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Credere e obbedire Centinaia di migliaia di morti, nell’infinita guerra di Siria, portata avanti da macellai di Stato locali e internazionali con crimini d’ogni tipo e d’ogni orrore. E oggi zà, uno scandalo tremendo perché qualcuno ha buttato su Douma bombe non tradizionali, quelle al cloro che asfissiano la gente. Mah, vorrà dire che allora i massacri con armi non chimiche sono regolari, e magari chissà, le vittime ne saranno financo rallegrate. Che così parrebbe, a sentire tutti questi assassini legali che a giro per il mondo fanno guerre d’ogni tipo, sempre però ammazzando come civiltà richiede. Armi chimiche no, non sia mai. E se proprio si devono usare, come sempre se ne sono usate e si continua a usarle, non d’inciviltà si tratta – ci dicono accorati – ma di stringenti necessità e magari adottate per affrettare la via alla pace. Un po’ come l’affrettò la bomba atomica su Hiroshima nella prima ecatombe nucleare finalizzata a far finire – si disse – altri tipi d’ecatombe. E a rispettare la logica del più forte: se tu ammazzi me sei un criminale, se io ammazzo te sono un giustiziere. O quantomeno mi difendo. pag. 2

E su più larga scala – quella delle guerre – l’arma chimica diviene un tuo crimine esecrando, mentre per me è un mezzo obbligato di contrasto. Che non ha da suscitare quindi, come invece per

te, l’inorridita impressione per tutto quel gas sprigionato negli scoppi, con tutti quei corpicini di bimbi asfissiati e mostrati a sdegnato scopo. Meglio e più civile, invece, ammazzarli legalmente, grandi e piccini, ma come dio comanda. Magari facendolo anche essere un comando di dio davvero, ché le guerre supportate dalla re-

Mario Cardinali

ligione han da apparire ancor più motivate. Ci devi solo credere, ecco tutto. Credere alla disumanità dei massacri fuori dalle regole civili, credere alla regolarità dei massacri dentro gli usi della civiltà. E non chiederti allora cosa sia la civiltà, cosa siano le regole civili. Ognuno se le fa a proprio intendimento, ognuno le impone a propria convenienza. Tu pensa a credere e obbedire, in pace e in guerra. E continua a rispettare come uomo degno chi massacra in nome della legge, e anche di dio quando gli conviene. Non è del resto un’esigenza d’oggi, quella del credere e obbedire. Il fascismo ci aggiungeva anche il combattere, a finalizzare il tutto. E predicava che un uomo può essere grande anche nell’obbedienza. Cieca e assoluta, ancora meglio. Com’è sempre stato carattere essenziale nella disciplina militare. In quella civile basta invece lasciarsi convincere che son le bombe chimiche degli altri, oggi, a portare fuor di civiltà i massacri. Senza mai sospettare che sia infine la guerra, tutte le guerre, il primo fondamentale crimine contro l’umanità. Il VERNACOLIERE - Maggio 2018


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Una voce cramorosa!

Novo scossone di Francesco alla Chiesa tradizionale

ANCHE I PRETI DEVANO TROMBÀ! Mapperò le donne, NO I FIGLIOLI!

Aperta la strada ai matrimoni?

Prosegue, contro la sempre degli ultimi ed ha messo inL’antefatto più manifesta insofferenza fine sotto pubblica accusa delle alte gerarchie vaticane tradizionaliste, l’immensa perdurante piaga della pedofilia l’offensiva innovatrice di papa Francesco che del clero, sempre ignorata o minimizzata dai seppure per ora a sole parole ha aperto la precedenti pontefici e dai loro ministri vatiChiesa ai divorziati e agli omosessuali, ha ri- cani. E in questo quadro c’è chi si aspetta anproposto la questione del sacerdozio alle cora nuovi rivoluzionari scossoni alla suore, ha riportato in primo piano la miseria tradizione dei conservatori.

Questa volta la botta vero scopo dell’enciMario Cardinali ai palazzi vaticani è di clica, quanto un maquelle grosse per davtrimonio per fare figli vero. Gira infatti una voce clamorosa, se- (“ad filios generandos”). Fonti ben inforcondo la quale papa Francesco starebbe mate riferiscono infatti della grande preocaprendo al matrimonio dei preti. cupazione di Francesco per il grave calo di E lo farebbe addirittura con un’enciclica nascite in Italia, dove gli uomini paiono più di prossima divulgapresi da altre occupazione, che già nel titolo zioni che non il mettere fa rabbrividire la storica figlioli al mondo, un intransigenza dei cattopo’ per il tempo richielici tradizionalisti: sto dai social network e «De sacerdotalis coun po’ per la crisi ecopulationis necessitate nomica che oltre ad amad filios generandos, mosciare i portafogli quia italici homines ammoscia anche gli ucnullam segam faciunt». celli. Come testimonia Che volgarmente anche il sempre più difdetto sarebbe la necesfuso uso delle pillole arsità che i sacerdoti posrizzatrici perfino fra i sano trombare al fine di giovani, oltretutto inibiti generare figli, dato che al sesso da alcol e drogl’italiani ‘un combighe. nano una sega. E un’Italia che non Dice dé, e il matrimoproduce più tanti figli è nio? in verità un pericolo già Quello è implicito, è chiaro. Un papa non segnalato anche dalle gerarchie vaticane atinciterebbe mai un prete a trombare con le tente specialmente alla costosità dei loro donnacce, anche se i preti lo fanno da mil- lussi, dato che meno gente nasce e meno lenni e anche con le donne sposate. (segue a pag. 4) E non sarebbe infine il matrimonio in sé il Il VERNACOLIERE - Maggio 2018

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I LECCACULI DI RENZI RIVOGLIANO LE SU’ LINGUE Dopo MATTEO - Fermento nel PD

Ora ci sono artri culi da leccà!

(segue da pag. 3)

DEVANO TROMBÀ gente c’è poi a pregare ma anche a pagare l’otto per mille. Ma c’è anche un altro aspetto veramente rivoluzionario nell’enciclica di Francesco. Che non lo dice apertamente, ma è chiaro che se un prete va a donne ‘un va più a bimbi. Emerge insomma dalla preoccupazione del papa per la necessità della copula sacerdotale non solo il fine procreativo, ma anche l’intenzione d’affrontare infine la pedofilia del clero non più a sole parole, come da tempo ne va pronunciando tante ma senza grandi tangibili risultati, tale è la rete di omertà che ha sempre coperto e continua a coprire il bestiale fenomeno in cui si son sempre distinti anche alti ed altissimi prelati. Un fatto veramente nuovo, insomma, contro i preti abusatori di bambini. Ché se un prete si potrà sposare, potrà più facilmente smettere di concupire i fanciulli, avendo a disposizione ben altri buchi in cui sfogare la sua natura umana. E saranno buchi stavolta benedetti dal vincolo matrimoniale, come già avviene per i preti protestanti. Che non a caso protestano su tante cose ma sulla topa mai. pag. 4

Mario Cardinali Uno de’ sua gliel’ha quella che magari le urlato sur muso addimutande l’aveva rittura: reuperate, dopo l’ammucchiata. Che difatti - Matteo, ‘un conti più ‘na sega! c’è quarcuno de’ leccatori scontenti princi- Ma te tu come ti permetti?! – ha stron- pia già a ripenzacci, a rivolé addietro la su’ fiato lui coll’occhi ‘nfori. – Ti butto fori da lingua! No, sai, tantevorte le manovre per i’ ppartito! ir novo governo dovessero ridà fiato anche - Te ‘un butti fori nessuno, ‘un sei più ar Piddì, ci pole sta’ che Renzi ritorni nemmeno ‘r segretario! un’artra vorta a galla! - Ma tanto c’è Martina, l’è un omo mio! Derresto dé, c’è ritornato anche Berlu- Eh, ma vedrai dura pòo, anche lui! Aria sconi, a rirompere i coglioni! N’avrà fatti nova, ci vole! Son cambiati, i culi da leccà! di casini, in tutti in su’ anni di governo?! Parole profètie. Di lì a poìno a Renzi n’è Se ne sarà fatte fa’ di leggi apposta per le arrivato un fottìo di richieste di lingue da su’ aziende e le su’ televisioni? N’avrà riavé addietro, da tanti sono quelli che ora combinate di maialate con tutte le su’ orrivogliano libertà d’azione. gettine e orgettone? Ce n’avrà portata a’ E ‘un è detto che i novi culi li vadino a posti di comando gente che più era ‘gnocercà sempre ner Piddì, ridotto com’è da rante e più contava? N’avrà evasi di miRenzi al lumicino, da tante elezioni ha lioni, che ce l’hanno condannato anche in perso una dopo l’artra! Amministrative, re- via definitiva? N’avrà avuti rapporti con ferèndum, polìtie... E più andava giù, e più dell’Utri, finito in galera per i su’ rapporti Renzi seguitava a colla mafia? vantassi e io di vì Macché! Acqua e io di là, si creda occhi, per deva sempre d’estanti che ‘r Caisere ‘r più ganzo mano l’hanno riar mondo! votato! Sempre E i su’ leccaùli, meno di prima dai a leccà! E mìa anche loro, ma sortanto ner parl’importante è tito! C’era pieno restà ner giro! anche ne’ giornali Come difatti rie alla televisione, principano a di rufiani che vosperà anche un levano fa’ carpo’ de’ leccatori riera! Òmini e di Renzi abituali, donne, e a vorte tantevorte ir duanche ragazzi, da cetto di Rignano tanto ci speravano ritornasse a galla anche i giovanisanche lui, colle simi della scola di solite manovre di partito d’arrivà un portrone anche giorno a un posto in un governo siuro nella casta! che magari poi Ma tutto ‘un è ciavranno anche ancora perduto, ‘r coraggio di come diceva chiamallo novo! Il VERNACOLIERE - Maggio 2018


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Armi chimiche anche noi Fallito il primo esperimento

GUERRA

MISSILE A SCURREGGE ITALIANO SCOPPIA IN FACCIA A TRAMPE! A rischio la storica alleanza coll’americani e Inghilterra hanno lanciato numerosi missili su Sempre più grave il quadro internazionale della L’antefatto alcuni siti "chimici" del dittatore, aprendo nuovi guerra civile in Siria fra il dittatore Assad appoggiato dalla Russia e i ribelli appoggiati dagli Stati Uniti, scenari a una guerra che coinvolge anche Iran e Israele e che con massacri che hanno fatto finora più di mezzo milione di minaccia di allargarsi anche all'Italia, finora non intervenuta morti. Dopo il bombardamento di Douma con probabili armi direttamente ma legata all'alleanza atlantica e alla politica chimiche da parte di Assad, gli Usa fiancheggiati da Francia americana in particolare.

E sai, niel’avevano detto: “Presidente, ‘un ci venga all’esperimento, è roba puzzolente!” Ma lui macché, ‘un si fidava e ha voluto esse’ ‘n prima fila! Sicché tutti pronti nella casamatta der poligono ‘n Sardegna: “Uan, tu, tri... fàir!”, ma ‘nvece di partì per aria, quer tremendo concentrato di scurregge è scoppiato propio ‘n faccia a Trampe! O vai la maschera ‘ntigasse ‘un se l’era messa bene, vedello sbiancà e cascà di botto ‘n terra è stato un lampo. “Mister president, mister president!” lo chiamavano i su’ assistenti tutti ‘mpressionati. Lui dé, ha aperto un occhio, ha atteggiato anche più der solito la bocca a buo a gallina... “Sapete ‘na sega voi italiani di fa’ l’armi chìmie!” ha mugolato con un fil di voce, e è ricrollato un’artra vorta giù! E sì i nostri ingegneri militari ce l’avevano messa tutta, a riempì di scurregge quer missile di prova! Quarcuno ci s’era caàto perfino addosso, nello sforzo! Ir progetto era ambizioso: una nova arma chìmia sfissiante, che però faceva sfissià cor puzzo naturale e basta, in modo da rispettà l’ambiente! Che difatti l’idea n’era venuta ar Vuvvuèffe, scandalizzato com’era da tutte le stragi di natura che fanno i soliti gassi sfissianti , che ortre alla gente fanno morì anche l’arberi e le piante, e speciarmente ora che colla primavera è tutto in pag. 6

Mario Cardinali

fiore e l’armi chìmie ‘un sono certo ‘r concime adatto! Passi magari per l’òmini e le donne, che per loro tutte le stagioni sono bone per ritrombà e rifà dell’artri bimbi da vedelli sfissià come nella guerra 'n Siria, ma per l’esigenze naturali ci vole un occhio di riguardo! Derresto l’ha detto chiaro e forte anche ‘r papa, che ortre alla pace ci vole anche ‘r rispetto per la natura! E le scurregge la natura la rispettano, n’importassai all’api se i fiori poi puzzano di merda! Magari ‘r miele ci viene un po’ troppo

colorato, ma tanto è già marrone di suo, si ‘onfonde bene! Eppoi dé, con tutti l’azzimimmainé che siamo abituati a vedelli fa’ ner mangià e ner bé’, figuriamosi se anche un miele che sa di merda ‘un lo sanno trasformà ner meglio prodotto da pubbricità! E ‘nzomma i presupposti c’eran propio tutti, per presentà ar mondo la nova arma chìmia italiana tutta naturale! Che ortretutto rispettava la natura anche per come si dovevano tirà, que’ missili a scurregge! No difatti dalle solite basi di lancio che con tutto quer fumo ‘nquinano onni cosa attorno, ma da batterie di culi schierate sulla costa, ‘ndove lì basta un po’ di vento per disperde’ anche l’eventuali perdite di puzzo! Sicché dé, tutti a coda fra le gambe, i nostri generali, con quer missile di prova scoppiato propio ‘n faccia a Trampe! Che poi le solite linguacce si son messe subito a di’ che capace niel’hanno fatto perapposta, quer dispetto a Trampe, su’ ‘oglioni come ce l’hanno ‘n tanti! Che menomale però un c’è rimasto secco, datosi che lui con quella faccia a culo alle scurregge cià fatto anche un po’ ‘r callo, ma ‘nzomma ‘un l’ha presa punto bene e così ora anche la tradizzionale alleanza coll’ameriani è a rischio! E dimmi te se ci voleva anche vesta tegola, propio ora che c’è da entrà anche noi nella guerra ‘n Siria e ‘un ci s’ha nemmeno un governo bono a fa’ magari le scurregge! Il VERNACOLIERE - Maggio 2018


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Pensieri in ironia

La sera che s’era in Siria

Ettore Ferrini

Imperdibili in TV Venerdì 4 maggio ore 21.20 - RETE 4 “A casa tutti bene", film diretto da Gabriele Muccino. Se decidete di guardarlo, ricordatevi che c'è qualcosa di peggio di un film di Muccino: due film di Muccino. Martedì 8 maggio ore 22.45 - CANALE 5 Concerto di Marco Mengoni al Forum di Assago. Uno spettacolo così avvincente che dopo i primi 40 minuti potreste avere la tentazione di attivare il volume. Lunedì 14 maggio ore 23.15 - RAI 1 Porta a porta, speciale Siria. Luigi di Maio spiega perché il M5Stelle è favorevole all'intervento militare. Martedì 15 maggio ore 23.15 - RAI 1 Porta a porta, speciale Siria. Luigi di Maio spiega perché il M5S stelle è contrario all'intervento militare. Domenica 20 maggio ore 21.10 - ITALIA 1 Le Iene. Tra i vari servizi della serata, spazio alla storia di Luca, un uomo con disagi psicologici che in passato ha abusato di alcol e droghe,e che vive ai margini della società. Ma i suoi problemi non finiscono qui: l'uomo è infatti parente di Gigi Buffon. Mercoledì 23 maggio ore 23.10 - LA 7 "Alex l'Ariete", lungometraggio con Alberto Tomba. Film mediocre, lento e sciatto, ma comunque un'ottima alternativa a una serata con vostra moglie. Lunedì 28 maggio ore 23.10 - LA 7 Tiki Taka. Tante notizie e indiscrezioni sul calciomercato. Largo anche allo scoop di Mino Taveri, secondo cui la Roma starebbe cercando di rinforzarsi cedendo Bruno Peres alla Lazio.

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Certo dé, ci voleva un ber bombardamento ameriàno, si stava tutti in pensiero, come se a Natale non uscisse il film di Boldi. Che poi non ho capito una cosa; ma se davvero quelli in Siria erano laboratori di armi chimiche, ti pare furbo buttacci sopra i missili? Come se uno ti caàsse sull'uscio e te per pulì ci mettessi i petardi dentro. O che lavoro è? Dice: “era un bombardamento a scopo dimostrativo.” Ah, ora è chiaro! Glieli hanno fatti vede' per sapere quanti ne vogliano comprà, erano tipo i campioncini regalo della Gardenia. Del resto agli ameriàni i vaìni da spende 'un gli so' mai mancati, Assad crede che la montagna vada a Maometto, Trump chiama direttamente Maometto e la montagna se la fa portare a casa, tipo Amazon. Ora voi direte: come fa Trump ad avere il numero di Maometto? Ce l'ha perché in Amèria gli stranieri li tengano d'occhio da sempre, li schedano tutti, infatti anche quella di Trump è una famiglia di immigrati, mezzi tedeschi mezzi scozzesi, insomma di ameriàno non ciànno una sega, il su' nonno - per dire sbarcò in America e si mise a fa' il barbiere, fra l'altro era pure nazista e quindi per pararsi il culo si spacciò per svedese. Voi ridete ma il futuro del pianeta è in mano a questo tizio qui, che nonostante il nonno barbiere pare pettinato con la sirena della Moby Baby, uno che venne espulso da scuola a tredici anni per problemi disciplinari e invece di studiare perlomeno alla

Radio Elettra si arruolò militare, ché lì un foglio di carta lo si rimedia sempre. Un miliardario misogino, razzista, con l'abbronzatura artificiale e i capelli tinti, insomma, uno che in Italia al massimo prenderebbe il 14,42%, senza fa' nomi. Chiaramente i francesi e gli inglesi si sono accodati subito, che se c'è una guerra non se la possono mica perdere, e siccome fra tutti sono dei geni hanno commesso i due più grossi sbagli possibili in caso di attacco: innanzitutto li hanno avvertiti giorni prima, “o, badate vi si bombarda, se dovete spostà quarcosa movetevi” e poi l'hanno fatto alle tre di notte, che quelli che preparano le armi chimiche a quell'ora 'un son certo nelle fabbriche, saranno stati su YouPorn e tuttalpiù gli sarà saltata la corrente a metà sega. Che poi cosa cazzo sono le “armi chimiche”? O 'un sono tutte chimiche le bombe? O esistono anche quelle omeopatiche? No perché io da che mi riòrdo profumo di lavanda non n'hanno mai lasciato. Però dé, a sentire Macron quelle che sganciano loro sono “intelligenti”. Ganzo Macron, quello che solo un anno fa a sentire il PD doveva fermare “l'onda populista”, il Renzi francese, via. E infatti è il primo alleato di Trump. Boia, se i missili sono intelligenti come quelli che l'hanno votato, allora siamo lustri. Il VERNACOLIERE - Maggio 2018


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Mondodimerda

Cinguettare col culo Claudio Marmugi Chissà se è mai passato per la testa ai creatori dei Social Network più famosi d’averli inventati solo per fa’ litigà la gente. Volevano spianà la strada alla comunicazione tra i popoli, l’hanno spianata a’ vaffanculo, all’accoltellamenti, alle sparatorie, agli sputi ner viso e a’ missili. La storia ci dice che Mark Zuckerberg pensava alle fie quando ha creato Facebook, Dorsey pensava agli SMS (per scrive’ alle fie) quando ha sviluppato Twitter. Nessuno di loro, secondo me, poteva prevedere la degenerazione rissaiola delle loro creazioni. Se tutti converrete della violenza quotidiana di Facebook, magari quarcuno storgerà ir naso su Twitter – o cosa c’è di sbagliato in Twitter?, è così etereo e defilato… Maremma ‘ane: su Twitter c’è Trump che cinguetta più d’una zittella rancorosa in un deserto di ‘azzi, a me mi basta e avanza. Trump ha scelto i caratteri dell’uccellino celeste per anticipare ufficialmente, tutti i santi giorni, le mosse di tutte le su’ fottute guerre, interne (tipo quelle intestine alla ‘Asa Bianca, “Ora cao fòri ir capo di gabinetto”) ed esterne (“And now attacco il Molise”). Ma ve lo immaginate come sarebbe stato più brutto ir mondo se tutti i politici o Capi di Stato der ‘900 avessero avuto i social network e ne avessero fatto l’uso barbaro e volgare di Donald Trump? Ce lo vedete Pertini in Spagna durante Italia-Germania dell’82, invece di esultare a suo modo con le braccia secche verso ir cielo, a scrive’ dalla tribuna: “GERMANIA PUPPA E PORTO TRE” su Twitter? O Giovanni Paolo II, colpito da due colpi di pistola all’addome e al colon, twittà da terra ‘n piazza San Pietro prima di svenì in quel caldo 13 maggio 1981: “Alì Agkà e ir budello di…”, già che comunque di “intestino” si trattava? O vi figurate il faccendiere, banchiere e pidduista Michele

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Sindona, pupillo d’Andreotti, che prima di bere un espresso al cianuro nel carcere di Voghera nel 1986, lancia il suo: “BUONGIORNO KAFFEEEEE’???” da’ social come una milfona qualsiasi? O Aldo Moro, prigioniero delle BR nel 1978 che, dopo aver scelto l’immagine di sé, con “Repubblica” in mano, come foto der profilo, twitta alle forze dell’ordine: “Fuochino, fuochino” ogni volta che fanno irruzione in un presunto covo (fingendo di cercarlo)? No, i social avrebbero svilito la nostra storia e svelato quasi tutti i suoi misteri e piano piano la situazione ci sarebbe sfuggita di mano (cosa che accadrà a breve, se si continua così). In rete, sarebbero finite ‘n diretta tutte l’orge di Sirvio – che non escludo che prima o poi ce le metta di suo pugno, per vantassi di tutte le donne che ha trombato (visti i nomi che son circolati), cosa che gli farebbe sicuramente riprendere voti e ridrizzare il centro, con scappellamento a destra. I social network hanno imbecerito il mondo, ma la palma di questo losco declino va a Mr. Trump: lui cinguetta col culo, proprio. E non capisco a che pro l’uomo più potente della Terra trovi soddisfazione nell’usare il telefonino per lanciare i suoi messaggi d’odio all’umanità. Ce lo vedo, che, blandamente allezzito, se lo fa prestà da quarcuno der suo entourage: “Mi dai il cellulare, devo dichiarà guerra alla Kamcatka?”, ma l’unica Kamcatka, la più grossa, è lui. E allora mi verrebbe da twittargli: “Bombarda, bombarda pure, ma abbi la decenza di sta’ zitto e di non mandà messaggini, per rispetto di tutti i morti del mondo che fai e che farai”, che son 145 caratteri e da quando hanno esteso a 280 mi c’entra anche.

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Femminile

Il budello di Francesca Fontanelli L’ultima tendenza in tema di lessico giovanile consiste nel dire “dopo una certa” al posto di “dopo una certa ora”, in quanto la parola “ora” sarebbe inutile. È così ovvio che la frase “dopo un certa” sia seguita da “ora”, che non occorre specificare altro. Perché sprecare fiato? E questo, tra gli obbrobri linguistici che tutti conosciamo, non è nemmeno dei peggiori: per esempio il “piuttosto” usato a sproposito è assai più brutto, almeno per me. Anche un congiuntivo sbagliato è più irritante, e ancora peggio è abusarne (del congiuntivo) - come succede a Mario Monti - e finire in una rete di passati e trapassati da risultare all’orecchio intricata e desueta. Dire infatti “dopo una certa me ne vado a letto” oppure “s’è fatta una certa e siamo andati via” tutto sommato mi piace, mi fa un po’ ridere. In questo mondo di abbreviazioni, di sms, di emoticons, di sintesi estrema insomma, che senso ha investire energie in due parole quando per esprimere il concetto ne basta una? Poiché l’altra, che è sottointesa, viene richiamata automaticamente. Che senso ha dire “il budello di tu’ma’” quando è sufficiente “il budello di” per capire che si tratta di tua madre? Certi sostantivi e aggettivi vanno sempre a braccetto, sono uniti per la vita, come il baccalà coi ceci, per cui non è importante enunciarli entrambi, è sufficiente pronunciare l’aggettivo e viene in mente l’oggetto cui ci riferiamo. Se non fosse comunque un obbrobrio, lo troverei geniale. Procedere per associazioni d’idee: quasi un esercizio enigmistico. Ve lo immaginate un telegiornale che parli del “Sedicente” invece del “Sedicente stato islamico”, o del “Neoeletto” invece del “Neoeletto governo”? In ogni caso, piaccia o non piaccia, come al solito noi livornesi siamo all’avanguardia anche su questo argomento, avendo già nel nostro patrimonio linguistico delle frasi monche, ma dignitosamente autonome, da tempi memorabili. Una su tutte: “ La mi’ ”. E lascio ai non livornesi indovinare il nome che segue (la risposta in fondo alla pagina*). *fava pag. 12

I cazzotti della prof zoidi armati si fanno Difendersi a scuola fatto, più frequenti? Presto si insegna ai prof

I tempi cambiano e la scuola è il luogo in cui te ne accorgi di più. Voglio dire che se in qualche modo frequenti una scuola, sia che tu faccia il bidello, il maestro o che tu ci vada semplicemente a lezione, inevitabilmente ti accorgerai dello scorrere del tempo più lì che in qualsiasi altro posto del globo. Tutto ciò al di là del fatto che ad un certo punto della tua storia ti ci voglia un bricco di caffè soltanto dopo la prima ora di lezione, mentre prima te ne bastava una tazzina sola verso mezzogiorno. Al di là dell’appurare che la tua voce sia diventata sempre più strillozza e gracchiante di quando passasti di ruolo, son proprio i tempi a cambiare, non solo tu. Le abitudini, dico, le necessità, le modalità di comunicazione son mutate. Il modo di gabbare lu santo, di raccontare le puttanate al professore, di farlo fesso, di destituirlo facendolo sentire in minoranza mettendolo all’angolo. Cambiano i programmi, la didattica, la metodologia, la valutazione. E tu? Non c’è via di scampo, anche tu devi cambiare, ruga dopo ruga, vuoto di memoria dopo vuoto di memoria. Perché tu invecchi, ma lì ti misero ed è lì che devi stare. Casomai, quello che puoi fare, anzi devi fare se vuoi sopravvivere a tutto l’ambaradan, è aggiornarti. Ecco, cominciamo dall’ambaradan, allora. Il massiccio dell’Etiopia Amba Aradan pare sia stato triste teatro di sanguinosi scontri ai tempi delle conquiste italiane, un vero e proprio casino di eventi, di alleanze locali, di coltellate e fucilate che si protraevano nel tempo, finché quei poveracci vennero stroncati dai gas tossici di qualcuno più sbrigativo di loro. Eh… quando ci si vede persi, la storia ci insegna, si fa così. Come a Hiroshima e Nagasaki. Bum, e tutto si ferma. Secondo queste filosofie, in America ci stanno già pensando: capitolo Siria a parte, neanche le scuole sono più sicure. Le stragi di paz-

Patrizia Salutij

l’uso di un bel mitra piazzato in bella mostra sulla cattedra. Così quando di un giovane docente verrà detto che è ‘‘alle prime armi“, sapremo il vero significato di questo modo di dire. Ma lasciando perdere le deliranti idee e soluzioni del bischero di turno, che ci sono distanti secoli luce per cultura e geografia, è appena il caso di riflettere sul fatto che neanche qui da noi si può prescindere dai rigurgiti di violenza studentesca e/o genitoriale. Il pericolo incombe e bisogna in qualche modo organizzarsi. Io lo faccio già. A Roma, ad uno stage per docenti cui mi sono iscritta per migliorare le capacità di comunicare, mi hanno insegnato a tirare di boxe. Mi hanno spiegato che la boxe è uno dei pochissimi sport in cui la guardia non va mai abbassata. Devi difenderti e contemporaneamente attaccare. Ecco, prima di insegnarmi ad usare il tono della voce, a declamare in buon italiano e ad affabulare le classi, quello mi hanno fatto fare: gancio, destro, sinistro, diretto. Anche a Roma come noi a Livorno: prima si picchia, dopo si ragiona, ho pensato. Alla prima lezione, lì per lì son rimasta spiazzata, ma poi mi son dovuta riprendere subito, appena ho visto le stelle dopo il primo cazzotto ricevuto sulla bazza dalla mia collega di storia dell’arte (popò di troiaio). Non ci ho visto più e l’ho fatta nera: m’hanno agguantato in tre. Ecco, dicono che nel percorso di apprendimento per noi teorici, specialmente se ‘‘alle prime armi‘‘, ci possa essere il rischio di esagerare un poco nella pratica. Ma non importa: io sono una che apprende alla svelta, così son corsa ai ripari. Lo stage poi è finito e ora insieme al registro nel cassetto ci tengo anche i guantoni rossi comprati da Decathlon. E ce n’ho un paio anche in sala insegnanti, non si sa mai.

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Divagazioni satirico-vernacolari

ULTIMISSIME

MARIOCABARÈ

Li sfratti

Massiccia operazione della Boncostume

Telefono amico

DISATTIVATE CENTO TOPE SQUILLO Facevano un casino da morì! ***

I 5Stelle contro il conflitto d'interessi

CHI CIÀ LA GHIGNA COME 'R CULO DEVE SCEGLIE' O scurreggia colla bocca o ragiona cor culo Sennò 'r ministro 'un lo pole fa'! ***

Violenza sulle donne Ora anche la crudertà mentale!

BECCO PIGLIA A CORNATE LA SU' MOGLIE!

E per fanni più male se l'era seghettate tutte! I VOSTRI SOGNI LA SORPRESA Sono sposata da cinquanni ma ar mi' marito 'un ni riesce 'ngravidammi. Ora però ho sognato che finarmente resterò 'ncinta. Sì, ma seddercaso ar su' marito 'un ni dica nulla, ni farà la sorpresa tuttassieme. pag. 14

di Mario Cardinali

- Pronto? È quello che s’occupa delli sfratti? - Sì, sono io! - O budiulo, te ragioni bene perché la ‘asa ce l’hai! Provaci te a finì per la strada, vai! - Ma signora... - Signora ‘na sega! Se ero signora ciavevo la villa! E ‘nvece dé, du’ stanze in cinque e con ventivattro topi, un gatti tìsio e mi’ ma’ cor pallétio! - E cosa fate? - Dé, si batte la testa ner muro! - E me lo dice a me?! - O a chìe?! Ciò lo sfratto io, ‘un so ‘ndov’andà! - Ha provato ‘n Comune? - Sì, ma dice lì ‘un c’è più posto, cianno pieno d’assessori! - E alle ‘ase popolari? - Botte dell’ottanta! N’avrò picchiati dugento, ma ‘un me la danno lostesso! - ‘Un cià punti? - Ha’ voglia te, di punti! Anche ar buoderculo, me li son fatti da’! - E allora deve recramà! Faccia un bell’esposto ar giudice! - Perché, lui m’invita a casa sua? - No, ma se si mette ‘n moto la giustizia... - Dé, chissà che rumore! - Ma ‘ntanto la mandano a chiamà! - Chìe, la giustizia? - No, lei! - Eppoi? - Eppoi, se ‘r governo fa a tempo a fa’ dell’artre galere, ci sta che la stiocchino lì! - Ma io ‘un ho mìa fatto nulla! - E allora si dia da fa’, faccia domanda! Fra poìno li sfrattati saranno millioni, ci sarà le ‘orse! - Per andà ‘n galera?! - Bene lì! E se ar governo ci va perdavvero Sarvini, ‘un si pagherà nemmen l’affitto!

Voi sognate, noi vi si dice cosa vor di'

I SERPENTI Mi sogno guasi sempre serpenti 'n tutti ' bui: mi girano per la 'asa, li piglio 'n mano, m'entrano nel letto... È regolare? Mìa tanto. Lei provi cor un serpente alla vorta, sarà meglio.

AR GABINETTO Ner mentre ero lì che stavo ar gabinetto, tuttantratto è entrato un fottìo di gente 'he si son messi tutti a caammi addosso, e io 'un sapevo cosa fa'. Dé, ni doveva caà addosso anche lei!

LA FIDANZATA GROSSA Onni vorta che mi sogno di fa' l'amore colla mi' fidanzata, lei doventa grossa grossa eppoi fa un gran rumore d'aria. Cosa pol'esse'? Dé, o è la su' fidanzata che cià parecchia 'olite, o è lei che fra le gambe cià 'na pompa. Il VERNACOLIERE - Maggio 2018


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Il Vernacoliere educhèscional

Conoscere la Bibbia: Adamo che trombava da Dio Dopo Enoch nipote in settimo grado di Adamo che vi s’è spiegato l’altro mese, questa volta il Vernacoliere educhèscional ritorna un bel pezzo addietro nella Bibbia al tempo di quando dapprincipio c’era il buio e siccome Dio ‘un ci vedeva un tubo inventò la luce e s’accorse che ‘un c’era nessuno e allora creò Adamo ma lui tutto solo s’annoiava, sicché Dio l’addormentò con un caz-

zotto nella testa mapperò un cazzotto divino vale a dire che ‘un faceva venire il gavòcciolo in capo, ni levò una costola eppoi n’urlò nell’orecchio Adamo svegliati questa è Eva e lui disse boia com’è secca pare ‘na costola e voleva sapere cos’era quella cosa tutta nera che lei ciaveva fra le gambe e Dio ni disse ‘un t’azzardà perché sennò fai il peccato originale ma loro poi lo fecero

uguale pervìa del serpente colla mela. E dop’avé zifonato alla grande Adamo disse boia che trombata da dio che difatti Dio s’incazzò a bestia e li buttò fori dal paradiso terrestre anche perché ‘un volevano pagà una lira d’affitto e appena sistemati nella nova casa riprincipiarono a zifonà a randa e fecero prima Caino, poi Abele eppoi Seth, ner mentre a Oth ‘un ciarrivarono perché Adamo principiava a avecci l’uccello barzotto e a que’ tempi il Viagra ‘un c’era ancora e quando a Adamo ni si piegava l’uccello sul più bello si sentiva un vocione dal cielo che mugolava o dillo ora che trombi come un dio popò di stronzolo caàto a forza, anche se a dire il vero Dio l’aveva creato dalla terra come perappunto il nome Adamo vòle dire terroso ma si vede che prima in quella terra lì ciaveva caàto quarche cane. E quest’artro mese vi si racconta di Caino che ammazzò il su’ fratello Abele tutto ‘nvidioso della su’ fava esagerata ma anche per artri motivi che ora ‘un vi si possono dire sennò poi il Vernacoliere ‘un lo comprate più e allora dovete andà a pigliavvelo ‘n culo brutti tirchiacci ‘nteressati! emmecì

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Sguardi di Paniko Luca Filipponi ◊ Di Maio: "Apriremo il Parlamento come un barattolo di vasellina". ◊ Trovato l'accordo per i Presidenti. Saranno Camere a ore. ◊ Febbrili consultazioni per la formazione del governo, il Capo dello Stato non ha una posizione. Beato lui. Noi sì. ◊ Pasqua: ad Arcore il prete fa vestire i ragazzi da profughi e la Lega insorge. Poi Berlusconi tranquillizza Salvini: "Erano travestiti per il bunga-bunga".

Anche i platonici s’incazzano

Bombe sexy I missili di Trump sono, secondo Trump stesso, belli e intelligenti (nice and smart). Si era già detto, in passato (ma era meglio stare zitti), di ordigni intelligenti; non è pertanto il secondo aggettivo che affascina – se mai la combinazione dei due, quasi il parametro dei figli ideali -, ma quel belli. Missili belli. Saranno anzi bellissimi: roba da sindrome di Stendhal, da capogiro al cospetto di miracoli dell’arte, così che sparacchiarli, come di consueto, sul groppone degli inermi anziché esporli al MoMA, tutelandone al contempo il valore, apparirà un inaccettabile spreco - se non sei Presidentone e puoi disporne a volontà, di codesti eccezionali (dunque non tanto) manufatti. Missili belli. Saranno anzi conturbanti: incarnazione metallurgica di sogni proibiti, da cui ti svegli maculato e ancora in tiro; delle vere bombe sexy, cui strofinarsi e struggersi, letteralmente esplodere. Non proprio veneri del Bronzino, certo; sarà piuttosto il loro bello il solito, procacemente plebeo, di certe baiadere in pornofiera dalle tettone bisunte ma questa è più una suggestione personale.

◊ Operaio: “Basta! Non ce la faccio più ad essere sfruttato. Vado al lavoro e la faccio finita”. ◊ Se ne sono andati all’altro mondo mentre lavoravano. I veri partiti del popolo.

Resta che la qualifica di bello si attribuisce a oggetto che suscita emozioni piacevoli fino, al limite, al coinvolgimento erotico, a meno che lo stato del lessico sia stato improvvisamente stravolto. Ora Trump, l’uomo più potente del mondo, ha twittato, ipse dixit: i missili, forieri di morte, sono belli. Lo ha fatto dal tetto dell’Occidente, dallo scranno più alto della compagine atlantica – cui è stato, a norma di democrazia statunitense, regolarmente eletto, e dopo avere enunciato merda anche peggiore. Sul piano culturale, persino antropologico, ciò non può non riguardare anche noi (e taccio di chi, in Italia, ci ha rappresentato per anni e di chi si appresta a farlo). Sorge la domanda, cui forse un comitato di savi del nostro tempo, magari presieduto da Marchino Montezucchero (M. Zuckerberg), potrebbe rispondere: quando abbiamo cominciato a disinteressarci della proprietà delle parole? È stato prima o dopo la perdita di ogni pudore?

Francesco Bargellini

◊ Promesse elettorali mirabolanti, che pagheremo noi cittadini. Loro hanno la casta di credito. ◊ Ma nello statuto del M5S non c’è la restituzione dei voti che hanno preso? ◊ Fico: "Mi piace camminare". E adesso passiamo al secondo punto del programma parlamentare. ◊ Se il M5S si allea con Forza Italia, neanche serve il contratto, c'è già pronto il papello del '93. ◊ La politica di Trump ha creato l'effetto domino: ognuno deve farsi i dazi propri. ◊ Gli elettori del PD irritati dal fatto che alle consultazioni da Mattarella ci siano andati in quattro: "A quel punto potevamo andarci tutti e dieci". ◊ Mediazione presidenziale: povero Mattarella, verrà ricordato come l'uomo del compromesso stoico. ◊ Gelmini: "Essenziale riconoscimento di Berlusconi”. Mattarella:" Vabbè, portatemi le foto segnaletiche". ◊ Allora, ci sono un americano, un francese e una inglese che hanno le prove delle armi chimiche in Siria... Ah è vecchia, già conoscete la fine. ◊ Siria: ci è scappata un'altra volta la democrazia dal grilletto. ◊ A israeliani e palestinesi proporrei un contratto alla tedesca.

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a cura di Mario e Valter Cardinali

Un signore tutto distinto entra in un ristorante di lusso. – Cameriere, mi porti una gallina lessa! Ma mi raccomando, che sia una gallina livornese! – Livornese, signore, stia tranquillo! E ‘r camerire va subito ‘n cucina a ordinà. – Una gallina livornese lessa! Ir còo dé, un po’ ni gira digià i coglioni, un po’ di galline livornesi ‘un ce n’ha.. – Tò, portani vestavì di Padova, tanto è listesso! Ma appena ‘r cameriere niela porta, ir signore n’infila subito un dito ‘n culo, lo ritira fori, l’annusa ammodino... – Livornese questa?! Ma questa è di Padova, la porti ‘ndietro! E ‘r cameriere ritorna ‘n cucina a dillo ar còo: – Quellolì se ne ‘ntende, ‘un si pole ‘mbroglià! – No, eh?! – stronfia ‘r còo. – Allora portani vestavì di Firenze, poi me lo dici! Sicché solita storia. ‘R signore piglia la gallina, n’infila ‘r dito ‘n culo, l’annusa ammodo e fa: – Noo! Ho detto livornese, no fiorentina! E così per artre tre o quattro vorte: galline di Napoli, galline di Milano, galline di Bustarsizzio, e onni vorta ‘r signore n’infila un dito ‘n culo, l’annusa e ‘ndovina di dove sono. Alla fine dé, ar cameriere ni viene le lagrime all’occhi! E come ‘r criente ‘ndovina anche l’urtima gallina, lui si butta giù i pantaloni, si leva le mutande e tutto supprievole ni fa: – Mi faccia un favore, signore! Io sono un trovatello, me lo potrebbe dire ‘ndove sono nato?

***

Un omo va dar dottore colla gola tutta ‘nfiammata. – Dottore, ‘un ne posso più! – Vabbene, si spogli! Il VERNACOLIERE - Maggio 2018

– Spogliammi?! Ma io ciò ‘r mardigola! – N’ho detto si spogli! – ‘O canna, dé!... – stronfia lui ner mentre principia a levassi i vestiti. – Ma te guarda se questovì è ‘r sistema, fammi spoglià cor mardigola!... Ecco, sono ‘gnudo! E ora?! – E ora vada ‘n quella stanza! Lui ci va e ci trova un artro, tutto ‘gnudo anche lui. – Tò, – ni fa ‘ncuriosito – cià ‘r mardigola

– Dé, sono Sangiuseppe, la Madonna, Gesubbambino e Ponzio pilota!

***

In treno monta un omo con du’ bimbini ‘n fasce ‘n collo. – Uh, che bei bimbini! – ni fa un prete nello scompartimento. – Sono sua? – No no! – fa quell’omo. – E come si chiamano? – ‘Un lo so mìa! – Ma sono maschietti o femminucce? – So assai! – Ma figlio mio, – si sfava a quer punto ‘r prete – te monti sur treno con du’ bimbi ‘n collo e ‘un sai nemmeno chi sono?! – ‘Un lo so no! Io faccio ‘r rappresentante d’antioncezzionali, questivì sono du’ recrami da riportà ‘n ditta!

***

Un omone grande e grosso cià un ticche strano, sbatte l’occhi di ‘ontinuo. Sicché un giorno si mette a piscià ar muro, e com’ar solito sbatte l’occhi. O vai che arriva un omino piccino piccino, e ni si mette accanto a piscià anche lui! E anche lui sbatte l’occhi! L’omone dé, piglia subito fòo. – Pallino, – ni fa a musoduro – t’intendereste di pigliammi per ir culo?! –Io?! Per caità! No, io l’occhi li sbatto perché mi ciarriva i tu’ schizzi! anche lei?! – No, io sono venuto a legge’ ‘r contatore!

***

Dop’avé mangiato un’orata in un ristorante di lusso, un signore manda a chiamà ‘r padrone e ni fa: *** – Se lo sapevo prima, qui ci venivo a All’ora di cateìsmo ‘r prete ni dice a’ mangià un mese fa! bimbi di fa’ un ber disegnino sulla fuga ‘n – Grazie signore, molto gentile! Egitto. – Gentile ‘na sega! Un mese fa ‘r pesce E Carlino zà, in quattro e quattr’otto dilo trovavo fresco! segna un aroprano con tre persone dentro, e un artro a guidà. *** – O quellilì chi sono? – chiede ‘r prete (segue a pag. 20) ‘ncuriosito. pag. 19


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(segue da pag. 19)

Un pappagallo tutto lercio e puzzolente ne ‘ncontra un artro tutto lustro e pettinato. – O di dove vieni ‘osì bello? Pai un signorino! – Dé, ho trovato una famiglia ammodo! Tutti ‘giorni mi lavano, mi pettinano, mi danno da mangià... O te, in quello stato?! – Eh, io ero all’ospidale! – A fa’ cosa?! – ‘R pappagallo!

E ‘nvece ‘r pipi resta giù. E quell’omo, ar dottore: – Ha visto com’è duro?!

***

Lezione di scenze ‘n crasse. Tutti hanno portato varcosa: chi du’ ossi, chi un fiore, chi un pezzo di pane, chi un sacchetto di

terra... Buzzino ‘nvece arriva co’ ‘na bombola d’ossigeno. – O quella?! – ni ‘iede la maestra. – Dé, l’ho presa alla mi’ nonna! – E lei ‘os’ha detto? – Moio!

***

***

C’èun tizzio va ‘n chiesa a piglià per ir culo ‘r prete. S’inginocchia ar confessionale e ni fa, tutto contrito: – Padre, ciò da dinni ‘na ‘osa grave! Tutte le vorte che monto sulla mi’ moglie mi vien fatto di penzà cosa sarebbe montà su ‘na sora! – Ma ‘un è mìa grave! – ni fa ‘r prete. – A vorte mi vien fatto di penzallo anc’a me, ma la tu’ moglie è meglio!

***

Un omo va dar dottore tutto ‘mpenzierito. – Dottore, ciò un pipi duro da morì! – Davvero?! – Dé, stia a vedé! Sicché si butta giù ‘ pantaloni, e ar pipi tutto moscio ni fa: – Su bello, su! E ‘r pipi macché, resta lì tutto moscio! E quell’omo, ‘n’artra vorta: – Dai, su! T’ho detto su! Avete foto curiose, strane, incredibili e che tuttavia ritraggono la realtà?

La carta igenica

Le fotodercazz vanno spedite a info@vernacoliere.com

Mandatecele, specificando il luogo dello scatto e le vostre generalità.

Merda alpina

E allora?! Un po’ di merda anche sulle Alpi ci voleva. Come l’ha scoperta la gallaratese Dayami Brivio in Valmasino (SO).

Boia, pulirsi il culo con la topa è proprio roba da olandesi! Foto di Giovanni Amoroso da Haarlem (NL).

La parolaccia

Eppoi dice è il Vernacoliere che scrive le parolacce! In Liguria le mettono perfino sui cartelli stradali! Foto di Eugenio Testa e Vanda Bergia di Verzuolo (CN). pag. 20

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L’OROSCOPO ´ ´ di Mario ´

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21 marzo - 20 aprile Periodo adatto a chiudere storie vecchie, come quella presempio di quel miniperizoma tanto sexi ma anche tanto intrusivo nel buco del culo che poverino ‘un ne pòle più dar frizzìo e sarebbe finarmente l’ora di compravvi un paio di mutande ariose, anche per da’ fiato alle palle se siete òmini e alla baffona se siete donne, ner mentre se siete mezzi e mezzi seguiterete a pigliallo ner diociscampieliberi ma assai più rilassati.

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23 settembre - 22 ottobre

22 giugno - 22 luglio Sensibile e rifressivo, ir Cancro è anche portato a guardà verso obbiettivi concreti, presempio una consistente mutandata di potta o anche una solida fava. Tutto dipende dar genere e dar gusto, che se a uno ni garba quello ar pistacchio, ir pistacchio se lo pole anche ficcà ‘ndove ni pare.

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23 luglio - 22 agosto

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Dotati di grande cervello e di gran cuore, i Leoni cianno a vorte anche un gran culo mapperò ner giòo, speciarmente a rimpiattarello ‘ndove arrivano sempre primi a bomba, ner mentre a moscacèa finiscano a vorte in quarche bua scavata perapposta da’ soliti stronzoli.

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Ir positivo ‘nfrusso di Prutone favorirà ir vostro spiccato romanticismo che quando lei si leverà tutta timida le mutande ni direte teneramente «uh cara che popò di frenata ciai fatto, mi riorda di quando una sera ar mare ner contemprà un acceso tramonto mi sentìi ribollì tutto dentro e mi caài addosso appassionatamente».

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23 ottobre - 22 novembre Basta 'ndecisioni, 'un c'è più spazio per le mezze misure, o tutto o nulla, speciarmente ner rapporto di coppia. Ner rapporto a tre ‘nvece vi potrete anche accontentà di sta’ a vedé, ner mentre se sono l’artri a guardà, voi cercate di fanni un ber sorriso anche se a buoritto ‘un vi viene tanto bene.

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22 maggio - 21 giugno

23 novembre - 21 dicembre

La coppia migliore per i Gemelli è quella fra omo e donna, ma anche fra gente dello stesso buo si possano montà addosso uguale. L’importante è non stassi troppo sulle palle, speciarmente se uno della coppia cià ‘r culo grosso e scurreggia anche a tuttandà.

Le vostre parole d’ordine devano esse’ pazienza e perseveranza. Vale a dire che l’òmini coll’uccello piccino dovranno seguità a annaffiallo tutte le mattine per vedello finarmente cresce’, ner mentre le donne colla topa larga dovranno ‘nsiste’ coll’impacchi d’amido e collo stringere un ber po’ le gambe urlando «oiòi mi fai male» anche se lui mugola «ma m’hai preso pe’ scemo, popò di buorotto?!»

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22 dicembre - 20 gennaio

21 aprile - 21 maggio Non lasciatevi scoraggiare da qualche disaccordo su questioni d’ordine pratico, e se in famiglia seguitano a snobbare le vostre urgenti esigenze corporali non state più a bussare inutilmente al gabinetto perennemente occupato, e una volta per tutte andate a caàre sul terrazzo, così lo vedranno tutti in che stato di bisogno siete.

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23 agosto - 22 settembre Tradizionarmente larga di buo, la Vergine pol’esse’ però anche stretta nell’affetti, dando la su’ verginità sortanto a chi ci crede e s’un ci crede allora ni dice stai attento a ‘un finicci dentro di testa perché poi sennò mi tocca ritiratti su’ da’ piedi.

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Distensione e serenità, ecco cosa vi serve. E posti tranquilli. Adattissimo presempio il gabinetto, quando tutto il resto della famiglia è fori. 'Un c’è niente di meglio d’una bella defecazione in santa pace per ritrovare l’equilibrio intestinale ma anche spirituale. Chi difatti ‘un càa bene ‘un si sente sortanto la pancia pesa ma ‘un si pole nemmeno sentì l’anima leggera.

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21 gennaio - 18 febbraio Si prospettano grosse novità ma nell’attesa dovrete avere molta pazienza, magari inventandovi qualche distrazione per ingannare il tempo. Presempio grattandovi le palle, o anche facendovele grattà da quarche persona di bon core. Uguarmente le donne si potranno grattà la potta per conto suo, ner mentre se niela vole grattà quarcunartro ni domandino prima se s'è fatto quarche idea sbagliata.

´ 19 febbraio - 20 marzo Dice il proverbio che il pesce, quello vero, puzza dalla testa. Voi invece, che siete pesci finti, puzzate dai piedi, di sotto i bracci e parecchio anche dar buoderculo. Dovete quindi stare attenti a chi, colla scusa d'esortavvi a lavavvi, vi tira l'acqua cor secchio e tutto. Il VERNACOLIERE - Maggio 2018


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Risponde ali Mario Cardin

da Firenze

Quando nasce un figliolo “L’è nato l’è nato!” Che bello, quando nasce un bambino nòvo son tutti felici, anche chi non t’ha mai cahato di striscio, se gli dici che hai fatto un bimbo, parte l’augurio automatico come fosse Natale. Arrivano anche i regali. Alcuni fanno comodo, come pannolini, passeggini e biberon, altri un po’ meno, come i pupazzetti di gomma da attaccare alla culla che un bimbo di pochi giorni manco vede, magliettine della fortuna che poi tanto all’ospedale le usano dodici secondi e poi le buttan via, oppure qualcuno arriva con il “girello”, un coso con le ròte dove il bimbo può passeggiare da sé, ma che potrà usare solo tra due anni e nel frattempo ti rimane fra ‘oglioni in mezzo al salotto e ogni notte che devi fare la nanna al bimbo lo pigli con gli stinchi e lui ti si sveglia tra i moccoli suoi e tuoi. Poi arrivano le solite frasi fatte: “O quanto l’è bello!” O, te lo dicon tutti. Anche se somiglia a una sgommata di merda, nessuno ti dirà che l’è bruttino, magari cià l’ittero, l’occhi storti, la testa ad Alien e un naso che paion due, ma per tutti l’è bello come ì’ sole. “Che occhi chiari che cià! Azzurri! O da chi l’avrà presi che noi ci s’hanno tutti marroni?!” Tutti stupìti per l’occhi azzurri, che lo sa anche i’ maiale che tutti i bimbi quando nascono ce l’hanno così. Arriva la sòcera ed è convinta di aver avuto come genero Paul Newman o Peter O’Tool (pe’ dinne due giovani), solo perché il bimbo cià l’occhi come loro. Tutte contente, come se chi nasce co’ l’occhi marroni fosse sfigato e costretto a colorasseli con l’Uniposca indelebile. E poi partono le toto-somiglianze. Già dopo trenta secondi che è sortito dall’utero, l’ostetrica ti dice che ti somiglia, anche se è tutto blu, pieno di sangue e placenta che pare un secchio di trippa andato a male. Te lo poggia su i’ viso come pe’ fatti dare un bacino, ma il bimbo urla e tira giù tutte le madonne di marmo dell’ospedale, e del bacino ti rimane solo una sbavata di sangue sulla gòta. Ecco la zia che parte da 34 metri e subito dice che il naso è tutto della mamma. Poi il fratello del cugino irrompe prepotente e sentenzia che lo sguardo l’è tutto del babbo e farà sicuramente l’attore (e i’ babbo si tocca i ‘oglioni pensando al su’ 730). Ecco la sorella che ha già calcolato il piano astrale, oroscopo, ascendente e discendente e già sa che il bimbo diventerà un pezzo grosso dell’INPS e che ha già preparato la letterina di raccomandazione per la pensione (la sua ovviamente). Ed infine, per ultima, ecco la nonna che arriva col deambulatore e appena lo vede tra un mezzo infarto e uno scollamento della testa del femore informa tutti che quando lei fece il su primo figlio, le tagliarono l’utero a mano con Il VERNACOLIERE - Maggio 2018

una chiave del 12 e dopo 98 ore di travaglio in mezzo a una palude, da sola col servo negro Palombo che assisteva, ci vollero 72 punti di sutura che nemmeno Rambo 2, e che quindi adesso siamo fortunati se ti fanno l’epidurale. Poi s’addormenta. Quindi arrivano gli amici e appena lo vedono, tutti, molto stupiti, esclamano: “ ma... ti somiglia!” E a te verrebbe da rispondegli: “ e grazie al cazzo (appunto), l’ho fatto io, a chi deve somigliare, al postino?” Cioè pare strano che tuo figlio ti somigli. Son tutti allibiti di questa strana coincidenza. E appena la carovana dii amici e parenti finalmente si allontana, ti guardi il bimbo che ha smesso di piangere, te lo prendi in braccio e gli sorridi, già pensando a cose bellissime e piene di speranza come le detrazioni fiscali, l’assegno familiare e il bonus bebè con cui forse una mesata o due di pannolini potrai comprarli e speri che abbia un futuro in salute, sereno e che a 16 anni venga acquistato dalla Juventus così finalmente potrai goderti la pensione... Evviva i bimbi, evviva Lorenzo (che l’è i’ mi figliolo appena nato)! Francesco Gabbrielli E un evviva anche a su’ madre, no?! Cià messo quarcosa anche lei, poverina!

da Lecco

Quel medico Caro Mario, vorrei rispondere a quel medico livornese (Danilo Vaccai) che sul Vernacoliere scorso ti ha scritto una lettera da manuale. È la prima volta che sento un medico dire queste cose sui propri colleghi, quindi deduco che in

questi tre anni in cui è stato a Livorno il suo inconscio abbia lavorato abbastanza, per cui la sua livornesità non lo ha mai abbandonato, e anzi vivendo a Firenze per contrasto si è rafforzata in modo da avere una concezione esatta di ciò che si muove intorno a lui, come succede spesso a noi livornesi. Quindi mi congratulo con questo medico cosciente, coerente, sapiente. E pensare che studiano tanto… Scusa Mario, se non scrivo come si dovrebbe, ma ormai chi scrive più! Anche gli scrittori non sanno scrivere! Come direbbe il nostro Danilo. Ps: Mario, ho i nipoti che girano per casa. Dì meno parolacce! Franca Funai livornese a Lecco Io, Franca cara, le parolacce non le dico, le scrivo. Perché le so scrivere, ho studiato apposta.

da Siena

Chiesa e Mafia Caro Cardinali, l’ho vista in un filmato del Fatto, in cui lei afferma di essere laureato in diritto costituzionale. Lei ha affermato che mafia, clericalismo e fascismo si equivalgono. Fossi nella chiesa lo avrei denunciato. Ma ormai sono troppo spaventati e intimiditi per replicare ad alcunché. Comunque la invito a documentarsi sull’attuale dibattito in corso nella chiesa cattolica, molto interessante. E peccato che non se ne rendano conto nemmeno loro. Io mi sento credente e cattolico, godo della protezione dell’Altissimo, finché vorrà accudirmi, e la invito a riflettere sulla fede, anche la fede Toscana, che non è poca cosa, a cominciare dai grandi personaggi come Santa Caterina. Romeo Giuli Dunque: il video da lei visto, signor Giuli, si riferiva a Tagadà del 6 aprile scorso, in cui nell’illustrare alcune locandine “politiche” del Vernacoliere ho avuto modo di dire, nel trattare di riforme della Costituzione, che mi sono laureato in Scienze Politiche con tesi proprio in diritto costituzionale, e in tema di fascismo ho affermato che in Italia c’è verso di esso una diffusa tendenza caratteriale, come anche verso il clericalismo e la mafiosità, secondo l’italiota costume. Nessuna equivalenza, quindi, ma tipica caratterialità nostrana. E se la Chiesa mi dovesse per ciò denunciare, allora potrebbe farlo anche la mafia. Quanto alle riflessioni di fede, le lascio a lei che mi pare ben interessato. E dev'essere uno anche ben introdotto nell'ambiente, se gode della protezione dell'Altissimo. pag. 25


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Il ritorno di Corinna & C.

Ir probrema di Buzzino colla vasca Corinna è in casa col figlio Buzzino - che frequenta la scuola media - e la vecchia madre Argene. CORINNA - Mamma, 'un sento Buzzino! O `ndov'è? ARGENE - Di là 'n cucina, a studià! C. - Sì, `r sistema di fa' guai! Lui vando* sta zitto ne prepara fisso varcuna delle sua! `Un ha mia preso `r gatto, eh?! L'urtima vorta n'ha fatto `r cristere, pareva pregno!... Fammi `npo' vedé, `un si sa mai! (Entra in cucina): Buzzino, siei vìi? BUZZINO (piangendo) - Sì, lasciami sta'! C. - O cosa fai, piangi? Ti fa male la pancia? B. - No, 'un mi riesce fa' r probrema! C. - Dé, e te la pigli? Guà, ci mancherebbe anco piange' per così pòo! I prezzi aomentano, le fabbrie 'iudano, la gente scianguina* e te penzi ar probrema? B. - Ma lo devo fa'! C. - E te mèttitici ammodino, vedrai ti riesce! B. - No, 'un mi viene! C. - Ma armeno sforzati, magari 'na scurreggina la farai! Nato di `ane, siei più duro delle pine verde! A son di boccià, a quest'ora i probremi li dovreste `nzuppà ner caffellatte! B. - Però questo è difficile! C. - Fammi vedé a me, vieni! B. - Tee?! Un ci `apisci mìa nulla! C. - O, bimbo, 'sa ti `redi?! Io avrò fatto sortanto l'alimentari, ma ne' numeri ero dimorto brava! ARG. (affacciandosi sulla porta) - Sì, contavi 'nfin a dieci senza piglià fiato! Ci voglio ma io, i numeri me li sogno anco la notte! C. - Sì, per gioà al lotto! Armeno tu vincesse

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varche vorta, 'un ne `mbrocchi mai una! ARG. - Dé, è tutta `orpa di tu' pa' buonanima! Onni vorta 'he me lo sogno lo trovo sempre briao, `nvece de' numeri mi dà le tanfate di vino! C. - Ma `nzomma, Buzzino, di 'osa parla vesto

Vocabolarietto d’uso

Vando: quando, nei casi in cui la "v" sostituisce il gruppo "qu" come in vésto (questo), vaìni (quaìni, quattrini), varche e varcuno (qualche e qualcuno), vì (qui) e simili. Sciànguina: sanguina (di miseria); ciò 'na miseria scianguino: ho una miseria tale che mi fa sanguinare. Puntóne: pontone, barcone attrezzato con una gru per alzare pesi in ambito portuale. Neri: famiglia di famosi armatori livornesi. Ecquì: qui. Ellì: lì. Pottaiona: spaccona, che ama dire o fare grandezzate (dette pottàte). probrema? Perché vero, se è come quello dell'artranno che voleva sapé quanti stecchini da denti ci si fanno cor un tronco, `un ti `rederai mìa di rimèttiti a taglià arberi `n'artra vorta, vero?! B. - No, ora c'è `na vasca! Stai a sentì, tò! (Leggendo): Una vasca a forma di parallelepipedo... ARG. - Pipedo?! Belle paroline v'imparano a scola! C. - Stai zitta mamma, `r pipedo che `ntendi te è 'n'artra 'osa! B. - Sì, questo vì sarebbe a dire un coso fatto a scatola! ARG. - Allora è un coso fatto dimorto male, io a quer modo 'un n'ho mai visti! C. - E ridànnene! Noi si parla d'una vasca! B. - Una vasca larga otto metri... ARG. - 'O canna! Allora è `na piscina! B. - ...arta un metro, e profonda tre! ARG. - Boia! Ci vorrà `r sarvagente! B. - Siccome c'è la `annella 'he versa... ARG. - Dé, la faranno riparà! B. - No, è aperta, butta acqua! ARG. - È nova! Ma `na `annella 'he butti vino 'un c'è mai? B. - `Nzomma, mi fate finì?!... Siccome la `annella versa cinque litri d'acqua ar menuto... C. - S'un la 'iudi alla sverta t'arriva una di velle popò di bollette che per riarzatti 'un basta `r puntone* der Neri!* Dé, l'acqua te la fanno

pagà anco vando 'un c'è, figuriamosi vando viene! B.- Domanda: in quanto tempo si riempirà la vasca, se dallo scàrio aperto ni ci sorte centottanta litri l'ora? C. - Così tanti?! Chiamalo buo!... O chi è quer bischero 'he l'ha lasciato aperto? Lo vorrei propio `onosce', noi l'acqua si vede 'na vorta l'anno! B. - Ma io lo dicevo che 'un ci `apivi nulla! C. - Dé, c'è pòo da capì! I `asi sono due: se l'acqua viene, vor di' che quella vasca o è a pianterreno o 'un è a Livorno! E siccome noi si sta a Livorno e a quattro piani l'acqua entra dar tetto e no dalle 'annelle, questo probrema ecquì* ni dici alla tu' professoressa che lo facci fa' a quarcuno di `asa sua, così `mpara a piglià 'n giro le gente! B. - E se s'arrabbia? C. - Ni si darà `r vaccino! Perché sai, un po' un po', ma poi vésti professori sarebbe l'ora 'he si mettessino a studià un poìno anco loro! Assai, fra scioperi e assembree, a scola 'un ci vanno mai, eppoi vando ci sono 'nventano 'he Gesuccristo è morto dar sonno! Dinni alla tu' professoressa di venì con me a fa' la spesa, vai, vedrai ne lo do io a lei `r probrema da risorve'! B. - Ma allora, io 'sa ci scrivo? ARG. - Che 'n quella vasca ellì* ci si sciacqui le palle varcuno di `asa sua!... Cinque litri ar menuto, centottanta l'ora... Si `rede d'esse' n montagna, vella pottaióna! * Mario Cardinali dal Vernacoliere '73 Riproduzione e/o utilizzazione anche parziale vietata, tutti i diritti riservati

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Roba da preti Pardo Fornaciari

Esorcismi e immunoterapia 50 nazioni cattoliche indemoniate hanno mandato un totale di 250 preti a fare il corso di esorcismo all'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum a Roma. O perché? Ma è ovvio: «Il padre della menzogna è sempre più ricercato e questa maggiore ricerca viene potenziata da internet e dai social network» ha dichiarato don José Enrique Oyarzun, vicerettore dell'istituto vaticano che ha organizzato il corso "Esorcismo e preghiera di liberazione". Siccome di nazioni nel mondo rappresentate come stati all'ONU ce ne sono oltre 200, e a Roma ci son andate in una cinquantina, nasce un grosso problema. O gli altri tre quarti? Il demonio le snobba, o sono indemoniate senza speranza? Nel secondo caso parrebbe proprio una tragedia, tre quarti dell'umanità attaccati da diavoloni colle corna, la coda a punta e le scurregge allo zolfo, senza speranza di aiuto vaticano. Ma se invece i soliti tre quarti non hanno bisogno di esorcisti perché sono immuni da influenze diaboliche, bisogna pensare che il demonio abbia come figli prediletti gli abitanti di statinazione cattolici. Ma allora, è meglio emigrare? No, via. La soluzione è molto più semplice: non crederci, a queste cazzate.

Quant’è bella la mia cammella È una tradizione saudita. Le donne sono bandite dai concorsi di bellezza, non possono uscire senza nascondere i loro corpi, compresi i volti, sotto pesanti panni neri. Ma i cammelli possono sfilare a pelo gnudo negli stadi, osservati dagli spettatori e ripresi dalle telecamere. Il presentatore di solito chiama le cammelle per nome di donna: Fatima, Zahra, Layla. Come in ogni concorso di bellezza, ci sono le imbroglione: cammelle civettuole a cui i padroni ingrossano il labbro o la gobba col botulino... Ah, la modernità! Per fortuna gli imam si sono fatti sentire: "Allah maledice colui che si toglie i peli dalle sopracciglia, chi si tatua e tutti quelli che cambiano le creature di Allah". Sicché la legge saudita è intervenuta, ed ha vietato il botulino alle cammelle. E non è uno scherzo. E pensare che invece l'emiro del Qatar ha ammesso le donne al servizio militare, e senza panni neri addosso! Dev'essere per quello che i sauditi hanno rotto le relazioni diplomatiche con la monarchia illuminata dal petrolio. È diventata troppo avvenirista.

Suor Mariangela delle figlie di Maria Ausiliatrice Chi l'ha detto che la violenza sessuale è indissolubilmente connessa all'organo maschile? Chi l'ha detto che nell'oratorio il pericolo provenga da qualche sacerdote anagraficamente maschio, malato di sesso? Suor Maria Angela Faré ha costretto Eva Sacconago a subire abusi sessuali fin da quando era adolescente. Continue vessazioni, tutto un sistema di manipolazioni e ricatti psicologici messi in atto per tenere Eva legata a sé da quando era poco più che una bimba, fino ai 26 anni in cui la povera ragazza, subornata dalla micidiale combinazione di religione+sesso, si è tolta la vita nella peggiore delle maniere possibile: impiccandosi. Colei che ne ha martoriato l'animo è stata buttata fuori dalla congregazione di suore in cui era cresciuta, ricevendo chissà quale formazione interiore. Poi è stata condannata a 3 anni di galera, per il reato di abusi sessuali praticati quando Eva era ancora minorenne. Ecco. pag. 28

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Burattini senza fili

Le LAPIDI di PILADE

La pompa automatica

Una prece pel mite CAPELLA Monsignore arrestato e così perse tutto quell'alto prelato guadagnando soltanto una "P"

Alberto Magnolfi

Pilade Cantini

Non capisco la convenienza di un’automazione così radicale. Sembra un paradosso: più il lavoro scarseggia e più si cerca di eliminarlo del tutto attraverso discutibili automazioni, servizi on-line e macchinette self-service. A proposito: l’altro giorno, con l’auto in riserva, ho trovato un distributore di GPL aperto all’ora di pranzo. – Mi fa il pieno, per cortesia? – ho chiesto a una biondina sculettante con tuta attillata e cappellino. – È self-service – mi ha risposto con un bel sorriso. – Ah, quindi il pistolone del gas nel buco lo infilo da solo? – le ho domandato sorpreso. – No, è vietato, infilo io la pistola nel suo serbatoio. Lei deve solo mettere i soldi nella colonnina. – Allora metto 10 euro, tanto ormai fino a casa ci arrivo. – Metta pure quanto vuole, la colonnina fa anche il resto. Deve solo infilarci lo scontrino che esce dal distributore quando riattacco la pistola – ha dichiarato lei provando a convincermi – È pratico! – Davvero? – ho risposto io poco convinto. Azionata la pompa, la signorina si allontana per spiegare tutto ad altri clienti. I numeri cominciano a girare e si fermano su 20 euro e 5 centesimi. Lei torna da me, con uno sbuffo di gas estrae la pistola dal serbatoio, la ricolloca a lato della pompa e stacca lo scontrino con l’importo. Preparo quindi due banconote e lo spicciolo da infilare nella fessura, ma la bionda si volta e mi dice: - Niente spiccioli, solo banconote o carte di credito. Quindi le consegno 50 euro e con un po’ d’imbarazzo dichiaro: - Guardi, io ho un brutto rapporto con le cose automatiche… Faccia lei per piacere, così magari imparo. Lei giustamente mi guarda come un demente, infila prima lo scontrino e poi la banconota nella fessura della colonnina. Sul display compare la scritta: RESTO EURO 29,95. La signorina pigia OK e una pioggia di monetine comincia fragorosamente a grandinare nella vaschetta metallica. Non finivano più! – Cazzo, ho vinto! – ho esclamato. – S’è prosciugato il deposito di Zio Paperone qui sotto! Se li metto nelle tasche però mi viene l’ernia, avete mica qualcos’altro di pratico, tipo sacchetti robusti? Lei mi guarda avvilita e confessa: - In effetti questo sistema è un po’ una stronzata: passo tutto il giorno a spiegarlo, cammino più di prima e guadagno di meno, perché in teoria il distributore sarebbe automatico… Troppo carina… Così decido di non fare facile ironia e le dico: - Con un sistema e un sorriso così, chissà quante mance farà... Tanto manca anche un po’ di benzina, mi può mettere manualmente 29 euro e 95? – Ma scherza? – mi domanda lei – e io dove me li infilo due chili di spiccioli? E sculettando velocemente si allontana, evitando la risposta automatica.

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Il Vernacoliere nel mondo

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CARDINALI “SELVAGGIO DELL’ANNO” Il 7 aprile a Castelnuovo Garfagnana (LU) il direttore del Vernacoliere Mario Cardinali ha ricevuto dalle mani del sindaco Andrea Tagliasacchi il Premio “Il Selvaggio dell’anno” nato da un’idea di Fabrizio Diolaiuti per onorare un personaggio affermatosi al di fuori degli schemi convenzionali. Nella foto Cardinali riceve dal sindaco il simbolo del Premio, un prezioso manufatto realizzato dal maestro orafo Francesca Barbarani di Viareggio.

... al Vernacoliere (anche con suggerimenti, foto, segnalazioni, richieste e materiale vario) da: Mirko Guidi, Nicola Toppino da Firenze, Giorgio Caprara da Montale Rangone (MO), Alessio Topi da Livorno, Davide Orielli, Giovanni Amoroso, Stefania Paganelli da Livorno, Vito Tonarelli da Lugano, Antonio Celano da Livorno, Massimiliano Fraboni da Fano (PU), Giovanni Maninscalco da Marsala, Alessandro Diamante da Pieve a Nievole (PT), Gianni Casalini, Lorenzo Zagnini dalla Svizzera, Valter Liubi da Livorno, Simone Magli, Guido Braccini, Giorgio Chiavistelli, Alessandro Ulivari, Raniero Giuli da Siena, Sofia Olivieri, Vanna Bertoncelli da Grosseto, Eligio Calvi da Pontremoli (MS), Camilla Bertini, Mirko Donati da Lucca, Fabrizio Spadini. I nominativi senza luogo di provenienza non lo hanno indicato

Nostri lettori col Vernacoliere all’estero e in Italia: 1) il livornese Riccardo Caponi e lo spagnolo Jokin Gonzàlez a Machu Picchu (Perù); 2) Laura Fioretti e Francesco Filori di Serra San Quirico (AN) a Londra; 3) Lucy, Nerella, Giorgio e Walter di Montale Rangone (MO) alle Maldive; 4) Pasquale Totaro davanti al tempio di Angkor Wat in Cambogia. ATTENZIONE! Chi ci invia le foto aggiunga sempre nome, cognome e residenza.

MENSILE SATIRICO D'INFORMAZIONE E D'ATTUALITA' Direttore e proprietario MARIO CARDINALI Mario Cardinali Editore S.r.l. Direzione tecnica: Valter Cardinali

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Il VERNACOLIERE - Maggio 2018

HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Mario Cardinali, Max Greggio, Andrea Camerini, Claudio Marmugi, Ettore Ferrini, Tommy Eppesteingher, Mario D’Imporzano (Dimpo), Fabio Nocchi, Andrea Rovati, Luca Ricciarelli, Francesca Fontanelli, Giuliano Lemmi, Francesco Natali, Patrizia Salutij, Pardo Fornaciari, Luca Filipponi, Alberto Magnolfi, Alfonso Biondi, Giancarlo Landi, Michele Marchi (Miguel), Pilade Cantini, Paride Puglia, Maurizio Fei, Moreno Burattini, James Hogg, Francesco Bargellini, Valter Cardinali.

Questo Vernacoliere è stato chiuso in redazione il 21 Aprile 2018 pag. 31


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