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â‚Ź 1,50 anno VIII - num. 03 - aprile/maggio 2012 Poste italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - 70% CNS PZ


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Redazione

Sommario Editoriale

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Redazione Largo Pisacane, 15 85100 - Potenza Tel. 0971 25683 Mobile 330 798058 - 392 4263201 web site: www.in-arte.org e-mail: redazione@in-arte.org Direttore editoriale Angelo Telesca editore@in-arte.org Direttore responsabile Mario Latronico Caporedattore Giuseppe Nolé Impaginazione Basileus soc. coop. – www.basileus.it Stampa Grafica Cirillo sas Concessionaria per la pubblicità Associazione A.R.C.A. C/da Montocchino, 10/b 85100 Potenza Mobile: 330 798058 e-mail: informazioni@in-arte.org Iscrizione al ROC n. 19683 del 13/5/2010 Autorizzazione Tribunale di Potenza N° 337 del 5 ottobre 2005 Chiuso per la stampa: 7 maggio 2011 In copertina: Ernesto Santaniello, L'onda. La redazione non è responsabile delle opinioni liberamente espresse dagli autori, né di quanto riportato negli inserti pubblicitari.

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Non gettate le vostre perle... di Giuseppe Nolé .......................................................... pag. 4

Eventi

Sacre Visioni a Forenza di Giovanna Russillo...................................................... pag. 5 Lux in arcana di Giuseppe Nolé........................................................... pag. 8

Cromie

Antonello Morsillo, dal mouse al pennello di Laura Saltari.............................................................. pag. 10 Ernesto Santaniello: il tratto della memoria di Angela Delle Donne................................................... pag. 12 La transessualità nell’arte di Maria Rosaria Compagnone...................................... pag. 14

fotoCromie

Blue Cross foto Gerardo Caputi ...................................................... pag. 16

Mete

Sulle tracce del passato di Ruoti di Francesco Mastrorizzi............................................... pag. 18 Monteserico: il castello solitario di Annalisa Signore....................................................... pag. 20

Trame

Eufemia Griffo e il volo di Psiche di Fabrizio Corselli......................................................... pag. 22

Forme

Giacomo Manzù di Fiorella Fiore.............................................................. pag. 27

Art Tour

a cura di Sonia Gammone............................................. pag. 30


Non gettate le vostre perle... di Giuseppe Nolé

È di queste ultime settimane il dibattito, più o meno sottaciuto, sullo stranissimo ed increscioso “affare” che riguarda la direzione della Biblioteca Nazionale dei Girolamini a Napoli, una delle biblioteche storiche più gloriose d’Italia, unico esempio particolare di biblioteca pubblica sorta in epoca preunitaria. La Direzione della Biblioteca era stata affidata ad un ex manager, ex responsabile delle pubbliche relazioni dell’Inpdap del Nord-Est, ex proprietario di una librearia antiquaria, coinvolto nella sparizione di volumi antichi. In una petizione inviata al Ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, e firmata tra l’altro da Cesare de Seta, Salvatore Settis, Giuliano Amato, Dario Fo, Franca Rame, Dacia Maraini, Stefano Rodotà, l’Associazione Italia Nostra si chiedeva come fosse “possibile che la direzione dei Girolamini sia stata affidata dai padri filippini, con l’avallo del Ministero che ne è ultimo responsabile, a un uomo (Marino Massimo De Caro) che non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale per onorare quel ruolo [...] e come mai Marino Massimo De Caro, sebbene del tutto estraneo al mondo della biblioteconomia e della funzione pubblica, abbia avuto e abbia comunque curiose implicazioni con i libri, che lo portano tuttavia nel mondo del commercio, facendo emergere fin qui – sempre e soltanto – episodi degni di essere vagliati non da una commissione di concorso, ma dalle autorità giudiziarie (sia pure con l’auspicio dell’innocenza)”. E questo nonostante l’Italia pulluli “fino all’inverosimile espertissimi paleografi, codicologi, filologi, storici del libro, storici dell’editoria, bibliotecari, archivisti, usciti dalle migliori scuole universitarie e ministeriali”. Per nostra fortuna pochi giorni fa il Direttore in questione si è autosospeso dall’incarico; non resta che sperare che la meditazione del passo evangelico “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci...” operi una miracolosa quanto necessaria conversione per le scelte future.

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Eventi Si è conclusa con successo la prima edizione del concorso nazionale di pittura Sacre Visioni, indetto dalla nostra rivista e dal Comune di Forenza (Pz). Per un mese, dal 3 aprile al 3 maggio, questo incantevole borgo lucano ha ospitato le opere di trentasei artisti di ogni parte d’Italia, esposte nel chiostro del seicentesco Convento del SS. Crocifisso. Un itinerario suggestivo, quello proposto da Sacre Visioni, per indagare attraverso il soggetto sacro l’eterno rapporto tra arte e fede, alla luce del bisogno di spiritualità dell’uomo contemporaneo. La vincitrice del concorso è risultata Agnese Bagnardi, autrice dell’opera dal titolo Fede (tecnica mista su tela, cm 80x60). Il lavoro dell’artista tarantina, di forte impatto emotivo, si è distinto per il sincretismo simbolico e stilistico. Elemento centrale della composizione è la corona di spine, semplice ma eloquente simbolo della Passione di Cristo. Nel complesso si tratta di un’opera intensa, che ha affascinato la giuria e i tanti visitatori per la sua singolare capacità di affidare il racconto a pochi elementi, che richiamano sentimenti e stimoli più complessi. Fede evoca la sofferenza di Cristo attraverso la stratificazione e la disomogeneità della materia plasmata, affrancandosi dall’iconografia tradizionale senza stravolgerla e riuscendo, così, a cogliere lo spirito religioso nella sua essenza più intima e viva. L’opera della Bagnardi riflette il suo incessante impegno sul fronte della sperimentazione visiva, della ricerca costante di pitture e di materiali diversi. I suoi lavori, molto apprezzati anche a livello nazionale, hanno figurato in diverse mostre collettive. Tra le numerose esposizioni a cui ha partecipato negli ultimi anni ricordiamo Il filo dell’aquilone - Arte, gioco e creatività per l’Expo 2000 di Taranto, il Premio giovani under 30 e le rassegne d’arte contemporanea Art&Maggio e VoXart a Bari, il Premio Italia per le Art Visive a Firenze, Improntarte 2012 a Taranto e Le tele dei ricordi a Carrara. Sue opere si trovano

Sacre Visioni a Forenza di Giovanna Russillo

in permanenza nel Museo di Arte Moderna di Stilo Bivongi (CZ). Il secondo classificato al concorso è stato Antonio Loffredo con il dipinto Deposizione (tecnica mista su tela, cm 100x70), opera di grande resa espressiva e notevole qualità stilistica, di iconografia tradizionale, ma in grado di attualizzare il messaggio di fede. Terzo classificato Sante Muro, con Mater (paste acriliche su tela, cm 90x60), lavoro in cui l’artista coniuga magistralmente sacro e profano. Le emozioni affiorano dalla superficie cromatica e rendono unico questo frammento di delicata, intima affettività madre-figlio.

Sacre visioni mostra-concorso di arte sacra - I ediz. Forenza, Convento SS. Crocifisso 3 aprile-3 maggio 2012 Artisti partecipanti: Agnese Bagnardi, Angela Barra, Pietra Barrasso, Pier Roberto Bassi, Alessandro Calabrese, Rosa Cerreta, Stella D'Amico, Daniela Di Pede, Pasqualino Festa, Fabio Giocondo, Anselmo Gorga, Rosa Iorio, Rosita Izzo, Raffaele Izzo, Antonia Leonetti, Rachele Leonetti, Roberta Lioy, Pierluigi Lo Monte, Antonio Loffredo, Rocco Mezzela, Maria Eugenia Mlendea, Maria Grazia Montesano, Sante Muro, Yana Nozdracheva, Mariantonietta Pescuma, Alfredo Razzino, Loredana Salzano, Rosa Maria Santangelo, Ernesto Santaniello, Daniela Santoro, Maddalena Spinelli, Luigi Stanco, Maddalena Strippoli, Ida Tricarico, Silvia Venuti, Anna Maria Verrastro.

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Antonio Loffredo, Deposizione, 2012, tecnica mista su tela, cm 100x70. Secondo Classificato.

Sante Muro, Mater, 2012, paste acriliche su tela, cm 90x60. Terzo Classificato.

Sopra: l'allestimento della mostra Sacre Visioni nel convento del S.S. Crocifisso di Forenza (PZ). A lato: Agnese Bagnardi, Fede, 2012, tecnica mista su tela, cm 80x60. Opera vincitrice del concorso.

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Eventi Codici, pergamene, filze, registri, sigilli e molti altri documenti dal valore inestimabile; testimonianze del passato che per la prima volta sono state condotte fuori dai confini della Città del Vaticano per essere esposte nei Musei Capitolini in Roma. Un patrimonio documentario meraviglioso che viene offerto a noi tutti grazie alla mostra Lux in arcana. L’Archivio Segreto Vaticano si rivela aperta al pubblico fino al 9 settembre 2012 nel prestigioso museo romano. L’evento è stato pensato per celebrare il IV centenario della fondazione dell’Archivio Segreto Vaticano, avvenuta nel 1612 ad opera di Paolo V: l’attributo “segreto”, che qualifica l’Archivio dalla metà del ‘600, traduce il vocabolo latino secretum, che significa “privato” ovvero di proprietà del Papa.

Lux in arcana di Giuseppe Nolé

Suddivisa in dieci sezioni tematiche dislocate tra il Palazzo dei Conservatori, il Palazzo Clementino e il Palazzo Caffarelli, l'esposizione rivela 100 preziosi documenti originali che coprono un arco temporale che va dall’VIII al XX secolo d.C.: il percorso è poi arricchito da un’accurata narrazione storica, fatta di retroscena e di personaggi che, attraverso l'uso di supporti multimediali, consentono di collocare i documenti nel periodo storico che li ha visti protagonisti. Tra i documenti esposti vogliamo segnalare un autografo dello scultore Gian Lorenzo Bernini in un avviso di pagamento, la lettera di Abu Hafs ‘Umar al-Murtada a Innocenzo IV, la Bolla di canonizzazione di S. Francesco Saverio, gli atti del processo di Galileo Galilei, la lettera dell’artista Michelangelo

L’affare segreto di Enrico VIII. Lettera dei membri del Parlamento inglese a Clemente VII. Supporto: pergamena; 81 sigilli in teche di latta e 4 teche vuote pendenti da una fettuccia di seta rossa. Dimensioni: cm 93 × 46 (plica cm 20). Luogo di emissione: Inghilterra. Data: 13 luglio 1530. Segnatura archivistica: ASV, A.A., Arm. I-XVIII 4098A. Nella sezione: Il Custode della Memoria.

al vescovo di Cesena sui lavori nella Fabbrica di S. Pietro, la Bolla d’oro di Clemente VII per l’incoronazione di Carlo VI, il privilegium di Ottone I, gli atti dell’abdicazione di Cristina di Svezia, il messaggio della regina deposta Maria Antonietta di Francia dal carcere, il sommario del processo al filosofo di Nola Giordano Bruno, il processo ai Templari di Francia con 231 deposizioni in 60 metri di pergamena, il si-

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gillo di Filippo di Spagna e molte altre preziosità. La mostra è stata promossa in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche culturali e Zètema Progetto Cultura e curata da Alessandra Gonzato, Marco Maiorino, Pier Paolo Piergentili e Gianni Venditti. Oltre a rendere visibile al pubblico alcune delle meraviglie storiche custodite nei quasi 85 km lineari dell’Archivio Segreto Vaticano la mo-


Eventi

Le azioni politiche e militari dell’energico cardinale Gil de Albornoz. Registro dei giuramenti di fedeltà a Innocenzo VI. Archivio Segreto Vaticano, Città del Vaticano. Supporto: volume pergamenaceo; rilegatura in pergamena. Dimensioni: cm 44,5 × 30,5. Luogo di produzione: non indicato. Data: [1356-1359]. Segnatura: ASV, Arm. XXXV 20. Nella sezione: L’oro e l’inchiostro.

stra si propone anche di spiegare cos’è e come funziona l’Archivio dei Papi; è comunque l’occasione di vedere con i propri occhi un patrimonio inestimabile che vede come epicentro la città di Roma, legata al

Papato fin dall’età medioevale. Per il suo carattere assolutamente eccezionale e unico Lux in arcana è un evento scientifico e mediatico senza precedenti da non perdere.

Una pergamena purpurea in lettere d’oro. Il privilegium di Ottone I. Archivio Segreto Vaticano, Città del Vaticano. Supporto: pergamena purpurea; scrittura carolina in oro; sigillo deperdito. Dimensioni: cm 103 × 41. Luogo di emissione: non indicato. Data: 13 febbraio 962. Segnatura: ASV, A.A., Arm. I-XVIII 18. Nella sezione: Tiara e Corona.

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Cromie

Antonello Morsillo, dal mouse al pennello di Laura Saltari

In alto: Antonello Morsillo, Tiresia. Pagina a lato: Antonello Morsillo, Maria di Scozia.

Si è svolta lo scorso mese a Roma, negli spazi del Caffè Letterario, la personale di Antonello Morsillo Sfigurati. Dal mouse al pennello, una mostra di opere edite e inedite, attraverso la quale l’artista pugliese è stato invitato a ripercorrere e celebrare i suoi primi dieci anni di attività. Risale infatti al 2002 la prima esposizione dell’artista, nato a Foggia ma romano di adozione. Morsillo esordisce e si fa conoscere realizzando illustrazioni di copertine di artisti come Milva, Patty Pravo, Luigi Tenco. Decisivo è l’incontro con Rettore, che nel 2006, anno della personale Immaginata, sceglie opere come Lupi e Nota Bestiale come copertine dei suoi dischi. L’artista veneta è trasformata da Morsillo in creature zoomorfe del cielo, del mare e della terra. Due anni più tardi l’artista riceve dalla Sony BMG il primo e a tutt’oggi unico riconoscimento conferito in Italia in ambito discografico ad un illustratore: Galleria Stralunata, il video-catalogo sulle note della canzone Stralunata, realizzato con le opere della mostra, viene inserito nel dvd omonimo della Rettore. Lo stile di Morsillo è scelto per copertine di libri, per locandine cinematografiche e per la rappresentazione iconografica di artisti quali Renato Zero, Daria Nicolodi, Scialpi. Nel 2007 Morsillo inaugura la personale Cinemorfismi. Le maschere della follia sul grande schermo. Il suo sguardo si concentra nell’esplorazione e nella rielaborazione delle ossessioni di alcuni celebri personaggi cinematografici. È un viaggio nei meandri oscuri della psiche, da Baby Jane a Tiresia a Sofia Stolz. La svolta artistica è rappresentata dalla personale del 2011 Svestiti di carne i martiri del pen-

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siero, dove Morsillo unisce la pittura all’illustrazione. La mostra è un omaggio a filosofi, scrittori, attivisti e liberi pensatori che per le loro idee hanno perso la vita. Morsillo immagina i loro corpi svestiti di quegli abiti che li hanno connotati, perché emblema di una minaccia, e li ritrae connotandoli con caratteristiche forti, che lasciano il segno. Il sacrificio di questi martiri del pensiero assume, attraverso l’arte e la sensibilità dell’artista, una valenza fortemente simbolica, quasi mistica, che induce lo spettatore ad una riflessione sul valore della libertà di pensiero e della lotta per l’affermazione degli ideali. Morsillo raffigura Ipazia, Sophie Scholl, Giordano Bruno, ma anche Gandhi, Pasolini e Don Puglisi. Con l’esposizione Sfigurati dal mouse al pennello Morsillo ha voluto ripercorrere questi dieci anni della sua vita e della sua produzione artistica. Sfigurati, perché nelle sue opere attraversa volti e corpi dei personaggi ritratti proiettandoli in una nuova dimensione, visionaria, onirica e fortemente simbolica. Dal mouse al pennello perché Morsillo, prima di giungere alla pittura, sua attuale espressione, si è cimentato con l’illustrazione digitale, con la fotografia, e l’illustrazione a mano libera. Immagini che rapiscono l’osservatore per la loro intensità, per la loro caratteristica di raffigurazioni decise, ma allo stesso tempo quasi impalpabili, eteree, sfumate. Le particolari fessure che l’artista dipinge sulle sue tele e che sono ormai divenuti un segno di riconoscimento della sua produzione artistica, sono ispirate alle “macchie” di Rorschach. Piccoli squarci che perforano in profondità lo spazio, attraverso i quali l’osservatore riesce a penetrare visivamente l’immagine rappresentata.


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Cromie

Ernesto Santaniello, Il Bacio di Giuda.

Ernesto Santaniello è un artista nolano consapevole delle proprie radici storico-culturali e saldamente radicato in esse. La sua formazione parte dall’Istituto d’arte di Torre Annunziata, nel napoletano, per continuare in itinere attraverso studi personali e riflessioni profonde. Realizza opere perlopiù di grandi dimensioni che cercano di catturare e fermare immagini rubate alla scultura classica, ai temi sacri, ai grandi artisti della storia dell’arte moderna; ma rappresenta anche la natura, uomini importanti, scorci di paesaggi ripresi attraverso dei particolari. Nelle mostre collettive le sue opere spiccano prepotentemente perché da subito attirano l’occhio dell’osservatore, poiché il tema scelto è già conosciuto, più precisamente catturano l’attenzione perché la mente si sforza di ricordare dove ha già visto quelle forme e qui soggetti, ma il pensiero è superato dallo stupore per l’originalità della revisione artistica. Scava le figure per riempirle della consistenza del vuoto, o ancora, le rende gelide come piccole stalattiti che emergono dal fondo di una grotta, ne è esempio l’o-

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pera Omaggio a Caravaggio tratto dalla Deposizione nel sepolcro, dell’omonimo pittore. Volutamente al di fuori del mondo dell’astrattismo, Santaniello si dedica alla figura umana, alle forme corporee, alla lucentezza delle armature, alla vivezza dei colori delle vesti. Spicca prepotentemente la perizia tecnica, per nulla celata, ma neanche esasperata, in grande autonomia artistica lascia spazio alle sue competenze che si mescolano con il sostrato culturale. Spesso ritorna il tema delle forme artistiche classiche: corpi scultorei si stagliano su fondi scuri dai tratti infuocati, talvolta alludono a sfondi infernali. I colori sono netti e decisi, la tavolozza ha spazio per pochi colori che ritornano a più riprese, che disegnano le forme, senza tracciare linee. Nettuno, Proserpina, Afrodite e la mitologia tutta, rivivono nelle tele una nuova stagione, non come foto perfette scattate in un museo, ma come messaggeri di una tradizione storica che non va rinchiusa in una teca. Il tema sacro è più volte ripreso, le rappresentazioni del Cristo non sono immagini di sofferenza e dolore, ma simboli di


Ernesto Santaniello: il tratto della memoria di Angela Delle Donne

riflessione ed interiorizzazione. Diverse angolature e dimensioni, ma il filo conduttore è la rappresentazione della croce che richiama ad una intima meditazione. La natura e il quotidiano della gente si

tinge di una gamma di colori più ampia e variegata, le sfumature si rincorrono e non mancano mai i toni del ghiaccio, che ancora una volta ricordano il pieno dei corpi e delle immagini rappresentate. Nelle sue opere è possibile percepire una fissità del tempo, non intesa come ricerca di forme stantie, ma come capacità di catturare una riflessione irripetibile. Superficialmente si può immaginare di sapere già tutto sull’arte pittorica di Ernesto Santaniello, ma anche laddove sembra ripetersi, la sua vivezza culturale spinge lo spettatore a riflettere e a trovare sempre nuove differenze tra il mondo concreto ed il mondo reale nell’arte.

Ernesto Santaniello, Nettuno.

Ernesto Santaniello, Cristo.

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La transessualità nell’arte

Cromie Per comprendere meglio il presente spesso è necessario guardare al passato, perché la storia ci dimostra che fenomeni che crediamo moderni hanno molte volte radici antichissime e vivono una situazione di esaltazione o di denigrazione a seconda del tempo. È il caso del transessualismo: esaltato e considerato un privilegio nella Grecia antica, è invece denigrato e condannato nella Roma guerriera. La letteratura sull’argomento è ricca, lo sfruttamento teatrale copioso, l’arte consistente. Mascheramenti, travestitismo e metamorfosi delineano infatti figure importanti dell’immaginario greco. Il giovane Achille, che Achille non è ancora, a Sciro si traveste da ragazza; da bimba è camuffato il piccolo Dionisio, mentre in abiti femminili sarà ucciso il suo nemico più famoso, Penteo. E ancora, il donnaiolo Giove che si innamora dell’efebico Ganimede, lo rapisce e lo porta con sé sull’Olimpo o il muscoloso Ercole che ha una storia d’amore col bellissimo Ila. Quella romana è invece una società maschia, nata e retta sotto il segno di Marte, simbolo divino del machismo anche dal punto di vista sessuale. Ufficialmente non accetta quindi quelle inclinazioni particolari che, in fatto di sesso, contraddicono quel vantato maschilismo su cui essa si basa. Roma, nata rozza e guerriera, tuttavia col tempo è profondamente pervasa dalla cultura greca, anche in fatto di comporta-

di Maria Rosaria Compagnone

menti sessuali, in tutti i suoi strati sociali. Con i primi imperatori cristiani si decreta la morte sul rogo per tutti coloro che mostrano un comportamento sessuale “diverso” e gli orribili falò continuano per tutto il Medioevo. La chiesa condanna chi prende le distanze dall’eterosessualità, ma si serve allo stesso tempo di quegli artisti che attraverso la loro pittura lasciano trasparire immagini ambigue, comunicano la ricerca di una sensualità equivoca. Primo fra tutti Leonardo, la cui sessualità rimane a tutt’oggi avvolta nel mistero. Leonardo ha una concezione particolare della sessualità. In uno scritto, l’artista lascia infatti trasparire completa ripugnanza per “l’atto di coito e le parti che ne sono coinvolte”. È per questa ragione che quasi tutti i suoi dipinti rappresentano figure a mezzo busto, tagliate più o meno all’altezza della vita. I lineamenti dei volti che dipinge, inoltre, sono ambigui, eterei, senza sesso e senza tempo. L’esempio più rappresentativo è costituito dalla Gioconda. Se esso sia davvero il ritratto di una nobildonna fiorentina non ne siamo certi, di sicuro è un dipinto che nasconde il mistero della sensualità e dell’ambiguità e forse è questo, in fondo, il secreto del successo di quest’opera. Un esempio ancora più lampante dell’ambiguità di genere che investe le figure dipinte da Leonardo è il San Giovanni Battista: capelli lunghi e ondulati, tratti del viso più femminei che mascolini, una grazia nel puntare il dito che si direbbe più di una donna che di un uomo. E l’utilizzo di alcuni tratti equivoci nella figura umana è una caratteristica che ritroviamo pure in Michelangelo. Dai suoi affreschi emergono immagini dubbie. Pensiamo agli elementi maschili presenti nelle figure femminili, ai muscoli di maschio messi in risalto attraverso finissime velature. Un po’ tutte le donne di Michelangelo sono così: dalla Venere del cartone di Venere e Cupido alla Notte, alle stesse figure femminili della Cappella Sistina.

A sinistra: Michelangelo, Notte, 1526-1531, marmo, cm 155x150, Sagrestia Nuova, Firenze. Pagina a destra: Leonardo da Vinci, San Giovanni Battista, 1508-1513, olio su tavola di noce, cm 69x57, Musée du Louvre, Parigi.

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fotoCromie

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Blue Cross foto di Gerardo Caputi


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Immerso in uno dei più estesi boschi di abete della Basilicata, a due passi dalla città di Potenza, su un’altura superiore ai 700 metri sorge Ruoti. L'insediamento si adagia sul colle scendendo verso valle, dove compaiono le costruzioni più recenti, mentre la parte alta è occupata dal centro storico del paese, l’antico borgo medioevale sviluppatosi intorno al vecchio castello normanno. Antica rocca osca, come testimoniato dai resti di mura pre-romane in pietra calcarea, in seguito fortificata dai romani, venne rifondata dai longobardi, che le fecero assumere la funzione di un arroccato castello. Cercare di ricostruire con esattezza gli avvenimenti di questa terra durante il periodo medievale è abbastanza arduo. La sua storia ha seguito quella dei territori circostanti, assoggettati a più dominazioni nel corso dei secoli e passati da un feudatario

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all'altro. Finì quasi per scomparire demograficamente, in seguito a una serie di epidemie che costrinsero la popolazione a spostarsi nelle campagne. Una ripresa ci fu solo nel XVI secolo, quando il conte di Muro, Jacopo Alfonso Ferilli, consentì l'immigrazione di una colonia di Albanesi Schiavoni, che ricostituirono il primo nucleo della popolazione. Più tardi rientrarono anche famiglie spagnole e francesi. Tra le testimonianze storico-architettoniche presenti nel territorio di Ruoti figurano una villa romana in località San Giovanni, un edificio sacro risalente al IV-III secolo a.C. e i resti di un’antica necropoli della seconda metà del II secolo a.C., rinvenuti in località Trappeto Picone. Percorrendo i vicoli del centro storico è possibile osservare fontanili, chiese e palazzi gentilizi con pregevoli portali. Di interesse artistico è la Chiesa


Sulle tracce del passato di Ruoti di Francesco Mastrorizzi

Madre di San Nicola, che conserva, tra gli altri, un dipinto del Cinquecento della Madonna del Rosario, realizzata da un allievo di Costantino Stabile, una tela con Madonna e Santi, del pittore Gian Lorenzo Cardone di Bella, una Madonna delle Grazie tra S. Carlo Borromeo e S. Francesco d’Assisi, della bottega del Pietrafesa. Degna di nota è anche una statua lignea di San Rocco, realizzata nel Seicento o Settecento. La chiesa viene indicata con il titolo di San Nicola in due atti notarili del 1620 e del 1657, ma esisteva già prima del 1324. Nel 1794 la vecchia struttura venne abbattuta e ricostruita per volere del vescovo Serrao, che vi portò la prima pietra. Le mura e la cupola furono completate nel 1805, mentre l'interno venne terminato nel 1810. Il progetto fu redatto dall'architetto Magri, discepolo del Vanvitelli, che predispose una pianta a croce latina con un’unica navata. Il campanile, preesistente alla nuova chiesa, fu sopraelevato ed ultimato dopo il 1814. Nel 1857 fu danneggiato da un terremoto, tanto che se ne dovette ridurre nuovamente l'altezza. Meritano di essere visitate anche la Chiesa della Madonna del Rosario, la Cappella del Calvario e, in località Spinosa, la Cappella di San Rocco, dedicata al patrono del paese. In alto: la chiesa madre di Ruoti intitolata a San Nicola. Nella pagina a sinistra una veduta panoramica di Ruoti. In basso: l'iscrizione che campeggia sul portale della chiesa di San Nicola a Ruoti.

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A circa 15 km ad est di Genzano di Lucania, si erge, alla sommità di un rilievo roccioso, la sagoma solitaria del castello di Monteserico, elemento superstite dell’omonimo abitato medievale insieme alla chiesa di Santa Maria. La struttura domina un’area che si estende dalle diramazioni orientali dell’Appennino lucano fino alla Puglia e la Murgia materana verso la costa ionica della regione. Coperta un tempo di ampie zone boschive, fertile e ricca d’acqua e dalla posizione strategica rispetto al cruciale nodo di un sistema di comunicazioni locali e interregionali. Il castello, di cui la torre centrale rappresenta il nucleo originario, nasce in epoca normanna, tra l’XI e il XII sec., in un periodo di incremento demografico e di espansione del borgo altomedievale che rese ne-

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cessario un nuovo perimetro fortificato. Sorto come baluardo difensivo dell’abitato, nel periodo federiciano si connota come domus legata alle funzioni annesse alla gestione del Demanio Regio. Agli inizi del XIV sec. l’edificio apparteneva alla nobile Aquilina Sancia, ma successivamente passò alla famiglia Sanseverino e, nel 1348, a Francesco del Balzo. Spopolata dalle pestilenze e dalle modifiche ambientali, tra il 1400 e il 1430, la borgata venne gradualmente dimenticata, mentre il castello rimase abitato. Dal XVII alla fine del XVIII sec. il complesso fu di proprietà del genovese Grimaldi dei Doria e di alcuni discendenti della famiglia Sancia. Rimase abbandonato finché non lo acquistarono i baroni Dell’Atti Cetti, nel 1857, che poi lo vendettero alla famiglia Cafiero, nel 1875. La conformazione plano-volumetrica, in cui sono leggibili le varie fasi costruttive stratificate, è definita da un compatto parallelepipedo quadrangolare, con uno zoccolo a tronco di piramide e contrafforti angolari a nord. Superato il portale di acceso, si giunge in una breve corte quadrata, la quale separa il mastio dalla massa esterna che lo recinge. La pianta del piano terra è oggi divisa in due porzioni da un arcone realizzato nel XIX sec. trasversalmente alla volta a sesto acuto, per garantirne la tenuta statica. Lo spazio è illuminato da due finestre sui lati est e sud e da una terza apertura ascrivibile alla fase più antica della fabbrica e svelata dal crollo degli ambienti dell’ala nord. All’ultima quota si accede mediante una scala a chiocciola in pietra, ricavata nello spessore della muratura, costituita da blocchi monolitici sovrapposti. Questo livello è costituito da due ambienti coperti da volte leggermente ogivali e illuminati da aperture rimaneggiate in varie epoche. Anche in questa sede troviamo un’altra testimonianza riferibile alle prime fasi costruttive del castello: l’antica porta sul lato sud (prima metà del XII sec.) modificata in finestra, dalla quale si accedeva agli spalti. Nel 1989, ormai in un totale stato di abbandono e di degrado, il castello venne acquistato dal Comune di Genzano di Lucania che fece avviare un progetto di recupero, redatto e divenuto definitivo nel 2002.


Monteserico: il castello solitario di Annalisa Signore

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Trame

Con questo nuovo numero colgo l’occasione per inaugurare una diversa trattazione della materia poetica, facendolo attraverso l’autore e non tramite la Poesia in sé. Chi presento adesso è Eufemia Griffo, una poetessa che si distingue per aver reso la composizione degli haiku (poesia giapponese), nello specifico le catene di haiku, simile negli effetti a quella della poesia italiana (tanto che non sembra di leggere “poesia nipponica”). Griffo compone con il volo lieve dell’ala di Psiche, come di un amante che drappeggia sulle labbra del proprio oggetto del desiderio un effimero bacio. Effimero quanto lo è la poesia nella sua piena inafferrabilità. A differenza di Psiche che infrange il patto statuito con il dio dell’Amore, ossia di non guardarlo in viso, Griffo lo rinnova e lo eterna a ogni passaggio versificatorio, celando il nucleo essenziale della poesia, al pari di un segreto, in efficaci metafore. Un insieme di costruzioni talmente vivide da sembrare veri e propri quadri; la parola la sua cornice. Da qui, l’esigenza quasi genetica di fare ricorso all’uso d’immagini di compendio al testo. La poetessa predilige il verso nel metaforizzarsi del suo “silenzio”, un’ansa nella quale s’incunea l’impeto di un rivo, senza mai esaurirsi. Un luogo

Anthonis Van Dyck, Eros e Psiche.

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Eufemia Griffo e il volo di Psiche di Fabrizio Corselli

William Bouguereau, Eros e Psiche (part.).

in cui la sua forza dirompente oltrepassa gli argini formali, dando adito a quell’intensa forza dialettica, a quella tensione che scorre sulla superficie di un lago, quasi ne rappresentasse una leggera increspatura. Il tutto si riassume nell’atto ideale che precede la caduta della goccia d’olio dalla lanterna che Psiche sorregge, attestatorio del preludio al dramma amoroso. Un “dire tacendo che allude a un mondo altro, che richiede al lettore un certo lavoro immaginifico, destinato a stemperarsi nelle calme acque della libertà interpretativa; egli diviene compositore, a sua volta, nel colmare i vuoti delle ellissi così amabilmente donate. Tale “energia” deriva soprattutto dalla forte concettualità dell’haiku e dal carattere meditativo della filosofia zen, al quale fa riferimento tale genere. Queste metafore assorbono oltremodo dal proprio domino, Apollo, l’amore per la musicalità. Tre versi che al pari di corde sono sempre stringate verso le più alte vette liriche, in una compartecipe cerimonia visiva con ogni singola parola. Griffo forgia la sua poesia come lo scoccare dei dardi di Eros, infallibili ed efficaci nel colpire al cuore il proprio lettore; perché oltre all’eleganza formale, per di più congegnata attraverso la metrica haiku (17 sillabe in tutto, ripartite in tre versi 5/7/5/), Griffo mostra una prorompente inquietudine poetica, un caos primordiale di emozioni che si snoda lungo una catena di versi, secondo un approccio quasi istintuale (una sorta di ritorno alle origini della parola, situazione questa che scorgiamo per esempio nel mito, e che nella poesia giapponese diventa quasi rivelazione, la descrizione di una visione). Sito: http://ilsussurrodellaluna.eu (sezione Poesia in metrica).


TRACCIATO CRONOLOGICO DEL RISORGIMENTO LUCANO

UN PERIODO IMPORTANTE DELLA NOSTRA STORIA Il Risorgimento lucano non fu un episodio isolato, ma il frutto di una lunga e travagliata stagione, iniziata nel 1799, proseguita con i moti 1820/21 e del 1848/49 e culminata nelle insurrezioni del 1860 e del 1861. Gli eventi di quel periodo segnarono profondamente l’identità della Basilicata, una regione che è cresciuta nella storia d’Italia, che ha vissuto le contraddizioni di una questione meridionale mai risolta, che non si è fermata davanti alle prove più difficili che la storia le ha riservato. E che oggi conosce il valore dell’Unità d’Italia e vuole preservarlo. Questo è, in estrema sintesi, il messaggio che abbiamo cercato di condividere in oltre un anno di iniziative, celebrazioni, riflessioni che il comitato istituito dalla Regione ha organizzato e sostenuto per ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Al termine di questo percorso, il Consiglio regionale utilizza questo spazio di pubblicità istituzionale sui periodici locali che hanno aderito ad un avviso pubblico per proporre un percorso cronologico dell’epopea risorgimentale, a cura del prof. Antonio D’Andria della Deputazione di Storia patria per la Lucania, nella speranza che possa essere un utile strumento per quanti intendono riservare qualche attenzione allo studio di questo periodo così importante della nostra storia. Vincenzo FOLINO Presidente del Consiglio regionale della Basilicata Presidente del Comitato per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia

LE PRINCIPALI DATE DEL RISORGIMENTO LUCANO 21 gennaio 1799 Proclamazione della Repubblica Napoletana «una, e indivisibile» da parte dei patrioti in Castel Sant’Elmo. 25 gennaio 1799 Costituzione del primo Governo provvisorio della Repubblica napoletana, presidente Carlo Lauberg. 26 gennaio 1799 Diramazione, da parte del Governo della Repubblica, delle Istruzioni generali ai patrioti, manifesto politicoprogrammatico. 3 febbraio 1799 Assemblea di popolo, a Potenza, in Piazza del Sedile, presieduta dal vescovo Giovanni Andrea Serrao, con l’innalzamento dell’albero della Libertà ed elezione della Municipalità repubblicana, «democratica e popolare». 7 febbraio 1799 Sbarco, a Pezzo in Calabria, del cardinale Fabrizio Ruffo e della sua «Armata Cristiana e Reale» con l’obiettivo della riconquista del Regno.

9 febbraio 1799 Divisione del territorio continentale della Repubblica napoletana in 11 Dipartimenti. Il nono, quello del Bradano, con capoluogo Matera, comprendeva 200 centri abitati, a loro volta accorpati in 12 cantoni. 24 febbraio 1799 Assassinio, a Potenza, del vescovo Giovanni Andrea Serrao e del direttore del seminario diocesano, Antonio Serra. 27 febbraio 1799 Elezione, in piazza del Seggio, a Potenza, della seconda Municipalità repubblicana (ad indirizzo moderato), presieduta dall’ex sindaco Giosuè Ricciardi. Fine marzo 1799 Lega o Patto di Concordia fra le sette Municipalità repubblicane di Potenza, Avigliano, Muro, Picerno, San Fele, Tito, Tolve, per garantire il reciproco aiuto in difesa delle istituzioni repubblicane. 18 maggio 1799 “Conquista” di Potenza da parte del capitano


sanfedista Gerardo Curcio (detto Sciarpa) e delle sue truppe. 20 maggio 1799 Discussione, nella Commissione Legislativa del secondo Governo provvisorio della Repubblica napoletana, del Progetto di Costituzione di Francesco Mario Pagano già pronto a fine marzo. 13 giugno 1799 “Entrata” a Napoli da parte dell’«Armata Cristiana e Reale» del cardinale Ruffo; costretti alla resa i principali punti di difesa repubblicani. 21 giugno 1799 Tradimento delle “capitolazioni” (in base alle quali a napoletani e francesi era stata accordata la possibilità di emigrare in Francia su navi fornite dal governo borbonico) ed avvio della «violenta e sanguinosa» repressione borbonica, a Napoli e nelle province, tesa ad eliminare fisicamente i repubblicani con la morte, il carcere o l’esilio, al fine di “estirpare” il giacobinismo dal Regno. 13 luglio 1799-15 marzo 1800 Arco temporale di esecuzione delle condanne a morte dei «rei di Stato» lucani. 30 marzo 1806 Giuseppe Bonaparte nominato re di Napoli. 8 agosto 1806 Potenza capoluogo della provincia di Basilicata (L. 132 sulla divisione ed amministrazione delle Province del Regno). 18 settembre 1806 Insediamento del primo Intendente della provincia di Basilicata, Tommaso Susanna (nominato con decreto del 13 agosto 1806), a Potenza, nella sede provvisoria del Palazzo Loffredo.

da Egidio Marcogiuseppe. Giugno 1820 Assemblea, a Potenza, della rete di «Vendite» carbonare presenti nella provincia. 6 luglio 1820 Pubblicazione, a Potenza, da parte del Senato della Regione della Lucania Orientale, di una Dichiarazione in nome di Dio e sotto gli auspici della Nazione Napoletana, con la promessa di diminuzione delle imposte fondiarie ed esortazione a giurare fedeltà al sovrano ed alla Costituzione. 10 luglio 1820 Pubblicato a Potenza il primo numero del «Giornale patriottico della Lucania Orientale», (pubblicato) fino al 13 marzo 1821. 10 agosto 1820 Assemblea potentina del Popolo Carbonaro della Lucania Orientale, con dichiarazione pubblica indirizzata al Duca di Calabria e Vicario Generale del Regno di Napoli, il futuro Francesco I. 3 settembre 1820 Elezione, a Potenza, dei rappresentanti lucani al Parlamento Nazionale delle Due Sicilie: Domenico Cassino di Moliterno, Carlo Corbo di Avigliano, Innocenzo De Cesare di Craco, Gaetano Marotta di Trecchina, Paolo Melchiorre di Lauria, Francesco Petruccelli di Moliterno, Diodato Sansone di Bella, Diodato Sponsa di Avigliano. 28 gennaio 1821 Raduno, a Potenza (dopo la Convocazione del Parlamento Nazionale delle Due Sicilie e la dichiarazione di guerra all’Austria che aveva deciso l’occupazione del Mezzogiorno d’Italia), di truppe di Legionari lucani, che, al comando di Diodato Sponsa, mossero verso il Lazio per congiungersi all’Armata del generale Guglielmo Pepe.

20 agosto 1808 Stampa del primo numero del «Giornale degli Atti dell’Intendenza di Basilicata», nella tipografia di Angelo Coda.

21 aprile 1821 Tentativi insurrezionali dei capitani Giuseppe Venita e Domenico Corrado a Tito e Vignola (Pignola).

10 settembre 1808 Convocazione del Consiglio Generale della Provincia per il 15 ottobre 1808, con successive sessioni fino al 26 ottobre 1808.

30 agosto 1821 Istituzione, a Potenza, Laurenzana e Calvello, di quattro corti marziali, una delle quali presieduta dal maresciallo Philip Roth.

28 agosto 1818 Assemblea Carbonara Lucana a Potenza, presieduta

13 marzo-10 aprile 1822 Esecuzione, dopo processo sommario, dei


protagonisti lucani dei moti insurrezionali, tra i quali Domenico Corrado, Giuseppe Venita e Carlo Mazziotta. 29 gennaio 1848 Concessione della Costituzione da parte di Ferdinando II. 10 febbraio 1848 Pubblicazione, a Potenza, del periodico «Il Costituzionale Lucano». 18 aprile 1848 Elezioni dei deputati al nuovo Parlamento delle Due Sicilie: 5 per il distretto di Potenza, 2 per quello di Matera, 3 per Melfi e 3 per Lagonegro. 29 aprile 1848 Istituzione del Circolo Costituzionale Lucano, presieduto da Vincenzo D’Errico, volto a sostenere la diffusione della Costituzione e salvaguardare l’ordine sociale contro insurrezioni per l’occupazione delle terre. 17-18 maggio 1848 A seguito delle rivolte del 15 maggio a Napoli, istituzione, a Potenza, da parte del Circolo Costituzionale, di un Comitato delle Finanze e di una Commissione di sicurezza pubblica, con il compito di colmare il vuoto politico e di spedire un contingente di armati nella capitale del Regno per difendere la Costituzione. 15 giugno 1848 Convocazione di una Dieta composta da delegati dei centri della provincia di Basilicata, presieduta da Vincenzo D’Errico. 25 giugno 1848 Riunione della Dieta Federale con i rappresentanti dei Circoli Costituzionali delle province di Basilicata, Terra di Bari, Capitanata, Terra d’Otranto e Molise e proposta di un documento programmatico (il Memorandum). 4 luglio 1848 Proclama ai popoli della Lucania di Emilio Maffei. 8 luglio 1848 Rifiuto, all’interno della Dieta Federale, delle forze politiche radicali, guidate da Emilio Maffei, di firmare il Memorandum, ritenendo come unica soluzione ai mali del Regno il rovesciamento dei Borbone. A tal fine, sull’esempio della Calabria, tentativo (fallito) di

istituire un Governo provvisorio a Potenza, avversato fermamente dall’azione congiunta delle forze politiche moderate guidate da Vincenzo D’Errico e da quelle istituzionali, guidate dall’Intendente Giacomo Coppola. 12 marzo 1849 Sospensione a tempo indeterminato del Parlamento Nazionale delle Due Sicilie e revoca di fatto della Costituzione da parte di Ferdinando II. 3 novembre 1852 Camillo Benso, conte di Cavour, già Ministro dell’Agricoltura, del Commercio e della Marina, nonché delle Finanze, nominato Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno di Sardegna. 1857 Istituzione, a Napoli, di un Comitato dell’Ordine, con rappresentanze moderate e democratiche e un proprio giornale, clandestino, il «Corriere di Napoli». 27 aprile-11 luglio 1859 Seconda guerra d’indipendenza. 30 settembre-21 ottobre 1859 Manifestazioni antiborboniche, con bandiere tricolori, a Viggiano, Grottole, Cirigliano, Corleto, Tricarico, Rotonda, Pietrapertosa, Lauria, Castelmezzano, Grassano, Pomarico. 5 maggio 1860 Partenza, da Quarto, della spedizione dei Mille, al comando di Giuseppe Garibaldi. Tra i volontari il materano Giambattista Pentasuglia. 21 giugno 1860 Istituzione, a Corleto Perticara, del Comitato Centrale Insurrezionale Lucano, presieduto da Carmine Maria Senise. Divisione della Basilicata in 12 «sottocentri»: Corleto, Rotonda, Castelsaraceno, Senise, Tramutola, Tricarico, Miglionico, Potenza, Genzano, Avigliano, Ferrandina, Bella. 13 agosto 1860 Riunione, a Corleto Perticara, di Giacinto Albini, Camillo Boldoni e Nicola Mignogna per definire il piano d’azione dell’insurrezione in Basilicata (di concerto con gli altri centri insurrezionali).

15 agosto 1860 Invio di corrieri per organizzare la “rivoluzione” nella provincia, con la pubblicazione dell’Appello ai fratelli


lucani di Rocco Brienza.

e Mignogna per Auletta, per incontrare Garibaldi.

16 agosto 1860 Manifestazione in nome dell’Unità d’Italia a Corleto, capeggiata dai Senise. Esortazione ai lucani da parte dell’Intendente Nitti, con un foglio a stampa, a partecipare alle elezioni per il nuovo Parlamento per la Costituzione tardivamente concessa da Francesco II.

6 settembre 1860 Nomina (da parte di Garibaldi) di Giacinto Albini a Governatore della Basilicata con poteri illimitati.

17 agosto 1860 Raduno, a Corleto, di armati dalla Val d’Agri e dal Materano. 18 agosto 1860 Acquartieramento di una guarnigione borbonica a Montereale (a Potenza) per presidiare e bloccare le vie di accesso alla città. Scontri tra insorgenti e gendarmi, costretti a lasciare la città alle colonne di insorti, giunte nel primo pomeriggio anche da Avigliano, Genzano e dal Melfese e, a sera, da Corleto. 19 agosto 1860 Proclama di Nicola Mignogna e Giacinto Albini: costituzione del Governo Prodittatoriale. Dimissioni dell’Intendente Nitti rassegnate al Decurionato potentino che, riunitosi, cedette a sua volta i poteri al Governo (Prodittatoriale). Prodittatori Nicola Mignogna e Giacinto Albini; Comandante militare Camillo Boldoni; Segretari Gaetano Cascini, Rocco Brienza, Nicola Maria Magaldi, Giambattista Matera. Emilio Petruccelli comandante in capo della nuova Guardia Nazionale. 20 agosto-11 settembre 1860 Istituzione, in 71 centri della provincia di Basilicata, di Giunte insurrezionali ad opera di Commissari democratizzatori. 23 agosto 1860 Pubblicazione, a Potenza, del primo numero dell’organo ufficiale del Governo Prodittatoriale, «Il Corriere Lucano. Giornale Ufiziale dell’Insurrezione». 25 agosto 1860 Istituzione di una Giunta Centrale di Amministrazione, composta da 7 direttori, presidente Francesco Antonio Casale. Comando della Guardia Nazionale affidato a Domenico Asselta.

2 settembre 1860 Garibaldi a Rotonda. 5 settembre 1860 Rientro di Boldoni a Potenza per organizzare la brigata dei Cacciatori Lucani. Partenza di Albini

10 settembre 1860 Proclama Al popolo lucano dei direttori degli Uffici. Giacomo Racioppi nominato Segretario Generale della Provincia di Basilicata. 15 settembre 1860 Costituzione del Battaglione Lucano e nomina di Emilio Petruccelli a Capo di Stato Maggiore. I quattro scaglioni del Battaglione affidati al sacerdote aviglianese Nicola Mancusi, al tricaricese Francesco Paolo Lavecchia, a Giuseppe Domenico Lacava di Corleto ed a Francesco Paolo Pomarici di Anzi. 21 ottobre 1860 Inaugurazione delle operazioni di voto per l’annessione al Regno. Partecipazione di 98.213 abitanti, circa il 20% della popolazione, con il risultato di 98.102 voti favorevoli e 111 contrari. 11 novembre 1860 Udienza di Vittorio Emanuele II ad una delegazione del Consiglio Comunale di Potenza, guidata dal Sindaco Antonio Sarli. 10 gennaio 1861 Elezioni del Consiglio Provinciale della Basilicata. 27 gennaio 1861 Prime elezioni politiche postunitarie (VIII Legislatura). Eletti: Aurelio Saffi (collegio di Acerenza); Ferdinando Petruccelli della Gattina (collegio di Brienza); Francesco Lovito (collegio di Chiaromonte); Camillo Boldoni (collegio di Corleto); Francesco Maria Gallo (collegio di Lagonegro); Pasquale Serra (collegio di Matera); Achille Argentini (collegio di Melfi); Pasquale Magaldi (collegio di Muro); Saverio Rendina (collegio di Potenza). 18 febbraio 1861 Proclamazione del Regno d’Italia, a Torino, da parte dei Deputati del Parlamento. Antonio D’ANDRIA


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Giacomo Manzù di Fiorella Fiore

Giacomo Manzù (pseudonimo di Giacomo Manzoni) è stato uno degli artisti più rivoluzionari della scena italiana: con la sua opera ha operato un significativo cambiamento agli idiomi della scultura, e conquistato di fatto un ruolo centrale all'interno del percorso intrapreso in questa rubrica relativo alla formazione del linguaggio scultoreo contemporaneo in Italia. Nato a Bergamo nel 1908, inizia la sua carriera ad undici anni come ragazzo di bottega presso un intagliatore. Questo primissimo approccio all'arte, di

fatto nella sua componente più artigianale, lo porta a cimentarsi con altre tecniche così dette "minori": dalla stuccatura alla doratura, insieme ad un crescente interesse verso il disegno che, unito ad una sapiente conoscenza della materia e della storia, diviene il nucleo centrale della sua poetica artistica. Quando, nel 1927, si reca a Verona per il servizio militare, viene affascinato dalle porte bronzee di San Zeno, e da lì a Padova, dove viene folgorato dall'arte di Donatello, ed in particolare dai bassorilievi dell'Altare del Santo. Dopo un viaggio a Parigi, si stabilisce

Giacomo Manzù, Studio per la Porta della morte in San Pietro a Roma, 1949, coll. privata

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a Milano, dove ha modo di farsi influenzare da stimoli diversi che lo portano a confrontarsi con il disegno, la scultura in bronzo, e anche la pittura. Conosce l'arte di Degas, Renoir, Rodin e soprattutto Medardo Rosso che, accanto a Donatello, diviene una delle sue più importanti fonti di ispirazione: viene totalmente catturato dal modellato dell'artista torinese, e cerca di farlo suo, attraverso una rapidità del gesto scultoreo che regala effetti pittorici alla superficie. È grazie a questo approccio che egli cerca di approfondire la tensione psicologica ed esistenziale dell'uomo, come evidente soprattutto nei ritratti, con cui si cimenterà in tutta la sua carriera (come nel ritratto di Papa Giovanni XXIII). Il perfetto equilibrio tra l'influenza dell'arte del passato e quella del presente, è la chiave della cifra stilistica dell'artista; ed è per questo che, pur aderendo al movimento Corrente, affascinato dall'espressionismo lirico che lo caratterizza, resta una figura isola-

Giacomo Manzù,Cardinale seduto, bronzo, 1955, Venezia, Galleria Internazionale d'arte moderna Cà Pesaro.

Giacomo Manzù, Testa di donna, 1939, coll. privata.

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ta, lontana dalla ribellione antinovecentesca che ne caratterizzerà la poetica. Nel Dopoguerra, grazie alle numerose committenze ecclesiali, cresce la volontà di sintetizzare il primitivismo iniziale ad una nuova concezione di realtà, come visibile nella serie dei Cardinali, caratterizzati da una rigida ieraticità, espressione di meditazione e ascetismo. Ciò diviene evidente nel ciclo di bassorilievi ispirato alla Passione di Cristo, scolpito tra il 1939 e il 1942, in piena guerra, attraverso i quali rielabora gli ultimi giorni di vita di Cristo come metafora dell'attuale condizione dell'uomo, del dramma del suo tempo, come evidente soprattutto nella Deposizione. Tra il 1952 e il 1964, lavora a La porta della morte, porta centrale di San Pietro, a Roma, progetto complesso che è culmine poetico della "religiosità laica" di Manzù: non solo l'opera, ma tutta la serie di bozzetti e disegni preparatori, costituiscono la summa della poetica dell'artista e, nell'insieme, uno dei maggiori capolavori della scultura contemporanea.


Giacomo Manz첫, Testa di Papa Giovanni XXIII, 1963, Vaticano.

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agendART a cura di Sonia Gammone

Barletta L'odore della luce

Ferrara Sorolla. Giardini di luce.

Urbino La città ideale

Fino al 19 agosto 2012 Barletta, Pinacoteca De Nittis Info: 0883578613

Fino al 17 giugno 2012 Ferrara, Palazzo dei Diamanti Info: www.palazzodeidiamanti.it

Fino all'8 luglio 2012 Urbino, Palazzo Ducale Info: www.mostracittaideale.it

Fino al 19 agosto sarà possibile ammirare a Palazzo Marra, sede della Pinacoteca De Nittis di Barletta, la mostra L’odore della luce. Il mondo femminile nella pittura dell’Ottocento e del primo Novecento. La donna e la natura sono le due protagoniste di questo percorso che Emanuela Angiuli ha scelto di indagare con una descrizione profondamente evocatica del mondo piccolo-borghese della provincia italiana e del mondo contadino. Sono quattro le tematiche lungo le quali si snoda il percorso espositivo che indaga il mondo femminile nella pittura dell’Ottocento e del primo Novecento: i sentimenti, i lavori del giorno, i prati e i giardini, le confidenze. L’altra metà del mondo è finalmente consapevole di contare in quel mondo dove vive da sempre in subalternità. Gli artisti raccontano in queste opere i loro momenti più personali ed intimi, mentre fuori i nuovi mutamenti intellettuali, politici e culturali investono l’Italia portando le donne ad assumere ruoli di primo piano.

Joaquin Sorolla, uno degli artisti più dotati della pittura moderna spagnola, sarà per la prima volta in Italia nella mostra Sorolla. Giardini di luce che lo vedrà protagonista a Palazzo dei Diamanti di Ferrara fino al prossimo 17 giugno. La rassegna indaga l’opera di questo esponente di spicco della Belle Epoque che ha vissuto intensamente il periodo tra Ottocento e Novecento, immerso nelle poetiche impressioniste ed espressioniste. Il suo tratto più inconfondibile è la capacità di catturare una visione immediata della realtà esaltandola grazie a raffinati effetti di luce. Nascono così i dipinti col tema del giardino creati in pieno sole che gli permettono di integrare la figura nel paesaggio. Maria vestita da contadina valenciana, del 1906, è uno dei più affascinati dipinti dove le pennellate iridescenti avvolgono la figura della figlia sedicenne del pittore e il giardino fiorito che la circonda, creando un mosaico cromatico che rappresenta la vera gioia del colore.

Partendo dall’enigmatico dipinto urbinate La città ideale, si è aperta lo scorso 6 aprile la mostra a cura di Lorenza Mochi Onori e Vittoria Garibaldi che si propone di dimostrare come quest’opera rappresenti il compendio della civiltà rinascimentale fiorita a Urbino e nel Montefeltro ad opera del Duca di Urbino Federico da Montefeltro nella seconda metà del Quattrocento. La perfezione prospettica del dipinto è di sicuro il frutto di ricerche e speculazioni a tutto campo, dall’architettura alla filosofia, alla matematica. Accanto ad esso circa 50 fra dipinti, sculture, tarsie lignee, disegni, medaglie e codici miniati, che ci mostrano il felice momento rinascimentale vissuto dalla piccola capitale del ducato di Montefeltro. Inoltre verranno presentate opere di Domenico Veneziano, Piero della Francesca, Leon Battista Alberti, Mantegna, Perugino, Raffaello ed altri. Lo splendido Palazzo Ducale con la sua architettura sarà il degno contenitore di questa mostra che indaga lo splendore del Rinascimento.


In Arte aprile/maggio 2012  

Periodico a diffusione nazionale - anno VIII - num. 03

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