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Aut. Trib. Di Ravenna n. 1162 del 05/03/01 Dir. Resp.le Fabrizio Rappini Stampato in Proprio - Russi

CN/RA0554/2011

.c. 1° MAGGIO DI RUSSI - p.r BOLLETTINO DEL CIRCOLO

di Anno 14 Numero 1 - Marzo 2014

Finalmente uniti di Davide Gentilini

L

e elezioni amministrative che interesseranno la popolazione di Russi da qui a qualche mese assumeranno, per tutti coloro che credono ancora nella possibilità di realizzare politiche di sinistra, un significato che va ben al di là della pur fondamentale competizione elettorale. Per la prima volta dopo molti (troppi...) anni sarà presente sulla scheda elettorale un simbolo unico ad identificare una lista di candidati che rappresentano l'intero panorama della sinistra russiana. Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani e SEL hanno deciso infatti di dar vita ad una coalizione unitaria che mira ad essere anche un “laboratorio” (speriamo solo il primo) di riunificazione di tutti coloro che pensano e credono che un altro mondo ed un'altra società siano possibili. Una coalizione che non vuole (e non deve...) essere un semplice acco stamen to elettorale che sacrifichi le diverse sensibilità di cui è composto sull'altare di una unità solo di facciata, ma che proprio attraverso la dialettica tra le diverse “anime” che la compongono sia in grado di creare un modello di democrazia diffusa, dal basso e partecipata in cui chiunque si riconosca nei valori della Sinistra abbia il diritto ed il dovere, l'onore e l'onere di esprimere liberamente la propria opinione, di ascoltare e farsi ascoltare, di contribuire e di partecipare. Troppe volte, in passato, abbiamo assistito a spaccature, diatribe, liti e scissioni all'interno

della sinistra che, pur animate da legittime rivendicazioni, hanno finito per indebolire la possibilità di far valere le istanze delle persone che si intendevano rappresentare. Al contempo questa progressiva frantumazione ha rafforzato sia le destre (con il loro retaggio di politiche fatte di ingiustizia sociale, povertà culturale, xenofobia ecc...) che lo stesso PD, oramai definitivamente involutosi in partito neo-liberista e strettamente legato al mondo bancario e finanziario. La mancanza di un'alternativa che ad una proposta politica forte sapesse coniugare la ragionevole speranza di poter tradurre in pratica le idee di cui si faceva portatrice, ha

finito per allontanare e disilludere (spingendolo a volta tra le braccia di un grillismo demagogico e populista) proprio il popolo cui si intendeva dare voce: il popolo delle lavoratrici e dei lavoratori, dei giovani e dei pensionati, il popolo di chi non trova un lavoro e di chi lo perde, di chi vive con 700 € al mese di cassa integrazione, di chi non ha una casa e non può permettersi un affitto, delle donne umiliate e degli uomini sfruttati … Da oggi questo popolo ha un simbolo unico in cui identificarsi, un simbolo che rappresenta non solo il sogno di una società migliore, ma anche la speranza concreta di raggiungerla: finalmente uniti!

Un passo indietro, due in avanti !!!


Lacrime Ormai, a torto o a ragione, tutti piangono. Disoccupati, cassaintegrati, esodati, pensionati al minimo, banchieri ecc. Piangeva anche la Madonna di Civitavecchia appena arrivò in Italia da Medjugorje. Altre lacrime sono apparse a Roma quando il boy scout , nuovo Segretario PD (detto Fonzie) ha invitato il Kaimano (detto Papi) al “Nazareno” nome moderno di Piazza del Gesù e sede del PD. Di buon mattino Papi si presenta e, salendo le scale, chiama Fonzie facendo CU-CU. I due si accomodano nell’ufficio del capo per giocare una partita a poker. Sopra al tavolo da gioco, in una foto affissa al muro, il Che e Fidel che giocano a golf , sembrano osservare quei due. In palio c’è la legge elettorale. Prima stabiliscono che una testa non vale un voto, altrimenti questi diventerebbero dei RICATTATORI. I due bari, servono le carte e puntano tutto sul piatto; il vecchio dice “vedo”, Fonzie, senza batter ciglio scopre quattro assi di picche e pensa “ce l’ho fatta!” , Papi, con un sorriso che gli arriva alle orecchie, butta sul tavolo quattro assi di denari , arraffa il malloppo e se ne va. L’indomani la donna delle pulizie, mentre sta spolverando, volge lo sguardo alla foto e urla: “quei due stanno piangendo, non sarà per quello che hanno visto ieri?!”

Dietro la signora c’è un vecchio iscritto che gli risponde: “quei due piangono da quando Fonzie è diventato segretario”. Nel frattempo alla comitiva si unisce il guardiano che lavora li da sempre e borbotta con voce rassegnata: “quei due lacrimano dal giorno che hanno appeso la foto qua dentro”. Anche a Russi piangeranno in tanti e il motivo sarà: centrale si, centrale no. Forse gli amministratori soffrono di una forma di invidia verso la terra dei fuochi. Le buche piene di schifezze già ci sono adesso aspettiamo solo il fuoco. Tanti auguri, bau bau Toncia

Esci da questo twitter...Matteo!!!

Pier Carlo Padoan @fmi_bce_ocse

Proseguire la riforma del mercato del lavoro rendendo più flessibili le assunzioni e i licenziamenti #lavoratoriprrr!!!

Il Rosso di Russi @no_140_tweet

I cinguettii onirici del nostro Matteo Renzi sono proprio quelli pubblicati nella pagina del neo Premier. Gli stridii del Padoan sono invece tratti da interviste del Ministro dell’economia e da documenti elaborati dall’OCSE sotto la sua direzione. … e mentre andiamo in stampa, apprendiamo che ai twitter si sono aggiunte le slide. Con “la svolta buona”, il nostro duo, oltre all’annuncio di favolosi impegni senza copertura finanziaria, ci offre un'unica certezza, con decreto legge: liberalizzazione dei contratti di lavoro a termine, e dell’apprendistato… Marchionne ringrazia.

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Il RossO di Russi

Pier Carlo Padoan @fmi_bce_ocse

L'allungamento dell'età pensionabile può aiutare la crescita perché si creano più posti di lavoro e crea anche un effetto positivo sui consumi #pensionemai

Pier Carlo Padoan @fmi_bce_ocse

Aumentare le tasse universitarie e introdurre un sistema di prestiti per studenti con rimborso condizionato al reddito. #perunascuoladiclasse


A che punto è la crisi di Antonio Luordo

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on manca giorno in cui chi è alla guida del Governo non ci dica che la crisi economica sta passando. “La crisi è alle spalle. E noi ne stiamo uscendo meglio di altri paesi europei”, diceva Berlusconi nel 2009, “I contorni per una via d'uscita dalla crisi cominciano a prendere forma" prevedeva Monti ad inizio del 2012, “Stiamo uscendo proprio in questi giorni dalla crisi economica e finanziaria, stiamo ricominciando a crescere” ha sentenziato Letta lo scorso dicembre. Ma ‘a nuttata non sembra passare. Gli ottimisti prevedono per il 2014 una crescita prossima allo zero, dopo una recessione che ha visto crollare la ricchezza nazionale (PIL) di 8-9 punti, con effetti sul sistema industriale che, in un recente studio, Confindustria ha comparato a quelli di una guerra: “un calo della produzione industriale di oltre il 25%, la cessazione di quasi 55mila imprese manifatturiere”. Le vere vittime di questa guerra sono i cittadini. La disoccupazione sta sfiorando il 13% e fra i giovani (15-24 anni) è oltre il 42%. Nell’ultima indagine ISTAT, che ha fotografato l’Italia nel 2012, il quadro è impressionante. Nel 2012 lo stato di povertà ha coinvolto più del 20% delle famiglie (il 6.8% sono quelle in povertà assoluta), più di 15 milioni di persone hanno dichiarato di vivere in una situazione di disagio economico: non possono permettersi un pasto adeguato (il 16,6% della popolazione); non riescono a riscaldare adeguatamente l’abitazione (il 21,1%); non possono sostenere spese impreviste di un importo relativamente contenuto (il 41,7%). La situazione non è molto diversa nella nostra provincia. La CGIL di Ravenna ha valutato che nel 2008 i disoccupati risultavano essere 21.498 e che nel 2013 sono saliti ad oltre 36.000, con un aumento del 58%, equivalente a più di 15.000 nuovi disoccupati. Nel solo 2013 sono fallite 33 imprese, pari al 33% delle 102 aziende complessivamente fallite tra il 2009 e il 2013, coinvolgendo 1.156 lavoratori.

Aumenta anche la povertà. La Caritas di Ravenna afferma che nel 2012 sono state molte le famiglie che si sono rivolte ai loro centri per ricevere il pacco viveri dichiarando che non avevano più nulla da mangiare. Nel 2012 hanno consegnato 3305 pacchi con un aumento del 16% rispetto al 2011 (+71% rispetto al 2008). Il 36,39% delle persone accolte (388) erano di origine italiana. Gli ultimi dati confermano la tendenza al peggio, eppure dall’inizio della crisi le ricette sono sempre le stesse: taglio allo stato sociale, alle pensioni, innalzamento dell’età pensionabile, compressione dei salari, attacco ai diritti dei lavoratori. Serve al contrario una politica che rovesci le politiche neoliberiste che sono la vera causa della crisi. Per questo Rifondazione Comunista lancia il Piano per il Lavoro. E’ una proposta di legge di iniziativa popolare che rimette al centro il ruolo del settore pubblico nella programmazione economica, attorno all’idea di un’economia ecologica e solidale. Una proposta che si pone l’obiettivo di creare almeno un milione e mezzo di posti di lavoro nel triennio, di cui circa la metà nel comparto pubblico. Accanto a quest’intervento di creazione diretta di lavoro nel pubblico c’è la proposta per i settori privati di creare occupazione attraverso la riduzione dell’orario di lavoro, e ancora si propone di rimettere in discussione la controriforma delle pensioni della Fornero, così come istituire il reddito minimo garantito per spezzare il rischio di povertà. Su questa proposta di legge inizieremo la raccolta di firme (ne servono 50.000), ma soprattutto, a partire da questa campagna, Rifondazione si pone l’obiettivo di costruire percorsi collettivi per uscire dalla crisi, assieme ai lavoratori delle tante aziende in crisi, ai disoccupati, a chi subisce la povertà, aprendo vertenze sul territorio per il lavoro, il reddito, la casa, i diritti sociali.

Rifondazione Comunista ha dato il via alla raccolta di firme per portare in Parlamento la legge di iniziativa popolare che contiene il “Piano per il lavoro”: l’obbiettivo è quello di raccoglierne 50.000 entro giugno. Proponiamo la creazione di almeno 1milione e mezzo di posti di lavoro nei prossimi tre anni. Con un nuovo intervento pubblico per un altro modello di sviluppo: investendo in politiche industriali per la riqualificazione e riconversione ecologica dell’economia, nel risparmio energetico e nelle energie rinnovabili, nell’agricoltura, nella messa in sicurezza dal rischio idrogeologico e sismico, nella cultura e nella manutenzione del patrimonio artistico, nel diritto alla casa, alla salute, per rilanciare scuola, università, ricerca pubblica. Riducendo l’orario di lavoro e cancellando la controriforma della pensioni. E i soldi dove li prendiamo? Il finanziamento per attuare il piano è di 200 miliardi di euro spalmati su 3 anni. I soldi vanno presi con una patrimoniale, tassando le grandi propietà immobiliari e finanziarie sopra i 700.000 euro, abbattendo la spesa militare e ritirando le truppe dai vari teatri di guerra (queste operazioni militari ci costano un milione di euro al giorno), stralciando i progetti delle grandi opere inutili (TAV, MUOS, l’autostrada Cispadana in Emilia), lottando contro l’evasione fiscale e il recupero di soldi portati nei paradisi fiscali dagli imprenditori nostrani. La proposta è accessibile al seguente indirizzo web: www2.rifondazione.it

Il Rosso di Russi

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La Sinistra per Russi

Il simbolo della coalizione di Luca Balbi

Cittadini di Russi, ho accettato la candidatura a Sindaco della Città a seguito della richiesta fattami da un gruppo di giovani e dalla sinistra russiana intenzionati ad aprire una nuova stagione politico-amministrativa. Ho venticinque anni, sono laureando in discipline storiche, impegnato nel mondo dell'associazionismo e con uno scopo: costruire una Russi plurale, viva e coinvolta nelle scelte dell'amministrazione “La Sinistra per Russi è una lista che ha come obiettivo principale la partecipazione dei cittadini per la definizione di un programma per il governo della nostra città . Le tematiche da cui partire vanno dalla difesa del lavoro , del welfare , dell’ambiente , della salute ,del territorio , dei diritti civili, alla tutela dei Beni comuni e alla valorizzazione della scuola pubblica e delle attività culturali. La giunta Retini ha fallito sia perché non ha realizzato i punti programmatici con cui si era presentata agli elettori sia perché non è stata in grado o non ha voluto rapportarsi in modo “democratico “ con i cittadini. Se i cittadini mi concederanno la loro fiducia obiettivo fondamentale da perseguire sarà quello di riattivare la cultura della partecipazione. La sinistra russiana ha conosciuto spesso la via della sconfitta ma non si è mai piegata alle umiliazioni per conseguire la vittoria. Noi a differenza degli altri vi chiederemo un VOTO UTILE, utile a realizzare le nostre proposte che verranno con la popolazione condivise, discusse e modificate e per poter creare una Russi VIVA, PLURALE E COINVOLTA. La sinistra russiana affronterà le elezioni amministrative con poche risorse, ma con l’entusiasmo che gli deriva dalla consapevolezza di contribuire alla crescita e allo sviluppo della città.

Nicola Fabrizio candidato sindaco per la lista “La Sinistra per Russi”

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Il RossO di Russi

Le parole e i simboli in politica, si sa, sono importanti. La coalizione che a Russi sostiene la candidatura di Nicola “Zigulo” Fabrizio, ha scelto di riappropriarsi di alcune parole che le erano state tolte, oppure che aveva rinunciato a difendere. Dopo anni in cui ciò che rimane a sinistra del PD si è autodefinita “sinistra alternativa” o è stata definita “sinistra radicale”, finalmente, almeno a Russi, la parola “sinistra” viene preceduta dall’articolo determinativo “La”. Infatti, La Sinistra è una e se altri hanno rinunciato a questa definizione, è bene che chi ne possiede la paternità torni ad esercitarla. In secondo luogo, le parole “Bene Comune” hanno una doppia valenza. Anzitutto, alcuni cittadini giovani e non iscritti ai partiti hanno scelto di autodefinirsi in quel modo e sono diventati a tutti gli effetti la quarta forza politica che appoggia la lista. Inoltre, nella visione della sinistra un bene comune è tutto ciò di cui un’Amministrazione comunale può e deve occuparsi. Oltre all’acqua e all’ambiente, a nostro avviso anche la cultura, il lavoro, i servizi sociali, la sanità, l’istruzione e la partecipazione non sono solo materie e concetti, ma veri e propri beni comuni. Infatti, per esempio, se in un territorio la cultura diventa strumento e fine di valorizzazione di chi se ne può e deve occupare, questa diviene immediatamente un bene di tutti. Il concetto è semplice: se un calzolaio o un macellaio sono messi nelle condizioni di lavorare bene, è tutta la comunità ad esserne avvantaggiata, e questo vale per ogni capitolo della vita di un paese. In ultimo ma non meno importante, le sigle dei tre partiti che hanno dato vita alla coalizione vengono riconosciute e inserite in alto nel simbolo. Infatti, se è vero che i partiti sono spesso visti come “macchine che sbagliano” è anche vero che senza il lavoro degli iscritti, la disponibilità con la quale finanziano le iniziative della campagna elettorale e la messa a disposizione della propria sede, la lista non si sarebbe mai potuta costituire.


Quel che l’Europa non ci chiede L’Altra Europa con Tsipras

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lzare l’età pensionabile delle donne, rientrare dal debito pubblico tagliando sanità, istruzione e stato sociale, privatizzare i servizi pubblici, ridurre i diritti dei lavoratori, comprimere i salari, facilitare i licenziamenti: zitti, ce lo impone l’Europa. Con quali risultati? Le ricette neoliberiste prescritte dall’Europa, spiega il sociologo Luciano Gallino, “hanno creato decine di milioni di lavoratori poveri, a cominciare dalla Germania, dove si contano 7,3 milioni di cosiddetti minijobbers che lavorano 15 ore alla settimana per guadagnare 450 euro al mese”. E ancora, nell’eurozona il debito pubblico è aumentato dal 70,2% nel 2008 al 90,6% nel 2012. Questa Europa dall’inizio della crisi economica ha destinato 4.500 miliardi di Euro per il salvataggio del sistema finanziario mentre, malgrado i senza lavoro nei Paesi UE superino i 27 milioni (in Italia il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 13% e fra i giovani il 42,5%), ha stanziato per l’occupazione solo 9 miliardi, e per di più su base pluriennale. Grazie a queste politiche, in Grecia, il paese più colpito dalla crisi, il 44% della popolazione percepisce un salario al di sotto della soglia di povertà, il numero di poveri totali è aumentato dal 2% nel 2009 al 14% nel 2013, quasi 600.000 bambini (stima dell'Unicef – 2013) vivono al di sotto della soglia di povertà e più della metà di loro non può soddisfare le necessità nutrizionali quotidiane di base. Ma c’è un’altra Europa, un’Europa che ci chiede altro. “L’Europa è a un bivio, i suoi cittadini devono riprendersela”: così inizia l’appello di alcuni intellettuali italiani, fra cui Andrea Camilleri, Luciano Gallino e Barbara Spinelli (figlia di Altiero, uno dei padri dell’unione europea), che hanno rilanciato in Italia la proposta del Partito della Sinistra Europea della candidatura alla presi-

denza della Commissione Europea di Alexis Tsipras, leader della sinistra greca Syriza. Un’altra Europa, come si afferma nell’appello, “che chiede di mettere al centro di tutto il superamento della disuguaglianza, lo stato di diritto, che deve darsi i mezzi finanziari per un piano Marshall dell’Unione, che crei posti di lavoro con comuni piani di investimento e colmi il divario tra l’Europa che ce la fa e l’Europa che non ce la fa, offrendo sostegno a quest’ultima”. Quella di Tsipras, e dei partiti comunisti e della sinistra antagonista che in tutti i Paesi lo sostengono, è l’Europa dei popoli, che rifiuta i trattati, e chiede una nuova Costituzione, scritta non più dai governi ma dal suo Parlamento e con un'ampia consultazione di tutte le organizzazioni associative e di base presenti nei paesi europei. Un nuovo Patto che garantisca i diritti umani fondamentali di tutti gli europei, uomini e donne, attraverso i servizi pubblici e sistemi di difesa sociale, a gestione statale, che rilanci l'attività economica per soddisfare le necessità sociali nel rispetto dell'ambiente, e lotti contro il precariato e la disoccupazione. Una Europa di pace, scrive nel suo documento il partito della Sinistra Europea, in contrapposizione all'imperialismo, che crea finte divisioni tra i paesi e genera solo vittime nel popolo, tra i lavoratori e le lavoratrici, nella società. Il 25 maggio, alle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo, troveremo anche “L’Altra Europa per Tsipras”, una lista di tutta la sinistra, che ha saputo aggregare i movimenti, le forze politiche e gli intellettuali che in questi hanno si sono opposti alle politiche di austerità. Mentre le politiche neoliberiste trascinano indietro la ruota della Storia, è il momento che la sinistra spinga avanti l’Europa.

Chi è Tsipras Alexis Tsipras è il leader di Syriza, la coalizione della Sinistra radicale che alle scorse elezioni greche ha fatto tremare gli equilibri politici ellenici totalizzando il 26,89% delle preferenze e che, secondo gli ultimi sondaggi, si avvia a diventare la prima forza politica in Grecia. Un consenso che Syriza si è conquistato nelle piazze guidando il movimento contro le politiche liberiste imposte dall’Europa, contro i memorandum che hanno prescritto alla Grecia tagli alla spesa pubblica, ai salari, la demolizione dei diritti al lavoro, all'istruzione e alla sanità pubblica. Alexis Tsipras è il simbolo della lotta del popolo greco contro le folli politiche decise a livello continentale da socialisti, popolari e liberali, ed è questa la ragione che ha spinto il Partito della Sinistra Europea (che riunisce i partiti comunisti e della sinistra “alternativa”, fra cui Rifondazione Comunista) a candidarlo alla presidenza della Commissione europea nelle elezioni del prossimo maggio. Per Tsipras, “Questa non è la nostra Europa. È solo l’Europa che vogliamo cambiare. Al posto di un’Europa piena di paura della disoccupazione, della disabilità, della vecchiaia e della povertà; al posto di un’Europa che ridistribuisce i guadagni ai ricchi e la paura ai poveri; al posto di un’Europa che serve le necessità dei banchieri, vogliamo un’Europa al servizio dei bisogni umani.” Il Rosso di Russi

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La legge elettorale RenziRenzi-Berlusconi

Il SuperSuper-Porcellum Peggio della legge AcerboAcerbo-Mussolini e della legge Truffa di Giordano Cignani

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aro lettore, leggi prima i due specchietti nella pagina per confrontare e meglio comprendere come la legge elettorale che ci vuole propinare il duo RenziBerlusconi sia estremamente peggiore ed anti-democratica sia della legge che permise a Mussolini di instaurare la dittatura fascista che di quella tentata da De Gasperi nel 1953 con lo stesso scopo. Qualora venisse approvata, il rischio che sia l’ inizio di una involuzione autoritaria se non una vera dittatura è più che certo. Cosa prevede la legge Renzusconi? 1. La lista o la coalizione che supera il 37% ottiene un premio di maggioranza del 15%. Ma è un bluff, in quanto, qualora nessuno raggiunga il 37%, si deve andare al ballottaggio tra le due liste più votate. In un

ballottaggio, anche se andassero a votare solo 10 persone, uno dei due raggiunge per forza il 50% dei voti validi. Le leggi Acerbo e quella Truffa scattavano solo se si superava il quorum al primo ed unico turno. Dunque questo minimo per avere il premio di maggioranza nella legge Renzusconi non esiste. 2. Introduce ben tre sbarramenti in basso per poter accedere alla ripartizione dei parlamentari: il primo (8%) per le liste che si presentano individualmente, il secondo (4,5%) per le liste che si presentano all’ interno di una coalizione, il terzo (12%) per il dato complessivo di una coalizione. 3. Al secondo punto si inseriscono due eccezioni per cui lo sbarramento non vale, per salvare i più fedeli e ossequenti alleati: il salva-Lega (se in tre regioni si raggiunge il 9%) e il salva-SEL (all’ interno di una coalizione la prima lista che non rag-

La legge “Acerbo” Molti pensano che Mussolini sia andato al potere e istaurato la dittatura fascista con la violenza squadrista. Certo assassini, incendi delle Case del popolo e dei giornali socialisti e comunisti, violenze di ogni tipo ce ne furono in tutta Italia ed in abbondanza, ma non furono determinanti all’ abbattimento della democrazia parlamentare monarchica. Tutto si svolse in modo apparentemente legale. Il grimaldello fu la legge elettorale maggioritaria (legge “Acerbo” dal nome del deputato fascista che la presentò) voluta da Mussolini appena ottenuto il governo dal re dopo la comparsata della “marcia su Roma”. Essa prevedeva che la lista di maggioranza relativa, che avesse però superato il 25%, ottenesse il 66,6% dei parlamentari. Non aveva tuttavia soglie di sbarramento ed ammetteva le preferenze. Oltre ai fascisti votarono a favore le destre, i liberali e buona parte dei popolari (segnando così il proprio suicidio politico); contro i comunisti, i socialisti, i popolari di Don Sturzo e qualche liberale progressista. Con la forza dei numeri così conquistati, subito dopo Mussolini fece votare le cosidette “leggi fascistissime” che stabilivano: abolizione di tutti i partiti ad eccezione di quello fascista e delle organizzazioni politiche di opposizione – chiusura e censura dei giornali - tribunale speciale (di cui furono vittime tra gli altri i nostri compagni Gramsci e Terracini)- confino e galera per gli oppositori politici - pieni poteri al primo ministro - svuotamento dei poteri del Parlamento ed infine la sua abolizione - abolizione dei consigli municipali e la loro sostituzione col podestà di nomina governativa. Ebbe così inizio la dittatura fascista.

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Il RossO di Russi

giunge il quorum del 4,5%) Si tratta prima di tutto di un pastrocchio complicato ed incomprensibile. Costruito artatamente, non per il bene dell’ Italia, ma per l’ interesse contingente dei due partiti maggiori PD e Forza-Italia.

Ci dicono, Renzi, Berlusconi e tutta la stampa parlata e scritta di regime, che il premio di maggioranza servirebbe per garantire la “governabilità” del Paese e affinché - dice Renzi – il giorno dopo le elezioni si sappia chi ha vinto e chi ha perso. Facciamo notare che il premio di maggioranza esiste già da più di venti anni e che nelle ultime elezioni il PD e la sua coalizione con il 29% dei voti hanno messo il 55% dei deputati, quindi la maggioranza assoluta. Tuttavia non riescono a formare governi stabili, nonostante si siano aggiunti i partiti di Alfano e Scelta Civica! La ragione della ingovernabilità dunque non è nei numeri, che sarebbero più che sufficienti. La ragione sta nel fatto che i grandi partiti (sia il PD che Forza-Italia) non sono più libere associazioni di cittadini secondo scelte ideali e diverse visioni del vivere civile, bensì conglomerati di gruppi di potere, di lobbies economiche, che pensano solo ai loro interessi di


bottega. Le scelte politiche non vengono più assunte nel Parlamento, bensì all’ interno di “Fondazioni culturali”, logge massoniche, spesso colluse con la mafia e comunque trasversali ai partiti di governo. L’ ingovernabilità è all’ interno degli stessi partiti! Non ci dicono questo le lotte furibonde, tutti contro tutti, cui assistiamo quotidianamente? Se il governo Monti è caduto, non è certo causa dell’ opposizione. Se il governo Letta è caduto, lo deve al suo compare di merenda e di partito Renzi, non certo alle sconclusionate opposizioni di Grillo e Lega! Aggiungiamo che la Corte Costituzionale in una recente sentenza ha dichiarato incostituzionale il premio di maggioranza in quanto il Parlamento non un organo di governo, bensì la più alta istituzione di rappresentanza degli italiani e l’ ha abrogato nella vigente legge elettorale (il Porcellum). Ci dicono che non si può andare alle elezioni senza una nuova legge elettorale. Falso! La legge elettorale c’ è. E’ il “Porcellum” epurato dal premio di maggioranza. Non sarà il massimo, ma è stata dichiarata legittima dalla Corte Costituzionale! Meglio comunque della legge Renzusconi. E se il Parlamento è un organo di rappresentaza che senso hanno gli sbarramenti per poter accedervi se non quello di eliminare qualsiasi voce critica e dissonante a PD e Forza-Italia? Quando per di più si vuole assicurare la “governabilità” con un esagerato ed incostituzionale premio di maggioranza? Neanche Mussolini giunse a tanto! La rappresentanza popolare verrebbe ridotta ai soli due partiti maggiori con qualche servitorello ubbidiente. Passata la paura delle elezioni, ridotte così a pura farsa, PD e Forza-Italia si metterebbero d’ accordo come è già stato per i governi Monta e Letta alla faccia delle elezioni, del popolo italiano e della Costituzione. A tutto questo si aggiunga la

La legge truffa Promulgata il 31 marzo 1953, la legge, composta da un singolo articolo, introduceva un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65% dei seggi alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi. Voluta da Alcide De Gasperi, proposta da Scelba fu approvata solo con i voti della maggioranza. Le proteste popolari furono moltissime accompagnate delle cariche della polizia scelbiana con un gran numeri di feriti. Due presidenti del Senato si dimisero uno dopo l’ altro per ostacolarne l’ approvazione. Il terzo, più zelante, convocò a sorpresa il Senato la domenica delle Palme per permetterne l’ approvazione. Alle proteste del PCI, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi il giorno dopo sciolse le Camere. Il verbale della seduta non è mai stato approvato. La reazione popolare per fortuna fu amplissima sostenuta non solo da comunisti e socialisti, ma anche da personalità progressiste cattoliche e laiche. Alle successive elezioni i partiti che avevano sostenuto la legge (DC, PSDI, PLI, PRI) ebbero un tracollo elettorale e, per poche migliaia di voti, non raggiunsero il 50% dei voti necessari a far scattare la legge. Il 31 luglio dell'anno successivo la legge fu abrogata. Ci siamo così salvati dalla seconda dittatura. Anche allora come oggi la propaganda di regime giustificava il premio di maggioranza per garantire la “governabilità”. Ma se la DC ed alleati avevano già il 50% e quindi la “governabilità” era assicurata, a cosa serviva il premio di maggioranza? Non solo per avere surrettiziamente più posti in Parlamento, ma per rifare quello che aveva già fatto Mussolini, cioè a sfasciare la Costituzione Repubblicana, evitando il referendum popolare confermativo previsto dall’ art. 138 della Costituzione. Per lo stesso motivo, guarda caso, i governi Monti e Letta hanno cercato di modificare proprio l’ art.138 per poter stravolgere la Costituzione con la maggioranza semplice invece che con i due terzi dei componenti delle Camere.

riforma del Senato, che, da istituzione eletta dal popolo, diventerebbe una inutile assemblea di nominati pagata dagli italiani e svuotata di ogni potere. La Camera dei deputati asservita al governo, il Senato inutile cimitero degli elefanti; questo è il vero obbiettivo della riforma Renzi -Berlusconi. Occorre una forte mobilitazione popolare, come fu per la “legge Truffa” per salvare la democrazia e la Costituzione da una involuzione autoritaria se non dittatoriale. Noi ci saremo. Il Rosso di Russi

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Le barbarie dell’imperialismo di Bruno Cignani

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opo la caduta del muro di Berlino, nel novembre ’89 e il disfacimento dell’Unione Sovietica (l’Impero del Male), ci fu promesso dal mondo imperialista allora vincente la fine della guerra fredda, un mondo di prosperità e di pace e la fine delle ideologie. Dopo 25 anni, oggi tutti possono verificare che le cose non sono andate esattamente così. Le ideologie sono morte tutte tranne una. L’ideologia vincente (l’imperialismo) domina incontrastato nel mondo portando con se tutte le spaventose conseguenze ad essa connaturate: crisi economiche sempre più devastanti che hanno portato nel mondo povertà, miseria e perdita dei diritti che con tanta fatica e lotte si erano conquistate nel ‘900; la globalizzazione sta pian piano distruggendo le nostre economie attraverso una ‘competizione’ universale che ci sta portando solo chiusura o delocalizzazione delle nostre fabbriche, con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro o lavori precari, sottopagati e senza diritti. E contemporaneamente una ripresa delle guerre neocoloniali per il dominio sul mondo intero; guerre che non hanno solo interessato aree del terzo mondo in Africa, Asia, Sud America. La guerra è arrivata fin qui, ai nostri confini, nella nostra Europa per il controllo delle grandi vie che ci portano le risorse economiche ed energetiche di cui non possiamo fare a meno. Le ‘ex’ potenze coloniali (Francia in primis) stanno pian piano riprendendo il controllo delle ex colonie in Africa, sia attraverso interventi diretti, sia attraverso guerre per delega miranti a destabilizzare quegli Stati che erano faticosamente usciti dal colonialismo negli anni ’60. Il mondo arabo è stato sconvolto per intero in questi anni; all’irrisolto problema palestinese si sono aggiunti i sommovimenti della cosiddetta ‘primavera’ (o inverno?) araba, con l’intervento criminale in Libia e la guerra per delega in Siria, condotta da bande di mercenari assassini e qaedisti armati e finanziati dagli USA attraverso i suoi lacchè locali (Arabia Saudita, Qatar e Turchia). Ma oggi l’imperialismo punta alla caccia grossa: estendere la propria influenza in tutto il medio oriente, dalla Siria all’Afghanistan, passando per l’Iraq (due guerre), l’Iran e, mille volte più preoccupante, l’Ucraina; gli obiettivo credo siano chiari: dominare tutte le nazioni e le vie che producono e portano in Europa petrolio e gas; destabilizzare e poi dominare gli Stati ai confini di Russia e Cina. Che farà La Russia? Non starà certo a guardare, né permetterà che un manipolo di neo-nazisti inneggianti a Stepan Bandera (criminale ucraino filo nazista) si installi sui propri confini e li controlli a nome delle potenze occidentali. Ne vedremo delle belle… più probabilmente delle brutte. In controtendenza solo l’ America Latina, che è uscita da un centenario stato di servitù al vicino Yankee, che però non demorde; ci ha già provato nel 2002 con il colpo di stato contro Ugo Chavez, ci riprova ora contro Maduro, con l’ormai sperimentata tattica di provocare, attraverso gruppi di ‘attivisti’ oppositori (anche armati), scontri di piazza

tendenti a destabilizzare la situazione, creare violenze che diano poi il pretesto per interventi armati (vedi Libia e Siria). Ma qui la partita gli tornerà più dura. Per chiudere questi brevi cenni sulla situazione internazionale cito Rosa Luxemburg: “SOCIALISMO o BARBARIE”.

Noi giovani bamboccioni cassintegrati di Alex Rossi Cosa vuol dire essere cassaintegrato all'età 27 anni? Vivere con l'incertezza del proprio futuro? Mi chiamo Alex, dal 2005 lavoro alla Rafal di Piangipane. Un lavoro in fabbrica come un'altro, a turni, con un discreto stipendio; questo fino all'arrivo della crisi che ha messo in ginocchio il nostro paese. Ho vissuto direttamente la decadenza della fabbrica dove lavoro, in un gruppo che fino a pochi anni fa sembrava non dovesse cedere alla crisi che stava attanagliando il mondo. In pochi mesi abbiamo vissuto un rilevante calo del lavoro, con un intero reparto chiuso, lasciando in cassa integrazione una decina di persone; ed è qui che ha iniziato a insinuarsi la paura che la Rafal, e il gruppo Trombini in generale, non desse la sicurezza che tutti noi pensavamo. Senza nessuna spiegazione dei dirigenti siamo arrivati alla cassa integrazione a zero ore per tutti. Uno spiraglio di luce l'avevamo visto, fatto riportato anche dai giornali, con l'arrivo di una multinazionale cinese, che, sempre secondo i giornali, doveva salvare e rilanciare l'azienda. Qualcuno sa cos'è successo? Noi no! Sono arrivate grandi foto con il sindaco di Ravenna e poi? Spariti! E sempre nessuno a darci spiegazioni. Da inizio anno siamo a casa, senza nessuna notizia di quello che sta succedendo, tranne sporadiche informazioni da parte dei sindacati sulla situazione della cassa integrazione. Noi operai siamo, come al solito, l'ultima ruota del carro. Ora, personalmente, sono “ancora” un fortunato, perché vivo tuttora con i miei genitori che mi danno una mano; ma i miei colleghi con mutuo, moglie e figli? Sento colleghi, in età già avanzata , cercare lavoro anche come lavapiatti per il week-end per un tozzo di pane. Un operaio cassaintegrato, con molti sacrifici, può riuscire a campare. Ma come la mettiamo con le spese impreviste? Bisogna solo sperare che tutto vada bene, di non avere problemi all'auto, ai denti e similari. Noi giovani non riusciamo ad andare a vivere da soli, e veniamo anche scherniti con epiteti quali “bamboccioni”. E i “vecchi” , con a carico mutuo e figli, non trovano un altro lavoro. Lasciati soli a noi stessi, dobbiamo solo sperare che l'azienda si riprenda, o male che vada trovare il prima possibile un lavoro sicuro, non impossibile ma molto improbabile!

Circolo 1° Maggio - Via Chiesuola n.19 Russi (RA) sito: www.prcrussi.altervista.org - email: prcrussi@altervista.org


Il Rosso di Russi n. 1 2014