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Un friulano nello staff

olimpico

Lo staff organizzativo di Londra 2012 parla anche friulano, grazie alla presenza al suo interno di Alessandro de Franzoni (foto a fianco), 34enne di Fiumicello, che ormai da alcuni mesi risiede nella capitale inglese per preparare al meglio l’evento olimpico. Alessandro, in cosa consiste la tua attività nell’ambito dell’organizzazione delle Olimpiadi 2012? “A Londra lavoro nel settore accrediti. Durante i Giochi Olimpici i controlli di sicurezza sono molto elevati e per accedere ai siti di gara bisogna superare controlli simili a quelli che normalmente si effettuano negli aeroporti. Tutti gli addetti ai lavori (dagli atleti ai media, dai volontari ai fornitori di servizi) devo-

Partecipare all’organizzazione di questi grandi eventi implica spostarsi continuamente da un Paese all’altro: qual è il pregio e quale il difetto di questo “stile di vita”?

no essere in possesso di un documento che li iden-

“Spostarsi così di frequente finisce inevitabilmen-

tifichi, certifichi che abbiano titolo a prendere parte

te per condizionare i rapporti personali, soprattut-

ai Giochi e determini in quali siti e all’interno di quali

to quelli con la famiglia e con gli amici, che non rie-

aree si possono muovere. Il compito del mio diparti-

sci mai a vedere e frequentare quanto vorresti. Però in

mento è quello di assicurarsi che i quasi 300.000 ad-

cambio di questo sacrificio c’è il privilegio di poter vi-

detti ai lavori attesi riescano ad arrivare senza impedi-

vere a contatto con culture diverse, conoscere perso-

menti nelle aree dove dovranno svolgere il loro ruolo,

ne che vengono dalle realtà più disparate e ascoltare

pianificando, producendo e distribuendo i corretti do-

le loro storie. In più, i Giochi vengono sempre organiz-

cumenti di accesso”.

zati in città molto suggestive e interessanti”.

Quali altre esperienze nel settore hai avuto in passato?

Tra tutti i luoghi in cui hai lavorato qual è quello che più ti ha conquistato?

“È la mia prima esperienza nel settore accrediti, ma

“Cito ancora Vancouver per il modo in cui è inserita

non la mia prima esperienza olimpica, visto che ho già

nel paesaggio, per la vastità degli spazi, per il rispet-

lavorato per i Comitati Organizzatori dei Giochi Olim-

to e la comunione che i canadesi riescono a costru-

pici invernali di Torino 2006 e Vancouver 2010.

ire con questi scenari meravigliosi. Anche quella di

Quella di Vancouver è stata anche la tua prima vera esperienza di lavoro all’estero: cosa ti spinse ad una simile scelta? “Sono stato spinto a trasferirmi in Canada soprattutto dalla voglia di vivere un’altra esperienza olimpica do-

Delhi,

dove

ho

lavorato

per

i

Giochi

del

Commonwealth, è stata un’esperienza molto intensa, per motivi legati più che altro alle diversità culturali”.

Della tua terra natale qual è la cosa che più ti manca?

po quella, entusiasmante, di Torino. In più, il Canada

“A parte la famiglia, il fatto di avere mare e montagna

aveva sempre esercitato un fascino particolare su di

così vicini tra loro. Da questo punto di vista Vancou-

me, ma devo dire che avrei accettato anche se i Giochi

ver era una situazione privilegiata che purtroppo non

si fossero tenuti da qualche altra parte. La voglia di ri-

si ripete a Londra!”.

vivere quelle emozioni era troppa”.

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luglio-agosto 2011

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