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TITOLO: IL MOSTRO DI UGNANO FATTI: Via del Cimitero di Ugnano è una zona molto isolata, accanto a dei campi incolti e non molto lontano da un gruppo di case. E' un luogo frequentato da prostitute che si appartano con i clienti. Da lì non si passa per caso. E qua, Andrea Cristina Zamfr, 25enne rumena, viene ritrovata morta il 5 Maggio del 2014 legata ad una sbarra sotto a questo cavalcavia. Un passante scopre il cadavere che ha le braccia larghe come se la donna fosse stata crofcissa. L'ipotesi è quella di un gioco erotico fnito in tragedia. Ma la vittima ha segni di violenza sul corpo. INDAGINI: Nella stessa zona, nel 2013, una prostituta italiana era stata violentata, legata ad una transenna e rapinata. È lei a fornire l’identikit di un uomo di mezza età, tarchiato, pochi capelli, non molto alto. Un residente racconta di un episodio molto simile avvenuto anni prima, ma anche allora la vittima si era salvata. E solo due mesi prima dell'omicidio, una ragazza nuda aveva suonato disperatamente ai citofoni chiedendo aiuto e raccontando di essere stata lanciata da un’auto in corsa. Gli investigatori si concentrano sull'unica traccia oltre all'identikit: il nastro adesivo usato per legare da donna. E' usato nell’azienda ospedaliera Careggi e riporta il suo logo. Sopra c’è un dna già rinvenuto in almeno altri tre episodi. Nel luglio 2011 a Prato, a marzo 2013 a Ugnano (stesso episodio denunciata dalla prostituta italiana che ha descritto l'uomo) e il 21 febbraio 2014 a Calenzano. Vengono chiamati i 'profler' per studiare le caratteristiche psicologiche dell'uomo e le sue azioni seriali ed il lavoro della Procura di Firenze e Prato porta a stringere il cerchio. Infatti tre giorni dopo, l'8 maggio 2014, intorno alle 7, viene arrestato Riccardo Viti, 55enne idraulico forentino residente nella zona di Rifredi. Lo trovano nella sua abitazione. A lui sono arrivati grazie al dna, all'identikit, alle immagini delle telecamere di sicurezza e al ricordo di un poliziotto. Infatti due anni prima, dopo la Notte Bianca, una volante della Polizia era stata chiamata per sedare una lite tra un uomo e una prostituta per il prezzo di un gioco erotico particolare richiesto dall’uomo. Il suo identikit corrispondeva a quello fornito dalle ragazze aggredite. E tutte quella sera erano salite su un furgone bianco, un Fiat Doblò, risultato di proprietà del padre di Viti. Al momento dell'arresto l'uomo ha subito confessato. Nella casa è stato ritrovato lo stesso nastro adesivo usato per legare Andrea Cristina Zamfr. PROFILO ACCUSATO: Riccardo Viti, 55enne idraulico forentino, al tempo dei fatti disoccupato. Residente nel quartiere di Rifredi. Viveva con la compagna, una donna straniera che lavora a Careggi, ed il fglio di lei. Nel tempo libero era arbitro di arti marziali. Veniva descritto come una persona mansueta. La madre durante l'arresto è rimasta incredula e gli ha chiesto. “Sei tu il mostro di Ugnano?”. Abusava delle sue vittime con un manico di scopa. PROFILO VITTIMA: Andrea Cristina Zamfr, aveva 25 anni, madre di due bambini di 3 e un anno. Abitava a Drobeta Turnu Severin, sulle sponde del Danubio, a 400 chilometri da Bucarest, era originaria di Hunedoara, in


Transilvania. Aveva lasciato la Romania quando aveva 19 anni per una condizione familiare di maltrattamenti.Non aveva raccontato alla famiglia che in Italia si manteneva prostituendosi. CAUSE: DEVIANZA SESSUALE E SENSO DI INFERIORITA' VERSO LE DONNE. CONFESSIONE DAL VERBALE DI INTERROGATORIO CON IL PM PAOLO CANESSA “Dopo che la ragazza ha cominciato a urlare mi sono fatto prendere dal panico e non ho pensato ad estrarre il legno che le avevo spinto dentro con veemenza. Ho avvertito subito che avevo commesso qualcosa di grave. La cosa è andata oltre ciò che io volevo fare. Non era mia intenzione di uccidere la ragazza, ma in quel momento ero nel panico. Ho pensato alla mia famiglia e ho preferito scegliere di tenermi dentro il rimorso ma di tornare a casa. Mi dispiace. Non sono partito da casa con l’intenzione di uccidere”. “Ci andavo perché io con le donne non sono mai stato fortunato e sono sempre stato rifutato. Ci andavo per avere attimi di piacere. Leggevo giornalini e ho cominciato ad avere la fantasia erotica del sadomasochismo che consisteva nel legare le donne, sculacciarle e stringere loro i capezzoli. Provavo piacere nel praticare l’attività sadomaso. Leggendo giornalini e vedendo flm della stessa natura, ho pensato di fare lo stesso e mi sono organizzato con nastri e corde per legare le prostitute” ”Spiegavo alle ragazze che non essendo io dotatissimo dal punto di vista sessuale, le avrei penetrate con un bastone. La penetrazione fatta in questo modo mi dava piacere. Se la prostituita manifestava disappunto o strillava, la lasciavo lì legata e nuda e scappavo per la paura. In una circostanza ho apposto del nastro adesivo anche sulla bocca di una prostituta perché strillava e avevo paura che qualcuno ci sentisse” “La scorsa domenica, di sera, sono partito da casa anche se non avevo in animo di fare alcunché. Nel girovagare mi sono trovato alle Cascine e lì ho incontrato una prostituta. La prima che mi è capitata. Ho spiegato a lei cosa volevo fare. Lei ha acconsentito e abbiamo pattuito la somma di 30 euro. Quando siamo arrivati a Ugnano, dopo averla legata, ho cominciato a sculacciare la ragazza e quindi sono passato a inflarle dentro il bastone. Quando ho sentito la ragazza urlare, dopo che ho spinto con veemenza il bastone e lei ha cominciato a strillare, sono scappato per la paura e le ho lasciato il bastone dentro. L’operazione è durata una decina di minuti”

SITUAZIONE ATTUALE: A febbraio 2015 la Procura di Firenze chiede il rinvio a giudizio per omicidio e per cinque aggressioni avvenute tra il luglio 2011 e il marzo 2014 a Firenze e a Calenzano. Per un settimo episodio viene chiesta l’archiviazione. A fne settembre 2015 il gup David Monti lo condanna con rito abbreviato a 20 anni. PROCESSO E SENTENZA - L'accusa aveva chiesto l'ergastolo, il giudice gli ha dato vent'anni di reclusione. E' questa la pena che, con rito abbreviato, il gup di Firenze ha infitto a Riccardo Viti, l'idraulico forentino di 55 anni accusato di aver violentato e seviziato fno ad ucciderla una giovane donna di 26 anni, Andreea Cristina Zamfr, trovata morta il 5 maggio 2014 sotto un cavalcavia a Firenze, legata alla sbarra come se fosse crocifssa. Viti ha ascoltato la sentenza in aula, senza dire una parola, a due passi dal giudice, immobile, come se non provasse emozioni. "Sono addolorato per quello che è successo" aveva detto poco prima al gup David Monti, la voce che è poco più di


un flo. Dichiarazione spontanea, nell'aula tutti gli sguardi sono corsi sull'imputato. Nel giorno del verdetto, a sorpresa Viti si è presentato al processo lasciando la cella del carcere di Sollicciano dove è rinchiuso dal momento dell'arresto, cioè quattro giorni dopo il delitto di Andreea. Andreea aveva 26 anni, era scappata dall'Albania e dalla sua famiglia: a casa non la sentivano da dieci, non sapevano dove fosse né cosa facesse. Andreea si prostituiva al parco delle Cascine. "Sono addolorato" ha detto Viti, ma il dolore sembra poco rispetto a tutto l'orrore di quella notte quando la giovane venne portata a Ugnano, fra un sovrappasso autostradale e le ultime case della città. Lì lui non ha risparmiato violenze - sessuali e non - a quella ragazza che ha gridato e implorato senza riuscire a svegliare la gente che dormiva nelle case più vicino. E' stato lo stesso Viti a raccontarlo dopo l'arresto: "Mi implorava di smettere". "Sono addolorato, non avrei mai pensato a una cosa così terribile, non ho mai avuto il pensiero né la volontà né l'idea di uscire di casa per uccidere una persona, chiedo umilmente perdono alla famiglia di questa persona, non mi sono mai sognato che potesse morire o che fosse in pericolo di vita". Le parole sono risuonate nel silenzio dell'aula, tono piatto, sussurrato, freddo e sembrava tutto così lontano da quello spiazzo di periferia, dal sangue che colava sullo sterrato e fra l'erba e quella ragazza nuda, con le braccia aperte, crocifssa a un palo. Yean Ion Manta, 36 anni, il compagno di Andreea è uscito dopo la sentenza e con gli occhi lucidi ha detto: "Troppi pochi vent'anni per uno che ha ucciso una persona in quel modo". Viti doveva rispondere anche di violenza sessuale aggravata, lesioni, sequestro di persona e rapina per altre cinque donne che si prostituivano e che lui aveva portato nello stesso posto a Ugnano. Una ha raccontato di essersi salvata per un cane che ha cominciato ad abbaiare e ha richiamato l'attenzione di alcuni abitanti su quell'auto parcheggiata vicino al viadotto, dove c'è una sbarra che impedisce il passaggio delle auto. Proprio a quella sbarra hanno trovato poche settimane dopo Andreea. Il giudice ha condannato Viti a risarcire per 60mila euro complessaive i familiari della vittima e il compagno e per 10mila euro a testa le prostitute che si sono costituite parti civili al processo. Quando uscirà dal carcere, Viti, non potrà avvicinare prostitute per cinque anni, così ha deciso il giudice.

Mostro di Ugnano  
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