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LE MURA DI ROMA Una storia lunga 1700 anni

Di Paolo Cremisini Apparato iconografico di A. Corrao Pubblicato il 19 Gennaio 2010


Paolo Cremisini

Le mura di Roma. Una storia lunga 1700 anni

Le mura di Roma rappresentano la piĂš grande opera di fortificazione che mai cittĂ  abbia avuto, da che l'uomo ha memoria di sĂŠ. Eppure, siamo sinceri, quanti di noi le hanno mai osservate con l'attenzione che meritano? Spero che questo breve articolo possa suscitare almeno in alcuni il desiderio di conoscerle meglio. Innanzi tutto occorre dire che di cinte murarie Roma nel corso della sua storia plurimillenaria ne ha avute almeno tre, ognuna piĂš estesa e solida della precedente.

Mura serviane in via Magnanapoli

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La prima fu innalzata nel VI secolo a.C, in opera quadrata di tufo, sotto il regno del (forse) mitico re Servio Tullio, da cui prese il nome di Mura Serviane. Essa inquadrava un’area di oltre 400 ettari e andava dal Campidoglio, attraverso una sella montuosa poi tagliata dall'imperatore Traiano, al Quirinale, del quale seguiva le pendici nord-occidentali. La zona pianeggiante era difesa dall'Aggere Esquilino, formato da un terrapieno, compreso tra due muri, davanti al quale correva una fossa. Dall'Esquilino le mura passavano al Celio e da qui all'Aventino. Questa cinta che si stendeva per quasi undici chilometri assolse il proprio compito difensivo fino al 390 a.C., quando cedette sotto l'assalto dei Galli di Brenno. Il secondo anello di mura risale al IV secolo a.C. e pur seguendo pressappoco lo stesso tracciato delle precedenti, fu realizzato con un tufo di qualità migliore e prese anch'esso il nome di Mura Serviane.

In alto e a dx: Mura serviane a Termini, 50 anni fa ed oggi. Pagina seguente: Mura serviane a via Salandra, Roma www.imagoromae.com

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Per seicento anni l'opera di fortificazione, ormai superata in un lunghi tratti dalla città in continua espansione, rimase inoperosa, finché‚ nel terzo secolo d.C., la sicurezza di Roma venne nuovamente messa in discussione e si sentì l'esigenza di proteggere l'Urbe con una nuova e più estesa cinta urbana. L'opera, realizzata con il concorso di tutte le corporazioni di operai esistenti nell’Urbe, fu iniziata da Aureliano nel 271 d.C. e terminata nel 275 da Probo. La scelta del tracciato, che le mura seguivano per quasi 19 chilometri, includendo un’area di 1373 ettari per una popolazione di circa un milione e mezzo di abitanti, fu condizionata da fattori topografici, economici, strategici e, soprattutto, dalla fretta con cui furono condotti i lavori di “messa in sicurezza”, come diremmo oggi, di quella che era allora la più grande città del mondo. Passano i secoli, l'impero muore, Roma si riduce a poco più di trentamila abitanti, eppure non per questo le Mura Aureliane vengono trascurate; anzi, più volte restaurate e consolidate, ricevono nel IX secolo d.C. un ulteriore ampliamento, con l'erezione della cosiddetta "Città Leonina", ovvero una cinta muraria che proteggeva il Vaticano e Borgo, fino ad allora rimasti senza protezione. Infine nel 1625 il papa Urbano VIII Barberini fortificò il colle del Gianicolo, completando in tal modo la protezione dell'intero tessuto urbano, grazie ad una cinta di estensione complessiva di 25 chilometri. A questo punto, premesso che della cinta di Mura Serviane ben poco resta di visibile, la nostra attenzione andrà tutta alle Mura Aureliane, senza tralasciare qualche cenno agli ampliamenti successivi cui abbiamo prima accennato. Innanzi tutto va detto che, così come la vediamo oggi, la cinta muraria è il risultato di restauri e sovrapposizioni operate nel corso dei secoli, a cominciare, da Massenzio, appena quaranta anni dopo la fine dei lavori, fino, si può dire, ai nostri giorni. Purtroppo, per il solito problema di spazio, ci limiteremo a descriverne solo un tratto caratteristico, in rappresentanza, per così dire, di tutto il resto generalmente ben conservato. Uno dei tratti più belli da vedere, comunque, è, senza ombra di dubbio, quello che cinge i due lati di Porta Appia o di S. Sebastiano in direzione di porta Latina e di porta S. Paolo.

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Un tratto delle mura aureliane, Roma www.imagoromae.com

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In alto, a sx: Mappa delle mura di Roma reperibile su Google Maps - A dx: ancora un tratto delle mura aureliane Pagina seguente: due immagini di Porta San Sebastiano Porta S. Sebastiano, aperta in corrispondenza della Porta Capena del recinto Serviano, rappresenta quanto di meglio abbia prodotto l'antichitĂ  in fatto di fortificazioni. Dall'alto delle torri semicilindriche a base quadrangolare, attraverso le finestre disposte a raggiera, l'occhio poteva spaziare per diverse miglia nella campagna circostante; le due file di feritoie della cortina permettevano ai difensori il lancio diretto dei proiettili sugli assalitori, che erano costretti ad attaccare allo scoperto nella valle antistante la porta. www.imagoromae.com

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Un doppio sistema di chiusura difendeva la porta, preservandola da eventuali sorprese: il primo era formato da due battenti di legno che si incastravano in alto in due blocchi sporgenti; il secondo sistema era costituito da una saracinesca calata dall'alto nell'incasso tagliato negli stipiti. Sullo spazio terminale delle torri catapulte e baliste erano pronte ad entrare in azione. Qui di fronte, nel 1327, furono sconfitte le truppe di Roberto d'Angiò, re di Napoli, come ricorda la scritta incisa all'interno del fornice. Per questa stessa porta fecero il loro ingresso trionfale l'imperatore Carlo V, di ritorno da una spedizione a Tunisi nel 1536 e, nel 1571, Marcantonio Colonna che ritornava vittorioso dalla Battaglia di Lepanto. Attualmente, alcuni ambienti all'interno della Porta ospitano il Museo delle mura romane. Paolo Cremisini

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