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Savoia Briciole di verità

Il giornalino ufficiale del Liceo Scientifico di Pistoia “Amedeo di Savoia Duca d’Aosta”

ANNO 5 N° 4 FEBBRAIO 2012

IN QUESTO NUMERO: ATTUALITA’         

“E io pago!” (pag.2) Conflitto 2.0 (pag.2) Quo vadis, baby? (pag.3) Il consumismo ti consuma (pag.3) I sacrifici degli altri (pag.4) Necci e cenci da cianciüare (pag.5) 10 Febbraio(pag.5) Al rogo l’eretico (pag.6) Guerrilla gardening(pag.6)

ARTE E DINTORNI    

Anime Salve– F. De Andrè (pag.7) Norwegian Wood(pag.8) The artist (pag.9) Monty Python (pag.9)

NELLA SCUOLA   

Un furto senza fiocchi (di neve) (pag.10) Utilità delle materie scolasticheed. fisica (pag.10) Fantasticherie nell’astuccio (pag.

11) Una scuola allo sfascio (pag.12)

SPORT 

Alberto Contador(pag. 12)

SATIRA SATURA  

Un po’ di Nonciclopedia (pag.13) I dolori del giovane studente

Gatto imburrato (vedi pag.13)


ATTUALITA’ “E io pago!” La famosa frase di Totò nel film “47 morto che parla” è la prima a venire alla mente quando si parla di benzina. Tutti ci siamo domandati almeno una volta “ma perché la benzina costa così tanto?”. I possessori di un veicolo a motore si trovano a pagare circa 1,80€ a litro di carburante. La risposta è semplice: le accise. Da sempre sono state imposte in questo settore piccole tasse che, una dopo l’altra, hanno portato il prezzo della benzina a salire. Le accise in questione sono a volte di pochi centesimi, a volte pochi millesimi, ma tutte insieme arrivano a un importo di circa 0,70€ al litro. La più recente è stata introdotta dal governo Monti insieme al decreto “Salva Italia” del dicembre 2011. La cosa più divertente, però, è vedere il perché sono state introdotte le accise che ci portiamo dietro da più tempo. La più vecchia risale a prima della Seconda Guerra Mondiale (di preciso, al 1936) quando servivano finan-

ziamenti per la guerra in Etiopia. Naturalmente non è stata mai tolta, come le accise immesse per l’alluvione di Firenze, il terremoto del Belice, quello del Friuli e altri disastri che vanno dal 1963 al 1983. Come mai queste tasse non sono state tolte dopo aver risolto tutti questi problemi? È normale, conoscendo la nostra amata casta politica, che sia stato più facile far costare di più la benzina, che diminuirne il prezzo. Oltre a questo, incide sul costo del carburante anche l’IVA che aumenta il costo di circa altri 0,10€, portando gli automobilisti e i motociclisti a pagare un totale di circa 0,80€ in più per ogni litro di carburante rispetto a quando questo è arrivato in Italia. E poi ci chiediamo come mai la benzina nel nostro paese è più cara di tutte le altre nazioni d’Europa… Stefano Agostini

"conflitto 2.0" “This file no longer exists on our servers” ecco la sorpresa che i visitatori di Megaupload, e del suo celebre fratello Megavideo, hanno visto comparire sugli schermi dei loro PC il 19 Gennaio. In poco tempo la rete si scatena, i social networks e i forum sono intasati di proclami collerici che incitano alla “rivoluzione”. Un gruppo di hacker, Anonymous, riesce ad oscurare i siti di varie istituzioni governative americane e case di produzione discografica e cinematografica dimostrando che “sul web il potere non è dei potenti”. Gira addirittura voce che si stia preparando un sito alternativo a Megavideo per poter restituire al popolo di internet tale “indispensabile” bene tanto accoratamente reclamato. Insomma, la mobilitazione è repentina, agguerrita e, almeno pare, efficace. Tentando di capire qualcosa in mezzo a questa pioggia di informazioni scopro che il fondatore di Megaupload e Megavideo, tale Kim (Dotcom) Schmitz è stato arrestato insieme ad alcuni dei suoi collaboratori, tra i capi d’accusa gli viene contestata la violazione di copyright. Megaupload infatti era (parliamo al passato) un cosiddetto “cyberlocker” un mezzo col quale si potevano condividere tra gli utenti file di dimensioni maggiori rispetto a quelle consentite dalla normale posta elettronica. Tra questi erano inclusi, per esempio, anche film e musica da scaricare senza pagare alcun diritto ai detentori del copyright. La rapidità dello scambio e il vasto assortimento di contenuti avevano fatto il resto. Insieme ad altri siti simili (Videoweed, Novamov...) aveva presto raggiunto una vastissima popolarità. Anche gli incassi intanto salivano alle stelle: oltre i 150 milioni di dollari, tra abbonamenti e pubblicità. I primi permettevano di liberarsi della “maledizione dei 72 minuti” per la quale il download si bloccava, appunto, ogni 72 minuti, per circa mezz’ora. Le seconde variavano da semplici banner dalla grafica inguardabile a fastidiose

vocine “complimenti sei il fortunato vincitore...” che, esordendo improvvisamente nel silenzio della casa, provocavano infarti a buona parte della famiglia, animali compresi. Spenta la rabbiosa reazione iniziale, si stava già verificando quello che tutti avevano pronosticato come “effetto Megaupload”: tutti i siti di filesharing cadono, uno dopo l’altro, e trovare un film in streaming diventa veramente difficile. La chiusura del sito arriva tra l’altro all'indomani della giornata del blackout promosso da siti come Wikipedia e Wordpress. Questi ed altri sono stati oscurati per un giorno in segno di protesta contro la proposta di legge SOPA (Stop Online Piracy Act) contro la pirateria informatica, che consentirebbe al dipartimento di Giustizia di oscurare e far mancare ogni fonte di guadagno (bloccando pubblicità e altri canali di finanziamento) ai siti che vendono o pubblicano contenuti protetti dai diritti d’autore. Pertanto diverrebbe reato anche solo fornire i link a tali contenuti. La manifestazione ha registrato un altissimo numero di consensi e partecipazioni, sia da parte di colossi come Google, che da migliaia di siti minori e personali. Ma non temete! I server di gran parte dei cyberlocker si sta spostando in zone non coperte dalla giurisdizione degli USA, come Russia ed estremo oriente. Possiamo perciò aspettarci che presto un degno sostituto di megaupload compaia sulla rete. Resta il fatto che ad oggi la caccia al film in streaming si fa sempre più dura e, sebbene la maggior parte delle proteste si sia placata, dovrebbero far riflettere: viviamo in un mondo dove la chiusura di un sito internet è capace di sollevare una rivolta, dove gli hacker (paladini del popolo?) possono combattere ad armi pari con le istituzioni governative, protetti dall’anonimato. Stiamo forse per assistere alla trasformazione della rete nel campo di nuove lotte sociali? Elena Marzialetti

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Quo vadis, baby? Il futuro è un’incognita, lo è sempre stato e rimarrà tale, ma le previsioni, quelle ultimamente vanno forte: ogni tanto però ci dimentichiamo che l’oroscopo potrebbe sbagliarsi e che magari domani non cascherà il mondo. Certo, c’è crisi, le aziende chiudono e le persone vengono licenziate, ma chi l’ha deciso che la nostra economia è proprio da buttare? Non muoio dalla voglia di spezzare una lancia in favore della patria, io che per questo Stato non spezzerei nemmeno uno stuzzicadenti, ma una cosa in favore dell’Italia va detta: chi ci ha giudicati non è proprio imparziale. E non perché stavolta si tratta di noi mentre prima era la Grecia, ma perché se chi guida gli investimenti di tutto il mondo decide che il tuo debito pubblico è parecchio a rischio ma non segnala situazioni peggiori della tua, qualche domanda te la fai. E’ chiaro, stiamo parlando del recente declassamento dell’Italia. Secondo le agenzie di rating siamo retrocessi ed investire su di noi non è più tanto consigliabile. Questo è ciò che pensano loro, ma cosa ne pensiamo noi? Be’, forse dovremmo iniziare a consi-

derare che: I “giudici” in questione sono tre soli colossi (Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings) tutti americani, che non hanno avuto remore nell’intervenire sulla classe di rating dell’Europa. Quando però gli Stati Uniti, per far fronte alla crisi del 2008 (da cui è derivata questa) al posto di inasprire le tasse hanno alzato il tetto massimo del loro debito di 2 400 dollari stampando cartamoneta (=inflazione) non si è espresso nessuno riguardo alla loro affidabilità. Eppure i fondamentali economici italiani (tutti quei fattori di cui si tiene conto per stabilire la “salute” di un’economia) sono migliori di quelli statunitensi. Tutto questo è avvenuto mentre i mercati europei si stavano riprendendo. Le agenzie, poi, sono pagate dai loro clienti per emettere questi giudizi, il che non è proprio il metodo più sicuro per assicurare l’imparzialità. Ma se tutto il mondo si basa su di loro, dove andremo a finire? Ah boh, non so voi...io intanto scappo da qui! Giulia Pagano

Il consumismo ti consuma Karl Marx narrò che in una società capitalista la merce è la forma elementare della ricchezza, che consente di soddisfare un bisogno che può realizzarsi soltanto nel consumo di essa. Convertire la merce in denaro e il denaro in merce non è un processo mirato al consumo, ma piuttosto all'aumento del denaro, ossia al profitto. In questo tipo di società la merce da semplice prodotto del lavoro umano, arriva a stabilire i rapporti sociali, e come conseguenza i rapporti sociali fra gli uomini si basano sui rapporti tra le merci. Ma per osservare il consumismo come fenomeno di massa dovrà trascorrere circa un secolo da "Il Capitale" di Marx. Siamo nella seconda metà del '900 quando le condizioni di vita migliorano enormemente, e si attraversa una fase di espansione dell’economia mondiale, in particolare di quella dei paesi industrialmente più avanzati, quali Stati Uniti, Canada, Giappone ed Europa occidentale, Italia compresa. Vi è un modello di crescita fondato sull’espansione dei consumi familiari, e su un modello di vita "americano". Negli Stati Uniti infatti si era affermata già da tempo la cosiddetta società dei consumi, nella quale è centrale la figura del consumatore che, attra-

verso il continuo acquisto di prodotti contribuisce alla crescita economica del paese. Grazie alle leggi ispirate al Welfare State poi, diminuirono anche le disuguaglianze economiche e sociali fra i vari strati della popolazione e assistiamo così ad un arricchimento generale, con un aumento della domanda dei beni di consumo, con un conseguente aumento anche della produzione. Il mantenimento di tutto ciò può essere garantito soltanto se il consumatore continua a consumare. Perciò ebbero fortuna le teorie sulla manipolazione delle masse di Edward Bernays. Egli mostrò agli americani come istigare nella gente il bisogno di cose delle quali non avevano realmente bisogno, facendo in modo di associare le merci di consumo ai loro desideri inconsci, facendo credere loro di soddisfare tali desideri con l'acquisto di un determinato prodotto. Ed ecco che nasce la pubblicità, suffragata da una rapida e massiccia diffusione dei mezzi di comunicazione, primo tra tutti la televisione. La pubblicità, soprattutto quella televisiva, intendeva persuadere i potenziali compratori. La scelta attenta del contesto e dei personaggi della piccola storia che viene narrata sullo schermo costituisce ancora oggi il punto di forza

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del messaggio pubblicitario. Stordito dalle immagini dello spot, il consumatore si sente partecipe, e inconsciamente immagina che acquistando quel determinato prodotto, diventerà protagonista di quella breve storia. L’espansione economica tra gli anni '50 e '60 migliorò il tenore di vita della classe lavoratrice rendendo possibile alle famiglie di mantenere gli studi dei propri figli fino al conseguimento di un diploma o anche di una laurea. Gli studenti, che fino a pochi decenni prima erano stati una minoranza di privilegiati, diventarono una categoria assai più numerosa. La nuova generazione di giovani diventa una fascia di consumatori particolarmente gradita al sistema produttivo, che cominciò ad occuparsi prettamente dei loro campi di interesse, quali film, programmi tv, dischi, abbigliamento, creando così mode e miti ai quali conformarsi. Dovettero passare solo pochi decenni perché il consumismo producesse effetti indesiderati. Negli anni '90 lo sviluppo tecnologico in campo informatico ebbe l'effetto di ridurre i posti di lavoro necessari. In questi anni infatti la disoccupazione superò il 40% nei paesi industrializzati, percentuale assai elevata rispetto al ritmo di cresci-


ta economica. Allo stesso tempo il basso tasso di natalità si accentua ulteriormente fino a raggiungere, in alcuni casi, la "crescita zero". Ciò è dovuto principalmente all’ingresso delle donne nel mondo del lavoro e al desiderio di mantenere o accrescere il tenore di vita faticosamente raggiunto. Conseguenza diretta del calo demografico nei paesi più ricchi è stato il

progressivo invecchiamento della popolazione che ha determinato la crisi del sistema pensionistico, c'era chi pensionato lo era diventato troppo presto, e senza rinnovo generazionale un sistema che può essere efficiente solo se il numero delle persone attive è superiore a quello delle persone in pensione, smette di funzionare. E che dire della nostra generazio-

ne? Respiriamo ancora aria di crisi, pochi i posti di lavoro, costo della vita in costante aumento, situazione pensionistica in travaglio, prospettiva per il futuro incerta. Sono questi gli effetti che la società consumistica ha prodotto. Viviamo forse in una società che si è rovinata con le proprie mani? Clara Ciampi

I sacrifici degli altri Monti: “Agli italiani dico: i sacrifici sono in nostro interesse” ..Ed è così che mettono il ticket sulle medicine e fanno della pensione un lontano miraggio. Però c’è chi rimane magicamente immune a questa logica: ecco allora alcuni dati che potrebbero risultare interessanti.. Come potete immaginare, questi sono solo alcuni esempi dei tanti furbetti ;) BABY PENSIONATI nome cognome

attività svolta

in pensione a

pensione/mese lorda

ente

Antonio DI PIETRO Vittorio SGARBI

magistrato parlamentare

44 anni 54 anni

2.644,57 8.455,00

Inpdap Camera

3 PENSIONI SENZA LIMITI DI CUMULO nome cognome

pensioni/mese lorde

ente

Romano PRODI

4.246,00

INPDAP

4.725,00

Parlamento

5.283,00

Unione Europea

2 PENSIONI E UNO STIPENDIO SENZA LIMITI DI CUMULO nome cognome

pensioni/mese lorde + stipendio lordo

ente

Carlo Azeglio CIAMPI

30.000,00 4.000,00 19.053,75

Bankitalia INPS Stipendio da parlamentare

1 PENSIONE E UNO STIPENDIO SENZA LIMITI DI CUMULO nome cognome

pensione/mese lorda + stipendio lordo

ente

Renato BRUNETTA

4.352,00

INPDAP

19.053,75

stipendio da parlamentare

5.498,00

INPDAP

19.053,00

stipendio da parlamentare

Rocco BUTTIGLIONE

Non so voi, ma io mi sento un po' un'Ifigenia

Giulia Pagano

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Necci e cenci da cianciüare Chi di voi non ha mai fatto bua a scuola, o ha preso una cignata, o s’è messo a dimoiare in acqua, o s’è svaccato sul divano? Tutti usiamo in parte parole del dialetto pistoiese, molto spesso senza saperlo (infatti mentre trascrivevo le parole sottostanti dal Vocabolario Pistoiese, ero certo che la maggior parte fossero presenti anche in un vocabolario italiano; non poteva-

no essere solo pistoiesi, erano così familiari e di uso comune!!). Le parole qui elencate, che sono state scelte per la loro “sugosità” e anche per il loro frequente uso nel pistoiese attuale, sono state prese dal “Vocabolario Pistoiesi”, redatto da Lidia Gori e Stefania Lucarelli, a cura di Gabriella Giacomelli, del 1984.

Cuccumeggiare v.intr., in dis. - Curiosare, cercare di vedere senza essere scorti: sta ttutto ‘l giorno a ccuccumeggià ddietro li scuretti! Fottìo s.m. - Gran quantità di qualsiasi cosa: di ‘elle frugiate n’ò mmangiate un fottìo! Anche con valore avv., un fottìo ‘molto, grandemente’: oggi ò llavorato un fottìo! Gua’ escl. - Tò!, ba’!: gua’! o cche cci se’ anche te?! Ibbòia escl. - Espress. di disgusto: ibbòia, ‘e schifo! Anche ibbò. Pìspolo s.m. - 1. Piccola sporgenza o protuberanza. 2. Oggetto allungato. 3. pl., scherz. Tacchi eccessivamente alti: ‘un zo ccome ffa a ccaminà ccon que’ pìspoli! Rinvïolire v.intr., in dis., pop. - Riprendersi, riacquistare le forze, rinascere. Per lo più in usi scherz.: parea reggesse l’anima ‘o denti e ddopo du’ giorni era bell’e rinvïolito. Ròciolo s.m. - 1. com. Grumo, pallottola di farina, zucchero e simili. In particol. della farina sciolta nell’acqua: ‘un la sa ffà lla polènda, li vien sempre piena di ròcioli. 2. raro. Parte rigonfia delle braccia e delle gambe, per lo più nei bambini piccoli e grassi. 3. Individuo, di sesso maschile, alto e robusto. 4. des. Tutolo, rachide della pannocchia di granturco. Spitipìo s.m. - Donna, o più spesso bambina, vivace e chiaccherina. Anche spitipìa. Tirillòne (var. tirùllone) s.m. - Uomo molto alto, spesso impacciato nei movimenti, tintirullòne. Anche, raro, tirillo. Troiaio s.m. - 1. Sudiciume, trogolaio. 2. Cosa mal riuscita, schifezza: quella pagina riscrivila, perché è un gran troiaio! 3. Situazione ambigua, equivoca. Luca Cei

10 Febbraio La giornata in ricordo per gli "infoibati" fu istituita nel marzo del 2004. Per "conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale." Se la legittimità della giornata non è un argomento facile da affrontare e – nonostante chiunque esprima senza ritrosie la propria opinione al riguardo – soprattutto senza uno studio approfondito, è molto più semplice fare un'annotazione su ciò che è divenuta questa giornata. Da quando è stata deliberata la legge ogni 10 febbraio in varie città italiane scorrono cortei organizzati da varie associazioni o circoli "culturali" (termine assai discutibile). E' facile, scorrendo i loro nomi, vedere che la maggior parte di questi sono covi di neofascisti che purtroppo tornano a popolare le nostre città, Pistoia inclusa. Non è un caso, dunque, che nelle ma-

nifestazioni si vedano esporre bandiere con croci celtiche o svastiche o motti fascisti. La condanna e la critica, talvolta feroce, mossa da molti (me compreso) non è affatto riferita al ricordo di una tragedia che ha colpito due popolazioni, bensì al fatto che questo ricordo si sia trasformato brevemente in un revival fascista. Ci si chiede inoltre perché la sinistra non sia scesa in piazza a ricordare, ma probabilmente per ottenere una risposta basterebbe guardare i cortei che si sono svolti anche quest'ultimo 10 febbraio. Le ideologie fasciste espresse attraverso canti e immagini nei luoghi di ritrovo sono indubbiamente e necessariamente da condannare ed è quindi comprensibile che molti preferiscano non aderire né seguire manifestazioni vecchie, di idee anti-italiane, ma soprattutto memoria del peggior ventennio italiano. Michele Marchioro

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Al rogo l’eretico! Era una fredda serata di fine febbraio, e, al caldo delle proprie case, tutti gli italiani avevano acceso i televisori, insaporendo la cena con il servizio di gossip del tg e con le correlate modelle seminude, proprio come ogni altro giorno … quando, inaspettatamente, invece del fondoschiena luccicante dell’ennesima VIP (o presunta tale), era comparso sullo schermo un titolo a caratteri cubitali, trasudante certezza e un malcelato senso di irritazione: “i neutrini non sono più veloci della luce!” “AH! Allora gli scienziati del CERN hanno sbagliato, tutta quella gran confusione solo per finire con un errore grossolano come un “malfunzionamento del connettore a fibra ottica”, qualunque cosa sia … certo, bisognerebbe proprio pagarla meno questa gente, e tirargli due mazzate nella schiena ogni tanto, così imparerebbero a sparare dati assurdi per poi ritirarli dopo un paio di mesi, ingannando tutti noi brava gente…e poi, vuoi che Einstein potesse aver avuto torto? Certo che no! Ma non l’ho sempre detto che queste novità non mi convincono per nulla?” Questa più o meno è stata la reazione che il giorno dopo è scoppiata su facebook, sui siti internet di informazione, nei bar, con assembramenti di persone ansiose di mostrare a tutti che il germe del dubbio non li aveva nemmeno sfiorati, che Einstein era sempre stato il loro maestro di vita, e che quegli incapaci perdigiorno che stavano tutto il giorno sepolti sotto una montagna a giocare a ping-pong con palline micrometriche sarebbero stati meglio in un cantiere con una vanga in mano, magari a scavare il tunnel Gelmini, che forse avrebbe consentito di fare un po’ di esperimenti veri! Geniale, direi. Se qualcuno di questi autonominati giudici avesse provveduto a leggere un pò sul sito del CERN, invece di dare aria alla cavità orale, si sarebbe potuto accorgere di un paio di dettagli passati in secondo piano nella divulgazione mediatica dei risultati degli esperimenti: primo, quando, cinque mesi or sono, l'ufficio stampa del progetto OPERA aveva comunicato le conclusioni tratte dagli innumerevoli esperimenti da loro condotti sulla velocità del neutrino, il relatore aveva ripetuto almeno quattro-cinque volte che non si trattava di dati certi, ma di risultati da controllare ripetendo l'esperimento in condizioni diverse e con

GUERRILLA GARDENING diversa strumentazione, mentre ai telegiornali è sembrato che i ricercatori avessero dato per verità assoluta e incontrovertibile i loro valori, assurgendo al rango di nuovi pionieri della fisica eccetera eccetera... Dopo cinque mesi effettivamente le aggettivazioni positive erano finite, quindi i giornalisti sono stati ben lieti di avere un pretesto per poter usare anche la parte denigratoria del proprio repertorio. Secondo, sulla homepage del CERN è tuttora consultabile il bollettino aggiornato del progetto, e, per chiunque riesca a capire che google traduttore è meglio di bing (o per l'8 per mille di italiani che sa leggere l'inglese), appare abbastanza chiaro che i fantomatici errori non esistono, ma che sono stati trovati (esatte parole) "two possible effects that could have an influence on neutrino timing measurement". E per giunta, una di queste due interferenze, se confermata, avrebbe distorto la misurazione aumentando il tempo di percorrenza del neutrino, la cui velocità risulterebbe quindi ancora maggiore. Tuttavia, la cosa secondo me più importante di questo aspetto "mediatico" della vicenda non è se i neutrini vadano o no più veloce della luce, se babbo natale esista o no, e se sia davvero maledettamente obeso come sembra o se sia solo il rosso che lo fa sembrare grasso, o se la farfalla di Belen sia una sfinge della vite o una deilephilia elpenor, che poi sono la stessa cosa, ma se sia corretto il comportamento tenuto dagli organi di informazione (inserire una "s" a piacere al posto dello spazio e rifinire con abbondante zucchero a velo), che hanno privilegiato uno sterile sensazionalismo alla verità effettuale, facendo apparire contraddittorie le dichiarazioni degli addetti ai lavori, che in realtà già dall'inizio avevano preventivato l'intero processo verificatosi in questi giorni. E alla fine, direi che una fetta della torta della colpa (sempre con lo zucchero a velo) tocca anche a noi, sempre pronti a recepire passivamente tutto quello che la televisione ci propina, quasi fosse la parola di qualche grande maestro di vita (e come non pensare a questo punto a Emilio Fede...) senza nemmeno prenderci la briga di sottoporre i nostri dati ad un pò di verifiche (tanto per rimanere in tema) e preferendo gridare "morte all'eretico!" da dietro una tastiera. Andrea Carbone

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Siamo nel 1973, nell'area di Bowery Houston, New York. Liz Christy e il suo gruppo di "Guerriglieri Verdi" trasformano il fatiscente cortile di un edificio abbandonato in un rigoglioso giardino. Così nasce il termine "Guerrilla Gardening", con il quale si intende un'attività di giardinaggio politico volto alle problematiche ambientali e alla permacultura, ovvero la progettazione di insediamenti umani che imitino gli ecosistemi naturali, con modelli di produzione eco-sostenibili e eco-compatibili. Dopo quasi 40 anni l'associazione Guerrilla Gardening è ancora un attivo gruppo di volontari e appassionati che agisce sullo spazio pubblico con piccoli atti dimostrativi, come ad esempio le bombe di semi, ordigni ecologici in cui il materiale esplosivo è una miscela di terriccio, fertilizzante e semi di vegetazione autoctona e l'involucro un semplice velo di carta assorbente, che si degrada con la prima pioggia. Vengono scagliate su prati e parchi trasandati come simbolo di una guerra verde che sta affondando le sue radici sempre più in profondità. In Italia infatti sono già molti i Giardinieri Guerriglieri, e continuano a nascere gruppi in ogni regione, città o quartiere, ciascuno combattendo le proprie battaglie per riappropriarsi dei propri spazi verdi. Ogni giorno nuovi cittadini si attivano in questa causa, ed è possibile dare aiuto e sostegno con donazioni in terriccio e piante. Per partecipare attivamente al Guerrilla Gardening è sufficiente un piccolo attacco verde che dovrà essere filmato e pubblicato sul forum del sito www.GuerrigliaGardening.i t con la descrizione dei dettagli su luogo, ora, partecipanti e tecniche utilizzate. Un mondo più verde è ad una manciata di terriccio da noi! Clara Ciampi


ARTE  D’INTORNI Anime salve - F. De Andrè 1996 - BMG Ricordi parte (cantata dalla moglie Dori Ghezzi nella registrazione e dalla figlia Luvi nelle tournée) in romanì. "Smisurata Preghiera" è l'addio alla vita, un ultima disperata invocazione ad una qualche entità superiore perché ascolti tutti, senza distinzione di alcun tipo. È come se De André, elencati tutti quelli che mai avevano avuto giustizia (da Bocca di Rosa al narratore di Don Raffaè, dagli abitanti della "Città Vecchia" a Tito) alla fine li ponesse davanti a un'entità parentale ("un'entità parentale, come se fosse una mamma, un papà molto più grandi, molto più potenti. Noi di solito identifichiamo queste entità parentali, immaginate così potentissime come una divinità; le chiamiamo Dio, le chiamiamo Signore, la Madonna") e le chiedesse: "Ascolta anche loro, senza pensare ai numeri della maggioranza". Una coda strumentale segue il testo in cui, fra gli altri, all'organetto suona il musicista pistoiese di "Banditaliana", R i c c a r d o T e s i . “Dolcenera” "è una storia parallela: da una parte c'è l'alluvione che ha sommerso Genova nel '70, dall'altra c'è questo matto innamorato che aspetta una donna. Ed è talmente avventato in questo suo sogno che ne rimuove addirittura l'assenza, perché lei, in effetti, non arriva." De André commentò così questo brano, che dà una visione di una solitudine patetica; quest'uomo lasciato solo dalle onde che stanno inghiottendo la sua amata crede di incontrarla e averla, sostituendo il sogno con la realtà. L'album si dispiega attraverso canzoni strutturate tutte come piccoli gioielli, ognuno significativo di per sé, infatti, musicalmente parlando, le direzioni prese da Faber in quest'opera sono assai diversificate, quasi come se avesse scelto un'atmosfera, un suono, una melodia diversa per ogni personaggio, nonostante la natura "concept" dell'album. La qualità è altissima; siamo anni dopo le sperimentazioni di "Crêuza de mä", dopo "Le Nuvole", questo è il disco musicalmente più maturo del cantautore. Anime Salve è un disco che va consumato attentamente, assaporato, seguito senza porre l'attenzione su dove potrebbe portarti – altrimenti il rischio di sentirti lontano e perderti la bellezza dei suoi personaggi è altissimo – ma soprattutto va vissuto con una grande capacità di adattamento, cambiando visione ogni brano, passando dagli occhi dei Rom a quelli di Prinçesa, percorrendo un viaggio di solitudini.

Anime Salve è il suo testamento, l'album che, più di tutti gli altri, è un emblema della sua attività. De André ci ha lasciati con questi nove brani nelle orecchie, sbigottiti e ammaliati. "Anime Salve" (difficile a credersi) è del 1996 e parla già (o ancora?) di solitudine, ma "la solitudine come scelta, non l'isolamento che è sintomo di abbandono", la solitudine che si possono permettere in pochi, certo non i vecchi, non i malati. E come al solito sono questi i personaggi che escono dall'opera di De André: i derelitti della società, i sommersi, ma mai come in quest'ultimo CD sono stati così reali, concreti e attuali. "Khorakhané" è una sottile metafora che collega il nomadismo di questa popolazione e la vita dell'uomo, per dirlo con un altro poeta: "Viaggiare? Per viaggiare basta esistere". Inoltre i Rom viaggiano da duemila anni senza armi combattendo solo con la cultura che si portano di generazione in generazione, De André vede in questo la massima espressione della lotta alla violenza e all'isolamento. È notevole la chiusura del pezzo con una

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Luca Cei & Michele Marchioro


Norwegian Wood Haruki Murakami è uno di quegli scrittore che riescono, mentre leggi, a darti “l'impressione che abbiano scritto solo per te”. Questa era l'opinione del suo traduttore americano, condivisa da milioni di avidi lettori in ogni parte del globo. In genere, chi si avventura in un suo libro deve lasciare da parte ogni logica. Solo così è possibile immergersi pienamente in mondi nuovi, dove nel cielo brillano due lune, i gatti parlano e gli alberghi fatiscenti sono proiezioni dell'anima dei personaggi. In questo senso “Norwegian Wood” è un libro atipico all'interno della produzione di Murakami. Si potrebbe noiosamente catalogarlo come un “romanzo di formazione”, in cui la magia e il sogno sono in parte accantonati. Ciò che rimane è una sincera descrizione delle difficoltà incontrate lungo la strada che porta a diventare adulti. L'autore lo ha definito il più autobiografico di tutti i suoi romanzi, a partire dall'ambientazione, che rispecchia gli anni e i luoghi della sua giovinezza. La canzone dei Beatles Norwegian Wood è lo spunto per un lungo flashback in cui Toru, il protagonista ormai quarantenne, ripercorre la sua storia. Ci troviamo in pieni anni sessanta a

Tokyo, cuore di un Giappone intento ad assorbire il bene e il male della cultura occidentale. Il suicidio del migliore amico Kizuki sconvolge l'esistenza di Toru e lo costringe a fare i conti con i sentimenti che lo legano a Nakoto, la fragile e misteriosa ragazza di Kizuki. L'altra figura femminile, vivace e diametralmente opposta, è la spensierata Midori che, insieme all'amico Nagasawa, costituirà il centro della nuova vita di Toru durante gli anni dell'università. Se questa fosse una semplice storia d'amore il protagonista potrebbe concludere raccontandoci come ha scelto tra Nakoto e Midori e parlare di quanto semplice e appagante sia la sua vita presente. Ma, anche se i libri di Murakami sono spesso pieni di fantasie, questo non è un romanzetto sdolcinato. Le ultime pagine non contengono quel “finale canonico” che permetterebbe a chi legge di mettersi l'anima in pace. Una cosa del genere non rientrerebbe affatto nello stile di Murakami, che lascia l'intera vicenda aperta, permettendo al lettore di tralasciare il punto d'arrivo per concentrarsi sul percorso. Angela Felicetti

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The artist Perché decidere di girare un film muto e in bianco e nero nel 2011? Per fortuna esiste il Cinema Roma, che, completamente avulso dalle regole del botteghino, mi permette di andare a vedere un film uscito il 2 Dicembre scorso e di poter rispondere alla domanda, che altrimenti non avrebbe spiegazione. La trama del film è relativamente semplice: George Valentin (Dujardin) è un attore hollywoodiano di film muti all’apice della sua carriera, ma con l’avvento del sonoro, nel ’27, la sua casa di produzione lo scarica, a meno che l’artista non decida di diventare una “talking face”, come ha già fatto Peppy Miller (Bejo), la giovane talentuosa che ha scoperto proprio Valentin e che piano piano si è fatta spazio nel mondo del cinema e nel cuore delle persone; ma l’attore non vuole mettere da parte il suo orgoglio e, abbandonati gli studi di Hollywood, cade in una sempre più profonda depressione, circondato solo dal suo fedele autista e dal suo formidabile cagnolino. La nonsonorità del film, che il regista Hazanavicius alterna a scene in cui il suono è co-protagonista o antagonista, rispecchia una condizione psicologica dell’attore che, nel momento in cui i rumori cominciano a rombare negli schermi, si rende conto che il mondo attorno a

lui parla, ma si rifiuta di aprire bocca e di accettare la sonorità di tutto ciò che lo circonda. La scelta di girare il film rifiutando i colori e i suoni, ci aiuta ad avere una diversa visione della storia: se fossero state usate le moderne tecnologie, quello che avremmo visto sarebbe stata la storia di George Valentin persona; in questo modo, invece, noi siamo proiettati nella mente di George Valentin attore, che vede il mondo in bianco e nero e non ne sente il rumore. All’uscita dal cinema ci accorgiamo che il 3D, l’HD o il Dolby Digital (il sistema di registrazione del suono più all’avanguardia) non aggiungono niente a un film, che vedere i personaggi in tre dimensioni non aiuta a renderli più comprensibili, più accessibili, ma solo più appetibili ad un pubblico sempre più esigente riguardo alle nuove tecnologie; che non rende le trame più interessanti e, anzi, spesso viene usato proprio perché queste sono deboli, polpettoni interminabili. Ecco, quindi, che proprio per l’assenza di elementi che per noi oggi sono scontati, il film si rivela ricchissimo di contenuti, appassionante e meritevole del mio supporto per la vittoria agli Oscar! Francesca Tesi

Monty Python Monthy Python è stato un gruppo comico inglese attivo negli anni ’70, autori del famoso (mah, direte voi) film “The Meaning of Life”, “Il senso della vita”, vincitore del premio al festival di Cannes nel 1983 e probabilmente unica opera a renderli noti nel nostro paese.

solo britannica, ma anche internazionale, sono: il primo lungometraggio ”E ora qualcosa di completamente diverso” e la trasmissione “Monthy Phyton’s Flying Circus”, serie televisiva trasmessa anche in Italia nei primi anni novanta. Strutturato come insieme di sketch, quasi mai collegati fra loro ma continui e incalzanti, il circo volante dei Phyton fa satira sul costume e sulla televisione, parodie e caricature di tale arguzia da risultare piacevoli anche senza conoscere il contesto sociale e il clima di quegli anni in cui gli attori si trovavano a vivere e a lavorare.

Molto male. The Meaning of Life è un lungometraggio diviso in diverse parti che ripercorre la vita di ogni persona, dalla nascita, passando per le varie età, fino all’arrivo della morte, il tutto narrato con sincera autoironia verso tutto il genere umano e sagacità pronta a cogliere i clichè presenti in tutta la nostra esistenza.

Dimenticate episodi scontati, allusioni sessuali, battute povere e già sentite ed immergetevi in un sereno nonsense che fa sorridere e non ridere a crepapelle.

Se vi ritenete fra quelle persone che rimangono dubbiose, perplesse, davanti ad espressioni di humor inglese, se non cogliete altro che strani giochi di parole, allusioni sottili e ricercate e sarcasmo inappropriato, i Monthy Python sicuramente non hanno le risposte ai vostri dubbi circa il reale divertimento che si può trarre dall’ humor inglese.

“E infine ecco delle figure assolutamente gratuite di peni per dar noia ai censori e speriamo per suscitare qualche controversia il che sembra l'unico modo oggigiorno per indurre la gente satura di televisione ad alzare il fottutissimo culo e tornare al cinema. Spettacoli per famiglia? Tutte balle. Non vogliono che porcherie: tipi che si fanno cose a vicenda con seghe a mano durante il thè di beneficenza, baby-sitter pugnalate con aghi da maglia da candidati alla presidenza checche, vigilantes occupati a strangolare galline, bande armate di critici che sterminano poveri esordienti; dov'è il divertimento nei film?” (Annunciatrice alla fine del film “The Meaning of Life”) Lorenzo Lucherini

Eppure riescono a mescolare un umorismo che non ci appartiene, per cultura, tradizioni e lingua, con situazioni più inclini alla nostra ilarità italiana. Altri spunti importanti per chi volesse anche solo capire cosa questo gruppo rappresenta e perché è tutt’ora punto di riferimento per la commedia, non

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NELLA SCUOLA Un furto senza fiocchi (di neve) Come ben ricorderete, il 28 gennaio un gruppo di baldanzosi ragazzotti si è introdotto nel nostro liceo, ha straordinariamente ingannato il nostro tentacolare sistema di telecamere, ha schivato i numerosi omaccioni in giacca e cravatta che controllano ogni porta, è strisciato sotto il vigile controllo della portineria e, prestando massima attenzione a non essere visto da nessuno, ha arraffato in tutta fretta qualcosa dalle classi vuote. Bè, più o meno. Se proprio vogliamo essere sinceri il nostro sistema di controllo telematico consiste in una telecamera che ormai da qualche anno guarda con passione il muro, in portineria si svolgono mansioni non meglio specificate ma stando ben attenti a non alzare mai la testa verso la porta e questi garzoncelli scherzosi sono entrati come signori dalla porta principale. Nelle classi se la sono presa comoda, frugando in qua e là a porta aperta e trovando anche il tempo di prepararci un banco della vergogna su cui accatastare cellulari e orologi di poco valore assieme ad un calzino, come si dice, oltre il danno la beffa. Visti da una buona metà degli studenti (ma su questo l’omertà regna ancora sovrana), salutano cortesemente l’omino delle macchinette e poi con una manciata di ipod nelle tasche e due cappotti in più (in effetti era piuttosto fredda, come mattinata) saltano agilmente fuori dalla finestra. C’è da domandarsi perché non siano passati a salutare in presiden-

za. Dopo il fattaccio ci siamo sbizzarriti in più o meno scandalizzati attacchi ai bidelli della serie “Dormono tutta la mattina” e “Almeno spazzassero!” ai quali si rispondeva con “Lo sapete che dovete portavi dietro le cose” eccetera, eccetera. Con la freddezza storica che ci consente un mese di tempo trascorso direi che non ha molto senso passarsi la colpa come una patata bollente o palla avvelenata che dir si voglia. Insomma, i bidelli forse dovrebbero controllare quello che succede attorno a loro, ma vogliamo veramente chiedere alla Valeria di armarsi contro eventuali invasori? Noi dovremmo portarci dietro portafogli e cappotti, ma d’altro canto siamo portati a pensare che a scuola possiamo sentirci sicuri come a casa nostra. Le finestre della nostra classe sono state sigillate ma forse, prima o poi, avremo bisogno di ossigeno, sarebbe così complicato ripararle? Non è possibile chiudere qualche entrata, visto che più che una scuola sembriamo un colabrodo? Per ora, visto che non c’è possibilità di ritrovare i cappotti perduti, speriamo che il nostro sacrificio monetario e l’aver scomodato due aitanti policemen con tanto di occhialoni da sole (ma perchè?!) sia servito a qualcosa e che presto ai piani alti si prenderanno provvedimenti sensati per evitare che gente a casaccio possa entrare come le pare e piace nel nostro liceo. Giuditta Mitidieri

Utilità delle materie scolastiche: educazione fisica Educazione fisica, sì: parlo di quella che devo affrontare per ben due ore alla settimana, quella che cerco sempre di evitare perchè mi fa una fatica immensa correre o dover fingere di fare qualcosa ogni volta che il professore mi lancia un'occhiata. Parlo di quella che ti fa sudare (se la fai davvero...io non sudo durante quelle ore), quella che molti ritengono l'ancora di salvezza sia perchè puoi utilizzare quelle ore per ripassare qualche altra materia, sia perchè è possibile sfogare la propria disperazione scolastica su un pallone... Certo per alcuni affrontarla può risultare difficile; si pensi che alcune classi a partire dalla terza iniziano a studiare "teoria" con tutte le conseguenze, interrogazioni e compiti in classe.Un altra materia che si aggiunge al carico già ingombrante di roba da studiare. Certo a me ha aiutato questa aggiunta che molti ripudierebbero; in prima avevo 6 (si, 6 ad educazione fisica! Me ne vergogno...), in seconda 6 e in terza 7, quindi sembra che la teoria mi abbia permesso di aumentare un voto che altrimenti mi avrebbe sempre ricordato quanto le mie doti sportive lascino molto a desiderare... E sinceramente mi sembra giusto che sia così.

La maggior parte degli studenti che può vivere questa disciplina come un momento di puro divertimento la acclama a gran voce e i professori direbbero che la materia è utile e serve a migliorare aspetti psicocaratteriali di ogni studente. Sono d'accordo ma questo non dovrebbe comportare una valutazione. Voglio dire: perchè devo essere penalizzato se ho i riflessi di un bradipo e la velocità di una tartaruga? Quindi se proprio devo essere valutato preferisco esserlo secondo un criterio uguale per tutti come è (o dovrebbe essere...) l'interrogazione ed il compito. Nessuno ha voglia di studiare una materia in più, figuriamoci io, ma se devo subire l'umiliazione di un 6 ad educazione fisica perferisco meritarlo che riceverlo solo perchè non sono proprio l'immagine del fisico prestante... Detto questo mi impegnerò e, insieme a me tutti gli studenti (e sono tanti!!) che preferiscono chiacchierare a fare salti qua e di là o tirare calci al pallone, cercherò di impegnarmi per mettermi a nuovo , magari anche con una bella dieta (ahahahahahahahahahahah!).

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Fantasticherie nell’astuccio! Sognare, volare con l’immagina zio ne fuo ri da quell’aula gelida e sbirciare per un tempo infinito nei nostri pensieri, non sto parlando di sogni nel cassetto o speranze per il futuro, ma di fantasticherie, allucinazioni dopo ore di studio. Il professore è in piedi poi a sedere e poi di nuovo su, impettito, parla, discorre, spiega una “roba” assurda di fisica. Nella seconda fila di banchi ci sei tu, quello con lo sguardo un po’ da fattone,con quel ciuffo di capelli che ormai a vita propria,a causa del continuo sfregamento con la mano, uno studente che si applica, prova a ragionare, a capire, ma di quella spiegazione non riesci a captare nemmeno una sillaba. Cerchi con tutte le forze di concentrarti, di spolverare quel tuo cervellino per farlo funzionare, ma non c’è niente da fare. Tutto ad un tratto mentre cerchi disperatamente di stare attento, ecco che la voce del professore si affievolisce e piano piano va scomparendo, ti ritrovi immerso nei tuoi pensieri, nei meandri della tua mente, in cui poco tempo prima avevi cercato in vano qualcosa, un piccolo neurone che riuscisse a comprendere quelle parole, a decifrarne l’assurdo significato. Così senza rendertene conto stai pensando a tutt’altro, come forse un pò

tutti nella classe, c’è chi pensa all’amore, chi al tempo che fa, chi al compito di matematica del giorno seguente (secchione) e chi come te, poco tempo prima, di carpire quella maledetta spiegazione. Nella tua testolina il professore è diventato verde, strani peli sono spuntati ovunque, persino sulle punta delle dita e la sua voce si è deformata come se avesse ingoiato un kazoo, insomma il Grinch, quell'animaletto verde e orribile, che per giunta odia il natale e che come

aiutante di tutto rispetto ha Max, il mitico cane. Così te lo immagini che illustra fisica in quelle strane vesti e senza che te ne accorga gli stai sorridendo a ebete in faccia, una cosa non molto carina. Una gomitata dalla tua compagna di banco, che fortunatamente si è accorta delle tue condizioni, arriva in tuo soccorso facendoti rinvenire dalla tua intrippantissima allucinazione. Ti autoconvinci che ciò che ti è accaduto è stato passeggero, 11

ma poi Babbo Natale fa il suo ingresso nell’aula, sfatando così la convinzione del mondo intero che non esista, hai pronta la letterina, ma non è il luogo adatto per consegnarla. Tra una lezione e una fantasticheria, termina la mattinata e torni a casa sbalordito da quanto quelle ore siano state fruttuose per la tua intera esistenza(Babbo Natale esiste!!). Ovviamente questi sono avvenimenti che succedono una, due o, se proprio non trovi quel neurone, anche una decina di volte e che durano dai 5 ai dieci minuti, se il tuo compagno non è vigile e attento, ergo oltre a scegliersi una compagna/o degno del suo nome, consiglio dei provini per il ruolo. Non dovete rammaricarvi troppo, la colpa è o di 2 -3 litri di caffè, se così possiamo definirlo, che beviamo la mattina per tenere i nostri occhietti vispi, oppure delle merende del paninaro, che dovrebbe comunicare questo rischio con delle avvertenze stile pacchetto di sigarette “la schiacciata uccide” o “provoca un’elevata dipendenza, non iniziare”. Don’t worry insomma, il nostro massimo di attenzione in un’ora scolastica è di circa 20 minuti dopo di che vuoto assoluto, c’è chi spiega così la sua mancanza di attenzione, ma forse è surriscaldamento delle meningi, pensare troppo fa male? tuttavia..Be happy! Rebecca Borsi


Una scuola allo sfascio Sono tempi un po’ così… di crisi, diciamo. E la scuola cosa fa? Si adegua, naturalmente. E lo fa, regalando ai propri studenti, momenti di puro surrealismo e di divertente delirio. Come, per esempio, è successo ad ottobre, quando un pezzo di soffitto è crollato in mezzo al corridoio del piano terra. Oppure con quanto successo poche settimane fa, quando ignoti sono entrati e hanno distrutto le macchinette del caffè e dell’acqua al primo e al secondo piano. Ordinaria amministrazione, insomma. Ma le cose più belle sono quelle che accadono in aula magna. Se si esclude lo sfogo di alcuni professori per l’impossibilità di vedere i grafici proiettati durante alcune conferenze, anche gli alunni hanno potuto constatare quanto sia necessaria una tenda per il finestrone dell’aula magna. Ma i problemi non sono solo questi: è venuto Ibrahim, capo della comunità senegalese di Pistoia, per incontrare gli alunni del triennio, ma l’incontro è stato una mezza comica: il video, che doveva introdurre l’incontro, è stato stoppato dopo nemmeno un quarto d’ora perché, ovviamente, era impossibile vederlo. I microfoni hanno evidenziato problemi fin dall’inizio, dovuti sia agli altoparlanti, che scricchiolano già da anni, sia a un relè saltato, che era stato sistemato cinque anni fa. Inoltre, questo problema ha causato continui sbalzi di tensione, con la luce che andava e veniva ogni poco e che scatenava i sorrisetti sulle facce degli spettatori. Poi, gran finale, con l’applauso conclusivo: la luce andava e veniva ad ogni battito di mani delle persone e a quel punto è scoppiata l’ilarità più totale all’interno della sala. Purtroppo,

però, non è questo il fatto più grave accaduto nella scuola negli ultimi mesi. Un articolo ne parlerà più approfonditamente, ma di sicuro è impossibile non annotarlo tra i disguidi scolastici. Durante la giornata scolastica, dei ladri sono entrati in alcune classi, trafugando oggetti preziosi e giubbotti degli alunni, lasciando sbigottita la maggior parte della scuola. Ovviamente, come spesso accade, le responsabilità sono a scarica-barile e la colpa è di tutti e di nessuno. Comunque, resta il fatto che in una scuola atti del genere non dovrebbero succedere. Altre brutture che riguardano il nostro adorato istituto sono le finestre di alcune classi del piano terra che non si chiudono (e poi ci chiediamo come hanno fatto i ladri a entrare di notte…). O ancora, lo sfiorato ritorno al passato che si è rischiato in alcune classi all’inizio dell’anno: le nuove lavagne che erano state installate rifrangevano il sole e così la preside ha dovuto provvedere a farle sostituire; ma, nel frattempo, era stata anche proposta una soluzione del tipo: usate la lavagna col pennarello e i fogli fino ad autunno inoltrato, quando il sole sarà meno intenso e la lavagna rifrangerà di meno. La lavagna era anche arrivata, ma dei fogli non s’è visto neanche l’ombra. Roba da matti, non c’è che dire. E, volendo essere ancora più cattivi, si potrebbe trovare mille altri difetti. Ma è molto probabile che non basterebbe un giornalino intero, per raccontarli tutti, perché, si dica ciò che si vuole, ma i problemi in questa scuola ci sono e, nolenti o volenti, devono essere risolti al più presto. Gianmaria Maiorano & Stefano Agostini

SPORT Albero Contador Anno nuovo, nuova stagione: nel ciclismo è così. Ma, dopo la pausa invernale, qualcosa rimane sempre: le rivalità della stagione appena finita (anche se non sono più quelle di Coppi e Bartali o di Gimondi e Merckx) e... i processi! Si, perché ormai anche nel ciclismo la giustizia dei tribunali conta quanto (se non di più di) quella della strada, quella che si ottiene con il sudore e la fatica. Il nuovo anno è arrivato, e con esso è arrivata la prima sentenza dal tribunale sportivo del Tas di Losanna, la sentenza più importante degli ultimi 10 anni (e forse anche di più): Alberto Contador, il ciclista più forte in circolazione, è stato sospeso dalle corse per due anni perché trovato positivo al Tour de France dell'anno passato. La decisione ha ripercussioni importantissime su un mondo troppo spesso sconvolto da questo male: due delle tre corse più importanti della stagione ciclistica (Tour e Giro d'Italia, che erano state vinte da Contador rispettivamente nel 2010 e nel 2011) sono state assegnate d'ufficio ai secondi classificati di quelle edizioni. Il tutto era iniziato dopo il Tuor 2010, nel quale era risultato positivo al clenbuterolo. La notizia era venu-

ta fuori solamente qualche mese dopo la fine della Grande Boucle e aveva suscitato grande scalpore nel mondo dello sport. Il corridore affermava, in sua difesa, di aver consumato durante la corsa, un pasto a base di carne, contenente quella particolare sostanza, a sua insaputa. Ma come abbiamo visto, la difesa non è stata creduta. A questo punto il mondo dello sport si è spaccato in due: da una parte gli innocentisti, dall'altra i colpevolisti. I secondi hanno subito puntato il dito contro tutto il ciclismo, facendo di tutta l'erba un fascio. I primi, invece, si sono sorpresi della quantità quasi inesistente di clenbuterolo trovato nel sangue, che non avrebbe potuto aumentare le prestazioni dell'atleta. La stessa sentenza, infatti, ammette che "il doping non è provato". Inoltre, i possessori delle maglie di capi classifica nelle corse a tappe vengono controllati molto più spesso degli altri atleti. Sarebbe stato, quindi, da idioti doparsi. Probabilmente la storia non è finita. E chissà che anche la prossima stagione non si apra con un'altra sentenza legata a questa vicenda. Che dire: chi vivrà, vedrà! Stefano Agostini

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SATIRA SATURA E i pomeriggi di intenso studio finiscono sempre scompisciandosi con Nonciclopedia...

MERCATINO • Occasione unica per tutti i bevitori: prendo fischi per fiaschi! • Cercasi penna NUO\ • CERCO URGENTEMENTE LETTERE MINUSCOLE PER GUARIRE DA SINDROME DI CAPS LOCK. • Cerco Piteco. Vi prego aiutatemi. • Vendo cane morto causa inutilizzo. • Prenota ora la vacanza dell'anno! Prezzo bomba, viaggio da urlo, hostess da schianto per una vacanza esplosiva! Per informazioni: osama-airlines@al_qaeda_jihad.afg. • Vendo indulgenze. Su richiesta confesso e ammonisco. Contattatemi a benedettoXVI@hotmail.com. No atei. No giudei. No farisei. • Vendesi stock di aquiloni in ghisa, mai usati, ottimi in caso di tornado. • Scambio lucciole per lanterne. • Gong cinese, rubato nel 1975 al batterista dei Pooh vendo causa candidatura al Parlamento Europeo.

SEZIONE TECNOLOGIA MOTORE A GATTO IMBURRATO Il motore a gatto imburrato è una forma di propulsione ecologicamente compatibile con l'ecosistema, grazie alla quale il famoso fisico austriaco Erwin Schrödinger vinse il premio Nobel nel 1933 per aver dimostrato come arrivare al moto perpetuo. In verità il gatto imburrato creò un vortice che spazzò via tutti gli avversari di Schrödinger per il premio Nobel per la fisica, che per questo motivo quell'anno fu da lui vinto. Ipotesi Cit. dalle Leggi di Murphy di Arthur Block: • Legge di gravitazione del pane imburrato: Una fetta di pane imburrato cadrà sempre dalla parte del burro • Legge di gravitazione del moto felino: Un gatto atterrerà sempre sulle sue zampe. Ragionamento ipotetico-deduttivo Considerate la legge di gravitazione del pane imburrato e la legge di gravitazione del moto felino. Un gatto, a cui sulla schiena è applicata una fetta di pane imburrato, viene lasciato cadere da un qualunque punto • Ipotesi A: cade dal lato delle zampe (impossibile perché violerebbe la Legge di gravitazione del pane imburrato) • Ipotesi B: cade dal lato del burro (impossibile perché violerebbe la Legge di gravitazione del moto felino) • Ipotesi C: cade di lato (impossibile perché violerebbe entrambe le leggi, da cui: — * — = +, quindi possibile in realtà, ma troppo complicato per te che stai leggendo) • Ipotesi D: nel caso tu fossi troppo intelligente per l'ipotesi C, e quindi volessi trovare un'antitesi, la vogliamo subito impugnare. Per ovviare a una doppia negazione, si possono aggiungere due fette di pane imburrato a lato del gatto, in modo da avere una tripla negazione — * — * — = — , in tal modo il gatto non potrà cadere nemmeno di lato, e così il moto sarà uniforme. • Ipotesi E: si origina il fenomeno noto come Nyan Cat (ipotesi non ancora dimostrata, in quanto chi ci ha provato è stato disintegrato). Conclusioni Il gatto non può cadere! (Legge di conservazione antigravitazionale del moto burrofelino). Il gatto con il pane imburrato, una volta in aria, galleggerà trovando un equilibrio in uno dei nove punti di Lagrange (uno per ogni vita del gatto) del sistema pane-felino, dove le forze di repulsione del burro e del gatto sono bilanciate. Questo equilibrio può essere trovato facilmente: 1. nel caso in cui prevalga la forza del burro, rimuovendo burro dal toast, 2. nel caso sia la forza felina a prevalere, tagliando una zampa del gatto (attenzione: senza zampe il gatto non potrà atterrare sulle zampe!). 3. nel caso in cui non vi fossero più zampe disponibili, aggiungendo burro sul toast. 4. nel caso in cui non abbiamo più burro, aggiungendo un tappeto costoso sotto il motore. Le novità tecnologiche nel prossimo numero: Maiale a reazione, Cammello eolico, Motore a doppio felino, Computer a due mouse, Frigo a legna, Torcia a energia solare. Luca Cei

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I dolori del giovane studente 1 - Quale sarebbe la tua reazione se ti dicessimo che abbiamo scelto dieci studenti per fare a ciascuno di loro una domanda e che tu sei uno di loro? con Alessio Pierattini e Carlo Vienni 5G C - Mi sento fortunato, insomma, c'era l'1% di possibiltà che questo capitasse a me! A - Sei davvero convinto che nella scuola ci siano solo 100 studenti? C - Quanti saremo mai! A - Noi rappresentiamo l'elite culturale. Siamo molto presenti a scuola, ogni giorno. Il Vienni più di me (se questo lo legge mi mà non esco più!) 2 - Hai un budget di 10 mila euro, che puoi spendere per cambiare qualcosa qui al Liceo, cosa faresti? con Matteo Franceschi 4D Investirei in cessi d'oro, sì, decisamente! 3 - Se avessi un euro per ogni minuto che trascorri su Facebook, in quale isola tropicale ti troveresti adesso? Quanto sarebbe grande la tua piscina? con Andrea Nannini 3F

te per far restare più persone a scuola. 7 - In una città sconsolante come Pistoia dove si organizzano tante attività di cui la maggior parte degli abitanti non conosce nemmeno la vaga esistenza, quali servizi credi che dovrebbero essere potenziati? E per noi giovani? con Ilaria Ferrarotto 2A Credo innanzitutto che si dovrebbe potenziare l'informazione, perchè molte iniziative restano nel buio proprio per la mancanza di promozione. E per noi giovani non sarebbe male qualche punto di ritrovo in più, qualche locale pensato per i liceali, o magari anche qualche concerto. 8 - Tra tutti i personaggi del cinema, della musica, della letteratura, chi vorresti come insegnante? Per quale materia? con Giulio Vannucci 4G Cicciolina a latino 9 - Il bollettino meteorologico ideale dello studente medio? con Beatrice Mannelli 3B

Probabilmente riuscirei ad accumulare una somma tale da comprarmi le isole Bahamas, per trascorrere là giornate serene lontane dal latino a prendere il sole Piovono 8 in filosofia! sul bordo di una piscina di 50X20 10 - "Ogni istruzione seria s'acquista con la vita, non 4 - Se cos (a+b) = cosacosb - senasenb, dicci tre pa- con la scuola" Lev Tolstoj scrisse questa frase nel role che riassumano lo stato d'animo di ogni studen- 1874. Come studentessa del terzo millennio che si è te nei confronti della matematica ormai lasciata alle spalle l'esperienza liceale, qual è con Carolina Turi 4A il tuo personale pensiero sulla scuola di oggi? con Cristina Raffi, ex studentessa odio - disperazione - impotenza Certo penso che se non ci fosse stata la scuola non 5 - Sei in questa scuola da settembre, ricordi il mo- avrei appreso tante lezioni di Storia dell’Arte, mento esatto in cui ti sei pentita? d’Italiano, di Filosofia, di Matematica (quelle un po’ con Alessandra Scoccati 1D meno comunque, mea culpa), d’Inglese e di tutte le materie che avevo nell’orario. Però allo stesso tempo Rendermi conto di con chi avevo a che fare mi ha dato ho imparato anche lezioni di vita che in alcuni casi si sufficienti ragioni per pentirmi molto in fretta! sono rivelate tali solo dopo essere uscita dal Liceo. Penso che la scuola di oggi sia sottovalutata, bisogne6 - Fughe di massa dalle assemblee di istituto: oltre rebbe far tesoro di ogni attimo che vi si spende o che a regalare panini, cosa credi che si dovrebbe fare vi si è speso, anche se molte volte ci se ne rende conper coinvolgere gli studenti? to a posteriori. E soprattutto penso che, e qui cito chi con Martina Cozzari 3G me lo disse anni addietro, studentessa o studente, “Goditi il quarto anno”. (E se sei in quinta inizia a fare Direi: senza speranza! Credo che non sappiano stimo- la famigerata tesina un po’ prima dell’8 di giugno, poi lare l'interesse dei ragazzi, sono noiose. Comunque, impazzisci a finirla in tempo) premettendo che sono contraria al contrappello, credo che si dovrebbero incentivare i controlli delle usciClara Ciampi & Angela Felicetti La redazione: Alberto Buongiovanni, Alessandro Bonistalli, Andrea Carbone, Angela Felicetti, Azzurra Di Palma, Clara Ciampi, Elena Marzialetti, Francesca Tesi, Francesco Biagioli, Gabriele Sgueglia, Gianmaria Maiorano, Giorgio Prete, Giuditta Mitidieri, Giulia Lorenzini, Giulia Pagano, Greta Mazzei, Irene Princi, Johan Andrey Bosso, Leila Es Sebar, Leonardo Natali, Letizia Caselli, Letizia Chiti, Lorenzo Lucherini, Lorenzo Melocchi, Luca Cei, Michele Marchioro, Monica Pagni, Niccolò Castelli, Rachele Landini, Rebecca Borsi, Stefano Agostini.

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Il Savoiardo #4