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L’Aquila n° 0 Anno 2011 - supplemento di Svago n°5/6

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MAGAZINE

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Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare Annamaria Rodari, 1978

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MAGAZINE

Ottobre 2011

L’editoriale

periodico in attesa di registrazione anno 1, numero 0

di Luisa Stifani

Supplemento a Svago n° 5/6 Reg. Trib. AQ 549

Al prossimo numero? Direttore responsabile Luisa Stifani

Editore Associazione Culturale L’Impronta e.mail: info@improntaonline.net tel. 347.8825775

Vi presentiamo un nuovo giornale. La nuova utopia dell’Impronta, che speriamo diventi reale e si concretizzi come tutte le grandi utopie della nostra Associazione. Il mensile “La Scossa”, ideato nell’ambito del progetto “Un giovane giornalista per un grande futuro”, cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, proporrà approfondimenti, analisi, reportage, inchieste in una forma e un linguaggio il più popolare possibile. Ci abbiamo lavorato tanto ve lo garantiamo. Ma è di più l’entusiasmo che ci prende nel vedere crescere sotto le nostre mani e i nostri occhi il progetto dei giovanissimi giornalisti che abbiamo formato. Un progetto bello e molto importante per Lisa, Simona, Manuel, Elisa, Sara e Ilaria Jessica,. …….. Deve funzionare. I nostri lettori, sono sicura, accoglieranno con grande gioia questa nuova iniziativa editoriale. I ragazzi hanno lavorato per fare un giornale che provochi un “scossa” nel panorama cittadino. Un giornale che racconti la nostra città senza essere subalterni, come purtroppo lo sono quasi tutti i media. Un giornale libero, un giornale ricco di riflessioni. In questa avventura ci sono molti giovani che vogliono volare alto, vogliono un prodotto gratuito che colpisca. Sono convinta che si riesce a vincere la sfida perché il gruppo della nostra Associazione è grande e generoso. Perché nella nostra città , non solo tra il popolo dell’Associazione, c’è bisogno di un’informazione pulita e libera che sappia parlare alla gente. Nel scrivervi , non vi nascondo di essermi scoperta tanto tanto orgogliosa delle mie “redazioni”.

Stampa AGP-Maltignano (AP)

A presto e al prossimo numero?

Distribuzione In distribuzione gratuita presso scuole, biblioteche, cinema, pub, Associazioni, Enti, Aziende,

La foto del mese

Vice direttore Sandro Coletti Comitato di redazione Lisa D’Ignazio Elisa Giandomenico Manuel Romano Sara Guetti Simona Capulli Ilaria Jessica Russo Redazione Via Saragat, 1 c/o Casa Associazionismo e.mail: lascossa@svagonews.com Foto di Copertina Sara Guetti Impaginazione Emile Sedre Salvatore Romano Fotografia e fotoservizi Sara Guetti Manuel Romano Pubblicità Associazione Culturale L’Impronta e.mail: marketing@improntalaquila.org tel. 349.2100919

Questo numero è stato stampato con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Dipartimento Volontariato e Associazionismo nell’ambito del progetto: «Un giovane giornalista per un grande futuro» L.266Direttiva 2009

Onna, ottobre 2011 Foto di Sara Guetti

Hanno collaborato a questo numero

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ELISA GIANDOMENICO

LISA D’IGNAZIO

MANUEL ROMANO

SIMONA CAPULLI

SARA GUETTI

ILARIA JESSICA RUSSO


Servizi & Disservizi - Giovani critici

L’AMA non ti Ama L'Aquila degli autobus non ha diritto d'esistere di Lisa D’Ignazio L'Aquila – Alzi la mano chi non ha mai avuto a che fare con i disservizi dell'Ama. Sicuramente coloro che utilizzano l'automobile non hanno mai trascorso intere giornate sugli autobus urbani, luogo di scambio interculturale e multiculturale. I lunghi quattro ruote che percorrono la città sono diventati, soprattutto nel post terremoto, sia i

luoghi dell'incontro dell'altro, del diverso, dell'immigrato che viene sfruttato nel “più grande cantiere d'Europa”, e sia il contesto in cui emerge più che altrove il cosiddetto “divario di classe”, il nuovo fattore discriminante della povertà aquilana. Nell'era della motorizzazione sclerotica sugli autobus si incontrano immigrati, anziani e giovani, le categorie meno rilevanti e potenti della società, ma paradossalmente le più accattivanti per i discorsi dei politici in cerca di voti. Queste categorie sociali percorrono gli stessi chilometri, siedono sugli stessi sedili, si offrono il posto a vicenda , si guardano e condividono lo stesso destino, quello dei “diversamente motorizzati”. A differenza però dei loro colleghi di tutt'Italia, i “non muniti di auto” nell'Aquila del post-terremoto sono due volte penalizzati. Non solo non si possono spostare autonomamente quando e come vogliono, ma non possono pretendere una volta saliti sui lunghi quattro ruote di percorrere, in un tempo rispettoso delle 24 ore complessive di una giornata, L'Aquila allargata, L'Aquila postmoderna, L'Aquila automobilistica. L'Aquila degli autobus non ha diritto d'esistere. Può esserci, può starci, può sostanzialmente muoversi tutti i giorni, ma a condizioni stabilite da altri ed irrispettose di ogni esigenza. Poiché la norma imposta prevede l'uso della

macchina, se si sceglie l'eccezione, cioè l'autobus, conviene accettare “quello che passa il convento”. In fondo è “solo” dal primo agosto che gli utenti Ama pagano per un servizio lacunoso, imperfetto e inadempiente. Passando all'inferno di tutti i giorni, prendere l'autobus Ama all'Aquila significa prima di tutto aspettarsi senza

troppa meraviglia che l'autobus non passi o che sia già passato da 10 - 15 minuti, come succede in molte fermate intermedie tra il terminal e il capolinea, ad esempio Pianola. Prendere l'autobus all'Aquila significa impiegare anche 50 minuti per spostarsi, sperando che a quei minuti non si aggiungano quelli per l'attesa di un autobus non passato. Usufruire del servizio Ama all'Aquila implica chiedere gli orari all'ufficio Ama al Terminal e sentirsi dire che non si hanno e che l'utente deve controllare su internet, lo stesso ufficio dove cordialmente vengono prontamente venduti i biglietti e gli abbonamenti. Consiglio a chiunque voglia prendere un autobus Ama e conoscerne anche l'orario di acquistare insieme al biglietto anche un computer e una stampante da portarsi sempre con sé, in caso all'ufficio Ama non abbiano informazioni.

Non bisogna nemmeno meravigliarsi, dunque, se gli orari che cambiano a ritmi più veloci dei neutrini vengono aggiornati solo su internet e non sulle bacheche del Terminal. È chiaro che l'Ama crede nella tecnologia e anche nel fatto che i suoi utenti siano moderni tecnocrati. A parte i giovani, gli anziani e gli immigrati internet non solo non lo

portano con sé con i piccoli I Pad o I Phone, ma molto probabilmente non l'hanno nemmeno a casa. Al di là dei disservizi che non aiutano gli utenti a continuare ad affidarsi al servizio, c'è chi oltre che costretto decide quotidianamente di prendere l'autobus come mezzo di trasporto preferenziale, economico, ecosostenibile, umano e socialmente interessante. Nella Babele di lingue che sono gli autobus, tra polacco, rumeno, inglese e dialetto aquilano, l'orecchio riassapora la vita, la socialità risorge e la dispersione di luoghi, case e persone sembra non essere mai avvenuta nella città. I lunghi quattro ruote potrebbero rivoluzionare il tempo e lo spazio dell'Aquila post-sismica fortemente danneggiata da queste due dimensioni. Ogni autobus ridurrebbe lo spazio di minimo 20 auto in circolazione con il conseguente inquinamento e lunghi tempi di percorrenza, a conferma della saggia frase per cui “tu non sei bloccato nel traffico, tu sei il traffico”. Ognuno uscirebbe dal suo microcosmo dello specchietto retrovisore con cui si incita all'odio da strada e avrebbe più tempo per incontrare gli altri, parlare, guardare le persone negli occhi e non attraverso fari disumanizzanti.

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Vivaio creativo - Giovani critici

Pescomaggiore: una ricostruzione modello Un eco-villaggio autocostruito contro l’immobilismo di Elisa Giandomenico

Pescomaggiore, L’Aquila - Scrivere della propria città è l’obiettivo maggiormente perseguito da ogni giornalista. Con il progetto “Un giovane giornalista per un grande futuro” promosso da L’Impronta, è stata data la possibilità ai partecipanti di effettuare interviste e documentare le realtà più significative all’interno del cratere per poter constatare le condizioni di vita della popolazione a 2 anni e mezzo dal sisma. Una delle prime tappe di questo percorso è stata la visita all’eco villaggio auto costruito a Pescomaggiore. Ottobre 2011, l’inverno avanza inesorabile e per la terza volta dopo il sisma trova la città impreparata nella sua immutata condizione di rovina e fragilità. Il gelo penetrerà nelle crepe degli edifici abbandonati, violenterà i beni monumentali non tutelati da progetti avviati di restauro, costringerà la popolazione nell’isolamento dei nuovi quartieri senza che vi sia la possibilità di ritrovarsi negli storici e rassicuranti ambienti del centro storico. Intanto continua il rimpallo delle responsabilità da parte delle istituzioni per l’inaccettabilità di tale immobilismo. Gli aquilani, pur di rincontrarsi nel centro storico e ritrovare l’identità frantumata, si sono adatti a passeggiare in quei tratti resi accessibili, cercando di simulare momenti della vita precedenti al sisma.

“Accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più” questo mi sembra, per dirla con le parole di Calvino, il modo in cui la gran parte ha cercato di ovviare alla sofferenza della presa di coscienza degli effetti del terremoto. Eppure all’interno del cratere scopriamo altri modi di reagire alla sofferenza. Progetti ambiziosi che il tempo ha visto realizzare e trarre energia dai risultati ottenuti. Realtà fatte di persone che da subito si sono rifiutate di attendere i tempi e le modalità di ricostruzione imposte dall’alto delle postazioni di potere e hanno saputo agire attivamente da abitanti del proprio territorio. Il Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore era attivo già da prima del terremoto per frenare il fenomeno dello spopolamento, recuperare il centro storico, avviare progetti partecipati dall’intera comunità per stimolare il turismo, ridare valore all’attività agricola, creare occasioni d’incontro tramite eventi d’interesse culturale e sociale. Dopo il 6 aprile impedire la diaspora dei pescolani in Map e progetti C.A.S.E. e scongiurare il pericolo dell’abbandono del paese è diventata una drammatica urgenza. Il comitato, che già da tempo si batteva contro un’economia di sfruttamento del territorio incentrata su un’intensa attività estrattiva della cava

di sabbia, situata a pochi chilometri dall’abitato, ha deciso di rendere la propria fede ad un’etica di rispetto e valorizzazione del territorio una realtà tangibile. L’Inferno del dopo-terremoto è stata occasione per pensare e credere nella costruzione di un eco villaggio. Il progetto EVA (eco villaggio autocostruito) sorge a poche centinaia di metri dal centro storico e vede ad oggi quasi del tutto realizzati gli obiettivi previsti: 5 abitazioni, bilocali e trilocali a basso costo di realizzazione (circa 570 euro per metro quadro, un quinto di quello degli appartamenti del progetto C.A.S.E.), minimo impatto ambientale, nel rispetto delle vigenti norme edilizie antisismiche. I terreni sono quelli concessi in comodato d’uso da alcuni compaesani, gli architetti Paolo Robazza e Fabrizio Savini del BAG studio mobile (esperti in autocostruzione), con l’assistenza tecnica di Caleb Murray Burdeau (esperto in bioarchitettura). Dopo le procedure di prassi per controllare idoneità del terreno all’edificazione e conseguente approvazione del progetto si è dato il via alla realizzazione delle abitazioni. La tecnologia costruttiva prevede l’utilizzo di una struttura in legno portante e tamponatura in balle di paglia. L’utilizzo della paglia si inserisce in modo naturale nel paesaggio agrario OTTOBRE 2011

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Vivaio creativo - Giovani critici circostante e risponde anche ad un ideale di filiera corta in campo edilizio, in quanto la materia prima sono balle di paglia fornite in loco dai campi di cereali. Il villaggio è pensato come energicamente autonomo. L´energia elettrica viene fornita da impianti fotovoltaici e il riscaldamento da una stufa a legna, sufficiente a scaldare tutta la casa con appena un paio d’ore di accensione, in quanto la paglia ed altri accorgimenti costruttivi, rendono queste case perfettamente coibentate. Il villaggio è dotato di un impianto di fitodepurazione e di compostiere dove i rifiuti organici verranno trasformati in fertilizzante per gli orti irrigati anche grazie all’incalanamento dell’acqua piovana. “Nessuno degli enti aquilani, in un clima di generale latitanza, ha contribuito alla realizzazione del progetto recepito con scetticismo” afferma Isabella Tomassi, referente del progetto EVA e membro dell’associazione di promozione sociale MISA che ha contribuito alla realizzazione del progetto. Un appello di solidarietà su Internet ha

l’orto dell’eco-villaggio nella visione di ricostruzione intende assumere funzioni di mantenimento delle biodiversità, recupero delle antiche semenze, vendita dei prodotti tramite catene di commercio equo-solidale. “Ci sono delle antiche semenze che rischiano l’estinzione perché non sono state scelte dal commercio generalista per coltivazioni estensive”, ci spiega Isabella Tomassi: l’obiettivo portato avanti dall’associazione “MISA, bioarchitettura, coltivazioni tradizionali APS”, composta dagli abitanti del villaggio e dai volontari che arrivano da ogni parte d’Europa per realizzarlo, è quello della valorizzazione dell’unicità delle risorse etno-botaniche con recupero degli antichi saperi di un territorio a forte vocazione ambientale. Il grano tenero solina, la patata turchesa, i fruttiferi autoctoni sono risorse preziose in un orto che si trasforma in scrigno di saperi antichi, tramandati di generazione in generazione nel corso dei secoli. “Tante persone provenienti da tutta Italia ci hanno contattato per costruire

Altrimenti la frammentazione proprietaria e la griglia stretta dei finanziamenti ridurranno a rovina il paese. - L AV O R A R E è p r o m u o v e r e l’opportunità di lavoro «verde» anche come reddito complementare, nel territorio di Pescomaggiore. Estendere modelli di agricoltura sostenibile ed eco-compatibile valorizzerebbe un’area, quella del Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga, che potrebbe sfruttare in maniera coerente la sua vocazione ambientale. - MEMORIA è la trasmissione dei saperi a livello intergenerazionale. L’idea è di costruire una memoria comune di una cultura radicata in tale territorio da oltre dieci secoli tramite un dialogo da instaurare con le generazioni più anziane. - AMBIENTE è il costante termine di riferimento dell’agire. Una qualità essenziale per la rinascita di Pescomaggiore. La manutenzione della pineta di monte Croce, il recupero dei sentieri e dei

potuto molto di più tramite la raccolta di 100 mila euro e la presenza di centinaia di volontari provenienti da ogni parte d’Europa. L’autofinanziamento e la possibilità di costruire senza particolari cognizioni tecniche la casa grazie alla modularità delle strutture hanno fatto il resto. “Sono laureata in filosofia, non ho cognizioni tecniche specifiche, eppure sono riuscita a costruire da me la mia casa”. Il villaggio ci accoglie alle porte del paese: 5 abitazioni sono quasi del tutto ultimate e ospitano nuclei famigliari composti da famiglie con genitori anziani, giovani coppie e single. All’esterno le case appaiono perfettamente inserite nell’ambiente circostante pur fornendo tutti i comfort di una modernissima abitazione. Il recupero delle terre circostanti il villaggio ha permesso la realizzazione di un orto biologico diffuso, pensato in termini di permacultura, che provvede all’auto-sussistenza del villaggio; ma

una casa di paglia all’interno del villaggio. Abbiamo rifiutato perché il nostro obiettivo, sin dall’inizio, è quello di vedere ricostruito Pescomaggiore” dichiara Isabella Tomassi. Il progetto in origine prevedeva la realizzazione di 7 case, ma l’urgenza di lavorare per vedere la rinascita del centro storico ha spinto verso la decisione di fermarsi allorché sarà terminata la quinta struttura. Il piano di azione del Comitato di ricostruzione di Pescomaggiore, è sintetizzabile in un acronimo: ALMA ovvero Abitare, Lavorare, Memoria, Ambiente. - ABITARE è stata l’esigenza vitale del progetto EVA: dare la possibilità a molti pescolani che avevano perduto la propria casa con il sisma, di non abbandonare il paese e di abitarlo in condizioni di armonia. Ma abitare significa soprattutto poter tornare a vivere il centro storico tramite un piano di recupero partecipato, tempestivo ed efficace.

tholos, la conservazione dell’agrobiodiversità sono altrettanti specifici interventi che andranno programmati ed implementati nei prossimi anni. Tale progetto, all’inizio percepito dalle istituzioni come un’ utopia, sta vedendo la realizzazione nel corso del tempo, scandito da progressive tappe intermedie: l’inaugurazione del forno del paese agli inizi dell’estate scorsa è stato un segnale importante per tutta la comunità. C’è ancora molto da fare. Mancano i punti di aggregazione sociale, strutture sanitarie facilmente raggiungibili, servizi minimi affinchè si realizzino le condizioni dell’abitare. La tenacia di una piccola comunità ha ridato vita e speranza ad un paese. Sarebbe ora che anche le istituzioni cominciassero a lavorare in tale direzione.

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Scuola - Giovani Critici

“Pane e Divina Commedia” per i ragazzi di Lettere e Filosofia Nell'Aquila post sisma è nata una nuova zona: la zona industriale della cultura che muore di Simona Capulli

I disagi per gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia sembrano non aver fine. Sono innumerevoli infatti i problemi che i ragazzi hanno già dovuto affrontare. Basti pensare al fatto che l’Ateneo, dopo il sisma, è stato ubicato nel nucleo industriale di Bazzano, lontano dalle altre facoltà dell’Università degli Studi dell’Aquila, in un’ area poco adatta ad ospitare una facoltà Universitaria per i suoi servizi precari, mal collegata con i mezzi pubblici, priva di punti d’incontro per i giovani. Come se ciò non bastasse, in questi giorni è stata data notizia della disattivazione della mensa, l’unica risorsa di ristorazione in zona. «Già nello scorso mese di maggio ricorda il Preside Giannino di Tommaso è svolto, nell’ufficio della Presidenza, l’incontro con commissario dell'Adsu (Azienda per il diritto agli studi universitari) Francesco D’Ascanio e con l’ex direttore amministrativo 6

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Del Vecchio, nel quale mi accennavano la possibilità di chiudere la mensa, poiché economicamente poco redditizia. Compresa la gravità della notizia - continua Di Tommaso - pensai che tanto valeva chiudere la Facoltà! Ma perplessi della mia risposta così schietta e radicale e, analizzata un po’ più a fondo la situazione già precaria in cui versava l’Ateneo, ci si è convinti della grande importanza di un servizio del genere, sia per gli studenti in sede che per gli studenti fuori sede e così si è raggiunto l’accordo di mantenere in vita la mensa utilizzando gli utili derivanti da altre mense per compensare il deficit della struttura di Bazzano». Problema risolto! Verrebbe da dire. Ma così non è stato, dal momento che la mensa è stata chiusa senza nessun preavviso e cosa ancor più grave è che per tamponare il disagio non è ancora stata

proposta una soluzione valida. finisce qua. A peggiorare ancora di più la questione si aggiunge il fatto che tutti quegli studenti che beneficiano del tesserino per il pasto gratuito o a tariffa ridotta, non potrebbero in alcun modo usufruire della parte della borsa di studio riservata al vitto, pari a 1.500 euro annui (ART. 9 comma 5 del DPCM del 2001). Soldi che quindi andrebbero persi. Altro tema scottante è quello riguardante le navette gratuite, servizio attivo nell’anno 2010-2011, ora soppresso. L’AMA (Azienda per la Mobilità Aquilana) che detiene il monopolio dei trasporti pubblici, ha da poco ripristinato il pagamento del biglietto, sospeso dopo il sisma del 6 aprile 2009. Dunque si comprende che le navette gratuite, messe a disposizione dall’Università, andrebbero contro gli interessi dell’Azienda. Questi per chi non vive la

quotidianità degli studenti, sembrerebbero almeno a prima vista problemi marginali. E allora cosa offre il nucleo industriale di Bazzano ai ragazzi di una Facoltà Umanistica? La Biblioteca Provinciale forse? Niente affatto. La Biblioteca, raggiungibile con pochi passi dall’Ateneo, sembrerebbe più una sorta di internet point che un luogo vivo di cultura in cui assaporare i libri e l'odore delle loro pagine. L’occhio del lettore non è infatti piacevolmente accolto dalla vista dei libri che solitamente riempiono ogni spazio del paradiso intellettuale che è una Biblioteca. Non ci sono infatti scaffali aperti a causa della mancanza di spazi. Mancano inoltre le sezioni di linguistica e lettere classiche perse irrecuperabilmente sotto le macerie. Condizione questa nella quale la Biblioteca dovrà restare per altro tempo, poiché l'affitto dello stabile dura 4 anni a


Scuola - Giovani Critici partire dalla fine del 2009. Ma la situazione fin qua descritta, è solo una goccia in quel mare di difficoltà in cui naviga già da tempo la storica Facoltà di Lettere e Filosofia. Il rischio è ben più grande. Infatti in seguito alla riforma promulgata dal Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Mariastella Gelmini, «la logica dei requisiti minimi imposta alla Pubblica istruzione rischia di strangolare le facoltà più pcome la nostra», dichiara Di Tommaso, e si corre il pericolo gli studenti, stanchi di doversi e preoccupati per i sempre maggiori tagli alla didattica, lascino in massa l’Ateneo Aquilano. Non bisogna dimenticare infatti che quest’anno è stato chiuso, a malincuore, un corso di laurea magistrale e se questa è la direzione intrapresa chissà tra qualche anno dove andremo a finire. Per ora lo scenario che si prospetta è di totale indifferenza e disinteresse. Forse tutti hanno dimenticato che l’allora Magistero di Lettere e Filosofia è stato il primo nucleo dell’Università degli Studi dell’Aquila e che ha contribuito al progresso culturale ed economico dell’intera città. Ora siamo noi a lanciare un grido d’aiuto, ma chi di competenza sembra avere il paraocchi e non capisce che la risorsa principale su cui dovremmo investire per la rinascita e per la ricostruzione della nostra amata città sono i giovani, i ragazzi che dopo il 6 aprile, nonostante le difficoltà, la paura, il dolore, i mille punti interrogativi, hanno deciso di rimanere a studiare all’Aquila. L’Università, dovrebbe essere una priorità che la classe politica locale sembra del tutto ignorare. «Probabilmente - conclude il Professor Di Tommaso – non si comprende il ruolo importante di una facoltà umanistica! Basti pensare alla tanto pubblicizzata nuova sede dell’ ex San Salvatore: doveva essere pronta da anni, ma di fatto ancora è inaccessibile».

Il Punto

E... L’Aquila continua ad essere scossa di Manuel Romano

Nel Comune dell'Aquila e nei Comuni del cratere è stato rilevato ad oggi che il totale delle persone in soluzioni alloggiative a carico dello Stato sono ancora 22.195; il totale delle persone beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione sono 12.171 ed il totale delle persone assistite in strutture ricettive e strutture di permanenza temporanea sono 682. Oggettivamente questi numeri danno l'evidenza di come a quasi 3 anni di distanza dal sisma, sono ancora tante le

persone che non sono rientrate nelle proprie case e che vivono ancora in situazioni precarie. A questi dati si aggiunge un recente studio effettuato sulla popolazione, nell’ambito del Programma di supporto psicosociale e tutela della salute mentale per l’Emergenza sisma coordinata dal prof Massimo Casacchia che ha evidenziato come: «Il 70 per cento degli aquilani è affetto da una depressione silente che provoca una costante sensazione di tristezza, apatia, scoraggiamento e insoddisfazione». Secondo lo studio, all’origine di questo malessere c’è la perdita dei luoghi, delle relazioni, il vivere in contesti sempre più spersonalizzanti e i problemi economici, tutte conseguenze del terremoto del 6 aprile 2009. Per il professor Casacchia, “questo 70 per cento di persone affette dalla cosiddetta depressione ‘larvata’ non è riuscito a mettere in moto meccanismi di adattamento ed a dare un senso a quello

che è successo. Le ragioni di questa velata depressione sono, soprattutto per gli anziani, l’isolamento, o non avere possibilità di svago. Per i genitori c’è la preoccupazione – continua Casacchia – per il futuro dei propri figli mentre per i giovani l’assenza di luoghi aggregazioni crea un grande senso di vuoto. Tutti sono scontenti, rimpiangono L’Aquila e non sanno più chi sono. Anche le continue lotte, gli annunci sul ritorno alla normalità, che invece non c’è, creano un senso di disorientamento nelle persone che non sanno più a chi dare fiducia”. All’Aquila dunque è così. Tutti parlano di soldi, di ricostruzione, di socialità. Cose che dovrebbero esserci che chissà forse ci sono. E’ certo che il 6 aprile del 2009 il sisma ha distrutto la nostra città. Da allora L’Aquila vive una situazione surreale. Immobile. Ferma. Un’immagine antitetica rispetto all’attivismo febbrile dei mesi successivi alla tragedia. OTTOBRE 2011

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Attualità - Giovani Critici

Al Jazerra a Onna

La comunità internazionale indaga sui fatti del 6 aprile di Sara Guetti

In occasione del processo alla Commissione (Nazionale per la Previsione e Prevenzione dei) Grandi Rischi, l'organismo consultivo tecnico scientifico della presidenza del Consiglio che il 31 marzo 2009, una settimana prima del terremoto del 6 aprile, tenne un'apposita riunione per valutare i pericoli legati all'attività sismica, sono tornati alla ribalta i “soliti noti” protagonisti del terremoto. Oltre agli indagati è riemerso dall’oblìo mediatico anche Giampaolo Giuliani, l’ex tecnico dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, noto per le “presunte” previsioni del terremoto che ha colpito la nostra città. Il tanto criticato ricercatore è stato intervistato a Onna da Al Jazerra nella rubrica Inside Story, per chiarire la sua posizione in merito alle vicende che risalgono a più di due anni fa. Giuliani ha dichiarato che in seguito allo sciame sismico iniziato mesi prima del tragico 6 aprile, ha monitorato il te rri tori o a q u i l a n o e avvertito la popolazione di un imminente evento sismico localizzandolo a Sulmona. Questo errore di valutazione gli ha procurato lo sdegno dell’organo ufficiale per la prevenzione di eventi catastrofici, che lo ha screditato con relativo avviso di garanzia. Ciononostante, Giuliani ha continuato a rendere 8

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pubblica la sua ricerca sul m o n i t o r a g g i o dell’emissione di gas radon, per lui correlato agli eventi sismici. La comunità scientifica si è espressa a sfavore della sua teoria dei precursori sismici, escludendo ogni possibilità di prevedere il terremoto. Si tratta della stessa convinzione che ha indotto la Commissione Grandi Rischi a tranquillizzare la popolazione giusto una settimana prima della scossa delle 3.32. Al Jazeera si domanda: “Di chi è la colpa per il mancato allarme?” Dall’intervista è

emerso che non sembra plausibile attribuirla agli scienziati, il cui compito non è di certo allertare la popolazione, anche se chi lo fa è spinto da senso civico. La responsabilità cade tutta sugli organi governativi destinati alla protezione della cittadinanza dai disastri. Se non sembra possibile anticipare un evento sismico, a maggior ragione non è possibile tranquillizzare la popola zion e , c ome è avvenuto il 31 marzo 2009. L’intervista a Giuliani ruota tutta intorno a un

paradosso: la Commissione Grandi Rischi è indagata per mancato allarme e Giuliani è stato contestato per procurato allarme. Il dibattito è aperto e tutto il mondo ne parla per imparare dai nostri errori ed evitare in futuro che negligenza e superficialità possano influenzare le decisioni di chi dovrebbe agire per la nostra sicurezza. Per vedere Inside Story basta cercare su internet questo link: www.youtube.com/watch? v=3cDSNkfuvVI


Reportage - Giovani Critici

Uno sguardo sul reale: Onna anno due Un’identità storica polverizzata di Sara Guetti

A causa del suo destino infausto, Onna è diventata meta del turismo di cronaca, insieme a Cogne, Avetrana e a tutti gli altri luoghi dove si sono consumati delitti e tragedie che la televisione ha saputo spettacolarizzare ad arte. In molti, spinti dalla curiosità di vedere con i propri occhi lo “show” della distruzione, si sono armati di macchina fotografica e hanno varcato le poche mura rimaste in piedi del vecchio paese. Sgomento ed eccitazione per uno spettacolo surreale così lontano dalla n o r m a l i t à c h e caratterizza la vita quotidiana, contrastano con la visione di un passante in bicicletta che gira tranquillo tra le sue rovine. Varcando la recinzione che indica l’ingresso nella zona rossa si ha l’impressione di essere davanti a un luogo sacro. Riecheggiano nell’aria echi di tempi lontani e voci di persone assenti, ma così profondamente presenti nella memoria. Ci si trova davanti ad un’identità storica polverizzata, un patrimonio culturale estinto che nessuno vuole più. La cultura del consumismo ci ha influenzato a tal punto da far tacere la nostra coscienza dinanzi a una tale perdita? Di certo gli abitanti di Onna sentono la necessità di stare a contatto con quello che rimane del vecchio borgo e ogni tanto escono per una passeggiata o per portare il cane a spasso. Ora vivono nel nuovo villaggio, composto da tante piccole casette di legno

circondate da giardini in fiore e sembra che lì ognuno sia tranquillo e felice. E d'altronde come possono lamentarsi? Non possono farlo, sono tenuti a esprimere solo gratitudine per l’immensa beneficenza che gli ha permesso di avere almeno un tetto sopra la testa. Ma appena ci si avvicina e si guarda meglio, svanisce ogni apparenza sulla dura realtà. Il terremoto rimarrà per sempre un incubo reale, presente nell’animo di ognuno, e la speranza di

vedere la propria casa ricostruita è ormai quasi svanita nella rassegnazione di vedersi davanti un destino segnato. Così come il 6 aprile 2009 divide la vita di tutti coloro che hanno vissuto il terremoto, anche il muro di Onna separa il vecchio paese dal nuovo, due realtà opposte ma complementari. Come il muro di Berlino, ? è ornato da immagini che parlano del passato, della tradizione e della bellezza del luogo. È come se stesse lì a ricordare agli onnesi il loro borgo, le strade, le piazze, la chiesa, la

casa, la stabilità. La perdita di tutti questi elementi determinanti ha provocato loro una profonda crisi di identità, soprattutto negli anziani, che hanno condotto la maggior parte della vita tra quelle strade ormai impolverate. Il reality della ricostruzione si è concluso con lo spegnimento delle telecamere, ora inizia la lunga attesa per la ricostruzione vera e propria, quella della propria casa.

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Cartoon - Giovani Critici

ROMICS

Tante generazioni unite dalla passione per i fumetti di Jessica Ilaria Russo Romics è la grande rassegna dedicata a fumetti organizzata dalla Fiera di Roma, che ha compiuto quest'anno ben undici anni. Quattro giorni di conferenze e proiezioni, ma soprattutto di stand dove è possibile trovare fumetti delle passate generazioni come Nembo Kid (il nome che gli italiani avevano dato al primo Superman) e Tex, fino ad arrivare ai manga più venduti degli ultimi anni, tra cui Death Note e Naruto. Tra gli espositori di gadget di ogni tipo, oltre ad appassionati e curiosi, si aggirano i Cosplayer, ragazzi e non solo che interpretano i loro personaggi preferiti dell'universo fumettistico giapponese e cinematografico. La manifestazione di quest'anno ha registrato oltre centomila presenze. I partecipanti hanno potuto assistere a diverse anteprime cinematografiche, tra cui Abduction, film che vede protagonista una delle star di Twilight, Taylor Lautner. Sono state proiettate le anteprime telefilmiche di The Walking Dead, serie tratta dal fumetto di R. Kirkman. Tra gli altri eventi interessanti c'è stato l'omaggio ai Puffi, per festeggiare l'uscita nei cinema del film 3D e una

Musica

celebrazione in onore dei 25 anni di Dylan Dog, funestata dalla morte improvvisa di Sergio Bonelli, creatore di questo e di molti altri fumetti che hanno fatto la storia. Al disegnatore sono stati dedicati i quattro giorni del Romics. Tra gli avvenimenti più importanti c'è stata la consegna del Romics D'oro, premio dedicato ai maestri del fumetto internazionale che quest'anno è stato assegnato a Quino, il creatore di

Mafalda e a Ivo Milazzo disegnatore di K e n Pa r k e r. A l t r i i m p o r t a n t i riconoscimenti sono stati assegnati, durante l'elezione dei Sette Re di Romics, ai disegnatori scelti tra le grandi firme del fumetto italiano: Francesco Artibani, Lorenzo Bartoli, Giacomo Bevilacqua, Stefano Caselli, Renato Polese e Vauro. Ha concluso il tutto il Cosplay Award: una sfilata di costumi curati nei minimi dettagli e brevi sketch, il cui vincitore avrà l'onore di rappresentare l'Italia al World Cosplay Awards, che si tiene ogni anno in Giappone. Durante la sfilata è i n te r v e n u to l ' a m b a s c i a to r e d e l Giappone in Italia che ha espresso la gratitudine del suo paese per il sostegno dato dopo lo tsunami. In seguito, un video con protagonista una famosa boy band giapponese invitava a visitare Tokyo e le altre città del Sol Levante. Il prossimo appuntamento per gli amanti del fumetto non è lontano, infatti il “Lucca Comics & Games”, la seconda rassegna più importante d'Europa, avrà inizio il prossimo 28 Ottobre e durerà fino al 1° novembre.

Il mio sangue

di Sandro Coletti

“D’amore, sogni ed altri mostri” L’opera prima di un artista, o come nel caso in questione di un gruppo, lascia solitamente intuire molte cose di quest’ultimo: influenze, obiettivi, e, soprattutto, la presenza di originalità. Il mio sangue, band aquilana al suo primo EP, dimostra di averne, e tanta, di originalità; “D’amore, sogni ed altri mostri”, nonostante il titolo di gucciniana memoria, propone una personale rilettura dell’indie rock italiano e non; pur portando infatti alla mente nomi quali Afterhours, Marlene Kuntz, e (perché no!?) Mark Lanegan, gli abruzzesi si distinguono per uno stile 10 SCOSSA OTTOBRE 2011

meno greve e noisy, i brani si susseguono fluidi, senza mai stancare, anzi. Sette in tutto i pezzi, caratterizzati da testi intimisti, sospesi tra la rabbia e la fragilità, tra “anarchia e poesia”, istantanee di vita certamente molto personali, non a caso è privilegiata la narrazione in prima persona, ma in cui è piacevolmente facile riconoscersi; dopotutto è in questo che risiede la forza della musica, nel condividere e trasmettere emozioni, per quanto segrete esse siano. Anche nei brani in cui compare la realtà più cruda, come in Bambola e

soprattutto in Falluja, un’ultima analisi un lavoro questa sembra fare solo da davvero interessante, che s f o n d o , s f o c a t o e a l potrebbe essere visto come contempo pressante, al una sorta di concept, data la r a c c o n t o p r o p o s t o fluidità del suo scorrere, e dall’introspettiva steady che fa presagire, si spera, c a m c h e p r o i e t t a ad un seguito, ancor più l’ascoltatore direttamente personale e definito. nel tempo in cui si svolgono Intanto se ne consiglia, le storie, spiazzandolo e sinceramente, l’ascolto. tuttavia ponendolo sempre in condizione di assaporare appieno le tensioni emotive di ogni brano, anche le 11 OTTOBRE 2011 SCOSSA più estreme, come in 1977: “tienimi la mano/sta per saltare il treno/tienimi la mano/non torneremo indietro”. “D’amore, sogni ed altri mostri” risulta in


BACK STAGE

SUL SET di «Un giovane giornalista per un grande futuro» di Manuel Romano


La Scossa  

La voce dei giovani dall'Aquila

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