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Venerdì 5 Dicembre 2003

| 0,90 - anno 127 - n. 286 3 1 2 0 5 9 771592 820000

DIREZIONE, REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE v.le Alfieri 9 LIVORNO tel. 0586/220111 - REDAZIONI: Carrara via Roma 9 tel. 0585/777333-4 - 777224; Cecina via Circonvallazione 11 tel. 0586/682721; Empoli via Ridolfi 135 tel. 0571/711775 - 711817; Firenze via Leonardo da Vinci 16/18 tel. 055/5522548; Grosseto p.le Cosimini 20 tel. 0564/414900; Lucca via S. Croce 105 tel. 0583/491816 491817; Massa via Petrarca 2 tel. 0585/41032; Montecatini c. Roma 5 tel. 0572/772461; Piombino c. Italia 95 tel. 0565/222222; Pistoia via De’ Rossi 26 tel. 0573/97791; Pisa c. Italia 88 tel. 050/502255; Pontedera via Lotti 3 tel. 0587/52400; Portoferraio v.le Elba 3 tel. 0565/918516; Prato via del Ceppo Vecchio 5 tel. 0574/606015-6-7; Viareggio via Coppino 273 tel. 0584/389389

IMMIGRATI

GROSSETO

Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/B Legge 662/96 - Livorno

Adozione: sì dei giudici a una donna single

Acqua avvelenata: scoperta la settima bottiglia manomessa

PERUGIA. Sentenza storica dei giudici del Tribunale dei minori di Perugia. Per la prima volta, seppure per «motivi speciali», è stata accolta la richiesta di adottare un ragazzo (ha 15 anni) da parte di una donna non coniugata. Il ragazzo era giunto in Italia da Chernobyl nel 1998 con altri compagni. VIVIANI a pagina 4

VERONA. L’Unabomber dell’acqua minerale ha colpito ancora. Sono sette le bottiglie di minerale che ha manomesso nel giro di pochi giorni ma le sue vittime per fortuna, sono rimaste solo lievemente intossicate. L’ultima è una donna

di Verona. Aveva acquistato l’acqua minerale in un grande magazzino di Villafranca. Subito dopo le prime sorsate è stata colpita da forti bruciori alla gola ed allo stomaco ed è stato necessario il ricovero. CANADE’ a pagina 4

La polizia indonesiana scopre la droga nel bagaglio di un 24enne orbetellano appena sceso all’aeroporto Bossi: pronti a lottare per la secessione

Minaccia anche la secessione

Arrestato con 5 chili di coca

Bossi si supera: Giovane fermato a Bali, ora rischia la pena di morte In quel Paese leggi «Niente case severissime. Si attiva La guaritrice il consolato italiano ai bingo bongo» licenziata ORBETELLO. La polizia dell’aeroporto di Bali trova 5 chili e 3 etti di cocaina nel suo bagaglio. Juri Angione, 24enne orbetellano sbarcato nell’isola proveniente da Bangkok, è stato arrestato. Il giovane si professa innocente, dichiarando di non sapere nulla di quel carico di droga. In Indonesia le leggi antidroga sono severissime, arrivando a contemplare ergastolo e pena di morte. GUARIGLIA in Orbetello

MILANO. Bossi scatenato. Il ministro delle riforme, dimenticando ancora una volta il suo ruolo istituzionale, prima ha minacciato la secessione se la maggioranza non realizzerà quanto prima il federalismo che la Lega chiede da tempo, poi si è scagliato contro il prefetto di Milano accusandolo di dare le case agli immigrati, o meglio, come ha detto lui, ai «bingo bongo». Bossi ha poi definito la secessione «una battaglia di liberazione». RIZZARDI a pagina 3

in tronco La sedicente guaritrice, che proponeva una pozione per curare l’epatite, è stata licenziata. Dopo il blitz di Striscia la Notizia, la donna, Annunziata Travali, 57 anni, è stata sentita dai carabinieri di Porto Ercole, paese dove abita In Grosseto I

Passa un altro colpo di spugna

Grosseto/ Il caso

Condono fiscale anche per il 2002

Gay Pride, Grillini sfida An Il vescovo: «Rispetto reciproco»

ROMA. Chi ha evaso le tasse anche nel 2002 ora può dormire sonni tranquilli. Il governo, proseguendo nella sua politica dei condoni che finiscono per premiare sempre i più furbi, ha inserito nella finanziaria un emendamento (già approvato in commissione) che estende il condono anche al 2002. Per sanare tutte le irregolarità commesse fino all’anno scorso i contribuenti avranno tempo fino al 16 marzo del 2004. Ed otterranno in questo modo un condono tombale che cancellerà ogni illecito senza lasciare alcuna traccia. Dure le critiche delle opposizioni. Per l’Ulivo il provvedimento è di una gravità assoluta: è finanza demenziale. CECIONI a pagina 2

L’ambiente se la prende col ministro Frana sulla strada il giardino della villa di Matteoli a Casale CASALE. Il parco della villa del ministro dell’ambiente Matteoli è stato deturpato da una frana che ha invaso la strada sottostante creando problemi alla circo-

lazione. Il giardino si estende su vari terrazzi ed è stato proprio l’ultimo a cedere per effetto delle piogge di questi giorni. VIGNOCCHI a pagina 14

GROSSETO. L’annunciato Gay Pride a Grosseto, per il prossimo mese di luglio, e le dichiarazioni «...lo impedirò ad ogni costo e, nel caso non ci riuscissi, organizzerò una contromanifestazione di persone normali», fatte dal vicesindaco di An, Agresti, hanno provocato una raffica di reazioni, prima fra tutte quella del parlamentare ds e presidente onorario Arcigay, Franco Grillini. Mentre quest’ultimo accusa la destra di «aver perso il pelo ma non il vizio», il vescovo di Grosseto, monsignor Franco Agostinelli invita al rispetto reciproco. ZACCHEROTTI in Grosseto III

Realacci: perché da Legambiente alla politica a tempo pieno Nessun tradimento, dice. La mia scelta controcorrente è solo un modo per dare maggior peso all’associazione e valorizzare ancora di più i temi ecologici. BARTOLI a pagina 15

Livorno, il prefetto Gallitto se ne va Sarà sostituito dopo tre mesi di accuse e polemiche per gli scandali all’Elba 204LIF01.P65

Già diversi politici avevano chiesto il suo trasferimento LIVORNO. Da tre mesi indagato con accuse pesanti per gli scandali edilizi dell’Elba e per l’uso improprio delle auto blu, il prefetto di Livorno ha chiesto di lasciare la città. Ed il Viminale, sotto pressione anche per le richieste giunte in questa direzione da diversi politici, ha rotto il silenzio ed ha annunciato il trasferimento del dottor Vincenzo Gallitto «allo scopo di agevolare in ogni modo, lo svolgimento dell’inchiesta penale, tutelando così in primo luogo, l’immagine delle pubbliche istituzioni». Per chiedere l’allontanamento di Gallitto da Livorno si era mosso ieri anche il diessino Fabio Mussi, sostenendo che la situazione era divenuta ormai insostenibile. LIUZZI a pagina 13

Non si trova l’accordo il 15 un altro giorno senza autobus e metrò A pagina 2 Vola in Borsa la Immsi, la finanziaria di Colaninno che controlla la Piaggio A pagina 12 Usa: squalifica a vita per gli atleti positivi al doping la seconda volta A pagina 21 Uno scrittore, la sua città: Pia Pera racconta Lucca A pagina 24

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Orbetello e Argentario

IL TIRRENO

Venerdì 5 Dicembre 2003

VII

Arrestato con la droga, rischia la pena di morte Juri Angione, 24 enne orbetellano, aveva 5 chili di cocaina nei bagagli Incensurato, lo ha fermato la polizia all’aeroporto dell’isola di Bali ORBETELLO. La voce si è diffusa in laguna all’alba, portata da un sms. Da Bali, dove si trova in vacanza, un orbetellano ha inviato un messaggio a un amico: «Cosa è successo a JuLa notizia, rilanciata ieri mattina dalle principali agenzie di stampa italiane e poi dal Televideo, ha sconvolto Orbetello. Juri infatti nella cittadina lagunare è conosciutissimo. Vi è nato e vi è cresciuto, e solo qualche mese fa l’aveva lasciata proprio per trasferirsi a Bali. Suo padre, Giuseppe, è da decenni una delle anime della comunità orbetellana. In gioventù calciatore di talento, è sempre stato attivissimo nella Pro Loco e soprattutto nel tenere in vita la grande tradizione del Carnevaletto da Tre soldi. Due anni fa, poi, si candidò con il centrosinistra per il consiglio comunale. «Un uomo eccezionale», ripetono tutti in paese, tutti in ansia per gli sviluppi che potrà avere questa terribile vicenda che coinvolge il figlio di «Beppe». Le leggi indonesiane in materia di droga, infatti, sono severissime. «Si può arrivare anche alla pena di morte», dice preoccupato un funzionario del consolato italiano a Bali. Lo stesso funzionario spiega che le autorità italia-

A Capalbio polemica sul bilancio CAPALBIO. Si riunisce stamani la commissione consiliare permanente bilancio e finanze per discutere lo schema di bilancio di previsione per il 2004 approvato con delibera di giunta lo scorso 28 novembre. Dunque non è trascorsa che una manciata di giorni dall’approvazione a maggioranza dell’assestamento definitivo per il 2003 che già si riapre il dibattito tra quanti governano e l’opposizione sulle scelte strategiche che riguarderanno Capalbio per i prossimi anni. La maggioranza ha dichiarato che la celere approvazione dell’atto è stata dettata dalla necessità di avere una più efficiente gestione all’inizio dell’anno, mentre per le minoranze il tutto è suonato «anomalo» perché solitamente il bilancio di previsione viene approvato fra gennaio e febbraio dell’anno al quale il provvedimento si riferisce. Per questo il confronto odierno è molto atteso. Il consigliere di opposizione Luigi Bellumori lo vede come una occasione per il suo gruppo per dimostrare che il sindaco sbaglia quando lo accusa di «continua strumentalizzazioni e di assenza di proposte». E lancia l’ipotesi «maligna» che dietro questa fretta ci sia l’ormai iniziata campagna elettorale. 604HBY55.P65

ri?». La risposta è terribile: Juri Angione, 24 anni, è stato arrestato mercoledì all’aeroporto dell’isola di Bali, paradiso turistico dell’Indonesia. Nel suo bagaglio la polizia della dogana

ha trovato cinque chili e trecento grammi di cocaina. Il giovane è stato fermato, e adesso - come confermano dal consolato italiano nell’isola - si trova in stato di fermo.

IN INDONESIA

Pene severissime

Orbetello, il paese di Juri Angione ne stanno seguendo con grande attenzione il caso di Juri, e in particolare si stanno adoperando per trovare subito un buon avvocato per la difesa del giovane. «Situazioni come questa - conclude - qui purtroppo non sono rare. E l’esito giudiziario dipende molto proprio dalla qualità dell’avvocato. Certo cinque chili di cocaina, in un Paese severissimo anche

GROSSETO. In Indonesia il codice penale per quanto riguarda i reati connessi alla droga è durissimo. Anche il possesso di un quantitativo minimo di qualsiasi tipo di droga è punito con parecchi anni di carcere (nei casi più gravi i giudici arrivano a infliggere agli imputati l’ergastolo); è possibile, anche, che venga decisa la pena di morte. Le condizioni di detenzione sono precarie: nelle prigioni le celle sono sovraffollate, le condizioni igieniche minime, così come sono ai limiti della sussistenza i pasti che vengono dai i carcerati. di fronte a pochi grammi, sono un problema serio». A quanto dicono le agenzie, però, Juri Angione si è dichiarato del tutto estraneo a quell’enorme quantitativo di droga. La polizia l’ha trovata dentro un borsone nel quale il giovane teneva il suo equipaggiamento da surf, fra cui diverse tavole. Juri era sbarcato all’aeroporto balinese Ngurah Rai

proveniente da Bangkok, in Thailandia. E interrogato dalla polizia, ha ammesso che la borsa era proprio sua, ma ha affermato di ignorare che contenesse il carico di cocaina. Dunque potrebbe trattarsi di una terribile «fregatura» operata da qualcun altro ai suoi danni. E a questa speranza - anzi, a questa convinzione - si aggrappano gli orbetellani, che

Sugli alloggi Peep di Porto Ercole gli ambientalisti invitano al dialogo PORTO ERCOLE. Mentre i responsabili delle cooperative che costruiranno alloggi nella zona Peep di Porto Ercole si preparano all’assemblea di domani pomeriggio, con la quale, in sostanza, intendono far capire alla popolazione la necessità di queste nuove case e lo scarso impatto che avranno sul territorio, gli ambientalisti precisano le loro posizioni che hanno trovato distorte dai media. In una lettera inviata alle stesse cooperative e, per conoscenza, agli organi di stampa ed alla redazione di Geo e Geo (nella cui puntata della scorsa settimana è stato dibattuto il problema), Wwf e Marevivo chiariscono che «il recente annullamento del progetto del Peep da parte della Soprintendenza non ha fatto che confermare le nostre numerose osservazioni e proposte già presentate da molto tempo al Comune, e da questo mai considerate, che miravano a migliorare tale progetto». Gli ambientalisti, insomma, non sono contro le nuove case tout court: vogliono soltanto che esse «siano armonicamente inserite nel paesaggio e progettate in modo da ridurre l’impatto visivo, limitando al massimo gli sbancamenti, riducendo le volumetrie superflue e mantenendo una significativa presenza di verde arboreo. Non si possono incolpare le nostre associazioni - proseguono - degli errori commessi da altri, dei pro-

getti fatti male, dei ritardi e maggiori oneri creati con una discutibile gestione degli interventi». E soprattutto, rimarcano, non si può pensare che gli ambientalisti «si oppongono alle iniziative mirate ad un corretto sviluppo del territorio. Ciò che contrastiamo è invece lo sfruttamento delle risorse territoriali e quei progetti che non tengono conto degli interessi della collettività. Se qualcuno pensa che l’unico modo di fermare gli ambientalisti sia quello di mettergli contro la cittadinanza si sba-

glia. Come si sbaglia chi da tempo rifiuta di incontrarsi con loro e nega ogni forma di collaborazione, non ritenendole una controparte da dover considerare». Detto questo, nella certezza che le posizioni preconcette verranno superate, Wwf e Marevivo si rivolgono direttamente alle cooperative di Porto Ercole interessate al Peep, invitandole a prendere contatto con loro, «per avere - chiosano - ulteriore conferma delle nostre intenzioni e delle proposte costruttive fatte nell’interesse di tutti». (paola tana)

Una spiaggia nell’isola di Bali non riescono a credere a quell’accusa da brividi. Juri, un bel ragazzo amico di tutti, aveva cominciato a lavorare come aiutante nella bottega orafa di un suo parente orbetellano. Dopo un po’, tuttavia, aveva deciso di cambiare vita. Un suo caro amico da tempo si era trasferito a Bali, dove vive e ha preso moglie. Angione dunque, circa un

Lunedì arriva la statua restaurata e donata dal vescovo

Albinia si prepara ad accogliere la grande Madonna delle Grazie ALBINIA. Lunedì 8 dicembre, in occasione della festività dell’Immacolata Concezione, Albinia accoglierà nella propria parrocchia di Santa Maria delle Grazie la statua della Madonna Pellegrina che sostituirà la statua di gesso distrutta circa un anno fa da un atto vandalico. La statua della Madonna Pellegrina è datata 1949 e la sua origine risale alla preparazione dell’Anno Santo del 1950: in quel periodo la statua attraversò tutta la diocesi, al suo passaggio la gente lasciava le case e l’accompagnava

I docenti dell’Argentario contro la Moratti Clamorosa protesta: rispedita al ministro l’agenda regalo PORTO S. STEFANO. Clamorosa forma di protesta del mondo scolastico dell’Argentario contro il ministro Moratti, accusata - con la sua riforma - di voler penalizzare la scuola pubblica. I docenti e il personale amministrativo dell’istituto comprensivo «Giuseppe Mazzini» di Porto Santo Stefano rimandano infatti al mittente l’agenda-spot ricevuta in dono dal ministero della pubblica istruzione, con tanto di lettera di ringraziamento. Una lettera in cui si legge: «Caro ministro della (pubblica) istruzione. La ringraziamo per il gentile pensiero con il qale ha voluto ricordarci il prossimo cambiamento del sistema educativo ideato da Lei e dal Suo staff. Nella prefazione dell’agenda che ci ha inviato, Lei ci invita a riflettere sulla positività di tali cambiamenti. In realtà è già da tempo che purtroppo riflettiamo e ipotizzia-

anno fa è volato all’altro capo del mondo per raggiungerlo, convinto che in quell’isola avrebbe potuto far fortuna e vivere felice. Sembra che pochi giorni fa avesse telefonato a casa per annunciare un suo rientro in laguna per Natale. La speranza di tutti è che sia davvero così, e di poterlo rivedere a casa quanto prima. Emilio Guariglia

mo il triste futuro nostro e di tutta la scuola italiana. Questa agenda, di sterile contenuto, ci appare soltanto come un inutile e costoso modo di farsi pubblicità, con l’intento di tappare gli occhi a chi ha iniziato a intravedere quali saranno gli effetti della riforma da Lei elaborata. Ci sentiamo quasi offesi da tutti questi messaggi diretti e indiretti che frequentemente ci invia e la preghiamo di spendere meglio i nostri soldi, perché no, investendoli nella scuola di tutti, la scuola pubblica. Alla luce di quanto detto, non possiamo far altro che rimandarLe cià che ci ha inviato. Sperando che questo gesto induca Lei a riflettere e con l’augurio che prima o poi si ravveda e ponga fine al processo di distruzione verso il quale ha avviato la nostra scuola». Renzo Wongher

in processione da paese a paese, in suo onore si infioravano le strade, si illuminavano chiese, campanili, vie e piazze, si celebrarono liturgie solenni. Una volta trascorso l’Anno Santo la grande statua della Madonna pellegrina venne collocata a Pitigliano nell’Istituto Sacro Cuore di Maria affidato ai sacerdoti di Don Orione; in seguito, quando fu chiuso l’Istituto, la Madonna col Bambino che era passata in trionfo per tutta la diocesi fu portata nella cappella del Seminario di Pitigliano. Per tanti anni quella è stata la collocazione della statua. Il tempo tuttavia ne aveva intaccato i colori e rovinato alcune parti lignee. Questo finchè i parroci l’hanno fatta restaurare dalle mani esperte della famiglia Canelli e poi, su proposta degli stessi parroci, il vescovo della diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello l’ha donata alla parrocchia di Albinia, rimasta orfana della sua statua in gesso. Lunedì 8 dicembre, dunque, in occasione della Messa delle ore 11. la Madonna Pellegrina farà il suo ingresso ufficiale nella parrocchia di Albinia dove sarà venerata col titolo di Madonna delle Grazie, verrà intronizzata nella cappella predisposta nella chiesa parrocchiale. Nella stessa occasione prenderà vita ufficialmente l’Azione Cattolica Parrocchiale di Albinia. Paolo Mastracca


Orbetello e Argentario

IL TIRRENO

Sabato 6 Dicembre 2003

VII

«Hanno messo la droga nei bagagli di nostro figlio» Parla la famiglia del giovane orbetellano arrestato a Bali con cinque chili di cocaina. Domani partiranno per l’isola L’AVVOCATO

«Spaccio, condanne severissime» GROSSETO. L’avvocato Bruno Leporatti è stato consultato dalla famiglia per avere consigli e seguire il caso. Il legale si è messo immediatamente a studiare la vicenda per conoscere in modo approfondito le norme indonesiane sullo spaccio di droga. Sembra che una legge del 1997 preveda pene severissime e, nei casi più gravi, anche la pena di morte. «Ci sono una serie di coincidenze a ingarbugliare la matassa - ci ha dichiarato l’avvocato - Tanto per cominciare il fuso orario; in Indonesia ci sono sei ore di differenza. Quando da noi è pomeriggio, in Oriente è notte fonda. A questo si deve aggiungere il fatto che siamo nel fine settimana e quindi durante il week-end è difficile trovare gli uffici pubblici aperti». «Ho quindi deciso - ha proseguito il legale - di contattare il ministero degli esteri. A Bali non c’è una ambasciata, ma solo un consolato onorario. Ho parlato con un’impiegata, ho inviato anche della posta elettronica. Più di questo, attualmente, non si può fare. Del caso del giovane di Orbetello si sta interessando anche un avvocato indonesiano. Solo nei prossimi giorni potrò essere più preciso. Per ora ho soltanto notizie sin troppo frammentarie e superficiali». (v.s.) 608GRC49P65

di Vincenzo Santolamazza ORBETELLO. «Juri è un bravo ragazzo, gran lavoratore, aveva solo un difetto: il mal d’Oriente. Veniva a Orbetello, rimaneva qualche mese per lavorare e raggranellare i soldi e quindi ripartiva. L’ultima volta è stato il 21 ottobre. Sempre pochi soldi in tasca. Ci aveva detto che forse sarebbe tornato per le feGiuseppe Angione e la moglie Fiorella partiranno alle 13 di domani da Fiumicino; dopo 18 ore di volo saranno in Indonesia e andranno immediatamente al consolato italiano per avere notizie più precise. «Ogni giorno telefonavo a mio figlio - dice con un filo di voce Fiorella, la madre di Juri Angione - Così pagavo bollette da capogiro, ma mi sentivo tranquilla. L’ultima volta che ho parlato col mio ragazzo è stato mercoledì, il giorno in cui la polizia lo ha fermato. Mi ha detto che non dovevo assolutamente preoccuparmi; era un equivoco e presto tutto sarebbe stato chiarito. Non vedo l’ora di riabbracciarlo e di avere notizie più precise dagli addetti al consolato italiano». Le pareti dell’appartamento sono tappezzate da maschere folcloristiche orientali; sono appesi anche amuleti e sui mobili scatole di legno scuro provenienti dall’Indonesia. All’angolo di una libreria c’è un piedistallo con appoggiato un piccolo surf dai colori brillanti, souvenir di Bali. «Mio figlio era un amante del surf - prosegue Giuseppe Angione - Sapevo che era andato a Bangkok per una breve vacanza. Ritengo che qualcuno gli abbia messo la droga dentro ai bagagli. Lui mi ha sempre detto che non capiva assolutamente i suoi coetanei che si drogavano. Aveva smesso di studiare dopo la terza media, aveva trovato un lavoro come orafo ed era apprezzato; quando tornava a casa lavorava nel laboratorio per farsi il gruzzolo e riparti-

ste di Natale o a marzo. Qualcuno lo ha messo di mezzo; in questa storiaccia mio figlio non c’entra assolutamente». A parlare nella sua casa di Neghelli è Giuseppe Angione, il padre del ragazzo di 24 anni che è stato arrestato all’aeroporto di Bali; nel suo bagaglio la polizia ha trovato oltre 5 chili di cocaina.

re al più presto». «Sosteneva - ha proseguito il padre - che era rimasto affascinato dalla filosofia di vita indonesiana; di recente aveva anche approfondito le sue conoscenze della cultura orientale. Ma tutto questo non credo che possa rappresentare un reato». Juri Angione era stato in Oriente la prima volta con la sorella circa due anni fa e quindi aveva deciso di tornarci per brevi periodi. Alla famiglia aveva sempre detto che in quelle zone bastano pochi soldi per vivere e quindi a ca-

Juri Angione con la polizia di Bali dopo l’arresto

sa non si erano preoccupati. A Bali, tra l’altro, era ospite di un amico maremmano e quindi anche le spese erano ridotte. A ottobre era ripartito con l’amico e sua moglie

che aveva deciso di partorire in Italia. Mercoledì la doccia fredda. «Sono convinta che il mio Juri presto uscirà da questo incubo - termina la madre Fio-

rella - Prende a volte delle medicine per crisi respiratorie. E’ stato un sollievo per me sapere che la polizia ha deciso di lasciargliele. Spero che lo trattino bene, il mio ragazzo».

LA STAMPA INDONESIANA

Sequestro record: 530mila euro di merce purissima ORBETELLO. L’arresto di Juri Angione - «l’italiano», come lo chiamano laggiù ha destato grande clamore sulla stampa del Paese asiatico, dove il traffico di droga è considerato uno dei reati più gravi e punito con pene pesantissime. Non solo i quotidiani dell’isola di Bali, ma anche quelli della capitale Jakarta, giovedì hanno dato ampio spazio a questa vicenda. Proprio riconoscendo Juri nelle foto sulle prime pagine di alcuni giornali, un orbetellano che in questi giorni si trova in vacanza a Bali ha rilanciato per primo, con un sms, la notizia in laguna. «Sono rimasto sconvolto - raccontava ieri dall’altro capo del mondo - e spero che questa storia si risolva nel modo migliore. Mi auguro soprattutto che la polizia lo tenga qui, a Bali, perché quaggiù si dice che le prigioni di Jakarta siano un vero inferno». E proprio per offrire le massime garanzie ad Angione, l’ambasciata italiana in Indonesia, attraverso il consolato di

Bali, ha già contattato alcuni avvocati locali affinché il giovane possa avvalersi della miglior difesa. Juri Angione è atterrato mercoledì scorso all’aeroporto di Bali con un volo proveniente da Bangkok, in Thailandia, dove forse era giunto con un altro aereo partito da San Paolo del Brasile. Nello scalo di Bali gli addetti della dogana si sono insospettiti per un borsone da surf imbarcato sul volo di Juri. Con un apparecchio ai raggi x hanno quindi controllato la borsa dall’esterno, rilevandone un’insolita consistenza dei bordi. Allora è stato chiamato un cane antidroga, che ha segnalato la presenza della cocaina. Mentre la polizia fermava il bagaglio e risaliva al suo proprietario, gli addetti alla sicurezza hanno aperto la borsa trovandovi tre tavole da surf, due completi da nuoto, due paia di scarpe da surf, una maschera da sub, ma soprattutto 29 buste di plastica nascoste nella fodera interna.

Avvolti in carta carbone nera, i pacchetti contenevano polvere bianca, risultata subito - dopo un semplice test - cocaina di alta qualità. Cinque chili e 260 grammi in totale. E siccome un grammo di questa sostanza sul mercato vale circa 100 euro, il valore del carico è stimato intorno ai 530mila euro, più di un miliardo delle vecchie lire. «E’ il più grosso quantitativo di cocaina scoperto nell’aeroporto balinese nel 2003, e il secondo più grosso in tre anni», scrive il Jakarta Post. Ricordando come Bali sia uno dei principali punti di transito per i trafficanti internazionali di droga, e citando un precedente inquietante: nel 2001 un messicano trovato con 15 chili di cocaina in una borsa da surf è stato condannato all’ergastolo. Ecco perché tutti, a Orbetello, si augurano che Juri sia rimasto vittima di un tranello (cosa che, spiegano gli addetti ai lavori, da quelle parti non è rara) e possa dimostrare presto la sua innocenza. (egu)


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Domenica 7 Dicembre 2003

La raccolta di fondi è iniziata nella giornata di ieri in molti esercizi commerciali della zona sud della Maremma. Numerosi i cittadini che hanno già aderito all’iniziativa (Foto Russo)

Era stato arrestato mercoledì dalla polizia di Bali, all’aeroporto, con 5 chili di cocaina nei bagagli. I conoscenti giurano: «Un complotto»

Uno cartello esposto in una vetrina per la colletta a favore di Juri Angione (Foto Russo)

«Bisogna farlo uscire dal carcere» Gli amici di Juri Angione raccolgono fondi per aiutarlo ORBETELLO. Un’intera collettività si è subito mobilitata con un concetto molto semplice: non è assolutamente giusto che Juri, a soli 24 anni, marcisca in una galera dell’Indonesia, in attesa della fine dell’inchiesta. Così, dopo lo sgomento, è nata una sorta di ribellione. Nei bar e in tutti i locali pubblici di Orbetello è scattata un gara di solidarietà; si raccolgono soldi per aiutare la famiglia di Juri Angione a sostenere le spese legali. Il giovane è stato arreTutti conoscono bene Juri, è nato e cresciuto ad Orbetello; ha lavorato a lungo come orafo in un laboratorio artigianale del centro lagunare. Da circa due anni aveva scoperto il fascino dell’Oriente. Frequenti i suoi viaggi; tornava spesso in provincia di Grosseto per raggranellare i soldi e quindi ripartiva dopo qualche mese. Era diventato una sorta di pendolare internazionale. Ogni volta portava a casa souvenir e foto con panorami splendidi. Qualcuno degli amici lo prendeva anche in giro perché l’Indonesia, Bali, Bangokok per lui erano diventati una fissazione. In Indonesia viveva a casa di un amico, quando era in Italia spendeva lo stretto necessario; il suo solo scopo era quello di ripartire. Anche il 21 ottobre aveva preso un aereo con l’amico maremmano e la moglie che aveva partorito in Italia; dopo un lungo giro era arrivato a destinazione. Alla famiglia aveva detto che forse sarebbe tornato a dicembre, ma sicuramente a sarebbe stato a Orbetello per le festività pasquali. A casa non si erano assolutamente preoccupati; ormai erano abituati a vederlo di rado. La madre Fiorella però aveva deciso di continuare a fare il pressing. Gli telefonava in continuazione, spesso due volte al giorno. Voleva sentire anche per pochi secondi la voce del figlio e sincerarsi che stava bene e che non aveva avuto problemi di salute. A volte Juri, infatti, aveva

stato nei giorni scorsi dalla polizia allo scalo di Bali; nella sua valigia sono stati trovati, in mezzo all’attrezzatura da surf, oltre cinque chili di cocaina. E’ stata una trappola; ne sono covinti gli amici e gli altri coetanei. Una sorta di tam-tam ed una sola frase: «Servono soldi per salvare Juri». Già in tanti hanno risposto all’appello: da pochi spiccioli a banconote. Tutto serve per far finire al più presto l’incubo al ragazzo e farlo ritornare libero.

crisi respiratorie e doveva prendere delle medicine. Mercoledì il fulmine a ciel sereno; il consolato italiano ha avvertito dell’arresto e per la famiglia Angione è cominciato l’incubo. Ma l’angoscia ha ben presto contagiato anche gli altri amici del ragazzo che si sono stretti intorno ai parenti. «Non mi aspettavo questa

L’AVVOCATO

«Forse sarà libero su cauzione»

solidarietà - commenta Giuseppe Angione, il padre del ragazzo finito in carcere - Non credevo che mio figlio avesse tanti amici e tante persone che gli vogliono bene. Sono commosso. Questa partecipazione al nostro dolore mi spinge ancora di più a lottare per far tornare mio figlio libero. Grazie a tutti». Vincenzo Santolamazza

Partiranno oggi pomeriggio da Fiumicino

Volo della speranza per i genitori del giovane ORBETELLO. Alle 13 di oggi Giuseppe Angione e la moglie Fiorella, partiranno da Fiumicino per Bali; dopo un volo di 18 ore saranno in Indonesia. Poche cose nella valigia: le ultime fotografie del figlio e qualche indumento leggero. Non sanno neanche loro quale clima c’è attualmenJuri aveva detto più volte ai genitori di andare a trovarlo in Oriente. Giuseppe e Fiorella, non se l’erano mai sentita di lasciare gli altri figli, di affrontare il viaggio, di essere catapultati in un’altra realtà in un mondo con una cultura molto diversa da quella occidentale. Ogni volta, per non partire, avevano inventato una scusa banale con la segreta speranza che il ragazzo la smettesse con questo mal d’Oriente. Ora non hanno più scuse;

Juri Angione subito dopo l’arresto a Bali

te in Indonesia. Il loro è un viaggio della speranza, non certo turistico per ammirare le bellezze dell’Oriente di cui il figlio è rimasto stregato. Un solo obiettivo nella loro mente: far finire il più presto possibile l’incubo al figlio e riportarlo in Italia.

devono parlare con i responsabili del consolato, vogliono consultarsi con un avvocato e, soprattutto, devono sincerarsi che il figlio stia bene e che sia riuscito a superare il grave trauma dell’arresto. Giuseppe è quello che, dopo essersi ripreso dallo shock, è rimasto lucido ed ha stabilito che non è assolutamente il momento di lasciarsi andare a crisi depressive. «Mia moglie ed io - ha dichiarato - riteniamo che il nostro ragazzo stia stato vittima

di una vendetta. Il pacco coi cinque chilogrammi di cocaina era nel suo borsone in mezzo all’atrezzatura da surf. Da quel poco che sono riuscito a sapere gli stupefacenti non erano nel bagaglio a mano di mio figlio. Non conosco l’Oriente, ma certo che la valigia può essere stata benissimo manomessa. Di sicuro posso affermare che mio figlio era contro gli spacciatori ed il mondo della droga. Non credo proprio che possa aver cambiato idea in questi ulti-

mi tempi». Tutto questo fa da sfondo all’inchiesta; i giornali dell’isola di Bali e della capitale Jakarta hanno dato ampio spazio alla notizia dell’arresto del giovane orbetellano. Lo spaccio di droga è infatti considerato un reato gravissimo e le condanne sono severissime. A parte queste considerazioni c’è da non sottovalutare il fatto che il valore degli oltre cinque chili di cocaina, risultata di altissima qualità è di circa 530mila euro. Ma tutto questo per Giuseppe Angione e la moglie Fiorella rappresenta un dettaglio. Sono partiti con lo scopo di sincerarsi dello stato di salute del figlio e lottare con le unghie e coi denti per farlo uscire dal carcere. (v.s.)

ORBETELLO. «Il principale obiettivo è quello di far ottenere la libertà in tempi brevi a Juri Angione. Certamente devo consultarmi con un collega di Bali per conoscere in tutti i suoi risvolti la procedura, le accuse precise nei confronti del giovane e le varie fasi che hanno portato al suo arresto. In questa fase preliminare non escludoe che il ragazzo possa essere scarcerato dietro al pagamento di una cauzione. Sto studiando le varie possibilità». L’avvocato Bruno Leporati è il consulente della famiglia e ormai da alcuni giorni sta consultando i testi a sua disposizione sulla procedura in vigore in Indonesia. Non è facile perché le notizie sono scarne. «Purtroppo ci sono vari ostacoli da superare - ha dichiarato il legale - A parte il problema della lingua, va tenuto presente che anche in Indonesia, durante il week-end, molti uffici sono chiusi. Anche il personale del consolato italiano è ridotto. Inoltre un altro problema da non sottavalutare è quello del fuso orario. Un salto di sei ore crea dei problemi. Con i genitori di Juri che si trovano a Bali, in un certo senso mi sento più tranquillo. Potrò avere infatti notizie di prima mano a qualsiasi ora del giorno e della notte».


Giovedì 10 Giugno 2004

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GROSSETO

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INDUSTRIA

COMIZIO FINI

SI’ DEL GIUDICE

TUTTI D’ACCORDO

Gruppo Orlando in cura dimagrante

Non era una bomba che poteva uccidere

E’ stato soppresso feto gemello malato

Telelavoro, riparte la concertazione

A pagina 15

A pagina 5

A pagina 6

A pagina 11

Agliana, Stefio e Cupertino interrogati dai giudici sul rapimento e l’omicidio del body-guard genovese. Vietato l’incontro coi giornalisti

Ci dissero che Quattrocchi era libero Gli ostaggi raccontano: incatenati e con poco cibo, ma mai picchiati Maurizio ha dormito dalla sorella e ha parlato per telefono con la madre

Maurizio Agliana saluta affettuosamente la sorella Antonella appena sceso dall’aereo

ROMA. «I rapitori erano tanti, più di dieci. Alcuni li abbiamo visti in faccia. Tra loro nessun italiano. Solo un iracheno che parlava un italiano stentato. Ci hanno detto che Quattrocchi era stato liberato, solo martedì abbiamo saputo la verità». Questi i primi particolari della prigionia di Agliana, Stefio e Cupertino. Dicono ai giudici che sono stati incatenati, che hanno sofferto la fame, che non sono stati picchiati. dall’inviato NENCIONI alle pagine 2, 3 e 4

Droga: condannatelo a morte

Giovane orbetellano rischia a Bali la pena capitale Appello dei genitori convinti della sua innocenza Brigate rosse

Ergastolo per Nadia Lioce FIRENZE. Nadia Lioce, la brigatista catturata sul treno Roma-Firenze dopo la sparatoria costata la vita al poliziotto Emanuele Petri e al terrorista Mario Galesi, è stata condannata all’ergastolo per concorso in omicidio e tentato omicidio degli altri due agenti. «Giustizia è fatta» ha detto la vedova Petri. A pagina 6 204SO003.P65

ORBETELLO. Pena di morte. L’ha chiesta la pubblica accusa, a Bali, per il giovane orbetellano di 24 anni Juri Angione, accusato di traffico internazionale di stupefacenti. All’aeroporto Unghurha Bay di Bali, lo scorso 3 dicembre, la polizia trovò nel bagaglio del giovane, per la precisione in una sacca da surf che Angione dichiarò di aver acquistato pochi giorni prima sulla spiaggia da uno sconosciuto, più di quattro chili di cocaina. Il giovane si è sempre dichiarato innocente. I genitori sono a Bali da mesi e, convinti loro stessi dell’innocenza del figlio così come tantissime persone che lo conoscono bene, non essendo una famiglia ricca, non ce la fanno più a sostenere le spese. Si appellano, quindi, al cuore della Maremma. Il vescovo di Grosseto, monsignor Franco Agostinelli, dice: «La vita va difesa sempre e comunque». BOTTINELLI in Grosseto I, II, III

Stefio con la bandiera in ginocchio davanti al figlio Salvatore, Cupertino e Agliana

Solo un ragazzo su due col patentino Motorino in garage dal 1º luglio per 30mila adolescenti toscani

Il governo non proroga la scadenza anche se non garantisce l’esame

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FIRENZE. La storia del patentino è cominciata mesi fa nel caos e nell’incertezza. E oggi, a tre settimane dall’entrata in vigore della nuova normativa, la situazione non è cambiata, nel senso che gli esami, dopo i corsi nelle scuole (terminati), vanno avanti fra mille difficoltà. E solo un terzo (circa) degli studenti toscani over-14 (diciamo sui 30mila, stime in positivo) riuscirà ad averlo per il 1º luglio mentre altrettanti rimarranno a piedi. E’ questa la data in cui entrerà in vigore la nuova norma secondo la quale per mettersi alla guida di un ciclomotore, se minorenni, bisogna aver seguito un corso e superato un esame, quello che permette appunto di mettere in tasca l’agognato documento di guida. ARRIGHI a pagina 13

Parlamento europeo: caccia a una poltrona che vale un tesoro A pagina 12 Del Piero si risente con il Trap: «Non sono inferiore a Totti» Nell’Inserto Europei Simoni torna in serie A sarà il nuovo allenatore del Siena A pagina 17 La Sciarelli dal Tg3 a conduttrice di «Chi l’ha visto?» A pagina 24


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Giovedì 10 Giugno 2004

Richiesta atroce. Oggi tocca al difensore Juri Angione al momento del suo arresto all’aeroporto Ungurha Bay di Bali (a destra) e con la polizia indonesiana che mostra la droga ritrovata nel bagaglio del giovane

Chiesta la pena di morte per Juri Angione Bali, il giovane orbetellano accusato di traffico di droga si dichiara innocente di Claudio Bottinelli ORBETELLO. Pena di morte. L’ha chiesta la pubblica accusa, a Bali, per il giovane orbetellano di 24 anni Juri Angione, accusato di traffico internazionale di stupefacenti. All’aeroporto Unghurha Bay di Bali, lo scorso 3 dicembre, la polizia trovò nel bagaglio del giovane, per la precisione in una sacca da surf Una richiesta atroce. Ma questo appunto prevede la legge indonesiana nella sua estrema rigidità rispetto al traffico di sostanze stupefacenti. Una richiesta che si è abbattuta pesante come la lama di una gigliottina sull’aula del tribunale di Bali quando è stata avanzata dalla pubblica accusa il 1º giugno, e della quale si è avuto notizia in Italia solamente ieri attraverso i familiari del giovane orbetellano sulla cui testa pesa il rischio dell’uccisione... per giustizia. Juri Angione ed i suoi familiari (il padre Giuseppe e la madre Fiorella sono da mesi a Bali per essere vicini a loro figlio) si augurano che i difensori del giovane riescano a convincere i giudici della sua innocenza, e molte delle speranze sono riposte nell’arringa della difesa, che è prevista per la giornata di oggi. Certamente - anticipa il padre di Juri - i nostri avvocati

che Angione dichiarò di aver acquistato pochi giorni prima sulla spiaggia da uno sconosciuto, più di quattro chili di cocaina. A sette mesi di distanza il processo sta arrivando al suo epilogo e la pubblica accusa ha fatto la sua richiesta di condanna: pena di morte, come d’altra parte le leggi indonesiane, pesantissime per i reati di droga, prevedono per casi come questo.

chiederanno che nostro figlio venga dichiarato innocente, visto che nessuna prova effettivamente sembra dimostrare che quei quattro chili e più di cocaina erano effettivamente suoi, anche se sono stati trovati nella sacca da surf che il giovane aveva con sé. Certo, la sua posizione non è delle migliori, ma è anche vero che Juri Angione ha sostenuto fin dal primo momento del suo fermo questa posizione, e nessuno è stato in grado - a quel che sembra - di dimostrare il contrario. L’arresto di Juri Angione «l’italiano», come lo chiamano laggiù - ha destato grande clamore in Indonesia, e non solo i quotidiani dell’isola di Bali, ma anche quelli della capitale Jakarta, hanno dato in questi mesi ampio spazio a questa vicenda. Juri Angione era giunto all’aeroporto di Bali con un volo proveniente da Bangkok, in Thailandia, dove era arrivato con un altro aereo parti-

Poliziotti indonesiani impegnati nella perquisizione del bagaglio del giovane orbetellano

to da San Paolo del Brasile. Nello scalo di Bali gli addetti della dogana si erano insospettiti per un borsone da surf imbarcato sul volo di Juri, e con un apparecchio a raggi X hanno controllato la borsa dall’esterno, rilevandone un’insolita consistenza dei bordi. Allora è stato chiamato un cane antidroga, che ha segnalato la presenza della cocaina. Gli addetti alla sicurezza hanno quindi aperto la borsa trovandovi tre tavole da

surf, due completi da nuoto, due paia di scarpe da surf, una maschera da sub, ma soprattutto 29 buste di plastica nascoste nella fodera interna della sacca. Avvolti in carta carbone nera, i pacchetti contenevano polvere bianca, risultata subito - dopo un semplice test - cocaina di alta qualità. «E’ il più grosso quantitativo di cocaina scoperto nell’aeroporto balinese nel 2003, e il secondo più grosso in tre an-

ni», scrisse all’epoca il Jakarta Post, ricordando come Bali sia uno dei principali punti di transito per i trafficanti internazionali di droga. «Juri è un bravo ragazzo dissero subito, a Orbetello, non solo i suoi familiari, ma anche i suoi amici - ed aveva un solo difetto: il mal d’Oriente». Viveva sulle rive della laguna, ma appena aveva i soldi per farlo partiva e andava in Oriente. L’ultima volta era accaduto il 21 ottobre, ed al

suo rientro - via Bali - si è trovato in un mare di guai. I suoi genitori erano partiti per l’Indonesia dopo pochi giorni dopo la notizia dell’arresto, e tutta Orbetello si era mobilitata per una raccolta di fondi che è servita per far stare a Bali Giuseppe e Fiorella Angione, in modo da poter assistere loro figlio e visitarlo ogni volta che era possibile, nel carcere balinese di Kerobokan, dove è stato rinchiuso fin dall’inizio. La difesa del giovane orbetellano, in questi mesi, ha fatto di tutto per poterlo almeno far uscire da carcere, su cauzione, ma il tipo di reato che viene contestato a Juri Angione è di quelli che, in Indonesia, fanno sbarrare tutte le porte. In questo paese il traffico di droga è considerato con estrema rigidità, e d’altra parte la conferma viene dalla stessa gravità delle pene previste che arrivano appunto fino alla pena capitale. Pena di morte che è stata richiesta per Juri Angione, dalla pubblica accusa. Nella giornata di oggi la parola passerà alla difesa e dopo bisognerà attendere giorni per avere la sentenza. Potrebbero passare anche due o tre settimane, secondo la prassi locale. Saranno giornate terribili, essendo in gioco la vita di un uomo. Di un ragazzo di 24 anni.


Grosseto

IL TIRRENO

Giovedì 10 Giugno 2004

Ora l’attesa della sentenza

Ecco dove versare i contributi

L’odissea a Bali di Angione e della moglie BALI. Stanno vivendo giorni d’angoscia Giuseppe Angione e sua moglie, i genitori di Juri che da diversi mesi si sono ormai trasferiti a Bali per poter stare più vicini al figlio. Li abbiamo sentiti ieri, per telefono, e nonostante cercassero di farsi forza, era chiaro, dal tono della loro voce, quali «Sì, è vero, purtroppo la pubblica accusa ha chiesto la pena di morte per nostro figlio» dice Giuseppe Angione specificando che la richiesta è stata fatta il primo giugno e che oggi ci sarà la replica della difesa. «Noi saremo lì a sentire, per essere il più vicino possibile a nostro figlio e per far vedere ai giudici che il nostro ragazzo non è solo, non è abbandonato, ma ha una famiglia di gente per bene che lo sostiene e lo sosterrà sempre. Per la sentenza bisognerà aspettare, e non si sa quanto, forse 15-20 giorni. Qui le cose vanno così», spiega il padre.

pene stessero soffrendo. D’altra parte il figlio sta rischiando la morte, e loro lo sanno benissimo. Sperano che il processo possa concludersi in modo favorevole, ma non nascondono la loro disperazione. Né di avere un gran bisogno di aiuto per sostenere le spese che hanno.

Giuseppe Angione e sua moglie non nascondono certo di vivere con grande angoscia. Né si vergognano a far sapere che hanno bisogno di soldi, perché le spese sono tantissime e la loro non è certo una famiglia ricca. «Per un figlio si fa qualunque cosa - dicono - ma speriamo anche che ci siano vicini gli amici ed i maremmani tutti; che si mettano nei nostri panni e pensino di avere un figlio loro che, nel giro di qualche giorno, potrebbe essere condannato a morte. Ma vi rendete conto che vuol dire? Vuol dire togliere la vita, cancellare l’esistenza di un ragazzo. No, non

è accettabile». Pena di morte. «Speriamo che seppure la condanna venisse pronunciata, ma lo ripeto mi auguro proprio di no, la pena poi venga comunque commutata - ripete a voce rotta il padre di Juri - sembra che non succeda da tanti anni e mi auguro che non sia proprio mio figlio a rompere questa situazione». Juri è rinchiuso nel carcere Kerovocan nei pressi della città: «Un carcere abbastanza tranquillo, anche se i detenuti che si trovano lì sono tanti. Sono seicento - dice il padre ma noi possiamo vedere Juri tutti i giorni, due volte al gior-

Il padre Giuseppe e Juri Angione in Tribunale no. Gli siamo vicinissimi, ma certo lui è distrutto. E si capisce che lo sia». Oggi sarà la volta della difesa. «L’accusa - ricorda il padre - ha sostenuto che questo giovane orbetellano sarebbe un trafficante internazionale di stupefacenti, e a Bali, se questa tesi venisse accolta dai giudici, si rischia davvero la morte. Ma certamente ciò

III

non corrisponde al vero, e noi genitori ci auguriamo che i giudici se ne rendano conto». Come se la cava con la lingua? Abbiamo chiesto al padre. «Juri parla bene l’inglese, - ci ha risposto - ma non sa una parola di indonesiano, ed è per questo che abbiamo dovuto assumere anche un interprete ufficiale». Claudio Bottinelli

ORBETELLO. Chiedono aiuto, i genitori di Juri Angione. Devono sostenere spese enormi per cercare di strappare il figlio alla condanna a morte, ed hanno chiesto il sostegno degli amici, della gente comune, di tutti coloro ai quali ripugna l’idea di un uomo che venga ucciso per un presunto senso di giustizia. Che sia colpevole o innocente (come giura di essere), Juri Angione non può essere ucciso. Chi volesse aiutare la famiglia può farlo versando un contributo sul conto corrente postale nº 54603840 (Abi 07601, Cab 14300) intestato a. Lara Angione, via Marcelli 1, 58015 Orbetello (Grosseto).

I genitori si appellano al cuore di tutti

Foto Russo

Non basta la prima spontanea raccolta di fondi fatta dagli amici

Uno dei primi appelli che era stato fatto, esposto in un negozio

ORBETELLO. Lanciano un appello i familiari di Juri Angione. Già, a dicemebre, gli amici del giovare arrestato a Bali avevano fatto una raccolta di fondi per aiutare il loro amico, ed il loro appello era stato esposto in moltissimi negozi, nelle vetrine, nei bar, e sono stati in molti a dare il loro contributo. A distanza di sette mesi, quando il processo è ormai alla stretta finale, è la famiglia, stavolta, a chiedere aiuto. Volentieri pubblichiamo il suo appello, nella speranza che venga accolto da quante più persone sia possibile. «Sei mesi fa, il 3 dicembre 2003, Juri Angione, ventiquattrenne di Orbetello, viene arrestato all’aeroporto Ungurha Ray di Bali. Nel suo bagaglio vengono trovati 4,350 kg. di cocaina. Juri riconosce subito come suo il bagaglio, una sacca da surf comprata usata sulla spiaggia, ma dichiara di non sapere nulla della cocaina contenuta al suo interno. Juri si dichiara e si è sempre dichiarato innocente! L’accusa per lui è pesantissima:

traffico internazionale di stupefacenti, un reato per il quale, in Indonesia, è prevista una pena che va da un minimo di 20 anni alla pena di morte. Da allora Juri è stato rinchiuso nel carcere balinese di Kerobokan. Qualche giorno fa, e precisamente il 2 giugno 2004 è stata pubblicata la notizia (sul quotidiano nazionale Bali Post) della richiesta da parte del pubblico ministero. Per Juri è stato richiesto il massimo della pena: la pena di morte! La difesa richiederà, invece, l’assoluzione piena, in quanto corriere inconsapevole. A suo favore la difesa ha prodotto il certificato penale italiano, dal quale Juri risulta incensurato; il certificato della Asl che dichiara che Juri non è mai stato, né attualmente tossicodipendente e che non ha mai avuto bisogno di cure, mediche o psicologiche, di tale reparto. La difesa ha inoltre precisato la dichiarazione del suo datore di lavoro in Italia, il quale attesta le sue capacità e la serietà sul lavoro. Adesso Juri aspetta la sentenza! Oltre 204ZFP01.P65

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la voce della tua città Segnala alla redazione piccoli e grandi problemi che avvelenano la vita quotidiana I NUMERI VERDI DE "IL TIRRENO": CARRARA 800019036; CECINA 800010401; EMPOLI 800011266; FIRENZE 800010400; GROSSETO 800010402; LIVORNO 800012134; LUCCA 800010403; MASSA 800010410; MONTECATINI 800010411; PIOMBINO 800010404; PISA 800010405; PISTOIA 800012201; PONTEDERA 800010409; PORTOFERRAIO 800296762; PRATO 800010406; VIAREGGIO 800010407.

all’angoscia per il destino di Juri, la famiglia Angione, in questi mesi, ha dovuto affrontare le spese legali e le spese per il mantenimento di almeno un familiare sul posto, per poter seguire l’iter processuale. Migliaia di euro sono stati raccolti tra amici e conoscenti della famiglia, che hanno voluto aiutare Juri. Purtroppo le spese sono ancora molte. Solo per lo studio legale che sta seguendo il caso, si prevedono decine di migliaia di euro e, nel caso di una condanna, i tempi si allungheranno e di conseguenza anche le spese legali aumenteranno per il processo di appello. Per questo la famiglia Angione ha aperto un conto corrente postale (ndr.: ne diamo le coordinate in altro articolo di questa pagina) e chiede l’aiuto di tutti coloro che volessero, per affrontare la gravissima situazione. Grazie finite, fin d’ora, a quanti vorranno dare il loro contributo per garantire a Juri una difesa. Grazie a nome di Juri, dei genitori Beppe e Fiorella e delle sorelle Lara e Vania».


Venerdì 11 Giugno 2004

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ELEZIONI

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Patentino-caos: ce l’ha uno su dieci

GROSSETO

L’intervista. Aldo Soldi, presidente della Toscana Lazio

Dalla Proletaria all’Ipercoop

LIVORNO. Appena centomila certificati di idoneità rilasciati contro quasi un milione di interessati: sono i numeri del caos-patentino per le due ruote, a 20 giorni dalla scadenza di fine giugno. La Piaggio intanto offre il corso-patentino gratis per chi acquista un cinquantino entro la fine di luglio. A pagina 14

VIGNALE RIOTORTO. Aldo Soldi (nella foto), presidente della Coop Toscana Lazio, è da poco a capo dell’Associazione Nazionale Cooperative di Consumo (Anci). In un’intervista al «Tirreno» racconta la sua carriera, dai primi passi a

Piombino nella «Proletaria». Sulla crisi dei consumi dice la sua: «Sì, c’è una diminuzione del potere d’acquisto, con una ricerca di prodotti che costano meno». I discount? «Possibile una buona convivenza». SCHIAVINA a pagina 15

Grosseto. Un sacerdote chiede una preghiera per il giovane orbetellano che a Bali rischia la pena di morte Controlli sulle schede elettorali

Si vota da domani alle 15

Anche un “sms” per battere l’astensionismo

Juri grida la sua innocenza Appello ai giudici: «Con quella droga non c’entro» OSTAGGI

Era già pronto l’annuncio tv dell’esecuzione

ROMA. Domani alle 15 si aprono le urne per le elezioni europee e amministrative. Resteranno aperte fino alle 22 di domenica. Ieri si è votato in Olanda e Gran Bretagna. Per informare gli elettori la presidenza del consiglio sta inviando a milioni di italiani un messaggino sul cellulare. «E’ per facilitare gli elettori», fa sapere Berlusconi dagli Usa. Il premier chiede anche di non partire per il weekend e di recarsi invece a votare. Puntuale esplode la polemica. Alle pagine 4 e 5

«Col favore di Dio si applica oggi la legge del taglione mediante l’epurazione degli ostaggi italiani per fornire una risposta all’arrogante presidente italiano Berlusconi». E’ il testo del messaggio - reso noto da un sito vicino all’islamismo radicale che avrebbe dovuto accompagnare il video dell’uccisione di Stefio, Agliana e Cupertino. Nella foto Maurizio Agliana con Antonella e il padre. A pagina 3

Italia stanca di Berlusconi ma l’Ulivo si fa del male di Mino Fuccillo

N

on ha fatto una buona campagna elettorale il centro sinistra: troppi galli a cantare e, soprattutto, troppi guardiani l’uno dell’altro a garantire un controllo reciproco dopato dal rancore. Eppure era facile: bastava mettere a confronto per ogni dove ed a ogni ora tre anni di governo Berlusconi e il portafoglio di ciascuno a fine mese o anche il portamonete a fine spesa quotidiana. A volerla fare un po’ più sofisticata, si poteva squadernare come l’Italia non venda più merci all’estero, non vanti brevetti, non vinca più né sui prodotti né sulle intelligenze e nemmeno nella formazione tecnica, scientifica e perfino culturale. Un paese imbolsito, vecchio, nella migliore delle ipotesi fermo. Di fronte a (continua a pagina 5)

GROSSETO. «Sono innocente. Con quella droga non c’entro niente». Juri Angione, orbetellano di 24 anni, l’ha gridato ieri ai giudici del tribunale di Bali che dovranno decidere se accogliere la richiesta di condanna a morte del giovane, arrestato lo scorso 3 dicembre all’aeroporto Unghurha Bay di Bali perché trovato con 4 chili di cocaina. Intanto don Maurilio, alla Messa delle 8, ha chiesto una preghiera per Juri perché il giovane possa tornare a casa: «La vita umana è una cosa talmente sacra che non può essere tolta per un malinteso senso di giustizia». In Grosseto I, II e III

Aveva settantatré anni

E’ morto Ray Charles, una leggenda

Europei. I giocatori se la prendono con i giornali, nell’82 portò bene...

Rabbia azzurra: silenzio stampa?

Totti, sempre più leader

LISBONA. Non sgretolate l’Italia. Al terzo giorno di ritiro portoghese, scoppia la rabbia degli azzurri: «Non c’è rispetto verso di noi: se continua così, andremo avanti per la nostra strada», il messaggio lanciato dal capitano dell’Italia Fabio Cannavaro. E sulla nazionale torna lo spettro del silenzio stampa adottato da Zoff e compagni prima del Mundial vittorioso. A dare fastidio a Totti e compagni so-

no state le «interpretazioni» date alle parole di alcuni giocatori. Gattuso che chiede spazio, Del Piero che al paragone Totti-Platini puntualizza di non sentirsi inferiore a nessuno, Fiore che prova a scalzare Camoranesi e Oddo che alza la mano per esser visto dal Trap. Tensioni nel gruppo? Niente di vero, dicono loro. Il silenzio stampa, si sa, nel 1982 portò fortuna. Nell’inserto speciale

A pagina 23

Doping, agli arresti il medico pisano Riforniva i ciclisti, sarebbero le intercettazioni a inchiodarlo Sette ordini di custodia nel nuovo blitz: c’è anche un big della Federazione MILANO. Operazione «Oil for drug», nuova bufera. Dopo il blitz al Giro d’Italia e i 138 indagati del 26 maggio scorso, l’inchiesta sul doping della procura di Roma punta ancora una volta sul ciclismo. Otto le persone finite ieri in manette: due medici (uno è il pisano Giustarini), tre ciclisti amatoriali, un consigliere della Federciclismo, un camionista toscano e un cittadino straniero. Interdizione dalla professione, poi, per due farmacisti versiliesi. Le accuse vanno dall’associazione a delinquere al commercio e assunzione di sostanze dopanti, dal contrabbando alla distribuzione illegale di sangue umano. A provarle ci sarebbero intercettazioni audio e video. VIVIANI e LIUZZI a pagina 7

Iraq: al G8 niente accordo Usa-Francia sul ruolo della Nato A pagina 2 Caldo, condizionatori a ruba e torna l’incubo blackout A pagina 8 Omicidi satanici: acquisiti gli atti di un delitto di 19 anni fa A pagina 8 Funerali a Firenze, il testamento laico di Fosco Maraini A pagina 24

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Venerdì 11 Giugno 2004

Tre giorni fa un’altra condanna a morte Ma l’ambasciatore italiano spera: da anni qui il boia è fermo

FOTO AP

BALI. Tre giorni fa, martedì, il tribunale di Bali ha emesso una sentenza di condanna a morte per un giovane brasiliano finito davanti ai giudici per una accusa molto simile a qualla di Juri Angione. Anche le circostanze dell’arresto erano state molto simili a quelle che hanno portato in carcere, lo scorso 3 dicembre, l’orbetellano. Un precedente tutt’altro che rassicurante per Juri e la sua famiglia, che comunque non ha perso le speranze di vedere almeno evitare la condanna alla fucilazione.

Juri Angione al momento dell’arresto

«E’ vero - ci conferma per telefono l’ambasciatore italiano a Jakarta, Francesco Greco - ma è altrettanto vero che sono una diecina i giovani (indonesiani, ma i più stranieri) attualmente in prigione in questo Paese con una condanna a morte sulla testa. Giovani che però non vengono portati davanti al plotone di esecuzione, ma richiedono - e

quasi sempre ottengono - il perdono presidenziale dopo aver fatto un pò di carcere». L’ambasciatore Francesco Greco, che abbiamo potuto contattare tramite un suo buon amico, il parrucchiere grossetano Danilo Piani, il quale non nasconde di essere choccato da questa vicenda «visto che ho perso un figlio da poco - ci dice - e so bene

che cosa significhi». E’ un diplomatico esperto, l’ambasciatore Greco, che di vicende come questa ne ha vissute diverse. «Da almeno tre anni - aggiunge l’ambasciatore - non mi risulta che in Inadonesia vengano eseguite sentenze di morte per condanne di droga o traffico di droga; ce ne sono state, ma solo per terrorismo o per reati comuni gravi». A Bali (che da Jakarta è distante un’ora e quaranta minuti di aereo) l’Italia ha un console onorario che però in questi giorni è assente: «Abbiamo comunque incaricato un addetto di ambasciata, che si chiama Michele Ranieri, perchè sia a completa dispo-

sione dei familiari di Juri e segua quanto più possibile da vicino la vicenda». Facendo però attenzione va aggiunto - a non toccare la suscettibilità delle autorità indonesiane. E’ importantissimo infatti che il tribunale non creda che vi sia un intervento di tipo politico». Non resta quindi che attendere, sperando in meglio e confidando comunque nel fatto che anche in caso di condanna a morte probabilmente questa non verrebbe eseguita e ci sarebbe sempre la richiesta del perdono presidenziale che, se avanzata nelle dovute maniere, avrebbe la possibilità di venire accolta. C.B.

L’urlo di Juri ai giudici: «Sono innocente» Drammatica udienza dopo la richiesta di fucilare il giovane maremmano di Claudio Bottinelli

IL GOVERNO

BALI. «Sono innocente. Con quella droga non c’entro niente. Ho detto la verità. Sono innocente!» Juri Angione l’ha gridato ieri ai giudici del tribunale di Bali che dovranno decidere se accogliere o no la richiesta di condanna a morte richiesta dalla pubblica accusa per questo giovane orbetellano di 24 anni che venne arrestato lo scorso 3 dicembre all’aeroporto Unghurha Bay di Bali perchè in una sacca da surf che stava portando in Italia erano stati trovati 4,350 chilogrammi di cocaina. Ieri mattina in tribunale era prevista l’arringa dell’avvocato difensore di Juri Angione il quale (l’accusa nei giorni scorsi aveva chiesto la condanna a morte per fucilazione) ha ribadito che il giovane italiano è innocente, che con quella grossa quantità di droga trovata cucita nella fodera della sacca da surf che aveva con sè al momento dell’arresto non ha mai avuto nulla a che fare, che quella sacca lui l’aveva comprata sulla spiaggia di Bali, probabilmente da qualcuno che l’aveva rubata e non sapeva neppure il tesoro in cocaina che conteneva. Una difesa attenta e puntigliosa. L’avvocato che sostiene questo ragazzo è considerato fra i migliori, se non il migliore a Bali, ieri ha concluso la sua arringa chiedendo che cada la richiesta di condanna a morte. In Indonesia la giustizia è forse meno veloce che in Italia. Ora infatti bisognerà attendere che la pubblica accusa faccia - nei prossimi giorni - la sua replica (cosa che ha richiesto in modo esplicito) quindi passerà almeno una settimana, ma potrebbero essere anche tre, prima di avere la sentenza. Giorni e giorni di angoscia, attendono dunque Juri ed i suoi familiari. «In carcere lui è tranquillo ci dice il padre, che abbiamo sentito per telefono ieri - e trascorre le giornate aspettando

la nostra visita (due volte al giorno è permesso l’incontro con i familiari) giocando a tennis, facendo palestra o giocando a pallone con gli altri detenuti. Nelle altre ore della giornata cerca di leggere; gli abbiamo portato noi i libri, ovviamente in italiano». Si è fatto amico di tutti, in carcere, quest’italiano che rischia di essere condannato a morte: «Perchè - aggiunge il padre - gli abbiamo fatto avere anche una chitarra, e lui la suona per tutti, carcerati e guardie non importa, che l’hanno preso a benvolere». Ovvio comunque che l’angoscia e la paura si faccia ogni giorno più pesante: «Aspettiamo con ansia la sentenza - dice a voce bassa Giuseppe Angione - e cerchiamo di stare vicini a Juri il più possibile». A Bali i familiari di questo

Un momento dei controlli da parte degli agenti sul materiale sequestrato

ragazzo vivono in casa di amici, visto che i soldi per un albergo non ci sono. «Guardi, la nostra angoscia è grande, grandissima, e cresce ogni giorno di più - si insisce nella telefonata la madre, Fiorella - ma non possiamo far altro che attendere». L’ambasciata vi è vicina?

chiediamo. «Attraverso l’ambasciata risponde la madre - non ci si può muovere più di tanto. Addirittura potrebbe essere controproducente, ci hanno spiegato, se facesse più di quello che sta cercando di fare. Devo dire che ci hanno cercato, quelli dell’ambasciata, ma

La madre. «Ho portato il rosario dall’Italia» BALI. Passa le sue giornate uguali una dopo l’altra la madre di Juri Angione, Fiorella, a Bali assieme al marito Giuseppe per stare il più vicono possibile al figlio. Due volte al giorno va a far visita a Juri, nel carcere, per ripetergli di stare calmo, che questo incubo prima o poi finirà; poi torna a casa e passa lunghe ore in preghiera. «Sa - quasi a questa donna piena di dolore la spiegazione sembra doverosa - ci siamo portati i rosari dall’Italia, e preghiamo di continuo, quando possiamo. Ci dà

tanto conforto e rafforza in noi la speranza». A Bali, in questo posto del mondo tanto lontano dall’Italia, geograficamente ma anche per leggi e per costumi, Fiorella Angione ha raggiunto suo marito assieme ad una delle sue figlie, Vania. Le due donne rientreranno in Italia nei prossimi giorni «perchè vede - ci spiega telefonicamente Fiorella - qui i soldi che servono sono tanti, e dobbiamo rientrare per andare a lavoro e guadagnare quel che serve a far difendere al meglio mio figlio».

non hanno modo di intervenire sui giudici. Quindi è forse meglio se non si vede nessuno. Forse per Juri è meglio così perchè altrimenti gli indonesiani si sentirebbero oggetto di forzature, e questa è l’ultima cosa che deve accadere, per il bene di mio figlio». Non aggiungono altro, Giuseppe e Fiorella Angione, che però ripetono il loro appello già lanciato ieri: «Servono soldi, tanti soldi se vogliamo avere la speranza di poter tirar fuori Juri da questo incubo. Quelli che avevamo, quelli che possiamo mettere assieme da soli, noi da soli, non basteranno. Per carità, aiutateci; ci sono sottoscrizioni aperte, e speriamo che i maremmani confermino di essere la gente generosa che tutti sappiamo che sono. Per carità. In gioco c’è la vita di nostro figlio: un ragazzo che ha 25 anni».

Boniver invita all’ottimismo ROMA. Ci sono «buone speranze, sulla base di elementi raccolti ufficiosamente» che Juri Angione, il giovane di Orbetello sotto processo in Indonesia per traffico di stupefacenti e che rischia la condanna a morte qualora gli venga inflitto il massimo della pena, possa essere invece condannato a una pesante pena detentiva, forse 15 anni. Lo si è appreso da Margherita Boniver, sottosegretario agli esteri con deleghe per l’ Asia e per i diritti umani, che si è interessata al caso su segnalazione della ex senatrice Francesca Scopelliti che si era messa in contatto con l’esponente del governo fornendole una prima documentazione del caso e sollecitando un interessamento. «Le indicazioni raccolte fanno ragionevolmente sperare che i giudici dovrebbero optare per una condanna a 15 anni di carcere e successivamente l’ imputato potrà ricorrere in appello. Ma il nuovo processo - spiega ancora Margherita Boniover - durerà presumibilmente qualche anno». Pare di capire, dunque, che la strada imboccata non sarà breve.


Grosseto

IL TIRRENO

Venerdì 11 Giugno 2004

III

Dall’altare un appello ai compaesani Durante la messa don Maurilio invita ad aiutare la famiglia FERMARE IL BOIA Era già accaduto, da dicembre ad oggi, che la Chiesa orbetellana prendesse iniziative per sostenere la famiglia Angione. «Più volte abbiamo recitato preghiere per loro o ci siamo impegnati nella raccolta di fondi - ricorda don Maurilio - visto che sono persone per bene che meritano tutto il sostegno dei loro concittadini». D’altra parte la popolazione di Orbetello è rimasta choccata dalla notizia che per Juri Angione sia stata richiesta la pena di morte. Sembra una cosa fuori dalla realtà che il ventiquattrenne orbetellano possa essere fucilato secondo quanto prescrivono le leggi di quel Paese. C’è quasi un senso di incredulità di fronte a ciò che tutti sembrano ritenere una cosa mostruosa. Si sottolinea anche l’enorme differenza tra la richiesta di assoluzione presentata dalla difesa e la richiesta della pena di morte presentata dall’accusa. E’ ovvio che ieri a Orbetello sia passato tutto in seconda linea, elezioni comprese, e che per strada, nei locali pubblici, negli uffici, non si parlasse d’altro. Abbiamo sentito sulla vicenda consiglieri comunali, commercianti, impiegati, amministratori, passanti; tutti hanno detto quasi le stesse cose. Ecco una delle tante risposte: «Conoscevo di vista il giovane, conosco la famiglia, il babbo le sorelle, tutta gente di Orbetello, brava gente, il babbo ha lavorato per tanti anni alla Usl, una brava persona. Il figlio lo conosco di vista. un ragazzo che faceva l’orafo, non aveva nemmeno problemi economici tali da essere coinvolto in una storia del genere. I familiari affermano che è stato ingannato. E’ possibile, in quei Paesi vi sono realtà che noi non conosciamo. Certo la pena richiesta è smisurata. Tra l’altro dalla difesa che chiede l’assoluzione piena alla pena di morte c’è un baratro. Speriamo che prevalga la tesi difensiva. Sicuramente se vi saranno problemi econo-

ORBETELLO. Una preghiera per Juri. Ieri mattina alla Messa delle 8, don Maurilio l’ha chiesta ai fedeli che erano nel duomo di Orbetello, perchè questo giovane che sta rischiando di essere ucciso possa tornare a casa. «L’ho fatto - spiega don Maurilio - per lui, anche se praticamente non lo conosco, ma sopratutto per sua madre, suo padre e le sue sorelle. E perchè sono profondamente convinto che la vita umana sia una cosa talmente sacra che non può essere tolta per un malinteso senso di giustizia».

LA RACCOLTA Lo stesso ambasciatore italiano in Indonesia, Francesco Greco, ha fatto presente che uno dei maggiori problemi che la famiglia di Juri Angione deve affrontare è quello dei soldi. Si tratta di persone semplici, di una famiglia che non ha grandi risorse e purtroppo per mantenere gli avvocati e per cercare di tirar fuori Juri da questa brutta storia, servono cifre consistenti che certo non possono sopportare da soli. Così Giuseppe e Fiorenna Angione hanno chiesto e continuano a chiedere il sostegno degli amici, della gente comune, di tutti coloro ai quali ripugna l’idea di un uomo che venga ucciso per un presunto senso di giustizia. Che sia colpevole o innocente (come il giovane giura di essere, e come ha ripetuto con grande calore anche ieri in tribunale), Juri Angione non può essere ucciso. Sarebbe un finale inacettabile. Chi volesse aiutare la famiglia può farlo versando un contributo sul conto corrente postale nº 54603840 (Abi 07601, Cab 14300) intestato a Lara Angione, via Marcelli 1, 58015 Orbetello (Grosseto). mici, e la cittadinanza si mobiliterà tutta» Un impiegato: «Come concittadino penso che potrebbe anche essere salvato. Questa storia procura dispiacere a tutti. Comunque non condivido il fatto di togliere la vita ad un essere umano. Sul versante economico, penso che dovrebbe intervenire lo Stato come è intervenuto per altri». Un pensionato: «E’ difficile pronunciarsi perchè dove si perseguono persone sospettate di avere a che fare con sostanze stupefacenti è chiaro che ci sia un freno. Sarebbe tragico se questo ragazzo non avesse responsabilità e dovesse pagare per una cosa che magari non ha commes-

Don Maurilio

Juri Angione con alcuni amici, ad Orbetello, in una foto dello scorso anno

Scopelliti e Tortoli sollecitano il governo a intervenire

Il paese col fiato sospeso nella speranza che il ragazzo sia giudicato con umanità so. Per quanto mi riguarda ha tutta la mia solidarietà, perchè è un concittadino, e perchè è il discendente di una famiglia che io conosco molto bene, persone stimabili, al di sopra di ogni sospetto». Un giovane politico: «Quando si parla di pena di morte penso siamo tutti concordi nel non accettarla, perchè nel 2004 non si può dare un giudizio su una vita in maniera così drastica al di là del reato commesso o non commesso. Immagino che tutta la comunità darà, se necessario, un appoggio alla famiglia». Un coetaneo: «Ho letto la notizia sul giornale e sono rimasto fortemente dispiaciuto e preoccupato. Essendo un coetaneo di Juri, questa richiesta di pena di morte mi colpisce in modo particolare. Comunque mai mi sarei aspettato una pena così severa. E’ una cosa allucinante». Due orbetellani a passeggio nel corso: «La faccenda è complicata, secondo noi interverrà il ministero degli interni, tramite le ambasciate. E’ stata trovata una strada per quelli in Iraq; la troveranno anche per lui».

I parlamentari della zona prendono l’iniziativa

Francesca Scopelliti

GROSSETO. «La vicenda di Juri Angione è sconvolgente». Lo ha detto Roberto Tortoli, sottosegretario all’ambiente e parlamentare di Forza Italia di Grosseto alla notizia della richiesta di pena di morte da parte della pubblica accusa per il giovane di Orbetello arrestato a Bali lo scorso 3 dicembre con l’accusa di presunto traffico di droga». E sconvolta si è detta anche la senatrice Francesca Scopelliti rilevando come «questa drammatica vicenda fa cadere sul nostro quotidiano, scandito anche dalla campagna elettorale, l’antica questione della pena di morte. Questa infatti è stata la richiesta che è stata avanzata dal pubblico ministero per punire il giovane maremmano arrestato lo scorso dicembre all’aeroporto di Bali».

«Mi auguro - ha aggiunto l’onorevole Tortoli - che la Farnesina si dia da fare per cambiare la pesante situazione. E spero che il ministero degli esteri, anche nel caso che la situazione dovesse volgere al peggio possa intervenire efficacemente per scongiurare il rischio della pena di morte che ritengo essere sempre e comunque, a prescindere dalla eventuale colpevolezza e dai presunti reati, una barbarie. Inoltre, non riesco ad accettare - ha concluso Tortoli - che un cittadino italiano possa essere sottoposto ad una pena così estrema e così lontana dalla nostra cultura e dal nostro senso della giustizia. Credo che tutte le forze sociali e politichc dovrebbero farsi sentire e adoperarsi affinchè

la situazione si chiuda nel migliore dei modi». Da parte sua la senatrice Scopelliti ha ribadito come «al di là della vicenda specifica (che peraltro lascia notevoli dubbi essendosi svolta in un Paese produttore di stupefacent, nel quale occasionalmente le forze dell’ordine mostrano un rigore nei confronti del traffico internazionale, più di facciata che reale) occorre affermare decisamente come la vita umana sia un “bene indisponibile”, indipendentemente dalla responsabilità penali». La senatrice Scopelliti ha aggiunto che «uno Stato di diritto (e questo, poichè non sono ipocrita, lo ricordo anche agli amici statunitensi) non può e non deve disporre della vita di un cittadi-

Foto Bf

AP

di Renzo Wongher

no, tanto che sia residente, che straniero». Non a caso, ha aggiunto, «durante il mio mandato parlamentare al Senato, mi sono a lungo impegnata per la difesa dei diritti umani e per l’abolizione della pena di morte». La senatrice ha informato della vicenda Sergio D’Elia, presidente di “Nessuno tocchi Caino”, che ha inviato una e-mail, sul caso di Juri Angione, ai parlamentari di tutto il mondo, impegnati nella battaglia per la moratoria internazionale della pena di morte, ed ha portato il caso al sottosegretario agli esteri, Margherita Boniver, responsabile dei diritti umani per la Farnesina, che ha subito attivato i canali politici e diplomatici adeguati ad affrontare la vicenda Angione.

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Venerdì 2 Luglio 2004

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Saranno esecutivi solo dopo ottobre

Le prime immagini dalla sonda Cassini

La Grecia in finale ko i cechi di Nedved

A pagina 5

A pagina 4

Nell’Inserto speciale

Grosseto. Il tribunale ha giudicato il giovane colpevole di traffico di droga. La famiglia chiede aiuti

Scampato alla pena di morte Fini non parla dopo l’incontro con Berlusconi

Berlusconi avverte se si va al voto vince la sinistra ROMA. Prima la manovra correttiva, poi la resa dei conti su rimpasto e Dpef. Stretto nella morsa di An e Udc, Silvio Berlusconi cerca una via d’uscita ma alla fine di un’altra giornata difficile strappa solo una tregua armata. Una fiducia a tempo che durerà fino a lunedì, giorno in cui si riunirà l’Ecofin. Per spaventare i suoi il premier agita lo spettro di un ritorno all’opposizione: «Se si va al voto ora vince la sinistra». RIZZARDI a pagina 3

Juri Angione è stato condannato all’ergastolo a Bali

BALI. La vita è salva, ma la pena è l’ergastolo. Questa la condanna decisa dal tribunale di Bali per Juri Angione, 25 anni, l’orafo orbetellano arrestato il 3 dicembre scorso all’aeroporto Nghurah Rai di Bali ed accusato di traffico di droga. «Assurdo». Hanno commentato Francesca Scopelliti e Margherita Boniver. Evidentemente i giudici hanno dato credito alla difesa di Juri Angione, ma resta da chiarire perché - se questo, come sembra, è stato - abbiano comunque avuto con lui la mano così pesante. La famiglia si appella al cuore della Maremma perché l’aiuti a sostenere le spese. In Grosseto I

Alt al cemento nella Cascina dei Medici PRATO. Il primo pericolo pare scongiurato. La Cascina di Tavola, l’edificio fatto costruire da Lorenzo de’ Medici, non diventerà un alveare di miniappartamenti. La commissione edilizia ha detto sì al progetto a patto di sostituire agli appartamenti un albergo. CIATTINI a pagina 13

Patteggia il prete pedofilo

Due anni e 6 mesi a don Cini, ex parroco di Arcille Si conclude la lunga inchiesta per molestie sessuali La mega-chiesa

Una San Pietro per Padre Pio S. GIOVANNI ROTONDO. «Farò più rumore da morto che da vivo». Azzeccata la profezia che Padre Pio consegnò ai fedeli. Perché di clamore la chiesa-monstre (seconda solo a San Pietro come grandezza) concepita da Renzo Piano e intitolata ieri al frate santo, continuerà a farne chissà per quanto tempo. dall’inviato BILLERI a pagina 4

GROSSETO. Un’accusa pesante. Pedofilia e navigazioni in siti pedo-pornografici. Imputato, don Felice Cini, ex parroco di Arcille. «Voglio perdonare coloro che oggi mi fanno del male - aveva detto - ma in tribunale verrà fuori tutta la verità». Ieri, a sorpresa, il prete ha patteggiato una pena a due anni e 6 mesi di reclusione. Forse per evitare la pubblicità del dibattimento, ma in ciò confermando l’impianto accusatorio del pm Eugenio Albamonte. Si conclude in tal modo la triste vicenda processuale del sacerdote, arrestato il 15 aprile 2003 con l’accusa di molestie sessuali su minori. Uno scandalo che aveva messo in imbarazzo anche la Curia, tanto che il vescovo Franco Agostinelli aveva deciso di sospendere il parroco. L’arresto era giunto al termine di una complessa inchiesta avviata dai carabinieri e dalla polizia postale. POLCHI in Grosseto I

Saddam sfida i giudici «Un processo farsa, il criminale è Bush» BAGHDAD. «Questa udienza è un teatrino. Il vero criminale è Bush». L’indice puntato contro il magistrato, Saddam Hussein è tornato ieri a calcare la scena irachena. Lo

ha fatto da imputato eccellente davanti al Tribunale speciale respingendo le accuse per crimini di guerra e contro l’umanità e genocidio. ANDREANI a pagina 2

Domani supermarket a rischio chiusura «Troppo precariato»: scioperano i lavoratori del commercio

L’agitazione riguarda il settore privato Ancora in forse le coop

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LIVORNO. Uno sciopero contro il precariato selvaggio che rischia di far chiudere domani i supermarket del settore privato mentre le coop sono ancora in trattativa. Uno schiaffo a chi, predicando la flessibilità a tutto campo, ha trasformato il mondo del commercio in un triste rifugio di personale sottopagato, di precari e part-time a vita, di “dipendenti” in nero costretti alla fuga quando arrivano gli ispettori dell’Inps. Eccole qui, in estrema sintesi, le rivendicazioni di chi, domani, incrocerà le braccia e non si presenterà alla cassa, al banco della macelleria o degli affettati: 8 ore di stop (in totale ne sono state annunciate 24), precedute dall’agitazione di oggi riguardante le aziende che operano sui 5 giorni settimanali. STEFANO BARTOLI a pagina 10

La Banca Europea non segue gli Usa: i tassi restano fermi A pagina 9 La Piaggio all’Università di Pisa a caccia di giovani talenti A pagina 10 Braccio di ferro Coni-Ue per il numero massimo di stranieri nello sport A pagina 15 Ecco il signor G dj d’assalto di Radio blu a Prato A pagina 19


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GROSSETO CRONACA

grosseto.it@iltirreno.it

Venerdì 2 Luglio 2004

Bali, condannato all’ergastolo Angione scampa alla pena di morte BALI. Ergastolo. Questa la condanna decisa dal tribunale di Bali per Juri Angione, 25 anni, l’orafo orbetellano arrestato il 3 dicembre scorso all’aeroporto Nghurah Rai di Bali ed accusato di traffico di droga. «Sembra assurdo - ha commentato Francesca Scopelliti che per prima ha dato la notizia, a Grosseto, appena l’ha avuta dal sottosegretario agli esteri, Margherita Boniver - dover Se infatti Juri Angione fosse stato ritenuto colpevole, se cioè i giudici avessero accolto la tesi dell’accusa, la legge indonesiana non lasciava loro troppi spazi: la condanna in questa casi è la morte per fucilazione. Che invece Juri ha evitato, pur subendo una condanna terribile: trascorrere la vita in carcere. Per sapere di più sulle motivazioni bisognerà attendere che venga depositata la sentenza, ma fin d’ora ci sono dei meccanismi non facili da chiarire. Juri Angione ha sempre negato che la droga trovata cucita nella sacca del surf che aveva acquistato prima di volare a Bali, in un mercatino dell’usato sulla spiaggia di San Paolo, in Brasile, fosse sua. Ma la polizia dell’aeroporto non gli aveva creduto, e lo aveva subito arrestato. Così l’orafo orbetellano con la passione dei viaggi nei Paesi esotici si era ritrovato rinchiuso nel carcere Kerobokan di Bali e lì ha vissuto la terribile tensione del processo, con il pubblico ministero che aveva chiesto la sua condanna a morte per fucilazione. L’avvocato difensore si è

battuto per la completa assoluzione, cercando di dimostrare che quegli oltre quattro chili di eroina suddivisa in 29 sacchetti cuciti fra la fodera e la tela esterna della sacca del surf con Juri Angione non c’entravano nulla, e che il giovane italiano era da ritenersi al massimo un corriere inconsapevole di droga. Un processo che è andato avanti per molte udienze, e che alla fine ha avuto - ieri mattina - la sentenza: niente condanna a morte per Juri,

ma carcere a vita. Del caso di Juri Angione si sono interessati in molti. In prima persona il sottosegretario agli esteri Margherita Boniver, che assieme a Francesca Scopelliti dovrebbe recarsi nelle prossime settimane a Bali, proprio per questo; la giunta provinciale di Grosseto che ha ribadito la ferma condanna alla sola idea di una pena di morte; l’associazione «Nessuno tocchi Caino» che ha investito del problema tutti i responsabili delle dire-

Il giovane orbetellano al momento del suo arresto lo scorso 3 dicembre zioni dei diritti umani delle capitali europee e le principali organizzazioni non governative a livello mondiale. Tra l’altro Sergio D’Elia, segretario della associazione, aveva anticipato che in caso di condanna a pena detentiva (come è stato) sarebbe intervenuto presso il governo italiano per attivare gli strumenti bilaterali affinchè Juri Angione possa scontare la pena in Italia. La notizia dell’ergastolo è stata accolta con sollievo in

casa dei familiari di Juri, a Orbetello, anche se la condanna all’ergastolo è considerata egualmente pesantissima. Ora ci sarà da affrontare la seconda fase del processo, quella del ricorso, e serviranno altri soldi dei quali la famiglia purtroppo non dispone. Chi volesse aiutare la famiglia può farlo versando un contributo sul conto corrente postale n. 54603840 (Abi 07601, Cab 14300) intestato a. Lara Angione, via Marcelli 1, 58015 Orbetello (Grosseto).

Accusato di pedofilia, patteggia 2 anni e 6 mesi a Don Felice Cini, l’ex parroco di Arcille

FRANCO SILVI

Materiale pornografico e siti pedofili su un pc

L’indagine, condotta dai sostituti procuratori Eugenio Albamonte e Maria Navarro ha preso l’avvio dalla denuncia di alcuni genitori di Arcille, ai quali i figli avevano raccontato delle strane attenzioni ricevute più volte dal parroco. L’inchiesta, condotta da carabinieri e polizia postale, è proseguita con il seguestro, il 3 febbraio, di due personal computer di proprietà del parroco. Un lavoro delicato, che

ha impegnato a lungo gli inquirenti nel ricostruire tutta la corrispondenza informatica e il materiale internet scaricato da don Cini. Nell’autunno scorso è cominciato un lungo incidente probatorio. Sono stati ascoltati diciasette minorenni (tra i 10 e i 14 anni), accompagnati dai genitori. I ragazzi hanno raccontato gli episodi che avrebbero inchiodato il parroco: le tante carezze e attenzioni non consentite. Episodi ri-

GROSSETO. L’accusa era di quelle pesanti. Pedofilia e navigazione in siti pedo-pornografici. L’imputato, Don Felice Cini, era l’ex parroco di Arcille. «Voglio perdonare coloro che mi stanno facendo del male aveva detto tempo fa - ma in tribunale verrà fuori la mia verità». Ieri, a sorpresa, il prete ha patteggiato una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione. Probabilmente per evitare la pubblicità del dibattimeno e archiviare la triste storia senza clamori. In ciò confermando l’impianto accusatorio del pubblico ministero salenti anche a un paio di anni addietro. Saputo dell’inchiesta in corso, il vescovo Franco Agostinelli, ha deciso di sospendere il prete dal suo ministero pastorale. Il 16 aprile scorso, don Cini viene prelevato dai carabinieri a Grosseto e portato a Sasso d’Ombrone. Lì, nella comunità religiosa di Siloe, viene messo agli arresti domiciliari. «Perdonerò tutti coloro che

Giravano su Mercedes rubata GROSSETO Giravano su una lussuosa Mercedes 200, con motore rubato da un altra macchina. Sono stati condannati a 1 anno e 4 mesi con la condizionale. Maurizio Nucci, 36enne di Pitigliano e Rino Nucciarelli, 50enne di Elmo di Sorano, sono stati riconosciuti colpevoli di aver ricevuto nel 1998, da ignoti una Mercedes 200 di provenienza illecita. Il motore montato sull’autovettura, infatti apparteneva a un’altra Mercedes 200D, denunciata come rubata. I due sono stati difesi dall’avvocato Roberto Burzi. Il giudice Roberto Molino li ha condannati a 1 anno e 4 mesi di reclusione e a una multa di 400 euro. Pena sospesa.

tirare un sospiro di sollievo alla notizia di una condanna a vita, però il rischio per questo giovane orbetellano era che il tribunale accogliesse la richiesta della pubblica accusa che voleva per lui la condanna a morte». Evidentemente i giudici hanno dato credito alla difesa di Juri Angione, ma resta da chiarire perchè - se questo è stato - abbiano comunque avuto con lui la mano pesante.

Juri e la madre nel carcere di Bali il giorno del suo 25º compleanno

Carcere. 2 condanne

Eugenio Albamonte. Si conclude così la vicenda processuale del sacerdote, poco più che 40enne, arrestato il 15 aprile 2003 con l’accusa di molestie sessuali su minori. Uno scandalo che aveva messo in imbarazzo la stessa Curia, tanto da convincere il vescovo Franco Agostinelli a sospendere in via cautelativa il parroco dall’esercizio del ministero pastorale. L’arresto era arrivato al termine di una complessa inchiesta avviata a fine dicembre dello scorso anno dai carabinieri e dalla polizia postale.

in questi giorni mi hanno fatto del male - disse allora il parroco - in tribunale vedrete che uscirà fuori la verità». Due giorni dopo l’arresto, don Cini, assisitito dagli avvocati Paolo Bastianini e Bruno Leporatti, si è presentato davanti al giudice delle indagini preliminare Marco Mezzaluna. Avvalendosi della facoltà di non rispendere, non ha rilasciato dichiarazioni. Ieri al tribunale di Grosseto, l’ultimo capitolo della vice-

da processuale. Nessun genitore si è costituito parte civile. Davanti al giudice Mammone e al pubblico ministero Eugenio Alabamonte, don Cini ha patteggiato una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione. Una mossa a sopresa. In tal modo il parroco chiude la sua misera storia, evitando la pubblicità del dibattimento e mettendo a tacere voci e ulteriori clamori. Vladimiro Polchi

Intascava stipendi altrui GROSSETO. Si era intascato il denaro che spettava ai lavoratori edili per le ferie. Ha patteggiato una pena a 20 giorni di reclusione. Ado Biliotti, 60enne di Grosseto, era accusato di essersi appropriato del denaro proveniente dalle trattenute sugli stipendi dei lavoratori edili, effettuate per le ferie, la gratifica natalizia e le festività soppresse. Biliotti, difeso dall’avvocato Alessandro D’Amato ha patteggiato davanti al giudice Francesco Luigi Branda, una pena a 20 giorni di reclusione e 100 euro di multa. La pena detentiva è stata convertita in una pena pecuniaria di 860 euro.

Ricettazione di assegni GROSSETO. Manuel Valle 26enne di Caracano (TN), il 19 settembre’98 si era recato in un negozio di Grosseto con un assegno (poi scopertosi smarrito dal vero titolare) di 447.500 lire. Aveva fatto acquisti per 100mila lire, ricevendo 60mila lire come anticipo sul resto totale da saldare successivamente per indisponibilità di cassa. L’uomo, irreperibile, è stato ritenuto colpevole di ricettazione e condannato a 20 giorni e a 200 euro di multa.


Grosseto

IL TIRRENO

Per le alluvioni si è mosso solo Matteoli

Fiori d’arancio per Juri Angione Sabato prossimo sposerà Adè, la cerimonia nel carcere di Bali pranzo e ci sarà perfino la musica a rallegrare tutti. Juri, d’altra parte, è riuscito a conquistarsi la simpatia di detenuti e guardie, e tutti gli vogliono bene. Tra l’altro continua a lavorare. E’ un bravo orafo e sta realizzando collane e bracciali in argento, con pietre preziose, che poi vengono venduti e permettono a lui e alla sua famiglia di vivere in modo conveniente. Certo è che da quando è iniziato l’incubo dell’accusa, finito in condanna, per Juri, per i suoi genitori (Giuseppe è orbetellano stimatissimo, è stato dipendente del Comune, giornalita sportivo e allenatore di calcio; la madre Fiorella, le sorelle Lara e Vania sono conosciutissime e stimate) e per gli amici e i parenti è cominciato un calvario. Juri era stato arrestato dalle autorità di polizia indonesiane con l’accusa di aver tentato di introdurre a Bali oltre cinque chili di cocaina. Era stato bloccato all’aeroporto con la droga, suddivisa in 29 sacchetti nascosti in una tavola da surf. Tavola che Juri aveva acquistato su una spiaggia brasiliana, usata, e della quale non era in grado ovviamente di dare il nome del precedente proprietario.

Quando fu fermato, all’aeroporto Ngurah Rai, Juri era in arrivo da Bangkok, dove l’aereo aveva fatto scalo provenendo da San Paolo in Brasile. Le 29 buste contenevano 4,35 chili di cocaina, per un valore di circa mezzo milione di dollari. Il giovane orbetellano venne subito tratto in arresto e ha subito un processo: per lui venne richiesta la pena di morte, il processo ebbe anche momenti drammatici, poi la condanna all’ergastolo. Per lui si è mosso il ministero degli esteri, si è mosso il governo, e in prima persona il sottosegretario Margherita Boniver. Nei giorni scorsi il caso di Juri è stato presentato anche da Maurizio Costanzo nella trasmissione “Tutte le mattine”. In diretta il padre del giovane, Giuseppe, ha raccontato che cosa è accaduto e cosa sta vivendo, è stata ascoltata in diretta telefonica da Bali la madre, che è nell’isola per stare vicina al figlio, ed è stato lanciato un nuovo appello affinché ci sia una revisione del processo e comunque Juri Angione venga trasferito in un carcere in Italia, come chiede da sempre. Claudio Bottinelli

III

Agresti a Bovicelli

Juri Angione con la madre nel carcere di Bali e (a destra) il tragico momento dell’arresto del giovane orbetellano accusato di traffico internazionale di sostanze stupefacenti e condannato all’ergastolo

GROSSETO. Fiori d’arancio in carcere per Juri Angione, il giovane orbetellano di 26 anni condannato all’ergastolo a Bali con l’accusa di traffico internazionale di sostanze stupefacenti (accusa che lui ha sempre rifiutato) e Adè, la ragazza di Timor di 31 anni che Juri aveva conosciuto in un precedente viaggio e che gli è stata vicina, trasferendosi da Timor a Bali. Dall’amicizia è nato l’amore e hanno deciso di sposarsi, nonostante che lo sposo sia in carcere. Non è stata impresa facile, comunque, ottenere i documenti necessari; motivi di religione, tradizioni, situazioni legali, hanno ritardato le nozze, ma finalmente tutto è pronto e sabato prossimo - fra una settimana cioè - Juri e Adè potranno pronunciare il loro “Sì” e diventare marito e moglie. La cerimonia religiosa sarà celebrata all’interno del carcere di Kerobokan nel quale Juri sta scontando la sua condanna dallo scorso 3 dicembre. Sarà possibile anche organizzare una festa, e sarà una bella festa. Su questo si sono impegnati altri detenuti nel carcere di Kerobokan, fra cui un brasiliano che è bravissimo in queste cose. Ci sarà un gran

Sabato 12 Novembre 2005

Juri con gli amici a Orbetello durante una festa, prima della partenza

Il giovane orbetellano sulla spiaggia di Bali, l’anno prima dell’arresto

GROSSETO. In attesa dei finanziamenti l’alluvione continua a dividere. Dopo la sparata dell’assessore Bovicelli, ora è il turno del consigliere Andrea Agresti attaccare. «Ma quali accuse, finora per le alluvioni si è mosso soltanto il ministro Altero Matteoli». «Nella foga di eludere responsabilità sue e della Regione, l’assessore Bovicelli non esita ad attaccare chiunque non la pensi come lui. Si contraddice: nega che vi siano erogazioni da parte del Governo, ma conferma che vi siano oggi due interventi per Braccagni e di Paganico. Gli unici i messi in campo, pur non esaustivi. Non è vero che che hanno scavalcato in modo discrezionale il programma della Provincia e dell’autorità di bacino; non si ricorda, Bovicelli, che per Braccagni, li abbiamo concordati insieme?». «Anche questa storia che il Governo non eroga risorse per il potenziamento e la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico è una bufala. Bovicelli dovrebbe sapere che esistono protocolli d’intesa tra Stato e Regione dove vengono su indicazione regionale individuate le priorità d’intervento, tanto è che tra le priorità indicate dalle Regione c’è la messa in sicurezza del bacino dell’Arno, del Serchio, del Cecina e di altri ancora. Per quanto riguarda Grosseto, silenzio. È chiaro che se la Regione determina le priorità si deve anche assumere la responsabilità di ciò che non viene fatto per Grosseto. A questo punto viene spontaneo domandare quale incidenza ha la giunta provinciale. Nulla. L’Assessore Bovicelli nega l’evidenza, e preferisce scagliarsi in sterili polemiche quando potrebbe impegnarsi maggiormente alle deleghe di cui si occupa come assessore in Provincia».


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GROSSETO CRONACA

grosseto.it@iltirreno.it

Martedì 22 Novembre 2005

Juri e Adè sposi nel carcere di Bali Fiori d’arancio per il giovane orbetellano condannato all’ergastolo di Claudio Bottinelli

RIFLESSIONE

GROSSETO. Lei in abito bianco, con tanto di velo; lui in impeccabile abito scuro. Sono andati verso l’altare emozionatissimi, come ogni coppia che sta per sposarsi, e dagli occhi di lei è anche scesa qualche lacrima di emozione. Juri Angione e Adè sono, da domenica, marito e moglie. Una storia d’amore dolcissima, la loro, sbocciata dietro le sbarre del carcere Keroboban di Bali, e giunta fino al matrimonio celebrato anch’esso in carcere, nella cappella della prigione dove Juri, Orbetellano, sta scontando una condanna a vita. Si erano conosciuti l’anno prima che lui fosse arrestato con l’accusa pesantissima (che ha sempre respinto) di traffico internazionale di sostanze stupefacenti, Juri e Adè. Lui, un giovane orafo di Orbetello affascinato dall’Oriente; lei una ragazza di Kupan, paese della parte indonesiana dell’Isola di Timor. Poi lui era tornato in Italia, per essere di nuovo in Indonesia, richiamato dalla bellezza dei luoghi e dall’amore per il surf, che da queste parti offre possibilità eccezionali a chi lo pratica. L’incubo dell’accusa è scattato senza alcun preavviso; Juri è finito in carcere, ha subìto un processo, ha rischiato la pena di morte, poi ha avuto l’ergastolo, da scontare nel carcere di Kerobokan. Lei, Adè, ha riconosciuto Juri dalle foto che apparivano sui giornali. Si è ricordata dell’amico, è andata a cercarlo in carcere e nei lunghi mesi dell’incubo gli è stata vicina, donandoli solidarietà e affetto. Così è nato l’amore. Dietro le sbarre. Un amore grande, che è giunto domenica al momento dolcissimo del matrimonio. Anche sposarsi, in verità, non è stato facile. Intralci di tipo burocratico, la lontananza fra Italia e Indonesia, la necessità di

superare ostacoli anche di tipo psicologico e non solo. Finalmente domenica scorsa, 13 novembre, la cerimonia. Con tutta la scenografia che si ha in questi momenti. Da Kupan è venuta a Bali la madre di Adè; dall’Italia, grazie anche alla generosità di Maurizio Costanzo e della sua trasmissione che hanno messo a disposizione i biglietti del viaggio, sono arrivati in Indonesia la madre di Juri, Fiorella, le sorelle di Juri, Lara e Vania, e una nipotina, Giuditta di 5 anni, che in chiesa ha fatto la damigella d’onore. Il matrimonio, con rito cattolico, è stato officiato dal cappellano del carcere, nella piccola chiesa interna di Kerobokan dove oltre alla chiesa cattolica c’è anche la moschea, il tempio induista e una chiesa evangelica. Tantissimi i fiori che addobbavano la chiesa, e c’erano anche un gruppo di giovani con tanto di chitarra e strumenti musicali che hanno suonato e cantato, durante il rito, per continuare poi dopo, quando sposi, parenti e invitati si sono spostati nel grande giardino del carcere, ricco di aiuole, alberi e fiori. I vestiti degli sposi arrivavano entrambi dall’Italia. Da Or-

I biglietti per il viaggio dei genitori sono stati pagati grazie alla generosità di Maurizio Costanzo

Juri e Adè felici subito dopo il matrimonio posano per la foto ricordo, lei in abito bianco, lui vestito da cerimonia, nel giardino del carcere di Korobokan

betello, per essere esatti. A Bali, d’altra parte, non si trova l’abito bianco per la sposa, e tantomeno il velo. Né c’è un vestito da cerimonia da far indossare allo sposo. Così mamma Fiorella e le sorelle di Juri hanno provveduto portando i vestiti direttamente da casa.

Ad organizzare la festa, dopo il “Sì” davanti all’altare, è stato Rogerio, un detenuto brasiliano bravissimo in certe cose, che ha fatto veramente l’impossibile. Abbiamo detto dei fiori che addobbavano la chiesa; dei ragazzi che suonavano e cantavano. C’è da dire che il pranzo è stato eccezionale e che tutti gli intervenuti (la maggior parte, ovviamente, amici di carcere di Juri, ma c’erano anche amici venuti da fuori, assieme ai parenti) si sono divertiti. «E’ stata una cosa meravigliosa», ha commentato mamma Fiorella che non è riuscita a trattenere le lacrime, come non ci sono riuscite le sorelle di Juri e la madre di Adè.

Lo scambio degli anelli c’è stato la mattina di domenica, e la festa è andata avanti fino alle 16 del pomeriggio, quando finisce il tempo delle visite. A quell’ora anche Adè ha dovuto lasciare il carcere e il suo Juri. Era entrata come una ragazza indonesiana; è uscita come la signora Angione. E di questo si sentiva felice e fiera. Una favola che per avere la fine più lieta deve attendere che le speranze di Juri ad una revisione in positivo del suo processo possano avverarsi. Lui si dichiara da sempre innocente, e spera di poter lasciare presto la cella di Kerobokan per tornare in Italia con la sua Adè e mostrarle la sua laguna; quella, magica, di Orbetello.

Il cappellano ha celebrato il rito nella chiesa del penitenziario, poi il rinfresco nel grande giardino

Juri e Adè

Speranza nel futuro GROSSETO. La notizia del matrimonio, a Bali, di Juri Angione, è stata accolta con gioia in Maremma. In particolare la senatrice Francesca Scopelliti, che assieme al sottosegretario agli esteri Margherita Boniver si era battuta per il giovane orbetellano che rischiava la fucilazione, all’epoca dell’arresto e del processo, definisce «bellissima» questa notizia perchè «comunque - riflette ancora la senatroce Francesca Scopeliti - l’aver deciso il matrimonio, che è un atto che di per se’ guarda verso il futuro, significa che Juri Angione e la moglie Adè guardano fiduciosi al loro domani». «Vuol dire - aggiunge la senatrice Scopelliti - che Juri non ha perso le speranze e che la sua forza lo porta a pensare ad un futuro migliore, diverso da quello di oggi che lo vede prigioniero nel carcere di Kerobokan, un futuro che potrà condividere con la sua compagna, una donna che evidentemente lo ama e che crede in lui». Tutto questo rafforza la speranza che possa trovarsi una soluzione per lui: «Vederlo così forte aiuta anche chi dall’esterno cerca di essere vicino a Juri, e lo fa essere ancora più sensibile al suo caso e ai suoi problemi».

Decine di famiglie in allarme fuori dai cancelli dopo che un piccolo era stato portato all’ospedale di Gabriele Baldanzi

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GROSSETO. Un caso sospetto di meningite (poi ridimensionato, dopo attente analisi, dai medici dell’ospedale della Misericordia) ha messo in subbuglio venerdì scorso il plesso scolastico di Sassofortino, che ospita ottanta bambini tra Materna ed Elementare. Sono state due ore di tensione, con la scuola praticamente in quarantena ed i genitori fuori ad attendere con ansia il verdetto dei sanitari. Una vicenda a lieto fine che ha lasciato però qualche strascico polemico e soprattutto tanta paura tra le decine di famiglie coinvolte. I fatti.Un bambino di prima elementare, a metà mattina, si è sentito male in classe: vomito con tracce emorragiche,

Meningite, asilo sigillato per due ore L’Asl blocca in classe bambini e insegnanti, poi la svolta tranquillizzante mal di testa, urla e febbre. Le insegnanti, dopo averlo allontanato dai compagni, non hanno perso tempo: prima è partita la telefonata ai genitori (una giovane coppia dell’Est), quindi la chiamata di allerta al 118. Immediato è stato l’arrivo del medico del paese, il dottor Giulio Santi, e della squadra di prima emergenza della Confraternita di Roccastrada. Accertata la sintomatologia i due dottori intervenuti non se la sono sentita di escludere un attacco di meningite. La procedura.In questi casi

la medicina d’urgenza prevede, dopo le conferme del caso, l’attivazione del Servizio di igiene e prevenzione dell’Asl competente, ma soprattutto, nella fase diagnostica, una serie di “precauzioni di letteratura”, misure preventive nei confronti di tutte quelle persone (in questo caso bambini ed insegnanti) che sono state maggiormente a contatto con il soggetto colpito. Per questa ragione è stato “fermato” tutto il personale della scuola in vista di una eventuale profilassi. Non solo.

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Le porte della scuola (sia quelle della Materna che dell’Elementare) sono state chiuse per circa due ore a genitori e nonni che, nel frattempo (era l’ora di pranzo) erano venuti a riprendersi i bimbi. Tanta paura. E come accade in questi casi, insieme all’allarme meningite è scattato anche il tam-tam tra le decine di famiglie coinvolte, che vivono tutte tra Sassofortino e Roccatederighi. E’ stato avvisato il sindaco del Comune di Roccastrada ed il dirigente dell’Istituto comprensivo, il professor

Renato Befi. I sanitari hanno comunque invitato insegnanti, personale della scuola e genitori a non spaventarsi, spiegando che, nella peggiore delle ipotesi, il tempo di contatto in cui si diffonde il contagio è piuttosto alto (superiore alle 4 ore) e che, semmai, il rischio più grande lo correvano i fratelli del piccolo (che frequentano la Materna). Per fortuna il quadro clinico emerso dopo l’arrivo del bambino all’ospedale Misercordia di Grosseto ha scongiurato l’ipotesi di una menigi-

te fulminante e, di conseguenza, la profilassi antibiotica. Ripercussioni. Nel fine settimana nei due paesi non si è parlato d’altro. Qualcuno venerdì pomeriggio ha perfino cercato di mettersi in contatto con il Servizio di igiene e prevenzione dell’Asl 9 e con il reparto di pediatria del Misericordia per avere direttamente ulteriori rassicurazioni ed informarsi sullo stato di salute del bambino (già dimesso). «E’ stata messa in atto la procedura giusta - spiegano dall’Asl 9 - di fronte al sospetto di una menigite è consigliabile comportarsi sempre come è stato fatto a Sassofortino. Il bambino, grazie a Dio, aveva un problema di natura diversa, ma la sintomatologia poteva far pensare al peggio».

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II

Orbetello

Mercoledì 4 Maggio 2005

Vania Angione ha raccolto in un volume la vicenda umana e giudiziaria che ha sconvolto la vita della sua famiglia

L’ORBETELLANO IN CARCERE A BALI

LIBRO-DENUNCIA

IL TIRRENO

La tesi: si è trattato di un clamoroso errore della polizia e dei giudici thailandesi Dietro le sbarre è nato l’amore con Adé

La copertina del libro scritto da Vania Angione e, accanto, un momento felice di Juri

«Mio fratello Juri è stato condannato a vita ma è l’uomo sbagliato» di Claudio Bottinelli ORBETELLO. Su Rai1 è andato in onda, l’altro ieri sera e ieri, il film “L’uomo sbagliato”, che narra la storia di un innocente accusato per errore di una storia di droga; un innocente che grida invano di non entrarci in quella storia, che non viene creduto, e che finisce in prigione dove soffre le pene dell’inferno. Una storia assai simile, pur se diversa, da quella che sta vivendo - lui davvero - Juri Angione, un giovane orbetellano di 25 anni che è in carcere, a Bali, dove sta scontando l’ergastolo per l’accusa (sempre respinta con forza dal giovane orbetellano) di importazione di sostanze stupefacenti. Un’accusa grave, sopratutto in Indonesia, dove per questo si può anche essere condannati a morte. E’ in carcere, ma la sua famiglia, il padre Giuseppe, la madre Fiorella, le sorelle Lara e Vania, gli sono vicinissime, rifiutano l’idea stessa che possa essere colpevole. Juri è in carcere, ma attende di potersi sposare con Adè, una ragazza indonesiana che aveva conosciuto in un precedente viaggio, che gli è stata sempre vicino e gli vuole un gran bene. «Questa storia - scrive sua sorella Varia in un libro che esce in questi giorni in Italia con il titolo “Uomo libero, amerai per sempre il mare”, editrice Innocenti - non ha una fine che possa essere raccontata, perché ancora oggi mio fratello si trova nel carcere di Kerobokan a scontare la pena all’ergastolo, ma ancora oggi sta gridando, senza mai stancarsi, la sua innocenza». Non ha la parola fine, ma ha un inizio. Datato 3 dicembre 2003. E la storia di Juri e della sua famiglia, da quel 3 dicembre che sconvolse la loro vita, fino ad oggi. Un libro che Vania, la sorella di Juri, ha voluto scrivere pubblicando anche alcune lettere dal carcere scritte dal fratello e alcuni dei tanti articoli di cronaca apparsi in Italia su questo caso. «Il mare e il surf erano le grandi passioni di Juri», scrive Vania e «proprio per questo decise di partire per una vacanza alla volta dell’Indonesia, Bali, famosa per le sue grandi onde, tanto cercate dai surfisti». Una bella vacanza, e Juri tornato in Italia, non fece altro che sognare il ritorno su quell’isola. Una seconda volta stette tre mesi; poi la terza partenza, il 21 ottobre 2003. «Oltre alla passione per il mare e per il surf - scrive Vania - Juri amava viaggiare e fu così che a metà novembre 2003 decise di partire da Bali per tra-

scorrere un paio di settimane in Brasile». Sarebbe rientrato il 3 dicembre, e fu quello il giorno che capovolse il mondo di Juri e della sua famiglia. A Orbetello aspettavano una telefonata di Juri che dicesse che era rientrato a Bali e che tutto andava bene, ma quella telefonata non ci fu. In casa Angione pensarono a una disgrazia, trascorsero ore

Vania Angione, autrice del libro

di angoscia, poi (quando a Bali era all’una di notte) telefonarono a un amico in Indonesia per avere notizie. E così seppero che Juri era stato arrestato; e con un’altra telefonata che era stato arrestato per importazione di droga. «Scoppiai a piangere - scrive Vania - e ad urlare, facendo prendere uno spavento a mia nonna che ancora non sapeva nulla e quindi non capi-

Juri Angione su una spiaggia dell’isola di Bali, prima che scoppiasse attorno a lui l’Inferno va. Nella borsa con l’equipaggiamento da surf di mio fratello erano stati trovati 4,350 kg di cocaina. Non era possibile! Più ci pensavo e più mi sentivo morire. Doveva trattarsi di un maledetto sbaglio: qualcuno doveva aver manomesso o addirittura scambiato la borsa di Juri. (...) Credo fermamente nell’innocenza di mio fratello». Iniziò da qui, come il libro di

Vania racconta, una serie di viaggi verso Bali, di soggiorni del padre, della madre, delle sorelle, su quell’isola per stare il più vicino possibile a Juri. Gli incontri nel carcere, la necessità della famiglia di trovare i soldi per far fronte alle spese del processo («Io e mia sorella scrive Vania - mettemmo anche bussolotti in ogni negozio o bar di Orbetello per ricevere

Juri Angione con la madre Fiorella in una foto scattata nel carcere di Bali

le offerte per Juri»), i giorni, i mesi dell’angoscia. Poi il processo. Con manifestanti fuori dal tribunale che invocavano la pena di morte; con quella pena di morte che venne richiesta dal pubblico ministero. Altri giorni di angoscia, se non di terrore. E la sentenza, carcere a vita, accolta quasi come una liberazione. «Il carcere - scrive Vania nel libro - dopo tutto non era proprio dei peggiori. I detenuti possono ricevere visite anche tutti i giorni. Le visite si svolgono all’interno di una grande palestra: alcuni detenuti (ndr. in tutto sono 500, e fra questi 15 sono stranieri) portano degli stoini mentre altri vendono bibite e cibi vari». «Ormai è più di un anno (ndr.: per l’esattezza sono quasi diciotto mesi) che a Juri, rinchiuso dentro il carcere è impedito di vivere serenamente i suoi 25 anni. (...) Gli mancano terribilmente i suoi amici; (...) dice che gli manca tanto il mare. (...) A me - scrive Vania manca tanto mio fratello!». Laggiù, in questi mesi, Juri ha trovato Adè, «una ragazza meravigliosa, povera ma con un cuore ricco d’amore e di bontà». E Vania annota: «Juri è stato privato di tutto, della libertà, ma sono felice che nessuno gli potrà mai impedire di amare e di essere amato da una donna». In attesa che esca; del che Vania e la sua famiglia sono fermamente convinti.

In cella insieme ai topi ORBETELLO. La seconda parte del libro scritto da Vania contiene alcune lettere che suo fratello Juri ha scritto dal carcere. Lettere che segnano stati d’animo, che cercano di far coraggio a chi è fuori, che raccontano la storia, le emozioni e le speranze, ma anche la rabbia di chi è condannato all’ergastolo e nega di entrarci qualcosa in tutto quello che è successo. Di quelle lettere di Juri pubblichiamo alcuni stralci. “Nella sacca da surf, che avevo comprato in Brasile, sono stati trovati 4,350 kg di cocaina purissima. Mi sono reso conto subito della gravità della situazione, ma mai avrei immaginato a cosa andavo incontro, perché ignaro di tale presenza nella mia sacca”. ”Per quasi due mesi non ho mai visto la luce del sole e tutti i giorni ero sottoposto a snervanti interrogatori che non servivano a nulla, perché ero inconsapevole di quella ‘maledetta’ cocaina nella mia borsa”. ”E’ passato un anno da quel giorno, ho imparato tante cose su questo mondo e vi assicuro che la mia visione della vita è cambiata e di sicuro una

Le accorate lettere dalla prigione di Bali situazione estrema come questa cambierebbe a tutti voi... Il fatto è che qua la vita umana ha un valore molto basso, quasi zero. Ho visto tante cose che sono al limite dell’umano, come la morte di un uomo di 38 anni per una crisi epilettica, ma abbandonato a se stesso e senza che venisse chiamato un medico, perché i compagni di cella credevano che fosse posseduto da chissà quale demonio”. “Il pestaggio selvaggio nei confronti di uno straniero che, fallito un tentativo di fuga, è stato preso a bastonate e calci per lungo tempo dagli stessi carcerati, senza che le guardie muovessero un dito”. “Che la vita umana non ha valore l’ho provato sulla mia pelle. Infatti, il mio processo

stava prendendo risvolti drammatici, dopo che la pubblica accusa aveva chiesto la pena di morte. Trovo assurdo che, senza uno straccio di prova, se non il mio nome su quella ‘fottuta’ sacca da surf, si possa decidere di uccidere un ragazzo senza che nessuno possa fare niente. Ancor più assurdo se questo avviene in un’aula di ‘Giustizia’”.

“Mi raccomando di portare un bacio al bar la Perla, il bar meglio del mondo, ricordo i bei momenti passati lì con i neghellesi, ogni momento lì non è mai sprecato”. “Adesso in una stanza non siamo più in undici ma in dodici, è arrivato un indonesiano gonfio di botte perché quan-

“Nei giorni che dividevano la richiesta del pm dalla sentenza, ho avuto tanta paura, ho provato rabbia e odio. In fondo come si può non odiare chi ti vuole morto ad ogni costo?”.

“Ieri notte mi sono svegliato alle cinque, ho aperto gli occhi e la stanza ballava di brutto, un forte terremoto, anche se corto. Mi sono preso un bello spavento perché siamo allucchettati dentro la cella e ho pensato’adesso moriamo come topi in gabbia’”. “Nella mia nuova stanza mi trovo bene, nonostante il fatto che ci siano degli scarafaggi grossi come topi! Gli manca solo la parola! Non vi preoccupate, non sono velenosi, fanno solo schifo”. “Quando è stata chiesta la mia fucilazione, quello che provavo era rabbia e non dolore, perché trovo assolutamente assurdo che la ‘Giustizia’ possa decidere di una vita umana e per un ragazzo di appena venticinque anni tutto questo è difficile da mandare giù”.

“Uno dei lati peggiori di questa storia, a parte quello di aver perso la libertà, è quello di dipendere totalmente dalle persone che stanno fuori”.

Il volume esce per i tipi della Innocenti nelle librerie della Maremma. Il drammatico racconto della lotta per evitare il boia

do l’hanno preso lui ha detto che era un poliziotto”.

Giuseppe, il padre di Juri


GROSSETO CRONACA

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Venerdì 28 Ottobre 2005

GENITORI DISPERATI

FAMIGLIE SPEZZATE

Un nuovo processo come regalo di nozze Il padre di Juri Angione chiede aiuto per fare appello ai giudici di Bali di Andrea Lazzeri GROSSETO. Babbo Giuseppe spera di poter festeggiare presto il matrimonio del figlio Juri, che sta scontando trent’anni nel carcere di Kuta, sull’isola di Bali. Nonostante le avversità, le carte sono quasi pronte e i due promessi sposi non vedono l’ora di coronare il loro sogno. Juri Angione, 26 anni, scambierà l’anello con Adè, la ragazza di Timor conosciuta alcuni anni fa in Indonesia, prima del fattaccio, quando, cioè, la polizia di frontiera bloccò il giovane orbetellano con quattro chili di coca all’aeroporto internazionale. Secondo le leggi di quel Paese, rischiava la fucilazione. Se l’è cavata con «solo» trent’anni. Il merito è in gran parte nella testardaggine e nella combattività dei genitori, di Giuseppe e di mamma Fiorella, che hanno fatto tutto il possibile per assicurare al figlio un buon avvocato e l’assistenza diplomatica capace di strapparlo dalle mani del boia. Due genitori che vivono questo dramma quotidiano con la forza di chi non vuole mollare. Alla vigilia del matrimonio desiderano regalare agli sposi il più bel dono di nozze: la possibilità di ricorrere in appello e far riaprire il processo. Sperano, così, di ridurre notevolmente la pena, se non - addirittura - di guadagnare la sua libertà. «Una strada percorribile - spiega Giuseppe Angione - a patto di averne i mezzi». Le spese di giustizia sono alte. In questo Bali non è diversa da Roma. Il matrimonio dovrebbe celebrarsi a fine novembre. L’unico ostacolo da superare è la diversa religione dei due innamorati: lui è cristiano cattolico, lei è cristiana evangelista. «Adè - spiega il signor Giuseppe - sarà battezzata in novembre, diventando di fede cattolica». Da due anni i genitori di Juri fanno la spola tra Orbetello e Kuta, paese a due passi dalla prigione di Kerobokan, dove è rinciuso il figlio. È un penitenziario che garantisce un buon standard di vita ai carcerati, i quali passano gran parte della giornata all’aria aperta e lavorando. Recentemente Juri è tornato a mettere in pratica le sue qualità di orafo, il mestiere che svolgeva a Orbetello. Nel carcere

ha avuto l’attrezzatura per modellare l’argento e produce monili e altri oggetti che poi vengono venduti dalla casa di pena. Quando è in Indonesia, la famiglia Angione abita in affitto un appartamentino a duecento metri dal penitenziario in modo da poter andare a trovare il ragazzo praticamente ogni giorno. «I permessi di ingresso nel carcere spiega Giuseppe Angione - sono facili da ottenere e molto spesso possiamo mangiare a pranzo con Yuri. Per quanto riguarda la vita penitenziaria non c’è da lamentarsi - racconta - e anche con le autorità abbiamo un buon rapporto». Ma, aggiunge trattendendo un moto di commozione, «quel ragazzo è dall’altra parte del mondo e noi non siamo ricchi». Giuseppe Angione vive grazie alla pensione, la moglie lavora saltuariamente come cameriera in un ristorante di Kuta, Adè fa la commessa. C’è poco da scialare per gente che deve periodicamente viaggiare tra l’Europa e l’Indonesia, cadenzando la propria vita con la durata dei permessi di soggiorno. «Il problema - dice ancora il padre -

Juri Angione in una immagine durante un suo viaggio

Juri Angione con sua madre durante una visita nel carcere di Bali è che in quei carceri, il detenuto deve essere rifornito di tutto, dai vestiti al cibo e l’acqua, fino alle medicine (Juri soffre di asma), perchè lo stato è molto comprensivo ma non spende». Così babbo e mamma si alternano nella loro missione di genitori. Giuseppe Angio-

MADRID

ne ora è in Maremma. L’ultimo permesso di soggiorno è scaduto e deve far passare un qualche settimana prima di attivarne un altro. Grazie ad Adè e alle imminenti nozze, ha ottenuto un pass per motivi familiari che dovrà essere utilizzato entro il 20 dicembre. Passata quella data si do-

vrà cercare un canale diverso di entrata. Viaggi e spese burocratiche che comportano spese rilevanti. Sono ormai trascorsi 15 mesi dalla prima sentenza di condanna. È scattato il termine per poter fare un ricorso in appello. Come riuscirci? È la solita musica: servono i soldi, che la famiglia Angione non ha. L’appello è a fare una donazione. Chi volesse può versare un contributo sul conto corrente postale n. 54603840 (Abi 07601, Cab 14300 Cin R) intestato a Laura Angione, via Marcelli 1, 58015, Orbetello (Gr). Causale: Per juri

BOGOTÀ Michele Pimpinelli in carcere in Spagna

Una recente immagine del grossetano Fabio Cafiero

Fiato sospeso per Michele in Spagna

Fabio, un incubo che dura da due anni

FOLLONICA. Al check in dell’aeroporto di Madrid cominciò l’incubo di Michele Pimpinelli, trentenne padre di famiglia follonichese. Il giovane, incensurato e conosciuto come un bravissimo ragazzo, era andato in Colombia su invito di un amico per curarsi i denti a costi assai ridotti rispetto a quelli italiani. Al suo rientro a casa, il 1º aprile 2004, fu bloccato allo scalo spagnolo con alcuni etti di cocaina nel bagaglio. Accusato di traffico internazionale di stupefacenti, si trova tuttora in carcere a Tolosa in attesa di una decisione della magistratura. Tutta la città e i suoi legali sono convinti che Michele sia stato incastrato inconsapevolmente.

GROSSETO. Anche Fabio Cafiero, ventiseienne di Grosseto, ha sempre giurato di essere vittima inconsapevole di qualche professionista del narcotraffico. Il 30 dicembre 2003 Fabio, figlio di uno stimatissimo sottufficiale dell’Aeronautica, fu arrestato al check in dell’aeroporto di Bogotà, in Colombia. Il copione è sempre lo stesso: nella sua valigia c’erano due chili di cocaina, e da quel momento per Fabio si spegne la luce. Attualmente il giovane, che ha rifiutato di patteggiare la pena proprio perché è sicuro della sua innocenza, si trova rinchiuso in un carcere della capitale colombiana.

AIUTATEMI

La richiesta via Internet Yuri Angione ha un sito internet www.juriangione.com. Questo è un brano tratto dalla home page scritta da lui. È riportato anche l’indirizzo per chi volesse scrivergli.

U

no dei lati peggiori di questa storia, a parte quello di avere perso la libertà, e’ quello di dipendere totalmente dalle persone che stann o fuori. I miei genitori mi procurano gli alimenti, a loro volta stanno dipendendo dal buon senso di parenti, amici, conoscenti e non, che decidono di aiutarli con donazioni di beneficienza, per sostenere le spese processuali che saranno ancora molte, spe se per generi di prima necessità che fanno sì che io sopravviva, in un posto dove non ricevo neanche l’acqua per bere a meno che non la compri e il cibo che viene dato è una ciotola di riso al giorno». Juri Angione


La storia di Juri Angione attraverso le nostre pagine