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Mensile gratuito di informazione, letteratura, arte e riflessione critica.

Numero 0 - Gennaio 2010


ILTE - Il Temporale mensile di informazione, letteratura, arte e riflessione critica dell’associazione culturale “Il Temporale” Numero 0 - Gennaio 2010

Presidente Associazione Roberto Lucia

ILTE lo trovi anche su: Web: www.ilteweb.com Facebook: ILTE IlTemporale Copyright Il materiale scritto dalla redazione è disponibile sotto la licenza Creative Commons - Attirubuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 2.5. Significa che può essere riprodotto a patto di citare ILTE, di non usarlo per fini commerciali e di condividerelo con la stessa licenza. Per info: direzione@ilteweb.com http://creativecommons.org

Direttrice Silvia Zambelli direzione@ilteweb.com Comitato di Redazione Enrico Atti Filippo Beghelli Pietro Borzì Matteo Garuti Marco Lombardi Giovanni Sgambato Silvia Zambelli Progetto grafico Caterina Zanasi grafica@ilteweb.com Webmaster Giovanni Sgambato webmaster@ilteweb.com Collaboratori Valentina Ballettii Fabrizio Bertin Andrea Bosi Simone Cuoghi Giulia Gubellini Roberto Meloni Irene Rossi Sara Szczepnyi

Contributo alla realizzazione di questo numero:

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Fotografie David Candini Associazione Culturale “il temporale” Via Berlinguer, 7 40010 Bentivoglio - BO Web: www.iltemporale.it www.myspace.com/tezebentivoglio Mail: info@iltemporale.it

PARTICOLARI METALLICI PER L’ARREDAMENTO Progettazione su misura, qualità nell’esecuzione, rispetto dei tempi, montaggi a regola d’arte METALARCH S.R.L. www.metalarch.com Via 2 Agosto 1980, 17 - 40016 S.Giorgio di Piano (BO)

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Sul muro di Berlino, 9 novembre 1989

Editoriale Cosa pensereste se vi dicessero che il giornale che avete tra le mani è stato realizzato interamente da una redazione di ragazzi poco più che ventenni? Oppure che dietro le pagine che state per sfogliare si nascondono mesi e mesi di progettazioni, riunioni, bozze, discussioni e chi più ne ha più ne metta? Non ci credete? Invece è tutto vero, cari lettori! Ci siamo impegnati duramente per creare questo nuovo mensile, volto primariamente a dare spazio alla voce dei giovani e approfondire ogni mese, attraverso rubriche specifiche, le più svariate aree tematiche: dall’attualità alla riflessione politica, dallo spettacolo all’arte, dallo sport alla musica. All’interno del giornale, e qui mi rivolgo a tutti gli interessati di spettacoli teatrali, concerti e conferenze, troverete una sezione interamente dedicata agli eventi della Provincia e di Bologna che abbiamo ritenuto doveroso segnalarvi, ma specialmente agli eventi proposti dall’associazione culturale di Bentivoglio Il Temporale, che ringraziamo vivamente per averci riuniti sotto il suo grande “ombrello” e dato tutto il supporto e l’appoggio possibile nel dare vita a questo progetto. Per questo mese di inizio anno, dopo scorpacciate, feste con i parenti e bottiglie di spumante stappate vi proporremo come portata principale il Muro di Berlino, per il ventesimo anniversario della sua caduta; incontrerete pertanto articoli di approfondimento e immagini che si occuperanno in particolare di questo argomento, e vi prometto che non vi annoierete. Ma veniamo a voi. Sì, avete capito bene, troverete infatti una rubrica dedicata ai vostri articoli sotto il nome di “Voce dei lettori”, mi spiego meglio: siete andati ad una conferenza e avete voglia di scrivere una riflessione a riguardo? Avete un argomento che vi sta a cuore e volete assolutamente parlarne? Benissimo! Perché noi vi daremo lo spazio necessario per esprimere le vostre opinioni. E ora prestate bene attenzione: se avete dubbi, critiche, domande, riflessioni o suggerimenti non esitate a scriverci, vi abbiamo infatti indicato i nostri contatti che potrete trovare facilmente tra le pagine del giornale. Insomma, tirando le fila, vorrei approfittarne per ringraziare innanzitutto voi, a nome mio e di tutta la redazione, per l’attenzione che ci presterete, ringraziare gli assessorati dei Comuni della Provincia, per averci fornito tutte le informazioni ottenibili, gli sponsor che hanno accettato di sostenerci ed infine tutto il consiglio direttivo dell’associazione Il Temporale per l’appoggio a questo mensile. Non mi resta che augurarvi buona lettura!

Silvia

editoriale // ILTE // N. 01 – 3


Società

Emergency:

diritto alla cura Intervista alla coordinatrice regionale del gruppo volontari Emergency di Bologna Silvia Zambelli

“Emergency è un’organizzazione italiana indipendente. Offre assistenza medico chirurgica gratuita e di elevata qualità alle vittime della guerra, delle mine antiuomo e della povertà. Promuove una cultura di pace solidarietà e rispetto dei diritti umani.” “Nel nostro lavoro, vorremmo vedere realizzato il diritto ad essere curato per chi è ferito e per chi è ammalato: sentiamo come nostro dovere quello di fornire assistenza sanitaria di alto livello e gratuita. Perchè i diritti non solo non hanno prezzo, ma non si possono pagare: i diritti sono dovuti, per questo devono essere gratuiti. E uguali per tutti. Non vogliamo una sanità per i ricchi del nord del mondo - evoluta, sofisticata, tecnologica - e una sanità di scarto per i poveri, per i Paesi più disperati dove raramente si vive fino a quarant’anni, e dove si possono curare ,a volte, solo diarree e polmoniti.. Gino Strada

È POSSIBILE SOSTENERCI TRAMITE: - c/c postale intestato a EMERGENCY Ong Onlus n.2842 6203 (IBAN IT37 Z076 0101 6000 0002 8426 203) - c/c bancario intestato a EMERGENCY Ong Onlus IBAN IT 41 V 05387 01600 000000713558 presso Banca Popolare dell’Emilia Romagna - c/c bancario intestato a EMERGENCY Ong Onlus IBAN IT 02 X 05018 01600 000000130130 presso Banca Etica, Filiale di Milano - c/c bancario intestato a EMERGENCY Ong Onlus IBAN IT 76 D 01030 01600 000007362036 presso Banca Monte dei Paschi di Siena - assegno bancario intestato ad Emergency (non trasferibile) da inviarsi a Emergency, via G. Vida 11 20127 Milano

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“L

a nostra fonte ispiratrice è la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il diritto alla vita, il diritto alla cura e il diritto all’uguaglianza” sono queste le parole di Patrizia Driali, coordinatrice del gruppo di volontari di Bologna. “Il discorso viene da lontano” continua ”ci siamo iniziati ad occupare di diritti poiché abbiamo vissuto realmente sul campo, attraverso i nostri ospedali; abbiamo vissuto la guerra in prima persona, visto gli orrori, le mutilazioni…”. Proprio quest’anno per Emergency ricorrono due importanti anniversari: i dieci anni di presenza in Afghanistan e i quindici anni di vita dell’associazione. È nel 1994, infatti, che attorno ad un tavolo, Gino Strada, Teresa Sarti e altri pochi, raccogliendo un’esigua somma di denaro, permisero al chirurgo di partire per il Ruanda, stato dell‘Africa orientale, “Sentiva l’esigenza di poter creare una struttura che potesse muoversi con agilità nel momento del bisogno”. Emergency a differenza di altre organizzazioni non governative, non dispone di finan-

ziamenti pubblici, ma vive di donazioni fatte da privati, ed è grazie a queste che l’associazione riesce a soddisfare i bisogni delle persone, adulti e bambini affetti da malattie o colpiti da mine antiuomo. L’associazione si occupa primariamente di costruire ospedali, strutture solide in muratura fatte per durare nel tempo, in modo tale che una volta esaurita la missione, la struttura possa rimanere alla popolazione del luogo. “Ciò che ci preme sottolineare” dice, “è che dentro queste strutture viene fornita assistenza medico chirurgica di alta qualità gratuitamente, per tutti e senza distinzione di razza, età e colore della pelle”. È molta la soddisfazione negli occhi di Patrizia quando dice “Sono quasi 3.300.000 le persone curate nei nostri ospedali, e dobbiamo essere quantomeno orgogliosi di questo”. All’intervista è presente anche Roberto, volontario dell’associazione e racconta che fare volontariato non è semplice “Dobbiamo stare molte ore fuori al freddo con i banchetti, ma è grazie ai volontari che si raccolgono i fondi

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Società

e si promuove l‘iniziativa,ed è stato proprio questo che mi ha spinto a fare ancora di più”. Emergency è presente in Afghanistan con tre ospedali nelle località di Anabah, Kabul ed Lashkar-gah; è necssario precisare che Emergency non prende posizioni politiche e anche in Afghanistan, dove la guerra è presente da trentanni, viene offerta assistenza per tutti; all’interno degli ospedali non si entra armati, le donne si tolgono il burqa e le ambulanze girano senza scorta “È un gesto di immensa fiducia” dice Patrizia “ C’è un enorme rispetto per Emergency”. In Cambogia sono presenti due centri : a Battambang, dedicato alla giornalista Ilaria Alpi e a Samlot, “Quello che mi fa più piacere” dice Roberto“ è che vengono costruiti i centri in prospettiva della popolazione locale, tutti gli ospedali di Emergency possiedono dei giardini bellissimi, in modo che chi viene dalla guerra e dalla povertà possa trovare tranquillità. Il bello aiuta la cura e a vivere meglio”. In Iraq vi è il centro di riabilitazione e reintegrazione sociale nella località di Sulaimaniya, e in Sierra Leone, nell’ospedale di Goderich è stata costituita la corsia pediatrica con i fondi donati dal gruppo di Bologna, provenienti dalla donazione della chitarra di Fabrizio De Andrè. Nel Sudan invece, c’è il centro Salam (in Arabo pace), “Un’ astronave in mezzo al deserto” dice Patrizia, è infatti l’unica struttura che offre assistenza sanitaria a circa 300.000 persone, al di fuori della quale le condizioni igieniche sono inesistenti e le temperature sfiorano i 52 gradi. Si è inoltre dato il via ad un progetto che consentirà di realizzare altri centri satellite nei paesi confinanti“ È meraviglioso” dice il volontario “vedere come Paesi, tra di loro non in buoni rapporti, vogliano lo stesso collaborare”. Ed infine, non meno importante, è il progetto realizzato in Italia con sede a Palermo, dove è stato realizzato un poliambulatorio per migranti, in cui viene offerta assistenza di base, oculistica, pediatrica, ostetricia e altre ancora, aperto solo nel 2006, ma che lavora già a pieno titolo.

EGITTO

LIBIA

SUDAN

CHAD

LAOS

THAILAND

Samlot

Khartoum

Battambang

CAMBOGIA

ERITREA

Mayo

Phnom Penh

VIETNAM

ETIOPIA REP. CENTROAFRICANA

UGANDA

REP. DEM. DEL CONGO

KENYA TURKMENISTAN

Emergency è presente attraverso ospedali, cliniche, centri di riabilitazione, di primo soccorso e di assistenza prigionieri in otto Paesi

UZBEKISTAN

TAGIKISTAN

Anabah Kabul AFGHANISTAN Lashkar-gah

PAKISTAN

TURCHIA IRAN

INDIA

IRAN

Sulaymaniyah

SIRIA CHAD

Baghdad

SUDAN CAMEROON

IRAQ

REPUBBLICA CENTRAFRICANA

GIORDANIA

Bangui CONGO KUWAIT

ARABIA SAUDITA

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

INDIA

GUINEA

SIERRA LEONE Punochchimunai

Goderich

SRI LANKA

Colombo

LIBERIA

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Palermo

Kalutara

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Società

Bless you! Il progetto di riforma sanitaria negli Stati Uniti Matteo Garuti

SIAMO CON L’ACQUA ALLA GOLA? Sara Szczepnyi

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entre nel Paese si discute animatamente delle vicende personali dei politici, la Germania sta per festeggiare il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, e io sono sommersa dallo studio del campo elettrico e del pessimismo cosmico leopardiano, il governo ha dato il via alla privatizzazione dell’acqua. Il 4 novembre infatti il Parlamento ha votato con un voto di fiducia l’articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, che privatizza la gestione dei servizi idrici, dandola in mano alle stesse multinazionali che già gestiscono l’acqua minerale. Poche le voci fuori dal coro, la legge è stata condivisa da maggioranza ed opposizione. Così, il governo ha deciso che in Italia l’acqua sarà una merce, entrata a far parte dello spietato sistema capitalistico, che per definizione se ci guadagna vende il prodotto, se non ci guadagna non lo vende. Nessuno sembra avere un’opinione al riguardo, nessuno si rende realmente conto di cosa questo possa significare, reazione conseguente alla marcata superficialità con cui è stato trattato l’argomento dai mass media, che non hanno certamente suscitato lo stesso clamore di altri avvenimenti sicuramente più trascurabili. In genere la privatizzazione di merce comporta un miglioramento del servizio a livello qualitativo per il consumatore finale, o almeno sulla carta è questo che si afferma. E senza dubbio il servizio di distribuzione idrica deve essere riorganizzato ponendo una maggiore attenzione sugli sprechi rendendolo più efficiente: inimmaginabili

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sono i metri cubi di acqua sprecati quotidianamente solo per una cattiva manutenzione delle tubature. La finalità delle aziende municipalizzate è quella comunque di rendere un buon servizio ai cittadini, non avendo come interesse primario quello di un bilancio positivo a fine anno, come invece lo è per le aziende private che pur di perseguirlo possono aumentare le tariffe, attuare tagli sul personale e comunque rendere un servizio peggiore. Quindi come si fa a non pensare alle conseguenze in termini di speculazioni, di aumento delle tariffe e di possibili infiltrazioni malavitose? Dare in gestione un bene prezioso come l’acqua ai privati significa che l’impresa, dovendo trarne utile, dovrà lucrare sul costo di gestione maggiorandolo, privando i consumatori di scegliere liberamente quale prodotto comprare, per i quali quindi cambiare fornitore non sarà possibile, perchè si impone il monopolio del prodotto più conveniente per l’azienda stessa. Dunque bere diventerà un privilegio e non sarà più un diritto, diventerà la corsa all’oro blu che incomincia davvero a scarseggiare, e non si parla solo di Italia, ma del nostro intero pianeta. Nel nostro Paese bisognerebbe aprire una riflessione istituzionale sul sistema idrico, solo uno Stato democratico può garantire una libera erogazione dell’acqua, ma tutti devono essere al corrente perchè tutti siamo coinvolti.

Negli Stati Uniti la salute è un prodotto. Il prodotto costoso di un Sistema sanitario in mano privata, che non offre una copertura gratuita e universale, come invece avviene in quasi tutti i Paesi sviluppati. L’elezione del presidente Obama deve molto alla promessa di una riforma radicale del Sistema sanitario americano. Nella campagna elettorale del 2008 il candidato democratico ha puntato con decisione su questo tema, facendone uno dei punti chiave del programma che lo ha portato alla Casa bianca. Oggi, ad un anno dall’insediamento, il presidente sta affrontando un percorso lungo e denso di ostacoli per mantenere quella promessa. Dopo la risicata approvazione della Camera dei rappresentanti, la proposta di riforma è riuscita ad ottenere il primo “sì” al Senato. Esiste però il rischio di un’approvazione costretta a cedere a troppi compromessi per avere il consenso sufficiente, limitando quindi l’azione radicale prevista dal progetto originario. Ma cosa prevede l’idea iniziale della riforma sanitaria? Il punto cardine è l’estensione della copertura gratuita a 48 milioni di americani ora privi di qualsiasi assistenza, con un’espansione progressiva ulteriore nei prossimi dieci anni. Sono inoltre previsti il miglioramento e l’incremento del servizio sanitario pubblico per chi già ne dispone. La riforma mira ad offrire ai cittadini la cosiddetta “opzione pubblica”, ovvero la possibilità di acquistare la copertura medica direttamente dallo Stato, non solo dalle costose assicurazioni private. Un progetto di questo tipo prevedrebbe un costo di circa mille miliardi di dollari. Secondo il team democratico questa cifra potrebbe essere accumulata aumentando la tassazione sulle assicurazioni private e sui ceti abbienti, oltre che razionalizzando la spesa pubblica, con una limitazione drastica degli sprechi. Il piano è ambizioso ma non utopistico. È bene ricordare che la sola missione in Iraq costa all’erario americano una cifra che supera i 700 miliardi di dollari annui. Esaminando lo stato attuale della sanità statunitense, si può capire quanto sia necessaria una riforma di questo tipo. Oggi il Sistema funziona male e costa troppo. Una larga fascia della popolazione, circa un quinto secondo le stime, non può permettersi l’assicurazione e vive priva di qualsiasi assistenza medica. Negli Stati Uniti ci sono oggi più di otto milioni di bambini senza copertura sanitaria, una cifra non degna della nazione che vanta la prima economia al mondo. Le compagnie assicuratrici private possono addirittura negare la copertura ai societa@ilteweb.com


Società soggetti considerati a rischio, come i malati cronici e i disoccupati. Considerando l’aumento della disoccupazione che la crisi economica sta generando, è facile prevedere un imminente peggioramento della situazione. Questo sistema, oltre ad essere escludente e poco capillare, ha anche un peso economico eccessivo. Attualmente gli Stati Uniti dedicano alla Sanità il 18% del PIL, una percentuale doppia rispetto a quella che viene destinata in Italia. Il progetto di riforma è osteggiato da un fronte solido e compatto. All’opposizione del Partito repubblicano si è unita fin da subito quella della lobby capitalistica sanitaria. La riforma costerebbe infatti alle compagnie assicuratrici un calo notevole dei profitti, che verrebbero inoltre colpiti dall’aumento della tassazione. L’ostruzionismo politico è da tempo accompagnato da una forte campagna mediatica, fatta di spot martellanti ma anche di calunnie e colpi bassi. Con lo scopo di minare il consenso per la riforma, sono state diffuse informazioni false e infondate, come il presunto obbligo di eutanasia sugli anziani per diminuire i costi di gestione. Il presidente Obama viene spesso tacciato di socialismo, concetto che nel Paese a stelle e strisce rappresenta ancora il peggiore dei mali. Sembra che questa strategia aggressiva stia già dando i suoi frutti. Il consenso per la riforma è in calo, e a questo dato sconfortante si aggiunge la divisione interna ai democratici, coi moderati meno propensi al sostegno del progetto. La sfida è difficile ma imprescindibile. L’ultimo tentativo di riforma, peraltro fallito, risale al 1993 durante la presidenza Clinton. L’amministrazione democratica è chiamata a non sprecare quella che è stata definita l’occasione di una generazione. Obama ha dichiarato con fiducia: “Gli Stati Uniti arriveranno alla riforma come sono arrivati sulla Luna”. Se questo grande passo verrà compiuto, anche negli Stati Uniti la salute non sarà più intesa come un prodotto, ma come un diritto. Input: Docu-film Sicko di Michael Moore

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Cittadinanza a punti Silvia Zambelli

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ntrerà in vigore a breve la nuova proposta dell’attuale ministro del Welfare, l’on. Sacconi, che regolerà la cittadinanza con un meccanismo a punti. Ebbene sì cari immigrati, avete capito bene, con il nuovo “Piano nazionale per l’integrazione nella sicurezza”, l’inserimento all’interno della “nostra” società funzionerà con una sorta di riconoscimento graduale, che non dipenderà più dal tempo di rimanenza nel paese ma bensì dall’intenzione individuale di inserimento integrativo. Questo piano si orienterà dunque su due rette parallele: se da un lato lo straniero dimostrerà la volontà di diventare cittadino Italiano, otterrà dei crediti, allo stesso tempo però, se ci saranno delle violazioni, verranno attivate delle diminuzioni sino a raggiungere l’annullamento dello patto stesso. Oggi, contrariamente a come dovrebbe risultare, la cittadinanza non è altro che la porta d’ingresso verso l’integrazione; tuttavia con questa nuova proposta dovremmo ipoteticamente ottenere il rovescio della medaglia, favorendo la cittadinanza dopo un’adeguata dimostrazione di inserimento. Detto questo rimane da chiedersi: chi decide che l’immigrato deve ottenere determinati punti? Chi assicura che questa non sia solo l’ennesima procedura finalizzata a rendere ancora più complicato il raggiungimento della cittadinanza e che il migrante , già in condizioni visibilmente precarie, non sia vittima di corruzione, procedure illegali e quant’altro? Siamo dunque tutti convinti che avere la cittadinanza, e di conseguenza il fantomatico diritto di voto, assicuri la reale appartenenza ad un paese? Perchè, per una questione puramente etica, ciò che conta non è il diritto di voto, ma la certezza di poter assicurare ai figli un adeguato percorso scolastico, un posto di lavoro sicuro che consenta il mantenimento di un nucleo familiare, la cessazione degli ancora più frequenti episodi di razzismo e di ancestrali paure verso il “diverso”. Questa non vuole affatto essere un’opposizione al raggiungimento di una cittadinanza, anzi ben venga se questo nuovo criterio di integrazione riuscirà ad allentare le tensioni, diminuendo quelle lunghe, epocali e supplichevoli file agli sportelli per il permesso di soggiorno. Ciò che preme mettere in risalto, tuttavia, è che l’integrazione con altre culture, nel 2010, non può dipendere da un foglietto di carta che certifica l’appartenenza ad una società, quantomeno elemosinando punti; dobbiamo dunque occuparci di assicurare a chiunque venga ospite una dignitosa vita regolare. Questa deve essere la cittadinanza, non una gara, dove chi vince è italiano e chi perde deve trovare un’altra soluzione. La maggior parte dei migranti che raggiunge il nostro paese viene per migliorare la propria vita, per cercare lavoro, per mantenere famiglie che probabilmente risiedono ancora nel luogo d’origine, e pertanto avere la cittadinanza deve essere un modo per agevolare tutto ciò ed essere quindi facilmente ottenibile. Ma, cari stranieri, stando alle parole del ministro, sarà una “salita faticosa”.

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Input: Musica > The Wall, Artisti vari ; Wind of change, The Scorpions - Film > Goodbye Lenin! ; Le vite degli altri - Libro > C’era una volta il Muro di M. Tacconi

BERLINO È UNA SOLA I vent’anni dalla caduta del Muro

Matteo Garuti

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uò un muro dividere le esistenze di chi vive nella stessa città? No di certo, verrebbe da rispondere. E invece può, o almeno ha potuto. Berlino e i berlinesi, per 28 anni, sono stati divisi da un muro fatto di cemento armato, ma soprattutto di politica e di Guerra Fredda. Questa storia inizia nel 1945, quando le grandi potenze uscite vittoriose dalla Seconda guerra mondiale decidono di spartirsi l’Europa. A Ovest le nazioni più e meno democratiche, sotto l’influenza degli Stati Uniti, e a Est quelle comuniste, Stati satellite dell’Unione Sovietica. La Germania sconfitta è spezzata in due. A Ovest la Repubblica federale tedesca (BRD) e a Est la Repubblica democratica tedesca (DDR). Anche Berlino, cuore d’Europa e capitale dei vinti, viene divisa in due zone. L’area orientale, sotto la DDR, e l’area occidentale, parte della BRD. Inizialmente ai berlinesi è permesso di circolare liberamente fra Est e Ovest, ma con l’inasprirsi della Guerra fredda le cose cambiano e dal ‘52 il confine viene chiuso. La zona occidentale diventa sempre più attraente, e nei primi anni di divisione sono tantissimi i berlinesi dell’Est che passano all’Ovest. La DDR studia rimedi contro questo esodo e così, in una notte d’agosto del ‘61, viene costruito in fretta e furia un muro di mattoni e filo spinato, a isolare la parte occidentale. “Muro di protezione antifascista”: così il governo della DDR giustifica goffamente la costruzione. Il muro viene “migliorato” fino all’ultima versione del ‘75, coi famosi blocchi di cemento armato e la “striscia della morte”, disseminata di torri di sorveglianza presidiate da cecchini. Il muro è lungo quasi 160 chilometri ed è alto tre metri e mezzo. Un’opera che alla DDR costa moltissimo, sia in termini economici che di popolarità. I tentativi di fuga iniziano già durante la costruzione, con anziane signore pronte a calarsi dalle finestre e giovani militari “saltatori” di filo spinato. I piani e le tecniche per attraversare il confine si fanno sempre più ingegnosi e coraggiosi, dai tunnel sotterranei alle traversate a nuoto, dai voli in mongolfiera ai nascondigli nelle auto. Le fughe andate a buon fine sono più di cinquemila, ma nei tentativi falliti muoiono 239 persone e ne rimangono ferite più di 250. Nell’agosto del 1989 quel muro solidissimo

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inizia a scricchiolare. L’Ungheria rimuove le sue restrizione al confine con l’Austria e anche i cittadini della Germania Est, dopo giorni di trattative, ottengono il permesso per entrare in Occidente da quel passaggio. Al successivo obbligo di rientro, i cittadini della DDR rispondono con forti proteste, che culminano con la grande manifestazione di Lipsia del 9 ottobre. Il governo traballa e il vecchio segretario Honecker è costretto a dimettersi. Gli succede il giovane Krenz, che seguendo la linea riformatrice di Gorbaciov, concede ai cittadini i permessi per viaggiare all’Ovest. Durante una conferenza stampa in diretta televisiva, il giornalista italiano Riccardo Ehrman chiede al ministro Schabowski da quando le nuove disposizioni sarebbero entrate in vigore. Il ministro non conosce i dettagli di quel provvedimento, che è stato deciso da

...Un muro fatto di cemento armato, ma soprattutto di politica e di Guerra fredda. poche ore e sarebbe dovuto entrare in vigore nei giorni successivi. Schabowski è in difficoltà e riguarda nervosamente la circolare del partito, senza però trovare precisazioni. Allora azzarda: “Quest’ordine diventa efficace immediatamente.” I berlinesi, sbigottiti e increduli, si precipitano ai checkpoint chiedendo di entrare all’Ovest. Le guardie, più che mai sorprese, tempestano di telefonate i superiori. Ma ormai è tardi e la folla è un fiume inarrestabile. Quella è la notte del 9 novembre 1989 e il Muro sta crollando. Le sbarre delle frontiere si aprono e i berlinesi si riprendono la città. La gioia è immensa. Non ci sono più Est e Ovest, c’è solo Berlino. È la fine della Germania Est e della divisione. Nel 1990 l’unificazione è completata e il territorio dell’ex DDR confluisce nell’attuale Repubblica federale di Germania. Entro il 1991 cadranno tutti i regimi comunisti d’Europa, compresa l’Unione Sovietica. Ma cosa ha davvero fatto cadere il Muro di Berlino? Non è stata solo l’interpretazione errata di un ordine a causare l’implosione della DDR e

di un sistema politico che governava mezza Europa. Il “Vento del cambiamento” ha travolto un sistema ingessato, che ha cercato di rinnovarsi solo quando era ormai troppo tardi. La DDR è stata un esperimento fallito. Un’esperienza politica che ha esaurito presto la sua spinta ideale, finendo per trasformarsi in un fossile della Cortina di ferro. Uno Stato che aveva sì alcuni aspetti positivi, come le garanzie sociali, il dibattito culturale e la promozione della vita comunitaria, ma che malgrado ciò concedeva ben poche libertà alla sua gente. Un regime che non esitava a sparare sul suo popolo e che affidava alla famigerata STASI il controllo ossessivo sulle persone, con licenza di tortura e uso di metodi crudeli nella loro assurdità. Oggi Berlino è la capitale culturale d’Europa. Del Muro che l’ha divisa rimangono poche parti, conservate a ricordo del tempo che fu. Quei blocchi di cemento ora sono attrazioni turistiche e fonti di souvenirs. Nonostante gli sforzi del governo tedesco, le differenze fra quelle che erano “le due Germanie” non sono però del tutto sparite. L’Est denuncia ancora un minore sviluppo economico e una maggiore disoccupazione. Anche per questi motivi nell’ex Germania orientale, come in altri Paesi ex-comunisti, si è diffusa la “Ostalgie”, la “nostalgia dell’Est”. Per molti l’Ostalgie è soprattutto la nostalgia per alcuni prodotti obsoleti della vita quotidiana comunista, come le fantozziane auto Trabant. Ma per molti altri questo sentimento non è solo folklore. Dopo l’ubriacatura per l’ottenuta libertà, non tutte le promesse di miglioramento sono state mantenute. Anche l’ex Germania orientale ha pagato l’ingresso, forse troppo brusco, in un sistema assai meno protettivo e prima sconosciuto. Il Muro di Berlino è caduto vent’anni fa, ma molti muri esistono ancora o sono stati eretti da poco. Il Muro di Tijuana tra Stati Uniti e Messico, il Muro del Sahara tra Marocco e Repubblica del Saharawi, il Muro tra Israele e Cisgiordania, o, per rimanere in Italia, il Muro di Padova che isola il “ghetto” di via Anelli. Questi muri sono i frutti avvelenati di storie, guerre e divisioni diverse. Ma tutti condividono qualcosa con quello che fu il Muro di Berlino: lo stesso bisogno di essere abbattuti.

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Amarcord

Amarcord La rubrica Amarcord è stata pensata come uno spazio per fare memoria, per ricordare come era il nostro territorio. I protagonisti saranno le piccole grandi esperienze che ci descriveranno com’era la vita di una volta. Cercheremo di ripercorrere i nostri luoghi attraverso gli occhi dei nonni. Filippo Beghelli

SARTI LUIGI, CASSE 1933 HA PASSATO TUTTA LA SUA VITA NEI CAMPI, DOVE HA FATTO E CONTINUA A FARE L’AGRICOLTORE O COME DICIAMO IN DIALETTO “AL CUNTADÉN”. L’HO INCONTRATO CASA SUA, IN VIA SELVATICO, POCO LONTANA DALLA SUA CAMPAGNA, MI HA RACCONTATO DELLA SUA INFANZIA. LA MOGLIE, GIULIANNA, INTANTO STAVA RIASSESTANDO LA CUCINA MA QUALCHE PAROLA NON RIUSCIVA A TRATTENERLA E ALLA FINE SI È SEDUTA CON NOI.

Gigi sei nato e cresciuto in campagna. Com’è stato? Nella mia infanzia eravamo otto fratelli, vivevamo in campagna. Giocavamo nei prati, giocavamo con un pallone fatto di pezze, oppure a nascondino. Erano giochi semplici. Com’era la tua casa? In casa non c’era il riscaldamento. Quando c’era bisogno di riscaldare si metteva una stufa a legna nella stanza. Se uno d’inverno si ammalava si metteva la stufa nella sua stanza. Poi mancava il bagno, c’era un vaso per fare la pipì. Al mattino la mamma puliva tutto. In una stanza dormivamo in sei, c’erano due letti e dormivano in tre in ogni letto fino a quattordici, quindici anni. Uno in mezzo e due laterali. D’estate si dormiva al contrario, con la testa dalla parte dei piedi dell’altro. Non c’era l’illuminazione elettrica, usavamo delle lampade a petrolio o a carburo. Quando si cresceva si rimaneva nella stessa casa, da sposati pochi andavano a vivere in un’altra casa. Si è cominciato dopo la guerra, nel ‘60, ad uscire di casa da sposati. Il lavoro faceva parte della vita quotidiana della famiglia. Tutti partecipavano alle attività della famiglia? Un bambino faceva quello che poteva. Il lavoro non era un peso. Certo quando c’era bi-

sogno d’andare, bisognava andare. Eccome! L’educazione dei figli avveniva sempre attraverso il lavoro, le attività nei campi, tutto veniva fatto assieme. A casa eravamo sempre a disposizione del capofamiglia. Una famiglia numerosa voleva dire maggiore forza lavoro: noi eravamo venti persone, tra fratelli e cugini. Eravamo quattordici ragazzini. A sette-otto anni, si iniziava ad aiutare qualcuno. Alle sei e mezza ci si alzava, poi dipendeva dall’estate o dall’inverno, alle sette si andava in stalla, dopo si andava in casa si mangiava un po’ e poi a scuola. Tornati dalla scuola si facevano i compiti e poi si andava ad aiutare. A dieci anni avevo finito la scuola, si faceva la quinta elementare e poi basta. Forse non ci credete, a dirlo ora sembra il medioevo. Adesso si meravigliano che nel terzo mondo fanno lavorare anche i bambini, ma era così anche qui. Quali erano i lavori nei campi? Allora c’era l’erba medica, c’era il grano, c’era la canapa, il granoturco e poi la vite, l’uva. La primavera c’era la semina di tutte le colture, però il grano era in autunno. Verso giugno si incominciava a pulire il grano perché noi avevamo il grano da semina e bisognava pulirlo dalle spighe differenti. Alla fine di giugno si incominciava a mietere con la falcetta, si legava e si portava a casa nel fienile.

Quando si era finito arrivavano le macchine i per mietere. Finita la mietitura si incominciava ad arare. Ci alzavamo alle due e si arava con le mucche. Si smetteva verso le otto per fare colazione, verso le dieci si smetteva perché le mucche non ce la facevano più. La lavorazione della canapa iniziava ad agosto e tutto agosto era impiegato nella sua lavorazione. Si tagliava e poi si sbatteva in terra per togliere tutte le foglie. Si metteva in fila per lunghezza e si portava al macero, dove veniva lasciata là dai sei agli otto giorni. Diventata bianca, si lavava e si portava a casa, dove veniva stesa per farla seccare. Quando si era seccata, veniva la macchina per schiacciarla e pulirla. Era dura. Quali erano i momenti di festa? Nei momenti importanti dell’agricoltura, come la trebbiatura per il grano e poi la “granatura” per il granoturco, eravamo in quaranta, cinquanta. La famiglia partecipava sempre tutta, per noi era una festa. Per esempio, durante la raccolta del granoturco, le donne si radunavano in cerchio per staccare le foglie dalle pannocchie. In dialetto si dice “spiannociar”. Era uno dei momenti in cui loro facevano più chiacchiere. Era come una festa, poi si cantava e si beveva. Poi quando avevamo diciotto, vent’anni, si facevano delle feste in casa. Venivano anche i musicisti per far ballare, ma a mezzanotte tutto finiva e si andava subito a letto. Noi ragazzi eravamo proprio allegri e felici, non avevamo giochi, ma eravamo proprio felici.

Per scrivere o consigliare persone da intervistare: amarcord.ilte@gmail.com

amarcord // ILTE // N. 01 – 9


Agenda

17/01 domenica vivere d’armonia

Vivere d’Armonia propone delle Giornate Benessere, in cui offre la possibilità al pubblico di godere delle capacità dei soci dell’associazione in sessioni di massaggio: trattamenti e tecniche di rilassamento mente e corpo, reiki - shiatsu, riflessologia plantare e stimolazione neurale. Per i massaggi sarà richiesto un contributo volontario che verrà destinato ai progetti di volontariato locale e all’associazione Il Temporale. Centro culturale polivalente tE:Ze Via Berlinguer, 9 Bentivoglio 10.00-13.00 / 14.30-19.00

22/01 venerdì Air

Escursioni lunari, nebulose di synth, sinfonie tascabili, voci angeliche e languori psichedelici, ritornelli zuccherosi e un gusto orchestrale irresistibilmente retrò. Gli Air hanno coniato un nuovo linguaggio electro/ pop, invertendo il corso di un decennio intero. Anche se la loro musica è spesso attribuita all’elettronica o al trip hop, in realtà, stabilisce la saldatura perfetta tra passato e futuro: i suoni sintetici degli anni Sessanta e Settanta si contaminano con influenze di compositori quali Ennio Morricone ma anche con la musica house e il rock psichedelico.

teatro

Vivere d’armonia

Platealmente

Bentivoglio - tE:Ze Via Berlinguer, 9

Pieve di Cento Teatro Comunale “Alice Zeppilli”

19/01

Future Film Festival

Il pianeta proibito

Bologna - Teatro delle Celebrazioni

20/01 Neffa

Bologna - Estragon

21/01

Future film festival

Il Future Film Festival è uno dei principali festival cinematografici italiani, di portata internazionale, dedicati all’animazione tradizionale e digitale e agli effetti speciali. Il festival offre due generi di appuntamenti. Una serie di incontri e tavole rotonde - aperte al pubblico - tra registi, direttori artistici e creativi, per discutere, vedere e analizzare le loro opere e le tecniche scelte per realizzarle. Quest’anno il FFF ospiterà Joe Letteri, Visual Effects Supervisor di Avatar e Direttore di Weta Digital, per un Keynote Speech martedì 26 gennaio 2010 nel quale presenterà in anteprima mondiale il making of dello spettacolare film. D’altra parte il FFF è una rassegna cinematografica ove il pubblico ha la possibilità di vedere in anteprima diverse pellicole d’animazione (e non) di autori di tutto il mondo.

27/01 La condanna degli innocenti

Pieve di Cento - Sala Partecipanza

Passaggio in india

Bologna - Arena del Sole fino al 31/01

Bologna - Estragon

28/01

22/01

Antonio Albanese Personaggi

Air

Bologna - Teatro delle Clebrazioni fino al 30/01

Otello

Incontro con l’autore Marilù Oliva

Bologna - Estragon Bologna - Teatro Duse

Il grido silenzioso

Pieve di Cento - Sala Partecipanza

23/01 Mostra collettiva del sud est asiatico

26/01 martedì ~ fino al 31/01

Bologna - diverse sedi fino al 31/01

Bone crusher festival

23/01 sabato ~ fino al 21/02

Sala Partecipanza, via Garibaldi 25 Pieve di Cento 23/01 dalle 17.00 ~ sabato 15.30-18.30 ~ domenica 9.00-12.00 e 15.30-18.30 ~ apertura straordinaria 27/01 con orario domenicale ~ altri giorni su appuntamento

cultura

26/01

Giuliano palma & the bluebeaters

Esposizione nazionale di arte contemporanea, in ricordo dello sterminio del popolo ebraico nei campi nazisti. Consulenza artistica di Silla Campanini.

arte

17/01

Estragon, via Stalingrado 83 Bologna apertura ore 21.00 ~ inizio ore 22.00 ~ € 30

il valore della memoria

musica

Bologna - Estragon

Pieve di Cento - Magi 900

Il grido silenzioso

Pieve di Cento - Sala Partecipanza

Le guerre di Walter e altre storie Bologna - Arena del Sole fino al 31/01

Sirene

Bologna - Arena del Sole fino al 31/01

30/01 A têater mo che fata idea!

Pieve di Cento - Sala Partecipanza

Bentivoglio - tE:Ze Via Berlinguer, 9

24/01

Banda bassotti

Domenica a teatro

Spaghetti parole e fantasia -per una dieta a base di lettura

San Giorgio di Piano - Sala Trenti

Bologna - Estragon

Pieve di Cento - Centro anziani

31/01 Domenica a teatro Castelmaggiore Teatro Biagi D’Antona

Domenica a teatro San Pietro in Casale Biblioteca dei ragazzi

Programma su www.futurefilmfestival.org

10 – N. 01 // ILTE // agenda

eventi@ilteweb.com


Agenda

02/02

09/02

Le signorine di Wilko

Andromaca

Bologna - Arena del Sole fino al 07/02

Bologna - Arena del Sole fino al 14/02

04/02

10/02

Un mòc ed bajùch

The wailers

La macchina del capo

Giulio Casale – La canzone di Nanda

Pieve di Cento Teatro Comunale “Alice Zeppilli” Bologna - Teatro Duse fino al 07/02

05/02 Kataklò

Bologna - Teatro delle Clebrazioni fino al 07/02

Bologna - Estragon

Bologna - Teatro delle Clebrazioni

11/02 La più piccola distanza Bologna, Arena del Sole fino al 14/02

Cantare l’amore

Angela finocchiaro mai più soli

Pieve di Cento Teatro Comunale “Alice Zeppilli”

Bologna, Teatro delle Celebrazioni fino al 13/02

Orsono welles’ roast

Another Carmen

Bologna - Arena del Sole fino al 06/02

Bologna, Teatro Duse fino al 14/02

06/02

12/02

The popes

Backyard babies

Bologna - Estragon

Bologna - Estragon

07/02

Sguardi

Domeniche a teatro

Castelmaggiore Teatro Biagi D’Antona

Bentivoglio, tE:Ze Via Berlinguer, 9

13/02

teatro per bambini

Carmen Consoli

Castelmaggiore Sala Biagi D’Antona

Carnevale

Pieve di Cento - Centro storico

Bologna- Estragon

14/02 Carnevale

Pieve di Cento

28/01 giovedì ~ fino al 30/01 Antonio Albanese - Personaggi

Personaggi riunisce alcuni tra i volti creati da Antonio Albanese: Epifanio, l’Ottimista, il Sommelier, Cetto La Qualunque, Alex Drastico e Perego. In fondo c’è qualcosa di ognuno di noi in queste maschere estreme e irriverenti. La nevrosi, l’alienazione, il soliloquio nei rapporti umani e lo scardinamento affettivo della famiglia, l’ottimismo insensato e il vuoto ideologico contribuiscono a tessere la trama dello spettacolo. Un recital che racconta con corrosiva comicità e ritmo serrato un mondo popolato da personaggi del nostro tempo, dal pensiero contemporaneo interpretato con dirompente fisicità. Testi di Michele Serra e Antonio Albanese. Teatro delle Celebrazioni Via Saragozza,234 Bologna inizio ore 21.00 ~ int. € 25/rid. € 23/spec. € 20 + € 3 prev.

07/02 domenica Domeniche a teatro teatrino dell’es “il più piccolo circo che c’è”

Spettacolo d’animazione sulla psicomotricità con burattini, marionette e pupazzi mossi a vista. Verranno presentati circa 15 numeri di 5 minuti l’uno, nei quali è richiesta la partecipazione diretta dei bambini, attiva non solo a livello verbale ma anche motorio. Testi di Rita Pasqualini, regia di Vittorio Zanella. Centro culturale polivalente tE:Ze Via Berlinguer, 9 Bentivoglio ore 16.30 ~ bambini € 2 adulti € 3

7-14-21/02 domenica Carnevale

Sfilata di carri, bande e sbandieratori, con la tradizionale maschera del “Barbaspèn”. A cura di Pro Loco. Info Pro Loco: 339 2702686 / 051 974593 ~ Libera Università - 051 974011 ~ www.pievedicento.org

11/02 giovedì ~ fino al 13/02 Angela Finocchiaro - Mai più soli

Narrare il tempo presente non è facile, farlo con la leggerezza sferzante dell’ironia ancor meno: questo accade nel nuovo spettacolo di Angela Finocchiaro. Accompagnata dall’attore e musicista Daniele Trambusti, Angela racconta storie in cui i protagonisti si comportano come particelle impazzite, vittime della sproporzione tra una società dominata dai nuovi mezzi di comunicazione e la crescente solitudine dell’individuo. Lo spettacolo, con leggerezza e poetico candore, diverte e fa riflettere attraverso favole, invettive, brevi liriche, lucide cronache, in un contesto narrativo che cerca di ritrovare un senso al caos e alle incoerenze del nostro presente. Il tutto affrontato in chiave umoristica e amara, caratteristica propria della scrittura di Benni. Teatro delle Celebrazioni Via Saragozza,234 Bologna inizio ore 21.00 ~ int. € 22/rid. € 20/spec. € 17 + € 3 prev.

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agenda // ILTE // N. 01 – 11


Cinema - rubrica a cura di Pietro Borzì

Popcorn con Effe e Pi

Il Mio Amico Eric

di Ken Loach, con Eric Cantona, Steve Evets Commedia - Gran Bretagna, Italia, Francia e Belgio 2009

Effe: “Ti è piaciuto?”. Pi: “No”. Effe: “Ricordi che è un film di Ken

Loach?”. Pi: “Sì e allora?”. Effe: “Punto primo è inglese e conosci il loro umorismo, punto secondo considera che la maggior parte delle sue opere sono drammatici ritratti della classe operaia e se ci hai fatto caso, si nota anche in questa commedia”. Pi: ”Ok, ciò non toglie che mi ha fatto schifo! Non credi che sia una cazzata fare continui riferimenti fra le opere di uno stesso regista? ! Ogni film ha una sua storia!” Effe: “Ogni regista però ha una sua natura…” Pi: “Ok, ci sta, ci sta…Ma oh! Troooppo lento! Voglio dire la musica? Se n’è dimenticato? Effe: “Devi pensare che quelle “carenze” sono volute…” Pi: ”…Rendono il film più reale e meno composto e blablabla, allora Cantona?? Effe: “Ma che gol pazzeschi faceva!” Pi: “L’hai detto!! E la scena dell’esercito dei suoi cloni? Spaccava!” Effe: “Comunque lo vorrei troppo un Cantona personale…” Pi: ”Ovvio, chi non vorrebbe una guida per affrontare tutti i problemi di natura amorosa e familiare, come il protagonista poi.” Effe: “Gli stessi che hai tu, solo che i tuoi sono molto più gravi…” Pi: ”Lascia perdere è meglio se andiamo a fumare…” Effe: “Chiamo Eric…?”

12 – N. 01 // ILTE // cinema

L’Uomo Nero

di Sergio Rubini, con Sergio Rubini, Valeria Golino e Riccardo Scamarcio Drammatico - Italia 2009 “Non voglio diventare come mio padre, non voglio diventare come mio padre”. Queste le parole di Gabriele, un bambino cresciuto nella provincia barese degli anni ’60, che vive con la madre (Valeria Golino), lo zio (Riccardo Scamarcio) e il padre (Sergio Rubini). A San Vito, come in ogni piccolo paese del passato e del presente un ferroviere non potrà mai avere ambizioni artistiche. Gabriele cresce quindi vedendo il padre Ernesto insofferente per l’impossibilità di raggiungere i propri desideri. La morte del genitore, che spesso è l’avvenimento che più avvicina gli emigrati al nord alla loro terra natale, è il motivo del ritorno di un Gabriele adulto che sotto un’altra prospettiva e grazie ad una verità rivelata, ripensa a quando quella volta si nascose sotto il tavolo e pronunciò le parole: “Non voglio diventare come mio padre”. Punto dolente del film, il richiamo insistente alla realtà che vive il regista: le poche gratificazioni da parte dei critici e l’impossibilità di usufruire di mezzi adeguati in un paese dove la cultura non è certo fra le priorità. Attenzione alle critiche troppo ingiuriose nei riguardi di film italiani che, già disdegnati dai grandi produttori (a vantaggio dei Vanzina), perdono così facendo visibilità e pubblico. Quinto film di Rubini nella sua Puglia del passato. Ultima curiosità: seppur girato nella provincia brindisina, tutti i personaggi hanno uno spiccato accento barese.

500 Giorni Insieme

di Marc Webb, con Zooey Deschanel, Joseph Gordon Levitt - Commedia - USA 2009

A Serious Man

di Joel ed Ethan Coen, con Michael Stuhlbar e Richard Kind - Commedia - USA, Gran Bretagna e Francia 2009 1967. Larry Gopnik è un “serio uomo” che conduce una vita seria. Membro rispettabile della comunità ebraica di una cittadina qualunque del Minnesota (paese tanto caro alla giovinezza dei fratelli Coen) e quasi professore di ruolo in Fisica. - La famiglia la chiesa il lavoro la casa - questa è la sua realtà: onesta, tranquilla e monotona; lo rende felice senza complicazioni. Cosa può portare un uomo così medio a pensare: “Quando la verità si scopre essere una bugia – tutta la gioia che è in te muore…”? Una bomba innescata dai Coen sottoforma di eventi tragicamente fulminei: una moglie infedele, un figlio asservito più a droga & rock ‘n roll (Jefferson Airplane in primis) che alla morale ebraica, un fratello ritardato giocatore d’azzardo e purtroppo per lui altro ancora. Il quadretto felice cade dalla parete. La realtà messa a fuoco nel dettaglio, appare diversa per lo sventurato Gopnick, che si trova svegliato a forza, non da un incubo né da un sogno, con il bisogno di far chiarezza -ricercando tra sacro/profano, fisico/metafisico- riguardo una verità che gli viene imposta, mutata e mutevole, innanzi agli occhi. Film, privo della lezione finale, sull’importanza della percezione degli avvenimenti, sul punto di vista con il quale si ricerca un senso nella vita. Tragicommedia per chi ama le domande forse più delle risposte. Fabrizio Berti

«Any resemblance to people living or dead is purely accidental ...Especially you, Jenny Beckman ... Bitch». Così esordisce Marc Webb nel suo primo lungometraggio. Dopo anni dedicati a videoclip di alta qualità per band di prestigio, decide di fare il salto…E lo fa decisamente con stile. Il problema è la pubblicità. Sì perché a proposito di una storia d’amore, quella fra Tom (Joseph Gordon-Levitt) e Sole (Zooey Deschanel), anzi mi correggo, una storia fra un Lui e una Lei (come ci tiene a precisare Webb), chi si è occupato in Italia del marketing e della pubblicità ha completamente cannato le intenzioni di regista e Co. Per attirare un pubblico figlio degli orrori di Moccia, ha cambiato innanzitutto il titolo: 500 Days of Summer era l’originale. Poi impostare i tralier sull’idea che la caratteristica più originale del film sia un uomo innamorato e una donna che invece è una vogliosa erotomane è del tutto sbagliato. È un film intimo, come poteva essere agli estremi Shortbus qualche anno fa, che ha la lungimiranza di parlare di amore ma non solo. Di una cultura, quella per gli anni passati (è indifferente specificare se 70 o 80 in questo caso) che si sta sgretolando assieme alla sua musica, ad appannaggio di valori sbagliati, musicali e non. Una speciale colonna sonora: The Smiths, Regina Spektor, Black Lips, Simon e Garfunkel, Wolfmother….E se alcuni di questi non vi dicono niente, sentite l’ost! Vi assicuro che non mi capita spesso, e chi mi conosce lo sa, ma fra me e me alla fine della proiezione mi sono detto: “Lo rivediamo?”. Nella top five dei film dell’anno.

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rubrica a cura di Pietro Borzì - Musica Julian Casablancas – Phrazes For The Young Non poteva essere da meno dei suoi compagni la voce brillante degli Strokes. Quarta uscita da solista per la glamour band che con Is This It ha creato un vero e proprio capolavoro d’altri tempi. Un debutto necessario più all’artista che al suo pubblico (che non vede l’ora che esca il nuovo disco del gruppo newyorkese). Un opera in cui l’icona rock degli ultimi anni dà libero sfogo a tutto ciò che Strokes racchiude e gli impedisce di esprimere. Sintetizzatore e anni ’80 imperversano nei ritmi veloci e costanti dei brani; Lou e Nico non sono più nei suoi pensieri. La voce stridula è passata. C’è serenità nel suo canto. Suoni molto indie, i soliti riff di chitarra e quest’elettronica di cui sembra non ne possa fare a meno. River of Brakelights è un inno ai videogames: la base potrebbe benissimo essere quella di un Mario Bros. Manca qualcosa però. Forse Julian sta troppo bene negli ultimi tempi. Manca il disagio che lo accompagnava sbronzo sul palco dei concerti. È chiaro che da un’artista del suo calibro ci si aspettava di tutto e di più, e in un debutto da solista importate come questo le attese dovevano essere confermate. Fra gli altri produttori spicca il cantante Bright Eyes.

RISTAMPA

ROLLING STONES GET YER YA-YA’S OUT!

Elio e le Storie Tese - Gattini Buon compleanno Elio e le Storie Tese! Era il lontano 1989 l’anno in cui l’imprescindibile “Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu” venne dato alle stampe dall’allora gruppetto dell’underground milanese; sono passate due decadi, quale ricorrenza migliore per festeggiare, per l’ormai stimato Gruppo? Il regalo lo fanno loro a noi: “Gattini” una, come recita il sottotitolo, “Selezione Orchestrale dei Classici Nostri Belli”. Pietre miliari quali “Il Vitello dai piedi di balsa” e “Psichedelia” vengono elevate qualitativamente grazie al supporto musicale della “Filarmonica Arturo Toscanini” (diretta da Danilo Grassi) che, con un elegante quanto concreto contributo di archi e fiati, cuce addosso ai pezzi storici degli Elii una nuova veste, quella della Domenica. Coccolati e curati come gattini, i brani, rivisti e rielaborati con l’aggiunta di nuove sfumature e citazioni, non vengono alterati nella loro dissacrante stravaganza originale. Settanta minuti di musica che tra demenziale e solenne si impreziosisce delle partecipazioni di artisti quali Dalla, Fogli, Ruggeri, Skardy e Pezzali (memorabile la sua intimistica “Shpalman”). Unica nota negativa è l’assenza di pezzi adattissimi al progetto come “Cara ti Amo” o “Tapparella”; ma consoliamoci con l’unico inedito dell’album, un tagliente ritratto della tipologia sociale dominante in questi anni zero: “Storia di un bellimbusto”, ovvero «quel tipo che va in spiaggia solo per l’happy hour, beve molte caipiroske e ascolta musica lounge». Eelst docet. Fabrizio Berti

Guano Padano – Guano Padano Il buono, il brutto e il cattivo. Non sto a indicare a chi appartengano nello specifico questi aggettivi, sta di fatto che il disco d’esordio di questo progetto a tre farà parlare tanto di sé, in un periodo questo nel quale la musica da film ha molto successo anche fuori dalle sale cinematografiche (i Calibro 35 ne sono una testimonianza). Il polistrumentista Alessandro “Asso” Stefana chitarrista multiforme e poliedrico da sempre al fianco di Vinicio Capossela, approda in un western padano, dove al posto delle balle di fieno c’è la nebbia, dove al posto del deserto ci sono ettari ed ettari di campi coltivati. A far parte della gang ci sono anche Danilo Gallo (già El Gallo Rojo) e Zeno De Rossi, altro fidato di Capossela. Dal banjo all’uso di archi (Enrico Gabrielli), tra surf, blues e jazz. Una chicca. In El Divino si sentono i fischiettii inquietanti di un uomo: è Alessandro Alessandroni, storico collaboratore di Ennio Morricone. Il trio esce con l’americana Important Records, forse presto li vedremo suonare a Los Angeles come i Calibro. L’Italia invidiata all’estero.

Flaming Lips Embryonic

una razionalità sono solo secondarie. Una psichedelica molto vicina ai momenti d’oro Barrettiani. Fra gli ospiti Karen O (Yeah Yeah Yeahs) nell’undicesima traccia: I Can Be A Frog. Durante la quale la giovane cantante ridacchia imitando i versi degli animali citati nel brano. Non siete mai stati a un loro concerto? La rivista Q Magazine li ha inseriti nella classifica

GET YER YA-YA’S OUT! UN TESTO SOSTANZIALMENTE INTRADUCIBILE. 15 BRANI DEL DISCO ORIGINALE. 5 DI B.B. KING. 7 DI IKE AND TINA TURNER. TUTTO QUESTO PER GLORIFICARE QUELLO CHE NEL 1969 È STATO IL LIVE DEI ROLLING STONES, CONSACRANDOLI COSÌ NELLA STORIA DELLE PERFORMER BAND. A 40 ANNI DI DISTANZA VIENE RIASSEMBLATO QUEL CONCERTO CHE IN UN SINGOLO LP PROPRIO NON CI POTEVA STARE. AL MADISON SQUARE GARDEN DI NEW YORK ALLORA, A FARE DA SPALLA A MICK JAGGER E COMPAGNI, C’ERANO PROPRIO B.B. KING E LA TURNER, E SCUSATE SE È POCO. INFATTI, OLTRE ALLE TRACCE RIMASTERIZZATE DELLA PRIMA USCITA, SONO PRESENTI I BRANI DI APERTURA DEL LIVE, PIÙ UN FILMATO BONUS (COMPRESO DI BACKSTAGE) DELLA DURATA DI CIRCA MEZZ’ORA DELLA PERFORMANCE DEI ROCKER. SI AFFIANCANO AI BRANI SUONATI DAGLI STONES NELL’ARCO DI QUELLE DUE SERATE PRODIGAL SON, YOU GOTTA MOVE, UNDER MY THUMB, I’M FREE E (I CAN’T GET NO) SATISFATCION, IL TUTTO SUL SECONDO DISCO. IL DVD DIRETTO DAI FRATELLI MAYSLES (GLI STESSI DI GIMME SHELTER) COMPRENDE INOLTRE IMMAGINI E REALIZZAZIONE DELLA CELEBRE COPERTINA, PER NON PARLARE DI SPEZZONI RUBATI DI CHIACCHIERATE FRA GLI STONES E PERSONAGGI COME JIMI HENDRIX E GRATEFUL DEAD. IL PERFETTO REGALO PER CHI SI È DIMENTICATO DI FARLO A NATALE, È CORREDATO DA UNA REPLICA DEL POSTER DEL TOUR DEL ’69, PIÙ UN LIBRO DI 56 PAGINE IN CUI RUSSELL (IL FOTOGRAFO CHE LI ACCOMPAGNÒ IN TOUR) SCRIVE LE SUE IMPRESSIONI E ALLEGA MOLTE DELLE FOTO SCATTATE. UNA DELUXE EDITION CHE SI COMPLETA CON TRE VINILI PICTURE DISC, UNO DEI QUALI HA LA FINEZZA DI AVER RICAMATO SOPRA LE FIRME DI QUELLI CHE HANNO CONTRIBUITO ALL’ORIGINE DEL ROCK.

dei “50 gruppi da vedere prima di morire”. Costumi, palloncini, marionette, proiezioni video, mani giganti: questi sono i live dei Flaming Lips. Non vi basta? Il frontman Wayne Coyne durante i concerti ama passeggiare sopra la folla dentro ad una bolla di plastica. Il crowd surfing è roba vecchia. Disco del mese.

Giunti ormai al loro dodicesimo album in studio, la rock band originaria di Oklahoma City torna a ripercorrere il genere psichedelico di Zaireeka, pubblicato nel ’97. In un momento nel quale le band devono spaccare col singolo da mp3, gli statunitensi scelgono il doppio, diciotto canzoni, per la durata di settanta minuti. Scordatevi il pop che ha preceduto i loro precedenti lavori. Indirizzatevi piuttosto sull’acid rock. Già dal titolo è evidente come le energie devono essere espresse in tutto e per tutto, la necessità di un significato e quindi di cultura@ilteweb.com

musica // ILTE // N. 01 – 13


Sport

Marco Lombardi

CENTO ANNI, DUE COLORI È il 3 Ottobre 1909 quando nasce il Bologna Football Club. Da quel momento due colori hanno unito una città. Per un secolo? No, per sempre. È la mezzanotte del 3 Ottobre 2009 quando fuochi d’artificio colorati, fumogeni e migliaia di stelline luccicanti plasmano di una luce fatata tutto lo stadio Renato Dall’Ara. Il Bologna Football Club compie gli anni, per la precisione ne compie cento. Un secolo, cento anni di storia che hanno visto il Bologna essere uno dei protagonisti del calcio nazionale. Dal primo scudetto del 1924-25, fino ad arrivare all’ultimo titolo del 1964, senza dimenticarsi delle due coppe italia del 1969-70 e 1973-74, il Bologna ha collezionato un palmares di titoli non indifferente a nessuno: 7 Scudetti, 2 Coppe dell’Europa Centrale, 1 Mitropa Cup, 2 Coppe Italia e Un torneo Intertoto del 1998-99. Numeri di Scudetti alla mano il Bologna è la squadra italiana più titolata dopo Juventus, Milan, Inter e Genoa. Una sfilata lunga due ore, ha ripercorso la storia della società attraverso i volti dei giocatori più significativi che hanno indossato i colori rossoblu. Baggio, Signori, Andersson, Kolyvanov, per citare i più recenti, fino a tornare indietro a elogiare giocatori come Schiavio, Janich, Savoldi, Nielsen, Pascutti e l’indimenticabile bandiera di tutti i tempi Giacomo Bulgarelli. Ed è stato proprio Bulgarelli, recentemente scomparso, il simbolo di questo anniversario; il Capitano, colui che nella sua vita è rimasto sempre fedele ai colori rossoblu. Ma protagonisti incontrastati, sono stati i tifosi, accorsi all’evento in quasi 25 mila, hanno reso magica la serata, manifestando il loro amore con incessanti cori, sventolii di bandiere e di sciarpe, dando un segnale di vero attaccamento a questa squadra e nonostante tutto anche a questa società. Questo aspetto è da sottolineare, perché di questi tempi, è la società

Essere catapultati dal paradiso del basket nazionale, la serie A1, ai dilettanti, è roba per stomaci forti. La Fortitudo, forse, questo tipo di stomaco lo possiede, o quantomeno lo possiedono i suoi tifosi. Giocarsi un derby, non più con la Virtus, ma con Forlì, e perderlo, sarebbe roba da notti insonni per qualsiasi tifoso, ma forse non per tutti. Sacrati, con i suoi mancati pagamenti, ha rischiato di far sparire da Bologna una delle due squadre di Basket City. Non si parla del primo episodio che accade in città, e che riguarda una squadra di basket, la Virtus ne sa qualcosa.

14 – N. 01 // ILTE // sport

che risulta un elemento estraneo ai colori rossoblu. Son fin troppo note a tutti, e ai tifosi in particolare, le vicende che legherebbero gli attuali proprietari, i Menarini, alla figura di quel Moggi, che neanche troppo tempo fa, fece scivolare, illecitamente, il Bologna nel purgatorio della serie B, recando un danno tanto economico quanto soprattutto morale ai tifosi e alla città stessa. Passare da realtà pulita e onesta, vittima di un sistema sporco e corrotto, ad una realtà che cerca di reintegrare l’artefice di quello stesso sistema, è uno schiaffo morale, che pochi riuscirebbero a sopportare. Infatti la disapprovazione di questa scelta societaria non si è negata neanche la sera del 3 Ottobre, quando presa la parola al microfono, la presidentessa Francesca è stata subissata di fischi, da buona parte della curva Bulgarelli. Ricordare ciò è importante, perché è stata una dimostrazione di un malcontento abbastanza radicato nei veri tifosi nei confronti di questa, finora indecifrabile, linea di gestione della società da parte dei Menarini. Rimanere uniti, anche nei momenti più bui, come lo si è sempre fatto, rimane comunque la parola d’ordine del tifo bolognese. Farlo se non per la proprietà, almeno unicamente per i colori della maglia è il pensiero che deve ricorrere nella testa di colui che tifa e crede nel “Bulàgna”. Perché è storia recente che, quando si crede che tutto sia perduto, anche a Bologna, i “miracoli” possono ancora avverarsi, l’esempio significativo di ciò ha un nome, Marco Di Vaio. Capocannoniere morale del campionato con 24 reti, ma soprattutto autentico timoniere di una vascello che faceva acqua da tutte le parti, San Marco, ha preso il posto terreno di quel San Luca che, stando lassù ad osservare la squadra si era, e come non capirlo, addormentato. In una stagione al cardiopalma, con la sua impresa è riuscito a emozionare un pubblico oltremodo amareggiato per un campionato al limite dell’inguardabile, ma soprattutto ha salvato il Bologna da una retrocessione certa. Un uomo solo è stato capace di riunire il Bologna a Bologna. Parola d’ordine è quindi: crederci sempre e… FINO ALLA FINE FORZA BOLOGNA!

La Virtus riparte nella stagione 2009/2010 con una rivoluzione interna, che vede comporre l’organico da alcuni giocatori provenienti dal settore giovanile. L’estate bianconera appena trascorsa è stata molto calda. Tutto parte da Sabatini che rimane deluso dalla poca adesione dei tifosi ai playoff dell’ultima stagione, interpretando il gesto come un affronto personale. Il mancato incasso degli abbonamenti playoff, che dal punto di vista economico non ha aiutato la società felsinea, a cui si aggiunge l’eliminazione ai quarti di finale della Virtus, con conseguente perdita della licenza triennale di Eurolega, son gli eventi che innescano la rivoluzione di Sabatini. Viene messa la parola fine sul rapporto fra lo società e coach Boniciolli e fra la stessa e il capitano Giovannoni e come se la cosa non fosse nuova, la società stessa viene messa per l’ennesima volta in vendita. A parte una fantomatica cordata di imprenditori, abituali frequentatori del palazzo, che prima si propone con serie intenzioni, salvo non rispettare poi i tempi prestabiliti dagli accordi, nessuna figura bolognese si fa avanti. Si continua perciò con Sabatini, che tuttavia pone delle condizioni alla strutturazione della squadra . “Soldi, non ce ne sono” dice il patron, per cui, dopo il ben servito al coach, al capitano e al fenomeno Langford, si decide di dare il via libera anche a Ford, il cui ingaggio risulta essere troppo importante. Viene ingaggiato coach Lardo, della vecchia guardia si decide di proseguire con Vukcevic, Kopponen, Blizzard e Righetti, mentre si innestano giovani del vivaio come Moraschini, Baldi Rossi, Vitali, Fontecchio e Negri. Sul fronte acquisti il nome di maggior spessore è quello di Andre Jerome Collins, playmaker statunitense, reduce da un annata fantastica in quel di Ferrara. Maggioli, Sanikidze, Moss, Fajardo e Penn, vanno a completare il roster. Nella prima fase di campionato la squadra tutto sommato si comporta abbastanza bene, avendo solamente ogni tanto, periodi di vittorie alternati a sconfitte. È una squadra in rodaggio che deve cercare di unire due anime, quella con esperienza e quella in crescita. Perché è questo il compito della Virtus, cercare di porre come proprio punto di forza il gruppo, avendo a disposizione al momento solo due giocatori (Vukcevic e Collins, purtroppo rimasto infortunato a lungo) che possano fare la differenza come singoli. I primi sei posti comuque, al momento, sembrano un obbiettivo abbordabile, Sabatini come al solito, non si smentisce.

Ma oggi come allora, sembra che il destino non voglia infierire dando il colpo di grazia, anche se quello della Fortitudo si prospetta al momento, come un futuro piu grigio di quello che si presentò alla Virtus. Finelli è il coach che si è imbarcato in questa avventura nella giungla dilettantistica, Lamma, Cittadini, Malaventura, Gigena, giocatori che hanno scelto di rimanere e che da soli valgono l’intero campionato Dilettanti. Sulla carta, e si è visto anche sul campo, la Effe al momento non ha rivali. L’unico nemico, che al momento potrebbe tendere trappole all’aquila, è all’interno della stessa Fortitudo e si chiama Gilberto Sacrati.

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Sport

Il Campetto

Basca Galliera 2002 Giovanni Sgambato

Storie di sport

Ai giocatori piace attaccare. Zdenek Zeman Matteo Garuti Il volto aguzzo e scavato, sempre avvolto dal fumo della onnipresente sigaretta. Una flemma ieratica, che contrasta col dinamismo del suo gioco sul rettangolo verde. Tante pause e poche parole, pronunciate con una voce rauca e monotonica, che suona come il motore scarburato di una vecchia Zastava. Lo sguardo serioso, che ogni tanto lascia intravedere un mezzo sorriso tirato e furbo, a suggellare le battute pungenti e le massime divenute celebri. Zdenek Zeman nasce a Praga nel ‘47, e presto eredita la passione per il calcio dallo zio Cestmir Vycpalek, che è stato giocatore e allenatore. Nel ‘68 il giovane Zdenek scavalca il suo Muro e raggiunge lo zio, che da tempo vive a Palermo. Deciderà poi di restare in Italia, perché in quegli anni la Cecoslovacchia sta oltrecortina (di ferro e non d’Ampezzo...), e di lì a poco verrà invasa dai carri armati sovietici, in quella che sarà ricordata come la “Primavera di Praga”. Zdenek si laurea all’ISEF e nel ‘75 diventa cittadino italiano. Inizia la sua carriera di allenatore nella periferia del calcio siciliano, per poi approdare sulla panchina delle giovanili del Palermo. Dopo i primi anni di successi altalenanti, nell’estate del 1989 viene ingaggiato dal Foggia di Casillo, neopromosso in B. Nasce l’epopea del “Foggia dei miracoli”: gioco velocissimo e gol a grappoli. Alla promozione entusiasmante della prima stagione seguono due salvezze tranquille e una qualificazione in UEFA sfiorata nel ‘94. Una squadra-famiglia fatta di giovani di belle speranze, che esprime un calcio pazzo e divertente come mai si era visto in Italia. E una cittadina del Sud che esplode di entusiasmo, col piccolo stadio Zaccheria trasformato in una bolgia, che il Maracanà in confronto è un mortorio. Ai miracoli del Foggia si avvicendano alcune stagioni di buoni piazzamenti, prima alla Lazio e poi alla Roma. Ma nell’estate del ‘98 scoppia sport@ilteweb.com

la bufera...Zeman lancia accuse durissime contro l’abuso di farmaci nel calcio italiano, con particolare riferimento alla Juventus. Seguiranno processi e dubbi non ancora del tutto chiariti. A partire da quella vicenda l’allenatore boemo si inimica il Palazzo del calcio, e soprattutto quella famosa “Triade” juventina che pochi anni dopo tornerà nell’occhio del ciclone per lo scandalo di “Calciopoli”. Le esperienze calcistiche recenti sono perlopiù apparizioni, con pochi alti e molti bassi. Ma a Lecce va meglio. Nella stagione 2004/2005 la squadra dà spettacolo e si salva, con la peggiore difesa e il secondo migliore attacco del campionato. L’ultimo esonero è storia di un anno fa, alla Stella rossa di Belgrado. Oggi Zeman è uno splendido disoccupato in attesa di una squadra. O forse è davvero un “esiliato”, che comunque non perde occasione per imbeccare l’emergente Mourinho e l’odiatissimo Lippi. Ma cos’è e cosa è stato Zdenek Zeman per il calcio e per lo sport? Un Don Chisciotte romantico e ribelle, idealista e integralista. Per questo amato e odiato. Ha presentato un’idea di calcio estrema nella sua diversità, fatta di 4-3-3, di fuorigioco esasperato e soprattutto di tanto attacco, con partite che potevano finire sei a cinque. Al di là dei tatticismi ha offerto spettacolo e divertimento, puntando più alla prestazione che al risultato. Ha scoperto e lanciato tanti giovani talenti. Signori e Vucinic, per ricordarne solo un paio. E in un mondo di pescecani, si è speso per difendere valori che nello sport latitano sempre più. In un calcio diventato troppe cose, Zeman ci ricorda che il pallone è soprattutto una cosa: un gioco. Input: Musica: La coscienza di Zeman di A. Venditti Docu-film: Zemanlandia di G. Sansonna Libro: Zeman l’ultimo ribelle di S. Marsiglia

L’attività sportiva dilettantistica nel nostro territorio è molto dinamica e vivace, soprattutto per quanto riguarda lo sport nazionale per eccellenza, il calcio. Nella zona RenoGalliera sono presenti numerose società che militano nei vari campionati dilettantistici. Proprio in prossimità della sosta natalizia, si è chiusa la fase di andata dei campionati provinciali di Seconda e Terza categoria, e dei campionati regionali di Eccellenza, Promozione e Prima categoria. Di particolare interesse è il campionato di Seconda categoria girone M, in cui sono impegnate diverse squadre locali a cominciare dal Ba.sca Galliera, rappresentativa dei paesi di San Giorgio di Piano, San Pietro in Casale e Galliera. Nello stesso girone militano inoltre Bentivoglio, Argelatese, Funo e Libertas Argile Vigor Pieve (rappresentativa di Castello d’Argile e Pieve di Cento). Tra gli incontri dell’ultima giornata spicca il derby Funo - Ba.sca Galliera, match conclusosi con una vittoria per due a zero da parte dei padroni di casa, ora proiettati al secondo posto in classifica assieme ai cugini dell’Argelatese. Il Ba.sca, dopo un’ottima partenza, si trova leggermente attardato al quarto posto, a 5 punti dalle seconde. Da rilevare il buon recupero della Libertas, che dopo un avvio difficoltoso affianca il Bentivoglio in sesta posizione. Classifica - Girone M - andata Società

v

n

p

Punti

Bevilacquese Pol.Argelatese Funo Basca Galliera Castellettese Bentivoglio Lib.Argile V.P. Airone FC Saragozza Atl.Borgo 1993 Antal Pallavic. Santagatese Galeazza Porta Stiera

9 7 8 5 4 4 4 3 5 2 4 3 2 1

3 4 1 5 6 4 4 6 0 8 2 5 6 6

1 2 4 3 3 5 5 4 8 3 7 5 5 6

30 25 25 20 18 16 16 15 15 14 14 14 12 9

Risultati – 13° Giornata 6/12/2009 - Ultima del girone di andata Antal Pallavic. Atl.Borgo 1993 Bevilacquese Funo Porta Stiera Santagatese Saragozza

Bentivoglio Airone FC Galeazza Basca Galliera Lib.Argile V.P. Pol.Argelatese Castellettese

1-2 0-0 4-1 2-0 0-1 1-4 0-2

I campionati riprenderanno dopo la sosta il 24 gennaio.

sport // ILTE // N. 01 – 15


La voce dei lettori

Street Art SCOLPIRE I MURI Filippo Beghelli

L

e città sono strade, edifici, piazze ma soprattutto persone. Michelangelo quando guardava un pezzo di marmo dentro ci vedeva bellissime statue. Immaginiamoci di fare lo stesso con una città: scolpire le strade, le piazze, gli edifici. Rendere vivente tutto ciò che è silente, far emergere il senso dal non senso. La street art o urban art fa proprio questo, modifica il contesto urbano; il suo oggetto non sono i muri, bensì muri con le persone. L’artista si rivolge a chi utilizza quel luogo trasformandolo in un vettore comunicativo. Questo tipo di arte deriva dalla Pop Art e dalla Graffiti Art, ponendosi però in un nuovo panorama, a cavallo tra la comunità sociale e il mondo dell’arte. Le tecniche son le più disparate: spray, sticher art, stencil, proiezioni video, sculture ecc. Si differenzia dai graffiti per l’utilizzo più eterogeneo delle tecniche, non per forza vincolato allo studio della lettera. Gli artisti che praticano street art hanno le proprie motivazioni, spesso molto diverse. Alcuni la praticano come forma di sovversione, di critica altri più semplicemente, vedono le città come un posto in cui poter esporre le proprie creazioni e in cui esprimere la propria arte. Bansky è sicuramente il maggiore diffusore del concetto di street art; già nei primi anni del 2000, a Londra, aveva iniziato la sua attività: decorazioni a spray con tematiche trasversali quali la libertà d’espressione, il pacifismo, la brutalità della repressione poliziesca, l’ipocrisia della società, il rispetto della libertà sessuale, ecc. Sono famose le sue incursioni in Israele - Palestina dove è andato a dipingere sul muro di Sharon. La scena italiana è legata a due città Milano e Bologna. Milano è caratterizzata dalla massificazione degli interventi, capostipiti sono artisti come il pop artist Bros e il poeta di strada Ivan Tresoldi; il loro intento è quello di intercettare un pubblico più vasto. A Bologna, invece, con Blu, Ericailcane, Dado e Stefy si è sviluppato uno stile che rende più “massiccia” ogni decorazione e i luoghi maggiormente utilizzati sono aree dismesse della città come l’ex mercato ortofrutticolo.

16 – N. 01 // ILTE // la voce dei lettori

Luoghi POTSDAMER PLATZ Irene Rossi

S

e c’è un luogo emblema degli avvenimenti legati al muro di Berlino, quel luogo è Potsdamer Platz. Quella che oggi si presenta come una grande piazza, caratterizzata da edifici moderni, nel centro della città, si porta dietro una storia molto travagliata. Già durante la Repubblica di Weimar, Potsdamer Platz fu luogo di commercio e dei trasporti molto frequentato (di giorno come di notte), ma venne rasa al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale, quando gli alleati bombardarono proprio il quartiere di Tiergarten (dove Potsdamer Platz sorge) nel tentativo di abbattere la cancelleria nazista, quartier generale di Adolf Hitler. È così che mentre al suo centro venne eretto un muro, della vecchia Potsdamer Platz non rimase più nulla, nemmeno le macerie, che furono spostate lasciando al loro posto un grande vuoto. Una volta caduto il muro venne il momento di ricostruire. Mentre per altre città fortemente colpite dai bombardamenti di questi anni, la ricostruzione partì proprio dalle macerie, dal poco rimasto (come per il quartiere ebraico di Varsavia); per Potsdamer Platz fu diverso, a causa della pulizia cui gli urbanisti tedeschi avevano sottoposto la loro Berlino. Questo tipo di atteggiamento è segno di come il popolo tedesco, dopo i terribili avvenimenti legati alla Seconda Guerra Mondiale e alla Guerra Fredda, cercasse un’innocenza perduta e si volesse riproporre come una città proiettata verso il futuro. Sia chiaro che proprio a Berlino sorge il più grande monumento alle vittime dello sterminio nazista (ad opera di Peter Eisenman, architetto di origini ebraiche), non bisogna quindi confondere la volontà di riscattarsi e lasciarsi alle spalle un terribile passato con il tentativo di dimenticare o insabbiare la storia. Per ricostruire Potsdamer Platz, viene quindi indetto, negli anni Novanta, un concorso internazionale che vede vincitori tantissimi architetti di fama mondiale, tra i quali: Hans Scharoun e Hans Kollhoff (Berlino), Rafael Moneo (Madrid), Arata Isozaki (Tokyo), Richard Rogers (Londra) e anche l’italiano Renzo Piano. A far rivivere Potsdamer Platz, e tutta Berlino, dunque, non furono “i tedeschi”, ma persone provenienti da tutto il mondo. Come racconta Renzo Piano (nel suo libro La responsabilità dell’Architetto), nel suo cantiere su 5000 operai, solo 500 erano di origine tedesca e come gli disse lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa: ”Ti rendi conto: questo è il luogo della più terribile intolleranza che la storia dell’umanità abbia mai registrato e oggi viene ricostruito da una banda di persone provenienti da tutto il mondo: egiziani, turchi, russi…”. Ed è forse per questo che deve essere ricordata Potsdamer Platz, non solo per il suo terribile trascorso ma per come sia stata ricostruita con estrema umanità.

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La voce dei lettori

NOTIZIE FLASH: BANDI Contributi stanziati dalla Regione Emilia-Romagna. Giulia Gubellini 1) AGEVOLAZIONI PER I NIDI DI INFANZIA. Anche nel 2010, la Regione Emilia-Romagna stanzia 3 milioni di euro per aiutare le famiglie a sostenere il costo del nido di infanzia. Il buono, fino a 250 euro al mese, viene realizzato grazie al contributo del Fondo Sociale Europeo. Il bando è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale regionale del 21 ottobre: si rivolge ai 38 Comuni capo distretto per le politiche educative e sociali che, in base alle necessità delle famiglie e dei posti disponibili nei nidi privati del proprio territorio, devono aver presentato domanda per i voucher entro il 20 novembre 2009. I Comuni interessati dovranno contribuire con una quota non minore al 25% del costo complessivo. Il buono sarà garantito anche per il 2011. -Cosa: contributo alle famiglie per l’inserimento dei figli nei nidi di infanzia privati autorizzati dalla normativa regionale -A chi si rivolge: Famiglie con un indicatore ISEE non superiore a 35 mila euro e residenti in EmiliaRomagna -Richiedente: È il comune che deve aver presentato la candidatura alla Regione Emilia-Romagna entro il 20 novembre -Modulistica: www.emiliaromagnalavoro.it. -Informazioni: Servizio lavoro della Regione EmiliaRomagna: lavorofp@regione.emilia-romagna.it, lstanzani@regione.emilia-romagna.it 2) AGEVOLAZIONI PER LE GIOVANI COPPIE PER L’ACQUISTO DELLA PRIMA CASA. Il programma “Una casa per le giovani coppie” stanzia 13 milioni e 300 mila euro in contributi da 10.000 a 13.000 euro per le giovani coppie intenzionate a comprare la prima casa di proprietà dopo un periodo di locazione di massimo 4 anni, a canone inferiore a quello di mercato e comunque non superiore ai 400 euro al mese. Gli operatori economici verranno individuati attraverso Intercenter e mettaranno a disposizione appartamenti con specifiche caratterstiche. Entro due mesi dalla pubblicazione della lista degli alloggi disponibili, le giovani coppie potranno sottoscrivere un precontratto, scegliendo liberamente l’operatore e contrattando con lui le modalità di acquisto. Il contributo regionale potrà essere ottenuto attraverso la sezione informatica denominata ‘Click-day Giovani coppie’ (www.intercent.it) dove le giovani coppie dovranno prenotare l’alloggio a cui sono interessate, in locazione con proprietà differita. La graduatoria terrà conto dell’ordine cronologico di prenotazione informatica.

vocedeilettori@ilteweb.com

-Cosa: contributo alle giovani coppie residenti in Emilia-Romagna e di età non superiore ai 35 anni -Richiedente: le giovani coppie, attraverso il “Click-day Giovani coppie” (www.intercent.it) -Quando: entro due mesi dalla pubblicazione della lista degli alloggi disponibili -Informazioni, modulistica: www.intercent.it

POLITICAMENTE SCORRETTO Il futuro volta le spalle alla mafia Roberto Meloni È giunta ormai alla quinta edizione la manifestazione promossa da Carlo Lucarelli intitolata “Politicamente Scorretto” e svoltasi a Casalecchio di Reno dal 27 al 29 Novembre scorso. Sarebbe troppo facile raccontare gli incontri che si sono susseguiti durante questa tre giorni. Tutto particolarmente interessante. Ma la cosa più difficile da raccontare sono le emozioni vissute. Probabilmente anche provocate dal difficile periodo che l’Italia sta vivendo, ma soprattutto dalla passione e dall’impegno di chi c’era, dagli ospiti intervenuti alle conferenze, agli organizzatori della manifestazione, al pubblico stesso. Quando si parla di mafia Bologna sa rispondere al meglio, anche se questa città sembra non essere direttamente coinvolta nel problema. Sembra. Nella sola città di Bologna ci sono infatti più di 60 beni confiscati alla mafia. Ed è proprio sui beni confiscati che si è incentrato buona parte del dibattito durante l’intera manifestazione. Dall’appello lanciato da Libera - Associazioni nomi e numeri contro le mafie – contro l’emendamento inserito in Finanziaria che prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi, alla domanda fatta ai vari ospiti proprio su questo tema. La risposta è stata unanime: non si può in alcun modo pensare di vendere all’asta i beni confiscati, per il semplice motivo che sarebbe la mafia stessa ricomprarli. È facilmente intuibile. Tramite prestanome la mafia avrebbe facile accesso alle aste e con altri sotterfugi impedirebbe

ad altri l’acquisto, ed infine li riacquisterebbe ad un costo irrisorio. Da don Luigi Ciotti, presidente di Libera, a Giancarlo Caselli, procuratore della Repubblica di Torino; da Carlo Lucarelli, scrittore e promotore della manifestazione, a Pina Maisano Grassi, vedova di Libero Grassi, coraggioso imprenditore siciliano ucciso perché si rifiutò di pagare il pizzo, passando per magistrati e giornalisti, si percepiva un’aria di indignazione. Indignazione per una proposta che vanificherebbe il lavoro fatto in questi anni per espropriare i beni di proprietà mafiosa, per togliere loro quello che gli sta più a cuore, quello che vogliono di più. Si sentiva da un lato lo sconforto perché questa è una proposta reale; ma dall’altro si percepiva il coraggio di affrontare una nuova sfida con rinnovato vigore. Perché il coraggio non manca e perché proprio il coraggio caratterizza coloro che da sempre lottano contro la mafia. Un momento di sconforto, ma subito la consapevolezza che un’altra battaglia si può vincere, come tante nel corso di questi anni. La battaglia di far capire al legislatore che la mafia si sconfigge anche sottraendole beni e terre dandole così uno schiaffo morale mostrandole che i beni recuperati producono voglia di cambiamento, producono legalità! Ecco perché “Il futuro volta le spalle alla mafia” come recitava uno slogan della manifestazione. Nel futuro c’è coraggio e voglia di cambiamento. Nel futuro c’è legalità. E tutto questo passa anche da Bologna; passa anche dal Politicamente Scorretto!

la voce dei lettori // ILTE // N. 01 – 17


Arte e Letteratura

Letteratura - Simone Cuoghi

Boris Vian La Schiuma Dei Giorni anni. Il romano è ricco di strani neologismi e una miriade di oggetti vengono creati dalla sua fervida ed irrazionale fantasia. A tratti la sua scrittura appare quasi lisergica. I personaggi aleggiano su uno sfondo di grande pessimismo. Le loro vite, come i loro sentimenti, non hanno confini molti chiari e spesso si mescolano tra loro. Questo romanzo è permeato di simboli e messaggi di difficile decifrazione. Un personaggio molto enigmatico è il cuoco del protagonista, il quale cerca di preparare piatti ispirandosi ai gusti dei protagonisti. Nel libro traspare un’aspra critica verso una società sempre più inquadrata ed indifferente verso chi cerca la felicità in forme diverse da quelle correnti. Quest’opera di certo si può amare ed odiare allo stesso tempo; sicuramente non lascia indifferenti come sovente accade a molti degli scritti che affollano gli scaffali delle librerie di questi tempi.

“D

ire idiozie oggi, quando tutti riflettono profondamente, rimane il solo mezzo per provare la propria libertà ed indipendenza di pensiero.” Boris Vian è stato scrittore, ingegnere, cantautore, musicista e traduttore francese. In Italia ha raggiunto la notorietà grazie al cantautore Ivano Fossati, che nel 1992 ha tradotto in Italiano una delle canzoni più famose del poliedrico artista d’oltralpe, Le Déserteur. Definito da Queneau come “la più tragica delle storie d’amore dell’epoca moderna”, La schiuma dei giorni racconta la vita di Colin, un giovane e ricco parigino affetto da una grande noia. Colin, quando non dorme, passa la sua vita frequentando strane feste, andando a concerti dall’aspetto grottesco, suonando strumenti musicali dalla natura bizzarra, e vagando per una Parigi dai contorni magici assieme al suo amico Chick, un ingegnere spiantato. Tutto questo cambia quando nella sua vita entra l’amore. Ad un cocktail conosce la bella Cloe, che in poco tempo diviene sua moglie. Da questo momento la sua vita assumerà contorni grigi, in quanto ,al ritorno dal lungo e strampalato viaggio di nozze, sua moglie si ammalerà, ed ha inizio così una battaglia senza scampo contro la morte. L’arrivo di questa trasforma tutto. La città cambia, le strade vengono rappresentate come esseri viventi che si modificano al passare delle persone, le case si restringono all’accorciarsi della vita della protagonista e, soprattutto, il tempo ogni giorno va sempre più veloce. La storia d’amore è solo un pretesto per descrivere un mondo totalmente diverso da quello reale. Lo stile di Vian può esser considerato surreale, ma in questo libro si va probabilmente oltre. I suoi pensieri vanno in controtendenza rispetto all’esistenzialismo imperante ai suoi

18 – N. 01 // ILTE // arte e letteratura

Arte - Andrea Bosi

Art in Bo

B

ologna ci offre un ricco carnet di appuntamenti artistici per questo gennaio. Si parte con la mostra/ evento dedicata a Federico Zeri al Museo Civico Archeologico, fino al 10 Gennaio (www.fondazionezeri.unibo.it). Profondo conoscitore d’arte, caparbio sostenitore della catalogazione delle opere museali, accanito combattente del degrado crescente nelle opere ambientali italiane sin dagli anni ‘70, Zeri ha apportato allo studio dell’arte italiana un fondamentale contributo rappresentato principalmente dall’incredibile consistenza del suo archivio fotografico, composto da più di 290 mila pezzi raffiguranti ogni tipo di opera d’arte figurativa dal 1200 al 1700. Le fotografie erano il primo strumento di studio di Zeri: gli hanno infatti permesso di giungere ad importanti conclusioni attributive e di sviluppare ricerche approfondite sugli artisti minori del panorama italiano senza precedenti nella storia. Alla mostra si possono ammirare, oltre a documenti, libri e fotografie, diversi dipinti a cui Zeri ha contribuito a modificare la paternità, scatenando talvolta il dissenso unanime da parte di numerosi critici (si veda il caso del Maestro di Hartford, ritenuto da Zeri in realtà un giovane Caravaggio). Da buon amante dell’arte ho ben apprezzato la mostra, che ritengo comunque dedicata più agli “addetti ai lavori” che al grande pubblico. Meno di

nicchia la significativa mini-monografica a cura di Daniele Benati che troviamo al Civico Medievale di Bologna fino al 17 gennaio (con ingresso gratuito), il quale espone, in occasione del quarto centenario della sua morte, due tele del fenomeno nostrano Annibale Carracci ritrovate dopo la grande mostra tenuta a Bologna e Roma nel 2006. Per non dimenticare l’arte contemporanea segnalo la grande mostra del MAMbo, che ospita uno degli ultimi grandi rappresentanti dell’Arte Povera, Gilberto Zorio, che sarà aperta al pubblico fino al 7 Febbraio (www.mambo-bologna.org). Per l’occasione l’artista ha anche appositamente realizzato Torre Stella Bologna, un’opera che, basandosi su uno degli stilemi figurativi tipici della sua produzione (la stella appunto), invade lo spazio espositivo invitando lo spettatore a girare intorno al suo perimetro per scoprirne la pianta. “Le stelle offrono l’immagine globale per antonomasia, sono la proiezione del cosmo nella nostra considerazione delle cose, una modellizzazione arbitraria dell’infinito costruita nella nostra testa e ormai diffusa in tutto il mondo”. Ancora il pubblico è il protagonista interattivo nelle sale in cui l’ambiente crea quasi un’esperienza polisensoriale, favorito dalle figure usate dall’artista come “strumenti per misurare l’ignoto e i misteri del cosmo“: la canoa, il giavellotto e il crogiuolo. cultura@ilteweb.com


Stripp by Lomb

Cittadinanza a punti

Muretto di Berlino

Valentina Balletti

Ariete Siete reduci da un anno oscuro, difficile e impegnativo, durante il quale forse avete esagerato con le parole, specialmente con i vostri cari, i quali giustamente se la sono anche un po’ presa e hanno minacciato di diseredarvi. Consiglio di inzio anno: cospargetevi il capo di cenere e correte a chiedere scusa, ingrati! Toro Siete ricchi di energia positiva che dalla fine del 2009 si è attaccata a voi tipo carta moschicida. Siete talmente carichi che fate un po’ schifo, così pieni d’amore da far schizzare a mille la glicemia a vostra nonna. Consiglio di inizio anno: qualche ceffone ben assestato vi farà rinsavire. Gemelli Ok che siete un segno doppio, però non potete sdoppiarvi fisicamente! Avete ottomila impegni, tutte cose che vi piacciono un sacco per carità, ma fra il corso di Hongjiaquan e il seminario sulla monetazione longobarda avrete un po’ di tempo per voi? Consiglio di inizio anno: ...una birretta con gli amici, no?

Cancro Siete stati molto cattivi, specialmente in amore. Ma possibile che siate così opportunisti, lussuriosi e approfittatori? ...no. Non lo siete. Avete solo perso del tempo a farvi del male a vicenda! Consiglio di inizio anno: una luuunga, luuuuunga riflessione sui vostri errori!

Bilancia: In questi ultimi tempi vi state lasciando un po’ troppo andare, va bene che siete discotecari inside e siete sempre fuori casa, ma ormai i vostri genitori stanno per subaffittare la vostra stanza a un erasmus... Consiglio di inizio anno: divano, pop corn e Fracchia la Belva Umana in tv.

Capricorno Aggressivi, burrascosi, sempre incavolati, oppure freddi e scostanti, ma che cacchio c’avete? Vi è morto il gatto? Quando passate per strada la gente si allontana intimorita! Consiglio di inizio anno: tisana rilassante alla camomilla e magari una bella risata!

Leone Da 12 mesi a questa parte siete stati messi a dura prova, ma voi, forti e coraggiosi come sempre (più o meno) avete affrontato le sfide della vita con un sorriso sulle labbra e una buona dose di psicofarmaci. Bravi! Consiglio di inizio anno: cambiate psicofarmaci.

Scorpione Siete andati in vacanza a scrocco dagli amici. Se uscite lo fate perchè la macchina ce l’hanno gli amici. Se qualcuno organizza qualcosa, vi aggregate sempre agli amici. Consiglio di inizio anno: ma sei vivo o cosa? Muovi il culo! (firmato: i tuoi amici).

Acquario Dopo anni di nomadismo sentimentale, e perchè no sessuale, sembrate aver trovato finalmente la vosta dolce metà e vi sentite finalmente completi. Consiglio di inizio anno: ricordatevi che le bambole gonfiabili possono bucarsi, mi raccomando conservatele sempre in maniera ottimale.

Vergine Non c’è niente da fare, la gente ci prova a dirti “no, non farlo o rovinerai la vita a te stesso e agli altri!” ma tu NIENTE! Sei sordo a tutti i tentativi di salvataggio della tua incolumità. Consiglio di inizio anno: consulta il punto Amplifon più vicino a te.

Sagittario Tira e molla amorosi vi hanno portato a una attuale felicità sentimentale, siete tutti cariniciccini-puccipù, dove sei tu c’è lui, dove c’è lui ci sei tu. Consiglio di inizio anno: forse non lo sai ma HAI UNA VITA e (forse) persino degli INTERESSI! Perchè non coltivarli?

Pesci È il lavoro il vostro cruccio principale, è anche vero che c’è crisi e siamo un po’ tutti nella stessa barca, ma dopo lo spolveratore di reperti agli scavi archeologici di Stabia, l’isolatore di leucotrieni e l’artista di strada non sai più che pesci pigliare. Consiglio di inizio anno: corso di formazione in numerettologia dei posti a sedere. Investi sulle tue competenze! THE WAY!

// ILTE // N. 01 – 19


ILTE  

News, culture, ong, art, music, film, literature, sport

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