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Periodico di informazione agricola n° 6 / Agosto 2013

e

Olio Lini

Tel. 0761-328974 Fax 0761-321872 Viterbo Via Cassia Sud 10 e-mail: rasenaoleariasrl-libero.it Oli extravergini di

oliva

In questo numero:

La passione per l’olio extra vergine di oliva come olivicoltore, frantoiano e confezionatore. La storia di Rasena Olearia e dei suoi marchi in un’intervista a tutto campo all’amministratore Marco Lini.

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La gallina ovaiola La “Pansanella” ( viterbese )


G.B. – Sig. Lini, quando ha avuto inizio la sua avventura nel mondo dell’extra vergine di oliva? M.L. - Ha avuto inizio con mio padre, lui è stato da sempre un olivicoltore e appassionato di olivi. E’ stato sicuramente lui a trasmettermi questa passione. Mi ricordo che faceva parte della Cooperativa Etruria, la struttura che poi, dopo tanti anni è diventata proprietà della nostra famiglia con il nome di Rasena Olearia.

G.B. – Che cosa si ricorda di quella Cooperativa? M.L. - Ho tanti ricordi; La chiamavo il “Consorzio”, era una struttura ben organizzata, c’erano il Presidente Tommaso Primavera, un uomo anziano con un cappello che lo faceva essere importante, il Direttore Trecci, sempre ben vestito e autorevole verso tutti, i due dipendenti Pietro e Giovannino. Mi ricordo che quando studiavo, per un breve periodo ci lavorai. Mi misero al piano superiore a scaricare i sacchi ( a quel tempo, c’era poco di meccanizzato) ed io, che ero gracilino, al primo sacco che presi sulle spalle caddi a terra. Uno dei dipendenti mi disse che non ero idoneo per quel lavoro e allora mi misero all’imbottigliamento. Ricordo anche i consigli di amministrazione ( mio padre, per un periodo, fece parte del consiglio) e delle assemblee dei Soci e delle feste che venivano organizzate allietate da bruschette, porchetta, salsicce alla brace e tanto tanto vino. Sicuramente erano altri tempi.

G.B. – Si dice che da piccoli si conservi il ricordo degli odori e dei sapori. Quale ricordo ha dell’olio che veniva prodotto in quel frantoio? M.L. – Sicuramente l’olio che veniva prodotto in quei tempi era di qualità molto più scadente rispetto ad oggi, ma a noi sembrava buonissimo. Le olive non venivano portate al frantoio il giorno stesso della raccolta come si fa oggi anzi, c’era l’abitudine di portarle a casa e ammassarle per terra dentro gli scantinati o i magazzini. Più volte ho sentito dire da alcuni che le olive ammassate, a volte, si dovevano tagliarle con la pala per poterle poi metterle nei sacchi. Naturalmente di tutto si poteva parlare meno che quell’olio, potesse essere un extra vergine di oliva. Ricordo comunque di essere cresciuto con il sapore dell’olio prodotto con il cultivar del caninese. Un olio dal colore verde smeraldo e da un sapore piccante con retrogusto un pò amaro. I nostri oliveti sono formati quasi esclusivamente da questa qualità.. Ero così abituato a quel gusto che per me l’olio extra vergine d’oliva era solamente quello. Quando assaggiavo gli altri oli, sembrava che


c’era qualcosa che non andava. Non mi davano quella soddisfazione di sentire in bocca quella caratteristica che quasi mi inebriava il palato. Ancora oggi, quando assaggio altri oli, devo fare mente locale e resettare la mente da quei ricordi.

G.B. – Quando ha acquistato la struttura e fondato Rasena Olearia? M.L. – Nel 1999 abbiamo fondato Rasena Olearia. Dico abbiamo fondato perché all’inizio eravamo tre soci. Dopo un anno siamo rimasti in due. Nel 2001 abbiamo acquistato tutta la struttura fino a quando, nel Luglio del 2012, ho acquistato l’altro 50% delle quote che appartenevano a l’altro socio, diventando così unico proprietario insieme ai miei familiari.

G.B. – Cosa significa Rasena Olearia? M.L. – Rasena è il nome con il quale gli etruschi si chiamavano nella loro lingua. Io sono stato da sempre un grande appassionato di questa civiltà antica vissuta in passato nei nostri territori e così ho voluto dedicare questa mia passione giovanile a questa Società.

G.B. – Quante olive lavora e quanto olio produce Rasena Olearia in un anno ? M.L. – Trasformiamo dai 15.000 ai 20.000 quintali di olive l’anno ( dipende dalle annate ) e si producono circa 2.500 / 3.000 quintali di olio extra vergine di oliva.

G.B. – Come viene venduto e a chi tutto questo olio ? M.L. – Diciamo che circa 1.500 quintali viene portato via dai produttori nostri clienti che portano le olive per la trasformazione. Della parte rimanente, circa il 60/65% viene venduto al mercato all’ingrosso, il rimanente 35% viene confezionato e venduto in Italia.

G.B. – Parliamo ora dei Marchi. Olio dei Papi e Lini. M.L. – Olio dei Papi è il marchio storico della società, E’ nato con Rasena Olearia nel 1999, Lini è nato nel 2013 nel momento dell’acquisizione della società. Entrambi i marchi sono presenti sul mercato proponendo degli ottimi extra vergini ma con caratteristiche leggermente diverse.

G.B. – Cosa ne pensa del fatto che l’Europa abbia bocciato la normativa sul provvedimento “anti-oliere”? M.L. – Penso che ancora una volta si sia persa un’occasione per tutelare, prima di tutto il consumatore, poi i frantoiani seri. Purtroppo ancora oggi, nel mondo dell’olio, vengono fatte sofisticazioni e truffe da persone che non hanno alcuna remora e che puntano esclusivamente al guadagno facile, il tutto, purtroppo, ai danni di un settore dove, tantissime persone per bene, cercano di trarre il giusto guadagno.


G.B. – Perché a Viterbo non si riesce a commercializzare l’olio extra vergine d’oliva come avviene, per esempio, in Toscana. M.L. – La risposta l’ha data Lei. Noi non siamo in Toscana ma bensì nel Lazio. Nel 1999, per la prima volta, entrai alla borsa merci di Firenze. La persona che mi ci accompagnò mi disse, prima di entrare, stiamo entrando nel tempio dell’olio d’oliva mondiale. A quel tempo l’Italia era la più grande produttrice al mondo di olio extra vergine di oliva e, la maggior parte delle contrattazioni commerciali, avvenivano proprio a Firenze. Lì giravano i grandi nomi dei Bertolli, Carapelli, Monini ecc. ecc. Quando iniziai a girare il Mondo mi accorsi che negli altri paesi non era conosciuto l’olio italiano, ma bensì l’olio toscano. Oggi anche la Toscana sta soffrendo della concorrenza spietata che viene soprattutto dalla Spagna ma rimane ancora il fulcro del commercio dell’extra vergine italiano. Chi si trova in Toscana ha molte più probabilità degli altri di commercializzare il prodotto in maniera sicuramente più redditizia.

G.B. – Insisto. Perché a Viterbo non si riesce comunque a trovare il modo per commercializzare un prodotto come l’extra vergine di oliva che, a detta di molti è tra i migliori in Italia. M.L. – Guardi, quando ho iniziato a fare questo lavoro, ho cercato di avvicinarmi a qualcuno che questo lavoro lo conosceva meglio di me. Lei non ci crederà ma, non sono riuscito mai, da nessuna parte, a cogliere qualcosa di positivo. Sembrava che ognuno che interpellavo celasse antichi segreti che non voleva assolutamente far conoscere agli altri. Mi accorsi presto che erano tutti segreti di Pulcinella, che ognuno cercava strettamente di nascondere perché, nella loro piccolezza erano comunque essenziali per la sopravvivenza delle proprie aziende. Oggi le cose sono leggermente cambiate in meglio, ci si confronta maggiormente, si cerca di portare avanti qualche programma insieme ma, siamo ancora lontani da quella forma di collaborazione a 360° che possa permettere una concentrazione importante di prodotto di qualità per essere appetibili sul mercato.

G.B. – Una curiosità; ho visto che Rasena Olearia organizza anche gite di gruppo. Come mai? M.L. – E’ iniziato tutto nel 2001. Quell’anno Rasena Olearia partecipò al Vinitaly-Sol a Verona. Mi venne l’idea di organizzare un pullman con amici e clienti per far vedere loro questa grande ed importante manifestazione. Dopo quell’anno alcuni di questi clienti mi chiesero di continuare a promuovere delle gite da poter effettuare durante l’anno. Così è stato, ed oggi, a distanza di dodici anni, ci facciamo promotori di bellissimi tour nel mondo.

G.B. – La ringrazio Sig. Lini per questa breve intervista e le auguro un felice futuro, a Lei e alla sua azienda.

M.L. – Grazie a Lei e alla Sua collaborazione.


Gruppo Rasena Olearia Da venerdì 2 a Giovedì 8 Agosto 2013, un gruppo di “gitanti”, amici di Rasena Olearia, effettueranno il tour “Varsavia e Cracovia Prestige” Nel prossimo numero le immagini di questa bellissima ed interessantissima gita


L’OLIO DI VERDE CHIOME RIVESTITO E’ ‘L COLLE SFERZATO DA LIBECCIO E TRAMONTANA LA PIOGGIA SCEGNE ARIFRESCA’ LE ZOLLE DI QUELLA MAGRA TERRA POZZOLANA.

E STANNO ARRADICATE A DENTE STRETTE QUELLE PIANTE STORTE ‘NTURCINATE CHI LI TRUSCHE PIANTONNO A CHI ‘NSINENTE ‘NFINO A LI NOSTRE GIORNE SO ARRIVATE

E ‘NSIEME ALL’ARTRE PIANTE GIOVANILI SOTT’A LA CAPPA DIL GRAN SOLLEONE DOPPO D’AVE’ GODUTO ‘L DORCE APRILE PORTENO ‘L FRUTTO A LA MATURAZIONE

E’ L’OLIO DELL’ULIVO ‘N GRANNE DONO CHI ‘L CRIATORE CIA’ VOLUTO FARE, CUNNISCE LI VIVANDE GRATE ALL’OMO E’ MEDICINA E FIACCOLA ALL’ARTARE

Nei nostri archivi, tra le varie carte, abbiamo trovato questa poesia, in dialetto viterbese, dedicata all’olio. Ci è sembrato bello condividerla con tutti coloro che ancora ricordano e amano questo dialetto


Pansanella viterbese Ingredienti: Pane casereccio, pomodori scatoloni freschi o quelli piccoli a grappolo, basilico fresco, olio extravergine d’oliva Lini “Eleiva”, sale. Come si prepara: Inzuppare con l’acqua il pane tagliato a fette alte un dito. Ricoprire con i pomodori scatoloni tagliati a pezzetti (meglio quelli piccoli chiamati pomodoretti tagliati a metà), dopo averli in parte spremuti sul pane, insieme con le foglie di basilico fresco tagliate a pezzi e condire con sale, abbondante olio extravergine d’oliva Lini “Eleiva” e qualche goccia di aceto se gradito.

Note: Questo tipo di panzanella, che costituisce la forma più classica e più diffusa, può essere arricchito con l’aggiunta di fettine sottili di cetrioli, cipolla fresca, sedano e se gradito anche un poco di pepe. La forma più semplice e più povera era fatta di solo pane bagnato condito con olio, sale e aceto. Alcuni contadini erano solit4 in caso di indisponibilità di altre verdure, accompagnare a questa panzanella semplice, la cipolla mangiata a morsi. Ricette tratte da: ITALO ARIETI, Tuscia a Tavola. Ricette, Curiosità, Prodotti, Tradizioni gastronomiche della Provincia di Viterbo, VI edizione, Primaprint, Viterbo 2005.


La gallina ovaiola, così come

il

pollo

domestico, discende dalla specie Gallus Gallus, e ne raffìgura la linea femmrnile. L'uovo fresco, tutti i giorni, è un'esigenza

per tante famiglie e nasce dalla consapevolezza delle straordinarie

caratteristiche nutrizionali e organolettiche delle uova e dal piacere di produrre personalmente

dell'uovo diventa normale e la deposizione si protrae fìno a Iuglio-agosto dell'anno successivo. Per uso domestico le galline

possono deporre anche per un periodo

circa tre anni. I fattori che ne condizionano la produzione sono:

di

l'animale, l'ambiente e l'alrmentaztone.

quello che si mangia, aumentando quindi la garanzia di qualità e salubrità. Da agosto a ottobre è possibìle acquistare le galline ovaiole nate in primavera. Le prime uova sono prù piccole della media, ma il loro valore nutritivo è comunque superlativo,

Dopo 4-6 settimane la

dimensione

Le galline sono granivore

e

devono essere nutrite con alimenti la cui forma fìsica sì awicina alle granaglie: i mangimi

sbriciolati che presentano granulometria e sono I'ideale.

La razione

una

una conststenza dtversa

quotidiana deve

essere

equilibrata, completa e di ottima qualità. I mangimi composti, sono integrati con

tutti i

nutrientì necessari Per

mantenimento

in

un

salute dell'animale, e

per ottenere un'adeguata conformazione delle uova.


LÈs

§es=**

La gallina ovaiola è sensibile ai

fattori ambientali, i quali ne condizionano sia lo stato

di

salute che la produttività.

llallevamento di galline ovaiole deve essere ubicato in una zona tranquilla, lontano dai rumori, riparato da venti freddi, ombreggiato e protetto dall'ingresso di animali esterni e insettr.

llacqua è fondamentale per le galline ovaiole. Ne hanno necessità di una quantità superiore, 7-3 volte rispetto al mangime ingerito, ricordandosi di cambiarla tutti i giorni, tiepida in inverno e fresca d'estate.

ll mangime deve essere somministrato una volta al giorno e messo nella giusta dose nella mangiatoia, evitando dì lasciare resìdui che favoriscono lo sviluppo di muffe e fermentazioni sgradevoli. Lalta temperatura affatica le galline ovaiole che presentano le parti superiori del corpo particolarmente denudate, pertanto nei mesi estivi è importante garantire un adeguato ricovero con una zona ombreggiata e con ricircolo di aria. I sovraffollamenti vanno evitati. Lo spazio deve essere adeguato per garantire liberamente l'accesso al cibo e all'acqua senza entrare in competizione; inoltre a un'elevata densità corrisponde una scarsa ovo-deposizione.

Pulizia. La gallina ovaiola sporca poco, comunque è necessario mantenere rl pollaio pulito e ben arieggiato, per favorire l'accesso dell'aria dalla parte bassa allo scopo di estrarre l'umidità che staziona nei trucioli.

La luce è importante per una buona ovo-deposizione, ideale

è

ricreare le condizioni ambientali della stagione primaverile, periodo naturale per la riproduzione. Per galline rn deposizione il periodo di luce deve essere di l4 ore e I 0 ore di buio.


FrÈncÉpa§i aEatt§e Nell'allevamento delle galline ovaiole è necessaria una buona pulizia del pollaio, per evitare molte malattie, Le principali sono:

Marek. Gli animali infetti mostrano sintomi di paralisi, spesso associati a contrazione delle dita dei piedi, mentre le zampe si allungano in avanti o indietro, La vaccinazione preventiva degli animali in giovane età è fondamentale.

Coccidiosi. È una malattia che colpisce l'apparato digerente, è causata da protozoi (coccidi) di diverse specie. Si manifesta in forma acuta specialmente dopo improwisi sbalzi ditemperatura e di umidità e ha luogo sempre e solo per via orale, perchè il parassita viene ingerito dall'animale che razzola sulla lettiera o sul terreno. Per prevenire la coccidiosi è necessario mantenere in ottimo stato la lettiera, per elimrnare definitivamente i coccidi si deve spargere calce spenta sul suolo, oppure utilizzare prodotti coccidiostatici in acqua o nel mangime. Malattie respiratorie. Possono essere di diverse origini, ma Ia più frequente è la bronchite infettiva che colpisce

le ovaie con forte abbattimento della deposizione

e

produzione di uova. Per curare queste malattie non esistono farmaci validi a frenare l'azione dei virus e si deve ricorrere quindi a specifìche vaccinazioni. Salmonellosi. Può essere provocata da diversi tipi di salmonella, e si manifesta con elevata mortalità nei primi giorni di vita, feci biancastre e debilitazione. Le pollastre e le ovaiole sono esposte a diverse salmonellosi, potenzialmente patogene, veicolate nell'ambiente da agenti diversi, che provocano disturbi a livello intestinale ed epatico.


Naturalità e genuinità Mangimi dalle spìccate caratteristiche energetrche, composti di ingredienti in grado di sostenere l'animale nella lase di massima deposizione.

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Rasena informa 6 2013