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N.3 Ottobre 2011

IMPRESASICILIA

TRIMESTRALE DI ECONOMIA, POLITICA E CULTURA

Sotto questo Sole Il sole in Sicilia può essere ricchezza e risorsa, fonte inesauribile di energia, possibilità di fare impresa e creare nuovi posti di lavoro.

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TURISMO In Sicilia siamo all’abc

INTERVISTA A GIUSEPPE LUMIA In Sicilia il voto non è libero ma ostaggio del bisogno

CONFIDI Non solo garanzie al credito Un nuovo ruolo per i Confidi


MULTIFIDI è un consorzio di garanzia collettiva in grado di offrire alle imprese finanziamenti agevolati grazie agli istituti di credito convenzionati e al contributo in conto interessi erogato dalla Regione siciliana (L.r. 11/2005). MULTIFIDI concede la garanzia per ottenere i finanziamenti alle imprese di tutti i settori: commercio, artigianato, agricoltura, turismo, servizi e professionisti.

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N. 3 - Ottobre 2011

IMPRESASICILIA

Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa tu puoi fare per il tuo paese

Sommario

J. F. Kennedy

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EDITORIALE Sotto questo sole di Sandro Migliore

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EDITORIALE Turismo, in Sicilia siamo all’ABC di Gianni Licitra

L’approvazione del Piano energetico regionale e la svolta della Regione Siciliana verso il fotovoltaico e l’energia solare con il progressivo abbandono dell’eolico. Un cambiamento di rotta di buon senso e di intelligenza. A meno di cambiamenti dell’ultima ora. Visto che siamo in Sicilia.

L’immenso patrimonio culturale, le bellezze architettoniche e naturali della Sicilia sono una risorsa immensa per la Sicilia ma che al solito non è organizzata in sistema, non è costituita una rete regionale e quindi non produce tutta la ricchezza che invece potrebbe produrre a beneficio di tutto il territorio

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EDITORIALE PMI SICILIA Il coraggio di cambiare di Nuccio Lipani

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STORIA DI COPERTINA La Green Economy crea valore di Nunzio Ciarcià

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STORIA DI COPERTINA Dal vento 7500 posti di Sandro Migliore

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STORIA DI COPERTINA Il contributo della geotermia di Nunzio Ciarcià

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STORIA DI COPERTINA Fotovoltaico: l’Italia è prima al mondo. Superata anche la Germania da GreenMe.it

Il bisogno di cambiare la modalità di gestione delle risorse pubbliche in Sicilia, di cominciare ad attuare un cambiamento culturale della collettività, di elevare la qualità della istanza politica di pretendere i risultati da chi amministra la cosa pubblica esattamente come avviene nelle aziende private. PMISicilia spinge in questa direzione

Formazione di nuova occupazione e difesa dell’ambiente, trovano oggi nelle tecnologie rinnovabili e nell’efficienza energetica i fattori chiave. La promozione delle energie rinnovabili può infatti offrire concrete opportunità di crescita industriale, avviando nuove attività che creano posti di lavoro e promuovono la competitività dell’economia nazionale attraverso l’utilizzo ecologicamente orientato delle risorse naturali.

Secondo i dati presentati alla Fiera di Roma lo scorso settembre nella cornice dell’Eolica Expo sul potenziale occupazionale dell’industria eolica, nei prossimi nove anni in Italia nasceranno complessivamente 45.000 posti di lavoro diretti di cui più del 16% in Sicilia con un primo picco di assunzioni previsto per il 2012 e un secondo tra il 2015 e il 2016.

Per il rilancio dell’economia del Sud Italia occorre puntare sulle energie rinnovabili e in particolare sulla geotermia. È quanto afferma il Rapporto 2011 di Svimez. In Italia le aree più ricche dal punto di vista geotermico si trovano proprio nel Sud.

Lo storico sorpasso è avvenuto: secondo i dati dell’Epia (l’Associazione europea dell’industria fotovoltaica) l’Italia quest’anno, per la prima volta, supererà la Germania quanto a potenza installata da fotovoltaico.

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STORIA DI COPERTINA Ma la Sicilia si illumina... con il sole di Sandro Migliore

La Regione siciliana ha dato il via libera al Regolamento di attuazione del Piano energetico regionale (Pears), che disciplina il settore dell’energia da fonti rinnovabili in Sicilia. La Regione concederà maggiori privilegi al fotovoltaico rispetto all’eolico e dedicherà particolare attenzione alle imprese agricole e allo snellimento delle procedure per ottenere le autorizzazioni a realizzare gli impianti.

POLITICA In Sicilia il voto non è libero ma ostaggio del bisogno Intervista al Senatore Giuseppe Lumìa di Sandro Migliore

Il tema della legalità e della lotta alla mafia dal lato politico ma anche rilancio delle imprese e governo della Sicilia sono i temi discussi nell’intervista al Senatore Giuseppe Lumia, componente della commissione antimafia e politico di punta nel panorama siciliano.

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CONFIDI Non solo garanzie al credito. Un nuovo ruolo dei confidi di Roberto Biscotto

In questo periodo di crisi il loro ruolo è stato quello di svolgere una importante funzione anticiclica, di vero sostegno per le PMI e di mitigazione del rischio per le banche. Questa importante e utilissima funzione ha messo sotto stress il patrimonio dei confidi. La sfida è quella di sapersi dotare di una organizzazione stabile e ben strutturata capace di resistere sul mercato.

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CONFIDI Angelo Boscarino nuovo direttore del consorzio di garanzia Multifidi di Sandro Migliore

Si arricchisce l’organigramma del Consorzio di Garanzia Multifidi. È stata introdotta infatti la figura del direttore generale della struttura con ampio mandato organizzativo e gestionale. Si tratta di Angelo Boscarino, 51 anni, da 27 anni ha ricoperto ruoli dirigenziali in altri consorzi di garanzia siciliani. Dal 1° settembre si è insediato ufficialmente presso il Consorzio Multifidi.

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REGIONE SICILIANA Nuovi efficaci interventi da parte della Regione Siciliana di Nunzio Ciarcià

Impresa Sicilia incontra il dottor Francesco Miligi dirigente del servizio Promozione dello Sviluppo Industriale dell’Assessorato regionale Attività Produttive. Tema centrale del colloquio Credito d’Imposta e investimenti in Sicilia.

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AZIENDE RES Counsulting group. Il benessere della persona e dell’impresa a cura della Redazione

Nelle persone sono radicate le competenze, le capacità, le informazioni che costituiscono la ricchezza dell’impresa che genera benessere per se e per l’intera collettività. Attenzione alle risorse umane e alla loro corretta gestione: valutare le competenze, svilupparle, condividere le informazioni per creare insieme cultura di impresa. È il compito di RES.

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BENESSERE AZIENDALE Il segreto è coltivare la fiducia di Sandro Migliore

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FINANZA AGEVOLATA I fratelli Jessica e Jeremie di Dario Sirugo

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COMUNICAZIONE D’IMPRESA Comunicazione e Pmi, un taboo ancora da sfatare di Nunzio Ciarcià

Se i dipendenti stanno bene l’azienda guadagna di più. Il profitto non è l’obiettivo di un’azienda ma il risultato. I manager hanno l’obiettivo di rinforzare la fiducia delle persone. Non si tratta semplicemente di dare fiducia alle persone ma di lasciare emergere la fiducia che le persone hanno in se stesse, fare in modo che possano esprimere la propria personalità.

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Il punto sui fondi Jeremi e Jessica messi a disposizione dalla UE. Jessica è finalizzato a promuovere la realizzazione di investimenti sostenibili nelle aree urbane da parte di soggetti Pubblici, mentre Jeremie è rivolto ai privati e consente di migliorare l’accesso al finanziamento per le piccole e medie imprese.

Perché nel mercato italiano e ancor di più in quello del Mezzogiorno sono ancora una minoranza le aziende che investono nell’attività di ufficio stampa e di comunicazione in generale? Per una piccola e media impresa avere un ufficio stampa o un’area di comunicazione è certamente un grande vantaggio che garantisce visibilità e permette di veicolare i contenuti del proprio operato. Ad oggi, però, tale attività per le piccole aziende spesso è ancora un “mistero” dai confini non ben delineati, ma che soprattutto sembra essere ancora appannaggio delle grandi realtà.

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COMUNICAZIONE D’IMPRESA L’esempio americano di Facebook di Nunzio Ciarcià

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RACCOLTA DIFFERENZIATA Come è triste Lugano. Il caso Lugano. Il caso Ragusa di Saro Distefano

Facebook ha intenzione di coinvolgere le piccole e medie imprese nella pubblicità con un programma di formazione negli Stati Uniti ma il programma potrebbe essere esteso anche nell’intero pianeta.

I viaggi, si sa, stimolano confronti con la propria realtà. Un normalissimo viaggio familiare in Svizzera ed una foto ricordo hanno stimolato il confronto su come viene fatta la raccolta differenziata oltralpe e come viene fatta – ahinoi – in Sicilia.

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Sommario

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PMI AGRIGENTO Veleni in agricoltura tra pesticidi e inefficienze di Roberto Celano

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PROGETTI DI INCLUSIONE Rompete le righe Un progetto che include di Antonio La Monica

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RATING Agenzie di rating, trasparenza o speculazione? di Nunzio Ciarcià

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CULTURA Separati… ma con virtù di Sandro Migliore

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FORMAZIONE PMISicilia ed AICE formazione e servizi per l’internazionalizzazione

Aiutare la nostra agricoltura è indispensabile se non si vuol procurare il suo declino, a questa sofferenza contribuisce l’importazione selvaggia di prodotti dall’estero, non sempre di buona qualità procurando una concorrenza sleale penalizzante per la nostra produzione agrigentina

Rompete le Righe progetto di inclusione sociale per i carcerati entra nel vivo. I percorsi formativi rivolti ai detenuti le work experience proposti, alcuni dei quali già avviati a conclusione. Il progetto ha previsto un ampio partenariato sociale e territoriale e una ampia collaborazione delle strutture carcerarie.

Come funzionano, chi sono gli azionisti i possibili conflitti di interesse di queste agenzie che dovrebbero dare delle valutazioni oggettive ma che in passato hanno dato prova di sviste colossali come il rating della Banca Lehman Brothers giudicato ottimo il giorno prima del crack.

L’attualità della lezione di Montesquieu: tenere separati i poteri dello Stato se si vuole mantenere la democrazia. La separazione dei poteri è una condizione necessaria ma non sufficiente per conservare una democrazia. Ma il nostro Autore individua un altro ingrediente fondamentale che è la virtù che si traduce con onestà e rispetto delle regole.

IMPRESASICILIA

Trimestrale di economia politica cultura Registrazione Tribunale di Ragusa n. 1/2011 del 25 gennaio 2011 Direttore Editoriale Sandro Migliore Direttore Responsabile Gianni Licitra Caporedattore Nunzio Ciarcià Tiratura: 5.000 copie Proprietario MULTIFIDI Consorzio di Garanzia Collettiva Via E. Mattei, 7 - 97100 Ragusa Editore MULTIPLA Società Cooperativa di Servizi alle Imprese Via Cechov, 19 – 97013 Comiso (RG) Coeditore PMI SICILIA Ass. Piccole e Medie Imprese Via Duca della Verdura, 69 - 90143 Palermo

SANDRO MIGLIORE sandromigliore@multifidi.it



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ROBERTO BISCOTTO

GIANNI LICITRA giannilicitra@gmail.com

ROBERTO CELANO

Hanno collaborato Roberto Celano, Saro Distefano, Antonio La Monica, Dario Sirugo Direzione e redazione Via Cechov, 19 – 97013 Comiso (RG) Tel. 0932 721096 - fax 0932 732055 www.multiplaservizi.eu PUBBLICITÀ E ABBONAMENTI Abbonamento annuale (4 numeri) € 20. presso l’Editore Multipla Servizi tel. 0932 721096 numero verde 800 910267 email comunicazione@multiplaservizi.eu Progetto grafico e impaginazione: www.kreativamente.it - Ragusa Stampa: Tipografia Barone & Bella – Ragusa

NUNZIO CIARCIÀ nunziociarcia@multifidi.it

SARO DISTEFANO

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DARIO SIRUGO dariosirugo@multifidi.it

ANTONIO LA MONICA

NUCCIO LIPANI


IMPRESASICILIA

Sotto questo sole L’approvazione del Piano energetico regionale e la svolta della Regione Siciliana verso il fotovoltaico e l’energia solare con il progressivo abbandono dell’eolico. Un cambiamento di rotta di buon senso e di intelligenza. A meno di cambiamenti dell’ultima ora. Visto che siamo in Sicilia.

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di Sandro Migliore

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ccupazione e politica energetica siciliana è la storia di copertina di questo numero di Impresa Sicilia. Nel momento in cui scriviamo (Settembre 2011) si aspetta che il Piano energetico regionale siciliano (PEARS) venga approvato dalla Corte dei conti per diventare definitivo. E tranne bocciature e cambi di governo dell’ultima ora (cose possibilissime da queste parti) sembrerebbe che la Sicilia come vuole la logica e soprattutto la latitudine, guardi al sole come fonte strategica per l’approvvigionamento energetico. Il nuovo Piano energetico infatti abbandona l’eolico intrapreso dal governo Cuffaro e dedica i maggiori incentivi al fotovoltaico. I motivi del cambiamento sono da ricercare essenzialmente in due fattori: in primo luogo l’attenzione sempre più pressante della mafia verso questo settore come testimoniato da innumerevoli indagini giudiziarie sui parchi eolici sovvenzionati dalla regione siciliana ma non funzionanti; in secondo luogo l’enorme invasività ambientale dei pali eolici sul territorio siciliano. Fermo restando i diritti dell’eolico già esistente questo cambio di rotta nella politica energetica siciliana è una notizia positiva, di buon senso. Abbandonati definitivamente i propositi basati sull’energia proveniente dal nucleare con improbabili programmi governativi romani che sparpagliavano centrali nucleari qua e là in Sicilia, l’energia proveniente dalla luce del sole sia quella prodotta nelle centrali fotovoltaiche, sia soprattutto quella autoprodotta dalle imprese e dalle famiglie per il loro fabbisogno, si configurerebbe finalmen-

Il nuovo Piano energetico abbandona l’eolico intrapreso dal governo Cuffaro e dedica i maggiori incentivi al fotovoltaico. Abbandonati definitivamente i propositi basati sull’energia proveniente dal nucleare con improbabili programmi governativi romani che sparpagliavano centrali nucleari qua e là in Sicilia, l’energia proveniente dalla luce del sole autoprodotta dalle imprese e dalle famiglie per il loro fabbisogno si configura finalmente come energia democratica 


Editoriale

N. 3 - Ottobre 2011



IMPRESASICILIA te come energia democratica non dipendente e non controllata dai potentati economici stranieri e questo per un Paese come l’Italia che ha basato il suo approvvigionamento energetico sugli idrocarburi importati sarebbe fondamentale e strategico. È una buona notizia anche per il fattore inquinamento ambientale. La Sicilia infatti a livello nazionale è la regione che paga il prezzo più alto come inquinamento e devastazione del territorio nella produzione del fabbisogno energetico nazionale. Più della metà dell’energia consumata in Italia viene “prodotta” al sud e la gran parte di questa produzione coinvolge la Sicilia se consideriamo le raffinerie della Sicilia orientale (Gela, Priolo, Augusta), le estrazioni di petrolio nel ragusano, gli attraversamenti dei gasdotti provenienti dal nord Africa, tutta energia che serve in minima parte alla Sicilia ma per la cui produzione la Sicilia ha il territorio compromesso. È una buona notizia infine per il buon senso e la logica. La posizione geografica dell’isola, la sua latitudine rende massima la produzione di energia rispetto a gran parte del resto d’Italia e dell’Europa. Questo consente il recupero dell’investimento per la produzione di energia fotovoltaica in tempi più rapidi rispetto alle altre regioni europee con conseguenze positive sul costo dell’energia. Non sono risolti i problemi energetici siciliani ma si è imboccata una buona strada

apprezzata dai siciliani con 11.000 nuovi impianti istallati di cui l’80% solo nel 2010, che consente di creare nuove imprese e da spazio a diverse professionalità di diverse aree formative come diamo conto negli articoli dedicati alla copertina. Ma la Sicilia non è solamente ricca di sole buono per l’energia. Il suo sole, il suo clima assieme all’immenso patrimonio culturale, alle bellezze architettoniche e naturali sono una risorsa sconfinata e rinnovabile per restare nel tema della copertina, per il turismo siciliano ma che non è organizzata in sistema e risente di tutta l’approssimazione di un comparto economico improvvisato senza una organizzazione strutturata finalizzata a produrre “accoglienza” e promozione territoriale. Ce ne da conto Gianni Licitra nel suo editoriale. Il tema della legalità e della lotta alla mafia assieme alla moralità nella politica – vulnus siciliano per eccellenza - ma anche il rilancio delle imprese e il governo della Sicilia fino all’abolizione delle Province Regionali. Sono i temi discussi nella nostra intervista al Senatore Giuseppe Lumia, componente della commissione nazionale antimafia e politico di punta nel panorama siciliano. Il suo partito il PD ha dato finora un appoggio tecnico al Governo Lombardo con forti perplessità all’interno dello stesso partito e con l’opposizione aperta della sinistra estrema da SEL a IDV. In questo nostro incontro Lumia spiega le scelte fatte.


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Editoriale

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Le persone fanno la ricchezza di un’azienda. Non è uno slogan. È il punto di vista azzeccato, a giudicare dalla crescita e preparazione dei consulenti di RES, un’azienda che si occupa di risorse umane in tutto il territorio nazionale e di cui proponiamo un redazionale in questo numero. È nelle persone che sono radicate le competenze, le capacità, le informazioni che, organizzate da un imprenditore, messe in relazione con il mercato e identificate in un sistema oggettivo, costituiscono la ricchezza dell’impresa che genera benessere per l’impresa e per l’intera collettività. Focalizzare l’attenzione sulle risorse umane e sulla loro corretta gestione – ci racconta l’amministratore di RES, Gianluca Puccinelli - valutare le competenze, svilupparle, condividere le informazioni, tutte queste cose creano insieme un nuova e proficua cultura di impresa. Tra l’altro di benessere aziendale parlano sempre più spesso economisti, sociologi, psicologi ed imprenditori illuminati: se si sta bene in azienda si produce di più e se si produce di più aumenta il profitto. Il capovolgimento dei fini è una nuova frontiera in tema di gestione aziendale. Il benessere aziendale, il clima interno di tutti coloro che vivono l’azienda dipendenti e collaboratori e manager sono la priorità. La gestione di un’azienda basata sullo stress dei dipendenti è sorpassata. Il profitto non deve essere l’obiettivo

di un’azienda ma il risultato. Se ne può sapere un po’ di più dando una occhiata al nostro articolo sul benessere aziendale. Benessere aziendale è anche Comunicazione d’impresa possibilità di comunicare bene sia all’interno che all’esterno dell’azienda. Tuttavia nonostante gli innegabili benefici è un’attività poco diffusa nelle nostre aziende. Ne parliamo negli articoli dedicati alla comunicazione aziendale. Passando dalla gestione delle aziende alla gestione delle città. Una foto scattata durante un normalissimo viaggio familiare in Svizzera ha stimolato il confronto su come viene fatta la raccolta differenziata oltralpe e come viene fatta - ahinoi - dalle nostre parti. Saro Distefano ci regala un’immagine comparativa del modo di separare i rifiuti a Lugano e a Ragusa partendo appunto da una foto ricordo di un amico. La rivista si chiude con un classico del pensiero politico: Montesquieu e democrazia. Come è noto Montesquieu teorizzava che la democrazia come forma di Stato si regge se i poteri che la compongono il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario siano tenuti rigorosamente separati, ma il messaggio interessante e, soprattutto attuale, dell’autore è che la democrazia si basa soprattutto sull’onestà dei politici senza la quale il sistema si (co)rompe e degrada in dittatura più o meno velata.




IMPRESASICILIA

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L’isola rischia di essere superata da altri distretti del Mediterraneo

TURISMO, IN SICILIA SIAMO ANCORA ALL’ABC

Editoriale

Nonostante le presenze siano in aumento, si vive in massima parte di un turismo “occasionale” e non si riesce a fare sistema.



di Gianni Licitra

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iciamocelo subito e senza giri di parole: siamo in grado, come territorio, di gestire il turismo e tutto ciò che ruota a questo settore? La risposta è no! O meglio non siamo ancora pronti. Si, è vero, la nostra isola è la cenerentola in tema di infrastrutture e queste servono sicuramente, anzi sono essenziali, ma di fondo c’è ancora che non abbiamo assolutamente idea (tranne le solite eccezioni che confermano la regola) di come si fa turismo e delle grandi opportunità di sviluppo che questo settore è in grado di offrire. L’estate 2011 ci lascia senza dubbio numeri che dimostrano come la Sicilia sia tra le mete più ricercate, numeri in forte aumento che dicono, anzi impongono un deciso cambiamento di rotta nella gestione delle politiche turistiche. Fino a quando, infatti, non si riusci-

rà a “fare sistema” questo territorio non conoscerà realmente a fondo la propria potenzialità, che sappiamo essere tanta ma solo “sulla carta”. E “fare sistema” non è solamente mettere insieme tutti i comuni, le province e le associazioni di categoria e lavorare sotto un’unica regia a veri e propri “programmi turistici”, percorsi di manifestazioni, eventi e quant’altro spalmati sui vari distretti turistici, senza sovrapposizioni e concorrenze. “Fare sistema” vuol dire lavorare anche dentro ogni comune per fare in modo che l’intera porzione di territorio sia fruibile, valorizzando al massimo i beni culturali. Occorre saper gestire il territorio e viene da pensare che forse siamo p ro -


IMPRESASICILIA

prio noi stessi i primi a non credere nella possibilità dei nostri territori di fare turismo. Di turismo la nostra terra vive, ma siamo solo all’inizio. Si vive di un turismo occasionale, di gente che viene da noi quasi sempre perché ne ha sentito parlare meravigliosamente da chi ci è già stato. Basta un dato per capire di quanto siamo ancora indietro rispetto ad altri distretti turistici d’Italia. Prendiamo ad esempio il cosiddetto turismo termale: ebbene la sola Salsomaggiore Terme registra, in termini di numeri e fatturato, gli stessi numeri di tutte le strutture siciliane messe insieme. Occorre muoversi subito e lavorare ad una vera e propria “squadra”, bene le continue aperture di b&b, case vacanze e residence, ma occorre puntare più in alto nel senso di fare in modo che il turista che viene in Sicilia venga “coccolato e riverito” in tutti i sensi. Invece ancora oggi questo non accade. Praticamente siamo ancora all’abc, bisogna andare a studiare, preferibilmente da chi in questo settore è maestro da diverso

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tempo. Occorre mettersi in testa che il turismo rappresenta il settore di sviluppo economico del nostro futuro. Non siamo noi a dirlo ma lo avevano già previsto più di trent’anni fa i migliori urbanisti in campo nazionale studiando il nostro territorio. La nostra quindi sarebbe una “vocazione naturale” ma non sempre abbiamo fatto tesoro di quello che la nostra stessa terra ci ha suggerito. Siamo andati avanti a tentoni e con scarsa professionalità, ma così facendo la nostra isola rischia di essere scavalcata da altre destinazioni, da altri territori che su questo comparto hanno puntato tutto già molti anni fa e ora stanno continuando a raccogliere i frutti di questa scelta. Questa è una partita che la Sicilia ha già vinto sulla carta per tutti i motivi che sappiamo, ma c’è modo e modo di vincere. Non bisogna accontentarsi delle “briciole”, il nostro territorio è in grado di offrire e quindi ricevere molto di più e competere con tutti le grandi mete del Mediterraneo. Dobbiamo solo essere bravi a cogliere questa grande opportunità di sviluppo.




Editoriale PMI Sicilia

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IMPRESASICILIA

Il coraggio di cambiare di Nuccio Lipani *

Il bisogno di cambiare la modalità di gestione delle risorse pubbliche in Sicilia, di cominciare ad attuare un cambiamento culturale della collettività, di elevare la qualità della istanza politica di pretendere i risultati da chi amministra la cosa pubblica esattamente come avviene nelle aziende private. PMISicilia spinge in questa direzione * l’autore è Presidente regionale di PMI Sicilia

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lcuni segnali di ripresa delle economie europee rispetto ai dati sconfortanti del recente passato, mostrano tutta la debolezza del sistema Italia; una nazione che ha fatto registrare nel 2010 i tassi di crescita del PIL più bassi rispetto alle principali economie europee. Anche analizzando i dati dell’ultimo quindicennio, dal 1995 al 2010, il Pil nazionale è cresciuto dello 0,8% medio annuo, meno della metà della media Ue (+1,8%). Se poi disaggreghiamo il dato nazionale nel 2010 il Pil è aumentato nel Mezzogiorno dello 0,2% rispetto alla performance del CentroNord (+1,7%). Se allarghiamo l’analisi all’ultimo decennio, dal 2001 al 2010 il Mezzogiorno ha fatto registrare una media annua negativa, -0,3%, rispetto al + 3,5% del Centro-Nord. Questi brevi dati sintetici stanno a testimoniare ancora una volta che il divario di sviluppo tra le due aree dell’Italia è strutturale. Come sempre il bicchiere può essere visto mezzo pieno o mezzo vuoto. Diciamo che siamo l’area del Paese a più elevata potenzialità di sviluppo che potrebbe trainare la crescita del prossimo futuro. Ma ci sono i presupposti


per riempire questo bicchiere? Qualcuno ha preso in mano la bottiglia? Chi dovrebbe farlo? La dotazione infrastrutturale, tra i principali presupposti per un recupero di produttività dovrebbe vedere una tensione comune degli attori politicosociali. Ma a noi tutta questa tensione non risulta. Pure il barlume di speranza rappresentato dalla realizzazione del Corridoio 1 Berlino – Palermo sta per esserci scippato (si ringraziano, tra gli altri, tutti coloro che a vario titolo si sono opposti al Ponte sullo Stretto). Gli investimenti in infrastrutture tradizionali (ferrovie, reti viarie, porti, snodi intermodali, etc.) e nuove autostrade dell’ICT dovrebbero essere il perno di un nuovo piano per il Sud, ma da tempo ai timidi proclami non fa seguito una decisa e coerente dotazione finanziaria. Anzi quanto stanziato viene continuamente ridotto: è noto a tutti l’utilizzo dei Fondi FAS per altri fini ed aree territoriali e le economie della Legge 488/92 destinati all’industria bellica del Nord. Si ricorda che le risorse Comunitarie e relativo cofinanziamento nazionale dovrebbero essere aggiuntive (magari coordinate) rispetto alle ordinarie risorse investite dallo Stato per il riequilibrio territoriale. In realtà tale principio sacrosanto la classe politica che rappresenta i nostri territori non è riuscita mai a farla prevalere. A volere essere concreti poiché si dubita sulla autonoma capacità di invertire la rotta, per ragioni di carattere politico, debolezza Istituzionale, vincoli di bilancio, etc.; ben vengano, quindi, gli investimenti infrastrutturali da parte delle economie che vedono la Sicilia quale piattaforma naturale al centro delle rotte commerciali Asia-Europa e Asia-Medio Oriente-Nord-Africa. Chissà se e di quale natura sarà il “dazio” che dovremo pagare, ma ci sembra l’unica praticabile via nel medio periodo di infrastrutturazione da cogliere al volo, auspicando che ne possano beneficiare le PMI sin dalla loro realizzazione. Un secondo elemento presupposto necessario per invertire la rotta è certamente un cambiamento culturale della nostra collettività; si capisce bene che è un obiettivo non immediato tuttavia è indifferibile, ed i risultati arrivano. Basti pensare ai passi avanti effettuati sulla

presa di coscienza di quanto la criminalità mafiosa sia un fardello per il nostro sviluppo; sulle attese del posto fisso, magari nella Pubblica Amministrazione rispetto alla voglia di impresa o comunque di scommettersi nel mondo del lavoro. Non sfugge chiaramente che tanto ancora c’è da fare e che ognuno debba fare la sua parte. Certo fa rabbia sapere che per tanti anni le risorse della formazione sono state dilapidate quali ammortizzatori sociali in Enti ricettacoli di raccomandati; che la Pubblica Amministrazione, altro fattore frenante, assorba risorse finanziarie oggi destinabili allo sviluppo senza dare servizi. Ma se da sempre è stato strumento dei partiti per accrescere il consenso elettorale, intruppando a prescindere dalle competenze e dalle effettive necessità, cosa possiamo attenderci oggi? Anche singole individualità vogliose di dare il proprio contributo si trovano impantanate in un immobilismo amministrativo. Oggi dobbiamo avere il coraggio di cambiare questi schemi, di elevare la qualità della istanza politica e pretendere i risultati. PMISicilia spinge in questa direzione!

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Storia di copertina

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La Green Economy crea valore di Nunzio Ciarcià

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ormazione di nuova occupazione e difesa dell’ambiente, trovano oggi nelle tecnologie rinnovabili e nell’efficienza energetica i fattori chiave. La promozione delle energie rinnovabili può infatti offrire concrete opportunità di crescita industriale, avviando nuove attività che creano posti di lavoro e promuovono la competitività dell’economia nazionale attraverso l’utilizzo ecologicamente orientato delle risorse naturali. Attualmente l’occupazione “verde” nel settore delle fonti rinnovabili è, tra posti diretti e indiretti, in Italia ancora di poco conto; i settori delle rinnovabili più importanti sono l’eolico, il solare fotovoltaico ed il comparto delle biomasse mentre il resto dell’occupazione verde si distribuisce tra il geotermico, il solare termico, il mini idrico e le altre forme minori di produzione di energia da FER che impiegano, tra diretti e indiretti, circa 50 mila lavoratori. Il fotovoltaico, l’eolico e le biomasse sono le tecnologie rinnovabili con maggiori potenziali di crescita, indipendentemente dagli scenari ipotizzati; in ogni caso il ruolo delle biomasse è di gran lunga il più rilevante nel contesto delle rinnovabili; infatti, oltre il 50% del potenziale massimo teorico è legato alle biomasse. Per quanto riguarda le professionalità sviluppabili nel mondo delle FER, non tutte le professioni che operano in questi settori godono ancora di un preciso inquadramento nei sistemi standard di classificazione nazionale delle professioni ed è perciò necessario svilupparne un vero e proprio monitoraggio nel tempo. Molte delle professioni emergenti possono essere considerate come il frutto di proces-

si di riqualificazione attraverso l’acquisizione di nuove abilità e sono perciò individuabili lungo un continuum che va da una minima riqualificazione del lavoro tradizionale alla transizione ad una nuova occupazione emergente. Una nuova ondata di figure professionali (ingegneri, ricercatori, tecnici specializzati, designer, elettricisti, installatori, consulenti, addetti alle vendite,biologichimici, agronomo, agricoltori per le produzioni delle biomasse, ecc.) che lavorano a diretto contatto con le nuove tecnologie verdi e


che per questo possono aver bisogno di nuove qualifiche e di aggiornamento oppure gruppi di professioni tradizionali che, pur esplicandosi in aziende verdi, non comportano un contatto diretto con le nuove tecnologie e non richiedono, quindi, l’acquisizione di nuove competenze, abilità, qualifiche per gestire proficuamente il proprio lavoro (è il caso, ad esempio, della figura del contabile che lavora nell’azienda dove si produce energia rinnovabile) e infine gruppi di figure professionali provenienti da settori in crisi, i quali possono godere di una condizione di “rivitalizzazione” generata dalla fase di crescita delle nuove tecnologie. Bisogna sottolineare come la crescita del settore delle rinnovabili può rappresentare un’occasione interessante sia di sbocco occupazionale per giovani e gli inattivi, i quali possono godere di buone prospettive di inserimento nel mondo del lavoro delle FER, se sviluppano

quelle competenze specifiche di cui il settore ha bisogno, sia di riconversione dei lavoratori in mobilità, ricapitalizzando figure professionali provenienti da settori in difficoltà. In questi casi si è quindi in presenza di un processo di riconfigurazione di profili lavorativi standard e/o di un percorso di re-orientamento di figure professionali tradizionali nei comparti delle rinnovabili. A questo punto diventa fondamentale la pianificazione e l’implementazione di programmi formativi volti a favorire lo scambio tra istruzione e mercato del lavoro e tra sistema formativo e mondo produttivo attraverso uno sforzo di coordinamento con le politiche finalizzate a promuovere lo sviluppo del settore delle energie rinnovabili, attivando efficaci politiche formative finalizzate, da una parte, alla riqualificazione delle figure professionali e, quindi, alla creazione di nuove competenze; e, dall’altra, alla riconversione delle figure professionali e, quindi, alla creazione di nuovi profili.

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La formazione Analizzando lo stato attuale della formazione nel campo delle fonti rinnovabili così come sul piano dell’installazione degli impianti è possibile affermare che l’Italia ha mostrato e continua a mostrare una reattività quantitativamente rilevante ma qualitativamente scarsa, così sul piano formativo, al notevole incremento numerico dei corsi dedicati all’energia ed alle FER non corrisponde ancora un’analoga qualità dell’offerta in termini di aggiornamento dei contenuti, di pluralismo tematico,

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IMPRESASICILIA di corrispondenza alle esigenze di impresa. L’importanza di investire in ricerca e sviluppo Per poter beneficiare delle opportunità offerte dalla crescita delle FER è essenziale un forte investimento in ricerca e sviluppo, parallelamente a quello in favore della formazione di profili professionali coinvolti nei processi di innovazione tecnologica. Lo sviluppo dei settori delle fonti rinnovabili è funzione sia degli strumenti di incentivo che della implementazione di politiche industriali ed energetiche capaci di spostare in avanti il paradigma tecnologico. Se l’Italia in questi ultimi anni si è sviluppata fortemente dal punto di vista della capacità utilizzativa delle energie rinnovabili, essa è però rimasta “indietro” sul piano della leadership tecnologica, restando fuori dai comparti della produzione e attirando sul mercato italiano attori e aziende straniere. Le fasi attual-

LE PROFESSIONALITÀ DEL SETTORE DELLE ENERGIE RINNOVABILI FOTOVOLTAICO Ingegnere della energia solare -Ingegnere gestionale in ambito di energia fotovoltaica -Ingegnere dei sistemi di produzione di energia fotovoltaica -Ingegnere specializzato nella installazione di piccoli impianti a energia solare -Ricercatore di laboratorio in ambito di energia fotovoltaica -Tecnico esperto in sistemi fotovoltaici -Tecnico specializzato nella costruzione e nel testing delle celle fotovoltaiche -Tecnico manifatturiero di scaldabagni solari -Designer dei sistemi fotovoltaici -Designer delle celle solari fv -Elettricista specializzato nella installazione di sistemi fotovoltaici residenziali -Elettricista specializzato nella installazione di sistemi fotovoltaici commerciali -Tecnico installatore del solare -Consulente vendite di sistemi fotovoltaici residenziali e commerciali -Consulente per la vendita di fotovoltaico -Energy Manager del settore fotovoltaico. EOLICO Designer del parco eolico - Capoprogetto di centrali di energia eolica -Manager gestionale del settore eolico per le applicazioni commerciali -Ingegnere elettrico delle turbine eoliche -Tecnico meccanico delle turbine eoliche -Tecnico elettronico delle turbine eoliche -Ingegnere meccanico delle turbine eoliche -Tecnico settore eolico -Installatore di generazione eolica -Macchinista delle turbine eoliche -Lavoratore

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mente più sviluppate della catena del valore dei comparti Fer nel nostro Paese sono infatti quelle corrispondenti alla distribuzione e installazione che sono a basso valore aggiunto. Diventa, quindi, fondamentale provvedere allo sviluppo dell’intera filiera coinvolta (dalla produzione del pannello solare al suo uso) per far crescere un mercato maturo, capace di mantenersi in piedi anche senza il sostegno degli incentivi. Di grande importanza sarà il coinvolgimento attivo dei lavoratori nello sviluppo dei programmi e delle politiche di transizione nel lavoro in relazione al cambiamento climatico e alle politiche di risposta messe in campo in Europa e in Italia. Il sindacato e i lavoratori possono avere un ruolo chiave nello sviluppo di una nuova politica industriale in favore della tutela dei diritti, della sicurezza e della salute dei lavoratori, dei consumatori e dell’ambiente.

di lastre di metallo delle turbine eoliche -Designer di impianti eolici -Venditore di impianti eolici -Biologo ambientale. BIOMASSE Ingegnere civile esperto di sistemi in ambito agricolo ed approvvigionamento agricolo -Operatore del sistema di accumulo del gas dei rifiuti -Tecnico del sistema di gas dei rifiuti -Installatore dell’impianto LGE responsabile accumulo, separazione e selezione della biomassa -Responsabile del funzionamento, ingegneria, manutenzione degli impianti a biomassa -Tecnico dei sistemi di accumulo del gas del bioetanolo Analista delle politiche dei combustibili alternativi e delle vendite -Intermediario nel campo delle biomasse - Energy manager esperto in biomasse -Chimico ambientale -Agronomo -Agricoltore per le produzioni delle biomasse. TRASVERSALI Manager in energie rinnovabili -Esperto in programmazione delle energie rinnovabili -Geometra ambientale o tecnico ecologo -Geologo ambientale o geochimica -Assicuratore ambientale -Avvocato ambientale -Esperto giuridico- commerciale di energia rinnovabili -Esperto in progettazione delle energie rinnovabili -Manager della programmazione energetica -Ingegnere della smartgrid – Operatore della centrale elettrica.


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Dal vento 7.500 posti in Sicilia di Sandro Migliore

Nei prossimi nove anni in Italia nasceranno complessivamente 45.000 posti di lavoro diretti di cui più del 16% in Sicilia con un primo picco di assunzioni previsto per il 2012 e un secondo tra il 2015 e il 2016.

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ono più di 800 posti di lavoro all’anno da oggi al 2020, con un totale complessivo di occupati che alla fine del periodo considerato avrà superato quota 7.500. Sono questi i dati relativi alla Sicilia, presentati alla Fiera di Roma lo scorso settembre nella cornice dell’Eolica Expo. Secondo l’Anev, l’Associazione nazionale energia del vento, e la Uil, che insieme hanno preparato uno studio sul potenziale occupazionale dell’industria eolica, grazie alla crescita dell’attenzione verso le rinnovabili, al miglior grado di efficienza delle turbine e degli impianti per la creazione di energia elettrica e agli incentivi nazionali e comunitari dedicati al comparto, nei prossimi nove anni in Italia nasceranno complessivamente 45.000 posti di lavoro diretti di cui più del 16% in Sicilia con un primo picco di assunzioni previsto per il 2012 e un secondo tra il 2015 e il 2016. Si tratta di operai specializzati, ingegneri elettrici e meccanici, esperti in gestione e organizzazione, economisti ed altre figure (vedi box sulle figure professionali dell’eolico) troveranno opportunità di impiego in tutta Italia e nello specifico in Sicilia. Questi dati sono importanti per fare il punto sull’universo della formazione dedicata alle figure professionali più ricercate dalle società e dalle aziende che si occupano di progettazione, installazione e gestione dei parchi del vento. L’energia eolica rappresenta una possibilità occupazionale per tantissimi giovani e per tutte le specializzazioni accademiche e ci sono già alcuni Enti tra cui l’Anev che assieme alla Uil organizzano corsi di formazione dedicati ai professionisti provenienti da diverse esperienze didattiche e lavorative che vogliano operare nel mondo dell’eolico. Un buon corso deve servire a dare ai partecipanti informazioni e competenze necessarie per avere una formazione quanto più completa sull’universo dell’energia eolica e per immettere poi i corsisti in un network di informazioni, contatti e opportunità nel settore. Nello specifico bisogna conoscere la tecnologia dell’eolico, a gestione e manutenzione degli aerogeneratori, le modalità attraverso cui enti e privati possono accedere a finanziamenti per lo sviluppo dell’energia eolica, il mercato degli incentivi, le modalità di negoziazione con le parti e infine l’aggiornamento continuo sulle normative e sui processi di sviluppo. La tipologia delle professioni abbraccia un gran numero di laureati, da quelli in Ingegneria Gestionale a Scienze della Comunicazione passando per Economia per i profili più qualificati impiegati di fascia alta, quadri e manager del comparto in grado di occuparsi di sviluppo, gestione e valutazione dei parchi ma anche periti elettrici e meccanici, impiegati alla manutenzione, amministrativi e operai specializzati.

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Il contributo della geotermia Il Rapporto 2011 di Svimez indica le rinnovabili e la geotermia come un’opportunità di rilancio per il Mezzogiorno. di Nunzio Ciarcià

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er rilanciare l’economia del Sud Italia occorre puntare sulle energie rinnovabili e in particolare sulla geotermia. È quanto afferma il Rapporto 2011 di Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), presentato nel mese di settembre a Roma. In diverse aree nel Sud dell’Italia c’è un grande potenziale di energia geotermica non ancora sfruttato Nel 2009, evidenzia il Rapporto, la produzione lorda di energia elettrica da fonti rinnovabili (idraulica, eolica, solare, geotermica, rifiuti, biomasse e biogas) ha superato i 69mila GWh, pari al 23,7% del totale di elettricità prodotta in Italia. Basta pensare che dalle regioni del Sud proviene il 64% del totale della produzione di energia da eolico, solare, biomasse e biogas. Nel Mezzogiorno, secondo i dati di Svimez, viene prodotto il 98% dell’energia eolica generata in Italia, di cui il 26% in Puglia, il 22% in Sicilia, il 18% in Campania. Alla fine del 2009, dei 74.282 impianti a fonti rinnovabili presenti in Italia, il 96% (71.288) erano fotovoltaici. Tra le regioni meridionali, la Puglia è al primo posto con il 28% del totale meridionale, segue la Sardegna (22%) e la Sicilia (20%). Secondo il Rapporto, per il rilancio del Mezzogiorno una strada da battere è lo sviluppo della geotermia, ad oggi sfruttata con 32 impianti solo in Toscana. In Italia, infatti, le aree più ricche dal punto di vista geotermico si trovano proprio nel Sud, lungo il Tirreno meridionale, in Campania, Sicilia, in un’enorme area off shore che va dalle coste campane alle Isole Eolie e, in misura minore, in Sardegna e in Puglia. La geotermia, osserva la Svimez, presenta il più alto potenziale di sviluppo (pari a livello mondiale a circa tre volte più del solare e dieci volte più dell’eolico) e consente, a differenza dalle altre fonti rinnovabili, una produzione energetica continua e costante e una elevata versatilità di dimensione di impianto.

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Fotovoltaico: l’Italia è prima al mondo. Superata anche la Germania da GreenMe.it

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o storico sorpasso è avvenuto: secondo i dati dell’Epia (l’Associazione europea dell’industria fotovoltaica) l’Italia quest’anno, per la prima volta,  supererà la Germania quanto a potenza installata da fotovoltaico. Secondo l’Epia del resto, l’Italia potrebbe essere il primo paese in cui, nel 2013, si potrà raggiungere la cosiddetta “grid parity”, ovvero il momento in cui avrà lo stesso costo produrre il medesimo quantitativo di energia elettrica da fonte fossile e da fonte fotovoltaica. Avevamo già parlato, poi,  dei dati diffusi dal GSE e di come, secondo tali dati, il fotovoltaico italiano fosse cresciuto a tassi record negli ultimi anni, tuttavia attestandosi sempre in seconda posizione, proprio dietro la Germania,  da sempre un modello a cui guardare. Ed invece i 14 GW di potenza installata attesi entro la fine dell’anno ci hanno fatto scalare la classifica e superare anche i tedeschi. E’ la conferma che, pur tra luci ed ombre, il mercato fotovoltaico italiano ha potenzialità di sviluppo e può essere il settore trainante della nostra green economy. I dati sullo storico sorpasso sono stati diffusi a Roma, al PV Rome Mediterranean, durante un convegno organizzato dal Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane), nell’ambito di ZeroEmission Rome, manifestazione tenutasi a Settembre scorso alla Fiera di Roma e dedicata alle energie rinnovabili, sostenibilità ambientale, lotta ai cambiamenti climatici ed emission trading. Durante il convegno, inoltre, è emerso che  lo sviluppo del fotovoltaico italiano proseguirà con buoni tassi di crescita anche nei prossimi anni: il volume di installazioni fotovoltaiche raggiungerà, infatti, nel 2012 e nel 2013 rispettivamente i 2,7 GW e 2,6 GW.  Dati importanti, certamente inferiori alle performance del mercato negli ultimi due anni, ma che permettono di guardare al futuro con un certo ottimismo, nonostante i timori sulla tenuta del comparto dopo la sostanziale riduzione delle tariffe incentivanti introdotta dal Quarto conto energia” Il nuovo sistema di incentivi provocherà una tra-

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sformazione del mercato rispetto a quanto avvenuto in passato: le nuove tariffe penalizzano le grandi installazioni, ma non è detto che il fotovoltaico debba e possa svilupparsi solo grazie a queste nuovi scenari prefigurati in primo luogo dalla crescita degli impianti commerciali, quindi di media taglia realizzati sui tetti di strutture si lavorerà molto sul residenziale. Il bilancio del fotovoltaico è positivo per il sistema economico italiano. Il settore nel giro di pochi anni ha dato un forte impulso alla creazione di nuovi posti di lavoro, circa 20.000 addetti diretti, con un’età media dei lavoratori di 35 anni, e uno dei pochi che ha continuato a crescere anche in una situazione economica particolarmente difficile. Altrettanto importante è il peso che il solare sta acquisendo nel mix energetico. Il fotovoltaico è oggi a tutti gli effetti una fonte primaria, se consideriamo che copre circa il 3% della domanda, quota che entro il 2012 arriverà al 6% e che rappresenta circa la metà rispetto a una fonte come il carbone. Un risultato ancora più straordinario se pensiamo che è stato ottenuto nel giro di pochi anni”.

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Ma la Sicilia s’illumina… con il sole Nel Piano Energetico regionale (PEARS) la Regione Sicilia sceglie di privilegiare il fotovoltaico rispetto alle altre fonti rinnovabili di Sandro Migliore

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a Regione siciliana ha dato il via libera al Regolamento di attuazione del Piano energetico regionale (Pears), che disciplina il settore dell’energia da fonti rinnovabili in Sicilia. La Regione concederà maggiori privilegi al fotovoltaico rispetto all’eolico e dedicherà particolare attenzione alle imprese agricole e allo snellimento delle procedure per ottenere le autorizzazioni a realizzare gli impianti. Il documento introduce procedure semplificate e trasparenti, come l’informatizzazione dell’iter autorizzativo e la disponibilità on line di tutte le informazioni necessarie, a cominciare dalla modulistica per la presentazione delle relative domande. Sono tutti accorgimenti e criteri che consentiranno, finalmente, di dare risposte veloci agli imprenditori che intendono investire nel settore. Questo sistema dovrebbe garantire parità di condizioni a tutti i soggetti che richiedono l’autorizzazione e scongiurare il rischio di eventuali discriminazioni, tra l’altro le nuove procedure prevedono anche il decentramento, su base provinciale, delle autorizzazioni di piccoli impianti, di potenza fino a 1 MW, agli uffici del Genio civile. E, per quelli di minore

il regolamento dà molta attenzione anche all’efficienza energetica sia nelle amministrazioni pubbliche sia negli edifici privati stabilendo parametri di progettazione di edifici e impianti destinati all’integrazione delle fonti rinnovabili 18

potenza, specie se collocati sui tetti di edifici esistenti, viene introdotta la Dia, cioè la denuncia di inizio attività. L’assessorato avrà anche il compito di assistere chi lo richiede, per gli aspetti tecnici. Il regolamento promuove la realizzazione di impianti fotovoltaici legati alle attività agricole per assicurare la conservazione dell’uso agricolo dei terreni, evitare lo spopolamento delle campagne e il rischio di desertificazione. Vengono individuati i criteri per valutare le “aree non idonee” per conciliare le politiche di tutela ambientale con il rispetto dei vincoli naturalistici e lo sviluppo e la valorizzazione delle energie rinnovabili nel territorio. Nel regolamento molta attenzione viene data anche all’efficienza energetica sia nelle amministrazioni pubbliche sia negli edifici privati stabilendo parametri di progettazione di edifici e impianti destinati all’integrazione delle fonti rinnovabili e alla promozione dell’efficienza, inclusa la diagnosi e la certificazione energetica. Particolare rilievo viene dato al sistema dei controlli contro la criminalità mafiosa e per verificare se gli impianti autorizzati vengono realizzati e sono funzionanti.


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TRIMESTRALE DI ECONOMIA, POLITICA E CULTURA

Una nuova iniziativa editoriale del consorzio Multifidi e dell’associazione PMI Sicilia. Una rivista trimestrale e un sito www.impresasicilia.net Per parlare di Sicilia, della sua Economia, della sua Cultura. Per dare spazio agli operatori economici e alle imprese. Per riorientare la bussola della Sicilia verso uno sviluppo, nuovo e moderno.

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INTERVISTA AL SENATORE GIUSEPPE LUMIA

In Sicilia il voto non è libero ma ostaggio del bisogno di Sandro Migliore

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’impegno contro la mafia ed i metodi mafiosi di gestione del potere, la legalità e la trasparenza amministrativa, sono alcuni dei tratti distintivi del suo impegno in politica che fanno di Lei uno degli uomini politici rari nel panorama siciliano ed anche nazionale. Dove trova fondamento, nella sua formazione culturale e politica questa tensione morale nel suo lavoro politico? Trova fondamento nella formazione che ho ricevuto da giovane nelle file dell’Azione cattolica, del Movi, negli esempi di don Pino Puglisi che ho avuto l’opportunità di conoscere e frequentare nei miei anni alla Fuci di Palermo e di tutti gli altri servitori dello Stato che sono morti nella lotta a Cosa nostra. Sono stati anni molto intensi in cui la partecipazione alla vita sociale e civile della Sicilia e del Paese non poteva prescindere da un impegno quotidiano e concreto contro le mafie, per l’affermazione della legalità. La presenza della mafia è la prima grande questione in Italia perché essa condiziona l’economia, la società e la stessa politica a scapito della giustizia, del bene comune e dei diritti dei cittadini. Per questo considero il contrasto a Cosa nostra la priorità assoluta della politica. Lei è membro del Comitato antiriciclaggio in seno alla Commissione Parlamentare Antimafia. Attraverso il riciclo di denaro sporco le organizzazioni criminali inquinano il mercato delle imprese sane che rispettano le regole e investono denaro proprio. Che valutazione dà della normativa antiriciclaggio vigente, è effi-

cace nel contrasto a questo fenomeno, e se no come dovrebbe cambiare? La normativa sull’antiriciclaggio è poco efficace perché presenta limiti e falle. In particolare le pene previste sono leggere e anche il sistema dei controlli e delle verifiche dovrebbe essere più stringente. Ma il vero problema è rappresentato dall’assenza nel nostro ordinamento del reato di autoriciclaggio, ciò consente ai delinquenti che ottengono denaro in modo illecito di riciclarlo tranquillamente. Una situazione davvero paradossale rispetto alla quale abbiamo proposto in Parlamento diverse soluzioni, ma il governo ha sempre inspiegabilmente rinviato la questione.   Il rapporto mafia politica secondo Lei è un rapporto discontinuo, cioè episodico limitato ad alcuni momenti  di “scambio di prigionieri” come si evincerebbe dalla cd trattativa oppure, come sostengono altri, in Italia Mafia e Potere hanno un rapporto costante simbiotico di mutuo vantaggio. Mafia e politica sono due poteri che dovrebbero stare su fronti opposti. Spesso però convivono, fino, in alcuni casi, a coincidere. Un fenomeno, purtroppo, sempre più ricorrente che attraversa il tempo e lo spazio, dall’Unità d’Italia ad oggi, dalla Sicilia alla Lombardia. Si tratta di un rapporto che inquina le istituzioni, piegate alle volontà dei boss e dei colletti grigi che si fanno beffa della legalità e della giustizia. Ecco perché penso che sia indispensabile una legge sull’incandidabilità dei soggetti collusi. I partiti pur-


troppo, nel corso degli anni, hanno dato prova della loro incapacità a selezionare la classe dirigente, spesso per convenienza elettorale e non solo. È in discussione il Codice antimafia in Parlamento. Di che cosa si tratta e che valutazione dà. Il Codice antimafia è un’occasione mancata che rischia addirittura di danneggiare l’efficacia della legislazione vigente. Esso, infatti, non prevede provvedimenti migliorativi che farebbero fare un vero e proprio salto di qualità alla lotta alla mafia come l’obbligatorietà della denuncia da parte degli operatori che subiscono il racket delle estorsioni. E ancora il conto dedicato per le imprese che si aggiudicano gli appalti pubblici in modo da agevolare il controllo dei subappalti, l’aumento delle pene per tutti i reati di stampo mafioso ecc. Tra i danni prodotti sicuramente il più grave è la previsione di un termine perentorio, del tutto insufficiente, entro il quale giungere alle sentenze di sequestro e confisca dei beni che vanifica l’efficacia dell’aggressione ai patrimoni dei boss. Una delle definizioni di Stato è quella che riconosce allo Stato il monopolio della violenza, cioè l’unico ad essere legittimato ad utilizzare la violenza nei casi necessari. L’Italia sembra porsi fuori da questa definizione: mafie di tutti i tipi per anni esercitano ed hanno esercitato la violenza in parallelo e spesso più efficacemente dello Stato per i propri scopi criminali. Come spiega questa tolleranza? Per troppo tempo la politica ha chiuso gli occhi di fronte al fenomeno mafioso, sia durante il Regno sia con l’avvento della Repubblica, visto che a certi notabili prima e a certi partiti poi sarebbe dispiaciuto perdere il bottino di voti portato in dote da Cosa nostra. Non è un caso se dalla nascita dell’Unità d’Italia agli anni ‘90 il contrasto alla criminalità organizzata è stato sempre affidato al coraggio e al valore di pochi servitori dello Stato. Lo dimostra l’isolamento in cui sono stati lasciati molti magistrati e uomini delle forze dell’ordine, ma soprattutto il fatto che fino all’inizio degli anni ’80 la politica non aveva riconosciuto il reato di associazione mafiosa. Solo dopo i barbari assassinii di Pio La

Torre e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa il Parlamento si decise a votare la legge che aveva presentato lo stesso La Torre insieme a Virginio Rognoni. Senza contare il ruolo giocato dai servizi e dagli apparati deviati dello Stato in molte vicende di mafia, non ultima quelle sulle stragi ‘92/’93. I motivi di questa tolleranza, quindi, risiedono nella contiguità e nel sistema di collusioni tra mafia e politica. Senatore Lumia Lei ha dichiarato di essere favorevole all’abolizione delle Province tra l’altro inserita anche nel programma elettorale, tuttavia nel PD non tutti hanno la stessa posizione tanto che nella proposta presentata in Parlamento il PD si è astenuto. Adesso il Governatore Lombardo ha dichiarato di volere abolire le province in Sicilia. Si arriverà mai a questo atto? Sì, si arriverà presto all’abolizione delle province: all’Assemblea regionale il Pd ha già presentato un Ddl e a breve verrà presentato anche un testo del governo preparato dall’assessore Caterina Chinnici. Nel corso degli anni le province si sono dimostrate un ente inutile, uno spreco di risorse ed energie. Bisogna creare un livello di governo intermedio tra la Regione e i comuni snello ed efficace, capace di promuovere le istanze di sviluppo dei territori e di fornire servizi di qualità alla popolazione e alle imprese. In Sicilia possiamo farlo perché l’articolo 15 dello Statuto della Regione Sicilia prevede l’istituzione dei liberi consorzi di comuni. I comuni avranno la possibilità di mettersi insieme secondo caratteristiche e specificità territoriali condivise. In questo modo si rafforza il rapporto di fiducia tra chi amministra e i cittadini poiché i primi avranno più potere, ma anche più responsabilità nei confronti dei cittadini che li eleggono. Un milione di persone in Italia, nei ruoli più disparati, vivono di politica o ricevono emolumenti che derivano dalla politica. Ciò comporta enormi costi a carico della collettività, per i bilanci pubblici un peso che non porta alcun beneficio. Qual è la sua valutazione? È vero! In Italia ci sono troppe spese, ma attenzione non dobbiamo cadere nel facile qualun-

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IMPRESASICILIA quismo. I privilegi e gli sprechi vanno eliminati, punto, ma questo non risolve i problemi di una politica incapace e inadeguata. La vera questione è un’altra, ovvero la qualità e la produttività della politica: perché se spendo 100 e ottengo 200 allora vuol dire che ho fatto un ottimo investimento, ma se spendo 100 e raccolgo 50 allora c’è qualcosa che non funziona e che va cambiato. Ecco, noi dobbiamo intervenire sulla produttività della politica, migliorando il nostro assetto istituzionale, il funzionamento dello Stato e della burocrazia, ma soprattutto puntando sulla selezione delle classi dirigenti. Quest’ultimo è un compito che chiama in causa i partiti, ma anche il mondo dell’informazione e della società civile affinchè operino quella mediazione culturale di cui qualsiasi società avanzata ha bisogno per esprimere il meglio di sé. Regione siciliana: giudizio complessivo sul governo Lombardo. Il mio giudizio è parzialmente positivo perché abbiamo inaugurato una nuova stagione politica fatta di riforme per l’innovazione e il cambiamento. In Assemblea abbiamo sostenuto e proposto riforme per destrutturare quel sistema di potere burocratico-clientelare e affaristico-mafioso costruito da anni di malgoverno del centrodestra. Nella sanità, ad esempio, abbiamo ridotto il numero delle Asl, bloccato l’accreditamento delle strutture sanitarie private e risanato il bilancio. Nei rifiuti abbiamo abolito l’obbrobrio degli Ato e dell’Agenzia regionale rifiuti, un centro di spesa guidato da uno dei manager più pagati al mondo. Abbiamo bloccato il mega affare dei termovalorizzatori su cui la mafia aveva messo già le mani. E poi la ripubblicizzazione del servizio idrico e il no al nucleare ancora prima dei referendum. Insomma una serie di riforme vere. Alcune sono già state attuate, altre trovano resistenze e ostacoli che dovremo superare al più presto. È questa la strada segnata, dalla quale non si torna indietro. Difficoltà di accesso al credito da parte delle imprese, costo del denaro più caro, infrastrutture inesistenti, estorsioni e insicurezza sociale sono i tratti di un sottosviluppo voluto e perpetrato dalle classi dirigenti regionali e nazionali nei confronti della Sicilia. Classi dirigenti che sono state sempre premiate almeno elettoralmente. Sì, purtroppo esiste un’incoerenza tra i risultati di governo e il consenso elettorale. In Sicilia il voto non è libero, ma ostaggio del bisogno. La

politica piuttosto che lavorare per promuovere lo sviluppo e affrancare i cittadini dai bisogni e dalle esigenze primarie ha pensato bene di sfruttare a proprio vantaggio questa condizione in modo bieco e senza scrupoli, mettendo in piedi un sistema clientelare e di intermediazione affaristica grazie al quale controllare tutto e drogare le consultazioni elettorali. Anche il centrosinistra è caduto vittima di questo sistema, svolgendo un ruolo di testimonianza sulle pagine dei giornali e in alcuni casi consociativo, dietro la porta degli assessorati. Ecco perché abbiamo deciso di sostenere il governo Lombardo, a partire da alcune scelte coraggiose fatte, perché bisognava rompere questo circuito perverso che da sempre ha visto il centrodestra al governo e il centrosinistra all’opposizione, ognuno abbarbicato ai propri scranni. Lo abbiamo fatto non con una nuova alleanza di potere che sostituisse quella vecchia, ma attraverso un programma di riforme per il bene della Sicilia e dei siciliani. Governare la Sicilia è probabilmente una delle mission che Lei si è dato nel Suo lavoro politico. Attualmente c’è un appoggio esterno a Lombardo e si parla di un appoggio politico. La domanda o meglio le domande sono: Con quali alleanze si può andare al governo? Quali gli obiettivi da raggiungere? Quali riforme compiere? Come superare l’opposizione interna del PD? Partiamo dal fine ultimo, vogliamo governare la Sicilia per promuovere l’impresa sana e produttiva, che crea ricchezza e posti di lavoro; per mettere fine all’emorragia di giovani spesso laureati che lasciano la Sicilia per disperazione; per garantire ai cittadini servizi di qualità. Ciò è possibile solo se si mette al centro un progetto di riforme vere che non rispondano agli interessi di piccolo cabotaggio di qualsivoglia partito e uomo politico, ma solo all’interesse generale. Per raggiungere questi obiettivi l’alleanza è quella tra le forze che condividono un programma di riforme chiaro. Per il momento esiste già un’esperienza tra Pd e Terzo polo che spero si possa allargare alle forze progressiste del centrosinistra. Bisogna superare gli steccati ideologici e sfidare il sistema politico se non si vuole che “tutto cambi perché nulla cambi”. La politica che non ha il coraggio di uscire fuori da vecchi recinti, di avanzare proposte coraggiose e innovative perché imbrigliata a logiche di convenienza elettorale preclude qualsiasi possibilità di vero cambiamento.


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NON SOLO GARANZIE AL CREDITO

Il nuovo ruolo dei confidi alla luce delle riforme in atto

Diversificare i servizi dei confidi alle imprese può costituire il salto di qualità per questi importanti istituti

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n Italia, ci sono 451 confidi attivi con 1,2 milioni di imprese associate, 2.300 dipendenti e uno stock di garanzie di 21 miliardi di euro erogate per supportare il finanziamento alle imprese socie. In questo periodo di crisi il loro ruolo è stato quello di svolgere una importante funzione anticiclica, di vero sostegno per le PMI e di mitigazione del rischio per le banche. Questa importante e utilissima funzione, tuttavia, ha appesantito la struttura ed in alcuni casi ha messo sotto stress il patrimonio dei confidi. Da una ricerca condotta recentemente dall’Università di Torino con Finlombarda emerge per i confidi una perdita aggregata in forte crescita, mentre sul fronte patrimoniale le riserve hanno registrato un calo significativo. E ciò anche per i confidi 107 (quelli con volumi di attività finanziaria superiori ai 75 milioni di euro). In entrambe i confidi 106 e 107, il conto economico viene mantenuto in equilibrio grazie al livello sostenuto di contributi pubblici, che «dal 2003 al 2010 sono stati pari a 1,8 miliardi per il solo intervento delle Regioni. Sul piano organizzativo i confidi non garantiscono economie di scala e di specializzazione. Il 17% dei confidi di primo grado non ha nemmeno un dipendente e un altro 22% ne ha uno solo mentre il 70% ha meno di 5 dipendenti ed eroga solo il 13% del totale. Alla luce di quanto detto prima la Banca d’Italia ha per la prima volta messo mano al sistema dei confidi con la riforma del titolo V del TUB dove viene previsto che i confidi, tutti, minori o maggiori, devono possedere alcuni standard organizzativi e strutturali minimi per poter continuare a svolgere la funzione di rilascio di garanzie.

Il problema quindi non è essere confidi 106 o 107 ma dotarsi di una organizzazione stabile e ben strutturata capace di resistere sul mercato. Le banche, tra l’altro, nel rapporto con i confidi 107 e 106 non hanno riscontrato grandi differenze negli spread applicati e nella velocità dei tempi d’istruttoria. Quali le possibili strategie per i confidi per tentare di compiere un salto di qualità? Oltre all’erogazione di garanzie si deve pensare a diversificare l’offerta dei servizi alle imprese, pensiamo per esempio alla finanza agevolata, all’internazionalizzazione ed esportazione nei mercati esteri, al controllo di gestione e al rinnovato ruolo del marketing dei prodotti, servizi cioè, a sostegno dello sviluppo delle imprese.

Confidi

di Roberto Biscotto

Multifidi. Un Consorzio al servizio del territorio Il Consorzio Multifidi opera su tutto il territorio regionale siciliano ma è nato e si è sviluppato in Provincia di Ragusa, un territorio che storicamente viene considerato la patria dei Confidi in Sicilia. Ed il territorio e le sue istituzioni sono stati fattori fondamentali per la nascita e lo sviluppo della attività di Multifidi. Il Consorzio Multifidi infatti ha iniziato l’attività nel 2006 grazie alla convenzione con la Banca Agricola Popolare di Ragusa in sinergia con il Comune di Comiso e la Provincia Regionale di Ragusa. Il Consorzio Multifidi in questi pochi anni è cresciuto in modo soddisfacente raggiungendo risultati di tutto rispetto grazie al lavoro continuo che tutto il giovanissimo staff del Consorzio è riuscito a mettere in campo. Ad Agosto ha superato i 1000 soci e ha erogato finanziamenti per oltre €. 70.000.000,00.

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Angelo Boscarino nuovo direttore del consorzio di garanzia Multifidi

La crescita dell’Ente e il raggiungimento di un livello dimensionale più complesso ha reso necessario introdurre un coordinamento gestionale e amministrativo affidato al direttore separandolo dai compiti di governance e politici riservati al Consiglio di Amministrazione e al Presidente

Confidi

di Sandro Migliore

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i arricchisce l’organigramma del Consorzio di Garanzia Multifidi. È stata introdotta infatti la figura del direttore generale della struttura con ampio mandato organizzativo e gestionale. Si tratta di Angelo Boscarino, 51 anni, da 27 anni ha ricoperto ruoli dirigenziali in altri consorzi di garanzia siciliani. Dal 1° settembre si è insediato ufficialmente presso il Consorzio Multifidi. «È mia intenzione conoscere a fondo la struttura organizzativa del Consorzio Multifidi e mettere a disposizione la mia esperienza al servizio dello stesso consorzio. Il mio ruolo – ha aggiunto Boscarino – sarà quello di dare al Consorzio un impulso maggiore verso la crescita dimensionale e il miglioramento della macchina organizzativa. Comincio tuttavia da una buona base di partenza in quanto il consorzio ha raggiunto finora eccellenti risultati e gode di ottima salute». Il direttore assumerà le funzioni gestionali che finora sono state svolte dal Presidente e Amministratore Delegato Roberto Biscotto. È stato proprio Roberto Biscotto a presentarlo ai dipendenti del Consorzio Multifidi, nel corso di una riunione tenutasi presso la sede regionale di via Cechov a Comiso. “La figura del direttore generale – ha detto Roberto Biscotto – è diventata necessaria a seguito della crescita del Consorzio. E la grande esperienza e le doti manageriali ed umane di Angelo Boscarino daranno un prezioso valore aggiunto a tutta la struttura”. Sono previsti già una serie di incontri interni con le diverse professionalità dell’Ente, con i vertici degli Istituti di credito, con i preposti delle agenzie bancarie e con i responsabili delle sedi decentrate del Consorzio per avviare un piano di sviluppo che corregga i punti di debolezza organizzativi e premi i punti di forza per il raggiungimento di nuovi e più ambizioni obiettivi.

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Nuovi efficaci interventi da parte della Regione Siciliana di Nunzio Ciarcià

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ottor Miligi si avvicina sempre di più l’avvio del Credito d’Imposta, ci introduca questo intervento molto atteso dalle imprese e da tutta la Sicilia. Un intervento importante che darà respiro e lavoro alla Sicilia. Infatti per il prossimo 3 novembre, giorno del Click day, è previsto l’avvio del credito di imposta che vedrà a disposizione degli investitori nazionali che vorranno prediligere la Sicilia la possibilità di ottenere sostanziali aiuti mediante l’abbattimento delle imposte dovute. Il sistema è semplice e velocissimo. Grazie all’aiuto fornito dalla SOGEI in maniera informatica potranno essere trasmesse alla medesima società che opera per conto dell’Agenzia delle Entrate, le istanze per ottenere l’abbattimento del credito dovuto, qualora lo stesso venga utilizzato per nuovi investimenti. Anche la domanda è di una semplicità estrema ed in tempo reale potrà constatarsi l’ammissibilità o meno al beneficio. Certamente poi seguiranno i decreti degli Uffici interessati ed i relativi controlli. Il servizio, diretto dal sottoscritto, dovrebbe usufruire di una cospicua fetta delle somme destinate a tali benefici prevedendo somme pari a 60 milioni di euro probabilmente implementabili qualora gli altri settori non ne usufruiscono (Pesca ed Agricoltura). Ci sono interessi che provengono anche fuori dal contesto isolano? Sembrerebbero interessati una miriade di imprenditori specialmente del Nord Italia che incominciano a credere in un vero momento di sviluppo che viene dal Sud, ovviamente l’agevolazione del Credito d’imposta opera per l’attrazione degli investimenti sia esterni che interni. Quale Assessorato si è occupato di questa importante materia. All’attuazione di questa misura ha dedicato veramente tutte le proprie energie l’Assessore all’Economia Gaetano Armano conducendo anche personalmente riunioni ed intervenendo sulle problematiche individuali di ogni dipartimento interessato.

Oltre al Credito d’Imposta altri importanti progetti in cantiere? Altro importante momento che può ormai considerarsi definito ed operativo, grazie alla determinazione ed impegno dell’Assessore Marco Venturi, sono i lavori previsti per la ristrutturazione dei bacini di carenaggio del porto di Palermo e Trapani. Infatti sono stati già consegnati e validati i progetti relativi ai bacini del porto di Palermo mentre è in fase di ultimazione quello relativo al porto di Trapani. Ci dica qualcosa di più su questi progetti In sostanza si tratta di ripristinare i bacino di carenaggio attualmente non utilizzabili per dare rilancio alla cantieristica siciliana, di cui l’Isola ha sempre vantato un discreto primato. L’importo degli investimenti si aggira intorno a 70 milioni di euro (circa 60 per Palermo e 9,5 per Trapani). La progettazione, è stata affidata al Genio Civile di Palermo i cui tecnici sotto la guida dell’Ing. Capo Ufficio, che riveste anche la figura di RUP dei progetti, hanno veramente operato con grande impegno e determinazione. Il primo progetto prevede la ristrutturazione del bacino di 19.000 tonnellate con una spesa pari a circa 14 milioni di euro, mentre il secondo progetto prevede una spesa di circa 45 per un bacino di 52.000 tonnellate sempre insistente nel porto di Palermo. Infine, l’inizio dei lavori si prevede possa avvenire fra qualche mese e comunque entro la fine dell’anno atteso che si tratta di lavori cosiddetti “sopra soglia” cioè di interesse comunitario.

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RES COUNSULTING GROUP

Il benessere della pe

Aziende

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valori economici di una qualsiasi impresa hanno subìto nel tempo profonde modificazioni. Fino alla fine dell’800 il patrimonio o la ricchezza venivano misurati in quantità di terra: più terreni si possedevano, più erano vasti e produttivi, più un soggetto era ricco. La rivoluzione industriale ha cambiato questo indicatore che con il tempo, si è spostato sul fattore capitale. Più capitali, macchine, impianti si avevano, più si riusciva a organizzarli in attività produttive, più si era ricchi: “il padrone delle ferriere”. Successivamente, le guerre, le crisi economiche, gli ampliamenti dei mercati hanno dato vita ad una forma diversa di patrimonio: la finanza. La capacità cioè di muovere capitali da una parte all’altra del mondo, di creare strumenti per inventare nuovi mezzi finanziari fino a che questa attività - una volta sostegno dell’impresa - si è completamente staccata dall’economia reale assumendo vita autonoma. La ricchezza quindi non realizzata da attività produttive ma, semplicemente, “derivata” dalla capacità di produrre e vendere nuovi strumenti finanziari sui mercati mondiali. È chiaro che questa forma di “patrimonializzazione” - dipendente dalla perfetta conoscenza di meccanismi burocratico - legislativi, imprese, mercati - si è rapidamente ridimensionata a favore di un’altra forma di ricchezza: l’informazione. Infatti, alla base di qualsiasi processo, come di qualsiasi operazione finanziaria c’è l’informazione. La capacità di raccogliere e utilizzare dati e conoscenze, di valutarle, di organizzarle in un know-how riconoscibile,

Res si occupa di questo: la crescita dell’impresa attraverso consulenza, formazione, supporti tecnologici.

diventa il vero patrimonio dell’impresa e della persona. In questa ottica, non solo la finanza ma anche gli impianti, gli stabilimenti, le materie prime assumono valori molto meno importanti per l’impresa.


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rsona e dell’impresa Se consideriamo poi le nuove forme di organizzazione imprenditoriale come ad esempio il decentramento, la terziarizzazione, l’outsourcing, la segmentazione del processo ecc., scopriamo che gli assets tradizionali sono stati importanti per arrivare fino ad oggi ma non danno nessuna garanzia per i redditi futuri o, addirittura, per la stessa sopravvivenza dell’impresa. È evidente quindi che la ricchezza dell’azienda non è rappresentata dai beni ma da tutta una serie di fattori particolari, “intangibili”, che opportunamente relazionati fra loro ed integrati sul mercato sono capaci di generare ricchezza. Anzi, non solo ricchezza - poiché questa, a seconda dell’epoca in cui la si esamina, viene attribuita a fattori diversi - ma benessere: una situazione non solo fisica ma anche psichica e spirituale dell’imprenditore, dell’impresa e di tutti i dipendenti, clienti, fornitori, consumatori, ecc. In una parola sola: gli stakeholders, tutti coloro cioè che, a diverso titolo, hanno un qualsiasi interesse al positivo andamento dell’impresa.

Ci accorgiamo quindi che i nuovi assets dell’impresa sono praticamente tutti intangibili e sono riconducibili a tre macrocategorie: know-how, relazioni sul mercato, persone. Queste voci rappresentano un insieme di attività complesse. Sotto il know-how troviamo le informazioni e la loro gestione, le competenze, le tecnologie informatiche, le strategie. Sotto le relazioni con il mercato troviamo la corporate identity, l’immagine, la customer satisfation, la capacità di sviluppare e mantenere positive relazioni con tutti gli stakeholders. Un aspetto a parte lo meritano le persone che sono le vere protagoniste delle relazioni con il mercato e della gestione del knowhow. È nelle persone che sono radicate le competenze, le capacità, le informazioni che, organizzate da un imprenditore, messe in relazione con il mercato e identificate in un sistema oggettivo, costituiscono la ricchezza dell’impresa che genera benessere per l’impresa e per l’intera collettività. Va focalizzata quindi l’attenzione sulle risorse umane e sulla loro corretta gestione: valutare le competenze, svilupparle, condividere le informazioni, creare insieme la cultura di impresa. Res si occupa di questo: la crescita dell’impresa attraverso consulenza, formazione, supporti tecnologici. Il nostro intervento si concretizza nella realizzazione di corsi di formazione personalizzati per le singole aziende e in attività di consulenza alla quale segue un affiancamento operativo: lavoriamo accanto alle persone e con le persone. Abbiamo realizzato un software per la gestione degli intangibili. Res lavorando nel miglioramento delle competenze, nella organizzazione dei processi aziendali, nella pia-

Aziende

A cura della Redazione

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Benessere aziendale

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Il segreto

Se i dipendenti stanno bene Il profitto è il risultato e non

Gianluca Puccinelli Amministratore di RES

nificazione dei percorsi di carriera, non trovando sul mercato uno strumento flessibile che gestisca con unica procedura tutti questi aspetti, cominciò (10 anni fa) a costruirsela in house e da lì si è sviluppato un vero e proprio “ERP degli intangibles” con una molteplicità di moduli installati presso clienti. Infatti RES nasce nel 2001 per volere del suo Amministratore Delegato Gianluca Puccinelli, che, dopo aver ceduto la sua precedente azienda ad una multinazionale americana, ha deciso di dedicarsi alla sua vera passione: Le Risorse Umane. Un’ultima riflessione. L’anno 2000 è stato l’anno migliore dal dopoguerra. Gli anni successivi sono stati investiti dalla peggiore crisi che l’economia abbia vissuto. È evidente che tutto questo non ci consentirà – almeno per il momento – di tornare ai modelli di sviluppo precedenti incentrati su crescita continua, facili rendite finanziarie, ricchezza diffusa. È quindi necessario un nuovo modello, ma quale? Non esiste ad oggi un modello teorico che dia sufficienti garanzie di affidabilità perché, la storia ha dimostrato che non esistono previsioni precise e il futuro non si può prevedere. Molto probabilmente dovremmo “inventare” qualcosa di originale ma, come dice Gaudì, “il segreto dell’originalità è tornare alle origini”. Per questo lavorare sulle persone, sul ritrovare una dimensione sociale ed etica dove la miglior forma di competizione sia la condivisione, dove prevalgano i valori della comunità su quelli di una società ormai ammaliata da potere e ricchezza come unici indicatori di successo. Come dice Mario Calabresi “I tempi sono migliori, sono le persone che sono peggiorate”. Noi lavoriamo proprio per migliorare noi e gli altri.

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C

hristian Boiron, 63 anni, dal 1970 gestisce il gruppo Boiron, una multinazionale attiva nella produzione di medicinali omeopatici, con oltre 3800 dipendenti. Laureato in farmacia, docente al dipartimento di scienze umane e sociali all’Università di Lione, Boiron , sostiene che la gestione di un’azienda basata sullo stress dei dipendenti è sorpassata. Filantropia? No, pragmatismo. Il profitto secondo Boiron non deve essere l’obiettivo di un’azienda ma il risultato. Naturalmente – dice Boiron – i soldi sono importanti, senza soldi difficilmente avremo la possibilità di informarci, meditare, conoscere. Tuttavia per molti lo sviluppo economico è diventato il fine ma non il mezzo e il benessere è una condizione non sufficiente per raggiungere la felicità.


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è coltivare la fiducia

nel posto di lavoro, l’azienda guadagna di più. l’obiettivo. La testimonianza di un imprenditore pragmatico. di Sandro Migliore

Nel caso delle aziende non esistono aziende felici in assoluto, ma esiste un procedere verso la felicità, e dipende dalla capacità dei manager di rinforzare la fiducia delle persone. Non si tratta semplicemente di dare fiducia alle persone ma di lasciare emergere la fiducia che le persone hanno in se stesse, fare in modo che possano esprimere la propria personalità. Il principio è che un dipendente felice è più produttivo e quindi un’azienda con dipendenti felici è migliore e più competitiva di una altra con dipendenti stressati e demotivati. E questo principio si inserisce bene nella logica

della competizione propria del capitalismo. Se questo concetto della felicità aziendale è più facile da applicare in periodo di espansione economica è senz’altro più difficile in tempi di crisi economica come questo. Tuttavia sostiene Boiron la felicità si può raggiungere comunque. Nei campi di concentramento, in condizioni di vita difficilissime, le persone che davano un senso alla loro vita si sentivamo molto meglio degli altri. Nelle aziende, dare ai collaboratori la possibilità di esprimersi produce felicità… e quindi profitto!

Benessere aziendale

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Finanza agevolata

I FRATELLI JESSICA E JEREMIE

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I nuovi strumenti di accesso al credito made in europe

di Dario Sirugo

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loro nomi sono rassicuranti, quasi familiari: Jessica e Jeremie. In realtà non sono poi così facili da approcciare. Il primo è finalizzato a promuovere la realizzazione di investimenti sostenibili nelle aree urbane da parte di soggetti pubblici, mentre il secondo è rivolto ai privati e consente di migliorare l’accesso al finanziamento per le piccole e medie imprese. Pur sembrando estremamente recenti ed innovativi entrambi i programmi esistono a livello europeo dal maggio del 2006. Il dibattito europeo sul miglior utilizzo dei fondi statali stanziati annualmente si traduce nel “Memorandum di intesa tra la Commissione europea e il Fondo europeo per gli investimenti”, Bruxelles 30 Maggio 2006, in cui viene constatato che nelle imprese più piccole il tasso di sopravvivenza è proporzionale alla disponibilità di microcredito; da questo si decide di avviare un’iniziativa congiunta tra Commissione Europea, Banca Europea degli Investimenti (BEI) e Fondo Europeo degli Investimenti (FEI) volta a facilitare e migliorare l’accesso delle PMI ai finanziamenti: JEREMIE (Joint European Resources for Micro to Medium Enterprises - Risorse europee congiunte per le micro e medie imprese). Per quanto riguarda il Fondo Jessica (Joint European Support for Sustainable Investment in City Areas) Il fondo Jeremie, oggetto del presente articolo, torna alla ribalta nel 2009, quando il Fondo

europeo degli investimenti (FEI) pubblicò un rapporto (Microfinance in Europe, A Market Overview) che dimostra come il microcredito sia determinante per la creazione di occupazione, per l’inclusione sociale e per la crescita dell’economia in Europa, proprio quegli obiettivi perseguiti dalla Strategia di Lisbona. Vediamo meglio come funziona. Innanzi tutto le risorse Jeremie non vengono erogate direttamente alle PMI, ma queste devono inoltrare il proprio progetto d’investimento ad un intermediario finanziario nazionale. Il processo segue uno schema di tipo piramidale partendo dalla pubblicazione da parte del FEI di una gara d’appalto volta ad identificare a livello regionale tutti gli intermediari finanziari (operatori finanziari, fondi di capitali di rischio, fondi di prestiti, società per il trasferimento tecnologico, erogatori di microfinanza, banche e fondi di garanzia) in grado di gestire i fondi Jeremie. Le caratteristiche di tali soggetti vengono di volta in volta stabiliti dalla gara ma le condizioni di vantaggio per la selezione sono: 1. Maggior apporto di fondi propri da aggiungere a quelli stanziati da Jeremie 2. Volume totale e numero di prestiti concessi alle PMI. Si capisce per questo la predominanza di Istituti Bancari come intermediari rispetto ad altri soggetti. Una volta aggiudicata la gara e individuati gli intermediari, questi, sottoscrivendo i contratti di servizio,


divengono a tutti gli effetti i soggetti a cui richiedere i prodotti Jeremie tra i quali garanzie, cogaranzie e controgaranzie, garanzie sulla partecipazione al capitale d’impresa, microprestiti, operazioni di cartolarizzazione, capitale di rischio, investimenti nei fondi di trasferimento tecnologico. Nell’utilizzo di tali strumenti, il soggetto intermediario agisce con la stessa ottica di FEI privilegiando i progetti per l’avviamento delle attività, per l’innovazione tecnologica e l’efficienza energetica. Possono presentare richiesta d’accesso ai fondi tutte le PMI il cui controllo e proprietà faccia capo a privati o che sia nella fase finale del processo di privatizzazione. Sono escluse le PMI coinvolte in attività immobiliari, bancarie, assicurative, di intermediazione finanziaria, legate al gioco. La principale caratteristica di tali fondi risiede, come prima accennato, nell’essere di tipo revolving; questa caratteristica assicura un effetto moltiplicatore dei fondi stanziati e consente di fatto un incremento delle risorse impiegate e rese disponibili. In questo modo i prodotti finanziari di Jeremie contribuiscono a soddisfare la domanda finanziaria delle imprese e a migliorare contemporaneamente l’offerta degli strumenti finanziari, inducendo gli operatori ad incrementarne la tipologia e l’efficacia. Secondo la BEI, ogni euro investito genera fino a 10 euro di capitale privato aggiuntivo. Nello scenario attuale sono 11 gli accordi di finanziamento Jeremie firmati tra la FEI e le Autorità Nazionali e Regionali europee; in Italia i soggetti coinvolti sono la Campania (dotazione fondo 90 milioni di euro) e la Sicilia (dotazione fondo 75 milioni di euro). Per quanto riguarda la Regione Sicilia il 22/03/2011 si sono chiuse le gare d’appalto per la selezione dei soggetti intermediari che gestiranno il fondo ed attualmente sono in corso le istruttorie; inoltre di prossima uscita per la Sicilia è un

bando di gara per la finanza sociale finalizzato a rafforzare l’accesso al credito nel settore sociale. Nello specifico tale gara prevede la selezione degli intermediari che gestiranno i fondi Jeremie rivolti a PMI, sia in fase di start-up, che esistenti, con l’obiettivo di fornire prestiti finalizzati al miglioramento e inclusione sociale al fine di: • rafforzare le imprese, comprese le imprese sociali e le cooperative sociali, che operano nel settore sociale o che svolgono attività finalizzate al miglioramento sociale; • promuovere e sostenere iniziative imprenditoriali miranti all’inclusione e all’integrazione delle categorie di persone svantaggiate, quali le donne imprenditrici, immigrati, disabili, ex-carcerati, ecc. • accrescere l’adattabilità dei lavoratori, delle imprese e degli imprenditori al fine di migliorare l’imprenditorialità, l’innovazione e la creazione di nuove imprese anche promuovendo il lavoro autonomo e indipendente. L’intermediario sarà chiamato a co-garantire ogni singolo prestito richiesto per il 30% dell’importo con propri fondi mentre la restante parte sarà a carico di Jeremie. I prestiti non potranno superare l’importo di euro 100.000,00 e il periodo di ammortamento è stabilito da 12 mesi agli 8 anni. Nel Piano per il Sud, varato dal governo circa un anno fa, si prevedeva entro il 2011, l’istituzione dell’iniziativa “Jeremie Mezzogiorno”; questo, caratterizzato da un Fondo Rotativo gestito dalla Banca del Mezzogiorno, era volto a sostenere il credito agevolato, capitale di rischio e garanzie al fine di responsabilizzare gli imprenditori e favorire la cultura di mercato nelle PMI beneficiarie. Attualmente il FEI non gestisce nessun mandato Jeremie Mezzogiorno ma si spera che le gare d’appalto tutt’ora attive per la Sicilia producano le ricadute di capitale privato aggiuntivo prospettate dalla BEI.

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Finanza agevolata

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Comunicazione d’impresa

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Comunicazione e Pmi, un P

er una piccola e media impresa avere un ufficio stampa o un’area di comunicazione è certamente un grande vantaggio che garantisce visibilità e permette di veicolare i contenuti del proprio operato. Ad oggi, però, tale attività per le piccole aziende spesso è ancora un “mistero” dai confini non ben delineati, ma che soprattutto sembra essere ancora appannaggio delle grandi realtà. Ma pur conoscendone tutti i vantaggi che un’ area di comunicazione all’interno di un’impresa può dare all’immagine della stessa, viene da porci una domanda: perché nel mercato italiano e ancor di più in quello del Mezzogiorno sono ancora una minoranza le aziende che investono nell’attività di ufficio stampa e di comunicazione in generale? Quali sono i “freni” che bloccano queste realtà? Uno dei limiti più grandi per le piccole realtà è rappresentato dal “falso mito” delle agenzie di comunicazione. Il mondo delle agenzie di comunicazione è estremamente variegato, frammentato, ricco di realtà molto diverse tra loro. È vero, esistono le grandi agenzie di comunicazione internazionali, vere e proprie multinazionali che operano per i grandi marchi, studiando campagne di advertising e marketing realizzate a livello mondiale. Esistono poi agenzie medio/ grandi, medio/piccole e piccole. Ovviamente il piccolo investitore si sentirebbe ancora “più piccolo” al cospetto di grandi colossi della comunicazione, che al contempo però garantiscono prestigio, esperienza e professionalità. Le piccole e medie imprese possono farcela. Con una buona programmazione e un buon team d’esperti del settore si possono ottenere campagne di comunicazione professionali e qualitative. Creando una propria area “a propria misura” anche la realtà aziendale più piccola con budget di comunicazione ridotti può ottenere grandi

risultati. Professionalità e servizio sono sicuramente i valori da ricercare in modo tale che anche le imprese di piccole dimensioni possono garantire allo stesso tempo anche un “senso di familiarità”, più adatto a realtà imprenditoriali spesso a conduzione familiare. Col passare del tempo lo staff della piccola impresa riuscirà ad instaurare un rapporto sempre più personale e diretto con il cliente, condividendo sempre più il DNA aziendale. Il tutto con concreti benefici in termini di qualità dei risultati dell’attività di comunicazione svolta. Il secondo grande ostacolo per avviare un’attività di comunicazione all’interno della propria azienda è sicuramente il timore di dover affrontare spese troppo elevate, fino ad oggi non contemplate a bilancio. Il budget può essere molto variabile a seconda delle attività che si decide di intraprendere. Le attività che il proprio team di ‘’comunicatori’’può proporre sono tantissime e ovviamente i costi crescono tanto più il progetto di comunicazione diventa articolato e complesso. Ma la soluzione esiste, anche per le piccole


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taboo ancora da sfatare di Nunzio Ciarcià

realtà che dispongono di budget ridotti o che, ancora diffidenti, non intendono rischiare investendo risorse troppo importanti. Si può partire da un’azione “spot” ideata per un evento particolare fino ad arrivare ad un vero e proprio ufficio stampa sistematico e continuativo che preveda conferenze stampa, customer magazine, sito internet con molte informazioni e molto altro ancora. L’area comunicazione dall’interno, quindi, può supportare l’azienda con progetti di comunicazione “tagliati su misura”, non solo in base alla strategia e agli obiettivi di comunicazione, ma anche in base al budget, guidandola in un percorso di ottimizzazione graduale degli investimenti. La comunicazione sotto ogni suo aspetto assicura un valore aggiunto e conferisce all’attività

aziendale una connotazione altisonante di grande professionalità, anche a vantaggio dell’immagine aziendale. L’ufficio stampa: un’onda lunga. In ogni caso per poter stimare l’effettiva efficacia dell’attività si consiglia almeno di protrarla per un lasso temporale minimo di 6 mesi. Ovviamente la fase di start up risulta più impegnativa, ma quello che determina il risultato è il metodo. Metodo nella selezione delle strategie di comunicazione, metodo nella stesura delle notizie con un taglio adatto al media target, metodo nella gestione dei rapporti con i media. Vale nella vita privata come nel lavoro. E se fatto ad arte, il vostro settore di comunicazione aziendale rappresenta un’opera dal valore inestimabile, anche se quantificabile.

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Attenti... a ciò che comunicate La comunicazione è fatta di parole e, soprattutto, di segni. La forza immediata di una immagine è in grado di trasmettere in un attimo concetti, emozioni, informazioni e valori. Ecco perchè è importante affidarsi a chi ne conosce bene il funzionamento. Improvvisare può essere pericoloso.

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Facebook, più pubblicità per le piccole imprese di Nunzio Ciarcià

Lo scopo di Facebook è quello di estendere l’attuale base di circa 9.2 milioni di aziende, e trasformare così il social network in una piattaforma di marketing che può aiutare queste aziende ad ottenere più clienti e incrementare le vendite.

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acebook ha intenzione di coinvolgere le piccole e medie imprese nella pubblicità con un programma di formazione negli Stati Uniti ma il programma potrebbe essere esteso anche nell’intero pianeta. La maggior parte dei navigatori che usa Facebook sfruttando le normali funzioni sociali che la piattaforma offre, non sa quanto il social network alle aziende può offrire in termini di immagine e comunicazione della propria identità. Sempre alla ricerca di nuovi guadagni, ora Facebook ha pensato di far entrare le piccole imprese nel proprio mondo della pubblicità online ed intende stimolare questo passo per esprimerne al meglio le opportunità. Il celebre social network sta cercando di collaborare con la Camera di Commercio degli Stati Uniti e della National Federation of Independent Business (NFIB) per informare le piccole imprese sul valore della pubblicità su Facebook ed educarli sul perché comprare spazi sul sito tramite annunci mirati a specifici mercati, anche attraverso possibilità a costo zero. La concorrenza con Google è in tal senso diretta, poiché il mercato pubblicitario delle PMI è in crescita ed è un potenziale in buona parte ancora da esplorare. Già dal prossimo mese il nuovo programma prenderà vita, con le parti interessate che incontreranno le imprese locali per discutere le strategie migliori per lanciare le proprie iniziative di marketing su Facebook. Lo scopo di Facebook è quello di estendere l’attuale base di circa 9.2 milioni di aziende, e trasformare così il social network in una piattaforma di marketing che può aiutare queste aziende ad ottenere più clienti e incrementare le vendite.

il mercato pubblicitario delle PMI è in crescita ed è un potenziale in buona parte ancora da esplorare.


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RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI

Il caso Lugano, il caso Ragusa

Com’è triste... Lugano Il sistema di raccolta differenziata a Lugano di Saro Distefano

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runo Occhipinti, mio fraterno amico, è stato, questa estate, in un giro in Svizzera. Appena tornato mi ha consegnato questa

foto. Non un monumento, non un bel lago alpino, non una bella ragazza. Insomma, caro Bruno, ho chiesto al viaggiatore, perché mi dai questa foto, cosa rappresenta? Molto semplicemente è la sintesi iconografica di come si effettua la raccolta differenziata a Lugano. Che sarà anche la “triste Lugano” della canzone di Ivan Graziani, ma è certamente una delle città con più alto tenore di vita e soprattutto qualità della vita al mondo. Il funzionamento dell’apparato si intuisce anche dalla statica fotografia. L’utente abbassa col piede la pedana in metallo che a sua volta apre lo sportello in acciaio. L’utente vi butta la carta, o il vetro, o la plastica. Il tutto finisce in un sottostante contenitore le cui dimensioni si intuiscono dalla piattaforma metallica calpestabile che circonda la colonnina per buttare i rifiuti. Una o due volte al giorno un camion con gru afferra l’intera struttura attraverso il piloncino metallico che si intravede e deposita il contenuto al suo interno in una sorta di compattatore. La città ha migliaia di queste colonnine, strategicamente collocate in modo da servire interi

isolati. Il primo e più immediato risultato è la totale assenza di sacchetti abbandonati ovunque, la totale assenza di cattivi odori, la totale assenza di gatti e cani randagi che “scrufulienu” in cerca di cibo. Osservata questa foto di Bruno Occhipinti, non ho resistito, ed ho deciso di usare la mia Nikon nella mia città, per poter fare il confronto. Non ho dovuto fare molta strada. Ed ecco il risultato: questa è la raccolta differenziata a Ragusa. La cosa più grave del totale fallimento della raccolta differenziata nel capoluogo ibleo (fallimento le cui cause sono da ridistribuire tra l’amministrazione comunale, la ditta appaltatrice e la quasi totale mancanza di senso civico da parte della cittadinanza) è il fatto che da mesi non ne parla più nessuno. La popolazione si è velocemente mitridatizzata, e accetta che sotto casa di quelli che vivono in quartieri dove la differenziata non è ancora arrivata consegnino sacchetti contenenti di tutto, anche quelli delle famiglie che vivono nei quartieri dove la differenziata è già arrivata, ma non funziona. Proprio così, ho visto personalmente gente che vive nel centro storico fare il normalissimo sacchetto di plastica con dentro di tutto, e poi prendere la macchina per depositarlo nei cassonetti dei quartieri dove la differenziata non è ancora partita. E così la nostra città (ma temo che valga anche per le altre): tutti subito pronti e veloci a prendersi i meriti (legittimi e non) e introvabili quando si tratta di capire quali e quante e di chi le responsabilità di un fallimento. Nel caso della raccolta differenziata, il fallimento è tale che sarà davvero difficile trovare i responsabili. Ma a noi questo importa davvero poco. Molto di più interesserebbe trovare un sistema per risolvere il problema ed eliminare lo scandalo di una città che fu la più pulita di Sicilia e tra le più pulite d’Italia ed è oggi diventata l’esatto contrario. da Ragusanews.it

Raccolta differenziata

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I VELENI IN AGRICOLTURA TRA PESTICIDI E INEFFICIENZE

Un settore in ginocchio che ha bisogno di interventi urgenti

* l’autore è Presidente provinciale di PMI Agrigento

PMI Agrigento

di Roberto Celano *

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L

a crisi profonda nel settore agricolo e agroalimentare deve far preoccupare e sensibilizzare tutti i livelli istituzionali. Chiediamo interventi profondi e concreti per le aziende agrigentine e non per valorizzare e sostenere le produzioni agricole ed agroalimentari. Se il 2010 si è chiuso con un bilancio ancora negativo, il nuovo anno non cambia affatto lo scenario, il 2011 si sta chiudendo con i problemi di sempre, un mondo agricolo nettamente in crisi, imprese strette da costi opprimenti, prezzi non remunerativi e redditi in forte caduta. Lo stato di difficoltà del comparto agricolo, specificatamente nel territorio agrigentino, è sempre più in crescita. Da questo malumore si evidenzia l’esigenza di una politica agraria vera, per evitare che centinaia di imprese chiudano, abbiamo bisogno di una politica che si pone come obiettivo la redditività e la competitività tra le imprese, altrimenti il settore rischierà di scomparire. Il 2011 è stato un anno ancora difficile per l’agricoltura agrigentina e siciliana, i dati lasciano poco scampo, calo della produzione e conseguentemente calo dei redditi degli agricoltori. Una realtà negativa che solo la politica può invertire, predisponendo per il settore misure che diano da un lato un nuovo slancio alla competitività e dall’altro puntino alla difesa dei guadagni degli agricoltori, all’abbattimento dei costi, alla creazione di infrastrutture, al rilancio dell’immagine siciliana in Europa e nel mondo e soprattutto all’incentivazione dei consumi dei prodotti della nostra terra convenzionando i produttori e la Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) magari attraverso un intervento diretto dell’Amministrazione Regionale. Da troppo tempo gli agricoltori rappresentano l’anello debole della filiera di tutti i prodotti che arrivano sui nostri mercati. L’agricoltore infatti è costretto a vendere i propri prodotti a prezzi irrisori per poi vedere gli stessi prodotti nei mercati e nella Gdo a prezzi notevolmente più alti.

La crisi profonda nel settore agricolo e agroalimentare deve far preoccupare e sensibilizzare tutti i livelli istituzionali, chiediamo interventi profondi e concreti per le aziende agrigentine e non, per valorizzare e sostenere le produzioni agricole ed agroalimentari.

Il suggerimento alla politica, è quello di spingere al massimo il consumo dei nostri prodotti locali, considerato che solo il 30% della produzione agricola siciliana offerta viene consumata nelle nostre tavole e contestualmente a sostegno della domanda dei consumi sarebbe auspicabile un intervento dell’ARS sotto forma di incentivo, creando un totem tutto siciliano che sia presente nella Gdo, con l’obiettivo di creare un circolo virtuoso tra produttori e consumatori, tentando di ridurre notevolmente i prezzi dei nostri prodotti, rendendoli più convenienti per le nostre famiglie rispetto a quelli dei nostri competitor turchi, portoghesi o canadesi. Un altro fattore penalizzante per la nostra agricoltura è l’importazione selvaggia di prodotti agricoli dall’estero, prodotti non sempre di buona qualità per l’uso indiscriminato di pesticidi, da tempo banditi dalla CEE, ma leciti in quei paesi. Questo è un elemento gravissimo perché immette nel mercato prodotti di cattiva qualità a prezzi bassissimi mettendo a serio rischio le nostre famiglie che ignare acquistano prodotti di cui spesso non si conosce la tipologia di produzione. Non possiamo non dire che questo tipo di concorrenza sleale è penalizzante per la nostra produzione agrigentina, siciliana e nazionale che al contrario di quella transnazionale garantisce prodotti di qualità e offre opportunità di lavoro. Dobbiamo essere consapevoli che la crisi nel comparto agricolo avrebbe conseguenze pesantissime per tutta l’economia siciliana e che il nostro territorio agrigentino e l’intero paese si troverebbe interamente dipendente dall’estero, anche in questo settore strategicamente delicato. Salvare la nostra agricoltura è un dovere in primis di tutti coloro che sono responsabili della cosa pubblica. Ciò dovrebbe far riflettere gli addetti ai lavori e tutti coloro che speculano su un bene sin troppo prezioso e vitale per essere abbandonato e disconosciuto.


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Progetti di inclusione

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Rompete le righe

Un progetto che include di Antonio La Monica

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l progetto di inclusione sociale “Rompete le righe” non finisce di sorprendere. Il progetto rientra nel programmazione 2007/2013 del Fondo Sociale Europeo e coinvolge tra i vari partner a livello territoriale il Consorzio “La Città solidale”, l’En. A.I.P., il consorzio “Mestieri”, la Provincia di Ragusa, il Comune di Vittoria, la Multifidi, Cna, Coldiretti, Alter ego Consulting e Euro Development. Un progetto che è più che una semplice scommessa. Un vero azzardo che, per una volta, sembra non presentare contro indicazioni ma solo dei brillantissimi risultati. Per i detenuti delle case circondariali di Ragusa, Modica e dell’Ufficio di esecuzione penale esterna di Ragusa, infatti, sono stati predisposti diversi percorsi formativi dalle 250 alle 300 ore. Percorsi che stanno dando buoni frutti. “Il programma è ormai entrato nel vivo – spiega Filippo Spadola, direttore del progetto – poiché la finalità principale di Rompete le righe è quella di far acquisire le competenze lavorative ai corsisti. Nelle work experience abbiamo messo a disposizione dei corsisti un tutor aziendale o un maestro d’arte che guiderà gli studenti secondo la filosofia dell’imparare facendo. L’importanza di trasferire competenze professionali è duplice: da un lato rafforza le competenze lavorative e dall’altro contribuisce alla riabilitazione della persona che si trova a

Filippo Spadola

direttore del progetto Rompete le righe

scontare una pena detentiva. Le persone coinvolte stanno già rispondendo in modo molto positivo. Sono fiducioso del fatto che alla fine del percorso acquisiranno una autonomia che agevoli il loro percorso di inclusione nella società una volta esaurito il tempo della detenzione”. Le work experience giungono al termine di un percorso formativo che ha già dato risultati brillanti. “La percentuale di abbandono dei corsi – conferma Aurelio Guccione, presidente del Consorzio La Città solidale e responsabile dell’area formativa – è praticamente nulla. L’impianto dei corsi, comunque, ha privilegiato un taglio molto pratico e tutti i docenti sono dei professionisti dei vari settori. Dalla cucina alla manutenzione degli impianti termici, solo per limitarci a due esempi. Crediamo di aver creato un metodo valido anche per esperienze future. Se siamo riusciti in un ambiente così particolare ad avviare anche quattro corsi in contemporanea dobbiamo ringraziare tutti i componenti del progetto che si sono comportati come una grande orchestra capace sempre di creare una giusta sintonia”. Uno sguardo al futuro impone alcune riflessioni. “Tutti i soggetti partner – conferma Guccione – siamo chiamati ad uno sforzo ulteriore per portare a degna conclusione questo progetto che terminerà nel luglio 2012. L’idea di fondo è


quella per noi di lavorare fuori dal carcere per portare dentro le strutture detentive le nostre esperienze. Dunque impegnarci dentro gli istituti di pena per preparare la vita fuori dal carcere dei detenuti. Il fine è quello di lanciare una reale promozione sociale di chi ha scontato una pena carceraria”. Dieci in tutto i percorsi di work experience proposti, alcuni dei quali già avviati a conclusione. I corsi hanno previsto una indennità di frequenza e, al termine, puntano al rilascio di un attestato di partecipazione ed una certificazione delle competenze acquisite. Segnali di un reale interesse nei confronti degli utenti. Non più, come spesso accade in certi percorsi formativi, pretesto per drenare fondi alla comunità europea, ma soggetti attivi e centrali di una programmazione seria e dai chiari risvolti sociali. Grande soddisfazione esprimono anche i direttori delle case circondariali di Ragusa e Modica. “Di notevole rilevanza ed efficacia – conferma la dottoressa Giovanna Maltese, responsabile della struttura di Modica - si sta manifestando il progetto rompete le righe, poiché non solo sta dotando i detenuti di una competenza e di una qualifica che gli possa consentire di trovare lavoro all’esterno ma sta dando dignità al tempo trascorso in carcere. Sottrae all’ozio e fa sentire responsabili, protagonisti dei risultati dei lavori, svolti nell’ambito del progetto i detenuti. Sono consapevoli e soddisfatti che con le loro attività stanno elevando anche la qualità della

vita detentiva di tutti, con la realizzazione, appunto, di un efficiente impianto di riscaldamento ed idrico, dotando ogni cella di servizio doccia, migliorando le condizioni igieniche dell’intero Istituto, nonché la qualità del vitto”. “Dopo un primo momento di diffidenza, dovuto esclusivamente ad alcune preoccupazioni legate ad alcune nostre carenze di organico – aggiunge il dottore Santo Mortillaro, direttore della casa circondariale di Ragusa - abbiamo avuto modo di apprezzare la programmazione e di farla valere a tutto vantaggio dei nostri detenuti. La formazione che abbiamo modo di proporre loro, grazie al progetto, presenta notevoli ricadute positive sia sugli ospiti che sulla struttura. Apprendere un mestiere rappresenta un’occasione preziosa per impegnare il tempo della detenzione in modo costruttivo. Il trattamento detentivo, dunque, acquisisce il suo senso più profondo in quanto diventa tempo educativo e di reale recupero. I corsisti, infatti, acquisiscono competenze utili anche, se non soprattutto, in vista del loro reinserimento nella società. Ci auguriamo che le loro siano competenze spendibili sul mercato del lavoro”.

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Agenzie di rating, trasparenza o speculazione? di Nunzio Ciarcià

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e sentiamo parlare da mesi a causa della crisi globale che attanaglia anche l’Italia. Agenzie di raiting, ma che soggetti sono, cosa rappresentano per l’economia e la finanza mondiale? Sulla carta le agenzie di rating sono delle compagnie che assegnano una valutazione (il cosiddetto rating, appunto) su titoli e obbligazioni di imprese private oppure sui titoli di stato (quindi sul debito degli Stati). Le agenzie di rating esprimono, in sostanza, un “voto” sulla solidità di un’azienda o di uno stato. Un voto alfabetico decrescente. Per esempio, per S&P, AAA significa “elevata capacità di ripagare il debito”. D significa “in perdita”. S&P ha appena declassato gli U.S.A. da AAA ad AA+, per capirci. Ovvero, da “elevata capacità di ripagare il debito” a “alta capacità di ripagare il debito”. Standard &Poor’s, Moody’s e Fitch sono le agenzie di rating più potenti al mondo i destini economici di interi paesi e delle imprese che si indebitano emettendo obbligazioni pendono dalle labbra di questi colossi della finanza internazionale. Tra gli azionisti di queste agenzie ci sono gli stessi grandi investitori che non esitano ad attaccare Stati e imprese quando si diffondono voci su possibili downgrade. Una loro decisione negativa può far alzare il costo dell’indebitamento di miliardi di euro e scatenare il tiro al piccione in borsa da parte di fondi, assicurazioni e banche. Ma quanto sono affidabili le tre sorelle del rating e chi le controlla? Un grande esempio di

scarsa affidabilità, ormai a tutti noto, è il caso Lehman Brothers che ha continuato ad avere il rating “A” fino al 15 settembre del 2008, il giorno del suo fallimento mentre alcuni prodotti di Lehman, come i derivati e i fondi, erano valutati addirittura con la tripla A, al pari dei Bund tedeschi. Paradossale ma vero. Per chi ha la memoria corta la prima domanda trova una rapida risposta semplicemente ricordando due semplici fatti: ancora nel luglio del 2007 moltissime obbligazioni strutturate basate su pezzi di mutui subprime erano considerate “tripla A” da buona parte delle agenzie. Prodotti a rischio minimo, paragonabili ai titoli di Stato. Solo un mese dopo si sono trasformati negli insaccati finanziari che ben conosciamo: carta straccia che pesa ancora sui bilanci delle banche, nonostante numerose operazioni di “trucchi contabili”.


Queste agenzie, spesso, sono ad azionariato diffuso: le azioni sono in mano “ai mercati”. Standard &Poor’s, ad esempio, è una divisione del colosso americano dell’editoria e dell’informazione Mc Graw Hill. La schermata di Bloomberg sulla società ci informa che il 100% del capitale è “flottante”, disponibile alla negoziazione sui mercati. Tutti possono comprare tutte le azioni della società, ma alcuni investitori ne hanno già in portafoglio percentuali molto rilevanti. Il signor Mc Graw (Harold III) ha una quota del 3,96% ed è presidente e amministratore delegato della società. In consiglio di amministrazione siedono anche Sir Winfried Bischoff del Lloyds Banking Group, professori universitari, presidenti o ex amministratori di società come Coca Cola, British Telecom ed Eli Lilly e altri esponenti del mondo finanziario. L’analisi degli azionisti di Moody’s dà più o meno lo stesso risultato: la società è controllata da grandi investitori finanziari e colossi dell’asset management. In testa a tutti, con il 12,42%, c’è Berkshire Hathaway di proprietà di Warren Buffett, “l’oracolo di Omaha”, uno dei più ascoltati e controversi investitori americani. Buffett, che il 30 agosto compirà 81 anni, è il terzo uomo più ricco del mondo, con un patrimonio stimato di 47 miliardi di dollari, ma

nel 2008, grazie al balzo in borsa di Berkshire Hathaway e a una serie di investimenti azzeccati, è saltato addirittura al primo posto, superando Bill Gates. Nel consiglio di amministratore di Moody’s siedono ex dirigenti in pensione di big del mondo bancario come Citigroup e ING, professori di finanza ed ex direttori di grandi corporation americane. Il presidente e direttore generale è Raymond Mc. Daniel Jr, che ha iniziato a lavorare per Moody’s nel 1987. Fino a qui il messaggio è chiaro. Standard &Poor’s e Moody’s, le maggiori società di rating del mondo, che con un downgrade possono scatenare reazioni a catena nei mercati e portare a scelte politiche con pesanti effetti economici e sociali, sono controllate dagli stessi grandi investitori che non esitano ad attaccare Stati e imprese quando si diffondono anche solo voci su possibili tagli dei rating. Il quadro si completa con Fitch, fondata e diretta da Marc Ladreit de Lacharriere, un imprenditore francese di 71 anni, che è stato dirigente e amministratore di numerose società francesi come L’Oréal, Crédit Lyonnais, Air France e France Télécom. Oggi siede nel board di Casino, L’Oréal e Renault, è membro del Comitato Consultivo della Banca di. Le agenzie di rating quindi sono composte da persone che hanno enormi interessi sul mercato. Altro paradosso di queste agenzie che tengono sotto scacco l’economia mondiale sono gli analisti, ovvero, coloro che realizzano le indagini su imprese e Stati. Infatti, per essere un analista non occorre né l’iscrizione ad un albo professionale né una particolare laurea, eppure gli analisti hanno un grande potere nel condizionare la Borsa, un potere , riconosciuto loro dal mercato che in parte non tiene conto dei conflitti d’interesse talora esistenti, in altra parte è relativamente interessato ad un rating veritiero e ad un giusto prezzo dei titoli. Un declassamento o una sovrastima del rating aprono (a chi ha le giuste informazioni) occasioni di guadagno speculativo. Trasparenza o speculazione? Fate voi.

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La lezione attuale di Montesquieu su Democrazia e separazione dei poteri

Separati… ma con virtù

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di Sandro Migliore

L’attualità della lezione di Montesquieu: tenere separati i poteri dello Stato se si vuole mantenere la democrazia. La separazione dei poteri è una condizione necessaria ma non sufficiente per conservare una democrazia. Il nostro Autore individua un altro ingrediente fondamentale che è la virtù che si traduce in correttezza e rispetto delle regole e onestà. La virtù democratica consiste nella dedizione alla cosa pubblica e disponibilità a destinarvi le proprie energie

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Il potere corrompe e il potere assoluto corrompe assolutamente” partendo da questa costatazione Charles-Louis de Secondat, barone de La Brède et de Montesquieu, meglio noto unicamente come Montesquieu  pubblica, nel 1748, la sua opera più importante e monumentale, Lo spirito delle leggi dove traccia la teoria della separazione dei poteri. Condizione oggettiva per l’esercizio della libertà del cittadino, è che i tre poteri costitutivi di ogni Stato, legislativo, esecutivo e giudiziario, restino nettamente separati. Queste regole non debbono considerarsi assolute, cioè indipendenti dallo spazio e dal tempo; esse al contrario, variano col mutare delle situazioni; come i vari tipi di governo e delle diverse specie di società. Ma, posta una società di un determinato tipo, sono dati i principi che non può derogare, pena la sua rovina. Ma quali sono i tipi fondamentali in cui si può organizzare il governo degli uomini? Montesquieu ritiene che i tipi di governo degli uomini siano essenzialmente tre: la repubblica, la monarchia e il dispotismo. Ciascuno di questi tre tipi ha propri princìpi e proprie regole da non confondersi tra loro. Il principio che è alla base della repubblica è, secondo Montesquieu, la virtù e l’uguaglianza; il principio della monarchia è l’onore ossia l’ambizione personale; il principio del dispotismo, la paura che infonde nei cuori dei sudditi. «non occorre particolare probità per conservare o tenere in piedi un governo monarchico o dispotico. La forza delle leggi nel primo, il braccio costantemente alzato nell’altro.. nella Repubblica occorre una molla in più che è la virtù»

La virtù democratica consiste nella dedizione alla cosa pubblica e disponibilità a destinarvi le proprie energie. La virtù democratica, principio rigeneratore della democrazia, può essere messo in crisi dalla «avidità» dalla ambizione fuori dalle leggi «si era liberi sotto le leggi si vuole essere liberi contro le leggi» «una volta i beni dei privati formavano il tesoro pubblico; adesso invece il tesoro pubblico diventa patrimonio dei privati». La democrazia è basata anche sull’uguaglianza dinanzi la legge ed insidiata mortalmente dal privilegio. Senza leggi uguali per tutti la società si divide in caste tra chi sta sotto la legge e chi sta sopra la legge e questo avvelena i rapporti sociali. Pensiamo per esempio alle leggi ad personam fatte dai potenti per favorire se stessi e i propri accoliti. Il dispotismo è l’opposto della repubblica dove una singola persona accentra in sé tutti i poteri e di conseguenza lede la libertà dei cittadini. La tesi fondamentale - secondo Montesquieu - è che per contrastare l’abuso di potere e quindi il dispotismo bisogna far sì che “il potere arresti il potere”, cioè che i tre poteri fondamentali siano affidati a mani diverse, in modo che ciascuno di essi possa impedire all’altro di esorbitare dai suoi limiti e degenerare in tirannia. La riunione di questi poteri nelle stesse mani, siano esse quelle del popolo o del despota, annullerebbe la libertà perché annullerebbe quella “bilancia dei poteri” che costituisce l’unica salvaguardia o “garanzia” costituzionale in cui risiede la libertà effettiva. “Una sovranità indivisibile e illimitata


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è sempre tirannica”. L’argomento della libertà è sicuramente molto importante. La libertà è infatti il diritto di fare ciò che le leggi permettono. Se un cittadino potesse fare ciò che le leggi proibiscono non ci sarebbe più libertà e condizione di tale libertà è un governo organizzato in modo che nessun cittadino possa temere un altro.

Montesquieu nei suoi scritti fa notare ai lettori i casi in cui si calpesta la libertà dei cittadini; il potere legislativo e quello esecutivo non possono mai essere accomunati sotto un’unica persona o corpo, perché in tale caso potrebbe succedere che il monarca oppure il Parlamento facciano leggi tiranniche e le eseguano di conseguenza tirannicamente. Neanche il potere giudiziario può essere unito agli altri due poteri: i magistrati non possono essere contemporaneamente legislatori e coloro che applicano – in qualità di magistrati – le leggi. «Tutto sarebbe perduto se lo stesso uomo, o lo stesso corpo di maggiorenti, o di nobili, o di popolo, esercitasse questi tre poteri: quello di fare le leggi, quello di eseguire le decisioni pubbliche, e quello di giudicare i delitti o le controversie dei privati.»

Inoltre è necessario che i rappresentanti siano eletti periodicamente e che ogni cittadino nei vari distretti abbia il diritto di esprimere il suo voto per eleggere il deputato. Così Montesquieu spiega la divisione dei poteri e definisce le rispettive sfere di attribuzioni: «Il potere legislativo verrà affidato e al corpo dei nobili (senato) e al corpo che sarà scelto per rappresentare il popolo, ciascuno dei quali avrà le proprie assemblee e le proprie deliberazioni a parte, e vedute e interessi distinti.» «Se il corpo legislativo fosse riunito in permanenza, potrebbe capitare che non si facesse che sostituire nuovi deputati a quelli che muoiono; e in questo caso, una volta che il corpo legislativo fosse corrotto, il male sarebbe senza rimedio. Quando diversi corpi legislativi si susseguono gli uni agli altri, il popolo, che ha cattiva opinione del corpo legislativo attuale, trasferisce, con ragione, le proprie speran-

ze su quello che succederà. Ma se si trattasse sempre dello stesso corpo, il popolo, una volta vistolo corrotto, non spererebbe più niente dalle sue leggi, s’infurierebbe o cadrebbe nell’apatia.» «Il potere esecutivo, come dicemmo, deve prender parte alla legislazione con la sua facoltà d’impedire di spogliarsi delle sue prerogative. Ma se il potere legislativo prende parte all’esecuzione, il potere esecutivo sarà ugualmente perduto. Se il monarca prendesse parte alla legislazione con la facoltà di statuire, non vi sarebbe più libertà. Ma siccome è necessario che abbia parte nella legislazione per difendersi, bisogna che vi partecipi con la sua facoltà d’impedire...»

Culturade

«Una costituzione può esser tale che nessuno sia costretto a fare le cose alle quali la legge non lo obbliga, e a non fare quello che la legge permette...»

Louis de Secondat, barone de Montesquieu

Possiamo dire che lo studio che il giurista lascia delle istituzioni di popoli diversi e lontani nel tempo e nello spazio ha come intento fondamentale quello di identificare i fini in base ai quali gli uomini si organizzano in forme politiche e sociali originali. Esiste per l’autore un senso per ogni istituzione. Montesquieu vede lo stato come un organismo che tende alla propria autoconservazione, nel quale le leggi riescono a mediare tra le diverse tendenze individuali in vista del perseguimento di un obiettivo comune. L’arte di creare una società e di organizzarla compiutamente è per Montesquieu l’arte più alta e necessaria, in quanto da essa dipende il benessere necessario allo sviluppo di tutte le altre arti. Separazione dei poteri e il rispetto delle leggi quindi. Tutte le Costituzioni democratiche moderne hanno recepito questo principio della separazione dei poteri studiato da Montesquieu. Ma il pericolo che corrono i sistemi democratici è dato dalla frequenza di casi di corruzione o come la chiama l’Autore, dall’«avidità» e dall’ambizione fuori dalle leggi. E le cronache politiche di questo periodo devono stimolare qualche riflessione.

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PMISicilia ed AICE formazione e servizi per l’internazionalizzazione

PMI Sicilia

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a ripresa dei principali paesi europei fatta registrare nel 2010 è fortemente trainata dalla ripresa delle esportazioni. In questa direzione PMISicilia ed A.I.C.E. stimolano ed offrono opportunità ai propri imprenditori, evitando tuttavia le improvvisazioni. Il percorso di internazionalizzazione deve essere coerente con il percorso di crescita di una azienda ed accompagnata da una opportuna formazione e servizi di supporto. Il percorso formativo è finalizzato proprio ad acquisire maggiori competenze per ampliare gli orizzonti direzionali dei piccoli imprenditori, ritenuta condizione necessaria per uscire fuori dai mercati domestici ed agganciare le economie in crescita; esso è importante anche per “fare rete”, per utilizzare l’innovazione (a tutto tondo) quale strumento per uscire dalla marginalità. Un percorso formativo rivolto ad imprenditori e quadri dirigenti sui temi del Management, del Marketing e del Marketing internazionale, sulla Gestione del rapporto commerciale estero. Accompagnano questo percorso servizi specifici per l’internazionalizzazione, work shop con importatori stranieri (programmato già per l’agroalimentare e l’home design), missioni imprenditoriali all’estero (tra le ultime a novembre in Turchia). Si dettaglia sotto il calendario del 2011/2012 1° Modulo – Fondamenti di management San Cataldo (CL), tra il 12 ed il 16 dicembre 2011 Due giorni 18 h 2°  Modulo – Fondamenti di marketing San Cataldo (CL), Gennaio 2012 Due giorni 12 h 3°  Modulo – Marketing internazionale San Cataldo (CL), Febbraio 2012 Due giorni 12 h 4° Modulo – Contrattualistica internazionale San Cataldo (CL), Marzo 2012 Un giorno 8 h ITALIAN WEEK  (agroalimentare ed home design) con I-Gulf Ltd San Cataldo/Palermo Marzo / Aprile 2012 5° Modulo – Incoterms San Cataldo (CL), Aprile 2012 Mezza giornata 4 h 6° Modulo – I pagamenti internazionali e le coperture assicurative San Cataldo (CL), Maggio 2012 Un giorno 8 h 7° Modulo – Gli aspetti doganali San Cataldo/Palermo, Giugno 2012 Mezza giornata 4 h Gli incontri saranno intervallati da collegamenti su specifiche tematiche in video conferenza con AICE Milano.

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PER INFORMAZIONI export@consulenzadirezionale.com pmisicilia@pmisicilia.it Tel. 0934 572444 (int. 1)


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Il sole in Sicilia può essere ricchezza e risorsa, fonte inesauribile di energia, possibilità di fare impresa e creare nuovi posti di lavoro...

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