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Anno VIII n°2 • febbraio 2016

Photo Newspower

Gran Fondo San Benedetto Del Tronto

PERLA Adriatico LA

dell’


LE CITTA’ DELLA BICICLETTA

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Urbino

La culla rinascimento

ITALIANO

A cura della Redazione

Girando per Urbino, lungo le sue ripide strade, si incontrano tutte le tessere di un mosaico urbano che reca i segni di una lunga storia artistica e culturale

Palazzo Ducale

U

rbino, antica capitale del ducato montefeltresco, sorge sulla cima di due colli e lungo le loro pendici con i tetti delle case e delle chiese digradanti verso Porta Lavagine a nord-est e verso Porta Valbona a sud-ovest. È una delle maggiori mete del turismo artistico mondiale, per la sua storia e per i tanti monumenti e opere d’arte in essa contenuti. Ha origini antichissime, ma si ha documentazione solo a partire dal III secolo a.C., quando Urvinum Mataurense assunse la dignità di municipio romano. La posizione strategica ne favorì il coinvolgimento nelle lotte del periodo feudale, quando si schierò dalla parte dei ghibellini e Antonio da Montefeltro. Girando per Urbino, lungo le sue ripide strade e stradette, si incontrano tutte le tessere di un mosaico urbano che reca i segni di una lunga storia artistica e culturale: dalla mole neopalladiana della Cattedrale, ricostruita dal Valadier dopo il terremoto del 1784, al magnifico portale in travertino della chiesa di S.Domenico, dalla medievale chiesa di S.Francesco con il bel campanile gotico

Urbino

e la grande pala d’altare di Federico Barocci, all’oratorio di S.Giuseppe con il famoso ‘Presepe’ del Brandani, da Palazzo Albani (secoli XV-XVIII) alla vicina chiesa di S.Spirito (sec. XVI), alla casa natale di Raffaello sede dell’omonima Accademia. Più in alto la Fortezza Albornoz dai cui spalti la vista spazia in direzione del Palazzo Ducale con i suoi ‘Torricini’. E ancora, scesi a valle, lo splendido panorama urbano che si gode da Borgo Mercatale con l’incombente volume semicilindrico che racchiude la quattrocentesca Rampa elicoidale di Francesco di Giorgio Martini, sovrastata dalla mole ottocentesca

del Teatro ‘R. Sanzio’ e, ancora sopra, dalle absidi, dalla cupola e dal campanile della Cattedrale, affiancate dai finestroni del giardino pensile e del monumentale fronte occidentale del Palazzo Ducale. C’è poi infine la Urbino città degli studi, quella della Libera Università e del suoi moderni Collegi e quella dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA), ospitato all’interno del monumentale ex monastero di S.Chiara, e quella ancora della cosiddetta ‘Scuola del Libro’ con la sua fama di fabbrica di talenti artistici nel campo della grafica e delle tecniche incisorie.


2

LE CITTA’ DELLA BICICLETTA

Innsbruck

Un GIOIELLO nel cuore delle

ALPI

A cura della Redazione

Alla scoperta di Innsbruck, capitale del Tirolo e metropoli olimpica, dove l’inverno è magico e l’estate da sogno

Innsbruck

L

a città di Innsbruck, capoluogo tirolese e metropoli olimpica dei giochi invernali nel 1964 e 1976, si adagia su una splendida vallata formata da un’ansa dell’Inn, punto d’incontro tra natura, cultura e sport. Gioiello nel cuore delle Alpi, per 500 anni residenza degli Asburgo, il centro storico barocco è molto raccolto e racchiude tra le più belle cose da vedere: l’arco di trionfo, il vecchio municipio, il Goldenes Dachl (tettuccio d’oro), la Hofburg (corte), il Museo del folclore tirolese e la Kapuzinerkirche (Chiesa dei Cappuccini). Innsbruck è il capoluogo dello stato federato austriaco del Tirolo, nonché capitale della regione storica nota col nome di Principesca Contea del Tirolo. In italiano arcaico era nota come Enoponte o Ponténo (dal latino Oeniponte), da cui, gli abitanti, pontenési. Situata a 574 m sul livello del mare e con quasi 127mila abitanti, è la quinta città più grande dell’Austria (dopo Vienna, Graz, Linz e Salisburgo). Innsbruck deve mantenere la fama di città Olimpica e nella sua regione potrete

godere appieno di una tale versatilità e varietà di piste sciistiche ed impianti di risalita che vi lascerà a bocca aperta. Inoltre, il periodo dell’avvento si tinge di Magico con i fantastici Mercatini di Natale che animano la città. Vivamente consigliata la gita sulla funicolare di Hungerburg che conduce sullo Hafelekar, dove si ammira uno dei più bei panorami dell’arco alpino. Ma anche durante la stagione estiva le montagne che circondano Innsbruck non vi deluderanno, potendovi offrire dei fan-

tastici percorsi da fare a piedi oppure in bicicletta. Assolutamente da non perdere il Triumphforte, la Maria Theresien Strasse, il Landhaus, la Servitenkirche, la Annassaule, la Herzog-Friedrich Strasse (la via più antica della città), il Goldenes Dachl, il Trautson, l’ Altes Rathaus, l’Hofburg, il Dom St.Jakob, la Hofkirche (con la maestosa tomba dell’imperatore Massimiliano I), il convento dei Francescani, la Kapuzinerkirche, il palazzo dei congressi e l’Hofgarten.


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Inbici magazine

Inbicimagazine

14 26 18

CLAUDIO FANTINI

a cura della Redazione

52

IL COACH

di Iader Fabbri

LE CITTA DELLA BICICLETTA a cura della Redazione

GIANLUCA GIARDINI a cura di Mario Pugliese

INBICI HOLIDAY

a cura della Redazione

38

IL RICORDO QUANTO CI MANCA ADRIANO DE ZAN

42

MONDO ACSI

a cura di Mario Pugliese

a cura della Redazione

66 100

66 10 DOMANDE A

a cura di Mario Pugliese

TRENTINO MTB a cura della Redazione

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RALLY DI MONTAGNA

a cura della Redazione inbicimagazine

a cura della Redazione

IN COPERTINA

InBici Magazine Direzione e Amministrazione Via Delle Scalette, 431 - 47521 Cesena (FC) Direttore Responsabile Mario Pugliese Direttore Generale Maurizio Rocchi In Redazione Mario Pugliese, Dr. Roberto Sgalla, Paolo Aghini Lombardi, Fabrizio Fagioli (Equipe Velòsystem), Dr. Iader Fabbri, Equipe Enervit, Matteo Gozzoli, Aldo Zanardi, Mario Facchini, Andrea Pelo Di Giorgio, Dr. Maurizio Radi, Roberto Bettini, Paolo Mei, Roberto Zanetti, Dr. Alessandro Gardini, Dr. Piero Fischi, Bruno Filippi, Fotografi Playfull, Studio5, Foto Castagnoli, Bettini Photo, Newspower Archivio fotografico Gianni Rocchi Distribuzione Italian Business Management LTD Progetto grafico Federico Lodesani Responsabile Marketing Sara Falco Responsabile Facebook Gianni Rocchi Stampa La Pieve Poligrafica Editore Villa Verucchio Srl

LE CITTÀ DELLA BICICLETTA

FOCUS SULLE AZIENDE a cura della Redazione

114

CICLISMO & SOCIAL

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a cura di Sara falco Scarica Layar


Tour de Langkawi 2015 - Photo by Bettiniphoto


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CIAK SI GIRA IL MAGAZINE VA IN TV

L’editore Maurizio Rocchi con Giuseppe Cesetti Direttore Commerciale & Marketing

A cura della Redazione

L’11 febbraio su San Marino Rtv la prima puntata del nuovo format “InBici - Passione sui Pedali”. In studio Marco Baccini, Iader Fabbri ed Emiliano Borgna. Alla conduzione il giornalista Gian Luca Giardini


9

C

erchiate in rosso sul calendario questa data: 11 febbraio 2015. Alle ore 20.00, sulle nuove frequenze di San Marino Rtv (in replica la domenica successiva alle 15.25), andrà in onda la prima puntata del format televisivo “InBici - Passione sui Pedali”. Conclusa la positiva esperienza con Teleromagna, sarà infatti l’emittente di Stato di San Marino ad ospitare la trasmissione sul ciclismo curata dalla redazione giornalistica del Magazine. Alla conduzione un nome di prestigio: Gianluca Giardini, la voce che - in coppia con Paolo Savoldelli - commenta per Bike Channel i più importanti eventi ciclistici internazionali. Romagnolo di nascita, ma bolognese di adozione, Giardini è un giornalista di grande esperienza, profondo conoscitore del ciclismo in tutte le sue varianti (ultima esperienza televisiva, in ordine di tempo, i campionati mondiali di ciclocross).

La puntata d’esordio mette in agenda subito tre ospiti di grande spessore: il Sindaco di Bagno Marco Baccini, fondatore della Fondazione per la ricerca sulla Fibrosi Cistica, il nutrizionista della nazionale italiana di ciclismo Iader Fabbri ed il responsabile nazionale di Acsi Ciclismo, l’avvocato Emiliano Borgna. Sarà la prima, attesissima, puntata di trentanove dirette dedicate al mondo composito delle due ruote, come al solito, declinate nelle loro infinite varianti, dal professionismo ai cicloamatori, passando per turismo “green”, eco-sostenibilità, benessere e urbanistica ciclo-pedonale. “La bicicletta è quotidianità e leggenda ha detto il direttore di San Marino Rtv Carlo Romeo dopo l’annuncio dell’accordo - e, dunque, partendo da questa definizione, proveremo a raccontare il mondo del ciclismo da diverse angolature, spigolando tra fenomeno sociale e valore epico”. “Il ciclismo è una disciplina in costante crescita - spiega l’editore del magazine

Maurizio Rocchi - per questo avvertivamo l’esigenza di un salto di qualità che ci consentisse di raggiungere un bacino di spettatori sempre più ampio e trasversale. San Marino Rtv è un’emittente che orbita nell’universo Rai e dunque, sia sul piano della qualità che della copertura del segnale, ci garantirà quella visibilità che il ciclismo, in primis, merita. La conduzione sarà affidata ad un grande professionista come Gian Luca Giardini che, con il suo prezioso know-how, ne siamo certi, contribuirà ad alzare ulteriormente il livello giornalistico della nostra trasmissione”. IN TV “InBici - Passione sui Pedali” andrà in onda su San Marino Rtv tutti i giovedì sera alle ore 20 e in replica la domenica successiva alle 15.25. Le puntate saranno trasmesse in replica anche sul canale Rtv Sport tutti i giovedì (ore 22.30), i venerdì (ore 12.50) ed i sabato (ore 17.15).


Allacciate le

CINTURE,

la stagione

sta per

DECOLLARE

Con la Laigueglia del 28 febbraio si apre ufficialmente il sipario sul calendario 2016 delle gran fondo, anche se - per storia, numeri e censo - l’apertura della stagione, per la maggior parte dei ciclo-amatori, cade il 3 aprile, giorno della Gran Fondo del Sale di Cervia. A tal proposito, ricordiamo che il magazine InBici è media-partner della manifestazione romagnola a cui dedicheremo prossimamente una speciale rivista celebrativa per l’edizione del ventennale. Febbraio è anche il mese del debutto per la nostra trasmissione televisiva (“InBici, passione sui pedali”), da quest’anno in onda su San Marino Rtv con la conduzione del telecronista di BikeChannel Gianluca Giardini. In ogni caso, dicevamo, la stagione è ormai prossima al decollo e dunque chi ha fatto sacrifici nei mesi scorsi allenandosi nei ritagli di tempo, sottraendo qualche mezza giornata alla famiglia e cercando di migliorare, giorno dopo giorno, le proprie prestazioni - finalmente avrà l’occasione di misurarsi con gli altri e con se stessi. A tal riguardo, pochi giorni dopo il clamoroso scandalo della bicicletta truccata ai mondiali di ciclocross, non sembra superfluo un richiamo ai veri valori del ciclismo che - come ci ricorda come un mantra la filosofia Acsi - sono quelli dell’aggregazione, del piacere di stare insieme, di vivere un’esperienza all’aria aperta senza l’assillo opprimente di risultati e classifiche. Condividiamo con voi la passione per questo sport, facciamo in modo di non rovinarlo. Se andate piano, non montate un motorino nel telaio. Fate un sorriso e andate su col vostro passo. Maurizio Rocchi

Photo by Bettiniphoto


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LA PERLA dell’Adriatico Il 29 maggio, in una delle località più belle della costa orientale, si corre la settima edizione della Gran Fondo. Fino al 30 aprile iscrizioni a 25 euro. E per brindare all’evento… un buon calice di “Ciù Ciù” P Domenica 29 maggio 2016 è una data da cerchiare in rosso sul calendario. E’ questa, infatti, la nuova collocazione temporale della Granfondo San Benedetto del Tronto, la cui 7ª edizione si terrà in una delle più belle località della costa adriatica. San Benedetto del Tronto (www.comunesbt.it) infatti è senza dubbio il centro più importante della Riviera delle Palme, quel tratto di costa marchigiana che da Cupra Marittima arriva sino al fiume Tronto.Una località in grado di offrire un fine settimana magico sia ai ciclisti che agli accompagnatori, che potranno passeggiare per le vie del centro oppure sul bellissimo lungomare, andando alla scoperta dei tanti negozi e delle molte bellezze di questa nota località turistica. E, se le temperature lo permetteranno, ci si potrà concedere anche il primo bagno di stagione. Imperdibile una visita al centro storico del mare, composto dai primi chalet nati in città, oppure al Museo del Mare, a quello ittico “Augusto Capriotti”, o ancora a quello delle Anfore o a quello della Civiltà marinara delle Marche. Assolutamente da non perdere poi Palazzo Piacentini, che ospita il Centro di esposizione di Arte Contemporanea. Tante anche le architetture militari e religiose, tra cui il “Torrione”, che domina l’intero abitato dal paese alto, oppure la torre e la caserma guelfe. Senza dimenticare le numerose chiese, in primis quella di San Benedetto martire, che custodisce le reliquie del santo patrono. Numerosi, infine, i monumenti, tra cui “La Retara”, dedicata alla donna che fabbrica e ripara le reti da pesca oppure quello al pescatore o quello intitolato al gabbiano Jonathan, protagonista del romanzo di Richard Bach. La segreteria sarà collocata in uno stand di Piazza Giorgini, in pieno centro, dov’è situata la “Rotonda”, punto nevralgico di viale Moretti, sede di locali storici e di numerose attività commerciali nelle quali fare shopping o concedersi una corroborante passeggiata respirando ossigeno e salsedine.


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GIANLUCA GIARDINI

LA PAROLA AGLI

OSPITI

L’

esperienza non gli manca. E neppure la passione. Perché Gianluca Giardini, “the Voice” di Bike Channel (in coppia con Paolo Savoldelli), sul ciclismo potrebbe scrivere un’enciclopedia. L’editore Maurizio Rocchi ha affidato a lui la conduzione del nuovo format tv “InBici. Passione sui Pedali”, che debutterà a febbraio su San Marino Rtv. Giardini, che tipo di conduzione sarà la sua? “Parto da un regola basica del giornalismo: i protagonisti sono sempre e comunque gli

ospiti in studio. Dunque, nessun protagonismo. Il mio compito sarà quello di riuscire a ricavare sempre il meglio da chi, di volta in volta, verrà a trovarci”. Tra questi, ci attendiamo il suo compagno di telecronaca Paolo Savoldelli… “Paolo è uno che davanti ai microfoni funziona. Lui piace molto al pubblico, oltre che per la competenza, anche per la schiettezza, a volte anche ruvida, dei suoi commenti. So che in estate trascorre gran parte delle sue vacanze a Cesenatico, dunque un’apparizione a San Marino la farà senz’altro”.

Due ospiti che sogna di avere in studio? “Volo alto: Contador e Boonen perché sono i due nomi che - uno nelle corse a tappe e l’altro nelle grandi classiche - hanno fatto la storia del ciclismo degli ultimi quindici anni”. “InBici”, fedele ad un canovaccio ormai collaudato, parlerà di ciclismo a 360°, quindi professionisti, dilettanti, attività giovanile, donne, fuoristrada e cicloamatori: c’è un filone, in particolare, che le piacerebbe approfondire? “Io penso che, al di là dell’audience, sia molto importante parlare del ciclismo giovanile,


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A cura di Mario Pugliese

Alla conduzione del nuovo programma, direttamente da Bike Channel, ci sarà il giornalista Gianluca Gardini: “Racconteremo il ciclismo con professionalità e passione, con un occhio ai giovani e un altro ai campioni”

Gian Luca Giardini con Fabio Aru

Sosta durante una passeggiata in bici con l’amico Raffaele Iannibello

che è la linfa di ogni movimento sportivo. Per il ciclismo di vertice esistono già spazi autorevoli, ma se noi dimentichiamo i vivai rischiamo di seguire uno sport senza futuro. In ogni caso, in linea con la filosofia editoriale del magazine, parleremo ovviamente di tutto il ciclismo. L’obiettivo è diventare negli anni un punto di riferimento mediatico per uno sport che, specie nel nord-est, mi sembra, televisivamente parlando, molto trascurato”. Che tipo di trasmissione dobbiamo attenderci? “Il telespettatore di oggi ha un occhio molto

‘viziato’. E’ abituato a vedere la Champions in Hd con le telecamere in campo e lo show del tridimensionale. Dunque, senza budget milionari, c’è sempre il rischio di offrire un prodotto non all’altezza. L’emittente che ci ospita offre, in questo senso, le massime garanzie. In ogni caso, all’alta qualità della definizione si risponde sempre con l’alta qualità dei contenuti. Ed è quello che cercheremo di fare”. Inizia la stagione televisiva ed inizia anche la stagione ciclistica: cosa dobbiamo attenderci da questo 2016? “Il ciclismo professionistico, negli ultimi anni, è molto cambiato. Oggi va di moda ‘l’alta specializzazione’ ed i ciclisti si dividono ormai in due fasce ben precise: ci sono quelli che si concentrano solo sui tre grandi giri e che, al massimo, partecipano a qualche gara

a tappe; e ci sono quelli che, invece, si concentrano esclusivamente sulle classiche di un giorno. E’ come seguire due campionati, entrambi però avvincenti e spettacolari”. Tra i protagonisti della prossima stagione ci saranno - è l’auspicio di tutti gli italiani anche Aru e Nibali. Lei chi preferisce? “Sono un grande appassionato di ciclismo, ma non sono un tifoso. Posso dire che Nibali, per ciò che ha vinto, dev’essere considerato un campione, anche se, talvolta, ha dimostrato di non saper reggere alla pressione; Aru è il futuro e sicuramente un talento che, dopo la Vuelta, ci regalerà altre soddisfazioni. Non so se vincerà quanto Nibali, ma sul piano mediatico credo che lui - più estroverso e solare di Vincenzo - possa diventare il vero beniamino del pubblico italiano”.


Giro di Lombardia 2015 - Photo by Bettiniphoto


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INBICI HOLIDAY

Là dove pedalano

I CAMPIONI Alcuni ospiti della nostra vacanza salutano il campione Sean Kelly

C

he la Costa Blanca rappresenti l’Eldorado invernale dei ciclisti non è uno slogan turistico, ma una verità documentata da un dato inconfutabile: nel mese di gennaio, in concomitanza con la settimana organizzata da InBici Holiday, nell’incantevole perla di mare incastonata sulla costa spagnola, si sono dati appuntamento i grandi team professionistici Uci (tra le altre Astana, CCC Polkowice, Wanty Groupe Gobert, Topsport Vlannderen Baloise,Lotto Jumbo, Giant Alpecin ). E così, i cicloamatori che hanno partecipato alla “sette giorni” spagnola con Wladimir Belli, in più di un’occasione, nel corso delle loro uscite, si sono trovati al cospetto dei big mondiali delle due ruote. Incontri emozionanti per i fortunati ospiti di InBici che hanno provato l’ebrezza di pedalare gomito a gomito con i loro beniamini, Fabio Aru su tutti. E’ stato questo il momento forse più coinvolgente di una settimana comunque indimenticabile che ha ribadito una verità di

cui fareste bene a tener conto: se in pieno inverno volete concedervi una settimana di relax coltivando la passione per la bicicletta, il triangolo fra Alicante, Benidorm ed Altea è, per mille ragioni, la destinazione ideale. “In effetti - spiega l’ex professionista Wladimir Belli - sono stati sette giorni davvero speciali. La Costa Blanca, che già conoscevo visto che era stata sede di alcuni ritiri invernali quando correvo da professionista, si è confermata una località perfetta per l’attività ciclistica. Non a caso, a metà gennaio, abbiamo trovato almeno cinque/ sei squadre professionistiche che avevano scelto proprio questo angolo di Spagna per la loro preparazione invernale. Ideale il clima, con temperature miti, poca escursione termica ed un vento leggero. Ideali le strade, lisce come biliardi con poco traffico e itinerari versatili che si addicono alle esigenze di tutti. Ideali le infrastrutture urbane modulate proprio in base alle esigenze primarie del ciclista”. I vantaggi di una va-

canza InBici Holiday sono tantissimi, come spiega lo stesso Belli: “Quando si arriva in una località di vacanza, la logistica richiede il suo tempo. Bisogna pensare ai trasporti, tenere un occhio sul navigatore, occuparsi della sistemazione in albergo e dei bagagli e poi perdere tempo a consultare le mappe del territorio per provare a disegnare l’itinerario più congeniale. Con una vacanza InBici Holiday, invece, tutto questo dispendio di tempo ed energie viene risparmiato, perché alla logistica ci pensa l’organizzatore che, come avviene per le squadre professionistiche, si occupa di tutti gli aspetti del travel e dell’hospitality”. Una vacanza dunque a misura di ciclista, un pacchetto “all-inclusive” ritagliato, come un abito sartoriale, sulle esigenze specifiche di chi, quando parte, non vuole rinunciare al piacere di una rigenerante pedalata senza occuparsi del pesante fardello della burocrazia. Del resto, la scelta della location in Costa Blanca, ratificata dai consulenti di InBici Magazine, è il frutto


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A cura della Redazione

Grande successo per la settimana cicloturistica in Costa Blanca. Clima perfetto, strade come biliardi e tanti incontri ravvicinati con i big del pedale (Fabio Aru su tutti). La “guida” Wladimir Belli: “Sette giorni coccolati come veri professionisti”

Alcuni dei nostri ciclisti in partenza per le strade della Costa Blanca

Preben Van Hecke del team Topsport Vlaanderen Baloise, saluta Sara Falco e Wladimir Belli

Anche Danilo Napolitano tra i nostri incontri

di una scrupolosa selezione. In questo angolo suggestivo di Penisola Iberica, infatti, il clima, soprattutto in inverno, è ideale per l’attività sportiva e le strade, oggetto di un recentissimo restyling, sono praticamente perfette. Il territorio ha inoltre una consolidata cultura ciclistica, visto che ha ospitato, in passato, alcune rassegne ciclistiche di straordinaria importanza, come i campionati mondiali di ciclismo del 1992, quando – sotto il traguardo di Benidorm – sfrecciò proprio il nostro Gianni Bugno. Ma anche nel recentissimo passato, in occasione dell’ultima Vuelta di Spagna vinta da Fabio Aru, la Costa Blanca ha ospitato una tappa della kermesse spagnola. “Quella di gennaio - spiega la responsabile del progetto Sara Falco - è stata la prima di una serie di settimane di vacanza che InBici organizzerà nel corso del 2016. Una start-up sperimentale per mettere a punto gli ultimi dettagli di un soggiorno che auspichiamo possa diventare un appuntamento fisso per molti cicloamatori italiani”. Anche Gabriele Missaglia direttore sportivo del Team CCC Sprandi-Polkowice ha pedalato con noi


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10 MARCIALONGA CYCLING CRAFT

ANNI DI SUCCESSI

A cura della Redazione

Il 12 giugno torna la Granfondo delle valli di Fiemme e Fassa. Ecco tutte le novità di un evento che è già “classico” e che, quest’anno, avrà un sapore internazionale grazie al “Gran Fondo World Tour”

I

l 12 giugno la Marcialonga Cycling Craft soffierà sulla decima candelina. Dieci anni di successi per una competizione relativamente giovane, ma che può già considerarsi una “classica” del palcoscenico granfondistico nazionale. Ogni anno, infatti, migliaia di cicloamatori accorrono nelle Valli di Fiemme e Fassa, in Trentino, per gareggiare attorniati dagli spettacolari scenari dolomitici. Nella prossima stagione 80 chilometri costituiranno il percorso ‘mediofondo’, 135 chilometri il tracciato ‘granfondo’. Lo start ufficiale della manifestazione trentina avverrà a Predazzo, prima di iniziare la pedalata che porterà da Ziano a Cavalese e via lungo tutti i cuori pulsanti della Val di Fiemme. Next step sarà lo sconfinamento nel vicino Alto Adige, con la vibrante discesa che porterà al primo vero ostacolo, la salita che culmina a Monte San Pietro, teatro di piacevoli passeggiate ed escursioni d’estate e punto di partenza ideale per i fondisti d’inverno, le cui vie e sentieri garantiscono allo sguardo un’imperdibile vista panoramica

sulle Dolomiti. Una difficile e tortuosa discesa avvicinerà gli arditi del pedale verso la salita successiva, quella di Passo Lavazé, uno dei punti più ardui dell’intera manifestazione. Raggiunto il Passo, si scollinerà in picchiata fino a Tesero, prima di prendere la via del rientro a Predazzo (Pardàc) in dialetto locale. Una zona decisionale, nella quale i concorrenti dovranno scegliere se fermarsi al tracciato “corto” o proseguire completando interamente i 135 chilometri del “lungo”. Coloro i quali proseguiranno, toccheranno Moena e la Val di Fassa, prima di dirigersi verso Passo San Pellegrino, suggestiva stazione sciistica e scenario di alcuni passaggi del Giro d’Italia, noto anche per gli scontri del primo conflitto mondiale. La ‘zona limite’ di Passo Valles rappresenterà l’ultimo muro del contest sulle due ruote, all’ombra del Gruppo delle Pale di San Martino. Al termine di questo emozionante passaggio si volerà verso il traguardo predazzano dopo un’impareggiabile pedalata verso la gloria. Disponibile anche il Brevetto Marcialonga

Cycling Craft, per chi vorrà testare il percorso da giugno a settembre, timbrando nei cinque check-points posti lungo l’itinerario, senza alcun assillo di classifica e gustandosi il paesaggio, magari regalandosi una giornata in famiglia. La Marcialonga Cycling Craft sarà inoltre protagonista in due avvincenti circuiti, uno nostrano e l’altro internazionale. Si tratta, nel primo caso, dell’innovativo Zero Wind Show – il circuito che premia la passione, un originale modo di vivere la bicicletta, un format realizzato ad arte per progredire divertendosi, accomunando la passione per le due ruote alle attrattive culturali del Belpaese. La decima Marcialonga Cycling Craft sarà inoltre tappa del “Gran Fondo World Tour”, il circuito che coinvolge ben tre continenti nella passione comune delle due ruote, l’Europa con l’appuntamento delle Valli di Fiemme e Fassa, con le GF di Barcellona, Oslo e Andorra, l’America con la città di Golden in Colorado e l’Asia con l’incantevole location di Almaty, in Kazakistan.


Foto: Federico Modica


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TOUR DE SAN LUIS

VINCE QUINTANA JUNIOR Il podio del Tour de San Luis 2016, Dayer Quintana, Eduardo Sepulveda e Nairo Quintana - Photo by Pablo Cersosimo

L

a decima edizione della gara a tappe più importante d’America si è conclusa con l’affermazione di Dayer Quintana, fratello minore di Nairo a sua volta sul terzo gradino del podio. Secondo posto per l’Argentino Sepulveda che ha vinto per distacco la quarta frazione, prima con arrivo in salita e che sembrava averlo proiettato verso la vittoria finale fino al penultimo giorno quando, sulla lunga salita del Merlo che porta ai 2140 metri di Filo Sierras Comechingones, i due fratelli Quintana con l’emergente Lopez lo hanno messo alle corde e Dayer è passato al comando. Sepulveda era salito alle cronache nel 2015 per aver coperto in macchina un tragitto di una tappa del

Tour de France per un incidente meccanico alla bici. Gesto che gli è costato l’espulsione dalla Grande Boucle ma che lui ha catalogato con un semplice “è stato un errore di gioventù che non si ripeterà”. E’ stata un’edizione che ha mantenuto le alte aspettative, il decimo Tour de San Luis. Un “parterre di roi” di eccellente livello come d’abitudine e gara vera. La Movistar ha portato a casa la corsa con il più giovane dei due fratelli Quintana, Dayer, e Nairo in appoggio, ma entrambi sul podio finale. La gara ha vissuto duelli veri sia nelle frazioni allo sprint che in montagna. Protagonisti Gaviria, Sagan, Viviani, Marezsko, Richeze nelle prime, i fratelli Quintana, Sepulveda, Nibali e l’emergente Lo-

pez nelle seconde. Insomma una corsa di preparazione che in realtà non lo è stata. La verità è che ormai le stagioni sono lunghissime e che si corre sempre per vincere, anche quando i corridori sono all’80% della propria condizione fisica. La vittoria è stata meritata da parte di Dayer che, è vero che ha avuto in appoggio una squadra attrezzata come la Movistar e il fratello già nell’elite mondiale del ciclismo da anni, ma è anche vero che ha corso bene facendosi trovare pronto in montagna e ribaltando la classifica nell’ultima frazione a disposizione. Insomma, un discreto corridore al momento che sa destreggiarsi in alta quota come il fratello. Nelle frazioni allo sprint una bella vitto-


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A cura di Andrea Agostini

Aumentate le aspettative della decima edizione, “parterre de roi” d’eccellenza e agonismo da gara vera

Gli azzurri Jakub Marezcko e Elia Viviani - Photo by Pablo Cersosimo

L’astro nascente colombiano Fernando Gaviria - Photo by Pablo Cersosimo

ria dell’astro nascente colombiano Gaviria che quest’anno difende i colori della multinazionale belga Etixx – Quick-Step, prima del suo ritiro a causa della maxicaduta che ha coinvolto, in maniera più grave, anche il vice-iridato della cronometro individuale Adriano Malori. Il parmense, il primo a cadere quando era in testa al gruppo, ha sofferto di un grave trauma cranico che gli è costato il coma indotto per un paio di giorni e un periodo di recupero in una clinica di Buenos Aires specializzata in neurologia e neurochirurgia. La seconda tappa conclusasi allo sprint è andata al giovane Jakub Marezcko con il Team misto Pro-Under 23 dell’Italia. Il giovane velocista l’ha, però, combinata

grossa perché invece di tirare la volata al leader designato Elia Viviani, ha sfruttato la scia dell’iridato Peter Sagan ed è saltato fuori negli ultimi cento metri battendo sul filo di lana proprio il suo capitano. All’arrivo trambusto tipico di queste situazioni che non sono nuove nel ciclismo e qualche muso lungo per tutta la serata. Per il resto una corsa, come dicevamo in apertura, che ha mantenuto le aspettative e che si proietta sempre più nel panorama delle competizioni internazionali. Ora non ci resta di capire se l’organizzazione cederà alle lusinghe dell’UCI che vorrebbe aggiungere una competizione World Tour alla lista, intascando tra l’altro l’ingente iscrizione, o manterrà questa sua identità.

Cioè una gara di assoluto livello internazionale, sganciata però dalle dinamiche dei punti World Tour e dalle seguenti limitazioni delle squadre che vi partecipano. Un antico proverbio dice che i successi ti spingono ad andare sempre più in alto fino a quando si incontrano insuccessi, e che la vera capacità sta nel riconoscere il proprio limite. Il Tour de San Luis si è trasformato da una corsa di paese ad una vera competizione internazionale partecipata dai più blasonati campioni delle due ruote. Forse, e dico solo forse, visto la formula vincente, è il caso di non andare oltre.


John Degenkolb - Photo by Bettiniphoto


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CLAUDIO FANTINI

ANNI

da ricordare Atleti sulle prime rampe della Gran Fondo Selle Italia - Via del Sale - Photo by Bettinipoto

L’

anno della genesi è il 1996, quando Claudio Fantini - uno degli imprenditori turistici più avanguardisti della costa romagnola - dopo aver “importato” anni prima il beach volley sulle spiagge della Riviera (un sacrilegio, a quei tempi, sottrarre la battigia agli ombrelloni!), decise di puntare su un nuovo filone. Spigolando, come sempre, tra sport e turismo, saldando la passione con le ricerche di mercato, Fantini ebbe un’intuizione che - col senno di poi - si rivelò vincente: “Puntiamo sul ciclismo amatoriale”. Negli anni in cui - Nove Colli a parte - le Gran Fondo non erano così inflazionate, Fantini costruì - pettorale dopo pettorale - quella

che oggi rappresenta, per numeri e qualità, una delle manifestazioni ciclo-amatoriali più importanti d’Italia. E, come nel suo stile, abbinò all’evento sportivo un ricco campionario di servizi ed eventi collaterali, “perché - come ama ripetere - è giusto pensare ai ciclisti, ma è doveroso non dimenticare le loro famiglie”. Fantini, ne é passato di tempo da quel 1996… “Sì, abbiamo fatto tanta strada e oggi, vent’anni dopo, possiamo dire che i nostri sogni si sono realizzati. Siamo partiti come pionieri di un format che, in quegli anni, aveva pochi riferimenti. Oggi la Gran Fondo Selle Italia - Via del Sale è una delle ma-

nifestazioni più apprezzate del calendario granfondistico nazionale. Un risultato affatto scontato, che abbiamo ottenuto, anno dopo anno, con la costanza di un lavoro che, ci tengo a precisare, ci impegna duramente 365 giorni l’anno”. Decisiva, in quegli anni, la collaborazione fra Sportur e la Società Ciclistica Cervese… “Sì gli Aquilotti ci fornirono tutto il knowhow necessario per cominciare quell’avventura. Poi, nel corso degli anni, abbiamo aggiunto nuove idee”. Ad esempio? “In base alla mia esperienza turistica, sapevo che per fidelizzare il ciclista bisognava offrire dei servizi innovativi e di qualità. E così


27 A cura della Redazione

Claudio Fantini, patron di Sportur, racconta genesi e prospettive della manifestazione cervese: “Quest’anno il fiore all’occhiello sarà Alex Zanardi”

siamo stati i primi ad introdurre il ‘Pasta party’. Inoltre, in quegli anni, le Gran Fondo si preoccupavano esclusivamente dell’organizzazione della corsa, dimenticandosi che, molto spesso, l’atleta arrivava il giorno prima in compagnia di moglie e figli, che non potevano trascorrere tutto il tempo ad annoiarsi dietro le transenne. Era necessario quindi organizzare alcune attività anche per le famiglie. Oggi la Selle Italia - Via del Sale non è solo una Gran Fondo, ma un evento di tre giorni che propone un calendario eventi calibrato per le esigenze di tutti”. E’ per questo che le iscrizioni sono sempre aumentate? “Per la verità, anche il mondo delle Gran Fondo ha risentito della crisi economica e dunque, anche noi, abbiamo avuto anni interlocutori. Nelle ultime edizioni, però, il trend è positivo e i partecipanti sono tornati a crescere. Da qui l’idea di introdurre il ‘numero chiuso’, ovvero fermarci a 4500 pettorali per garantire servizi sempre più puntuali e qualificati”. Negli ultimi anni le Gran Fondo sono spuntate come funghi. Come valuta il proliferare di tante manifestazioni? “Mah, l’unica cosa che posso dire è che, se io dovessi partire oggi, ci penserei molto bene prima di imbarcarmi in questa avventura. Certo, dal punto di vista del ciclista, avere tante alternative in un fine settimana può essere stimolante. Ma organizzare una Gran Fondo è un’impresa molto complessa, che richiede un impegno costante ed un notevole dispendio di energie e di risorse”. Lo scorso anno, anche in omaggio all’Expò, il tema dell’edizione fu il cibo. Quest’anno parlerete di... “Abbiamo scelto una parola, che è anche un impegno: condivisione. E’ un concetto che ben interpreta i valori della partecipazione e dell’aggregazione che, in fondo, sono sempre stati alla base della nostra rassegna. Vogliamo soffermarci sul piacere di condividere piccole e grandi cose di questa esperienza. Ad esempio, condividere il piacere di una pedalata o di una colazione. A tal riguardo, ricordo che, quest’anno, prima della corsa, su viale dei Mille, offriremo una prelibata colazione a tutti i partecipanti. Sarà un modo semplice, ma mi auguro gradito, per riflettere sull’importanza dello stare insieme”. La Gran Fondo ha sempre avuto un occhio di riguardo per la beneficenza. Quest’anno dove destinerete i vostri fondi? “Avremo il piacere di avere come ospite Alex Zanardi, un personaggio che non ha bisogno di presentazioni, la cui esperienza di vita rappresenta, già di per sé, un prezioso

messaggio di speranza. Doneremo parte dei nostri introiti alla sua associazione Bambini in gamba”. Quali saranno le grandi novità dell’edizione 2016? “Ce ne saranno tante e, in parte, le ho già anticipate. Un momento molto significativo sarà la Cena di Galà del venerdì sera che, quest’anno, si svolgerà nella suggestiva cornice dei Magazzini del Sale. Sarà un momento emozionante, nel corso del quale rievocheremo vent’anni di storia, soffermandoci in particolare sulle prime edizioni, compresa quella del 2005 ammantata da un velo di tristezza per la morte il giorno prima di Papa Giovanni Paolo II. Avremo un filmato che ci accompagnerà in questo poetico viaggio a ritroso nella storia della Gran Fondo. Invito tutti a prenotare in anticipo perché, alla presenza di grandi personaggi del ciclismo di oggi e di ieri, sarà una serata indimenticabile”. Confermato anche il campionato riservato alle forze dell’ordine? “Sì, al quale lo scorso anno abbiamo aggiunto il campionato dedicato ai medici. Quest’anno, invece, avremo anche una classifica speciale riservata ad avvocati, notai e magistrati”. La Gran Fondo sembra sempre più proiettata verso i mercati esteri… “E’ un’impressione corretta perché, in effetti, tra i nostri obiettivi prioritari c’è proprio l’internazionalizzazione. Ci stiamo aprendo verso nuovi mercati turistici, penso al Canada, agli Stati Uniti e all’Asia, dove il ciclismo amatoriale è in vigorosa espansione”. L’ente pubblico, in queste azioni di marketing turistico, vi sta vicino? “I Comuni hanno evidenti problemi di risorse e operano in regimi di grandi ristrettezze economiche. Devo dire però che il rapporto con la nuova amministrazione, formata da gente giovane e dinamica, è ad oggi di grande collaborazione. E dunque, almeno sul piano della logistica, l’amministrazione ci sta venendo incontro”. Quest’anno celebrate l’edizione del ventennale. Ma lei, che è abituato a ragionare sempre in prospettiva, come vede la cinquantesima edizione della Gran Fondo Via del Sale? “Secondo gli studiosi, in futuro la gente lavorerà sempre meno e dunque avrà più tempo a disposizione. Dunque, fra 30 anni, non mi pare da visionari pensare ad un’edizione con 50mila partecipanti. Immagino una kermesse sempre più globale, con cinesi, indiani ed africani. Ma ciò che mi auguro è che rimanga sempre intatta la passione genuina che contraddistingue, da sempre, tutti gli appassionati di ciclismo”.


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INBICI TOP CHALLENGE

PROVA JOLLY

A cura della Redazione

Dopo la promozione per l’Isola d’Elba, un altro omaggio agli abbonati del circuito, che potranno partecipare gratuitamente alla Kufsteiner Land Radmarathon in programma a settembre in Austria

NEL

TIROLO Una vista di Kufstein, località Austriaca dove si svolgerà la Land Radmarathon

M

entre proseguono a gonfie vele le iscrizioni all’InBici Top Challenge, il nuovo circuito granfondistico nazionale che decollerà il 3 aprile con la Gran Fondo Selle Italia di Cervia, lo staff organizzativo dell’Asd Inbici Cycling Team annuncia una nuova incredibile promozione: chiunque si iscriverà al circuito entro il 28 febbraio 2016, avrà diritto a partecipare gratuitamente alla Gran Fondo dell’Isola dell’Elba in programma il prossimo 24 aprile. La corsa sarà valida come prima tappa dell’Elba Bike Tour, il giro a tappe dell’isola d’Elba, che proseguirà poi il giorno successivo con altre cinque frazioni. Ma le sorprese non finiscono qui: infatti, nel calendario dell’Inbici Top Challenge, è stata inserita una nuova “prova jolly”: la Kufsteiner Land Radmarathon, in programma l’11 settembre 2016 nella località austriaca di Kufstein. Tutti gli abbonati del circuito

potranno partecipare gratuitamente anche a questa prova che si svolge in uno degli angoli più suggestivi del Tirolo, a pochi chilometri dalla Baviera. Un’altra promozione particolarmente allettante, che si aggiunge a quella legata alla Spagna: a tutti i vincitori delle nove classifiche verranno infatti assegnate le maglie di leader “Inbici Top Challenge” che daranno diritto a partecipare gratuitamente alla Granfondo di Tarragona - prova valida per il World Tour Championship - che si disputerà in Spagna il prossimo mese di ottobre. L’InBici Top Challenge partirà, come detto, il 3 aprile 2016 con la Gran Fondo Selle Italia Via del Sale, una delle rassegne per cicloamatori più importante d’Italia che, quest’anno, celebra fra l’altro il suo ventennale. A maggio (8) si vola invece sul Colle Val D’Elsa, nel cuore della campagna senese, teatro della Gran Fondo della Vernaccia. Terza frazione (il 29 maggio) con la Gran

Fondo di San Benedetto, disegnata tra le palme del suggestivo lungomare marchigiano. A giugno (5) il circuito fa tappa sugli appennini romagnoli, dove a Bagno di Romagna si corre la Gran Fondo del Capitano. Poi si torna nelle Marche, tra i tesori Unesco di Urbino che, il 26 giugno, ospita la Gran Fondo Straducale. Gran finale il 17 luglio a Trento con la Gran Fondo Charly Gaul, prova regina del 1° INBICI TOP CHALLENGE, che assegnerà punteggio doppio nella classifica finale. L’11 settembre, infine, tutti in Austria per la prova jolly della Kufsteiner Land Radmarathon. L’abbonamento a tutte le prove del Circuito si effettua, in un’unica soluzione, versando la quota di euro 160 per gli uomini, euro 140 per le donne e euro 120 per i diversamente abili, entro la data del 26 marzo 2016. Per favorire la partecipazione delle società più numerose, per ogni dieci iscritti, l’undicesimo sarà in omaggio.


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03 Aprile 2016 08 Maggio 2016 29 Maggio 2016 05 Giugno 2016 26 Giugno 2016 17 Luglio 2016

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“LA LEGGENDARIA CHARLY GAUL”

SCOMMES

VINTA

N

come una scommessa nel 2006, “La Leggendaria Charly Gaul” è divenuta nel corso del tempo una delle più solide realtà nel panorama delle ruote amatoriali. La granfondo trentina quest’anno festeggerà l’undicesima edizione e dal 15 al 17 luglio le strade di Trento, del Monte Bondone e della Valle dei Laghi si appresteranno ad accogliere migliaia di cicloamatori provenienti da ogni parte del mondo. Tutto ebbe inizio per caso, come spesso capita con le intuizioni di successo, quando nel 2005 furono inaugurate, ai piedi e in cima alla salita del Monte Bondone, due

targhe commemorative in onore di Charly Gaul e della sua impresa…leggendaria al Giro d’Italia 1956. In quell’occasione, un giornalista si lasciò sfuggire l’idea di organizzare un raduno dedicato ai cicloamatori. La trovata venne subito presa in parola e nel 2006 fece il suo esordio la granfondo, che in dieci edizioni di chilometri ne ha macinati parecchi, con migliaia di appassionati che ogni anno partecipano all’appuntamento con le rampe del Monte Bondone: lo scorso anno, ad esempio, gli iscritti furono 3000 in rappresentanza di oltre 40 nazioni di tutto il pianeta, con un totale di 16000 pernottamenti registrati in zona nel fine

settimana di gara. Dal 2012 “La Leggendaria Charly Gaul” ha portato l’Italia nel più grande e qualificato circuito internazionale del settore, l’UCI Gran Fondo World Series, la serie con prove in tutto il mondo che consentono di qualificarsi per i Campionati del Mondo Amatori e Master. È stato un passo importante che ha permesso agli organizzatori dell’Asd Charly Gaul Internazionale e dell’ApT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi di portare sulle strade trentine migliaia di appassionati di tutto il mondo e “raddoppiare” l’offerta agonistica affiancando alla tradizionale


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SSA A cura della Redazione

Nata quasi per caso la granfondo trentina è divenuta nel corso degli anni una delle più solide realtà nel panorama delle ruote amatoriali granfondo anche una prova a cronometro. Il merito di questa continua crescita va certamente attribuito alle capacità organizzative e al fascino esercitato da una salita come il Monte Bondone, ma soprattutto allo stretto legame fra la manifestazione e il proprio territorio. Sul sito www.discovertrento.it, infatti, si trova il pacchetto “Una vacanza leggendaria” per partecipare alla gara e contemporaneamente scoprire le tante attrattive che il territorio di Trento, il Monte Bondone e la Valle dei Laghi sono in grado di offrire. Compresa nel pacchetto la Trentino Guest Card nelle strutture convenzionate, con tutti i suoi vantaggi:

Alcune immagini della La Leggendaria Charly Gaul edizione 2015 - Photo by Newspower

la possibilità di entrare in più di 40 musei, Muse e Castello del Buonconsiglio inclusi, 15 castelli e più di 40 attrazioni, oltre alla possibilità di viaggiare liberamente su tutti i trasporti pubblici in Trentino, treni compresi, e sconti su 40 attività in tutto il Trentino tra cui la centrale idroelettrica di Santa Massenza dove è possibile prendere parte all’Hydrotour Dolomiti. Una spettacolare visita guidata fra le turbine della centrale che consente di scoprire come l’acqua si trasformi in energia e come venga portata dalle cime dell’Adamello sino al Lago di Garda attraverso una vasta rete di gallerie, condotte forzate e opere idrauliche. Se una capatina nei dintorni di Trento è d’obbligo, l’“anima” della festa sarà Piazza Fiera, in pieno centro storico, dove dal 15 al 17 luglio troveranno spazio l’Ufficio Gare, il Trento Bike Expo e le iniziative di contorno in programma sabato 16 luglio. Ma non è finita qui, poiché ci sarà anche la seconda edizione de “La Moserissima-2.a Ciclostorica di Trento” che, sempre nella giornata di sabato, porterà gli appassionati di bici d’epoca a pedalare per 58 km su strade bianche e piste ciclabili della Valle dell’Adige prima del gran finale, manco a dirlo, in Piazza Fiera, seguito da una sfila-

ta di bici d’epoca e da un DJ Set, rigorosamente in salsa vintage. “La Moserissima” fa parte del Giro d’Italia d’Epoca e per tutte le informazioni sulla ciclostorica non competitiva basta fare riferimento al sito www.lamoserissima.it. Questo crescendo di eventi culminerà domenica 17 luglio quando da Piazza Duomo prenderà il via l’11.a edizione della granfondo “La Leggendaria Charly Gaul”, prova regina che assegnerà punteggio doppio del 1° InBici Top Challenge, e parte del circuito Alpe Adria Tour 2016, con i più forti esponenti delle ruote amatoriali che si sono già dati appuntamento sul Monte Bondone. I due itinerari di gara, “granfondo” e “mediofondo”, si concluderanno ai 1654 metri di quota di Vason ma i concorrenti del “lungo” dovranno affrontare due volte l’ascesa alla Montagna di Trento, per un totale di 141 km e 4000 metri di dislivello. Il percorso “medio”, invece, misurerà 57 km proponendo un dislivello di 2000 metri, adatto anche a chi non è uno stakanovista del pedale. Per ogni dettaglio su “La Leggendaria Charly Gaul” basterà accedere al sito www.laleggendariacharlygaul.it, senza dimenticare il “like” alla pagina Facebook e l’hashtag twitter #laleggendaria11.


32 A cura della Redazione

CI MANCAVA IL

DOPING TECNO LOGICO S

embrava un problema già risolto, perché in fondo, all'indomani del "caso Cancellara", gli stessi tecnici dell'UCI non sembravano troppo preoccupati: "Usare dispositivi meccanici illegali - dissero - è pura follia. Con un controllo scrupoloso i motorini occultati nel telaio saltano sempre fuori…". E così, ancora prima di nascere, il cosiddetto "doping meccanico" sembrava già tramontato. E invece, ai campionati del mondo di ciclocross, l'ultima domenica di gennaio, è stata trovata una bici con motore elettrico nel tubo sella. Si tratta del mezzo della 19enne belga Femke Van den Driessche, non esattamente una ciclista di retroguardia, bensì la campionessa europea U23. L’atleta ha concluso la gara tagliando il traguardo a piedi per "problemi meccanici", mentre la bici truccata era ai box. A scoprire il raggiro alcuni zelanti ispettori dell’UCI che, forse in seguito ad una segnalazione anonima, hanno controllato una bici ai box, non usata in competizione, trovando fili elettrici nel piantone. Poi, non riuscendo a smontare la guarnitura, hanno deciso di sequestrarla. Da un'analisi più approfondita è stato poi trovato il motore elettrico occultato all’interno. A parte l'imbarazzo di tutta la federazione ciclistica belga, dell'entourage dell'atleta e degli sponsor tecnici (che si sono affrettati

a prendere le distanze), il problema forse è stato un tantino sottovalutato, visto che - ad oggi - nessuno è in grado di dire con certezza se la graziosa Femke Van den Driessche abbia utilizzato la bici truccata in altre competizioni ufficiali. La ciclista adesso rischia una sospensione di almeno 6 mesi ed una multa fino a 200.000 franchi svizzeri, mentre la squadra una multa sino ad un milione. Si tratta, va detto, del primo caso di frode tecnologica nel ciclismo che arriva dopo anni di voci e sospetti, per la verità, fino ad oggi mai confermati. In attesa di chiarire i fatti e distribuire le responsabilità, è certamente il punto più basso mai toccato dal ciclismo, perché in questo caso non servono le "contro-analisi" né quel colorito campionario di attenuanti che, puntualmente, spuntano all'indomani di ogni caso di positività. Il "doping meccanico" è un chiaro espediente per truffare gli avversari, uno stratagemma criminale per alterare radicalmente i valori in campo. E' il riflesso di una "cultura malata" che predica la legge del profitto, degli affari, della vittoria ad ogni costo. Il resto vale zero. Ora, è evidente che Femke Van den Driessche - che a 19 anni non può essere sma-

Il caso della belga Van den Driessche trovata con una bici col motorino nel tubosella ai mondiali di ciclocross confermano voci e sospetti che aleggiavano ormai da anni. Adesso è una certezza: i “trucchi” meccanici esistono. E l’Uci li ha sottovalutati

liziata come Eva Kant - altro non è che l'ultimo ingranaggio di una complessa filiera criminale che ha scelto il ciclismo per le sue malefatte. Giusto invocare una pena esemplare, ma un'indagine seria dovrebbe partire, in primis, dai mandanti, da quelli cioè che hanno tirato fuori decine di migliaia di euro (il dispositivo più raffinato costa attorno ai 200mila euro) per trasformare un buon prospetto in un "cavallo vincente". E' evidente, infatti, che il raggiro sia stato perpetrato con la complicità e la collusione di qualche meccanico o magari di qualche esponente del team che, anziché denunciare, si è girato dall'altra parte invocando il solito patto silente: "Ok, ma se ti beccano sono fatti tuoi…". Ecco, fino a quando il ciclismo ospiterà questi personaggi senza scrupoli né morale, non ci si deve sorprendere di niente.


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GLORIA TRETTEL

MARCIALONGA

Una finestra sul immagini della Marcialonga Cycling Craft - Photo by Newspower

D

a pochi mesi il ciclismo amatoriale è diventato “globale”, grazie alla nuova e ambiziosa rassegna denominata Gran Fondo World Tour. La challenge ha presentato il calendario nei giorni della fiera di Verona nello stand di INBICI, alla presenza, tra gli altri di Dani Buyo (fondatore e General Manager del circuito) e Sara Falco (Editrice e referente per l’Italia della Challenge). Il Gran Fondo World Tour prevede ben sei tappe: la prima in aprile in Spagna, con la Gran Fondo di Barcellona, la seconda in giugno con la Gran Fondo del Colorado nel luogo in cui Moreno Argentin vinse il mondiale 1986: Colorado Springs; la terza la Marcialonga Cycling Craft in Trentino, la quarta a Oslo in Norvegia, la quinta in Spagna con la Gran Fondo di Andorra, la sesta in settembre ad Almaty in Kazakhstan. Da segnalare, comunque, la presenza di un ulteriore evento in novembre: la GF World Championchip in Spagna a Terragona che chiuderà a tutti gli effetti il circuito. L’uni-

ca prova italiana è dunque la Marcialonga Cycling Craft, in programma in giugno. Si tratta, ovviamente, di una gara impegnativa e soprattutto molto mediatica e ambita, visto il “peso” del nome che porta. La direttrice generale della rassegna è Gloria Trettel, giovane e dinamica manager trentina, referente esecutivo del Comitato organizzatore della Marcialonga. L’abbiamo incontrata per scambiare due parole e per capire meglio il valore dell’entrata della “sua” gara nel circuito. Gloria, cosa significa far parte dell’organizzazione del gruppo Marcialonga? E’ soprattutto motivo di orgoglio e di soddisfazione. Il gruppo Marcialonga è formato da 1.200 volontari coordinati da 50 capiservizio che, tre volte all’anno, chi per un mese e chi per un giorno, si riuniscono, si impegnano, si prodigano per il successo degli eventi sportivi e non, che ruotano nell’universo di Marcialonga. Grazie a loro le nostre manifestazioni, ospitate in un ambiente di incomparabile bellezza come le Dolomiti di

Fiemme e Fassa, sono conosciute e stimate in ambito internazionale e sono sinonimo di garanzia e di affidabilità. Sci di fondo, bicicletta e running sono le colonne portanti del vostro progetto. Vogliamo ricordare le date e le peculiarità dei vostri tre eventi annuali? La Marcialonga di sci di fondo è sicuramente la più conosciuta in quanto la sua prima edizione risale al 7 febbraio 1971. Negli anni gli organizzatori della granfondo di sci hanno investito risorse ed esperienza in altri sport, cosiddetti “di massa”, come la corsa e la bicicletta su strada. Sono così nate la Marcialonga Running Coop, la corsa podistica che segue gli ultimi 26 km della gara di sci di fondo partendo da Moena, in Val di Fassa, ed arrivando a Cavalese, in Val di Fiemme lungo le sponde del torrente Avisio, e la Marcialonga Cycling Craft, la granfondo su strada dedicata alle biciclette con la location ospitata nel paese di Predazzo e 135 km di percorso che “sconfinano” dal Trentino all’Alto Adige ed al Veneto, toccan-


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Gloria Trettel direttrice generale e referente esecutivo del Comitato organizzatore della Marcialonga

A cura di Paolo Mei

Nato a Verona nel settembre 2015 in occasione di Cosmo Bike, il neonato circuito internazionale Gran Fondo World Tour parla anche italiano grazie alla presenza in calendario della corsa trentina. La direttrice generale Gloria Trettel: “E’ un valore aggiunto che contribuirà a far crescere ancora la nostra manifestazione” do salite mitiche come il Passo di Lavazè, il San Pellegrino ed il Passo Valles. A fare da contorno alle competizioni amatoriali non mancano le manifestazioni per bambini e ragazzi, celebrazioni, fiere e quant’altro si possa immaginare per abbinare la “fatica” dei concorrenti a momenti di svago e divertimento. Quindi sport “allyear round” partendo dall’ultima domenica di gennaio con la 43ª Marcialonga di Fiemme e Fassa, passando per la primavera e la 10ª Marcialonga Cycling Craft del 12 giugno e finendo alle porte dell’autunno con la 14ª Marcialonga Running Coop del 4 settembre. Parliamo della Marcialonga Cycling Craft. Un progetto ancora giovane, moderno e accattivante. Futuro sostenibile e salvaguardia ambientale sono tra i punti di maggiore interesse per il vostro sviluppo. Ne parliamo? Giovane perché il suo comitato tecnico è formato da giovani ma esperti collaboratori che hanno portato in Marcialonga tutte le prerogative e gli obblighi sulla sicurezza che

una manifestazione sulle due ruote richiede. Giovane perché, pur essendo alla sua decima edizione, è in continuo sviluppo ed in costante miglioramento, che deriva dal voler implementare edizione dopo edizione tutti i servizi. Ed essendo ospitata fra le Dolomiti, patrimonio dell’Unesco, l’occhio di riguardo al futuro sostenibile non è mai mancato anche in questo evento, inserito nel progetto della Provincia di Trento per la salvaguardia ambientale, con informazione diretta ai concorrenti su carta riciclata, i bicchieri ai ristori in materiale biodegradabile, con le stoviglie al Pasta Party in ceramica e quindi lavabili sul posto, con i palloncini bio, con le isole ecologiche lungo il percorso. Un piccolo impegno che però può essere importante per il futuro delle prossime generazioni. Marcialonga Cycling Craft, come spiegato nell’introduzione, è l’unica prova del neonato Gran Fondo World Tour. Quali possono essere le ricadute in termini di indotto e ovviamente di partecipazione? Sicuramente far parte di un circuito internazionale, come già capita per la Marcialonga di sci di fondo, è un fiore all’occhiello ed un valore aggiunto che può portare ad una maggiore partecipazione alla competizione, magari affiancata, vista l’offerta turistica delle nostre valli, a qualche giorno di vacanza. Il vostro gruppo è certamente uno dei migliori in campo internazionale, soprattutto per la regina delle gran fondo invernali. Molta pubblicità e marketing di altissimo livello vi hanno permesso di avere una straordinaria partecipazione scandinava. Per quanto riguarda il ciclismo, pensate di concentrarvi ancora su norvegesi e svedesi oppure il vostro piano di promozione ha una “gittata” diversa?

Nella promozione degli eventi, sia di bicicletta che di corsa, sono inclusi tutti i nostri sciatori (gli scandinavi in primis visto che lo sci di fondo è sport nazionale), molti dei quali vengono a trovarci anche in estate, a conferma della capacità organizzativa che il nome Marcialonga può offrire. E’ corretto dire che, attraverso l’ingresso in questo Gran Fondo World Tour, molto probabilmente ne trarrà vantaggio non solo la sezione “Cycling”, ma anche il vostro classico appuntamento di fine gennaio (Marcialonga)? Più che corretto. La promozione è globale, si intreccia e si espande durante tutto l’anno. Al podista viene data la possibilità di correre in bici, al ciclista di provare gli sci di fondo magari in abbigliamento vintage alla Story e ai loro figli di cimentarsi nella gimkana sui tronchi con una mountain-bike. Un’offerta completa di sport e di divertimento che ora, attraverso il World Tour, può raggiungere anche un altro pubblico che potrà essere attratto, chissà, da discipline magari mai provate. Chiudiamo l’intervista ricordando che il primo evento 2016, in seno al gruppo Marcialonga, sarà ovviamente la gara di sci di fondo che, per l’occasione, sarà presentata a Ziano di Fiemme in maniera particolare con un evento che avrà un sapore molto storico. Vogliamo ricordarlo agli appassionati? L’appuntamento è a Ziano di Fiemme, il venerdì di vigilia di Marcialonga, ovvero il 29 gennaio alle ore 18. Si chiamerà SciVolando sul Novecento ed ha già avuto il suo primo episodio a Madonna di Campiglio. Sarà la celebrazione dello sci nel secolo scorso, un tuffo nel passato ripercorrendo con immagini, filmati, musica, moda ed aneddoti il 900. Un appuntamento da non perdere, un modo per camminare scivolando sulla neve.


Le Tour de Langkawi 2015 - Photo by Bettiniphoto


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IL RICORDO

QUANTO

CI MANCA

Adriano De

ZAN

Adriano De Zan

“H

o fatto malamente il ciclista per essere inattaccabile davanti al microfono. E con quello strumento tra le mani, mi sono divertito un mondo” (Gentili signore e signori, buongiorno, Adriano De Zan). Le grandi imprese del ciclismo, dal 1955 fino agli anni duemila, le ha raccontate lui. Con quella voce inconfondibile che non si ritrovava per caso, visto che mamma e papà erano cantanti di operetta. Preparatissimo nella sua professione, allievo del grande telecronista Rai Carlo Bacarelli, dotato di una straordinaria esperienza

e di una naturale capacità di gestire il cosiddetto “timing”, Adriano De Zan è stato e sarà sempre - uno dei professionisti più apprezzati del giornalismo sportivo italiano, un po’ come Enrico Ameri, Sandro Ciotti o Paolo Valenti. La sua voce oggi manca a tutti, così come quell’eleganza e quella sobrietà con cui ha raccontato, fino all’ultimo, le pagine (anche scomode) del ciclismo moderno. Perché De Zan - che pure non ha mai scansato le polemiche - non è mai scaduto nel becero qualunquismo del gossip. “Ha lavorato fino all’ultimo. Stressava i medici per farsi cambiare i giorni della che-

mioterapia ed essere presente alle corse. Perché senza il ciclismo non poteva vivere”. Così Davide De Zan racconta, quindici anni dopo la scomparsa, il padre, il collega, il maestro. Un ricordo che, come egli stesso ammette, gli procura “piacere e dolore al tempo stesso”. Più che altro capita al Giro d’Italia, nei giorni della grande festa di primavera quando anche De Zan senior compiva gli anni (20 maggio): “Nei confronti di papà c’è ancora grandissimo affetto nella mente e nel cuore di tutti quelli che amano il ciclismo: tifosi, direttori sportivi, giornalisti, ciclisti”. Figlio bravo - è telecronista sportivo per


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A cura di Mario Pugliese

Quindici anni dopo la scomparsa è ancora viva nella memoria degli appassionati italiani la voce di un telecronista che, da Coppi a Pantani, ha raccontato con eleganza e sobrietà le imprese più belle del ciclismo. Il figlio Davide: “Nei suoi confronti c’è ancora grandissimo affetto, un’ondata di stima e rispetto che ancora mi emoziona”

Davide De Zan

Mediaset - e fortunato, Davide: “Lui si concedeva tanto ad un ambiente che non lo ha dimenticato, adesso c’è un’ondata di affetto che, anche dopo anni, mi ritorna indietro. Il minimo che posso fare, per ricambiare tanto amore è, nel mio piccolo, provare a tener viva la memoria di papà”. Lo stile De Zan ha due capisaldi. Il primo tecnico, “il sacro fuoco del giornalismo”; il secondo è una questione di cuore: “Lui si affezionava molto ai ciclisti - specifica De Zan junior -. non scindeva mai gli affetti dalla professione. Quando parlava di Coppi sentivi la voce che si inclinava mentre l’occhio diventava lucido. Faceva fatica a

dargli del tu, si sentiva onorato solo a stargli vicino”. Tra i ciclisti più recenti, invece, non c’era proprio storia: “Aveva un debole per Pantani. Marco gli era entrato nel cuore. La sua sfortuna e la fragilità gli ricordavano il Campionissimo”. E, forse, è stato un bene che di quel ragazzo non abbia dovuto raccontare il triste epilogo. Nessuna preferenza invece tra Moser e Saronni nonostante quei suoi “Franceeesco” a squarciagola che facevano insospettire i fan del campione brianzolo: “Voleva bene ad entrambi. Anche se con Moser, specie nell’ultima parte della carriera, il rappor-

to era diventato più stretto”. E i litigi tra i due galli nel nostro ciclismo? “Beh, papà, veniva da una famiglia di artisti ed era un maestro a creare il teatrino, a metterli l’uno contro l’altro...”. Quindici anni dopo la cosa che manca di più a Davide è la voce del padre: “Una sua telecronaca a confronto di quella di qualsiasi altro è come la stessa canzone interpretata da due cantanti diversi. Uno ti fa venire la pelle d’oca, l’altro non ti trasmette niente. Eppure il pezzo è sempre quello”.


40 A cura della Redazione

Partecipare a fiere internazionali porta alle imprese italiane un giro d’affari di oltre 60 miliardi di euro l’anno

LA BICI COME STILE DI COSMOBIKE SHOW 2016

L

a macchina organizzativa di Veronafiere e di CosmoBike Show continua a pedalare a pieno ritmo verso la prossima edizione del Salone Internazionale dedicato alla bicicletta, in Fiera a Verona, dal 16 al 19 settembre 2016. Con oltre 50mila visitatori, 500 aziende e marchi provenienti da 24 paesi, quattro padiglioni, per un totale di 43mila metri quadrati espositivi, oltre 3.000 bike test effettuati in fiera, la 1° edizione accredita ufficialmente CosmoBike Show come rassegna di riferimento in Italia nel panorama della bici e unica anteprima nazionale delle novità 2017 del settore. Grazie all’ottimo riscontro ottenuto nella scorsa edizione sono già arrivate le prime importanti conferme di aziende e marchi internazionali del mondo bici che hanno scelto CosmoBike Show come vetrina del loro business. Veronafiere e CosmoBike Show portano avanti l’ambizioso progetto di dare al settore ciclo una manifestazione di rilievo internazionale, un punto di riferimento per buyers e dealers esteri. Per le imprese italiane infatti le fiere internazionali danno origine a un giro d’affari di oltre 60 miliardi di euro l’anno, e rappresentano il principale strumento di valorizzazione del “Made in Italy” nel mondo (Fonte AEFI – Associazione Esposizione Fiere Italiane). Sempre secondo AEFI la partecipazione a manifestazioni espositive propizia circa il 50%

dell’export globale delle imprese italiane. Dalla bici tradizionale alle mountain bike, da quelle da corsa a quelle elettriche, dalle fat-bike alle “special needs bike”, fino agli accessori e all’abbigliamento per ciclisti: i visitatori potranno toccare con mano i prodotti e provare i nuovi modelli novità 2017 nelle aree esterne che si ampliano nei tracciati appositamente realizzati e che, in particolare, vedranno la pista prova di moutain bike arricchirsi di percorsi e tracciati con diversi livelli di difficoltà. Anche quest’anno tecnologia, innovazione e stile di vita sono le linee guida del premio CosmoBike Tech Award che ricerca idee, progetti e prodotti che si distinguono nel settore ciclo per creatività ed originalità. La bicicletta diventa sempre di più il simbolo di uno stile di vita sano e rispettoso dell’ambiente e CosmoBike Show è un evento che ha come unico obiettivo fare della bicicletta il mezzo di trasporto più utilizzato per gli spostamenti urbani a corto e medio raggio. Le tematiche inerenti la mobilità urbana, la sostenibilità ambientale e l’educazione civica saranno sviluppate all’interno di CosmoBike Mobility: Veronafiere sarà il luogo di incontro e di confronto di progettisti, tecnici, amministratori, aziende e associazioni su tutto quanto riguarda la progettazione e realizzazione di città a misura di bicicletta. La sostenibilità dunque è il cuore portante

della manifestazione: sull’onda del successo dell’edizione 2015, si potenzia il settore CosmoBike Tourism dedicato al cicloturismo. Sono circa mezzo milione i turisti che visitano l’Italia in sella a una bici e lo fanno soggiornando in una delle oltre ventimila aziende agrituristiche del Paese. Il cicloturismo rappresenta il 31% dell’attività turistica italiana, il 61% circa è costituito da turisti stranieri, il restante 39% da turismo interno. Oggi il cicloturismo in Italia rappresenta il 12% del PIL: un’attività turistica destagionalizzata, che si pratica per il 70% dell’anno, eco-sostenibile, sulla quale credere ed investire. E’ questo il peso del cicloturismo in Italia, un segmento che negli ultimi anni è cresciuto massicciamente confermando una tendenza alla vacanza “slow”, da assaporare lentamente lungo le caratteristiche strade bianche e percorsi ciclabili. Non è un caso che l’Italia, terra vocata al turismo, sia uno dei paesi leader nella produzione di biciclette (circa 25 milioni all’anno). Tra le novità di questa seconda edizione di CosmoBike Show è il settore “Legend”, un’intera area espositiva dedicata alla grande tradizione italiana ed europea del ciclismo, delle aziende che hanno fatto la storia della bicicletta nel mondo, dei modelli, lo stile, lo spirito che ancora oggi ispirano e attraggono appassionati e collezionisti.


I N T E R N A T I O N A L

B I K E

E X H I B I T I O N

VERO NA 1 6 /1 9 SET TEMBRE/ SEP TEMB E R 2 0 16


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MONDO ACSI

CALEN DARIO mai così ricco

Immagini della Granfondo Liotto 2015

“L

a nostra mission è lo sport come fattore aggregante”, ama ripetere come un mantra il responsabile nazionale di ACSI Ciclismo Emiliano Borgna. Il mondo ACSI ha recentemente premiato gli atleti della stagione granfondistica 2015, un’annata prolifica e densa di soddisfazioni che ha chiuso il ‘bilancio’ annuale con numeri importanti, costituiti da 45.000 affiliati e 1.800 società. La ‘mission’ di ACSI prosegue dunque con successo e, anche la prossima stagione (che già si annuncia ancor più ricca di eventi e manifestazioni), l’obiettivo resta quello di sempre: aumentare sensibilmente il numero dei propri affiliati. Il calendario Granfondo/Mediofondo si aprirà con la seconda edizione di una competizione che l’anno passato debuttò tra parecchi consensi: si tratta della Granfondo Città di Tolfa (RM) del 20 marzo, che porterà una nuova regione nel panorama di gare ACSI, il Lazio.

Il 28 marzo a Faenza (RA) torna la prestigiosa Gran Fondo Davide Cassani, intitolata dal 2014 al Commissario Tecnico della nazionale italiana maschile di ciclismo su strada. La gara sarà prima tappa del neonato Zero Wind Show, il circuito che premia la passione, che si fregia dell’egida di ACSI Ciclismo, con ognuna delle otto gare previste valevoli per il Campionato Nazionale ACSI. Il 3 aprile si disputeranno due competizioni: la Granfondo Selle Italia di Cervia (RA), seconda tappa Zero Wind Show, e la Granfondo di Sant’Angelo Lodigiano (LO). Il 10 aprile la Granfondo Liotto, manifestazione che si dipanerà fra i Colli Berici e le opere di Andrea Palladio nella città di Vicenza (sarà la terza tappa del circuito Zero Wind Show). Il 17 aprile ci sarà la Granfondo Città di Riccione, medesima location che vedrà premiare i cicloamatori al termine della stagione, mentre il 24 aprile ci si avventurerà nei dintorni della città di Marostica (VI) con la

Granfondo fi:zi’k, che farà partire gli atleti dalla suggestiva Piazza degli Scacchi. Domenica 1° maggio, in occasione della giornata nazionale dei lavoratori, ci saranno due gare: Granfondo Bra-Bra dalle Langhe al Roero (CN) ed un’altra manifestazione in territorio vicentino, la Granfondo Why Sport di Valdagno (VI). L’8 maggio si proseguirà con un altro bis, la Granfondo maceratese Terre dei Varano di Camerino, ed il Colnago Cycling Festival di Desenzano del Garda (BS), altro prestigioso appuntamento Zero Wind Show. Il mese di maggio, ricco di appuntamenti, proseguirà il 15 con la Granfondo degli Squali di Cattolica & Gabicce Mare (RN), il 22 maggio con la Granfondo Città di Asolo (TV) ed il 29 maggio con la Granfondo Città di San Benedetto del Tronto (AP). Il 4 giugno le splendide Tre Cime di Lavaredo coinvolte con la Granfondo 3 Epic Cycling di Auronzo di Cadore (BL), sesta sfida Zero Wind Show. Il 5 giugno, nella provincia di Forlì-Cesena,


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A cura della Redazione

Aumentano le corse ed anche gli affiliati. Così la gestione-Borgna continua ad inanellare un successo dopo l’altro. Ecco il programma completo di un 2016 da vivere tutto d’un fiato

ci sarà la Granfondo del Capitano di Bagno di Romagna. Il 12 giugno la Marcialonga Cycling Craft: ai piedi delle Dolomiti di Fiemme e Fassa (TN) sarà la prestigiosa new entry del mondo ACSI, nonché penultima gara Zero Wind Show. Il 19 giugno si potrà pedalare con la Granfondo Città di Teramo e la Maratona de la Al Camonega di Cividate Camuno (BS). Il 26 giugno la Granfondo Città di Padova sarà prova conclusiva del circuito che premia la passione Zero Wind Show. Nella medesima giornata ci sarà anche la Granfondo Straducale di Urbino (PU). 17 luglio con la Granfondo dei Monti Sibillini di Caldarola (MC), mentre l’ultima giornata di luglio regalerà la Granfondo dei Templari di San Quirino (PN). La Granfondo Pantanissima di Cesenatico (FC) in ricordo del “Pirata” si disputerà il 4 settembre, mentre l’11 settembre la Fondo Leopardiana di Recanati (MC) concederà un “affondo letterario” all’universo ciclistico ACSI. Il 18 settembre si passerà ad un’altra

competizione nel Vicentino, la Granfondo delle Bregonze di Chiuppano, mentre il 25 settembre ci sarà la Granfondo Bike Division nella zona lacustre di Peschiera del Garda (VR). La Granfondo Prosecco Cycling del 2 ottobre a Valdobbiadene (TV) farà ‘brindare’ e chiudere ufficialmente la stagione di ACSI. Denso di ‘contest’ anche il calendario Fondo, aperto il 13 marzo dalla Fondo Villa Marini (TE) e dalla decima Fondo della Ceramica di S. Stefano di Camastra (ME). Il 20 marzo a Sanremo (IM) è in programma la GF La Classicissima Sanremo-Sanremo mentre la Medio Fondo d’Abruzzo sarà di scena a Francavilla (CH). Il 3 aprile toccherà invece alla GF Andora (SV). Il 10 aprile sarà la volta della Fondo dedicata al ‘grillo’ Paolo Bettini a Pomarance (PI). Il 25 aprile a Tollo (CH) si svolgerà la Fondo Colli Teatini Vini Tollo, mentre l’8 maggio sarà ricco di appuntamenti anche per il calendario Fondo, con un interessante trittico costituito dalla Fondo Città di Bagnara

Calabra (RC), dalla Fondo della Vernaccia di San Gimignano (SI) e dalla GF di Novara. Il 15 maggio a Ripa Teatina (CH) ci sarà la Fondo Rocky Marciano Bike dedicata all’imbattuto peso massimo italo-americano. 5 giugno e 5 luglio rispettivamente con Fondo di Fara San Martino (CH) e GF Antonino Scopelliti, intitolata all’indimenticato magistrato italiano. L’ultimo appuntamento ACSI Fondo sarà la settima Fondo Angelini Group di S. Giovanni Teatino (CH). Tutte le sfide previste dal calendario ACSI premieranno le seguenti categorie: Junior, Senior (1 e 2), Veterani (1 e 2), Gentleman (1 e 2), Supergentleman A e B (per quest’ultima categoria valide solamente le prove mediofondo) e Woman (1 e 2). I contenders avranno una miriade di spunti con i quali cimentarsi, sia dal punto di vista agonistico che ‘paesaggistico-culturale’, come il circuito Zero Wind Show, pensato su misura per iscriversi e competere senza particolari pressioni di sorta.


Le Tour de Langkawi 2015 - Photo by Bettiniphoto


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CENTRO CITTÀ

Al casello

EMISSIONI ZERO A cura della Redazione

Inaugurata in Germania la prima autostrada riservata alle biciclette. Misurerà 100 chilometri, costerà 180 milioni di euro e sarà utilizzata da almeno due milioni di pendolari

S

cordatevi telepass, tutor e autovelox, perché gli unici veicoli che possono circolare sull’autostrada appena inaugurata a Mülheim an der Ruhr, cittadina della Germania occidentale, sono le biciclette: si chiama Radschnellweg (o, più brevemente, Rs1) ed è stata definita la prima autostrada al mondo per velocipedi. Una volta completato, il percorso dovrebbe essere lungo 100 chilometri e collegare 10 città, tra cui Duisburg, Bochum e Hamm. Il condizionale è d’obbligo, perché Rvr, l’azienda costruttrice dell’autostrada - o meglio: bicistrada - ancora non ha reperito tutti i fondi per ultimarne la messa a punto (nel capitolato sono indicati investimenti per circa 180 milioni di euro). Pochi giorni fa è stato inaugurato il primo tratto della Radschnellweg RS1, da Essen a Duisburg (circa 20 km) lungo il tracciato di una ferrovia in disuso (ferrovie in disuso e fiumi sono i migliori alleati di chi progetta percorsi ciclabili a lunga percorrenza). Le previsioni di Rvr sono entusiastiche: a regime, infatti, la Radschnellweg dovrebbe essere usata da oltre due milioni di pen-

dolari, per un totale di 50mila automobili in circolazione in meno ogni giorno, con la conseguente riduzione di emissioni di CO2, polveri sottili e altri inquinanti che, proprio in questo periodo, abbiamo, nostro malgrado, imparato a conoscere da vicino. Il progetto, fanno sapere i costruttori, è molto più che una semplice pista ciclabile: Rs1 sarà infatti un’infrastruttura extralusso, larga quattro metri, con corsie separate per il passeggio e per i sorpassi, sottopassaggi per i pedoni, asfalto liscio e regolare, illuminazione minima garantita, nessun incrocio e nessun semaforo. Il sogno di ogni ciclista, insomma. A onor del vero, non si tratta del primo progetto del genere. Mentre in Italia l’attenzione al turismo “slow” sta iniziando a crescere solo ora , in alcuni paesi del Nord Europa, infatti, usare la bicicletta per andare al lavoro o per fare la spesa è ormai una routine di moltissime persone. Le piste ciclabili, così come le corsie riservate al transito delle sole biciclette, sono una cosa normale e ogni giorno vengono approvati progetti per il miglioramento della mobilità ciclopedonale. I ciclisti danesi, per esem-

pio, possono sfrecciare sulla Cycle Super Highway, una superstrada di 22 chilometri che connette il centro di Copenhagen con la città di Albertslund e che, nelle intenzioni dei costruttori, dovrebbe essere parte di un network più esteso, che si svilupperà su 300 chilometri di asfalto in tutto il paese. L’Olanda, dal canto suo, si è dotata di un’autostrada per le biciclette lunga sette chilometri, che connette le città di Breda e Etten-Leur. A Londra è in programma la costruzione della East-West Cycle Superhighway, un percorso di 30 chilometri che dovrebbe connettere i quartieri di Acton, nella parte occidentale della città, e Barking, dal lato opposto. Costerà la bellezza di 900 milioni di euro. Anche l’Italia, comunque, non sta a guardare. Uno dei progetti più interessanti è certamente la Ciclovia Vento, un’idea del Politecnico di Milano per connettere Venezia e Torino unendo i 102 chilometri di piste ciclabili già percorribili ad altri tratti che potrebbero diventarlo con interventi abbastanza leggeri, per un totale di 679 chilometri.


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L’ATLETA DEL MESE

Il signore

DELLA DISTANZA A cura di Paolo Mei

Samuele Porro è il numero uno in Italia nel settore delle granfondo e delle marathon in mountain Bike. Campione italiano in carica, nel 2015 ha ottenuto la top-ten ai mondiali di specialità. E il 2016 potrebbe essere l’anno della consacrazione Gli atleti del team Trek Selle San Marco

A

bbiamo incontrato Samuele nel settembre scorso, in occasione della Gimondi Bike a Iseo, in Franciacorta, da lui vinta. Abbiamo conosciuto un ragazzo intelligente, disponibile, ma soprattutto una persona determinatissima. Le sue idee sono chiarissime, la sua voglia di vincere è qualcosa di incredibile. A distanza di qualche mese, all’alba della nuova stagione, lo abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare la sua storia e le sue ambizioni. Samuele, partiamo dal bilancio della stagione passata. Una maglia tricolore, una top-ten a Selva di Val Gardena ai mondiali Marathon, la vittoria alla Gimondi Bike, la vittoria alla Forestière e quella alla Roc Marathon, solo per citare i risultati più eclatanti. Non male come ruolino di marcia: che anno è stato il 2015? Un anno di duro lavoro ripagato da molte soddisfazioni. La stagione è iniziata presto (8 febbraio, in Messico, la prima gara) ed è finita ad ottobre con la Roc d’Azur. Fortunatamente sono riuscito a “staccare” verso fine luglio, potendo preparare molto bene gli ultimi due mesi di corse, quelli in cui ho colto i migliori risultati della stagione.

Ci sono, nella sua particolare storia, alcuni elementi che fanno riflettere: il primo è che lei non è ancora un corridore “a tempo pieno”, il secondo che lei alle gare di distanza ci è arrivato quasi per caso. Ne parliamo? Credo che ognuno abbia bisogno di trovare il proprio “equilibrio” per correre al massimo delle proprie potenzialità. Io personalmente mi trovo molto bene ad allenarmi al mattino e lavorare il pomeriggio. Penso che stare in ufficio spesso mi aiuta ad allentare la tensione delle gare e comunque posso permettermi di variare gli orari, senza mai sacrificare gli allenamenti. E’ vero anche che alle marathon ci sono arrivato quasi per caso, essendo stato fino al 2011 un purista dell’xc. Tutto è iniziato col passaggio alla Silmax di Giuseppe Giordano, a cui devo molto e che mi ha permesso di crescere gradatamente, diventando appunto un maratoneta con alle spalle due maglie tricolori Elite. Infatti iniziai le prime granfondo nel 2012 e poi, quasi per scherzo, sempre lo stesso anno la prima marathon, al campionato italiano di Schio. Capii subito che il mio fisico era portato per le lunghe distanze vi-

sto che senza allenamenti specifici arrivai ottavo. Da lì mi avvicinai gradatamente a questa nuova specialità. Per il 2016, la grande novità è rappresentata dal cambio di casacca, quella della Trek Selle San Marco. I nuovi compagni di squadra si chiamano Damiano Ferraro e Ivan Alvarez. Anno nuovo, vita nuova, nuovi obiettivi e cos’altro? Sarà sicuramente un anno in cui mi metterò in gioco. Non è mai facile cambiare, ancor meno quando lasci un gruppo di amici ed una squadra in cui ti sei sempre trovato a tuo agio. Con Ivan e Damiano sono andato sul sicuro, già li conoscevo e da tempo con Ivan trascorro gran parte degli allenamenti. Ho avuto modo di conoscere meglio gli altri, Fabian, Mattia, Aleksei e Christina con i quali mi trovo molto bene. Quest’anno sarà molto importante fare esperienza in ambito internazionale, parteciperò alla Cape Epic ed alla Transalp in coppia con Damiano, un’esperienza nuova e, come tale, non posso sapere a cosa potremo ambire. Noi di certo ce la metteremo tutta, come sempre! Tra le “cose belle” dell’anno passato, ricordiamo nuovamente che lei ha


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vestito la maglia azzurra ai mondiali, dove ha chiuso settimo. Cosa significa vestire l’azzurro? Vestire la maglia della nazionale è sempre motivo di orgoglio ed uno stimolo in più a fare bene. Oltretutto ho avuto il piacere di indossarla in casa, tra tanti tifosi italiani ed in un evento unico nel suo genere. Spero di proseguire su questa strada e di ritrovarmi ancora il prossimo 26 Giugno a Laissac a difendere quella maglia. Molti addetti ai lavori sono pronti a scom-

Samuele Porro

mettere che quel settimo posto sia solo un punto di partenza per lei. Cosa rispondiamo? Che dire, io sono molto contento della mia prestazione a Selva di Val Gardena. Certamente scorrendo l’ordine d’arrivo in molti mi hanno fatto notare come io sia il più giovane nella top ten, ma nel nostro sport non è tutto così matematico. E’ molto difficile arrivare ad un appuntamento del genere al meglio della condizione ed ancor di più riuscire a fare andare tutto liscio. Sicuramente il mio obbiettivo

sarà quello di migliorarmi, il percorso ho già avuto modo di provarlo e posso tranquillamente dire che mi piace. Sono già impaziente di correre quest’altra sfida! Quali sono le sue caratteristiche tecniche? Io tecnicamente sono in tutto e per tutto un atleta da endurance e prediligo i percorsi tecnici e con tanta salita. Soffro in particolar modo il freddo in gara e se piove faccio davvero fatica a far girare le gambe. Purtroppo al giorno d’oggi il livello tecnico delle marathon italiane è molto basso rispetto alle prove estere, anche se sono convinto che noi italiani abbiamo un buon livello tecnico rispetto ai nostri avversari stranieri. Quali saranno invece le novità tecniche in merito al mezzo per il 2016? Sono molto entusiasta dei nuovi materiali. Adesso sto usando la nuova Trek Top Fuel, equipaggiata con forcella Formula 33 e freni T1R, gomme Maxxis, ruote Alchemist, pedivella PMP, manopole ESI, pedali Exustar, sella Aspide della Selle San Marco e componentistica Mud by Deda Elementi. E’ sicuramente quanto di meglio si possa vere, materiali con ho avuto da subito un ottimo feeling. Raccontiamo ai lettori di INBICI quale sarà, a grandi linee il suo calendario per la nuova stagione? Sarà una stagione frammentata. Da subito un appuntamento importante e fisicamente dispendioso come la Cape Epic, poi avrò sicuramente bisogno di un periodo di stacco per presentarmi ancora in forma per un lungo tour de force. Da metà maggio a fine luglio ci sarà la Capoliveri Legend Cup, Campionato Italiano mx, Mondiale mx e Translp, per citare le più importanti. Sarebbe poi un sogno riproporre un finale di stagione come il passato, riconfermandomi almeno in qualcuna tra le varie Marathon Bike della Brianza, Gimondi Bike, la Forestiere, roc d’Azur. C’è qualcuno che desidera ringraziare? Come già detto credo che sia d’obbligo esprimere la mia riconoscenza alla Silmax per quanto fatto assieme in questi quattro anni. A loro devo molto e li ringrazio in particolar modo per aver compreso le motivazioni della mia scelta che mi ha portato a questo cambio di società. Hanno dimostrato ancora una volta la loro serietà. Grazie anche al team Trek Selle San Marco che mi ha accolto e che è pronto a scommettere su di me. Sogno nel cassetto (si sbilanci pure...)? Ah, certo che mi sbilancio, come sempre il vero sogno nel cassetto è la maglia iridata.


Granfondo fi’zi:k Città di Marostica 2015 - Photo by Newspower


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IL COACH

PANE NERO

benefici alla salute

O FALSO MITO? Pane nero al carbone vegetale

C

on le varietà di prodotti che ogni giorno vengono lanciate sul mercato, il consumatore ha sempre più la necessità di riconoscersi in alimenti nuovi, che lo “stupiscano” e che siano associati a proprietà salutistiche. Infatti con il suo aspetto nerissimo, davvero poco rassicurante, il pane nero colpisce subito l’attenzione. Questo colore infatti, non è proprio allettante in campo alimentare e, per questo, può lasciare perplessi quasi come se fosse stato lasciato in forno un po’ troppo a lungo, ma viene spesso reclamizzato per la sua presunta digeribilità e capacità assorbente e come ausilio per i disturbi gastrointestinali. E’ stato infatti erroneamente considerato dai consumatori un prodotto salutistico e per questo motivo viene venduto a prezzi stratosferici pur trattandosi di un alimento colorato con un pizzico di carbone vegetale dal costo irrisorio. Ecco che il pane nero,

ormai, è diventato il pane del momento, il pane che va di moda e ormai non esiste panificio che non abbia la sua sezione dedicata.

è considerato pane solo quel prodotto che si ottiene dall’impasto di farina, acqua, olio di oliva o - in sostituzione di quest’ultimo - strutto.

CHE COS’E’ IL PANE NERO? E’ un pane la cui ricetta prevede i classici ingredienti con un’aggiunta di carbone vegetale sottoforma di colorante E153 che gli conferisce quel tipico colore nero. Questa aggiunta però è un procedimento che è stato vietato dalla legislazione nazionale ma anche europea; infatti nel pane non può essere utilizzato neppure l’olio di semi, la margarina, il pangrattato e neppure quei lieviti chimici che invece sono consentiti per la produzione di pizze o pasticceria. Il colorante vietato viene aggiunto spesso e volentieri durante la preparazione dei prodotti da forno, assieme all’olio e all’acqua e, non essendo in sintonia con la vigente legislazione, è motivo di sequestro. Infatti,

CHE COS’E’ IL CARBONE VEGETALE? Il carbone vegetale, detto anche carbone attivo o carbone attivato, è una polvere ottenuta dalla lavorazione del legname e dei suoi cascami. Il legno viene sottoposto ad una combustione senza fiamma riscaldandolo ad alta temperatura in atmosfera priva di ossigeno. Il carbone così ottenuto viene quindi trattato per conferirgli la caratteristica porosità, che ne aumenta la superficie assorbente rendendolo particolarmente utile nel settore medico-farmaceutico. Il risultato è una polvere finissima, estremamente porosa, inodore e insapore. Questo carbone trattato può esplicare i suoi benefici come antidoto non specifico, usato ad alte dosi, in grado di inattiva-


53 A cura di Iader Fabbri

Negli ultimi anni, molti panettieri hanno sperimentato una nuova ricetta per produrre un pane che avesse una sostanziale caratteristica che li contraddistinguesse: il colore.

Carbone vegetale

Chi è Iader Fabbri E’ consulente nutrizionale di tutte le Nazionali italiane di ciclismo e commentatore tecnico, in ambito nutrizionale, per la testata giornalistica Rai Sport, per la quale – nell’ultimo Giro d’Italia – ha curato e condotto una striscia quotidiana. E’ relatore in convegni e seminari su sport e alimentazione e collabora, nel settore ricerca, con le Università di Firenze e Pavia. Coach di diversi atleti professionisti di livello mondiale, collabora con diverse riviste giornalistiche nazionali, per le quali cura personalmente rubriche dedicate allo sport, alla nutrizione e al benessere.

re svariati veleni o farmaci nello stomaco, impedendo o ritardando il loro assorbimento. In piccole dosi invece può essere aggiunto in prodotti realizzati con farina, uova, zucchero, miele come ad esempio: fette biscottate, taralli, cracker, gallette, pasticcini, torte, cialde ecc. La legislazione permette la colorazione con minime quantità di carbone vegetale che non è certo in grado di svolgere una funzione attiva contro il meteorismo. E’ conosciuto infatti per alleviare disturbi gastrointestinali come aerofagia, meteorismo, colon irritabile con diarrea. L’uso del carbone attivo è previsto dalla legislazione italiana anche come colorante alimentare ma il suo impiego è consentito, ad esempio, in caramelle e confetti, non però nel pane. QUAL E’ LA VERITA SUL COLORANTE CHIMICO E153? L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza

Alimentare) ha stabilito che “l’effetto benefico sul sistema gastrointestinale si ottiene con l’assunzione di un grammo di carbone vegetale almeno 30 minuti prima del pasto e di un altro grammo subito dopo il pasto”. Si tratta quindi di quantità difficilmente raggiungibili attraverso una semplice colorazione. Oltre a ciò, non esiste prova di una presunta azione cancerogena del carbone attivo, sia come farmaco che come integratore da banco o come colorante. Infatti, nell’elenco attuale dell’Agenzia europea IARC - la massima autorità riconosciuta nell’aggiornamento di sostanze cancerogene certe, probabili o possibili - non figura questo colorante, né vi sono indizi in tal senso. E’ molto improbabile che le minime dosi di colorante aggiunte all’impasto del pane possano avere effetti percepibili sulla salute del consumatore; tuttavia coloro che devono assumere farmaci potrebbero subire un effetto negativo del carbone

sull’assorbimento del medicinale. Resta comunque deplorevole la gravità di queste frodi alimentari: richiamando l’attenzione sul colore nero, si fa credere al consumatore che si tratti di “pane nero” come quello di una volta, ricco di fibre alimentari e prodotto con sfarinati di segale o di altri cereali integrali. Il pane nero non è permesso e i prodotti di panetteria colorati con carbone vegetale non svolgono alcuna funzione attiva sull’organismo. Il colore, perciò, è solo una forma estetica, un espediente per aggiungere un nota diversa a tavola, un effetto marketing proposto a caro prezzo dagli stessi rivenditori che fanno di questi prodotti la panacea di tutti i mali. Forse condurre uno stile di vita più sano ed equilibrato e mantenere un’alimentazione corretta può essere sicuramente più benefico rispetto al consumo di questi prodotti che spesso prendiamo come scorciatoie erronee per sentirci al passo con le mode


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LE GRANDI RIVALITÀ DEL CICLISMO

E POI ARRIVÒ “IL CANNIBALE” A cura della Redazione

Gimondi, trionfatore al Tour del 1965, sembrava il più forte. Ma tre anni dopo il ciclismo scopre un gigante di nome Eddy Merckx. Che cambierà per sempre la storia di questo sport Eterni rivali, Eddy Merckx e Felice Gimondi due campioni del ciclismo mondiale

“S

ono nato nell’epoca sbagliata”. Lo diceva - e lo dice ancora - Felice Gimondi, riferendosi al campionissimo che gli tolse almeno la metà dei sorrisi: “Mi ritenevo il numero uno, poi però nel ‘68 è arrivato uno che ha iniziato a menarmi di brutto, questo lungo e grande atleta belga che andava forte dappertutto, soprattutto da dicembre a gennaio. Eddy Merckx è il dolce rimpianto di Gimondi - era una macchina nata per vincere. Forse se non l’avessi trovato sulla mia strada anche io avrei vinto cinque giri d’Italia e due Tour de France”. In ogni caso, la rivalità fra Gimondi e Merckx resta uno dei dualismi più eccitanti della storia del ciclismo moderno. Dal 1964 al 1978, i due fenomeni hanno scritto la storia di questo sport. Certo, mentre tra Coppi e Bartali o tra Moser e Saronni nessuno può davvero dire chi fosse il più forte, tra i due campioni degli anni ‘70, il

“Cannibale” - come certifica il palmares - aveva senza dubbio qualcosa in più. Gimondi era un campione, Merckx un fenomeno. Gimondi un fuoriclasse, Merckx un marziano. “Abbiamo corso insieme tanti anni - ha detto il belga in occasione dei 70 anni del rivale - e sono stati anni di battaglie, di scontri all’ultimo chilometro, di duelli d’altri tempi. Penso che sia stato bello gareggiare insieme, erano battaglie sportive che esaltavano noi corridori e la gente che ci seguiva per strada. Poi poteva vincere uno o poteva vincere l’altro. Anche se - amava ripetere il fiammingo con una punta di civetteria - spesso vincevo io. Senza di me probabilmente Felice avrebbe vinto di più”. Parole sante, anche se - all’epoca - i campioni non mancavano. Pensiamo a De Vlaeminck, Godefroot, Poulidor, Ocana, Dancelli, Motta, Bitossi, Adorni. Tutta gente che, quando era in giornata, poteva battere chiunque. Certo, Gimondi - rispet-

to a questi - aveva qualcosa in più. Era un ciclista costruito per vincere: vinceva in salita, a cronometro e talvolta è capitato che vincesse anche in volata. Ma Merckx era comunque di una spanna superiore e, quando decideva che quella corsa doveva essere sua, non falliva mai. Eppure Gimondi la superiorità di Merckx l’ha ammessa, con chiarezza, solo quando ha appeso la bicicletta al chiodo. Prima, quando correva, non si è mai arreso, neppure all’evidenza. Con la tenace testardaggine di tutti i bergamaschi, ha lottato chilometro dopo chilometro con il rivale, buttando il cuore oltre l’ostacolo. Quando Merckx inseriva la marcia e faceva il vuoto, lui - con tenacia ed eroismo - continuava a pedalare del suo passo, stringeva i denti, lottava con l’acido lattico e poi, dopo il traguardo, faceva i complimenti e ai microfoni diceva: “Sono stato il più forte. Tra quelli di questo pianeta…”.


A TUTTI GLI ISCRITTI 1 NOTTE

* Soggiorno gratuito da usufruire in una delle strutture logo Associazione Albergatori, per ogni iscritto a condizione che sia accompagnato almeno da un pagante.

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C A M P I O N AT O N A Z I O N A L E G R A N F O N D O E M E D I O F O N D O

29 MAGGIO 2016 A.S.D.

2016

I N F O E I S C R I Z I O N I 3 4 7 3 5 0 0 4 6 9 | 0 7 3 5 5 9 1 1 5 4 | W W W . G F S A N B E N E D E T T O D E LT R O N T O . I T

TROFEO


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ELBA BIKE TOUR

PEDALARE CIRCONDATI DAL MARE

La Granfondo Elbaleatico partirà dal centro storico di Portoferraio - Photo by Play Full

U

n’esperienza senza pari. Questo offre il rinnovato Elba Bike Tour, il giro dell’isola d’Elba a tappe, che andrà in scena dal 24 al 29 aprile 2016 giunto alla quarta edizione. Una settimana piena, che permetterà ai partecipanti di andare alla scoperta della più bella isola dell’Arcipelago Toscano e una tra le più belle dei mari italiani, ma soprattutto la terza isola italiana per estensione. Un giro di ben sei tappe, “stretto” attorno al ponte del 25 aprile, con una formula già collaudata e sicuramente accattivante. Trasferimento a velocità turistica verso il tratto cronometrato, attraversando località e scorci panoramici capaci di lasciare senza

fiato anche i più coriacei, per poi sfogare tutta la propria vena agonistica lungo la frazione cronometrata (non solo salita, ma percorsi misti, in modo da potere assecondare le varie caratteristiche atletiche). Terminata la fatica, il ricco ristoro fornirà le giuste energie per il rientro alla base a velocità libera e in piena autonomia su strade totalmente frecciate. Il pranzo in albergo farà da preludio al pomeriggio libero, mentre la sera, prima di cena, si terrà il briefing dove verrà illustrata la tappa del giorno successivo, quindi la cena in un’atmosfera da ritiro professionistico. Una vera vacanza, visitando e scoprendo

una delle più belle isole d’Italia, ma con la possibilità di portare a casa un ottimo allenamento in previsione degli impegni agonistici della stagione che starà per entrare nel vivo da lì a poco. La prima tappa sarà la Granfondo Elbaleatico, con tre percorsi su strada e uno in fuori strada. La partenza sarà alla francese e, a seconda dei percorsi e della tipologia, si affronteranno una o più salite cronometrate, che daranno spazio alla prima stesura della classifica. Da qui seguirà il trasferimento a Marina di Campo, base logistica del giro. Una tra le emozioni più belle di un giro a tappe è quella di conoscere nuova gente e di stringere nuove amicizie. Emozione che sarà


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Elba Bike Tour Grandi Eventi A cura della Redazione

Una settimana sull’isola “napoleonica”. Sei tappe con trasferimenti turistici e tratto cronometrato. Quote di adesione assolutamente competitive per affinare la preparazione in vista della stagione fondistica

il tratto distintivo dell’Elba Bike Tour 2016. Tutto il giro sarà caratterizzato dalla formula mista Cicloturismo+Agonismo, in modo da potere sfogare la propria vena agonistica, ma anche avere l’occasione di godersi nel migliore dei modi gli stupendi paesaggi dell’isola. Dal 25 aprile il Giro entrerà nel vivo, offrendo un format identico per le cinque tappe restanti. La partenza, sempre di mattina, sarà una per tutti. Dopo avere effettuato la spunta sul tappeto elettronico al fine di evitare che qualcuno si avvantaggi, il gruppo muoverà compatto a velocità turistica verso il tratto cronometrato. Questo primo trasferimento

Elba Bike Tour Grandi Eventi è una nuova realtà nata con lo scopo di valorizzare, grazie ad eventi ciclistici a 360°, il complesso ed esaustivo territorio dell'Elba. Questo il calendario delle manifestazioni organizzate dall'Elba Bike Tour Grandi Eventi, che offrono tante possibilità di potere godere l'isola d'Elba senza lo stress e la confusione dell'alta stagione.

23 APRILE

8-9 OTTOBRE

24 APRILE

15-16 OTTOBRE

25-30 APRILE

17-22 OTTOBRE

La Napoleonica - Cicloturistica riservata a bici d'epoca - Portoferraio Granfondo Elbaleatico Portoferrario Elba Bike Tour Marina di Campo

permetterà di godersi gli stupendi panorami che l’Elba sa regalare in ogni angolo. Il tratto cronometrato verrà, ovviamente, affrontato a velocità libera e qui, ogni partecipante darà il meglio di sé. Giunti al termine della prova, un ricco ristoro reintegrerà le forze. Da qui ognuno potrà fare rientro autonomamente all’arrivo seguendo la frecciatura del percorso in modalità escursionistica godendosi ancora una volta i meravigliosi panorami che circondano l’isola. Una volta rientrati al punto di partenza, sarà nuovamente necessario passare sul tappeto elettronico al fine di segnare il proprio arrivo. In ogni istante i partecipanti saranno sempre accuditi dall’organizzazione pronta a

2a Raggio Verde - Enduro MTB Marciana Rally MTB dell'isola d'Elba Marina di Campo Elba Bike Tour MTB Rio Marina

soddisfare ogni loro necessità. Il pomeriggio sarà libero e ogni “girino” potrà sfruttare come meglio crederà il proprio tempo, anche scegliendo una delle varie attività proposte dall’organizzazione, quali visite a musei, a centri storici, piuttosto che ad aziende agricole e/o cantine locali. La sera, prima di cena, si terrà il briefing dove verrà illustrata la tappa del giorno dopo e verranno consegnate le maglie da leader di classifica al primo uomo e la prima donna assoluti, mentre al termine del giro le premiazioni avverranno per categoria. Dopo cena non mancherà certo l’animazione, per chiudere nel migliore dei modi la giornata.


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DONNA INBICI

LAURA BELLANTONI L’AVVOCATO VOLANTE L

aura, da dove nasce la sua passione per la biciclette? La mia passione non ha radici lontanissime. Nel settembre del 2008 ho iniziato a conoscere questo sport come forma di aggregazione e di socializzazione. Diciamo che io ho iniziato a pedalare come se fosse una sfida personale, per vedere e capire quanti chilometri sarei stata in grado di percorrere in compagnia di persone più allenate di me. Le prime gare? Beh, inizialmente facevo soltanto delle lunghe passeggiate sul lungomare “Falcomata” di Reggio Calabria, poi comprai la prima bici da corsa nel 2009 e da lì cominciai a fare delle uscite domenicali con dei gruppi ciclistici locali. Diciamo che in sella alla MTB ho scoperto le bellezze dei miei

luoghi, ma la prima gara fu nel 2012. Cosa ricorda di quel giorno? Ho un ricordo fantastico. Si trattava di una cronometro a squadre con uno scopo benefico, si raccoglievano fondi per la ricerca sulla fibrosi cistica. Oltretutto, la mia squadra vinse la categoria femminile, fu un inizio esplosivo per me. La sua passione per il ciclismo però non si limita al solo aspetto agonistico, tanto che lei è impegnata su più fronti, giusto? Sì, vero. Premetto che, con il tempo, la mia passione per questa disciplina è aumentata costantemente anno dopo anno. Premetto anche che il mio tempo a disposizione per gli allenamenti è sempre più ristretto a causa della mia professione di avvocato. Questa situazione ha fatto sì che, quasi per gioco, ho iniziato a partecipare

alle manifestazioni ACSI come giudice di gara, ovviamente dopo aver frequentato il corso per giudici di gara della provincia di Reggio Calabria. Negli ultimi anni ho anche ricoperto più volte il ruolo di Presidente di Giuria, grazie alle conoscenze acquisite in questi anni in materia ciclistica. Il suo è un ciclismo a 360°… Assolutamente sì. Diciamo che il mio punto di vista è completo e questo grazie al fatto che l’aspetto dirigenziale-organizzativo mi ha certamente completata. La cultura ciclistica si acquisisce di anno in anno e in questo modo si scoprono le sfaccettature più diverse di questo sport. Oltretutto, il 2015 è stato un anno importante con alcune novità molto positive per me. A fine anno mi sono trovata a sostituire il Responsabile Provinciale del Comitato


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A cura di Paolo Mei

Dalle prime passeggiate con gli amici alle prime gare, per poi diventare giudice di gara e infine responsabile del comitato ACSI della provincia di Reggio Calabria. La storia di una “donna in carriera” con la passione per le due ruote

Reggio Calabria e così ho ricoperto la carica di delegata di tale comitato al Convegno Nazionale ACSI Ciclismo lo scorso 7 novembre. Il movimento di una regione come la Calabria è certamente diverso da quello delle regioni del Nord o del Centro Italia. Questo suo impegno nel mondo dirigenziale del ciclismo quanto è importante per la sua regione? Credo sia importantissimo e sono orgogliosa di poter dire la mia e essere in qualche modo portavoce della mia regione. Proprio il 7 novembre ho avuto modo di incontrare e conoscere il Responsabile Nazionale di ACSI Ciclismo, il dottor Emiliano Borgna, persona carismatica, preparata e disponibile. Quest’incontro è stato determinante, mi ha permesso proprio di

confrontarmi con lui. Ho potuto mettere al corrente i vertici di ACSI sulle differenze tra la nostra realtà e i comitati del Nord. L’incontro con il dottor Borgna ha permesso di focalizzare i settori su cui puntare per fare crescere il movimento anche in meridione. Quali saranno le novità per il futuro in seno ad ACSI nella sua regione? Molte, proprio grazie al confronto con l’Avvocato Emiliano Borgna abbiamo realizzato l’idea di dare un tocco diverso a Reggio Calabria in questo 2016 con l’assegnazione di 2 importanti manifestazioni Nazionali Acsi Ciclismo: la Coppa del Mondo di mtb Acsi denominata “Aspromarathon” che si celebrerà nel paesaggio aspromontano calabrese il 2 ottobre 2016 e il Campionato Centro Sud cronometro a squadre e a cop-

pie che invece si celebrerà nel km definito più bello d’italia il “Lungomare Falcomata’” il 1 maggio 2016. Il Comitato Acsi ciclismo di Reggio Calabria ha in serbo una stagione ciclistica 2016 molto articolata sia per il numero di gare che le Asd affiliate organizzeranno sul territorio sia per la varietà delle manifestazioni che abbraceranno tutte le specialità di questo sport, ovvero il Campionato ciclocross Acsi in collaborazione con La Sicilia, molteplici gare su strada a circuito, mediofondo, gare di mtb e cronometro. Sarà una stagione variegata al fine di creare la novità e non essere ripetitivi nella scelta dei campionati. Laura, la ringraziamo per le sue parole e per la sua disponibilità. Grazie a voi e buon ciclismo agli amici di INBICI!


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CICLO & VENTO

L’EXPÒ DEL

PEDALE

A cura della Redazione

Il 20 maggio a Cesenatico apre il sipario la 21ª edizione della Fiera del Ciclo. Aspettando la Nove Colli, un’occasione per fare shopping tra le ultime novità del settore bici

M

aggio è un mese di grandi suggestioni, di giornate incantevoli, tiepide e finalmente lunghe, il mese ideale per chi ama andare in bicicletta. Per questo, storicamente, a Cesenatico - perla turistica dell’Adriatico - la terza e la quarta settimana di maggio sono interamente dedicate al ciclismo. Il “taglio del nastro”, come tradizione impone, è con Ciclo & Vento, fiera internazionale del ciclismo, prevista per venerdì 20 e sabato 21 maggio, che anticipa e prepara la leggendaria Nove Colli del 22 maggio. Quest’anno Ciclo & Vento compie ben ventuno anni. La rassegna è diventata “grande” in tutti sensi, accoglie otre trentamila persone, ciclisti amatori con le famiglie, professionisti o semiprofessionisti, curiosi e turisti, tutti insomma, accomunati dalla grande passione per la bicicletta. La fiera si colloca in centro città, piazza Andrea Costa e viale Carducci, per capirci sotto il grattacielo, completamente libera negli accessi e gratuita. Le ultime

edizione hanno sfiorato le cento ditte partecipanti e, anche quest’anno, il trend di crescita non si arresterà. Nomi illustri, Colnago, Kemo, Bianchi, Pinarello, Selle Italia, Shimano, Bike Passion GMBH proveniente dalla Germania, KTM Fahrrad GMBK dall’Austria, E-Net Doo dalla Slovenia, gli olandesi della Cicling Sport Group Cannondale, i tedeschi della Canyon, gli svizzeri della Haute Route, i britannici della Endura LTD. Oltre a una grande diversificazione nel merito della componentistica, la fiera offre al ciclista veramente tutto: caschetti, occhiali, abbigliamento, scarpe, tutti gli accessori tecnologici del wellness e del fitness, integratori, preparatori atletici, consulenti e le migliori riviste del settore. Mille sono le opportunità da conoscere e le novità da provare. La fiera apre alle ore 9.00 e chiude alle ore 22.30, sia il venerdì che il sabato. L’evento è animato da esibizioni sportive (spinning e pilates) e dalla musica di Radio Bruno. D’alto canto un po’ di relax è necessario dopo il lungo allena-

mento dei mesi invernali in previsione del grande appuntamento: la Nove Colli. E qui in fiera ci sono gli ultimi ritocchi, il ripasso generale prima del grande evento, il giusto abbigliamento ergonomico e leggero, i rifornimenti alimentari necessari per non morire in corsa perché duecento chilometri in collina non sono pochi. La Fiera Ciclo & Vento è un momento di gioia per tutti, per gli utenti fruitori degli stand e per la città. Fondatori e organizzatori sono Confartigianato Federimpresa Cesenate e Confesercenti Cesenate, associazioni di categoria che ventuno anni fa hanno pensato l’expo come volano primaverile per il turismo di Cesenatico, una opportunità per creare interesse anche in bassa stagione. Una bella idea sicuramente fortunata che, come certificano i numeri, ha portato tanta soddisfazione. Insomma, la Romagna è pronta ad accogliervi: qui, da sempre, il sorriso è contagioso e in queste due giornate chi ama la bicicletta trova a Ciclo & Vento un vero paradiso. www.cicloevento.it


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NALINI SPORTWARE

CLASSICA JACKET, PROTEZIONE TOTALE A cura della Redazione

Disegnata da Nalini per la collezione invernale 2015/16, CLASSICA Jacket fa parte della linea Red Label, una soluzione che vuole offrire al ciclista la massima libertà di movimento e il top delle prestazioni dal punta di vista del comfort e dei risultati. i tratta di una giacca tecnica composta da un tessuto a tre strati con l’interno in pile termico. Grazie alle sue proprietà traspiranti, CLASSICA permette al ciclista di non sudare eccessivamente durante lo sforzo fisico, mentre l’applicazione di un’apposita membrana interna consente una protezione ottimale dal vento. Nella stagione autunnale è importante che le goccioline di umidità presenti nell’aria non penetrino all’interno del tessuto ed è per questo che la giacca è stata sottoposta al trattamento idrorepellente W.R.T. CLASSICA si presenta come un capo dal design essenziale e pulito, completato da tre tasche posteriori (di cui una con zip), da un elastico siliconato al fondo (per evitare fastidiosi sventolamenti) e dall’interno collo realizzato in tessuto antipilling. La sua vestibilità - definita “regular” - è pensata infine per soddisfare le esigenze dei ciclisti che preferiscono godersi una pedalata in completo relax.


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KUFSTEINER LAND RADMARATHON

Nel cuore

DEL TIROLO F

orse per i cicloamatori italiani l’appuntamento non è particolarmente conosciuto, ma la Kufsteiner Land Radmarathon, in programma in Austria l’11 settembre prossimo, ha tutto per diventare, anche nel Belpaese, un appuntamento di rilievo assoluto, da santificare come i grandi eventi del calendario italiano. In primis, per la vicinanza con il confine e, inoltre, per la bellezza di Kufstein, località affascinante

incastonata nell’Austria tirolese, a ridosso del fiume Inn e a pochi chilometri dalla Baviera, in uno degli scorci dolomitici più suggestivi. Ad organizzare l’evento, non a caso, è il locale ufficio del turismo che considera la Kufsteiner Land Radmarathon una delle grandi attrazioni dell’autunno austriaco. Alla consolle anche la Radsportevents Tirol, agenzia di organizzazione eventi sportivi capitanata da Frank Rietzler.

La partenza della gara è fissata per le ore 9 dell’11 settembre dalla suggestiva Oberer Stadtplatz. Le iscrizioni (dai 30 ai 50 euro, a seconda del periodo in cui ci si iscrive) sono partite il 1 gennaio 2016, ma per gli appassionati italiani la gara potrebbe essere completamente gratuita. L’evento teutonico, infatti, sarà la prova jolly dell’InBici Top Challenge. Ciò significa che tutti gli iscritti al neonato circuito saranno invitati a partecipare gratuitamente


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A cura della Redazione

Alla scoperta dell’affascinante gara austriaca, prova jolly del circuito InBici Top Challenge

alla manifestazione. Una grande opportunità che la località di Kufstein, in un’ottica di promozione del territorio, ha voluto regalare ai ciclisti italiani proprio con l’intento di ampliare i suoi confini, attirando nuovi turisti. Il percorso è uno scioglilingua: Kufstein – Thiersee - Langkampfen - Mariastein - Schönau - Breitebach - Reintalerseen - Kramsach - Brandenberg - Aschau Kramsach - Kundl - Breitenbach - Kleinsöll

- Angerberg - Angath - Kichrbichl - Bad Häring - Schwoich – Kufstein. Più semplicemente la gara attraverserà alcune splendide località del Tirolo austriaco che, nel mese di settembre, offre anche condizioni meteo ideali per la pratica del ciclismo. Insomma, un evento nuovo selezionato per voi da InBici, che considera - in prospettiva - questo appuntamento uno dei più interessanti del calendario internazionale. Un’occasione per uscire dagli italici

confini e provare qualcosa di nuovo. Pedalare tra le strade del Tirolo, ne siamo certi, vi conquisterà. Per le informazioni ed iscrizioni si può consultare il sito www.radsportevents.com/www.kufstein. com/www.sportedv.com Partner ufficiale per l’Italia è Ciclo Point di Sarzana ciclopoint@libero.it - T. 0187/1780748.


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1) La vittoria più bella? Il Giro del Trentino del 1996. Assieme all’affermazione nel Giro dell’Appennino, doveva essere il preludio ad un grande Giro d’Italia e, invece, alla fine, dovetti mettermi a disposizione del mio compagno Tonkov…

DOMANDE A... A cura di Mario Pugliese

WLADIMIR BELLI *Wladimir Belli, 45enne di Sorengo, è stato - a cavallo del nuovo millennio - uno dei ciclisti italiani più continui e regolari. Professionista dal 1992 al 2006, conta diversi successi di tappa in corse italiane ed estere. Il suo nome salì alla ribalta nel 1990, quando vinse il Giro d’Italia dilettanti battendo Pantani e Gotti.

2) La sconfitta più bruciante? Quando venni squalificato, per via del famoso pugno al “tifoso”, al Giro d’Italia del 2001. Ero terzo in classifica generale, ma avrei potuto anche vincere 3) Pentito per quel cazzotto? Non troppo. Perché alla fine, esaminati attentamente i fatti, tutti mi diedero ragione 4) Il più forte ciclista con cui hai mai pedalato? Miguel Indurain. Per la classe del corridore e la signorilità dell’uomo

5) Il direttore sportivo più bravo? Soprattutto per la sua grande capacità di lavorare con i giovani, dico Pietro Algeri

6) Su Pantani è stata detta e scritta tutta la verità? E’ stato scritto molto, ma certe verità credo non le sapremo mai. Quello che posso dire è che, in mezzo al gruppo, tanti corridori, oscurati dalla sua grandezza, erano invidiosi di Marco… 7) Chi vincerà il prossimo Giro d’Italia? Spero Nibali, che è un grande e ha tutto per riscattare le ultime delusioni nelle corse a tappe 8) Il favorito al Tour de France? Dico Froome, ma spero Aru che può regalarci grandi soddisfazioni 9) Moser o Saronni? Senza nulla togliere a Francesco, io sono sempre stato “saronniano” 10) Il giovane italiano più promettente? Mi allineo al pensiero di tutti e, soprattutto per le classiche, dico Gianni Moscon del Team Sky

Wladimir Belli


Strade Bianche 2015 - Photo by Bettiniphoto


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CAPE EPIC FONDAZIONE RICERCA FIBROSI CISTICA

ARRIVIAMO

Matteo Marzotto e Iader fabbri

L’

anno scorso l’Australia, quest’anno la “Cape Epic”, il prossimo anno - chissà - un trekking sulla luna. Iader Fabbri e Matteo Marzotto - ufficialmente “coach” e “allievo” ma, prima di tutto, amici per la pelle - ogni anno alzano l’asticella di un dentino: “In realtà - spiega il nutrizionista della nazionale italiana di ciclismo quest’anno l’asticella l’abbiamo alzata di un bel po’. La Cape Epic è considerata la gara di mountain bike più dura del pianeta e dunque arrivare al traguardo non sarà facile”. Dalla loro parte hanno l’affiatamento (“Io e Matteo ci conosciamo alla perfezione”), a

congiurare contro la scarsa attitudine agli sterrati. Per il resto, li attende l’inferno, ovvero otto tappe (una in più delle scorse edizioni) per settecento chilometri con 15mila metri di dislivello, un’escursione termica altissima ed un terreno che, sotto le ruote, passa dalle pietre alla sabbia e dall’erba al fango. Più che una gara un’impresa, tanto che la domanda sorge spontanea: ma chi ve lo fa fare? “Abbiamo tanti obiettivi - spiega Iader Fabbri - in primis, la campagna a favore della Fondazione per la Fibrosi Cistica. Andremo in Sudafrica con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su questa terribile malattia e, dopo tanti ‘Bike Tour’, dare un nuovo im-

pulso alla raccolta fondi da destinare alla ricerca. Per me e Matteo è un obiettivo primario, probabilmente lo stimolo più forte per arrivare fino in fondo”. Il secondo motivo della spedizione sudafricana è più complesso ma altrettanto valido: “Un altro messaggio che vorremmo trasmettere - prosegue Fabbri - è quello legato ai corretti stili di vita e all’importanza di vivere sempre in maniera sana e dinamica, che sono un po’ i concetti cardine del progetto ‘Iader Life’. Portando alla Cape Epic Matteo Marzotto vorremmo far capire che anche un imprenditore di altissimo livello come lui, dunque oberato da una miriade di impegni quotidiani, se al-


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A cura della Redazione

Anche Iader Fabbri e Matteo Marzotto saranno al via della massacrante corse a tappe sudafricana: “Lo facciamo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla ricerca, ma anche per dimostrare che, con un regime alimentare corretto ed il giusto allenamento, si può restare in forma tutta la vita”

Iader fabbri

Matteo Marzotto

lenato in maniera corretta, può cimentarsi, senza alcun limite, in tutte le gare del mondo. Vorremmo che la gente capisse che, con il giusto regime alimentare e con un training adeguato, si può rimanere in forma tutta la vita, perché un’attività fisica regolare rende l’uomo ‘libero’, lo pone cioè nella condizione di poter scegliere di affrontare qualsiasi performance in qualsiasi momento della sua esistenza. E’ una filosofia che, nella mia professione, applico in maniera convinta e l’avventura alla Cape Epic dimostra che, noi per primi, ci crediamo davvero”. Ma, da un punto di vista agonistico, quali sono gli obiettivi della coppia Fabbri - Mar-

zotto? “Noi venderemo cara la pelle - prosegue Iader - anche se, oltre alle difficoltà generali, ci attende, per questioni anagrafiche, una categoria particolarmente impegnativa. Ho grande fiducia in Matteo, che è un atleta tenace e anche di una certa esperienza. Per quanto mi riguarda, nel mio ruolo di ‘coach’, cercherò di impostare l’allenamento migliore e di prescrivere il regime dietetico più efficace. Per il resto ci misureremo in un contesto nuovo, perché mentre in Australia l’organizzazione era piuttosto ‘avventurosa’, la Cape Epic si svolge sotto l’egida dell’UCI e dunque con regolamenti molto severi. Sul piano della logistica, insomma, sarà come affrontare

una corsa per professionisti”. Ma dopo una gara come la Cape Epic, il prossimo anno, sarà ancora possibile alzare l’asticella? “Il prossimo settembre - conclude Iader - Marzotto compie 50 anni, una ricorrenza che merita di essere celebrata in modo speciale. Abbiamo un progetto, che per il momento teniamo secretato, ma che non c’è dubbio alzerà l’asticella ancora di parecchio”. Che stiano pensando sul serio alla luna?


70 A cura della Redazione

Il 16 luglio a Trento si rinnova l’appuntamento con la ciclo-turistica vintage inserita nel calendario del Giro d’Italia d’Epoca

“LA MOSERISSIMA”

Viaggio

NELLA MEMORIA “L

a Moserissima – 2ª Ciclostorica di Trento” è la cicloturistica d’epoca che sabato 16 luglio farà pedalare gli appassionati indietro nel tempo, su strade bianche e percorsi lontani dal traffico, fra la città di Trento e i dintorni. L’evento nacque dalla brillante intuizione di Elda Verones, direttrice dell’ApT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi e “inventrice” della GF “Charly Gaul”, che decise di festeggiare il decennale de “La Leggendaria Charly Gaul” facendo rivivere sulle strade trentine l’atmosfera del ciclismo eroico con un evento vintage, inserito nel calendario del Giro d’Italia d’Epoca. “La Moserissima”, infatti, è l’unica manifestazione del Trentino-Alto Adige annoverata nel circuito che raccoglie le principali ciclostoriche del nostro paese e promuove la pratica del cicloturismo d’epoca: in questo tipo di manifestazioni gli appassionati possono scoprire in tutta tranquillità le attrattive offerte dai territori e condividere la propria passione per bici e abbigliamento vintage, anche frequentando mercatini o iniziative di contorno dedicati al ciclismo

La Moserissima edizione 2015 - Photo by Newspower

che fu. “La Moserissima”, dunque, s’inserisce perfettamente in questo filone di manifestazioni e sarà un evento non competitivo, dove l’ordine d’arrivo non conta e i partecipanti vengono premiati in base all’abbigliamento che indossano o al tipo di bicicletta che utilizzano. La ciclostorica di Trento non poteva che essere dedicata a Francesco Moser e alla sua famiglia, una dinastia che ha scritto la storia del ciclismo in Italia e nel mondo. Inoltre, il campione trentino ha collaborato sin dall’inizio con l’organizzazione per tracciare l’itinerario de “La Moserissima”, sviluppato principalmente su strade poco trafficate e sterrati, sfruttando il vasto patrimonio di piste ciclabili del Trentino. L’itinerario partirà da Piazza Duomo, nel cuore di Trento, per concludersi nuovamente nel centro storico della Città del Concilio, in Piazza Fiera, dopo un tuffo nel passato lungo 58 km. I cicloturisti pedaleranno lungo le rive del fiume Adige, fra meleti e vigneti, per proseguire poi alla riscoperta dei caratteristici borghi nei dintorni di Trento e della Via Claudia Augusta, l’antica strada romana che percorreva la Valle dell’Adige. Lungo il

percorso verranno allestiti ristori con cibo, bevande “d’epoca” e prodotti tipici, dislocati alla cantina CAVIT di Trento e a Maso Villa Warth, l’azienda agricola di Francesco Moser nella frazione di Gardolo di Mezzo, dove sarà possibile anche visitare il Museo del Ciclismo. Buona parte del percorso, come detto, si snoderà lungo circa 20 km di piste ciclabili ma ci sarà spazio anche per 12 km di “leggendarie” strade bianche, tornate popolari anche fra i pro, con circa il 20% del percorso in sterrato. “La Moserissima” è un raduno cicloturistico internazionale non competitivo con biciclette da corsa d’epoca costruite prima del 1987, per prendervi parte basterà accedere al sito www.lamoserissima.it dove sono disponibili tutti i dettagli per completare l’iscrizione e i links turistici per godersi un soggiorno a Trento e dintorni durante la settimana della ciclostorica. “La Moserissima” è organizzata dall’ApT Trento, Monte, Bondone, Valle dei Laghi in collaborazione con l’Asd Charly Gaul Internazionale, lo stesso team che orchestra anche “La Leggendaria Charly Gaul”, di scena proprio durante il weekend della ciclostorica trentina.


Prior to the advanced development of Graphene, there was always the requirement of compromising between speed, grip, durability and pucture protection. Effectively, the introduction of Graphene allows for the natural barriers of rubber to be removed, which means that there is no longer the need for such compromises. All these features are now reaching their maximum possibilities. vittoria.com #NO COMPROMISE


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BIKE MASTER

IL MEGLIO DEI MARCHI dentro una

A cura della Redazione

I migliori brand del mondo bike collegati ai punti vendita dove puoi trovarli, la vetrina per richiederne l’acquisto e redazionali a tema. Semplicità ed efficacia come non credevi possibile.

S

embravamo un popolo poco digitale. Quelli che per fare acquisti se non ci vanno di persona piuttosto rinunciano. Invece sorpresa! Le ultime statistiche mostrano uno scenario decisamente differente. l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - Politecnico di Milano - ci dice che nel 2015 più di 15 miliardi di Euro gli italiani li hanno spesi on-line. “In Italia la penetrazione dell’e-commerce sul totale del mercato retail sta crescendo e passa dal 3,6 al 4% nell’ultimo anno”, afferma Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio. Il 43,5% degli utenti di Internet effettua acquisti in rete. Va da sé che per rispondere ad una domanda così importante si rende necessaria una rivoluzione del comparto e-commerce, che deve essere snello, proponendo piattaforme di semplice utilizzo, accessibili ovunque e su tutti i device. Il mercato delle App in questo senso ha avuto un forte incremento. Acquistare dal

proprio smartphone è diventato un piccolo lusso che piace sempre a più persone. In generale il mercato delle applicazioni propone un’offerta molto incentrata sull’acquisto. Brulica il panorama dei negozi on-line, mentre più rare sono le soluzioni che integrano contemporaneamente altre funzioni. Da febbraio su App Store farà il proprio ingresso sul mercato un’App davvero completa, che si pone come punto di riferimento sia per l’informazione per tutti gli appassionati di bici che come shop on line. Bike Master presenta diverse sezioni dedicate e tante possibilità sia per l’utente che per l’investitore. La sezione magazine, in collaborazione con InBici, consente di essere sempre sintonizzati con la propria passione, mentre Il calendario completo delle Gran Fondo, in collaborazione con Dalzero.it, permette di avere sempre sott’occhio le competizioni in programma. L’intuizione davvero geniale è il costante collegamento con i marchi. Ogni

brand è collegato circolarmente a varie sezioni: tutti i redazionali, articoli e le news in cui viene citato il marchio, una vetrina prodotti per vedere i migliori articoli in vendita e infine i negozi dove è possibile richiederne l’acquisto. Quest’ultima sezione è dedicata a coloro che preferiscono toccare con mano: cliccando sull’icona negozi è infatti possibile trovare subito i punti vendita fisici dove trovare gli articoli di interesse. Emerge chiaramente un doppio vantaggio: grande visibilità per negozi e marchi da un lato e semplicità di acquisto per l’utente. Una sola applicazione, un condensato di tanti servizi e possibilità, una visione a 360° sul mondo bici: Bike Master è tutto questo. A noi è piaciuta molto, a voi non resta che provarla. Contattaci! Per informazioni commerciali e inserzioni pubblicitarie: info@bikemaster.it


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LUIGI MALABROCCA

GLI ULTIMI SARANNO I PRIMI A cura di Mario Pugliese

Ricorre quest’anno il 10° anniversario della morte di un grande personaggio del ciclismo degli anni ‘40. “Luisin” era identificato col simbolo, oggi scomparso, che veste l’ultimo della classifica al Giro d’Italia: per conquistarlo si nascose anche nei fienili

Luigi Malabrocca

A

ndava in fuga col piglio del campione, come se volesse spaccare il mondo. Quando vedeva un giornalista, si alzava sulla sella e pestava sui pedali come un dannato. Ma non appena imboccava una stradina isolata, entrava nei bar e non ne usciva più. Per far perdere le sue tracce si nascondeva nelle scarpate, nei fienili e negli scantinati. Beveva un bicchiere di rosso o schiacciava un pisolino. Poi, dopo un paio di ore, risaliva in bicicletta, scalava Pordoi e Gardena e tagliava il traguardo. Ultimo, ultimissimo, maglia nera. Sempre in bilico tra sport e teatro, era il suo forte, il suo capolavoro. Ricorre quest’anno il decimo anniversario della morte di Luigi Malabrocca, la maglia nera per antonomasia, scomparso nell’ottobre 2006 all’età di 86 anni. Era identificato con il simbolo, oggi scomparso, che al Giro d’Italia rappresentava l’ultimo in classifica, conquistato nel 1946 e nel 1947. In quelle edizioni furono rispettivamente Gino Barta-

li e Fausto Coppi a concludere il Giro in maglia rosa. Lui chiudeva la classifica. Senza il minimo imbarazzo. Perché vestire la maglia nera era un traguardo ambito, soprattutto perché garantiva un premio in denaro. Nato nel 1920 a Tortona, in realtà Malabrocca era un corridore di tutto rispetto. In carriera vinse infatti 138 corse, di cui 15 da professionista, fra le quali la Parigi-Nantes nel 1947, la Coppa Agostoni nel 1948 e il Giro di Croazia e Slovenia nel 1949. Poi un bel giorno si accorse che, tutto sommato, arrivare ultimo si guadagnava lo stesso, col vantaggio di fare molta meno fatica. Per il mitico “Luisìn” fu una folgorazione, come quei bambini che, un bel giorno - non si sa come e non si sa perché - decidono cosa faranno da grandi. Lui, ritagliandosi un ruolo che, per certi aspetti, diventerà epico, decise di fare… la “maglia nera”. Del resto, per lui arrivare ultimo era il sistema più sicuro per sconfiggere la miseria: ultimo nel 1946 a 4.9’34” da Gino Bartali.

Ultimo nel 1947 a 5.52’20” da Fausto Coppi. Malabrocca, a classifica invertita, era un leader, fino a quando non incontrò un altro fuoriclasse nella lotta al fuori tempo massimo, Sante Carollo. Era il Giro del 1949. Prima della tappa finale, la Torino-Monza, con arrivo ufficiale a Milano, Carollo doveva gestire circa due ore di vantaggio. Malabrocca studiò il suo agguato a metà corsa: mentre Carollo pedalava ignaro nell’ombelico del gruppo, lui approfittò di una foratura, entrò in un’osteria e si fece l’abituale quartino di rosso. Poi, per essere sicuro dell’impresa, mentre Carollo (preoccupato) si voltava nervosamente cercandolo invano all’orizzonte, accettò educatamente l’invito a casa di un tifoso che gli voleva mostrare la sua attrezzatura da pesca. Infine risalì sulla bicicletta e cominciò a pedalare con l’abituale andatura da bradipo. Alla fine, tagliò il traguardo con due ore e 20 minuti dietro al vincitore Giovannino Corrieri e, soprattutto, due ore e un quarto dietro a Carollo. Ma Luisìn aveva commesso un errore: i cronometristi, infatti, ormai spazientiti, se ne erano già andati a casa e dunque classificarono Malabrocca con lo stesso distacco del gruppo. Così fu Carollo a conquistare la maglia nera: 9.57’07” da Coppi contro 7.47’26” collezionati da Malabrocca. E Luisìn, deluso, decise di appendere la bicicletta al chiodo. Negli ultimi anni della sua vita, le sue imprese “al contrario” hanno incantato - e fatto sorridere - tante generazioni. Come quella volta che raccontava di essersi gettato dentro un pozzo, ma venne sorpreso da un contadino: “Sto facendo il Giro d’Italia”, provò a spiegare. Davanti a quel forcone spianato dovette risalire, per forza, in bicicletta. Malabrocca si è spento nell’ottobre di dieci anni fa nella sua cascina di Garlasco. Ma le sue imprese resteranno sempre vive nella memoria degli appassionati di ciclismo.


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ABSA CAPE “EPIC”

Il fascino

DELL’ ESTRE MO P

ortarsi a casa la Cape Epic è - Nomen Omen - un’impresa epica. Si tratta di una corsa di mountain bike a coppie durissima, dove vedere lo striscione del traguardo, non è affatto scontato. Te la devi cavare da solo in mezzo alla natura selvaggia, al terreno che cambia freneticamente, al percorso da seguire ma soprattutto da interpretare. Per i bikers di tutto il mondo, la corsa sudafricana, in programma dal 13 al 20 marzo 2016, è una tra le marathon più dure del calendario Uci, sicuramente la più importan-

te per una serie di fattori: la selezione severissima che la rende, a tutti gli effetti, un appuntamento quasi “a numero chiuso”, il valore del montepremi, gli elevati punteggi che assegna nel ranking Uci e la grande copertura mediatica, oltre al fascino di correre su tracciati che, sul piano paesaggistico, possono essere considerati unici. Il tutto curato da un’organizzazione altamente professionale, che nulla ha da invidiare ai grandi appuntamenti Uci. Sette tappe e un prologo, per un totale di quasi 700 chilometri con oltre 15.000 me-

tri di dislivello in condizioni ambientali estreme tra la natura selvaggia, il terreno che all’improvviso cambia sotto le ruote, un percorso che ti impegna le gambe, ma anche la testa. Si parte, come detto, il 13 marzo con il prologo da Cape Town. A seguire - tra Tulbagh, Wellington, Stellenbosch e Meerendal - sette tappe “epiche”, in cui si concentrano tutte le insidie che un biker può immaginare. Perchè la Cape Epic è una vera e propria gara di Mountain Bike, non una Marathon, non un Cross Country, non un’altra qualsia-


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A cura della Redazione

A marzo in Sudafrica a gara di mtb a coppie più dura del mondo

si disciplina, ma una corsa per veri uomini, una sfida con se stessi, una di quelle che ti fa capire davvero cosa si può fare in sella ad una bici. La Absa Cape Epic cambia percorso ogni anno: in questa edizione - racconta chi l’ha provata - sono state eliminate salite troppo impegnative, a vantaggio di un tracciato più scorrevole. La pianificazione della gara prende il via, infatti, con almeno un anno di anticipo: nel mese di agosto, sette mesi prima del via, viene effettuato dal team di organizzatori un giro di prova di tutto il tracciato, che non può accoglie-

re più di 1200 concorrenti. Quest’anno una novità per le donne: potranno partecipare in una categoria separata che darà loro anche un montepremi separato. Avranno poi la possibilità di gareggiare con la maglia dei propri sponsor, anche se diversi da quelli delle altre componenti la propria squadra. Sono state anche rese note le date per le prossime edizioni: 19-26 marzo 2017 e 18-25 marzo 2018. “Senza dubbio è la corsa numero uno al mondo - spiega Aldo Zanardi, 50enne biker di Varese, uno che di ‘corse estreme’

ne ha corse parecchie in carriera - non a caso, tra campioni del mondo e continentali, troveremo in Sudafrica tutti i migliori interpreti della specialità”. Compagno di viaggio di Zanardi sarà Marco Baccini, sindaco di Bagno di Romagna, ma anche biker di collaudata affidabilità non nuovo a queste imprese: “La variabile più insidiosa - dice - sarà la grande escursione termica che troveremo dalla sede di partenza all’arrivo. Ho già fatto corse molto impegnative, anche se la Cape Epic ha fama di essere la corsa più dura al mondo”.


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FILOSOFIE OLISTICHE

La bicicletta

ALLUNGA LA VITA A cura della Redazione

Migliora la respirazione e il tono muscolare e favorisce l’equilibrio mentale. Secondo uno studio, pedalare con regolarità ogni giorno aumenta l’aspettativa di vita di cinque anni

C

hi si arrampica curva dopo curva mettendo alla prova un corpo prostrato dalla fatica lo sa bene: correre a cavallo della bicicletta è un tuffo nell’ebbrezza, fa sfiorare le nuvole del cielo e mette a dura prova resistenza, fatica, scoraggiamento. Ecco perché insegnare a un bambino a andare in bicicletta è trasmettere l’entusiasmo per uno stile di vita. Probabilmente tutti noi ricordiamo il senso di incertezza e la grande emozione del momento storico in cui da piccoli, tolte le ruotine, finalmente si conquista l’equilibrio necessario per pedalare da soli, senza sostegno, senza nessuno che ci tenga per mano o ci sorregga. La bicicletta è il primo mezzo con cui un bambino ha la possibilità di sperimentare la velocità e l’autonomia: la due ruote diventa compagna di giochi e permette i primi piccoli spostamenti che consentono di diventare un pizzico più indipendenti, raggiungere gli amici, in poche parole “sentirsi grandi”. Chi ha fatto della bicicletta

la passione di una vita è allenato, possiede un fisico asciutto e scattante; è attento all’incolumità propria e degli altri, ama la natura, rispetta l’ambiente. Uno studio scientifico effettuato nel 2008 in ambito inglese indica che i ciclisti mostrano più energia e resistenza alla fatica rispetto a chi non pratica questo sport: le ricerche evidenziano che, dopo sei settimane di bicicletta a moderata intensità, inizia a modificarsi la sensazione di stanchezza e si alza il livello di prestanza fisica e vigore. Andare in bicicletta aiuta la salute del sistema cardiocircolatorio, muscolare, nervoso e contribuisce all’equilibrio dell’organismo: gli anziani presentano una forza maggiore insieme a un benessere che è tanto fisico quanto mentale. Secondo un’indagine pubblicata nel sito del US National Library of Medicine National Institutes of Health i ciclisti che hanno partecipato al Tour de France possiedono un’aspettativa di vita superiore di otto anni rispetto alla media: come evidenziato dagli studi sull’argomento è l’intensità dell’eser-

cizio ciò che apporta reali effetti benefici. Pedalare a un ritmo sufficientemente elevato può aumentare l’aspettativa di vita anche di cinque anni, oltre a migliorare respirazione, muscolatura e quiete mentale al pari di una vera e propria meditazione. Affrontare la strada, con le sue salite e le discese non meno pericolose, è, in fondo, una metafora esistenziale: la vita, che ci impone ogni giorno di attraversare picchi e vallate, momenti di acuta felicità e depressioni spaventose, può essere un esercizio di resistenza quando diviene capacità di mettere alla prova le nostre debolezze e paura. Come spiegano gli scienziati i benefici che rendono un individuo indipendente e sicuro di sé non dipendono tanto dalla quantità di eventi in grado di renderci felici, quanto dall’abilità e la consapevolezza a sapersi riprendere dai fatti negativi trasformando un trauma in una lezione da cui imparare. Proprio come in bicicletta: si cade, ci si rialza. Si continua a sfrecciare verso l’orizzonte illuminato, da cui trarre forza e coraggio.


80 A cura di Gian Paolo Mondini

CONSIGLI E RIFLESSIONI

Giusto seguire con scrupolo le vostre tabelle di allenamento, ma la fatica è una “spia” che non può essere ignorata. Quindi, per migliorare le perfomance, in primis date retta alle vostre sensazioni

Le gambe

NON

MENTONO S

ono sempre di più gli amatori che seguono tabelle d’allenamento (più o meno corrette) fornite da esperti preparatori o consigliate da amici o, magari, semplicemente trovate su internet. Valide o meno che siano, il problema fondamentale resta solo uno: le tabelle non pensano... Non sono cioè in grado di dirvi qual è il vostro reale grado di affaticamento al momento dell’allenamento, perché nessuno vi ha spiegato qual è l’obiettivo di un esercizio specifico. Partendo dalla considerazione che le regole per le quali l’acido lattico si accumula nei muscoli e impedisce (di fatto) la prosecuzione dello sforzo sono piuttosto semplici... ora ci troviamo di fronte ad un paradosso. Abbiamo bisogno che un “componente esterno” ci dica che stiamo cominciando a fare fatica: ma come? Se le gambe cominciano a “bruciare” e ad indurirsi, che bisogno ho che il cardiofre-

quenzimetro e/o il wattometro mi dica che sto lavorando ad un ritmo medio della soglia anaerobica? E’ ormai consueto trovare atleti professionisti o amatori che, avendo smesso di cercare di capire quali sono le proprie sensazioni, semplicemente dicono: non mi si alzano i battiti. Scusate, ma in questi casi basterebbe dire: sono stanco oppure mi fanno male le gambe. Invece no. Viviamo con l’ansia di allenarci, di non perdere neanche un giorno scritto nella “sacra” tabella, come se si rischiasse una “scomunica” da tutte le classifiche agonistiche e sociali! Non è così. Siamo tutti diversi, ma le leggi fisiche alle quali il nostro corpo risponde sono imprescendibilmente uguali per tutti! Ho male alle gambe, quindi riposo... recupero. Non vorrei banalizzare. L’argomento è senza dubbio complicato e il percorso di auto-conoscenza è motivo di culto perfino da parte di alcune religioni.

Del resto siamo nel 2016 e le tecnologie ci affiancano e ci aiutano. Ma non si sostituiscono a noi. Possiamo verificare da noi stessi che, quando cominciamo a sentire mal di gambe, i battiti o i watt ci danno un valore, ma non si tratta di un dato assoluto: un numero primo indissolubile nel tempo. Si tratta di un dato che può variare di giorno in giorno e, normalmente, può decrementare durante un allenamento. Il fattore fondamentale in questi casi è il recupero. Basare un allenamento lungo su parametri calcolati in laboratorio puó essere pericoloso, perché non viene preso in considerazione un fattore che non può essere ignorato: il recupero. Specie se, come capita non di rado, si parte da casa già con il mal di gambe! Insomma se proprio non riuscite a stare lontani dalla vostra bici, riscoprite le belle passeggiate primaverili!


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LA GESTIONE FISICA DELL’ATLETA

PARTE 1

la frattura del A cura di Bruno Filippi

Come riconoscerla, come curarla, quando intervenire con protesi, placche e fissatori

L

a frattura del femore è, purtroppo, un infortunio frequente nel ciclismo a causa del pesante impatto che può verificarsi nelle cadute laterali e non solo. Sinteticamente classifichiamo le fratture di femore in due categorie, ossia le DIAFISARIE, cioè quelle che interessano la parte centrale dell’osso; e quelle distali EPIFISARIE, che coinvolgono la zona articolare prossimale dell’anca (collo del femore ed acetabolo) oppure la zona articolare distale del ginocchio(condili femorali e piatto tibiale). Inoltre le fratture possono essere composte, cioè senza perdita di continuità fra i due monconi; oppure scomposte, dove invece i monconi si spostano perdendo di continuità e deformando, più o meno gravemente, la normale morfologia dell’osso. Nel momento in cui uno o più monconi perforano i tessuti fino ad uscire dalla cute si parla di frattura scomposta esposta. 1


Frattura diafisaria scomposta

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Frattura epifisaria scomposta

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COME RICONOSCERE LA FRATTURA DEL FEMORE Chi è Bruno Filippi Romagnolo di Rocca San Casciano in provincia di Forli, matura la sua esperienza di fisioterapista alla corte del dott. Costa nell’equipe della Clinica Mobile. Numerose sono le esperienze professionali svolte al fianco di atleti in numerosi sport attualmente è il fisioterapista della squadra di ciclismo AG2R la Mondiale. Oggi svolge la sua attività di professionista presso il suo studio a Rocca San Casciano (Fc).

Quando il malcapitato cade a terra, non riesce ad alzarsi e a caricare peso sulla gamba. Accusa un forte dolore che solitamente parte dall’inguine verso il ginocchio attraverso la faccia anteriore della coscia. Nella maggior parte dei casi l’arto leso è visibilmente accorciato rispetto a quello sano e girato verso l’esterno, in modo che il piede tende a toccare il terreno con il suo margine esterno. Se assistete ad un evento del genere, cercate di evitare che il traumatizzato si muova e a maggior ragione che venga mosso;

allertate il sistema di soccorso e attendete l’arrivo dell’ambulanza. Purtroppo capita spesso che passanti occasionali si improvvisino esperti soccorritori e compiano gesti dannosi e pericolosi che compromettono ulteriormente la gravità della situazione; i monconi scheggiati e puntiformi, durante un movimento scorretto potrebbero lesionare un vaso sanguigno o un nervo limitrofo creando un gravissimo danno. Nella seconda parte, che troverete nel numero di marzo, parleremo dei trattamenti specifici delle fratture del femore

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E-Bike


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INKOSPOR

NUTRE LO SPORT A cura di Giuseppe Costantini

Benessere e prestazioni possono convivere grazie all’utilizzo degli integratori derivanti dalla ricerca di una prestigiosa azienda europea, leader nella nutrizione clinica enterale e nell’integrazione alimentare per gli sportivi. Nel 2016 Inkospor sarà ancora al Giro d’Italia insieme al team Nippo Fantini. ono tantissimi gli atleti ed i team che in oltre trent’anni di storia hanno scelto Inkospor quale partner ideale per l’integrazione. Nel 2016 l’azienda sarà nuovamente al Giro d’Italia insieme al team Nippo – Fantini guidato dal suo capitano Damiano Cunego e sosterrà la squadra di ciclismo femminile Alè – Cipollini. “Ma saremo presenti anche in altre discipline – racconta Benedetto Catinella, Direttore Generale della Inkospor- come

ad esempio, il tennis, il rugby, l’atletica, la vela; con il catamarano del team Bissaro – Sicouri saremo anche alle Olimpiadi di Rio”. Inkospor: competenza, certificazione, trasparenza. Nato nel 1983, Inkospor è un brand della Nutrichem Diat+Pharma, azienda leader nella nutrizione clinico enterale e nell’integrazione alimentare per sportivi e sviluppa e realizza prodotti dedicati al benessere psico fisico ed agli sportivi. L’attività di ricerca e sviluppo persegue da

sempre lo studio e la sperimentazione dei principi nutrizionali finalizzati a migliorare lo stile di vita, rendendolo sano ed attivo. “La nostra azienda basa la propria attività su alcuni valori per noi imprescindibili – continua Catinella – come ad esempio la certificazione e le garanzie ( i prodotti Inkospor hanno ottenuto la certificazione ISO 9001 - 2008; la linea X-treme scientificamente testata dall’Istituto delle scienze sportive di Dusseldorf, centro di riferimento in Europa per la ricerca nutrizionale), la trasparenza (stabilimenti aperti alle visite ed etichette veritiere), la competenza (che garantisce il perfetto equilibrio tra macro e

micro ingredienti, favorendo la metabolizzazione del prodotto)”. La Comunicazione. #iousoinkospor Forte della qualità dei propri prodotti, Inkospor ha sempre basato la propria attività di Comunicazione su un rapporto diretto con gli sportivi, attraverso la presenza ad eventi dedicati agli amatori e la sponsorizzazione di team ed atleti professionisti. “ tra i tanti eventi che sosteniamo– racconta Alessandra Catinella, direttore commerciale dell’azienda – anche quest’anno abbiamo contribuito all’organizzazione della granfondo Inkospor, in programma il 6 marzo a Cecina, e saremo presenti in qualità di partner al GP Industria e Artigianato di Larciano, storica gara inserita nel calendario del ciclismo professionistico; sponsorizzeremo inoltre il nuovo circuito di fondo e medio fondo FantaBici, che prevede lo svolgimento di 5 gare nel Lazio, in programma da marzo a settembre”. Il 2016 sarà anche l’anno delle novità in casa Inkospor: l’azienda sta infatti rinnovando completamente il sito web (sul quale è possibile trovare la descrizione delle caratteristiche dell’intera gamma prodotti ed è possibile acquistare direttamente), sta sviluppando il proprio blog e sta impostando una nuova metodologia per l’utilizzo dei Social. “Vogliamo portare top team ed atleti di altissimo livello a condividere le proprie esperienze con i nostri clienti ed i nostri follower – spiega Roberto Bertoli, responsabile della comunicazione sui “Social” – per questo abbiamo creato il nuovo astag #iousoinkospor, attraverso il quale tutti potranno pubblicare sui social più utilizzati la propria esperienza sportiva condividerla con la Community Inkospor”. Motivo trainante non sarà il risultato, ma la prestazione e l’emozione che questa saprà trasmettere. Una regata, una partita di tennis, uno scatto in salita, possono raccontare molto più di una vittoria.


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RITRATTI

IL CAMPIONE

D’AUTUNNO A cura di Mario Pugliese

L’imolese Diego Ronchini, diventato celebre per una fuga leggendaria con Fausto Coppi al Giro di Lombardia, fu uno dei corridori più forti degli anni ‘50. La sua caratteristica? Vinceva solo dopo l’estate...

T

Tra gli atleti più combattivi che la Romagna ha regalato al ciclismo c’è sicuramente l’imolese Diego Ronchini, di cui Dino Pieri traccia un ritratto appassionante nel libro “La Romagna del pedale”. Corridore capace di primeggiare sia come passista che come scalatore, Ronchini inizia la sua carriera a 18 anni, quando, dopo alcuni brillanti successi nella categoria Allievi, lascia il lavoro da apprendista falegname per dedicarsi interamente alla bicicletta. Dopo aver sfiorato la maglia azzurra ai mondiali di Frascati nel 1955, l’anno successivo ottiene ben quindici vittorie e conquista l’ambita “Ruota d’Oro”, battendo i più forti dilettanti italiani. Il 21 ottobre è protagonista, insieme all’intramontabile Coppi, di un’entusiasmante fuga di 50 chilometri al Giro della Lombardia; al traguardo è 9°, ma nessuno dubita delle sue grandi qualità. Il 1956 è anche l’anno dell’esordio tra i professionisti nelle file della “Bianchi”, con la quale l’anno

dopo partecipa al suo primo Giro d’Italia. L’esperienza non è delle più brillanti: Ronchini è costretto al ritiro nella tappa d’apertura, a causa di una colica addominale. Il riscatto, però, è dietro l’angolo: il 20 ottobre di quell’anno, sotto la pioggia, è autore di un’irresistibile fuga al Giro di Lombardia, che lo consacra vincitore della corsa e recordman del tracciato. Nasce in questa occasione la leggenda del “campione d’autunno”, del ciclista capace di sfoderare l’asso dalla manica al cadere delle prime foglie, dopo un anno in sordina. Anche nel 1958, dopo un Giro deludente, la vittoria più bella arriva in questa stagione: in ottobre, al Giro dell’Emilia, si alza sui pedali a 140 chilometri dall’arrivo e al traguardo precede il compagno di squadra Noè Conti. Nel 1959 il campione imolese si mostra più regolare, conquistando il 3° posto al Giro e aggiudicandosi, nella stagione preferita, il Giro del Lazio, prova unica del campionato italiano: è la sesta volta che un romagnolo indossa la maglia tricolo-

re. Dopo undici mesi di digiuno, nel 1960 Ronchini vince il Giro del Veneto e il Trofeo Baracchi in coppia con Venturelli, ma il suo obiettivo è correre un Giro da protagonista. Ci riesce nel 1963: dopo un buon avvio, all’arrivo di Pescara riesce a indossare per la prima volta la maglia rosa. Il suo sogno è riuscire a restare in testa fino al passaggio in Romagna, davanti ai suoi tifosi. Non solo Ronchini passa da Imola in rosa, ma si mantiene primo in classifica fino alla salita del Sempione. Non domo, torna primo nella cronometro di Treviso, che si svolge senza i clamori e i festeggiamenti tipici del passaggio del Giro, a causa della morte di papa Giovanni XXIII: la maglia rosa gli viene consegnata in albergo. Il corridore imolese al termine della corsa è quinto. L’ultima sua vittoria è al Giro della Provincia di Reggio Calabria nel 1964; nel 1966 un grave incidente in allenamento lo costringe al ritiro, dopo una carriera di buoni successi e battaglie non sempre fortunate, ma comunque esaltanti.


Nairo Quintana-Tirreno Adriatico 2015 - Photo by Bettiniphoto


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E-BIKE UN MONDO INTORNO A TE

BOOM DELLE BICICLETTE ELETTRICHE IN OLANDA E’

l’Olanda il vero Eldorado delle due ruote. Il Paese dei tulipani - da sempre in prima linea nelle politiche eco-sostenibili e nella promozione dei trasporti ad emissione “zero” - ha infatti deciso di compiere un altro importante salto di qualità nel settore della mobilità “green”, costruendo una superstrada di venticinque chilometri che collegherà la città di Almere con Amsterdam dedicata ai veicoli a due ruote.

Una notizia che ha dato subito un vigoroso impulso al mercato interno della bicicletta, per altro già in salute, incrementando in particolare le vendite di e-bike. Sempre più olandesi infatti scelgono veicoli con la pedalata assistita perché permette di muoversi più velocemente e facendo meno fatica. “Il 30% delle biciclette che produciamo e vendiamo sono elettriche”, spiega Ferdi Ertekin, di Royal Dutch Gazzelle, azienda olandese storica che ha alle spalle 122

anni di esperienza nella produzione di biciclette. In Olanda ci sono più di 20 milioni di biciclette su una popolazione di 17 milioni. Mentre l’Italia domina la classifica europea dei telefonini, i Paesi Bassi primeggiano nella graduatoria - assai più virtuosa - dell’utilizzo della bicicletta. “Le persone più avanti con l’età o con problemi di salute che però non vogliono lasciare la loro bicicletta in garage e vogliono continuare a fare movimento - spiega


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A cura della Redazione

I Paesi Bassi si confermano il regno della mobilità sostenibile

Martin van Es dell’associazione ciclisti olandesi - scelgono la pedalata assistita invece di prendere taxi e autobus”. Una svolta sempre più ambientalista ed eco-sostenibile in un paese che ha fatto delle due ruote un segmento fondamentale del suo pur moderno sistema di trasporti. A metà gennaio, infatti, è stato aperto il tunnel ciclopedonale che attraversa la stazione centrale di Amsterdam costruita nel 1880. Si tratta di un nuovo passaggio

che permette di attraversare in tranquillità e sicurezza l’area facendo risparmiare tempo ai ciclisti. Il tunnel è lungo 110 metri, largo dieci e alto tre. Per metà della larghezza è una pista ciclabile con un asfalto fonoassorbente, per l’altra metà un largo marciapiede. Un contrasto tra il chiaro del lato pedoni e lo scuro del lato ciclisti, dove è bello camminare sia perché non c’è il caos delle auto sia per i disegni su maioliche che si possono ammirare sia passeggiando che pedalando.

All’interno del tunnel sono presenti degli steward in grado di agire in caso di sovraffollamento degli spazi condivisi al di fuori del tunnel. In quel particolare settore le biciclette devono ovviamente fare attenzione ai pedoni, per questo motivo sono stati creati dei piccoli dissuasori di velocità per le bici, ad esempio dove ci sono gli attraversamenti pedonali o in ingresso negli spazi condivisi.


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Screen Shot presi dal browser internet del portale Recon Engage

Recon Jet proiettati nel futuro A cura di Roberto Zanetti - Foto di Beltrami T.S.A.

Quello che si vede dai Recon JET - grazie alla tecnologia Head-Up Display già adottata da alcune case automobilistiche - non è un mondo virtuale, bensì una vera e propria realtà amplificata. Ciò significa che l’atleta, mentre rimane concentrato sulla strada che sta percorrendo o mentre si allena, può consultare altre informazioni in tempo reale, senza distogliere lo sguardo davanti a se.

P

er merito della piattaforma aperta basata sul sistema operativo Android è possibile sviluppare un’infinità di applicazioni dedicate. Queste permetteranno di utilizzare gli

occhiali Recon Jet - tramite il potenziale del processore dual-core e del display ad alta risoluzione - in svariate attività sportive. Nel nostro caso specifico il ciclismo su strada o in mountain bike. Oppure nel running o nel-

la corsa, negli sport acquatici come la vela o la canoa, negli sport invernali come lo sci di fondo o lo sci alpino da discesa oppure, più semplicemente in sport ludici come il golf o l’equitazione.


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Plus del prodotto (box a parte): • A dimostrazione dell’assoluta garanzia di

Ma come funzionano i Recon Jet? Detto – fatto, il sistema HUD è semplice e intuitivo grazie a “touch pad” ed allo speciale controllo a distanza via Bluetooth. Lo schermo è progettato per non interferire con la visione e tutte le informazioni visibili sono facilmente accessibili con una rapida occhiata. E’ possibile configurare fino a cinque schermate personalizzate per visualizzare i dati preferiti e andare - nel dettaglio degli stessi – per analizzare uno specifico sottomenu.

biabile per non interrompere e riprendere in pochi istanti l’attività sportiva che si sta praticando. Il posizionamento del display è stato progettato e testato al fine di ottenere una leggibilità nitida, chiara e ed immediata. Le lenti sono di tipo polarizzato e intercambiabili, di altissima qualità costruttiva, per garantire la massima protezione dagli agenti esterni e preservare gli occhi nel corso della pratica sportiva. I Recon Jet - compatibili con Apple e Android si connettono tramite WiFi 802.11b/g/n, Bluetooth 4.0. Il supporto Ant+ per il trasferimento di dati - utilizzato per dispositivi come misuratori di potenza espressa in watt, sensori di cadenza e cardiofrequenzimetri – è invece dedicato ai cultori della tecnologia più raffinata. É anche possibile collegarli allo smartphone per ricevere notifiche, messaggi e controllare la riproduzione della musica. Questi futuristici occhiali integrano un GPS cartografico con la possibilità di scaricare - tramite il sito https://engage.reconinstruments.com/ - mappe dettagliate di moltissime località per analizzare e condividere i percorsi con gli amici o altri utenti collegati

qualità di questi prodotti- i cosiddetti “smart glasses” - la Recon Instruments (con sede a Vancouver, in Canada) è stata acquistata da Intel che, a tutti gli effetti, è diventata la società proprietaria del marchio. • Il concetto “All in one” è l’altro punto di forza dei Recon Jet. Se sommiamo il costo di un buon prodotto GPS cartografico, una buona fotocamera e ci mettiamo anche un occhiale di alta qualità andremmo ad affrontare un investimento economicamente importante. Invece pensiamo che 499,00 € al pubblico (IVA inclusa), per un appassionato, sono una cifra spendibile per un dispositivo tecnologico assolutamente innovativo e rivoluzionario.

Il Produttore: Recon Instruments Vancouver - Canada www.reconinstruments.com https://engage.reconinstruments.com

Il Distributore per l’Italia: Beltrami TSA Via Euripide, 7 42124 Reggio Emilia Tel: +39 0522 307803 Fax: +39 0522 703106 E-mail: info@beltramitsa.it Web site: www.beltramitsa.it

Caratteristiche tecniche degli occhiali Recon Jet:

La confezione dei Recon Jet come viene presentata nei punti vendita autorizzati e nei negozi

• Gli occhiali Recon Jet pesano complessivamente 85 grammi; in media 30 grammi in più rispetto ad un normale occhiale da sole sportivo e sono bilanciati alla perfezione in modo da ottenere il massimo comfort durante qualsiasi genere di attività. • Il sensore ottico a sfioramento funziona in modo ottimale in tutte le condizioni climatiche, in presenza di forti piogge o maltempo persistente e anche qualora si indossino i guanti lunghi. • La batteria al litio dei Recon Jet è intercam-

Recon Jet neri


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EMISSIONI ZERO

ECCO LA HIT DELLE CITTÀCYCLE

FRIENDLY

A cura della Redazione

Con 500 chilometri di piste ciclabili, l’olandese Amsterdam capeggia la classifica planetaria delle capitali “pedalabili”. E spigolando tra Europa e States, non c’è traccia dell’Italia… Una delle capitali della bicicletta in citta

Q

ual è la città migliore per andare in bici? Se l’è chiesto un po’ di tempo fa il sito The Active Times che, dopo aver analizzato alcuni parametri, ha emesso la sua sentenza: Amsterdam. Oltre il 50% dei suoi abitanti usa infatti quotidianamente la bicicletta. Merito di una cultura civica fortemente avvinta all’eco-sostenibilità, come si evince dai quasi 500 chilometri di piste ciclabili presenti nella capitale olandese. Qui - non a caso - le politiche a favore dei ciclisti sono state avviate negli anni sessanta, quando in nel resto d’Europa si pensava solo alla “macchina”. Ma ecco la top-ten delle città “più pedalabili”, dove hainoi - non c’è traccia di Italia. 1) Amsterdam (Paesi Bassi) - Nella capitale dei Paesi Bassi le aree di parcheggio delle auto separano spesso la pista ciclabile dalla strada, in modo da creare una barriera tra il traffico e i ciclisti. Qui è nata l’idea del woonerf, una strada con ampi marciapiedi e cartelli segnaletici molto grandi, dossi, attraversamenti pedonali rialzati e rotatorie dove pedoni e ciclisti hanno la precedenza e le auto devono rispettare limiti di velocità molto rigidi. 2) Portland (Oregon) - Capitale statuni-

tense delle biciclette, grazie a decenni di politiche e progetti a favore delle due ruote (il 10 per cento degli spostamenti totali si fa in bici e ci sono più di 400 chilometri di piste ciclabili). Ha vinto la medaglia di platino della Lega dei ciclisti statunitensi. 3) Copenaghen (Danimarca) - Il 32 per cento degli abitanti va al lavoro in bici. I ciclisti percorrono in tutto 600mila chilometri ogni giorno e hanno una segnaletica pensata apposta per le ciclabili. Ci sono perfino dei poggiapiedi per i ciclisti fermi a un incrocio. La spesa per le infrastrutture utili alle bici è di 10-20 milioni di euro all’anno. 4) Boulder (Colorado) - Trecento giorni di sole all’anno e quasi 500 chilometri di percorsi ciclabili, oltre a un programma che promuove l’uso della bicicletta per andare a scuola. 5) Davis (California) - Città di riferimento per i ciclisti statunitensi, la prima degli Stati Uniti a promuovere le piste ciclabili (nel 1967), che oggi sono presenti nel 95 per cento delle strade cittadine. Negli ultimi dieci anni ha speso 14 milioni di dollari per progetti legati alle due ruote. Oggi ospita la U.S. Bicycling Hall of Fame. 6) Trondheim (Norvegia)- Ogni giorno 32mila persone usano la bici. C’è anche un

ascensore per bici (il primo al mondo, sul modello dello skilift) che permette di salire sulle colline della città senza pedalare. 7) Minneapolis (Minnesota) - Un programma di bike-sharing, cittadini pazzi per la bici e percorsi per le biciclette dentro e fuori la città (incluso il Cedar Lake Trail, considerato il più bel tragitto per ciclisti degli Stati Uniti). 8) Berlino (Germania) - Più di 400mila berlinesi percorrono ogni giorno 620 chilometri di piste ciclabili per andare al lavoro e il governo investe ogni anno 3 milioni di euro per la mobilità su due ruote. Si può consultare il sito dei trasporti della città per capire come spostarsi in bici. 9) Barcellona (Spagna) - Ha un “ringverde” di cento chilometri pensato solo per le biciclette, un efficiente programma di bike-sharing, Bicing, e percorsi ad hoc anche per i turisti. Barcellona ha installato su una delle vie principali un “contabici” che segna quante ne passano ogni giorno e quanto manca per raggiungere il numero di tragitti in bici fissato per quell’anno. 10) Basilea (Svizzera) - Piste ciclabili in tutta la città, corsie di svolta a sinistra per i ciclisti e percorsi da fare sui pedali anche fuori la città.


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MONTE BONDONE NORDIC SKI MARATHON

L’EMO ZIONE RADDOPPIA L

a Monte Bondone Nordic Ski Marathon si rifà il “make up” e raddoppia. Dopo la positiva esperienza dello scorso inverno, la gara trentina verrà inserita anche nel 2016 nel calendario nazionale delle gran fondo, ripresentandosi al pubblico degli appassionati degli “sci stretti” con un’interessante serie di novità. La prima, e la più importante, riguarda la formula di gara, che prevede una doppia prova anziché una come nell’edizione d’esordio. Saranno pertanto due anche le giornate della manifestazione, proposta in entrambe le tecniche dello sci di fondo, classica e skating con partenza alle 10 del mattino, in scena allo splendido e suggestivo centro del fondo delle Viote del Bondone, teatro inoltre a marzo dei Campionati Italiani Assoluti di sci nordico. L’altra news rilevante, invece, riguarda l’inserimento della granfondo del Monte Bondone nel calendario Master Tour, il più importante circuito per la disciplina dello sci nordico. La fresca Monte Bondone Nordic Ski Marathon si presenta dunque come un “giovane”

evento con Dna da big e richiamerà i fondisti sulla montagna che domina la città di Trento nel weekend di sabato 27 e domenica 28 febbraio 2016. La prima giornata sarà dedicata alla tecnica classica, con la possibilità di misurarsi su due percorsi di differente lunghezza, rispettivamente di 30 km con 300 metri di dislivello e di 15 km con dislivello dimezzato (150 metri). La domenica, quindi, la sfida sportiva sarà in tecnica libera, sempre con le due opportunità di percorso. Non mancherà la speciale classifica di combinata per la due giorni di gare, che premierà gli atleti che avranno fatto registrare il miglior risultato combinato nei due giorni di gara. Anche questo evento fonda le sue radici nella proficua collaborazione tra l’APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi e il soggetto organizzatore Asd Charly Gaul Internazionale, con Elda Verones in cabina di regia, che nel finale della stagione estiva hanno dato vita a due tappe di Coppa del Mondo di skiroll a Trento e sul Monte Bondone. Una scelta che testimonia il sempre stretto legame fra le specialità del ciclismo e dello sci di fondo, che spesso diventa un prezio-

so allenamento invernale per chi d’estate poi vuole mettere carburante nelle gambe in vista delle gran fondo a pedali. Un dato che conferma le capacità organizzative dello staff capeggiato da Elda Verones e che ne alimenta le ambizioni in chiave futura, favorito da una location ideale per questo tipo di manifestazione, senza dimenticare l’altrettanto importante esperienza maturata con la sempre più apprezzata La Leggendaria Charly Gaul, evento riservato ai cicloamatori che tornerà puntualmente anche nel 2016 (17 luglio) e che ha nella mitica salita del Bondone – teatro di storiche battaglie del Giro d’Italia – il giudice supremo di gara. Le procedure di iscrizione per entrambe le gare si eseguono sul sito www.skimarathonmontebondone.it.Come detto, atleti e appassionati potranno beneficiare di favorevoli pacchetti promozionali, che abbinano pernottamento, trattamento di mezza pensione, iscrizione alle due gare, un doppio accesso alle piste del centro Fondo Viote e la Guest Card Trentino che offre l’accesso nei musei e nei castelli del Trentino e permette di viaggiare liberamente con tutti i trasporti


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A cura della Redazione

Tante novità per la gara trentina di sci nordico: cambia la formula, si allunga la kermesse e arriva l’accordo con il calendario Master Tour

pubblici locali, treni inclusi. L’edizione 2015 della Monte Bondone Nordic Ski Marathon, ovvero quella che ha sancito il debutto della nuova manifestazione “made in Trentino”, si risolse con un combattuto e appassionante arrivo allo sprint tra il fiemmese Nicola Morandini e il fondista del Primiero Bruno Debertolis, entrambi ex azzurri, con successo del primo sul secondo. Nella gara femminile, invece, la vittoria andò a Roberta Tarter, anche lei fondista fiemmese al pari di Morandini. Potrebbero essere ancora loro i protagonisti dell’edizione 2016, ma per saperlo bisognerà attendere la fine del mese di febbraio. La novità «DiVinNosiola Trail Running» In aprile un nuovo evento in Valle dei Laghi. La primavera trentina si arricchisce di un altro importante evento sportivo, che va ad affiancarsi ad un’apprezzata manifestazione enoica. L’interessante novità è una gara podistica denominata “DiVinNosiola Trail Running”, una competizione fissata in calendario per domenica 24 aprile e che avrà come teatro gli incantevoli scenari della Valle dei Laghi, attraversando vigneti, cantine,

laghi e borghi. È l’ennesima intuizione proposta da APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi e Asd Charly Gaul Internazionale con l’obiettivo di valorizzare un patrimonio non solo enologico, ma anche naturalistico, una tradizione legata alla valle. Collaborano all’organizzazione il Gs Fraveggio e l’Associazione Vignaioli Vino Santo Trentino D.O.C. Si tratta di una gara su lunga e media distanza in semi-autosufficienza, che chiuderà idealmente l’evento culturale ed enogastronomico di punta della Valle dei Laghi, DiVinNosiola, in programma dal 20 marzo al 24 aprile, il cui obiettivo è valorizzare una delle eccellenze della rinomata vallata trentina, il vitigno autoctono Nosiola. Si tratta di una corsa a contatto con la natura, che porterà i concorrenti tra i vigneti e sulle sponde dei suggestivi laghi che danno il nome alla valle, con passaggi anche nelle cantine, nei borghi e nei castelli più rappresentativi della zona: un ideale incontro tra cultura, natura, enogastronomia e sport. «È indubbio – precisa la direttrice dell’APT di Trento, Monte Bondone e Valle dei Laghi Elda Verones – che gli eventi sportivi risultano strategici nella promozione del territorio, garantendo importanti ritorni turistici. Lo abbiamo testato con gli altri eventi che proponiamo, come la Viote Monte Bondone Nordic Ski Marathon, la Leggendaria Charly Gaul UCI Gran Fondo World Series, La Moserissima - La Ciclostorica di Trento e FIS Rollerski Trento Monte Bondone World Cup. L’idea di abbinare un evento podistico di una specialità di moda come il trail ad una manifestazione enologica, ritengo possa darci grandi soddisfazioni, anche perché proposto in un periodo a cavallo fra inverno e primavera solitamente avaro di presenze turistiche». I concorrenti potranno scegliere tra due differenti percorsi, il Trail Running di 35 km (990 metri di dislivello) e lo Short Trail Running di 21 km (730 metri di dislivello), senza dimenticare la possibilità per i non agonisti di partecipare alla passeggiata ludico moto-

ria guidata con accompagnatore di territorio in tecnica Nordic Walking (9 km). Le gare partiranno (ore 9.30) e si concluderanno a Vezzano, con passaggi a Castel Madruzzo, Lasino, località Trebi, Pergolese, Padergnone e Santa Massenza e saranno in regime di semi-autosufficienza idrica e alimentare. A tal proposito, lungo il percorso verranno allestiti dei punti di ristoro, con relativi punti di chiamata soccorso e assistenza medica. Va ricordato che i concorrenti saranno chiamati a rispettare il codice etico riportato nel regolamento della manifestazione. Le iscrizioni chiuderanno venerdì 22 aprile oppure al raggiungimento del numero massimo di 500 partecipanti e, per la gara Trail e Short Trail, avranno un costo di 20 euro fino al 4 aprile, quota che salirà a 30 euro dal 5 al 22 aprile. Essa è comprensiva di pacco gara con prodotti del Trentino, pettorale, ristoro all’arrivo e rifornimenti lungo il percorso, assistenza medica e buono pasta party. Si compilano ed inviano attraverso il sito www.discovertrento.it/divinnosiolatrail-running. A fine gara, verranno premiati i primi cinque classificati della generale maschile e femminile, quindi i primi tre master A (anni dal 1967 al 1998), master B (anni dal 1957 al 1966) e master C (anni 1956 e precedenti), sia maschili che femminili. Per la passeggiata guidata in tecnica Nordic Walking la partenza verrà data alle 9.30 dal Teatro Valle dei Laghi a Vezzano e si svolgerà su un percorso di 9 km. La quota di iscrizione, fino al 22 aprile, sarà di 10 euro, comprensiva di pacco di benvenuto con prodotti del Trentino, ristoro all’arrivo e buono pasta party. La partecipazione è aperta a tutti coloro, uomini e donne, che abbiano compiuto 18 anni. Per info e organizzazione: ASD Charly Gaul Internazionale APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi www.discovertrento.it – tel. +39 0461 216000 charlygaul@discovermontebondone.it


98 A cura della Redazione

KUFSTEIN

Una fortezza antica, un centro storico fiabesco e un calendario eventi da non perdere: alla scoperta di Kufstein, una delle località turistiche più suggestive dell’Austria

La Fortezza di Kufstein

L

a città di Kufstein con 15.000 abitanti è conosciuta anche come “la perla del Tirolo”, grazie ad una canzone tedesca composta nel 1947 e dedicata alla città. La fortezza Kufstein, il simbolo del paese, venne menzionata la prima volta nel 1205 d. C. e predomina ancora oggi su una piccola altura sopra la città. E proprio in queste mura antiche il museo di storia e cultura locale ha trovato la sua sede. Esposti sono diversi antichi attrezzi di cacciatori, come punte di freccia dell’epoca glaciale e numerosi fossili e reperti. Custodito nella fortezza si trova anche l’organo degli eroi “Heldenorgel”, l’organo all’aperto piú grande del mondo.

Incantevole anche il centro storico che ospita suggestive manifestazione culturali: la Festa del Vino, l’Estate dell’Operetta a Kufstein, il Magico Natale alla fortezza, la Festa di Capodanno in anticipo il 30 dicembre, come anche il “Giorno delle 1.000 luci”… Nella zona protetta Wilder Kaiser, gli appassionati della natura trovano rilassamento e distensione in mezzo al verde. I nuovi impianti del Kaiserlift Kufstein, ristrutturati nel 2014, conducono al valico Brentenjoch nella catena montuosa Kaisergebirge. Per completare l’offerta ci sono nei dintorni anche percorsi MTB, itinerari fitness, laghi balneabili ed un maneggio. E dopo una giornata piena di attività ci si

siede volentieri in uno dei ristoranti di Kufstein. Sarete viziati con piatti tipici come i Schlutzkrapfen con burro sfuso, canederli al formaggio (Pressknödel) oppure il “Tiroler Gröstl”, preparato con patate e carne. E d’inverno? Kufstein è collegata alla SkiWelt Wilder Kaiser - Brixental, il più grande comprensorio sciistico dell’Austria. Dal 1998, infine, la navigazione sul fiume Inn è stata ripresa. Non lasciatevi perdere quindi un’emozionante gita sulla nave, navigando da un lato della riva all’altro, da paese a paese. Potrete salire a bordo della nave “St. Nikolaus” a Fischergries nei pressi di Kufstein, a Niederndorf ed Ebbs nel distretto di Kufstein, come anche a Kiefersfelden ed Oberaudorf (Alta Baviera).


Photo Newspower

MTB


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TRENTINO MTB

Overture in

VALDI NON

A cura della Redazione

L’8 maggio riparte il circuito a tappe. Chi succederà nell’albo d’oro a Ivan Degasperi e Lorena Zocca?

“D

all’alto della bicicletta, il mondo è diverso. Innanzitutto, proprio grazie all’innalzamento del punto di vista, il ciclista è indiscutibilmente fuori dalla mischia. Busto eretto, mento in alto, il ciclista fluttua al di sopra della moltitudine, senza disprezzo, ma senza nemmeno curarsi delle desolanti contingenze della terraferma”, scrisse il giornalista ed umorista francese Didier Tronchet, autore dell’interessante “Piccolo trattato di ciclosofia”, e la teoria si può certo applicare anche alla mountain bike. Il Trentino è una regione creata ad arte per essere scoperta pedalando, e quale modo migliore di farlo sfruttando l’offerta cicloturistica di “Trentino MTB”? Il circuito a tappe coinvolgerà ancora una volta gli appassionati bikers durante tutto l’arco dell’anno, permettendo loro di cimentarsi con gare emozionanti, percorsi palpitanti e sfide off road degne di questo nome. Il

tutto, respirando la bellezza dei paesaggi trentini, tra boschi, montagne, valli, ardue salite e adrenalinici saliscendi. “Trentino MTB” 2016 verrà inaugurato l’8 maggio con la “ValdiNon Bike”, continuerà il 12 giugno all’insegna della “100 Km dei Forti”, e via spediti con la “Dolomitica Brenta Bike” del 26 giugno, “La Vecia Ferovia dela Val de Fiemme” del 7 agosto, la “Val di Sole Marathon” del 28 agosto e la “3TBIKE” del 2 ottobre, l’appuntamento valsuganotto che designerà i vincitori del circuito. La scorsa stagione la palma di trionfatori assoluti è andata ad Ivan Degasperi e Lorena Zocca, re e regina anche nelle rispettive categorie M1 e femminile. Al fenomenale duo trentino-veronese si sono aggiunti Luca Zampedri (M2), Claudio Segata (M3), Michele Bazzanella (M4), Giuseppe Baricchi (M5), Silvano Janes (M6), Alberto Lenzi (Junior), Klaus Fontana (Open), Gabriele Depaul (Elite Sport),

il Team Todesco (miglior squadra) ed i vincitori del GP dello Scalatore Andrea Zamboni e Patrizia D’Amato, che si sono portati a casa, oltre ai premi in denaro, prodotti locali e gadget. La Val di Non non è conosciuta in tutto il mondo solamente per le mele prelibate, bensì è dotata di una natura incontaminata e di un territorio che sembra esser stato creato appositamente per esaltare l’entusiasmo dei bikers. La “ValdiNonBike” dell’8 maggio partirà da Cavareno attraversando borghi caratteristici, stradine di campagna e piacevoli saliscendi, regalando un avvio con i fiocchi ai competitors di Trentino MTB. Il secondo appuntamento del 12 giugno coinvolgerà gli Altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna, con la “100 Km dei Forti” sui tracciati “Classic” e “Marathon”, una vera delizia sia per campioni che per amatori. La “Dolomitica Brenta Bike” del 26 giugno


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Immagini del circuito Trentino Mtb 2015 - Photo by Newspower

avrà uno dei tracciati più spettacolari dell’intero circuito, con una divertente alternanza di strade forestali e sentieri che coinvolgeranno i territori di Pinzolo e Madonna di Campiglio. Ad aggiudicarsi i percorsi “Rock” e “Pop” dello scorso anno furono Daniele Mensi e l’indomabile Lorena Zocca per la prima variante, mentre nella seconda lo scettro di “conquistadores” andò ai trentini Andrea Zamboni e Lorenza Menapace, vera appassionata di mountain bike e del “suo” Trentino: “Il mondo è cambiato, lo sento nell’acqua, nella terra, lo avverto nell’aria… ma voglio credere nella gioia che queste montagne ancora mi trasmettono”. Scenario del quarto contest sarà l’emozionante tragitto del vecchio trenino a vapore che collegava Val d’Adige e Val di Fiemme, ne “La Vecia Ferovia dela Val de Fiemme” del 7 agosto. I concorrenti rivivranno i ricordi del passato, lungo pittoreschi sentieri e luoghi ricchi di fascino.

Lo scorso anno si aggiudicò la contesa l’ex iridato marathon Roel Paulissen, alla terza partecipazione personale alla gara. Penultimo appuntamento sarà la “Val di Sole Marathon” del 28 agosto, adatta ai bikers “di razza” abili a sfruttare i single track. Tratti impegnativi e più abbordabili accompagneranno le fasi più significative della competizione, dalle lunghe salite sino alle discese che condurranno al traguardo. La Val di Sole sarà un dolce preludio prima della prova finale del 2 ottobre, la “3TBIKE” che concluderà in Valsugana gli appuntamenti annuali del circuito riservati alle ruote grasse. Una classica fra i colori dell’autunno trentino, nei territori da cui deriva il nome della gara, i comuni di Telve, Telve di Sopra, Torcegno con l’aggiunta della “C” di Carzano, fra castagni secolari e strade forestali, arricchite dal divertente passaggio al parco fluviale. Quest’ultima prova sarà significativa,

deciderà la sorte dei bikers stabilendo le classifiche finali di tutte le categorie. La possibilità di iscriversi e partecipare è già scattata, numerose offerte ed agevolazioni sono già disponibili. Chi intenderà competere in tutte e sei le gare potrà approfittare della quota di 140 euro anziché 168 euro. Chi vorrà gareggiare invece in cinque delle sei manifestazioni, usufruirà dell’offerta di 120 euro anzichè 140 euro. Entrambe le tariffe garantiranno uno speciale gadget omaggio e la partenza a ridosso della griglia di merito. Le squadre potranno invece avvantaggiarsi dell’iscrizione cumulativa, merito dell’“Offerta Speciale Team” 3x2, con un concorrente “free” ogni tre concessa ai team composti da sette a dodici atleti, e alla possibilità “2x1”, con un partecipante gratis ogni due, dedicata ai team composti da tredici o più bikers. Sarà vero che non si può comprare la felicità, ma una mountain bike sì. Siamo piuttosto vicini.


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LA “BARRETTA” OLTRE

Paolo Teverini masterchef dell’hotel Tosco Romagnolo con la sua equipe di giovani cuochi

A cura della Redazione

Alta cucina al posto degli integratori artificiali, una nuova bike-room e un centro benessere pensato per gli sportivi. Così l’hotel Tosco Romagnolo di Bagno di Romagna si conferma il nuovo eldorado dei cicloturisti

I

l nome, Paolo Teverini, ci autorizza a saltare i convenevoli. Il masterchef dell’hotel Tosco Romagnolo di Bagno di Romagna, una pietra miliare della guida Michelin, è infatti una delle autorità più celebrate e longeve dell’alta gastronomia italiana. Ma cosa c’entra il “re dei fornelli” con il grande popolo dei cicloamotori? Qual è il sottile fil rouge che, da oggi, unisce il mondo della bicicletta a quello dei gourmet più raffinati? A spiegarcelo è lo stesso cuoco pluri-stellato: “Bagno di Romagna - spiega Paolo Teverini - è famosa nel mondo per il turismo termale. Questa è la nostra eccellenza ed è giusto difenderla e valorizzarla. Ma noi vogliamo esplorare nuovi format, convinti che, questo territorio, possa attrarre anche altre tipologie di vacanzieri”. Da qui l’idea di puntare sul cicloturismo: “E’ un filone complesso ma, nello stesso tempo, molto interessante - prosegue Teverini - perché la sfida è quella di proporre una cucina calibrata sulle esigenze specifiche

degli sportivi senza rinunciare alle gioie del palato. Il ciclista segue regimi alimentari talvolta spartani, spesso cena con un integratore o con una barretta. La nostra filosofia è quella di proporre, invece, un menù d’alta cucina che, pur garantendo i principi nutrizionali essenziali, esalti il gusto dei piatti. Tante volte, quando si parla di dieta, si prefigura a tavola uno scenario di privazioni e sacrifici. In realtà, confezionando i piatti con il giusto apporto di grassi e calorie, si possono mangiare pietanze gustose anche rispettando le diete più rigide. E per gli sportivi il discorso è lo stesso: avete bisogno d’integratori? Ecco il piatto giusto che sostituisce il flacone di proteine. Servono maltodestrine, minerali o creatina? Nel menù ecco servita la pietanza che soddisfi, al milligrammo, queste necessità nutrizionali”. Ma il cicloturista non ha esigenze soltanto in cucina. Per questo, all’hotel Tosco Romagnolo di Bagno di Romagna, verrà presto inaugurata la nuova bike-room, uno spa-

zio multi-service dedicato ai ciclisti. Qui si potranno trovare biciclette d’alta gamma, accessori e componenti, un corner per lavare il mezzo ed armadietti dove riporre gli effetti personali: “Stiamo anche valutando la possibilità - spiega Gaia Teverini - di reclutare un fisioterapista che si metta a disposizione del ciclista per ogni evenienza. L’obiettivo è quello di garantire agli amanti della bicicletta tutto il nécessaire per la loro passione”. E dopo il cibo e la bike-room, non poteva mancare il trattamento massaggiante per ciclisti: “Nel nostro centro benessere prosegue Gaia - stiamo mettendo a punto una serie di pacchetti ad hoc pensati per gli sportivi. I massaggi e le terapie fisioterapiche sono una componente importante dell’attività sportiva. Per questo, anche con la consulenza di ex professionisti, stiamo attrezzandoci per garantire i trattamenti essenziali per il riscaldamento, lo stretching ed i massaggi defatiganti postcorsa”.


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FOCUS SULLE AZIENDE

SULLA PELLE DEI

PROFE SSIONISTI

L’

azienda Pissei, marchio leader nella produzione e nella vendita di materiale tecnico per il ciclismo, nasce alla fine degli anni ’70 (agli albori si chiamava Ellegi Sport) per dare sostanza ad una grande passione familiare per il mondo del pedale. Oltre ad un marchio ormai decennale, nelle vene dell’azienda scorre - da sempre - una passione autentica, che va oltre il business, quella per le due ruote. Alla consolle, infatti, c’è Sandro Pisaneschi, buoni trascorsi tra i dilettanti e quella “malattia” per le due ruote che, anche dietro ad una scrivania, non gli è mai passata. E’ proprio lui ad annunciare, con tono entusiasta, la partnership

con il team italiano Professional Southeast di Filippo Pozzato, a cui Pissei fornirà nel 2016 tutto il materiale tecnico: “La nostra mission - spiega Pisaneschi - è la costante ricerca del tessuto migliore con l’obiettivo di raggiungere il massimo della velocità e della performance. I nostri prodotti sono stati specificatamente pensati per venire incontro ai bisogni degli atleti professionisti, per farli gareggiare al massimo in tutte le condizioni, dal freddo pungente dell’inverno al caldo torrido dell’estate. L’accordo con il team Southeast è importante perché, oltre ad abbinare il nostro brand ad atleti di grande prestigio, ci consentirà di continuare a testare i nostri tessuti sui massimi

livelli agonistici”. La squadra, infatti, parteciperà a Giro d’Italia, Tirreno Adriatico, Milano Sanremo e alle grandi classiche del nord. I corridori del team Southeast indosseranno la nuova maglia Zurigo, disegnata e progettata appositamente per le competizioni ad alto livello: “Siamo lieti ed entusiasti di questa collaborazione - conclude Pisaneschi - e ci auguriamo di vedere sul podio la nostra maglia”. Uno dei tratti distintivi dell’azienda è l’amore per il “made in Italy”, un concetto perfettamente interpretato dai suoi capi: impeccabili nello stile, con tessuti di grande qualità, dal design “uncasual”, assemblati con una cura scrupolosa dei dettagli.


Il nuovo outlet Pissei a Pistoia

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A cura della Redazione

L’azienda Pissei si conferma un marchio leader nel settore dell’abbigliamento tecnico. In attesa del nuovo attesissimo campionario estivo, siglata la partnership con il team Southeast di Filippo Pozzato. E a febbraio parte la vendita online Il tutto finalizzato alla miglior performance. Dopo il grande successo della linea anti-pioggia, l’articolo più venduto durante la stagione invernale assieme alla ormai celebre giacca Vanp, sta per uscire il campionario estivo che, fedele all’imprinting aziendale, proporrà articoli d’alta gamma calibrati per tutte le esigenze del ciclista. Un altro “punto di forza” di Pissei è la personalizzazione delle sue linee. Ogni capo viene disegnato e realizzato completamente all’interno dell’azienda, grazie ad un laboratorio di grafici, immediatamente a disposizione della clientela: “Sappiamo tutti quanto sia problematico e complesso il posizionamento degli sponsor, sopratut-

Filippo Pozzato con la nuova maglia creata da Pissei

to sulle maglie dei Team - spiega Pisaneschi -. Ecco, in tutte queste occasioni, intervengono i nostri professionisti, cercando di mantenere sempre il miglior equilibrio tra la grafica accattivante dei completi e la massima visibilità degli sponsor”. All’interno dei nuovi locali commerciali di Pissei - dove trovano spazio show-room, area sviluppo ed uffici commerciali - la grande novità è rappresentata dal nuovo Factory Store (aperto dal lunedì al venerdì con orario 15.30-18.00 e sabato mattina su appuntamento). Inoltre è partito, proprio in questi giorni, il servizio di shopping online sul sito ufficiale www.pissei.com


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RALLY DI ROMAGNA MTB

Profumo di

A cura della Redazione

Boom di iscrizioni per la rassegna di Riolo Terme: si va verso il primato di partecipanti? E intanto la Coop Reno rinnova la sponsorizzazione: “Orgogliosi di aver creduto in questa manifestazione”

Gruppo di atleti impegnati nell’edizione scorsa del Rally di Romagna Mtb - Photo by Newspower

S

i chiama Massimiliano Piceni (classe 1976) il primo iscritto al Rally di Romagna “Gyproc Saint Gobain”, la rassegna ciclistica che, dal 1° al 5 giugno 2016, trasformerà Riolo Terme nella capitale italiana della mountain bike. Il signor Piceni è il primo di un nutrito gruppo di biker che, giocando d’anticipo, si è assicurato un pettorale per la prestigiosa “cinque giorni” riolese: “Le iscrizioni sono partite alla grande - spiega il presidente del Romagna Bike Grandi Eventi Stefano Quarneti - dopo pochi giorni dall’apertura, avevamo già una settantina di iscritti, un dato di gran lunga superiore rispetto all’andamento degli anni passati. Speriamo sia l’avvisaglia di un’edizione destinata a battere tutti i record”. Presenti, come sempre, i più titolati inter-

preti della disciplina, anche se gli organizzatori quest’anno rivolgono un particolare invito anche ai semplici amatori, coloro cioè che, senza alcuna velleità agonistica, non vogliono rinunciare al piacere di una passeggiata in mezzo a scenari naturalistici di formidabile bellezza. Una linea molto apprezzata anche da Gilberto Bianchini, responsabile della Coop Reno, uno degli sponsor storici della manifestazione: “Quando gli organizzatori ci hanno presentato, ormai tanti anni fa, il senso di questo progetto, abbiamo subito capito che questa manifestazione, che non è solo sportiva, meritava tutto il nostro impegno. Un’intuizione che, nel corso degli anni, è diventata certezza, tanto è vero che il nostro sforzo è sempre cresciuto. Oggi - prosegue Bianchini - siamo orgogliosi di aver creduto in questa sfida per-

ché il Rally di Romagna, in questi ultimi anni, è cresciuto nel segno di quei valori che, in fondo, rappresentano gli aspetti fondanti del sistema cooperativistico: la solidarietà, il senso di aggregazione, il rispetto per l’ambiente. Siamo partner di una manifestazione che, sul piano tecnico, ha ormai assunto una valenza interregionale, ma soprattutto siamo partner di un progetto globale finalizzato alla valorizzazione dell’ambiente. Il nostro impegno - conclude Bianchini - è rivolto soprattutto alle nuove generazioni, per le quali, ad ogni edizione, organizziamo iniziative ad hoc, coinvolgendo le scuole del comprensorio faentino. Insomma, Coop Reno è orgogliosa di sostenere il Rally di Romagna e sicuramente rinnoverà il suo sforzo anche negli anni a venire”.


Rally di

Romagna dal

MTB 5 2016

1 al 째

GIUGNO

RALLYDIROMAGNA.COM by


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FOCUS SUL PRODOTTO

MUC-OFF, ATHLETE PERFORMANCE! A cura di Roberto Zanetti

Le creme e il balsamo per massaggio sportivo di Muc-Off Il massaggio sportivo è indicato per gli atleti che intendono mantenere l’organismo in salute e accelerare il processo di defaticamento dopo uno sforzo massimale. Prima di una gara come riscaldamento muscolare, durante o dopo la competizione per attenuare la stanchezza, Muc-Off propone una nuova linea completa di creme adatte a tutte queste tipologie di trattamenti.

Luxury Warm Up Cream Luxury Warm Up è la crema studiata specificamente per consentire alle gambe dell’atleta di lavorare a un livello ottimale di efficienza riscaldandosi, rafforzandosi e stimolando i muscoli. Un sistema di riscaldamento intelligente in grado di controllare attivamente la temperatura del corpo. •

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Amino Explosive Power Amino Explosive Power è la crema che fornisce una spinta maggiore di potenza e migliora la disponibilità di ossigeno e nutrimento ai muscoli. Aumenta l’apporto di sangue grazie alla sua capacità di dilatare i vasi sanguigni. La vasodilatazione riduce il carico di lavoro del cuore e migliora la circolazione. •

Proprietà e prezzo: Atossica, non aggressiva per la pelle, formulazione derivata al 100% da minerali e vegetali • Consente ai vasi sanguigni di dilatarsi, con conseguente maggiore afflusso di sangue ai muscoli Prezzo: 30,00 € al pubblico, IVA inclusa


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Amino Ultra Endurance Amino Ultra Endurance – crema - utilizza ingredienti appositamente formulati per aiutare a proteggere le cellule muscolari contro l’accumulo di lattato che, dagli studi fatti, è la causa principale dell’affaticamento. •

Proprietà e prezzo: Aumenta il volume delle cellule del muscolo permettendo una migliore sintesi proteica • Aiuta a convertire il glicogeno in glucosio favorendo l’alimentazione dei muscoli • Ideale per il Cross Country e il Downhill • Atossico, non aggressivo per la pelle, formulazione derivata al 100% da minerali e vegetali Prezzo: 30,00 € al pubblico, IVA inclusa Recovery Balm Amino Recovery - balsamo, con la sua formulazione a base di glutammina e aminoacidi, riduce drasticamente i dolori muscolari e aiuta il corpo a recuperare più velocemente dopo un esercizio fisico intenso. •

Proprietà e prezzo: Atossico, non aggressivo per la pelle, formulazione derivata al 100% da minerali e vegetali • Aumenta la sintesi proteica e il metabolismo energetico che, a sua volta, aiuta a migliorare il processo di rigenerazione del corpo • Dotato di una innovativa tecnologia (Amino Patch) permette un veloce recupero muscolare anche dopo un’intensa attività fisica, ridando al corpo dell’atleta una piacevole sensazione di freschezza. Prezzo: 30,00 € al pubblico, IVA inclusa

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SI APRE IL SIPARIO TEAM FAUSTO COPPI

Il taglio della torta con Il team manager Loris Ducci il presidente Valter Vitali e il titolare di NESS Pierluigi Mularoni

D

opo 42 anni l’entusiasmo è lo stesso del 1974, quando un manipolo di appassionati di ciclismo decise di fondare un Gruppo Ciclistico. Lo chiamarono Fausto Coppi, in omaggio al campionissimo scomparso tre lustri prima. Oggi il team di Fermignano, con il suo quasi mezzo secolo di storia, è una delle realtà ciclistiche più importanti e prestigiose delle Marche. I primi giorni di febbraio, come tradizione impone, al Ristorante La Ginestra in località Furlo, davanti ad un centinaio di invitati, è stata presentata la stagione agonistica ed amatoriale alla presenza del sindaco di Fermignano Giorgio Cancellieri, il vice sindaco di Acqualagna ed assessore allo sport Luca Lisi. Presente anche il Presidente regionale FCI Lino Secchi, i rappresentanti dell’azien-

da Inkospor, che fornisce gli integratori alimentari, e Maurizio Dini, titolare Midor M.D. International, sponsor del team. Gran cerimoniere il Presidente Valter Vitali (“Sarà un 2016 esplosivo”, ha detto il patron), supportato dal team manager Loris Ducci e dalla responsabile di segreteria Fulvia Pierozzi. Presente anche Pier Luigi Mularoni, titolare dell’azienda P.R.B – Ness di San Marino che, per l’occasione, ha consegnato le nuove splendide biciclette Ness. Il sodalizio, come noto, è diviso in due settori, quello del cicloturismo e quelle della sezione corse per le granfondo e circuiti (punta di diamante la campionessa italiana Lavinia Palazzo). Nel calendario del team figurano tutte le tappe dell’InBici Top Challenge e del Romagna Challenge, la Nove Colli, la Marcialonga Cycling Craft , ed il Campionato Italiano Gran Fondo della FCI a Fara

in Sabina del 10 aprile. Molto impegnativa anche l’attività organizzativa: il Gruppo Ciclistico Fausto Coppi-Strarossini sarà infatti alla consolle del prestigioso Campionato Italiano Cicloturismo Acsi in programma il prossimo 29 maggio sul lungomare pesarese a Villa Marina. A supporto della logistica anche la “Marche and Bike”, che si occuperà dell’ospitalità. L’ASD Fausto Coppi Fermignano sosterrà nel 2016 la LILT (lega italiana lotta contro i tumori), in particolare il servizio accoglienza bambini che la sezione di Trento porta avanti per supportare i piccoli pazienti e le loro famiglie. Durante la presentazione è stato presentato anche “Cyclebook”, il primo social dedicato alla bicicletta i cui fondatori sono Loris Ducci, Riccardo Monzoni e Cesare Cleri.


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A cura della Redazione

Presentata ufficialmente la stagione 2016 dello storico team marchigiano. Fiore all’occhiello l’organizzazione del Campionato Italiano Cicloturismo Acsi

Il team Fausto Coppi Fermignano durante la cerimonia di premiazione


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NOB

IL CICLISMO

Km ZERO a

A cura della Redazione

In Romagna è già decollato il centro polifunzionale dell’ex prof Luca Celli. Sotto l’occhio esperto dei migliori professionisti del pedale, tutti i servizi di cui un ciclista ha bisogno

E’

nato da qualche mese ma NOB - acronimo di Not Only Bike - è già diventato un punto di riferimento per gli appassionati della bicicletta (e non solo). Nella sede logistica di San Mauro Pascoli è ormai decollato il progetto ideato dall’ex professionista Luca Celli che, fedele alla filosofia “chilometri zero”, ha deciso di riunire in un unico centro tutti i servizi che servono ad un ciclista: dal fisioterapista al medico, dal negozio per l’abbigliamento tecnico all’esperto di biomeccanica: “Quando facevo il corridore - spiega Celli dovevo sobbarcarmi trasferte dispendiose per raggiungere periodicamente il fisioterapista, che abitava a chilometri di distanza dall’esperto di biomeccanica che, a sua volta, era distante anni luce dall’officina. Insomma, un pellegrinaggio quotidiano solo per assolvere le funzione basiche di un ciclista. Da qui l’idea: concentriamo in un unico plesso il campionario dei servizi per le due ruote. Questa era la filosofia e,

a giudicare dai riscontri, mi pare di averci visto giusto”. Dunque, nel cuore della Romagna, un pacchetto “all-inclusive” calibrato su elevati standard di qualità. I marchi dei prodotti, del resto, sono tra i migliori in circolazione (Bmc e Cannondale per la bici, Assos per l’abbigliamento, Oakley per gli occhiali, Giro per i caschi, ed ancora, tra gli integratori, X Aloe Pro, con una linea specifica per i celiaci), ma sono i servizi - annessi e connessi - a cambiare il volto di NOB, a renderlo ciò che è: un vero e proprio centro, non solo un negozio così bello da meritarsi l’appellativo di show room. A dare tutte le garanzie del caso al progetto sono i professionisti reclutati da NOB: i preparatori atletici Francesco Bondi ed Ilario Casoni (quello del record dell’ora di Moser), Fisiokinetica di Santarcangelo per tutto il settore della fisioterpia ed Elia Venturi nel ruolo di personal trainer. All’interno anche una palestra innovativa, senza macchine isotoniche, aperta a tutti, anche a chi non

pratica ciclismo. Insomma, NOB è un centro polifunzionale dedicato alle due ruote e allo sport che si apre a tutti gli amanti del pedale, da chi si appresta a salire in sella per la prima volta a chi invece pratica il ciclismo ai più alti livelli. L’obiettivo è ambizioso: soddisfare le esigenze dei ciclisti a 360°: “Conosciamo perfettamente le esigenze degli appassionati delle due ruote - spiega Celli - e abbiamo unito al negozio una serie di servizi indispensabili per il benessere in bicicletta, perché la bici è uno stile di vita da curare e perfezionare nei minimi particolari”. Il centro specializzato romagnolo è dunque tra i più completi che si possano trovare oggi in Italia: con l’arrivo di Vibra, un generatore di onde meccaniche che hanno effetti positivi sulle fibre muscolari del corridore, i ciclisti hanno inoltre a disposizione tutti i servizi possibili per preparare al meglio la stagione. Presente anche un’officina specializzata sia per strada che per mtb, insomma non manca proprio nulla.


Daniela Veronesi - Ortler Bike Marathon 2015


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CICLISMO & SOCIAL

SI FA PRESTO A DIRE “FAKE” A cura di Sara Falco

L’ultimo caso è quello di Filippo Pozzato, a cui un 25enne di Messina aveva rubato l’identità su Facebook e Twitter per corteggiare la scrittrice Irene Cao. Ma i ladri di identità sui social sono sempre più frequenti. E non risparmiano neppure i big del ciclismo alsi profili social per diventare un vip e ottenere con l’inganno l’attenzione delle sue vittime. Un messinese di 25 anni si è spacciato per il ciclista Filippo Pozzato e il pornostar Franco Trentalance ed ora sarà processato per sostituzione di persona e violenza privata. Il meccanismo era piuttosto semplice: attraverso false pagine Facebook e Twitter l’uomo avrebbe intrattenuto alcune conversazioni con le sue vittime: la showgirl Justine Mattera - con la falsa identità di Trentalance – e la scrittrice Irene Cao - con quella di Pozzato. La Mattera, per altro, sarebbe stata costretta a “proseguire le comunicazioni on line”, anche quando lei aveva scoperto l’inganno, con la minaccia di rendere pubbliche le videochat. Per l’uomo, il pm di Milano Alessandro Gobbis ha chiesto il rinvio a giudizio. Tutti e quattro i vip sono parti offese nel procedimento. L’incidente “digitale”, in realtà, è molto più comune di ciò che si pensi. E non risparmia ovviamente neppure il mondo del ciclismo. Sono migliaia infatti i falsi profili di ciclisti che, loro malgrado, sono costretti a difendersi con smentite e denunce dai cosiddetti “ladri di identità”. Due gli obiettivi dei fake: divertirsi alle spalle del campione, dialogando con i fans e giocando a fare il vip; oppure rubare le identità per fini commerciali, cioè spacciandosi per un atleta e poi farlo diventare testimonial inconsapevole di qualche prodotto. Il problema è che, qualunque sia il movente, il furto d’identità, dallo scorso mese di agosto, è diventato reato penale e dunque chi si spaccia per un altro rischia la galera. Il problema è molto più esteso di ciò che si pensi, perché - da Nibali ad Aru, da Contador

a Froome - tutti i big del ciclismo, oltre ad un ricco campionario di fans pages, hanno il loro avatar. Instagram conferma l’identità dei cosiddetti vip apponendo un bollino blu di certificazione, ma difendersi su facebook

è molto più difficile, perché i cloni operano con grande professionalità, pubblicando foto e commenti verosimili, tanto che per un tifoso riuscire a distinguere il vero dal falso diventa difficile.


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ZERO AERO

PEDALE ZERO AERO

E TACCHETTE WALKABLE, PRESTAZIONI DA RECORD IN TUTTI I SENSI A cura di Roberto Zanetti - Foto di Beltrami T.S.A.

P

edale Zero Aero Come dice lo stesso nome, il pedale Zero Aero di Speedplay è progettato per aumentare la velocità e ridurre la resistenza al vento. E’ dotato di un design frontale estremamente ridotto, di una superficie alveolata e di un profilo estremamente aerodinamico. Ogni aspetto del suo design è stato pensato specificatamente per aumentare la velocità, riducendo al minimo la resistenza del vento. Sviluppato appositamente per le gare contro il tempo e per il Triathlon discipline in cui ogni secondo è fondamentale - permettere di incrementare la velocità con lo stesso dispendio di watt e, per questo motivo, lo abbiamo chiamato “Free Speed”. Dal punto di vista tecnico va detto che il sistema dei pedali Zero Aero di Speedplay fornisce un’ampiezza di flottaggio di 15°. Essa può essere regolata facilmente e con precisione sia per il flottaggio “heel-in” (verso la bicicletta) sia “heel-out” (opposto alla bicicletta) e ogni direzione può essere regolata indipendentemente dall’altra. Caratteristiche tecniche e prezzo: • Peso con perno in acciaio: 210 gr. la coppia • Prezzo: 299,00 € al pubblico, IVA inclusa • Peso con perno in titanio: 158 gr. la coppia • Prezzo: 429,00 € al pubblico, IVA inclusa • Ciascun pedale è dotato di due cuscinetti sigillati ed uno ad aghi per la massima tenuta • Corpo pedale in acciaio inox trattato termicamente per la massima resistenza e durata • Assemblati a mano e di facile manutenzione

Tacchetta Zero Aero Walkable™ A quale ciclista non è mai capitato, scendendo dalla bicicletta, di dare sfoggio di grandi doti d’equilibrismo per riuscire a fare solo due passi… Oggi, con le tacchette Zero Aero Walkable™ dotata di una copertura in gomma per aumentare il grip, camminare con gli scarpini da bici ai piedi, è molto più semplice e sicuro. Il profilo sagomato estremamente sottile permette di avere una camminata naturale e di incrementare ulteriormente l’aerodinamica dei pedali Zero. La tacchetta Zero Aero Walkable™ è venduta esclusivamente a parte. E’ fornita in dotazione solamente con il modello Zero Acciao (solo nel colore nero). Tutti gli altri pedali della linea Zero, invece, hanno in dotazione la tacchetta standard Zero V.2. Infine è utile ricordare all’utente finale che, il produttore, consiglia di sostituire le tacchette Zero Aero Walkable™ ogni 5000/8000 km d’utilizzo. Oppure – una volta riscontrata l’usura - quando i componenti sono particolarmente sfruttati o deteriorati da diversi fattori quali invecchiamento, agenti atmosferici o logorio. Caratteristiche tecniche e prezzo: • Peso tacchetta completo di copertura: • 3 fori = 138 gr. la coppia • 4 fori = 101 gr. la coppia • Colore: giallo/nero • Profilo: sagomato, estremamente sottile ed aerodinamico • Battistrada: in gomma aderente al terreno • Prezzo: 78,00 € al pubblico, IVA inclusa

Il profilo sagomato della tacchetta Zero Aero Walkable™ permette di avere una camminata naturale anche con le scarpe da ciclismo indossate e di incrementare ulteriormente l’aerodinamica dei pedali Speedplay Zero.

Come si presenta l’abbinamento ad “incastro perfetto” tra il pedale Zero Aero e la tacchetta Walkable™

In questa foto le sole tacchette gialle/nere Zero Aero Walkable™ di Speedplay

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Freni a disco

VANTAGGI E PERICOLI A cura della Redazione

La foto del corridore ferito al Tour de San Luis ha riacceso il dibattito sulla loro (presunta) pericolosità in caso di caduta collettiva. E il mondo dei professionisti si spacca

F

reni a disco sì o no? Il mondo del ciclismo, a partire dai corridori, si interroga sulle opportunità e sui rischi - reali o presunti - che può portare questa novità nelle corse professionistiche. Una discussione che si è fatta particolarmente intensa dopo gli incidenti che si sono registrati per colpa della classica corona. L’introduzione dei freni a disco, infatti, potrebbe moltiplicare i rischi di ferite in caso di cadute collettive, una situazione che non può essere ignorata da un movimento che, al contrario, negli ultimi anni, si è impegnato molto - pur con alterni risultati - per cercare di alzare gli standard di sicurezza. Il discorso ha contagiato anche il mondo dei cicloamatori: da una parte il “tradizionalista”, che spera che il cambiamento non avvenga mai, dall’altra l’innovatore che non vede l’ora che il disco spopoli nel mondo delle Race Bike. Fatto sta che, fino a quando l’UCI non deciderà di omologare l’uso dei dischi nel panorama ciclistico professionistico - per ora introdotti solo in via sperimentale - il dibattito può essere utile. Il primo ad introdurre i freni a disco sulle

bici da corsa è stato Ernesto Colnago, sempre all’avanguardia e alla ricerca di soluzioni innovative. Colnago ha pensato che i freni a disco, offrendo una frenata ottimale anche sul bagnato, avrebbero potuto ridurre sensibilmente il numero di cadute nelle giornate di pioggia. Molti corridori invece si sono mostrati scettici sulla loro utilità e sicurezza, soprattutto per le ferite che potrebbero causare i dischi, essendo sottili e taglienti come lame, in una caduta di massa. A scatenare il dibattito è stata, come detto, nell’ultima edizione del Tour de San Luis, una foto postata dai corridori della Cannondale. Nello specifico, Alex Howes ha pubblicato un’immagine del suo compagno di squadra Andrè Cardoso, rimasto ferito nella maxi-caduta in cui ha avuto la peggio Adriano Malori. Cardoso è caduto e si è visto arrivare addosso altri corridori. Una bicicletta lo ha ferito ad una gamba con la corona anteriore. Il freno a disco quindi non c’entra, ma l’immagine di Cardoso ha scatenato il dibattito su quali potrebbero essere i rischi per i corridori. Una bicicletta con un freno a disco potrebbe infatti moltiplicare le possibilità di ferirsi

in modo molto grave. Molto chiaro è stato un tweet di risposta alla foto postato da Nathan Haas, corridore della Dimension Data: “Ecco il motivo per cui non abbiamo bisogno dei freni a disco”, ha spiegato il corridore australiano, aggiungendo anche che le cadute saranno a velocità maggiori perché con questi freni si potranno ritardare le staccate. Andrè Cardoso - Foto profilo Twitter Alex Howes


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Immagini della Ortler Bike Marathon 2015 Photo by Newspower

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ORTLER BIKE MARATHON

PEDALANDO

SOPRA IL CIELO A cura della Redazione

L’11 giugno in Alta Val Venosta una competizione di rara bellezza riservata a bikers professionisti ma anche ai neofiti della disciplina. Perché, come diceva l’alpinista Guido Rey, “la montagna è per tutti”…

“L

a montagna è fatta per tutti, non solo per gli alpinisti: per coloro che desiderano riposo nella quiete come per coloro che cercano nella fatica un riposo ancora più forte”, scrisse Guido Rey nell’introduzione del proprio libro “Alpinismo Acrobatico”. La frase dell’alpinista e fotografo torinese potrebbe essere la sintesi della prossima Ortler Bike Marathon, al via l’11 giugno in Alta Val Venosta (Bz). Una competizione in grado di animare sia i bikers più ardimentosi, sia i più pacifici e meno avvezzi alle gare; a questi ultimi verrà dedicato il percorso “Just for Fun”, grazie al quale potranno gustarsi le meraviglie del territorio altoatesino senza alcuna pressione agonistica. Il debutto della Ortler Bike Marathon è stato un successo al di là di ogni più rosea aspettativa. L’esordio sugli sterrati dell’Alta Val Venosta è avvenuto nel 2015, ma la gara altoatesina si è subito inserita come una sfida di assoluto prestigio e valore tecnico all’interno del panorama nazionale di mountain bike. Oltre 1700 atleti accorsi dai luoghi d’Europa più disparati hanno animato la prima edizione, regalando agli spettatori e a loro stessi una giornata memorabile dedicata alle ruote grasse.

La Ortler Bike Marathon è una granfondo che porta i bikers alla scoperta di uno dei palcoscenici sportivi più emozionanti d’Italia; un territorio, quello dell’Alta Val Venosta, ricco di testimonianze storiche, bellezze culturali e paesaggistiche. I punti più elettrizzanti dei percorsi saranno la cittadina medievale di Glorenza, l’abbazia di Monte Maria, il Parco Nazionale dello Stelvio e i laghi di Resia e San Valentino. La proposta organizzativa del comitato presieduto da Gerald Burger presenterà anche quest’anno due tracciati, con Glorenza selezionata come cittadina di partenza. Gli itinerari saranno il ‘classic’ di 51 km e 1600 metri di dislivello, e il ‘marathon’ di 90 km e 3000 metri di dislivello. I concorrenti si divideranno al chilometro 8, iniziando il loro percorso lungo alcune fra le località più suggestive della zona. Glorenza è luogo ove vige il simpatico detto: “La nostra città è così piccola che dobbiamo andare a Messa fuori dalle mura”, un caratteristico borgo che conobbe secoli di prosperità come cittadina mercantile, grazie al commercio di salgemma proveniente dal Tirolo settentrionale e destinato in Svizzera. Dopo la partenza da Glorenza i bikers inizieranno il loro ‘cammino’ attraversando alcune fra le località più suggestive dell’Alta Val Venosta. Si arriverà a Burgusio,

frazione del comune di Malles, in cui si trovano il sacrario militare di Passo Resia ed il castello del Principe situato nella vallata sottostante all’abbazia di Monte Maria, monastero benedettino di grande importanza e prestigio per il Tirolo storico. Al chilometro 8 gli atleti incontreranno il bivio fra i due tracciati, e via alla volta dei sentieri in ‘single track’ e delle strade panoramiche, prima che le discese proiettino i prodi bikers sulle magnifiche sponde dei Laghi San Valentino e Resia. Quest’ultimo è il luogo simbolo della Val Venosta, splendido scenario che regala l’immagine mozzafiato del vecchio campanile di Curon che emerge dalle acque. Il passaggio al Parco Nazionale dello Stelvio sarà tappa d’élite, un territorio protetto in cui si collocano tutte le possibili zone climatiche alpine, dai fitti boschi, ai prati, sino ai ghiacciai d’alta montagna. La parte conclusiva arricchirà la manifestazione del prossimo 11 giugno con nuovi momenti di stupore, come la vista di Castel Coira, un castello ricco di mobili e suppellettili risalenti alle epoche più antiche del maniero. Il comitato organizzatore della Ortler Bike Marathon allestirà anche dei programmi di allenamento una settimana prima della competizione ufficiale. Le giornate di ‘training’ saranno accompagnate da esperti e personaggi celebri della mountain bike. Un briefing conoscitivo nella località di Malles anticiperà l’inizio dei training, poi i concorrenti potranno andare alla riscoperta dei singoli tratti di percorso, in modo da riportare fedelmente ciò che si è appreso durante le giornate di allenamento anche al momento della gara vera e propria. Previsti anche alcuni workshop, che forniranno dati interessanti e nuove conoscenze in tema di equipaggiamento, tecnica ciclistica e salute. Si parlerà di opportunità e rischi insiti nello sport amatoriale, alla ricerca di un’apparecchiatura sportiva più efficiente e adatta alle esigenze di ognuno, senza tralasciare qualche piccolo consiglio e trucco in tema di tattica e movimento, oltre ai possibili errori di preparazione alla gara. Il programma proseguirà anche dopo la competizione stessa, alla scoperta di ‘single trails’ ed antichi sentieri della Val Venosta, oggetto di attuale riscoperta. Ortler Bike Marathon da non perdere dunque, le iscrizioni 2016 proseguono tambureggianti e fino al 31 marzo si potrà partecipare al costo di 65 euro, quota comprensiva di pettorale e rifornito pacco gara. Info: www.ortler-bikemarathon.it


START & FINISH

Glorenza/Italy PARCOURS MORE INFO www.ortler-bikemarathon.it

51 km (1600 hm) 90 km (3000 hm)


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GRANFONDO RESOLV.BIKE “VENA DEL GESSO”

Si va verso il record di

PARTE CIPANTI

A cura della Redazione

Boom di iscrizioni alla rassegna di Riolo Terme grazie ai circuiti Torpado Challenge e Appennino Superbike

B

oom di iscrizioni per la 3ª edizione della Granfondo Resolv.Bike “Vena del Gesso”, in programma il 2 giugno con partenza e arrivo nel centro storico di Riolo Terme (Ra). A dare un vigoroso impulso alle iscrizioni sono stati gli abbonamenti provenienti dai due circuiti - il Torpado Challenge e l’Appennino Superbike - che hanno portato in dote alla rassegna riolese ben 300 iscritti: “Un risultato importante - spiega il presidente del Romagna Bike Grandi Eventi Stefano Quarneti - perché quelli dei circuiti sono, per definizione, atleti di ottimo livello che certamente contribuiranno ad alzare il livello tecnico della nostra Gran Fondo. Inoltre, si tratta per la maggior parte di

‘new-entry’, di atleti cioè che gareggeranno per la prima volta a Riolo. E anche questo, per le nostre prospettive di crescita, è un fattore importante”. Intanto, procede - tra novità e conferme - la macchina organizzativa della manifestazione. Il percorso, di 46 chilometri con 1600 metri di dislivello (leggermente modificato rispetto alle precedenti edizioni), sarà ancora una volta disegnato sui crinali degli Appennini occidentali della Romagna in quella dorsale di solfato di calcio che viene comunemente chiamata “Vena del Gesso Romagnola”. In questo parco naturale che attraversa, in Romagna, i comuni di Casola Valsenio, Riolo Terme e Brisighella, si svolgerà una delle Granfondo più particolari

Photo by Newspower

d’Italia. E non solo. E il carattere “green” della rassegna è confermato anche dalla presenza di Hera, la multi-utility romagnola sempre sensibile ai temi ecologici che ha scelto proprio la Gran Fondo della Vena del Gesso per diffondere i suoi messaggi sul risparmio e sulla eco-sostenibilità ambientale.

Le iscrizioni, come detto, sono già aperte e, fino al 31 maggio, la quota sarà di 20 euro (25 euro dal primo giugno e 30 euro il giorno della gara). Info 3357282336 Stefano / 3476458548 E-mail: contatti@rallydiromagna.com


3TBIKE 2015 - Photo by Newspower


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COME FAVORIRE IL METABOLISMO ENERGETICO CITOVIGOR BY CITOZEATEC Un nuovo integratore alimentare biodinamico per tutti gli sportivi A cura del dottor Alessandro Gardini*

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erché è importante rafforzare l’attività enzimatica quale fattore di benessere? Veniamo al mondo con un patrimonio enzimatico di circa cinquemila enzimi diversi che tende ad esaurirsi con l’età. Veleni ambientali, radicali liberi e farmaci di sintesi depotenziano i cicli energetici e la vitalità enzimatica, favorendo un depauperamento accelerato del nostro patrimonio enzimatico, che invece potrebbe essere sostenuto da un’alimentazione biodinamica attenta all’energia degli alimenti. Sappiamo però che la qualità degli alimenti viene pregiudicata da molti fattori negativi: mutazioni genetiche, tecniche di coltivazione, di allevamento, di conservazione e, non ultima, la maggior sterilità dei terreni per uso massivo di concimi chimici e diserbanti. Possiamo aiutare le cellule del nostro organismo che perdono lentamente la loro energia? Il CITOVIGOR è un prodotto che appartiene ad una nuova generazione di integratori alimentari, definiti Biodinamici, che sono in grado di apportare alimenti funzionali ottenuti da conversioni enzimatiche specifiche e quindi “nutrire” direttamente e rapidamente le cellule incontrate. L’assoluta novità è dovuta all’utilizzo di Enzimi nel ciclo produttivo, che rispecchiano gli enzimi dei metabolismi energetici delle cellule eucariote, agiscono sugli zuccheri

che li compongono, sulle vitamine e sugli altri componenti, predisponendo la loro conformazione biochimica affinché possano essere immediatamente utilizzati dagli enzimi endogeni come substrati nutrizionali specifici, all’interno delle cellule ed in particolare nei mitocondri, che sono le più importanti “fabbriche” energeticometaboliche esistenti, in grado di sostenere la vita così come la conosciamo e all’interno dei quali i processi metabolici si sono sempre più perfezionati in milioni di anni. Processi che dovrebbero essere capiti ed assecondati evitando, per quanto possibile, di contrastarli. Il CITOVIGOR è uno dei prodotti con attività complementare e sinergica dell’Integrazione Nutraceutica Biodinamica per un apporto energetico particolarmente efficace. In caso di bisogno energetico specifico, può essere utilizzato da solo secondo la posologia indicata. I substrati molecolari, ma soprattutto la presenza di numerosi coenzimi (Vitamine) e Aminoacidi essenziali, contenuti nel prodotto, sono utili per sostenere le attività enzimatiche cellulari, con particolare riferimento al metabolismo glucidico e mitocondriale (Glicolisi aerobica, Ciclo di Krebs e metabolismi correlati: ciclo dell’urea, betaossidazioni degli acidi grassi, gluconeogenesi, ecc.), oltre a favorire i processi metabolici fondamentali per la sintesi delle proteine (per le membrane cellulari,

il tessuto muscolare, proteine complesse come i recettori di membrana o gli enzimi stessi, ecc.). Può essere utilizzato prima e durante l’attività di endurance con l’obiettivo di migliorare la propria performance. L’Azienda Citozeatec Azienda di ricerca nutraceutica applicata che, utilizzando le più avanzate biotecnologie a conversione enzimatica in sequenza, produce una serie di nutraceutici (alimenti funzionali alle attività energetiche-mataboliche delle cellule) utili per contrastare e prevenire processi cronicodegenerativi favorendo l’aumento dell’efficienza energetica cellulare e il rafforzamento dell’attività enzimatica. *Responsabile Reparto Sport e Benessere Farmacia del Bivio e Parafarmacia Dottor A. Gardini

Informazioni Fornite dall’Azienda Produttrice Citozeatec Via Lambro, 7/8
 Peschiera Borromeo 20068 Italy Rivenditore autorizzato Farmacia del bivio www.farmaciadelbivio.It


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I BIKERS SCOPRONO

L’INVERNO D

urante la stagione invernale chi pratica mountain bike inevitabilmente cade un po’ in depressione: si aspetta, scalpitando, la primavera per tornare “on the road”. E se invece pensassimo all’inverno come una stagione idonea per pianificare un nuovo viaggio per il futuro? Per questo motivo vi segnaliamo 10 percorsi in mountain bike un po’ fuori dai normali canoni del cicloturismo, tutti fattibili con un minimo di allenamento (non vi proponiamo la Cape Epic in Sud Africa, tranquilli) vicini e accessibili. 1. Bobbio – Portofino (Emilia e Liguria) Da Bobbio, in val Trebbia, a Portofino, Genova. Si attraversano gli Appenini di Emilia e Liguria percorrendo una distanza di circa 140 km con quasi 8000 metri di dislivello in tre giorni. Numeri grossi e impegnativi, ma è un percorso fattibile dalla gran parte dei rider un po’ allenati. Il tragitto si può dividere in tre frazione. Tappa 1: BobbioOttone. Partenza dal ponte Gobbo di Bobbio e dopo alcune km di lungo Trebbia si risale sulla cima del Monte Aserei a 1400m

passando da Telecchio. Discesa con 1000m di dislivello a Marsaglia, guado dei fiumi e risalita a Cerignale per poi arrivare fino al Monte Dego. Discesone di Ottone. Tappa 2: Ottone-Ognio. Dalla bassa valle si risale tra asfalto e sentieri fino a Fontanarossa e successivamente all’imbocco del Parco dell’Antola. Una lunga cresta vi condurrà al Rifugio Antola per poi scendere a Torriglia tramite una bella sassaia. Un ultimo breve su e giù vi porta ad Ognio per trascorrere la seconda notte. Tappa 3: Ognio-Portofino. L’ultimo sforzo significa risalire un breve passo d’asfalto per poi rimanere in quota fino a Ruta ed imboccare il Parco Naturale di Portofino da dove partono decine di sentieri. Si imbocca la discesa di Santa Margherita per poi passare da Portofino e risalire di nuovo a Ruta dove termina l’avventura. 2. Transardinia (Sardegna) E’ un po’ la Cape Epic di casa nostra: 449 km di sterrati e mulattiere in sette giorni, oltre 12.000 mt di dislivello attraverso i luoghi più selvaggi dell’isola dei Mori. Da Olbia a Cagliari attraverso la Barbagia, il Supramonte e il Gennargentu. Un itinerario

che se affrontato tutto vi rimarrà sotto pelle, profondamente immersi in un paesaggio indimenticabile, lontano dall’asfalto, dalle città e dalle coste, un per oltre l’80% su strade a fondo naturale. Tutte le info nel dettagliatissimo sito transardinia.net e per i tour organizzati transardinia.it. 3. GTE (Isola d’Elba) Avete poco tempo, magari un weekend e tanta voglia di fuggire dal caos? All’Elba vi aspettano i 60 chilometri della GTE, la grande traversata elbana. Si parte da Cavo fino a raggiungere Pomonte, toccando tutti i punti d’interesse dell’isola, come Portoferraio, Capoliveri, Marciana Marina. Priva di dislivelli pesanti, immersa nella natura e sempre (o quasi) con vista mare. In più è ben segnalata. 4. Traversata del sentiero E4 (Creta – Grecia) Tutto il fascino ancestrale dell’isola greca in mountain bike: 500 km di saliscendi, paesaggi mozzafiato, passaggi a 2000 e passa metri d’altitudine, l’attraversamento di


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Praticate mtb solo nelle stagioni più calde? Un grave errore. Ecco dieci itinerari per non rinunciare alla vostra passione anche da novembre a febbraio

I sentieri della Liguria in Mtb

di Ginevra: 1000 km per attraversare le Alpi svizzere da ovest ad est, ma senza lo stress della gara. Si tratta infatti di una sorta di Great Divide alpina, dove i partecipanti dovranno essere del tutto autosufficienti. Paesaggi emozionanti dell’Etna

gole come quelle di Samaria o di Agia Irini e il plus di fare il bagno in spiagge incontaminate. Si parte da Zato Kastros, nella zona Sud est dell’isola e si percorre l’entroterra fino al monastero di Chrisoskalitissas, che si erge su una scalinata di 99 gradini. 5. Transprovence (Provenza - Francia) E’ una durissima gara di enduro; si svolge a settembre quando la temperatura è mite e la brezza marina sale dal mare. E’ perfettamente replicabile da chiunque voglia macinare chilometri su chilometri nelle terre selvagge di una delle regioni più affascinanti d’Europa. Si attraversa l’Alta Provenza, si inizia dalle alpi del bacino di Durance e si finisce sul mare, a Mentone, percorrendo single track molto tecnici. I numeri sono importanti: 6 giorni, 300 km e un dislivello totale di circa 10.000 metri, che equivale alla media di 43 km e un dislivello di 1429m al giorno. 6. Navad: 1000 km in Svizzera da ovest ad est Cari amanti delle pedalate infinite, si parte dal Lago di Costanza per arrivare al Lago

7. Alta via ligure E’ un itinerario storico diventato una competizione (l’Alta via Stage Race) che si tiene a giugno. Otto tappe per 550 Km e 17.000 metri di dislivello solcando tutta la Liguria da est a ovest. Oltre alla versione Hero (dove si dorme in tenda) c’è anche la formula Fun, della durata di un weekend o anche solo una tappa. Naturalmente l’esperienza è replicabile facilmente vista la facilità nel reperire le tracce gps. Sono sentieri e mulattiere, percorribili tutto l’anno, che collegano le estremità della riviera ligure da Ventimiglia a Ceparana, dalla Provincia di Imperia alla Provincia di La Spezia. Un viaggio tra costa ed entroterra, tra Alpi ed Appennini, tra mare e cielo, lungo praterie erbose che scendono raramente sotto i mille metri di quota, in un ambiente aspro e dolce allo stesso tempo. 8. Etna Marathon Sicilia Paesaggi lunari, pinete millenarie e 17 km di single-track mozzafiato, unico in Europa, affascinante, duro, divertente, emozionante. Si tratta di un percorso di 74 chilometri e 2560 m di dislivello in un continuo susseguirsi di cambi repentini di scenari, dai fitti boschi ai paesaggi lunari. Salite ripide che ti fanno mettere il piede a terra e discese

in single track da “guidare” con attenzione. Per un biker un’esperienza da vivere almeno una volta nella vita. 9. Tirol Bike Safari Austria Le prime 3 tappe da 120 chilometri con partenza da Nauders, praticamente dopo il confine italiano. Un lungo tour MTB a più tappe grazie al quale è possibile percorrere quasi tutto il territorio alpino del Tirolo da ovest a est, da Nauders a Walchsee, permettendo ai ciclisti di superare grandi dislivelli e ripide salite anche con l’aiuto degli impianti di risalita. Questi consentono di alleggerire la fatica attraversando comodamente circa 12.000 metri di dislivello (su un totale di 25.000) sull’intero percorso. Il Tirol Mountain Bike Safari è lungo in tutto 660 km e percorribile in 15 tappe. 10. Grande anello dei Monti Sibillini Marche Il Grande Anello dei Sibillini (Gas) è un percorso escursionistico ad anello che attira trekker e biker desiderosi di scoprire questi luoghi magici ed ancora incontaminati. Esistono varie versioni ma normalmente viene proposto in 4/5 giorni con pernotto nei vari rifugi dislocati lungo l’itinerario. In totale, l’anello misura dai 120 ai 150 km e si sviluppa interamente su strade forestali e sentieri di montagna. Il percorso inizia dal centro medioevale di Visso, sede del Parco, e prosegue in senso orario facendo tappa in altri 4 Comuni: Fiastra, Amandola, Montegallo e Norcia.


Andrea Righettini, Roel Paulissen - La Vecia Ferovia dela Val de Fiemme 2015 - Photo by Newspower


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iNBiCi magazine anno 8 – 02 Febbraio 2016  

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