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Università degli Studi di Catania Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Corso di laurea in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale

Roberto Sammito

Giornali di bit e Daily me Dalle notizie on line all’informazione su misura

____________ PROVA FINALE _________________

Relatrice: Chiar.ma Prof.ssa Rosa Maria Di Natale

Anno Accademico 2008/2009


Indice Abstract

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Resumen

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Introduzione

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Capitolo 1 L’INFORMAZIONE SUL WEB 1.1 Informazione dall’atomo al bit

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1.2 Dalla carta al Web: i giornali scoprono Internet

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1.3 Cinque caratteristiche per una rivoluzione

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1.3.1 Digitalizzazione

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1.3.2 Multimedialità

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1.3.3 Interattività

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1.3.4 Ipertesto

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1.3.5 Spazio illimitato a costi contenuti

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1.4. Quantità e qualità dell’informazione sul Web

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1.5. Il testo on line: Keep It Simple, Stupid

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1.6. I giornalisti della Rete

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Capitolo 2 GIORNALISMO PARTECIPATIVO 2.1 Giornalismo partecipativo: every citizen is a reporter 39 2.2 I rischi del giornalismo partecipativo

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2.3 Undici gradi di coinvolgimento del lettore

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2.4 Alcuni esempi di siti di citizen journalism

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Capitolo 3 L’INFORMAZIONE PERSONALIZZATA: IL DAILY ME 3.1 Selezionare è necessario: filtri e agenti

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3.2 L’informazione su misura

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3.3 Daily me: frammentazione e isolamento?

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3.4 Soluzioni e regolamentazione

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3.4.1 Siti di discussione

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3.4.2 Auto-regolamentazione volontaria

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3.4.3 Finanziamento pubblico

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3.4.4 Le regole di must carry e i link

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3.5 Da FishWrap a DailyMe. Un po’ di storia dei giornali 58 personalizzati 3.6 DailyMe.com: the leader in personalized news

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3.7 La struttura di DailyMe.com

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3.7.1 Top News

62

3.7.2 My News

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3.7.3 Daily We

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3.7.4 Focus Pages

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3.8 L’ultimo DailyMe

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Appendice

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Conclusioni

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Riferimenti bibliografici

79

Siti Web

83

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Abstract We must recognize that the Internet and digital technologies have changed the way of transmitting information and they have especially changed newspapers. The 1990s traced the demarcation line between what are now considered "old" newspapers and "new" newspapers. Digital newspapers have been stealing the scene from the newspapers with their secular tradition. On the Web, the newspaper has not only changed the medium, it has also innovated its style and its language and it has redefined the concept of space and set to zero the concept of time. It has become multi-media, interactive and free. The digitalizing of information is widespread all over the world. In Italy “La Repubblica” was the most interested and the most attracted by the world of the Web, even if the first newspaper to become digital was “L’Unione Sarda”. Today, all newspapers have a website. The Network has made the newspaper richer in articles, videos, pictures and other multimedia elements. Moreover, thanks to the link its true hypertext inputs - each page of an online newspaper can contain more information than a whole printed newspaper. The links have revolutionized the way in which we write and present information. The journalist found in his "toolbox" new tools that he has learned to use to model information and transmit it so that can be assimilated by the reader. The reader, from his corner, has used the interactivity offered by the Web to become himself a producer of news. He has become more demanding, and to capture his attention the newspapers offer him what he want. Thanks to the increased possibility of filtering, the reader may receive only the information that he requires, which meets

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his requirements. The customized journal and custom news have arisen. Nicholas Negroponte launched the FishWrap, an intelligent newspaper that acts as an agent and learns how to know us. It records our preferences and at any time it knows what we could wish for. FishWrap is still an experiment, but it is not the only initiative in the field of custom news. In fact, there are many Web sites that offer information made to measure and among this the latest is DailyMe.

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Resumen Debemos reconocer que Internet y las tecnologías digitales han cambiado la manera de hacer información y, sobre todo, han cambiado los periódicos. Los años 90 han trazado la línea de demarcaciòn entre los periódicos “viejos” y los “nuevos”. Los periódicos digitales han quitado espacio a los perìodicos de papel aunque èstos tengan una tradición secolar. En el Web, el periódico ha cambiado, han sido innovados el estilo y el idioma. Ha sido cambiado el concepto de espacio y anulado el de tiempo. El periòdico se ha convertido multimedial, interactivo y gratuito. La digitalización de la información se ha difundido en todo el mundo, en Italia “La Repubblica” ha sido el periódico más atento y más interesado hacia el mundo del Web, aunque el primer periódico digital fue “L’Unione Sarda”. Hoy en dìa, todos los periòdicos de papel en venta en los quioscos tienen también un sitio Web. Una sola página de un periódico digital puede contener más información que un entero periódico de papel, gracias a los link que han revolucionado la forma de escribir y la manera de presentar la información. La Red ha enriquecido el periódico con artículos, vídeos, fotos y mucho más. El periodista, ahora, tiene nuevas herramientas que ha aprendido a utilizar para modelar la información y hacerla màs comprensibile al lector. Este último ha empezado a utilizar la interactividad que ofrece el Web para convertirse en un productor de noticias. El lector se ha vuelto más exigente y los periòdicos se esmeran en ofrecerle cualquier tipo de novedad para atraer su atención. La mayor posibilidad de seleccionar la informaciòn permite, al lector, obtener sólo la que desea, la que màs se adapte a sus necesidades. Se ha difundido el

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periodismo a la medida del lector, las “custom news”. Nicholas Negroponte lanzó el FishWrap, un periódico que actúa como un agente inteligente y llega a conocernos. FishWrap registra nuestras preferencias y en cualquier momento sabe lo que puedemos desear. FishWrap no es la única iniciativa en el ámbito de la informaciòn personalizada, de hecho, hay muchas pàginas Web que ofrecen información a la medida del lector, entre estos el último nacido es DailyMe.

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Introduzione Dobbiamo riconoscere che Internet e le tecnologie digitali hanno cambiato il modo di fare informazione e soprattutto hanno cambiato i giornali. Gli anni ’90 hanno tracciato la linea di demarcazione tra quelli che ormai sono considerati i “vecchi” giornali e quelli “nuovi”. I giornali di carta con la loro tradizione secolare si sono visti rubare la scena dai giornali digitali. Sul Web, il giornale, non ha solo cambiato il supporto, il mezzo, ha anche innovato lo stile e il linguaggio. Ha ridefinito il concetto di spazio e azzerato quello di tempo. È diventato multimediale, interattivo e gratis. La digitalizzazione dell’informazione ha investito tutto il globo, in Italia “La Repubblica” è stato il quotidiano più attento e più attratto dal mondo del Web, anche se il primo giornale a diventare digitale fu “L’unione Sarda”. Oggi, praticamente tutti i quotidiani cartacei oltre ad essere presenti in edicola, hanno anche un sito Internet. La Rete ha reso il giornale più ricco di articoli, video, immagini ed altri elementi multimediali. In più, grazie ai link – veri propri ingressi ipertestuali una sola pagina di un giornale on line può contenere più informazione di un intero giornale cartaceo. I link hanno rivoluzionato il modo di scrivere e di presentare le informazioni. Il giornalista ha trovato dentro la sua “cassetta degli attrezzi” strumenti nuovi che ha imparato ad usare per modellare l’informazione e renderla assimilabile al lettore. Quest’ultimo dal canto suo ha pensato bene di usare l’interattività offerta dal Web per diventare esso stesso produttore delle notizie. È diventato più esigente, e per catturare la sua attenzione i giornali gli offrono quello che desidera. Grazie alle maggiori possibilità di filtro il lettore può ricevere solo l’informazione che ha richiesto, quella che

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soddisfa le sue esigenze. Si è diffuso il giornalismo su misura, le custom news. Nicholas Negroponte ha lanciato il FishWrap un giornale intelligente che funge da agente e impara a conoscerci. Registra le nostre preferenze e in ogni momento sa che cosa noi potremmo desiderare. FishWrap è ancora in via di definizione, ma non è l’unica iniziativa nel campo dell’informazione personalizzata, infatti, sono molti i siti che ci offrono informazione su misura e tra questi l’ultimo nato è DailyMe.

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Capitolo 1 L’INFORMAZIONE SUL WEB 1.1 Informazione dall’atomo al bit. Siamo tutti d’accordo nell’affermare che viviamo nella società dell’informazione. “L’informazione si presenta sempre di più come la principale risorsa, nel momento in cui le aziende e gli uomini più ricchi del mondo lavorano non più con acciaio o petrolio, ma essenzialmente con informazioni variamente organizzate” 1. Questa continua richiesta di notizie da parte dell’utente è da collegare al grande sviluppo tecnologico nel campo informatico degli ultimi decenni; un grande cambiamento che ci ha portati a cambiare il modo di pensare e di fruire l’informazione. Il Web e il digitale hanno avuto un ruolo fondamentale in questo processo di cambiamento, la nostra cultura converge oramai verso la numerizzazione, verso la digitalizzazione di informazioni, letture e scritture. Siamo diventati digitali e questo ci ha permesso di muoverci velocemente nella Rete sfruttandone al meglio le sue caratteristiche. Però, come afferma Nicholas Negroponte, esperto di comunicazione digitale e fondatore del Media Lab2 al Mit3, “anche se non c’è dubbio che siamo ormai nell’era dell’informazione, la maggior parte di questa ci viene fornita 1

Luciano Paccagnella, Sociologia della comunicazione, Il Mulino, Bologna 2004, p. 223. “Inventare un futuro migliore” è lo slogan del Media Lab fondato da Nicholas Negroponte. Il Media lab fa parte del Mit e si occupa di progetti di ricerca in campo informatico rivolti alla convergenza tecnologica e multimediale. Tra questi progetti c’è: “un laptop per ogni bambino” progetto dedicato ai modi per incentivare l’uso di strumenti tecnologici nei paesi in via di sviluppo. Il sito del Mit è: <http://web.mit.edu/>. 3 Il Mit è una delle più importanti università di ricerca del mondo. Fu fondata a Boston nel 1865 dal geologo William Barton Rogers. Come si può leggere dal sito <http://web.mit.edu/aboutmit/> il Mit si propone come obiettivi la formazione e l’educazione degli studenti nel campo della scienza, della tecnologia e in altri settori per meglio servire la nazione e il mondo nel 21° secolo. 2

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sotto forma di atomi: quotidiani, riviste e libri” 4. Il passaggio dall’atomo al bit5, infatti, è tutt’ora in corso e prosegue a grandi falcate verso il futuro spingendoci sempre più verso la creazione di una superstrada dell’informazione in cui questa viaggerà alla velocità della luce raggiungendo facilmente ogni angolo del pianeta. I primi cambiamenti si sono già verificati, infatti, in un paio di decenni i giornali hanno cambiato volto, ai giornali tradizionali, cartacei, si è affiancata la versione elettronica. 1.2 Dalla carta al Web: i giornali scoprono Internet Raccontare l’evoluzione dei giornali dalla loro nascita fino ai giorni nostri significa ripercorrere un lungo periodo che va dalla stampa a caratteri mobili di Gutenberg (1448) fino alla nascita di Internet e dunque del Web. Secondo Victor Hugo la stampa a caratteri mobili rappresenta il più grande avvenimento della storia umana. Oggi potremmo citare lo scrittore francese e riattualizzare le sue parole sostenendo che l’avvento del digitale e della Rete rappresenta il più grande avvenimento della storia contemporanea. Da quanto detto si potrebbe pensare che i giornali siano passati dalla carta stampata all’on line - e quindi ai siti su cui siamo abituati a navigare e ad informarci - con un grande e repentino balzo innovativo. Ma non è proprio così. I primi tentativi di cambio di supporto dei giornali risalgono ai primi anni settanta quando attraverso la trasmissione elettronica del testo, si sperimentano nuovi mezzi diversi dalla carta: il videotext, ad esempio. Proprio grazie a questa tecnologia, che 4

Nicholas Negroponte, Essere digitali, Sperling & Kupfer, Milano 1995, p.1. Abbreviazione di binary digit, cifra binaria, la grandezza base nel sistema binario di numerazione, il cui valore può essere solo uno o zero. Cfr. Domenico Colella, Vinassa de Regny Manfredi, Nuovo dizionario della comunicazione e dei mass media, Guaraldi, Rimini 2004. 5

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permette di visualizzare testi e grafica come pagine su uno schermo televisivo6, il 20 ottobre del 1960 il New York Time trasmette le pagine del quotidiano da New York a Parigi. Il videotext non trovò il favore del pubblico e quindi non superò lo stadio di esperimento per la sua lentezza di trasmissione e per la mancanza di interattività. Fu l’insuccesso di questa tecnologia a spingere editori ed informatici a scommettere su Internet come supporto futuro per i giornali. Nel 1992 molte famiglie americane possedevano già una rete Internet e quindi c’erano i presupposti per una diffusione dell’informazione attraverso questo nuovo mezzo. I primi giornali on line venivano prodotti seguendo due modelli, uno offriva la versione integrale del quotidiano in edicola, l’altro una versione limitata. La versione integrale era costruita attraverso il repackaging dell’informazione, infatti, offriva al lettore edizioni del giornale tradizionale complete e arricchite da altri materiali correlati alle notizie che per questioni di spazio e costi non potevano essere presenti sulle pagine cartacee. In più, con il passare del tempo le varie edizioni pubblicate sono diventate un archivio sempre a disposizione degli utenti che attraverso un motore di ricerca possono disporre di tutti gli articoli che sul quotidiano sono stati pubblicati. Una preziosa fonte di dati, notizie, di memoria storica. Dall’altro lato la versione limitata del giornale on line offriva all’utente solo una parte delle informazioni pubblicate nell’edizione cartacea, soddisfando a metà la voglia di informazione ma proteggendo il contenuto, e dunque la supremazia mediatica, dei quotidiani cartacei. La scelta di questa pubblicazione era dovuta alla paura di un crollo verticale delle vendite. È interessante segnalare che entrambi i casi mostrano un fattore di base comune: inizialmente 6

Roger Fidler, Mediamorfosi. Comprendere i nuovi media, Angelo Guerini, Milano 2000, p. 309.

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Internet non era considerato un mezzo con proprie caratteristiche e linguaggi, con propri strumenti di comunicazioni e contenuti su misura, ma un’estensione della carta. I contenuti dei giornali, infatti, non erano creati appositamente per l’edizione elettronica ma “presi in prestito” dai quotidiani tradizionali e diffusi su un’altra piattaforma. Internet non era un “nuovo media” ma un tubo, un canale di diffusione. Per questo motivo i primi giornali on line vengono definiti da Riccardo Staglianò, giornalista del quotidiano La Repubblica, “la fiera del repurposing”. Al minimo costo possibile, si riversano sul Web i medesimi contenuti del prodotto cartaceo, con la speranza di poter fare qualche soldo piazzando i banner pubblicitari”7. Dopo i primi esperimenti, nel 1992 grazie al Chicago Tribune, l’informazione sbarca su Internet e per la prima volta un giornale viene pubblicato on line. In poco tempo anche la rete televisiva Nbc propose il suo giornale su Internet grazie ad una collaborazione con Bill Gates, che subito dopo pensò ad un suo giornale on line, nacque così Slate. Questo giornale non è mai stato legato ad un’altra testata televisiva o cartacea, è nato per Internet e viene ancora diffuso attraverso esso. In poco tempo tutti i giornali seguirono questi esempi che potremmo definire pionieristici. Se vogliamo trovare i pionieri italiani del giornalismo on line dobbiamo andare indietro nel tempo fino al 1994 quando, a Cagliari, l’Unione Sarda per volere del suo direttore Nichi Grauso approda sul Web per la prima volta. Negli anni a venire anche l’Unità sbarca su Internet seguita dal Corriere della Sera e dalla Gazzetta dello sport ma sono solo delle versioni in HTML del quotidiano cartaceo. Il vero Corriere.it con notizie aggiornate in tempo reale, approfondimenti, 7

Marco Pratellesi, New journalism, Mondadori, Milano 2004, p. 21.

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rubriche e forum sarà on line solo nella primavera del 2000. Nel gennaio del 1997 compare Repubblica.it. È il primo giornale di un grande gruppo editoriale che decide di puntare su Internet. Il contenuto del quotidiano è creato per il nuovo mezzo, non è la versione elettronica del quotidiano in edicola. In realtà, il quotidiano era nato nell’aprile del 1996 con un ambizioso esperimento: seguire e aggiornare gli utenti sulle elezioni politiche. E l’esperimento riuscì, tanto che subito dopo l’editore decise di investire sul nuovo giornale. Il 2000 è una tappa importante per il passaggio sulla Rete dell’informazione, perché quasi tutti i principali quotidiani italiani festeggiano l’ingresso nel nuovo millennio con le versioni elettroniche dei loro giornali. Sono pochi i casi in cui i contenuti del quotidiano tradizionale e di quello on line sono differenti, in questa fase non si pensa a creare nuovi linguaggi e stili per il nuovo mezzo ma si pensa solo a offrire un’edizione digitale ridotta del quotidiano in edicola. Ma ad aprile del 2000 un’interessante iniziativa editoriale si fa largo, nasce E.day, diretto da Arturo Motti che coordina una redazione di 15 giornalisti. “E.Day appare come un quotidiano rivoluzionario, il giornale viene aggiornato in varie edizioni durante la giornanta, ed è l’utente, alla fine, a dare il fatidico visto si stampi scegliendo l’edizione che più gli piace”8. La storia di E.Day si conclude nel luglio del 2001 quando sul sito appare un articolo dal titolo Ai lettori un grazie e un addio. Nello stesso articolo si può leggere: “Se il pane pubblicitario manca e non si ha ossigeno per resistere ancora in apnea non resta che sventolare bandiera bianca. C’erano progetti, c’erano intenzioni: è mancato il tempo. Perché il tempo naturalmente è

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Daniele Magrini, Sbatti il Web in prima pagina, Franco Angeli, Roma 2002 p. 22.

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denaro”.9 L’iniziativa non fu un fallimento, E.Day scomparve perchè la Eday Srl che gestiva la società decise di non puntare sul futuro non credendo nelle potenzialità di Internet, sbagliando come la storia ci insegna. Ma per un’iniziativa che tramonta, altre vedono l’alba. È il caso de Il Nuovo.it nato pochi mesi dopo la morte di E.Day. Come abbiamo detto il 2000 fu l’anno della svolta, in quell’anno si contavano 76 giornali on line e il numero era destinato a crescere. Se da un lato il Web era per molti una novità interessante per altri rappresentava un pericolo. È il caso di Indro Montanelli che intervistato da Giorgio Bocca per Panorama disse: “non ho ben capito che cosa sia questo Internet, ma temo che i giornalisti finiranno per farne le spese”. Perplessità nacquero pure da una ricerca condotta dall’Università dell’Illinois. Secondo questa ricerca pubblicata ad inizio del 2001 “il lettore on line, meno orientato dalla titolazione, si confonde e si annoia. Quello sulla carta stamapata ha più bussole di orientamento, e la sua attenzione è catturata più facilmente grazie alla grafica e alla titolazione”10. Il tema dell’attenzione è centrale quando si parla di notizie on line, è risaputo, infatti, che il lettore impiega mediamente il 25% di tempo in più quando legge dallo schermo del proprio computer rispetto alla lettura su carta. Ma sarebbe un errore pensare che la colpa, che i dati di quella ricerca evidenziano, risiedeva nel mezzo, bensì nel contenuto. Il quotidiano Libero, nell’edizione del 6 febbraio 2001, pubblicò questi dati titolando: “Carta stampata batte Internet 2-0”, non riconoscendo che le cause della scarsa attenzione da parte del pubblico, non erano caratteristiche insite al medium ma 9

Arturo Motti, Eday chiude ecco perchè, articolo reperibile all’URL: <http://www.ghostcomputerclub.it/articoli/news/articoligcc.php?titcode=HJWWO0622003162615>. 10 Daniele Magrini, Sbatti il Web in prima pagina, op.cit, p. 23.

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problemi derivati da un linguaggio e uno stile che non poteva essere mutuato dalla carta stampata senza essere adattato al nuovo mezzo. Internet avrebbe potuto vincere, o almeno, pareggiare questa prima partita se solo i contenuti fossero stati creati modellando l’informazione a dovere. Chi aveva intuito che il problema risiedeva altrove fu Maurizio Boldrini, docente di comunicazione presso l’Ateneo di Siena, che affermava: “si aprono sfide affascinanti ed allettanti opportunità. Le questioni poste dallo sviluppo del giornalismo on line sono molteplici e difficilmente risolvibili in maniera univoca. Ciò che è certo è che se il medium è il messaggio, l’informazione scaturita dal WWW (World Wide Web), non è più la stessa di prima11”. Erano gli anni della Mediamorfosi12, anni in cui Internet cambiava i media che da decenni eravamo abituati a conoscere. Non tutti erano pronti e sensibili al cambiamento, ma questo contò poco. Quando si cominciò a discutere della Mediamorfosi,

secondo

cui

i

nuovi

media

non

sorgono

spontaneamente e indipendentemente, ma emergono gradualmente dalla metamorfosi dei vecchi mezzi13, Internet aveva già cambiato i giornali e l’informazione in generale, e negli anni successivi avrebbe cambiato anche la radio e la televisione fino ad arrivare ai giorni nostri in cui ha raggiunto uno stato di multimedialità che poteva essere solo immaginato. Internet può, allo stato attuale, racchiudere tutti i tradizionali media, possiamo avere il giornale, la tv e la radio in un unico contesto. Con questi cambiamenti l’informazione è entrata in una fase nuova e forse inaspettata. Con il passare del tempo i siti dei 11

Boldrini Maurizio, Lezioni di giornalismo. Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico, Protagon Editori, Siena 2001, p.32. 12 Cfr. Roger Fidler, Mediamorfosi. Comprendere i nuovi media, op.cit. 13 Ibidem, p. 30.

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giornali on line hanno migliorato l’interfaccia, sono diventati più navigabili migliorando la veste grafica

e il modo di presentare

l’informazione sul sito, tanto da essere spesso più letti dei quotidiani tradizionali. Comunque, tutt’ora l’informazione continua ad essere un settore in continua evoluzione. Secondo l’Osservatorio informazione online di Ipse.com14, nel 2000 in Italia le pubblicazioni su Internet erano 1408, 433 in più rispetto al 199915. Media italiani su Internet 1999 WebZine Riviste Quotidiani

412 501 62

2000

2009

772 559 76

1903 1889 139

Tabella dell’autore

Oggi, riuscire a fare un censimento di quanti fanno realmente informazione su Internet risulta parecchio difficile perchè a fianco dei quotidiani, dei periodici e delle agenzie registrate un universo di blog e altri siti informativi pubblicano giornalmente articoli. Per chiarirci le idee sul “consumo” di informazione ci viene in aiuto l’ultimo report di Pew Reaserch Center, organizzazione Americana che si occupa di analisi, sondaggi di opinione e di ricerca di scienze sociali, in cui si può notare come oggi Internet abbia sorpassato i giornali di carta. Il 40% del pubblico statunitense, infatti, preferisce il nuovo mezzo e solo il 35% continua ad informarsi con giornali cartacei. Dalla stessa ricerca emerge che la Tv è ancora la regina incontrastata, ma vive 14

Ipse.com è una guida all'informazione online. Il sito propone un dettagliato elenco di giornali, riviste, portali e altri media su Internet in Italia e nel mondo. Di ogni pubblicazione vengono dati l'Url e una breve descrizione dei contenuti. 15 Ipse.com, Media italiani su Internet: nel 2000 una crescita non solo quantitativa, reperibilie all’URL: <http://www.ipse.com/osserva/osserva00.html>.

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anch’essa un periodo di crisi che invece non si registra per Internet che dal 2007 ad oggi è cresciuto del 25%.

Internet Rivals Tv as Main News Source for Young People16* Aug 2006 Sept 2007 Source of news % % Television 62 68 Internet 32 34 Newspapers 29 23 Radio 16 13 Magazine 1 / Other 3 5

Dec 2008 % 59 59 28 18 4 6

07-08 Change % -11 +25 +5 +4 +4 +1

*Ages 18 to 29

16

Pew Research Center Publications, Internet Overtakes Newspapers as News Outlet, dicembre 2008, reperibile all’URL: <http://pewresearch.org/pubs/1066/internet-overtakes-newspapers-asnews-source>.

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1.3 Cinque caratteristiche per una rivoluzione Abbiamo già detto che su Internet l’informazione ha vissuto una vera e propria rivoluzione. I giornali si sono spostati sulla Rete assorbendone le tante caratteristiche che potevano migliorarli, cambiando volto e esplorando nuovi modi e stili. Ma quali sono le caratteristiche del Web che hanno permesso questa rivoluzione? Sforzandoci, possiamo ridurre queste caratteristiche in cinque grandi categorie: la digitalizzazione, la multimedialità, l’interattivita, l’ipertesto e il nuovo rapporto tra costi e spazio. 1.3.1 Digitalizzazione La digitalizzazione è forse il fattore più importante di questa rivoluzione. Digitalizzare l’informazione significa ridurla ad una sequenza di bit. Il messaggio digitale può essere così spezzettato e poi ricomposto, compresso e riconvertito, tanto da permettere una facile elaborazione. Il processo di editing di dati (processo di elaborazione o correzione di dati), viene notevolmente semplificato e migliorato. In digitale è più facile archiviare e trasportare un messaggio, basta pensare a quanti supporti per archivi esistono, a quanto è facile da trasportare un file in una comune pen drive o ancora meglio quanto è facile inviarlo via mail o con altri mezzi di trasmissione di file, annullando di fatto ogni distanza tra ricevente e trasmittente. L’essere digitale permette all’informazione di muoversi su diversi strumenti e di assumere per ognuno di essi una forma diversa. Personal computer, cellulari, televisioni o palmari leggono i dati in formato digitale, per questo l’informazione può essere immaginata come un flusso che

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scorre da un supporto all’altro con molta semplicità. Che sia un servizio video o un articolo di giornale non è importante perchè alla base sono sempre una sequenza di bit e in quanto tali possiedono tutti i pregi di un dato digitale. “La sua forza (di un dato digitale) consiste nella sua versatilità, nella capacità di adattarsi alla situazione e alle richieste degli utenti17”. 1.3.2 Multimedialità

“Alla base della multimedialità c’è l’incontro su uno stesso supporto digitale di vari linguaggi, ad esempio linguaggi visivi e audio, statici o in movimento” 18. Questo è stato reso possibile dalla digitalizzazione che permette la rappresentazione su uno stesso medium di diverse forme

comunicative.

La

multimedialità,

quindi,

permette

di

incorporare contemporaneamente su un unico mezzo contenuti testuali, video, immagini e suoni. Internet non è il primo medium multimediale, anche la televisione può incorporare diversi linguaggi, ma Internet si spinge oltre. Per questa ragione, di solito, si distingue una multimedialità primaria e una secondaria. Quando parliamo di multimedialità primaria ci riferiamo ai media unidirezionali (cinema e televisione soprattutto) in cui possono essere integrati, ad esempio, suoni ed immagini, ma il processo di comunicazione rimane unidirezionale, dal mittente (la televisione ad esempio) al destinatorio (il telespettatore). La multimedialità secondaria è un po’ più recente in quanto è legata ai nuovi media che si caratterizzano per una maggiore interattività, pensiamo ai computer e ai telefonini. Anche questo tipo 17

Sara Peticca, Il giornale on line e la società della conoscenza, Rubbettino, Cosenza 2005, p.13. Lorenzo Taiuti, Multimedia, l’incrocio dei linguaggi comunicativi, Meltemi editore, Roma 2004, p. 9. 18

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di multimedialità prevede il contemporaneo uso di diversi codici, ma si differenzia dalla precedente per la possibilità di interazione con l’utente e la maggiore facilità nell’integrare i diversi linguaggi 19. Ogni utente, infatti, può utilizzare diverse modalità espressive riuscendo ad abbattere molti limiti tecnici che i precedenti media ancora si portano dietro. Quella resa possibile dai media digitali e da Internet potremmo definirla “multimedialità 2.020”. Immaginate un sito Internet e pensate a quello che potreste inserire in esso: immagini, video, testo, audio. In una sola pagina Web potreste includere tutti i contenuti dei precedenti media e in più il processo è semplicissimo. Non servono esperti o Web master, tutto questo può essere fatto da chiunque con un blog. Esistono siti internet che offrono delle piattaforme per costruire un blog in maniera molto semplice. Dopo una registrazione si potrà scegliere la grafica della propria pagina personalizzandola come meglio si crede. Se si vorrà introdurre un video o un’immagine basterà copiare un codice in un apposito box oppure caricarlo attraverso un software molto intuitivo. Si capisce che la multimedialità è strettamente legata alla digitalizzazione. Solo grazie ai contenuti digitali, ossia contenuti numerici, dove grazie ad una stringa di 0 e di 1 combinabile all’infinito, è possibile ottenere file di qualunque genere, ed è possibile creare contesti multimediali. Dobbiamo però ricordare che la multimedialità necessita di un uso intelligente e disciplinato, perchè un utilizzo eccessivo e sregolato di elementi multimediali renderà difficile la comprensione delle informazioni all’utente. Una pagina Web piena di video o altre animazioni potrebbe 19

Mirko Tavosanis, Marco Gasperetti, Comunicare, Apogeo, Milano 2004, pp. 7–8. La locuzione 2.0 è mutuata dall’espressione Web 2.0 che la differenzia dal Web 1.0, che era caratterizzato da siti Web statici, che non potevano garantire nessuna possibilità di interazione con l'utente eccetto la normale navigazione tra le pagine. Con multimedialità 2.0 intendiamo quindi l'insieme di tutte quelle possibilità che permettono un elevato livello di interazione tra un sito e l’utente. 20

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avere dei tempi di risposta e quindi di caricamento molto lunghi, producendo l’effetto contrario rispetto a quello per cui è stata progettata: la multimedialità non sarebbe così strumento per catturare e mantenere l’attenzione dell’utente ma ostacolo per la fruizione dei contenuti che spinge l’utente all’abbandono della pagina. Lo scopo della multimedialità è quello di rappresentare l’informazione in diverse forme arricchendo il messaggio che deve essere trasmesso. Per un giornale on line poter utilizzare elementi multimediali significa riuscire ad integrare in un’unica pagina la componente testuale arricchendola con dei video o delle gallerie di immagini sullo stesso argomento, rendendo più profonda o appetibile l’informazione. 1.3.3 Interattività Un medium si può considerare interattivo quando lascia all’utente la possibilità di modificare il suo contenuto e la sua forma nel processo di comunicazione. Esistono tre livelli di interattività. Il primo livello ci permette solamente di selezionare quali informazioni ricevere tra un range più o meno vasto ma comunque finito senza che sia possibile un qualsiasi feedback da parte dell’utente. È il caso della televisione che ci permette di scegliere quale canale o programma guardare. Il secondo livello prevede il feedback, è il caso del WWW. L’utente sceglie quale pagina Web visualizzare e il server

di riferimento

risponde di conseguenza alla nostra richiesta. Il terzo e ultimo livello di interattività si riferisce alla possibilità data all’utente di poter modificare in qualsiasi momento il contenuto, è il caso del Web 2.021 21

Web 2.0 si riferisce all’evoluzione del modo del World Wide Web, differenziandolo dal Web 1.0 composto da siti Web non interattivi. I siti del Web 2.0 si caratterizzano per le grandi possibilità di interazione con gli utenti.

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che permette agli utenti di scegliere, modificare o creare l’informazione. Un utente potrà così commentare, modificare, là dove è possibile, articoli scritti da altri o anche scriverne uno sul proprio blog. L’interattività ha completamente cambiato il rapporto tra i lettori e i giornali, per i primi è sempre più facile far sentire la propria voce, con commenti e email alle redazioni o direttamente agli autori degli articoli. Grazie a questo feedback, per i giornalisti, diventa più facile capire il proprio pubblico. L’interattività migliora la qualità dell’informazione e ha permesso la nascita di community intorno ai siti dei giornali e ha dato vita al giornalismo partecipativo. 1.3.4 Ipertesto L’idea di ipertesto affonda le sue radici in un passato difficile da individuare. Secondo alcuni già intorno alla seconda metà del XVI secolo un ingegnere italiano, Agostino Ramelli, inventò la ruota dei libri, un leggìo rotante su cui si sistemavano più libri, creato per consentire la lettura contemporanea di più testi spostandosi dall’uno all’altro con facilità. La ruota dei libri viene considerata una prima forma di ipertesto, un antenato diverso dai link di oggi che però condivide lo stesso concetto di base. Seppur l’idea è molto antica per trovare la prima definizione di ipertesto dobbiamo arrivare al 1965, Ted Nelson lo definì “un testo che non può essere convenientemente stampato su una pagina convenzionale”. In seguito durante gli anni ’90 furono in tanti a studiare l’ipertesto, tecnici informatici e semiologi si diedero allo studio di questo interessante fenomeno pensando che potesse portare ad un cambiamento epocale nella scrittura come aveva fatto la rivoluzione di Gutenberg. Tra i primi a

23


studiarlo ci fu George Landow, docente di inglese e storia dell’arte della Brown University. Per Landow “l’ipertesto è un testo composto da blocchi di testo – che Barthes chiama lessìe – e da collegamenti elettronici fra questi blocchi”22. Secondo Landow il testo non è mai monolitico, non è unico e irripetibile nella sua forma decisa dall’autore. Al contrario, qualunque testo racchiude in sé altri blocchi testuali che lui chiama nodi dell’ipertesto. In questo modo ogni porzione di testo si relaziona sia al suo interno che con altri contenuti esterni. Il lettore potrà così leggere un testo e decidere di saltare da una porzione all’altra, scegliendo anche se uscire dal testo per arrivare ad altri. La sequenzialità dei testi è sul Web multisequenzialità, e la lettura diventa multilineare23”. L’idea di ipertesto quindi risale a qualche decennio fa ma la sua realizzazione pratica è stata permessa solo dalle tecnologie informatiche. Il Web è il miglior esempio di supporto per l’ipertesto perchè l’organizzazione delle informazioni non deve essere per forza sequenziale ma può svilupparsi in diverse direzioni. Infatti, “un ipertesto riproduce collegamenti logici tra concetti e blocchi di informazioni in modo da rispettare la naturale non sequenzialità del pensiero umano” 24. Un giornale su carta ci costringe ad una lettura sequenziale degli articoli, sul Web invece attraverso link e altri collegamenti è possibile spostarsi, ad esempio, verso altri articoli, aprire gallerie di immagini. Pubblicare un articolo linkato ad altri articoli correlati permette ai lettori dei percorsi di approfondimento che sulla carta stampata potevano solo essere immaginati. Con l’ipertesto la lettura diventa più ricca rispetto a 22

George P.Landow, Ipertesto. Il futuro della scrittura, Baskerville, Milano 1993, p. 6. Rosa Maria Di Natale, Potere di link. Scritture e letture dalla carta ai nuovi media, Bonanno, Catania 2009, p. 38. 24 Luciano Paccagnella, Sociologia della comunicazione, op. cit, p. 171. 23

24


quella tradizionale, l’utente è il centro di una rete e decide la direzione da seguire. Grazie all’ipertesto cambia l’approccio con la scrittura che da bidimensionale diventa tridimensionale, infatti, l’ipertesto (grazie ai link) diventa la porta sulla terza dimensione della scrittura che la carta non può avere. Il Web diventa così un enorme ipertesto, grazie ad una grande rete di collegamenti. I link sono la parte più importante dell’ipertesto: connettono fra loro le varie pagine e permettono agli utenti di spostarsi in nuovi e interessanti luoghi del Web. Esistono tre principali forme di link:  link strutturali di navigazione: delineano la struttura dello

spazio informativo e permettono agli utenti di muoversi al suo interno. Un tipico esempio di questo genere è il bottone per tornare alla home page.  link associativi rispetto al contenuto della pagina: questi link

sono di norma parole sottolineate o di colore diverso dal testo e portano a pagine il cui contenuto è un approfondimento del testo in cui si trova.  liste di rimandi alternativi ad altre pagine: sono dei link che

aiutano gli utenti a trovare ciò che cercano se la pagina in cui si trovano non è quella desiderata25. I link sono quindi la parte essenziale dell’ipertesto, e l’ipertesto è il fondamento del Web. Grazie a questo sistema nessun sito è un’isola ma parte di una rete.

1.3.4 Spazio illimitato a costi contenuti

25

Jakob Nielsen, Designing Web usability, New Riders Publishing, Indianapolis 1999, pp. 53–55.

25


All’epoca di Internet, l’informazione ha rotto ormai le barriere del tempo e dello spazio. Ha superato le colonne d’Ercole e naviga in mare aperto. Viaggia in tempo reale e in uno spazio indefinito. Da qui, parte la sfida a tutto campo lanciata ai vecchi media 26”. Internet ha spazzato via alcuni limiti che i giornali cartacei hanno sempre avuto: lo spazio e i costi. Su Internet i giornalisti possono disporre di uno spazio praticamente illimitato e ad un costo quasi nullo. Questo permette di riscrivere le regole della lunghezza di un articolo che non sarà più sottoposta ai vincoli dello spazio sul giornale ma sarà adeguata alla natura della notizia. Le copie di un giornale on line non devono essere stampate e quindi non è un problema inserire immagini o intere gallerie di fotografie (che hanno un elevato costo per i giornali cartacei) a corredare una notizia. I nuovi spazi hanno effetti anche sull’archiviazione delle notizie. Gli articoli dei quotidiani tradizionali hanno vita breve, 24 ore, e se devono essere conservati per più tempo richiedono molto spazio. Su Internet è tutto diverso, ogni articolo pubblicato rimarrà disponibile per sempre, non occuperà spazio e potrà essere ripreso in ogni momento attraverso un motore di ricerca. Dal punto di vista dei costi un giornale su Internet permette un notevole risparmio, basti pensare che il costo della stampa (carta, inchiostri, trasporto) incide per circa il 60% sul costo di produzione, mentre il costo dell’informazione si aggira intorno al 40%. Un giornale on line non ha bisogno di una percentuale così alta per essere pubblicato, facendo così risparmiare molto gli editori. È evidente che il Web grazie alle sue caratteristiche riesce ad aumentare gli spazi a

26

Giovanni Valentini, Media Village. L’informazione nell’era di Internet, Donzelli, Roma 2000, p.18.

26


disposizione di un quotidiano riducendone i costi, pura fantasia qualche decennio fa.

1.4 Quantità e qualità dell’informazione sul Web Abbiamo visto come il Web e la digitalizzazione possano rendere un giornale on line il mezzo adatto ad unire l’informazione video, audio e testuale. Queste innovazioni hanno avuto effetti diretti anche sulla quantità di informazioni che oggi sono a nostra disposizione. Lo sviluppo dell’informazione sul Web ha avuto come diretta conseguenza un’aumento dei giornali sia in ambito nazionale che locale. C’è da chiedersi, però, se siamo pronti e capaci di gestire una così grande quantità e varietà di informazione. Probabilmente, no. All’interno di questa grande mole di informazione ci sono sicuramente notizie per noi interessanti, ma bisogna intercettarle oppure sperare che esse raggiungano noi. È chiaro che per informarci dovremo fare delle scelte, selezionare per evitare ciò che non ci interessa e arrivare direttamente a ciò che vogliamo leggere, vedere o sentire. In sostanza bisogna filtrare l’informazione. La tecnologia informatica e il Web hanno fortemente aumentato la nostra possibilità di filtro. Software o robot impostati secondo i nostri parametri possono filtrare il flusso di informazione lasciando passare solo quello che noi chiediamo. I segnalibri27, del resto sono già degli strumenti di filtro. Accade anche con la tv on demand28 che ci permette di vedere solo quello che 27

I segnalibri o bookmark indicano l'indirizzo di una particolare pagina Web. I bookmark nel browser Internet Explorer, sono chiamati "Preferiti", in Mozilla Firefox invece "Segnalibri" e contengono una lista di siti che visitiamo più spesso, rendendo più veloce la navigazione di questi ed evitando che si dimentichino gli indirizzi. 28 La Tv on demand si riferisce alla fruizione su richiesta di programmi televisivi. È un servizio che permette agli utenti di guardare, a pagamento o gratuitamente, un determinato programma televisivo nel momento lo desiderino.

27


vogliamo, oppure con le radio tematiche che trasmettono solo il genere musicale che incontra il nostro interesse. Si ridurrà così l’importanza delle televisioni o dei giornali di interesse generale a favore di riviste o televisioni mirate ad un target, o meglio create per il target. Selezionare quindi è inevitabile, ma anche necessario. Filtrare (che spesso significa restringere) la comunicazione diventa una necessità imprescindibile per evitare il sovraccarico informativo, per imporre un certo ordine alla quantità di fonti di informazione che rischia di sopraffarci29. Solo grazie all’efficienza dei filtri sarà possibile eliminare o almeno diminuire il problema legato all’overload

informativo.

Quando

parliamo

di

overload

(o

sovraccarico) informativo ci riferiamo all’eccesso quantitativo di informazione, per questo dei filtri a collo di bottiglia possono limitare questo eccesso restringendo i campi di interesse. Filtrare quindi diventa necessario anche perchè più aumenta il flusso informativo tanto più diminuisce la soglia di attenzione che per Internet rappresenta un bene primario. Sul Web l’attenzione diventa la moneta di scambio da offrire agli inserzionisti, determina il successo o l’insuccesso di un sito e su di essa non si può bluffare, il numero di accessi, di click è reale e registrato. Catturare l’attenzione degli utenti e mantenerla sulla propria pagina è l’obiettivo di ogni sito di qualsiasi genere. Se pensiamo ai modi di finanziamento dei contenuti informativi sul Web dobbiamo tenere in mente i due modelli principali: advertising based (basato sulla pubblicità) e content based (basato sui contenuti). Secondo il primo modello il sito si finanzierà con inserzioni pubblicitarie presenti sul sito e l’utente potrà fruire liberamente e gratuitamente dei contenuti del giornale senza dover 29

Cass Sunstein, Republic.com, Il Mulino, Bologna 2003, p.74.

28


pagare i servizi ricevuti. In questo caso l’attenzione e la presenza costante dell’utente è quella che determinerà il guadagno e quindi il successo del giornale. Questo è il caso della stragrande maggioranza dei siti di informazione che tutti i giorni visitiamo. Discorso diverso per il modello content based. In questo caso l’utente deve pagare, quasi sempre attraverso un abbonamento, i contenuti che riceverà. L’attenzione qui rimane importante ma in maniera inferiore rispetto al modello advertising based. È il caso di molti quotidiani specialistici, come quelli economici, o il caso delle agenzie di stampa, che offrono contenuti altamente specializzati per utenti con esigenze particolari. Effetti importanti si sono avuti non solo sulla quantità ma anche sulla qualità dell’informazione. La maggiore disponibilità di spazio permette un maggiore approfondimento delle notizie garantendo così articoli molto dettagliati. “Il tempo, ormai, è tempo reale: cioè immediato, istantaneo, senza differenze orarie. Tutto accade per tutti allo stesso momento”30. Questo ci dà la possibilità di modificare continuamente le edizioni del giornale, ci porta ad avere dei quotidiani aggiornati di continuo e di conseguenza notizie sempre nuove. Spesso sembra quasi di leggere le notizie mentre vengono scritte. Il giornalismo sul Web, inoltre, viene spesso considerato più completo rispetto, ad esempio, a quello televisivo o radiofonico perchè i giornalisti grazie ai link possono mettere a disposizione dei lettori anche le fonti da cui hanno tratto la notizia, garantendo così la quasi totale trasparenza. Internet aggiunge completezza al giornalismo anche perchè dà la possibilità ai lettori di seguire il percorso di formazione della notizia e di accedere ai documenti originali, senza

30

Giovanni Valentini, Media Village. L’informazione nell’era di Internet, op. cit, p.14.

29


dimenticare della possibilità di <<autocorrezione da parte dei lettori>>31. Sul Web, è aumentata anche la possibilità di scambio con i lettori grazie ai commenti o ai forum, che danno la possibilità al lettore di dire la propria e lo spingono ad una lettura critica che alza il livello della comunicazione. Non è da dimenticare la facilità con cui è possibile creare un giornale on line e questo garantisce una pluralità di voci che non può che far bene all’informazione. 1.5 Il testo on line: Keep It Simple, Stupid Abbiamo già detto che leggere un articolo su un giornale cartaceo e su uno schermo di un computer o cellulare non è la stessa cosa. Per capire come esporre al meglio i nostri contenuti è necessario comprendere anche qual è l’approccio dei lettori al testo sul Web. Secondo Jacob Nielsen32, scrittore e informatico danese guru dell’usabilità, gli utenti non leggono. Nielsen non parla di lettori ma di utenti perchè secondo un suo studio solo il 16% legge attentamente un testo, più del 70% preferisce fare una panoramica della pagina ricercando quelle parole e singole frasi che gli permettono di comprendere il testo. Questo ci porta a pensare che è necessario cambiare il modo di scrivere per far si che l’utente si trasformi in lettore, che si fermi sulla pagina e legga l’intero testo piuttosto che singole parti33. In aiuto ci viene Crawford Kilian, scrittore e docente di 31

Joseph Daniel Lasica, Taking Ethics to the Net, Quill, July 2001, reperibile all’URL: <http://www.accessmylibrary.com/coms2/summary_0286-10345477_ITM>. 32 Jacob Nielsen è considerato il più influente esperto in materia di usabilità del Web. Fu il primo nel 1991 a sostenere che gli ipertesti sarebbero stati gli elementi più importanti per l’interfaccia di un sito. Nielsen ha spesso criticato siti popolari perchè puntano sulle animazioni grafiche piuttosto che sull’usabilità. Sul suo sito <www.useit.com> continua a scrivere di usabilità e Web design. 33 Jakob Nielsen, How Users Read On The Web, Useit.com, October 1997, reperibile all’URL: <http://www.useit.com/alertbox/9710a.html>.

30


scrittura alla British Columbia in Canada, che nel suo Writing for the Web34 individua una serie di regole per un buon testo su Internet. La prima di queste riguarda l’estensione del testo. Abbiamo già detto che per i giornali on line lo spazio non ha limite, ma questo deve essere usato nel modo più adatto, non dobbiamo dilungarci troppo solo perchè lo spazio è disponibile a costi praticamente nulli. I testi devono essere compatti, sintetici, il che non vuol dire scarni ma devono concentrare il quantitativo di informazione nel minor spazio possibile. Le frasi devono essere brevi e divise in paragrafi, e vale la regola di un’idea per paragrafo. Se si affrontano più argomenti in un unico paragrafo si corre il rischio che gli utenti non proseguano con la lettura. Se ci troveremo di fronte ad un paragrafo lungo e con un elenco di nomi è consigliabile usare gli elenchi puntati che consentiranno al lettore di leggere meglio rispetto ad un unico blocco. Un ulteriore accorgimento per facilitare la lettura è lasciare uno spazio tra un paragrafo e l’altro. Secondo Kilian, se per dire una determinata cosa possiamo usare una parola piuttosto che tre la scelta deve cadere sempre sul singolo elemento. Quindi non “prenderemo una decisione” ma piuttosto “decideremo”. È sconsigliato usare frasi in forma passiva, la nostra scelta dovrà sempre cadere su frasi con forme verbali attive35. Quanto detto fino ad ora può essere sintetizzato dalla massima Keep It Simple, Stupid (rendilo semplice, stupido), che vale per ogni contenuto diffuso sul Web. Ci sono altri accorgimenti che devono essere tenuti in considerazione, per esempio, i testi devono essere strutturiati con più livelli di titoli. Un titolo di pagina più dei sottotitoli facilitano la comprensione del testo. È meglio usare titoli 34 35

Crawford Kilian, Writing for the Web, Self Counsel Press, Canada 2009. Ibidem, pp. 39–54.

31


che trasmettono significato piuttosto che titoli ad effetto, cosicchè la sola lettura di questo dirà all’utente quali notizie troverà nel articolo che sta leggendo. Meglio evitare le metafore e l’ironia, specialmente nei titoli, perchè se si dà solo un’occhiata veloce e non si approfondisce la lettura gli utenti potrebbero prendere il titolo alla lettera, senza capire che questo è stato pensato per essere letto in maniera spiritosa36. Comunque, quanto detto in queste ultime righe non ci deve portare a pensare che sulla Rete è necessario essere superficiali, al contrario, ogni notizia può è deve essere approfondita nel migliore dei modi, ma eventuali approfondimenti devono essere forniti grazie ai link. In questo caso è meglio suddividere le informazioni su più pagine creando una rete di rimandi con dei collegamenti ipertestuali. Anche se ci troveremo a scrivere un breve testo grazie ai link la quantità di informazione che potremo offrire sarà sempre superiore a quella che un giornale cartaceo potrà dare in un lungo articolo.

36

Jakob Nielsen, Designing Web usability, op. cit, pp. 100–110.

32


Fig.1 Homepage di Corriere.it del 7 aprile 2009.

In questa immagine il titolo, le parole chiave e le frasi sottolineate rappresentano dei link. Grazie a questi possiamo scrivere un testo breve offrendo allo stesso tempo al lettore la possibilità di approfondire l’informazione offerta in queste poche righe. Il lettore potrà scegliere se approfondire la notizia semplicemente cliccando sui collegamenti ipertestuali. Troverà, inoltre, una grande quantità di link che lo riporteranno ad elementi multimediali correlati alla notizia

33


(video, audio e grafici ecc..). Le notizie di contorno verranno spostate in altre pagine, rendendo più semplice la lettura dell’articolo per tutti. Così facendo avremo un testo o un articolo leggero e leggibile e una quantità variabile di altre informazioni correlate disponibili per i lettori che hanno voglia di approfondire l’argomento e per farlo basteranno dei semplici click. I link rappresentano la novità che più ha innovato la scrittura on line e sono il cuore del Web così come concepito da Tim Berners Lee. “La loro forza è quella di aprire il testo, predisporlo ad approfondimenti e digressioni di ogni tipo, prodotti dallo stesso autore del testo di origine, o al contrario, da altre persone in luoghi e con finalità assolutamente indipendenti dal creatore del testo che li contiene”37. Il link permette al testo di essere profondo, di estendersi come una rete arricchendo i piani di lettura. In più il giornalista può con semplicità scrivere un articolo e legarlo ad un altro, magari precedente. Pensate all’aggiornamento di una notizia, non sarà necessario riscrivere e riproporre le informazioni di partenza, basterà pubblicare il nuovo aggiornamento con il link all’articolo che è stato pubblicato in precedenza. Questo dimostra che il giornalista non solo deve conoscere le tecniche di scrittura ma deve essere anche un Web editor, deve saper impaginare il testo pensando che può essere corredato da elementi multimediali, di cui, comunque, non si dovrà mai abusare. Insomma, “chi si occupa dei contenuti deve occuparsi anche del loro aspetto estetico”38. Infine, bisogna ricordare l’importanza dell’intestazione. Gli articoli per essere segnalati sui motori di ricerca, e quindi trovati facilmente dai lettori, devono avere una buona intestazione. Le intestazioni diventano quindi essenziali. Di 37 38

Riccardo Staglianò, Giornalismo 2.0, Carocci, Roma 2002, p. 67. Mario Grasso, Scrivere per il Web, Franco Angeli, Roman 2002, p. 13.

34


solito la lunghezza delle intestazioni non deve essere superiore alle 10 parole ma l’informazione contenuta deve avere un senso compiuto anche quando non viene letto il resto dell’articolo. Migliore sarà l’intestazione più probabilmente il lettore deciderà di leggere il resto dell’articolo, per questo devono essere usate parole forti, evocative, cariche di significato39.

39

Jakob Nielsen, Designing Web usability, op. cit, pp. 123–132.

35


1.6 I giornalisti della Rete “Il giornalista che si appresta a lavorare in Internet con l’idea che le sue attuali capacità siano automaticamente applicabili al nuovo mezzo e che i problemi tecnici vadano lasciati a

quelli che sanno tutto sui

<<

computer>> è condannato a un futuro incerto, come quegli attori del cinema muto dalla voce stridula all’avvento del sonoro nel 192940”. C’è ancora bisogno dei giornalisti? La risposta è si, anche se la figura del giornalista a cui siamo abituati scomparirà presto. In molti hanno speso parole contro l’utilità del giornalista sul Web considerandoli dei dinosauri in via di estinzione. In tanti ritengono che il ruolo di questa figura non sia più necessaria in quanto tutta l’informazione, tutte le fonti sono disponibili e consultabili sul Web da chiunque senza necessità di intermediari. Ma è proprio per questa ragione che il giornalista deve continuare ad esistere, perchè pur avendo a disposizione tutta l’informazione senza limiti di tempo e luogo non è detto che saremo capaci di gestirla. Per questo motivo è necessario il loro aiuto affinchè cerchino, filtrino, selezionino, riscrivano e modellino l’informazione per renderla assimilabile dal lettore. “In un mercato delle notizie che si è espanso in misura planetaria, o forse dovremmo dire globalizzata, il lavoro

di chi deve fare

informazione diventa molto più difficile: occorre imparare a usare e padroneggiare nuovi strumenti di ricerca e, soprattutto, di verifica. Occorre una capacità nuova di muoversi tra reale e virtuale. Occorre, comunque, una padronanza di tutti i sistemi di produzione e diffusione delle notizie. Internet ha introdotto una contaminazione tra i media e generi impensabili solo pochi anni fa. Oggi i giornalisti di tutte le 40

David Randall, Il giornalista quasi perfetto, Laterza, Roma 2004, p. 313.

36


grandi aziende editoriali del mondo si trovano a maneggiare indifferentemente testi, file audio e video”41. Il giornalista sotto la spinta dei progressi tecnologici è cambiato e continuerà a cambiare, sta diventando sempre più un gioralista-editor e dovrà conoscere tutti i passaggi del processo di formazione di una notizia, velocizzando così i tempi di produzione delle stesse, così da permettere la pubblicazione tempestiva delle notizie sui giornali on line. Come per i colleghi della carta stampata i giornalisti sul Web dovranno saper programmare l’agenda della giornata, modificandola in tempo reale in base alle necessità e agli eventi, devono saper impaginare i pezzi propri o quelli ricevuti, elaborando titoli, sottotitoli e abstract. Sceglieranno le foto per creare delle gallerie, decideranno se inserire anche video o altri elementi multimediali. Sul Web tutto ciò sarà concentrato nelle mani di un solo professionista mentre prima lo stesso lavoro veniva svolto da diversi profili. Questa nuova tendenza è dovuta allo sviluppo delle nuove tecnologie digitali che rendono tutto il processo più semplice e immediato. Grazie ad Internet potranno fare tutto ciò dal desk, ricevendo il materiale dai colleghi sparsi per il mondo. Il giornalista deve essere pronto ad operare in una redazione in cui non si lavora ad un’edizione ma ad un aggiornamento costante che non ha nè un inzio, nè una fine. Il lavoro del giornalista di un quotidiano on line “può essere ricondotto a una serie di azioni quali: raccolta, selezione e valutazione delle notizie; scrittura del testo, ricerca e inserimento dei collegamenti

(archivio notizie, fonti

originali, siti istituzionali) ed eventuale integrazione di immagini, audio e video; elaborazione dei microtesti, titoli e sommari in

41

Marco Pratellesi, New Journalism, op. cit, pp. 27-28.

37


primis42”. Per fare ciò dovrà conoscere le tecniche di scrittura giornalistica per selezionare il linguaggio adatto al Web, dovrà saper scegliere e inserire elementi multimediali (video, audio, immagini, etc.), confrontarsi con i nuovi metodi di ricerca delle informazioni (motori di ricerca, forum, news group, giornali stranieri, etc.) e dovrà anche avere conoscenze di Web marketing43 così da riconoscere il pubblico a cui ci si rivolge utilizzando il giusto linguaggio e la giusta forma. Cambia, anche, il modo di lavorare del reporter, colui che raccoglie le notizie, che si informa e mette a disposizione di altri giornalisti quanto ha raccolto. Adesso però il reporter dovrà muoversi tra il mondo reale e quello sul Web, passando dal reale al virtuale con disinvoltura. Secondo Marco Pratellesi, docente di giornalismo on line e responsabile del sito Corriere.it, “ad un buon reporter servono capacità e rapidità di selezione” e ne individua il profilo professionale: “intelligenza, velocità, cultura, profondità”44. Dunque, il giornalista avrà a disposizione una cassetta degli attrezzi sempre più ricca, sta a lui utilizzarla nel migliore dei modi, muovendosi tra i diversi media e ricordando che il ciclo delle notizie sul Web è continuo e non conosce sosta.

42

Federica Fabbiani, Un mare di notizie, Etas libri, Milano 2003, p. 60. Il Web marketing si riferisce a quelle attività di marketing che utilizzano Internet per studiare il mercato e sviluppare le strategie commerciali. 44 Marco Pratellesi, New Journalism, op. cit, p. 40. 43

38


Capitolo 2 GIORNALISMO PARTECIPATIVO 2.1 Giornalismo partecipativo: every citizen is a reporter “I miei lettori, collettivamente, ne sanno più di me” questa frase di Dan Gillmor, scrittore e giornalista americano, sintetizza molto bene l’essenza del giornalismo partecipativo. Quando usiamo l’espressione giornalismo partecipativo ci riferiamo ad una forma di giornalismo nato grazie all’interattività di Internet e alle caratteristiche dei nuovi media. Si intuisce che questa è una forma di giornalismo nuova e molto giovane, sicuramente la più interessante novità dell’ultimo decennio nel panorama dell’informazione mondiale. L’idea del citizen journalism rovescia il classico modo di intendere il flusso dell’informazione, il lettore diventa attivo e rivendica un ruolo di prim’ordine nella produzione delle notizie. Accanto ai giornalisti o reporter professionisti si sono affiancati migliaia di cittadinigiornalisti, accanto ai giornali o alle tv sul Web prodotti dai grandi gruppi editoriali sono nati migliaia di giornali, radio e canali televisivi prodotti da semplici cittadini. Grazie al Web 2.0, caratterizzato da un’alta

possibilità

di

interazione

sito-utente,

la

diffusione

dell’informazione non è più un monopolio gestito solo dai “soliti noti” media mainstream45. Assistiamo ad una sorta di democratizzazione della comunicazione e dell’informazione, ognuno di noi può dire ciò che vuole, con pochi click potrà inviare un articolo ad un giornale, scrivere sul proprio blog, pubblicare un video o una foto. Il lettore non 45

Con l’espressione media mainstream intendiamo un medium che agisce con lo scopo di massimizzare i propri profitti, cercando di arrivare ad un pubblico sempre più vasto. Di solito è controllato da un gruppo editoriale importante.

39


è più solo consumer (consumatore) di notizie ma può essere anche prosumer (produttore-consumatore) di informazioni. Il prosumer è colui che sulla Rete ha acquistato maggiori possibilità e libertà che usa per entrare nel processo di produzione delle notizie e in qualche modo produce ciò che consuma. Il concetto di prosumer lo dobbiamo al futurologo e studioso di mezzi di comunicazioni Alvin Toffler che nel 1980 coniò questo termine fondendo le parole produttore e consumatore. Il prosumer differisce dal consumer perchè crea, produce l’informazione che vorrebbe leggere. Il lettore oggi ha gli strumenti per fare informazione, “per la prima volta i giornalisti hanno abdicato al ruolo che avevano avuto per secoli, quello di essere gli unici gestori e mediatori delle informazioni, i doganieri che al passaggio delle notizie decidevano quali di queste dovevano passare la frontiera che le separava dal pubblico e quali no”46. 2.2 I rischi del giornalismo partecipativo Trovare dei vantaggi nel giornalismo partecipativo è molto semplice, basti pensare che in qualunque parte del mondo e in qualsiasi momento ci può essere un reporter diffuso. Molti dei video che hanno documentato il momento in cui due aerei si sono schiantati contro le Twin Tower di New York l’11 settembre del 2001 li dobbiamo a semplici cittadini che in quel momento si trovavano in quel luogo e hanno potuto filmare lo schianto, lo stesso vale per le immagini del terribile tsunami che ha colpito il sud-est asiatico il 26 dicembre del 2004 e per quelle delle rivolte nelle banlieu francesi nel 2005. Se vogliamo arrivare ai giorni nostri come non citare i video e le 46

Vittorio Sabadin, L’ultima copia del New York Times, Donzelli, Roma 2007, p. 88.

40


immagini delle devastazioni in seguito al terremoto che ha colpito l’Abruzzo nell’aprile del 2009. Quelli proposti sono esempi che rendono evidenti i pregi del giornalismo partecipativo sul Web: la pluralità, la libertà e la democraticità dell’informazione. A tutti questi pregi seguono, inevitabilmente, dei rischi e tra questi il più serio riguarda l’attendibilità delle informazioni. Chi garantisce sulla veridicità e sulla qualità di una notizia sul Web? Quando ci si informa su Internet il rischio di imbattersi in una notizia falsa o tendenziosa e molto alto e per questo si deve sempre tentare di verificarne la fonte. Ci sono siti e giornali che godono di autorevolezza, ma non per tutti i siti è così. Quando poi, ci si riferisce al giornalismo partecipativo il rischio è sempre dietro l’angolo, a titolo esemplificativo torniamo al terremoto in Abruzzo dell’aprile del 2009. Nei giorni successivi al sisma il sito Corriere.it ha invitato i lettori a scrivere le proprie testimonianze e a mandare le proprie foto che sono state pubblicate sulla home page. L’esperimento del Corriere durò poche ore perchè un lettore inviò una foto di un precedente sisma in Turchia spacciandola per un’immagine del terremoto che ha colpito la provincia de L’Aquila. La redazione si accorse dell’errore solo perchè l’utente in questione si vantava sul suo blog di “averla fatta” al Corriere. Giorni dopo Marco Pratellesi, responsabile di Corriere.it, scrive sul suo Mediablog: “Ora noi abbiamo sbagliato a pubblicare la foto. Però il giornalismo partecipativo, che la Rete tanto promuove e che noi proviamo ad applicare, è fatto anche dalla serietà e dall’impegno dei lettori. Se vogliamo migliorare la qualità dell’informazione in Italia dobbiamo impegnarci tutti, noi giornalisti e voi lettori. Nella nostra professione l’errore è comunque sempre in agguato. Non c’è bisogno di dargli una spinta. Viene da sé, purtroppo, nonostante il nostro

41


impegno47”. Questo errore dimostra che ci sono molti rischi e si deve sempre stare attenti. Però aldilà di errori e scherzi di cattivo gusto il giornalismo partecipativo è una risorsa e per tanto deve essere incentivata.

Non ci sono valide ragioni per non puntare sulle

potenzialità di questo strumento che può dare al giornalismo quell’impulso tale da migliorarne la qualità e la quantità delle informazioni. 2.3 Undici gradi di coinvolgimento del lettore Abbiamo detto che il giornalismo partecipativo è un modo di fare informazione che vede la partecipazione attiva dei cittadini, però non bastano così poche righe per definire un fenomeno tanto vasto. Già riguardo al nome esistono numerose varianti (citizen journalism, personal journalism, giornalismo collaborativo etc.), ma le maggiori differenze si riscontrano sul grado di coinvolgimento del lettore. Proporre un argomento, commentare un articolo o scriverne uno, sono tre azioni che rientrano nella grande categoria di questo tipo di giornalismo, però è ovvio che sono tre azioni diverse e implicano diversi gradi di coinvolgimento da parte del lettore. A fare chiarezza ci ha pensato Steve Outing, pioniere del giornalismo partecipativo e autore del saggio Newspapers and New Media, che ha proposto undici livelli per classificare il giornalismo partecipativo. Al primo livello, quello più semplice c’è la possibilità di pubblicare commenti. L’utente potrà commentare, criticare, rettificare quello che viene pubblicato dai giornalisti commentando il loro lavoro. Al livello successivo troviamo 47

Marco Pratellesi, Terremoto, informazione e citizen journalism, Mediablog, Aprile 2009, reperibile all’URL: <http://mediablog.corriere.it/2009/04/terremoto_informazione_e_citiz.html>.

42


il cittadino-reporter. È il caso di alcuni siti che danno la possibilità di aggiungere informazioni e testimonianze legate all’articolo in un apposito box che raccoglie testo, immagini o video. Con la partecipazione open-source si comincia a fare sul serio e il rapporto tra giornalista e lettore si fa più stretto. Il primo annuncia ai suoi lettori su cosa sta lavorando e chiede suggerimenti e aiuti nella ricerca delle informazioni, oppure annuncia un’intervista e i lettori propongono le domande. Ci sono giornali che hanno creato una houseblog (casa dei blog) sul loro sito, invitando i lettori a scrivere un proprio blog. I contenuti più interessanti diventeranno articoli in un’apposito spazio sul sito. Altri giornali sul Web hanno invece creato una newsroom (sala stampa) aperta e trasparente. In questo modo i lettori potranno conoscere il lavoro della redazione e verranno invitati a commentare o criticare le scelte editoriali. Al sesto livello Steve Outing pone il giornale partecipativo in edizione controllata, un giornale creato da un editore che pubblica solo articoli provenienti dai propri lettori. Di solito questi giornali sono dedicati alle cronache locali con i cittadini che fungono da reporter e producono i contenuti che però verranno filtrati dal comitato di redazione. A seguire troviamo il giornale partecipativo in edizione non controllata, molto simile al giornale descritto prima con in più un’importante variante di fondo, i contenuti non sono mediati, ciò che i lettori scrivono andrà pubblicato. Questi due ultimi esempi possono poi passare alla carta, infatti, dal Web alla edicola è il passo successivo. In questo caso i contenuti prodotti su dei giornali partecipativi on line possono passare alla carta stampata spesso come allegato di giornali più noti. Continuando, al nono livello troviamo un ibrido: professionisti e citizens journalists insieme, in questo modo si crea un organo di

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informazione che unisce la professionalità dei primi ai contenuti dei secondi. Secondo Outing, il miglior prodotto di questo genere è Ohmynews, giornale on line in cui la maggior parte dei contenuti è prodotta dai lettori reporter che vengono coordinati da un gruppo di professionisti. Al penultimo livello troviamo l’unione tra giornalismo partecipativo e professionale. Il giornalista professionista lavora fianco a finaco con i cittadini. È il caso di alcuni reportage della trasmissione televisiva, in onda su Rai 3, Report in cui il giornalista viene guidato nella redazione del servizio da uno o più cittadini. Alla fine di questa classificazione del giornalismo partecipativo troviamo il giornalismo Wiki48. In questo tipo di giornale chiunque può scrivere e postare un articolo che potrà in seguito essere modificato, completato e corretto da un altro utente. In teoria questa tecnica dovrebbe portare alla produzione di notizie credibili ed equilibrate49. 2.4 Alcuni esempi di siti di citizen journalism Negli ultimi anni sono tanti i siti di giornalismo partecipativo che sono nati e che tutti i giorni informano sui fatti che diventano notizia anche sui quotidiani tradizionali, e soprattutto, su quei fatti che nei media mainstream non trovano spazio. Tra i più importanti e riusciti esempi di citizen jounalism c’è Ohmynews.com nato il 22 febbraio del 2000. Questo sito coreano è stato il primo ad aver deciso di mettere su un giornale costruito con i contributi dei lettori. Ohmynews retribuisce alcuni dei reporter diffusi che scrivono articoli per le sue pagine e solo 48

Il termine Wiki si riferisce ad un sito aperto i cui contenuti sono creati in collaborazione da tutti gli utenti che lo utilizzano. Ogni utente può apportare aggiunte, modificare o cancellare ciò che è stato scritto in precedenza. Lo scopo è quello di condividere la conoscenza in modo collaborativo. L’esempio più noto e completo è l’enciclopedia libera Wikipedia. 49 Steve Outing, The 11 layers of Citizen Journalism, Poynter Online, Jun 2005, reperibile all’URL: <http://www.poynter.org/content/content_view.asp?id=83126>.

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il 20% delle notizie è prodotto dalla redazione del giornale. L’iniziativa ha riscosso molto successo in Corea, tanto che oggi Ohmynews pubblica i propri contenuti anche in inglese e ha avviato una iniziativa simile in Giappone. Altra importante ed interessante iniziativa in questa direzione è Indymedia, rete che ha mosso i primi passi nel novembre del 1999 a supporto della protesta no-global e che dal 2002 ha moltiplicato i suoi nodi in tutto il mondo. Indymedia è famosa per i newswire che non sono altro che dei blog aperti su cui tutti possono pubblicare informazioni. Attraverso i newswire è l’utente a decidere il contenuto. Indymedia ha permesso la creazione di un vero e proprio mezzo di comunicazione di massa che si estende per tutto il globo. Indymedia è presente anche in Italia, ma non è l’unico esempio di questo genere nel nostro paese. Già da qualche hanno si stanno sperimentando forme di giornalismo partecipativo, ad esempio Openjournalist.com o il neo nato Ustation.it. Il primo è un network di giornalismo libero e interamente gratuito mentre Ustation, inaugurato il 22 maggio, è orientato ai video e raccoglie tutti i media universitari italiani dando la possibilità a chiunque di caricare i propri filmati o servizi.

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Fig.2 Home page di Indymedia Italia del 5 maggio 2009.

Fig.3 Home page di OhmyNews International del 5 maggio 2009.

Fig.4 Home page di Ustation del 5 maggio 2009

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Capitolo 3 L’INFORMAZIONE PERSONALIZZATA: IL DAILY ME 3.1 Selezionare è necessario: filtri e agenti Nessuno di noi è in grado di leggere, vedere o ascoltare tutto ciò che ogni giorno viene pubblicato su Internet e su altri media. Rischiamo quindi di avere tutto, ma niente che ci interessi realmente. Per fortuna, grazie al Web possiamo limitare questo rischio fino ad azzerarlo selezionando solo ciò che ci interessa. Selezionare significa restringere, spazzare via dal campo tutto ciò che riteniamo non interessante. Bisogna filtrare la comunicazione, e grazie agli strumenti offerti dal Web oggi è possibile farlo con semplicità. Quando navighiamo su un sito Internet che offre contenuti informativi possiamo effettuare una ricerca secondo delle parole chiave che restringono il campo di scelta. Possiamo navigare su siti specializzati che trattano un determinato tipo di informazione, o sentire radio che trasmettono solo un tipo di musica. E ancora, esistono siti che ci permettono attraverso la registrazione delle nostre preferenze, di ricevere solo i contenuti che desideriamo, filtra le notizie per noi attraverso ciò che ci interessa di più. Il filtro potrà essere impostato su esigenze e preferenze personalizzate o potrebbe anche essere un filtro collaborativo (collaborative filtering). Questo genere di filtri hanno come fine quello di anticipare i desideri degli utenti, basandosi sulle affinità con altri utenti che hanno usufruito dello stesso servizio. Un esempio è Last.fm50, un’ibrido tra una radio on line e un social 50

Last.fm è una radio su internet e anche un social network, nato nell’agosto del 2005. Il sistema costruisce un dettagliato profilo per ogni utente, includendo i suoi gusti musicali. Attraverso i dati raccolti Last.fm riesce a consigliare la musica affine ai gusti di ogni utente.

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network, che registra tutti gli ascolti degli utenti (autore, canzone, album, ecc) tracciandone i profili e individuandone i gusti. Sulla base di questi dati quando un utente ascolterà una data canzone, il programma sarà in grado di dire quali altre canzoni potrebbero piacergli in base a ciò che è piaciuto agli utenti con gusti simili. Ad un livello superiore c’è l’agente intelligente. Siamo abituati a pensare all’agente come una persona che ci può aiutare perchè ne ha le competenze e ci conosce, si tratta ora di pensare ad agenti computerizzati, a programmi in grado di imparare a conoscere le persone con i loro gusti e le loro esigenze. Gli agenti intelligenti sono software invisibili, che registrano i nostri comportamenti, i nostri programmi televisivi preferiti, gli articoli che leggiamo e imparano a conoscerci sempre meglio affinchè possano suggerire ciò che l’utente ha più probabilità di volere. Gli agenti intelligenti sono ancora degli esperimenti, ma ci sono buone ragioni per pensare che presto dei software sapranno monitorare le nostre abitudini tanto da prevedere ciò che desideriamo in un dato momento. Che siano filtri o che siano agenti potremo sempre più essere selettivi nello scegliere quello che vogliamo leggere, vedere o ascoltare. “Il mercato delle notizie, dell’intrattenimento

e

dell’informazione

è

stato

finalmente

perfezionato. I consumatori sono in grado di vedere esattamente ciò che vogliono. Quando il potere di filtrare diventa illimitato, le persone possono decidere, in anticipo e con assoluta accuratezza, ciò che troveranno o non troveranno. Possono creare qualcosa di molto simile a un universo di comunicazioni di loro scelta51”.

3.2 L’informazione su misura 51

Cass Sunstein, Republic.com, op. cit, p. 21.

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Abbiamo già detto che negli ultimi anni l’informazione sul Web è stata protagonista di un’imponente crescita quantitativa come mai si era registrata nella storia e che alla luce di questa crescita è necessario filtrarla per evitare l’overload informativo. La tecnologia oggi ci permette di leggere, vedere, sentire solo quello che vogliamo, escludendo il non desiderato, il superfluo. Le televisioni, le riviste, i giornali così come li conosciamo appartengono al passato. Sicuramente non saranno così quelli del futuro. Lo sviluppo tecnologico, Internet e la digitalizzazione hanno permesso ai nuovi media di acquisire una particolarità che nessun media in precedenza aveva mai avuto: la possibilità di creare dei contenuti su misura per singolo utente. Questa accresciuta capacità di personalizzazione ha cambiato

i

media

trasformandoli

da

media

one-to-many

(comunicazione o trasmissione da un mittente a tanti riceventi ) a media one-to-one (comunicazione o trasmissione da un mittente ad un singolo ricevente). I giornali possono essere personalizzati e prodotti per un singolo utente che troverà nel proprio giornale solo ciò che ha in precedenza chiesto. L’utente in questo modo potrà personalizzare i propri percorsi informativi, o ancora meglio personalizzare un intero quotidiano secondo le proprie esigenze, plasmato sui propri interessi. I primi studi in merito alla personalizzazione delle esperienze informative erano rivolti verso i Search Engines, motori di ricerca specializzati nella ricerca di notizie attraverso l’utilizzo di parole chiave, simili al servizio Google News52. L’evoluzione tecnologica portò, poi, a pensare testate personali, a giornali “fai da te”. Risale agli 52

Google News è un sito di notizie generato automaticamente. Raccoglie articoli di notizie da oltre 250 fonti di informazione in lingua italiana provenienti da tutto il mondo e raggruppa articoli dal contenuto simile, visualizzandoli in base all'interesse personale di ogni lettore.

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anni settanta l’idea di Nicholas Negroponte, che fino al 2000 è stato a capo del News in the Future (forum permanente che studia le possibilità del giornalismo personalizzato), di un Daily Me, cioè un quotidiano giornaliero prodotto per ogni singolo utente. I primi esempi di questo genere risalgono agli anni novanta quando comparvero: FishWrap, Crayon.net, il Personal Journal del Financial Times, il Cnn Custom News e anni dopo DailyMe. Con un giornale su misura non saremo più costretti a sorbirci notizie, immagini che non desideriamo. Senza difficoltà saremo in grado di filtrare, di vedere e sentire solo quello che vorremo. Come afferma Nicholas Negroponte: “invece di leggere ciò che altre persone ritengono meritevole di essere stampato, magari con particolare evidenza, grazie alla tecnica digitale cambierà il modello di selezione delle notizie, i vostri interessi avranno un ruolo più importante, e il giornale non verrà confezionato secondo i gusti di massa. Questo tipo di giornale viene stampato in un’unica copia” 53. Dopo Negroponte il News in the future è stato diretto da Walter Bender, ideatore del Doppelgänger, un programma che segue l'utente come un'ombra durante le sue attività e le trasmette al giornale personale. Per Bender: “il futuro dipende da quanto si ritiene che si debba affinare la personalizzazione. C'è la personalizzazione che arriva fino a ciascun individuo in ogni singolo momento, e c'è quella relativa a una particolare comunità. E in caso di comunità bisogna vedere se si tratta di una comunità fisica o di una comunità di interessi. Ci sono moltissimi livelli possibili di libertà. Ciascuno di noi vive in comunità, e questa comunità detta, in larga misura, le cose a cui ci interessiamo. È questa interazione con i nostri simili, i nostri colleghi, i nostri amici e la nostra famiglia, che forgia in gran parte i 53

Nicholas Negroponte, Essere digitali, op. cit, p.159.

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nostri interessi. Quindi, se si riesce a cogliere questo elemento in qualche modo, si può incominciare a utilizzarlo come un altro meccanismo di personalizzazione. Ma c’è una cosa che resta importante nonostante tutto quel che si è detto, ed è l'elemento umano, l'editore, il redattore. Il giudizio umano resta importantissimo, e forse non c’è singolo esempio di giornalismo per il quale si possa dire che l'elemento umano è stato abbandonato. Tutti questi servizi on line, che consentano di interrogare esplicitamente o che forniscano direttamente le informazioni ricavate implicitamente, dipendono dal giudizio di professionisti dell'informazione. Oggi come oggi pago un dollaro e cinquanta per il New York Times, tutti i giorni, e pago perché mi interessa appunto il loro giudizio, il loro lavoro, i loro criteri, la loro selezione”54. 3.3 Daily me fa rima con frammentazione e isolamento? Secondo alcuni l’informazione su misura potrebbe provocare una serie di problemi che se non affrontati subito e con i giusti strumenti potrebbero radicalizzarsi. Lo sviluppo tecnologico legato alla personalizzazione potrebbe portare ad un decremento delle interazioni involontarie con altri soggetti o contenuti. Il rischio è quello di incoraggiare alla restrizione dei propri orizzonti, fossilizzandosi sui gusti acquisiti senza provare ad interessarsi a cose nuove. In sostanza le critiche al modello dell’informazione su misura nascono dal fatto che se leggeremo solo ciò che vogliamo, se non incontreremo sulla nostra strade notizie inaspettate rimarremo chiusi e arroccati sulle 54

Giancarlo Bosetti, Ecco il giornale personalizzato, intervista a Walter Bender, Boiler, reperibile all’URL: <http://www.internewsletter.com/profonline/index.php?id_art=74>.

51


nostre posizioni senza possibilità alcuna di conoscere voci e posizioni diverse, rischiando una diminuzione delle esperienze condivise. “Supponete, ad esempio, che le persone con un certo credo politico si ritrovassero a conoscere sempre più autori della loro stessa opinione, e che in tal modo in essi rafforzassero i giudizi già formulati, soltanto in forza del fatto che la maggior parte di ciò che sono incoraggiati a leggere dice la medesima cosa55”. L’isolamento, la radicalizzazione delle proprie idee potrebbe portare a fenomeni di frammentazione sociale. C’è preoccupazione anche perchè si pensa che la personalizzazione dell’informazione possa far compiere scelte che generino poca informazione socialmente utile. Un sistema di informazione con degli intermediari di interesse generale garantisce buona diffusione all’informazione socialmente utile ed evita l’autoisolamento perchè favorisce il contatto con diversi punti di vista grazie all’esposizione ad informazioni non scelte a priori. Bisogna tenere in mente che nel mondo reale siamo costretti a confrontarci con le diversità, mentre nel mondo virtuale questo non è scontato e si può decidere di evitare le differenze a favore di una maggiore omogeneità con le nostre idee. Insomma, l’esposizione costante ad un solo tipo di idee può comportare dei rischi per la comunità, rischi che possono essere evitati se si agisce contro la possibilità di frammentazione e autoisolamento.

I

problemi

che

possono

derivare

da

una

personalizzazione del percorso informativo sono reali ma sono eliminabili, bisogna assicurarsi che ciascuno di noi segua una più ampia serie di voci possibili, voci che riportino una grande varietà di argomenti e opinioni. Non c’è motivo per rifiutare un computer che funga da agente, un filtro o un giornale personalizzato. Come non 55

Cass Sunstein, Republic.com, op. cit, pp. 41-42.

52


esiste ragione per eliminare i redattori umani, il loro lavoro e i loro articoli di commento. Si può ottenere tanto da entrambi, se si ha fame di informazione, se si ha voglia di conoscere si potrà avere ciò che preferiamo e anche di più. 3.4 Soluzioni e regolamentazione Spesso la parola regolamentazione quando viene utilizzata per regolare e riorganizzare qualche servizio di Internet fa paura perchè sembra un modo istituzionale di limitare le libertà. Il problema non è mai la regolamentazione, ma il tipo, il come viene applicata. Nel nostro caso la regolamentazione e solo un modo per fissare delle norme che limitino i problemi di frammentazione e isolamento di idee che potrebbe nascere in seguito ad un modo di informarsi personalizzato. Da queste preoccupazioni nasce il bisogno di pensare ad una riforma che preveda la necessità di favorire l’esposizione a informazioni, argomenti e posizioni che le persone non avrebbero scelto prioritariamente. È necessaria una sufficiente esposizione per produrre un certo grado di comprensione e curiosità. Bisogna tutelare il valore delle esperienze condivise dalla comunità esponendo i cittadini a una vasta gamma di posizioni di principio e politiche 56. La tecnologia, attualmente, ci permette di poter accedere ad un numero di informazioni, argomenti e posizioni come mai prima era accaduto, si tratta quindi di favorire l’incontro degli utenti con questa grande varietà di contenuti. Possiamo dire che bisogna educare l’utente ad usare la tecnologia per accrescere il sapere e non per radicalizzarlo su posizioni e conoscenze acquisite. Sappiamo che è difficile far 56

Cass Sunstein, Republic.com, op. cit, p.181.

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ascoltare ai cittadini le opinioni che non condividono ma ci sono dei modi per superare queste difficoltà attraverso siti di discussione, autoregolamentazione volontaria, finanziamenti pubblici e regole must carry. 3.4.1 Siti di discussione È molto importante sostenere siti di discussione e confronto pubblico, promuovendone l’utilizzo affinchè si garantisca uno scambio tra soggetti con opinioni e visioni diverse. Bisogna fare in modo che questi siti acquistino popolarità e sempre più utenti interagiscano al loro interno. Questo genere di siti, che molto spesso sono chiamati più semplicemente forum, riescono a creare un senso di comunità, anche se solo virtuale, in cui gli utenti, soprattutto quelli abituali, si ritrovano. La maggior parte dei forum richiedono la registrazione dell' utente per poter scrivere i propri messaggi, solo in rari casi anche per poterli leggere. In ogni sito di discussione sono presenti degli amministratori che devono gestire il forum e per questo hanno la facoltà di modificare o non approvare determinati messaggi e se è necessario anche eliminare degli utenti che hanno violato le regole. I governi potrebbero intervenire a supporto dei siti di discussione, magari cercando di far crescere la consapevolezza dell’importanza di un confronto tra cittadini con idee diverse. Se questa consapevolezza crescerà i siti di discussione cresceranno e acquisiranno popolarità. Questo ci fa capire che potrebbe essere solo un bene se nascessero sempre più siti di discussioni, e se soprattutto ricevessero molti accessi e commenti. Sono in molti a sostenere che questo genere di siti tenda a far crescere l’attitudine verso il ragionamento e la

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comprensione di temi e opinioni diverse. Attualmente sul Web sono presenti tantissimi forum, gran parte dei giornali on line ne hanno uno, tra questi, ad esempio, La Stampa. Esistono anche altri siti che non sono legati a giornali on line e che quindi non hanno come obiettivo quello di fare informazione ma piuttosto diventare un luogo di discussione e confronto. Interessanti anche le piattaforme come forumfree.net57 sito nato nel 2002 che offre ad ogni utente la possibilità di creare e amministrare un proprio forum. 3.4.2 Auto-regolamentazione volontaria L’auto-regolamentazione è una sorta di codice di condotta condiviso da più siti per garantire agli utenti una più ampia gamma possibile di punti di vista su notizie e argomenti di interessi generale. Si genera così un processo virtuoso che evita che i lettori incontrino solo una versione dei fatti. Alla base dell’idea dell’auto-regolamentazione c’è la consapevolezza che la competizione senza regole tra produttori di informazione può danneggiare il pubblico. Tutti, infatti, sono interessati a catturare l’attenzione dei lettori, se lo si fa in maniera spregiudicata si enfatizzeranno solo gli aspetti scandalistici e sensazionalistici dell’informazione a scapito dell’attenzione verso i fatti importanti e verso il loro approfondimento. Un accordo condiviso tra chi fa informazione può allentare questa competizione sfrenata a favore di un nuovo codice che li spinga a trattare in modo serio e approfondito le questioni di grande rilevanza sociale, evitando scorciatoie sensazionalistiche e mettendo insieme diverse opinioni. In 57

Forumfree.net è la più grande comunità di forum, conta oltre 4.000.000 di utenti registrati e più di 300.000.000 messaggi inviati. Attraverso questo sito è possibile creare un proprio forum e interagire nei forum già attivi. Reperibiele all’URL: <http://www.forumfree.net/>.

55


altre occasioni l’auto-regolamentazione ha prodotto effetti positivi, per esempio, per tenere al riparo i bambini da contenuti non adatti a loro. La stessa cosa si potrebbe fare per garantire e incentivare l’attenzione su argomenti di interesse generale. 3.4.3 Finanziamento pubblico Il modello di finanziamenti pubblici come quelli che in passato sono stati applicati per le radio e le televisioni può anche essere applicato al Web. Andrew Shapiro, intellettuale americano ed esponente della net generation, suggerisce un sito patrocinato dal Governo e dedicato alla discussione di argomenti importanti strettamente legati all’attualità. Il collegamento al sito dovrebbe comparire sempre sui nostri computer attraverso un’icona piccola e discreta. Sceglieremo liberamente se cliccare su questa icona oppure no. Il sito dovrebbe essere un’arena molto ricca di informazioni e di opinione che si affiancherebbe al nostro giornale creato su misura. 3.4.4 Le regole di must carry e i link Le regole di must carry o regole di diritti d’accesso riguardano quei luoghi che devono essere aperti all’espressione e servono a regolarne e garantirne l’accesso. Spesso queste regole riguardano parchi, piazze o strade, ma possono essere applicate alla piazza virtuale che è il Web? Si, se si fa in modo che il pubblico abbia accesso ad una molteplicità di fonti di informazione. Lo strumento adatto per questo genere di azione sono i link. I link se usati in maniera intelligente possono aumentare la quantità di informazione e diminuire i rischi di

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frammentazione. Alcuni siti di informazione potrebbero offire dei link ad altri siti, soprattutto se presentano punti di vista differenti. Su Internet il must and carry dovrebbe agire dove non si presentano iniziative

di

auto-regolamentazione,

obbligando

chi

informazioni caratterizzate da una determinata visione

propone ad offrire

l’accesso a siti che garantiscono punti di vista diversi. I siti con un particolare orientamento o il nostro sito con l’informazione personalizzata dovrebbe prevedere dei link a siti differenti per invitarci a visionare gli stessi fatti affrontati in maniera diversa. Questa sollecitazione eviterebbe l’isolamento, perchè renderebbe consapevoli dell’esistenza di informazioni e punti di vista diversi. 3.5 Da FishWrap a DailyMe. Un po’ di storia dei giornali personalizzati FishWrap è il primo giornale personalizzato comparso sulla Rete. Pensato dal Media Lab del Mit, che in questo campo è stato pioniere, grazie ad un progetto lanciato nel 1993 “News in the future”. Dietro FishWrap c’è la mente di Pascal Cesnais che con il suo gruppo di studio ha pensato ad un giornale personalizzato che riuscisse ad autoorganizzarsi. Il loro intento era quello di produrre un giornale che fosse tanti giornali messi insieme, tanti quanti sono gli utenti che lo leggono. L’informazione doveva essere individuale e sempre fresca (per questo fishWrap “cartoccio di pesce” riferito ad un modo di dire del giornalismo americano, la notizia deve essere fresca come il pesce). FishWrap attraverso una egocentric window (una pagina deidicata all’utente) memorizza i dati del lettore e registra le sue preferenze creando così un giornale di interesse per l’individuo,

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selezionando le notizie che ha chiesto e quelle che possono interessarlo per area geografica o cultura 58. Tutto questo si materializzava in un My Daily un quotidiano prodotto in base alle notizie legate all’ ambiente dell’utente per cultura o area geografica, e un Daily Me creato partendo dalle preferenze esplicite del lettore e non legato a nessun dato geografico o culturale. FishWrap inizialmente non era pubblico successivamente il servizio è stato integrato al sito www.sfgate.com, la pagina che raccoglie le notizie dei due quotidiani di San Francisco: The Chronicle e The Examiner. FishWrap è stato seguito da Crayon.net. Crayon è l’acronimo di CReAte Your Own Newspaper (crea il tuo giornale) creato da due ricercatori americani, Dave Maher e Jeff Boulter. Crayon è un paper builder, cioè un sito che viene costruito dall’utente scegliendo i contenuti informativi in base alle proprie preferenze. Dopo la registrazione si comincia a “costruire” il giornale, dal nome al numero di articoli sulla home page, passando per il colore. Infine, dopo aver scelto le fonti delle notizie (siti nazionali, locali o esteri) il quotidiano viene assemblato pescando le notizie dai quotidiani selezionati. La struttura creata può essere modificata in ogni momento, scegliendo link, aggiungendo moduli e altro ancora. Il proprio sito informativo è semplice da creare e costantemente aggiornato59. Il sito, purtroppo, non ha un’interfaccia grafica molto curata e non permette di selezionare gli argomenti ma solo le fonti. Anche il Wall Street Journal ha fatto il suo ingresso nel mondo dei giornali su misura con il Personal Journal. Attraverso un modulo da riempire con frasi, parole chiave, titoli e altre specifiche è possibile 58

Christopher Harper, The Daily me, Ajr, April 1997, reperibile all’URL: <http://www.ajr.org/Article.asp?id=268>. 59 Enrico Pulcini, Dopo Internet, Castelvecchi, Roma 1999, pp. 64 – 65.

58


ricevere ogni giorno il proprio profilo di lettura. Il quotidiano economico mette a disposizione dei suoi lettori anche il Personal Portfolio una rubrica aggiornata constantemente con i titoli azionari scelti dall’utente. Tutti questi servizi non sono però gratuiti, infatti, come per il Wall Street Journal deve essere prima sottoscritto un abbonamento. Un’altro importante gruppo ha investito in questo campo, anche la Cnn ha voluto testare le potenzialità delle customized news. Cnn Interactive ha lanciato il servizio Cnn Customized News, un giornale personalizzabile che negli anni novanta era tra i migliori. Negli hanni il sito è cambiato, la Cnn avvalendosi della collaborazione di Aol e Netscaper ha creato, per i suoi lettori, una pagina informativa completa e altamente personalizzabile che non è proprio un giornale ma piuttosto una home page personalizzata in cui gli utenti potranno decidere quali contenuti inserire, tra questi anche le news60. Lo stesso servizio viene offerto anche da Yahoo, attraverso My yahoo e da Google con il suo I Google. La svolta, nel campo del giornale personalizzato, è arrivata nel 2005, quando Eduardo Hauser, un imprenditore della Florida, fondò la “Daily Me Inc” e produsse una piattaforma per creare dei giornali personalizzati. Era nato “DailyMe”. Dailyme.com è l’indirizzo del primo vero e proprio quotidiano personalizzato per ogni singolo lettore, plasmato sui suoi gusti, modellato in base alle loro scelte. Il quotidiano personalizzato è molto semplice da creare, basta collegarsi sul sito, registrarsi e procedere nell’editing, cioè nella scelta delle categorie di notizie (world news, U.S. news, technology, sport ecc.) per ogni categoria è possibile scegliere delle specifiche sotto categorie e delle parole chiave. Una volta selezionati i contenuti ogni giorno il vostro giornale sarà come 60

Ibid., pp. 66–67.

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voi lo volete. Potrete scegliere l’ora di pubblicazione e il mezzo, deciderete se leggerlo sulla pagina del sito, via mail, sul cellulare o in formato PDF pronto per essere stampato e letto come un tradizionale quotidiano, però con notizie su misura61. 3.6 DailyMe.com: the leader in personalized news Come si può leggere dalla sezione about us (su di noi) “DailyMe sta cambiando il modo in cui le notizie vengono lette e riportate. Con la sua esperienza nel campo delle notizie personalizzate soddisfa le esigenze del consumatore contemporaneo, combinando il meglio del giornalismo, della tecnologia, e della comunità”. Abbiamo già detto che questo giornale rappresenta la più interessante iniziativa nel parnorama dell’informazione personalizzata. Il sito è gestito da esperti nel campo dell’informazione, dei media e della tecnologia che si occupano di programmazione Web, personalizzazione e sviluppo del sito. Conta tra i collaboratori anche esperti di imprese come: Aol, Yahoo, BBC, Dowjones e The Wall Street Journal. DailyMe permette agli utenti di fruire di contenuti tratti dalle più importanti fonti giornalistiche di tutto il mondo, oltre 500, tra cui: The Washington Post, Associated Press, Reuters e Chicago Tribune. Gli utenti possono leggere, condividere e commentare articoli in un’unica pagina, nel loro giornale su misura. Ogni articolo è corredato da altri link ad articoli simili o della stessa categoria, in più in tutte le pagine a destra sono presenti dei box -More news e Front page headlines- in cui sono presenti notizie che potrebbero interessarci o che riguardano i fatti più 61

Eduardo Hauser, The Official Blog of DailyMe, reperibile all’URL: <http://blogs.dailyme.com/eduardoh/index.php>.

60


iportanti della giornata. Eduardo Hauser, padre del sito DailyMe, ha spiegato che i link a fianco servono ad incoraggiare il lettore alla lettura e afferma: “non bisogna vedere la personalizzazione come la fine del percorso d’informazione. Noi la vediamo come il punto di partenza”. Hauser ritiene che sia ragionevole iniziare con le notizie che sono più vicine al nostro campo d’interesse, selezionate da diverse fonti, piuttosto che “le notizie scelte da qualcun altro che si basa su un pubblico indeterminato62”.

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Eduardo Hauser, “The Daily Me” is Neither New Nor Bad, The Huffinghton Post, April 2009, reperibile all’URL: <http://www.huffingtonpost.com/eduardo-hauser/the-daily-me-is-neithern_b_181922.html>.

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3.7 La struttura di DailyMe.com Il sito DailyMe.com ha una struttura molto semplice. La parte alta della home page, sotto le barre di navigazione, è dedicata alle tre notizie più importanti della giornata corredate da foto. Sotto disposti verticalmente tutti gli altri articoli in ordine di importanza. A destra oltre agli spazi per i banner pubblicitari anche il box more news e quello dei video. Il sito è diviso in quattro sezioni, Top News, My News, Daily We e Focus Pages. 3.7.1 Top News Questa sezione è dedicata alle notizie più importanti della giornata, selezionati dalla redazione del giornale. Appare come un classico giornale on line, con la notizia più importante in apertura e a scendere tutte le altre. Per ogni articolo viene citata la fonte da cui è tratto e può essere commentato e condiviso. Attraverso la barra di navigazione in alto è possibile leggere gli articoli in base alla categoria di appartenenza: World news, U.S. news, Politics, Health, Lifestyle, ecc. 3.7.2 My News Questa è la sezione dedicata all’informazione personalizzata. Qui gli utenti possono leggere gli articoli che sono stati pubblicati in base alle loro preferenze. Per poter usufruire di questo servizio l’utente si deve prima registrare al sito, dopo la registrazione potrà procedere alla “costruzione” del proprio giornale. La prima fase dell’editing riguarda la scelta dei contenuti (select content). Bisogna, innanzitutto, scegliere

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la categoria delle notizie (national news, world news, sport, travel, etc.), subito dopo procedere alla raffinazione delle categorie scelte. Se scegliamo di ricevere notizie dalla categoria “world news”, potremo decidere di ricevere notizie dal mondo in generale o notizie di una o più nazioni in particolare. Potremo anche decidere di ricevere degli articoli più specifici attraverso la scelta di alcune parole chiave. Tutto ciò ci permette di scegliere notizie dal mondo che riguardano l’Italia e che abbiano nel testo le parole: politica, destra, sinistra, cultura. Questa raffinazione può essere ripetuta per tutte le categorie. Proseguendo il sito ci chiederà se vogliamo selezionare le notizie di una o più fonti in particolare e se siamo interessati ad aggiungere una o più parole chiave così da ricevere qualsiasi articolo che le contenga.

Fig.5 Pagina di editing dei contenuti del sito DailyMe.com Legenda: 1.Choose between: sezione in cui è possibile selezionare le categorie, le fonti e le parole chiave. 2.Refine selection: sezione in cui si possono raffinare gli elementi scelti nella selezione precedente attraverso la selezione di sottocategorie e parole chiave. 3.Review your selections: sezione in cui si possono eliminare o spostare gli precedenza.

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elementi scelti in


Il passo successivo (set delivery) ci permette di scegliere come e quando ricevere il nostro DailyMe. Lo potremo leggere on line sul sito oppure ricevere via posta elettronica, come file PDF, come testo nel corpo della mail o come file di stampa che attraverso un software (da istallare sul nostro computer) azionerà la nostra stampante al momento richiesto e stamperà la copia del giornale per noi. In questa fase decideremo anche i giorni di consegna oltre che l’ora. Si può scegliere di ricevere più edizioni al giorno ad orari diversi.

Fig.6 Pagina delle impostazione di consegna del sito DailyMe.com

3.7.3 Daily We È la parte dedicata all’informazione socializzata. Le notizie pubblicate nel DailyWe derivano dalle scelte compiute dalla comunità di lettori del sito, gli articoli più letti, più commentati e i più votati appariranno in questa sezione. Il Daily We è diviso in tre parti: front page, most viewed e face-It. La sezione front page raccoglie gli articoli più letti insieme a quelli più votati. In most viewed troveremo solo gli articoli più letti nelle ultime ventiquattro ore o nell’ultima settimana. Infine,

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su face-It saranno presenti tutti gli articoli più votati attraverso la funzione face-It.

Fig.7 Finestra per la votazione con face-It

Questa funzione è molto interessante perchè introduce un nuovo modo per apprezzare gli articoli. Il face-It è uno strumento che consente agli utenti di esprimere il tasso di emozione contenuto nell’articolo. Oltre a commentare si potrà scegliere la dimensione emotiva di una notizia che potrà essere giudicata secondo sei categorie: furibondo, incredibile, importante, triste/tragica, incoraggiante e buffo/divertente. Ogni membro della comunità potrà dare il proprio voto all’articolo e di volta in volta potremo scegliere di visualizzare gli articoli anche in base alle emozioni che hanno suscitato. I lettori possono scegliere se visualizzare la maggior parte delle storie che hanno fatto indignare o sorridere nel corso del giorno o della settimana. In alternativa si può selezionare la più tragica. In questo modo la classificazione non si baserà solo sulla popolarità di una notizia ma anche sui sentimenti che suscita.

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3.7.4 Focus Pages Questa sezione si presenta scarna dal punto di vista grafico, infatti, all’interno sono presenti solo una una serie di link. “Focus DailyMe Pages” permette di approfondire la conoscenza su persone, aziende, organizzazioni e su altri argomenti di attualità. All’interno di quattro grandi

categorie,

newsmakers,

companies,

organizations

ed

entertainment, troviamo una lista di nomi che ci rimandano a notizie ad essi dedicati. Con molta probabilità in “newsmakers” troveremo il nome Barak Obama e il link ci riporterà ad una pagina di notizie a lui dedicate. 3.8 L’ultimo DailyMe DailyMe ha lanciato da poco (maggio 2009) una terza versione del prodotto più precisa nella selezione dei contenuti. Questa nuova versione si è resa necessaria perchè, come ammette Hauser, “il sito ha avuto meno di quanto ci aspettassimo” - circa 100.000 visitatori unici al mese e 25.000 iscritti che hanno compilato i profili. Questi numeri potranno essere presto aumentati attraverso un nuovo modello di personalizzazione. Hauser ritiene che la personalizzazione attraverso la creazione di profili è molto buona, infatti, ogni utente visualizza mediamente sette pagine per visita e trascorre 45 minuti al mese sul sito. Il problema è il numero degli utenti registrati. Non tutte le persone sono disposte a compilare i profili, quindi si è reso necessario un modello diverso per personalizzare ogni DailyMe. È stato lanciato nel mese di maggio un nuovo modo per raccogliere le preferenze. Il sito impara a conoscere i gusti degli utenti analizzando i contenuti,

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esaminando le immagini, gli articoli letti, i voti assegnati, registrando il tempo trascorso nelle varie categorie63. I lettori, in questo modo, riceveranno dei contenuti più pertinenti ai loro gusti in linea con le loro preferenze. Hauser, comunque, si ritiene felice del prodotto e della prospettiva tecnologica della sua creatura anche perchè fino a questo momento il sito non problemi di finanziamento mentre tutti i giornali mondiali registrano una flessione. Da questa base lancia una nuova sfida, vista la crisi del settore editoriale a causa del crollo degli introiti pubblicitari, Hauser crede che il DailyMe può contribuire nel difficile intento di superare questo momento di crisi e nel rilanciare il giornalismo on line64.

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Steve Smith, Personalization: It's Not Easy Being Me, Mediapost, April 2009, reperibile all’URL: <http://www.mediapost.com/publications/?fa=Articles.showArticle&art_aid=104368>. 64 Eduardo Hauser, “The Daily Me” Is Good News For Journalism, Mediapost, April 2009, reperibile all’URL: <http://www.mediapost.com/publications/? fa=Articles.showArticle&art_aid=104669>.

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Fig.8 Home page DailyMe.com del 10 maggio 2009

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Appendice Raffaele Barberio è un esperto in comunicazione. È stato direttore del Consorzio per l'Editoria Multimediale Elettronica ed Interattiva (CEMEI) ed è attualmente direttore di Key4Biz, portale italiano specializzato in Telecomunicazioni, Media ed Internet. Lo abbiamo intervistato. Nel 1997 per la prima volta fu Nicholas Negroponte a proporre l’idea di un quotidiano su misura, poi nel 2005 nacque Dailyme.com. Le custom news sono oggi una realtà, le trova una valida fonte di informazione? Non solo è valida, è ormai indispensabile. Offrire un prodotto informativo o culturale che sia unico per tutti si adatta ad alcuni canali ma non ad altri. Pensiamo al cinema, questo mezzo non può essere personalizzato. Io faccio un film, lo produco, lo metto sul mercato e il pubblico se vuole vederlo deve andare in sala oppure comperare un dvd. Quello del cinema è un modello che non è modificabile. Anche a un quotidiano si applica lo stesso modello, il quotidiano cartaceo non può essere personalizzato. Questi casi mostrano che chi produce un prodotto culturale o informativo produce un oggetto rigido. Dov’è che scatta la novita? Quando dalla rigidità del supporto fisico, la carta nel caso del giornale, si passa al virtuale. Quando si passa on line scattano i prodotti fatti su misura. Naturalmente perchè questo avvenga è necessario che chi fa il prodotto lo deve già produrre con l’idea che ciascuno può poi personalizzarlo. Devi pensare dall’inizio al fatto che quello che tu stai facendo deve poter essere mescolato in

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maniera diversa, è come avere una tavolozza di colore ognuno di noi crea le tinte di colore che piu gli piacciono. Tra i requisiti che questa tavolozza deve avere ci sono la varietà di colori e la facilità nel mischiarli? Naturalmente. Soprattutto perchè tante volte può accadere che la stessa persona preferisca un certo tipo di prodotto personalizzato in un momento, poi cambiano gli umori, gli interessi, il modo di veder le cose ed è qui che la facoltà di poter personalizzare permette anche alla stessa persona di considerare flessibile la propria scelta e quindi di modificarla nel corso del tempo in base alle proprie preferenza. Ma perchè questo possa avvenire, e può avvenire solo sul Web, è necessario che chi lo produce lo produca già con una grande ricchezza di opzioni che devono essere previste perchè se così non fosse l’utente finale non potrà scegliere ciò che gli interessa se non all’interno di un ristretto numero di scelte forzate. Quindi quanto piu ampia è la tavolozza dei colori e delle opzioni possibili, più facilmente scatterà il meccanismo del cosidetto My xyz per cui navighi e trovi il My site, il My portal, cioè la mia soluzione personalizzata in base a quello che voglio, mi occorre, mi interessa. L’informazione su misura è nata e si è diffusa grazie alle tecnologie digitali e al Web. La componente tecnlogica da sola però non basta, al fianco dell’Hi tech ci deve essere anche un grande impegno a favore dello sviluppo dell’Hi touch, della componente umana? Direi di si, se noi prescindiamo da questo vuol dire che non abbiamo capito nulla del processo tecnologico che stiamo vivendo. Quello che

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noi stiamo vivendo è un salto di civiltà, la civiltà non è guidata dagli ingegneri, è guidata dai filosofi, dagli umanisti. Al centro non c’è mai il bit al centro c’è sempre l’uomo. Se noi usciamo fuori da questa logica causeremo solo un processo di impoverimento. Il processo che noi viviamo deve essere a fortissimo tasso umano e quindi l’hi touch deve prevalere sull’hi tech. Negli ultimi anni non ci sono stati avanzamenti tecnici e tecnologici di rilievo, forse è 15 anni che non viene fuori nulla di nuovo. Quelle che crediamo nuove tecnologie sono solo un assemblaggio di diverse cose già esistenti. Nella sostanza è come quando si è davanti alle sette note musicali. Anche per Mozart erano sette, e pure per Beethoven, ma loro con sette note hanno creato la miglior musica. La combinazione delle note può dar luogo a moltissime soluzioni, Mozart o Beethoven non hanno inventato un sistema nuovo, non hanno inventato nuove note. Hanno “solo” creato un nuovo assemblaggio grazie alla creatività umana. Le note sono l’hi tech, il loro genio l’hi touch. Oggi è importante capire come queste nuove combinazioni fanno la differenza, bisogna capire cosa comportano, come cambiano il nostro vivere sociale perchè l’oggetto è proprio quello. La tecnologia puo cambiare, impoverire, migliorare o arricchire il nostro vivere sociale. Tutto dipende dall’ hi touch, dalla componente umana. L’esempio è dato dai social network. I social network hanno avuto un impatto importantissimo perchè stanno cambiando il modo con cui le persone prendono le misure l’uno dall’altro. C’è un modo diverso di gestire l’amicizia, i rapporti e anche le parentele. Questo è l’esempio che dimostra che l’applicazione di una tecnologia, in questo caso anche abbastanza semplice, ha un valore o meno proprio in base alla componente che è l’uomo a mettere dentro, al contenuto e al valore.

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Bisogna diffidare di coloro che parlano di tecnologia come se fosse un obiettivo. La tecnologia è una cosa complessa, costa un sacco di investimenti, di studi, di attenzioni e di conoscenza, ma è “solo” una chiave inglese che serve a cambiare la ruota, e la ruota si cambia perchè bisogna muoversi e andare verso una destinazione. Se crediamo che l’obiettivo sia quello di costruire chiavi inglesi abbiamo proprio sbagliato strada. Perchè in Italia non esiste una chiave inglese per montare e smontare un giornale affinchè sia creato per soddisfare le esigenze del lettore? Sono i lettori a non essere pronti o gli editori ad aver paura di investire su un nuovo modo di informare? Forse tutte e due le cose. Ma dobbiamo considerare che in Rete il sistema dei feed65 ti consente già di aggregare e filtrare le fonti di informazioni che piu interessano. Altri sistemi ti permettono di selezionare e aggregare le notizie relative al giorno o all’argomento. A volte coloro che hanno dei siti o dei portatli permettono di poter segmentare le fonti. Quello che reputo importante prima ancora che esista un sito come DailyMe è che cresca nel lettore sensibilità verso la scelta, cioè bisogna avere la consapevolezza di poter scegliere. Secondo me non c’è ancora una domanda del genere.

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I feed rss (o flussi RSS) permettono di ricevere un avviso quando un sito a cui siamo abbonati viene aggiornato. L' uso principale dei feed è legato alla possibilità di creare informazioni di qualsiasi tipo che un utente potrà vedere molto comodamente, con l'aiuto di un software apposito, sempre nella stessa finestra senza dover andare ogni volta nel sito principale.

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Secondo lei gli editori hanno interesse ad incentivare questa crescita di consapevolezza? Non crede che i grandi quotidiani potrebbero esserne disturbati? È vero anche questo. Un sistema del genere può andare contro le logiche di un sito di informazione perchè questi hanno un sistema di finanziamento quasi sempre basato sulla pubblicità e quindi hanno la necessità di avere molte pagine viste. Fornendo un servizio su misura si visiterebbero meno pagine perchè si troverebbe tutto e subito e questo rappresenterebbe una perdita economica. Penso al sito di Libero news dove per leggere un argomento che ti piace, passi per tre pagine diverse in modo che tu apra tre banner pubblicitari e poi finalmente arrivi all’articolo. Questo dimostra che arrivare dritti all’obiettivo sarebbe una perdita in termini economici. Per alcuni leggere solo ciò che vogliamo, ricevere solo l’informazione che ci interessa può rappresentare un rischio perchè può portare a fenomeni di frammentazione sociale e radicalizzazione delle idee, crede che queste preoccupazioni siano fondate? I rischi sono identici a quelli del passato, in cambio sono aumentate le opportunità. Il mondo è molto più flessibile, la gente cambia idea più facilmente perchè la distribuzione culturale e la diffusione dell’informazione sono talmente ampie che è inevitabile essere colpiti da informazioni che non avevamo preventivamente scelto. Io credo che non ci sia questo rischio di deriva, di impoverimento progressivo. Quando c’erano molti meno mezzi a disposizione il mondo cambiava lo stesso, le opinioni cambiavano, figuriamoci oggi.

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Ci troviamo in un momento in cui ascoltiamo tante voci e anche se sceglieremo informazione altamente personalizzata non potremo impedire di essere bersagliati da altre cose e magari a lungo andare questo comporterà delle modifiche o delle riconsiderazioni delle nostre stesse opinioni. È un meccanismo molto semplice, siamo circondati da tantissime informazioni, quindi quelle che scegliamo rimangono una piccola parte rispetto a quelle che comunque riescono in qualche modo a raggiungerti. Ha mai pensato di introdurre un sistema di personalizzazione nel suo Key4biz? Noi siamo un piccola realtà e non offriamo notizie su tutti gli argomenti, siamo specializzati in telecomunicazioni, media e Internet. Però il 3 giugno lanceremo una nostra WebTv. Voglio man mano aggregare una serie di risorse video da tutto il mondo. Io creerò il mio My Journal, nascerà da una scelta ragionata, fondata sull’esperienza e sulla competenza. Sarà una sorta di “the best of” che offrirò ai lettori. Quali potrebbero essere gli scenari futuri del giornalismo on line? Sappiamo che il giornalismo on line è diverso da quello stampato perchè gioca molto sulla velocità ed ha un requisito importantissimo che è la modificabilità. Lo puoi correggere perchè il giornale è pubblicato e non stampato. Si lavora molto sulla velocità, spesso velocità significa che tu pubblichi alle 10.30, e aggiorni alle 10.35, 10.42 e così via. Ed è importante pubblicare prima che lo faccia un altro, è una bella corsa. Se un altro ha già pubblicato una notizia, ti conviene prenderti una mezz’ora in più per mettere dentro un

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elemento di novità, oppure aspettare che succeda qualcosa di nuovo. È un meccanismo compilativo editoriale nuovo e molto diverso. Però il vero nodo da sciogliere in futuro riguarda il problema del finanziamento. Si deve capire l’informazione da chideve essere pagata, dall’utente o dalla pubblicità? La gratuità così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi non esisterà, anzi, il My journal sarà un obbligo in futuro perchè ci permetterà di spendere bene. Scelgo perchè pago e scelgo solo quello che voglio. Non c’è motivo di spendere per quello che non vuoi. Pagheremo un servizio su misura, e questo sarà un servizio di alta qualità.

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Conclusioni Il giornalismo sul Web ha attraversato negli ultimi 10 anni un periodo di grande fermento che ha portato una ventata di novità. I giornali hanno cambiato forma, accanto alla carta, sequenze di bit hanno fatto sì che i giornali passassero sulla Rete, che diventassero digitali e multimediali. Sul Web anche le forme sono cambiate, gli articoli sono diventati più leggeri ma anche più profondi, grazie ai link. Sono cambiati anche i “tempi” della notizia e si sono aperte le porte a forme di scrittura in cui i lettori collaborano alla selezione e alla costruzione delle notizie, è nato e si è diffuso il giornalismo partecipativo. Sul Web i giornali si sono moltiplicati, ogni giorno nascono nuove iniziative editoriali, tutto a vantaggio di una pluralità di fonti e una maggiore informazione. Però, come è facile immaginare nessuno di noi ha il tempo per leggere tutto ciò che ogni giorno viene pubblicato. Si è reso necessario filtrare le notizie affinchè ciascuno di noi trovi ciò che gli interessa. I filtri si sono evoluti così tanto che, a fianco dei giornali on line che in qualche modo ricalcavano lo stile dei giornali tradizionali, in America si sono diffusi i giornali personalizzati. L’informazione su misura pensata per la prima volta negli anni ’70 da Nicholas Negroponte ha prodotto una serie di iniziative editoriali, tra queste DailyMe.com. DailyMe è, attualmente, il migliore sito di informazione personalizzata sul Web. Completamente gratuito permette agli utenti di scegliere i contenuti degli articoli (attraverso selezione delle categorie, fonti e parole chiave) e di ricevere ogni giorno il proprio giornale su misura, anche con più edizioni giornaliere. Insieme alla crescita dell’informazione personalizzata sono anche cresciute le preoccupazioni per gli effetti che questa

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potrebbe avere sul pubblico. Secondo alcuni questo nuovo modo di fruire dell’informazione potrebbe provocare una serie di problemi che se non affrontati subito e con i giusti strumenti potrebbero radicalizzarsi. Le paure più grandi sono legate ai rischi di frammentazione e isolamento che possono derivare dal consumo di informazioni in linea con le nostre idee. Queste problematiche potrebbero portare a restringere i nostri orizzonti e a non interessarci ad opinioni diverse. Se sì radicalizzassero i nostri gusti, se ogni utente perdesse la curiosità e la voglia di conoscere argomenti e posizioni nuove rischieremmo di avere una società frammentata con gruppi polarizzati sulle proprie posizioni. Questi rischi possono essere combattuti attraverso una serie di misure volte all’esposizione degli utenti ad un numero di argomenti e posizioni diverse. Ci sono diversi modi per far sì che ciò accada, dall’incentivare la visita di siti di discussione, all’adozione di un codice di auto-regolamentazione che spinga i produttori di informazione ad applicare dei link agli articoli per offrire agli utenti una maggiore informazione. In più i governi potrebbero intervenire con finanziamenti pubblici per favorire la diffusione di informazione socialmente utile. Come consiglia Eduardo Hauser, creatore di DailyMe, non bisogna vedere l’informazione su misura come un punto di arrivo, ma come il punto di partenza del percorso informativo di ogni utente. Se riceveremo tutte le mattine il nostro giornale saremo interessati a leggerlo perchè è proprio come lo vogliamo. I link che troveremo in quel giornale ci daranno la possibilità di conoscere altre informazioni che non avevamo richiesto ma che comunque troveremo disponibili. Non ci sono valide ragioni per essere contro il giornale su misura, l’importante è prendere coscienza dei rischi e affrontarli per tempo e con la giusta

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regolamentazione. In aggiunta a tutto questo bisogna ricordare che DailyMe non offre al lettore solo il suo quotidiano su misura ma anche la sezione Top News, che raccoglie le notizie più importanti della giornata, proprio come qualunque altro quotidiano, e la sezione DailyWe che raccoglie le preferenze di tutta la comunità e in una sola pagina pubblica tutti gli articoli più letti, commentati e votati. Non bisogna dimenticare che l’innovazione tecnologica non è mai buona o cattiva in assoluto, si deve sempre tenere conto dell’uso che se ne fa. Come ci ricorda George Gilder, esperto di nuovi media, dobbiamo sempre stare molto attenti perchè “nella foga di preparare il nostro prelibato panino informativo secondo i propri gusti lisceremo la notizia del giorno, magari quella che annuncia la caduta di un asteroide sulla nostra testa e allora senza sapere quello che ci accadrà, perchè intenti a confezionare solo ciò che ci interessa al momento, non potremo evitare il disastro”.

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Giornali di bit e Daily me. Dalle notizie on line all’informazione su misura  

Questo studio, presentato come tesi di laurea nel 2009, indaga le possibilità di personalizzazione dell'informazione. Dopo una riflessione s...

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