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Semestrale n. 30 - Giugno 2010

News

Periodico di solidarietà mondiale che racconta e rendiconta le attività in corso in Italia e nel Sud del mondo de “Il Sole” associazione per la cooperazione internazionale e le adozioni a distanza ONLUS. “Poste Italiane S.p.A - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (con. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 2, DCB Como.

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Sommario 3

EDITORIALE Lettera aperta

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NOTIZIE DAI PAESI India Cambogia Etiopia

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FOCUS SUI PAESI Da un’usanza solidale al traffico dei bambini Il turismo sessuale a danno di minorenni (Ecpat Italia Onlus) Legislazione

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UN ANGOLO PER APPROFONDIRE Da: Le parole non dette di Alberto Pellai Le conseguenze della violenza

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GLI IMPEGNI DE IL SOLE ONLUS Vite da riprendersi Sogni da riaccendere

ADOTTA UN BAMBINO A DISTANZA

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DIARI DI MISSIONE Perché qui, gli occhi non bastano Club sandwich

BILANCIO E RELAZIONE ANNUALE

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CALENDARIO EVENTI - CAMPAGNE IN ATTO La biblioteca de Il Sole Onlus Cuscini dal Benin

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COSA STIAMO FACENDO

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LETTURE CONSIGLIATE

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Da: Addis Abeba - Nuovo Fiore, mostra fotografica di Gin Angri

CONTATTI: Il Sole Onlus via L. Leoni, 20 – 22100 Como www.ilsole.org – info@ilsole.org tel. 031 275065 – Fax. 031 2757275 Il Sole News - 2


Lettera aperta

Cari Sostenitori, da diverso tempo Il Sole Onlus è in fase di cambiamento. Giorno dopo giorno muta fisionomia e non solo per volere del tempo che passa. Anche, e soprattutto, per volontà di chi l’Associazione la vive quotidianamente e la ritiene una fonte inesauribile di vita.

Tutti noi, staff e volontari, ci stiamo lanciando in uno sforzo non indifferente per rendere le attività de Il Sole Onlus le più trasparenti, efficaci ed efficienti possibili. Ma questo lo fanno tutte le associazioni che vogliono rientrare nella categoria delle buone associazioni.

Noi vogliamo fare di più: vogliamo che le nosSu queste pagine il cambiamento è molto tre attività siano realmente a portata di mano evidente. Francesca e Greta, interpretando la di chiunque ne fosse interessato. Per questo nuova fisionomia si sono prodotte in uno sforzo dall’inizio dell’anno stiamo lavorando alacrenon indifferente per dare un’immagine più con- mente per dare un’identità forte, chiara e presona all’Associazione e al suo cambiamento. cisa a quello che è e sarà il nostro modus opeCambiamento che è il prodotto costante di chi, randi: il sostegno a distanza ravvicinata. nell’ombra lavora per voi e per i vostri/nostri bambini. Il sostegno a distanza ravvicinata è una filoNello specifico, Luciana da un paio d’anni a sofia di pensiero che si traduce in operatività questa parte sta modipura; è uno slogan che ficando il modo di comufacilmente si traduce in nicare con i sostenitori Il sostegno a distanza ravvici- “fare”; è un concetto che i bisogni e i risultati dei nata è una filosofia di pensiero che interpreta bene il nostro nostri bambini; Silvia sta si traduce in operatività pura; è uno modo di vivere la solidaapprofondendo la capa- slogan che facilmente si traduce in rietà internazionale. cità di dare risposte effiIl sostegno a distanza “fare”; è un concetto che interpreta caci ed efficienti alle neravvicinata permette a Il cessità dei nostri bimbi; bene il nostro modo di vivere la soli- Sole Onlus di essere un Alessia, di rientro dalla darietà internazionale mero strumento, un inmaternità, ci mette anima termediario che si pone e cuore per rispondere a metà strada tra voi ad ogni vostra richiesta nel miglior modo possi- sostenitori e i nostri bambini; di promuovere, bile; Fabio da un anno a questo parte sta verifi- sostenere e tutelare al meglio i diritti e i bisogni cando e controllando costantemente i conti dei dei bambini; di conoscere meglio voi sosteniprogetti e delle adozioni a distanza, al fine di tori. Da vicino. limitare gli errori e di garantire il corretto uso Permette ai nostri bambini di avere una vita più dei vostri fondi; Vincenzo, new entry, sta met- dignitosa, di avere delle opportunità altrimenti tendo la sua decennale esperienza al servizio sconosciute, di sognare un futuro più radioso, dell’amministrazione, al fine di rispettare quei di entrare in contatto con realtà sconosciute. parametri di efficacia ed efficienza finanzia- Da vicino. ria che distinguono le buone associazioni da Permette a voi sostenitori di seguire il vostro/ quelle meno buone. nostro bambino, di seguire le nostre attività, di promuoverle, giudicarle, criticarle, apprezzarle. Tutto ciò è possibile grazie anche al lavoro dei Da vicino. nostri instancabili volontari: Fiorella la storica, Silvia la laboriosa, Valentina la tecnologica, Il sostegno a distanza ravvicinata non è, Enza la meticolosa, Elda l’energica, Sandro il però, una semplice raccolta di diritti (il di­ tuttofare, Eva la fotografa. E poi Daniela, Ro- ritto alla vita per i nostri bambini, il diritto alla berta, Donatella, Fiorella. trasparenza per voi nei nostri confronti, il diritto Il Sole News - 3


alla conoscenza vostra e dei nostri bambini per Il Sole Onlus) è anche un’importante leva sul senso del dovere di ognuno di noi. Affinché il sostegno a distanza ravvicinata funzioni, sia efficace ed efficiente, ognuna delle parti in causa deve farsi carico delle proprie responsabilità: • Il Sole Onlus deve garantire risposte ai bisogni dei bambini attraverso le adozioni a distanza e i progetti di aiuto all’auto-sviluppo; deve rendere partecipi i sostenitori delle attività che svolge attraverso rapporti periodici, tramite l’organizzazione di seminari, di giornate tematiche, di feste, di incontri, di occasioni per raccontare il nostro operato, attraverso l’utilizzo della tecnologia (sito, Facebook, youTube, aNobii, Flickr, Ammado). • I bambini, beneficiari dei nostri progetti, non hanno solo il diritto di ricevere il nostro aiuto, ma hanno il dovere di meritarlo. Devono sapere che la loro scelta comporta necessariamente l’esclusione di qualcun altro, per cui devono garantire un buon esito scolastico, al fine di ottenere, a fine percorso, un accesso professio-

nale qualificante (sempre nel massimo rispetto di tradizioni, luoghi comuni, abitudini costumi del loro ambiente sociale naturale). • I sostenitori hanno il compito di rispettare l’impegno preso nei confronti del bambino (eh, ahimè, permettermi una nota dolente: quest’anno il numero di ritardi nei pagamenti delle adozioni a distanza è aumentato a dismisura, complicando in maniera non indifferente il nostro ruolo di intermediario); di se­ guirci e controllarci per evitare di commettere banali errori che possono mettere in cattiva luce l’associazione. In chiusura, il sostegno a distanza ravvicinata è un impegno non indifferente che ci accomuna tutti, che ci avvicina, che ci coinvolge che ci rende partecipi e che crea condivisione. Con un fine ultimo inderogabile: il supremo interesse del bambino. In sintesi il sostegno a distanza ravvicinata non è un atto di solidarietà fine a se stesso. È di più. È un modus operandi che si traduce in modus vivendi. Vittorio Villa – Direttore Il Sole Onlus

Vi annunciamo con piacere che è finalmente online il nuovo sito dell’Associazione: www.ilsole.org. Abbiamo cambiato grafica e contenuti, troverete eventi e news per tenervi sempre aggiornati e approfondimenti su notizie provenienti dai Paesi del Sud del Mondo oltre alle notizie sui progetti in corso. Un altro modo, il nuovo sito, per seguire Il Sole Onlus e i suoi tanti impegni.

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Notizie dal Mondo INDIA Povertà 13/05/2010 Nuove regole per il censimento indiano: il ritorno al sistema delle caste La camera bassa del parlamento indiano, il Lok Sabha, ha votato l’introduzione del sistema delle caste induiste nel censimento decennale della popolazione, in corso dall’inizio di aprile. Il censimento si propone di rilevare informazioni demografiche su circa un miliardo e duecento milioni di persone. Fino al marzo 2011, due milioni e mezzo di ufficiali governativi, saranno impiegati in visite porta a porta nei trentacinque Stati della repubblica federale indiana. Distribuiranno un questionario, redatto nelle diciotto lingue, parlate nel Paese. Ufficialmente, le caste sono state abolite dalla Costituzione del 1950, ma la popolazione indiana è ancora divisa tra le quattro principali caste del sistema induista - kshatriya (il re e i guerrieri), brahmani (i sacerdoti), vaishya (gli agricoltori e i mercanti) e shudra (i servi). In aggiunta, vi sono oltre duemila sotto-caste e i dalit o intoccabili (anche definiti ‘fuori casta’) che sono circa 16 milioni di persone, secondo l’ultimo censimento del 2001. Con la riforma votata dal parlamento, verrà fatto un riferimento alle caste già note, ma anche a quelle non classificate, in inglese other backward castes. La grande speranza politica, legata alla riforma del censimento, è che avere una schematizzazione chiara delle caste porti a una riduzione dell’endemica violenza tra comunità e permetta agli analisti di individuare i gruppi di popolazione, bisognosi di aiuto economico. Fonte: www.peacereporter.net

INDIA Educazione 02/04/2010 Garantita l’istruzione di base Il premier indiano Manmohan Singh ha firmato la legge che prevede il recupero di migliaia di bimbi di strada, grazie ad un sistema educativo gratuito dai 6 ai 14 anni. L’istruzione di base come diritto fondamentale e gratuito è stato inserito anche nella Costituzione indiana. Il costo dell’operazione secondo le previsioni si aggirerebbe intorno ai 28 miliardi di euro nel prossimo quinquennio. Con questa legge l’India entra nei 130 Paesi che, secondo un recente rapporto dell’Unesco, garantiscono legalmente un’istruzione di base ai bambini. Fonte: www.peacereporter.net INDIA Lotta alla povertà 19/03/2010 Disegno di legge contro la povertà: 25 kg di riso al mese a 125 centesimi per gli indigenti Sono 300 milioni le persone che beneficeranno di questo provvedimento se e quando verrà approvato. Venticinque chili di riso al mese al costo di 3 rupie al chilo, l’equivalente di 5 centesimi, per le famiglie al di sotto della soglia di povertà stabilita dal governo indiano. Attualmente, 60 milioni di famiglie, per un totale di 300 milioni di persone. È questo il cuore del disegno di legge contro la povertà varato da un comitato ministeriale e che dovrà passare al vaglio del consiglio dei ministri per poi essere approvato dal parlamento. Fonte: www.peacereporter.net

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Notizie dal Mondo CAMBOGIA Violenza sessuale 11/05/2010 La crisi finanziaria globale colpisce duro nei paesi poveri: in Cambogia a pagare sono soprattutto le donne giovani e le bambine La crisi ha ridotto il tasso di crescita economica di circa due terzi, dal 6,7 per cento raggiunto nel 2008 al 2,1 per cento nel 2009, ponendo una serie di problemi per lo sviluppo del Paese e il benessere dei suoi abitanti. In particolare, la crisi finanziaria globale ha portato a un incremento nel numero di donne finite a cercare una qualsiasi forma di sussistenza nel mercato del sesso. Un recente rapporto dell’agenzia delle Nazioni unite sul traffico umano (Uniap) ha messo in luce come ci sia stato un considerevole aumento di giovani donne impiegate in bordelli, karaoke bar e centri massaggi dall’inizio della crisi finanziaria. La stragrande maggioranza delle donne costrette a questo tipo di lavori sono giovanis-

sime, in molti casi addirittura minorenni, che si trasferiscono dalle campagne alle città o raggiungono la capitale dalle aree più povere della sua periferia. I rischi più seri per le ragazze e giovani donne che finiscono nel mercato della prostituzione sono senza dubbio legati al ripetuto rischio di contrarre Hiv, oltre che di essere trafficate e scomparire all’estero. Fondamentale è il ruolo di molte Ong cambogiane che stanno lavorando per promuovere campagne di sensibilizzazione, e aiutando numerosissime donne a reinserirsi nel mercato del lavoro, per esempio attraverso sistemi quali accesso al microcredito o a trainings specializzati. Gli operatori umanitari locali esprimono profonde preoccupazioni per il futuro del loro Paese. Le conseguenze più allarmanti sono pagate dalle giovani donne, ma anche dalle bambine cambogiane, quindi è in pericolo il futuro di intere generazioni. Fonte: www.peacereporter.net

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Notizie dal Mondo ETIOPIA Politica 26/05/2010 Elezioni, l’opposizione contesta i risultati elettorali

ETIOPIA Violenza 17/03/2010 Le donne si ribellano alla tradizione che le fa schiave

La coalizione di opposizione in Etiopia, il Medrek, ha contestato i risultati delle elezioni che hanno visto trionfare il partito del premier Meles Zenawi, ed ha chiesto nuove consultazioni. “Non accettiamo i risultati e chiediamo nuove elezioni”, ha detto uno dei dirigenti del Medrek, Merera Gudina, che ha anche denunciato l’uccisione di due esponenti del Congresso del popolo Oromo, uno degli otto partiti che formano la coalizione d’opposizione uscita sconfitta dal voto. I leader del Medrek (Forum per la democrazia e il dialogo) si sono riuniti oggi ad Addis Abeba per definire una strategia comune dopo la vittoria del partito di Meles Zenawi, il Fronte Rivoluzionario e Democratico del popolo etiope (Eprdf). “Quelle del 23 maggio non sono state vere ele­zioni, ma una commedia, una commedia orchestrata dall’Eprdf”, ha accusato un altro dirigente del Medrek, Beyene Petros. “L’Eprdf vuole controllare il panorama politico dell’Etiopia e imporsi come partito unico di stato, ma noi lo impediremo. La lotta per la democrazia continua”, ha aggiunto Petros, che ha tenuto una conferenza stampa al termine della riunione. Il presidente della Commissione elettorale, Merga Bekana, ha dichiarato lunedì sera, quando lo spoglio era al 75%, che il partito di governo “ha senza dubbio vinto” le elezioni. I risultati ufficiali sono tuttavia attesi per il 21 giugno. La missione di osservatori Ue aveva pubblicato ieri delle relazioni in cui denunciava violenze e intimidazioni che avrebbero causato un andamento irregolare delle votazioni, quando il Fronte Democratico Rivoluzionario Popolare dell’Etiopia e i suoi alleati, già al governo, hanno vinto con ampio margine in nove delle undici regioni del paese.

In Etiopia esiste una pratica culturale molto diffusa: il matrimonio forzato. Fino al 2003 il 69 % dei matrimoni era frutto di un sequestro. L’uomo sceglieva la donna, la rapiva e la violentava. La mattina dopo lei diventava ufficialmente sua moglie. Non poteva né scappare né tornare dalla sua famiglia, perché una donna che ha perso la verginità non ha altra scelta se non restare con l’uomo che l’ha stuprata. Nel 2005 il matrimonio forzato è stato dichiarato ufficialmente illegale e chi rapisce una donna dovrebbe finire in prigione. La legge però non tutela le zone più povere del paese. Lo dimostra il caso di una tredicenne che si è rivolta al tribunale del suo villaggio per sottrarsi al matrimonio illegale. Il giudice ha respinto l’accusa dicendo che l’uomo aveva rapito legalmente la giovane perché l’amava. Ma qualcosa sta cambiando. Ci sono donne che riescono a trovare la forza per ribellarsi, come Boge Gebre, prima ragazza del suo villaggio ad avere un titolo di studio. Da giovane è riuscita a scappare e ora ha fondato un’associazione a Kembatta. Alle assemblee della Kmg (Le donne di Kembatta insieme) partecipano sia uomini che donne, che possono parlare liberamente di tutto quello che hanno sofferto. Fonte: www.internazionale.it

Fonte: www.loccidentale.it Il Sole News - 7


Da un’usanza solidale al traffico dei bambini

Tra le bellezze del Benin, della sua gente e della chiedendoti di tenerlo; inizialmente credi che si natura, selvaggia ed ospitale al tempo stesso, tratti di uno scherzo, ma alla reazione un po’ si sta sviluppando da anni un grave fenomeno divertita di chi non crede alle proprie orecchie loro rispondono con una domanda seria che sociale: il traffico di bambini. Com’è possibile in un popolo che da almeno toglie ogni voglia di scherzare: “cosa posso ofdue secoli non conosce guerra, in cui la situa­ frirgli qui? Non pensi che mio figlio potrebbe zione politica è stabile e dove la povertà della stare meglio da te?” Così nasce il fenomeno gente è tendenzialmente omogenea, al punto da Ma ad ogni storia con happy end dei cosiddetti vidome­ non suscitare invidie e oggi se ne affiancano centinaia con gon, che in lingua fon si­ gelosie? La spiegazio- risvolti tristi per non dire vergognosi, gnifica “bambini piazzati”. ne la si può trovare in storie di soprusi, di sfruttamento, di Di per sé non ci sarebbe nulla di recriminabile se un’usanza che risale violenza. la storia finisse qui. Anzi, alla notte dei tempi: afesistono tutt’ora persone fidare i propri bambini a parenti o comunque a famiglie più abbienti che raccontano di esser cresciute a casa di zii per permettere ai piccoli di vivere un’infanzia o amici di famiglia diventati perno fondamenmeno difficile, con più prospettive per il futuro tale della loro vita, perché li hanno fatti studiae, perché no, che li renda capaci in seguito di re o perché sono stati occasione di un viaggio occuparsi meglio dei genitori e fratelli rimasti a rivelatosi fondamentale per l’ottenimento di un vivere al villaggio. Anche al giorno d’oggi non è buon posto di lavoro, ecc. Ma ad ogni storia difficile incontrare giovani mamme nei villaggi con happy end oggi se ne affiancano centinaia che spontaneamente offrono il loro bambino con risvolti tristi per non dire vergognosi, storie

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di soprusi, di sfruttamento, di violenza. Che meccanismo scatta? Probabilmente il contenitore sociale non è più forte abbastanza ed i tradizionali valori legati alla solidarietà tra famiglie si stanno perdendo. Lentamente, ma inesorabilmente anche il Benin, soprattutto nelle sue città e in particolar modo a Cotonou (l’unica grande metropoli), sta assumendo tratti sempre più occidentali legati all’individualismo, all’interesse personale, al profitto economico. La gente di città è ormai sradicata dal contesto protettivo e dall’occhio vigile del villaggio per cui, nel bene e nel male, è svincolata da regole e controlli e non deve rendere conto a nessuno. Per cui chi può impedirle di “offrire” questo bambino ad un altro? E quest’altro perché dovrebbe preoccuparsi del bene del piccolo, dato che ha braccia gratis per lavorare e guadagnare? Così i bambini smettono di frequentare la scuola e diventano gli schiavetti di casa, spesso maltrattati se non addirittura venduti a trafficanti che mirano a portarli in Nigeria per farne perdere le tracce e utilizzarli così per lavori pesanti sottopagati, prostituzione e, in alcuni casi, traffico d’organi. Tutto questo si è sviluppato anche perché molti bambini non hanno l’atto di nascita quindi, risultando inesistenti per lo stato beninese, le indagini della polizia di­ ventano quasi impossibili. Tale stato di degrado raggiunge la sua massima espressione al grande mercato di Dantok-

pa a Cotonou. La tratta internazionale, che fa del Benin uno dei principali centri di snodo del commercio di minori dell’Africa occidentale, ha come sbocco paesi quali Nigeria, Togo, Costa d’Avorio, Gabon e Congo. Le vittime sono bambini (e soprattutto bambine) tra 6 e 17 anni, di solito privi di istruzione o già coinvolti nel lavoro minorile, appartenenti a famiglie nume­rose e molto povere. Secondo uno studio Unicef del 2007, i bambini vittime del traffico in Benin sono oltre 40.300 . Fortunatamente c’è chi ha iniziato a denuncia­ re tale situazione di violenza e sfruttamento offrendo a molte delle piccole vittime la possibilità di rientrare in famiglia: Radio Tokpa, la Brigade des Mineurs, le suore salesiane e alcune associazioni straniere come il Gruppo Aleimar e Il Sole Onlus. Certo è ancora una goccia nel mare, ma bisogna cominciare. BIOGRAFIA: Francesca Moratti è laureata in filosofia, scien­ze dell’educazione e teologia. Ha conseguito il master di Cooperazione Internazionale e Mediazione dei conflitti nel marzo 2010 presso l’Università Alma Mater di Bologna in collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano. Dopo aver insegnato per alcuni anni, si è specializzata nella formazione e gestione di progetti educativi nell’ambito della cooperazione internazionale. Dal 2002 lavora presso il Gruppo Aleimar Onlus in qualità di responsabile della formazione dei collaboratori in Italia e all’estero, oltre che responsabile dei progetti educativi in Benin (Africa Occidentale). Ha pubblicato articoli su riviste specializzate quali Mondo e Missione e Note di Pastorale Giovanile.

Francesca Moratti

Il turismo sessuale a danno di minorenni Studio realizzato da ECPAT Italia Onlus Fenomeno Oggi il turismo sessuale con bambini è un problema globale. Il crescere del turismo di massa e dei voli a basso costo, rendono alla portata di tutti un viaggio verso mete esotiche e lontane dal proprio Paese. Internet facilita la conoscenza delle nuove mete e la condivisione di materiale pedopornografico. La situazione economica del “cliente” e quella del minore posto in vendita aumenta la disparità tra il cosiddetto nord da tutti i “Sud” del mondo. Si aggiunga, a tutto

ciò, una specifica sui nostri connazionali, turisti del sesso con bambini. Negli ultimi anni hanno scalato pesantemente i primi posti di questa terribile “classifica”. Se prima in alcuni Paesi eravamo fra le prime 4-5 nazionalità, oggi siamo i più presenti in luoghi come il Kenya. Ma chi sono i turisti sessuali? I turisti sessuali(1) a danno di minori possono essere sposati o single, maschi o femmine (anche se la maggioranza sono maschi) stranieri o locali, ricchi o turisti con budget limitato. Possono avere un alto livello socio-economico o provenire da un ambiente svantaggiato. Anche se non ci sono

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particolari distinzioni nei modelli di comportamenti sociali o specifici manierismi, è possibile separare i turisti sessuali in tre distinte categorie: turisti sessuali occasionali (spesso in quel Paese per lavoro), la maggioranza; turisti abi­ tudinari (acquistano residenze che abitano in alcuni periodi dell’anno); pedofili. L’età del turista sessuale si è abbassata (tra i 20 e i 40 anni(2)) e non corrisponde più esclusivamente al vecchio cliché del pedofilo classico. I motivi che inducono un turista sessuale ad andare alla ricerca di sesso da bambini e adolescenti sono: l’anonimato e l’impunità; la ricerca di nuove esperienze, classico di un ”consumismo sessuale”; la discriminazione che sconfina nel razzismo; la difficoltà nello stabilire rapporti paritari con le donne; la falsa credenza che fare sesso con bambini sia a minor rischio AIDS. Stime Non è possibile quantificare esattamente quanti siano gli italiani turisti del sesso con bambini e adolescenti. In Kenya, un rapporto UNICEF, rileva che il 38% dei clienti dei minori fatti prostituire sono locali, seguiti dagli occidentali: italiani 18%; tedeschi 14%; 12% svizzeri; 8% francesi. Il 60% dei turisti sessuali con bambini sono occasionali, così li definisce ECPAT, il 35% abituali e solo il 5% pedofilo(3). In Kenya, un rapporto UNICEF, rileva che il 38% dei clienti dei minori fatti prostituire sono locali, seguiti dagli occidentali: italiani 18%; tedeschi 14%; 12% svizzeri; 8% francesi. In Repubblica dominicana la gran parte dei clienti sono locali. La percentuale di turisti e stranieri si aggira attorno al 15%. I paesi di origine più presenti sono Canada, Stati Uniti, Italia, Germania e Francia ed alcuni Paesi dell’Est Europa come Russia ed Ucraina. (fonte ECPAT-Rep.Dominicana) In Brasile gli italiani sono tra i primi tre come clienti, insieme a portoghesi e tedeschi. Dall’Europa: Germania, Olanda, Regno Unito, Francia, Belgio, Spagna, Italia. Dalla regione America: Stati Uniti, Canada, Brasile. Asia: Giappone, Taiwan. Africa: Repubblica Suda­ fricana: Oceania: Australia.

Destinazioni prevalenti. Asia: Thailandia, Vietnam, Laos, Cambogia, Filippine, Nepal, Pakistan, Russia, Taiwan, Cina, Sri Lanka, India, Indonesia. America Latina: Brasile, Repubblica Dominicana, Colombia, Messico, Venezuela, Cuba. Africa: Kenia. Note: 1 Fonte: Combatting child sexual tourism – ECPAT International, 2008 2 Fonte: Ricerca condotta dall’Università di Parma – in collaborazione con quella di Modena e Reggio Emilia, Lugano, finanziata dalla Fondazione Manodori – e coordinata da Ecpat Italia, 2001. 3 Viene convenzionalmente definito turista occasionale chi, contando sulla mancanza di controllo sociale, prova esperienze che non sperimenterebbe nel proprio luogo di residenza. Non parte programmando ciò che farà una volta arrivato a destinazione. Viene convenzionalmente definito turista abituale chi ha già sperimentato l’esperienza ed intende ripeterla. Parte con programmi ben chiari, spesso con nominativi ed indirizzi certi. La pedofilia è un disturbo comportamentale che comporta attrazione fisica nei confronti di bambini o bambine in età pre-puberale. Importante distinguere: il pedofilo cerca soggetti non ancora sviluppati; non è possibile identificare una fascia d’età prestabilita, ma è importante che l’aspetto fisico della vittima denoti caratteristiche tipicamente infantili.  Il pedofilo non è attratto da soggetti di 12/13 anni ed oltre.

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Legislazione

La legge n. 269/98 “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù. • L’art. 600 quinquies c.p. (Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile) incrimina l’organizzazione o la propaganda di viaggi finalizzati alla fruizione della prostituzione minorile, al fine di contrastare l’offerta di simili prestazioni, in una prospettiva di tutela ad ampio raggio dell’integrità fisio-psichica del minore e del suo diritto a uno sviluppo della personalità libero da forme di coercizione e sfruttamento. • Introduzione del principio di extraterritorialità. Art. 604. - (Fatto commesso all’estero) - Le disposizioni di questa sezione, nonché quelle previste dagli articoli 609-bis, 609-ter, 609‑quater e 609-quinquies, si applicano altresì quando il fatto e’ commesso all’estero da cittadino italiano, ovvero in danno di cittadino italiano, ovvero da cittadino straniero in concorso con cittadino italiano.

In quest’ultima ipotesi il cittadino straniero e’ punibile quando si tratta di delitto per il quale e’ prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni e quando vi e’ stata richiesta del Ministro di grazia e giustizia “. La legge n.38/2006 “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet”, elimina la limitazione temporale di “tre anni” dall’entrata in vi­ gore della legge n.269/98, ha previsto che gli operatori turistici che organizzano viaggi collettivi o individuali in Paesi esteri hanno l’obbligo di inserire sempre in maniera evidente nei materiali propagandistici, nei programmi, nei documenti di viaggio consegnati agli utenti, nonché nei propri cataloghi generali o relativi a singole destinazioni, l’avvertenza che la legge italiana punisce con la reclusione i reati concernenti la prostituzione e la pornografia minorile, anche se commessi all’estero.

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Un angolo per approfondire

situazioni sessualmente espliciti. Solitamente un minore vittima di abuso sessuale si trova all’interno di una relazione caratterizzata dalla sua “soggezione” psicologica nei confronti dell’adulto, spesso determinata anche dalla differenza d’età tra le parti in causa. Solitamente l’interazione tra un adulto e un bambino, connotabile come abuso sessuale, prevede l’agire comportamenti in cui sia evidente la mancanza di consenso, di uguaglianza tra le due parti in causa (intesa come uguale capacità di autodeterminazione) e di costrizione. A tali caratteristiche vanno aggiunte quelle dell’ambivalenza e della segretezza che contribuiscono non poco a complicare la situazione e a rendere molto difficile qualsiasi possibilità di intervento in aiuto e supporto al bambino vittima. L’ambivalenza è spesso presente in molti bambini vittima di abuso sessuale. L’adulto abusante può infatti rivolgere al bambino vittima attenzioni particolari e farlo oggetto di specifici privilegi o regali. Da: Le parole non dette di Alberto Pellai La segretezza è un altro fattore costitutivo Franco Angeli Editore dell’abuso sessuale. Nessun abuso potrebbe Il dott. Alberto Pellai è un prolifico ricercatore infatti avvenire e perpetrarsi se gli adulti che italiano. Medico, specialista in Igiene e Me- hanno a cuore il bambino ne fossero a conodicina Preventiva, Dottore di Ricerca in Sanità scenza. Per questo motivo, chi compie abusi Pubblica, lavora come ricercatore confermato sessuali è spesso capace di qualsiasi cosa presso l’Istituto di Igiene e Medicina Preventiva pur di indurre il bambino a mantenere il se­ greto rispetto a ciò in cui lo stesso è coinvolto. dell’Università degli Studi di Milano. Ciò è particolarmente evidente negli abusi che avvengono tra un bambino e un adulto da lui L’ABUSO SESSUALE ALL’INFANZIA ben conosciuto, perché quest’ultimo conosce “i Definizione ed epidemiologia punti deboli” della sua vittima e può far leva su di questi attraverso mi­ Per abuso sessuale a nacce o ricatti. un minore si intende qualsiasi interazione Una supervisione educativa insuffi- I casi conclamati di abucon connotazione ses- ciente, una sensazione di abbandono, so sessuale, opportusuale tra un adulto e un rifiuto e trascuratezza emotiva rendo- namente analizzati per minore, finalizzata alla no il bambino più vulnerabile. La dis- l’identificazione di fattori gratificazione sessuale tanza affettiva ed emotiva da parte dei di rischio a essi associati, hanno rivelato che del primo. Tale defini­ genitori rischia di esporlo a recidive. i bambini che sono vitzione è, perciò, molto tima di abuso sessuale ampia, e include anche situazioni in cui non necessariamente si più frequentemente presentano questi fattori di agisce qualcosa sul bambino, come accade, rischio: per esempio, nei casi di esibizionismo o di • Non convivenza con uno dei propri genitori biologici; esposizione del minore a materiali, scene o Nelle pagine di cronaca si sente parlare di abusi e turismo sessuali, violenza e pedofilia, in Italia come nei Paesi in Via di Sviluppo. Vogliamo, in questo apposito spazio approfondire insieme tali tematiche.

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• Assenza per lunghi periodi della giornata di dello sviluppo sessuale. Ma è ben comprenentrambi i genitori, sibile che le conseguenze più gravi, a breve, • Appartenenza a nuclei famigliari in cui il a medio e lungo termine, sono quelle relative bambino soggettivamente riferisce conflittua­ alla dimensione psicologica, affettiva e relaziolità coniugale; nale del soggetto vittima. Un’analisi condotta • Trascuratezza o frequente ricorso a punizio- su vittime di abuso sessuale(2) ha consentito ni corporali a scopo disciplinare da parte dei di mettere in luce le conseguenze in esse più genitori; evidenti: bassi livelli di autostima (33%), diffi• Patria potestà affidata a una figura diversa coltà emotive (23%), ostilità, rabbia repressa, rispetto a quella del depressione (19%), di­ padre naturale(1). sinteresse e disinvesGlobalmente tutte queste I bambini che subiscono abusi interi- timento dalle normali condizioni incrementano orizzano un senso di impotenza e di attività, oltre a problemi il rischio, in quanto una mancanza di difese. Non hanno dirit- scolastici (15%), disturbi supervisione educativa ti, limiti, privacy, dignità e controllo sul dell’attenzione, della me insufficiente, una sen- corpo, sui desideri e sui sentimenti. moria, della concentra­ sazione di abbandono, zione, ansia di piacere rifiuto e trascuratezza sempre agli altri, comporemotiva sperimentata dal bambino, lo rendono tamenti aggressivi o regressivi (14%). I bambipiù vulnerabile all’azione di un adulto abusante. ni vittime di abuso sessuale spesso si percepi­ Inoltre, sperimentando grande distanza affet- scono come colpevoli della loro situazione, ed tiva ed emotiva da parte dei propri genitori, più estendono questa percezione di autocondanna frequentemente il bambino rischia di trovarsi ad altri eventi avversi della loro esistenza, fino coinvolto in abusi caratterizzati da recidive, se a giungere a sentirsi inadeguati nelle relazioni non cronicità, poiché non riesce a comunicare con gli altri e perciò a isolarsi socialmente e a nessuno il proprio problema. a sviluppare, di conseguenza, una persona­ LE CONSEGUENZE DELL’ABUSO SESSU- lità “rinunciataria”. Tale senso di colpa può poi sfociare in atteggiamenti, più o meno struttuALE PER IL BAMBINO VITTIMA rati, di autolesionismo, che vede nelle vittime Una delle principali preoccupazioni che accom- di abuso sessuale soggetti caratterizzati da frepagna il riconoscimento di un abuso sessuale quenti sperimentazioni con sostanze ad azione su minore è la comprensione di quali possono psicotropa, abuso di alcool, automutilazione e essere le conseguenze a breve, medio e lungo disturbi del comportamento alimentare. Tale termine che esso produce. Non esiste una ris- situazione si complica per la scarsa fiducia che posta univoca a questa domanda. Ogni abuil bambino tende a nutrire nei confronti degli so costituisce una storia a sé e ogni bambino adulti, visti come categoria di persone che inpresenta caratteristiche che rendono estremavece di proteggerlo, lo hanno aggredito e, immente variabile la sequela che l’abuso lascia prevedibilmente, possono sempre attaccarlo e dentro di sé nella vita delle giovani vittime. Se, fargli del male, stato che riduce la vittima a una infatti, consideriamo l’aspetto più propriamente organico, il bambino presenterà un rischio as- totale incapacità di autodeterminazione. Una sai elevato di malattie a trasmissione sessuale, panoramica molto efficace dei problemi che un’eventuale gravidanza, una precocizzazione si evidenziano nelle vittime di abuso sessuale (1) D. Finkelhor (1984), Child Sexual Abuse: New Theory and Research, The Free Press, New York. (2) J.R. Conte, L. Berliner, J. Schuerman (1986), Impact of Sexual Abuse on Children, Final Report to the National Institute of Mental Health.

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è stata proposta da MariLee Strong(3), nel suo limiti fisici e psichici sono evanescenti come un saggio dedicato all’automutilazione. velo. I messaggi impliciti dell’abuso sessuale “Perché l’abuso sessuale è così devastante sono violenti quanto l’atto stesso. I bambini che per lo sviluppo della psiche? Il trauma ses- subiscono abusi imparano in tenera età che suale ricorrente, soprattutto se inflitto da un esistono solo per dare piacere agli altri. Non genitore o da un’altra persona per la quale si sono riconosciuti come esseri con i loro diritti, prova fiducia e amore, è terrorismo psicologico ma sono mezzi per soddisfare i bisogni di una al massimo livello, così annientante dal punto persona più potente di loro. di vista psicologico che è stato chiamato “assassinio dell’anima”(4). La paura schiacciante, CHI POTREBBE MAI FARE MALE A UN il dolore e l’eccitazione che genera possono BAMBINO? causare danni seri e duraturi allo sviluppo Carta di identità del pedofilo(5) emotivo, neurologico e fisiologico del bambino; il cervello e il sistema nervoso centrale imma- Se anche voi pensate che chi abusa sesturo del piccolo non possono elaborare questa sualmente di un bambino probabilmente è un sovrastimolazio­ne ripetuta, quindi tutto il si­s­ mostro dall’aspetto orribile e facilmente riconotema di risposta emotiva del corpo si guasta, scibile, e quindi evitabile, siete chiaramente cosa che può comportare problemi di controllo in errore. L’immaginario collettivo ha imparato degli impulsi”. a nascondere in alcune tipiche paure, quali Afferma lo psicologico Mark Schwartz che quella del lupo mannaro, molti dei fantasmi “l’abuso sessuale preme che suscitano disagio tutti i pulsanti che gene­ Non è sempre facile identificare un psicologico e mettono a rano confusione. È un po’ pedofilo per come si presenta. Più rischio le solide certezze più facile da elaborare facile aiutare i bambini a identificare con cui siamo cresciuti, quando chi ti aggredisce le situazioni a rischio e a mettere in quale quella che gli adulnon è una persona ama- atto modalità diverse per proteggersi. ti non possono fare del ta e lo stimolo non risulta male ai bambini e che il contemporaneamente loro compito è quello di doloroso e piacevole. C’è una parte di te che proteggerli. Purtroppo, nel caso dell’abuso sestalvolta apprezza l’attenzione, che sente che suale, non esistono esseri perversi e mostruosi qualcuno ti vuole veramente bene. Al tempo che compiono atti ignobili e che frequentano stesso, c’è la violenza sessuale. Il cervello non isolati circoli di pervertiti. L’abusante spesso riesce assolutamente a integrarla con la con- si nasconde e vive in prossimità delle sue vitvinzione che i genitori dovrebbero proteggerti e time e quasi sempre se ne assicura l’amicizia tenerti al sicuro. Quindi rimane nel corpo, non e la fiducia attraverso un sottile, quanto strametabolizzata. E tutto quello che il corpo non ri- tegico e pianificato, gioco di conquista, che ha esce a metabolizzare deve riprodurlo a qualche nel ricatto psicologico e affettivo, ma anche nei livello”. L’abuso sessuale è l’estrema violazione regali e nella seduzione, le sue armi vincenti. Il dei confini. Lo stupro di un bambino è un atto pedofilo è solitamente un maschio adulto, anintrusivo e violento che distrugge l’integrità del che se è in crescita il numero di adolescenti corpo e che dà una percezione molto netta e che abusano sessualmente di bambini(6). Non terrificante di frammentazione e disintegrazio­ esiste un profilo psicologico unico che conne. Il corpo diventa irreale come un fantasma, i noti in modo unilaterale il soggetto che compie (3) M. Strong, Un urlo rosso sangue, Frassinelli, Milano 1999. (4) L. Shengold (1989), Soul Murder: the Effects of Child Abuse and Deprivation, Yale University Press, New Haven. (5) In questo capitolo si è deciso di parlare esclusivamente dei pedofili, coloro, cioè, che compiono abusi sessuali su minori non connotabili come incesto.

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azioni di pedofilia. Esistono infatti pedofili aggressivi (ma sono in minoranza) caratterizzati da un comportamento fortemente antisociale, che spesso raggiungono la gratificazione sessuale solo sottoponendo il bambino a gravi violenze (a volte causandone anche la morte), ma anche pedofili dalla personalità immatura, per i quali l’agire atti sessuali sui bambini costituisce un modo per esercitare controllo all’interno di relazioni sessuali, che con persone di pari età non possono avvenire per un profondo quanto inconscio senso di inadeguatezza. L’unica certezza che possiamo avere è che è impossibile identificare un pedofilo per come si presenta, mentre è più facile aiutare i bambini a identificare le situazioni a rischio e le modalità da mettere in atto per proteggersi. (6) Quasi sempre, quando è l’adolescente a compiere abuso sessuale, si riscontra nella sua storia personale almeno un episodio di vittimizzazione sessuale (ed ecco perché prevenire l’abuso significa spezzare l’anello di una catena che rischia altrimenti di perpetuarsi e tramandarsi senza soluzione di continuità).

Le conseguenze della violenza La paura. È esperienza comune aver paura di qualcosa: il buio, l’aereo, un esame, un animale pericoloso, un nemico, ecc. Conosciamo tutti quella condizione di allarme emotivo e fisico di fronte ad una fonte di paura: il cuore accelera, il respiro diventa affannoso, il panico paralizza la mente e non sappiamo più cosa fare, le gambe si bloccano, il sudore è freddo; il tempo si dilata e gli attimi diventano eterni. Poi il pericolo passa e con esso lentamente anche l’allarme: il respiro torna lento e profondo, il cuore rallenta, ci sentiamo spossati e cominciamo a pensare all’accaduto. Esistono delle condizioni particolari di traumi ripetuti che producono un allarme che non si spegne e può continuare per settimane, mesi o anni. La paura diventa cronica anche se non c’è più pericolo. L’allarme può continuare attivamente o in forma latente ed essere scatenato da stimoli esterni o interni. Questa paura cronica porta la persona in un altro mondo, il mondo del trauma cronico, o come vengono

definite oggi, delle sindromi post traumatiche. Quando parliamo di traumi, cosa intendiamo? Facciamo riferimento ad esperienze catastrofiche causate dall’uomo quali violenze fisiche, sessuali, attentati terroristici, guerre, o causate da forze naturali. In queste situazioni estreme la persona teme di mo­rire o essere uccisa, precipitando nella paura, nell’impotenza, nell’orrore. Le conseguenze di queste esperienze catastrofiche possono essere raggruppate in 3 insiemi di sintomi: i sintomi del rivivere, i sintomi dell’evitare e i sintomi della cronica allerta. Il rivivere. Il rivivere un trauma è una condizione molto particolare, non di comune esperienza. Ognuno di noi ha vissuto momenti difficili, tristi, pericolosi. Questi momenti possono essere rievocati volontariamente e sentiamo un’emozione simile, ma nettamente meno intensa di quando quell’evento negativo si è verificato. Poi, a nostro piacimento, volontaria­

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mente, possiamo rimettere nel cassetto della memoria quella penosa circostanza. Il “rivivere” è tutt’altro da questo normale ricordare. Significa sperimentare esattamente quelle emozioni estreme come se il pericolo fosse qui presente, minaccioso come allora. Diversamente dal ricordare, il rivivere non può essere allontanato con un “adesso non voglio più pensarci”. Il rivivere il trauma si manifesta con immagini vivide e angoscianti del nemico, dell’abusatore o addirittura con allucinazioni che richiamano simbolicamente il trauma. In particolari condizioni una paziente subiva l’invasione di ragni nella stanza che potevano diventare sempre più aggressivi fino a divorarle crudelmente il corpo, ma non la testa per costringerla a sentire lucidamente tutto il dolore e l’angoscia. “Io so che i ragni non ci sono, ma li vedo ovunque. La parete gialla del suo studio la vedo scura per la moltitudine di ragni che corrono. Quando mangio non devo guardare nel piatto perché è infestato da ragni e nel bicchiere ce ne sono altri … è un incubo …” Il rivivere può tormentare sia di giorno che di notte con incubi terrificanti.

luogo isolato: ad esempio un’isola su cui stare da sola, senza assolutamente nessuno, per non fare niente, non dover pensare a niente, ve­getando nel modo meno ansiogeno possibile. Non disponendo di quest’isola una paziente stava seduta in un angolo della stanza per ore sforzandosi di fermare la mente, le emozioni; un’altra si chiudeva in camera, a letto comple­ tamente nascosta sotto una pesante coperta in un tempo senza attesa. In questa condizione non c’è progetto nè attesa di un futuro migliore, ma solo distacco ed estraneità. L’aumentata vigilanza. Le conseguenze di questo assedio costante creano una condizione di costante all’erta di chi si sente sempre in pe­ ricolo, in uno stato di tensione logorante. Una paziente, di fronte alla mia difficoltà di capire bene la sua esperienza soggettiva mi spiegava: “è come quando in guerra ci sono dei bombardamenti: anche se per qualche momento si fermano sai che possono tornare da un momento all’altro. Pensi di poter uscire dal tuo nascondiglio solo quando sai per certo che non ci saranno mai più bombardamenti, mai più, ma nessuno me lo può garantire”.

L’attesa di ulteriori attacchi, ragni, bombardaL’evitamento. Que­ menti o aggressori che insto continuo assedio combono dietro le porte, dall’interno di esperienze Lo stato emotivo delle vittime di trau- impedisce di dormire, di del trauma crea una con- mi ripetuti è il terrore per una minac- rilassarsi, di concentrarsi dizione terribile, come cia attuale o assolutamente vissuta su alcunché. Si diventa se dei nemici fossero come tale. Il primo provvedimento da molto nervosi, a volte agormai penetrati dentro prendere consiste nel mettere la vitti- gressivi, esasperati da casa nostra, nella nostra ma al sicuro, e farla sentire al sicuro. suoni anche banali. psiche. Non c’è barriera esterna in grado di proUn aspetto molto interteggere completamente e definitivamente una essante è stato la scoperta dell’universalità persona gravemente traumatizzata. dei sintomi delle sindromi post traumatiche. La vittima a questo punto, non potendo lottare Nei pronto soccorso per la violenza sessuale contro il nemico, non può che “agire” sulla pro- arrivano donne di diversi gruppi etnici. Varia pria capacità di sentire mediante l’evitamento in relazione alla cultura di appartenenza il si­ di stimoli esterni che ricordano il trauma e so- gnificato sociale e il livello di sopportazione e di prattutto creando una sorta di ovattamento: le sottomissione, ma i sintomi, le reazioni psicoemozioni superficiali vengono congelate, così logiche sono assolutamente universali. come i sentimenti più profondi. Molte pazienti in queste condizioni sognano un Nelle sindromi post traumatiche di maggiore Il Sole News - 16


gravità, questi sintomi sono provocati non da esperienze circoscritte, quanto piuttosto da una “storia di sottomissione ad un controllo totalitario” in un arco di tempo che va dai mesi agli anni. Esempi sono gli ostaggi o i prigionieri di guerra, i sopravissuti ai campi di concentramento, o certi seguaci di particolari sette religiose, le schiave sessuali, ecc, tutti ambiti nei quali la coercizione fisica è evidente. Può capitare che a questi prigionieri si siano presentate delle situazioni in cui sarebbe stata fisicamente possibile la fuga o la richiesta di aiuto, ma il terrore è tale, la percezione della potenza del proprio tiranno è tale che non esiste alcuna salvezza ed è impensabile contrapporre le proprie poche forze. Ci sono delle situazioni in cui non solo la vittima non riesce a scappare, ma addirittura non lo desidera perché è avvenuta una vera e propria deformazione della percezione di sé, del proprio tiranno, degli altri e del mondo intero, una confusione di bene e male. Il tiranno o l’abusatore o il carceriere infligge in modo sistematico e ripetitivo dei traumi psichi­ ci, come minacce di morte, o fisici, come percosse o violenze sessuali. Ancora più potente è l’effetto di traumi dati senza un vero motivo, senza una logica che permetterebbe alla vittima di pensare che modificando il proprio comportamento potrebbe evitare la punizione. L’abusatore gradualmente fa si che la vittima sia convinta che egli abbia pieno potere di vita o di morte: perciò se anche oggi è viva e non è stata traumatizzata lo deve alla benevolenza del suo dominatore. Lentamente si instaura una sorta di gratitudine per quel potente capric­cioso che occasionalmente risparmia la sua preda. Tutto questo viene ovviamente rinforzato dal fatto di limitare al massimo tutte le altre relazio­ ni o instillando diffidenza con argomentazioni del tipo “solo io ti voglio bene, guarda quanto mi occupo di te”. L’isolamento indebolisce la vittima che progressivamente perde la speranza, e aumenta il potere del “carceriere”. Il controllo può esten­ dersi dal mondo circostante fino alla persona della vittima privandola della sua autonomia anche per quanto riguarda l’alimentazione, il sonno, l’abbigliamento, le funzioni corporee

che vengono decise dall’alto. Ancora più radicalmente il controllo può arrivare a dominare lo stato di coscienza attraverso l’assunzione forzata di droghe o alcool, che indeboliscono ulteriormente la vittima. Si crea col tempo un legame perverso: tutto questo controllo assillante viene confuso con una forma di intenso accudimento. Il passo finale per spezzare la vittima implica renderla complice di qualche abuso su altri. A questo punto diventa una docile schiava, una morta vivente con pensieri suicidari. Altri esempi di questo “lavaggio del cervello”, di questa deformazione della percezione di sé sono i classici sentimenti di vergogna, di colpa, di auto accusa che portano la vittima a sentirsi irreversibilmente macchiata, sfregiata, guastata dalle esperienze umilianti e traumatiche vissute. Un danno senza rimedio che abbassa ad una condizione inferiore di esistenza. Il contesto sociale Il peso dello stigma soggettivo e sociale è di estrema importanza. Nella nostra cultura, nei valori attuali di auspicata parità tra uomo e donna, di riconoscimento dei diritti dell’infanzia, si è fatta strada una progressiva solidarietà per la vittima considerata tale anche se è un pro­ cesso che deve fare ancora molta strada. In altri contesti, come in Etiopia, lo stigma è invece molto forte. La vittima di violenza viene spesso emarginata come una persona colpevole o che comunque con la deflorazione ha perso valore. È interessante la “cura” che viene offerta in questi casi da alcuni gruppi etnici. La bambina violentata viene visitata dalle donne anziane del villaggio, le cosiddette “duberti” che nella lingua oromo significa “donna” saggia e anziana, le quali diagnosticano la cosiddetta “circoncisione di Maria” o “Yemariam girritz”. Questo significa che la bambina ha una malformazione congenita proprio come la Madonna che pur avendo concepito Gesù era comunque vergine. Questo le restituisce valore e la toglie dalla condanna dell’isolamento. Ma la paura resta. Di fronte alla perdita di valore capita anche che

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la vittima si procuri deliberatamente delle lesioni per punire il proprio corpo schifoso o per sostituire un dolore fisico ad un dolore emotivo incontenibile. Un’ultima estrema soluzione è il suicidio a volte cercato, quasi sempre immaginato come via d’uscita definitiva. L’implicazione finale e molto più frequente di quanto non si pensi riguarda una riflessione più ampia, sul senso di giustizia nel suo com­ plesso. Una delle conseguenze estreme alle esperienze traumatiche ripetute è un complesso meccanismo finalizzato a neutralizzare la paura e il dolore. Questo fenomeno consiste nella deliberata esposizione da parte della vittima ad un trauma come vittima o come abusatore. Ad

Giambologna - Ratto delle Sabine

esempio una paziente dopo una seduta particolarmente positiva non resiste all’impulso di esporsi intenzionalmente ad un ulteriore abuso. Oppure un’altra paziente nei momenti di massimo dolore e paura desiderava sedurre uomini e poi, dopo un eventuale rapporto, umiliarli per la loro ridicola prestazione sessuale. Oppure ancora il caso di una donna traumatizzata che, in determinate condizioni emotive, si allonta­nava da casa lasciando marito e figli per vagare di notte in una condizione di semi alterazione della coscienza per la stazione centrale. La prima spiegazione che Freud stesso aveva formulato consisteva in una ricerca della situazione traumatica per dominarla e controllarla. È esperienza comune che ripetiamo un comportamento semplice o complesso fino a quando non riusciamo a svolgerlo in modo soddisfacente. Perciò, si supponeva che queste persone volessero rimettersi sulla scena del trauma per trovare finalmente un modo per contrastare il nemico ed essere capaci di evitare il finale tragico. Un modello esplicativo più recente offre una lettura diversa, la persona che è stata ripetutamente esposta ad un trauma da cui non poteva scappare ha avvertito una modificazione interna che corrisponde appunto alla analgesia. In questi casi l’esporsi nuovamente al trauma, fenomeno sconvolgente e “perturbante”, produce un momentaneo sollievo dal dolore e dal terrore, analogo a quello dato da una droga. Ecco perché si dice che il trauma può creare dipendenza. La terapia Quando anni fa ho iniziato a frequentare il Soccorso violenza sessuale della clinica Man­ giagalli di Milano, immaginavo che la maggior parte delle pazienti che si rivolgevano a questo pronto soccorso avrebbero avuto bisogno innanzitutto di un intervento psicologico per elaborare il trauma e le sue conseguenze drammatiche. Ben presto mi sono reso conto che nell’immediato la priorità è assolutamente un’altra: la sicurezza sia oggettiva che soggettiva (Herman, 1992). La condizione di base di una persona traumatizzata poche ore prima o

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molto tempo prima (mesi o anni) è il terrore. Il terrore di una minaccia sempre presente nella realtà o in un ricordo troppo vivido. Ecco alcuni esempi: Una mia paziente che aveva subito una violenza sessuale di gruppo 15 anni fa ha tuttora paura a camminare da sola per strada di giorno. Cammina raso muro, con gli occhi a terra sussultando appena qualcuno le si avvicina brus­ camente. Nei momenti di rabbia e disperazione si rasava i capelli che adesso lentamente le stanno crescendo; ma ha molta paura che se tornano belli e fluenti possano essere un facile appiglio per un aggressore che la voglia immobilizzare, afferrandola per i capelli, come le era successo anni fa. Lo stato emotivo delle vittime di traumi ripetuti è il terrore per una minaccia attuale o assolutamente vissuta come tale. Il primo provvedimento da prendere consiste nel mettere la vittima al sicuro, e farla sentire al sicuro. Questo si­ gnifica trovare quelle relazioni significative per la vittima, persone affidabili con cui esista un legame affettivo o, nel caso non sia possibile, preoccuparsi di creare un contesto sicuro in cui la vittima possa col tempo creare un rapporto di fiducia con gli operatori. La vittima deve essere protetta non solo dagli altri ma anche da sé stessa. Solo quando si è creata una condizione di sicurezza oggettiva e soggettiva la vittima può pensare di iniziare a raccontare quanto le è successo, ma non deve essere forzata. La paura è un sentimento che ci fa sentire soli, deboli, soverchiati da una potenza minacciosa e il trauma grave produce isolamento. Il percorso faticoso che porta fuori dal mondo del trauma consiste in una lenta ricostruzione di quei rapporti che danno sicurezza e comprensione. Questo vale sia per le vittime di esperienze catastrofiche sia per chi cerca di curarle. Così come la vittima non guarisce da sola anche chi cura non può farlo da solo.

Bibliografia American Psychiatric Association (1980) Dia­gnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 3rd ed. (DSM-III) Washington D.C. American Psychiatric Association (2000) Dia­gnostic and Statistical Manual of Mental Di­sorders, 4rd Text Revised. (DSM IV-TR) Washington D.C. Davies J.M., Frawley M.G. (1994) Treating the adult survivor of childhood sexual abuse. A psychoanalytic perspective. Basic Books, New York. Figley C.R. (1995) Compassion Fatigue as Secondary Traumatic Stress: an overview. In: Compassion Fatigue: Coping with secondary traumatic stress disorder in those who treat the traumatized (ed Figley CR) Brunner /Mazel, New York. Freud S. (1986) Etiologia dell’Isteria. OSF Vol. 2. Freud S. (1905) Le mie opinioni sul ruolo della sessualità nell’etiologia delle nevrosi. OSF Vol. 5. Herman J.L. (1992) Trauma and Recovery: the aftermath of violence – from domestic abuse to political terror. Basic Books, New York. Orlandini A. (2004) Repetition Compulsion in a Trauma Victim: is the “Analgesia Principle” Beyond the Pleasure Principle? Clinical implications. Journal of the American Academy of Psychoanalysis and Dynamic Psychiatry, 32(3), 525-540. BIOGRAFIA: Alvise Orlandini è laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in Psichiatria, Psicoterapeuta. E’ stato assistente al Servizio di Psicologia Medica e Psicoterapia presso il Dipartimento di Scienze Neuropsichiche dell’Ospedale San Raffaele fino al 1997. Successivamente lavora privatamente come psicoanalista e psichiatra. E’ Socio Analista del Centro Italiano di Psicologia Analitica (CIPA), dell’International Association for Analytical Psychology (IAAP), e membro dell’American Academy of Psychoanalysis and Dynamic Psychiatry (AAPDP). Dal 2003 è supervisore presso il Soccorso Violenza Sessuale dell’Ospedale “S. Anna” di Torino. E’ professore a contratto alla Scuola di Specializzazione di Psicologia del Ciclo di Vita della Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano - Bicocca. Collabora con Il Sole Onlus dal 1999 per il progetto “Fiori che rinascono” partecipando alla creazione del Counseling Center ad Addis Abeba e compiendo training annuali allo staff del Centro.

Alvise Orlandini

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Progetto di lotta contro la violenza sessuale in Cambogia Vite da riprendersi Il progetto è realizzato in collaborazione con Cifa Onlus di Torino e ECPAT Italia Onlus. Il progetto Vite da riprendersi intende aprire il primo consultorio psicologico e sociale per donne sessualmente sfruttate a Phnom Penh, capitale della Cambogia. La prima parte del progetto consisterà nell’apertura di un “asilo nido” dove poter ospitare circa 20 bambini, figli di prostitute, garantendo loro assistenza e protezione. In questo modo, oltre a rendere migliore la vita dei bambini, si contribuirà a creare quel clima di fiducia, che risulta necessario perché le donne inizino a frequentare il consultorio. Allo stesso tempo, il buon funzionamento dell’”asilo” faciliterà l’allontanamento delle donne dai circuiti della prostituzione, dato che molte di loro sono costrette a svolgere questa attività per poter nutrire i propri figli. La seconda parte del progetto consisterà nell’entrata in funzione del con-

sultorio, che si avvarrà della collaborazione di assistenti sociali coordinati da una dottoressa in psichiatria. Il consultorio potrà seguire fino a 30 donne contemporaneamente per ogni mese di attività. Le terapie di aiuto alle prostitute saranno condotte secondo gli standard internazionali, applicati alla specificità del contesto. Parallelamente alle attività svolte nel consultorio, saranno condotte ricerche sulla riabilitazione psicologica delle donne vittime di sfruttamento. I risultati di queste ricerche verranno resi disponibili per pubblicazioni su autorevoli riviste di settore. Contesto Lo sfruttamento della prostituzione in Cambogia è esploso a partire dagli anni ’90, con la nascita di un vero e proprio mercato del sesso, che coinvolge molti settori della società. Si stima che nella sola municipalità di Phnom Penh operino più di 10.000 prostitute, la maggior parte delle quali sono costrette a vendere il proprio corpo per contribuire alla sussisten-

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za familiare e sono prive di qualsiasi forma di assistenza sanitaria e psicologica. Finora le ONG che operano in Cambogia non hanno dedicato una specifica attenzione al problema della prostituzione “in sé”, focalizzandosi piuttosto sul fenomeno del traffico; questa scelta è

anche dipesa dall’assenza di personale appositamente formato per intervenire a livello psicosociale sulle donne che si prostituiscono.

Cifa Onlus Nasce nel 1980 come organizzazione non governativa, impe­ gnata nella tutela dei diritti fondamentali dei bambini del mondo, secondo i principi stabiliti dall’ONU, nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia. L’associazione si occupa del miglioramento delle condizioni di vita dei bambini e degli adolescenti in situazione di bisogno o in stato di abbandono, si impegna a garantire loro un’identità, una famiglia ed una crescita armoniosa e promuove la cultura dei diritti dell’infanzia, come sancito nella convenzione ONU. Cifa Onlus persegue questa finalità in più modi e con più strumenti: • Cooperazione allo sviluppo: attraverso progetti di cooperazione internazionale a favore dell’infanzia, realizzati in collaborazione con partner locali. I progetti sono rivolti alla prevenzione dell’abbandono dei minori e alla promozione dei loro diritti. Viene favorito il miglioramento delle condizioni di vita dei bambini e degli adolescenti, il soddisfacimento dei loro bisogni fondamentali (acqua,

cibo, assistenza sanitaria, istruzione e protezione). • Adozioni internazionali: attraverso questo strumento garantiamo una famiglia a tutti quei minori che non hanno la possibilità di crescere in un ambiente familiare adeguato all’interno del proprio Paese. Cifa si occupa inoltre dell’affiancamento degli aspiranti genitori adottivi nel processo di accrescimento della consapevolezza di sé e delle proprie capacità genitoriali nel percorso di adozione e nell’inserimento del minore. • Promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: attraverso le attività di educazione allo sviluppo Cifa promuove quanto sancito dalla convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e una cultura della cooperazione quale strumento per il miglioramento delle condizioni di vita dei bambini e degli adole­ scenti. Attraverso l’attività di promozione della cultura dell’adozione Cifa sostiene la difesa dei diritti dei bambini e degli adolescenti; favorisce l’accettazione della diversità quale valore di arricchimento per i futuri genitori e per la comunità accogliente, con particolare attenzione alla scuola.

ECPAT Italia Onlus È un acronimo per End child prostitution, pornography and trafficking, cioé Porre fine alla prostituzione minorile, alla pedopornografia e alla tratta di minori. È nata come campagna di mobilitazione internazionale nel 1991 a Bangkok. Oggi è presente nel mondo in oltre 70 paesi. È l’unica rete internazionale di associazioni,

Partner: Il progetto è frutto della collaborazio­ ne tra Il Sole Onlus, Cifa Onlus e la rete Ecpat Italia Onlus.

Per ulteriori informazioni www.cifaong.it che si occupa di contrastare lo sfruttamento sessua­le a fini commerciali in tutte le sue forme: turismo sessuale a danno di minori; prostituzio­ ne minorile; tratta e traffico di bambini a scopo di sfruttamento sessuale ed edopornografia. Ecpat nasce In Italia nel 1994 come campagna, cominciando fin da subito a lavorare in stretto rapporto con le Istituzioni. Nel 1998, in virtù della sua azione di lobbying, il Parlamento ita­ liano approva la legge 269/998 contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale a danno dei minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù. Questa legge è stata ulteriormente raffinata e migliora-

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ta da un altro successo: la legge 38/06, sempre promossa da Ecpat, che le è valsa il Premio solidarietà 1998. Oggi Ecpat, oltre all’azione di lobbying tesa a monitorare le leggi e orientare il mondo delle istituzioni, sostiene progetti di prevenzione e di recupero, campagne di comunicazione nazio­ nali e attività di formazione. A livello internazionale l’associazione interviene in diversi Paesi. In Cambogia con il Progetto amore che, attraverso il sostegno a distanza, garantisce ai bambini cambogiani accesso all’istruzione, aiuto in beni e in denaro e controlli e cure mediche costanti. Sempre in Cambogia è stato avviato nel gennaio 2008 il progetto Impara a dire no, attività di formazione finalizzata alla prevenzione del traffico e dello sfruttamento sessuale dei bambini. In quattro scuole di Phnom Penh, frequentate anche

dai bambini sostenuti a distanza col Progetto Amore, sono state organizzate lezioni sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e sulla prevenzione della tratta e dello sfruttamento sessua­ le e distribuiti depliant e manuali destinati ai ragaz­zi e agli insegnanti, per approfondire le stesse tematiche. In Laos invece il progetto di recupero delle piccole vittime di sfruttamento, consiste in programmi di riabilitazione socio-psicologica in centri specializzati. In Italia all’azione di sensibilizzazione presso il largo pubblico Ecpat affiancata una formazione scientifica e qualificante per Forze dell’ordine, magistrati, operatori sociali e tutti coloro che lavorano a stretto contatto con i bambini vittime di violenza. Per ulteriori informazioni www.ecpat.it

Progetto di lotta contro la violenza sessuale sui bambini in Benin Sogni da riaccendere Il progetto è realizzato in collaborazione con Gruppo Aleimar Onlus di Melzo. Contesto Alla generale e diffusa condizione di povertà, particolarmente drammatica in contesti rurali, si aggiunge una scarsa tutela dei bambini, da qualsiasi forma di abuso o trattamento inumano o degradante. La percezione dei bambini è quella di piccoli “adulti incompleti”, che possono essere avviati precocemente al lavoro anche in settori pericolosi per la salute o in contesti degradanti. L’avvio precoce al lavoro comporta un elevato tasso di abbandono scolastico e, di conseguenza, di analfabetismo, soprattutto tra la popolazione femminile del Benin. L’età media in cui i bambini vengono avviati al lavoro si aggira intorno ai 7 anni, mentre molto frequenti, sebbene non censiti adeguatamente, sono i casi di matrimoni forzati tra bambine e adulti. Ugualmente diffuso è il fenomeno degli enfants placès o vidomegons, bambini che vengono venduti dai propri genitori o parenti a persone benestanti, molto spesso residenti nelle

città, che li utilizzano come domestici presso le proprie abitazioni. La maggior parte dei vidomegons sono bambine ed è stato dimostrato che vi sia una correlazione strettissima fra la condizione di enfant placèe e le situazioni di abuso e violenza sessuale. Le bambine a servizio diventano spesso un “giocattolo sessuale” del padrone di casa o dei suoi figli. Ugualmente diffuso è il fenomeno della tratta dei bambini, legato a fattori socioeconomici e di natura culturale e geografica. Il fenomeno affonda le radici anche in pratiche tradizionali e nell’emigrazione verso paesi con cui il Benin ha legami storici e culturali - Nigeria, Togo, Gabon e Congo - molto diffusa già in periodo colonia­ le. Attività • Gestione di un Centro d’ascolto e accompagnamento per le vittime di violenza. • Creazione di una rete di Istituzioni ed Associazioni che si occupano di lotta contro la violenza sull’infanzia. • Sensibilizzazione ed educazione della Comunità locale. • Formazione del personale locale.

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• Selezione dei minori vittime beneficiari dei servizi offerti dal centro di Ascolto. • Trattamento e cura del trauma subito anche attraverso laboratori artistico-espressivi, laboratori musicali, laboratori teatrali.

Gruppo Aleimar Onlus Gruppo Aleimar è un’organizzazione di volontariato che, attraverso l’adozione a distanza e i progetti di sviluppo, si occupa di minori in difficoltà (bambini di strada, orfani, abbandonati, profughi) senza distinzione di religione, razza e cultura.

Finanziatore Tutte le attività di progetto vengono svolte in stretta collaborazione con Gruppo Aleimar Onlus di Melzo. Il progetto è finanziato da donatori privati e in cerca di ulteriori finanziamenti. Fondata nel 1984 è presente oggi in 12 Stati (Benin, Brasile, Colombia, Congo, Croazia, India, Italia, Israele, Kenya, Palestina, Libano, Zambia) con 72 progetti e si prende cura direttamente di circa 700 bambini e, indirettamente, di altri 600 bambini che, in quanto fratelli o sorelle dei nostri adottati, seguiamo all’interno delle loro famiglie. Scopo principale del Gruppo è quello di “dare una famiglia ad ogni bambino” e, dove non fosse possibile, cercare di soddisfare al meglio tutte le esigenze relative alla crescita, per il periodo necessario. E’ per questo motivo che, in collaborazione con le comunità locali, si cerca di avviare at-

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tività di sviluppo del territorio in modo che esse diventino sempre più autonome e in grado di prendersi cura dei bambini. I principali ambiti di intervento sono: - educazione: presa in carico di bambini in famiglia (naturale o adottiva), in case-famiglia e in centri di accoglienza; - istruzione: scolarizzazione e formazione professionale; - sanità: sensibilizzazione igienico-sanitaria, sostegno a dispensari e/o ospedali, finanziamento di operazioni chirurgiche; - lavoro: avvio di attività di coltivazione e allevamento, creazione di cooperative di produzione agricola, microcredito, avviamento al lavoro; Nel 2009 circa 3.500 sostenitori hanno scelto Gruppo Aleimar per avviare un’adozione a distanza o contribuire a un progetto di sviluppo. Sono 400 i volontari coinvolti nelle diverse aree d’azione dell’Associazione sia in Italia sia

all’estero. In 20 anni di attività il Gruppo Aleimar ha aiutato più di 5.000 bambini in tutto il mondo grazie all’impegno di oltre 300 volontari e circa 15.000 benefattori.   A livello nazionale il Gruppo aderisce al Mo.V.I. (Movimento di Volontariato Italiano) e al FORUM-SAD (Forum nazionale permanente del sostegno a distanza); inoltre è iscritto  negli elenchi degli Amici de La Gabbianella (Coordinamento nazionale delle associazioni che fanno sostegno a distanza).  Dall’anno 2000 il Gruppo Aleimar è stato promotore della CARTA DEI PRINCIPI PER IL SOSTEGNO A DISTANZA, a cui hanno aderito tutti i membri del FORUM-SAD e de  La Gabbianella. Dall’anno 2003 ha promosso e sottoscritto la CARTA DEI CRITERI DI QUALITA’ DEL SOSTEGNO A DISTANZA. www.aleimar.it

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Adotta un bambino a distanza Per Il Sole Onlus l’adozione a distanza non è solo un sostegno finanziario. Il suo obiettivo è quello di creare un legame significativo e duraturo nel tempo tra tutti gli attori dell’intervento. Insieme alla realizzazione di progetti di sviluppo, l’adozione a distanza vuole rientrare in un concetto più ampio di sostegno a distanza ravvicinato. Il sostenitore di un’adozione a distanza può, tramite Il Sole Onlus, assottigliare lo spazio che esiste tra lui e il bimbo sostenuto. Il Sole Onlus favorisce infatti contatti epistolari tra sostenitori e beneficiari, promuove incontri con i bambini adottati a distanza e viaggi di conoscenza della loro realtà di appartenenza. Cognome ……………………………………… Nome ………………………………………………… Denominazione (nel caso di un’azienda, ente o gruppo) …………………………………………… Codice fiscale o Partita Iva …………………………………………………………………………….. Data di nascita ………………… Professione…………………………………………………………. Indirizzo …………………………………………………………………………………………………. Cap ……………… Città …………………………………………………………….. Prov. …………… Tel. ……………………………………………… Cell. ………………………………………………….. E-mail……………………………………………………………………………………………………… Intendo attivare N° ……. adozione/i a distanza nel seguente Paese:  Burkina Faso  India  Etiopia  Etiopia – progetto Fiori che rinascono, bambini vittime di violenza sessuale Quota:  Annuale (Euro 300)  Due rate semestrali di 150 euro  Quattro rate trimestrali di 75 euro Per sostenere un bambino vittima di violenza sessuale inserito nel progetto Fiori che rinascono:  Annuale (Euro 516)  Due rate semestrali di 258 euro È possibile versare la quota a copertura dell’adozione a distanza tramite:  Bonifico bancario: Cassa Rurale ed Artigiana di Cantù – IBAN IT71Q0843010900000000260452  Conto corrente postale N. 11751229 intestato a: Il Sole Ong Onlus  Rid bancario compilando l’apposito modulo. Tutti i versamenti sono da intestare a Il Sole Ong Onlus, specificando nella causale il Paese dell’adozione, esempio: “Adozione in Etiopia”. DATA …………………..

FIRMA………………………………...............

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Le persone fisiche e giuridiche possono dedurre o detrarre gli importi delle donazioni a favore de Il Sole Ong Onlus ai sensi del D. lgs 460/97, Art. 13. La presente scheda compilata e firmata, può essere inviata, con allegata copia della ricevuta del versamento o del bonifico all’attenzione di Luciana Milanesi – responsabile dell’ufficio adozioni: - via fax al numero 031.2757275 - via e-mail all’indirizzo: luciana.milanesi@ilsole.org - via posta all’indirizzo: Il Sole Onlus Via L. Leoni 20, 22100 Como

INFORMATIVA AGLI UTENTI (Ai sensi dell’Art.13 del D.Lgs. 196/2003 - Codice in materia di protezione dei dati personali) Titolare del trattamento è l’Associazione Il Sole Onlus, con Sede in via Leoni 20, 22100 Como (Co), che li utilizzerà per le operazioni connesse alle adozioni, per l’invio della newsletter, del giornalino e del materiale informativo relativo ai progetti e alle campagne di raccolta fondi. I dati saranno trattati esclusivamente dal personale dell’associazione, non saranno comunicati, né diffusi, né trasferiti ad altri. L’utente potrà esercitare i diritti di cui all’art. 7 del D. Lgs. 196/2003 nei limiti e alle condizioni previste dagli artt. 8, 9 e 10 del citato decreto legislativo rivolgendosi al Titolare del trattamento.

Acconsento al trattamento dei dati personali:  Si

 No

Firma ………………………………………………………….

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Perchè qui, gli occhi non bastano

Abbiamo cinque sensi. Qualcuno, forse, sei. l’altro. Sono visi che inizialmente scoprono E ancora non bastano per descrivere questo timidezza e vergogna, poi piano, ma generomondo. Questo mondo altro. Da tre giorni ci samente, si allargano in sorrisi contagiosi. Le aggiriamo per Addis Abeba. Gironzoliamo at- nostre bambine. I nostri bambini. Nostri perché traverso Il nuovo fiore (traduzione dall’amarico conosciuti. Nostri perché tante fotografie, una del nome Addis Abeba). E non è esattamente dopo l’altra, finalmente si fanno realtà. Qui dala prima cosa a cui si pensa guardandosi in vanti a me, a noi. giro, non c’è nulla che ricordi il colore di un E sono bambini che sono stati soli, per strada, bambini la cui dignità fiore, la fragranza di un è solo parola a nostro fiore. Strade dissestate, Da tre giorni ci aggiriamo per Addis unico e libero uso. Sono relitti umani, questuanti, centinaia di scheletri di Abeba. Gironzoliamo attraverso Il bambini stuprati dagli orpalazzi in costruzione, nuovo fiore (traduzione dall’amarico chi dei peggiori incubi e tutti e tutto disseminati del nome Addis Abeba). E non è dalla vita stessa. ovunque, con un disor- esattamente la prima cosa a cui si Già, è come se la vita, dine che atterrisce. La pensa guardandosi in giro, non c’è qui, e da subito, dalla prima immagine che nulla che ricordi il colore di un fiore, nascita, commettesse uno stupro dopo l’altro. salta agli occhi è quella la fragranza di un fiore. Ed io, e noi, a porci di una grande, infinita, l’unica e inevitabile dobocca sdentata. Durante questi miei primi giorni africani, etiopi, questo manda: “Come possibile? Come?”. E la domannuovo fiore proprio non riesco a scovarlo, tra da continua a ripetersi ad ogni sguardo, come lamiere contorte, osceni rigagnoli di melma e un mantra, come una cantilena, alla quale, per rifiuti. Non lo vedo, non sono capace di vederlo. fortuna, non ci abitueremo mai. Poi la vista si acuisce, i sensi si affinano tutti Siamo entrati con rispetto, ritegno e triste orrore, in case che risulta semplicemente ridiinsieme e le occasioni mi vengono regalate. Ed ecco il lento dischiudersi di un fiore dopo colo definire tali. Pareti di tela, pareti di terra,

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pareti d’aria e respiri. Eppure si trova immensa dignità, impressionante forza in una ragazza, di soli diciotto anni, che gestisce, coordina e difende con le unghie e l’orgoglio cinque sorelle (la più piccola ha solo cinque anni, ne dimostra al massimo tre). Con la stessa dignità carica di audacia, e forse disperazione, la stessa ragazza ha gestito le conseguenze, infinite e atroci, della violenza sessuale subita dalla sorella quando era piccola. A quell’epoca, la piccola, aveva solo sei anni. Ora ne ha quindici. “Come possibile? come? come?”, il mantra risale all’altezza delle orecchie, passando dal cuore, pungendolo a fondo. Eppure è così. Eppure questo mondo, in certi maledetti angoli, è anche così. Non mi posso nascondere in nessun luogo, qua dentro, perché in undici siamo stipati in cinque metri quadrati e non ci sono spazi che oscurino la vergogna che provo a far parte del genere umano. Sì, inevi-

tabile, provo vergogna a far parte della razza umana, pensando di essere simile a chi perpetra tali scempi. Aklil è stata violata, ha subito il tradimento dell’essere umano. Il secondo dopo quello regalatole dalla vita che l’ha posizionata qui, tra palta, bruttura e fame. Tradita e tradita ancora. Eppure Aklil riesce a vedere più in là, lontano, dove l’immaginazione riesce a portarla e a portare noi, con una gioia che emoziona, che ti vibra dentro e porta a pensare realmente ad un fiore che si schiude con un sorriso strabiliante. Con il fiore cresce anche il senso, profondo, di un impegno, dei tanti gesti lontani da qui ma profondamente ravvicinati che animano un lavoro a cui cerco di dare voce in questo momento. Aklil ci regala il senso della vita, che va urlato e che non è teoria o parola ma è un abbraccio che preme all’altezza della spalla, che si scioglie dalla dolcezza che dona. Un abbraccio che oltrepassa tutti i sensi. Cinque, sei o mille che siano.

Francesca Pozzi Il Sole News - 28


Club Sandwich

Addis Abeba, Axum Hotel. Abbiamo scelto go. La cameriera ci porge il menù e come per questo albergo perché il rapporto qualità/ telepatia, tutti e quattro decidiamo di cenare prezzo è a nostro favore. È in centro, è vicino con un club sandwich. Una volta fatta la scelta alla sede di IFSO, nostro partner locale, non sorge immediatamente un piccolo problema: lontano dal counseling center del progetto Fiori l’unico ingrediente certo è la carne di pollo. che rinascono e a media distanza dalle foster L’esperienza maturata durante i nostri viaggi ci spinge ad approfondire il home. In più, il solerte contenuto del panino in impiegato della rece­p­ tionist garantisce che Cooperazione è anche questo. Anzi questione. l’albergo è provvisto di soprattutto questo: suggerire nuove La prima regola che ti wireless connection, idee, ma soprattutto accogliere le insegnano quando frecosa veramente innova- idee che provengono da chi vive cos- quenti luoghi particolari, tiva in una Addis Abeba tantemente nei Paesi che vogliamo come i Paesi in Via di dove l’elettricità funziona aiutare. E se viene un mal di pancia, Sviluppo, è quella di non mangiare verdura cruda a giorni alterni. Deci­ pazienza. (l’acqua con cui viene diamo di fare dell’Axum lavata potrebbe essere Hotel la nostra base di ri­ ferimento. Durante la giornata facciamo quanto contaminata e quindi portare virus intestinali). va fatto durante una missione (visite ai bam- All’unisono chiediamo gli ingredienti del club, bini, incontri istituzionali, incontri con IFSO per la cameriera ci dice che contiene cipolla, podefinire le strategie future, visite ai progetti ecc. modoro e insalata, rigorosamente crudi. Bene, ecc.), di sera ci ritroviamo nella hall dell’albergo chiediamo di togliere questi ingredienti e di per avere un attimo di relax prima di chiudere portarci quattro club sandwich e cominciamo a filosofeggiare sull’Africa, sull’Etiopia, sulla dil’intensa giornata. Una sera, visto che la giornata è stata più versità, su cause e conseguenze del divario tra pesante del solito (visitare bambini vittime di Nord e Sud del Mondo. abuso sessuale e bambini sieropositivi non è La chiacchiera si interrompe quando dalla affatto facile), decidiamo di mangiare in alber- cucina vediamo uscire sorridente la cameriera.

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Porta due piatti, su cui sono poggiate due montagne di pane e ci dice di aspettare, che sono in arrivo gli altri due panini. Ed è così. Nel giro di poco restiamo con quattro montagne di pane che non sappiamo nemmeno come addentare. Sorpresa delle sorprese: all’interno delle montagne di pane scopriamo fette di cipolla, pomodori e insalata rigorosamente crudi. Dopo un attimo di perplessità, ci guardiamo e decidiamo di mangiare. E mentre lo facciamo riprendiamo a filosofeggiare sulle diversità tra Nord e Sud del Mondo, avendo però qualcosa di concreto di cui discutere: Francesca, la buona, sostiene che sicuramente ci saremo espressi male noi; Marco, il pragmatico, che sicuramente non avranno capito loro; il sottoscritto tira in ballo questioni legate a tradizione e cultura tali per cui diventa difficile allonta­narsi da schemi concettuali ben definiti (da loro); Raffaele, il giornalista africanista, riesuma questioni socio-politiche quali l’abitudine di vivere sotto regime, l’abitudine a non prendere iniziative, la paura dell’autorità precostituita (in

questo caso il cuoco!). Ognuno di noi perora la propria causa come fosse la verità assoluta, e alla fine (del club sandwich) siamo tutti d’accordo che la verità assoluta sta nell’osmosi di tutte le nostre. In sintesi, il club sandwich si è dimostrato un ottimo momento per riflettere su cosa allontana il Nord dal Sud del Mondo, dandoci la possibilità di approfondire tematiche personali, sociali, tradizionali e politiche legate all’Etiopia partendo da un punto di vista inusuale, che va ad arricchire le modalità tradizionali che noi, gente di cooperazione allo sviluppo siamo tenuti a seguire. La serata si è conclusa con l’apprezzamento del club e fa niente se le regole (nostre, del Nord del Mondo) ci dicono di non mangiare verdura cruda nel Sud del Mondo. Cooperazione è anche questo. Anzi soprattutto questo: suggerire nuove idee, ma soprattutto accogliere le idee che provengono da chi vive costantemente nei Paesi che vogliamo aiutare. E se viene un mal di pancia, pazienza. Evviva il club sandwich.

Vittorio Villa Il Sole News - 30


Bilancio 2009 IL SOLE ASSOCIAZIONE PER LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE - ONLUS Sede: Como, via Leoni, 20 C.F. 95053240131 oneri per aad su P.I. 02537870137 proventi per aad 82,94%

RENDICONTO DELLA GESTIONE ANNO 2009  ONERI Oneri Uff. Coop. Internaz. Oneri per adozioni a dist. (erogaz.) Oneri per adoz. Fiori (erogaz.) Impegni per erogazioni adozioni

2008

 76.430,85

Oneri diretti per progetti (erogazioni) Risorse umane per progetti Missioni su progetti Prestazioni di terzi su progetti Impegni spesa progetti in corso Accantonamento a fondi vincolati Costi struttura loco Tot. Oneri Coop. Internazionale

 138.089,38

Altri oneri da attività tipica Risorse umane Formazione e aggiornamento Missioni e trasferte Adesione a organ.di rete e di categ.

 293.232,65  58.876,83  66.046,66

 275.223,77

Accantonamento a fondi vincolati

PROVENTI 2009

Proventi Uff. Coop. Internaz. Contributi Adozioni a distanza Contributi Adozioni a distanza Fiori

2008

 368.881,26  70.399,00

 468.698,31

 64.885,55  156.251,05  27.403,90  3.380,13  2.491,84  92.867,61

 18.009,11  7.988,34  7.936,60

Utilizzo fondi accantonati

 290.563,72

 123.732,51

 35.855,17

 99.117,36

Contributi per Progetti

Utilizzo fondi accantonati

 55.202,77  22.600,63  601.481,45

 700.550,67

60,69%

 95.185,24

 101.393,26

 13.336,77

 4.309,80  2.498,00

 3.229,83

 830.584,70

70,38%

83,32%

 691.548,18

76,13%

Tot. Proventi Coop. Internazionale Altri proventi da attività tipica

 1.910,00  66.158,84

Quote associative 5 per mille

 8.130,00  58.126,11

Altri oneri da attività tipica Tot. Oneri da attività tipica Avanzo (disavanzo) attività titpica

 713.233,29

 808.751,73

71,97%

 898.653,54

81,25%

90,15%

 757.804,29

83,42%

Tot. Proventi da attività tipica

 89.901,81

 44.571,00

 ONERI Per iniziative Risorse umane Altri oneri per attività prom. e di r.f. Acc. a f.do svalut.beni donaz.SKY Oneri da attività accessorie Per attività commerciale

2008

PROVENTI 2009

 20.107,66  14.565,10

 39.654,36  44.142,65

2008

 37.985,00  21.728,84

Raccolta, sponsor. ecc. da iniziative Contributi generici

 88.041,77  29.773,15

 37.384,87

 20.000,00

 20.000,00

Donazione in natura da SKY Proventi da attività accessorie Per attività commerciale

 4.953,70

 840,00

 4.325,29

 25.639,50

Rimanenze Tot. Oneri da att. Accessorie Avanzo (dis.) att. Prom.,R.F. e acc.

 125.507,17

 54.672,76

12,66%

 80.553,84

5,49%

8,08%

 148.408,12

16,34%

Tot. Proventi da att. accessorie

 25.881,08

 22.900,95



risorse umane formazione e aggiornamento consulenze amministrative costi sede (affitto, utenze) costi relativi a succursali telefoniche postali e di spedizione Comunicazione istituz. viaggi, trasferte e missioni cancelleria e mat. di consumo tipografia, stampati manutenzioni bancarie rappresentanza assicurazioni varie Oneri tributari ammortamenti Tot. Oneri Att.tà supporto generale

ONERI

2008  718,36  3.753,46  21.260,66

PROVENTI

2009

 27.916,15  277,30  3.631,27  21.022,36

 63.681,08

2008

 681,67

 4.052,06  10.040,40  6.426,45  3.812,20  7.957,28  780,60  17.228,32  2.240,12  2.796,68  1.391,10  1.133,32  3.196,93  9.260,70

 3.921,98  9.106,05  4.788,00  1.718,32  6.238,59  2.566,64  13.612,77  1.945,59  3.189,95  429,00  799,75  9.869,10  148.280,97

 123.163,24

14,96%

12,37%

 ONERI 2008

Oneri straord. (minusv., sopr.pass.)

 3.942,51

Tot oneri straordinari

 3.942,51

Avanzo (disavanzo) straordinari

- 2.525,06

PROVENTI 2009

 8.506,15  8.506,15

0,40%

 17.401,04

0,85%

2008

 17.401,04

Proventi straordinari (plusv., sopravv.att.)

 1.417,45 1,75%

 1.417,45

0,16%

Totale Proventi straordinari

 8.894,89  ONERI

2008

PROVENTI

Interessi passivi

 68,23

 324,63

Avanzo (disavanzo) gest. finanziaria

 722,28

 324,63

Totale Oneri

 991.032,17

Avanzo (disavanzo)

- 82.611,80

100%

 995.418,51

2009

 996.828,90

100%

2008

 220,48

 1.410,39

2

Il Sole News - 31

Interessi attivi

 790,51

100%

 908.420,37

100%

Totale Proventi


IL SOLE ASSOCIAZIONE PER LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE - ONLUS Sede: Como, via Leoni, 20 C.F. 95053240131 P.I. 02537870137

BILANCIO AL 31/12/2009 ANNO 2008 VALORI INTERMEDI

STATO PATRIMONIALE

ANNO 2009

TOTALE 31.12.2008

VALORI INTERMEDI

TOTALE 31.12.2009

ATTIVO B) IMMOBILIZZAZIONI I IMMATERIALI Immobilizzazioni immateriali - Software, licenze, sito internet al 31/12 Fdo ammortamento al 31/12

 27.033,12 - 8.490,33

II MATERIALI Immobilizzazioni materiali - Attrezzatura al 31/12 Fdo ammortamento al 31/12

 2.438,00 - 2.121,24

 2.438,00 - 2.374,80

- Macchine d'ufficio elettriche al 31/12 Fdo ammortamento al 31/12

 2.385,81 - 1.083,23

 2.385,81 - 1.364,66

- Macchine d'ufficio elettroniche Fdo ammortamento al 31/12

 21.661,50 - 8.757,12

 21.661,50 - 12.191,22

- Mobili e arredi al 31/12 Fdo ammortamento al 31/12

 4.179,00 - 3.572,95

 4.179,00 - 4.012,34

- Beni da donazione SKY 2009 Fondo Svalutazione beni Donaz. Sky 2009

 18.542,79

 15.129,77

III FINANZIARIE TOTALE IMMOBILIZZAZIONI

 27.033,12 - 13.342,55

 20.000,00 - 20.000,00

 13.690,57

 10.721,29

 0,00

 0,00

 33.672,56

 24.411,86

 13.783,88

 9.988,44

C) ATTIVO CIRCOLANTE I RIMANENZE II CREDITI Esigibili entro l'esercizio successivo - Crediti v/clienti - anticipo TFR - Contributi da ricevere - Crediti per carta credito - Crediti v/erario per 5 x 1000

 9.520,80  2.385,40  2.707,00  14.613,20

III ATTIVITA' FINANZIARIE CHE NON COSTITUISCONO IMMOBILIZZAZIONI IV DISPONIBILITA' LIQUIDE Conti correnti bancari - Banca Intesa - Banca Popolare Etica - Banca di Legnano - Banca Popolare Commercio Industria - Cassa Rurale ed Artigiana Cantù - Banca Prossima

 745,32  699,90  8.281,25  3.723,33  40.458,84  1.289,36

Conti correnti postali - conto corrente postale Como

 14.449,94

 55.198,00

 2.218,20  2.385,40  74.066,70  6.747,00  66.158,84

 596,30  2.494,21  512,71  16.533,42  17.072,94

 2.836,28

TOTALE ATTIVO CIRCOLANTE

 37.209,58

 11.217,85  14.449,94

Cassa - cassa contanti Como

 151.576,14

 11.217,85  1.345,67

 2.836,28

 1.345,67

 100.881,30

 211.337,68

D) RATEI E RISCONTI - Ratei e risconti attivi TOTALE RATEI E RISCONTI

 60.602,95

TOTALE ATTIVO

 60.602,95  195.156,81

4

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 4.886,76

 4.886,76  240.636,30


IL SOLE ASSOCIAZIONE PER LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE - ONLUS Sede: Como, via Leoni, 20 C.F. 95053240131 P.I. 02537870137 ANNO 2008 STATO PATRIMONIALE PASSIVO

VALORI INTERMEDI

TOTALE 31.12.2008

ANNO 2009 VALORI INTERMEDI

TOTALE 31.12.2009

A) PATRIMONIO NETTO I PATRIMONIO LIBERO - Risultato dell'esercizio in corso - Risultato gestionale degli esercizi precedenti

- 82.611,80 - 214.646,93

- 297.258,73

 1.410,39 - 297.258,73

- 295.848,34

II FONDO DI DOTAZIONE DELL'ENTE III PATRIMONIO VINCOLATO Vedi tabella "SPECIFICA FONDI VINCOLATI" allegata alla nota integrativa - contributi per adozioni a distanza - contributi per progetti

 253.718,30  196.568,89

TOTALE PATRIMONIO NETTO

 450.287,19

 188.832,75  152.518,25

 341.351,00

 153.028,46

 45.502,66

 4.486,69

 8.176,56

B) FONDI PER RISCHI ED ONERI C) TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO

LAVORO SUBORDINATO

D) DEBITI Esigibili entro l'esercizio successivo - debiti per impegni erogazioni adozioni a distanza - debiti per impegni spesa su progetti - debiti v/fornitori - debiti contributivi ed erariali c/personale - debiti diversi - debiti v/erario

 46.110,20  114.049,54  17.283,96  10.180,38  1.555,18 - 5.942,63

 17.593,92  7.317,46  7.886,01 - 2.555,08  30.242,31

 183.236,63

E) RATEI E RISCONTI - Ratei passivi - Risconti passivi TOTALE RATEI E RISCONTI

 4.404,35  2.995,00

TOTALE PASSIVO

 7.399,35  195.156,81

4

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 830,45  2.890,00

 3.720,45  240.636,30


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Relazione sulla gestione delle attività 2009 Obiettivi e risultati del 2009 L’Assemblea generale dei Soci, tenutasi per quest’anno domenica 18 aprile, non è solo un’occasione per presentare un elenco di attività e un bilancio consuntivo e per chiederne l’approvazione, ma è importante per verificare insieme e, possibilmente, condividere ancora una volta, lo scopo o, meglio, la mission de Il Sole Onlus. Se il 2008 è stato caratterizzato da un cambio generazionale e di indirizzo, la sfida che ci siamo posti nel 2009 è stata quella di portare a termine quella che possiamo chiamare anche “missione impossibile”, arrivare cioè ad una si­tuazione economica di Bilancio in pareggio, essendo partiti con un disavanzo preoccupante, accompagnato da notizie poco incoraggianti sulla crisi economica in atto, sul pericolo di non continuità da parte dei sostenitori delle adozio­ni a distanza e sulle sempre più ridotte risorse statali reperibili per far fronte a progetti di coope­razione allo sviluppo. Lo sforzo per arrivare a questa meta ha visto affiancati lo staff, i volontari, la Direzione ed il Consiglio Direttivo, tutti uniti e coesi per arri­ vare ad un risultato sorprendente: il disavanzo è stato ripianato, il senso di appartenenza ed il lavoro di squadra hanno riportato l’armonia nella “famiglia” de Il Sole Onlus, l’immagine e la realtà de Il Sole Onlus corrispondono ora ad un’associazione sana e proiettata verso il futuro. Dopo questa introduzione, vogliamo rammentare la mission de Il Sole Onlus, presentare le attività svolte durante l’anno passato ed infine presentare il bilancio consuntivo 2009. La mission de Il Sole Onlus è “Garantire ai bambini, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, uguaglianza di Diritti, opportunità e dignità, indipendentemente dalla loro etnia, religione e appartenenza socio-culturale, e combattere povertà, discriminazione e ingiustizie sociali – per costruire un mondo più giusto, dove sia garantita dignità, eguaglianza di diritti e opportunità a favore di un equo sviluppo di tutti i Popoli.”

Le linee di intervento dell’Associazione riguardano, in particolar modo, la lotta contro la violenza sessuale sui bambini, la lotta alla po­ vertà (nello specifico: prevenzione dello sradicamento dall’ambiente familiare, sociale, culturale e dell’abbandono da parte delle famiglie dei propri figli, attraverso progetti di tutela dei diritti delle madri) e la promozione e tutela del diritto all’identità di ogni bambino. I nostri progetti

Etiopia In Etiopia il 2008 si è rivelato un anno di relativo stallo, causato dalla confusa situazione legislativa interna al Paese relativa alla regolamentazione dell’operato di Organizzazione stranie­ re sul territorio etiope. Nel corso del 2009 il Governo etiope, vista l’influenza da parte di esponenti importanti della comunità internazionale (Governo britannico, Ambasciata italiana, coordinamenti di organizzazioni governative e non governative), ha reso un po’ meno rigida la sua posizione nei confronti della presenza e dell’operatività delle Ong internazionali e locali. Ora che la situazione politica e, in particolar modo, la legislazione riguardante il lavoro delle Organizzazioni non governative è stata chia­ rita, il Paese tornerà ad essere tra i prioritari dell’Associazione. Il progetto Fiori che rinascono, già in essere, è, per tutto l’anno 2009, proseguito seguendo le tempistiche e gli obiettivi prefissati. Il progetto Fiori che rinascono affronta, sotto molteplici aspetti e attraverso la presenza sul campo di un centro di accoglienza e consultorio e di operatori opportunamente selezionati e formati, le questioni inerenti l’individuazione dei casi di violenza sessuale, l’assistenza me­ dica legale, la riabilitazione psicologica tramite percorsi di terapie, nonché le azioni di informazione, sensibilizzazione e prevenzione nei confronti del contesto famigliare, scolastico e comunitario delle vittime. Ad oggi i casi di bambini vittima di abuso sessuale presi in carico durante tutta la du-

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rata del progetto (dal 2002 ad oggi) sono oltre 250. Nell’anno 2009 i beneficiari del progetto, che hanno seguito percorsi di counseling, sono stati 182, di cui il 90% sono femmine. L’età media, registrata, dei bimbi vittime di violenza, tra i beneficiari del progetto, è tra i 7 e i 10 anni. Il maggior numero di violenze ha luogo nelle immediate vicinanze della casa delle vittime. I crimini di violenza sono, nella maggioranza dei casi, perpetrati da vicini di casa o conoscenti della famiglia, molto spesso, così, la casa stessa dei violentatori diviene teatro della violenza. Oltre alle attività di prevenzione e di cura un altro fondamentale passaggio che il progetto deve sostenere è il reinserimento sociale delle vittime, a tal proposito continua ad essere garantito il funzionamento di quattro Foster Home, finanziate da CAI. Le Foster Home sono case famiglia nelle quali, al momento, sono ospitati 31 tra ragazze e ragazzi, tra i nove e i diciannove anni. Tale strumento si è dimostrato utile per dare una struttura di accoglienza alle vittime, al fine di alleviare e risolvere i traumi derivanti dall’abuso subito. Il percorso di accoglienza e

risoluzione dei traumi ha come obiettivo fondamentale la reintegrazione dei minori, per lo più orfani, nel tessuto sociale di appartenenza. Burkina Faso In Burkina Faso i progetti in corso sono legati alla prevenzione dello sradicamento dall’ambiente familiare, sociale, culturale e dell’abbandono da parte delle famiglie dei propri figli, attraverso progetti di tutela dei diritti delle madri. Lavorando soprattutto in ambito rurale, riteniamo che questo tipo di intervento sia perfettamente in linea con la nostra mission, sostenendo l’assioma per cui “il benessere del bambino passa attraverso il benessere della madre”. In particolare nel 2009, i progetti in corso sono stati: • Il Progetto integrato di lotta contro la povertà nel villaggio di Sahongo, finanziato da Fondazione Cariplo, Fondation Assistance International, Comune di Como e POLTI S.p.A. si è proposto di rispondere alla situazione di grave povertà individuata nel villaggio di Sahongo, che colpisce, come in molte realtà africane, i più vulnerabili: donne e bambini.

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Attraverso la costruzione di un centro di formazione per donne e il conseguente avvio di attività di microcredito destinato ad esse, l’attivazione di un punto d’acqua, di una banca di cereali, la riabilitazione delle strade che collegano il villaggio con altri centri, si è ottenuto un miglioramento delle condizioni di vita generali con ricadute positive sul sistema economico-commerciale e quindi su tutta la comunità. Il progetto, tuttavia, non ha esaurito le sue azioni nella semplice costruzione di fabbricati, al contrario, secondo la filosofia operativa de Il Sole Onlus, le costruzioni sono solo un singolo aspetto di un programma più completo in cui assume valore primario il rafforzamento dei processi di partecipazione comunitaria, di gestione condivisa e responsabilizzazione dell’intera comunità, che sarà garante della sostenibilità dell’intero processo. Per questo oltre alle attività di edificazione sono state previste azioni di formazione, momenti comunitari di riflessione sull’uso del

bene comune, oltre alla creazio­ne di gruppi di cittadini responsabili per la gestione e la manutenzione di ogni opera. La realizzazione del progetto è stata assicurata dalla presenza in loco di personale burkinabè de Il Sole Onlus e dal contributo operativo di tutta la comunità di Sahongo. La verifica dell’andamento delle attività è condotta da personale espatriato esperto de Il Sole Onlus attraverso missioni periodiche di valutazio­ne in loco. Be­ neficiari del progetto sono tutti gli abitanti del villaggio, circa 5.000 persone, di cui circa il 30% bambini. Inoltre beneficiano in maniera diretta le 150 donne che hanno seguito la formazione e hanno ottenuto il microcredito. • Il Progetto integrato di lotta contro la povertà nel villaggio di Tangseiga, finanziato dalla Regione Lombardia si è proposto di rispondere alla situazione di grave povertà individuata nel villaggio di Tangesiga, che colpisce,

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come in molte realtà africane, i più vulnerabili: donne e bambini. Attraverso la costruzio­ ne di un centro di formazione per donne e il conseguente avvio di attività di microcredito destinato ad esse, l’attivazione di un punto d’acqua, di una banca di cereali, la riabilitazione delle strade che collegano il villaggio con altri centri, si è ottenuto un mi­ glio­ramento delle condizioni di vita generali con ricadute positive sul sistema economicocommerciale e quindi su tutta la comunità. Il progetto, tuttavia, non ha esaurito le sue azio­ ni nella semplice costruzione di fabbricati, al contrario, secondo la filosofia operativa de Il Sole Onlus, le costruzioni sono un singolo aspetto di un programma più completo in cui assume valore primario il rafforzamento dei processi di partecipazione comunitaria, di gestione condivisa e responsabilizzazio­ ne dell’intera comunità che sarà garante della sostenibilità dell’intero processo. Per questo oltre alle attività di edificazione sono state previste azioni di formazione, momenti comunitari di riflessione sull’uso del bene comune, oltre alla creazione di gruppi di cittadini responsabili per la gestione e la manutenzione di ogni opera. La realizzazione del progetto è stata assicurata dalla presenza in loco di personale burkinabè de Il Sole Onlus e dal contributo operativo di tutta la comunità di Tangseiga. La verifica dell’andamento delle attività è condotta da personale espatriato esperto de Il Sole Onlus attraverso missioni periodiche di valutazione in loco. Be­ neficiari del progetto sono tutti gli abitanti del villaggio, circa 5.000 persone, di cui circa il 30% bambini. Inoltre beneficiano in maniera diretta le 150 donne che hanno seguito la formazione e hanno ottenuto il microcredito. Il Progetto Una scuola per Napoune Koumela è stato approvato, nel mese di ottobre 2009, dalla Fondazione San Zeno e vuole contribuire al miglioramento delle condizioni di vita dei bambini del villaggio di Napouné Koumela, garantendo loro il libero accesso all’educazione di base. Infatti, ad oggi, sono molti i bambini che rinunciano a frequentare le lezioni e ven-

gono avviati precocemente al lavoro nei campi per via del fatto che la distanza dalla scuola più vicina è di cinque chilometri. Inoltre, attraverso le attività di sensibilizzazione e formazione della popolazione locale previste dal progetto, verrà garantita la sostenibilità futura del progetto stesso arrivando alla costituzione di un “Comitato dei Genitori” che si farà carico della manutenzione ordinaria e della pulizia delle classi. Beneficiari del progetto sono tutti gli abi­ tanti del villaggio, circa 5.000 persone, di cui circa il 30% bambini. Inoltre beneficiano in maniera diretta i circa 500 bambini in età scolare che beneficeranno della scuola. Adozioni a distanza Per quanto riguarda le adozioni a distanza, esse sono considerate un vero e proprio strumento di cooperazione allo sviluppo, grazie al quale le famiglie italiane possono grantire il mi­ glioramento della vita di un bambino dei paesi più svantaggiati per il sostegno alla sua istruzio­ ne, alla sua nutrizione e alle cure mediche. Lo strumento dell’adozione a distanza è anche uno strumento di prevenzione dell’abbandono, grazie al quale, spesso, il bambino non è costretto a lasciare il suo Paese e la sua famiglia d’origine. Attualmente Il Sole Onlus è attivo in India, Etiopia, Burkina Faso e Sri Lanka. Nel corso del 2009 l’impegno dell’Associazione nel settore delle adozioni a distanza è continuato senza grosse variazioni rispetto agli anni precedenti (il numero inferiore di aad è da attribuire anche ad un controllo e ad una successiva eliminazio­ ne di tutti quei nominativi che erano ancora presenti nel programma, pur non essendo più attivi, anche dal 2007). I bambini attualmente sostenuti sono 1579, nello specifico: • 443 in India, • 737 in Etiopia • 350 in Burkina Faso • 49 in Sri Lanka L’Adozione a distanza rappresenta ancora oggi uno dei cardini della nostra Associazione.

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Calendario eventi

La biblioteca de Il Sole Onlus Il Sole Onlus sta lavorando alla creazione di una biblioteca interna, per approfondire le tematiche di riferimento dell’Associazione, diffondere e condividere queste conoscenze tra il personale, i soci e i sostenitori. Saranno inizialmente a disposizione per la consultazione 160 volumi, suddivisi in cinque categorie: romanzi, scienze umane, cooperazione internazionale, mondo, infanzia. La biblioteca de Il Sole Onlus è già online all’indirizzo www.anobii.com/ilsoleonlus/books, se sei iscritto ad aNobii aggiungici tra gli amici. CAMPAGNE IN ATTO Cuscini per il Benin Dopo i banchetti a Saronno, in occasione della manifestazione Associazioni in piazza, e a Como, per Assaggi di Mondo, prosegue la vendita dei Cuscini per ridare un sogno ai bambini del Benin. I fondi ricavati contribuiranno ad avviare il progetto di lotta contro la violenza sessuale sui bambini in Benin, realizzato da Il Sole Onlus e Gruppo Aleimar Onlus. Per informazioni: Il Sole Onlus, Tel. 031.275065 - info@ilsole.org. SOSTIENI I NOSTRI PROGETTI

Il Sole Onlus ha bisogno del tuo aiuto per continuare il suo impegno in Burkina Faso, India ed Etiopia e concretizzare i progetti in Cambogia e Benin. Per avere maggiori informazioni consulta il sito www.ilsole.org nella sezione Progetti oppure te­ lefona al numero 031.275065. È possibile effettuare una donazione libera tramite: • Bonifico bancario: Cassa Rurale ed Artigiana di Cantù – IBAN IT71Q0843010900000000260452 • Conto corrente postale N. 11751229 intestato a Il Sole Ong Onlus Tutti i versamenti sono da intestare a Il Sole Ong Onlus, specificando nella causale il nome del progetto e il Paese. I contributi e le donazioni erogate a Il Sole Onlus sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi secondo le vigenti leggi.

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Cosa stiamo facendo PROGETTI IN CORSO BURKINA FASO Una scuola per Koumèla Naponé - Fondazione San Zeno ETIOPIA Fiori che rinascono (Counseling centre, Foster home, laboratori artistici) – Sostenuto dalle adozio­ ni a distanza ITALIA Cooperando in città CAMBOGIA Vite da riprendersi - Cofinanziato da Il Sole Onlus e Cifa Onlus INDIA Lotta alla fame attraverso il microcredito - Sdl Foundation, Presidenza del Consiglio dei Ministri, fondi 8x1000 a diretta gestione statale - bando 2009 SONO IN FASE DI VALUTAZIONE I SEGUENTI PROGETTI: BENIN La casa delle donne nel villaggio di Toucountouna Sogni da riaccendere BURKINA FASO La casa delle donne nel villaggio di Koumèla Naponé Progetto pilota per la lotta contro la malnutrizione infantile nelle provincie di Yaktenga e Nayala ITALIA Diritti protagonisti Mettiamo radici Diritti andata e ritorno Esploriamo i diritti - Progetto di educazione allo sviluppo nelle scuole

ADOZIONI A DISTANZA:

Etiopia 737 India 443 Burkina Faso 350 Sri Lanka 49 Totale 1579

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Letture consigliate

Lo sguardo del leone, Maaza Mengiste, Ed. Neri Pozza, 2010. Maaza Mengiste è nata ad Addis Abeba e vive a New York. Si è laureata in scrittura creativa alla New York University, dove insegna. È evidente sin dalle prime pagine, quanto questo romanzo sia stato preceduto da un’enorme ricerca documentale per inserire la storia di una famiglia di Addis Abeba nel contesto storico degli anni ’70. Nel 1974 iniziò in Etiopia la ribellione dell’esercito imperiale ad Hailè Selassiè, il cosiddetto Leone di Giuda, ultimo discendente di re Salomone, eroe della guerra a Mussolini. In seguito a questa ribellione il sovrano venne deposto ed ucciso e così pure tutti i suoi ge­ nerali e le loro famiglie. In seguito, fu stabilito in Etiopia un governo militare di tipo socialista che sfociò nella dittatura di Menghistu Haile Mariam, durante la quale la lotta ai dissidenti, in cerca della democrazia e di giustizia sociale, fu particolarmente spietata. Questa dittatura durò sino al 1991, quando il tiranno venne deposto con l’instaurarsi dell’attuale regime. In questo romanzo, ricco di personaggi, le ultime ore di Hailè Selassiè si intersecano con le vicende

di Hailu, un rispettato medico dell’Ospedale di Addis Abeba che all’inizio della narrazione vie­ ne coinvolto solo marginalmente dai disordini generati dagli studenti contro il nuovo governo in carica, essendo concentrato nella cura della moglie in fin di vita. Egli considera egoista il figlio minore Dawit che trascorre il tempo fuori casa seguendo le riunioni clandestine contro il Derg, il consiglio della rivoluzione, per cui ripetutamente dimostra al ragazzo di non apprezzare il suo comportamento, cosi diverso da quello di Yonas, il figlio devoto e “nei ranghi”. Anche la nuora Sara, si rivela un personaggio affascinante, sebbene controverso. La vita di Hailu sarà definitivamente sconvolta quando all’ospedale comparirà una giovane avvolta in una busta di plastica cosparsa di ferite e tumefazioni gravissime. Da quel momento, il medico prenderà delle decisioni che segne­ ranno per sempre il suo percorso professionale e di uomo. Anche gli altri membri della famiglia si troveranno ad una svolta: Dawit e Sara aiute­ ranno attivamente la popolazione a fronteggiare i soprusi dell’esercito, mentre Yonas ritroverà il rapporto con la moglie e il fratello. Nonostante sia un’opera prima, il romanzo è ben articolato e ottimamente scritto.

Elisabetta Maccioni

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Letture consigliate

Venduta Patricia McCormick Ed. Salani, 2010. “Ogni anno circa 12.000 bambine nepalesi vengono vendute dalle famiglie – intenzionalmente o meno - ai bordelli dell’India, dove vivono una vita di schiavitù sessuale. Secondo il Dipartimento di stato americano in tutto il mondo sono mezzo milione le bambine che ogni anno cadono vittime del commercio sessuale”. Queste sono le parole dell’autrice nella nota riportata alla fine del romanzo per spiegare in che ambito la storia della piccola Lakshmi si dipana. Una storia, raccontata in prima persona, che ha inizio nelle montagne del Nepal, dove la tredicenne protagonista vive con la mamma, il fratellino e il patrigno. Sin dalle prime parole si capisce che solo lei e la mamma mandano avanti la famiglia con il duro lavoro nelle risaie: il patrigno si limita a perdere al gioco i soldi provenienti dal magro raccolto ottenuto. La vita della ragazzina è quindi poverissima, ma felice, nella sua semplicità. Il desiderio più grande

è quello di avere un tetto di lamiera sopra la testa, che non permetta all’acqua piovana di entrare in casa. Questa vita sarà per sempre alterata quando, a seguito dei danni provocati dal monsone sul raccolto, il patrigno di Lakshmi affiderà la bambina a degli intermediari che la trasporteranno sino a Calcutta. Alla partenza, la bambina è fiduciosa di poter guadagnare dei soldi per la famiglia, ma inconsapevole riguardo al genere di mestiere che dovrà fare. Man mano che si avvicina alla città, conosce delle persone nuove più o meno ambigue che poi si rivele­ranno nel racconto, solo delle comparse. È solo all’interno del bordello che comincia a rendersi conto della disgrazia che le è capitata: la tenutaria si rivela una donna crudele e spietata che al rifiuto della bambina di prostituirsi opporrà un trattamento paragonabile solo a quello di una prigione. La bimba progressivamente si rende conto di non potere uscire dalla situazione nella quale si è ritrovata anche se spera di poterlo fare riscattando il debito con la tenutaria: impara quindi a eseguire gli ordini in modo quasi meccanico, senza coinvolgere l’emotività. Gradatamente si affeziona alle altre prostitute ed ai loro bambini, e trova addirittura la forza di studiare l’hindi aiutata dal “ragazzo davidbe­ ckam”. Dopo tanta sofferenza, il finale è positivo: la bambina entra in contatto con un operatore di un’associazione americana che si occupa del recupero di bambini vittime di abuso. Interessante e poetico diario di una bambina, che nonostante il brusco risveglio dal sogno dell’infanzia, riesce a riacquistare la propria integrità e speranza nel futuro. Elisabetta Maccioni

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Letture consigliate

Scene dalla vita di un villaggio Amos Oz Ed. Feltrinelli, 2010. Un unico filo rosso lega gli otto racconti di questo libro, sono ambientati nel villaggio israeliano di Tel Ilan. Ogni racconto ha un protagonista e in alcuni di essi parla in prima persona. Ogni protagonista, a sua volta è presente in un altro racconto come personaggio secondario, a ricordarci come, in una piccola città, le persone finiscano prima o poi, per tornare ad incontrarsi in un dedalo di rapporti non sempre chiari e definiti. La stupefacente introspezione psicologica dell’autore, già nota dai precedenti romanzi, vie­ne esaltata in questi brevi racconti dove ogni particolare descrittivo degli ambienti all’interno dei quali i personaggi si muovono, serve ad amplificarne la potenza. Interessante è anche la scelta del titolo: molto asettico, in contrasto con la moltitudine dei personaggi e delle loro vicende, rimanda quasi alle opere di Bruegel o dei pittori naif. La narrazione si svolge in un pittoresco villaggio israeliano, ma in realtà potrebbe svolgersi

in un villaggio di un qualunque luogo. Nel primo racconto “Eredi”, Arieh Zelnik riceve controvoglia uno strano personaggio che si rivelerà essere un parente, e che si installerà nella sua casa sotto i suoi occhi, carpendo anche la fiducia dell’anziana madre. Nel secondo, “Parenti” un’attempata dottoressa aspetta (invano) il nipote prediletto, ripercorrendo con la mente i momenti di vicinanza con il giovane, durante il lungo ritorno a piedi verso casa. Nel terzo, “Scavano” ci si chiede chi siano le entità che nella notte scavano sotto la casa di Pesach Kedem, ex onorevole del partito socialista e padre di Rahel, la incredula e pragmatica figlia. Nel quarto, “Smarriti”, l’immobiliarista Yossi Sasson si trova ad ispezionare una casa centenaria e cadente che vorrebbe acquistare per abbattere, ma che, quasi avesse un’identità propria, gli si opporrà operando su di lui una sorta di incantamento. I successivi racconti contengono la stessa spiazzante ironia e disincanto dei precedenti, materializzando nel lettore una sempre più compatta inquietudine che culmi­ nerà in un racconto solo apparentemente scollegato dagli altri, ma forse la chiave di volta per comprendere tutte le ansie e i turbamenti degli abitanti di Tel Ilan.

Elisabetta Maccioni

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Da: Addis Abeba – Nuovo Fiore, mostra fotografica di Gin Angri

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Iscritto nel registro stampa del Tribunale di Como con decreto n掳 21/2000 in data 8/9/2000 Direttore responsabile: Elena Scarrone Sede della direzione: via Leone Leoni 20, Como Tel. 031/275065 Stampa: Tipografia Banfi via dei Mulini, 25 路 22100 Como Fotografie: archivio Il Sole In redazione: Elisabetta Maccioni, Greta Pini, Francesca Pozzi, Diego Roncoroni, Vittorio Villa. Per questo numero hanno collaborato: Francesca Moratti (Gruppo Aleimar Onlus), Alvise Orlandini, Cifa Onlus, Ecpat Italia, Gruppo Aleimar Onlus.

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Il Sole news n. 30 - giugno 2010  

Editoriale - Notizie dai Paesi - Focus sui Paesi: traffico dei bambini, turismo sessuale a danno dei minori - Approfondimenti - Gli impegni...

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