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il mensile locale, globale, totale. | numero 3 - marzo 2010


ILTE - Il Temporale Mensile di informazione, letteratura, arte e riflessione critica dell’associazione culturale “Il Temporale” Numero 03 - Marzo 2010

Sommario Presidente Associazione Roberto Lucia Direttrice Silvia Zambelli direzione@ilteweb.com Comitato di Redazione Filippo Beghelli eventi@ilteweb.com Pietro Borzì cultura@ilteweb.com Matteo Garuti societa@ilteweb.com Marco Lombardi sport@ilteweb.com Giovanni Sgambato Silvia Zambelli vocedeilettori@ilteweb.com Progetto grafico Caterina Zanasi grafica@ilteweb.com Webmaster Giovanni Sgambato webmaster@ilteweb.com Collaboratori Valentina Balletti Fabrizio Berti Andrea Bosi Simone Cuoghi Alessandro Canella Andrea Leone Roberto Meloni Matteo Morotti Davide Rambaldi Giulia Sagramola Sara Szczepnyi Davide Zanga Disegni Giulia Garbin www.giuliagarbin.blogspot.com ILTE lo trovi anche su: Web: www.ilteweb.com Facebook: ILTE IlTemporale Issuu: www.issuu.com/ilte Flickr: www.flickr.com/groups/ilte/ Associazione Culturale “Il Temporale” Via Enrico Berlinguer, 7 40010 Bentivoglio, BO Web: www.iltemporale.it www.myspace.com/tezebentivoglio Mail: info@iltemporale.it

società

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Liberateci dalla mafia Legami di legalità, legami di responsabilità …Era ieri Il marzo ‘77 a Bologna L’Iran che fa paura Libera di sentirmi Bolognese

cultura 8 Film

9 Dischi 12 Letteratura I tamburi della pioggia - Ismail Kadaré

Foto dal finestrino - Ettore Sottass 13 Arte Bilbolbul Art in Bo

what’s up 10/11 What’s up dal 15/03 al 15/04

sport 14 15

Il nostro sport Il campetto Intervista dirigenti Basca Galliera Storie di sport La vita veloce. Ayrton Senna

la voce dei lettori

16 C’era una volta il festival Cosa fareste senza di noi? L’utile spreco C come corruzione

17

amarcord

18 Le Charlie’s Angels della scuola

19 Stripp Oroscopazzo

DAL 24 MARZO

PER TUTTI MERCOLEDÌ DI PRIMAVERA BIRRA ALLA SPINA A 1 �!!! Bar-Bòne via della Libertà n°98 - 40016 - San Giorgio di Piano (Bologna) -Tel.: 051.66.30.690

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Editoriale “È un aspetto, questo, dello strano mestiere di cronista che non cessa di affascinarmi e al tempo stesso di inquietarmi: i fatti non registrati non esistono. Quanti massacri, quanti terremoti avvengono nel mondo, quante navi affondano, quanti vulcani esplodono e quanta gente viene perseguitata, torturata e uccisa! Eppure se non c’è qualcuno che raccoglie una testimonianza, che ne scrive, qualcuno che fa una foto, che ne lascia traccia in un libro è come se questi fatti non fossero mai avvenuti! Sofferenze senza conseguenze, senza storia. Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta. È una triste constatazione; ma è così ed è forse proprio questa idea - l’idea che con ogni piccola descrizione di una cosa vista si può lasciare un seme nel terreno della memoria - a legarmi alla mia professione...” Tiziano Terzani - Un indovino mi disse

L’altra mattina sfogliando un giornale mi sono imbattuta in questo articolo: “Negli stati uniti le persone che leggono le notizie sul web sono più numerose di quelle che leggono il giornale”. Si, va bene, niente di nuovo. Basta connettersi ad un noto social network come Facebook per accorgersi con quale velocità i link di informazione vengano condivisi tra tutti gli utenti iscritti. Detto questo, ciò su cui vorrei riflettere non è tanto se sia meglio leggere un articolo sul giornale, attraverso il web o tramite l’ascolto di un notiziario televisivo ma SE c’è interesse nel sapere cosa succede intorno a noi; dico questo poichè purtroppo i dati parlano chiaro: In Italia l’indifferenza verso ciò che accade, soprattutto tra i giovani, è a livelli davvero vergognosi. Cari ragazzi, sono costretta a dire che così non va bene. Quindi una buona volta facciamo vedere chi siamo, ribaltiamoli questi dati e cerchiamo di far capire che riteniamo l’informazione un dovere sfatando il mito del giovane disinteressato e ignorante. ILTE è nato proprio con lo scopo di fare informazione gratuita per i giovani tramite i giovani, e dunque date retta a me, cerchiamo di impegarci tutti ad avere un minimo di interesse su ciò che succede o è successo attorno a noi. Dietro alle pagine che sfoglierete c’è infatti il lavoro di decine di ragazzi che si sono impegnati per condividere con voi tutte le informazioni interessanti che si è ritenuto doveroso approfondire, in questo numero numero di marzo infatti si parlerà ancora di integrazione con l’intervista ad una studentessa marocchina dell’università di Bologna, della situazione in Iran, del No mafia day, del decreto corruzione, di musica di cinema e moltissimo altro ancora. Approfittiamo dunque dell’arrivo della primavera per svegliarci dal letargo e dare il nostro contributo all’informazione anche leggendo Il Temporale. Vi ricordo sempre che è possibile collaborare con noi quando volete e come volete: scrivendo, criticando, suggerendo, dando nuove idee semplicemente mandando una e-mail ai contatti che trovate all’interno del giornale. Ah dimenticavo, grazie a tutti per i complimenti ricevuti!

Silvia

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società

Legami di legalità, legami di responsabilità Cronache dall’Italia che conta Roberto Meloni

Liberateci dalla mafia Da Falcone e Borsellino a Libera Terra. Tutti uniti per combattere la mafia. Sara Szczepnyj “La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni” Giovanni Falcone

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ualcuno ha detto che la mafia non esiste. Qualcun’altro addirittura che dobbiamo conviverci che ognuno debba risolvere la criminalità come vuole. E meno male che c’è stato anche chi ha riconosciuto che la mafia è una “montagna di merda”. Sarebbe facile considerare la mafia una sorta di sporco sotto al tappeto, qualcosa che coinvolge solo alcune regioni del sud Italia, e quindi essere considerato un dettaglio irrilevante, un fenomeno da combattere tra tanti. Si, lo è, ma ci coinvolge molto di più di quello che possiamo immaginare. Tante sono le persone che sono state e sono tutt’ora coinvolte,è pertanto un dovere morale e civile conoscere e ricordare coloro che hanno pagato con la propria vita la giustizia e la libertà per cui lottavano, da Falcone e Bor-

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sellino al generale Dalla Chiesa, da Peppino Impastato, che dai microfoni della sua emittente Radio Aut denunciava i crimini mafiosi per dare una scossa alla controinformazione, all’imprenditore Libero Grassi, che si rifiutò di pagare il pizzo. Ma questi sono solo gocce nell’immenso oceano delle vittime innocenti. Nel 1995, un sacerdote e giornalista attivo nella battaglia contro la criminalità organizzata, don Ciotti, fonda Libera, associazione che si impegna a coinvolgere la società in una lotta attiva contro le mafie, per una maggiore cultura alla legalità, all’impegno contro la corruzione e alla costruzione della giustizia sociale. Non meno importante la gestione dei beni confiscati alla mafia, oggetto della legge 109/96 approvata 14 anni fa dal Parlamento italiano: terreni coltivabili, immobili, interi patrimoni gestiti dall’associazione per restituirli alla cittadinanza ed utilizzarli a finalità sociali. Il lavoro delle cooperative sulle terre confiscate ha dato vita ai prodotti biologici del marchio Libera Terra, per cui ogni anno si attivano moltissimi volontari. Inoltre il prossimo 21 marzo si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, quest’anno a Milano, dove si svolgeranno tantissime iniziative proposte in vista dell’occasione, con l’obbiettivo

Scrivere per riempire fogli bianchi; urlare per rompere fastidiosi silenzi; colorare per spazzare via il grigiume. Liberare le menti ed eliminare l’indifferenza. Raggruppare genti, pensieri e memoria. Da ormai quindici anni è questo lo scopo della “Giornata della memoria e dell’impegno” organizzata da Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, in collaborazione con Avviso Pubblico. Fondere la memoria alla forza dell’impegno e della lotta civile. Ogni anno, dal 1995, quel solito 20 marzo è tutto questo. Ogni anno il corteo si apre con i parenti delle vittime della mafia, quegli stessi parenti che sono riusciti a tramutare un immenso dolore, quale può essere la perdita di un proprio caro sotto i colpi della mafia, in lotta per la civiltà. Sono riusciti a tramutare le loro paure in impegno concreto. Quest’anno il corteo sarà nella grande Milano. Una delle più grandi metropoli italiane, se non addirittura la più grande. Proprio la Milano nella quale sia la gente che le istituzioni dicono “qui la mafia non esiste!” e nella quale invece la mafia agisce, sempre più silenziosa, tramite appalti e riciclaggio di denaro sporco, tramite l’intreccio e i legami con la politica. È questa la Milano reale, dove il mafioso, senza coppola né lupara, scende per strada la mattina, prende i mezzi pubblici, cammina fra la gente; è la Milano dove il mafioso è anonimo e, del tutto indisturbato, si arricchisce; è la Milano che nel 2015 attende l’Expo; insomma è quella più esposta alle infiltrazioni mafiose. Il prossimo 20 marzo avremo l’opportunità di riscoprire l’altra faccia della medaglia; quella che non accetta e ripudia con veemenza la mafia. Sarà un’esplosione di colori e musica perché tutta l’Italia riesca a sentire che la forza dell’antimafia non ha confini e coinvolge il nord come il sud. L’antimafia dei fatti che un giorno trascinerà via tutto quel marciume chiamato mafia. Per la XV “Giornata della memoria e dell’impegno” tutta l’Italia che conta urlerà il proprio dissenso alla mafia con la consapevolezza, e soprattutto con la certezza, che un giorno, quell’incubo sarà solo un vago ricordo. di costruire insieme una comunità alternativa alle mafie dove vengano riconosciuti ad ogni essere umano diritti e non favori, a differenza di quanto avviene nel sistema mafioso. Dire che la mafia non esiste significa avere grossi problemi di non-coscienza; poichè è dovunque ed ha rapporti molto stretti anche con chi meno ci si aspetta. Finchè coesisteranno indisturbati politica, potere, corruzione e denaro, la lotta contro la mafia sarà solo uno dei cento passi necessari per sconfiggerla.

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…era ieri - di Matteo Garuti

Non solo violenza Il maggio ‘77 a Bologna

Il marzo ‘77 a Bologna Non solo violenza Matteo Garuti

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’è un carrarmato in via Zamboni. No, non è uno scherzo… È l’alba di domenica 13 marzo 1977, e la zona universitaria di Bologna si sveglia con lo sferragliare dei mezzi cingolati. Ma cosa succede? Succede che quelli sono giorni di guerriglia, il culmine della tensione fra il Movimento studentesco e le forze dell’ordine. I fattacci prendono il via la mattina di venerdì 11 marzo, quando il movimento cattolico Comunione e Liberazione (CL) organizza un’assemblea in un’aula universitaria. L’iniziativa ha il sapore di una sfida, che presto viene raccolta. Alcuni studenti di sinistra tentano di entrare nell’aula per protestare, ma vengono duramente respinti dai ciellini e dai carabinieri, che caricano i manifestanti con una violenza spropositata. Nel centro storico si scatena la guerriglia. Sanpietrini e bombe molotov da una parte; lacrimogeni e colpi di pistola dall’altra… E uno di quei colpi centra un ragazzo. Francesco Lorusso, anni 25, studente di medicina e militante di Lotta continua. “Sono fottuto” dice appena colpito, rendendosi conto di essere spacciato. Così via Mascarella diventa teatro di un omicidio. Chi ha ucciso Francesco? Un “proiettile vagante” che si faceva un giretto in centro? O forse un carabiniere che perde la testa e spara contro il primo dei manifestanti che gli capita a tiro? Per insufficienza di prove ancora oggi non è possibile saperlo. La notizia della morte di Francesco si diffonde in un lampo. Esplode la rabbia, e nel pomeriggio un grande corteo invade la città. Alcuni manifestanti distruggono vetrine e altri occupano i binari della stazione. La folla si accanisce contro la sede della Democrazia cristiana e la libreria di CL. Le strade intorno a piazza Verdi vengono interrotte dalle barricate, e gli scontri proseguono più duri che mai fino alla sera del 12 marzo, quando viene saccheggiata un’armeria. Quella notte la polizia tenta di togliere “la voce” al Movimento, irrompendo con la forza nella sede di Radio Alice, in via

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Marzo 1977 - Bologna, Via Zamboni

del Pratello. E arriviamo all’alba di domenica 13, quando un esercito di tremila carabinieri, con mezzi corazzati, occupa Bologna. I militari rimuovono le barricate e arrestano decine di dimostranti. La repressione è durissima: c’è la guerra a Bologna. Questi sono i fatti di quei giorni, ma cos’è

“Il personale diventa politico: quei ragazzi vogliono esprimere la propria vita nella propria politica, animando una sorta di rivoluzione intima.“ stato davvero il Movimento del ‘77? Solo una banda di teppisti e terroristi, come molti politici hanno cercato di far credere? Niente di più falso, soprattutto a Bologna. Quel movimento, il primo dopo il ‘68, nasce come risposta all’introduzione di nuove barriere al diritto allo studio, e vede Roma e Bologna come principali focolai della protesta. Se a Roma fin da subito è la violenza a farla da padrone, Bologna resta un’isola felice, almeno all’inizio. La città vive un periodo di straordinario fermento creativo e qui la contestazione si esprime con nuovi linguaggi, basati sull’ironia e sulla trasgressione. Ne sono un esempio i cortei improvvisati e festosi, a volte anche notturni, sempre aperti dalla musica della Sarabanda. Bologna è un Paese delle meraviglie, in cui vive Alice, Radio Alice. Quella piccola radio, pazzamente libera, diventa il megafono del Movimento bolognese. Tutto è basato sulla spontaneità e sull’improvvisazione, non c’è palinsesto e si fa un uso innovativo delle telefonate in diretta. Ognuno mette a disposizione del Movimento le sue competenze culturali, e a Bologna si formano o portano il

loro contributo numerosi artisti. La matita geniale di Andrea Pazienza, la musica sperimentale degli Area, il cantautorato di Claudio Lolli, il teatro di Dario Fo, il punk dei Gaznevada, il rock demenziale degli Skiantos… Ma cosa vogliono quei giovani? Tutto… E la riforma della scuola è solo un pretesto. Ci sono alcune differenze fondamentali rispetto al Movimento del ‘68. Non c’è una volontà precisa di “cambiare il mondo”, ma c’è piuttosto quella di costruirne uno per sé. Il Movimento è in forte contrasto con la sinistra istituzionale e non trova punti di contatto con gli operai. È un insieme di giovani liberi, fatto di diversità e senza una dottrina politica rigida. Un “tutto” formato da gruppi anche distanti fra loro; dalle Femministe all’ala creativa degli Indiani metropolitani, dai Radicali a quelli di Autonomia operaia. La morte di Lorusso è uno shock, un punto di rottura che apre la strada al dilagare della violenza. Il Movimento inizia a finire col grande convegno di settembre, in cui emergono divergenze inconciliabili. Niente è più come prima. Il Movimento si trascina stancamente, fino a dissolversi in una chiusura nel privato. Un “rompete le righe” che porta i ragazzi del ‘77 su rotte diverse, a volte anche tragiche. La delusione ne condurrà alcuni sulla strada cieca del terrorismo, e altri nel tunnel buio dell’eroina. Ma cosa rimane di quel movimento? Non c’è una vera eredità politica, ma per molti aspetti quello del ‘77 è il primo movimento realmente “contemporaneo”. Il personale diventa politico: quei ragazzi vogliono esprimere la propria vita nella propria politica, animando una sorta di “rivoluzione intima”. Quell’esperienza lascia soprattutto la valenza esistenziale e formativa del grande incontro collettivo che ha generato. Il ‘77 non avrà costruito partiti, ma certamente ha contribuito a costruire uomini. INPUT: Musica > Gioia e rivoluzione, Area; Inascoltabile, Skiantos. Film > Lavorare con lentezza, G. Chiesa; Paz!, R. De Maria.

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L’Iran che fa paura La situazione politica e sociale iraniana Matteo Garuti

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’era una volta la Persia delle meraviglie. C’è oggi l’Iran che fa paura. Oggi l’Iran è considerato una nazione pericolosa e inaffidabile, ed è vissuto come una minaccia per la comunità internazionale. A cosa si deve questa diffidenza? Innanzitutto all’atteggiamento aggressivo e provocatorio della politica estera iraniana. Il presidente Ahmadinejad non perde occasione per sputare veleno contro lo Stato di Israele, di cui ha dichiarato di augurarsi “la sparizione dalle carte geografiche”, e che dipinge come il peggior nemico per l’Islam e per il Medio Oriente. Per di più il leader iraniano nega convintamente l’esistenza dell’Olocausto del popolo ebraico avvenuto durante la Seconda guerra mondiale. La politica estera dell’Iran è aggressiva anche nei confronti dell’Occidente e soprattutto degli Stati Uniti, anche per la posizione di netta difesa che questi Paesi hanno assunto nei confronti di Israele. Questo stato di allerta è motivato anche dalla decisione del governo iraniano di intraprendere un programma nucleare. Il governo rassicura sugli

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scopi pacifici dei suoi piani atomici, che mirerebbero unicamente allo sviluppo e all’autonomia energetica del Paese. Per lungo tempo però i progetti sono stati tenuti segreti, finché il Consiglio di sicurezza dell’ONU si è convinto ad approvare una prima bozza di sanzioni internazionali. Si teme infatti che l’Iran sviluppi segretamente ordigni nucleari.

“La speranza di cambiamento vive nel crescente fronte di opposizione, che di giorno in giorno erode le fondamenta del regime.” Oltre alle tensioni “verso l’esterno” l’Iran ormai da mesi vive laceranti tensioni interne. Tutto inizia con le elezioni presidenziali del giugno 2009. I risultati premiano l’ultra-conserva-

tore Ahmadinejad e vedono sconfitto il riformista Moussavi, ma molte anomalie suggeriscono fondate ipotesi di brogli. I dissidenti iraniani dimostrano grande coraggio e le manifestazioni di protesta, seppur proibite, non tardano ad arrivare. Grandi e rumorosi cortei riempiono le strade di Teheran, ma sono soffocati nel sangue dalle milizie governative. In quei giorni di giugno vengono uccisi molti giovani manifestanti, notizia che il regime fa il possibile per insabbiare. Tra quelle vittime c’è anche Neda, che diventa il simbolo di chi crede in un Iran diverso e non si arrende. Le proteste continuano e si intensificano dopo la morte sospetta dello Ayatollah Montazeri, religioso di spicco che aveva criticato aspramente la deriva di quel sistema, che pure aveva contribuito a creare. Ma cos’è l’Iran di oggi? La rivoluzione del 1979 ne fa una repubblica islamica, in cui il vertice del potere è la Guida suprema, un capo religioso sciita che attualmente è incarnato dallo Ayatollah Khamenei. La Guida controlla direttamente e indirettamente tutta la vita politica e sociale iraniana. Le libertà d’espressione sono limitatissime, i mezzi d’informazione sono censurati, le donne vivono una condizione pressoché medievale e le condanne a morte per reati d’opinione, o per quelli che secondo il Corano sono “peccati”, sono all’ordine del giorno. Molti intellettuali e artisti sono costretti a fuggire, ed è recentissimo l’arresto del regista Jafar Panahi, premiato e acclamato all’estero ma perseguitato in patria. Le relazioni estere dell’Iran non fanno presagire nulla di buono e il rischio di un intervento militare americano è concreto. Un’ipotesi del genere potrebbe avere conseguenze catastrofiche e aprire scenari di guerra che coinvolgerebbero molti Stati del Medio Oriente. Ma l’Iran merita tutto questo? Ovviamente no. È un Paese sconosciuto quanto meraviglioso, con una storia millenaria e una cultura raffinatissima. La speranza di cambiamento vive nel crescente fronte di opposizione, che di giorno in giorno erode le fondamenta del regime. Il futuro è incerto, ma forse un giorno l’Iran smetterà di fare paura e tornerà a meravigliarci. INPUT Film e Graphic Novel > Persepolis, Marjane Satrapi; filmografia di J. Panahi

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LIBERA DI SENTIRMI BOLOGNESE Intervista ad Halima, studentessa marocchina dell’università di Bologna. Culture diverse a confronto sul tema dell’integrazione. Silvia Zambelli S: Appena ho deciso di scrivere questo articolo ho pensato subito a te. H: Cosa devi scrivere? S: Di Bologna, di giovani,di studenti, di stranieri, di integrazione. H: Tutto insieme? Però! S: Devo cercare di far capire che si può essere Bolognesi anche se si porta il velo. H: Sai quanto vorrei farlo capire io, sono anni che ci provo! S: Dobbiamo riuscire a farcela in 500 parole, e secondo me ci riusciamo. H: Se lo dici tu. S: Prima domanda… H: Cos’è un quiz di Gerry Scotty? S: Eddaaaaai fai la seria...Da quanti anni sei a Bologna? H: Quasi tredici, mio padre venne qui per lavoro e io, mia madre e i miei fratelli lo abbiamo seguito. S: Che lavoro fa? H: Appena è arrivato in Italia lavorava all’Interporto di Bentivoglio come scaricatore poi ha fatto il muratore, il cameriere e ora lavora in una fabbrica a San Lazzaro. S: Tu lavori? H: Sì, alla sera in un ristorante per pagarmi l’università. S: Bologna ti sembra una città aperta all’integrazione oppure no? H: Ti dirò, sono molto più aperti i ragazzi a questo tema che gli adulti. All’università non ho mai avuto nessun tipo di problema pur portando il velo, mentre mi basta prendere un autobus o girare per via Indipendenza che subito le persone mi squadrano, ma ormai ci ho fatto l’abitudine. S: Hai mai avuto vissuto episodi di razzismo in prima persona? H: Sì, proprio sull’autobus, un’autista non mi voleva far salire… Mi sono state dette anche le solite frasi come “Marocchina di merda”, “Tornatene nel tuo paese…” Ma l’essere straniero è una sfida per mettersi in discussione. Se ci tieni a far parte della società lotti e sopporti. S: Cosa ami di più di Bologna? H: Bologna la amo tutta, le due torri, i giardini margherita, il dialetto bolognese,i portici, non vorrei mai andare via da qui... ma purtroppo nella mia condizione biso-

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gna sempre vivere con la paura che da un momento all’altro potresti essere costretta ad andare via. S: Delle donne musulmane che non portano il velo cosa ne pensi? H: Io stessa talvolta non lo indosso, poichè al di la di ciò che dicono molti notiziari, l’uso del velo è una scelta delle donna,una scelta nei confronti del proprio Dio e della propria religione, e non meno importante per celare la preziosità del nostro corpo proteggendolo da sguardi indiscreti. Se lo indossiamo è perchè vogliamo indossarlo e certamente non per offendere la sensibilità religiosa cattolica. Mia madre è molto devota e lo porta sempre, ma ne lei ne mio padre mi obbligano a farlo. E’ una mia scelta, e anche quando non lo porto non significa che io non sia devota al mio Dio. Portare il velo vuol dire rispetto per se stesse e per la propria condizione sociale. S: Ormai si sta generalizzando sulla violenza dell’uomo musulmano nei confronti della propria donna, pensi sia giusto? H: Non si può fare di tutta l’erba un fascio. La donna musulmana non è sottomessa al proprio uomo, ma solo al proprio Dio, se c’è qualche uomo musulmano violento non vuol dire che tutti lo siano.

Che sia musulmano, italiano, rumeno, africano, o francese, se l’uomo usa la violenza nei confronti della donna non è da considerarsi un uomo ma criminale, di qualunque religione esso sia. La violenza e la sottomissione della donna non hanno perdono. Generalizzare definendo tutti i musulmani violenti è assolutamente sbagliato, poiché non è così. S: Sei una ragazza normalissima come me e come tante altre eppure… H: Eppure non mi riesco a sentire pienamente a casa. S: In questa ultimo spazio hai la possibilità di dire ciò che vorresti che accadesse. H: Vorrei che i Bolognesi mi considerassero una di loro, non una delle tante che viene qui per portare via lavoro, creare malessere sociale e disordine... Vorrei che una buona volta mi si aprissero le porte dell’integrazione, non basta un foglio di carta, un permesso un passaporto, vorrei sentirmi libera di essere una bolognese come tante.

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cultura

FILM DEL MESE

film

a cura di pietro borzì

Alice in Wonderland

di Tim Burton con Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter e Anne Hathaway Fantastico - USA 2010

Ombre, vestiti tetri ma eleganti, animali parlanti, Depp e la Carter: cos’è se non un film di Tim Burton?! Attesissimo nelle sale italiane e non solo, l’opera esce in 3D (in seguito ai straordinari incassi ottenuti da Avatar) nonostante sia stato girato bidimensionalmente. Prende pochi spunti dai vecchi film sul lavoro di Carroll. Alice (Mia Wasikowska) ha 19 anni e non ricorda nulla del suo precedente viaggio attraverso il Paese delle Meraviglie. Il film è più un seguito della storia che noi tutti conosciamo. Lungo la peripezia la ragazza ha modo di rincontrare tutti i protagonisti che da piccola aveva creduto di sognare ma che invece aveva conosciuto “realmente”. Dal Cappellaio (Johnny Depp) alla Regina Rossa (Helena Bonham Carter), fino al Bianconiglio (Michael Sheen). La trama è lineare come nella classica delle fiabe, con in più quello sfondo dark che solo il regista di Edward Mani Di Forbici sa dare. Uno sfondo dark che qualcuno potrà dire originale, qualcun altro invece, conoscendo bene i precedenti lavori del regista, potrà notare un abuso ripetuto da parte di Burton. Senza parlare dell’impiego ripetitivo degli stessi attori. Il regista mette la propria firma nei suoi film: prima che un film su Alice Nel Paese Delle Meraviglie, questo è un film di Tim Burton. E il 3D? Nulla di eccezionale (a parte il logo della Disney nei titoli di testa). Insomma rimane dello sconcerto a fine proiezione. Che dire, il gusto è personale.

Invictus

di Clint Eastwood con Morgan Freeman, Matt Damon - Drammatico - USA 2009 Vi consiglio di accantonare mentalmente Gran Torino e Changeling prima di entrare in sala perché quello che vedrete si discosta radicalmente dalle ultime opere del monolitico Eastwood. Sia chiaro che Invictus è un ottimo film, valorizzato dalla mano esperta e sensibile del regista, nonostante sia evidentemente troppo superficiale e classico: alla freddezza e al cinismo tipici si sostituisce una massiccia dose di buonismo. Per certi versi è il soggetto in questione a richiederlo dato che l’Apartheid e Nelson Mandela sono argomenti tanto delicati quanto di larga fruizione. La pellicola si basa sul romanzo di John Carlin, Ama Il Tuo Nemico e si concentra sul periodo in cui Mandela, appena nominato primo presidente di colore del Sudafrica, si pone come obiettivo imprescindibile la riappacificazione del paese ancora diviso dall’odio fra i neri nativi (poveri) e i bianchi afrikaner (ricchi). Il linguaggio universale dello sport contribuirà alla realizzazione del suo sogno. Mandela si interessa alle sorti della discussa nazionale di rugby degli Springboks, riammessa nelle competizioni internazionali dopo il boicottaggio decennale generato dall’apartheid, con la convinta speranza che una possibile vittoria della Coppa del Mondo del 1995 potrebbe rafforzare l’orgoglio nazionale e lo spirito di unità del paese intero. Una storia umana e sportiva, abbellita quanto basta, ma vera.

Fabrizio Berti

La Bocca del Lupo

di Pietro Marcello con Mary Monaco e Vincenzo Motta - Drammatico, Docufilm - Italia 2009 “Via del Campo ci va un illuso a pregarla di maritare a vederla salir le scale fino a quando il balcone è chiuso. Ama e ridi se amor risponde piangi forte se non ti sente dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior… dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior…” (Via Del Campo - Fabrizio De Andrè). Un film conturbante quello di Pietro Marcello, il secondo dopo Il Passaggio Della Pioggia. Qui si cimenta in un docufilm con scelte stilistiche e contenutistiche molto impegnate e difficili, il cui titolo è preso dal romanzo verista di Remigio Zena. Un film del Novecento: le ombre, i personaggi pasoliniani, una città di porto che non può essere moderna. Genova è la protagonista passiva del film. La storia è incentrata sull’amore tra Enzo e Mary; l’amore di due esseri umani, un uomo e un trans conosciuti in prigione. Le attese dello sconto della pena, le lettere da dentro a fuori, da fuori a dentro. Due vite travagliate che vivono un amore singolare, che nonostante sia contemporaneo è così lontano dai bisogni in un rapporto che chiediamo tutti i giorni. Di normale non c’è nulla, i sogni dei due amanti non sono altro che di più semplice si possa avere. Chi oggi crede che la “normalità” sia qualcosa di giusto e imprescindibile dovrebbe vederlo.

Roma Città Aperta

CINETECA M E N S I L E

di Roberto Rossellini con Anna Magnani, Aldo Fabrizi e Marcello Paglieri - Drammatico/Guerra - Italia 1945 Questo mese la redazione cultura di ILTE consiglia al pubblico la visione di Roma Città Aperta, di Roberto Rossellini, presso la Cineteca di Bologna. Il film copertina del Neorealismo, che apre la trilogia sulla guerra dello stesso autore, seguita con Paisà e Germania Anno Zero, fu distribuito nel 1945. Realizzato in condizioni precarie, mentre i tedeschi esitavano ancora alla ritirata, con una scarsa disponibilità di materiale tecnico e soprattutto di pellicola, rappresenta la grande sorpresa italiana del cinema del dopoguerra. La confusione politica italiana, nonché la confusione fra passato e presente di Rossellini per le ideologie credute e successivamente messe da parte, fa riflettere sul mondo italiano dell’epoca e sulle sue contraddizioni. Nei ricordi di chiunque ha potuto vedere la pellicola rimane la scena della Magnani che correndo dietro al camion che porta via il marito viene fucilata alle spalle. Miglior film al Festival di Cannes del ’46; tre nastri d’argento come miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior attrice non protagonista (Anna Magnani). Cineteca di Bologna - Martedì 30 Marzo ore 20.15

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cultura

dischi a cura di pietro borzì

DISCO DEL MESE

Charlotte Gainsbourg IRM (Because Music - 2010)

Sono passati quattro anni da 5:55. IRM è il terzo album di un attrice divenuta cantante con una facilità e con un successo veramente stupefacente. Significa tomografia a risonanza magnetica, tutto ciò perché nei pensieri della francese rimane l’emorragia cerebrale che l’ha colpita un paio di anni fa. Il primo album scritto interamente dal padre Serge risale al 1987. La collaborazione in IRM tra Charlotte e Beck, produttore del disco e autore dei brani,

dà i suoi frutti. Fra i due s’instaura una sintonia che non annulla assolutamente il ruolo della cantante. La chanson francaise femminile, con arpeggi di chitarre acustiche, detta legge lungo tutta l’incisione del disco. Il fascino per le tenebre, proveniente dai geni del padre, si fa sentire nelle percussioni africane e nella voce suadente che si mescola al tormento e all’angoscia. L’inquieta melodia, quella di Le Chat Du Café Des Artistes, manda un flash istantaneo a Ultimo Tango a Parigi. Uno stupendo videoclip quello del singolo Heaven Can Wait, firmato dal regista Keith Schofield, dove la cantante si mescola a creature singolari (si sente l’affezione per un regista cult come Gondry - Charlotte ha recitato in L’Arte Del Sogno dello stesso regista). Il soffio tenue che ricorda la Bruni, quel folk che ottiene tanto successo, i Joy Division, i White Stripes, Bjork, sono solo alcuni dei tanti elementi di cui si nutrono Beck e la Gainsbourg. Il tutto passando da uno studio di registrazione a un set di Lars Von Tier.

Calibro 35 - Ritornano quelli di…Calibro 35 (Ghost Records - 2010) Ritornano Quelli Di… Calibro 35 dopo due anni dal folgorante successo del primo omonimo album. Gabrielli (già Afterhours e Mariposa) e co. resuscitano il poliziesco e il giallo anni ’70. Una seconda opera che continua il lavoro iniziato nel 2008, con sperimentazioni ad alto livello come non se ne vedono in altri ambiti culturali nel nostro paese. La band di Milano Odia, località singolare dell’hinterland milanese, con questo lavoro si dedica all’inedito. Infatti, sono solo cinque i brani che si possono definire storici. I cult movie di questo episodio: La Morte Accarezza A Mezzanotte, Cinque Bambole Per La Luna Di Agosto, Il Consigliori e la pellicola Milano Odia di Morricone. Sospesi Nel Traffico è un singolare brano usato nelle colonne sonore di pubblicità e documentari. Il jazz e il funky sono gli ingredienti base delle loro composizioni. Il Ritorno Della Banda, primo e secondo atto, sono il monumento alla perfezione stilistica della band. E sul palco? I live sono qualcosa di particolare: 4 strabilianti musicisti che per un’ora abbondante tengono vivo il pubblico senza l’aggiunta di un microfono, condannato dai Calibro. Non si parla, si agisce. Dopo l’apparizione fugace ma incisiva a Los Angeles, la Gang è tornata nel paese natio per far capire chi comanda. Il 27 sono all’Estragon. Non mancate!

Spoon - Transference (Merge - 2010) Il nuovo Transference dimostra che gli Spoon continuano nell’impresa. Difficile descrivere un disco che ha poco d’innovativo per la band texana, ma che senza dubbio è di alta qualità. Mantengono la linea che con Gimme Fiction e Ga Ga Ga Ga Ga li ha fatti arrivare nella hall of fame della scena alternativa degli ultimi anni (assieme a Wilco, Death Cab e Flaming Lips, fra gli altri). Sette album all’attivo e un manifesto d’intenti portato avanti dalle prime opere. Si annusa del post-grunge nell’aria. Riecheggiano Nirvana, ballate alla Wilco e momenti alla Lo-fi (Pavement in primis). Trouble Comes Running è la perfetta colonna sonora di un film pop. La nausea di chitarre mangia la scena e lo spartito; ritmi più grezzi accompagnano la voce di Britt Daniel, leader della band. Ciò non significa che l’ultima opera degli Spoon sia meno apprezzabile del disco precedente che li ha consacrati, è semplicemente più difficile da amare. I mille cambi di ritmo sono la vera novità su cui puntano i texani: il taglio, proprio lì, nel bel mezzo del ritornello in The Mistery Zone è graffiante e audace. Un ascolto solo è stupido per comprendere in fondo questo disco. Bisogna avere pazienza. cultura@ilteweb.com

RISTAMPA

KING CRIMSON In the court of the Crimson King (Self 2009)

Siate i benvenuti “nella corte del Re Cremisi”, non lasciatevi intimorire dal “21st Century Schizoid Man” in copertina e preparatevi al viaggio; perché di questo si tratta. E’ il 1969, il rock progressive è un neonato piuttosto ingombrante nel panorama musicale globale ed è allora che sulla scena inglese irrompono i King Crimson (letteralmente e non a caso “l’uomo che ha uno scopo”) con questo disco immortale pressoché perfetto nel genere tanto da meritarsi l’appellativo di “capolavoro sbalorditivo” da Pete Townshend degli Who. A distanza di 4 decadi “In the court of the Crimson King” risorge e rivive grazie al lavoro di Steven Wilson (Porcupine Tree) che , supervisionato da Robert Fripp in persona, recupera e ripristina il multitraccia remixando l’album in 5.1 audio surround in tre diversi formati. La prima versione include i nuovi remix e alcune bonus tracks oltre al filmato di “21st century schizoid man” ripreso live; una seconda variante, su doppio cd, ripropone accanto al master dell’edizione 2004 altre (e diverse) bonus tracks. La terza, in edizione limitata, è un boxed set contenente cinque Cd e un Dvd, con materiale di studio e brani live estratti dai concerti di Hyde Park e di Fillmore East a New York. Per la serie avere 40 anni e poco più e non sentirli affatto. Fabrizio Berti

cultura // ILTE // N. 03 – 9


what’s up

teatro

musica

arte

cultura

WHAT’S UP // tutti gli appuntamenti dal 15/03 al 1 //////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

27/03 sabato

tE:Ze

Ultimo spettacolo al p.i.p.p.a. Spettacolo della compagnia teatrale Sterpi Ormai la speculazione edilizia sta dilagando in città ed è arrivata persino a minacciare la misera ma gloriosa P.I.P.P.A. (Pia Istituzione Per Poveri Artisti), dove non più giovani artisti un po’ male in arnese stanno trascorrendo una serena vecchiaia fra ricordi di imprese lontane e progetti futuri.Sono accuditi quotidianamente da tre amorevoli ma battagliere suorine e da qualche sparuto parente in visita.La chiusura imminente del P.I.P.P.A. rsveglierà l’orgoglio assopito dei vecchietti che decideranno di organizzare un ultimo e indimenticabile spettacolo… Scritto e diretto da Giampiero Sterpi.

16/03

21/03

Nicola Piovani Concerto in quintetto

Winter groove

Bologna - Arena del Sole fino al 21/02

17/03 Irlanda in festa

Bologna - Estragon Programma completo: www.irlanda-in-festa.it fino al 21/03

Permacultura

Cambio di rotta presenta Orto in condotta: un’alternativa per progettare l’orto. Castel Maggiore - Casa del volontariato - Dalle 21:00

Bentivoglio, centro culturale tE:Ze, via E. Berlinguer 7 ore 21:00 (19:30 per la cena) spettacolo 8 € - spettacolo + cena 12 € info e prenotazioni: 348 5253513

18/03

17/04 sabato

19/03

L’incanto verde (al baladur)

La vera storia della principessa sul pisello

1961: tanti personaggi tutti presi ad inseguire il miraggio del boom economico. Speranze, attese, amore e finalmente…l’incanto verde. Bentivoglio, centro culturale tE:Ze, via E. Berlinguer 7 ore 21:00 (19:30 per la cena) spettacolo 8 € - spettacolo + cena 12 € info e prenotazioni: 348 5253513

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Istituzione Villa Smeraldi

21/03 domenica

I sapori della casa contadina: la sfoglia

In collaborazione con la Coop. Soc. Anima, visita guidata alla sezione del museo dedicata al frumento. Preparazione della sfoglia all’interno della cucina casalinga. Per partecipare alle iniziative in programma è previsto il solo pagamento del biglietto di ingresso al museo.Il numero dei possibili partecipanti alle visite guidate e ai laboratori è limitato, pertanto è consigliata la prenotazione. San Marino di Bentivoglio, Istituzione Villa Smeraldi, Museo della civiltà contadina, via Sammarina 35 info e prenotazioni: 051 891050 - orario: 9 - 12

05/04 lunedì

Peaking lights

Bologna - Modo Infoshop

Accaprlante Il tempo delle nostre vite San Lazzaro di Savena - Mediateca 20:30

La ‘ndrangheta. La multinazionale del crimine più potente al mondo. Libera - Mafie e Antimafia Bologna - Palazzo Malevezzi, Aula Grande della Facoltà di Giurisprudenza Dalle 15 alle 18

The mojomatics + orange Bologna, Covo club

Sesto senso re-opening

Bologna - Sesto senso nuova sede, Via Galliera - 19:00

20/03 Un sabato da leoni Bologna - Kindergarten

My awesome mixtape Bologna - Covo club

Musica dal vivo, mostre d’arte e dj set, organizzato dal gruppo FerMenti S. Giorgio di Piano - Centro giovani Dalle 18:00

Paladini di francia

Tracce di teatro d’autore Cantieri teatrali Koreja Castello d’Argile - Teatro Comunale 21:15

Pan de Diavolo

Bologna - Locomotiv

23/03 Children’s book fair

47° edizione della Fiera del Libro per Ragazzi Bologna - Fiera fino al 26/03

vendicazioni di gian luigi saraceni

Spaghetti, parole e…fantasia Pieve di Cento - Centro anziani 19:30 spaghettata 20:30 presentazione del libro

Paolo Rossi - Verso mistero buffo

Bologna - Teatro delle Celebrazioni

24/03 Formentera lady

Platealmente - Musica a Teatro Pieve di Cento - Teatro Comunale “Alice Zeppilli”

25/03 ‘o sistema. la criminalità organizzata in campania. Libera - Mafie e Antimafia Bologna -Palazzo Malevezzi, Aula Grande della Facoltà di Giurisprudenza Dalle 15 alle 18

Calibro 35

Bologna - Estragon

Codice ivan

Me, pink and the roses Bologna - Teatri di vita fino al 26/03

Rainmachine

30 years of Covo club festival Bologna - Covo club

Caccia all’uovo

A cura della Cooperativa Sociale Anima, una caccia al tesoro alla scoperta del parco di Villa Smeraldi, con premio finale un uovo di Pasqua. San Marino di Bentivoglio, Parco di Villa Smeraldi, via Sammarina 35 ~ ore 16:00

10 – N. 03 // ILTE // what’s up

eventi@ilteweb.com


what’s up

15/04 a Bologna e in provincia //////////////////////////// 26/02 07/04 19/03 martedì Angels in america

Compagnia Teatro dell’Elfo Bologna - Arena del Sole

Il mercante di venezia

Teatro - Sguardi Castel Maggiore - Teatro Biagi D’Antona

Morra

Le luci della centrale elettrica Bologna - Teatro Duse

08/04 Salento Festival Bologna - Estragon

Di Roberto Capaldo Argelato - Teatro Comunale

09/04

Covo club vs bologna

La mafia devota

La vera storia della principessa sul pisello

Accaparlante organizza tre incontri sulla ricerca quotidiana di un rinnovato senso del vivere. Al primo appuntamento verrà presentato dalle autrici Marina Garaventa e Emilia Tasso La vera storia della principessa sul pisello. “Vivere… Si fa per dire: ora come ora ho le gambe paralizzate, un occhio che non vede, ho perso l’udito all’ottanta per cento, non respiro da sola, sono alimentata attraverso una sonda che entra direttamente nello stomaco, non posso parlare perché ho subito una tracheotomia. Calma, calma non chiudete il libro!! Ora che siete caduti nella più cupa disperazione, con un perfetto colpo di scena, vi rigiro la frittata e vi dico che, in fondo, non sono stati che incidenti di percorso (tanti!) di una vita vissuta pienamente. “

27/03

Libera - Mafie e Antimafia Bologna -Palazzo Malevezzi, Aula Grande della Facoltà di Giurisprudenza Dalle 15 alle 18

Belle & sebastian, massimo volume, giardini di mirò dj-set

10/04

San Lazzaro di Savena, Mediateca, Sala Eventi, via Caselle 22 Per info: 051 6415005 - coop@accaparlante.it ~ ore 20:30

30 years of Covo club Bologna - Covo club

Motel Connection

Lacuna Coil

Racconti di Violetta

17/03 mercoledì

30 years of Covo club Bologna - Covo club

Bologna - Estragon

Ultimo spettacolo al P.I.P.P.A. Compagni Più o Meno di Gianpiero Sterpi Bentivoglio - tE:Ze Via Berlinguer, 9

28/03 Paura a bologna

Storia di cinque rapimenti Teatro - Sguardi Castel Maggiore - Teatro Biagi D’Antona

30/03 Lisa Germano + Phil Selway (Radiohead) 30 years of Covo club Bologna - Covo club

01/04 Covo club vs bologna 30 years of Covo club Bologna - Covo club

Linea 77

Bologna, Estragon

03/04 Flaminio maphia Bologna - Estragon

Bologna - Estragon

Il bel canto della lirica Pieve di Cento - Teatro Comunale Alice Zeppilli

12/04 Haggard

Bologna, Estragon

13/04 che animale sei? di Paola Mastrocola Spaghetti, parole e…fantasia Pieve di Cento - Centro anziani 19:30 spaghettata 20:30 presentazione del libro

Permacultura, un’alternativa per progettare l’orto

Continuano gli incontri di Orto in condotta, all’appuntamento di questa settimana Elisabetta Dalla Valle illustrerà la Permacultura. La Permacultura è un processo integrato di progettazione che dà come risultato un ambiente sostenibile, equilibrato ed estetico. Essa è essenzialmente pratica e si può applicare ad un balcone, ad un piccolo orto, adlllllllllll,, un grande appezzamento o a zone naturali, così come ad abitazioni isolate, villaggi rurali e insediamenti urbani. Appuntamento consigliato a chi si sente ribelle perché vorrebbe un po’ più di verde nella propria città. Caste Maggiore, Casa del volontariato, via E. Berlinguer 19 ore 21:00

14/04

21/03 domenica

Willie Nyle

Winter groove

Platealmente - Musica a teatro Pieve di Cento - Teatro Comunale Alice Zeppilli

15-16/04 Quand al dieval ag met al zampon A Teater - Teatro dialettale Bentivoglio - tE:Ze Via Berlinguer, 9

Con l’ultima domenica si aprile si concludo i suoni dell’inverno organizzati dal gruppo FerMenti. Verranno esposti i quadri di Nican Roma, Daniele Marino, Serena Zaniboni e le fotografie del nostro fotografo Devid Candini. Suoneranno i Flor de Cana, a concludere la serata dj-set live by Camalo mix. Vi aspettiamo numerosi! San Giorgio di Piano, Centro Giovani, P.zza Indipendenza dalle 18:00

26/03 venerdì Morra - teatro labrys

Argelato è orgogliosa di ospitare Morra, lo spettacolo pluripremiato di Roberto Capaldo. Pulcinella, maschera della grande tradizione della Commedia dell’Arte, ci parla della sua città e in particolare di Scampia, un quartiere di Napoli divenuto un vero e proprio teatro di guerra Argelato, Teatro Comunale, via Centese 50 ~ ore 21:15 intero 10 €, ridotto 8 €

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what’s up // ILTE // N. 03 – 11


cultura

Ismail Kadaré I Tamburi Della Pioggia Simone Cuoghi

I

tamburi della pioggia è un romanzo storico scritto da Ismail Kadaré, scrittore albanese candidato diverse volte al premio Nobel, ancora poco conosciuto in Italia. Quest’opera risale agli anni ‘70, quando l’autore viveva ancora nell’Albania di Enver Hoxha. Egli riuscirà solamente vent’anni più tardi ad ottenere asilo politico in Francia. Il romanzo è ambientato nel XV secolo e narra l’inizio del ventennale conflitto tra l’impero ottomano ed il piccolo stato albanese. La storia si svolge nella cittadella di Krujia, capitale dell’Albania d’allora e nella piana che si estende davanti ad essa, dove i turchi hanno montato le loro tende. Gli attori della vicenda, oltre all’immenso esercito ottomano comandato da Tursun Pascià, sono i valorosi soldati albanesi che per tutto il corso di una torrida estate riusciranno a resistere agli attacchi sferrati dai ben più forti ed addestrati rivali. Lo scrittore albanese ambienta la maggior parte della narrazione nel campo del nemico turco, descrivendo la vita quotidiana dei personaggi che affollano questo sterminato accampamento. Nessuno viene tralasciato e tutti hanno un ruolo in questa epopea, dal comandante, ai sodati semplici, passando per i suoi collaboratori e le “favorite”. Non vengono nemmeno risparmiati i

12 – N. 03 // ILTE // cultura

Libri particolari più crudi della vita militare dell’epoca. Gli Albanesi, invece, appaiono per lo più come testimoni di quanto sta accadendo sotto i bastioni della loro fortezza Su tutta la narrazione aleggia poi la figura quasi mitica di Scanderberg, conosciuto anche come Giorgio Castriota, l’eroe nazionale albanese. Nonostante l’educazione ricevuta presso la corte ottomana, dove arrivò come ostaggio assieme ai fratelli, Skanderg, non dimenticò mai le proprie origini. Un giorno riuscì a fuggire, raggiunse il suo paese e tramite un astuto stratagemma, si fece consegnare la città di Kruja, dando vita ad una rivolta che durò per venticinque anni. La fine del primo dei tanti assedi dai quali dovranno difendersi gli uomini di Scanderberg è annunciato dai tamburi della pioggia turchi che scandiscono l’arrivo dell’autunno. Il libro rappresenta un’ottima chiave di lettura per comprendere la cultura albanese e le vicende contemporanee di questo popolo. Per gli amanti delle tematiche trattate nel libro è consigliabile anche la lettura del “Ponte sulla Drina” di Ivo Andric, ambientato nelle magiche terre della BosniaHerzegovina, insuperato esempio di romanzo storico moderno.

Ettore Sottass Foto dal finestrino Davide Rambaldi

in quella di destra, odore di pagine plastificate. Brevi morsi da realtà di cui vuole renderci partecipi. Sottsass dimostra di essere anche un bravo scrittore e un bravo fotografo allo stesso tempo, coinvolgendo il lettore con tutti i sensi. Non sono banali ricordi che limiterebbero la fantasia di chi legge,anzi sono spunti per riflettere e immaginare di aver attraversato anche noi quei luoghi. Come i libri divorati la notte alla luce fioca della abatjour sfidando il sonno, così personalmente l’ho bevuto tutto in un fiato sotto la luce mattutina. Sottsass ci porta nei colorati cimiteri del Messico, negli edifici abbandonati di Le Corbusier in un’India di cemento umido e ci getta nel mare di Portofino. Lontano dai turisti arroganti, stipati nei loro suv di metallo lucido, ci porta fra gli odori della cucina di una donna che raccoglie sapientemente piante aromatiche imbevute di brezza marina. E poi Hong Kong, Palm Springs, Iran, Siracusa, Bali. Riflette sui tentativi vani dell’uomo di resistere al tempo, ma ne rimangono solo macerie pericolanti e citando Sottsass stesso “anche le idee muoiono’’, così spiega che i grattacieli rispecchiano la vita moderna: aggressività, leggerezza e velocità. Sono rapidi sguardi su particolari che pochi di noi notano la mattina mentre si è sempre di fretta come il verde ciuffo di erba che imperterrito cresce tra le macchie di grasso nero nei binari delle stazioni. Tutti dovremmo prendere un treno qualsiasi e iniziare a scrivere.

F

oto dal finestrino è un libro che non è stato scritto da uno scrittore. Non è stato scritto da un cultore della parola di professione, ma da un architetto e designer. Sottsass, nato a Innsbruck nel ‘17 e scomparso recentemente nel 2009 all’età di 90 anni, dedica la sua vita a realizzare mobili, tavoli, vasi, lampade,specchi, vetri, riviste, elettrodomestici, case, aeroporti, città intere, insomma tutto ciò che ci circonda e sposa nientemeno che Fernanda Pivano, senza la quale in Italia non sarebbero forse arrivati autori come Hemingway, Edgar Lee Masters e la Beat Generation. Qui Sottsass ci fa osservare il mondo attraverso i suoi occhi, 75 pagine di sguardi nel mondo. 26 grandi fotografie di luoghi e 26 rispettive riflessioni e didascalie. Un libro da gustare: piccolo formato, scrittura asciutta, una foto sulla sinistra e i pensieri accanto

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arte

cultura

Art in Bo (e dintorni) Andrea Bosi

Bilbolbul Festival internazionale di fumetto Giulia Sagramola

D

al 4 al 7 marzo anche quest’anno a Bologna si tiene Bilbolbul, il festival internazionale di fumetto arrivato alla sua quarta edizione. Il festival è a cura dell’associazione culturale Hamelin e nel giro di pochissimi anni è riuscito ad offrire al pubblico un tipo di evento unico nel suo genere in Italia. Bilbolbul è un vero e proprio festival del fumetto, lontano dalle cosiddette fiere, dove una delle principali attrazioni è la mostra mercato dei fumetti, proposti in quanto prodotti editoriali. Al contrario Bilbolbul è improntato principalmente sull’esposizione e la divulgazione del fumetto, come mezzo di comunicazione espressiva ed in quanto forma d’arte. Grazie a questa forma, l’attenzione è tutta concentrata verso i lavori in mostra e sull’incontro con i loro autori. Quest’anno l’offerta è a dir poco incredibile: autori di fama nazionale e internazionale espongono in giro per la città, tenendo numerosi incontri con il pubblico e anche eventi dedicati ai bambini. Punto di forza dell’edizione 2010 è un importante mostra antologica dedicata a David B., grande autore francese dal tratto unico e dalla narrazione innovativa. La mostra è situata nel Museo Archeologico di Bologna e, come

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la maggior parte delle iniziative del festival, è ad ingresso libero. Sempre all’interno del Museo Archeologico si espone anche il lavoro originale di Paolo Bacilieri, uno degli autori più importanti e originali della scena italiana. Da scoprire anche la linea sottile e a tratti inquietante della bravissima Joanna Hellgren, giovane autrice svedese già nota in Francia con il suo fumetto Frances, e che, per la prima volta, approda in Italia nella mostra alla galleria Ram Hotel. Anche la mostra di Lorenzo Mattotti (autore italiano di fama mondiale) è da non perdere, tutta dedicata al paesaggio, presso la Galleria Stefano Forni. Per i più piccoli, meravigliosi i lavori di Marc Boutavant con il suo mondo coloratissimo e scanzonato composto da mille animaletti, tra tutti capeggia Ariol, un piccolo asinello protagonista di una omonima serie a fumetti finalmente edita anche in Italia. L’autore proporrà anche un laboratorio per bambini all’interno della Sala Borsa e una proiezione dei corti di Ariol all’interno del cinema Lumiére. Oltre agli eventi ufficiali, Bologna è stata invasa anche da eventi collaterali pensati intorno al festival, principalmente creati da alcuni dei migliori giovani disegnatori italiani, tra le tante proposte, tutte valide, da menzionare le esposizioni monografiche di Laura Camelli, Andrea Bruno, Arianna Vairo e Violetta Testacalda. Se poi si era stanchi di girare per mostre ed incontri, ci si poteva sempre rintanare nel cinema Lumiére a vedere qualche proiezione dedicata all’evento.

Noi italiani viviamo ogni giorno una continuità storica. Siamo fortunatamente abituati alla bellezza, all’eccellenza. Spesso in altri paesi, come gli Stati Uniti ad esempio, per trovare la bellezza siamo costretti a rifugiarci in un museo; l’Italia intera è invece un museo diffuso, le strade sono intrise di cultura, di arte e di storia, l’aria che respiriamo è l’aria dei secoli passati che allo stesso tempo è la stessa di oggi. Forse a parlare è lo spirito un po’ cinico di un semplice appassionato d’arte; ma la sensazione è che al giorno d’oggi noi cittadini, “ospiti” di città che per secoli sono state teatro di avvenimenti che hanno fatto la storia, non ci rendiamo ancora conto dell’incredibile patrimonio a nostra disposizione, scioccamente consapevoli di avere il pane e non la voglia di iniziare a masticare, gustare e nutrire anima e cuore con ciò che vediamo. Sono le stesse sensazioni che mi fanno venire voglia di andare in giro per Bologna alla ricerca di qualcosa di nuovo, di dettagli che non ho ancora preso in considerazione, per poi scoprirne il significato, l’origine, la storia. E Bologna ha moltissimi dettagli che sono sicuro in molti non conoscono, o ancora non hanno notato. Come partire in questa particolare “rassegna storico-artistica” dei luoghi bolognesi se non dal sito più importante, Piazza Maggiore? Voluta nel Duecento dal Comune e dai cittadini come spazio da adibire a mercato, i primi edifici ad esservi costruiti furono Palazzo del Podestà e Palazzo della Biada (attuale d’Accursio, allora così chiamato perché utilizzato come deposito dei raccolti). È alla fine del Trecento, però, che la piazza inizia la trasformazione, con la fondamentale decisione di costruire un tempio civico dedicato a tutti i bolognesi: iniziò quindi la lenta costruzione della piazza, che vide nell’ordine l’inizio di San Petronio nel 1390 (con l’architetto Antonio di Vincenzo, lo stesso che costruì anche l’attiguo Palazzo dei Notai), la costruzione del Palazzo dei Banchi (1412, sede dei cambiavalute, ristrutturato poi a metà del ‘500 dall’architetto Vignola) e le ristrutturazioni di Palazzo d’Accursio (1425) e Palazzo del Podestà (anni ‘70-’80 del ‘400), quest’ultimo per mano di Aristotele Fioravanti, architetto bolognese chiamato anche a Mosca dallo Zar Ivan III. L’imponente impianto scenografico al quale ci troviamo di fronte oggi è senza dubbio una delle più belle piazze d’Italia, e l’atmosfera che si respira in alcune sere d’estate ci rende orgogliosi di far parte di questa città e del suo spirito da sempre volto ad esaltare l’importanza dei cittadini.

cultura // ILTE // N. 03 – 13


sport

il nostro sport Un nuovo inizio Le nubi si diradano. Il vento sembra soffiare a favore. Il Bologna ci crede. Marco Lombardi

N

onostante la primavera tardi ad arrivare in città, un timido raggio di sole, invisibile agli occhi dei più, sembra riscaldare gli animi della società di Casteldebole. Come fiori in procinto di svegliarsi dopo un lungo inverno, i rossoblù si sono decisi a mostrare il loro “splendore” calcistico, collezionando una serie di risultati utili che hanno scacciato i pensieri gelidi dalle menti dei tifosi. L’approccio alla partita, la qualità di gioco e la determinazione nel non sfaldarsi nei momenti di difficoltà sono alcune delle componenti nuove che hanno caratterizzato l’ultimo periodo di campionato dei felsinei. Il cammino verso la salvezza, quindi, si sta rivelando meno difficoltoso del previsto e ora la strada non è più in salita come fino a poco tempo fa. L’esempio lampante che meglio può confermare tutto ciò è la vittoria per 4 a 3 a Marassi col Genoa, dove uno strepitoso Adailton ha messo a segno una tripletta d’altri tempi, ponendo la firma d’autore a una partita che sicuramente resterà nella storia. Ma la prestazione superba di Adailton è solo l’emblema di un momento positivo che riguarda tutto l’organico rossoblù, dalla difesa all’attacco. Conquistare punti pesanti anche sul campo del Livorno, diretta concorrente immischiata nella zona salvezza, è sintomo di un periodo di rinascita vero e proprio, dove una nuova consapevolezza nelle proprie forze e una maggiore fiducia in sé stessi sembrano aver trovato posto nelle teste dei giocatori. Bisogna poi considerare che il Bologna ha affrontato que-

14 – N. 03 // ILTE // sport

ste gare privo di pezzi pregiati come Di Vaio e Modesto, infortunatisi proprio a Livorno, riuscendo comunque a pareggiare in casa col Milan e a sfoderare un’ottima prestazione contro la Juve, seppur perdendo 2 a 1. Anche per questo è sempre più viva la consapevolezza che il sole è finalmente tornato a scaldare i rossoblù. Questi sono i segnali di una rivoluzione partita dal gruppo, ma le cui linee guida, come è legittimo pensare, sono state tracciate dal mister Colomba. Con la media punti ottenuta dal suo arrivo sino ad oggi, il Bologna sarebbe in piena corsa per l’Europa League, e ciò la dice lunga sulla carica emotiva che il tecnico ha portato alla squadra. Mantenere i piedi per terra è però indispensabile in questo momento, e farsi prendere dall’emozione, pensando che l’obbiettivo salvezza sia già raggiunto, può essere la vera insidia dietro l’angolo capace di far crollare tutto. Classifica alla mano, si può notare quanto siano numerose le squadre raggruppate nella zona delicata del fondo, e quindi pronte quindi a battersi fino all’ultimo per restare nella massima serie. La lotta è ancora aperta. Con l’avvicinarsi della primavera il clima si fa più mite, ma gli acquazzoni improvvisi possono sempre arrivare. Se i rossoblù sapranno raggiungere al più presto il portico sotto cui ripararsi da eventuali intemperie inattese, allora si potrà esser certi del compimento della missione.

P

er il secondo anno consecutivo la finale di Coppa Italia di basket si è giocata fra Siena e Virtus, e sempre per il secondo anno i toscani hanno avuto la meglio sui bolognesi. Il risultato, dato per scontato da molti (quasi tutti), ha però portato fiducia in casa Bologna, dove già per il fatto di essere arrivati in finale si è pensato a una mezza vittoria. Il calendario che attendeva le V nere a inizio torneo era tutt’altro che semplice. La prima partita infatti contrapponeva la Canadian Solar alla Pepsi Caserta, squadra di tutto rispetto, vista la sua posizione di classifica in campionato. E già da quella partita i pronostici per un rientro anticipato dei bianconeri sotto le due torri erano numerosi. Invece i facili bookmakers si sono dovuti ricredere, dato che una concreta Virtus è riuscita a strappare la vittoria alla Pepsi, fra il terzo e il quarto periodo di gioco, dopo una partita all’insegna dell’equilibro. Anche il secondo match contro l’ospitante Avellino faceva presagire brutte visioni per i bianconeri, che però si sono saputi imporre, andando a dominare una gara che di spettacolare ha offerto ben poco. Bottino discreto, quindi, quello racimolato nel torneo dai i virtussini, che tuttavia sono tornati a Bologna con la convinzione di essersela giocata fino in fondo. E da questa esperienza si è ripartiti in campionato con un’importantissima vittoria su Teramo. Il momento è quindi positivo, Moss sembra rinato, Kopponen ha acquisito il piglio del veterano e il lavoro di coach Lardo sta cominciando a dare i frutti sperati.

P

er la Fortitudo la partita più importante dell’anno non si sta giocando sul parquet, bensì internamente alla società. La situazione è al limite. Il presidete Sacrati non è riuscito a pagare gli stipendi alla scadenza del 22 febbraio, riferendo che la Fortitudo al momento non disponeva della sufficiente liquidità. A ciò si aggiunge l’enorme debito che il patron deve al Comune di Bologna, a cui ha chiesto di sopperire in cinque anni. In queste condizioni anche i giocatori hanno deciso di far sentire la loro voce, prima saltando un allenamento e poi con un comunicato stampa che ha espresso il loro pensiero critico sulle vicende societarie in cui, nell’ultimo periodo, sono stati direttamente coinvolti. Gesto forse estremo, ma forse anche legittimo da parte di chi sembra tenere veramente alle sorti dell’Aquila. Entro fine mese Sacrati ha promesso di adempiere agli impegni economici presi con giocatori e staff, sperando che questa vicenda non mini l’eccellente lavoro svolto sul campo dai biancoblù fino a questo momento. Sul parquet infatti la Effe, dopo aver battuto anche il Gira di Ozzano in una gara molto combattuta, non ha e non ha mai avuto rivali. Consolarsi con questa unica certezza, nonostante le varie difficoltà, non è cosa da poco. sport@ilteweb.com


sport

IL CAMPETTO

Intervista alla dirigenza del Basca Galliera - 2° parte Giovanni Sgambato Qualche dato sul settore giovanile? Vignoli: Per questa stagione contiamo 315 tesserati, di cui 62 a Galliera, 118 San Pietro in Casale e 135 San Giorgio di Piano, per un totale di 21 squadre dalla Scuola calcio fino agli Allievi, con ragazzi nati tra il 1993 e il 2004. Querzola: L’attività è suddivisa sui centri sportivi dei tre paesi. Fino al livello Esordienti (circa 12 anni, ndr) si cerca di mantenere i ragazzi nei propri paesi di provenienza, mentre dai Giovanissimi, quando si cominciano a fare tornei regionali, si forma la squadra mescolando i ragazzi. Per partecipare ai campionati regionali occorre avere tutte le categorie giovanili e gli allenatori col patentino. Per noi è fondamentale l’aspetto educativo e sociale dell’attività. Accogliamo tutti i ragazzi, e a tutti è data la possibilità di giocare gli stessi minuti. Anche a livello di Giovanissimi e Allievi tutti i ragazzi che vogliono continuare a giocare rimangono nella società, con la possibilità di fare un campionato provinciale. L’anno scorso la squadra Juniores ha vinto il campionato provinciale, avendo in organico alcuni giocatori classe ’92, ’93 e ’94, che potrebbero essere pronti in un paio di anni per la prima squadra. In gennaio si svolge il Memorial Tugnoli, un torneo di calcio a cinque per la categoria Pulcini presso la palestra di San Giorgio di Piano, mentre in estate abbiamo il Memorial Galletti a San Venanzio e un altro torneo a San Pietro in Casale.

B. Accorsi: direttore sportivo P. Vignoli: segretario F. Querzola: resp. sett. giovanile M. Bartolai: resp. progetto Bologna Kids In cosa consiste il progetto Bologna kids? Bartolai: Si tratta di un progetto collegato al Bologna f.c., che permette agli allenatori di frequentare corsi di formazione tenuti a Casteldebole. Abbiamo anche realizzato un corso tenuto dagli allenatori del Bologna a San Giorgio di Piano. I nostri allenatori hanno la possibilità di partecipare agli allenamenti delle squadre giovanili del Bologna, e gli allenatori del Bologna visitano le nostre strutture facendo qualche allenamento coi nostri ragazzi. Siamo stati tra le prime società ad affiliarsi al progetto, e forse la più rappresentativa nell’area della provincia nord. Stiamo cercando di stringere ulteriormente i rapporti col Bologna, tanto che una squadra delle loro giovanili si allena presso il centro sportivo di San Giorgio di Piano, mentre i Giovanissimi nazionali del Bologna giocano qui le loro partite casalinghe. Riteniamo che questa sia un’ottima occasione per migliorare gli allenamenti, che peraltro non comporta nessuna spesa aggiuntiva per le famiglie dei ragazzi. Infatti cerchiamo di mantenere una quota di iscrizione alla portata di tutti. Più che la competizione ci interessa raccogliere tanti ragazzi e farli giocare tutti.

Classifica al 13/02/2010 v

n

p

Punti

Ci sono stati ragazzi chiamati da società professionistiche? Querzola: Da segnalare Riccardo Pasi di San

Bevilacquese Pol. Argelatese Funo Basca Galliera Airone FC Castellettese Lib. Argile V.P. Bentivoglio Antal. Pallavic. Santagatese Saragozza Atl. Borgo 1993 Galeazza Porta Stiera

9 7 8 6 5 5 5 4 5 3 5 2 2 2

5 6 3 5 6 6 4 6 2 7 1 9 8 6

1 2 4 4 4 4 6 5 8 5 9 4 5 7

32 27 27 23 21 21 19 18 17 16 16 15 14 12

sul collo dell’affermato Prost. Nel 1988 passa alla McLaren Honda, dove si consacrerà campionissimo. Lì trova Alain Prost, che sarà un compagno di squadra, ma soprattutto il primo dei rivali. Sono anni di trionfi. Senna si aggiudica il titolo iridato nel 1988, nel 1990 e nel 1991, facendo mangiare la polvere spesso e volentieri al super-avversario Prost. Nel ‘94 lascia la McLaren e si mette al volante della Williams sostituendo Prost, che nella stagione precedente aveva chiuso la carriera vincendo il campionato. Ma la macchina ha troppi problemi. Non solo è poco competitiva, ma è anche piena di difetti, sia nell’abitacolo che nella stabilità. Si corre a Imola per il Gran Premio di San Marino, è il settimo giro. Improvvisamente il piantone dello sterzo si rompe e Senna perde il controllo della sua monoposto, che esce di

pista in piena velocità, nella curva del Tamburello. L’auto si schianta contro un muro. E si spegne la luce. Il decesso di Ayrton Senna è accertato nel tardo pomeriggio. Le circostanze dell’incidente non sono del tutto chiarite, ma è chiara quanto tragica la perdita di un campione e di un uomo. Il Brasile omaggia il suo idolo con tre giorni di lutto nazionale. Nelle prove di quella gara, prima di Senna moriva il giovane Ratzenberger, e in seguito a queste tragedie la Formula 1 prenderà misure drastiche per rendere più sicuri i circuiti e le vetture. Il palmarès di Senna parla da sé: tre mondiali, 41 vittorie, 65 pole, 19 giri veloci, 610 punti complessivi e 13672 chilometri al comando di una corsa. Sorpassi memorabili, gare spettacolari e... la pole position nei cuori dei tifosi. Perché l’amore per Senna va al di là dell’ammirazione per il suo talento. Al volante era un extraterrestre, che però rimaneva un campione “umano”. Un ragazzo gentile e disponibile, con la pace sul viso, che segretamente devolveva in beneficenza enormi somme di denaro. È diventato un “martire” dello sport, ma già in vita era osannato come nessuno. Per gli sportivi resta il rimpianto di non aver visto Senna su una Ferrari, che chissà quanto avrebbe voluto guidare. Nulla però rispetto al tristezza per una vita corsa via veloce, troppo veloce. INPUT: musica > Ayrton, Lucio Dalla

La vita va veloce, Ayrton Senna Matteo Garuti

Q

sport@ilteweb.com

Come di consueto diamo un’occhiata alla situazione del girone M di Seconda Categoria e alle nostre squadre della Reno Galliera. Il Basca inciampa in casa con la Libertas Argile Vigor Pieve che fa un balzo in avanti in una classifica estremamente compatta. Continuano il loro cammino a braccetto al secondo posto il Funo, che blocca in un pirotecnico pareggio la capolista Bevilacquese, e l’Argelatese che invece impatta sul campo del Bentivoglio. Da segnalare che a causa del maltempo sono state rinviate le partite del 7 Marzo.

Società

STORIE DI SPORT

ual è il pilota di Formula 1 più amato degli ultimi vent’anni? Mansell? No. Prost? Macché. Alesì? Neanche. Schumacher? Ma va là! Il più amato è Ayrton, Ayrton Senna. E perché? Era un campione, ma non solo... Ayrton Senna da Silva nasce a San Paolo del Brasile nel 1960. Non in una favela malfamata, ma in un quartiere bene, perché la sua famiglia non ha certo problemi di soldi. A tredici anni inizia coi kart e dimostra subito di avere un gran manico. Il ragazzino vince, vince sempre. Nel 1981 debutta in Formula Ford e la musica non cambia. Il giovane Senna è troppo forte per le serie minori e nel 1983 lo vogliono in Formula 3. Ma anche quella categoria gli va stretta, e già nel 1984 Ayrton esordisce nell’Olimpo dell’automobilismo: la Formula 1. Corre per una piccola scuderia inglese ma fa capire in fretta di che pasta è fatto. Clamoroso il suo secondo posto a Montecarlo, quando sotto un diluvio torrenziale rimane col fiato

Pietro in Casale, classe 1990, che è appena andato in prestito al Parma dopo aver fatto diversi anni al Bologna, e altri due ragazzi classe ’96 andati al Bologna e alla Spal.

sport // ILTE // N. 03 – 15


la voce dei lettori

la voce dei lettori San Remo C’ERA UNA VOLTA IL FESTIVAL Anche Rai Uno ha il suo talent show Matteo Morotti

C

on la premiazione finale del sessantesimo festival di Sanremo si è decretato il ponderato decadimento e l’ulteriore certezza di come si sta orientando la cultura dello spettacolo italiana e occidentale di inizio millennio. Premesso che nessuna critica è rivolta ai finalisti intesi come uomini;ciò che fa riflettere è il sistema dello spettacolo che tende a far prevalere non tanto il talento,le doti timbriche e vocali dei partecipanti,ma evidenzia unicamente il loro impatto mediatico ed empatico con il target votante. Questo non fa certo bene alla buona musica;sprofonda e avvilisce chi del talento ne possiede,ma non è stato commercializzato a sufficenza. È un problema serio nato già parecchi anni addietro,ma che porta le sue conseguenze in superficie solo ora. I “big” della canzone italiana hanno avvertito questo sistema già da qualche edizione e salvo rare eccezioni non amano essere soppiantati da novizi alle prime armi in un galà visto da milioni di italiani. Si preferisce così eliminare dai propri impegni il festival che fino a poco fa,era il fiore all’occhiello del made in Italy. A sotterrare il tutto c’è discutibilmente la democrazia del televoto, nella quale pure undici fannulloni vincono contro dieci saggi;ma questo non è un approccio corretto per decretare una forma d’arte giustamente oligarchica,dove è sacrosanto che chiunque possa accedere e dibattere sulla musica,ma solo alcuni la conoscono al punto tale da poter selezionare il cantante più talentuoso fra la vasta opzione. Largo quindi alla decisione assoluta di una giuria di esperti in merito che potrà sembrare retrograda e obsoleta,ma che riporterebbe al festival quella serietà e professionalità del passato. Sanremo oltra a essere una caotica kermesse,è un chiaro osservatorio della realtà circostante: ognuno può condividerlo o meno;l’importante è essere coscenti sugli effetti di questo cambiamento.

16 – N. 03 // ILTE // la voce dei lettori

In piazza COME FARESTE SENZA DI NOI? 1 MARZO 2010, la giornata senza immigrati Davide Zanga

B

ologna è gialla. Il giallo è considerato il colore del cambiamento. Bologna vuole cambiare. Basta un semplice ragionamento capire quali siano le intenzioni della città di Bologna per il futuro, non solo nostro ma anche per i tanti stranieri presenti nella città. Già, perché ben cinquemila erano i braccialetti gialli presenti in Piazza Maggiore il 1 Marzo per la giornata “Senza di Noi” pensata dai comitati locali e nazionali ispirandosi a “La journée sans immigrés: 24h sans nous” francese. Questa gionata nasce come una provocazione per riscontrare cosa succederebbe se i quattro milioni di immigrati che risiedono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno intero con il sostegno dei tanti di italiani stanchi del razzismo. Come colore di riferimento si è scelto il giallo,sceto appositamente per non appoggiarsi a nessuno schieramento politico, evitando di strumentalizzare l’evento come l’ennesima manovra contro il Governo. No, qui non ci sono schieramenti politici, qui l’unico credo è l’uguaglianza, la parità di diritti. Qui nessuno sventola bandiere inneggianti il viso di un politico o l’inno di un partito. Qui l’importante è il principio in cui si crede, non chi ci mette la faccia. Qui si obbedisce a

una legge scritta e numerata, si obbedisce alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, non si obbedisce a quel qualcuno che ha promulgato la legge. “Primo Marzo 2010, una giornata senza di noi è un movimento non violento che riunisce persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico. ” Ecco la descrizione ufficiale dell’evento da parte di comitati organizzatori. Ma non vi sembra una cosa già sentita questa? Non rimanda a qualcosa di trito e ritrito che abbiam sentito mille volte, che abbiam studiato sui banchi di scuola e che abbiam professato come nostro credo? Certo, è proprio l’articolo 3 della Costituzione Italiana che recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. ” E allora sorge una domanda: come è possibile che nel 2010 ci siano ancora persone che si lamentano del trattamento che viene loro riservato evidentemente non conforme ai principi della nostra Costituzione, peraltro scritta ben 62 anni fa? L’unica risposta è: giallo, il colore che dovrà avere il nostro futuro.

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la voce dei lettori

Strano ma vero L’UTILE SPRECO L’intuizione di Andrea Segre, come sprecare utilmente Alessandro Canella

S

precare è utile. Presa da sola questa affermazione è un’emerita idiozia, ma sotto un’ottica diversa assume un significato positivo. Tutto nasce da una riflessione sul nostro sistema produttivo e sui suoi sprechi. Non a caso viviamo nell’epoca dell’usa e getta, dei beni – come cellulari, scarpe o vestiti – che durano una stagione o poco più. Si chiama consumismo. Il consumismo ha le sue regole, di cui la prima è: più si vende più si guadagna. Di conseguenza per aumentare le vendite occorre che ciascun prodotto si presenti bene, abbia una bella immagine. Attenzione: non è la qualità che conta, è l’immagine. Raramente, infatti, possiamo provare un oggetto prima di acquistarlo. Quello che ci attira, nella maggioranza dei casi, è la forma o il colore. Se, ad esempio, dovessimo comprare una mela e sul banco dell’ortofrutta ne trovassimo due, una soda, tonda e lucente e l’altra storta, opaca e ammaccata, quale compreremmo? La risposta è ovvia: la prima, anche se ma-

gari il sapore e le qualità nutritive della seconda avrebbero potuto essere migliori. Chi vende le merci conosce bene questo meccanismo, perciò ci risparmia la fatica e toglie dal banco la mela ammaccata prima che noi possiamo scartarla. Che fine fanno le merci scartate? Dove finiscono i prodotti tolti dalla vendita per qualche piccolo difetto, ma qualitativamente validi? Rifiuti, rusco, monnezza. Migliaia di tonnellate di merci sprecate per il loro aspetto poco invitante che ogni anno aumentano l’inquinamento e le spese dovute al loro smaltimento. Può sembrare una cosa assurda e lo è. Anzi, lo era. Sì perché oggi, grazie alla geniale intuizione di Andrea Segré, preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, lo spreco diventa utile e virtuoso. Segré e i suoi collaboratori hanno pensato ad un sistema di recupero degli sprechi, chiamato Last Minute Market, che funziona in modo tanto semplice quanto rivoluzionario.

Il supermercato, il negozio o la mensa, invece di buttare nei rifiuti le merci invendute, le regalano ad associazioni di volontariato o comunità che assistono persone in difficoltà, che ogni settimana vanno a ritirarle. In questo modo si riducono gli sprechi, si riduce l’inquinamento e si fa del bene, La sola Coop Adriatica, nel corso del 2009, grazie al Last Minute Market ha garantito un pasto giornaliero a 4000 persone. Nella regione Emilia-Romagna in sei mesi sono stati recuperati 145 tonnellate di alimenti freschi, 22.000 libri, 7.700 euro di prodotti farmaceutici e oltre 23.000 euro di generi non alimentari, come si può leggere nel sito www.lastminutemarket.org. Se sprecare meno e comprare solo ciò di cui abbiamo bisogno oggi sembra un’utopia, almeno esiste il Last Minute Market che corregge gli eccessi insensati dei nostri stili di vita e li rende utili.

del nostro paese e trovano riscontro nell’allarme lanciato un mese fa dalla Corte dei Conti, preoccupata per quella che è stata definita come una grave patologia. L’esecutivo ha così elaborato e approvato in tutta fretta un disegno di legge in materia di corruzione. Il provvedimento, sostenuto da PDL e Lega Nord, inasprisce le pene per i reati commessi contro la pubblica amministrazione e introduce l’ineleggibilità al parlamento per cinque anni ai condannati in via definitiva per corruzione, concussione, malversazione e peculato. Dopo mesi passati a discutere di processo breve, legittimi impedimenti e decreti anti - intercettazioni, se non altro un passo in avanti è stato compiuto. La manovra, fortemente voluta dal premier, appare tuttavia come un tentativo demagogico per convincere l’opinione pubblica dell’impegno

del governo e della maggioranza, proprio mentre la Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari contestato all’avvocato inglese David Mills, reo di aver mentito nell’interesse di Silvio Berlusconi nell’ambito del processo sulla compravendita dei diritti televisivi. L’imminenza delle elezioni regionali, previste per la fine di Marzo, ha inciso enormemente sull’introduzione delle nuove norme. Si è tornati a parlare, così, di questione morale e di liste pulite, temi delicati che investono i partiti di entrambi gli schieramenti. La preoccupazione generale, confermata da alcuni sondaggi, è che il clima di sfiducia e di rassegnazione crescente dei cittadini nei confronti della politica possa indurre a una smolibitazione elettorale bipartisan.

Politica “C” COME CORRUZIONE L’ultimo disegno di legge sulla corruzione promulgato al governo. Andrea Leone

C

’era una volta Tangentopoli. C’era una volta l’indignazione popolare, il desiderio di veder imporsi una nuova moralità nel ceto politico che ha accompagnato il ricambio di una classe dirigente al collasso. La rivoluzione di mani pulite, la stagione che aveva riacceso le speranze appare oramai un lontano ricordo. Sono passati diciotto anni e qualcuno già rievoca i fantasmi del passato nel tentativo di interpretare la sequenza di scandali che hanno toccato l’Italia nell’ultimo periodo, coinvolgendo personalità politiche di primo piano. Appalti truccati, riciclaggio di denaro, tangenti, turbativa d’asta, rimborsi gonfiati. Casi singoli, isolati o frammenti di un unico mosaico? Impossibile per il momento stabilirlo con certezza con le inchieste giudiziarie ancora agli albori. Il quadro che emerge è però preoccupante e non lascia spazio a previsioni ottimistiche. Secondo un’inchiesta condotta da Repubblica, la corruzione costa mediamente al singolo cittadino qualcosa come 25mila euro di debito annuo, per un ammontare complessivo di 70 miliardi di euro di interessi passivi. Cifre spaventose che frenano lo sviluppo economico

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la voce dei lettori // ILTE // N. 03 – 17


amarcord

Le Charlie’s Angels della scuola La nascita della scuola d’infanzia di San Giorgio di Piano Filippo Beghelli

I

o ho conosciuto le scuole dell’infanzia di Reggio Emilia (considerate tra le migliori d’Europa) quando sono andato a studiare in Spagna, dove vengono prese come modello, e da buon emiliano questo aumentava il mio orgoglio regionale. Avere a due passi da casa la scuola più premiata e studiata d’Europa è un po’ come vivere ad Harvard, inoltre scoprire che la scuola dell’infanzia di San Giorgio di Piano è nata sulla scia di quelle di Reggio Emilia e veniva visitata, anch’essa, come esempio della scuola del futuro, mi ha riempito di stupore: i profeti in patria difficilmente vengono riconosciuti. Ho incontrato Patrizia Cantelli, vecchia dada e cofondatrice della scuola dell’infanzia di San Giorgio di Piano. In questo momento il mondo della scuola italiana sta vivendo una delle sue crisi più profonde. Quando sono in difficoltà parlo coi miei nonni, mi dico “loro che hanno vissuto difficoltà più grandi delle mie, come la guerra, sicuramente possono darmi consigli giusti”, scoprire che i nostri nonni dalla scuola hanno avuto tali capacità non mi può dare che grandi speranze: abbiamo radici profonde e vigorose, non tutto è perduto. Torniamo a San Giorgio di Piano, inizio anni ‘70. Patrizia racconta che era un paese rurale con poche industrie. La scuola dell’infanzia (da 3 a 6 anni) nacque dalla volontà dell’intero paese, ci furono scioperi nelle industrie e manifestazioni in piazza. La società stava cambiando, molte donne lavoravano fuori casa e non tutte le famiglie si potevano permettere un asilo privato. Da questi cittadini sensibili prende il via la scuola pubblica dell’infanzia di San Giorgio di Piano.

18 – N. 03 // ILTE // amarcord

Sicuramente erano tempi differenti, le istituzioni erano meno incravattate e si aveva più coraggio. Patrizia si era appena diplomata alle magistrali, giovanissima come le sue colleghe, ma consapevole delle sue importanti responsabilità e con tanta voglia di fare. All’inizio furono aperte solo due sezioni, con poco più di venti bambini per classe. L’architettura, assolutamente avveniristica per i tempi, era stata pensata apposta: le classi avevano finestre all’altezza dei bambini, come i servizi igienici, ed era stato creato un grande salone con un camino per le attività di gruppo e l’accoglienza, proprio come una casa vera. La scuola non aveva grandi risorse economiche, con le rette non si riuscivano a pagare tutte le spese, furono così create delle modalità “alternative” di raccolta fondi: feste con i genitori, gare di dolci, corse campestri. In queste occasioni i genitori si conoscevano, si intessevano relazioni che si mantenevano anche successivamente. Il paese e la vita quotidiana degli adulti entravano nella scuola: c’era il laboratorio di falegnameria, l’atelier di pittura, il teatro, l’orto e all’inizio persino gli animali, in un angolo del cortile venivano tenuti dei pulcini ed altri animali. Poi la scuola usciva, i bambini venivano portati a conoscere i posti di lavoro dei genitori, si andavano a visitare i carabinieri, la stazione ferroviaria o la casa di riposo, e a Natale si facevano gli auguri ai negozianti. Non era soltanto “fare qualcosa” ma c’era anche tanta formazione a Bologna, a Reggio Emilia e a Padova per i corsi di psicomotricità. Insomma, le dade erano una sorta di Charlie’s Angels, delle supereroine: tutti i giorni a scuola, riaccompagnavano i bambini sul pulmi-

no, pulivano il salone, i fine settimana la formazione e in estate andavano al mare con tutta la scuola. Sono stupito, portare al mare dei marmocchi oggi è impensabile. La fatica, le difficoltà organizzative e le responsabilità... Adesso se una scuola materna organizza qualcosa del genere viene tacciata di pazzia, o comunque deve sostenere dei costi talmente elevati da non permettere a nessun bambino di partecipare. Allora lo scopo era proprio quello di portare al mare tanti bambini, che altrimenti non ci sarebbero mai andati. Comprendo le parole di Patrizia: “era un lavoro duro, con grandi sacrifici, ero pochissimo a casa e quando il fisico non ha più retto sono dovuta andare in pensione, perché coi bambini bisogna sempre dare il massimo. Rimpiango molto quei tempi, ho tantissimi bei ricordi.” Con grande orgoglio mi dice che c’erano anche bambini disabili: “ti facevano vedere i sorci verdi ma erano quelli che ti lasciavano di più”. Sono gli anni dell’inizio dell’integrazione scolastica, prima in tutte le scuole non si incontravano bambini con disabilità, poiché rimanevano segregati in “scuole speciali”. Fu una vera e propria rivoluzione copernicana, anche se molte scuole continuarono a non accettare i bambini disabili per molto tempo, era molto più difficile che lavorare oggi con gli alunni stranieri. Patrizia tira fuori un album fotografico, le foto con Luigi in piscina quando aveva paura dell’acqua, la foto della recita di Natale con Anna, una bambina sorda, la foto del carnevale con Marco. Sono come delle medaglie al valore, c’è tanta vita dentro a quelle immagini. Concludendo, Patrizia mi guarda con occhi sconsolati. “Forse ti ho fatto confusione”, io sorrido e le faccio la mia domanda: “cosa vuole dire oggi scuola dell’infanzia pubblica?” “Essere al servizio dell’utenza, essere per tutti, progettare, confrontarsi e soprattutto dar fiducia ai giovani. Noi eravamo giovanissime ma siamo sempre state responsabili, non abbiamo mai fatto un passo falso”.

OGGI LA SCUOLA MATERNA “AURORA BATTAGLIA” DI SAN GIORGIO DI PIANO:

Numero complessivo bambini: 140 Sezioni attivate: 5 Personale: 11 insegnanti, 5 collaboratrici scolastiche Servizi collaterali attivi all’interno dell’edificio della scuola: spazio bambino (sezione “primavera” per bambini dai 2 anni e mezzo ai 3 anni); spazio bambini-genitori (attività ludiche e socializzanti per bambini fino ai 3 anni accompagnati da un adulto).

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Stripp by Lomb

OROSCOPAZZO di Valentina Balletti - FEBBRAIO 2010 -

Ariete (21/03 - 19/04) Avete visto? La vita può ancora stupirvi! Perciò forza, tirate fuori gli attributi, là fuori c’è un intero mondo da conquistare e sottomettere alla vostra volontà. Consiglio di primavera: un bagno nel latte di capra appena munto vi risveglierà dai torpori dell’inverno.

Toro (20/04 - 20/05) Sappiamo che sbattersi per i diritti degli abitanti del Voivodato di Lublino è ammirevole, soprattutto perchè il Voivodato di Lublino esiste davvero, ma state attenti a non perdere il buonsenso. Consiglio di primavera: una bella sbronza vi priverà delle giuste inibizioni.

Gemelli (21/05 - 20/06) Nella vostra compagnia vi hanno un nuovo soprannome: King of Bidone. Se saprete farvi perdonare, cosa altamente auspicabile, sarà passeggero. Altrimenti... Consiglio di primavera: mi raccomando fate sempre la raccolta differenziata!

Cancro (21/06 - 22/07) Per molto tempo avete dovuto indossare una veste che non vi si addiceva, adesso è ora di smettere i vestiti vecchi e recuperare voi stessi. Consiglio di primavera: assoldate un personal shopper e rifatevi il look da capo a piedi! No H&M.

Bilancia (23/09 - 22/10) Le vostre avventure spericolate vi stanno portando a seminare pezzi quà e là, che siano cellulari, paraurti o arti inferiori e/o superiori. Consiglio di primavera: per precauzione, chiudetevi in casa a mo’ di monaca di Monza fino al prossimo oroscopo.

Leone (23/07 - 22/08) I primi tepori si avvicinano e voi cosa fate? State a poltrire? Non sia mai, non voi, non i re della foresta (e del dancefloor). Consiglio di primavera: dedicatevi alla cura del vostro corpo, anche con accessori bizzarri, come ciglia finte e scarpe fucsia. W il posticcio!

Scorpione (23/10 - 21/11) Ultimamente siete soggetti al fenomeno della scioglievolezza di Lindor, ovvero manifestate la vostra lascività suscitando l’esasperazione dei sentimenti di chi vi sta accanto. Consiglio di primavera: se avete capito cos’ho scritto siete già a buon punto!

Vergine (23/08 - 22/09) Niente da fare, persino gli astri si sono stancati di ripetervi che voi siete qualcosa di irrepetibilmente fastidioso. Consiglio di primavera: forse, nonostante tutto, questo mese avrete la possibilità di dimostrare che in realtà non siete delle disgrazie totali. Non sprecatela!

Sagittario (22/11 - 21/12) Siete troppo presi dal vostro tran-tran quotidiano, casastudio-palestra-morosa-solitanoia, da rendervi conto che c’è qualcosa che non va... Consiglio di primavera: prendetevi un po’ di tempo per voi stessi, magari gustandovi un filmato orginale dei Mondiali di sci del 1936.

Capricorno (22/12 - 19/01) Negli ultimi tempi siete diventati più fiacchi e svogliati, mentre tutt’intorno bollono grandi cose in pentola. Consiglio di primavera: nessuno vi chiede di diventare come l’inimitabile Chef Tony dei Miracle Blade, ma è ora che vi diate una mossa e affiliate anche voi i coltelli!

Acquario (20/01 - 18/02) Ehi, c’è nessuno? Il vostro corpo è presente, ma la testa non credo. State vivendo una fase dicotomica che difficilmente vi annoierà, nel bene e nel male. Consiglio di primavera: un po’ di feng shui, di Yin e di Yang vi aiuteranno a ristabilire l’equilibrio. OHMMMMM...

Pesci (19/02 - 20/03) Il tuo oroscopo di questo mese si può facilmente sintetizzare con una frase di Neffa: “Oggi non c’è sole intorno a me, salvami, risplendi e scaldaci, voglio il sole, cerco nuova luce nella confusione di un guaglione...” Consiglio di primavera: se ti piace Neffa bene, altrimenti t’attacchi. // ILTE // N. 03 – 19


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