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Savoia Briciole di verità

Il giornalino ufficiale del Liceo Scientifico di Pistoia “Amedeo di Savoia Duca d’Aosta”

ANNO 5 N° 1 OTTOBRE 2011

IN QUESTO NUMERO: ATTUALITA’     

V > c : impossibile.. fino ad ora (pag.2) Di questa protesta non s’ha da parlare (pag.3) Si salvi chi BOT (pag.3) Obnubilazione di un popolo (pag.4) Ciao Sergio! (pag.5)

NELLA SCUOLA      

Incontro con Yolande Mukagasana (pag.6) The pink side of science (pag.6) Utilità delle materie scolastiche (pag.7) Stage al Deutch museum (pag.8) Scambio italia-scozia (pag.9) Incontri federalisti (pag.10)

ELEZIONI   

Lista uno (pag.11) Lista due (pag.11) Lista tre (pag.12)

EVENTI  

La nuova pistoia (pag.13) Scorci di vita a Madrid (pag.14)

ARTE E DINTORNI   

Tutto quello che “sostiene Bollani” (pag.15) La pelle che abito (pag. 15) Oceano mare (pag.16)

SATIRA SATURA  

Incendio al seven apples (pag.17) Spinoza.it (pag. 18)

SPORT    

A Sic (pag. 19) Monopolio Vettel(pag.19) Un anno speciale (pag. 20) La beffa (pag.20)


ATTUALITA’ V > c : impossibile.. fino ad ora Povero Einstein... Sul serio, chi avrebbe mai potuto pensare che dopo oltre 60 anni di beata (o quasi... stringhe e affini sono sempre in agguato) supremazia della relatività, il bel sistema che funzionava così bene (a parte energie oscure varie) crollasse per colpa di una particella di massa tutto sommato trascurabile (tanto bassa che inizialmente si credeva fosse 0) e quasi nessuna interazione con la materia (capita che nessuno ti consideri quando sei più piccolo di un elettrone, hai carica neutra e vai molto veloce...): il malvagio neutrino. Eh, già.... Una fine davvero poco decorosa per la teoria più famosa del mondo, dato che l'esperimento CNGS (Cern Neutrino to Gran Sasso) non doveva nemmeno servire a misurare la velocità della sfuggente particella, che era supposta comportarsi come tutte le altre, ma soltanto la sua oscillazione da muonica a tauonica (due stati quantici) per spiegare la quantità apparentemente bassa di neutrini tau provenienti dal big bang; esperimento che peraltro è riuscito... Sarebbe quindi andato tutto bene, se non fosse stato che qualcuno, visto che al cern si erano presi la briga di misurare la distanza fra i due laboratori con un errore di 20 cm e il tempo con una precisione del nanosecondo, si era messo in testa di calcolare la velocità dei neutrini... Ottenendo così un valore che superava di 20 parti per milione (60 miliardesimi di secondo sul percorso cern-gran sasso) la velocità della luce nel vuoto. A quel punto secondo einstein le conseguenze sarebbero dovute essere alquanto divertenti: raggiungendo c, il volume del neutrino

si sarebbe dovuto ridurre ad un punto (che gran perdita per una particella più piccola di un elettrone...), il tempo per il simpatico fermione si sarebbe dovuto fermare (in ogni caso non credo che i neutrini abbiano grandi piani per il futuro... Al massimo un'oscillazione o due...) ma soprattutto la sua massa sarebbe dovuta diventare tendente ad infinito... Generando un bellissimo buco nero supermassivo che avrebbe divorato il sistema solare. Considerato che su ogni centimetro quadrato di un qualsiasi punto dell'universo passano miliardi di neutrini al minuto, dovrebbe esserci una folla di buchi neri con massa abnorme e volume 0 che si generano e collassano da tutte le parti... E diciamo che nessuno pensa che davvero le cose vadano così, anche solo per il fatto di essere ancora con i piedi per terra e non a cadere oltre l'orizzonte degli eventi di un maxi buco nero di passaggio. E quindi? Il povero Einstein finirà in soffitta insieme al vecchio Newton a meditare sui suoi errori? Io non credo. Proprio come le leggi di Newton, anche se inesatte, sono ancora usate per approssimare il comportamento di masse non troppo piccole a velocità non troppo grandi, la relatività potrà essere usata per approssimare bene fino a masse elettroniche e velocità prossime a quella della luce... Adesso non rimane che trovare una teoria che approssima la realtà ancora meglio della relatività, oppure il guasto in LHC o nel laboratorio del Gran Sasso che avrebbe prodotto il più grande falso allarme della storia della scienza. Andrea Carbone

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Di questa protesta non s’ha da parlare “Io domani vado a incatenarmi davanti a Montecitorio” Bene, ci siamo, è impazzito “Ma che dici, babbo?!” “Si, ormai ho deciso, vado!” Quella che doveva essere una tranquilla cena familiare comincia così e finisce con i figli che salutano il padre, tipo film americano quando il protagonista parte per il Vietnam…e in effetti la mattina seguente, mentre se ne sta su un pullman assieme a una trentina di altri baldi cinquantenni in direzione Roma, me lo immagino proprio così, con l’occhio lucido e lo sguardo verso casa, che si domanda se riuscirà mai a tornare in patria. Nel frattempo io, a casa, cerco di spiegare a mia sorella di otto anni perché il babbo aveva sentito l’impellente bisogno di andare ad allucchettarsi nella capitale, anche se temo di aver usato un po’ troppo spesso l’espressione “classe dirigenziale” perché lei possa aver capito qualcosa… Comunque, per farla breve, alle otto in punto la famiglia Mitidieri

è in trepidante attesa davanti al telegiornale, pronta ad ascoltare un Mentana sconvolto e, chissà, magari incatenato pure lui. Dopo cinque minuti la massima aspirazione è quella di un Mentana preoccupato e infine non si spera più neanche nel Mentana vagamente turbato. Fatto sta che, quando mio padre è tornato il giorno dopo, tutto fiero ed emozionato, confessando però un po’ imbarazzato che le catene erano di plastica, alla domanda “allora, cos’hanno detto di noi?!” ho dovuto rispondere che non avevano accennato a niente, nemmeno nel tg regionale lazio di un quarto all’una. Lui, in realtà, non si è meravigliato più di tanto, era tutto soddisfatto di aver fatto qualcosa per manifestare il suo scontento e, in effetti, è possibile che l’incatenamento di uno sparuto gruppo di senior non sia proprio una notizia da prima pagina..ma allora, chissà quante sono le piccole contestazioni dal basso che non si ritengono degne di nota e di cui non sappiamo niente! Non

so a voi ma a me sono sorti spontaneamente alcuni interrogativi, pensando ad un mondo nascosto di persone che si incatenano e sbraitano in piazza, e si affannano per farsi sentire mentre di loro nessuno vuole parlare! Certo è che dopo essersi fatti il culo a lavoro o essersi consumati gli occhi sui libri o aver stirato panni tutto il giorno, chiunque, sedendosi infine sull’agognato divano, preferirebbe trovarsi davanti Fabrizio Frizzi che sfoggia il suo sorriso più smagliante mentre ci presenta avvenenti signorine dalla dubbia espressività, mostrandoci l’illusorio ritratto di un paese prefetto in cui tutto va bene, che non un gruppo di incazzati pastori sardi che ci parlano del prezzo del latte non remunerativo. Bha, io resto convinta del fatto che lo scontento sociale più lo si ignora e più cresce, così un giorno (e si, questa è proprio un’apocalittica profezia di manzoniana memoria) spegneremo la TV, ci affacceremo alla finestra e troveremo la Gelmini appesa a testa in giù. Giuditta Mitidieri

Si salvi chi BOT Che l’Italia non fosse proprio il fiore all’occhiello dell’Ue non è una sorpresa… insomma, siamo nei PIGS, vorrà pur dire qualcosa! Ed infatti qualcosa vuol dire, significa che la nostra situazione finanziaria non è delle più rosee: il Paese ha un debito pubblico spaventoso, che cresce, cresce, cresce, cresce così tanto che non è più certo se potremo ripagarlo. Allora le possibilità sono due: 1. il default 2. l’Europa compra i nostri titoli di stato, noi incassiamo i soldi e cerchiamo di rimetterci economicamente in sesto. Scartando l’ipotesi uno, che comporterebbe una svalutazione pazzesca dell’euro (non conviene neanche a loro, in fondo) non resta che affidarsi all’Unione…eh, ma c’è il trucco! Sì, perché non t’aiutano mica gratis, in cambio l’Ue vuole: -manovra finanziaria da 70 miliardi di euro, da attuare subito (per fare un breve confronto, quella appena proposta dal governo era distribuita su quattro anni e mirava a stanziare 45 miliardi. Se quella ‘metteva le mani nelle tasche degli italiani’

non voglio sapere cosa farà questa) -riforme strutturali: riforma delle pensioni con elevamento dell’età pensionabile a 70 anni -privatizzazione su larga scala di servizi locali -introduzione di indicatori di performance nel pubblico impiego, soprattutto nei sistemi giudiziario, sanitario e dell'istruzione -riduzione dello stipendio dei dipendenti pubblici Le richieste sono tali che le possibilità di salvarsi sono veramente poche. E se l’Italia fallisce che cosa succede? Succede che tutti i titoli (Bot, Btp ecc) non vengono restituiti: i Paesi esteri si tengono quelli che hanno e lo Stato, che non ha neanche i soldi per pagare gli interessi maturati su questi primi, non ti rende i tuoi. Certo, la prospettiva di perdere i propri risparmi non è piacevole, ma teniamo presente che ci siamo già salvati una volta entrando in Europa ed un’altra ci salveremo (almeno temporaneamente) ricevendo aiuti dall’Ue. Come si dice? Tertium non datur. Giulia Pagano 3


Obnubilazione di un popolo _La chiave per una dittatura_ Governare un popolo in fin dei conti non è molto difficile, basta trovare la giusta chiave di volta: “Datemi una leva e vi solleverò il mondo”, disse Archimede. Si potrebbe dire: “Ditemi gli interessi di un popolo e lo governerò”, ma - non sia frainteso- “interessi” non come sinonimo di bisogni ma come sinonimo di diletto. Molti governi si basano su questa concezione, infatti il modo più semplice di governare un popolo facendo i propri interessi è quello di spostarne l’attenzione su avvenimenti di basso rilievo, ma che in qualche modo lo coinvolgano emotivamente, oppure tagliando ogni via di informazione e confronto con realtà diverse per evitare che la conoscenza porti a maggiori richieste. Prima di passare al primo metodo mi sembra necessario discorrere del secondo, in quanto forma di despotismo più evidente. Più dura e audace, è senz’altro quello più arduo da intraprendere e gestire poiché, se non si riescono a introdurre le pesanti forme di censura con il “benestare” del popolo, si può incorrere in una rivolta popolare, e spesso è anche difficile da gestire in corso d’opera: sarebbe troppo ingenuo da parte dei despoti credere che mai nessun componente di un popolo inizi a porsi delle domande, per cui è doveroso apportare continue correzioni alle censure per mascherarle. È il caso della Cina, il cui governo tiene una morsa di ferro sul traffico delle informazioni sulla rete internet, stipulando continui contratti d’affari con Google. Se non fosse che con la censura vengono violati molti diritti dell’uomo, sarebbe anche un governo dall’ottimo funzionamento, poiché –diciamolo- i Cinesi sono degli straordinari lavoratori e forse è dovuto proprio alle basse pretese dei componenti del popolo che, non avendo tanti “grilli” per la testa, lavorano sodo. Il primo metodo di despotismo si basa su un approccio molto “soft”, nel quale è difficile individuare inequivocabilmente una forma di censura, poiché non censurano la rete di informazioni ma la capacità di pensare di un popolo. Fornendo altri centri di gravità per l’attenzione popolare o falsi mezzi di sfogo, il despota è in grado di dichiarare apertamente il conseguimento dei propri interessi senza suscitare alcuna reazione popolare: è questo il metodo più in voga, che caratterizza la maggior parte dei governi, alcuni in maniera più ingente, altri in modalità molto più leggere. Infatti si possono analizzare società dove quasi non ha peso; società nelle quali la creazione di una seconda realtà sociale tramite telefilm, telenovele o reality show paralizza un’intera popolazione riducendola a poco più che un vegetale; e altre in cui la moda dei social network crea un canale di sfogo per la popolazione che discorre, discute, si infervora e si calma stando davanti ad un monitor invece di scendere nelle piazze a difendere i propri diritti. Quest’ultima forma di obnubilazione è anche da

attribuire al popolo stesso, il quale individua l’errata modalità di utilizzo di questi mezzi: se possono fungere come mezzi di sfogo, al contempo possono essere utilizzati come strumenti per organizzare una difesa ai propri diritti, cosa che fino ad ora si è verificata soltanto in Libia, un paese portato all’esasperazione che ha tentato di sfruttarli per denunciare i soprusi subiti con risultato immediato l’oscuramento sulla rete libica del social network. Quindi, concludendo, governare un popolo è semplice: basta obnubilarne il pensiero! Johan Andrey Bosso

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Ciao Sergio! Lo scorso 26 settembre, a Monza, si è spento il noto fumettista Sergio Bonelli, figlio dell'ideatore di Tex Willer, l'indimenticato Gianluigi Bonelli. Sergio Bonelli nasce nel Dicembre del 1932, e, proprio per questo, gli viene affibbiato il soprannome di “fratello di Tex” in quanto sia lui sia il famoso personaggio dei fumetti nascono dallo stesso padre, e per giunta in date abbastanza ravvicinate. Quest'uomo, oltre ad aver conservato la tradizione western della casa editrice Bonelli, ha creato dei personaggi mitici che hanno fatto sognare generazioni di italiani, come Dylan Dog, Zagor o Mister No, distinguendosi per etica e abilità

professionale. E chissà quale sarà l'umore di Tex e i suoi “pards”, ora che anche lui s'è ne andato. Per non parlare di Zagor, il “duro” dal cuore tenero che mi piace immaginare nella sua capanna in mezzo alla palude, nascosto per celare a tutti i suoi ammiratori la tristezza che l'avvolge sapendo che suo padre non c'è più. E ancora Mister No, che nella foresta, lontano dal mondo in piena epoca postbellica (si parla del 1950), piange con il suo amico tedesco Otto Kruger la morte di colui che, per dargli vita, si era nascosto dietro allo pseudonimo di Guido Nolitta. Insomma Sergio Bonelli è compianto da tutti, da noi ammi-

ratori e da loro, autentici maestri di coraggio e lealtà, tutti figli o fratelli di quest'uomo dalla incredibile fantasia e modestia. Probabilmente lui avrebbe preferito morire in sordina, senza troppe celebrazioni e senza troppo clamore, ma io e molti altri, da ammiratori, non abbiamo resistito a salutarlo un'ultima volta. Un uomo come lui merita di essere ricordato e raccontato, le sue opere diffuse e pubblicizzate perchè, in tempi come questi, dove tutti stentiamo nel trovare degli esempi a cui ispirarsi, i suoi fumetti saranno sicuramente d'aiuto nel ricordarci cos'è il coraggio, cos'è la passione e che cos'è la dignità. Ciao Sergio. Gabriele Sgueglia

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NELLA SCUOLA Incontro con Yolande Mukagasana Yolande Mukagasana nasce a Butare(Rwanda), in un contesto sociale fortemente classista. Sin dall’antichità esiste la tendenza a suddividere il popolo in diverse classi in base a caratteristiche di vario ordine. Questa classificazione, che è in ogni caso volgare ed errata, dato che non ne esistono varie, ma una sola: quella dell’uomo, talvolta rimane “solo” un pensiero malato nelle menti di una popolazione, ma spesso, proprio come in Rwanda, sfocia nella violenza e nello sterminio. Durante la conferenza tenutasi in data 01/10/11 Yolande ci ha fornito una chiara descrizione dei metodi di classificazione dell’uomo in Rwanda: vi sono due classi sociali principali, gli Hutu e i Tutsi (Yolande fa parte di quest’ultima); lo “smistamento”, certificato per iscritto sulla carta etnica ( una sorta di carta d’identità recante anche la classe sociale d’appartenenza), avviene secondo specifici parametri fisici o indicatori di stato economico, in questo caso la quantità di bestiame posseduto. La costante tensione tra Hutu ( parte povera) e Tutsi ( parte ricca) ebbe un violento e orribile sfogo nella notte del 6 Aprile 1994, notte in cui Yolande si ricorda di un proverbio Rwanadese (secondo il quale Imana, divinità Rwandese, torna ogni notte a riposarsi in Rwanda anche se trascorre tutto il giorno altrove) e si chiede dove sia Imana, perché non abbia fatto ritorno in Rwanda. Notte in cui, dopo aver ricevuto telefonicamente la notizia dell’inizio del massacro, accesa la radio, sente l’esortazione allo sterminio dei Tutsi. Pochi giorni dopo, tra il 13 e il 14 Joseph, il marito di Yolande, viene ucciso, i suoi figli torturati e interrogati su dove fosse Muganga (dottore in Rwandese),cioè Yolande, infermiera di professione e dottoressa per esigenza; tutto inizia a precipitare,

ancora una volta la violenza sta sconvolgendo una popolazione, la vita di Yolande è ormai gravemente ferita quando una sera, dopo la morte del marito, riesce a ricongiungersi ai sui figli, ai quali la violenza ha portato via la giovinezza; li aveva stretti a sé, baciati, senza la forza di parlare . Di lì a pochi giorni Yolande perderà anche i suoi figli e, senza più nessuno, trascorrerà undici giorni nel vano di un lavello, e verrà salvata da Jacqueline Mukansonera (hutu). Leggendo il libro di Yolande Mukagasana “la morte non mi ha voluta”, l’aspetto che salta all’occhio, oltre alla disumana violenza, alla terribile situazione di un popolo, è la giovinezza e la spensieratezza che volano via, riscontrabile in modo particolare in Christian, quattordicenne figlio di Yolande, che dimostrerà una maturità incredibile per la sua età, maturità imposta dai terribili eventi che vedono sua madre il centro d’attenzione di una caccia all’uomo: Yolande è un’infermiera, l’unica a padroneggiare la medicina nella vasta area comprendente la sua casa e, con l’inizio degli scontri , per paura che possa curare gli uomini della resistenza Tutsi, viene braccata e perseguitata. Dopo la morte della sua famiglia Yolande non si è arresa, per Joseph, Christian, Sandrine e Nadine ora gira il mondo, ha scritto tre libri per raccontare gli scontri fra Hutu e Tutsi e racconta la sua storia perché niente sia dimenticato, perché niente sia ripetuto e ricordandoci che “Per l’umanità c’è bisogno di perdono, per il perdono c’è bisogno di giustizia e per la giustizia c’è bisogno di umanità” ci saluta “avec tout l'amour que j'ai pour la jeunesse” (con tutto l'amore che ho per i giovani). Johan Andrey Bosso

The pink side of science Le Settimane della Cultura Scientifica, nate per iniziativa del Ministero dell'Università e della Ricerca nel 1991, hanno visto fin dall'inizio come protagoniste le istituzioni culturali toscane, che si sono mobilitate per sensibilizzare il pubblico più vasto ai temi affascinanti della scienza e della tecnica. Dal 1994 la Regione Toscana offre concreto supporto alla programmazione delle numerose iniziative messe in cantiere da moltissimi soggetti e promuove la realizzazione del Calendario regionale. Il programma del 2011 registra oltre 80 iniziative organizzate in sei tipologie: conferenze/ convegni, laboratori didattici, mostre, osservazioni astronomiche/naturalistiche, visite guidate e pubblicazioni online. Ciascuna provincia organizza de-

terminate iniziative: Pistoia ne ha 2 sole, una della biblioteca S.Gorgio, l'altra del nostro istituto, quindi sul territorio il Liceo si propone come ente culturale protagonista nella divulgazione della cultura scientifica. Le tematiche della Settimana Scientifica, individuate dal Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca, erano 4: abbiamo scelto "Donne e Scienza" per due motivi: in primo luogo il nostro liceo da diversi anni è impegnato a sviluppare questo tema e l'iniziativa più importante è stata nel 2009 con la partecipazione ad un concorso nazionale indetto dalla presidenza del consiglio che ha portato alla pubblicazione di un libro "Impronte Femminili" presentato a Roma nel convegno "Pari-Opportunità - Formez"; in secondo 6

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luogo abbiamo ritenuto importante valorizzare scienziate non conosciute o dimenticate che, invece, hanno favorito lo sviluppo del pensiero scientifico, ad esempio, pochi sanno che Mileva Maric ha contribuito a sviluppare la teoria della relatività di Einstein. L’iniziativa è stata curata dalle classi quarte e quinte PNI coordinate da Prof.ssa Maccioni e si è basata su un sondaggio sulla conoscenza del ruolo femminile nella scienza (redazione del questionario, somministrazione a campione rappresentativo, rielaborazione dati). Inoltre è stata allestita una mostra "The pink side of Science" sulle scienzia-

te più rilevanti in astronomia, matematica, chimica, fisica, medicina con particolare riferimento alle scienziate dell'LHC (CERN-Ginevra) ed altre giovani ricercatrici di grande rilievo internazionale. Infine si è tenuta una conferenza in aula magna aperta alle scuole della provincia tenuta dalla prof.ssa Marini Caterina su "filosofe e scienza" e dalla prof.ssa Maccioni su "la scienza in rosa", arricchita dall’esposizioni dei dati del sondaggio e dalle presentazioni di diapositive sull’argomento. Castelli Niccolò

Utilità delle materie scolastiche: l’Inglese Ad ogni studente sarà capitato, durante il proprio percorso scolastico, di domandarsi a che cosa servissero le materie che stava studiando in quel periodo; probabilmente, questo può essere accaduto durante un momento di forte frustrazione e disperazione per il proprio andamento scolastico che a volte può portare a parlare da soli offendendo pesantemente i professori per poi costringerci alla fine a chiederci: "Con chi diavolo sto parlando?!" e sentirci impotenti... La soluzione al problema è ovvia: abbiamo bisogno di trovare un senso a quello che studiamo, abbiamo bisogno di capire perchè lo stiamo facendo e se ciò potrà mai esserci utile; con questo certo non voglio dire che sarò io a darvi una verità scontata; tenterò soltanto di esporre il mio punto di vista. Per questo primo numero ho deciso di parlare della lingua inglese. Immagino che tutti siamo d'accordo sul fatto che sia una materia utile per l'epoca moderna dal momento che questa è la lingua con la quale persone di paesi diversi e lontani interagiscono tra loro. Ok, su questo nessun problema ma... per comunicare con qualche straniero avrò mai bisogno di saper pronunciare frasi come:

"The cat is on the table" oppure "That car is red"? NO. A nessuno importa niente sapere se il gatto è sul tavolo o se quella macchina è rossa! Certo, alle elementari posso capire il voler far tradurre frasi semplici ma a lungo andare fra 30 anni quando penserò ad una materia come l'inglese che probabilente non starò più studiando da un bel pezzo non mi ricorderò altro che "The cat is on the table". Immaginate, durante un viaggio di piacere,di finire la benzina in mezzo ad un paesino sperduto, magari francese, e in quel momento l'unica cosa che saprete dire per chiedere aiuto saranno o quella del gatto oppure "Made in China"! Saremo così, in ogni occasione, sempre confinati in un posto sconosciuto sperando di aver i soldi (che però ovviamente nel frattempo saranno già terminati) nel cellulare per chiamare soccorsi… parlando come? Con questo non intendo assolutamente dire che si debbano saper fare per forza discorsi complessi (a meno che tu non debba andare a vivere in un altro stato...in questo caso mi chiedo perchè tu stia ancora leggendo, dovresti avere già delle consapevolezze, non credi?). Anche perchè se hai bisogno, che so, di un po' d'acqua non importa saper dire "Please,if i don't di7

sturb,could i have a glass of water?", basta un cenno con la mano ed un'unica parola: "Water?". Finita lì. Ripeto: tutto ciò riguarda chiaramente chi non vuol far dell'inglese la sua ragione di studio o comunque di guadagno. Se volete diventare professori o vivere all'estero o fare la guida turistica o qualsiasi cosa comprenda il non parlare ita liano ma senz’altro parlare perfettamente una lingua straniera credo vi convenga ripetere più volte a voi stessi che tutto lo studio che state facendo sarà ripagato. Sono infatti convinto che alla fine con l'impegno si può arrivare ad ottenere un risultato, migliore o peggiore di quanto ci si aspettasse magari, ma pur sempre un risultato.E con questa vi saluto sperando di esservi stato d'aiuto e magari di avervi fatto sorridere su un argomento che di solito in me genera soprattutto uno stato di forte ansia! Arrivederci al prossimo numero con una riflessione sul latino o sulla fisica, perchè mi devo proprio sfogare.

L'anonimo studente


Stage al Deutch Museum

Se camminate lungo le rive del fiume Isar, a Monaco di Baviera, potete scorgere una piccola isola, sulla quale sorge il più grande museo di scienza e tecnologia al mondo: il Deutsches Museum von Meisterwerken der Naturwissenschaft und Technik. Venti studenti del nostro liceo hanno avuto l’opportunità e la fortuna di partecipare ad uno stage, dal 18 al 23 settembre, proprio in questa sede, seguendo 4 lezioni di fisica in lingua inglese ed alloggiando nello stesso museo. Infatti esso si estende su una superficie di 74000 mq e possiede un Kolleg dove i visitatori possono essere ospitati. Nella lezione introduttiva ci è stata presentata la storia del museo e ci sono state illustrate alcune sue collezioni, a partire da quella, al pianterreno, di sottomarini, fino a quella di aviazione, nella quale si può trovare un V2, famoso razzo progettato da Von Braun che fu ampiamente usato nell’ultima parte della seconda guerra mondiale da Adolf Hitler contro la Gran Bretagna e da Gobbels come strumento di propaganda. Abbiamo assistito anche ad alcuni esperimenti (sulle polveri di cristalli, sui campi magnetici e sulle forze di Van Der Waals) e si è visto un modello grafene, materiale conduttore per la scoperta del quale è stato assegnato il Nobel della

fisica 2010 a Geim e Novoselov. La prima lezione, intitolata “A Walk through the History of Physics”, ci ha poi illustrato alcuni strumenti storici che il museo conserva, di cui una parte è stata donata dall’accademia bavarese delle scienze e costituì la prima collezione di pezzi esposti nel 1903. Fra questi si possono osservare gli emisferi di Magdeburgo e il telescopio con il quale si scoprì l’esistenza del pianeta Nettuno. Abbiamo poi percorso il dipartimento di fisica, nel quale abbiamo osservato una ricostruzione del laboratorio di Galileo e tra i tanti strumenti la macchina di Meyer e il trasformatore di Tesla. La seconda lezione verteva sull’energia elettrica e la sua distribuzione. In essa abbiamo affrontato il concetto di energia elettrica, la differenza tra corrente continua ed alternata e le loro modalità di produzione, osservando anche la ricostruzione della dinamo originale di Siemens e il generatore per il trasporto di energia LauffenFrancoforte sul Meno, progettato da Oskar von Miller, fondatore del museo. L’ultima lezione si è concentrata sull’astrofisica: dai concetti generali di astronomia siamo arrivati fino alle ultime scoperte che sono state fatte al Cern (anche se la lezione è stata fatta prima 8

delle notizie che ci sono giunte sui neutrini!). Uno degli aspetti interessanti della visita è stato anche il dialogo con i professori una volta terminate le lezioni, ad esempio dopo la lezione di astrofisica si è parlato dei nuovi telescopi in progetto, dei concetti di materia e antimateria e delle prove che si stanno facendo al Cern in merito alla validità della teoria delle stringhe. Didatticamente parlando, la struttura del museo è molto utile per uno studente, che può non solo osservare ma anche sperimentare tangibilmente il funzionamento di molti strumenti. Inoltre abbiamo assistito alla dimostrazione dell’impianto ad alta tensione, dove si tengono esperimenti sulla corrente con tensioni che giungono agli 800000 volt simulando l’effetto dei fulmini che si abbattono su dei modellini di città. Piuttosto suggestivo è poi vedere la gabbia di Faraday, struttura sospesa in aria nella quale una persona seduta al suo interno può rimanere illesa nonostante essa sia sottoposta ad una tensione di 270000 volt! “Era molto bello! Le lezioni erano interessanti-sostiene uno dei venti ragazzi che hanno partecipato al progetto, Alfredo Biagini di VD.- e abbiamo avuto la possibilità di vedere molti fenomeni ed esperimenti dal vivo e di scoprire cose nuove!!” In generale siamo rimasti molto soddisfatti da questa esperienza, e la consideriamo una grande opportunità che il nostro liceo ci ha dato. “Il museo è bellissimo, è stata un'esperienza formativa interessante sotto tutti i punti di vista” dice soddisfatto Claudio Bonanno di VB, “Stupendo aver avuto la possibilità di avere intorno a te macchine e prodotti della tecnica da sogno”, afferma Flavio Fedi di VB. Insomma, auguro anche a voi, lettori del Savoiardo, di avere l’opportunità di visitare il Deutsches Museum e la stupenda città di Monaco!


Scambio Italia-Scozia 2011/12 Potrebbe capitarvi che una mattina, a colazione, durante la vostra permanenza in qualche località scozzese, dopo aver mangiato per giorni salsicce, fagioli e pomodori pelati, vi venga voglia di trovare qualcosa che si avvicini di più ai vostri gusti italiani. Ignari di cosa sia scritto sul menù, ordinate un piatto di “kipper”. Estasi e disgusto potrebbero definire le vostre sensazioni quando vi viene servito un doppio filetto di aringa affumicata cosparsa interamente da un dito di burro. Questo probabilmente non c’entra molto con lo scambio Italia-Scozia che anche quest’anno si è riconfermato presso il nostro liceo, ma esalta le differenze culturali (e gastronomiche) già di prima mattina. Alcuni ragazzi del nostro liceo hanno preso parte all’ormai celebre scambio con le scuole di Glasgow dal 14 al 21 settembre e no, purtroppo, non hanno mangiato aringhe a colazione. Appurato ormai questo mio risentimento verso la cucina dell’ostello presso il quale abbiamo alloggiato, ci sono interessanti considerazioni e osservazioni che si sono create durante le giornate passate con i nostri compagni scozzesi fuori e all’interno delle loro scuole. Le scuole impegnate nello scambio erano la Turnbull High School, la St.Maurice e la St.Margaret High School, tutte nella periferia di Glasgow, lontane dalle torbide acque del river Clyde dentro le quali spesso, purtroppo, qualche malcapitato si getta. Le strutture scolastiche sono ubicate fuori città, a 10 minuti di treno da Glasgow, per consentire la costruzione di edifici più spaziosi e articolati, impianti sportivi ben attrezzati e sale per conferenze varie. Facendo un giro per Turnbull High School, la cosa che colpisce di più è la cura e la pulizia dei corridoi. Segno di uno spiccato senso civico le condizioni dei laboratori e delle classi, delle aule di musica, delle

palestre e degli spogliatoi. Ammetto: è facile trovare dissonanze con i corridoi del liceo, fin troppo, è bene quindi chiedersi come mai tutto questo investimento nei locali della scuola, anche in quelle dove gli studenti possono studiare da soli o rilassarsi nelle ore di buco. Creare un ambiente piacevole e gradevole dove passare 7-8 ore (invece delle nostre 5-6) non è una cattiva idea. Magari ciò non stimolerà gli studenti ad andare a scuola anche la domenica (o il sabato, dato che la scuola in Scozia va dal lunedì al venerdì), ma sicuramente non abbatterà i ragazzi con l’austerità e l’apatia dei locali scolastici. Riguardo al sistema scolastico dal punto di vista delle varie materie, gli studenti scelgono che lezioni seguire, non sono attaccati al concetto di classe come elemento unico come noi, e si spostano a ogni ora per seguire i corsi. Durante i due giorni passati con i nostri twin a scuola, abbiamo avuto la possibilità di partecipare alle lezioni. Matematica, fisica, arte, inglese, francese, cucina (niente aringhe), lezioni di Ceilidh, ballo tradizionale scozzese; ci siamo accorti di come il loro programma di studi fosse indietro rispetto al nostro. Dilegiarsi esaltandosi con i prodotti notevoli non è mai stato così bello. I livelli nella scuola scozzese sono cinque: un primo livello standard, intermedio 1 e 2, livello alto e avanzato. Per passare di grado, si devono sostenere degli esami, dopodiché il ciclo di studi della high school è terminato. Armadietti e corridoi all’americana a parte, fare un giro per Turbull High School e vedere sale insonorizzate per lezioni di musica, laboratori di fisica e chimica degni del CERN e bagni (si, bagni) in condizioni inimmaginabili dal piano terra in su del liceo, lascia imbarazzati al pensiero di dover ospitare quei ragazzi una settimana in Italia. In una scuola pubblica come quella dove siamo

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stati, sono stati fatti importanti, intelligenti, mirati e impensabili investimenti rispetto alla scuola che conosciamo noi, denotando cosa? Maggior ricchezza? Assunzione di pillole che rendono più intelligenti? Forse tutto sta in quella “kipper” della prima colazione. Nella speranza che questo scambio, ormai arrivato al 10° anniversario grazie alla disponibilità della prof. Morandi, promulgatrice e fondatrice del gemellaggio e della prof. Salaris che ha accompagnato gli studenti, continui ad essere un caposaldo delle attività del liceo scientifico ed un’importante opportunità per migliorare la conoscenza dell’inglese (o del duro accento scozzese) e conoscere e rendersi conto delle diversità nel sistema scolastico e nella cultura scozzese in generale, gradirei attirare l’attenzione su come questa esperienza possa essere ancora di più valorizzata e resa più costruttiva e interessante. Passando il tempo con i ragazzi scozzesi, scoprendo le passioni che ci accomunano, per la musica, lo sport e quant’altro, ci sembra inopportuno che due o più giorni dello scambio siano dedicati allo shopping per Glasgow con gli italiani. Organizzarsi in modo che anche il tempo passato a fare del banale shopping sia passato insieme ai twins, che conoscono sicuramente meglio la città e possono guidarci attraverso posti più originali e interessanti, diversi dal solito Hard Rock Cafè di Edinburgo, ecco una delle cose da rivedere nel programma del gemellaggio. E ovviamente trovare un ostello che oltre al pane e marmellata serva aringhe affumicate con burro. Ovvio.

Lorenzo Lucherini


Incontri federalisti Una nuova voce corre attraverso i corridoi dell’ Amedeo di Savoia. È un vento che spira in una direzione opposta rispetto a quello che finora ha tirato. Abbiamo sempre visto lotte tra comunisti e fascisti, tra rossi e neri. Ma adesso, finalmente, questa eterna battaglia sta per finire: basta con le lotte, perché, oramai, non hanno più senso. La crisi che attanaglia il nostro paese è giunta ad un livello tale che né i partiti di destra né quelli di sinistra sono in grado di risolvere la situazione. Il nostro triste scenario nazionale e quello internazionale non concedono ulteriori esitazioni. Il modello tedesco sta andando forte, ma perché non seguirlo anche noi? E perché, come noi, non dovrebbero provare a seguirlo anche gli altri stati europei? Una uniformità di metodo potrebbe essere il primo passo avanti verso un’ unione seria di tutti gli stati d’Europa. In fondo, in America, una federazione degli stati è stata creata. E questo ha giovato molto ai singoli stati. Per esempio, qualche tempo fa, la California è effettivamente fallita (come ultimamente è successo al Minnesota), ma nessuno lo sa. Perché? Perché lo stato FEDERALE americano si è impegnato per il salvataggio degli stati con risorse e mezzi sufficienti. Ora, se una federazione fosse esistita anche in Europa, la Grecia sarebbe stata salvata in quattro e quattr’otto. Per chi non lo sapesse, se l’Europa avesse un’unica economia sovranazionale, la stessa Europa sarebbe il primo stato del mondo a livello economico. Purtroppo, però, nell’Europa di oggi esiste una moneta unica, ma ventisette politiche economiche nazionali. E questo non aiuta assolutamente alla risoluzione della crisi. Per di più, nessuno pensa o propone la possibilità di unire tutti gli stati europei sotto un unico comando democratico. E come potrebbe essere diversamente? Un politico, che

dovesse proporre la Federazione Europea, rischierebbe la propria poltrona. Logico che si sia tornati un po’ al modello feudale, definito anche come Nanismo Politico: il mio territorio lo difendo da solo, piuttosto che unirmi con altri territori e formare un esercito temibile. Ora, non è che la Federazione Europea sia oro colato che può risolvere ogni problema e portare la pace nel mondo. Questo no. Però potrebbe essere interessante approfondire la conoscenza di questa ideologia politica. Assolutamente apartitico, il Movimento Federalista Europeo nasce nel 1943 seguendo gli ideali del Manifesto di Ventotene, redatto nel 1941 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. Il valore del Manifesto risiede principalmente nel fatto di individuare con chiarezza che <<la linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l'unità internazionale>>. Grazie alla mediazione della Gioventù Federalista Europea , il movimento giovanile dell'MFE, di cui sono un attivo militante, potrà far conoscere una visuale delle proble-

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matiche con una lente non viziata dal Nazionalismo anche nel nostro istituto, per dare la possibilità a tutti di conoscere un po’ meglio cosa sia il Federalismo Europeo, come funziona e, nel caso di vivo interesse, di partecipare fin da subito alle sue attività. Infatti, tra novembre e febbraio del corrente anno scolastico, la scuola organizzerà tre incontri con tre personaggi rilevanti del Movimento Federalista Europeo (fra cui, probabilmente, uno dei fratelli Majocchi, entrambi ex professori del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti), nei quali, oltre a venire spiegati, come già detto in precedenza, gli ideali del Movimento, verranno tra tta ti argom enti rela tivi all’economia, piuttosto che alla militanza o alla storia dell’Europa. Il tutto in preparazione all’undicesima edizione del seminario “Luciano Bolis”, al quale si potrà tentare di partecipare attraverso un tema che, verosimilmente, verterà le sue tracce proprio sugli argomenti trattati negli incontri. Concludo dicendovi questo: non partite a priori con l’idea di scartare il concorso solo perché prevede un tema. Anzi, siate furbi e chiedete al vostro professore di italiano di farvelo fare come compito in classe e di inviarlo per il concorso. Primo, perché parteciperete al concorso sfruttando un lavoro scolastico, e soprattutto perché l’eventuale vincita del concorso vi porterà una vacanza completamente gratuita all’Hotel Belvedere, al passo dei Carpinelli, della durata di una settimana. C’è solo una controindicazione: il concorso è riservato ai trienni del Liceo. Mi dispiace per primini e secondini, ma avrete comunque l’opportunità di rifarvi. Buona Federazione Europea a tutti!!!

Gianmaria Maiorano


ELEZIONI L’assemblea ti ha confuso o forse sei fuggito ancora prima che cominciasse? Arrivano le elezioni e non hai idea di chi votare? Ci pensa il caro Savoiardo! Eccoti una veloce intervista ai candidati delle liste, giusto per farti un’idea e scegliere il tuo rappresentante! RICORDA: alle votazioni potrai scegliere una lista e due preferenze tra i candidati.

Lista UNO Chi siete? Matteo Mazzone, Matteo Pacini per la rappresentanza di istituto. Gianmaria Maiorano e Francesco Pelagalli per la consulta provinciale.

Ci riassumete brevemente il vostro programma? Dunque, secondo noi, il programma serve solo per dare un linea guida..il vero programma viene da quello che ci sarà chiesto, durante l'anno, direttamente dagli studenti. Comunque un punto originale e importante che abbiamo proposto è quello degli sportelli Help gestiti dagli studenti per gli studenti, ottima iniziativa per aumentare i propri crediti offrendo allo stesso tempo un aiuto che può essere molto utile per chi ha un problema in qualche materia!

Cosa intendete quando vi definite “lista apolitica”? Matteo Pacini Noi siamo convinti che sia importante non far entrare la politica nazionale nella scuola. Matteo Mazzone Invece siamo favorevoli ad organizzare dibattiti ma a patto che si rinunci alla soggettività partitica! Ci vuole un dialogo mediato ed oggettivo!

Nel vostro volantino si legge che la Succursale sarà favorita dalla vostra rappresentanza, ci spiegate perché? Matteo Pacini Penso che con la mia presenza in succursale gli studenti che sono lì quest’anno potranno avere un portavoce diretto e anche più consapevole delle loro problematiche.

Cosa ne pensate della nuova preside? Matteo Mazzone Ha carisma, si vede che crede nei suoi progetti. Inoltre ha anche una bella presenza. Comunque anche il Rabuzzi era un personaggio, confesso che mi manca un po'.

Genere musicale, gruppo o cantante preferito Matteo Pacini Hard Rock, Metal Matteo Mazzone Beatles abbestiaaaaa!

Lista DUE Chi siete? Luca Cei, Lorenzo Vannucchi, Letizia Chiti, Leila Es Sebar, Tommaso Scarnato!

Sicuramente il punto più originale tra le vostre proposte è quello della radio, ce lo spiegate un po' meglio? La web radio sarà fatta dagli studenti per gli studenti. Purtroppo non potrà essere in diretta ma varrà trasmessa periodicamente su internet. Ci sarà musica(naturalmente anche i gruppi del nostro liceo), dibattito, informazione e chi più ne ha più ne metta! Siamo in contatto con un liceo di Roma che sta portando avanti questo progetto, sappiamo che è assolutamente possibile farlo!

E per quanta riguarda il concorso “Panino 2012”? Ogni classe inventerà un ricetta e poi un commissione (Claudio il paninaro) sceglierà la migliore che verrà aggiunta nel menù del merendero!

Quali sono i personaggi a cui vi ispirate? Poldo (il ciccione di Braccio di ferro!), Yogi, Ciccio (in quanto mangiatori di panini) e se avanza tempo Gramsci.

Cosa ne pensate della nuova preside? Siamo molto contenti del suo desiderio di rendere il nostro liceo un centro culturale nella città. Dinamica, interessante, propositiva..ci piace!

Impressioni sull’assemblea? Purtroppo non c’era nessuno che vendeva pop-corn o hot-dog per completare il divertente show. A parte questo è stata un po’ confusionaria e incentrata, forse eccessivamente, su questioni fritte e rifritte. 11


Lista TRE Chi siete? Gherardo Ori, Jessica Sicari, Gabriele Sgueglia per la rappresentanza d’istituto e Niccolò Zaccaria nella consulta provinciale

Ci riassumete il vostro programma? Oltre al mantenimento della tessera per le fotocopie e all'assemblea come giorno di autogestione vorremmo che venisse rispettata la norma per cui un giorno all'anno la scuola rimane chiusa per permettere le visite agli esterni. Inoltre abbiamo intenzione di fare qualcosa per l'autobus che passa davanti al liceo, che è sempre strapieno, magari chiedendo che quello delle 12 58 passi cinque minuti dopo per poter dividere il carico degli studenti.

Durante la presentazione del vostro programma avete accennato ad un progetto piuttosto originale, ce lo spiegate meglio? Gabriele Sgueglia Siamo molto interessati a questo progetto iniziato dal Pacinotti dello “Stop al caro libri” che vorremmo portare anche nella nostra scuola. Consiste nel far comprare all'istituto un tot di libri che vengono prestati allo studente fino alla fine dell'anno. In questo modo potranno essere utilizzati, l’anno successivo, da altri alunni. Si può arrivare fino ad un risparmio di 1800 euro in cinque anni di scuola! Naturalmente, e qui il discorso sarebbe lungo, si va contro agli interessi delle case editrici e quindi non è molto semplice da realizzare, sicuramente impossibile in un anno. Comunque noi possiamo cominciare!

Impressioni sulla nuova preside? E' una donna autoritaria, penso che sentiremo una grande differenza rispetto all'anno scorso visto che il Rabuzzi era più di là che di qua..si insomma, nel senso del pensionamento..

Panino preferito dal merendero? Gabriele Sgueglia Rosetta, e rigorosamente rosetta, al salame. Jessica Sicari La pizza!

La vostra impressione sull'assemblea di istituto del 21 Jessica Sicari Ci siamo arrabbiati per l’attacco del melocchi che ha definito la nostra una lista “politica”, riferendosi alle nostre idee personali. Io ho una mia opinione ma non credo sia fondamentale che gli altri la sappiano! Gabriele Sgueglia Io non ho mai nascosto la mia appartenenza politica di destra ma questo non vuol dire niente nella lista!

Genere musicale, gruppo o cantante preferito? Gabriele Sgueglia Simon and Garfunkel [La redazione ringrazia tutti i candidati per la disponibilità. Che vincano i meno-peggio!]

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EVENTI La nuova Pistoia Non so se è una mia impressione, ma quest'anno Pistoia è stata investita da un proliferare lussureggiante (cit.) di eventi musicali.

EPICENTRO FESTIVAL 20-22 luglio, Serravalle Pistoiese Epicentro Musicale è un gruppo di giovani pistoiesi, nato nel 2009, in occasione di un mini-festival organizzato per una raccolta fondi da mandare all'Aquila, colpita dal sisma nell'aprile dello stesso anno. Ogni anno questo festival si è espanso sempre di più, attirando a se nomi come Zeus!, Samuel Katarro e, quest'anno, Bologna Violenta, Karl Marx Was a Broker, Il Pan del Diavolo e altri. C'è da dire che alcuni di questi artisti non hanno potuto esibirsi a causa dell'annullamento della seconda giornata, causa maltempo. Questa manifestazione è stata comunque una grande occasione per conoscere i più importanti artisti emergenti italiani, e un'occasione per dare qualche soldo direttamente agli Aquilani, e non a chi avrebbe dovuto ricostruirla in 6 giorni.

RELEASE 01 2-15 settembre, Agliana, teatro Il Moderno Manifestazione gratuita organizzata da Il Moderno in collaborazione con K.lab, Nevrosi, Nub, TryDog, un evento a tutto tondo, "suoni liberati nell'ambiente, ambiente liberato dai suoni", con l'intervento di artisti emergenti come i sopracitati Karl Marz, Zeus e ancora Topsy The Great, Mangiacassette, Vipcancro e Utopica Project. Grazie al programma ricchissimo l'evento ha avvolto le nostre giornate di inizio settembre come mai si era potuto provare negli anni passati.

ARCA PUCCINI/CALIGARI 2011 11-18 settembre, Pistoia, Agliana Organizzato dagli Istituti Raggruppati di Pistoia, a cura di Nevrosi, con la collaborazione de Il Moderno, il teatro Bolognini di Pistoia, un approfondimento sulle fasi di creazione e composizione musicale. Sono presenti nomi eccellenti come Simon Reynolds, il critico musicale più influente degli ultimi anni, lo scrittore russo Zakhar Prilepin, i concerti sono opera di artisti visionari, matti come tacchini (si ricorda lo spettacolo offerto dal super-gruppo Jealousy Party, Alessandro Fiori e Father Murphy, con la regia sonora di Rico (Uochi Tochi). Chiude la manifestazione, completamente gratuita, il tradizionale Piano sequenza, un concerto in cui ogni gruppo ha 20 minuti a disposizione per buttare giù i muri della ex-Tipografia pistoiese (a questo sono presenti Lola's Dead, Walking The Cow, Topsy the Great, Stagi/Maoggi/Atzeni, Bad Apple Sons, Chamber). Mi scuso se non posso parlare di: -Pistoia Blues (ne dovrei parlare?) -PUF (non c'ero) -altre manifestazioni a cui non ho partecipato. Spero di avere anche l'anno prossimo la possibilità di passare le ultime luci estive in un teatro, stanzone, spiazzo a suicidarmi le orecchie in nome di una musica libera e originale. Pistoia caput mundi! Luca Cei Direttamente dalla CASSETTA DI NONNA IRMA:

“Batterista, bassista e tastierista cercano chitarrista e cantante per gruppo già avviato da giugno circa. Influenze varie, sopratutto rock contemporaneo e rock anni 70- 80, anche italiaitaliano, funk e musica propria. Per informazioni contattare Giorgio Prete in 3F oppure contattarlo su facebook!”

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Scorci di vita a Madrid Guardo fuori dal finestrino dell’autobus che mi sta portando a casa. Il paesaggio mi scorre sotto gli occhi, ma non è quello che sto guardando veramente. Attraverso quel vetro, mi passano davanti tutte le facce, le bandiere e le emozioni che l’ultima settimana ha saputo regalarmi. Sono infatti reduce dalla Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), svoltasi tra il 15 e il 21 Agosto a Madrid. Le GMG sono ritrovi internazionali di giovani cattolici(e non) convocati dal pontefice in diverse città (alternando i continenti), la prima si tenne a Roma,dove nel 1986 i trecentocinquantamila ragazzi riuniti in città ricevettero da Giovanni Paolo II una croce di legno, che ancora oggi gira tutto il mondo attraverso le GMG. Questa croce è simbolo di tutte le “croci”, delle difficoltà che i giovani oggi si trovano ad affrontare, dai problemi spirituali, come la difficoltà di dichiarare apertamente la propria fede specialmente in paesi dove il cristianesimo non è la religione più praticata, fino a problematiche più generali e condivise da tutti, come la responsabilità di avere in mano il futuro. È impossibile descrivere l’allegria che quella folla accorsa nella capitale spagnola da ogni angolo del mondo riusciva a trasmettere. Non sono certo mancati i problemi tecnici, d’altra parte gestire 2milioni di persone non è cosa da poco,una volta arrivati a Madrid dopo 22 ore passate su un autobus venire a sapere che “dovremo stringerci un po’” nei nostri sacchi a pelo perché nella scuola che ospita i ragazzi toscani ne arriveranno almeno 150 in più del previsto, non è stata una bella sorpresa...

A ridonarci il sorriso però sono bastati dieci minuti: a poche fermate di metro da noi, infatti, ci aspettava il mondo. Per le strade ragazzi inglesi regalavano spille con la loro bandiera, poco più avanti nella piazza della cattedrale, masse multicolore si riunivano per foto internazionali e cori in lingue sconosciute venivano intonati a squarciagola: in quel momento Madrid era il centro del mondo. Nelle mattine successive abbiamo partecipato alle catechesi di vescovi italiani, i momenti di condivisione e confronto hanno aperto a molti di noi nuovi punti di vista e spunti di riflessione, e questo grazie alla voglia di ognuno di dire la sua, non per contraddire ma per arricchire tutti gli altri. Accompagnati ovunque dall’onnipresente coro “italiano batti le mani” e simili, tra brasiliani che ballavano la samba e altoparlanti che diffondevano per tutta la città la musica di questa estate, abbiamo trascorso la nostra settimana di scambi culturali. Dopo una indeterminata serie di docce ghiacciate, “pasti”(chiamiamoli così...) e ore in metropolitana, siamo arrivati finalmente a trasferirci all’aeroporto di Cuatro Vientos, una distesa sconfinata di persone ci avvolgeva, ovunque lo sguardo si volgesse, trovava giovani intenti ad attrezzarsi per la notte, aiutare gli altri e pregare. Proprio a Cuatro Vientos, tra le intemperie e delle simpatiche cavallette, si è realizzato il vero spirito della Giornata Mondiale della Gioventù, vi sarete certamente accorti che le condizioni in cui avevamo vissuto l’ultima settimana non erano delle migliori, ma quella notte, mentre cercavamo di convincerci che i 14

lampi che solcavano il cielo minacciosi non erano altro che flash di macchine fotografiche, abbiamo potuto capire che le nostre tribolazioni erano valse quel preciso momento. Tutti i giovani del mondo riuniti e accomunati dalla stessa speranza, dalla stessa emozione che ascoltavano in silenzio, in preghiera le parole che il Papa stava loro affidando per diffonderle nel mondo e attualizzarle nella propria vita. Credo e spero che sia qualcosa di comprensibile anche per coloro che non credono, atei o agnostici, perché penso si stupirebbero scoprendo che quella notte sotto la stessa pioggia e sotto le stesse stelle c’erano anche molti giovani non credenti, ragazzi che in quella settimana hanno riflettuto, hanno trovato qualche risposta o semplicemente hanno fatto dei passi avanti verso quella che sarà la loro personale idea di religiosità. Torno a guardare fuori dal finestrino del fantomatico autobus, ormai è notte, nessuno canta più, non sento più le grida e le risate dei miei amici, chiudo gli occhi sul ricordo che avidamente conserverò negli anni a venire, il viaggio è ancora lungo. Elena Marzialetti


ARTE  D’INTORNI Tutto quello che "Sostiene Bollani" In questo strano autunno a maniche corte anche voi siete di quelli che si sono beccati una clamorosa influenza? Se avete la fortuna di poter fare tardi la domenica notte prendete i fazzoletti, la copertina d'ordinanza e accendete il televisore su Rai 3. Qualsiasi siano i vostri gusti, che amiate il folk, il canto gregoriano o la tribal-house, dalle undici e mezzo in poi, per una sera a settimana, sarete ospiti del signor Bollani che vi accoglierà seduto sul panchetto del suo pianoforte. Stefano Bollani, fiorentino, è uno dei jazzisti di maggior fama in Italia, molto apprezzato per il suo talento poliedrico che lo ha portato negli anni a cimentarsi con una grandissima varietà di generi e a collaborare con gli artisti più svariati, da Jovanotti alla Banda Osiris. Il Bolla, ormai che siete in confidenza potete chiamarlo così come lo hanno soprannominato i suoi fans, suscita da diversi anni le ire di tutti i puristi della musica che lo accusano, indubbiamente senza allontanarsi di troppo dalla realtà, di “fare il cretino”. Fortunatamente lui non è tipo da lasciarsi intimorire e continua a portare avanti con convinzione il suo proposito di far conoscere jazz “e dintorni”, come tiene a precisare, ad un pubblico che sia il più ampio possibile. Nel programma, tra una gag e l'altra, non mancano vere e proprie lezioni in pillole di storia della musica, “la grande assente nelle scuole

italiane” come il pianista ricorda spesso con amarezza. Ad affiancarlo in questo viaggio televisivo troviamo una scoppiettante Caterina Guzzanti, la cui comicità e bravura non sono meno apprezzabili solo perché parte del patrimonio genetico di famiglia. “Sostiene Bollani” viene dopo il grande quanto sorprendente successo discografico della strana coppia Chailly-Bollani. Il primo è il temibile e serissimo direttore della Gewandhaus Orchestra di Lipsia, una delle più tecniche e apprezzate orchestre del mondo. Insieme a questi rappresentanti della musica classica che più classica non si può c'è lui, Bollani, il jazzista imprevedibile e ironico, con la sua imitazione di Allevi e il medley a fine concerto con brani a richiesta del pubblico. Questi due soggetti si sono cimentati con le opere di uno dei più grandi compositori del Novecento, George Gershwin, proponendo la famosa Rhapsody in Blue. Con Bollani che improvvisa anche i rigidissimi musicisti tedeschi si lanciano nello swing dimostrando ancora una volta che, come diceva Gershwin, la musica è “scienza delle emozioni”. [George Gershwin: Rhapsody in Blue - Gewandhausorchester, dir. Riccardo Chailly, pianoforte solista Stefano Bollani - Decca Music 2010]

Angela Felicetti

"La pelle che abito" "La pelle che abito" è l'ultimo film diretto e autoprodotto dal regista Pedro Almodovar e presentato al festival di Cannes del 2011. Nel cast ci sono molte vecchie conoscenze dello sceneggiatore, come Elena Anaya, Marisa Paredes o Antonio Banderas, anche se manca la figura che più lo ha affiancato durante gran parte della carriera, Penelope Cruz comunque omaggiata (come era già accaduto nel film premio Oscar "Tutto su mia madre") chiamando la protagonista col suo cognome. Un chirurgo di fama mondiale, Robert Ledgard, privato della moglie e della figlia, decide per vendetta di sperimentare una nuova pelle su Vera, una donna che egli tiene prigioniera, accudita da una governante. Ma l'arrivo improvviso in casa del figlio della stessa governante sconvolgerà il già precario equilibrio della vita dello scienziato. Da qui

parte la ricostruzione della vita dei protagonisti con flashback e colpi di scena mozzafiato, fino ad arrivare alla tanto amata e attesa verità, tipica almodovariana. Banderas torna, dopo vent'anni (l'ultimo film assieme era stato Legami) e una carriera Hollywoodiana alle spalle, nelle braccia del regista, e descrive questo film "l'Almodovar degli Almodovar". In effetti non manca niente: la figura un pò ambigua e sempre presente della madre, grandi ruoli femminili, transessuali e tragedie familiari (i cosiddetti "almodrammi"). Il tutto da aggiungersi ad una buona dose di follia ("ho la pazzia nelle mie viscere", "a cosa può portare l'amore di un pazzo...") che caratterizza i personaggi e la storia del film. Ma questa pellicola si differenzia dalle altre opere dello spagnolo per il tono noir e horror, con caratteristiche degne di un thriller

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di Hitchcock. Il regista aveva persino pensato all'inizio di girare in bianco e nero senza sonoro, poichè non gli interessava il sangue o le scene brutali o scioccanti. I personaggi che all'inizio ci sono presentati sono come una matassa, che man mano che il film va avanti si srotola, per rivelarsi interamente solo alla fine. Ma mentre lo spettatore fa dei passi indietro per scoprire la verità sulla storia dei protagonisti, questi si evolvono e crescono per maturare completamente solo quando sapremo chi sono. Tutto si gioca sui ruoli del predatore e della preda, destinati ad invertirsi. Almodovar ha infatti consigliato alla sua bellissima "chica", Elena Anaya, di immaginarsi come una tarantola che tesse la sua tela in attesa di una preda, anche se in realtà il corpo dell'attrice sigillato in un body color pelle si avvicina molto più a quello di [Proseegue a pag. 16]


un felino. Il regista non è nuovo nel trattare delle persone rinchiuse in una pelle che non è la loro, ma il tema sfuma fino a diventare la manipolazione del corpo, usata da Ledgard per controllare anche l'anima di Vera, per questo il dottore viene definito "il Frankenstein di Almodovar": per la sua natura inumana, mostruosa, corrotta dalla pazzia e dalla sete di vendetta.

È insomma un Almodovar ai più alti livelli, aiutato anche molto dalle strepitose musiche di violini (coordinate da Alberto Iglesias, insieme ad Almodovar già dai tempi di "Carne Tremula") che accompagnano suggestivamente lo svolgersi della pellicola; è invece del DJ danese Trentemoller (Shades of Marble) il tema utilizzato in apertura e chiusura e nel trailer. Almo-

dovar è coinvolgente, produce un film che continua a stupire anche a distanza di tempo dalla visione, si conferma uno dei registi più innovativi e sensibili di oggi, nonché l'unico capace di competere riguardo ad incassi e critica con inglesi e americani, pronto a cogliere ogni tratto della pazzia e Michele marchioro; Francesca Tesi

Oceano mare “Soffiava il vento, scompigliando mondo, parole, facce e pensieri. Meraviglioso vento. E oceano mare.” Vite così distanti per potersi incontrare ma che riescono a compenetrarsi irrimediabilmente nelle loro solitudini.. Fruscii separati naviganti in una stessa direzione, così si orienta la disperata esistenza di coloro che prendono carattere concreto attraverso le pagine del libro e si spengono deplorabilmente con la sua fine. Ciclo incessante alla base di tutto il ronzio armonioso dell’eterno e vacillante mare. Il romanzo si apre sullo sfondo di una spiaggia, luogo impenetrabile a noi stessi, remota parte del nostro essere, reale ma irraggiungibile, dove figure verosimilmente idealizzate e coscienti si stagliano trovandovi collocazione sempre giusta ma inadatta. Questa rappresenta una delle grandi metafore incentrate alla base della storia, l’inesattezza corretta della posizione occupata dai vari protagonisti nel corso della loro esistenza. Lo spessore di inattendibilità e lo strumento di preclusione della normalità e della aspirabile libertà vengono riflettute anche dal tempo, costantemente cupo, presenza silenziosa che influisce sul lento deterioramento della coscienza dei personaggi, soggiogati dalle nuvole e dall’ineffabilità del cielo. Un intreccio destinato a rimanere incompiuto fra le forse quattro mura di una locanda, cui si arriva casualmente. La locanda Almayer, l’emblema della solitudine e dell’insanità che conduce i protagonisti a vivere. O a morire. Stanze senza chiavi, destini in grado di annullarsi nel raggiungimento di un’imperfetta unione ma che no, resteranno chiusi tra altre mura, quelle di loro stessi, che costituiscono i loro inizi e le loro fini, se esistono. Isolamento perpetuato dalla grandezza della loro complementarietà che si estende a comporre con sorprendente musicalità il delineato profilo di un eterogeneo puzzle, tessere mancanti ritrovate e perse. Un mare che Baricco ci apre davanti con magistrale bravura immergendoci direttamente nelle sue infinite sfaccettature. Sguardo imperturbabile è il mare, mare fonte di commozione, di sciagure, di felicità, di vita, orribile atrio di ipocrisia e giustizia, feroce speranza di una potenziale salvezza e ragione di morte. E’ l’allegoria intorno all’acqua, alla purifica-

zione, indeterminazione di lenitiva costanza di questo elemento che porta l’uomo alla dispersione. Come il quadro di Friederich “Il viandante sul mare di nebbia” così lo sguadro indagatore del lettore è portato alla ricerca di un ostacolo, di un appiglio nella vasta concavità che l’acqua crea, tra il tumulto delle sue inoffendibili onde, per cercare di non lasciare sprofondare se stesso in quell’incoerenza incomprensibile e inafferrabile. Allo stesso modo, infatti, il lettore è comunque portato ad un’indagine nella quale i personaggi lo conducono, che è il riflesso delle loro domande e delle loro azioni, ma amplificato sulla coscienza di un esterno che finisce per non sentirsi mai parte della scena, se non del deplorevole organismo di distruzione e di insanità fragile, costituito appunto dall’essenza dell’uomo stesso. Un mare che è odio, che porta odio, morte che distrugge e crea con inimmaginabile naturalezza storie d’amore e inaudite crudeltà. Tutto ciò è fonte di grande teatralità nell’espressione di odio da parte di quesi corpi ammassati senza più alcuna dignità, persi nelle loro disperazioni su “La zattera della Medusa” di Gèricault. Marinai uniti e divisi dall’ombra del loro destino crudele che si sarebbero visti, se solo ne fossero stati in grado, immagini della bianca stracciata bandiera. Un’eterna e violenta, seppur esausta, resa al mare. Adams, un uomo con gli occhi di un animale in caccia, occhi capaci di rubare la morte. Occhi che sono stati coscientemente voltati, seppur metaforicamente, su quella bandiera bianca. Simbolo del policronismo astratto dei personaggi, appare colui che, condotte mille vite, e avuti mille nomi, all’interno di una, si presenta a noi attraverso i suoi imperturbabili cambiamenti, come unica parte di un insieme coerente che si smaschera nella realizzazione dei suoi obiettivi, cedendo all’impulso dei sentimenti più umani, rivelando dolcezza e rabbia. Amaro retrogusto che la vita, sfuggendoci, si porta dietro: “Dovessi vivere ancora mille anni, amore sarebbe il nome del peso lieve di Thérèse, tra le mie braccia, prima di scivolare tra le onde. E destino sarebbe il nome di questo oceano mare, infinito e bello.” Irene Princi

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SATIRA SATURA Incendio al Seven Apple (AVVERTENZA: il presente brano è fortemente provocatorio. Si sconsiglia la lettura agli anziani, alle donne incinte, ai moralisti di facciata, ai bigotti di qualsivoglia religione e ai fascisti che ho sfottuto clamorosamente l’anno scorso, con o senza “diritto di replica”. Grazie) E’ accaduto un fatto shoccante! Il Savoiardo possiede uno degli scoop più sensazionali della cronaca toscana, e forse italiana di sempre: è ormai noto che lo scorso 28 settembre abbia preso fuoco lo stabilimento balneare “Peninsula”, accanto alla discoteca Seven Apples. Ebbene, al Savoiardo è arrivata un’email agghiacciante in cui un gruppo di anarchici rivendica la volontà di appiccar fuoco alla nota discoteca versiliana. Per imperante dovere di cronaca, riporto in maniera fedelissima la lettera che ci è stata spedita, senza distorcerla nemmeno un poco. E’ un documento esclusivo, e siamo riusciti ad averlo in grande anticipo rispetto alle grandi testate giornalistiche! Ecco a voi, riportato pari pari, senza neanche cambiare una virgola, senza aggiungere nemmeno uno spazio, autentico così com’è, il documento anarchico. << 28 settembre 2011, Marina di Pietrasanta, 2 kg di dinamite porteranno rivolta e distruzione… Vomito rappreso. Rancido, di un giallo ocra profondamente nauseabondo, scagliato a terra, ancora fumante, appena rigettato da uno stomaco traboccante di bile violenta; risultato di un’altra delle vostre serate, delle vostre inutili baldorie. Apriamo questa lettera, che speriamo venga pubblicata dal giornale, con questa profondissima immagine poetica, che rispecchia in duplice maniera “quel” posto: è sia il risultato delle vostre deliranti scorribande del sabato sera sia la metafora che meglio vi descrive. Uomini lampadati, neri come la pece, talmente scuri che al confronto la Sicari è uno jogurt della Muller, affollano barcamenandosi penosamente il pavimento da ballo. Ondeggiano smodatamente i loro fianchi, spesso larghi da non rientrare nemmeno nelle striminzite camicie celestino-stinto di loro zio armatore di navi, di loro zio manager di public company, di loro zio rappresentante della Citroen, di loro zio commesso dei negozi di corso Gramsci. Cercando di andare a tempo di musica, si muovono effettivamente sempre con lo stesso, perenne, monotono, passo. Che poi chiamarla musica! : dir che fa sanguinare gli orecchi è già il complimento più grande. Ma non importa. Non Vi importa. Tutto va bene purchè sia di moda, sia di tendenza. Che importanza hanno i contenuti, basta che faccia figo, faccia yuppie. L’unica cosa che conta è viaggiare con quante più banconote viola in tasca, magari con una ferrari (ovviamente presa al noleggio in cui lavori). La parte più abominevole è che non esitate, non tentennate: se c’è una bella ragazza al bancone, via!, un goccio di quella magica LSD nell’ana-analcolico e subito la potete portare a letto. Se vi va male. Se va bene invece, dritti al bagno, in ginocchio. Del resto ci son sempre talmente tanti cessi occupati… e meno piscio di quel che pensi! E la fanciulle! ah, che dame! che eleganza! che compostezza! guardando morbosamente gli obbiettivi dei fotografi, stringendo le labbre rifatte, gonfie di acido ialuronico, che belle siete! trattengono il fiato, al momento del click, per sminuire la pancia.. ormai avanza, è colpa degli anni. Come scimmie, spingono per farsi inquadrare, squartano potenziali rivali più giovani e snelle che minacciano di rubare la scena. Perché in fondo, “che senso ha andare a ballare se non fai sapere a tutti di esserci stata??”. Esattamente come scimmie, nei movimenti e nella peluria sulla…. Ascella, diciamo ascella. Con quale obbiettivo si recheranno là..? beh, farsi le vedere, le più santarelline. Le più navigate invece, che non mancan di certo, col fine di mettere le mani su un uomo accalappiando il più babbione e ricco possibile, che è stupido e gli posso fare le corna e c’ha ‘sordi. Ma menomale non ci sono soltanto vecchie suonatrici di flauti! Quante giovine ci sono, quindici sedici diciassette diciotto diciannove vent’anni. Beata innocenza! [Proseegue a pag. 18]

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E poi si innamoreranno, di un ragazzo o uomo più grande, con un portafogli di buona famiglia, che sarà interessato soltanto a infilare il proprio pene nella sua bocca.. e lei glielo lascerà fare, come ha fatto sua madre, sua zia prima di lei (un grazie a Stephen King). A fuoco e fiamme! Vedrete bruciare in alti bracieri tutte le vostre vane, sciocchissime illusioni. Perché cos’è questo aborto umano, che voi ostinate a chiamare discoteca, se non l’immondizia più grave espulsa dalla nostra specie? Si è reso necessario questo gesto estremo per purificare quell’inutile luogo da tanto squallore. Dieci cento mille discoteche al rogo! E prestate attenzione, studenti del liceo pistoiese, a non diventar una delle categorie sopra descritte.. altrimenti la prossima volta, lo bruceremo con voi dentro! >> Fortunatamente per tutti, l'incendio non ha causato nè vittime nè feriti, e ha toccato soltanto parzialmente il locale notturno. La redazione del Savoiardo si dissocia pienamente da questo sfogo anarchico . Ognuno è libero di fare ciò che vuole, la libertà è libertà ovunque, di qualunque tipo si tratti.. anche quella di mettersi in ginocchio! Leandro Malpensanti

Spinoza.it: un blog serissimo Spinoza è un blog satirico collettivo, cioè un sito internet che si occupa di satira fatta da più persone. Il nome e il logo sono ripresi dal filosofo olandese razionalista Baruch Spinoza. Creato nel 2005 da due “menti malate” come amano definirsi Stefano Andreoli e Alessandro Bonino ebbe l’apice di visitatori nella primavera del 2008, nel periodo delle elezioni. Nel corso degli anni il blog si è diffuso sempre di più tanto da vincere diversi riconoscimenti: ha vinto per tre anni di fila il premio di miglio blog italiano e nel 2010 ha ricevuto il Premio Internazionale di Satira di Forte del Marmi. Nel 2011 è uscito anche un libro “Spinoza, una risata vi disseppellirà”. Spinoza.it è un blog libero, chiunque può scrivere le proprie battute grazie al forum del sito. Qui ognuno è libero di esprimere la propria opinione, senza censura, purchè sia nei limiti ma soprattutto faccia ridere. Gli argomenti variano: dalla politica, alla cronaca, e sulla situazione mondiale. Oltre a far ridere, molte di queste battute aiutano anche a far riflettere sulla situazione attuale che ci circonda. Eccone alcune prese dal sito negli ultimi giorni: “Un fascio di neutrini corre da Ginevra al Gran Sasso più velocemente della luce. Mai visto nessuno così ansioso di entrare in Italia.” “La Gelmini: “45 milioni di euro per la costruzione del tunnel”. Dunque la Tav era un depistaggio.” “Presto l’auto che si guida con il pensiero. Cogito ergo suv.” “Torna a far discutere l’orribile delitto perpetrato da un’americana e un pugliese. Devono aver remixato “Felicità”.” “Amanda e Raffaele: “Abbiamo passato quattro anni d’inferno”. Non è che noi qua fuori…” “Per Guede concorso in omicidio, ma senza concorrenti. I soliti concorsi all’italiana.” “Dopo il verdetto Amanda è scoppiata in lacrime. Poi ha abbracciato la seconda classificata.” “Nonciclopedia sospende il servizio a seguito di una causa intentata da Vasco Rossi. O Gigi D’Alessio non sa leggere o è più sportivo.” “Berlusconi compie 75 anni. Per festeggiarli ha spento un paese.” “Bersani compie gli anni. Si è organizzato una festa a sorpresa.” “Spettacolare scontro tra due galassie. Per fortuna Orione aveva la cintura.” “Per seguire tutte le novità di Spinoza.it puoi anche cercarlo sulla pagina Facebook o Twitter.”

Stefano Agostini; Leonardo Natali 18


SPORT A Sic Erano stati fatti più articoli per il primo numero di questa nuova rubrica, ma abbiamo preferito non inserirli lasciando spazio a una sola notizia: una di quelle che nessuno avrebbe mai voluto sentire. 23 ottobre 2011, ore 10.56 italiane, 16.56 in Malesia. Marco Simoncelli è morto. Al secondo giro del Gran Premio il ventiquattrenne romagnolo ha avuto uno slittamento della ruota posteriore in uscita da una curva e, per un problema di elettronica, la moto ha continuato a girare. I piloti che lo seguivano non sono riusciti a evitarlo ed è accaduto l’inevitabile incidente che si è rivelato mortale: inutili i soccorsi e i tentativi di rianimazione.Simoncelli nasce il 20 gennaio del 1987, inizia a vincere fin da piccolo: a soli 12 anni diventa campione italiano, mentre nel 2000 è secondo assoluto in Europa. A 14 anni esordisce nella 125 italiana; nel 2002 vince la 125 europea. Nello stesso anno, sulla pista di Brno, esordisce nella 125 del motomondiale. Nel 2004, a Jerez, arriva la sua prima vittoria in carriera: su una pista allagata, riesce a fare la pole position e a vincere, guidando perfettamente. Dopo un altro anno in 125, nel 2006 fa il salto di categoria e approda in 250. I primi due anni sono avari di risultati, ma nel 2008 inizia la sua cavalcata verso il titolo mondiale: dopo due zeri nelle prime due gare, Marco si sveglia e comincia a martellare i suoi avversari. Al Mugello arriva la prima vittoria, subito seguita dalla secon-

da in Catalogna. Poi Sachsenring, Motegi e Phillip Island. Gli basta un terzo posto nel GP di Malesia per laurearsi campione del mondo della 250. L’anno successivo si crede nella riconferma. E Marco la sfiora, la riconferma: all’ultima gara ha 21 punti di distacco dal leader della classifica Aoyama. Purtroppo, però, a Valencia, Marco scivola, lasciando il titolo al giapponese. Nel 2010 passa in Moto GP con la Honda del team Gresini. E sfiora il podio nel corso del suo primo campionato, arrivando quarto sul circuito di Estoril. Nell’ultimo anno, con una fornitura ufficiale, Marco ha avuto ottime prestazioni, ottenendo addirittura due pole position: una in Catalogna e una ad Assen. Da lì in poi è un crescendo di risultati: a Brno riesce, per la prima volta in Moto GP, a salire sul podio; in Australia è salito sul secondo gradino del podio. “Parto per raggiungere il primo posto” aveva detto Marco, prima di partire per la Malesia. Ma il Sic non ce l’ha fatta. Tutto questo ha riportato alla luce il problema della sicurezza: nonostante le nuove misure adottate negli ultimi anni (tra le quali l’airbags nelle tute), non sarà mai possibile mandare in pista dei piloti con la certezza che tornino ai box. Stefano Agostini, Niccolò Castelli e Gianmaria Maiorano

Monopolio Vettel Ebbene, cari appassionati di motori, anche quest’anno la Formula1 ha il suo campione: Sebastian Vettel, che alla età di 24 anni ha già conquistato il suo secondo titolo mondiale dopo quello della passata stagione e che pertanto ha tutte le carte in regola per abbattere i record del grande M.Schumacher. "Fare il bis iridato è più difficile, tutti nel team hanno dato oltre il 100%, ma gli avversari sono più vicini di quanto abbia detto la stagione", queste le parole del giovane campione tedesco al termine del GP di Suzuka (Giappione) che ha ufficialmente sancito il suo trionfo con ben quattro gare di anticipo. Vettel ha letteralmente dominato l’intera stagione fin dalla prima gara disputata in Australia a marzo, totalizzando fino ad ora dodici pole position e dieci successi su sedici: questi numeri strepitosi sono dovuti alle capacità di guida e di sopportazione della pressione del pilota, notevolmente migliorato rispetto allo scorso anno, nonché alla favolosa vettura (Red Bull) di cui dispone. Tuttavia il Gran Premio del Giappone ha avuto un altro vincitore: Jenson Button, il secondo pilota con più vittorie (tre); a seguire, il compagno di squadra dell’inglese Lewis Hamilton (due) e Fer-

nando Alondo (una). Per la Ferrari è stata una stagione avara di successi e soddisfazioni, con prestazioni spesso conclusesi con risultati al di sotto delle attese. Senza dubbio, il pilota più competitivo del Cavallino è stato Fernando, visto che, per il momento, Felipe Massa non è mai salito sul podio complici la sfortuna e alcuni errori. Ma la vera delusione del campionato si è rivelata Lewis Hamilton, campione del mondo nel 2008 e pilota dalle grandi potenzialità: il secondo posto nel GP della Corea ottenuto ultimamente (dietro al solito Vettel) è ben magra consolazione rispetto ad una stagione in cui in più di un’occasione si è dimostrato troppo irruente finendo per influenzare negativamente le prestazioni di altri piloti: in particolar modo, in quest’ultima parte di campionato, ha avuto non poche divergenze con Massa, causa incidenti talvolta non sanzionati e vecchie rivalità che risalgono ai tempi del mondiale 2008. Jenson Button, invece, si è dimostrato un eccellente pilota durante tutta la stagione, riuscendo a sfruttare al meglio i pitstop, le partenze, le gomme e gli errori degli avversari. [Proseegue a pag. 20]

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Nonostante il titolo iridato sia già nelle mani del tedesco, mancano ancora tre GP, uno dei quali nell’inedito e non ancora terminato circuito di Greater Noida in India. Dalle parole di Vettel e da ciò che si è potuto vedere in gara a Suzuka e a Yeongam, il gap tra le Red Bull e le McLaren e le Ferrari sembra diminuito: si spera che così le ultime gare riservino maggiore spettacolo anche nelle prime posizioni oltre che nella parte centrale del gruppo dove per tutta la stagione piloti di team minori ci

hanno offerto spettacolo e sorpassi avvincenti. In previsione al prossimo anno, le scuderie stanno già lavorando alle nuove vetture e, personalmente, mi auguro che gli ingegneri riescano a creare delle monoposto che consentano il ritorno della Ferrari a grandi livelli e la rinascita della Mercedes che dal sua ritorno in F1 non ha ancora ottenuto una vittoria. Stefano Agostini

Un anno speciale Quest’anno la Serie A sarà particolare. Per iniziare, il campionato di A1 sarà a 17 squadre e quello di A2 a 15, anche se sarebbe vietata una lega con squadre dispari. Tutto merito del premio di risultato o wild card, come preferite chiamarlo. Il progetto è stato così efficiente che già dal prossimo anno sarà abbandonato. Quest’obbrobrio sportivo permetteva alla penultima squadra della lega maggiore di pagare 600.000 euro alla seconda classificata dei play-off della Legadue, in questo caso rispettivamente Teramo e Venezia. Avvenuto il pagamento, Venezia ha fatto partire un’azione legale, con ricorsi su ricorsi, per il ritardo di qualche giorno del versamento. Il caso si è chiuso con

entrambe le squadre in A1, un calendario tutto da rifare a pochi giorni dall’inizio del campionato e la Fip sotto azione legale da parte della Lega. Oltre a questo, a rendere il campionato particolare, si aggiungono il lockout NBA e il possibile approdo in Italia di grandi stelle americane: Gallinari è già tornato a Milano, Wafer è approdato a Cremona e Zoroski a Montegranaro, che è vicino anche a Bargnani, e Bologna è in contatto con Ginobili e Bryant. Perciò, quest’anno la Serie A sarà unica (nel bene e nel male). Stefano Agostini

La beffa 10 Ottobre. Ore 15.14: sul sito www.letour.frappare la tabella con le tappe del Tour de France 2012. Ore 21.09: sul sito www.gazzetta.it scorre, sotto la testata, il rullo con l’elenco delle tappe della corsa rosa 2012. Non è difficile immaginare la rabbia degli organizzatori delle due corse a tappe più importanti che si sono visti svelare i segreti che avrebbero dovuto al contrario illuminare le serate del 16 per il Giro e del 18 per il Tour. Per la corsa rosa, dopo l’avvio in terra danese, si approda a Verona con una cronome-

tro. Inoltre, il Giro 2012 toccherà in gran parte il nord Italia, con la tappa più meridionale che arriverà a Lago di Laceno. Le grandi montagne sono concentrate nell’ultima settimana con la tappa decisiva al penultimo giorno con arrivo sullo Stelvio, dopo aver affrontato Aprica e Mortirolo. Da segnalare anche un arrivo nella nostra provincia presso Montecatini Terme. Per quanto riguarda la corsa d’Oltralpe si partirà dal Belgio, passando prima dalle Alpi e poi dai Pirenei. I chilometri a cronometro saranno 90 e la partenza

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sarà anticipata di una settimana per non sovrapporsi ai Giochi Olimpici 2012. Adesso scatteranno sicuramente indagini interne. Ma alla fine della giornata più misteriosa di Giro e Tour, oltre alla comprensibile amarezza, resta una certezza: anticipare il tracciato delle grandi corse a tappe è lo spionaggio industriale più ricercato in quest’ambiente. Perché Giro e Tour restano sempre, a oltre cento anni dalla loro nascita, i simboli di questo sport. Stefano Agostini ‎

Il Savoiardo #1  

Il primo numero del giornalino ufficiale del liceo scientifico di pt!

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