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29 Ottobre / 15 Novembre 2011

DALLA PRIMA

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segue dalla prima

svolto il servizio militare da Ufficiale dell’Aeronautica. Ha insegnato biologia nelle scuole superiori e, nel 1970, a soli trent’anni è stato eletto Sindaco di Melendugno per il Partito Socialista, per poi essere confermato per due ulteriori mandati, sempre ottenendo un vasto consenso. È stato lo stesso Vittorio a spiegare di aver avuto “l’onore di esercitare il ruolo di Sindaco dal 1970 al 1985, Quindici anni non sono pochi e senza alcuna crisi politica. In quei tempi vigeva il sistema proporzionale e nei vari comuni si cambiavano i Sindaci frequentemente. La stabilità è stato il maggior valore aggiunto ed ha consentito una proficua attività e resa amministrativa. È stata possibile grazie al coinvolgimento costante e nell’assunzione di responsabilità da parte di tutti i consiglieri che si sentivano partecipi della macchina amministrativa. Il consenso, poi, veniva dall’apprezzamento dei risultati conseguiti e dall’attenzione alle istanze della popolazione, specie la meno garantita” (si rinvia al testo di C. Petrachi, Melendugno e Borgagne. Elementi per una storia civica, Lecce 2009, pag. 144). Terminata la sua avventura di Sindaco (sarebbe rimasto comunque per quindici anni consigliere comunale), Vittorio Potì è stato eletto al Consiglio regionale pugliese nel 1990 (V legislatura), nel 2000 (VII legislatura) e nel 2005 (VIII legislatura). Non si dimentichi, infine, che il noto personaggio salentino per quattro legislature ha ricoperto la carica di consigliere della Provincia di Lecce, svolgendo per quattro anni l’incarico di vicepresidente nella giunta Urso (dal 1985 dal 1990), per due quello di Presidente del Consiglio provinciale. Da ultimo, l’8 giugno 2009 è tornato alla base, al timone della sua Melendugno, che qualche giorno fa ha abbandonato a causa di un male

incurabile. La sua più recente uscita pubblica è avvenuta poche settimane orsono, in occasione dell’inaugurazione della piscina coperta realizzata proprio sul territorio di Melendugno. Solo qualche giorno dopo, sarebbe stato ricoverato d’urgenza presso l’Ospedale Vito Fazzi di Lecce, per non fare mai più rientro nel suo paese natale. Si è detto che l’intera esistenza di Vittorio è stata dedicata alla politica, una missione per la quale, nel bene e nel male, il Sindaco non ha mai mancato di metterci la faccia, anche a rischio di risultare impopolare. Tanti gli interventi per il suo territorio: basti solo ricordare il porto turistico di San Foca, il restauro di Roca Nuova, il “Nuovo Cinema Paradiso” di Melendugno, l’eliporto di Sant’Andrea, il Centro Anziani realizzato con la sua indennità di Sindaco rinunciata a favore della realizzazione di opere sociali. Dotato di una personalità forte, Vittorio amava avere sempre il polso della situazione, vivendo la propria esperienza politica a stretto contatto con la gente: non è un mistero, come

racconta Carlo Petrachi nel già citato libro del 2009 “Melendugno e Borgagne” (testo regalatomi proprio da Vittorio la scorsa estate), che sin dal quindicennio 1970-1985 il più volte Sindaco di Melendugno era solito raccogliere le istanze dei cittadini al mattino presto, anche ricevendoli nella propria abitazione (cfr. C. Petrachi, op. cit., pag. 151). Così lo ricorda il Presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone: “La malattia ci ha tristemente tolto un uomo delle istituzioni, ma soprattutto un uomo utile alle istituzioni, utile nella sua concretezza, nella capacità di sintetizzare in una anche le diversità politiche più lontane tra loro: io personalmente ero sempre certo che Vittorio riuscisse a centrare una mediazione, un punto di dialogo, anche sui temi più scottanti e che più dividevano le maggioranze e le opposizioni. Vittorio Potì era uomo di dialogo e la Provincia di Lecce dovrà a lungo ricordare il suo valore morale, culturale e politico”. Con la scomparsa di Vittorio, viene

meno un politico salentino autorevole, da sempre circondato da sostenitori e, allo stesso tempo, da non pochi detrattori che, forse per il piglio autoritario che sempre lo ha caratterizzato, spesso lo hanno tacciato di essere poco democratico. Mi piace concludere citando il pensiero di Bachelet, un altro Vittorio, che così nel 1945 si rivolgeva a chi aveva lasciato la vita terrena: “Praticamente, forse, nonostante le grandi parole, non potremo far nulla per aiutarli: ma se un affetto vivo, se un pensiero costante, se una preghiera convinta ci unirà insieme, questa stessa solidarietà affettuosa sarà un conforto per loro. Che essi sappiano che noi aspettiamo di riunirci a loro come essi aspettano di riunirsi a noi, sarà forse impossibile. Ma in fondo l’affetto, la “simpatia” non ha bisogno di espressioni speciali, perché è naturale fra familiari, fra cittadini, fra uomini”. Riposa in pace Vittorio.

*Avvocato, Dottore di ricerca in diritto costituzionale nell’Università Cattolica e Assegnista di ricerca in diritto dell’economia nell’Università degli Studi di Milano

Il Salentino  

Periodico di politica, economia, cronaca, cultura, religione, sport ed eventi

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