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ANNO VI N.3-4

VOLONTARIATO SOLIDARIETA’ A KM ZERO Appuntamento a L’Aquila per la VI Conferenza Nazionale del Volontariato

Il mercato del SESSO Una riflessione a due voci

COME CONTROLLARE I SOGNI Sognare rimanendo coscienti, il progetto di due americani


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Inception, controllare i sogni diventa realtà Remee, un nuovo bizzarro e curioso progetto

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Emergency a L’Aquila

La ricerca della University of Missouri e’ stata pubblicata sulla rivista “Psychological Science”.

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Limitless, l’NZT non è fantascienza Pillole con lo scopo di aumentare le capacità cognitive.

Viaggio nella località turistica egiziana

Riflessioni in musica

Film hot anticipano la prima volta

Sharm el Sheik: ricchezza, turismo e splendido mare

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Una riflessione sul mercato del sesso

L’Italia è uno dei principali paesi di destinazione per le donne nigeriane che finiscono nella rete dello sfruttamento sessuale.

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Giusy Buscemi impazza sul web Miss Italia


editoriale/ E’ con grande piacere che assumo l’incarico di direttore di “Svago”. Il mio lavoro nell’Associazione L’Impronta mi ha dato finora grandi soddisfazioni e sono contento di potermi impegnare ancora più a fondo nelle sue attività. “Svago” è un progetto editoriale ideato da me nel lontano 2003 con l’ambizioso obiettivo di avvicinare i giovani come me alla lettura di un giornale. Grazie al sostegno di tanti, nel 2006 il mio sogno diventò realtà sotto l’autorevole guida di Mario Narducci prima e di Luisa Stifani dopo. Da allora, ha seguito una straordinaria crescita e sono davvero emozionato per i grandi passi che Svago continua a compiere....

cartaceo e web (www.svagonews.com) che dia spazio sempre di più alle voci di noi giovani. Un’informazione che stimoli e fornisca strumenti, spazi di partecipazione e condivisione. Mi piace una scrittura che apra un dialogo, un confronto. Immagino sempre dei lettori: e li immagino affini, come miei compagni di viaggio – con una sensibilità magari simile alla mia, capaci di emozionarsi per ciò che emoziona anche me. Mandateci i vostri contributi e continuate a seguirci. Buona lettura!

La mia aspirazione è quella di riuscire a continuare a produrre così come hanno fatto chi mi ha preceduto: un magazine interessante e ricco di informazioni

Manuel Romano

Direttore Responsabile

SVAGO: Bim. - Reg. Trib. AQ N°549 del 12.01.2006 Iscriz. ROC n. 17677 Direttore Responsabile: Manuel Romano manuel_ro@hotmail.it Editore: Ass.ne Culturale L’Impronta

Foto: Manuel Romano Mirko De Frassine Lisa D’Ignazio Stampa: AGP Maltignano (AP)

Hanno collaborato: Sandro Coletti Roberto Museo Mirko De Frassine Sandro Valletta Chiara Marchionni Pubblicità: L’Impronta marketing@improntalaquila.org (+39) 349 0827452 (+39) 349 2100919

Info e contatti: Via Saragat 1, 67100 L’Aquila Telefono: (+39) 0862 311508 Email: redazione@svagonews.com www.svagonews.com

Testi e materiale fotografico inviati per collaborazioni, non si restituiscono e si accettano solo in forma gratuita. E’ vietata ogni riproduzione senza autorizzazione scritta. Stampato con contributo della Provincia dell’Aquila


notizie in breve/ Il meglio... delle ultime news dotati, primi in classifica, incontrastati con ben 18 centimetri, sono gli uomini del Congo. A chiudere la classifica sono i coreani con 9,7 centimetri in media. Secondo una recente ricerca pubblicata dall’Università dell’Ulster, esisterebbe una stretta relazione tra la misura del pene e la nazionalità di provenienza.

1. La paura che non sia la persona giusta 2. L’ansia da mutuo 3. La pressione di suoceri e genitori sull’attesa di un nipotino 4. Paura della monotonia che si può installare 5. La sensazione di aver chiuso la porta al periodo della spensieratezza.

Limitless, l’NZT non è fantascienza Vi ricordate la famosa pillola “NZT” del film “Limitless”, con il suo protagonista Eddie Morra (Bradley Cooper) che in seguito all’assunzione di particolari pasticche aumentava le proprie capacità cerebrali? Se credete che sia fantascienza vi sbagliate di grosso. Anche se ancora non esiste una vera e propria pillola magica come l’NZT, sul mercato ci sono farmaci che hanno un’indicazione terapeutica, ma che vengono usati anche off label, cioè “fuori indicazione”, da persone che non hanno disturbi e che vogliono solo incrementare la loro concentrazione, memoria, ideazione e così via. Il più usato in numerosi college americani è il matilfenidato, che dovrebbe essere utilizzato solo per la sindrome da deficit di attenzione e iperattività dei bambini, ma che, in realtà viene impiegato per facilitare gli studi. Giovanni Umberto Corsini, neurofarmacologo dell’Università di Pisa in un’intervista al Corriere ha affermato, “non è un fenomeno così nuovo. Molti studenti in vista della maturità si appoggiavano alle anfetamine, da cui derivano alcuni di questi prodotti, quando si potevano facilmente acquistare in farmacia. E l’uso della cocaina per migliorare le performance, soprattutto in termini di ideazione, è purtroppo molto comune. Tutti, poi, ci aiutiamo con una o più tazze di caffè”.

Questione di… misure, italiani sesti Nonostante siamo considerati i latin lover per eccellenza, ci collochiamo solo al sesto posto nella classifica mondiale, con una media di 15,7 centimetri. Chi sono i primi? I più

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menti e il viaggio dei sogni si ritorna bruscamente alla vita reale. Il sondaggio di Gleeden ha evidenziato che, dopo il fatidico “si”, il 36% delle donne ha risentito della cosiddetta depressione da post matrimonio contro il solo 9% degli uomini. Ecco i principali motivi che possono indurre alla prestazione post-matrimonio:

Inizia la scuola: Quanti ragazzi tra i 10 e i 16 anni non sentiranno la campanella? La dispersione scolastica in Italia ha dimensioni allarmanti: i ragazzi di età compresa tra i 10 e 16 anni che abbandonano la scuola prima della conclusione del ciclo dell’obbligo (arly school leavers) rappresentano il 20%. Un numero spaventoso se si pensa che parliamo di oltre 691.000 studenti a rischio. In Germania la quota è sensibilmente più bassa (12,1%), così come in Francia (12,6%) e nel Regno Unito (14%). Rispetto alla media prefissata del 10%, obiettivo che nel famoso patto di Lisbona era stato fissato per il 2010 e ora posticipato al 2020, il nostro Paese ha oltre undici punti di differenza da colmare. Anche se emergono progressi rispetto alla situazione del 2000, quando gli early school leavers risultavano il 25,3%, l’Italia continua, comunque, ad avere un divario piuttosto rilevante rispetto agli altri Paesi europei, al di là di ogni considerazione di tipo sociologico o politico riguardante il fenomeno.

Post-wedding blues, colpisce il 36% delle donne Il post wedding blues è un sentimento depressivo post-matrimoniale. Ha inizio di solito al rientro dalla luna di miele, quando dopo i preparativi, i festeggia-

E ancora ci sono la paura di aver preso un impegno troppo grande e per le donne si aggiunge anche la paura di una gravidanza che si avvicina. Le aspettative intorno ad una nuova coppia che si forma, il cambiamento, il passaggio dallo status di single a quello di sposato sono all’origine dello stress da post-wedding blues, che si verifica subito dopo l’euforia che contraddistigue il momento del matrimonio, quando si prende reale coscienza del cambiamento avvenuto.

Uomo attratto da seno della donna per ragioni evolutive

E’ proprio così… Noi uomini non possiamo fare a meno del seno femminile per ragioni evolutive. La ricerca arriva dall’Emory University. Lo studio evince che se infatti la stimolazione dei capezzoli durante l’allattamento al seno serve a produrre l’ossitocina, il cosiddetto ormone dell’amore, nel cervello materno per focalizzare le sue attenzioni sul neonato, oggi l’analoga stimolazione da parte del partner attiva le stesse aree cerebrali legate alla stimolazione clitoridea e vaginale. Un massaggio del seno della donna da parte del maschio, allora, libera allo stesso modo ossitocina e focalizza l’attenzione della donna sul proprio compagno, rinforzando il suo desiderio di legame. “L’uomo puo’ rendersi piu’ desiderabile stimolando il seno femminile durante i preliminari e l’attivita’ sessuale”, ha spiegato Young, “la Natura nel corso dell’evoluzione ha organizzato il suo cervello in modo da provare attrazione per il seno (a partire dalla puberta’), in modo da far si’ che il suo legame con la donna fosse rinforzato”.


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Giusy Buscemi strizza l’occhio alla modernità, senza condividerne gli eccessi e il web impazza/ La presenza della reginetta sul web si fa sempre più forte pochi giorni fa è stato presentato il sito ufficiale di Giusy Buscemi, Miss Italia 2012! A poche ore dall’elezione sia la pagina twitter della nuova Miss Italia che la fan page di facebook dedicata a Giusy Buscemi hanno raggiunto migliaia di persone e sono diventate, insieme ai profili social del Concorso, il punto di riferimento per chiunque voglia seguire passo dopo passo il suo percorso con la corona. Forte di questo successo, Patrizia Mirigliani ha deciso di regalare alla vincitrice dell’edizione 2012 Giusy Buscemi uno spazio tutto suo, in costante collegamento con il sito della manifestazione. Giusy commenta così la sua esperienza come miss Italia: “Mi ritrovo a vivere una vita completamente diversa da quella di prima. E’ molto bella, viaggio molto, le persone mi riconoscono per strada ed è molto emozionante. Poi è il sogno di tutte le mie coetanee quindi mi sento molto fortunata”.

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fotoservizio: Manuel Romano “Miss Italia come garanzia di stile ed eleganza in televisione. E’ una ragazza di classe, quella che ha calcato il palcoscenico della 73/ma edizione del Concorso, che strizza l’occhio alla modernità, senza condividerne gli eccessi, soprattutto nel look”. E’ questo il ritratto che Patrizia Mirigliani, la patron della manifestazione, ha delineato poche ore dopo l’elezione della nuova reginetta di bellezza, Giusy Buscemi. “Miss Italia continua ad essere una garanzia di stile in televisione – ha dichiarato–. Lo testimonia il total look delle ragazze, a partire da quello che io chiamo il ‘costume della bellezza’: un modello intero, nei colori bianco o nero, non eccessivamente sgambato, utilizzato come base per soluzioni sempre diverse. Con esso ci siamo accostati alla bellezza classica e a quella degli anni ’50, dei miti femminili, che ancora oggi ricordiamo e prendiamo ad esempio. La raffinatezza dei costumi ha dato un respiro internazionale al Concorso e ha dimostrato che per essere belle non è necessario scoprirsi. In quest’ottica abbiamo scelto di far sfilare le miss con preziosi sandali gioiello dal tacco rigorosamente 8, soprattutto senza plateau. Queste calzature, ideate per Miss Italia da Luciano Barachini, hanno consentito alla giuria di valutare le ragazze

per la loro altezza reale e, soprattutto, hanno permesso alle stesse miss di sfilare con maggiore naturalezza, con una falcata aggraziata e composta. Il dettaglio del gioiello ha aggiunto un tocco di brio e spensieratezza al look, adatto alle giovani d’oggi. La stessa linea, improntata ad una elegante raffinatezza è stata seguita nel trucco e nelle acconciature– ha proseguito la patron -. I parrucchieri hanno puntato sulla sempre chic coda di cavallo, ma anche sui capelli sciolti, ma curati, all’insegna della naturalezza, senza stravolgere l’immagine delle miss. Un segno di grande modernità delle ragazze di Miss Italia – ha concluso la patron – è stato il modo in cui hanno vissuto la sfida della bellezza: hanno lottato, hanno tirato fuori la grinta, ma alla fine si sono unite in un grande tifo per la nuova Miss, Giusy Buscemi”.

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Appuntamento a L’Aquila per la VI Conferenza nazionale del Volontariato/

di Roberto Museo

Un percorso partecipato per valorizzare la solidarietà e la cittadinanza attiva quali “antidoti” per combattere l’ attuale crisi non solo economica ma antropologica, sociale e culturale. Il volontariato italiano intende ricordare all’intero Paese del responsabile contributo che può fornire per vivere bene i tempi difficili e “cattivi” che stiamo attraversando nella piena consapevolezza che la crisi in atto permeerà non solo il presente, ma anche il futuro. E’ una conferenza che partendo dalle preoccupazioni che il Volontariato raccoglie dai territori si proietta nella dimensione dell’impegno e del dono come risposta credibile all’ abitare la crisi per dare fiducia e trasmettere virtù e valori, soprattutto alle nuove generazioni. Siamo preoccupati perchè coloro che governano sia a livello locale che a livello globale non sembrano in grado di governare la crisi e farla diventare opportunità di cambiamento, occasione per ripensare e ricercare modelli di sviluppo compatibili e sostenibili sia dal punto vista sociale che ambientale al cui centro ci sia l’uomo cifra e misura di ogni scelta economica, sociale, politica, culturale e religiosa. Siamo preoccupati perché all’interno delle nostre comunità e dei nostri territori crescono le diseguaglianze, si acuiscono le differenze e le opportunità. Siamo preoccupati che in una società dagli orizzonti corti-brevi non ci sia spazio per investimenti a medio-lunga porta come quelli inerenti i grandi temi sociali, ambientali, educativi, culturali e valoriali. Tutto sembra essere commisurato alla logica del tornaconto personale, economico, politico. Siamo preoccupati perché la crisi sta indebolendo i legami sociali e le relazioni all’interno delle nostre comunità; perché le nostre comunità si frantumano, crescono gli individualismi. Le persone e le comunità tendono a chiudersi ed a isolarsi; aumenta la paura e riemergono con sfumature diverse radicalismi e razzismi. Siamo preoccupati che sempre di più le organizzazioni di volontariato sono “costrette” a sostituirsi alla istituzioni fornendo servizi fino a ieri assicurati dalle amministrazioni locali. Preoccupa

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che, ancora una volta, il volontariato sia usato dalle amministrazioni locali e centrali come “i barellieri e le crocerossine della storia”. Un volontariato che a venti anni dalla legge quadro sul volontariato ha maturato la sua identità di soggetto politico e che pertanto rivendica il suo riconoscimento quale attore in grado di contribuire alla governance delle nostre comunità e dei nostri territori. Soggetto politico in grado di incidere sulla determinazione delle politiche locali, nazionali e globali non solo relativamente quelle del welfare ma anche quelle inerenti i giovani, la cittadinanza, la democrazia, la partecipazione, l’ambiente,… di poter contribuire alla costruzione di un’analisi condivisa dei bisogni e delle priorità. Questo è l’ambizioso obiettivo che si pone la VI Conferenza Nazionale del Volontariato, un incontro istituzionale molto importante per tutto il mondo della solidarietà, quest’anno in programma a L’Aquila dal 5 al 7 ottobre. La Conferenza Nazionale del Volontariato è prevista dalla legge quadro sul volontariato del 1991 ed è organizzata dal Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali e dall’Osservatorio Nazionale del Volontariato. Quest’anno sarà realizzata in partnership con la Provincia dell’Aquila e con il supporto organizzativo di CSVnet, Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato. La sede dell’Aquila è stata scelta per il forte significato simbolico: fin dai giorni immediatamente successivi al terremoto del 6 aprile 2009 migliaia di mani solidali giunte da tutto il territorio nazionale si sono strette a quelle delle associazioni di volontariato del territorio aquilano per offrire un valido aiuto alla popolazione colpita dal sisma. In preparazione alla Conferenza è stato avviato un percorso partecipato, attraverso il supporto delle rete dei CSV in Italia, che ha visto l’organizzazione di oltre cento incontri in tutta Italia (70 sono le città coinvolte e 14 le regioni visitate) con circa 5000 partecipanti e oltre 3700 organizzazioni di volontariato, intervenute per discutere e confrontarsi a partire dal documento di lavoro che guiderà questo importante momento di riflessione tra il volontariato e il mondo politico ed istituzionale. “La crisi economica sta aprendo nuovi scenari di emergenza ed esclusione sui quali il mondo della cittadinanza attiva si trova a dover dare risposte – ha sottolineato il Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Cecilia Guerra durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, svoltasi a Roma lo scorso 24 settembre. Gli incontri di preparazione

all’appuntamento di ottobre - ha poi aggiunto hanno permesso di fare qualcosa che spesso non riesce facilmente. Hanno dato, infatti, la possibilità alle numerose realtà associative di costituire reti di dialogo e scambio di esperienze su temi comuni. L’obiettivo -ha dichiarato infine il Sottosegretario è aprire un dialogo sfidante e un’apertura di un percorso anche con la ricostituzione dell’Osservatorio nazionale del Volontariato che ha avuto un momento d’interruzione”. Anticipando alcuni dati emersi dal confronto nei territori, Primo di Blasio, coordinatore Attività Estero Focsiv e componente del gruppo di lavoro “VI Conferenza Volontariato” ha spiegato come “Il Volontariato vuole continuare a lavorare per la coesione sociale e per investire sulle risorse umane, in particolare sui giovani. Chiede dunque di essere riconosciuto come soggetto politico capace di contribuire al buongoverno dei territori. Oggi invece, gli spazi di partecipazione sono ancora molto pochi”. Emma Cavallaro, presidente ConVol, Conferenza Permanente delle Associazioni, Federazioni e Reti del Volontariato, commentando le istanze emerse dal percorso di consultazione avviato nei territori ha ribadito come “Il vero valore del volontariato è racchiuso nelle migliaia di privati cittadini che non sono super eroi,  ma ogni giorno portano avanti la scelta consapevole di essere al servizio del prossimo. Infatti, la grandissima maggioranza delle richieste giunte dal volontariato è stata finalizzata a migliorare le attività di aiuto e sostegno verso gli altri”. Francesca Danese, vicepresidente di CSVnet e membro del gruppo di lavoro “VI Conferenza Volontariato” invece, ha voluto porre l’attenzione sulla necessità, sempre più urgente per le Organizzazioni di Volontariato, di recuperare e di avere a disposizione degli spazi “fisici” dove sviluppare partecipazione e democrazia. “Non è possibile - ha detto Danese - che le associazioni siano costrette a destinare il 70% dei propri bilanci alla voce ‘affitti. Il percorso avviato in tutte le regioni d’Italia, da nord a sud, anche grazie al supporto dei Centri di Servizio per il Volontariato, ha fatto emergere la volontà da parte delle associazioni di essere sempre più coinvolte nei processi decisionali. “. Ci auguriamo che le domande, le preoccupazioni, gli impegni e le richieste che il Volontariato grida dalla città ferita dell’Aquila ri-cordi a chi governa sia localmente che globalmente di rimettere al centro delle scelte politiche, economiche, finanziarie, culturali, sociali ed amministrative la persona umana: criterio, cifra e misura di ogni politica.


foto: Lisa D’Ignazio

Emergency a L’Aquila/ Riflessioni in musica

Un concerto di certo anomalo quello tenutosi a L’Aquila in occasione della tre giorni di Emergency, che non a caso si è svolta in una città ancora ferita e pertanto bisognosa di cure. Chi si aspettava la “kermesse” è rimasto forse deluso, già, perché gli artisti che si sono alternati sul palco non erano certo la per soddisfare il proprio ego, ma a servizio di un messaggio chiaro, che la pace passa attraverso l’impegno di tutti, dal volontario che sul campo presta i primi soccorsi, senza guardare a divise op bandiere, al comune cittadino, che forse deve porsi qualche domanda in più, dopotutto, come cantava Gaber “libertà è partecipazione”. Ecco allora che la musica recupera il suo atavico ruolo e richiama appunto la gente a partecipare, ma non meramente al concerto, ma ad essere parte di un’idea, fosse anche utopica, ma se si vuole una realtà migliore non si può certo starsene ad aspettare che questa venga mostrata o annunciata in tv, l’impegno deve essere collettivo. Di certo gli aquilani saranno stati toccati dalle parole di una commossa Fiorella Mannoia, ancora impegnata a gridare il dolore di una città che ha ricevuto fin troppe promesse. In ogni caso di musica ce n’è stata, dalla

di Sandro Coletti

grinta di Paola Turci, sempre più simile a Patty Smith, alla perfomance di Marina Rei, che da brava figlia d’arte dimostra di saperci davvero fare alla batteria (suo padre, Enzo Restuccia, ha suonato con i più grandi cantautori italiani ed è membro stabile dell’orchestra che segue Morricone). Ovviamente l’ospite più atteso era Fiorella Mannoia, anche per il suo particolare rapporto con la città, anche se davvero apprezzate sono state anche li rime in quattro quarti di Frankie Hi- nrg, che ha dimostrato che una musica d’autore può ancora essere proposta al grande pubblico. Gli artisti si sono alternati eseguendo mediamente tre brani a testa, poi hanno parlato, duettato, per finire tutti insieme tra le note di “Cuccuruccù” di Battiato, dove anche un divertito Gino Strada si è improvvisato cantante. Come detto all’inizio è stato appunto un concerto fuori dalle righe, pieno di riflessioni importanti, che si sono alternate in maniera mai pedante alle canzoni e in cui la musica ha appunto recuperato la sua funzione aggregativa e sociale, si spera ora che quanto trasmesso resti nell’animo delle persone, e non si trasformi nel semplice ricordo di una bella serata.

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Scena tratta dal film: Midnight In Paris

film hot anticipano la “prima volta”/ Adolescenti apprendono specifici comportamenti dai messaggi sessuali dei film 10 www.svagonews.com

Ebbene si, gli adolescenti esposti a molti contenuti sessuali, come per esempio guardare un film, cominciano a fare sesso prima, hanno piu’ partner sessuali e meno probabilita’ di usare condom con partner occasionali. La ricerca della University of Missouri e’ stata pubblicata sulla rivista “Psychological Science”. Gli studiosi hanno coinvolto 1.228 ragazzi fra 12 e 14 anni. Dopo aver indicato quali film avessero visto, sono stati ricontattati dopo sei anni, e sono state fatte loro delle domande sulla propria attivita’ sessuale. Gli scienziati pensano che a quella eta’

risulti predominante un tratto di personalita’ noto come ‘comportamento alla ricerca di sensazioni’: fra i 10 e i 15 anni si ha infatti la tendenza a cercare stimoli nuovi e sempre piu’ intensi e di tutti i generi. Assistere a contenuti di carattere sessuale nei film in giovane eta’ porta a maggiori picchi nelle sensazioni provate durante l’adolescenza: la ricerca di sensazioni diventa molto intensa nella tarda gioventu’ o a 20 anni, se da giovani i soggetti sono stati esposti a contenuti sessuali sessuali nei film.


Sharm el-Sheik, il paradiso terrestre/

di Mirko De Frassine Terra di ricchezza, di turismo e di immersioni con uno splendido mare. Situata al sud della penisola del Sinai in Egitto e bagnata dal Mar Rosso, Sharm el Sheik ha conquistato da parte nostra il titolo di città per i turisti dove bisogna scordarsi del tempo e dello stress per vivere momenti alternati tra relax ed escursioni nella natura. L’aeroporto è ben collegato e abbiamo impiegato circa 30 minuti per raggiungere il nostro villaggio. Lo sfondo che appare appena scesi dall’aereo offre un contrasto straordinario tra il deserto roccioso e le spiagge bagnate dal mare. Appena arrivati siamo subito andati in perlustrazione fuori del villaggio e per mantenerci in contatto con l’Italia abbiamo acquistato nel bazar del villaggio una scheda sim a un prezzo modico di 9 euro con 4 di traffico incluso che ha garantito una buona autonomia comunicando con Skype o WhatsApp. Abbiamo subito notato lungo la strada principale una moltitudine di negozietti di souvenir, accessori e griffe di ogni tipo che ci hanno impegnato per gran parte della serata. Unico neo la soffocante richiesta da parte dei proprietari dei negozi di visitare e comprare qualcosa. Presenti, come ormai in ogni parte del mondo, anche Hard rock cafè e i vari Burger King, Mc Donald’s etc. I prezzi sono alquanto bassi e si può trovare di tutto, dalla maglietta griffata a erbe aromatiche etc. per fare tanti bei regali al nostro ritorno a casa. Il giorno dopo siamo andati in spiaggia e il paesaggio offerto era fantastico: la sabbia non molto fine come siamo abituati, per cui scordatevi di praticare sport senza le scarpette protettive! Le spiagge sono davvero larghe e ben curate ma la cosa più bella è che puoi percorrere anche 500 mt a piedi nell’acqua senza che questa arrivi mai alle ginocchia, per poi abbassarsi in pochi passi fino a 65 mt di profondità, las-

ciando spazio a pesci e coralli.. E’ presente un pontile che collega la spiaggia fino alla barriera corallina, in modo da permettere immersioni o snorkeling dopo una piacevole passeggiata e una maggiore comodità nel trasporto dell’attrezzatura da immersione. Ricordate di utilizzare la crema protettiva, altrimenti passerete i vostri giorni di vacanza a strillare per le bruciature che non avete accusato a causa del vento. Ogni villaggio ha un punto di informazione e di noleggio attrezzature e anche noi siamo andati per chiedere informazioni su alcune escursioni. Ce n’è di tutti i tipi, dalla ‘motorata’ con quad o baggy nel deserto, alle cammellate con tanto di the nel deserto con i beduini, fino alle spiagge più belle dove fare immersioni e gustare i cibi locali. A noi è piaciuto moltissimo il giro con il cammello, anche se davvero scomodo e doloroso per il fondoschiena. Come non provare poi il famoso infuso di the beduino a base di erba (Habbak), ottimo per la pressione e i dolori di pancia. La nostra guida Aziz si è soffermata, infatti, sulla storia dei beduini e di come rifiutino la medicina ricorrendo solo ad erbe naturali e raggiungendo una media di vita di 70-80 anni. Peraltro Aziz ci ha detto che nessun beduino si è mai ammalato di cancro! Uno dei posti più belli che abbiamo visitato è il Parco naturale di Ras Mohamed, dove abbiamo goduto di una delle più belle barriere coralline al mondo con più di 130 varietà di coralli e 1000 di pesci. Per arrivare nel Parco bisogna oltrepassare la famosa porta di Allah, una costruzione in pietra artificiale che delimita il confine con il parco. Munitevi di fotocamera subacquea! I perché i pesci che abbiamo incontrato, facendo immersioni a Ras Mohamed, sono

stupendi e di colori fantastici. Se poi siete fortunati come noi, riuscirete a vedere anche tartarughe giganti passeggiare in profondità. Nota di merito anche per il canale delle Mangrovie, alberi dalle lunghe radici che crescono in acqua salata solo in Africa e il Lago magico, una lingua di mare che cambia colore alle varie ore del giorno e che secondo la leggenda si dice doni fecondità alle donne che fanno il bagno nelle sue acque. Noi l’abbiamo fatto solo perché, per fortuna, non c’erano le donne! Oltre alla vita di giorno non possiamo tralasciare quella notturna: Sharm offre molto anche da questo punto di vista. La sera siamo stati spesso nel quartiere di Naama bay, accompagnati dal nostro amico tassista che ci ha spiegato la ragione per cui tutti gli automobilisti in Africa guidino a luci spente (per non rovinare la macchina! Mah!). Naama bay è il quartiere commerciale e moderno vicino Sharm vecchia, dove tutti i visitatori si ritrovano di notte in un’atmosfera di mille colori e suggestioni: si va da spettacoli dal vivo accompagnati da narghilè e birra egiziana a shopping selvaggio di qualunque cosa. Altra tappa serale la zona di Soho square a pochi minuti da Naama bay. Questa zona appare più tranquilla della precedente e più raffinata sia per la disposizione dei negozi sia per la qualità. Da segnalare in Soho square l’Oxigen bar, un pub davvero particolare a temperatura freddissima e dove, appena arrivato, vieni vestito con abiti adatti e puoi ammirare sculture di ghiaccio sorseggiando la bibita che preferisci. L’atmosfera respirata durante tutta la vacanza ci ha fatto immergere in un mondo completamente staccato dalla realtà caotica di tutti i giorni e pieno di meraviglie naturali. Un posto dove almeno una volta nella vita bisogna andare!

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L'Italia è uno dei principali paesi di destinazione per le donne nigeriane che finiscono nella rete dello sfruttamento sessuale. Nel corso degli anni, la fotografa Elena Perlino e l’antropologa Cristiana Giordano, hanno documentato l’esperienza di queste donne in Italia. www.elenaperlino.com


Una riflessione sul mercato del sesso/

di: Sandro Valletta e Chiara Marchionni

Ogni volta che si parla di prostitute, vengono fuori gli stessi discorsi. A seconda degli orientamenti politici, ideologici o religiosi, si tende a percepire le prostitute come “benefattrici” del genere maschile o come delle poverine sfruttate. Da una parte ci sono quelli che vorrebbero riaprire le case chiuse e “legalizzare” quello che non è reato, dall’altra, i sostenitori della teoria dello sfruttamento, per la quale, ogni donna che vende il suo corpo, è in qualche modo sfruttata (i trans sfuggono ai discorsi dei difensori delle donne/prostitute, pare che lo sfruttamento per loro non esiste). In mezzo ci sono i moralisti, divisi tra chi vorrebbe punire gli sfruttatori e salvare le fanciulle e chi vorrebbe che sparissero tutti dalle strade. Senza dimenticare quelli che vorrebbero le prostitute in galera, gli abitanti delle vie “battute” che si accontenterebbero di non averle sotto casa e migliaia di uomini ( e qualche donna) che spendono i loro soldi alla ricerca di sesso facile. Alcuni sindaci italiani hanno pensato di risolvere il problema, multando i clienti e le prostitute o videosorvegliando le strade. Alcune ragazze e ragazzi si sono spostati in comuni “meno virtuosi”, altri sono andati via dalle strade per continuare il meretricio nelle case o dentro i camper. Cosi la prostituzione aiuta altri attori, i proprietari di case che affittano a prezzi esorbitanti ed i giornali che pubblicano gli annunci. Intervistando le prostitute si scopre un mondo fatto di libera scelta, “sempre meglio che lavorare” - mi dicono, oppure di sfruttamento più o meno marcato. Le “schiave” (picchiate, affamate, abusate, costrette) del sesso non sono che una piccolissima minoranza, le altre si dividono tra “imprenditrici” di se stesse e di “operaie”. La differenza è nel tempo, tutte prima o poi diventano imprenditrici dopo aver fatto arricchire un singolo o un gruppo criminale. Tante sanno che possono denunciare gli sfruttatori e spesso lo fanno, altre si accontentano di trattare le percentuali. Una ragazza, venduta da un gruppo di romeni ad un albanese era contenta, quest’ultimo le richiedeva solo 100 euro al giorno, poca roba con 4 clienti se l’era pagato. In media i clienti giornalieri erano almeno una quindicina. Senza pensare alla morale ma solo alle strade di notte, piene di cosce e di tette, ho deciso di dare ascolto alle puttane, pardon, “operatrici del sesso”. Le prostitute sono ben lontane dall’essere benefattrici, le “bocca di rosa” delle canzoni di De Andrè, dai dati raccolti, risulta che nel 90% dei casi, non siano neanche delle poverine sfruttate, ma donne (e uomini) che fanno il mestiere più antico del mondo, guadagnandoci e non poco. La prostituzione non è solo un antico mestiere, è quasi un modello di comportamentale; più di venti anni fa fa degli antropologi osservarono il modo di vivere di alcune scimmie, riconducibile alla prostituzione. Una scimmia femmina si concedeva per un brevissimo rapporto e la scimmia maschio le lasciava, come compenso, del cibo. Nella civiltà super tecnologica, gli uomini non si sono liberati del più semplice scambio che esista dall’alba dei tempi: io ho qualcosa che tu vuoi e sono disposto a dartela, in cambio di una cosa

che invece, voglio io. Non ci vuole il pollice opponibile e molta intelligenza, questa è la base di ogni negoziazione. La prostituzione è una negoziazione, segue fedelmente le stesse regole: un maschio “arrapato” ferma la macchina, chiede un prezzo, accetta la base dello scambio, consuma, e torna a casa dalla mogliettina. Poveracci gli uomini, poveracce mogli e fidanzate- penserà più di qualcuno, poveracce le prostitute - esclameranno altri. Non so sinceramente se uomini, mogli e fidanzate siano delle poveracce, le prostitute sicuramente no. Almeno economicamente. Tranne quei rari casi di chiaro sfruttamento, in cui la ragazza che lavora guadagna pochissimo, almeno fino a che non riesce ad affrancarsi da chi l’ha introdotta in Italia, se straniera (99% dei casi), o fino a che non riesce a denunciare gli sfruttatori, le prostitute guadagnano tantissimo. Dai 2-3000 fino ai 18-20.000 euro al mese. Le più povere sono le ragazze di colore, che sono anche quelle a più buon mercato, le più ricche quelle che lavorano in casa e mettono annunci sul giornale o su internet e possono arrivare fino a 5001000 euro per cliente. Il giro d’affari della prostituzione è stramiliardario. Le 40- 50.000 donne che battono i marciapiedi o aspettano sui divanetti degli “studi attrezzati con aria condizionata” guadagnano in media circa 4-5000 euro al mese, per un mercato che viaggia tra i 2 ed i 3 miliardi di euro l’anno. Le prostitute tuttavia non sono solo donne e allora, vanno considerati anche gli uomini (trans e quei pochi gigolò), circa 15.000, guadagnano intorno ai 6000 euro al mese, per un giro che si aggira intorno al miliardo di euro all’anno. Il mercato globale del sesso a pagamento in Italia, si aggira sui 3-4 miliardi di euro l’anno, stime più precise non se ne possono fare, queste appena fatte, sono al ribasso e non considerano tutte quelle donne ( e uomini) che si prostituiscono occasionalmente. Sono in tanti a pagare gli “sfizi” (gioielli, HiTech, chirurgia plastica, viaggi) con le marchette, se facessimo una telefonata rispondendo ad un annuncio su un giornale specializzato, forse scopriremmo perché la nostra vicina di casa riesce a fare tutte quelle cose con il suo magro stipendio di impiegata. Se si dovessero tassare i proventi della prostituzione, lo Stato incasserebbe circa 1 miliardo di euro e spicci, all’anno. I pensionati potrebbero stare un po più tranquilli per la prossima finanziaria. Rimangono gli utilizzatori finali, i clienti, ormai fidelizzati, disposti a pagare, per una singola prestazione, cifre non particolarmente altisonanti ma se confrontate con gli stipendi mensili fanno una certa impressione. Un’ora lavorativa (escluso il tempo d’attesa, tra un cliente e l’altro) di una prostituta, per esempio dell’Est, vale 26 volte quella di un’operaio, 12 volte quella di un funzionario amministrativo, 6 volte quella di un professore universitario o di un medico ospedaliero, 3 volte quella di un libero professionista (avvocato, dentista) di successo. Le cifre sembrano impietose, sono fredde come le notti d’inverno, invece, le strade frequentate dalle lucciole sono sempre calde anche nella sta-

gione fredda. Merito delle macchine in fila, degli abitacoli bollenti che riscaldano ragazze infreddolite, vestite di poco. Merito dei clienti, gli utilizzatori finali, il motore dell’economia del sesso a pagamento, loro, non mancano mai. Ma chi sono i clienti? I clienti siamo noi. Noi tutti, uomini (e qualche donna) che inseguono il fast sex, veloce come un cambio gomme di formula uno, in meno di dieci minuti entri ed esci dai box e riparti per la tua strada. Inutile fare i falsi moralisti, chi è senza peccato scagli la prima pietra, non provate neanche a dire: “no, io non l’ ho mai fatto”, tutti, nella loro vita, hanno pagato, almeno una volta, una prostituta. Le cifre, sempre più fredde, parlano chiaro, in Italia si “consumano” circa 6 milioni di marchette al mese, certo, bisogna considerare i clienti abituali, quelli che frequentano le prostitute almeno una volta, due, alla settimana, ma alla fine ci si convince che il mondo si divide in due, tra chi ha già provato l’esperienza di pagare il sesso e chi, tra breve, lo pagherà. Per carità, nessuna morale, nessun dramma, né economico, né sociale, anche il biblico Sansone, usufruì dei servigi di una prostituta e non per questo Dio lo privò della sua leggendaria forza. I problemi sono altri: le prostitute costrette a battere che fanno arricchire le bande criminali (il 10%), un sacco di soldi non tassati, alcune strade che diventano invivibili, le aggressioni alle prostitute e delle prostitute verso i clienti, le condizioni igieniche dove, ragazzi e ragazze, lavorano, le malattie a trasmissione sessuale e la stupidità di tutti quelli che chiedono di avere rapporti senza profilattico, con l’impermiabilino non hanno sensibilità - dicono. Tanto vale allora giocare alla roulette russa, quella garantisce una morte rapida, indolore ed in più non si trasmette a nessuno, mentre l’AIDS o l’epatite sono piuttosto appiccicose. Per non parlare di un’altra sfilza di varie malattie veneree che, seppure non mortali, sono piuttosto antipatiche. Possiamo sperperare i nostri soldi ma non rischiare con la vita? Fine della storia. Rimanendo nella categoria “facciamoci male”, un’altro fenomeno che ho potuto osservare, seguendo il corso “dell’arrapamento maschile”, è stato quello del Bondage Sado-Maso (BDSM) che, ben lontano da essere solo il “vizietto inglese”, è il fenomeno emergente dell’eros italiano. In internet si registrano centinaia di siti a tema e moltissimi siti di annunci, le riviste di scambio di coppie riportano ogni mese, annunci e ricerche per coppie “dominanti” o “sottomesse”, singoli slaves o procaci Mistress. Anche del BDSM si è fatto commercio ed un incontro di un’ora con una Mistress costa circa 150 euro, senza nessun rapporto sessuale. Se la prostituzione è sinonimo di vendere il proprio corpo, allora le Mistress professioniste sono escluse, infatti, in questo caso non è il cliente a gestire il corpo di un’altra ma quest’ultima a gestire quello del cliente. Tanta carne al fuoco insomma, il mercato “tira” e lo si deve al prodotto, il sesso, che rimane uno dei più vendibili, si sa, “..... tira molto più di un carro di buoi in salita .... ”.

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Inception, controllare i sogni diventa realtà/ Sognare rimanendo coscienti, il progetto di due americani Da oggi finalmente si potranno controllare i sogni, proprio come nel film Inception. Il gadget invantato da Duncan Frazier e Steve Mcguigan prende il nome di Remee. Il progetto nasce dalla passione comune che i due cocreatori hanno per i sogni lucidi. “Molte persone vivono l’esperienza dei sogni lucidi spontaneamente e Steve e io siamo entrambi abbastanza fortunati da essere in questo gruppo di persone. Diventare lucidi in un sogno, e quindi essere in grado di controlllare come va è un’esperienza potentissima e vivida, qualcosa che porta la gente a dire: Che cos’era e come posso farlo anche io?”, hanno affermato gli ideatori. Remee si presenta come una normale mascherina ma con dentro un chip che supporta un oscillatore interno che dà energia ad un Led. L’utilizzatore per controllare il sogno, deve sviluppare la sensibilità a questa sorta di segnale che ricorda che sei in un sogno e che non è reale quello che accade. In questo modo si riuscirà a mantenere il controllo.

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La maschera percepisce quando si sta entrando nella fase REM più profonda possibile e si intrufola nel sogno con la sequenza di LED da 15-20 secondi ogni 15 minuti. Teoricamente, durante il sogno, si dovrebbe “vedere” la sequenza di luci e da lì prendere coscienza della possibilità che questo avvenimento offre ossia diventare padroni dei propri sogni. Gli inventori hanno anche pensato a un portale (sempre sul sito ufficiale ossia sleepwithremee.com) dove gli utenti possono scambiarsi consigli e idee. I creatori hanno comunque ammesso che non è semplice controllare il sogno, serve un po’ di pratica e non tutte le notti apre alla possibilità.

I sogni sembrano reali finché ci siamo dentro. Solo quando ci svegliamo ci rendiamo conto che c’era qualcosa di strano.

La chiave per un sogno lucido è quello di riconoscere quando si sta sognando. Remee è un microcontrollatore, le luci non sono abbastanza intelligenti per svegliarti ma se si sta sognando, possono apparire come anomalie visive nei tuoi sogni, aiutando il sognatore a riconoscere il fatto che si sta sognando e diventare lucido. Una volta che il sogno è diventato Lucid Dreaming, sarà possibile controllare il mondo intorno a te. Grazie ai sogni lucidi sarà possibile compiere imprese sovrumane, volare attraverso la galassia o costruire grattacieli nella vostra mente per risolvere problemi matematici. La maschera, attualmente già in commercio, costa circa 95 dollari. I due venditori sostengono che la maggior parte degli ordini arriva dall’Italia, Australia e Spagna. E’ possibile acquistarla sul sito: http://sleepwithremee.com/


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SVAGO, anno 2012, n.° 02  

SVAGO: Giornale Giovane di Cultura, Spettacolo e Tempo libero. In foto: la nuova Miss Italia 2012, Giusy Buscemi. Leggi il nuovo numero!...

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