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ANNO VI N.5-6

21 dicembre 2012 nirubi, Maya e dintorni

Zeman una vita all’attacco

5 ORIGINALI IDEE REGALO


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5 originali idee regalo

Le proposte della nostra redazione.

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Playing for Keeps

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Zeman, una vita all’attacco

Uno degli allenatori di calcio più geniali e discussi degli ultimi vent’anni.

21 dicembre 2012, fine del mondo?

La presunta apolisse spiegata dagli esperti.

La proposta di un sito inglese.

I malati di Aids questi sconosciuti... Gabriele Muccino al cinema con una commedia sentimentale a sfondo sportivo.

Ti prostituisci? Hai gli studi pagati

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Il vocalist dei 99 posse dice basta alle droghe Dopo le due dipendenze che l’hanno quasi ucciso Luca Persico/Zulù si è ripreso tutto: posto, rispetto e credibilità.


Natale/ Natale diverso questo o Natale come tutti gli altri? Per me è un Natale diverso dagli altri, nel bene e nel male. Diverso, per la crisi economica che non smette di mordere, e trascina nel gorgo i redditi più deboli e quel largo strato sociale che aveva creduto d’ essersi messo al riparo, almeno dai rischi più grossi, e che ora sa cosa significa tremare nello scorrere una semplice circolare sul posto di lavoro. Diverso per la sfiducia che si legge negli occhi di noi giovani, basta scendere per strada e osservare... E lo sappiamo tutti, non c’è malattia peggiore della sfiducia e non c’è medicina più inutile delle massicce dosi d’entusiasmo a basso costo. Noi però siamo ottimisti lo siamo come sempre... ma ci limitiamo al nostro orticello che ci sembra più saggio! L’Associazione L’Impronta editrice della nostra testata si accinge ad affrontare una nuova avventura editoriale: una nuova TV interattiva, on demand, sociale.

Non possono non essere felici e orgogliosi. Abbiamo piantato tutto questo con i nostri poveri mezzi, con le nostre buone volontà, con le nostre intelligenze. Non possiamo non esser fieri di quel che siamo riusciti a dimostrare e a costruire. Naturalmente grandissima parte, la più grande, del merito va a voi lettori, stimolatori, frequentatori, dai più educati e degni ai più rompiscatole. E a voi va il nostro regalo di Natale che è tiKo tv, la vostra voce, particolarmente attenta, densa e interessante, Buon Natale di cuore a tutti voi!

Manuel Romano

Direttore Responsabile

SVAGO: Bim. - Reg. Trib. AQ N°549 del 12.01.2006 Iscriz. ROC n. 17677 Direttore Responsabile: Manuel Romano manuel_ro@hotmail.it Editore: Ass.ne Culturale L’Impronta

Foto: Manuel Romano Stampa: AGP Maltignano (AP)

Hanno collaborato: Sandro Valletta Daniele Rossi Chiara Marchionni Salvatore Romano Sandro Coletti Emilio Sassone Corsi Pubblicità: L’Impronta marketing@improntalaquila.org (+39) 349 0827452 (+39) 349 2100919

Info e contatti: Via Saragat 1, 67100 L’Aquila Telefono: (+39) 0862 311508 Email: redazione@svagonews.com www.svagonews.com

Testi e materiale fotografico inviati per collaborazioni, non si restituiscono e si accettano solo in forma gratuita. E’ vietata ogni riproduzione senza autorizzazione scritta. Stampato con contributo della Provincia dell’Aquila


notizie in breve/ Il meglio... delle ultime news

Ti prostituisci? Hai gli studi pagati Arriva da un sito inglese la proposta di prostituirsi in cambio della retta universitaria pagata. Il sito SponsorAScholar.co.uk risulta al momento chiuso per “manutenzione”. L’idea sembra aver riscosso grande successo tra le giovani britanniche. Più di 1400 aspiranti studentesse, tra i 17 e i 24 anni,  secondo i dati raccolti dall’ “Independent”,  avrebbero optato per questa particolare modo di pagarsi gli studi. In Gran Bretagna è illegale gestire un sito in cui uomini o donne offrono sesso in cambio di soldi. Secondo il sito quello che viene richiesto alle ragazze è soltanto di “raggiungere alti livelli di intimità”, mentre non c’è alcun tipo di riferimento esplicito a rapporti sessuali.

Sei nerd? Le cougar ti amano Si, proprio così… Se sei nerd, le over 40 sono affascinate da te. Lo rileva un sondaggio di Cougar Italia che ha chiesto a duemila iscritte quale tipologia di tot-boy preferissero e da quale genere di giovane uomo fossero maggiormente attratte. Dai dati è emerso che il 43% delle donne intervistate preferisce i giovani nerd. Il 27% è attratta dal toy-boy radical chic, ragazzi dalla trasandatezza curata che, per protagonismo o ribellione, portano alta la bandiera dei loro ideali anticonformisti. Terzo posto per i modaioli (21%), giovani sempre precisi, eleganti, curati, aggiornati sulle ultime novità. Solo il 8% delle donne mature intervistate è attratto invece dai “palestrati”.

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Natale 2012 senza cinepanettone Un Natale piu’ sobrio e senza cine-panettone quello di quest’anno. Le feste natalizie cinematografiche sembrano insomma fare l’occhietto al politically correct con alcune eccezioni (I Soliti idioti 2). Cosi’, anche se sara’, anche in questo Natale, il film di Neri Parenti con Christian De Sica, Colpi di fulmine, a raccogliere l’eredita’ del blockbuster-doc Filmauro, la vera sfida aperta al botteghino resta pero’ quella con il sequel de I soliti idioti firmata da Biggio e Mandelli.

Eletta Miss Bumbum 2012, il fondoschiena più sexy Carline Felizardo, una modella brasiliana 25enne ha vinto un particolare concorso di bellezza, Miss Bumbum 2012, ovvero il fondoschiena femminile più sexy del Paese. E’ stata incoronata da una giuria composta da 6 donne e 5 uomini, riuniti per la seconda edizione del concorso in un hotel di San Paolo. La fortunata vincitrice ha vinto un assegno di 2.500 dollari e l’onore di posare per un servizio fotografico sulla rivista Sexy.

Sostanze stupefacenti nemiche degli anticoncezionali Medicine e droghe può risultare un mix nocivo e pericoloso per la salute. Sia i farmaci sia le droghe producono effetti a livello cerebrale e

vengono scomposti nel fegato. Quest’ultimo è in grado di scomporre una sola sostanza alla volta e non è in grado di fare distinzione tra medicina e droga. Nei casi di abuso di alcol si possono verificare interferenze sull’efficacia del contraccettivo. L’alcol può alterare la metabolizzazione del farmaco e quindi non si è più certi di quale sia il suo effetto. Può inoltre alterare lo stesso ciclo.

Da domani non potrai smarrire gadget e chiavi Si chiama StickNFind ed è un adesivo che integra un trasmettitore Bluetooth, associato a un’app per smartphone. Grazie a questo fantastico oggetto sarà possibile trovare chiavi e oggetti vari smarriti. Basterà avviare l’app e seguire l’indicatore. Il costo è di $35 o $150 ogni 10 pezzi. Gli adesivi si possono applicare su portachiavi, telecomandi, valigie. L’unico svantaggio è che il radar indica solo la prossimità ma non la direzione.

Arriva tiKo tv Il 14 dicembre debutta la nuova web tv tiKo on demand, interattiva, sociale. Il suo punto di forza è il web e la sinergia tra contenuti social, tecnologia unite ad un innovativo modello di distribuzione. (www.tikotv.it) Un nuovo servizio per tutti , una comunicazione bidirezionale in cui non c’è una emittente attiva ed un ricevente passivo, in cui non c’è dunque un “alto” e un “basso”. “Siamo molto orgogliosi di lanciare tiKo tv, offre agli appassionati un’esperienza unica di fruizione di contenuti video online, dando la possibilità anche alle aziende inserzioniste di accedere a una piattaforma di comunicazione innovativa e senza precedenti”, afferma Il direttore responsabile Luisa Stifani.


Zulù dei 99 Posse dice basta alle droghe/ “Il tossico fa uno sforzo enorme per distruggere la sua esistenza, per buttare tutto quello che ha: se è capace di farlo, allora può fare anche il percorso inverso”.

Un figlio in arrivo. Un nuovo album con i 99 Posse, “Cattivi Guagliuni”. E un tour nei centri sociali per promuoverlo. Dopo le 2 dipendenze che l’hanno portato a un passo dalla morte, Luca Persico/Zulù si è ripreso tutto: posto, rispetto e credibilità. Ma il percorso è stato lungo ed è passato per un tentativo (quasi riuscito) di distruzione di se stesso, e di Zulù. “Mi sono ripreso il posto di lavoro – racconta – Faccio ancora il musicista”. Ma l’immagine di Zulù un po’ Che Guevara, un po’ Antonio Gramsci, combattente e intellettuale che avevano in tanti, quella non c’è più. “Ho ucciso lo Zulù che stava nella testa di molti e ho ridato voce a quello che avevo creato all’inizio e che si è lasciato plasmare da necessità non sue, quella di un gruppo di avere un leader e quella del mercato di vendere dischi – dice – Oggi c’è uno Zulù antieroe che non è in contrasto con Luca”. Che ammette di non sapere “da quanto è che non mi drogo”. Perché oggi ha la consapevolezza di svegliarmi con delle cose da fare e “anche quando non c’ho niente da fare e me ne sto nel letto, c’ho da vivere”. Nella prima dipendenza, quella da cocaina, Persico ci è “cascato”. Era giovane e si sentiva onnipotente. “Ho iniziato a pipparla, poi a spararmela, poi l’ho alternata con l’eroina e poi le ho prese insieme: pensavo di essere Dio, ma mi sono ritrovato in ospedale, intubato”. E spaventato. Ma non abbastanza da affrontare le cause profonde che l’avevano portato lì. “Invece ho iniziato un processo di rimozione che è durato 5 anni – continua – finché mi sono ritrovato con l’opportunità di perdermi di nuovo, coscientemente”. Questa volta era il crack. “Mi dava un mix di stimoli dell’eroina e della cocaina, ma la prima volta che l’ho capita, c’ero già dentro”. Era il periodo in cui Persico cercava di distruggere l’immagine che l’umanità aveva di Zulù e di “ribaltare la situ-

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azione umana, politica e lavorativa verso cui nutrivo insoddisfazione”. A un certo punto del percorso di autodistruzione, però, l’orgoglio ha avuto il sopravvento “insieme alla rivalsa verso chi si diceva affranto dalla mia situazione ma non celava bene la gioia che provava nel vedermi autodistrutto”. Ma per ristabilire le cose, doveva darci un taglio con il crack, “anche perché a un certo punto, non mi dava più nemmeno la parvenza di piacere per cui pagavo”. Come ci è riuscito? Grazie all’incontro con Stefano Vecchio, direttore del dipartimento dipendenze dell’Asl di Napoli, che l’ha conquistato con il suo approccio laico. “Quando gli ho detto ‘Stefano, non mi voglio drogare più’ mi ha risposto, ‘lasciamo perdere i grandi obiettivi e cerchiamone uno facilmente raggiungibile’ – racconta Persico – E mi ha insegnato a dedicare alcune ore del giorno alla droga e in altre a pensare al momento in cui mi sarei drogato”. È così che Luca ha iniziato, ad esempio, a non drogarsi la notte. “Sono andato avanti così per 2 settimane e ci sono stati anche giorni in cui non mi sono drogato perché non avevo i soldi e non avevo voglia di fare ‘la tarantella’, cioè di inventarmi qualcosa per procurarmi un pezzo”. E poi ha imparato la tecnica del rimandare. “Stabilivo un giorno in cui mi sarei drogato, con il consenso del medico – dice, ridendo – e poi quando arrivava, lo rimandavo. Per un anno mi sono drogato una volta ogni mese, mese e mezzo, c’era un giorno in cui avevo la droga che mi dava certe sensazioni e il resto del mese in cui lavoravo. Era un po’ come l’appuntamento con gli amici per il calcetto, solo che a me il calcetto non piace. Poi ho smesso di contare i giorni”. È stato Vecchio a consigliargli di partecipare a uno dei “Time-Out Week-end” organizzati

dalla Comunità di recupero La Rupe. “Il concetto di ‘comunità di recupero’ non mi ha mai trovato d’accordo dal punto di vista semiotico – afferma – ma la benedizione di Vecchio è stata una garanzia di correttezza politica e poi ci sono andato perché quando ho sentito il nome ‘Week-end fuori dalle righe’ ho riso per 20 minuti”. E anche se è arrivato alla stazione di Sasso Marconi (Bologna) pieno di dubbi e preclusioni (confermati dalla presenza di un’operatrice con la chitarra, “oddio questi sono gli scout”) è lì che ha iniziato il percorso per uscire “dalla solitudine in cui ti spinge la droga per ritrovare una dimensione collettiva”. E sì, ha anche cantato “Curre curre guagliò” davanti al camino. “Il tossico fa uno sforzo enorme per distruggere la sua esistenza, per buttare tutto quello che ha: se è capace di farlo, allora può fare anche il percorso inverso”. Per Zulù è stato fondamentale il sentirsi parte di un gruppo, quello del week-end alla Rupe. “Ognuno parlava delle proprie esperienze in maniera laica, senza giudizi, senza una strada già lastricata da percorrere a capo chino e con grande dolore – spiega – Per ognuno c’è una strada diversa, gli operatori l’hanno fatto capire fin da subito, senza sermoni ma indirizzandoci per imparare a conoscerci”. E poi, continua, “nessuno ci ha detto ‘guai al primo che appena uscito di qui si droga’, tanto che una volta tornato a Napoli mi sono comprato un paio di pezzi, ma mi sono ritrovato a parlare con spacciatori e tossici e a distribuire a tutti i biglietti da visita della Rupe, dicendo loro quanto era stato bello uscire dalla solitudine della droga e ritrovare una dimensione collettiva”. Con quei ‘due pezzi’, tra l’altro, Zulù si è intossicato, “per il senso di colpa”.


Playing for Keeps, commedia sentimentale a sfondo sportivo/

Arriva il terzo film “americano” di Gabrile Muccino, “Playing for Keeps”, “Quello che so sull’amore” il titolo italiano. Nel film, che certifica il successo e l’appeal che il regista italiano sta ottenendo a Hollywood, recitano le sempre affascinanti Catherine Zeta Jones, Jessica Biel, e Uma Thurman. Il film è una commedia sentimentale a sfondo sportivo che vede il personaggio protagonista, Gerard Butler, nei panni di un ex calciatore di calcio finito nel dimenticatoio che nel tentativo di riconquistare la ex moglie (Jessica Biel) e la fiducia del proprio figlio, finisce ad allenare la squadra dove gioca il figlio in un sobborgo americano. Le “attenzioni” delle mamme dei suoi allievi metteranno a dura prova le sue intenzioni e, tra facili conquiste ed equivoci divertenti, affronterà la prova più dura della vita: diventare adulto. Già in proiezione negli USA, in Italia sarà nelle sale dal 10 gennaio 2013 distribuito da Medusa.

Facebook: come farsi i fatti degli altri/ di Daniele Rossi Ormai più che un semplice social network è diventato un fenomeno di massa. Non se ne può più fare a meno. E se non sei iscritto rimani inesorabilmente tagliato fuori. Già, perché oggi Facebook ha assunto una posizione di rilievo nella nostra società. Il fenomeno non è circoscritto solo ai ragazzi, infatti anche i meno giovani sembrano essersi adeguati alla nuova tecnologia. Notizie, commenti, foto, tutto è reso pubblico a dispetto della privacy. Non si può nascondere più nulla dunque, si sa tutto di tutti. Il pettegolezzo virtuale non conosce limiti. Facebook ha avuto una diffusione rapidissima. In Italia conta 21 milioni di iscritti, circa il 35% della popolazione. E pensare che il social network era stato progettato nel 2004 in America da un semplice studente universitario di nome Mark Zuckerberg, insieme ad altri suoi compagni di corso. Almeno inizialmente era stato concepito solo per l’Università di Harvard. Invece oggi “Faccialibro” è diventato il secondo sito più visitato al mondo. Ognuno è in grado di conquistarsi il proprio spazio

ed essere protagonista nella piazza virtuale. È la cultura di massa che torna prepotentemente alla ribalta, minacciando sempre più la conoscenza scientifica e intellettuale. La rete ci permette di raggiungere persone lontane e senza l’imbarazzo della comunicazione faccia a faccia. Il social network è utile soprattutto perché ci consente di riprendere i contatti con persone che avevamo perso di vista, come per esempio i nostri compagni di scuola di un tempo. Ma tutto questo mette a rischio i rapporti interpersonali, oggi sempre più contaminati da Internet. Un’amicizia virtuale non potrà mai valere quanto un’amicizia reale. Anche se non è stato scientificamente provato, Facebook crea dipendenza. Ci sono persone che passano ore e ore incollati al monitor del proprio computer, chattando o sbirciando nei profili degli amici virtuali. Attenzione a non farsi troppo i fatti degli altri dunque, c’è il rischio di diventare Facebook-dipendenti.

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Nibiru, Maya e dintorni/

di Emilio Sassone Corsi - INAF

La presunta «apocalisse» del prossimo 21 dicembre rimbalza su tutti i media, e muove anche un giro di affari importante. Molte persone si lasciano suggestionare dalle false notizie che circolano incontrollate sulla rete e sono riprese dai canali d’informazione, a volte cadendo in una vera ansia. Qualche giorno fa è giunto all’indirizzo email dell’Osservatorio dell’Associazione Tuscolana di Astronomia un messaggio di cui riporto solo i passaggi essenziali: «Vi disturbo perché sono terrorizzata per questa storia che sta circolando su tanti siti Internet e ripresa dai giornali e TV nazionali e internazionali [...] il pianeta Nibiru in collisione con la Terra, la coincidenza della fine del mondo prevista dai Maya e la prevista inversione dei poli terrestri. Sono una persona che soffre di attacchi di panico e faccio molta fatica a non pensarci. […] Ho preso ancora più paura, non mangio e non dormo più, piango sempre. Io non voglio morire: vi prego ditemi che non è così …». Non è la prima e non sarà l’ultima persona che si lascia suggestionare dalle false notizie che circolano incontrollate sulla rete e sono poi riprese dai canali d’informazione. Di Nibiru si parla da molto tempo. Zecharia Sitchin, un fantasioso scrittore di pseudoarcheologia originario dell’Azerbaigian e morto recentemente negli USA, ha sostenuto che nelle antiche scritture babilonesi fosse identificato questo pianeta come quello che ha portato la vita sulla Terra. E adesso, guarda caso proprio nel giorno del solstizio invernale del 2012, il 21 Dicembre prossimo, Nibiru dovrebbe schiantarsi sulla Terra e distruggere tutti noi. Addirittura di tutto ciò ha parlato il sito della CNN, la nota rete televisiva americana. Il 5 Novembre scorso è com-

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parso un articolo (qui: ireport.cnn.com/ docs/DOC-872812) in cui si afferma addirittura che, secondo alcuni scienziati della NASA che desiderano rimanere anonimi, un asteroide soprannominato Nibiru si sta muovendo verso la Terra e ha una probabilità di collisione del 30% prevista per il prossimo Dicembre. Essendo grande quanto tutto il Texas, annienterà qualsiasi forma di vita sulla Terra. Questa falsa notizia ha rapidamente fatto il giro del mondo proprio perché pubblicata dal sito di un grande organo d’informazione internazionale. Indagando un po’ di più si scopre che è pubblicata in un’area a disposizione dei lettori (ireport) della quale la CNN dichiara di non assumersi alcuna responsabilità sui contenuti. Insomma: una bufala. Ma intanto di Nibiru parlano oltre 10 milioni di pagine web in tutte le parti del mondo e, mi immagino, che possano esserci molte decine o centinaia di persone che sono impaurite, come la nostra lettrice. Se a tutto ciò si aggiunge che la presunta fine del mondo prevista dai Maya per il prossimo 21 Dicembre è un argomento che è stato più volte trattato in diverse trasmissioni televisive di grande ascolto quali Voyager (Rai2) e Mistero (Canale 5) e sono stati scritti fiumi di inchiostro anche da parte di “autorevoli” autori, si capisce come queste cose siano diventate così popolari. L’apocalisse più popolare di tutti i tempi imperversa in tutto il mondo. E muove un giro di affari importante: si va dal libro

venduto in centinaia di migliaia di copie, alla vendita via Internet di kit di sopravvivenza fino alla costruzione di decine di bunker sotterranei in California, dove potersi riparare nel giorno fatale. Ma alcuni bunker sono stati costruiti anche in Italia, in particolare in Toscana e nell’astigiano. Insomma: la follia non ha confini. È necessario ribadire che non c’è alcuna evidenza scientifica di alcun tipo né di questo fantomatico pianeta Nibiru né di una imminente fine del mondo. Sono solo fandonie inventate da catastrofisti che desiderano avere il proprio momento di celebrità. Come fermare tutto ciò? Basterà attendere che giunga il 22 Dicembre e dimostrare che nulla sarà accaduto? No, qualcuno ha ricontrollato i conti fatti nel ’95 da Nancy Lieder, estrosa signora americana del Wisconsin che dice di essere in contatto con gli extraterrestri e principale propugnatrice della teoria catastrofista dei Maya, e sostiene che la data giusta sia metà febbraio 2013. Prima o poi accadrà… Ma nel frattempo c’è qualcuno che sta male e vive in ansia a causa di queste false notizie. E magari qualcuno, particolarmente instabile, può arrivare a gesti estremi. Una maggiore etica giornalistica, che prima di pubblicare notizie trash faccia le sue verifiche senza cadere nella trappola dello scoop a tutti i costi, aiuterebbe.


A muso duro/

di Sandro Coletti

A volte non occorrono prolungate ricerche sul web, scaricare intere discografie o convertire video condivisi in file audio. A volte basta spulciare tra i cd esposti in una bancarella, “investire” qualche euro, ed un universo musicale ti si apre davanti. È quanto mi è capitato acquistando un doppio cd senza titolo, sulla cui copertina campeggiano semplicemente un nome e un cognome, quelli di Pierangelo Bertoli, e le miniature di alcune copertine dei suoi album più famosi. Eppure, nonostante lo scarno packaging, la qualità di quanto vi è contenuto lascia davvero sorpresi, con buona pace delle leggi del merchandising. L’artista di Sassuolo colpisce infatti per i suoi versi fatti di parole semplici, intrecciate però con mano di poeta. La sua voce è quella dell’operaio che lotta per i suoi diritti, per concedersi il lusso di avere una famiglia, per una vita dignitosa, perché in qualsiasi lavoro c’è un’estrema dignità (Rosso colore), è la voce di Maddalena, in una delle prime canzoni in Italia a parlare di transessuali. Bertoli è sempre stato impegnato sia sul fronte politico (i primi album vengono pubblicati dalla casa editrice del Partito Comunista), che sociale, partecipando a numerose campagne di sensibilizzazione

sull’integrazione dei disabili, lui stesso era infatti costretto su una sedia a rotelle fin da bambino a causa della poliomelite; un impegno che ha ovviamente riflessi sulla sua produzione, mai banale, senza compromessi “adesso dovrei fare le canzoni/con i dosaggi esatti degli esperti/ magari poi vestirmi come un fesso/per fare il deficiente nei concerti”. Forse è proprio a causa della sua estrema coerenza che negli ultimi anni di carriera il “grande pubblico”, quello che lo acclamava a San Remo ai tempi di Spunta la luna dal monte, sembrava averlo messo da parte, ma probabilmente era l’artista stesso a non essere troppo interessato al circo mediati-

Non amo trincerarmi IN un sorriso, detesto chi non vince e chi non perde, non credo nelle sacre istituzioni di gente che ha il potere e se ne serve.

co, già avviato verso la deriva del cattivo gusto. Il cantautore rappresenta davvero Una voce tra due fuochi, sempre pronta a mettere a nudo le ipocrisie di una società che sembra aver dimenticato di essere fatta da esseri umani, tutti con le stesse debolezze, gli stessi bisogni, una voce che vuole solo cantare, non importa dove e per chi “ Canterò le mie canzoni per la strada /ed affronterò la vita a muso duro/ un guerriero senza patria e senza spada/ con un piede nel passato/e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.” Anche nei brani più raffinati e leggeri, non manca il contatto con la realtà, col quotidiano “avremo un posto dove andare a lavorare/e avremo figli da allevare e da curare” (Per dirti t’amo), un quotidiano che a volte può sembrare asfittico, anche nella dimensione familiare, ma al quale l’artista non se la sente di rinunciare “ma non si sta poi male in questa fogna/se sai nasconder bene la vergogna”, perché in fondo, il coraggio è nel restare. Ascoltando le canzoni contenute in questa misconosciuta raccolta fa piacere pensare che forse Bertoli dopotutto avrebbe preferito essere (ri)scoperto così, da un passante qualsiasi che si ferma per caso a rovistare in una bancarella … per la strada …

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foto: Manuel Romano

Zeman, una vita all’attacco/

di Daniele Rossi

È abituato a dire le cose sotto voce, ma quando parla lascia il segno. E la banalità proprio non gli appartiene. Zdenek Zeman di strada ne ha fatta tanta. Il boemo, integralista fino all’eccesso con il suo 4-3-3, è stato sempre artefice di un calcio prettamente offensivo che fa divertire il pubblico a suon di gol. «Io faccio calcio per la gente», ha sempre sostenuto il boemo. È un personaggio unico Zeman, con quel volto inespressivo e rugoso che non tradisce la minima emozione. E la sigaretta eterna compagna d’avventure. Lui che aveva iniziato ad allenare nella semisconosciuta Licata, dopo essersi trasferito in Italia nel ‘68 dallo zio, che abitava in

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Sicilia. Nella sua lunga carriera gli anni migliori sono stati quelli di Foggia, con la promozione e le esaltanti stagioni in A. Ma di panchine ne ha cambiate davvero tante. L’anno scorso Zeman ha riportato il Pescara in serie A, al termine di una stagione straordinaria. In estate poi la sofferta decisone di ritornare alla Roma, un’offerta che il boemo non poteva proprio rifiutare. Zeman va all’attacco non solo in campo ma anche fuori. Nel ‘98 fece scoppiare il caso doping puntando il dito contro i calciatori della Juventus. Da allora resta il nemico numero uno dei bianconeri. Ma il boemo non se ne fa certo un problema, lui non si scompone di fron-

te a niente. Sempre uguale, sia quando le cose vanno bene sia quando vanno male. Gli allenamenti a “Zemanlandia” sono i più duri in assoluto. A giudicare da quello che si vede sul campo il boemo è uno che si sa far rispettare dai suoi giocatori. Il “maestro” o si ama o si odia, senza mezze misure. Nelle tante feste per la promozione del Pescara se ne stava sempre in fondo a tutti, nascosto dietro ai suoi giocatori. Proprio lui che è stato il protagonista indiscusso di un’annata da incorniciare. Meglio starsene buono a fumare. Si gusta anche così il trionfo. In silenzio, mentre brucia lenta l’ennesima sigaretta.


Tra fine del mondo e Generazione X/

di Mirko De Frassine

Ormai ci siamo! Manca poco alla fine dell’anno. Si moltiplicano i video e le trasmissioni circa la fine del mondo collegata alle predizioni Maya. Cosa succederà e cosa c’è di ufficiale fino ad ora? La data del 21 Dicembre 2012 sembra ormai essersi consacrata come momento di passaggio e di verità. Moltissime persone, definite gli Apocalittici, hanno cominciato a prepararsi a fantomatiche catastrofi anche se nessuno sa precisamente cosa accadrà. La Scienza ha tentato di dare a tale periodo varie interpretazioni ma ancora è tutto troppo frammentario e le ipotesi sono davvero tante. Si parla di tempeste solari che ogni 11 anni arrivano al loro massimo ciclo; di inversione dei poli magnetici della terra, per cui cambierebbe addirittura il movimento di rotazione terrestre, provocando catastrofi e sconvolgimenti fisici dell’attuale pianeta Terra. Per non parlare del pianeta Nibiru, ancora avvolto nel mistero e visto in rotta di collisione con la terra. Tutte fanno riferimento al

calendario del popolo Maya che terminerebbe proprio il 21 dicembre di quest’anno, spezzando il ciclo della Terra e iniziandone uno nuovo il giorno successivo. In questo Far West apocalittico l’ipotesi forse più suggestiva è quella di un cambio di coscienza da parte dell’uomo. Sarebbe molto più facile intuire per un futuro non troppo lontano, un cambiamento nelle coscienze individuali delle persone, stimolato sicuramente da qualche evento esterno. Molti collegano questo cambiamento all’arrivo sul pianeta di popolazioni extraterrestri che solo con la loro ufficiale apparizione sconvolgerebbero i modi di vita e di pensiero di tutto il genere umano, costringendo a una rivalutazione delle religioni e del senso della vita in generale. In ogni caso la fine dell’anno rappresenta la spinta a un nuovo inizio. Le persone vedranno nascere una nuova generazione, una Generazione X, stanca dell’attuale situazione di vita e propensa a una crescita culturale forte e nuova. Lo stato attuale delle cose non permette di vivere una vita vera e, un cambiamento, soprattutto a livello coscienziale, sarebbe un’opportunità unica di vivere una vita fatta di semplicità e verità. Anche se tanti affermano come questo tempo sia di gran lunga ‘fortunato’ rispetto a quelli delle guerre mondiali, tanti ragazzi rispondono come sia invece necessaria una comunicazione vera e autentica tra le persone. La Generazione X reclama infatti un posto dove non ci si batta ogni giorno per un posto di lavoro che non

arriverà mai; dove non ci si trovi da soli nella stanza ad aspettare di parlare con qualcuno che invece è impegnato a scovare un futuro anche di qualche mese. I continui bombardamenti mediatici attraverso film inerenti il lavoro e la felicità, trasmettono ai ragazzi una dimensione di speranza ma allo stesso tempo di accettazione degli eventi. Dai tanti link che ogni giorno si leggono su Facebook o altri Social, l’esasperazione è tanta, anche se, scrivendo su un pezzo di carta, troppe volte il desiderio di una vita diversa, rimane poesia per spettatori curiosi. La generazione X esiste e fa passi in avanti, alla rinfusa, senza una meta ma spinta da un senso di non appartenenza a questo mondo fatto di finzione. I giovani X sono stanchi di parlare da soli o su una bacheca e di condividere emozioni con tutti e nessuno. Si chiedono perché si debba spendere l’intera vita alla ricerca di una stabilità che sembra impossibile da trovare. Sono stanchi di infilarsi sotto il lenzuolo e immaginare un mondo diverso. Non bastano più un paio di scarpe o un aperitivo o una vacanza a risolvere il problema. Quelli sono solo spazi di respiro per ricaricare le energie. I Giovani X pensano che la vita non debba essere fatta di attimi vissuti pienamente e di lunghi tempi morti, perché la vita stessa dura un attimo. www.svagonews.com

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La malattia dell’Aids raccontata attraverso 153 Manifesti realizzati dal 1985 al 2010. Raccolti nella mostra internazionale “Graphic Intervention. 25 Years of International Aids Awareness posters. 1985-2010” che a Boston ripercorre l’impegno degli ultimi 25 anni per sconfiggere il male del secolo. 12 www.svagonews.com


I malati di Aids questi sconosciuti/

di: Sandro Valletta e Chiara Marchionni

Chiariamo subito una cosa: quella che sto per raccontare è una bugia. Una bugia utile a far capire una verità. È vero che i giornalisti dovrebbero sempre dire la verità, ma se scrivessi una lista di numeri alla terza riga smettereste di leggere: primo dovere di un giornalista è informare, ma se il lettore interrompesse la lettura alla terza riga sarei venuta comunque meno al mio dovere. Siccome dietro a ogni numero, a ogni statistica ci sono delle persone reali, ho deciso di raccontare una storia. I dati li darò dopo (e quelli sono veri), ma prima bisogna capire cosa c’è dietro a quei numeri. Ho profondo rispetto del lettore, motivo per cui ci ho tenuto a precisare che la storia che segue non è vera: avrei potuto non farlo, nessuno se ne sarebbe mai accorto per quanto quello che racconterò è plausibile. Così plausibile che per legge sono costretta a mettere questa dicitura: ogni riferimento a persone, luoghi, fatti ed eventi realmente accaduti è da reputarsi puramente casuale. Questa è la storia di Lorenzo, che oggi ha 23 anni e si sta per laureare in Scienze Politiche. Nonostante tutto. Il tutto inizia tre anni fa: Lorenzo ha 17 anni ed è alla sua prima vacanza con i compagni di classe, la IV liceo scientifico di Latina. La prima sera Lorenzo incontra una ragazza bionda, molto bella e poco più grande. La biondina vuole passare la notte con lui. Lorenzo però è impacciato, non l’ha mai fatto e non se la sente. I commenti dei compagni lo fanno sentire uno stupido: andare a letto con una più grande gli avrebbe permesso di vantarsi per anni, gli dicono. La verità è che quasi tutti i suoi amici sono vergini come lui, ma non hanno il coraggio di ammetterlo. Passano i giorni e Lorenzo conosce Cristina: 19 anni, in vacanza con i suoi compagni per festeggiare la maturità. Il loro rapporto diventa subito profondo. Lei è fantastica, sembra essere l’unica che davvero lo capisca. Lorenzo è cotto, e le passeggiate in riva al mare in cui ci si racconta di tutto sembrano già il massimo che si possa desiderare. Una sera in discoteca arriva il primo bacio, poi i due vanno in spiaggia. Lui ha i preservativi, ma lei lo tranquillizza: avendo avuto un rapporto a rischio, aveva appena fatto il test dell’HIV ed era risultata negativa. Lui non lo aveva mai fatto, quindi perché rovinare la magia della prima volta con il preservativo? Ritornato a Latina, Lorenzo fa progetti e vola con la fantasia: quell’anno sarebbe andato da Cristina a Milano in treno ogni quindici giorni e l’anno successivo si sarebbe trasferito lì per l’università. Ma Cristina sparisce e inizia a non rispondergli più al telefono. Poi, il primo giorno di scuola, un sms: “Ciao Enzo, scusa per come mi sono comportata. Uscivo da una storia travagliata e questa estate volevo solo divertirmi. Non meritavi di essere trattato così, ma se sapessi che mi passava per la testa in quei giorni mi perdoneresti. Ora è tutto ok. Non cercarmi più. Ti auguro di trovare una persona che ti meriti. Cri”. A Lorenzo crolla il mondo addosso: perché l’aveva trattato così? Vuole saperlo, il suo terrore è che possa trattarsi di una gravidanza e va a Milano. Cristina acconsente di vederlo per l’ultima volta ma si presenta con un ragazzo moro con gli occhi neri: è il suo fidanzato. Pericolo gravidanza scongiurato, Lorenzo torna a casa. Passano i mesi e con giugno arriva l’esame di maturità. Mentre Lorenzo è concentrato sul libro di matematica gli arriva un sms: “Ciao Enzo, sono Cri, ti ricordi di me? Ti chiedo un favore: mi vieni a trovare? Sono in ospedale, è grave. Tvb, Cri”. Lorenzo torna a Milano. Cristina lo attende in un letto bianco, magrissima e minuscola. I suoi occhi, unica cosa che la rendevano riconoscibile, sembrano ancora più grandi sul viso adesso scavato. Le braccia e le gambe sono martoriate da enormi bolle scure che le hanno almeno risparmiato il viso. «Cristina, cos’hai?». Lei: «Sto morendo, ho l’Aids». «Non ci credo, è stato quel disgraziato con gli…», sbotta Lorenzo che non fa in tempo a finire la frase che viene interrotto: «No, al ragazzo con gli occhi neri l’Aids l’ho trasmessa io, per questo non è qui, non riesce a

perdonarmi». Lorenzo: «Ma come è possibile, tra me e lui hai avuto un altro?». No. Lorenzo inizia a capire. Si sente spacciato. Cristina gli racconta di Andrea, il primo ragazzo della sua vita, quello con cui era stata prima della famosa vacanza. I genitori di lei non erano contenti che lo frequentasse perché si ubriacava e si faceva le canne, ma Cristina faceva di tutto per incontrarlo di nascosto. Proprio come Lorenzo l’estate prima nei suoi confronti, lei sentiva che Andrea era l’unico che la capiva, e il fatto che lui in sua presenza non bevesse e non fumasse la faceva inorgoglire: questo ragazzo stava cambiando per lei. Dopo qualche mese avevano fatto l’amore. Senza preservativo. Lei avrebbe preferito usarlo ma lui si era offeso: «Pensi che sono malato, non ti fidi?». Una settimana dopo Andrea aveva lasciato Cristina che era venuta poi a sapere quante ragazze lui si portasse in macchina ogni sera, dopo la discoteca, ubriaco e sballato. Tradita e delusa, aveva fatto il test dell’HIV. Per festeggiare il risultato negativo era andata in vacanza con le amiche con un obiettivo che per loro era quasi un gioco: trovare un bravo ragazzo e vendicare la delusione d’amore su di lui. Più che deluso, Lorenzo ora teme per la sua salute: «Ma hai detto che avevi fatto il test e che non eri malata! Quindi io sto bene!». Poi Cristina gli spiega del “periodo finestra” in cui le analisi non rilevano il virus… Cristina non arriverà all’agosto successivo. Lorenzo scoprirà di essere sieropositivo. Adesso conduce una vita normale, o quasi. Prende ogni giorno a orario diverse pastiglie che a vote gli causano la nausea, specialmente oggi che Lorenzo si laurea. Lo stress sembra aiutare le pastiglie a causargli dei fastidi. Accanto a lui c’è Sara. Lei lo ama così com’è. Stanno insieme da tre anni e vogliono sposarsi. Crescendo Lorenzo ha imparato che Sara è l’unica ragazza che abbia mai amato: come si può non amare qualcuno che non scappa di fronte alla tua malattia ma ti sta accanto anche se sa che farete l’amore sempre col preservativo e che il figlio che desiderate nascerà grazie alla fecondazione artificiale? Questo è l’amore. Lorenzo pensa che gli sarebbe piaciuto incontrare Sara prima e non costringerla a questa vita di privazioni e spesso si sente in colpa per questo ma a volte capita che la vita ci mandi delle prove quando non siamo ancora pronti per superarle. Ma oggi Lorenzo non vuole pensarci. Oggi Lorenzo diventa dottore. Raccontata una favola adesso non ci mettiamo a fare la morale. Una cosa, anche per non creare inutili allarmismi, bisogna però dirla: l’Aids non è l’influenza, non ci si contagia sui mezzi pubblici, il contagio avviene solo tramite i nostri comportamenti. Se ci si comporta bene non ci si ammala. Sembra la più banale delle regole ma proprio per questo si tende spesso a dimenticarla. Passiamo ai numeri: in tutto il mondo sono più di tremilioni le vittime dell’Aids (l’influenza A che tanto ci preoccupa in questi giorni non arriva alle tremila vittime, una cifra che ha ben tre zeri in meno ma che ci fa preoccupare molto di più) e sono più di 40 milioni i sieropositivi. E se il mondo fosse troppo grande (si potrebbe obiettare che comprende anche l’Africa, dove non c’è quasi nessuna forma di prevenzione) guardiamo solo all’Europa occidentale: sono circa 730mila i sieropositivi, circa l’1% della popolazione. In parole povere, se hai 200 amici su facebook almeno due di loro hanno l’Aids, ma tu probabilmente non sai chi. Relativamente all’Italia i casi di AIDS accertati dall’inizio dell’epidemia (il primo caso registrato è del 1982) al 2004 sono stati circa 60.500, di cui oltre 39.000 con esito letale. Il numero dei sieropositivi oggi è stimato intorno ai 140.000, di cui circa un terzo sono donne. Ogni anno nel nostro paese dalle 3.500 alle 4.000 persone contraggono il virus dell’HIV, e circa metà entrano nella fase della malattia vera e propria. Desta preoccupazione il fatto che i casi di AIDS conclamato abbiano iniziato ad aumentare dal 2001 in poi. Troppo spesso dimentichiamo di ricordare ai nostri ragazzi come avviene il contagio quindi

non sarà superfluo sottolinearlo: il virus dell’HIV (quello che causa l’Aids) si trova in qualsiasi liquido corporeo, ma se sudore e saliva ne contengono una quantità non sufficiente al contagio, sono molto pericolosi invece il sangue, lo sperma, il liquido pre-eiaculatorio, le secrezioni vaginali, e il latte materno. Il che vuol dire che uno starnuto non è pericoloso, non lo è fare ginnastica con persone siero-positive e non lo è nemmeno baciarle o abbracciarle (salvo casi estremi come eventuali lesioni epidermiche). I comportamenti a forte rischio sono: tutte le attività sessuali (l’uso del preservativo riduce dell’85-90% la possibilità di contagio e la protezione è tanto più efficace quanto meglio viene utilizzato), usare siringhe usate da altri, gravidanza e allattamento al seno di bambini nati da mamme sieropositive. I ragazzi dovrebbero sapere che anche chi sembra in perfetta salute può avere e trasmettere l’Aids. I sieropositivi all’apparenza sono perfettamente sani, e spesso non sanno neanche di essere stati contagiati: a volte il virus (HIV) può impiegare anni prima di far sviluppare la malattia (Aids). Non sarà superfluo a questo punto nemmeno ricordare cosa sia esattamente l’Aids: l’acrostico sta per Acquired ImmunoDeficency Sindrome (Sindrome da ImmunoDeficienza Acquisita) e, com’è deducibile dalla parola stessa, consiste in un progressivo indebolimento del sistema immunitario. Il tempo in cui questo processo avviene cambia da persona a persona, ma in pochi anni arriva per tutti coloro che abbiano contratto il virus. Che cosa comporta? Che tutte quelle miriadi di batteri con cui veniamo in contatto ogni giorno e normalmente non provocherebbero malattie, diventano pericolosissime. Queste infezioni, chiamate “opportunistiche”, vanno dalla tubercolosi ai tumori, dalla polmonite alle infezioni cerebrali. Ultimo e importante particolare: contratto il virus non è possibile rilevarlo immediatamente, ma si è immediatamente contagiosi. Stiamo parlando del periodo finestra di cui si accennava nella storia. L’unico modo di sapere se, in seguito a un comportamento a rischio, si è contratto il virus dell’HIV è fare l’apposito test. Si tratta di un semplice prelievo del sangue che va a cercare la presenza degli anticorpi anti-HIV. Attenzione però: la rivelazione non è immediata. Ci vogliono almeno sei mesi dal momento del contagio per avere un risultato sicuro del test. I ragazzi troppo spesso sottovalutano il valore della fedeltà. Ma qualche colpa in questo ce l’abbiamo pure noi. Troppo presto smettono di credere al vero amore e si buttano tra le braccia della prima persona che gli regali un sorriso, tanto hanno bisogno di quell’attenzione. I nostri ragazzi oggi elemosinano affetto, quell’affetto che spesso non trovano in casa. Se gli restituissimo quella fiducia nei genitori, nella scuola, nelle istituzioni forse capirebbero cosa vuol dire fidarsi di qualcuno e non risponderebbero più tanto facilmente “sì” a quel “ti fidi di me?” chiesto da un coetaneo che ha finito per supplire (spesso nel peggiore dei modi) alle nostre carenze di tempo, d’affetto e d’attenzione. Non pensiamo che chi ha l’Aids se la sia andata a cercare. All’inizio si diceva che riguardava solo gli omosessuali, e mentre loro iniziavano a porsi il problema tutti gli altri sottovalutavano il pericolo. Poi iniziarono a morire i primi eterosessuali e si iniziò a dire che erano tutti drogati. Solo quando si iniziarono ad ammalare anche i bambini ci si rese conto del vero pericolo: è vero che ci si ammala solo in seguito a comportamenti individuali, ma se conosciamo qualcuno che ha contratto il virus non dobbiamo trattarlo come un appestato che se l’è andata a cercare. Come nella storia raccontata, potrebbe solo trattarsi di qualcuno che ha avuto la sfortuna di innamorarsi della persona sbagliata, o di essere fragile nel momento sbagliato. E chi di noi non è mai stato fragile? Magari siamo stati solo più fortunati.

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