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Poste Italiane spa - Spedizione in Abb. Postale - D.L. 353/03 (conv. in L. 27/02/04 n° 46) art. 1, comma 2, DCB TV

F I l a CAMMINANDO... N E S T R A FOGLIO D'INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE DISABILI DI BREDA, CARBONERA, MASERADA E "IL SENTIERO SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE" (N° ISCRIZ. A153646)

GIUGNO 2016

ANNO 22 - N. 2

Cultura, Informazione, Solidarietà

Una bella domenica lungo il Piave. Eravamo tra i gruppi più numerosi

o sapevate che, tra le tante e varie attività fatte dalla nostra Associazione, vi fosse anche il “Gruppo di camminata sportiva”? Credo di sì perché, già da diversi anni, con sparuti gruppetti di persone baldanzose, abbiamo partecipato ad alcune manifestazioni podistiche. Quest’anno però, diversamente dalle precedenti edizioni, il 20 marzo, in più potevamo anche esibire i “fazzoletti” di color giallo con lo stemma della nostra Associazione, le due mani che si stringono. Ma, come spesso succede, i nostri organizzatori si sono scordati di portarli. Comunque quella mattina, a Maserada, ci siamo presentati in molti e forse eravamo uno dei gruppi più numerosi: in 34. Nonostante mancassero i fazzoletti gialli e nonostante fossimo ancora assonnati, carichi di entusiasmo alle 8.30 ci siamo ritrovati puntuali alla partenza. Vista la bella giornata e il gran numero di partecipanti, abbiamo deciso di dare un certo vantaggio agli altri atleti, lasciandoli passare, tanto li avremmo raggiunti al traguardo. Già all’inizio nel leggere il cartello indicante i km da percorrere, qualche

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dubbio si è insinuato, per la fatica del cammino, poi per le scarpe strette, poi per i lacci da stringere o da allentare, poi per il sole che scaldava, poi per la strada sterrata e… poi per tante altre distrazioni. Tutto il gruppo era così ben motivato che, a metà percorso, ci siamo accorti che con una deviazione per una stradina tortuosa, avremmo raggiunto un punto di ristoro volante, sperduto nella campagna. Tutti d’accordo e, quasi senza fiatare, ci siamo incamminati allegramente, gustando attorno a noi uno scenario fatto di montagne ancora innevate e, quasi all’improvviso, un gregge di pecore che brucavano l’erba, controllate e tenute in gruppo dall’abbaiare di meravigliosi cani da pastorizia; non lontano si sentiva il suono di campane in un silenzio ricco delle nostre chiacchiere e risate che ridavano valore a tanti suoni oramai dimenticati. Al punto di ristoro, abbiamo gustato qualche pezzetto di buona focaccia e colomba con the o acqua. La sosta come sempre ci ha dato la carica e, anche se il gruppo lungo la strada si è un po’ SEGUE A PAG.

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F Corso al Karate l aI Kanazawa Cimadolmo N E S T volte siamo convinti che certi sport non siano adatti ai nostri ragazzi o figli e che siano troppo pericolosi, per cui preferiamo R assecondare solo certe tipologie di discipline. Il Karate KanaCimadolmo vuole dare la possibilità alle persone diversamente A zawa fortunate da noi di poter praticare uno sport divertendosi. Claudio

CHI VUOLE ORA FARSI SOTTO?

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Breda e Lucia Moras (insegnante della scuola) mi hanno proposto, circa un anno fa, questa disciplina, che io stesso conosco molto bene da anni; il consiglio direttivo ne ha discusso al suo interno e abbiamo voluto provare a proporre a familiari e ragazzi questo “nuovo” tipo di attività motoria. I familiari di Stefania non ci hanno pensato due volte a iscriverla, e io ho voluto partecipare ad un allenamento per capire come Lucia volesse integrare Stefania nel gruppo. C’erano diversi ragazzi in carrozzina e con varie tipologie di disabilità: ho capito che, se si vuole, nulla è impossibile, anche per loro. La felicità e allo stesso tempo la concentrazione e la grinta li rendono partecipi e motivati nel fare propria questa opportunità che Lucia, con i u n suoi collaboratori, vuole dare a questi ragazzi. : ia tt a M B e n v e n u totellino Chri- Per chi volesse provare, gli allenamenti vengobacio al fran ti a u g u ri a no svolti a nella palestra di Cimadolmo la mats ti a n e ta berta e papà tina. Grazie Karate Kanazawa per aver abbatmamma Ro tuto anche questa nostra barriera! (Palo G.) Nicola!

Benvenuto

I VASI CINESI ROMA MON AMOUR na anziana donna cinese possedeva due grandi vasi, appesi alle estremità di un lungo bastone che portava bilanciandolo sul collo. Uno dei due vasi aveva una crepa, mentre l'altro era intero. Così alla fine del lungo tragitto dalla fonte a casa, il vaso intero arrivava sempre pieno, mentre quello con la crepa arrivava sempre mezzo vuoto. Per oltre due anni, ogni giorno l'anziana donna riportò a casa sempre un vaso e mezzo di acqua. Ovviamente il vaso intero era fiero di se stesso, mentre il vaso rotto si vergognava terribilmente della sua imperfezione e di riuscire a svolgere solo metà del suo compito. Dopo due anni, finalmente trovò il coraggio di parlare con l'anziana donna, e dalla sua estremità del bastone le disse: "Mi vergogno di me stesso, perché la mia crepa ti fa portare a casa solo metà dell'acqua che prendi". L'anziana donna sorrise "Hai notato che sul tuo lato della strada ci sono sempre dei fiori, mentre non ci sono sull'altro lato? Questo succede perché, dal momento che so che tu hai una crepa e lasci filtrare l'acqua, ho piantato semi di fiori solo sul tuo lato della strada. Così ogni giorno, tornando a casa, tu innaffi i fiori. Per due anni io ho potuto raccogliere dei fiori che hanno rallegrato la mia casa e la mia tavola. Se tu non fossi così come sei, non avrei mai avuto la loro bellezza a rallegrare la mia abitazione".

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iao, siamo Giulia e Viviana e vogliamo raccontarvi la nostra magnifica esperienza! Venerdì 15 aprile siamo partite, insieme ad altri trenta soci dell’associazione, da Carbonera: destinazione Roma! Eravamo pieni di entusiasmo perché per noi era un’esperienza nuova: avevamo davanti a noi sette ore di corriera, ma non ci siamo spaventate ed è stato bellissimo. Quando siamo arrivate a destinazione era buio e all’istituto “Fraterna Domus” dove eravamo alloggiati ci aspettavano con una buona cena: durante il viaggio avevamo fantasticato su cosa ci avrebbero proposto. Chi diceva “gnocchi alla romana, chi “carciofi alla giudia” chi “cacio e pepe”, chi, scherzando “minestrina”, “vellutata”. Infatti c’era proprio il minestrone! Però lo abbiamo molto gradito e dopo la buona cena siamo andati a riposare perché il giorno seguente si prospettava impegnativo. Al mattino tutti pronti per la colazione e partenza per S. Pietro insieme alla guida Manuela, che ci ha spiegato tante cose e molto bene! E’ stata molto brava. Abbiamo attraversato la Porta Santa ed eravamo tutti interessati e commossi. Pranzo in centro e poi visita alla città, sia a piedi che con la corriera: bellissimo! Quante cose abbiamo visto e al rientro in istituto la sera eravamo stanchi ma felici. Il giorno seguente abbiamo visitato la basilica di S. Paolo Fuori le Mura: immensa e spettacolare. Poi di corsa in Piazza S. Pietro per l’Angelus di Papa Francesco. Qui l’emozione ha raggiunto il livello più alto. Avevamo il cuore pieno di gioia e l’abbiamo espressa chiamando più volte a gran voce il Papa. Siamo ripartiti alla volta di Carbonera e ci aspettavano altre sette ore in corriera: ma il nostro cuore era colmo di entusiasmo per la bellissima esperienza vissuta in questi due giorni e il tempo è volato. Siamo arrivati a destinazione senza quasi accorgerci. Sono stati tutti fantastici: i volontari, la nostra guida Manuela, l’autista della Bontur, i volontari e gli organizzatori, l’accoglienza dell’Istituto “Fraterna Domus” . Ora aspettiamo la prossima gita! Giulia e Viviana

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LA FINESTRA DIRETTORE RESPONSABILE Sergio Criveller Redazione Giacinto Marangon, Maurizio Criveller, Elisa Menegazzi, Paolo Gianese, Valter Giacomini STAMPA: Tipolitografia Arcari Mogliano Veneto (Tv) ISCRIZIONE TRIBUNALE DI TREVISO N. 960 del 4/5/1995 SEDE: S. Giacomo di Carbonera (TV), Via Grande - tel. 0422.607700 fax 0422.607441 E-MAIL: coordinamento@ coopilsentiero.eu


Concorso letterario di Casale sul Sile

PREMIATI CON “DAI MARI DI FIENO… AI MARI DI CARTA”

omenica 3 aprile abbiamo avuto la gioia di partecipare alla cerimonia di premiazione del premio letterario “Tu, Io e i mondi possibili” del Gruppo Parrocchiale di Casale sul Sile, a cui abbiamo partecipato come Cooperativa per il secondo anno. E’ sempre un’occasione di gioia e di confronto con il territorio, con la sensibilità e la capacità di saper riconoscere e dare voce al valore di ciascuno. Ci teniamo a ringraziare il gruppo parrocchiale di Casale sul Sile per il grande impegno che rivolge a iniziative di tale tipo, che sono importanti occasioni culturali e sociali per il territorio. Qui di seguito viene riportato il racconto dell’autore, Mario Dal Bo’, preceduto da alcune righe di introduzione. Questa storia è stata segnalata come racconto di valore con la seguente motivazione della Giuria: “Una storia tenera e forte allo stesso tempo, dove l’eroe “Beppino” conquista la sua vita giorno dopo giorno con grande audacia adeguandosi alle necessità imposte dagli eventi... “anche se non può più fare alcune cose che faceva con papà…” saprà essere felice. Una scrittura vera e commovente”.

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alve, io sono Mario Dal Bo l’autore S della storia “Dai mari di fieno ai mari di carta”. Questa storia è vera ed è la mia, mi sono anche divertito molto a raccontare questi fatti che sono accaduti quando avevo 20 anni, ma mentre scrivevo questa storia mi sono accorto di quanto mi arricchivo dentro di me. Nel ricevere il premio mi sono commosso: una bella e grande soddisfazione perché ho concorso con tanti altri autori. …DAI MARI DI FIENO… AI MARI DI CARTA… C’era una volta, in un paese alle porte di Trento un bambino di nome Giuseppe, da tutti chiamato Beppino. Beppino aveva molte difficoltà fisiche che madre natura gli aveva dato. Ma il piccolo Beppino aveva pure tre belle qualità: forza di vivere, l’amore per il mondo e la curiosità verso tutte le cose belle. Era nato in un villaggio tra i monti ed era cresciuto assieme ai suoi cugini che, con le loro battute, lo avevano sempre aiutato trasmettendogli grandissima forza. Amava questo mondo e le persone che ne facevano parte perché lo arricchivano fisicamente e moralmente rendendo speciale la sua vita che, anche se difficile, non era brutta. Quando nacque, i dottori, senza tanti giri di parole, gli avevano diagnostica-

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to che la sua vita sarebbe trascorsa su una sedia a rotelle; ma lui, spronato dalla sua mamma e con molta voglia di camminare, non ebbe mai bisogno di quel tipo di sedia; cadde tante volte, anche facendosi male ma dopo cinque minuti ci riprovava. Riuscì ad imparare a camminare con l’aiuto di sua madre, di sua sorella e di suo padre che, per motivarlo ad avere una vita migliore, gli diceva: ”Se riuscirai a camminare, quando sarai grande andiamo a lavorare la terra” e così fece. Suo padre aveva un grande amore per la terra e glielo trasmise: Beppino amava la terra e tutto quello che la natura offre… i campi, i colori, i profumi, ma soprattutto il trattore! Quello era il suo grande sogno: riuscire a guidare il trattore! Così si sarebbe sentito utile, grande, importante! E questo sogno diventò realtà. Poi c’era la sua vigna che lo affascinava tanto perché cambiava di aspetto nel corso dell’anno. Ogni volta che Beppino vedeva quelle belle cose faceva una riflessione e si chiedeva chi avesse creato quelle bellezze. Un altro luogo dove gli piaceva trascorrere il suo tempo era il granaio dove lavorava con molta soddisfazione; era l’addetto alla preparazione della miscela di cibo per le mucche: riempiva una cesta con 1,08 quintali di pannocchie usando una forca, e metteva 1,20 quintali d’orzo in un tino usando una pala. Quando faceva questi lavori si sentiva in pace con se stesso come su una nuvola. Quando arrivava il tempo della vendemmia Beppino, con sua mamma e suo papà, andava ad aiutare i vicini; era un’altra grande gioia perché si sentiva utile e accettato. Il suo compito era quello di distribuire le cassette vuote lungo la vigna e guidare il tratto-

re mentre gli altri caricavano le cassette piene di uva sul carro. Un giorno successe un fatto molto divertente: spesso Beppino andava con il papà a contrattare il bestiame. Una volta che andarono a contrattare due mucche, il papà e i suoi amici fecero una gran caciara nel contrattare parlando un linguaggio che Beppino non capiva. Urlavano: “16! … noooo, 19! ma tu sei matto!!!!”. Poi capì che stavano contrattando il prezzo delle mucche e non stavano dando i numeri! Un giorno nel suo campo di erba medica c’era dell’erba falciata e Beppino voleva raggrupparla in uno stesso posto; i suoi vicini e suo papà erano convinti che lui non fosse capace di fare questo lavoro, ma Beppino con calma e pazienza riuscì a fare sette “mari” di fieno (cumuli di fieno)! Il ragazzo rimase molto soddisfatto e i suoi vicini e suo papà rimasero di stucco. Quando tutto questo finì perché suo padre morì, il giovane Beppino soffrì molto, ma lo accolse la fede in Dio… una fede più forte perché gli fece sentire cose che non sentiva prima: ora, quando va in chiesa, si sente come quando lavorava la terra… una nuvola, leggero come una piuma. Sarà perché molti dei suoi cari sono morti, lui pensa che siano stati loro a mandarlo verso il buon Dio per nutrirlo e coccolarlo con il suo amore. Ora Beppino vede il mondo da una luce diversa e forse più bella. Anche se non può più fare alcune cose che faceva con il suo papà, vuole continuare a far parte di questo mondo con quella forza e tenacia che gli è stata insegnata e così ha voltato pagina e si dedica al mondo dell’ufficio avendo imparato ad usare il computer; gli piace perché lavorare gli dà soddisfazione e ha tanti contatti umani che riempiono la sua vita di affetto e amicizia. Mario Dal Bo’


F Segue dalla prima l aI N E S allungato, abbiamo tutti potuto della primavera che sbocciaT godere va lungo le rive dei fossi o sui “ trosi” campagna. R inNelaperta percorso abbiamo ricordato la A cara Ada che alle nostre uscite di

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“Porte Aperte” partecipava volentieri, come se in quel momento fosse lì presente: qualche piccolo particolare che la rendeva unica per la sua schiva semplicità ci ritornava alla mente: “E ogni volta che ci troveremo insieme, senza volerlo, ci capiterà di cercare il tuo sguardo”. Siamo arrivati senza quasi accorgercene davanti alla chiesa di Maserada, dove la processione

delle Palme stava entrando. Ci siamo ricongiunti tutti sedendoci all’aperto in un locale e, tra caffè e bibite, commentavamo il passaggio degli atleti che si avvicinavano all’imminente traguardo. Anche noi ci siamo diretti verso il palco delle premiazioni dove, oltre ai panini, ad ognuno di noi è stato consegnato l’uovo pasquale e al “Gruppo camminata sportiva” una cesta con prodotti dolci e salati. (Lino B.)

LASCIAMOCI CONTAGIARE periamo sia una transizione, un passaggio socio-culturale che stiamo vivendo, dove l’individualismo e la sua frenetica corsa hanno preso il sopravvento sull’essere quotidiano, generando sospetto, diffidenza, paura e chiusura verso gli altri. Non si vive più bene né in famiglia, né nel proprio quartiere o paese, perché questo egoismo che isola, fa crescere timori e presentimenti, sta ormai colonizzando i nostri rapporti umani. L’individualismo è un buco nero che inghiotte la reciproca fiducia e senza fiducia non può esistere una società, non sussistono associazioni, cooperative o altri enti di mutuo sostegno. Per sconfiggere questa tendenza narcisistica ed edonistica dobbiamo investire sul desiderio di valorizzare la vita, la famiglia, l’amore al bello, al recupero della spiritualità, al rispetto delle regole e del bene comune. Un investimento non facile da affermare, ma possiamo apertamente impegnarci e lasciarci alle spalle personali ambizioni, la voglia di autoaffermarci e di inventarci con sfacciato egoismo il nostro

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destino: liberi da tutto questo possiamo ritrovare noi stessi e ritornare in noi, abbracciando i valori essenziali della vita: la moralità, l’onestà, il rispetto e la solidarietà, valori indispensabili per aprire lentamente la strada all’altruismo. L’altruismo è un valore che cresce lentamente, va riscoperto in ogni momento, in ogni modo, non c’è niente di programmato, è spontaneo e, a chi con generosità gli apre le porte, lo accoglie e lo coltiva, lo incoraggia a crescere, riempie l’animo di voglia di attenzioni verso il prossimo, di spendere l’amore che si ha dentro per il prossimo. Aiuta a riconoscere i bisogni degli altri e a rispondere a questi in qualsiasi momento, attraverso gesti di pura solidarietà, sia al lavoro che nel tempo libero. L’altruismo ci aiuta dandoci forza e sicurezza, diventa contagioso e si fa risorsa sociale, risposta al sempre più crescente bisogno di contatto umano che abbiamo. Proviamo a crederci: diventa più facile impegnarsi! Giacinto Marangon

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La Finestra - Giugno 2016  

La Finestra - Giugno 2016  

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