate con varie realtà (aziende che investono nel territorio con servizi e supporto) L’amministrazione locale, in particolare, si è impegnata a garantire rispetto, tutela, sicurezza e servizi al cicloturista attraverso limiti di velocità adeguati, obbligo del caschetto, manutenzione dei sentieri e dei percorsi, itinerari protetti o segnalati per tour indipendenti, cartografia dei tracciati (on line e off line), coinvolgimento di musei e strutture istituzionali, bike-sharing e guide turistiche. Le strutture ricettive del territorio, invece, assicurano un adeguato livello di servizio per il cicloturista attraverso la collabo-

razione con Tour Operator mondo Bike, mettendo a disposizione un deposito sicuro per la bicicletta, garantendo assistenza tecnica ed uno spazio attrezzato per interventi meccanici ordinari, lavanderia per abbigliamento tecnico e angolo wellness. Inoltre il cicloturista a Terre di Casole trova il servizio di affitto biciclette, itinerari ciclistici collaudati, mappe e percorsi della zona con descrizioni tecniche e bike points, assistenza medica e fisioterapica, ristorazione ad hoc con menù energetici pre e post allenamento preparati con prodotti locali (Casole è il comune di Siena con il più alto tasso di produzione biologica): “E proprio in questo periodo aggiunge il sindaco Pii - abbiamo messo a regime, grazie a sottoscrizioni interamente volontarie, un progetto di cardioprotezione, dotando tutti i comuni del circondario di defibrillatori collegati, in caso di emergenza, al servizio del 118”. Ristoranti, aziende agricole, vitivinicole e bar offrono, infine, un servizio di bike station con un kit manutenzione (pompa professionale con manometro, set di brugole e chiavi, smagliacatena, lubrificante, levacopertoni, toppe e mastice), menù per sportivi con alimenti bio e, ovviamente, tanta ospitalità su misura.


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ORTLER BIKE MARATHON

COMANDA

LO STRANIERO A cura della Redazione

Il belga Roel Paulissen e la tedesca Birgitt Hühnlein trionfano nella seconda edizione della manifestazione di Glorenza. Nel percorso classic dominio degli altoatesini Johann Pallhuber e Ulrike Nischler

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a bicicletta in Val Venosta è come il… “pane quotidiano”. La vallata altoatesina prende forma da Passo Resia, dove nasce l’Adige, scendendo fino a Merano ed è il lembo più occidentale della provincia di Bolzano. È una valle multietnica (anche se il tedesco impera) e confina a nord con l’Austria, a ovest con la Svizzera, a sud con Lombardia e Trentino e ad est con il Burgraviato. È sovrastata dal Gruppo dell’Ortles che svetta fino a 3.906 metri proprio con la cima dell’Ortles, ai cui piedi si trova il celebre Passo dello Stelvio (2.760 m. s.l.m.) con la strada zigzagante che ha scritto pagine epiche di ciclismo. Dallo scorso anno in Val Venosta si parla insistentemente di mtb, con l’avvento della Ortler Bike Marathon, ‘figlia’ di quel vulcanico Gerald Burger e del settore marketing dell’ufficio turistico della Val Venosta. La seconda “puntata” della competizione in mountain bike è andata in scena sabato 11 giugno sul classico palcoscenico della amena città di Glorenza, una bellissima cittadina protetta da mura medievali e talmente piccola che, scherzosamente, la gente del

posto usa dire che per andare a messa devono recarsi fuori città, perché la chiesa è al di fuori della cinta muraria. Nell’albo d’oro già lo scorso anno campeggiavano nomi di talento, quest’anno ricompare il belga Roel Paulissen, ormai quasi “altoatesino”, assieme alla tedesca Birgitt Hühnlein capaci di imporsi sul percorso marathon di 90 km e 3000 metri di dislivello, mentre sul più morbido ma allettante percorso classic da 51 km e 1600 metri di dislivello hanno dominato gli altoatesini Johann Pallhuber e Ulrike Nischler di Velturno. Si dice che la Val Venosta sia la zona meno piovosa della regione, ma stavolta i narratori non ci hanno azzeccato. In pre-gara per una decina di giorni è piovuto, lasciando però uno squarcio di sole alla vigilia, con previsioni di pioggia per sabato 11. Questo ha contribuito decisamente a calmierare le iscrizioni, arrivate “solo” fino a 1200 unità. Fortunatamente al mattino prima del via solo nubi. Alle 8 è partita la gara marathon, poi per la classic la pioggia l’ha fatta da padrona. Il percorso è il piatto forte di questa gara. Le

viste panoramiche sono molteplici, i sentieri, sempre ben curati, sono stati inseriti in un puzzle dove con la mtb ci si sente padroni. C’è anche dell’asfalto, davvero poco, ma è indispensabile per prender fiato, perché l’off road della Ortler Bike Marathon non lascia un attimo di tregua. È un continuo up&down che regala emozioni forti. Poco dopo il via attraverso i prati di Glorenza e di Malles c’è la prima chicca. I concorrenti devono entrare nell’abbazia benedettina di Monte Maria. La richiesta del priore era di entrare a piedi e non in sella, i primi cinque a transitare, ligi al regolamento, lo hanno fatto, ed erano Roel Paulissen, Mattia Longa, Francesco Failli, Klaus Fontana e Gabriele Bosisio, gli altri non hanno voluto perdere nemmeno un secondo ed hanno ‘trasgredito’ gli ordini del priore…. Da quel punto il percorso si è inerpicato fino alla stazione invernale di Watles, dove l’inverno aveva lasciato ancora qualche ricordo con ampie chiazze di neve, segno che agli oltre 2000 metri faceva ancora freddo. Per arrivare allo scollinamento e all’affascinante Lago dei Preti la gara affrontava un


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Roel Paulissen protagonista indiscusso della seconda edizione della Ortler Bike Marathon - Photo by Newspower.it

salita nel bosco e poi uno sterrato con tornanti panoramici, le cui vedute erano un po’ offuscate dalle nubi basse che a momenti scaricavano una pioggerellina fastidiosa, ma anche qualche raggio di sole galeotto. Al Lago dei Preti, una perla azzurra incastonata in un paesaggio d’alta quota con un single track tutt’attorno, per primi si sono presentati nell’ordine Paulissen, Longa, Fontana e Bosisio, poi hanno infilato il tratto più tecnico della corsa, un altro single track in discesa su uno stretto sentiero a tratti sassoso, con un bel guado ed una successiva discesa su una carrareccia. Poi ancora su e giù nel bosco fino a sbucare sul Lago di Resia quando la pioggia si è fatta insistente. Lì erano in tre al comando, Paulissen, Longa e Fontana che si sono alternati a fare l’andatura, dietro leggermente staccati c’erano Bosisio e Failli, ex pro su strada. Originariamente il percorso si tuffava (nel vero senso del termine) dentro il Lago di Resia lungo uno stretto lembo di ghiaia che emergeva dalle acque, proprio di fronte al campanile che svetta dal lago, in ricordo del vecchio paese di Curon Venosta sommerso

per creare il lago artificiale nel 1950. Poco male per la Ortler Bike Marathon che è proseguita lungo la bella pista ciclabile che scende fino a Merano, per poi buttarsi sulla destra in un ampio parco, con una escursione sui prati tra le mucche all’alpeggio. Quest’anno per eliminare dal tracciato un pezzo di asfalto è stato inserito un nuovo tratto off road, con un tecnico single track che portava a Planol e quindi i concorrenti, sempre con il terzetto Paulissen-LongaFontana a fare da apripista, affrontavano l’ultima erta di giornata con l’ascesa a Mösl: dopo lo scollinamento c’erano ancora 18 km all’arrivo, gran parte in discesa. E proprio su questa salita Paulissen ha messo in atto la propria azzeccata strategia accendendo il turbo, staccando Mattia Longa e Fontana, che aveva già perso contatto. Dietro a pedalare insieme c’erano Gambino e Failli. A fine discesa la gara entrava a Castel Coira, con un passaggio da cartolina. Applausi tutti per Paulissen, ormai pronto a celebrare il bis del 2015. E così era, col campione belga a chiudere dopo 3h.58.10 . Nulla da fare per Longa, che nel finale ci ha messo il cuore. Il

livignasco si è presentato a Glorenza con 32” di distacco, con Fontana a completare il podio a 2’48 dal vincitore. Dietro ai primi tre il vuoto, con Gambino 4° a quasi 8’ e Failli 5° e dolorante ad una gamba, ad oltre 11’. Tra le donne, e lei non se lo aspettava proprio, ha vinto la tedesca Birgitt Hühnlein, sempre in testa, e a farle compagnia sul podio sono salite Elisabeth Steger e Katja Walz. La gara “classic” è stata tutta per Johann Pallhuber ed il compagno di team Schweiggl. I due sono partiti fortissimi e poi nessuno li ha più visti. Tempo per Pallhuber 2h.07.01, con Johannes Schweiggl secondo e Daniel Kiebacher pure sul podio al terzo posto. Tra le donne parodia altoatesina con Ulrike Nischler, Carina Weidler e Andrea Tasser a gustarsi gli applausi sul podio. Ma la gara non è solo dei protagonisti in classifica, è stata una autentica cavalcata di generosi bikers che hanno potuto godere di una vera giornata di mtb. L’anno prossimo Gerald Burger anticipa di una settimana: la 3ª Ortler Bike Marathon andrà infatti in scena sabato 3 giugno, una data da segnare in agenda.


La Vecia Ferovia dela Val de Fiemme 2015 - Photo by Newspower.it


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SELLE ITALIA

SALUTA IL GIRO A cura di Roberto Zanetti Foto di Selle Italia

Lo scorso maggio la corsa rosa ha reso omaggio alla celebre azienda veneta che il prossimo anno spegnerà 120 candeline. Nell’occasione presentata “Net”, la prima sella al mondo a “impatto zero”

L’

undicesima tappa del Giro d’Italia, la Modena – Asolo del 18 maggio scorso, ha reso omaggio alla “perla” della marca trevigiana fermando la carovana della corsa rosa proprio di fronte alla sede di Selle Italia. Con l’occasione, la celebre azienda veneta che il prossimo anno compirà 120 anni di storia e, da 16 anni, è sponsor del Giro d’Italia, ha presentato in anteprima la nuova collezione di selle

2017 alla forza vendita internazionale e alla stampa. Una giornata full immersion. Tutti gli ospiti hanno avuto la possibilità di partecipare ai vari workshop organizzati all’interno dell’azienda, visitare il piccolo museo di selle oppure provare IDMATCH, il primo sistema al mondo di analisi biomeccanica per il ciclismo completamente automatizzato. Infine, ciliegina sulla torta, è stato possibile assistere da una posizione privilegiata all’arrivo della tappa

praticamente sulla linea del traguardo. A seguire un grande brindisi nel giardino di Selle Italia dove i padroni di casa, Giuseppe e Riccardo Bigolin - padre e figlio proprietari dell’azienda - hanno accolto tante personalità del mondo sportivo, politico, imprenditoriale del Veneto. Solo per citarne qualcuno: il presidente della regione Veneto Luca Zaia, il ciclista Filippo Pozzato, i team KATUSHA, WILIER TRIESTINA-SOUTHEST e LOTTO SOUDAL.


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Nella foto il Dott. Roberto Sgalla, il patron di Selle Italia Giuseppe Bigolin, il governatore della regione Veneto Luca Zaia e l’amministratore delegato di selle Italia Riccardo Bigolin

Anche noi di InBici Magazine eravamo presenti e siamo stati particolarmente incuriositi da questo nuovo prodotto, Net la sella a “impatto zero”. Il suo nome deriva dal fatto che è composta da tre strati caratteristici a nido d’ape: la calotta, l’imbottitura e il rivestimento in materiale termoplastico. L’E.V.A. nella imbottitura consente una maggiore ammortizzazione, mentre gli strati di rete offrono ventilazione, traspirazione e comfort im-

NET la sella a “impatto zero”

pareggiabili. La struttura in polipropilene è anche incredibilmente leggera ( pesa solo 360 gr.), indistruttibile e, per la prima volta in una sella, totalmente impermeabile. La sella NET è inoltre assemblata a incastro, senza l’uso di colle o altri equivalenti tossici. NET è completamente riciclabile ed è 100% made in Italy, realizzata in uno dei più prestigiosi distretti di produzione sportiva del mondo. NET è dotata di una speciale copertura di rete stampabile

e può essere facilmente personalizzabile con le proprie immagini preferite ( tratte da foto o disegni), portando così uno sprazzo di colore e originalità alla propria bici. Il design è curato nei minimi dettagli e abbraccia i gusti sia del pubblico maschile che femminile. Ultimo ma non meno importante, NET è realizzata con un materiale arricchito da una leggera profumazione di lavanda, per un’esperienza che abbraccia tutti i sensi.


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LA “PALESTRA”

PIÙ GRANDE DEL MONDO A cura della Redazione

Wind surf, wake-board, kayak, trekking, ski-roll, arrampicata e deltaplano: durante l’estate nel comprensorio delimitato dal Monte Bondone e dalla Valle dei Laghi un ricco campionario di opportunità per gli amanti dello sport Vivere lo sport immersi nella natura - N.Angeli

A

vete trascorso l’inverno rinchiusi fra quattro mura domestiche sollevando pesi, sudando sui rulli o spingendo su pedali di biciclette che non si spostano di un millimetro? Bene, se adesso - arrivata l’estate - siete alla ricerca di un’alternativa alla solita corsetta nel parco sottocasa, la risposta è a Trento, dove si trova la “palestra” più grande del mondo, quella che, a pochi minuti dal capoluogo, si estende per centinaia di chilometri quadrati nel comprensorio delimitato dal Monte Bondone e dalla Valle dei Laghi. Tapis roulant? No, qui si corre fra i prati fioriti, nei sentieri fra i boschi o fra i vigneti del Marzemino e del Nosiola. Spinning? Perché mai restare chiusi in una stanza a guardare la schiena del compagno di fatica quando si può salire fra i boschi am-

mirando dietro ogni curva un nuovo scorcio mozzafiato e respirando l’aria fresca delle montagne? Se invece preferite gli sport acquatici, gli specchi d’acqua cristallina della valle sono lì ad aspettarvi con i loro centri dedicati al wind surf, sul lago di Cavedine, o al wakeboard, sul lago di Terlago, oppure potrete decidere di passare la giornata mulinando la pagaia di un kayak o facendovi trasportare dalla vela di una piccola deriva godendovi il paesaggio delle montagne che vi circondano. L’offerta sportiva di questo territorio è talmente vasta e diversificata che comprimerla in un elenco è un’impresa davvero titanica. Si va dai percorsi per gli appassionati di trekking alle pareti rocciose attrezzate per chi ama l’arrampicata.

Chi ha detto che lo sci di fondo sia soltanto uno sport invernale? Basta munirsi di bacchette, aggiungere le ruote agli sci e lo skiroll diventa un divertente surrogato nell’attesa che torni la neve; se invece le bacchette preferite usarle per camminare vi troverete in buona compagnia con i tanti praticanti di nordic walking che trovano nella Valle dei Laghi il luogo ideale per praticare questa disciplina. Tutto questo vi sembra troppo tranquillo, lo sport per voi è adrenalina pura? Niente paura qui c’è posto anche per i più temerari. Salite sulla cima delle montagne e provate l’emozione di volare sulle Alpi con un deltaplano o con la vela di un parapendio. Perchè questa terra è così, una “palestra” che non ti stanca mai e soprattutto non si dimentica.


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NUOVI FENOMENI

TUTTI PAZZI PER IL

GRAVEL A cura della Redazione

A metà giugno nelle Terre di Siena si è svolta la prima edizione della Tuscany Gravel Road Race. Al timone Claudio Marinangeli già fondatore dell’Eroica: “Ma il futuro è questo”

S

i è svolta a metà giugno in provincia di Siena la prima edizione della “Tuscany Gravel Road Race”, l’ultima invenzione di Claudio Marinangeli, geniale organizzatore di eventi agonistici il cui nome è legato - tra le altre cose - alla nascita dell’Eroica. Il fenomeno “Gravel” è nato in California nella stessa area dove nacquero le MTB nei primi anni ’80, quando uno sparuto drappello di pionieri - tra cui Gary Fisher, Charlie Kelly e Tom Ritchey - ebbero l’intuizione che, di lì a poco, avrebbe rivoluzionato il mondo della bicicletta. Le Gravel Bikes sono una via di mezzo tra le bici da strada e le MTB, con geometrie da bici storica. Dalle bici da strada prendono la silhouette, il manubrio e la dimensione delle ruote, dalla MTB il disegno dei battistrada e buona parte della componentistica, dalle bici storiche le geometrie, la guidabilità e quindi il confort. Sono per questo quanto di meglio possa esistere per pedalare lungo le strade - sia bian-

che che asfaltate - delle Terre di Siena. Gli sterrati di Radicondoli e le sue strade asfaltate con bassissimo indice di traffico, terreno da sempre delle più spettacolari prove speciali dei Rally automobilistici più blasonati (come il Sanremo), sono diventate dunque, a metà giugno, lo scenario perfetto per la prima Gravel Road Race della Toscana. I partecipanti hanno pedalato lungo le strade che attraversano i campi geotermici tra Belforte e Le Galleraie, fino ad Anqua passando dal bosco delle Carline, quindi Cornocchia, La Selva, il Castello di Casole e Pievescola per tornare infine a Radicondoli. In totale 89 chilometri, di cui circa il 40% di strade bianche, spalmati in quattro Prove Speciali, intervallate da trasferimenti ad andatura turistica. Questo ha permesso ai partecipanti di decidere se dare tutto, oppure no, nelle prove cronometrate e comunque godersi il territorio radicondolese in totale relax tra una speciale e l’altra, magari facendo qualche

Vivere lo sport immersi nella natura - N.Angeli

sosta per fare foto insieme agli amici più lenti. “L’idea di fondare l’Eroica - spiega Claudio Marinangeli - fu di Giancarlo Brocci e del suo gruppo di collaboratori, anche se a scegliere il nome fu l’ex arbitro internazionale Luigi Agnolin, grande appassionato di ciclismo d’epoca. Quell’esperienza, che reputo formidabile, si è esaurita da qualche anno, nel momento stesso in cui abbiamo deciso di cedere l’organizzazione dell’evento ad un gruppo più professionale e strutturato. Con la Tuscany Gravel Road Race l’auspicio è quello di ripercorrere le fortune dell’Eroica, cavalcando l’onda di una moda in grande espansione e che riteniamo, anche in Italia, possa trovare terreno fertile. Siamo agli albori di una nuova avventura. C’è ancora tanta strada da percorrere, ma i primi segnali sono positivi e il tempo, ne siamo convinti, alla fine ci darà ragione”.


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C

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HYNEK e STROPPARO DOMINIO TRA LE STELLE CAPOLIVERI LEGEND CUP ORTLER BIKE MARATHON

A cura di Aldo Zanardi

Lo scorso 15 maggio è tornata la mountainbike mondiale a Capoliveri. Ed è stato subito spettacolo

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a quasi totalità degli Elite italiani e molti tra i migliori interpreti stranieri erano al via della prova del prestigioso UCI Marathon Series che, dopo 22 anni, ha riportato sull’Isola d’Elba la mountain bike mondiale. Superati tutti i record con oltre 1.200 iscritti. Presente anche il CT della nazionale Italiana Huber Pallhuber, che ha avuto modo di osservare gli atleti in orbita azzurra, potendone valutare lo stato di forma. Subito i verdetti: vittoria di forza nel finale per il ceco Kristian Hynek e in campo femminile dominio di Annabella Stropparo.

La Capoliveri Legend Cup, organizzata lo scorso 15 maggio dalla Capoliveri Bike Park in collaborazione con il Comune di Capoliveri, è una vera perla tra le gare italiane, in virtù di un percorso duro ma allo stesso tempo esaltante, con discese mozzafiato e passaggi panoramici straordinari. La gara, oltre che prova UCI Marathon Series, anche quest’anno era marathon nazionale e prova del Marathon Tour della FCI, con un percorso di 64 km e oltre 2.300 metri di dislivello. Al via tutti i top team italiani, che hanno dato vita a una gara degna di un campionato nazionale e a contrastarli il Topeak Ergon del campione del

mondo, l’austriaco Alban Lakata e il suo compagno Krisrian Hynek. Olre a loro era presente il forte team tedesco Centurion Vaude e il portoghese Luis Alberto Costa Leao Pinto. La gara Alle 8.30 il folto groppo attraversa il centro di Capoliveri a velocità controllata, fino al raggiungimento del chilometro zero. Subito una lunga salita a fare la selezione, prima in asfalto e poi sterrata, salita che culmina al gpm della garitta. A percorrere per primo la velocissima discesa della “cessa dell’asta” si presenta Juri Ragnoli (Scott Racing Team), seguito a breve di-


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Il vincitore Hynek Kristian - courtesy of GioFoto e Aldo Zanardi

stanza dal russo Alexey Medvedev (Trek Selle San Marco) e dal colombiano Diego Alfonso Arias Cuervo (Reparto SportLeeCougan), con a seguire Daniele Mensi (Soudal Parkpre Racing Team). Di lì a poco Ragnoli forerà e verrà superato dagli avversari. Alla miniera del Vallone è Mensi al comando, con Arias Cuervo, Hynek, Colledani e Failli, mentre Porro e Ragnoli inseguono a breve distanza (più staccati Lakata e Casagrande). Ragnoli, in buona forma forza il ritmo per rientrare sulla testa, cosa che gli riesce anche se con uno sforzo non indifferente. Sulla salita di Buzzacone è proprio Ragno-

Classifica Marathon maschile 1 Hynek Kristian CZ (Team Ergon Topeak) 02:53:00 2 Mensi Daniele Soudal Parkpre Racing Team) 02:53:13 3 Ragnoli Juri (Scott Racing Team) 02:53:54 4 Arias Cuervo Diego Alfonso COL (Reparto Sport-LeeCougan) 02:54:03 5 Porro Samuele (Trek Selle San Marco) 02:56:06

Classifica marathon femminile 1 Stropparo Annabella (Amici Di Annabella A.S.D) 03:26:03 2 Frasisti Valentina (Titici Racing Team) 03:28:30 3 Fumagalli Mara (Ktm - Protek – Dama) 03:38:00 4 Nisi Maria Cristina (Bike Garage Revolution Intense Ion) 03:41:31

li a comandare il gruppetto comprendente Mensi, Hynek e Arias Cuervo. Al passaggio sulla spiaggia di Naregno Ragloli è al comando, seguito a breve distanza da Mensi, Hynek e Arias Cuervo. Risalendo verso Capoliveri Ragnoli paga lo sforzo profuso per rientrare e viene saltato da Mensi e Hynek. Nel finale è in ceco del Topeak Ergon a sferrare l’attacco, uscendo al comando dalla discesa di “Valle di Fosco”. Gli ultimi chilometri sono favorevoli per un passista e Hynek ne approfitta andando a vincere su Mensi, mentre Ragnoli riesce a conservare la terza posizione da Arias Cuervo.

La gara femminile ha visto sempre al comando Annabella Stropparo, con al suo inseguimento prima Maria Cristina Nisi, attardata da una foratura, poi la campionessa italiana Valentina Frasisti. Ma nessuna di loro è mai riuscita ad insidiare la forte ed esperta atleta al comando. Annabella Stropparo, l’unica testimone in gara della storica prova di coppa del mondo xc del 1994, chiude la sua cavalcata trionfalmente, seguita da Valentina Frasisti, Mara Fumagalli, Maria Cristina Nisi, Simona Bonomi, Costanza Fasolis, Elena Gaddoni e Christina Kollman.


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PRIMIERO DOLOMITI MARATHON

PROFETI IN

PATRIA A cura della Redazione

L’idolo di casa Manuel Negrello trionfa nella manifestazione trentina di trail running. Tra le donne brinda Silvia Serafini. Al via duemila concorrenti!

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na prima edizione con 2000 concorrenti? Chissà se i comitati organizzatori di US Primiero e Venicemarathon Club se lo sarebbero mai aspettato quando il team trentino propose al collaudato staff veneziano di allestire una manifestazione di trail running nei dintorni di Fiera di Primiero, San Martino di Castrozza e fra le altre spettacolari bellezze di questa gemma del Trentino. Tre percorsi hanno animato la prima “Primiero Dolomiti Marathon” dello scorso 2 luglio, lungo gli scorci più suggestivi della Valle di Primiero e del Parco Naturale Paneveggio – Pale di San Martino. La giornata si è aperta alle ore 9 quando centinaia di runners hanno lasciato Villa Welsperg per affrontare la Marathon di 42 km. Non appena la gara lasciava, l’asfalto Manuel Negrello - primierotto doc e già azzurro di orienteering - prendeva in mano le operazioni imprimendo un ritmo che nessuno degli avversari riusciva a tenere in salita. Alle spalle del battistrada, distanziato di circa 50’’, un altro portacolori dell’US Primiero, Marco Canteri, mentre ad oltre 3’ passava un drappello con Marcello Moretti, Silvano Beatrici, il francese Guillau-

me Berthier e, a 7’, il veneziano Gabriele Gallo. Fra le donne Silvia Serafini, specialista di questo tipo di gare, letteralmente volava e iniziava una cavalcata solitaria che sarebbe poi terminata trionfalmente sotto il traguardo di Fiera di Primiero. Il passaggio dal Lago di Calaita vedeva Negrello saldamente al comando, mentre dietro Moretti alzava bandiera bianca, con Canteri e Beatrici a lottare per il podio. Prima della discesa finale il trentino Beatrici riusciva a scalzare Canteri dalla seconda posizione, mentre alle loro spalle Gallo rimontava sino al terzo posto. Così, all’arrivo di Fiera di Primiero dove centinaia di persone attendevano i runners, il primierotto Manuel Negrello si è goduto il successo casalingo tagliando il traguardo con il tempo di 3h03’47’’. A 10’ dal vincitore è transitato il trentino Silvano Beatrici, mentre terzo a oltre 16’ è arrivato il veneziano Gabriele Gallo. Fra le donne, trionfo per la Serafini e alle sue spalle due bellunesi: la cortinese Francesca Scribani e Michela Campigotto di Lamon. La San Martino di Castrozza Trail di 26 km, scattata subito dopo il passaggio degli atleti partiti da Villa Welsperg, è stata un derby tutto fra primierotti con il podista

Partenza da San Martino di Castrozza Photo by Newspower.it

Giancarlo Simion a duellare con il fondista Bruno Debertolis. I due si sono scambiati più volte la prima posizione, ma nella discesa finale è uscita la maggiore esperienza sui sentieri di Simion, che ha preso il largo trionfando poi all’ombra del campanile di Fiera di Primiero. Debertolis è stato superato poi dal montebellunese Ivan Basso che si è cosi piazzato secondo davanti allo specialista delle lunghe distanze sulla neve. Nelle prime posizioni, anche se fuori gara, si sono visti gli azzurri del fondo Dietmar Nöckler e Giandomenico Salvadori, che hanno partecipato come ospiti senza pettorale. Anche la loro collega primierotta Ilaria Debertolis, pur essendo fuori classifica, è giunta sul traguardo terza nella gara femminile di 26 km vinta dalla cortinese Monica Gaspari davanti alla primierotta Deborah Pomarè e alla feltrina Lara Comiotto. Colpo grosso dunque per il binomio US Primiero e Venicemarathon Club. L’unione fra ‘mare’ e ‘montagna’, assieme al supporto di quasi 500 volontari, ha dato i suoi frutti ed ha reso possibile la realizzazione di una grande manifestazione. Dopo questa riuscitissima prima edizione, a tutti i runners un arrivederci al 2017 con il bis.


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iNBiCi magazine anno 8 – 07 Luglio/Agosto 2016  

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