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Istanbul Istanbul

Le donne agli uomini piacciono prosperose, lisce, ammiccanti, sexy, accondiscendenti, madri, amanti, sensuali, dominatrici, stuzzicanti, vogliose, cuoche, seducenti, brillanti, sottomesse, estroverse, simpatiche, eleganti, provocanti, semplici mentre gli uomini alle donne piacciono semplicemente se sono bastardi, ed io lo sono. Ammiratore, discepolo e stretto discendente del più noto biblico Iscariota, l’uomo sa che può giocare liberamente con la femmina quanto vuole traendone grande giovamento ed equilibrio mentale, acquisendo così nuova linfa che rinforza la labile psiche viziata da quella continua ed estenuante patologia che è la frenetica ricerca, con successivo impadronimento del sesso opposto. Con questa brevissima infarinatura posso ora passare alla successiva fase della soddisfazione enorme che viene generata nel maschio allorquando

vede la femmina in difficoltà davanti a situazioni di spavento o stupore improvvisi che lui stesso ha creato per rafforzare in lei il timore del potere androgino e per dar conferma di ciò provate a ricordare come vi si avvinghia una femmina quando è terrorizzata, non vi molla più l’avambraccio anche perché vi ha piantato dentro tutte e 10 le unghie acuminate, o provate a ricordare quando l’avete stupita con un brillante da 5 carati, non vi si è gettata al collo piantandovi nuovamente le suddette 10 unghie nella schiena? E fu così che decisi che per festeggiare le nostre Nozze d’Argento mi occorreva qualcosa di speciale ed il fato mi è venuto incontro travestito da collegamento ad Internet; mentre cercavo un’idea diversa e nello stesso tempo interessante pensando a gioielli, abiti o vacanze, ecco che mi sovviene l’immagine della vicina Grecia, luogo ricco

Giampy e Renza 2007

Domenica 19 Agosto 2007 Domenica 19 Agosto 2007

di fascino ma non semplice da raggiungere via terra, e … se guardassi un traghetto? Vado nella pagina della Costa Crociere e trovo che da Venezia il 13 Agosto parte una crociera per la Grecia con rientro il 20 Agosto, lunedì. Sento la Renza per vedere se le va bene il periodo ma ne ottengo un rifiuto totale perché il lunedì lei deve categoricamente riprendere il lavoro e così ritorno a capofitto a ricercare una data alternativa e la trovo con partenza da Venezia il 12 Agosto e rientro Domenica 19 Agosto con destinazione Istanbul: è lei e deve essere mia. Chiamo il numero verde gratuito segnato sulla pagina web e mi dicono che è

Sommario: Preludio

1

Venezia

12 Agosto 2007

8

Bari

13 Agosto 2007

18

Katakolon 14 Agosto 2007

28

Izmir

15 Agosto 2007

39

Istanbul

16 Agosto 2007

59

Navigaz.

17 Agosto 2007

109

Dubrovnik 18 Agosto 2007 114 Venezia

19 Agosto 2007 130


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possibile che ci sia ancora posto e Luca, il tizio del Call Center del’Agenzia di Montecarlo, mi dice che deve vedere; io lo supplico di trovarmi una camera con balcone e finestra perché stare al chiuso mi causa delle pericolose crisi di tremito alle mani che rendono incontrollata la reazione quando prendo per il collo la moglie. Così convinto mi dice che è tutto prenotato tranne alcune camere con oblò; accetto ma non prenoto perché voglio sapere cosa ne pensa la consorte senza però cancellare la sorpresa e così le accenno ad un fatiscente viaggio in Croazia con traghetto economico con partenza da Venezia (perché da li comunque si deve partire). Dopo un po’ mi richiama Luca dell’agenzia di Montecarlo e mi dice che sempre con parten-

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za del 12 Agosto ha ancora posti per una crociera sulle sponde della Grecia e così mi pone davanti al tormento causato dal classico bivio: però tutto si risolve perché proprio in quel mentre, ecco entrare la Renza tutta bella contenta perché ha appena saputo che molto probabilmente andrà a Rimini con Daniela per un corso di Cardiologia e quando io su un foglio bianco scrivo due nomi, Grecia o Istanbul e guardandola negli occhi le dico: “Scegli”, ho capito che stava per piombare al suolo tramortita. La tapina ha appena avuto la forza di porre il dito indice sulla parola Istanbul dandomi il benestare per prenotare in diretta la crociera “Panorami d’Oriente”. Inutile stare a raccontare la pessima esperienza della cifra cambiata, del veloce viaggio in banca per

bloccare la crociera altrimenti qualcun altro la poteva prenotare se non avessimo effettuato il bonifico, del correre a vedere un convoglio ferroviario che potesse portarci per tempo alla banchina d’approdo per la Turchia, tutto inutile tanto sembrava tutto ormai già scritto e cioè che il Giampy stava inconsciamente per lasciare la tanto amata terraferma per lanciarsi in un’avventura mediterranea tra mille insidie e sorprese. Dopo aver realizzato la pazzia che avevo intrapreso ma soddisfatto d’aver scioccato la femmina, mi propongo di non verificare mai il meteo settimanale delle varie zone, fiducioso del fatto che qualcuno aveva iniziato a vegliare su di me con acceso interesse e di ciò ero fermamente convinto perché non ero per niente preoccupato, forse!


Domenica 19 Agosto 2007

Spendo due righe su questa splendida nave della Costa Crociere perché è davvero incredibile, varata nel Maggio 2007 ha una Stazza lorda di 112.000 ton. Per una Lunghezza di m. 290 e Larghezza di 36m, 1.430 Cabine, 58 Suite con balcone, capacità di 3.780 ospiti, 17 Ponti, 1.100 persone di Equipaggio, ha 5 Ristoranti, 13 Bar, 3 Piscine, 5 Vasche idromassaggio, 1 Toboga, Campo polisportivo con rete, Sauna, Bagno turco, Solarium UVA, Palestra, Teatro Giove su 3 piani, Shopping Center, Internet Point, Megaschermo, Simulatore di gara di Gran Premio, Biblioteca, Chiesa, Casinò, Discoteca. Dentro ci sono ascensori da tutte le parti di cui 3 trasparenti con pareti in cristallo con luci cangianti continuamente, moquette ovunque

tranne che nelle sale da bouffet dove in terra hanno posato un pavimento che simula il Pavè, una sorta di Sampietrini chiari leggermente fastidiosi quando

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ci passi con qualcosa che ha le ruote (valige, carrelli, passeggini) immagina il culo dei putei, rompiballe come sono di solito, figurati dopo sta ravanata gratis


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Domenica 19 Agosto 2007 Ora ho pagato, partito da un costo di circa €. 2.600 in offerta che poi è risultata non essere più valida, sono salito ad €. 3.600 con cabina con Oblò bello grande chiaramente senza alcuna bevanda (perché lì sopra paghi veramente tutto tranne gli alimenti), dunque sti stronzi giocano sul fatto che già ho prenotato tardissimo il 2 Agosto, sapeva che ero in odore di nozze d’argento e così mi ha inchiappettato giocando sulla mia impotenza. Fatto sta che pago ma non mi arriva nulla, passano i giorni, 3 niente, 4 niente, 5 niente; chiamo nuovamente Luca a Montecarlo e mi dicono che è in ferie, IN FERIE?!? Io sono qui con la crociera che mi parte domenica 12 ed una settimana prima non so ancora niente? Per giunta mi avevano promesso un Set di 3 valige gratis se prenotavo entro il 3 Agosto 2007! L’odore di inculata aumenta a perdifiato e le gambe mi iniziano a tremare, quando Renza mi chiama e mi dice che è arrivato una busta di cartone Express UPS e dentro una busta con un blocchetto di

fogli intestato ad entrambi: è l’agognato biglietto formato da 74 pagine tutte intestate a noi due con il Numero di Prenotazione N. 4517970 e già con la Cabina N. 1453 in fondo al plico ci sono anche 4 fascette autoadesive da mettere alle valige prima dell’imbarco che inizierà alle ore 13.30 con partenza della nave alle ore 18.00: ora siamo entrambi più “sereni” e la Renza inizia, come da copione, a lasciarsi prendere dal dio della frenesia Minkiakepremuraho

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La faccio inginocchiare davanti alla foto di sua madre e mi faccio giurare davanti allo scafandro che mai e poi mai dirà ad alcuno dove andremo per nessuna ragione, pena la minaccia spaventosa che non gliene darò mai più e solo dopo sacro giuramento le permetto di mettersi nuovamente nella posizione eretta; questo rito pseudo pagano, ho scoperto essere di buono auspicio onde evitare che il sottoscritto inizi a vagare per i locali nosocomi in preda a malesseri sconosciuti che gli devastano le vacanze in quanto inizia a stare bene solo quando ritorna a casa. Messo al sicuro un buon 50% di un’eventuale eziologia da malapasqua ora sta a me evitare di farmi sfuggire con parenti, amici e colleghi curiosi l’altra metà del rischio arrivando anche a svelare vergognosamente la mia superstizione ed a mentire sviando con destinazioni montane, croate o addirittura visite a parenti lontani, ma come si sa prevenire è difficile e prenderla nel culo è un lampo e da una situazione decisamente


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innocua, proprio la sera del 10 Agosto, quando si stava per rincasare all’una di notte dopo una cena dall’Aragosta con gli amici del gruppo De Gregori, ecco arrivare da lontano Gigillu in compagnia di Costa (e lì colpa mia che non ho saputo leggere nell’oracolo l’imminente

Se fosse stato nudo a Gigillu gli avrei fatto un culo che gli collegavo direttamente la vescica con le orecchie ma visto che era vestito e che sicuramente non poteva sapere della mia omertà l’ho perdonato ma ho comunque fatto in modo che si sentisse in colpa. Maldestra-

d’emergenza e siamo andati a dormire. Come si sa le ventiquattrore che precedono l’evento sono ricche di stress ed io tra reperibilità e sfiga (chiamato due volte ad ore impossibili per un cazzo di allarme antincendio nella zona dell’ingresso dell’ospedale) mi

presagio) due storici amici di Paolo che mi saluta e mi dice secco: “Allora partite per la Crociera per Istanbul eh!”. I coglioni si son fatti acqua, ho visto Marino alzare entrambe le antenne, il collo si è stirato e con lo sguardo di chi mi vuol fare almeno 70 domande mi apostrofa con: “Ma braaaavi!”.

mente scoperti e finiti in pasto proprio alla lingua più pericolosa della città inizio a temere per la mia incolumità ma fortunatamente ho preso in tempo in mano i due pendagli di granito che sono situati in mezzo all’inguine insistendo forsennatamente nella palpazione binaria propria delle situazioni

ritrovo con i nervi leggermente a pezzi e poi sapere che il matto sa, mi distrugge la serenità. Furibonda si fa la lotta per decidere quali scarpe portare: “Ti comperi sempre scarpe che fanno schifo, blu elettrico, gialle canarino, che cazzo di gusti!!” Beh i miei gusti a me piacciono, che ci posso fare se adoro il


Domenica 19 Agosto 2007

i colori li vedo un po’ alla mia maniera? Sono o non sono il padrone della mia vista?” e così ho messo in valigia tutte le scarpe tranne quelle che poi effettivamente mi dovevano servire, quelle da “tragitto pesante”. Un sentito ringraziamento lo devo alla famiglia Tornetta che unendosi in matrimonio il 5 giugno 2004 hanno fatto si che per partecipare come testimone della prode Raffaella, mi sia dovuto acquistare un completo con gilè che l’etichetta prevede durante le cene di gala a bordo; tutto ciò unito ad un paio di scarpe beige tipo paperazza e ad una cravatta color panna da scolaretto vestito bene per la festa. Cerco di trovare braghe comode, magliette da sera con le maniche lunghe e riesco a mettere dentro di straforo un paio di espadrille nere usate ma comode nel caso cedessero le infradito nere; dopo tanto penare le decisioni sono prese ed ora occorre trovare le valige e non non ne abbiamo neanche una, solo bor-

soni morbidi. A spianarci la strada interviene provvidenziale, una valigia rigida che la Silva spontaneamente ci impresta e che si rivelerà risolutrice nell’ambito degli abiti stirati, ma come peso riuscirà a traumatizzare me e tutti quelli che se la sono vista passare a due dita dalla testa sui vari vagoni ferroviari. Ora non resta che andare a fare il biglietto del treno in stazione ad Imperia Oneglia con partenza da Porto

Camera senza oblò

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Maurizio ed arrivo a Venezia Mestre con coincidenza a Milano e la cifra senza prenotazione perché il treno non la prevedeva, è di €. 67,80 per due persone, il problema è che parte alle ore 5.41 e se non suona la sveglia è finita. Riempiamo una altra borsa e due zaini (il PC messo nel borsone) e si va a letto con un po’ di apprensione, per i vestiti lei ed io perché ho il terrore della nave, naufraghi, annegati, tempeste, scialuppe


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Domenica 12 Agosto 2007 Levataccia alle ore 4.30, e ricordando che sono ancora reperibile sino alle 7.30, riesco nuovamente a brandire la pelle dell’inguine cercando di scongiurare la malasorte, ed inizio così a caricare il Pandino di tutto quanto è pronto sparpagliato per casa. Passo dal Bancomat perché tutti parlano ma chi trotta in casa sono sempre io e senza liquidi non si va da nessuna parte; il treno è alle 5.41 ma le palpeRenza a Milano C.le bre sono ancora tra le lenzuola, le ritirerò più tardi, ora devo cercare de su una coppia di ragazzini di ricordare tutto quello che tenerissimi che si baciano decinon bisogna dimenticarsi e non ne, centinaia di volte in pochi è facile, riusciamo comunque minuti e poi si dividono perché ad arrivare in Stazione a Porto lui deve partire e lei lo guarda, Maurizio alle 5.30. Ricordo lo guarda innamorata ed iniziamolto vagamente che ho timno a scendere le prime lacrime brato i biglietti, che il convoe lei per nasconderle si mette glio è arrivato sul primo binario subito una paio di grossi oce che abbiamo trovato posto in chiali scuri, ma poi li leva quasi uno di quei vagoni infami sensubito, come per dare a lui la za segreti, tutti aperti dove chi possibilità di guardarle bene il puzza lo ritrovi dal vuoto che viso un’ultima volta. Arriviamo ha attorno, malsani, contagiosi, a Milano centrale alle ore 9.56 senza privacy, a riprendere il in orario per prendere la coinciconcetto del carro bestiame. denza per Mestre sul binario Arriviamo a Genova Porta dalla parte opposta e la Renza Principe in perfetto orario e inizia a lasciarsi andare nuovamentre guardo sonnacchioso mente alla premura che l’assilla fuori dal vetro, l’occhio mi cada un paio d’anni ed eccola

nella foto sopra, l’unico essere umano che spinge la borsa, gli altri 6 miliardi la tirano, mah! Entriamo nella Stazione di Venezia Mestre verso le ore 13.00 e mi precipito fuori a cercare al più presto un Taxi; chiamo il numero esposto sul cartello ma mi avvisano che le vetture non bisogna prenotarle ma arriveranno appena terminate le corse e così, temerario in mezzo alla strada, emulo di tanti gloriosi film dove il protagonista si getta tra le ruote delle macchine, allungo l’indice appena ne arriva uno che chiaramente mi snobba e si ferma vicino ad una famiglia di napoletani e ne scende un autista napoletano


Domenica 19 Agosto 2007 che per un pelo non mi manda pure affanculo e mi dice che ce ne sono altri. Metto l’indice dentro e mi metto il cuore in

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scio i bagagli e dico a Renza di andare al punto d’imbarco. Una coda bestiale e qui interviene il proverbiale “sedere della Ren-

no alla stessa, le ha dato di straforo un numero di scorta, il fatidico n. 18; l’ha dato di straforo perché pochi secondi prima

za” che chiede, mentre io mi sono infilato in una coda inumana, ad una hostess cosa dobbiamo fare per imbarcare e questa trasale allorquando chiede se abbiamo il numero d’imbarco che davano giù dalla valige e noi non l’abbiamo preso! La vita è una scala, un po’ scende e un po’ sale e quest’oggi la Renza è sdraiata su un toboga unto di burro in quanto questa gentile ragazza, mossa da compassione vedendo gli occhi della consorte in ma-

un’arrogante signora aveva fatto la stessa minchiata ed era senza numero e così cercava di non farsi vedere per evitare collisioni verbali e non. Grazie al 18 facciamo poca coda e possiamo così procedere con la revisione delle due borse che portiamo in groppa ai raggi X ed usciamo all’aperto ed ecco che, anche se incanalati come le belve del Colosseo, ci si presenta in tutto il suo fascinoso splendore la Costa Serena. Ora inizia l’ardua impresa della ri-

Imbarco a Venezia

pace, ormai convinto che sono nelle mani della dea bendata, e non so per voi, ma per me è bendata da sempre della serie che me non mi vede mai e così aspetto ancora un po’ quando un pilota nostrano ci carica e con un taxi con le porte che si aprono a scorrimento e pure da sole ci scarica davanti al Check In delle valige e ci depreda di €. 20,00. Io in quel momento vedo che un tizio mi dice di aspettare ma, convinto che mi voglia spennare anche lui, la-


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i 200 metri di corridoio del nostro ponte

cerca della cabina n. 1453 e tutti speranzosi guardiamo la scala salire ma un cortese orientale, visto il numero, ci invita a scendere al Ponte 1; arrivati al ponte di destinazione, un altro gentile orientale ci invita ad andare a destra e li ci si piazza davanti un corridoio lunghissimo ed iniziamo a seguire con entusiasmo la successione numerica delle cabine, 1231, 1251, 1321, ma quando azzo arriva sto 1453 e piano piano si avvicina il fondo del corridoio, 1351, 1421, ed intanto si avvicina la porta dell’uscita di emergenza, 1423, 1449 ed ecco la 1453, la penultima cabina del corridoio, MINCHIA! Siamo in fondo alla nave, della serie che se c’è

un po’ di mare iniziamo ad altalenare come due somari su e

Cabina 1453

giù di decine di metri prima di trovare un punto d’equilibrio


Domenica 19 Agosto 2007

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Prima foto in cabina

mo a bordo e completamente nelle mani del destino. Arrivano le valige tutte belle ordinate davanti alla porta e mentre le stiamo ritirando si apre la porta della cabina di fronte ed esce una signora con accento veneto tutta preoccupata perché dentro c’è molto rumore; dopo pochi secondi ecco uscire il marito incazzato nero:” Ho prenotato a Marzo e mi hanno dato una cabina rumorosa ed in fondo alla nave”. Io mi trattengo dal terrorizzare ulteriormente la donna apostrofandola con le mie paure e cerco di tranquillizzarla ma lui incalza:” E’ una vergogna, andrò a parlare con qualcuno, voglio una stanza più tranquil-

la! Senta, senta che rumore, come farò a dormire stanotte! Pensi che siamo una comitiva di sedici amici e ci hanno tutti sparpagliati”. E di lì capisco che è un tipo un pelino agitato e lo lascio stare nel suo brodo, oltre tutto si sono scelti una cabina senza oblò, avranno pure risparmiato ma sono in una specie di scatolone, elegantissimo, ma pur sempre uno scatolone. Sghignazzando rientro dentro e guardando la Renza le rivelo tutta la mia soddisfazione per aver acquistato una crociera con cabina ed oblò, è tutta un’altra atmosfera, la luce del sole, la vista del mare di giorno e di notte, vedere i flutti che

scorrono sotto di te, tutto bellissimo. Dentro, davanti allo specchio troviamo una busta con le indicazioni di tutti i ponti della nave e due badge intestati a me e Renza con i quali dobbiamo fare tutti gli acquisti (non serve denaro a bordo, verrà tutto addebitato sulla scheda magnetica), per aprire la porta della cabina, per aprire e chiudere la cassaforte, per uscire e rientrare in nave, etc. Sulla parete spicca un cartello con scritto che il nostro cameriere personale è il sig. Francisco, un indiano con baffetti molto simpatico e cordiale come tutti del resto, ed eccolo entrare, ci saluta e ci spiega tutto il funziona-


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mento delle schede, della cassaforte, del bagno, dell’aria condizionata etc. e la Renza mi fa subito notare che: Francisco proprio come il nome del suo papà, i numeri dei due posti a sedere in treno che erano il 25 ed il 26 (25 anni di matrimonio

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ed il 26 il giorno di nascita di entrambi), 1453 (14 il giorno che ci siamo sposati ed il 53 che è il mio anno di nascita), che sia un presagio? Ohi ohi ohi, speriamo bene! Intanto qua sotto ecco i due Badge originali con il numero 000073099 Ren-

za e con il numero 000071488 io, che terminata la crociera ti rilasciano in quanto durano solamente da domenica 12.8.2007 a domenica 19.8.2007 per poi diventare un souvenir. Finito questo preambolo tutti in giro a curiosare per la nave e poi con


Domenica 19 Agosto 2007 un altoparlante siamo tutti chiamati in riunione al Teatro Giove perché il Direttore di crociera Stefano Ferrari ci deve rilasciare importanti comunicazioni. Col tempo ho capito che di importanti comunicazioni ce ne sono davvero poche, per la maggior parte sono consigli e pubblicità (tranne la riunione finale che serve per destinare bagagli e passeggeri fuori bordo) e dunque questa non è da meno e qui ci spiegano il funzionamento del Badge per pagare ovunque sulla nave (e se tu non vedi i soldi ce ne lasci una marea in acquisti poco oculati) e soprattutto invitano tutti ad andare entro le 48 ore, nel pomeriggio entro le ore 19.00 nella Discoteca dove occorre registrare la Carta di Credito oppure effettuare un versamento con contante o assegno per coprire le spese delle Gite, in pratica se nella scheda non c’è credito sufficiente non si potrà acquistare nulla. Capito benissimo il concetto passano ad invitare le persone a prenotare per tempo le escursioni (veramente molto care) in quanto domani a Bari saliranno circa 1.000 persone con le conseguenze del caso. Stefano si sofferma sul fatto che tutte le sere, alle ore 20.00 per quelli che come noi ceneranno alle ore 21.30 e alle 22.00 per quelli che cenano alle ore 19.30, ci sarà uno spettacolo in questo teatro splendido sviluppato su tre Ponti diversi (3 - 4 - 5) della durata di circa un’ora, con la partecipazione di artisti straordinari. Alle ore 18.00 in punto la Costa Serena salpa per onorare i “Panorami d’Oriente” e noi saliamo in coperta per ve-

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Prima a Teatro Giove

dere Venezia che piano piano si allontana e noi ci allontaniamo da quelle orride acque maleodoranti ed iniziamo a scorrere con lo sguardo l’ingresso del canale della Giudecca e notiamo con stupore che dalle barche, dai traghetti, dai vaporetti,

dai ponti, tutti ci salutano e ci fanno tantissime foto (lo notiamo dai flash delle macchine), addirittura moltissimi turisti che affollano la meravigliosa Piazza San Marco (vista dal 11° ponte è stupenda davvero) smettono di fotografare il pa-


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Davanti a San Marco

lazzo ducale e scattano le foto a noi in transito; sorridevamo tutti soddisfatti. Rientriamo ed iniziamo a passeggiare per la nave e tra la moltitudine di cose da mangiare prendiamo un caffè in attesa di andare a Teatro, ben sapendo che ci attende una cena aristocratica sul tardi. Una delle cose inspiegabili di questo soggiorno sul mare, è che io ho smesso di tremare vedendo un ascensore, qui sono talmente belli che li devi prendere per forza, e poi c’è talmente tanto di quel personale che sicuramente, se ci rimani dentro ti tirano fuori in un batter d’occhio, o almeno è quello che ho pensato io. Spettacolari

… anche io


Domenica 19 Agosto 2007 sono quelli in cristallo che vanno dal 2° all’11° Ponte ma sono ubicati solo nel centro-nave. Comunque alle ore 20.00 siamo tutti nel Teatro Giove, ammaliati da tante luci colorare, un locale ricchissimo di riflessi a semicerchio verso il palcoscenico semovente e con il proscenio rotante, moquette ovunque, piccoli tavolini, comodissime poltrone (forse troppo comode per un teatro) e soprattutto due gallerie che lo portano a contenere, credo, almeno 1.500 persone o forse più. Un sipario a semisfera dall’alto ed uno piatto dietro blu bellissimo sono i primi a vista ma hanno la possibilità di calare uno schermo enorme ed un sipario semirigido trasparente, tantissimi fari rotanti, r a g g i l a s e r e d un’organizzazione perfetta lo rendono un vero gioiello. E

mentre stiamo ammirando questo splendore ecco che si abbassano le luci e cambia la musica di sottofondo, una musica che ripetuta ogni sera ci fa capire che accompagna l’entrata di Stefano il direttore di crociera che presenta lo spettacolo

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della serata, direttamente dallo ZELIG CIRCUS ecco MIDENA e PACTON in “Siamo costretti” una simpatica parodia del tizio che praticamente fa quello che vuole; nella seconda parte la coppia esegue un’altra parodia di una classica situazione tra padre e figlio dove un padre despota blocca psicologicamente il bambino fin quando questo si libera, ma per poi ritornare nuovamente succube, un po’ proprio come in casa mia, dominatore assoluto! Terminato lo spettacolo iniziato un po’ in sordina ma finito alla grande, ecco che tutti ci accorgiamo dell’ora avanzata e dei morsi della fame ed un lungo serpentone inizia a dirigersi verso la Sala Ristorante VESTA al Ponte 4 e noi abbiamo


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cena per il secondo turno, grande bidonata perché inizi a mangiare alle 22.00 e termini ogni volta alle 23.00 - 23.30 e non ti resta nulla per la serata mentre cenando alle 19.30 termini per le 21.30, ora d’inizio dello spettacolo, ed alle 22.30 hai una sera libera mentre gli altri fessi sono ad ingozzarsi ad ore impossibili, e poi chi cazzo digerisce a quell’ora? Saliamo su, essendo il ristorante su due piani ed ormai in piena navigazione, ceniamo, ed al tavolo chi ritroviamo? La coppia di veneti con lui incazzato nero perché oltre alle camere, tutte e 8 le coppie le hanno sparpagliate in tavoli diversi. “Ora faccio casino veramente” apostrofa ed io mangio tranquillo, con uno furioso vicino ti senti più rilassato ed inizio con l’Antipasto Costa Serena (prosciutto crudo, mele a strisce, patè), salto il primo e mi servono per secondo Galletto Amburghese con riso grezzo e come dessert ge-

Ecco la nostra sala da pranzo Vesta e il tavolo 1


Domenica 19 Agosto 2007

lato al limone e arancio. Seguo la Renza che prende il menù consigliato dalla casa con patè di Salmone, un secondo speciale e poi Babà; assecondando il vicino veniamo a scoprire che lavora per Andreola, il cugino di Renza e non sembrava molto contento per il fatto che, dice lui, deve ancora prendere dei soldi per lavori eseguiti in precedenza, perché il mio vicino, lavora nel campo del restauro di opere in muratura di valore, di concerto con le Belle Arti. Ci accomiatiamo ed andiamo a dormire alle 23.50 sfiniti ma ricchi di considerazioni da fare: siamo a bordo in alto mare e sembra di essere a casa, siamo

diretti verso uno dei posti più affascinanti del mondo su una nave da crociera all’avanguardia, varata a fine Maggio 2007, ricchissima, dove puoi mangiare tutto ciò che vuoi dalle 7.00 del mattino fino a tarda ora però l’unica cosa che puoi bere è acqua liscia con aggiunta di ghiaccio, oppure caffè normale o decaffeinato, o caffè d’orzo o latte caldo o freddo altrimenti se vuoi acqua gassata, vino, birra o liquori te li devi pagare profumatamente e noi così per €. 23,90 nel pomeriggio abbiamo acquistato un abbonamento a 13 bottiglie d’acqua che non sono neppure da litro, ricevendone un opu-

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scolo con 13 tagliandi staccabili che molto vergognosamente devi consegnare ai camerieri ogni volta che decidi di ordinarne una. Il bagno è piccolo ma super accessoriato e stranamente il foro di scarico del water è molto piccolo quindi bisogna moderarsi nella … spremitura. Domani mattina si arriva a Bari e quindi non voglio perdermi lo spettacolo del primo attracco della mia vita e si va a dormire sentendosi un pochino osservati dai personaggi dei quadri che adornano le pareti, si perché qui tutto è mitologico, Giove, Prometeo, Vesta, Urano, e speriamo che gli dei dell’Olimpo ci lascino dor-


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lunedì 13 Agosto 2007

La cabina 1453

Siccome oggi la nave arriverà a Bari verso le 11.00 dedichiamo la mattinata alla scoperta della cabina e dei vari ponti che ieri la premura ci ha impedito di visitare. Una piacevole scoperta è stata la TV a circuito chiuso dove trasmettono in continuazione le comunicazioni del Direttore di Crociera, inoltre, e questo credo sia un accorgimento simpatico per venire incontro a coloro che hanno una cabina senza oblò, c’è un canale dove due telecamere inquadrano il mare a prua ed a poppa così si possono ve-

dere 24 ore su 24 le condizioni atmosferiche con un’alternanza di pochi secondi; poi un altro canale trasmette, alternando anche qui di circa 10 secondi, l’immagine del punto nave in tempo reale cioè un cerchietto pulsante ti fa vedere dov’è la nave su tre cartine geografiche a diverso ingrandimento compresa una riga rossa della rotta giornaliera; un altro canale trasmette la velocità della nave, la temperatura esterna, la latitudine e la longitudine, la velocità e la direzione del vento, tutto rigorosamente in tempo reale.

Naturalmente se vuoi vedere i 3 canali nazionali ed i 3 canali Mediaset lo puoi fare gratuitamente ma se vuoi accedere a film normali o sexy devi pagare. Con il telecomando puoi inoltre, digitando sull’apposito menù, vedere il credito che ti rimane sulla tua scheda personale, oppure puoi vedere un filmato che ti pubblicizza le escursioni future così puoi scegliere quella che più ti interessa, soprattutto economicamente; veramente un comodo servizio interno. Curiosando ulteriormente troviamo la Cassa-


Domenica 19 Agosto 2007

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forte incastrata nella parete dentro ad un armadietto posto sotto la TV e che si apre solamente con il badge che è stato usato per chiuderla altrimenti niente da fare; sotto c’è un piccolo frigorifero che abbiamo trovato chiuso, tanto è meglio non toccarlo perché è peggio della porta di casa di Re Mida, qualunque cosa tocchi è costosissima e non chiediamo di aprirla. Piccolo problema, ma non per questo meno importante, è il bocchettone dell’aria condizionata proprio sopra alla mia parte del letto matrimoniale che nottetempo (ma anche giornotempo) emana un piacevolissimo ma pericolosissimo fresco condizionato che ti stronca la carriera se non inter-

La cabina a Venezia

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vieni con l’astuzia tipica del sottoscritto, e riesco così a salvaguardarmi la pelle fasciando-

lo quotidianamente con un piccolo asciugamano che allontana il getto dalla mia preziosa nuca.


Domenica 19 Agosto 2007 Come dicevo, stamane sveglia alle ore 9.30 e poi via di corsa al Prometeo per la colazione alle ore 9.58 pochi secondi prima della chiusura; caffè decaffeinato con latte freddo (il caffè è servito in termos enormi a temperature esagerate) e fette di pane con burro e marmellata, sono squisite se gustate rimirando Bari che si avvicina piano piano. Noi qui non abbiamo acquistato il giro della città perché si è pensato di farcelo per conto nostro lì vicino al porto; e così scendiamo con il rito di sicurezza che ogni volta che scendi dalla nave una hostess ti chiede il badge, lo inserisce in una fenditura computerizzata e

L’attracco a Bari

così il controllo di chi scende e

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di chi rientra è totale e sicuro.


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Bari - sul lungomare

Si scende con l’orologio alla mano perchÊ il tempo di approdo è veramente poco, 2 ore e mezza, e immediatamente ci dirigiamo a caso verso la spianata assolata; facciamo poche centinaia di metri ed ecco i pullman fermi con i passeggeri, tutti della Costa Crociere, che si stanno dirigendo sotto un ponte, passato il quale incombe la visione di una bianca cattedrale: San Nicola. Qui per andarsi a fare un giretto in corriera e tornare vicino alla nave ci abbiamo messo venti minuti gratis, gli altri ci hanno lasciato oltre ₏. 27,00 e siamo tutti insieme dentro alla chiesa; entriamo a rinfrescarci e subito noto

alcuni uomini vestiti con abiti da avvocato ed ho giusto pen-

San Nicola - Altare

sato alla setta, ma quando sono uscito fuori ed ho visto una


Domenica 19 Agosto 2007 splendida Mercedes familiare funebre ne ho capito immediatamente la funzione. Scendiamo nella cripta e pensiamo a quanto ci diceva Vincenzo da Bari che ai funerali pagano delle donne appositamente per piangere e disperarsi, risaliamo subito e ce ne usciamo con attenzione perché abbiamo calcolato il tempo che occorre per tornare alla nave, dunque quando tornano loro torniamo anche noi. Ci incamminiamo tutti insieme verso il centro città ma subito ecco nella prima viuzza due o tre negozi di souvenir apposta per i turisti gonzi e subito noto un cappello bianco con banda nera identico a quello della copertina del CD di De Gregori, chiedo il prezzo velocemente perché la Renza mi ci ha già lasciato e me lo mette solo €. 7,00 un vero affare, lo acquisto immediatamente e chiamo l’incazzata per vedere se caso mai ci fosse qualche occasione anche per lei, ma oramai si è allontanata quanto basta per non sentirla più. Mentre borbotto tra me e me incazzato perché sta donna riesce sempre a farmi imbestialire mi transita davanti su un motorino, tranquillo e beato, un tizio senza casco, con sul pianale sdraiato un cane beige enorme e naturalmente mentre sta parlando al cellulare, da noi ti sbattevano dentro senza nemmeno chiedere che tempo fa! Mi riprendo dalla rabbia di non essere riuscito ad immortalarlo con le 3 possibilità che avevo (Macchina fotografica, Telecamera, fotocellulare) e torno a cercare la Renza, la trovo più avanti indispettita del mio ritardo e non le do un calcio nel

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sedere giusto perché ho le infradito e mi stroscio un altro dito dei piedi e così riprendiamo l’escursione passando davanti a quei pochi negozi quando transitano due tipi straordinari, uno bianco ed uno nero; quello di colore con un’aria giuliva poco rassicurante punta un barese in piedi, appoggiato allo stipite della porta, e lo apostrofa con un “ciaaaoooo” e tira dritto. L’uomo San Nicola - spina della corona di Gesù sull’uscio abbassa la testa e lo segue con lo sguardavanti a negozi ma alle 13.30 do da sopra gli occhiali, poi bisogna essere tutti a bordo e guarda me: ci siamo capiti imsono le 12.30; schiviamo il mediatamente. Il dramma è che mercato coperto ed entriamo in nei giorni seguenti, i due ce li un negozio di scarpe in chiususiamo ritrovati a bordo!! Ragra dove una paziente ragazza giungo dunque la belva e proseguiaSan Nicola mo cercando di comperare un paio di scarpe a testa, avendo saputo che le future escursioni necessitano di robuste scarpe comode e noi abbiamo solo infradito, espadrille e scarpe di lusso; non le perdonerò mai di avere insultato i miei gusti cromatici relativi alle scarpe che compero e così non mi ha portato niente. Vedendo che l’ora incalza proviamo a passare


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inizia a tirare fuori scarpe per la Renza. Ne riusciamo a trovare giusto giusto due niente male e ci lasciamo €. 98,00 in contanti, si in contanti perché poco prima al Bancomat sul porto ho avuto il coraggio di prelevare dal Bancomat locale, speriamo bene. Risaliamo a bordo con una coda micidiale, solito controllo del badge per vedere se siamo rientrati tutti e ci precipitiamo al Lido Urano e prendiamo subito un piatto di Macedonia di frutta Renza ed io inizio con patatine ed Amburger, ben sapendo che ben presto ci sarà coda perché stanno imbarcando circa 1.000 passeggeri. Ci spostiamo nel Lido Prometeo in un marasma indescrivibile di gente comunque nella calca riesco a brandire un piatto di penne, 3 polpette, Pizza, formaggio grana a scaglie e la Renza agguanta Riso giallo, 3 pizze, formaggio e pesce; a dirla così sembrerebbe una porzione normale, ma era tutto enorme, avevamo tutti paura di morire di fame e di stenti e così passavano vassoi a 3 o 4 piani, bistecche su pane, su formaggi, pastasciutta sdraiata nei vassoi senza nep-

Istanbul Istanbul

Lido Urano

pure metterla in un piatto, se ci fosse stato un maiale si girava dall’altra parte dalla nausea. Questo sistema ha molto spreco ma in pochi minuti mangi di tutto, innaffiato con acqua e ghiaccio perché una bottiglia da 75cc di acqua minerale, che pare te la tirino fuori dal buco del sedere tanto è cara, costa €. 2,50 cad. Soddisfatti, completamente satolli e con la nave che salpa, decidiamo di dedicarci al più delizioso ozio, quello solare

e recuperiamo due asciugamani azzurri, due sdraio e tanta voglia di non fare un cazzo di niente; mi sdraio ed ecco che neanche dieci minuti dopo lanciano un primo avvertimento che alle ore 16.00 esatte verrà effettuata un’Esercitazione di Emergenza con tanto salvagente e sette colpi di sirena. Con il risultato che potete vedere qui sotto (grandi espressioni di soddisfazione) ci tocca andare tutti in cabina, imbracarsi il


Domenica 19 Agosto 2007 salvagente dal collo in giù e con flemma paradossale prendiamo la scaletta che ci porta al punto di riunione, muniti di fischietti, pile che non riesco ad accendere, terrificante etichetta trasparente dove infilare il badge in caso di naufragio (ma a che serve, al riconoscimento del cadavere?) e tra spaventi di ritorsioni e timore di essere infilati nelle anguste scialuppe ci scattano delle foto ignobili che poi riproporranno stampate al fine di farcele comperare, ma siamo rimasti talmente bene che le abbiamo lasciate là a divertire quelli che le vedevano. Terminata la penosa manifestazione (se affondasse davvero non ne salviamo nemmeno uno) rientriamo in cabina e la

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L’autoscatto

Renza viene colta da uno stimolo irrefrenabile e si chiude

nel cesso; come già accennato il foro del water è ristretto e

Cabina 1453


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così quando è toccato a me lo scarico, la tazza era completamente intasata; non siamo mai riusciti a capire come sia successo ma l’idraulico in seguito ci ha spiegato che i gabinetti hanno lo scarico collegato due a due e così praticamente da noi è salito anche il letame del vicino perché è il suo lo scarico che si è otturato. Rincuorato così dal tecnico che le evacuazioni della consorte sono perfettamente nella norma scendiamo nella Discoteca a caricare il Badge con un assegno di €. 600,00 e siccome manca il collegamento con la terra con la Banca, veniamo accompagnati in un locale di servizio e lì l’addetta si accorge che incredibilmente ha smarrito

Istanbul Istanbul

l’assegno. Di 3.500 passeggeri possibile che l’unico coglione sono sempre io? Dapprima mi dicono di cercare per vedere se l’avessimo ancora con noi ma per fortuna la Renza si ricordava benissimo che l’aveva preso la ragazza e dopo ricerche a ritroso nella Discoteca fortunatamente lo ritrova; si scusano e sistemiamo la faccenda ed ora sono a posto. Rientriamo in Cabina che il gabinetto è perfettamente a posto e siamo giusto in tempo per cambiarci e salire al Teatro Giove dove si sta per esibire una bravissima cantante di colore, KEENIATTA. Terminato lo spettacolo ricco di luci cangianti, fari, musica usciamo a passeggiare sul ponte che fuori è ormai notte

(come da fot a lato) e diamo un colpo di telefono a Paolo che ci dice che è appena arrivato a Genova. Arriviamo a cena e troviamo due nuovi vicini di tavolo saliti a Bari ma abitano a Genova Voltri (lei fa l’ostetrica ad Alessandria, lui ha qualche impresa) e noi ci stringiamo allora alla vetrata e ceniamo con antipasto di Mozzarella di Bufala e prosciutto crudo, linguine agli scampi, agnello alle spezie con riso e poi un gelato alla nocciola ed un sorbetto alla banana e pistacchio alla sambuca. Alle 23.00 festa sul ponte 9 e poi Gelato flambè con ananas e caramello nella Sala Gemini al 5 ponte poi a dormire che siamo quasi in Grecia e l’orologio ora va messo 1 ora


Domenica 19 Agosto 2007

La calda notte sul Ponte pi첫 alto della nave

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Istanbul Istanbul

martedì 14 Agosto 2007 Mi sveglio con la luce del sole che entra dall’oblò (e pensare che c’è chi dice che pagare per avere l’oblò in camera siamo soldi spesi male) mentre

mente stiamo arrivando in porto e stanno iniziando le manovre di attracco. Lo spettacolo dall’oblò è tutto particolare perché Katakolon è un porto

hanno prenotato la visita ad Olimpia, la storica città greca sede delle antiche olimpiadi, mentre noi non siamo riusciti in quanto non c’era più posto e

nato probabilmente solamente a scopi turistici, infatti è nuovissimo e le poche case che si affacciano sul mare altro non sono che caratteristici negozi variopinti con predominanza di biancazzurro. Sulla banchina, una moltitudine di pullman schierati in perfetto ordine cardinale sono in attesa dello sbarco di migliaia di passeggeri che

così abbiamo deciso di farci una comoda e rilassante colazione a bordo e poi con calma scendiamo in città a vedere negozi e vetrine con la speranza di riuscire a raggiungere una spiaggia per fare un bagno greco. La nave ormai svuotata da bambini che gridano, che corrono disperati, di genitori che se ne fottono e li lasciano sbat-

La sabbia di Katakolon

sono dolcemente cullato dalla Costa Serena e tra me penso che saranno già le 8.30 - 9.00, accendo il televisore per guardare il canale dove trasmettono continuamente il punto nave e sono le 5.50, le 5.50?!? Deficiente, mi sono scordato che siamo un’ora avanti e non ho portato avanti le lancette, e così sono le ore 6.50 e pratica-


Domenica 19 Agosto 2007

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Negozi di Katakolon

tere per la gioia di che li ritrova nelle palle. Scendiamo tran-

quillamente senza calca, camminiamo felicemente sulla ban-

Katakolon - Porto

china e ci incamminiamo in paese, tra dehor improvvisati, donne che innaffiano per attenuare la calura, negozianti che aprono ed un buffo indigeno che vestito in perfetta tenuta tradizionale greca, si posiziona in un angolo di un caseggiato per farsi fotografare con turisti. Con Renza cerchiamo una spiaggia per il desiderato bagno greco ma la sabbia che troviamo è agghiacciante tanto che è sporca, piena di rumenta, di meduse morte e di piccole stelle marine e cosÏ dopo un breve tentativo di rinfresco agli arti inferiori torniamo sui nostri passi e decidiamo di comperare un souvenir della città; il solito


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dipinto del luogo non ci soddisfa perchĂŠ sono davvero brutti

Istanbul Istanbul

e cosĂŹ ci facciamo inchiappettare da un ricco negozio di cera-

mica artigianale ed acquistiamo due bellissimi piatti da â‚Ź. 39,00


Domenica 19 Agosto 2007 comat perché si pensava di comperare c h i s s à SCONTRINO FISCALE quanta roba ACQUISTO N. 2 BOTTIGLIE DI e poi ci reANICE chiamo come dicevasi in precedenza a comperare i piatti, e poi nel Hellenic Duty Free Shops (che sonorità poco greca vero? che ci prendano per il culo) in un negozio sul porto ricco di souvenire pesanti e bottiglie che se comperi poi ti il piccolo ed €. 52,00 quello confiscano entrando a bordo; grande ma ci mettono il tutto €. temendo prelievi coercitivi pro80,00. Faccio un prelievo di vo a fare mie due piccole bottidenaro contante dal locale Banglie (come da scontrino superiore) di un liquore caratteristico g r e c o all’anice, cavandoSCONTRINO mela con €. BANCOMAT 4,20. RisaKATAKOLON liamo a bordo e non mi dicono nulla e così mi pento di non aver preso quelle belle in confezione

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di alluminio. Calcolando che il mio orologio segna ancora l’ora italiana dunque significa che siamo un’ora avanti ed è bene risalire a bordo perché da

un momento all’altro dovrebbe arrivare un’orda bestiale di animali affamati insaziabili, con al seguito una infernale guarni-

gione di piccoli voraci dogberman sguinzagliati e dunque liberi di devastare tutto e tutti.

Passiamo il controllo interno della nave e nel monitor del tunnel a raggi x vedo il mio cellulare, la mia macchina fotografica, etc. tutto a colori ma


Istanbul Istanbul

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PIANTINA DELLA CITTA’ DI KATAKOLON E DI OLYMPIA


Domenica 19 Agosto 2007 due bottigliette. Risaliamo a bordo con Silva che molto cari-

namente ci chiama per farci gli auguri, perchÊ oggi è il nostro

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25° Anniversario di Matrimonio, insieme dal 14 agosto 1982

La splendida Renza


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ed ecco che riusciamo a trovare un paio di sdraio verdi e ci procuriamo due asciugamani azzurri ed abbandoniamo le membra su questo godimento; due secondi ed ecco che scoccano le ore 12.00 ed a me viene subito fame, così lasciando Renza a crogiolarsi al sole greco scendo dall’11° Ponte al ponte 9 e faccio il pieno di 6 wurstel di cui 2 ripieni di pancetta e sottiletta, patatine e 2 hamburger, macedonia di frutta con la gelatina rossa che aveva tanto incuriosito la mia consorte con tanta acqua e ghiaccio. Ho pure preso un gelato misto limone-fragola che mentre divoravo tutto il resto, si è delica-

Piazza di Katakolon

Istanbul Istanbul tamente liquefatto per formare una crema fredda sublime; a stomaco pieno e senza rompicoglioni intorno è un godimento unico, ma quanto può stare uno senza rompicoglioni?poco, veramente poco perché il rompicoglioni si annida ovunque, è camaleontico, si mimetizza in brava persona, in ragazza attraente, in vecchietta indifesa, basta romperti le balle fa qualunque cosa e stavolta si è travestito da carabiniere in vacanza. Succede che poco prima delle ore 13.00 dalla sirena della nave parta un fischio che mi trapana le orecchie e mi finisce nella vescica! Ci guardiamo intorno ed alla nostra destra

giace il carabiniere romano anche lui indispettito dal frastuono; il problema è che il fischio si ripete nuovamente e, siccome vediamo che la nave vicina sta partendo in retromarcia, tutti abbiamo, per uno straordinario effetto ottico, l’impressione che stia entrando in collisione con noi!! Partono altri sibili penetranti e tutti ora pensano al Titanic; la nave vicina sfila via tranquilla così tutti ci rilassiamo quando 3 fischi ravvicinati ci fanno nuovamente sussultare, allora si capisce che la faccenda si sta facendo seria ma nessuno ha ancora capito la vera causa e tutti temono un imminente incidente quando giun-


Domenica 19 Agosto 2007

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ge la notizia che qualche imbecille, dimentico che in Grecia l’orario è diverso, probabilmente sta comodamente passeggiando per la città mentre la

della sua vita, mi salva un’ennesima strombazzata della nave e da lì capisco che il posto che ho scelto per riposare è il 9 girone dell’inferno; un

affaccio dalla ringhiera e devo constatare che ha perfettamente ragione, ci siamo fermati e faccio notare all’indomito carabiniere che una lancia si è stacca-

nave deve partire rigorosamente alle ore 13.00. Sto cazzo di famiglia Paperis che l’altoparlante inizia a scandire la vediamo correre sul molo, dall’alto della nave li scorgiamo correre trafelati per raggiungerci, uno addirittura corre spingendo una carrozzina con un bambino dentro che si sta divertendo da morire! Caricati i Paperis tra gli applausi, insulti, dito medio alzato, eccetera, ci sdraiamo nuovamente a goderci il sole con il carabiniere che inizia a raccontarmi la storia

altro idiota manca all’appello accompagnato dalla moglie. Inutile dire che seguono altre innumerevoli strombazzate che si alternano alle memorie del carabiniere romano e tutti scrutiamo il molo per vedere gli altri due imbecilli correre, ma stavolta non c’è nessuno, questi sono proprio andati a farsi fottere! Alle ore 13.30 precise la nave si stacca dal molo e prende il largo, noi torniamo a sdraiarci sui caldi asciugamani quando la Renza mi dice che secondo lei la nave è ferma; mi

ta dal molo e sta portando a bordo i due deficienti che ci hanno fatto partire in ritardo; sperando che l’intero equipaggio si occupi della loro sodomizzazione torno ad ascoltare le imprese del milite ed alla fine scopro che pure lui ha il cellulare di servizio, lo usa ed è pure più economico del mio. Improvvisamente la sua femmina decide di spostarsi e così, a malincuore, la deve seguire con grande giovamento del mio apparato riproduttivo come pure delle mie beneamate orecchie


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iniziano finalmente a riposarsi ed a godersi la crociera in santa pace. Verso le 15.00 ci alziamo perchè siamo ormai circondati da tutti i più buzzurri della penisola, ed andiamo un po’ in giro per la nave su è giù con gli ascensori di cristallo; che bello scendere dalle nuvole dell’11° Piano e passare dietro al pianista e per finire al Ponte 2, curiosare tra le foto e guardare le facce terribili che nessuno avrà mai il coraggio di acquistare, fare un giro nella palestra puz-

Istanbul Istanbul Sala Prometeo, sfiorando isole dalle rocce a picco sul mare godendoci appieno queste stupende indimenticabili giornate. Questa nave ha veramente l’impossibile, oltre che negozi, 2 ristoranti enormi, piscine e idromassaggi, ha pure un toboga che non prendo perché mi vergogno e perché temo di non riuscire a fermarmi nel breve rettilineo finale; fuori davanti al maxischermo, dove peraltro è impossibile riuscire a prendere il sole in sdraio, in ore pre-

ze caraibiche per fare impazzire i bagnanti. Riprendiamo per l’ennesima volta ascensori di tutti i tipi, sbagliamo posto ed invece di essere in fondo alla nave siamo in cima e ci percorriamo tutto il corridoio di 200 metri e più per arrivare davanti alla nostra cabina dove vedo Francisco e, memore della bicchierata che avevano fatto a bordo appena partiti da Venezia e avendo notato dei bellissimi bicchieri variopinti con il marchio della Costa Crociere,

stabilite c’è animazione e coinvolgono i più tanardi in giochi demenziali ma che in crociera vanno sempre bene, fatti in casa sarebbero davvero da ricovero, pure il gatto si metterebbe due dita in gola, qui invece tutto va bene pur di divertirsi sempre; a volte si esibiscono gruppi musicali in sfrenate dan-

gli chiedo se riesce a procurarmene un paio. Entriamo e ci dobbiamo scegliere bene l’abito perché stasera c’è il Cocktail di Gala con il Comandante a Teatro Giove e successivamente la Cena di Gala al Vesta; la Renza tira fuori l’abito con lustrini e pajette ed io il completo che avevo messo

Katakolon

zolente di sudore dove i più stacanovisti si cimentano su pedane guardando il mare attraverso l’ampia vetrata della Prua. Arrivano le ore 17.00 e ci andiamo a gustare due soliti caffè decaffeinati dal termos per poi passare alle favolose prugne guardando l’azzurrissimo mar Egeo dalla


Domenica 19 Agosto 2007 Raffaella e Davide, con cravatta e scarpe beige. Entriamo a Teatro fotografati (qui ti fotografano qualunque cosa fai)

Cocktail di Gala

con il calice in mano e poi brindisi con il Comandante e tutto il suo stato maggiore e poi segue un coraggioso ballo sul

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palco e qui, indovinate chi si è inciampata sull’ultimo scalino della rampa? Ma certo, la prode Renza da Costarainera che se


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non la prendo in tempo mi entra sdraiata in scena e col mento mi raschia tutto il linoleum. Ci infiliamo al centro per evitare di essere riconosciuti avendo fatto ridere tutto il teatro per dieci minuti, io con i capelli bianchi e Renza con i capelli Biondi ma nonostante ciò con la telecamera sono riusciti a riprenderci; fortunatamente i valzer sono durati poco ma la cerimonia del brindisi, più il ballo e la minchiata della cena di gala ha fatto si che siamo andati a cenare dopo le ore 21.30 tutti tirati; il mio vicino di Bari è arrivato con un completo incredibile vistosissimo con particolari che facevano pendant con la moglie, i due siciliani (lui una canna vestita, lei carina ma con un corpo da foca monaca) elegantissimi pure loro ed io con sto cazzo di cravatta beige fosforescente che mi faceva sentire un paracarro in latteria. Devo riconoscere che mangio più volentieri con un paio di braghe corte che non agghindato a sta maniera, la Renza invece tutto in punta di coltello e forchetta; il barese prosciugava bottiglie di vino e noi, insieme ai siculi, acqua gasata a gogò con sta c a z z at a d e l c a rt on c i n o dell’acqua che mi faceva vergognare come una merda. Il bello è che quando ci siamo imbarcati a Venezia, tantissime belle fanciulle ti venivano intorno continuamente spacciando acqua, acqua e poi ancora acqua, manco fossimo partiti per il deserto e poi alla fine non è che risparmiassi un gran che

Istanbul Istanbul

Scontrino di €. 25,94 per acquisto bottiglie d’acqua

visto che per la cifra di €. 22,56 (più €. 3,38 di surcharge che devo sapere ancora adesso cosa sia) per un totale di €. 25,94 abbiamo comperato 13 bottiglie di acqua minerale gassata naturale Sangemini da l. 0,75 neanche un litro che tradotto in lire fa £. 5.150 al litro che la danno ai bambini, perché quelli non hanno la dialettica per lamentarsi e mandarli affanculo. Tornando alla cena di gala, vestiti come pagliacci, si perché il camionista puoi vestirlo di lamine d’oro ma sempre camionista resta, iniziamo con un antipasto di Gamberi, poi io aggredisco una ottima zuppa d’Aragosta per poi coricarci entrambi su due piatti di Linguine

all’Astice, ci tuffiamo su una splendida Tagliata di Manzo io e nel Salmone crudo Renza noncuranti della mancanza di vino bianco e mentre io mi gusto un sublime dessert all’Amaretto e Zabaione trovo la Renza stravaccata nel sorbetto al limone delicatamente fuori temperatura. Terminata la sfilata delle dame che cercano di essere l’una più bella dell’altra andiamo finalmente a Teatro e sono già le 23.30 a vedere il Big Band Show; tra un ruttino ed una velenosissima fucilata silente da stomaco carico, illuminati da luci sfolgoranti, suoni e speranza di essere scelti a fare i coglioni sul palco, decidiamo di andare a dormire ma ad un tratto ecco il Veneto tutto agitato che sta girando la nave in cerca della moglie; sto coglionazzo è andato a dire alla consorte che è andato a farsi un giretto in Brasile con amici ed ora ha paura che la moglie gli renda il favore facendosi strombazzare da qualcuno e probabilmente la cosa lo sta rendendo molto nervoso e così si è messo a fare il guardiano. E’ ormai l’1.36 ora greca (00.36 ora italica ma comunque siamo nel ferragosto astronomico) e decidiamo di guadagnare la 1453 per il meritato riposo ma non prima di aver compilato il cartellino della colazione in camera; riposerò tranquillo io stanotte, ma il Veneto no, ha la coscienza troppo sporca e teme che la moglie gliela lavi a sua insaputa e si metta a suona-


Domenica 19 Agosto 2007

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mercoledĂŹ 15 Agosto 2007

Izmir - Efeso


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Istanbul Istanbul

Sento bussare alla porta, guardo l’ora e sono le 5.39 MINKIA! ma poi mi sovviene che sono le 6.39, ma anche alle ore 6.39 che cazzo faccio sveglio io che avevo chiesto la colazione dalle 7.00 alle 7.30? Ribussano ed allora correndo di

perta e due occhi da cefalo bollito posizionato davanti allo specchio che impassibile ti rimanda la facciaccia da tonno che ti ritrovi alle 6.40 di mattina, proprio un sesso da paura. Passata la triste sensazione di essere un essere essenzialmente

volta sul mare ma che i detriti trasportati dal vicino fiume hanno retrocesso in terraferma (è però sparito anche il fiume) che dista circa 30 minuti di pullman da Izmir o Smirne che dir si voglia. La gita pagata anticipatamente €. 56,00 a testa è

qua e di là alla ricerca di un paio di pantaloni o indumento intimo (in cabina l’uomo per legge deve stare nudo) vado ad aprire ed una signorina entra e mette il vassoio sul tavolino ed esce velocemente; che bella la colazione in cabina, palle e tette all’aria, mangi e bevi, ma l’unica fregatura te la ritrovi di fronte, immobile, che ti guarda e tu rimani paralizzato! Un deficiente mezzo nudo con una brioches in mano, la bocca a-

inutile, ritorno con lo sguardo sul vassoio ricco di tutto quello che hai paura che avresti sbagliato non prendendolo, e conto 2 cappuccini, 2 caffè decaffeinati, 2 bicchieri di latte caldo, 1 brioches (perché un’altra l’ho in mano), 3 croissant, 1 fagottino al cioccolato, burro e marmellata da spalmare su qualcosa, proprio da strafocarsi. Questa volta abbiamo acquistato la visita guidata a Efeso (o Efes o Ephesus) antichissima città una

compresa di entrata ai ruderi, trasporto in torpedone con guida in lingua italiana e caldo a tonnellate. Ma non precipitiamo le cose, sempre nudo basculante per la camera, sazio e con il vassoio mezzo pieno, mi affaccio all’oblò e mi godo le coste della Turchia in questa incantevole alba sul Mar Egeo, alla faccia di quelli che dicono che avere acquistato la crociera con questo geometrico accessorio sia superfluo; guardiamo


Domenica 19 Agosto 2007 incantati i palazzi aggrappati alla collina, i primi minareti di questa modernissima città con oltre 3.500.000 abitanti (la ter-

abbarbicati ai pendii e la curiosità dei minareti attracchiamo alle 7.30 ora locale mentre sulla carta avremmo dovuto arri-

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casa, materassi, panche, cassetti, ora è toccato a me! Con la coda in mezzo al sedere mi metto ad aprire tutti i tiretti,

Alba ad Izmir

za in grandezza della Turchia) e una cosa che mi colpisce è l’orgoglio turco, definizione indicativa per motivare la moltitudine di bandiere turche che si vedono garrire al vento di mare del mitico mar di Marmara; per gli amanti della statistica la Turchia è l’unica nazione al mondo ad avere un Mare tutto suo, il mar di Marmara appunto. Un’enorme vessillo con mezzaluna e stella su sfondo rosso sventola all’imbocco del porto dell’antica Smirne e tra questa strana edilizia urbana di palazzi di almeno dieci piani

vare alle 8.30; avendo lasciato a casa la Carta d’Identità è di rigore avere almeno il Passaporto che dovrebbe essere nella cassaforte, ma non c’è, oppure nel cassetto, ma non c’è, ma forse è nel marsupio che avevo ieri, ma nemmeno lì c’è, ma allora dove cazzo è ? HO PERSO IL PASSAPORTO!! Io, che non perdo mai niente, che ogni volta che perdo qualcosa è colpa di Renza, io che ho smarrito il passaporto in un locale grande poco più di 15 mq, non è possibile; di solito è lo scafandro che ci obbliga a rivoltare

svuoto valigia e borsoni, ma niente ed intanto il tempo passa e se non trovo in tempo sto cazzo di documento rischiamo di rimanere a terra dopo aver pagato profumatamente ed in anticipo €. 56,00 a testa. Con i capelli tirati tutti indietro dagli urli vendicativi della tigerRenza, con le orecchie tese all’indietro dall’umiliazione continuo a pensare e cercare, cercare e pensare quando alla tigna va l’occhio sulla tasca sinistra laterale dei miei calzoni bermuda alla marinara e nota un santo rigonfiamento: ecco


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dove si è andato a infilare sto stronzo di pezzo di carta. Non sto nemmeno a palesare quanto veleno la femmina ha inoculato nelle mie sfortunate orecchie, colpevoli solamente di essere attaccate ai lati della mia povera canuta testa, e l’ho dovuta lasciare fare, dopo anni di torti e di angherie per una volta ha tristemente avuto ragione ed io, da vero sant’uomo l’ho lasciata sfogare. Riprese in mano con energia le redini della famiglia, ho fatto cessare le lamentele che iniziavano ad esagerare e ad esasperare il mio carattere allegro e gioviale, ed allora con un deciso: “Tanto qui comando io e tu sei succube!” ho ottenuto lo stesso effetto che ha una carica di tritolo all’imboccatura di un pozzo di petrolio che ha

Istanbul Istanbul preso fuoco; tornata la calma e sedate le minacce di faida, brandendo lo sciagurato passa-

ni, acque, documenti, marsupio, telecamera, fotocamera e sudore devo ora recarmi sul

porto siamo usciti dalla cabina per recarci velocemente al Ponte 3 nel Teatro Giove. Transitando davanti all’entrata del teatro, subdolamente i gestori dell’acqua hanno piazzato una venditrice orientale di bottiglie da 1/2 litro di acqua gassata Ferrarelle (quel brodino di prima) e le piazzano ad €. 1,50 cad. e la Renza ossessionata dalla paura di morire rattrappita dall’arsura, me ne fa comperare 3; carico come un mulo di zai-

palco a ritirare un numero che mi devo appiccicare sulla maglia (la Renza pure) che coincide con il numero del Bus che ci accompagnerà ad Efeso per l’escursione e mi danno due n. 27 (uno appunto anche per la Renza) e poi ci fanno sedere ed attendere la chiamata. Uno speaker brunito, con la voce scoglionata di chi per mestiere deve radunare quotidianamente migliaia di caproni, chiama i numeri ed ecco colonne di umani che si alzano e vanno all’uscita quando finalmente tocca a noi (belin il 27 è più al fondo che all’inizio), ci alziamo ed andiamo alla porta di sbarco e qui, oltre a farci timbrare il solito badge, ci consegnano una Carta di Permesso che è un modulo di immigrazione provvisorio da consegnare appena tornati a bordo. Sbarchiamo per la prima volta in suolo turco e, per me, è una grande emozione, scendere su una terra lontana migliaia di chilometri dalla mia Imperia,


Domenica 19 Agosto 2007 nella patria dei bizantini, dei venditori di kebab, dei grandi

fumatori, delle moschee, dei proverbi famosi (mamma li tur-

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chi, etc); per entrambi è stata davvero una forte emozione.

Nebil il nostro cicerone


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Istanbul Istanbul

Izmir

Passiamo dentro ad una stanza enorme completamente deserta e spoglia, sotto gli occhi di un paio di pigri gendarmi turchi, per uscire in un grande piazzale dove ci attendono tanti pullman schierati in perfetto ordine numerico; e qui facciamo la conoscenza di Nebil, un pacato e canuto istruttore turco con codino, che parla molto bene l’italiano, dotato di un fascino particolare, quando parla o ha gli occhi chiusi o guarda da un’altra parte, se ti fissa sembra che ti penetra dentro. Se fossimo più veloci riusciremmo anche a prendere i posti davanti, ma essendo molli come la lingua di una lumaca è già un mi-

racolo che non finiamo in fondo al veicolo, ci sistemiamo così nel “centro-sinistra” lasciando il privilegio del finestrino al cameraman ufficiale di famiglia, la Renza; Nebil ha la sventurata idea di iniziare la lunga elucubrazione sul significato del suo nome in italiano per terminare con “… praticamente in italiano significa Nobile!” al che, e non si può dire che in giro per il mondo non esistano gli zoticoni, un passeggero scoppia a ridere chiaramente alludendo alla battuta. Con flemma Nebil continua come se niente fosse accaduto e parla della storia della Turchia partendo molto da lontano, da

Bisanzio a Roma, passando per gli elleni, etc. Mi guardo attorno e c’è chi dorme, chi sonnecchia perché, benché siano le ore 9.00, ha fatto una colazione ciclopica e digerisce di continuo come un trogolo, mentre a me piace guardare fuori dal finestrino per vedere come sono i turchi e le loro città; già una cosa che mi colpisce parecchio è che tutti i semafori hanno abbandonato le vecchie lampadine, ed i tre colori fondamentali sono a LED, inoltre i semafori posizionati nel centro città, dispongono di un display con un conteggio alla rovescia indicante la durata di ciascun colore. Inizia a fare caldo e per fortuna


Domenica 19 Agosto 2007 ogni posto è fornito di aria condizionata altrimenti sarebbe impossibile stare in questa sorta di scatolone sotto il sole cocente. Mi piace guardare e fotografare gli incroci per vedere le insegne turche e scoprire che i cartelli indicanti l’autostrada sono bianchi e verdi, identici ai nostri, come pure le righe a pavimento, sembra di essere in Italia. Vedere potenti simboli occidentali come la Shell o come l’IKEA non è un caso, la Turchia è un paese molto vicino all’occidente e lo stesso Ataturk temeva in egual modo il Comunismo e l’integralismo islamico, ed ha così creato una sorta di stato cuscinetto tra o-

Periferia di Izmir

riente ed

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Istanbul Istanbul

Cartina Costa di Izmir


Domenica 19 Agosto 2007 riente ed occidente. Il suolo che stiamo sfiorando un tempo era

un fiume che si è collassato con i detriti che trasportava a valle

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e da Efeso si poteva vedere il mare, ora è una grande vallata


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attraversata dall’autostrada. Per noi croceristi Smirne equivale a

Biblioteca di Efeso

Istanbul Istanbul Efeso in quanto siamo sbarcati alle ore 9.00 ed alle 15.00 giĂ  si

riparte per Istanbul e non abbiamo visto altro che strada e


questo splendido sito archeolo-

gico da â‚Ź. 112,00. Con la voce

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di Nebil ripercorriamo la storia

Biblioteca di Celso

Domenica 19 Agosto 2007


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Istanbul Istanbul

romana tra simboli della cristianità, marmi e scritte latine di quella che è considerata una delle Sette Meraviglie del mondo antico ed Efeso è stata la

persone che preme all’ingresso degli scavi, ci viene consegnato un biglietto a testa ed entriamo da una sbarra girevole e seguiamo Nebil che astutamente pre-

tutti i particolari anche i più nascosti e ce li fa notare ponendoceli sotto forma di quesiti: “Cosa notate di particolare in questo basamento di marmo?”

seconda più grande città dell’Impero Romano. Nebil, sul pullman si sbizzarriva a fare domande curiose tra le quali quante mogli può avere un turco, e tutti 4, 5, 6, chi addirittura 7 ed io dissi una, lui mi guardò e prese in considerazione la mia risposta e quella di chi aveva detto 4, la risposta esatta era che il turco può avere una sola moglie, i musulmani ne possono avere 4 e loro sono diversi dagli integralisti islamici e ci tengono a farlo sapere. Scendiamo tra una moltitudine di

cede i suoi colleghi sistemandosi sempre all’ombra perché al sole saranno oltre 40°; i ruderi dapprima sono un poco noiosi da capire perché c’è rimasto poco degli antichi edifici, ma man mano che si va verso il basso l’interesse aumenta sino ad attraversare la via del Marmo che ci porta alla imponente Biblioteca di Celso ricostruita da un gruppo di archeologi austriaci di Vienna; Nebil ci racconta come da ragazzo venisse qui a giocare con gli amici e conosce molto bene

Io la guardo bene e, privilegiato dalla posizione molto laterale, mi accorgo che la scrittura è incisa su un marmo leggermente concavo, glielo dico e lui mi punta, viene verso di me e mi stringe la mano: “Complimenti, lei è il primo che si è accorto di questo particolare”. Tutto inorgoglito dall’alone di genialità che Nebil mi ha creato attorno, continuo la perlustrazione guardando la Renza dall’alto in basso, cosa che a lei dà molto fastidio e a me fa molto piacere; entriamo dentro alla libreria e


Domenica 19 Agosto 2007 qui ci sediamo all’ombra ed io mi accorgo che non ho bevuto

nulla e non ho nemmeno sete; ad un tratto siamo alle solite, la

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Renza inizia nuovamente ad avere premura e mi ci lascia


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letteralmente, dopo la foto dall’arco se ne va con la truppa

Istanbul Istanbul numero 27. Io credo che stia scherzando e continuo la mia

visita al sito e mi vado a vedere il teatro da 24.000 posti


Mi infilo nel teatro, salgo per gli enormi scaloni e mi godo lo

spettacolo immaginando antiche rappresentazioni popolari

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di chi sa quale commedia od opera, senza microfoni e senza

Via Arcadica con Teatro

Domenica 19 Agosto 2007


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Istanbul Istanbul

Teatro - ingresso attori

luci e riflettori, quindi o si esibivano di giorno oppure alla luce di antiche torce o di chissà quale altro marchingegno luminoso. Esco dal teatro dal tunnel che veniva utilizzato dagli antichi attori per entrare in scena e dentro nell’oscurità mi si presenta davanti un tipo piccoletto che sottovoce mi dice se voglio acquistare antiche monete, con un fare leggermente napoletan e g gi a n t e ; s u b o d o r a n d o l’ennesima inculata rifiuto immediatamente allontanandomi ma non prima di aver scattato le foto che vedete in questa pagina. Riuscire a scattare fotografie senza nessun turista inquadrato è impossibile, c’è sempre un coglione che ti si piazza davanti nelle posizioni

più demenziali possibili. Ormai abbandonato dalla truppa 27 e dalla moglie pruriginosa mi incammino per l’assolata Via Arcadica non sapendo assolutamente dove trovasi l’uscita, chiedo a due vecchiette titubanti ma si guardano a vicenda e ce le lascio perché di sorda ne conosco già una e mi basta, proseguo finchè incrocio una radura di pini ed inizio lentamente ad arrancare sperando che la via maestra sia questa nonostante il vialone prosegua all’infinito. Mi fermo nuovamente a meditare ed a respirare quest’aria misteriosa che ha baciato tante civiltà diverse e mentre immagino cospirazioni e prostitu-

te, ecco transitare un convoglio di turisti; immaginando segua-

no un percorso logico, inizio a


seguirli e dopo pochi metri ecco i cessi pubblici a pagamen-

to, sbarre e negozi e lĂŹ, girovagante per le tendopoli, ecco la

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Renza che appena mi scorge mi si precipita incontro nera come La moltitudine di turisti

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la pece. Mentre ritrovo la belva ecco salire Nebil che ci esorta a fare in fretta ma in questa moltitudine di venditori di monete antiche, libri, foto, abiti, gioielli, bibite a prezzi stracciati (6 bottiglie d’acqua fresca €. 0,60, da entrare in nave sparando raffiche di mitra a casaccio) volete che la Renza nella frenesia di procurarsi un ricordino non riesca a farsi inchiappettare? Ed eccoci allora davanti ad una vetrina di gioielli con forte predominanza di Turchese e prende un anello con pietra da €. 50 e lo paghiamo €. 40,00 contrattando alla meglio vista la premura che ci ritroviamo; ci infila tutto in una scatoletta e partiamo alla ricerca del pullman; cazzarola è proprio in fondo alla piazza. Risaliamo rigodendoci la fresca aria dei bocchettoni condizionati e si riparate per percorrere nuovamente i Km. 75 dell’andata. Più riflessivo che all’andata osservo che il territorio è povero di alberi e la vegetazione è piuttosto bassa, trovare alberi di oltre due metri è raro, scarseggia l’erba e si vede molta terra e sassi; capre, cavalli e tante bandiere turche, alcune case coloniche come cinta hanno mura alte 3 metri. Dall’autostrada facciamo ritorno a Smirne e Nebil, stanco di parlare al nulla e visto che sono le 13.00, si avvicina a me e parliamo un poco del più e del meno e, avendolo sentito di sfuggita parlare del suo hobby di scrivere

Istanbul Istanbul

Interno della Biblioteca

poesie, gli chiedo se ne ha mai pubblicate, mi dice che le ha lì ma non ha mai avuto il coraggio di farlo; allora ho cercato di spronarlo a ricordandogli quanto ancora può tenere per se queste cose, rischiando magari un giorno pentirsi di non averlo fatto: ci siamo lasciati con la promessa che avrebbe cercato un editore e l’ho visto deciso e risoluto, convinto di riuscire: chissà, se ho creato un altro mostro. L’autista ci riporta all’imbarco ed io avevo stretti

in pugno €. 5,00 di carta da dare brevimano a Nebil quando noto un cestino con cartello “Offerta per l’autista” : “ O F F E R T A P E R L’AUTISTA?” al limite per il nostro cordiale cicerone e così siamo scesi ma di Nebil nemmeno l’ombra era sparito e così sono risalito a bordo con ancora stretti in mano i miei €. 5,00 tutti accartocciati. Saliamo in cabina e ci diamo una doverosa rinfrescata e poi di corsa al buffet per pranzare ed è la soli-


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dolciastre e dure, riso con i frutti di mare, pasta al forno sublime, patatine, crauti, macedonia di melone anguria e ananas, ci sediamo al tavolo di pagina 3 e questa volta io ordino una birra a pagamento del costo di ben €. 4,85 con il triste rito del badge e dello scontrino da firmare alla cameriera e credo che questa volta ho fatto traboccare il vaso, comperare una birra a quella cifra è inaudito e così la Renza è partita con l’incazzatura numero 2, l’anello da €. 40,00 si ma la Birra da €. 4,85 è troppo; l’ho mandata affanculo e mi sono goduto un bicchiere in santa pace. Terminata l’ingozzata ce ne andiamo nel letto ed io mi stravacco con il computer sulla panza e scrivo quello che la memoria mi aiuta a ricordare della mattinata, e siccome la memoria mi aiuta ma la panza no, piano piano lemme lemme

mi addormento con il caldo della batteria del Compaq che mi concilia il sonno; e sogno, sogno di poter rivedere la storia dal vero e si può fare benissimo, è sufficiente arrivare nel più vicino pianeta (distante almeno 3000 anni luce) e impressionare su di una lastra la luce riflessa dalla terra, e poi ingrandirla all’eccesso. Mi sveglio alle ore 18.00 riposato e la Costa Serena è già in alto mare; particolari? Mah, è bello essere in Turchia, è bello aver rischiato qualunque cosa per accontentare la moglie, è bello essere servili all’eccesso, ma quando una è una stronza puoi fare ben poco, ci sarà sempre qualcosa che hai commesso che non le andrà bene, e sarà quello che coprirà tutto quello che hai fatto di buono. Chiamo Paolo al telefono e mi dice che è a casa a mangiare e che poi, forse, va a Costarainera a trovare Min-

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nie, Frulli Frulli per gli amici, che è da sola nell’orto perché lo scafandro è migrato per altri lidi, come al solito mai a casa. Alle ore 20.00 si parte per la solita serata a Teatro Giove e questa volta lo spettacolo è davvero esilarante, il grande “Renè Luden Show” è una carrellata di gag tra Luden ed il suo pupazzo che, sotto la maestria del grande ventriloquo, prende vita ed è tutta una serie di prese in giro; il clou della serata il comico lo ottiene quando fa salire sul palco alcuni turisti e per ognuno simula frasi e timbro adatti al personaggio, ed il pubblico rivela di apprezzare moltissimo con sonore risate. Poi a cena al Vesta con cubetti di Pesce spada, passata di pomodori con riso, pasta con pistacchi, scaloppa e sorbetto all’ananas e arancio, poi a passeggio al Prometeo con Caffè e a nanna, che domani la le-


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Istanbul Istanbul


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giovedì 16 Agosto 2007 Come si può presentare un sogno, sotto le spoglie di una splendida donna? O sotto forma di musica celestiale? Oppu-

re ad occhi chiusi librarsi nel cielo terso cullati da lievi aliti di vento? No, un sogno è tale finchè non ti svegli e ti accorgi

che quello che hai costruito con la fantasia e tutto vero, reale ed è piazzato lì davanti a te, arrivato da chissà dove ed in quale


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misteriosa occasione non riesci neppure bene a capirlo, ma ora è lì. Continuo a guardare il mare dall’oblò scrutando i contor-

Istanbul Istanbul

ni della collina di fronte alla ricerca di sagome di minareti conosciute, della leggendaria Istanbul, Bisanzio o Costanti-

nopoli che voglia dirsi e la bellezza del sole nascente che tinge di rosso il cielo turco mi lascia con il naso attaccato al ve-


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Alba sul Bosforo

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tro della nave per godere di questa spettacolare alba sul Bosforo. Improvvisamente un rimorchiatore si avvicina alla nave, sempre di più, sempre più vicino al nostro oblò, tanto vicino che ci possiamo scrutare a vicenda, solo che loro sono vestiti ed io sono nudo ed il montante della mia apertura è più basso del cavallo inguinale, praticamente ho le palle di fuori; nello stesso istante della vergognosa scoperta sento bussare alla porta: “La colazione!!” Mischia! Ora mi tocca mostrare il sedere all’equipaggio del rimorchiatore e lo splendido volatile al o alla cameriera di turno; opto velocemente per un indumento e, ancora con la destra reggente i pantaloni sbottonati, con la sinistra apro la porta e trovo una gentile cameriera dai contorni finemente asiatici che entra nella stanza e deposita il cabaret con la solita mega-ordinazione. Sorseggiare

Istanbul Istanbul

un cappuccino con i minareti di Santa Sofia davanti è davvero suggestivo e la romantica atmosfera viene nuovamente interrotta dal suono prodotto delle falangi di una mano che urtano il legno della porta della no-

stra cabina, praticamente c’è qualcuno che sta bussando; vado ad aprire e trovo il giocondo Francisco che è riuscito a procurarmi i due famosi bicchieri (gialli) della Costa Crociere uguali a quelli usati nel drink che ci sfuggì perché noi eravamo a spasso per Bari, ma che avevo adocchiato tanto erano di colori vivaci, gli metto in mano un deca sperando che gli faccia piacere e siccome non mi ha ne colpito, ne mi ha sputato addosso, ne tantomeno li ha buttati a mare, capisco che li ha graditi. Terminata la colazione alle ore 7.15 ci precipitiamo al Teatro Giove per il rito, ormai conosciuto, della schedatura e questa volta ci tocca il n. 10 sul petto e sul pul-


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Pianta di Istanbul della Costa

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Istanbul Istanbul

lman e prendiamo la solita scala lasciando lo speaker rinco-

marsupi, passaporti, badge Costa, scontrino Super Istanbul da

cicerone femmina turca ma che parla bene l’italiano, al medesi-

glionito con i suoi “ciao ciao ciao” detti a volume zero che li sentiva solo lui mentre tutti noi come pecoroni, ci incamminavamo al Ponte Zero dove un addetto ci distribuiva, come ieri per lo sbarco a Smirne, due permessi di soggiorno che questa volta sbadatamente ci siamo tenuti (vedi sopra), al contrario di ieri che li abbiamo consegnati al rientro. Muniti di zaini,

€. 155,00 cad., scarpe da tragitto faticoso (comperate a Bari) facciamo il nostro ingresso a Istanbul dentro un’enorme caseggiato desolato e nudo, per poi immetterci in un vasto piazzale dove tornano ad esserci decine e decine di corriere numerate, per cercare il numero dieci che tranquillamente troviamo tra il pullman 9 e l’11, affiancato da un autista e da un

mo livello di Nebil. Non ricordo come si chiamava questa ragazza, purtroppo l’avevo scritto sul cellulare ma poi per errore l’ho cancellato, ricordo solamente che aveva una premura infernale di fare presto, mi sembrava di essere a casa. Prendiamo posto sull’autobus leggermente in ritardo e siamo ancora più indietro rispetto a ieri, però anche qui l’aria è


Domenica 19 Agosto 2007 condizionata regolabile, dunque gli spostamenti su veicolo non saranno devastanti; l’hostess inizia subito con le presentazioni e partiamo quasi immediatamente perché i chilometri che dobbiamo fare non sono molti perché praticamente rimarremo a girare nella zona storica della città, ma ci sposteremo spesso per vedere più cose possibili. Lasciando col pensiero l’amico veneto a girare sulla nave alla ricerca della moglie vendicativa, mi guardo attorno e noto che sul mezzo ha preso nuovamente posto una coppia di femmine ottuse passata all’onore della cronaca con il nomignolo di “cognate” sulla escursione precedente di Izmir, in quanto terribilmente tarde a capire gli elementari concetti e soprattutto perché mentre lo speaker parlava, loro si facevano completamente i cazzi loro. Iniziamo a girare per le trafficate strade cittadine, con pubblicità occidentali come Mc Donald, Coca Cola, e ci dirigiamo verso il primo ponte che a metà è semovente e si alza al

passaggio dei grandi bastimenti e così dal porto entriamo nella zona antica intravedendo in Mercato Egiziano detto Mercato delle Spezie, sfioriamo la Stazione ferroviaria dove parte l’Orient Express e prendiamo l’erta che ci porta a visitare la Moschea Blu Sultan Amhet; veniamo sbarcati in una piazza a forma di Stadio dove fanno bella mostra alcuni obelischi e noi parcheggiamo proprio accanto a quello egiziano. Immediatamente veniamo circondati

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da venditori ambulanti di fotografie, guide della città, cappelli turchi, veli, thè, collanine, monete antiche, sembra di essere in Italia l’unica differenza è che l’unica cosa che sanno dire è “Euro” preceduto dalla quantità che pretendono di tale divisa detta o in Inglese o in italiano, una sorta di turconapoletano alla Totò. Ora ci troviamo nella storica Costantinopoli, terra di guerre, dominazioni, tiranni, di immensi tesori e del famoso arcivescovo, è molto presto ma c’è in giro una tale moltitudine di turisti che sembra di essere all’una di pomeriggio in piena ora di punta e sono solamente le ore 8.30 di mattina. Aspettiamo che la nostra “capa” ci raduni con la magica paletta bianca n. 10 e ci infiliamo nel


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Istanbul Istanbul


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Giampy a Santa Sofia

Domenica 19 Agosto 2007


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cortile della Moschea Blu (come da foto sotto) e fare una

Istanbul Istanbul foto con la moltitudine di gente che c’era è stata veramente una

impresa. Ora lasciata la piazza dell’Hippodrome, entriamo nel-

Renza e la hostess


Domenica 19 Agosto 2007 la sacralità della Moschea Blu, tutti molto più silenziosi e ci incanaliamo sulla destra dell’edificio e quando mi affaccio al cortile laterale mi si è accapponata la pelle, davanti a noi ci saranno state almeno mille persone che due a due si levavano le scarpe e le donne se avevano le spalle scoperte dovevano indossare un velo che gentilmente veniva prestato dagli addetti alla moschea; mai viste tante donne ubbidienti assieme. Non sapendo cosa fare conto gli uccelli, faccio alcune riprese ai minareti che ci sovrastano e sembrano lunghi missili, guardo l’impianto elettrico esterno delle mura, mi appoggio, mi riappoggio e piano piano si avanza di pochi metri sino a quando finalmente si giunge alla base della scalinata che porta alla galleria della … purificazione; qui puoi prendere un sacchettino di cellophane trasparente con maniglie, o riciclato o nuovo (è lo stesso identico che trovi nei supermercati dal reparto frutticolo) e dentro a questo punto devi mettere le scarpe. La popolazione è stata molto fortunata, o era tutto preventivato, per il fatto che la visita alla moschea sia avvenuta nella mattinata, perché se mi

Interno

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Cortile Moschea Blu

avessero levato le scarpe dopo la visita al sito archeologico di Efeso, mi avrebbero incriminato per tentata asfissia collettiva da esalazioni mefitiche, ciononostante nel mucchio il porco ci sguazza da dio e si mimetizza alla

grande e dentro all’edificio le esalazioni pedali (ovvero dei piedi) talvolta erano pestilenziali; non oso immaginare la preghiera serale, genuflesso con le nari sui talloni di un minatore turco scalzo. Ritornando al momento della vestizione delle scarpe, si passa da un loggiato esterno attraverso una porticina e successivamente ecco la Moschea Blu in tutto il suo splendore, e la prima cosa che mi ha colpito è stata la gomitata di un energumeno spagnolo tutto agitato che temeva


Istanbul Istanbul

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di perdere il gruppo di appartenenza. Prendo e cito pari pari da Internet, queste serie impressioni di una turista provate nel luogo: “La sensazione che ho provato alla vista dell'interno della bellissima Moschea Blu è indescrivibile. Era la prima volta che visitavo una moschea e devo dire che ne sono rimasta affascinata. Prima di tutto dai riti religiosi e dai comportamenti da adottare all'interno della moschea (di tutte le moschee ovviamente). Non si può entrare con le scarpe ed infatti all'esterno esistono appositi spazi per lasciare le proprie scarpe prima di varcare l'ingresso della moschea, i musulmani addirittura eseguono in appositi spazi fuori dall'edificio il rito di lavaggio dei piedi, inoltre è necessario essere sufficientemente coperti, intendiamoci io indossavo un vestito che, per la mia mentalità occidentale, era sufficiente a garantirmi il lasciapassare per la moschea avendo solo i bracci scoperti, ma questo non è sufficiente per entrare in una moschea. All'ingresso della moschea mi hanno fornito una sorta di scialle per coprire le mie braccia e così, a piedi scalzi sono entrata in moschea. Ripeto, una sensazione bellissima, un elevato senso di spiritualità si avverte visitando la moschea, forse accentuato dai soffitti a cupola altissimi, o dai grandi lucernari di forma circolare che calano bassi sui fedeli, o ancora dall'effetto della luce naturale che penetra dalle numerose finestre (260) investendo le piastrelle in ceramica di Iznik di colore rosso, bianco e nero ma soprattutto verde,

turchese e blu, che conferiscono all'ambiente interno un particolare effetto cromatico che ha reso celebre l'edificio. Non ultimo il modo di pregare di inginocchiarsi o di piegarsi durante la preghiera posti sul pavimento a gambe incrociate.” Continuando: “La Moschea

caratterizzata dalla presenza di sei minareti, particolare unico a Istanbul (la nostra guida diceva che era l’unica al mondo con 6 minareti) ed è coperta da una cupola emisferica affiancata da quattro semicupole. L'edificio religioso è preceduto da un cortile rettangolare porticato, nel

Interno con Renza

Blu del Sultan Ahmet Camii fu realizzata tra il 1609 e il 1616 dall'architetto Mehmet Aga, fino al secolo scorso costituiva il luogo di raduno per le carovane di pellegrini in partenza per la Mecca. La moschea è

quale si apre un bel portale.” Dentro è maestoso all’eccesso, enormi cupole, tanti tappeti, nessuna sedia, centinaia di fili d’acciaio che scendono dall’alto per sorreggere gli immensi lampadari posti a poco


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Interno Moschea Blu

metri dal suolo, quattro immense colonne atte a sorreggere la struttura colossale, tantissime finestre, una moltitudine di lampadine. Una balaustra impedisce ai curiosi di invadere la sacral it à dell’edificio ed ogni tanto qualche fedele locale, la scavalca e si inginocchia davanti ad una finestra molto grande ed esegue il quotidian o r i t o

dell’invocazione divina. Su di una parete fa bella mostra di sé un quadro con i versetti del Corano e sul fondo ecco un recin-

to, e questo è il posto dove le donne possono assistere e pregare nel rispetto delle leggi musulmane, rigorosamente dietro ai maschi, questo anche perché se una donna si inginocchia in preghiera, rischierebbe di mettere in bella mostra le proprie grazie al fedele posto sul retro e questo è rigorosamente proibito. Fosse da noi, dove le donne lo fanno apposta a fare vedere le proprie grazie a


complimenti; mah, mi sa che hanno ragione loro, questa ci-

Istanbul Istanbul viltĂ  filogina ci ha resi succubi di tette, culi, cosce che se non

ci sei abituato, vivi in un incubo sessuale, devi comperare un

Moschea Blu

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Domenica 19 Agosto 2007 pennello da barba? Eccoti un bel culo nudo affiancato al pelo di cinghiale originale, ma che cosa c’entra? Beh, ditelo o al cinghiale o al pubblicitario, ma visto che di sicuro tutti guarderanno il culo, se poi cade l’occhio anche sul pennello ecco che la pubblicità ha funzionato. Benedetto burka! Certo che se una donna deve piacere solo all’uomo che ha per la vita e sa che non deve interessare più a nessun altro, dopo un po’ perderebbe interesse per la sua persona e si lascerebbe andare, come fanno gli uomini appagati, a mangiate orgiastiche, si metterebbe a bere senza ritegno, a fumare sigaracci toscani, non si laverebbe più, si cambierebbe solo alla domenica, e magari neanche tutte le festività, mentre invece le nostre donne, ti dicono sicuramente che si fanno belle e si truccano per piacersi, ma sono sicuro che mentono sapendo di mentire; a loro piace sentirsi desiderate dagli altri maschi. CI VUOLE LA FORCA, altro che “Nessuno tocchi Caino”, bisogna creare “Qualcuno inculi Eva”. Nella foto qui a fianco potete vedere quanto sia più spartano il posto del fedele musulmano, noi abbiamo sedili in legno, inginocchiatoi imbottiti, portamessali, riscaldamento, qui invece in semplice settore disegnato su di un immenso tappeto che isola dal freddo pavimento. Sul davanti a fianco dell’altare una lunga e stretta scala senza passamano, pericolosissima, dove prende posto il sacerdote che invita i fedeli alla preghiera; la nostra hostess mi ha spiegato che per la loro religione non servono grandi ge-

rarchie sacerdotali, tra gli uomini e Dio non c’è nessun intermediario (e gli ayatollah allora? Tutto il mondo è paese). Questo mondo a me sconosciuto fino ad ora, provoca forti contrasti interni, ma mi rafforza sempre più l’idea che è l’uomo da considerare, tutti sono portati alla divinazione di tante deità diverse, ma tutti maltrattano e snobbano l’unica cosa di reale, tangibile e ragionevole che conosciamo, l’essere umano. Facciamo posto a tanta gente che

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deve ancora entrare e ci dirigiamo verso l’uscita dove ci rimettiamo le scarpe, per la gioia di tutte le narici, e gettiamo il sacchettino dentro ad un contenitore (tranne me che me lo porto come souvenir) e poche centinaia di metri davanti a noi, si staglia, meravigliosa, la sagoma del Museo di Santa Sofia; non la chiamano moschea, ci tengono a far notare che è un museo, forse per via delle molte icone di Cristo presenti nell’edificio. Stranamente inve-


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visitare Santa Sofia, la hostess ci porta fuori nel cortile dove fotografiamo il Museo, consigliandoci di acquistare da una donna degli scialle molto belli (dice che costano meno qui che al Gran Bazar); Renza li scruta, li apre, sono davvero molto belli, ma come al solito guarda, si complimenta, ma non compera mai nulla e così continuiamo con foto e filmati, non comperiamo il thè turco che viene distribuito da grandi contenitori metallici aggrappati alla schiena dei venditori, in compenso acquistiamo velocemente un

Istanbul Istanbul

cappello rotondo turco ad €. 1,00 senza misurarlo, ne vedere se funziona, tanto per 1 euro, e poi compero una guida di Istanbul in italiano ad €. 5,00 un vero affare, alla fermata dei pullman per una identica ne volevano €. 8,00. Ritemprati dal notevole risparmio e schivando ripetutamente altri venditori d’acqua in blocchi di sei bottigliette da mezzo litro cadauna a prezzi stracciati, seguiamo la nostra guida che molto stranamente non ci porta a visitare il Museo di Santa Sofia, ma attraversiamo la strada e giriamo un

poco per Costantinopoli sino ad arrivare all’ingresso di una bassa casupola e si sparge la voce che si tratti di una cisterna. Azzo! Il pelo della schiena mi si fa di ghiaccio e mi si rizza sino alle sopracciglia “Io in una cisterna non c’entro neanche se mi ci trascinano di peso!” Faccio per fare marcia indietro ma un po’ la vergogna ed un po’ la muraglia umana che ho dietro mi convincono ad entrare in quella che temo essere una stretta e ripida spelonca medioevale tipo la discesa agli inferi di Dante tra mura strettissime e scoscese scalinate buie. Prendiamo i biglietti, e ci consegnano anche un paio di depliant che se avessi avuto l’accortezza di aprire, mi sarei liberato dal terrore, e ci incanaliamo nella penombra per una scalinata un po’ più larga di quella immaginata prima, per discendere in un enorme vano umidissimo, illuminato dal retro di innumerevoli colonne scolpite nella pietra, rigorosamente a mano. Riassestato il morale ed il fisico dalle preoccupazioni di poc’anzi, iniziamo l’esplorazione in un clima fantascientifico, una musica leggerissima ci accompagna unita alla luce fioca giallognola, porta a ricordare le origini romane del luogo. Ora allego


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Istanbul Istanbul

Foto della Cisterna di Istanbul Yerebatan Sarnici


Domenica 19 Agosto 2007 citazione trovata su Internet: “Yerebatan Sarnici - La Yerebatan Saray ovvero La suggestiva Sala, è la più vasta cisterna bizantina di Istanbul, costruita da Costantino e ampliata da Giustiniano; con le sue acque, provenienti dagli acquedotti di Adriano e di Valente, alimentava le riserve del palazzo imperiale. La grande sala, suddivisa in dodici file di 28 colonne alte 8 metri, a sostegno di piccole volte di mattoni a spina di pesce, è molto suggestiva grazie alle immagini delle colonne riflesse nelle ferme acque sottostanti, amplificate dalla sapiente illuminazione e da una piacevole musica di sottofondo”. Qui sotto si sta belli freschi e ci incuriosisce il fatto

che molti turisti, specialmente femmine, si divertano ad infilare il pollice nel foro presente in una particolare colonna, per poi far roteare intorno al buco il palmo della mano senza mai toglierla; mi sono informato

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dalla guida e mi ha detto che non vuol dire nulla mentre, è importante, riuscire a fare la stessa cosa, in una colonna del Museo di Santa Sofia e dà la possibilità al desiderio prescelto di avverarsi nel qual caso si riuscisse nell’intento di compiere un giro completo. Procediamo sulla passerella in legno che segna il percorso da fare nella Cisterna e giungiamo in fondo dove tutti stanno fotografando a più non posso il basamento di un paio di colonne, in una specie di oscura nicchia; chiaramente vado a vedere anche io e trovo che la base del pilastro è una testa di Medusa capovolta in modo che possa essere vista da chi si specchia nell’acqua,


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pietrificando così chi ha osato sfidare il mitologico sguardo. Girovagando per il vecchio acquedotto di Bisanzio c o n s t a t i a m o l’immensità del locale e, purtroppo per chi ha avuto la brillante idea, nessuno di noi ha ne sete, ne tantomeno voglia di un caffè e quindi passiamo davanti al Bar sotterraneo senza nessun desiderio particolare; è curiosa l’idea di aver inscenato un palcoscenico suburbano dove potersi esibire senza dar fastidio alcuno ai vicini, praticamente puoi fare un Concerto Rock a mezzogiorno

Stazione di Istanbul

Istanbul Istanbul

e sei al buio e acusticamente isolato, tutto sta però a vedere se le colonne riuscirebbero a reggere l’impatto musicale, e poi chissà com’è l’acustica la sotto, sicuramente più adatta a musica unplugged. Risaliamo in superficie e torna il caldo

asiatico ma sopportabilissimo ed ora riattraversiamo strade e quartieri e ci dirigiamo su per una salita fiancheggiata da vecchie abitazioni in legno ora completamente ristrutturate, che sono costruite attaccate al muro del Palazzo più importante di Istanbul, il Topkapi; in una di questi edifici a uno o due piani ha soggiornato, durante una visita ufficiale, la Regina di Spagna e il fatto è ricordato da una targa incastonata nell’edificio. Continuiamo la salita, sfiorando nuovamente Santa Sofia, venendoci


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Ingresso al Topkapi

così a trovare di fronte all’ingresso del Palazzo. “Il Palazzo del Topkapi si trova in una posizione privilegiata da cui sono visibili il mare di Marmara, il Bosforo, il Corno d'Oro; qui un tempo sorgeva l'acropoli dell'antica Bisanzio ma dopo la Conquista, il sultano Maometto II° decise di farsi erigere un palazzo. Il Topkapi fu la prima residenza imperiale del regno del sultano Maometto II°

fino a quello di Mahme quindi fino al 1840 ca. Con il nome di Topkapi vengono quindi designate l'insieme delle costruzio-

ni destinate alla residenza reale dei sultani; il palazzo è il risultato di ampliamenti e modifiche apportate nel tempo alla costruzione originaria. Il palazzo comprende sia vasti corpi di fabbrica sia padiglioni i s o l a t i ” . All’esterno delle mura i soliti venditori di gadget, fotografie, guide della città, cappelli, etc. e riceviamo anche lo scontrino pass per entrare nel Palazzo Topkapi Sarai e varchiamo la


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è custodito uno dei diamanti più famosi al mondo, il Topkapi appunto (nella foto sopra il gioiello come lo si può vedere dal vivo e sotto la schifezza di foto che sono riuscito a fare rischiando la galera turca). Sotto una fotografia della Moschea Blu vista dall’interno dell’ingresso al Palazzo; subito tutti si sono precipitati nelle sale del Tesoro ed io come tutti gli altri li ho seguiti a ruota con code enormi, e grazie ai condizionatori installati in ogni stanza, siamo riusciti a respirare aria respirabile. Girando per le preziosissime teche incastonate alle pareti, tra pugnali coperti di gemme, cofanetti zeppi di pietre preziosissime, mi vengo a trovare quasi senza accorger-

Istanbul Istanbul

mene davanti al gioiello favoloso da 86 carati e istintiva-

mente sguaino la macchina fotografica (sto cazzo di macchina è lenta ad accendersi, a venir fuori l’obbiettivo ed a caricarsi) e scatto la tragica foto che vedete li a lato, subito mi viene incontro un gendarme con intenzioni per niente pacifiche e mi dice che non ne posso fare nella sua lingua madre, io spiego che senza flash fa cagare e gli faccio vedere anche la schifezza che è venuta fuori, ma sarà che nell’invejendo non se ne sarà accorto, fatto sta che ho tenuto questo orrendo cimelio. Proseguiamo per le stanze ricche di mobili dorati, maioliche, troni d’oro, e nel frattempo inizia a farsi impellente il bisogno di scaricare da qualche parte e in giro non si vede nulla


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che faccia al caso nostro. Trovo una mappa del Palazzo e ve la mostro con la mia traduzione dall’inglese all’italiano. 01 Porta della Salvezza 02 Secondo cortile 03 Entrata dell’Harem 04 Porta della Felicità 05 Harem 06 Cucine 07 Sala delle udienze

08 Libreria di Ahmet III 09 Tesoro 10 Terzo cortile 11 Stanza of the Relics 12 Quarto cortile 13 Baghdad Pavillion Continuando a girare per il palazzo finisco per inciampare orribilmente in un piccolissimo

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rialzo del pavimento che funge da canaletto di scolo di una fontana sotto al portico, per defluire in una fontanella quadrata scavata in basso che dà sullo splendido piazzale dal quale, sotto un tetto d’oro, si può spaziare per il Corno d’oro. Mi congratulo per non essere riuscito a fare una figura da demente cadendo rovinosamente a terra e tiro diritto verso una stupenda parete piastrellata


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disegni floreali azzurri, protetta

Renza alla Porta della FelicitĂ 

Istanbul Istanbul da una possente lastra di vetro

e la guida mi dice che è un im-


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portantissimo simbolo religioso che viene riprodotto su molti libri e che vi sta mostrando la Renza tutta orgogliosa; mentre sto scattando la foto alle mie spalle, proprio nel luogo dove si trova la mia consorte nella foto qui a destra, sento un casino, mi volto e tra un gruppo di persone ne intravedo una sdraiata come un vitello da monta, mi avvicino e vedo che invece è un’anziana signora con in naso insanguinato che, camminando alla garibaldina, ha inforcato in pieno quel tratto di marmo che aveva poco prima graziato me, ma che è stato inclemente con lei, morale: cosce all’aria la vecchia e grande culo io. Tutti intorno cerchiamo di tirarla su, è anche sorridente,

buon segno ma è il riso del deficiente che si è accorto che anche se le chiedono come sta

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dentro di loro le pensano in faccia che è stata una perfetta cretina, accorrono anche due


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guardie di palazzo assai agitate,

Renza e la stanza della Castrazione

Istanbul Istanbul comunque tra tutti la rimettono

in piedi, ma visto che non era


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della nostra truppa la lasciamo la, che se la riparino quelli del-

e da sotto il tetto d’oro (leggasi dorato altrimenti non ci sareb-

di stare fermo li come un ebete ad aspettarla, me ne sono anda-

la sua comitiva. Facciamo pochi metri ed ecco un altro imbecille che si presenta sotto mentite spoglie di benefattore e mi chiede se gli posso fare una fotografia, naturalmente chiedo se ne fa una anche a noi due e nonostante ce l’abbia messa tutta schiarendo al massimo, di noi si riconosce solamente la sagoma possente, il marsupio (quello nero, spiritosi), le scarpe di Bari e la Renza che non riesce nemmeno a cingermi la vita, a leggerla invece si. Il luogo dove il caprone sta scattando ignobilmente la foto, è al Punto 13 della Mappa di pag. 81 al secolo Baghdad Pavillion

bero nemmeno più i 4 bastoni), come dicevo in precedenza, si gode una stupenda vista del Corno d’oro. Recupero la macchina sperando di aver fatto una schifezza di foto pure io a lui e riprendiamo il cammino alla ricerca del cesso, e riusciamo a trovarlo, incuneato per un’erta scalinata ed è praticamente libero quello maschile, mentre quello femminile, frequentatissimo, è disposto in cima ad una coda interminabile per poi finire in un luogo da incubo, sporco e puzzolente. Rinfrancato, allegro, leggero, rinvigorito, leggiadro io ed incazzatissima lei perché, invece

to a fare un giretto davanti ad uno stupendo edificio che altro non è che l’entrata dell’Harem e lei, non trovando più ne me, ne la carovana n. 10, si è sentita perduta ed abbandonata in una città di 14 milioni di abitanti turchi; appena mi ha visto invece di inginocchiarsi e baciarmi le ginocchia ed i gomiti, ha iniziato ad insultarmi. Viva il burka! Siccome io sapevo che la carovana era in ritardo di 5 minuti, l’attendo e riprendiamo il cammino tutti assieme verso l’uscita riattraversando la Sala delle Udienze, la Porta della Felicità e la Porta della Salvezza sapendo che tra poco si va a


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Istanbul Istanbul


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Ciragan Palace Kempinski

pranzo e ci avevano promesso Michael Schumacher e poi altri un luogo speciale con banchetsportivi e cantanti più o meno to favoloso. Ci ricaricano sui noti in Turchia. Dopo qualche pullman che sembriamo del chilometro entriamo in un vavero e proprio bestiame da portare al macello, invece ci stanno portando alla greppia; per questo pranzo, sulla carta, da favola, abbiamo sborsato quasi 50,00 Euro a testa e la nostra guida inizia a decantare il Palazzo come meta di famosi capi di stato, attori, cantanti famosi ed in effetti sul Depliant scorgo i nomi di veri VIP mondiali come Luciano Pavarotti, Bill Clinton, Mike Tyson, Drew Barrymore, Liza Minelli, Cindy Crawford, Il Bosforo dal Palazzo Kurt Russel, Ralf e

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sto e signorile giardino dove trovano posto tanti autobus, tutti pieni di gente affamata e terrorizzata di arrivare ultima e mangiare di meno, vecchiette che spingono in maniera tale che se non ti avvedi ti infilano il bastone su per il di dietro in un batter d’occhio, colonne umane salgono da una scalinata, altri che sperando di fottere tutti gli altri, inforcano vie secondarie cieche e tornano indietro disperati. Guardo l’ora sul cellulare e sono solo le ore 12.00, io che credevo fosse già l’una, ma è veramente l’una perché non ho regolato l’ora italiana con il meridiano attuale e così la fame è sempre quella delle ore 13.00. Arranco anche io per


Istanbul Istanbul

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di

Ingresso Ciragan

la grande scala e mi trovo davanti un lampadario immenso di non so quanti quintali e con centinaia di lampade, sospeso nel vuoto della scala, ammirato e fotografato da tutti (e volevate che non lo fotografassi io?); giriamo al piano superiore sudati, con zaino sulla schiena, braghe corte e scarpe da camminata pesante in temperatura da sforzo. Facciamo ingresso in sale mastodontiche di questo palazzo inaugurato il 14 novembre 1909 e distrutto dalle fiamme il 19 gennaio 1919 e rimasto abbandonato per oltre settant’anni sino a quando un giapponese Kumagai Gumi insieme ad una impresa

di costruzioni turca Yuksel Construction, non lo riaprono nel 1992; tutti hanno lo stesso dilemma, prima la panza o prima la vescica? Noi optiamo per lo scarico dei liquidi, poi entriamo in una stanza immensa, tanti tavoli rotondi da 12 persone ciascuno ed ho contato oltre 50 tavolate tutte imbandite per un ammontare di oltre 600 turisti denutriti ed impolverati. Quello che avevo sognato di un romantico tavolo per due persone con finestra sul mare davanti ai minareti che si stagliano all’orizzonte di un azzurro cielo ottomano, tramonta nel frastuono di questo


Domenica 19 Agosto 2007 serraglio inferocito dall’atmosfera terribilmente

matrimoniale. A me tocca sedermi vicino ad una donna pro-

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tettiva, spaventata dall’idea che i figli non mangino abbastanza,


correre il rischio del digiuno a me. Mentre ci avvinghiamo ai

Istanbul Istanbul vassoi, quasi inosservata si esibisce una danzatrice del ventre

turca, pericoloso campanello d’allarme che davanti alla panDanzatrice tra i tavoli

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Domenica 19 Agosto 2007 za trema anche la ciornia; ed anche lĂŹ, vassoio unico dove

dentro ci mettiamo di tutto, ed io, visto che la megera lĂŹ a fian-

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co stava spargendo la voce che il dolce stava esaurendosi, ho

Le nostre portate


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dovuto correre ai ripari ed aggiungere dei dolci alla catasta

Istanbul Istanbul di primi e secondi; meno male che sta porca non sapeva che

c’erano 4 tavoli strapieni di dolci e lÏ ho fatto manbassa con

Tavoli di dolci turchi


Domenica 19 Agosto 2007 un piatto pieno di soli dolci straordinari. Nella foto sotto si

vede il frutto della grande abbuffata e cosÏ anch’io ha dato

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un tetto al disoccupato; continuiamo pacatamente ad atten-


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dere l’ora della ripartenza, girando per il giardino e la Renza

Istanbul Istanbul posa il delicato retro davanti ad uno dei piĂš famosi edifici tur-

chi. I pullman iniziano ad usare il clacson ed andiamo a prende-


Domenica 19 Agosto 2007 re posto velocemente cercando di non essere gli ultimi ma siamo come al solito, in mezzo; dopo un’ora e trenta trascorsa a rifocillarci, sballottati per curve , dossi, discese e risalite, ci infiliamo in una stretta strada e l’annunciatrice ci avverte che qui dobbiamo scendere, e pure velocemente, perché il bus ci lascia e ci viene a riprendere tra circa 3 ore. Tra rutti e colpi di sonno riusciamo ad alzare il sedere dal sedile, e veramente a malincuore abbandoniamo il certo per l’incerto ritrovandoci tutti assieme (noi del numero 10) davanti ad un negozio di tappeti: ci saranno 40° e noi andiamo a visitare un negozio di tappeti? Ma non è che sta crociera si sta trasformando in una gita, modello venditori di pentole? Come delle pecore dementi entriamo nel negozio e ci inoltriamo per una scala che porta al piano superiore, dove sono esposti gioielli e oggetti preziosi, da lì un’alta scala più stretta porta in una sala chiusa tutta contornata da panchine: “Ecco, siamo a posto, ora c’inculano tutti come checche isteriche.” Infatti, entra un energumeno accompagnato da un servo con una brocca in mano contenente menta fresca, la distribuiscono a tutti i presenti ed iniziano a sfoggiare tappeti, li tirano giù da cataste di rotoli di tutte le dimensioni e li stendono davanti a noi, bellissimi senza dubbio, ma come si fa ad andare in giro per Istanbul con un tappeto sotto l’ascella? Loro hanno pensato anche a questo, infatti davano la possibilità di acquistarlo spedendotelo comodamente a casa, e chi si è fidato? Nessuno. Davanti a noi ora

c’è una vera montagna di tappeti e si presenta il problema più logico: ”Come cazzo riusciamo ad uscire da lì dentro senza comperare niente” Io capisco al volo e cerco di andarmene per primo scendendo velocemente le due rampe di scale e sono subito fuori per la strada, mi giro ma della Renza nemmeno l’ombra; aspetto mentre gli altri escono assonnati e sudati, ma di Renza niente. Iniziando a perdere la pazienza provo a scrutare nel negozio ma niente, entro e guardo dai gioielli ma nessuna moglie in vista; dopo decine di minuti eccola che arriva tutta rossa, spaventata e mi racconta che hanno cercato di venderle a tutti i costi dei tappeti, addirittura a €. 5,00 e non li ha presi. Ci raduniamo finalmente tutti e la nostra guida ci annuncia che abbiamo esattamente due ore e mezza di totale libertà ma, scaduto il tempo, dobbiamo ritrovarci nuovamente davanti a questo negozio di tappeti, perché ci sarà il pullman ad aspet-

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tarci; tutti noi la tranquillizziamo facendole presente che è impossibile perdersi, basta fare un po’ di attenzione, ma lei con l’indice della mano sinistra indica una grande volta, proprio davanti a noi e dice: “Vedete, quello è il Gran Bazar di Istanbul, oltre 4.000 negozi che si sviluppano in un intreccio infinito di stradine, incroci e vicoli ciechi, è il più grande mercato coperto del mondo; non è per niente difficile smarrirsi e ritrovare la strada in così poco tempo è quasi impossibile e noi, sapete benissimo, che non possiamo aspettare per molto.” Giro lo sguardo e la Renza non la trovo già più, e non siamo nemmeno entrati nel Bazar, la becco svasata per la strada a seguir vetrine e per un pelo non le rifilo un calcio nel sedere; la prendo per un’ascella, imbocchiamo la via ed entriamo nel mercato; io me l’ero immaginato angusto, sterrato, con tante tende una attaccata all’altra invece è un modernissimo brulicare di vetrine illuminate, oreficerie,


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ed in alto una continua volta ad

Istanbul Istanbul arco e tante strade tutte uguali, che convogliano in altrettante strade uguali alle precedenti, piccole traverse che convogliano in grandi vie, negozi, ancora negozi, orologi, praticamente di tutto, qui trovi di tutto e la Renza conosce pure qualcuno con cui parlare. Iniziamo la perlustrazione non immaginando che inconsciamente abbiamo entrambi in mente lo stesso acquisto, il Narghilé, cose ne faremo mai non lo so, ma venire

lì e non comperare questo calumet della pace, non sembra neppure serio e così iniziamo la ricerca; io adocchio anche alcune stampe di poco valore, voglio formare in casa delle zone con quadretti di luoghi dove abbiamo trascorso le ferie. Il problema però che si pone adesso è dove trovare delle Lire Turche per pagare, non sapendo se qui accettano anche gli Euro; mi risolve il problema uno sportello di bancomat della Banca Turkiye Is Bankasi Bankamatik. Non riesco a cancellare l’idea che mi ero fatto di questo Bazar di un luogo malfamato ed invece c’è addirittura una Banca nazionale; prelevo dunque Lire 150 alle ore 15.24 e mi metto in tasca il


Domenica 19 Agosto 2007 denaro furtivamente, quasi temendo un’aggressione da parte

di malviventi, ma non succede nulla e girando troviamo il ne-

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gozio che ci è piÚ simpatico e proviamo a contrattare con i


Istanbul Istanbul

Pagina 98

be-

commercianti, ma è inutile, sono molto più furbi di noi. Ed io qui sono decisamente più fotogenico della Renza; troviamo il Narghilé in Bronzo e ce lo facciamo incartare con accessori, tubi, bocchini e tabacco ma ci dobbiamo lasciare €. 50,00 niente di meno. Partiamo ora alla ricerca dei quadretti, sempre facendo la massima attenzione a dove siamo, prendendo come riferimento la strada grande in alto; mentre cerchiamo anche un ricordino per Silva, mi imbatto in un buontempone che mi ha vestito come un arabo e la Renza mi ha fotografato (vedi pag, 97). Qui però comperiamo due veli da viso da donna araba con ciondoli molto belli, ma la premura inizia a

serpeggiare e la Renza ne subisce l’effetto, così incomincia a rompere e mi fa fare tutto di corsa, prendiamo 3 quadretti pagando 20 lire (ricordo ai più distratti che €. 1,00 vale Lire 1,76) e poi altre tre collanine, due per lei ed una per Paolo. Quello della collana di Paolo non le fa nessuno sconto e se non la faccio tornare indietro non la voleva più prendere; si era fatta spiegare per


Domenica 19 Agosto 2007 bene il trucco del sottofondo, l’abbiamo pagata e messa in-

sieme ai due Occhi di Allah che si è presa per lei, dicono

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porti fortuna. Mentre stiamo per andare via ci viene incontro


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Cosa guarda sto turco?

una coppia che è del nostro pullman e vistosamente felici di averci visti, mi chiedono dov’è l’uscita; glielo spiego con pochi e decisi cenni ma ci aspettano perché hanno paura. Come un buon padre li porto sulla traversa principale e

Istanbul Istanbul


Domenica 19 Agosto 2007 da lì si vede proprio la porta d’ingresso e così spariscono nella folla. Ogni tanto però m a n c a i m pr o vv i s am e n t e l’energia elettrica, tutto il mercato piomba nella penombra, se fossimo di notte sarebbe il panico mentre di giorno un po’ di luce penetra dagli abbaini che si possono vedere in questa foto presa da Internet, comunque non è piacevole trovarsi al buio in mezzo ai turchi. Nella premura di guadagnare l’uscita, mi soffermo velocemente a guardare un inglese che si sta cimentando con uno strano strumento che sembra un incrocio tra un flauto dolce ed un clarinetto ma il venditore riesce a farlo suonare davvero bene e ricorda moltissimo il suono del corno nella storica “Creuza de ma” di Fabrizio De Andrè. L’inglese sta contrattando e rivolto a me, dice che non scende sotto i €. 45,00 cifra che pure a me, per un pezzo di legno, sembra astronomica; provo io ma non sente ragioni e così, preso dall’orgoglio, ce lo lasciamo e andiamo via: questa cosa mi procurerà un rimorso per tutto il resto della crociera. “ Ecco, questo era il Gran Bazar, il mercato coperto più grande del mondo, con i suoi numerosi accessi collegati tra loro da una fitta rete di strade che si tagliano ad angolo retto, coperte da volte affrescate. All'interno gli esercizi commerciali mantengono la suddivisione originaria in corporazioni e, malgrado una certa commistione con banche, ristoranti, ecc., su alcuni assi principali sono riunite ad esempio tutte le gioiellerie, su altri i tappeti, su altri ancora gli abiti o i souve-

nir. Dopo un po' è difficile orientarsi e comunque il bazar ci è piaciuto, malgrado si respiri un po' di artefazione dovuta all'effetto "turismo"; in particolare le gioiellerie hanno veramente begli oggetti (ma anche gli appassionati di tappeti troveranno di che divertirsi), attenzione invece agli oggetti antichi, è abbastanza improbabile che si tratti di pezzi auten-

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tici. I prezzi richiesti inizialmente ai turisti, un po' per tutte le merci, sono molto alti, ma tutti trattabili e la contrattazione è un vero rito, richiede pazienza e abilità, quella che io e Renza non abbiamo avuto”. Nella foto sotto uno degli ingressi al Bazar trovata su Internet, che secondo i punti di vista è anche un’uscita e ci porta ad unirci alla comitiva e si


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Istanbul Istanbul

riparte verso l’ultimo appuntamento della giornata, il Museo di Santa Sofia. “ La basilica di

incendio, fu ricostruita nel 415 da Teodosio II e nuovamente bruciata da una rivolta durante

me la "più sontuosa dall'epoca della Creazione", raccogliendo bellissimi marmi e materiali

Santa Sofia è il massimo monumento cittadino e simbolo dell'architettura bizantina. Costruita tra il 532 e il 537 per volontà di Giustiniano, l'attuale basilica è la terza chiesa eretta su quest'area con molte altre addizioni nelle epoche successive. In questo sito Costantino nel 325 decise di erigere la prima basilica consacrata alla Divina Saggezza (Aya Sofya), inaugurata nel 360. Distrutta da un

il regno di Giustiniano. Sedata la rivolta Giustiniano si impegnò a ricostruire la Basilica co-

preziosi e recuperando colonne e ornamenti dai templi di Diana a Efeso, di Atene, di Delfi, di Delo e di Osiride in Egitto. I lavori furono diretti da due architetti greci Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto e durarono circa sei anni e la nuova chiesa fu inaugurata nel 537. Le pareti furono realizzate in mattoni e i pilastri in grandi conci di calcare collegati da grappe di ferro. La cupola fu costruita con mattoni cavi fabbricati a Ro-


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di con un'argilla particolarmente leggera, crollò in seguito a un terremoto e fu ricostruita da Isidore di Mileto il Giovane che ne diminuì il diametro e aumentò l'altezza addossandole all'esterno massicci contrafforti. Fu nuovamente Giustiniano, ormai alla fine del suo regno a inaugurare la basilica. Le vicissitudini dell'edificio non finirono in quanto, dopo la conquista di Costantinopoli e lo scisma tra la chiesa cattolica e quella ortodossa, la basilica fu depredata dei suoi ornamenti preziosi e passò, fino alla metà del 1200, sotto il dominio del papato. Nuovamente rimaneggiata dopo un ulteriore terremoto, fu trasformata in moschea nel 1453 da Maometto II il Con-

quistatore quando i turchi si impadronirono di Costantinopoli. La navata centrale si presenta come un vasto ambiente coperto da una cupola centrale di 31 metri di diametro e 55.”

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L’entrata è imponente, dominata dal fascino dei tanti anni, dell’avvicendamento delle occupazioni e ti prepara all’ingresso nella grande sala sacra dove al centro staziona


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Istanbul Istanbul


Domenica 19 Agosto 2007 un’incredibile impalcatura da pavimento a soffitto, una vera vergognosa opera d’arte moderna. Giriamo per il piano terra osservando gli enormi Medaglioni dove è scritto il nome di Allah e di Maometto, posti ai 4 angoli e poi l’occhio mi si dirige spontaneamente verso una colonna uscendo sulla destra, che ha un particolare cerchio bianco con un disordinato foro centrale e scopro così il “foro della fortuna” che non è quello che immaginate voi, ma una specie di beneaugurate rito propiziatorio di fortuna nel caso che, infilando nel pertugio il pollice della mano Destra, con il resto delle dita si riesca a compiere un giro completo di 360°. Provano alcuni turisti poi tocca a Renza e riesce, e volete che Renza riesca in una cosa che non posso fare io? Piuttosto mi slogo polso avambraccio e gomito del tennista, mi concentro, prendo la rincorsa ed ecco, il giro è completo; siamo stati gli unici a riuscire nell’impresa. Iniziamo a sentire la stanchezza di una giornata pienissima, accorgendoci che ci siamo quasi completamente dimenticati di essere in crociera e il canto del

Muezzin ci porta a consultare l’orologio per scoprire che sono le ore 18.00; parlo un poco con la nostra guida, che spossa-

ta, si è appoggiata ad un muretto di lato al Museo Ayasofya domandandole se sono molte le persone che accorrono al richiamo di preghiera e mi risponde con uno sconfortante: “Proprio come da voi, ormai sono in pochi i fedeli praticanti”. Risaliamo sul tonante numero 10 che ci riporta alla Serena parcheggiata poco distante soddisfatti della giornata, sperando che i nostri vicini di tavolo, che hanno preso il tour

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del Bosforo in battello, non si siano divertiti più di noi (l’invidia è sempre in agguato, soprattutto quando si è pagato €. 310,00 noi e circa €. 100,00 loro). Questa volta non ci vengono chiesti soldi per scendere e spariscono sia la guida che l’autista e ci ritroviamo nel porto con il solito rito dell’imbarco sperando che almeno il Narghilé me lo facciano salire; si dimenticano di richiedere il lasciapassare quotidiano così lo conservo per il mio diario come da pag. 64. Ricordo poco del rientro in cabina, soltanto che ho aperto la porta, ho lasciato cadere a terra zainetto e inseparabile marsupio, e sono precipitato sul letto a faccia in giù mentre echeggiava una voce di sottofondo, la solita voce cagacazzi di sempre, che incitava alla pulizia personale. Non ricordo quanto sono stato in questa situazione di semicoscienza, ma è stata corroborante, mi ha dato la forza di aprire la porta del gabinetto e raggiungere la doccia sotto le alitate possenti di Renza che mi incitava alla pulizia; con le palpebre abbassate al punto giusto, l’ho guardata fisso nelle nari per pochi secondi e sono entrato nel recinto. L’acqua scrosciante si è


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Istanbul Istanbul

portata via la polvere di Istanbul che io gelosamente volevo conservare per far vedere ai

pre attenta alle pose migliori. A sinistra si possono vedere i due sposini siciliani saliti a Venezia

dretti da circo, due maschi ed una donna che non fa ridere nessuno neanche se ti solletica-

parenti al ritorno, ma Renza non ha voluto, a lei le mie idee innovative non piacciono e così dall’infame foro è uscita tutta la testimonianza della affascinante Costantinopoli o Bisanzio che si voglia nomare. La foto che vedete qui sopra non è della serata di oggi, ma l’ho voluta mettere adesso perché parlo sempre di loro ma non si sono ancora visti per bene; questa foto è una delle due che gli stressanti fotografi hanno scattato poco prima dell’inizio della cena di Gala due ed ho scelto questa, anche se io faccio cagare veramente (nell’altra ero rimasto decisamente meglio) perché l’ha deciso Renza sem-

ed a destra i due coniugi pugliesi saliti a Bari, dalla foto si può notare come le tre femmine abbiano assunto una espressione decisamente accattivante, in netto contrasto con le facce da fessi dei tre coglioni superiori. Comunque la cena è ancora lontana perché sono soltanto le 19.45 e bisogna rispettare il rito dello spettacolo delle 20.00 a Teatro Giove che inizia a darmi un pelo fastidio, è bello andare a teatro quando vuoi tu, no quando vogliono loro e sempre alle otto. Comunque stasera si esibisce il Myth Trio e l’inizio è decisamente catastrofico, infantile, con i protagonisti vestiti di pannolenci con i soliti qua-

no sotto i piedi, poi uno sparisce e gli altri cambiano un po’ registro ma la serata non decolla; all’improvviso un signore dietro di me ha tirato un urlo, ma un urlo ingigantito dal fatto che è balzato in avanti colpendo la riga di poltrone dove ero seduto io facendo scuotere me e quello a fianco; mi giro e con il pelo ritto mi ritrovo dietro un tizio vestito da diavolo sui trampoli. L’imbecille dietro sta bevendo acqua ancora adesso, mi ha fatto cagare addosso dallo spavento e di conseguenza immaginate il colorito della Renza che mi ha piantato le unghie nella carne del braccio sinistro. Con il numero dei


Domenica 19 Agosto 2007 trampolieri la cosa migliora un pochino finchè non si mettono tutti a volteggiare felici dimo-

immortalato in mezzo a due strafighe mezze nude all’uscita del ristorante, anzi sono stato

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donne iniziano a descrivere le rispettive esperienze; i pugliesi hanno deciso di andarsene in

Serata italiana

strandosi abili acrobati. Finalmente vengono le ore 21.00 e partiamo per la Sala Vesta dove la ressa è già pronta. Per far passare la mezz’ora d’attesa ed evitare questa coda da pezzenti in una crociera pagata una fortuna, brandisco la Renza ed andiamo a vedere la crescente esposizione fotografica di pareti intere ricoperte da maschere di cera di persone fotografate all’improvviso da paparazzi che sbucavano da tutte le parti; ovviamente non mi fa comperare quella dove io sono stato

accusato di molestie solo perché, non sapendo dove mettere le mani, le ho messe ai fianchi delle due fanciulle, finita sicuramente al macero.Ecco ripassare il Veneto tutto agitato alla ricerca di chi? Ma della moglie certo che poco prima era passata con le solite due amiche: per me questa se le capita l’occasione lo incula. Giunte le agognate 21.30 la carovana di pezzenti si mette in moto e raggiungiamo il Tavolo n. 1 ritrovando gli altri quattro distrutti dalla fatica e logicamente, le

giro per la città per i fatti loro con Taxi ed autobus, ma i due siciliani hanno optato per il giro in battello e viste le facce, ho capito che il mare non doveva essere stato molto accogliente e rilassante con loro. Hanno raccontato che il mare era mosso, la barca li sballottava da tutte le parti ed il bello è arrivato quando sono andati a pranzare nel “tipico” ristorante turco! Serviti da straccioni, mangiato roba pronta, fredda, sporcizia dappertutto. Col sogghigno di chi l’ha indovinata


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Istanbul Istanbul

Serata italiana con dance marziali

mi accosto al menù della sera e questa è la “Serata italiana” cioè tutte le portate sono italiane ed io inizio con Pasta e fagioli, per poi passare all’Ossobuco, Ravioli di carne piemontesi e poi per finire Gelato al limone e melone; pasteggiamo con un bicchiere di vino che ci hanno offerto i vicini di Bari ed improvvisamente si abbassano le luci ed i camerieri vengono da noi e ci prendono le donne ed iniziano a farle ballare al suono di canzoni folcloristiche italiane, poi l’attenzione si sposta al centro del ristorante dove si esibiscono i camerieri in balli con movimenti caratteristici di arti

marziali orientali ed è tutto un festeggiare, ballare e divertimento. Terminata la cena, come al solito ci dividiamo ed io vado a ricaricare la carta di €. 150,00 al ponte 5 dalla reception, proprio da quella ragazza che mi aveva perso l’assegno e poi su al Ponte 9 dove impazza la Serata dedicata alla Musica anni ‘70; ben pensiamo di rientrare ritrovandoci ancora nel solito salone tutto fiaccole rosso fuoco e con relax scarico nelle tazze il mio buon caffè decaffeinato rovente aggiunto a latte freddo ghiacciato e sorseggiamo guardando la spuma delle onde illuminate dalla luci della nave che si riflettono in

mare. Rientriamo passando dalla pista da ballo del ponte 5 Gemini ed incontriamo la moglie del veneto con le solite amiche e questa volta c’è anche lui, tutto soddisfatto e ci salutiamo, vedo che vorrebbe parlare volentieri, ma è troppo occupato a star dietro alla consorte sgusciante. Usciamo di fuori sul Ponte 3 tutto illuminato con la attinica fastidiosa luce azzurra per un breve filmato e per farci accarezzare i capelli dal vento caldo dell’Asia minore, ma il caldo non è uguale per tutti, c’è chi lo sente anche freddo e così rientriamo in Cabina, sono le ore 24.00 in punto e domani ci attende una lunga giornata.


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veNERdì 17 Agosto 2007 Sveglia alle ore 9.30 di una lunga giornata di navigazione, se non altro oggi non si spende, scendiamo al ponte Prometeo

vera giornata in crociera, sole, bibite, gelati e dormire, aahhh! Alle 10.30 in punto siamo sdraiati sul ponte con il mono-

viamo Domenica?” E così tutti incazzati ci alziamo e andiamo a sentire altri discorsi: sta storia delle riunioni, delle esercitazio-

per la solita colazione con la meravigliosa vista del mare dall’alto della Sala; siamo ormai in navigazione dalle ore 18.00 di ieri e ci attende un’intera giornata a bordo senza mettere piede a terra, sono proprio contento di non dover affrontare lo stress della discesa potendoci così godere una

tono asciugamano azzurro, come tutti, e godiamo del caldo alito di Helios. Sto sonnecchiando quando alle 11.00 veniamo chiamati perché c’è un’altra riunione e stavolta ci spiegano le modalità di sbarco nel porto di Venezia: “Venezia?!? Ma perché ce lo dicono oggi se a Venezia arri-

ni, degli avvisi inizia a rompere un po’ troppo. Terminato il breve intermezzo informativo torniamo a prendere subito altri due posti a sinistra proprio sopra al Lido Orione (quello con il grande schermo) di fronte al mare e sbraghiamo finalmente; ma l’ora? E’ mezzogiorno e lo stomaco s’incazza, così scen-


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diamo un momentino al ponte inferiore e prendiamo della macedonia, poco zuccherata, di melone bianco e giallo con ananas, poi non sazi ne riprendiamo ancora e l’andiamo a finire sdraiati sul ponte al sole. Che paradiso, sdraiati ad abbronzarsi in alto mare, con il calore

sto in colonna al Self Service, ti spintonano e soprattutto viaggiano, mangiano e si divertono completamente gratis, infatti sotto ai 18 anni non pagano una lira. I genitori sono convinti che in crociera i figli siano invulnerabili ed invincibili e li lasciano nomadi per la nave,

brava, poi iniziano ad impettorirsi come i piccioni e proprio quando pare che tutto funzioni bene e che la preda sia incastrata si sentono tirare per lo slip: “Papà papà, posso andare a giocare con Mauro?” - “Ma certo figliolo, vai, vai, EVVAHI!” E la preda, scoperto che

temperato dalla brezza marina, sentire il fruscio delle onde che lambiscono lo scafo, peccato che esistono i bambini! I bambini in vacanza, figli di madri in vacanza con padri in vacanza, sono convinti di avere la licenza di uccidere, gridano, corrono, toccano, si impicciano dei cazzi tuoi, ti fregano il po-

tanto sanno che prima o poi qualcuno li riporta a Canossa; i padri sono ancora peggio, sanno che i figli sono eterni, che le mogli dormono e così pensano alla figa. Li vedi tutti a caccia della femmina accaldata che adocchiano la preda con l’occhio destro e con il sinistro controllano che la moglie stia

l’affamato ha prole, lo pianta come un traliccio sul posto e si allontana stizzita; ho visto, per questo, un padre rincorrere un figlio per scaraventarlo in mare a calci nel culo e la madre sogghignare da sotto la maschera di crema per bellezza. Alle 13.30 ci alziamo affamati e scendiamo al Lido e si va al


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Buffet degli alimenti e lì combatto nuovamente con dei piccoli roditori che mi vogliono fregare le ultime patatine, battendoli con l’astuzia ed approfittando della mole che intimorisce il cuoco; poi mi ricordo di essere italiano e riempio il vassoio con Wurstel farciti con

Cozze enormi, Salmone, Patatine e due Wursteloni farciti con formaggio e Pancetta. Come al solito lo spreco è immenso ed io non riesco a mangiare tutto quello che pensavo fosse possibile ingurgitare ma la Renza, non lascia niente; satolla come un vitello, la prendo e la porto

con l’abbondante epa a crogiolarsi al calore del potente astro. Passano pochi minuti che ecco arrivare il Veneto, perennemente alla ricerca della moglie che cazzeggia tranquilla in giro con le amiche, capisco che sono fottuto e che cerca disperatamente qualcuno da crocifig-

sottilette e Pancetta, Wursteloni alla griglia, Crauti, Insalata di fagioli corroboranti per parlare dietro, morbide scaglie di Grana, Patatine fritte conquistate con la forza, Prosciutto crudo, Pasta al forno, fette di Formaggio con vistosi anelli di Cipolla, per contro la Renza avanza con nel vassoioi due piatti di

nuovamente sul ponte a prendere il sole mentre io mi ritiro nella 1453 a meditare, con i gomiti appoggiati su di un tavolino a scrivere al PC e con il sedere sul Water. Cesso di aggiornare il viaggio e torno dalla Renza recandole una calda tazza di caffè e mi adatto subito anch’io alla forma della sdraio

gere a parole ed eccomi immolato sull’altare del gossip. Inizia a dire che fa il restauratore di opere d’arte ed attualmente sta lavorando a Venezia, Pisa e Firenze, curando la parte muraria degli edifici storici, che il mestiere l’ha imparato da ragazzo ad Assisi da vecchi artigiani, e poi si accomiata così io


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ne approfitto per andare al bagno visto che mangio come un cammello; inizio a salire da un ponte all’altro quando incontro nuovamente il potenziale cornuto Veneto che mi chiede cosa sto facendo ed io, anche per non insospettirlo visto quanto è teso (le corna pesano, soprattutto quelle invisibili), gli spiego che sono diretto ad una toilette appena la trovo; non l’avessi mai detto, si presta ad accompagnarmi e così ora siamo in due a girare per i ponti. Sembra strano ma anche così la ricerca è vana e lui mi lascia al mio destino di ricercatore allontanandosi nella folla salutandomi; io riparto quando mi sento chiamare da lontano, era sto disgraziato che da 90 metri mi diceva che aveva trovato il cesso per me; non sapevo se ringraziarlo o se abbatterlo con una schioppettata caricata a merda, come la figura che mi aveva fatto fare. Ritorno dalla Renza e ora vicino a noi si è piazzata una signora avanti con gli anni, napoletana, con una figlia ed un’amica del cuore che scatarrava come un pastore tedesco causa eccessiva esposizione all’Aria condizionata che per fortuna odia anche lei i bambini al ristorante, adora gli spaghetti, è incantata dal benessere, e parla, parla, parla …! Davanti a noi, ad una vera coppia di coglioni, è caduto il cellulare in terra e lo stanno cercando, alzando spostando sedie, materassi, chiedendo ai vicini: da non credere, non l’hanno più trovato, qualcuno meno imbecille di loro due, l’ha visto e se l’è subito intascato ad indicare che, anche se in crociera, di onesti in giro ce

Istanbul Istanbul ne sono davvero pochi. Salutiamo per educazione i vicini, e scendiamo di sotto a fare che? Pizza e fagioli io e Pizza e Anguria Renza, poi caffè e via in Camera a stravaccarsi in libertà. Alle ore 19.00 la Raineri viene a scoprire che c’è un’altra cena di gala e così la moglie mi va in panico: “E cosa mi metto, e dove lo metto, e come lo metto!” due palle così, ste cene mi iniziano a stare sul cazzo davvero. Io riparto con il completo senza gilet e senza cravatta ma con i capelli STIRATI a ferro dalla Renza, sembravo un cretino; due ore di preparativi, da non credere, e finalmente sono le 21.30 e ripartiamo per andare a mangiare al solito Ristorante Vesta, praticamente con lo stomaco ancora pieno dai manicaretti precedenti; ceniamo con antipasto di Capesante ottime, a seguire un leggero Consomè per poi gustare un sublime Agnello. Sorpresa finale tante torte con spumante in compagnia del Comandante Giacomo Longo. Usciamo e giriamo un poco per la nave, io addirittura esagero approfittando degli a-

scensori di cristallo che dominano la hall centrale come non mai, ed alle 23.30 è il nostro turno di varcare la soglia del Teatro Giove per lo SHOWTIME che consiste nello spettacolo “Mythology” con i cantanti Sury Boltman e Nicole Magolie ed i ballerini Afro Arimba Dance Company. Lo spettacolo è molto bello, effetti laser, scenografie, costumi da sogno e tutti davvero preparati e felici di fare questo lavoro, l’unica pecca è che non ci sia un filo logico, si tratta di tanti brani messi a caso uno dietro l’altro senza una trama o un discorso


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da portare avanti. Mentre sto filmando una donna si addormenta e mi piomba addosso, se non si fosse trattato di un vecchio cesso, la Renza mi avrebbe addossato di sicuro la colpa del mancamento. Terminato lo spettacolo ci viene impedito di recarci a dormire ed eccoci tutti in fila, alle 00.30’ di notte, per andare a visitare le cucine della nave, e percorriamo gli stretti anfratti addossati gli uni agli altri per questi cunicoli di acciaio inossidabile con i cuochi a salutarci: ho avuto la stessa impressione che ha un leone quando vede transitare i visita-

tori allo zoo, di sicuro pensa che siamo tutti scemi, ed i cuochi lo stesso! Finalmente questo insensato percorso ha termine e sfociamo in un locale dove presentano Bignè, Meloni e dolci vari con i due sposini di Bari, Domina e marito, che gentilmente ci hanno tenuto il posto in questi enormi tavoli rotondi dominati da sculture nel burro, nel formaggio e nel ghiaccio. Tutto buonissimo ma sono le ore 01.30 e bisognerebbe anche riuscire ad andare a dormire perché altrimenti alla mattina siamo sempre più rincoglioniti. Ci accomiatiamo dai

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nostri amici e risaliamo le rampe che portano al lunghissimo corridoio da percorrere felpatamente (passiamo infatti davanti a tutte le cabine della nave) per giungere davanti alla porta della Camera 1453. Inserisco il Badge e la porta si apre, Renza si butta sul letto ed io spengo la luce e mi guardo dall’oblò il mare, con le onde nervose appena illuminate dai bagliori stessi della nave, siamo in mare aperto con gli abissi sotto di noi, però si sta da dio, rimango ancora un po’ perché purtroppo, me lo posso permettere ancora per poco, ma ora a nanna!


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sabato 18 Agosto 2007

Arrivo a Dubrovnik

Alle ore 7.00 ci siamo svegliati ed alle 8.00 ecco arrivare la Colazione prenotata ieri sera ed appesa fuori della porta, non c’era nulla di quanto avevamo ordinato noi, sicuramente la nostra portata era finita a scontentare un’altra coppia, ed ironia della sorte, il tutto quando abbiamo appena finito di compilare e spedire il questionario su “La soddisfazione del cliente”; ci sfamiamo malvolentieri con quella roba pensando a chi

era quello stronzo che poteva fare una colazione degenere come quella. Molto probabilmente la stessa cosa l’hanno pensata anche gli altri insoddisfatti solamente che si sono andati a lamentare, così dopo mezz’ora, ecco ribussare alla porta ed entra una seconda portata stavolta esatta, ma adesso chi riesce ad ingoiare qualcosa? Renza, però poco perché sazia di quella precedente ma io non riesco a ingoiare niente. Passa

un’altra mezz’ora e mi accorgo che qualcuno mi ha segnato 2 bottigliette d’acqua ritirate dal frigorifero, chiamo Francisco e mi dice che è stato lui perché ha trovato due bottigliette d’acqua nel cestino dell’immondizia; la pressione mi sale alle stelle e per un pelo non gli espianto il buco del culo dalla bocca. Capisco che chiaramente questo vuole fare il furbo con me, di colore o no, questo è stronzo e stronzo ri-


Domenica 19 Agosto 2007 mane, marrone giallo o rosso che sia; il fatto è che il prezzo di una bevanda ritirata dal frigorifero di bordo costa l’equivalente di un collier di Cartier acquistato in via Montenapoleone a Milano e questo stronzo marrone se lo voleva far regalare da me! Schivata questa deplorevole minaccia, inizio a capire perché in Italia Bossi sta acquistando sempre più il potere e borbottando tra me e me per almeno altri 10 minuti, prendo la Renza ed andiamo a prenderci il sole al Ponte 11 dove ieri ma dalla parte opposta perché il sole al mattino è dall’altra parte, babordo o tribordo che sia; dun-

que alle 9.00 siamo già sdraiati al sole sazi, incazzati e agitati perché stiamo per arrivare in porto e la Renza già dorme: suvviaaa! Filmo l’entrata nel golfo, peraltro splendido da quest’altezza, e poi mi corico adiacente alla Raineri in Cambiaso fu Angelo ed inizio a godermi il tenero tepore ed il silenzio di quell’ora; chiaramente la pace eterna non è di questo mondo e dunque ecco arrivare i primi coglioni (praticamente i leoni di ieri sera a detta del popolare proverbio) che si sparpagliano a macchia di leopardo, a noi invece tocca una vecchia megera con la voce alla Sandro Ciotti, che si siede lì accanto e

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si mette a leggere ad alta voce tutte e 40 le domande del questionario (in sto cazzo di crociera si è sempre lì a compilare questionari), lentamente alla vicina, io mi chiedo se uno il proprio tempo libero lo deve bruciare in cose così demenziali, si è mai vista una lucertola fare i quiz al sole? O un ghepardo darsi la crema per la pelle? O una vipera fare domande cretine a un tacchino? No, prendono il sole e non rompono i coglioni! Il problema è non sono sufficientemente maleducato da dirglielo, ma gliel’ho pensato forte in faccia e così mi alzo, allontanandomi dal dromedario bivalve e, vista la


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grande disponibilità di posti, provo a calarmi nella vasca dell’idromassaggio, un piccolo pertugio da circa 12 posti a se-

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dere e 300 in piedi. Quando consulti i depliant ti fanno vedere piscine olimpiche, campi da tennis da Foro Italico, poi

dal vivo tutto è più striminzito, ridotto, lillipuziano e questa vasca ne è la conferma; mi guardo intorno e mi accorgo


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Dubrovnik

che sono l’unica bestia trionfante in mezzo a tante donne, faccio finta di niente e leggermente scivolo giù col sedere e

mi sdraio facendo galleggiare le gambe in modo che dal pelo dell’acqua affiori un poderoso obelisco caricato a salve; resto

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in questa posizione adescante per qualche minuto, ma nessuna femmina risponde all’evidente e sostanzioso richiamo, ed allora, mentre sto per ritornare nella posizione di riposo, sento che ai due lati del mio sedile calano due energumeni pelosi; accavallo immediatamente le mani ponendole a protezione della mia zona riproduttiva e resto in questa posizione per poche decine di secondi trascorsi i quali decido di tornare da Sandro Ciotti, raccolgo il questionario che nel frattempo è stato consegnato e compilato dalla Renza e lo vado a imbucare nell’apposita feritoia sita al Ponte 3. Dopo 3 urinate bestiali della Renza, credo dovute ai bicchieri di pompelmo servitici per colazione e tracannati dall’ingorda, eccoci entrare nel golfo dinnanzi a Dubrovnik ed ivi la Costa Serena getta l’ancora, proprio di fronte al porto; è ora di pranzo e via subito al Prometeo e il mio vassoio si riempie di Penne ai funghi, 5 Gamberoni, Arrosto, Patatine, Insalata Capricciosa, Crauti, Fagioli, Formaggio normale e Grana, Frutta fresca in macedonia e Gelatone, mentre la Renza depreda Salmone, 4 Gamberoni, Lasagne verdi, Formaggio Grana e l’immancabile Gelatone finale. Io mangio e capisco cosa prova un leone quando ha una Gazzella in bocca e 30 colleghi che lo guardano sperando di fottergli più carne possibile o che quanto meno si strangoli da solo; mangio, ma come al solito non riesco ad infilarmi in gola tutto, ci fosse mia suocera si sarebbe riempita tasche e mutande, ma non avrebbe la-


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sciato niente, la conosco bene io. Rincoglionito dal cibo (vedi la foto sotto nel cerchio) solamente io visto che la Renza non patisce niente, veniamo radunati nel solito Teatro Giove dove ci consegnano il numero 12 e iniziano i soliti ragguagli per lo sbarco, ci trattano come animali in un carro bestiame, probabilmente il direttore di sbarco è un vecchio traghettatore di ebrei dei tempi del Furer, poi come capre

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(per fortuna non perdiamo le olivette per strada, però qualcuno bastardo le ariette le fa e sghignazza) ci incolonniamo e sfociamo in un pianerottolo praticamente 50 cm sopra al pelo dell’acqua e carichi di zaini, macchine fotografiche e cazzate varie, veniamo invitati a salire su una lancia (vedi foto a lato presa in prestito da internet) ammassati come bestie; io riesco a capire che il posto da occupare velocemente

è quello davanti (il vetro di dx della coppia di finestre davanti in basso) ma dietro di me è l’inferno; la Renza che ha sempre la testa per i cazzi suoi, un po’ c’è e un po’ no, stavolta l’indovina e mi segue ma si va a mettere vicino al bastardo che fa le ariette, e credo che se le risparmi appositamente per queste occasioni uniche. Io cerco di non pensare, perché se mi venisse voglia di uscire, mi toccherebbe fare un buco nella


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chiglia col sedere di questo untore bastardo, così guardo sempre diritto l’ingresso dell’imbarcazione nel porto di Dubrovnik. Io non so bene in quanti siamo, ma da come stiamo viaggiando a pelo d’acqua, dà più l’impressione di essere su di un sommergibile e di certo siamo oltre la portata di sicurezza di oltre 120 umani,

noi risparmiamo il centone e giriamo liberamente per la città

ma che purtroppo anche lei ha conosciuto la follia della recente guerra jugoslava. Se però devo dire ciò che realmente penso, per me tutto questo è finto, una scenografia vera alla quale si è adattata una finta sceneggiatura con coreografie create ad hoc per il turista; ovunque nascono negozi, bar ristorantini, nei portoni delle

impalati e duri come spaghetti n. 5 in una confezione da 5 chili; Più che scendere, saliamo a terra ed eccoci liberi, molti si sono procurati delle escursioni a pagamento ma questa volta

vecchia, bianca ed assolata , giriamo per i vicoli dove il pavimento è fatto della stessa pietra con la quale sono costruiti gli edifici di questa cittadella, tutta circondata da alte mura,

case, negli androni dei palazzi, ci prendono veramente per dei coglioni sprovveduti per rifilarci ogni cosa di un’inutilità estrema facendola passare per artigianato locale, hanno impa-


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rato da noi! “ Ragusa (in croato Dubrovnik, in italiano anche Ragusa di Dalmazia, in dalmatico Raugia), è una città della Croazia meridionale situata lungo la costa della Dalmazia. La città, che ha lungamente mantenuto la sua indipendenza, vanta un centro storico di particolare bellezza che figura nell'elenco dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO e che le è valso il soprannome di "perla dell'Adriatico". Ragusa è il capoluogo della regione raguseo-narentana, nonché la maggiore città della Dalmazia meridionale. La città di Ragusa è stata fondata originariamente su un'isola rocciosa e poi colle-

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gata alla terraferma mediante interramento di un sottile braccio di mare (che corrisponde oggi alla parte pianeggiante della città). Le fortificazioni attuali risalgono al XVII secolo, quando in seguito ad un devastante terremoto la città venne ricostruita quasi interamente. Dal punto di vista urbanistico, il centro storico (che è tassativamente pedonale) è diviso a metà da un lungo stradone lastricato (detto appunto Stradún) che termina in prossimità del porto e lungo il quale si affacciano i palazzi più significativi della città. Difronte alla città vi è l'isola di Lacroma. La città venne fondata col nome di

Ragusium nella prima metà del VII secolo ad opera degli abitanti della vicina città di Epidaurum (l'attuale Ragusavecchia o Cavtat) in fuga dalle invasioni degli Slavi e degli Avari. Successivamente, la città entrò sotto la protezione dell'Impero Bizantino ed iniziò a sviluppare un fiorente commercio nell'Adriatico e nel Mar Mediterraneo orientale. Nel XI secolo Ragusa era ormai una florida città mercantile e grazie ad alleanze con altre città poté svilupparsi ulteriormente come repubblica marinara, la quinta dopo Venezia, Amalfi, Pisa e Genova. Caduta Costantinopoli durante la IV Crociata (1204),


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la città passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia e tale rimase, seppur con brevi interruzioni, fino al 1358. In questo periodo Ragusa mutuò dalla Serenissima il proprio assetto istituzionale. Approfittando della sconfitta dei Veneziani (1358) per opera dell'Ungheria, Ragusa si sottomise formalmente a quest'ultima in cambio di un tributo annuale, che si pagava sia in termini di denaro che di imbarcazioni, garantendosi tuttavia un'indipendenza di fatto. Ottenuta in questo modo la libertà i cittadini poterono di nuovo scegliere un proprio assetto istituzionale eleggendo un consiglio cittadi-

no e un proprio senato. Ragusa iniziò a prosperare grazie ad una spiccata attitudine mercantile ed all'abilità dei suoi governanti. Nel giro di pochi decenni la città divenne un primario centro commerciale e culturale e giunse a rivaleggiare con la Serenissima Repubblica di Venezia. Neppure il declino della potenza ungherese (battaglia di Mohács, 1526) riuscì a scalfire la prosperità di Ragusa: la città si diede, così come aveva fatto con gli ungheresi, all'Impero ottomano e preservò ancora una volta, tramite il pagamento di un tributo, la sua sostanziale indipendenza. Nel 1416 la repubblica di Ragusa fu il primo

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stato europeo ad abolire la schiavitù e l'uso degli schiavi. La prima fase del declino della città è dovuto alla scoperta dell'America nell'anno 1492 che escluse il Mediterraneo dalle principali rotte commerciali. Ma solo con il dominio Ottomano del XVI secolo iniziò per la città un lento quanto inarrestabile declino, accelerato soprattutto dal terribile terremoto del 6 aprile 1667, che rase al suolo gran parte della città facendo 5.000 vittime. Sembra che, a seguito di tale evento catastrofico e del successivo ripopolamento, Ragusa iniziasse a perdere quelle connotazioni culturali latine che l'avevano


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sempre contraddistinta. Ragusa risorse velocemente dalle macerie dotandosi di un impianto urbanistico moderno grazie all'attività di molti scalpellini, ma la ripresa fu parziale e di breve durata. La città venne sempre più a dipendere dal gioco delle potenze straniere e poté conservare la sua indipendenza solo grazie alla sua modesta importanza. Nell'anno 1806 la città venne occupata militarmente dalle truppe napoleoniche, e nel 1808 un proclama del Maresciallo Marmont pose fine alla secolare repubblica di Ragusa. L'amministrazione francese la riconobbe parte del Regno d'Italia nel 1808 e successivamente venne annessa alle Province Illiriche nel 1809. Assegnata definitivamente all'Austria con il Congresso di Vienna (1815), Ragusa fu unita alla Provincia della Dalmazia e rimase fino al 1918 (termine della prima guerra mondiale) sotto il dominio diretto degli Asburgo. Fu in questo periodo che la città divenne teatro di uno scontro dovuto alla formazione delle varie coscienze nazionali, che tendevano ad attribuire a sé non solo il territorio comunale, ma anche l'antica e gloriosa storia della millenaria repubblica marinara. Questo scontro vide tre componenti in campo: quella croata -

Istanbul Istanbul maggioritaria - quella serbo/ montenegrina e infine la componente italiana: ognuna si organizzò in un partito e per un certo periodo di tempo serbi e italiani si coalizzarono in funzione anticroata, riuscendo anche a far eleggere come pode-

stà di Ragusa l'autonomista italiano Marino Bonda fino al 1899; sempre il Bonda fu l'ultimo esponente Italiano di Dalmazia eletto al Parlamento imperiale di Vienna. Successore di Francesco Ghetaldi-Gondola autonomista come Podestà di Ragusa. Nello scontro serbo/ croato sulla paternità etnico/ storica della Repubblica di Ra-

gusa si possono vedere in filigrana alcune delle motivazioni che cent'anni dopo avrebbero portato i governanti serbo/ montenegrini ad accampare diritti sulla città. Nel 1919 Ragusa divenne parte del neonato Regno di Jugoslavia e nell'aprile 1941 fu occupata militarmente dal Regno d'Italia per un paio di anni. Nel settembre 1941 Mussolini ne propose l'annessione al Governatorato della Dalmazia (cioè al Regno d'Italia) con la creazione della Provincia di Ragusa di Dalmazia, che pero non fu fatta per l'opposizione del croato Ante Pavelic. Successivamente, dopo la seconda guerra mondiale, Ragusa fece parte della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. In seguito alla dissoluzione di quest'ultima ed alla successiva guerra in Jugoslavia, la città si trovò quasi sulla linea del fronte ed il 6 dicembre 1991 venne bombardata dalle forze armate jugoslave (in particolare montenegrine) dalle montagne alle spalle della città. Le bombe causarono molte vittime e non risparmiarono neppure il centro storico, che venne notevolmente danneggiato. Con la fine delle ostilità la città si è velocemente ripresa ed ha ripreso infine la sua vocazione


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culturale e turistica. Il santo patrono di Ragusa è San Biagio (a Dubrovnik: sveti Vlaho; o in croato: sv. Blaž). Nella chiesa a lui dedicata è conservato il cranio in un ricco reliquiario a forma di corona bizantina, che

bianca fa il resto, troviamo un po’ di ristoro entrando nelle chiese, dove ci ritempriamo sedendoci sulle panche al fresco a pregare, panche che poi risulteranno essere l’unico luogo dove adagiare il sedere sen-

no loro stessi, chiedo allora dove le hanno fatte e mi raccontano di un ragazzotto che si era proposto: mi sovviene il luogo del pargolo fotografo, lo raggiungiamo e ci facciamo scattare la foto di pag. 118. Devo ri-

viene portato solennemente in processione nella ricorrenza del santo, che secondo la leggenda e la tradizione popolare, difese e protesse la città da un'aggressione della repubblica di Venezia.” Wikipediando vengo affrontato da un ragazzino educato e gentile armato di macchina fotografica che chiede se desideriamo farci fotografare appoggiati al muro, ma noi temendo una rapina economica, con cortesia rifiutiamo l’offerta e tiriamo avanti. Il sole è davvero arrabbiato in questo pomeriggio d’agosto e la pietra

za versare il becco d’un quattrino, oppure a guardare mostre fotografiche patriottiche sul conflitto del 1991 in freschi anfratti. Le sedie sono solo nei Bar, peraltro ormai affollati da sbarcati come noi, di questa cittadina che pone termine alla nostra crociera “Panorami d’Oriente”, venticinque anni dopo esserci detti “Si” davanti ad un prete cacciatore con un nome davvero poco tranquillo come Don Vento. Mentre penso, vedo passare dei passeggeri che guardano delle cartoline simpatiche dove il soggetto so-

conoscere che io sono fotogenico come un mulo sulla sedia elettrica, non so perché ma mi riesce così bene sta faccia da fesso: purtroppo non riesco a fare mai di meglio. Con l’orologio sempre in vista per evitare di rimanere a terra, alle ore 16.10 torniamo al porticciolo dove ad attenderci per riportarci a bordo, ora c’è un grosso battello messo a disposizione della Costa, sicuramente più rilassante delle Lance della nave usate nell’andata. Assetati risaliamo sino al Ponte Prometeo e ci sguazziamo una tazzo-


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na di Macedonia di Meloni bianchi e gialli con Ananas e poi tutti sul ponte a vedere la nave che lascia la rada di Dubrovnik alle ore 17.45 anticipando la partenza di 15 minuti sul calendario previsto. Ora occorre iniziare a preparare le valige perché la prossima discesa sarà l’addio o forse un arrivederci a questo gigante buono, e rammento per chi si fosse messo solo ora alla lettura di questo diario, che il Direttore di Crociera Stefano Ferrari aveva raccomandato di fare le valige e di metterle nel corridoio perché nottetempo passano gli addetti, prendono i bagagli e pensano loro a farli sbarcare, però ci aveva ricordato di prestare molta attenzione alla porta della cabina che ha una molla MAB molto potente e rischieremmo di rimanere chiusi fuori, magari in abbigliamento non del tutto consono al luogo. Sghignazzammo tutti insieme, immaginando un coglione in mutande chiuso fuori della porta, in giro per i corridoi a cercare uno scassinatore che gli possa permettere di poter rientrare dentro e levarsi da fare schifo. Dunque prepariamo le valige lasciando fuori quello che ci serve, e cioè i due marsupi, la sacca rossa di Renza ed il mio fedele Computer, poi usciamo per un ultimo giro e comperiamo le ultime foto scattate dove Renza è rimasta da diva


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diva ed io sono rimasto malissimo, ma tanto che importa a lei se io nelle foto faccio cagare. Ormai abbiamo assorbito il ritorno dell’ora italiana con il guadagno dell’ora che avevamo perso all’andata ed alle 20.00 eccoci al Ponte 3 Aries nel Teatro Giove per lo spettacolo di commiato “Grand Variety Show” con gli artisti acrobati Price & Mc Coy, cantanti e ballerini e il Laser Show; inizia e i ginnasti australiani non stupiscono come invece fa la incredibile scenografia di un teatro con il palcoscenico girevole dove dal nulla il pavimento si alza e compare una maestosa scalinata, gli effetti laser sono un po’ datati e scontati, con fumo nuvole e colori per mezz’ora circa. Alle 21.00 ter-

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mina lo Show che ci lascia un po’ delusi, abituati come eravamo per i precedenti spettacoli, e purtroppo dobbiamo attendere mezz’ora prima di poter accedere al Ponte 4 nel nostro ristorante Vesta e per ingannare l’attesa visitiamo le migliaia di foto esposte nelle vetrine, prendendo per il sedere le facce bestiali di incredibili passeggeri stralunati. Alle 21.30 ci accodiamo alla colonna di elegantissimi pezzenti affamati e quando si apre il cordone sfollagente ci andiamo a sedere praticamente trascinati di peso dalla folla osannante alle cibarie, noi con lo stomaco ancora pieno della montagna di frutta mangiata alle 18.00, così ringraziamo gli chef per il leggero antipasto di frutti di mare, della

zuppa di zucca, delle Penne alla piemontese, dello squisito arrosto e per concludere dell’ottimo gelato di limone e melone; i nostri compagni di tavola si sono attardati ed arrivano a cena inoltrata perché hanno trovato sul letto un foglio con elencate le operazioni di sbarco relative a quelli che come noi scendono a Venezia, e le fasce colorate che hanno distribuite ieri, non hanno i colori a caso, ma indicano l’ordine di sbarco quindi, i primi l’hanno Rosa, poi a seguire i Bianchi e via via sino agli ultimi che ce l’hanno Nera, e noi che colore abbiamo? NERA Cazzo! I Siculi e i genovesi si fanno delle sane risate alla faccia della mia innata superstizione che naturalmente porta a


Domenica 19 Agosto 2007

parlare di lugubri esperienze. Ci alziamo con le mani letteralmente nei coglioni che ormai sono le ore 23.40 disquisendo su capi di abbigliamento molto costosi, su carissimi orologi Daytona visti al polso di un giovane ragazzo seduto ad un tavolo vicino che andava in giro con un sederino davvero poco raccomandabile, al fianco di un orgoglioso settantenne con la faccia da porco. Salutiamo i nostri amici per l’ultima volta scambiandoci le e-mail, poi lasciamo la sala sapendo che non ci saremmo mai più rivisti; a mezzanotte decidiamo quali indumenti indossare domani per lo sbarco e per il viaggio in treno, soprattutto non so dove mettere sto cazzo di cappello di carta alla De Gregori che mi porto dietro da Bari ed è più delicato di uno Swarovsky e

così me lo ficco in testa. Metto fuori la valigia che ci ha imprestato Silva e mi viene in mente che ieri ci ha detto che ieri lei mi aveva inviato un messaggio dicendomi che loro tre partivano per Barcellona, e la valigia? Con questi pensieri metto fuori la valigia, la borsa Rossa e … CAZZO, resto chiuso fuori perché la molla della porta è implacabile e mi ritrovo nudo nel corridoio come un idiota; appena si accorge che è sola la Renza mi viene ad aprire quando ormai ho le mani che sanguinano dai pugni che ho tirato per far capire che ero nel corridoio e non più nella cabina. Provatissimo guadagno la stanza ed alle ore 1.30 mi corico nel letto in preda ad un dilemma che mi tormenta da anni: la tengo o approfittando della nera profondità degli abissi la invito a vedere la luna e la scaravento

al di là delle transenne tornando al celibato? Polizia, avvocati, galera, televisione, giornali, tribunali, no forse è meglio per il momento evitare, però sicuramente qualcuno solidale lo potrei anche trovare, mah. Non riesco a dormire, fisso per un po’ il soffitto e la debole luce che centinaia di lampioni riflettono sulle onde di questo italico mare Adriatico e che si irradia fiocamente tra le tendine dell’Oblò dando alla stanza l’ultimo tocco fiabesco, a fianco della Renza che da tempo dorme e come un immaginario naufrago immagino di spalancare la finestra e lanciarmi fuori, ed allargando le braccia volare, volare liberatomi dal mio enorme fardello di 100 Kg inutili, sfiorare la chiglia, baciare l’alba ed abbracciare tutti gli uccelli … a proposito di uccelli, vado in bagno e poi a dormire, e stavolta dormo. Notte.


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domenica 19 Agosto 2007

Sono sveglio alle ore 6.46 e guardo la TV che trasmette costantemente il Punto-nave e siamo molto vicini ai Sabbioni di Venezia, l’ultimo giorno di crociera praticamente è esclusivamente lo sbarco, così come il primo giorno era dedicato all’imbarco pomeridiano; facciamo l’ultima doccia e saliamo per l’ultima volta al Ponte Prometeo per la colazione con Brioches rotonde, due dolci con marmellata di albicocche, caffèlatte, marmellata di fragole

ed un dolce triangolare che sembrava una fetta di alveare ed ecco che chiamano CAMBIASO GIAN PAOLO al Ponte 3, Miiiiinchiaa, avevo appena detto alla Renza cosa avremmo dovuto fare se ci avessero chiamato. Scendo giù al Ponte dei signori in bianco e mi trovo davanti la signora che mi aveva perso l’assegno e mi dà i soldi che avevo come credito nel badge e torno al Prometeo e per far passare il tempo curiosiamo dal vetro proprio davanti alla

nave Armonia della MSC ed alla Crystal Serenity ancorate anche loro al molo veneziano; ci prepariamo tre panini con Formaggio e prosciutto ed un toast al Salmone per la Renza e ci rechiamo come prestabilito al Teatro Giove alle 11.55 che è ormai semideserto, come tutto il resto della nave, perché prima di far posto ai nuovi, dobbiamo sparire prima noi; qui ci dicono che finalmente noi Neri possiamo abbandonare la nave. Ora che siamo ritornati


Domenica 19 Agosto 2007 sulla terraferma occorre tornare nella sala d’imbarco a recuperare i bagagli ed infine riusciamo a recuperare i tre bagagli disseminati in un vero e proprio cumulo di pacchi ammassati. Ormai la vacanza è solo un ricordo, ora si deve trottare come al solito e cercare subito un taxi battendo la concorrenza di centinaia di turisti con lo stesso problema. Riusciamo nell’intento molto sgradevole di vincere le varie precedenze ed alle 12.40 ci imbarVenezia Mestre chiamo su un bel furgone bianco con tanto di porte scorrevoli alla volta della Stazione Ferroviaria salire sulla Carrozza 8 nei posti di Venezia Mestre dove arrivia21 e 22 del convoglio che deve mo e ci mettiamo in attesa di partire alle ore 13.56 per poi

Milano

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cambiare a Milano e salire sulla Carrozza 9 nei posti 25 e 26. La stazione per istituzione è un luogo dove ci si ritrova e dove ci si lascia, un eterno confronto tra gioia e malinconia, tra chi ama di più e chi di meno, e qui mi tocca assistere alla più classica fotografia di un menage a senso unico dove lei lo bacia ad occhi chiusi e lui che sbaciucchia freddo, con lei che sale felice e lui che appena lei scompare dietro alla porta si allontana senza nemmeno voltarsi, che tristezza. Partiamo in perfetto orario e tra cruciverba e sonnecchiate si giunge a Milano alle 16.10 dove tra ansia e spaventi indotti guadagniamo la nuova carroz-


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za per ripartire in perfetto orario alle 17.00 . In viaggio sia-

canza volge al termine ed alle 20.40, quando ormai la luce del

ciamo vedere cosa abbiamo comperato, Ciondoli, Narghilè

mo sacrificati in questi maledetti vagoni moderni, non esistono più i comodi scompartimenti dove potevi chiudere la porta e le tendine e stravaccarti sui sedili, ora hai tutto numerato, comunque come i buoni vecchi meridionali, apriamo i pacchetti preparati a bordo e come ultima soddisfazione mangiamo nei fazzoletti della Costa Serena usati per incartare gli alimenti. Purtroppo la Pianura ci ha abbandonato ed ecco il Mar Ligure tanto amato ma che ora ci conferma che la va-

giorno si è fatta bluastra, eccoci arrivati alla Stazione di Imperia -Porto Maurizio dove fotografo una stanca Renza. Ritiriamo la Panda lasciata lì in stazione nel lontano 12 Agosto e facciamo la trionfale entreè in casa Cambiaso dove ad attenderci alle ore 21.00 precise, ci sono Paolo e Alice. Preparo una cena coi fiocchi a base di Eliche Agnesi con sugo di Pomodoro e Tonno diventata ormai la mia ricetta preferita ed innaffiamo il tutto con abbondante Bonarda, al termine apriamo le valige e fac-

etc. fino a quando non arriva Minaglia con la ragazza e partono tutti per Genova. La Renza disfa i bagagli, carica la lavatrice, rompe un piatto e si va a dormire; purtroppo il mio udito invece di riposare è sul chi vive e così capta il bip bip bip della Lavatrice che avverte che ha terminato il suo lavoro e così, all’1.00 suonata, mi tocca uscire mezzo nudo a stendere sul terrazzo, sintomo che noi maschi si deve solo ubbidire e preludio alla normale vita che è purtroppo ricominciata. Notte.


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