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Aut. Trib. Di Ravenna n. 1162 del 05/03/01 Dir. Resp.le Fabrizio Rappini Stampato in Proprio - Russi

CN/RA0554/2011

BOLLETTINO DEL CIRCOLO

.c. 1° MAGGIO DI RUSSI - p.r

i l R os s

di

russi

Anno 13 Numero 1 - Settembre 2013

Sommario > >

Quando buona sera vuol dire …

No alla guerra senza se e senza ma!!!

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Russi e i Beni comuni pag. 3

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Un po' di sinistra per il tema salute pag. 4

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Quando a vincere deve essere la scuola … pag. 6

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La discarica d’amianto al TAR pag. 6

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Sull’isola degli Spinaroni pag. 7

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A Ravenna l’arte dell’Isola rebelde pag. 7

SIRIA: UNA NUOVA GUERRA IMPERIALISTA SENZA PROVE Nel maggio del 2013, Carla Del Ponte, membro della Commissione Onu che indaga sui crimini di guerra in Siria, dichiarò: “Per il momento noi abbiamo solo elementi sull’uso di armi chimiche da parte dagli oppositori.”

Le vaghe intese di Giordano Cignani he sia un caso che anche il presidente del Consiglio Letta sia membro del club Bildenberg e della Commissione Trilaterale? Dopo Monti che era addirittura un dirigente di queste oscure e semisegrete organizzazioni di stampo massone al servizio delle banche internazionali e delle multinazionali, scopriamo che anche Letta ne è un autorevole esponente. Di chi farà gli interessi il Governo Letta? Degli italiani o di questi manigoldi? Noi non abbiamo dubbi! Dopo una campagna elettorale in cui PD e PDL promettevano sfracelli reciproci e che mai e poi mai avrebbero trovato un’intesa e un Grillo che dalle piazze urlava che avrebbe scardinato le istituzioni con l’apriscatole, passata la paura delle elezioni, si sono tranquillamente messi d’accordo alla faccia del popolo coglione; così hanno loro ordinato i feroci cerberi della Unione Europea. PD e PDL al governo, Grillo ad una finta opposizione, perché poi, in fondo in fondo, a lui interessa solo controllare gli scontrini delle spese dei parlamentari.

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Il Paese intanto sta andando in rovina; ogni giorno apprendiamo dalla stampa e dalle TV di fabbriche ed aziende che chiudono e falliscono, di lavoratori e piccoli imprenditori che si suicidano per motivi economici, del collasso di interi settori produttivi: l’edilizia, il manifatturiero, la meccanica, il turismo. La povertà e la disoccupazione dilagano e persino i consumi alimentari sono in caduta libera. Ci vuol molto a capire che allungando la vita lavorativa di sette anni (riforma delle pensioni Fornero) in un momento di crisi si crea un tappo in uscita dal mondo del lavoro per cui i giovani non troveranno mai lavoro e mai potranno metter su casa e famiglia? Ci vuol molto a capire che comprimendo il potere di acquisto di salari e pensioni sia direttamente con contratti di lavoro sempre più ingiusti e precari, sia indirettamente con l’aumento dei costi delle tariffe, delle bollette, della sanità, della scuola (in breve del welfare) le merci prodotte resteranno invendute? A chi venderà le automobili la FIAT? Ai marziani? continua in ultima


Quando buona sera vuol dire… buona sera Buona sera…  così  si  presentava  ai  fedeli  ed  al  mondo  intero il nuovo Papa 2, Francesco.  Un  modo  nuovo  per  un  Pontefice,  ma  “buona  sera”   vuol dire semplicemente augurare una buona serata a  chi ascolta, né più né meno.  Nei  media,  i  giorni  seguenti,  politologi,  vaticanisti,  esperti  della  comunicazione,  che  nel  “toto  Papa”  non  ne  hanno  azzeccata  una,  tralasciavano  il  motivo  vero  del pensionamento di Papa 1, il quale aveva tentato di  affrontare temi spinosi come pedofilia, IOR, ecc.  Così  il  Vaticano  ha  fatto  come  alla  CONAD,  paghi  1  prendi 2.  Ora sentire parlare Francesco Papa 2 che affronta temi  a  noi  cari  come:  uguaglianza,  solidarietà,  giustizia  sociale,  pace,  carità    e  noi  aggiungiamo  anche  diritti,  ad  uno  sprovveduto  verrebbe  da  pensare,  sarà  mica  comunista?  Poi  tornando  coi  piedi  per  terra,    che  voglia  forse  pareggiare  i  conti  col  passato  quando  al  suo paese, da Vescovo,  era cieco e sordo di fronte  ai  crimini  che  la  dittatura  militare  (al  soldo  degli  U.S.A.) commetteva?  Ora Francesco, gatte da pelare ne ha:  1°  Un’America Latina molto credente dove soffia un  vento  socialista  con  voglia  di  riscatto  da  un  imperialismo che la sfrutta da secoli;  2°  Nelle  molte  guerre  in  atto  (dette  anche  umanitarie), deve decidere da che parte stare, se  con gli occupati che difendono la loro sovranità o 

con gli occupanti,  che in nome della  democrazia  ammazzano tutti coloro che si oppongono ai loro  sporchi interessi.   

In casa nostra tutto è più semplice dal momento che la  D.C.,  braccio  politico  del  Vaticano  non  c’è  più,  caduta  sotto i colpi di “mani pulite”,  però ha pensato bene di  fare  come  il  cuculo,  deporre  l’uovo  nel  nido  altrui  anche se non si capisce bene di che razza sia il nuovo  nato.  Caro  Francesco,  dal  momento  che  si  intuisce  che  sei  persona  intelligente,  perché  non  ti  comporti  come  un  tuo  connazionale  passato  alla  storia  per  la  sua  rettitudine  e  coerenza  che  faceva  quel  che  diceva?...portava  il  nome  di  Ernesto  Guevara  de  la  Serna (detto il Che).   

Buona sera,    

bau bau… Toncia 

E’ morto l’ uomo nero di Demmet

La prevedibile  condanna  definitiva  del  delinquente  Berlusconi ha messo e metterà in serie difficoltà il PD.  Per  20  anni  ad  ogni  elezione  ci  ha  ripetuto  la  solita  musica:  “Se  non  votate  per  noi  vincerà  l’uomo  nero  Berlusconi, allora guai a voi… Noi siamo di sinistra, lui è  di destra…”.  La finta rivalità tra PD e PDL ci ricorda da vicino la storia  dei  ladri  di  Pisa,  che  di  giorno  litigavano  a  gran  voce  perché tutti li udissero e la notte, in silenzio, andavano  a rubare insieme.  PD e PDL litigano e litigavano sulle  quisquilie per dare   l’apparenza  di  essere  diversi  e  contrapposti,  ma  in  verità,    da  bravi  camerieri  della  Troika  insieme  ai  loro  sottocoda,  per  20  anni  a  turno  ed  ultimamente  in  società (governi Monti e Letta), hanno portato avanti le  stesse politiche massacra‐popolo.  Berlusconi  però  era  proprio  impresentabile:  rubava  in  modo troppo sfacciato, si faceva leggi “ad personam”,  se  la  faceva  con  le  minorenni  e  per  di  più  (cosa 

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Il RossO di Russi

gravissima agli occhi del padrone) ogni tanto credeva di  essere lui a comandare. Per cui da Bruxelles è arrivato  l’ordine  perentorio:  ”Far  fuori  Berlusconi    e  ripulire  il  partito‐cameriere ‘di destra’ “.  Il  Maggiordomo  non  ci  ha  pensato  su  due  volte;  dalla  sera  alla  mattina  lo  ha  licenziato  da  presidente  del  governo,  senza  farlo  passare  neanche  dal  Parlamento  come sarebbe stato suo dovere, ma l’occasione buona  e  definitiva  è  venuta  dalla  Cassazione  che  lo  ha  promosso a Presidente dei delinquenti e truffatori.  Che  gran  scompiglio  nel  partito‐cameriere  ‘di  destra’;  tutti  i  servi  del  servo  si  sono  inalberati  come  cobra,  consapevoli  che  presto  seguiranno  il  loro  padrone  nel  tristo destino!  Ma  gran  parapiglia  anche  nel  partito‐cameriere  ‘di  sinistra’.  “Sotto  a  chi  tocca”  dice  il  proverbio.  Caduto  l’uomo nero Berlusconi si sono ritrovati senza la foglia  di fico, nudi come vermi.   Cosa racconteranno ora agli italiani per farsi votare? 


Russi e i beni comuni di Nicola Fabrizio (pdci di Russi) ell'accezione popolare viene definito bene comune uno specifico bene che è condiviso da tutti i membri di una comunità. Dopo la battaglia per l'acqua e la vittoria del referendum che ne ha sottratto la gestione alle logiche di mercato, il concetto di bene comune ha trovato largo consenso. Era infatti ben chiaro che l'acqua è un bene essenziale alla vita di ognuno e che quindi è necessario tutelarla affinché tutti ne possano godere, impedendo, al contrario, che sia trasformata in una merce da cui pochi traggano profitto. L'idea dell'acqua come bene comune si è evidentemente contrapposta alla visione individualista della società, o meglio, dalle storture connesse alla gestione privata dell'acqua (aumenti delle tariffe, peggioramento della qualità del servizio, incuria delle reti idriche) è emerso chiaramente il fallimento della società individualista, in cui siamo solo consumatori, in cui tutto è ridotto a merce vendibile, dove solo il libero mercato e il libero profitto determinano la distribuzione di un bene e il suo valore (prezzo). La difesa del bene comune e la visione di una società comunitaria contrapposta a quella individualista

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non appare molto dissimile all'idea di trasformazione sociale della sinistra ed, in particolare, della sinistra comunista e alla loro critica al neoliberismo. Per questo la sinistra e i comunisti devono sapere camminare assieme a chi difende i beni comuni, così come ha saputo fare in occasione del referendum sull'acqua. Alla sinistra spetta il compito di estendere il concetto di bene comune oltre ai beni materiali primari. Bene comune è il lavoro: come l'acqua, anch'esso non può essere ridotto a merce, è al contrario patrimonio sociale collettivo, la cui difesa non può che partire dal diritto ad un'occupazione stabile e dai diritti dei lavoratori e di tutte quelle norme che regolamentano il lavoro, in primis lo statuto dei lavoratori. Il territorio è bene comune: in esso devono imporsi gli spazi pubblici, luoghi condivisibili dai membri di una comunità, per socializzare, dialogare, divertirsi, aiutarsi, scambiarsi esperienze. L'istruzione pubblica e gratuita, da sottrarre al privato confessionale o meno che sia, è bene comune. Lo è l'integrazione delle persone di qualsiasi colore, sesso, religione e nazionalità, nella comunità, perché non possono che accrescerne il

benessere sociale e culturale. Ma ciò che deve interessare la sinistra non è allungare la lista dei beni comuni, ma dare avvio ad un battaglia per riappropriarsene; questo significa per noi partire dal nostro territorio, Russi. Dobbiamo rivendicare il risultato del referendum sull'acqua, tradito anche dal nostro governo locale: a Russi ci troviamo tutt'ora a dover pagare una bolletta salata per remunerare Hera del capitale investito (la quota del 7% abolita dal referendum) e l’amministrazione continua ad avvallare i processi di privatizzazione del servizio. Dobbiamo garantire la presenza nel nostro territorio di presidi sanitari e servizi per gli anziani. Dobbiamo costruire spazi di aggregazione, partendo con il destinare l'ex Macello a centro sociale per i giovani. Dobbiamo tornare a far vivere la Piazza e tutti i luoghi pubblici, vera alternativa alla percezione di insicurezza da parte dei cittadini. Dobbiamo difendere il lavoro sul nostro territorio, creare nuove occasioni di sviluppo nel rispetto della salute e dell'ambiente. E fare molto altro ancora, ma sapendo camminare assieme ai tanti che hanno a cuore i beni comuni, e magari iniziando a costruire un programma e una lista per dare un nuovo governo a questa città.

chi+ha+paghi

Oggi in Italia l’1% delle famiglie possiede una ricchezza pari a quello del 60% meno abbiente: oltre 5 milioni di patrimonio a  famiglia mentre 9 milioni e mezzo di persone sono sotto la soglia di povertà. Per questo vogliamo sostituire l’IMU con una  patrimoniale sulle grandi ricchezze sopra gli 800.000 euro, mettere un tetto a pensioni e stipendi, aumentare le tasse sulle  rendite  finanziarie  e  diminuirle  per  i  lavoratori  e  i  redditi  bassi,  colpire  la  grande  evasione  fiscale  e  istituire  il  reddito  minimo. Tagliamo le spese militari, dagli F35 e all’Afghanistan, la TAV in Val Susa e le grandi opere inutili.      A settembre parte la campagna sul lavoro di Rifondazione comunista  Il Rosso di Russi

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AUSL Unica della Romagna

Un po' di sinistra per il tema salute di Pippo Tadolini (medico ospedaliero) a discussione sull'avvento della “grande AUSL” un po' alla volta sta guadagnando terreno, ma tutto appare svolgersi nelle più o meno segrete stanze dei bottoni. Gli utenti, gli operatori della sanità, le associazioni dei cittadini probabilmente verranno messi di fronte a fatti compiuti, apparentemente mitigati da qualche pubblica iniziativa che verrà fatta passare come “la partecipazione dei cittadini”. Che il tema della salute debba essere una delle priorità su cui investire le risorse, a parole lo dicono tutti. Purtroppo, da molti anni in tutto il nostro Paese il sistema sanitario pubblico è oggetto di tagli che rendono sempre più a rischio il mantenimento di livelli adeguati di assistenza e molte delle conquiste dei decenni passati sono state messe fortemente in discussione. Nel frattempo, però, la sanità ha continuato ad essere una punta di

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diamante dell'occupazione del potere e della macchina del consenso politico-elettorale. E allora, intanto, ci piacerebbe sapere se questa questione della “grande AUSL”, l'Azienda Sanitaria Unica della Romagna, sarà un ennesimo capitolo della costruzione di questa macchina, o se, al contrario, non possa essere l'occasione per ripensare tante cose e impostare una “apparato sanitario” basato su principi diversi, più democratici, più giusti. Io penso che la sinistra (dicasi la sinistra, non quel centrosinistra che nell'appropriazione del potere non è secondo a nessuno) debba proporre riflessioni ed anche – ebbene sì – mobilitazioni, se non si vuole che l' “operazione Auslona” si traduca nell'ennesima occasione mancata per cambiare in meglio un pezzetto di società. Se guardiamo la realtà con l'ottica della difesa e della valorizzazione dei beni comuni, dobbiamo renderci conto che non basta trovare soluzioni organizzative “razionali”, ma si deve ripensare alla radice il modello di struttura sanitaria. La “gestione manageriale”, venutasi ad affermare da quando il sistema sanitario venne progressivamente “aziendalizzato”, non ha risolto i problemi correlati alla pletora della burocrazia, non ha intaccato nella

sostanza l' influenza della politica, non ha modificato l'impostazione gerarchica della maggior parte dei servizi, e non ha ridotto le spese complessive. Si tratta quindi di lottare, ma sul serio, contro la politica dei tagli, che già ha portato danni e altri ne porterà, con ulteriore messa in discussione dei livelli di assistenza, che già oggi non soddisfano certo tutte le esigenze della popolazione. I tagli alla spesa sanitaria vogliono dire soprattutto riduzione del personale, e questo significa impossibilità di soddisfare una massa di richieste che è in costante aumento, per il trasformarsi vertiginoso delle dinamiche sociali. Una mole di lavoro in progressiva crescita, deve venire affrontata da un numero di operatori in diminuzione. Questo non ha conseguenze solo sulle liste d'attesa e i tempi dedicati alla prestazione, ma anche sulla qualità della prestazione stessa e quindi sul livello di rischio che ricade sull'utenza e sulle condizioni di lavoro degli operatori. Una situazione che incide sul rapporto fiduciario fra operatori e utenti che ha prodotto l'esplosione del contenzioso medico-legale, che è fonte di costi ulteriori per la società, sia per la pletora di cause che affollano le istituzioni giudiziarie, sia per l'enorme massa di prestazioni aggiuntive che vengono prescritte quasi solo per prevenire eventuali complicanze legali, la qual cosa a sua volta intasa ulteriormente le strutture, allunga ulteriormente le liste

Salute: da “diritto” a “spesa” da tagliare Una serie  di  riforme  hanno  stravolto  la  legge  883  del  1978,  che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale.   Obiettivo  delle  contro‐riforme,  non  sempre  chiaramente  esplicitato, è ridurre la spesa per la sanità come imponevano  i  parametri  di  Maastricht  ai  vari  paesi  dell'Unione  europea.   Con  la  legge  delega  421  del  1992,  non  è  più  il  bisogno  di  salute  a  stabilire  quante  risorse  mettere  a  disposizione,  ma  sono    le  quote  di  finanziamento  stanziate  nella  legge  finanziaria  ad  indicare  quali  bisogni  sanitari  si  possono  soddisfare.   La  controriforma  trova  piena  attuazione  con  i  decreti  legge  del 92 (governo Amato) e del 93 (governo Ciampi): con essi la  sanità  viene  regionalizzata  e  aziendalizzata,  ed  è  attraverso  le  regioni  e  le  nuove  aziende  che  parte  l’attacco  al  sistema  sanitario.  I  nuovi  piani  sanitari  regionali  prevedono    la  chiusura  o  la  riconversione  dei  “piccoli”  ospedali,    e  ai  Direttori Generali delle nuove ASL viene affidato il compito di  tagliare e garantire il pareggio del bilancio.  Nel 2011 la regionale Emilia Romagna istituisce le Aree vaste: 

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quella della  Romagna  comprende  le  aziende  sanitarie  di   Cesena, Forlì, Ravenna, Rimini. A capo della nuova struttura  sta il governo tecnocratico del "Comitato dei Direttori" che,  rafforzando i poteri dei Direttori Generali, indebolisce il ruolo  delle  Conferenze  dei  Sindaci,  e  con  esso  ogni  possibilità  di  ascolto dei bisogno di salute dei cittadini.  La proposta dell’AUSL UNICA della Romagna rischia di essere  l’ultimo  atto  di  questo  processo  di  controriforma  della  sanità:  un’unica  grande  azienda,  guidata  da  un  supermanager,  funzionale  alle  esigenze  di  razionalizzazione,  buone per i bilanci ma che si tradurranno in minor servizi per  i territori.  Nel  frattempo,  nella  nostra  Regione,  si  annunciano  nuovi  tagli  per  coprire  il  buco  di  260  milioni  di  euro  non  trasferiti  dallo  Stato:  riduzione del  personale  (blocco  del  turn‐over)  e  diminuzione dei posti letto ospedalieri, passando dagli attuali  4,6  ai  3,7  posti  letto  ogni  1000  abitante  fissati  dalla  “spending  review”.  Nella  sola  provincia  di  Ravenna  si  prevedono 175 posti letto in meno. 


verse branche. Capita assai di rado che gli attuali primari ne sappiano di più dei loro collaboratori, anche in una sola delle diverse branche che afferiscono a quell'unità operativa. Dovrebbero, quindi, almeno essere figure che possiedono grandi capacità di coordinamento. Ma anche questo non capita quasi mai. Con le risorse che vengono assorbite dalla figura di un primario si potrebbero pagare quasi due medici “secondari” oppure quattro figure tecnico-infermieristiche. E in termini sia quantitativi che qualitativi le prestazioni potrebbero molto meglio andare incontro alla domanda. OpMentre si contengono  i servizi per la salute  pure, proviamo a pensare che con lo erogati dalle strutture pubbliche, aumenta‐ stipendio di un anno di un primario no nella Regione Emilia Romagna i  consu‐ si potrebbero tranquillamente inviami privati in sanità (nel 2011 ogni cittadino  re quattro o cinque “secondari” a della  regione  ha  speso  in  media  564  euro)   formarsi nei luoghi più qualificati e    si    estende  la  presenza  delle  strutture  del mondo.

Sanità, un affare privato

private accreditate, a cui la regione conferi‐ sce più del 17% (dato del 2007) della spesa  complessiva per la salute.   (fonte  Assolombarda‐Bocconi) 

d'attesa, sottopone ancor più gli operatori a carichi di lavoro insopportabili. Ripensare l’organizzazione gerarchica. Frattanto, la struttura gerarchica del sistema, e i suoi costi, continuano indisturbati a perpetuarsi. La strutturazione per dipartimenti ha portato poche semplificazioni e scarse divisioni dei compiti e delle competenze. Anche in assenza dell'organizzazione formalizzata in dipartimenti, nessuno impedisce agli operatori di diversi presidi di un territorio o di differenti settori di lavoro di coordinarsi, di mettere in comune le proprie competenze e acquisizioni, senza dover costringere la collettività a sostenere i costi degli emolumenti di un capo dipartimento ed eventuale personale appositamente dedicato. La figura primariale (attualmente definita Direttore dell'Unità Operativa) continua, come cinquant'anni fa, ad essere centrale, laddove - invece - mostra tutto il suo anacronismo. Un tempo il Primario era – o doveva essere - colui che su ogni tema di intervento nell'ambito di una specialità, ne sapeva un po' più degli altri. Oggi, in seguito alla trasformazione galoppante della tecnologia e ancor più al mutare vertiginoso delle dinamiche sociali, ci troviamo in una medicina necessariamente superspecializzata, in cui ogni unità operativa è divisa in di-

La rete dei servizi di prevenzione e cura territoriali. Il concetto di prevenzione, per lungo tempo, è stato nei decenni passati un cavallo di battaglia della sinistra, del sindacato e dei movimenti ambientalisti. Oggi sembra che questo concetto venga visto prevalentemente come un fastidioso vincolo alla logica di produzione liberista e a quella (che va nella stessa logica) della rapina delle risorse ambientali ai fini di profitto. Oltre a non considerare il valore della vita umana e della salute e a snobbare l'importanza di un ambiente naturale sano (siamo arrivati a dover sentire un ministro della Repubblica che diceva “la sicurezza sul lavoro è un lusso che non ci possiamo più permettere”), il pensiero dominante non mette mai sui piatti della bilancia gli altissimi costi sanitari correlati alla mancanza di scelte preventive: ricoveri, cure, farmaci, accerta-menti, invalidità, che si evitereb-bero in gran parte se la prevenzione avesse lo spazio che merita. Il territorio ha progressiva-mente perduto, al di là delle chiacchiere, il suo ruolo di importanza vitale nella gestione della salute. Dalla medicina di base, ai consultori, ai servizi di igiene pubblica e di medicina preventiva, si è in gran parte dissolto il contatto più intimo con la popolazione. Buona parte delle prestazioni vengono demandate alle strutture ospedaliere anche quando potrebbero essere eseguite in altre sedi. Molti trattamenti terapeutici e molti atti di assistenza a fasce deboli costringono l'utenza a

percorsi ad ostacoli che finiscono per ricacciare sull'ospedale una mole di lavoro affrontabile altrimenti. Permane l'incongruità della figura del medico di base che eroga un orario di lavoro assolutamente “liberalizzato”, ridotto e - per la maggior parte – con scarso coordinamento fra i vari operatori. Alcune prestazioni, come quelle odontoiatriche, continuano ad essere demandate in parte sostanziale al privato, con costi economici per il singolo a volte elevatissimi. Il concetto di salute come stato di benessere fisico, psichico e sociale tutt'ora affermato dall'organizzazione mondiale della sanità, dovrebbe prevedere un grandissimo ruolo delle istituzioni educative. L'educazione sanitaria – in tutti i suoi aspetti – dovrebbe diventare a pieno titolo disciplina che si insegna nelle scuole di ogni grado, ma anche essere oggetto di programmi di educazione permanente diretti a tutta la popolazione. In base a queste considerazioni, la proposta di cui si sente accennare, di costituire a Russi una “Casa della salute”, può essere assai interessante se rientra in tale logica di rimessa in discussione dell'intero sistema. Viceversa, sarà un semplice cartello da attaccare sulla porta di una struttura destinata a funzionare secondo gli schemi attuali. Per un movimento di lotta per la salute. Su tutti i punti sopra esposti si devono sviluppare la discussione l'approfondimento, ma ancor più la lotta e la vertenza, perché la trasformazione della struttura sanitaria sia una vera occasione di controllo democratico. Questo potrà avvenire se dal basso si saprà creare un'alleanza “politico-terapeutica” fra popolazione utente dei servizi di salute e le varie figure di lavoratori della salute, anche integrando le mobilitazioni sulla sanità in senso stretto con quelle per la difesa del territorio e della scuola, la lotta al razzismo e alle povertà, per la ricerca e lo sviluppo di forme e luoghi di vita e di relazioni basati sull'uguaglianza, la solidarietà e il rispetto dell'ambiente. Come avveniva negli anni delle grandi lotte operaie e universitarie, c'è bisogno di un grande “movimento di lotta per la salute” che interessi trasversalmente tutta la società. Il Rosso di Russi

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Quando a vincere deve essere la scuola… di Marcella D’Angelo (insegnante - segr. prov. FLC CGIL RA) ’esito del voto del referendum di Bologna è stracciante: vince, con il 59% di preferenze, l’opzione A , quella che chiede di spostare sulla scuola pubblica i fondi comunali bolognesi oggi destinati alle scuole private/paritarie. Un referendum che ha avuto un notevole impatto mediatico e che ha potuto avvalersi di ragguardevoli testimonial di livello nazionale a conferma del fatto che la scuola e l’istruzione sono i punti cardini per la vita di un Paese. Il tema del finanziamento delle scuole paritarie divide da tempo la nostra nazione e la crisi economica di questi anni, ha esasperato ancora di più le divisioni. La scuola pubblica infatti si ritrova oggi ancora più impoverita: edifici degradati, fondi di istituto tagliati, lavoratori scolastici sottopagati e più di 300 mila precari in attesa del famigerato ruolo. La scuola privata/ paritaria convenzionata con Stato o Enti locali, per contro, vede assottigliarsi la “propria clientela”, essendosi ridotto di molto il numero

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di coloro i quali possono ancora permettersi di pagare le rette. Da una parte l’articolo 3 della nostra Costituzione: “…rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”, dall’altro il 33 “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Ma lo Stato non riesce a garantire l’istruzione a tutti i ragazzi perché mancano le risorse o forse non è in grado di trovarle e, questa insufficienza pubblica, ha creato carenze che fanno dell’Italia e della scuola italiana, il fanalino di coda in Europa, ma parallelamente lo Stato è obbligato a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Che fare? Certamente non è dedicandoci alla

La discarica d’amianto al TAR di Antonio Luordo ulla vicenda della discarica di amianto, il TAR dell’Emilia Romagna ha accolto la richiesta di sospensiva, presentata della società Calderana, contro la delibera del Consiglio Comunale di Russi che annullava la variante al Piano Regolatore (PRG) relativa alla Cava Ca’ Babini e alla possibilità di realizzarvi un impianto per lo smaltimento dell’amianto. L’annullamento della variante era motivata da ragioni tecniche, la mancanza della cartografia collegata all’area denominata “ex cava della Calderana”. Un vizio sanabile per i giudici. Se proprio si riteneva opportuno annullare la variante, sempre a parere del TAR, il Comune avrebbe dovuto riadottarla emendata dal vizio. Ma ripresentarla e approvarla con la cartografia mancante, come ha affermato il Sindaco in Consiglio Comunale, “non è tra le priorità dell’Amministrazione”, soprattutto dopo che, con due ordine del giorno

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del 2011, uno presentato dalla maggioranza e uno dall’opposizione, il Sindaco Sergio Retini si è impegnato a far ritirare il progetto dell’impianto di smaltimento. Per l’impresa Calderana il Comune avrebbe approfittato di un “cavillo” per impedirgli di realizzare la discarica di amianto; per l’opposizione, al contrario, il “cavillo” sarebbe servito al Sindaco a provocare il ricorso, subire la condanna del TAR, ed avere così l’alibi per non rispettare gli impegni contenuti negli ordini del giorno. Vedremo chi ha ragione; il TAR per il momento ha solo sospeso la delibera, e il 23 gennaio 2014 discuterà se era giusto o meno annullare la variante. Per quanto ci riguarda abbiamo segnalato in più occasioni i rischi connessi alla presenza sul nostro territorio di numerose coperture di amianto “deteriorate” (nell'ex fornace Adriatica nei pressi del centro abitato, e nel cinema Reduci nel centro storico, solo per fare

guerra dei “sani principi” che salviamo la Scuola pubblica, la scuola che crolla sui nostri ragazzi, sul loro futuro e sui suoi lavoratori. A tutela dell’istruzione e della scuola si deve scegliere una via di equilibrio che porti ad un comune disegno anticrisi di medio termine, un’azione strategica e costruttiva, di recupero e massima valorizzazione della scuola pubblica e del suo indispensabile primato perché ricordiamoci che la scuola è e deve continuare ad essere depositaria e dispensatrice di un bene comune e collettivo.

alcuni esempi) ma, allo stesso tempo, abbiamo sostenuto che il progetto presentato dalla società Calderana, una discarica da 350 mila metri cubi, capace di interrare fino a mezzo milione di tonnellate di amianto, non poteva essere la soluzione. La gestione dei rifiuti, ancora di più se pericolosi, non può essere affidata a soggetti privati mossi solo dal business. Il problema non è lo smaltimento dell’amianto, che riteniamo una priorità, ma la gestione privata, che trova ragioni solo nel vantaggio economico, nel caso specifico smaltire grandi quantità di rifiuti al di là delle necessità del territorio e al di là dei rischi connessi. Saremo quindi ben contenti se alla fine il TAR darà ragione al Comune. Archiviato, anche se solo per un “cavillo tecnico”, il progetto della mega-discarica e i “ricatti” o le promesse di compensazioni della società Calderana, resta il fatto che il Sindaco e la Giunta, cui spetta la responsabilità, dovranno individuare, nel confronto con i cittadini, la soluzione migliore allo smaltimento dell’amianto presente sul nostro territorio.


Sull’isola degli Spinaroni di Gloria Massesi (insegnante) L’appuntamento è  alle  14:30  al  pontile  dove  è  ancorata  la  “BULOW”;  un  gruppo  di  insegnanti  dell’Istituto  Comprensivo  di  Russi, la Dirigente e due Segretarie, sono pronte per salire a bordo e  salpare verso l’isola degli Spinaroni.  L’escursione programmata da  tempo  con  l’A.N.P.I.  di  Ravenna,  ha  uno  scopo  principalmente  didattico:  conoscere  la  realtà  storica  e  naturalistica  dell’isola  per  riproporre  a  bambini  e  ragazzi  uno  spaccato  della  nostra  Terra.  Siamo  tutte  più  o  meno  euforiche;  si  chiacchiera  e  si  accolgono  i  nuovi arrivati con calore e grandi sorrisi.   La giornata è bella, il sole si specchia nelle acque della pialassa e il  gruppo compatto si appresta ad attraversare il pontile e salire sulla  barca  dove  ci  accolgono  un  biologo  e  una  professoressa  di  storia  oltre  al  sig.  Dover,  il  “capitano”  della  BULOW.  La  barca  è  grande,  attrezzata  per  il  confort  e  la sicurezza  dei  passeggeri:  siamo  molto  buffe  dopo  avere  indossato  il  voluminoso  giubbotto  salvagente  di  colore  arancione  elettrico.  Sono  ormai  le  15:00  e  salpiamo;  ci  inoltriamo  nella  Baiona,  un  bacino  lagunare  con  canali  e  zone  acquitrinose a ridosso di Ravenna e Lei, si rivela ad ogni passo con i  suoi  paesaggi  punteggiati  di  “padelloni”,  di  uccelli  che  spiccano  il  volo  e  di  dossi  e  barene  che  gli  uccelli  usano  come  pista  di  atterraggio o decollo e per nidificare.   Il paesaggio è bellissimo, sembra incontaminato lontano dai rumori  molesti della civiltà cullato ora dal ronfare lento della nostra barca  e, dalla voce armoniosa e competente del biologo che ci espone gli  aspetti naturalistici più caratteristici della pialassa. Solo alle nostre  spalle  spuntano  all’orizzonte  i  camini  della  zona  industriale  di  Ravenna  a  ricordarci  in  quale  tesoro  ci  stiamo  inoltrando  e  come  debba  essere  preservato  dalla  loro  invasione.    Ricca  è  la  flora  e  la  fauna  che  vi  abitano,  che  trova  rappresentanti  fra  gli  anfibi,  gli  insetti, i pesci, i molluschi e gli uccelli. Mentre procediamo, il nostro  sguardo  si  volge  a  destra  e  sinistra  per  riuscire  a  vedere  l’airone cenerino o bianco, il volo del piro  piro  e  dei  gabbiani    o  spuntare  fra  l’erba la gallinella d’acqua e la folaga.   Rapiti da queste meraviglie iniziamo  ad intravedere una delle tante isole  formatesi per l’azione congiunta di  venti  e  maree,  ma  unica  nel  suo  genere: è l’isola degli Spinaroni che  ospitò  durante  la  Resistenza  il 

Distaccamento “Terzo  Lori”.  Ad  un  certo  punto  si  intravede  il  capanno storico con il suo tetto di canna palustre e i muri di legno,   il piazzale antistante, il pontile, la bandiera.  Ci avviciniamo dunque  ad  un  luogo  impregnato  di  storia  fatta  da  uomini  e  donne  che  crearono in questo luogo, una base partigiana stanziale che potesse  operare in vista degli scontri contro i tedeschI per la liberazione di  Ravenna  e  offrire  allo  stesso  tempo,  un  nascondiglio  sicuro  per  i  partigiani  degli  altri  reparti  del  ravennate  che  non  potevano  più  restare  sul  loro  territorio  perché  scoperti.  Sbarchiamo  in  silenzio  forse anche un poco emozionate perché stiamo calpestando questo  suolo speciale e, anche con riconoscenza, io mi avvicino alla lapide  posta  sulla  parete  esterna  del  capanno,  che  ricorda  che  in  questo  luogo “… i partigiani impegnarono duramente l’invasore nazista…”.  Osserviamo  sotto  la  guida  della  professoressa  il  territorio  circostante  e  immaginiamo  come  doveva  essere  allora  l’isola  circondata da una vegetazione alta che riparava la vista dall’esterno  e  immagino  i  camminamenti  per  raggiungere  le  varie  postazioni  e  gli  alloggi,  la  cucina  da  campo  con  i  magazzini  per  conservare  le  scorte alimentari, l’infermeria dove curare i partigiani feriti o affetti  da  malaria  che  la  zanzara  endemica  nella  zona,  diffondeva  in  abbondanza.    Scattate  le  foto  di  rito  entriamo  all’interno  e  ascoltiamo il percorso storico del “Terzo Lori” dalla sua costituzione  al  suo  confluire  dopo  la  liberazione  di  Ravenna,  nella  28°  Brigata  “Mario  Gordini”  che  seguì  le  truppe  alleate  verso  il  Nord  fino  alla  liberazione di tutta l’Italia. Il racconto è avvincente e ascoltiamo la  narrazione  con  interesse.  E’  giunta    l’ora  di  ritornare  indietro,  non  vorrei farlo; quel luogo è “fatato” e vorrei prolungare ancora per un  po’  il  soggiorno  per  meditare  in  solitudine,  ma  mi  ritrovo  con  le  colleghe  ancora  sulla  BULOW  ad  indossare  i  giubbotti  e  dopo  una  breve camminata immersi in questa natura, raggiungiamo il pontile  di  partenza.  Siamo  arrivati  e  dopo  esserci  scambiate  commenti  positivi  e  i  primi  abbozzi  per  un  futuro  ritorno    con  le  nostre  scolaresche, raggiungiamo le auto e andiamo a casa.  Credo  profondamente  nel  valore  della  memoria  e  a  chi  mi  chiede  perché  rivangare  queste  storie,  voglio  rispondere  con  le  parole  dello scrittore Luis Sepùlveda che in un immaginario dialogo con la  sua  Terra,  il  Cile,  dice  così:  “Tu  e  io  sappiamo  che  tutto  quello  che  ricordiamo  è  esistito,  anche  se  non  sappiamo  se  tutto  quello  che  ricordiamo esiste ancora, eppure sappiamo che finchè lo ricordiamo  esisterà”. 

A Ravenna l’arte dell’Isola rebelde di Giuliana Liverani (Ass. Italia-Cuba) Chi passava sabato 22 giugno dalla piazza Ugo La Malfa, a Ravenna,  verso le ore 11, avrebbe potuto vedere un gruppo di persone vicino  al  grande  murales  che  vede  le  effigi  del  partigiano  “  Bulow”  e  del  comandante “Che” nell’intreccio dei colori della bandiera cubana e  italiana.  Avvicinandosi  un  po’  avrebbe  potuto  riconoscere  l’Assessore  alle  politiche  giovanili  di  Ravenna,  Valentina  Morigi,  la  rappresentante per l’ANPI provinciale Bellocchi Silvia , Carlo Boldrini  figlio di “Bulow”, rappresentanti del Comune, professori e studenti  dell’Accademia  Delle  Belle  Arti  di  Ravenna,  artisti  cubani,  soci  dell’Associazione  di  Amicizia  Italia  Cuba,  circolo  ravennate  “  Vilma  Espin”,  ragazzini  con  i  genitori,  abitanti  dei  condomini  vicini  alla  piazza e semplici curiosi.   Se poi, attratti dal desiderio di saperne ancora di più, si fermava un  attimo ad ascoltare avrebbe sentito parlare delle figure di Boldrini,  che  permise  la  Liberazione  di  Ravenna  senza  alcun  bombardamento,  risparmiando  centinaia  di  vite  e  mantenendo  incolumi i monumenti che oggi tutto il mondo ci apprezza e di Che  Guevara,  che  ha  combattuto  per  la  libertà  dei  popoli  del  suo  continente  e  di  Cuba,  avrebbe  sentito  parlare  di  Resistenza,  del  valore della nostra Costituzione, della lotta del popolo cubano al “ 

Bloqueo”   mantenuto  dal  governo  americano  anche  se  ripetutamente  condannato  dall’ONU,    degli  “  Eroi  cubani”  ancora  ingiustamente incarcerati in USA.    Guardando  meglio  avrebbe  visto  che  la  fontana  adiacente  al  Murales  ha  cambiato  aspetto:  ora  è  lastricata  a  mosaico  in  un  alternarsi di colori bianco, rosso, verde e blu. I colori delle bandiere  italiana  e  cubana  vogliono  ricordano  i  principi  della  solidarietà,  dell’uguaglianza, della fraterna collaborazione contro ogni forma di  razzismo  e    oppressione.  Il  22  giugno  l’opera  musiva  è  stata  consegnata  alla  città,  ai  ragazzi  di  “cittadinanza  attiva”  con  il  compito  di  conservarla.    Ora  la  piazza,  vedrà  una  serie  di  iniziative  promosse  dal  Circolo  ravennate  dell’Associazione  Italia  Cuba  come  quella  del  25  agosto  dove  gruppi  musicali,  tra  i  quali  “  La Gang” e poeti si sono incontrati  per  parlare  di  internazionalismo  e  libertà dei Popoli.   Il Rosso di Russi

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… dalla prima

Le vaghe intese di Giordano Cignani

Persino Squinzi, presidente di Confindustria sta cominciando a capire che la politica del rigore e dell’austerità porterà molti dei suoi iscritti (piccoli e medi imprenditori) alla rovina! Ma ai nostri governi (Berlusconi, Monti, Letta) questo non interessa. A loro interessa che la Borsa vada bene, cioè garantire il profitto alle banche e alla rendita finanziaria e speculativa, così come gli ordinano i loro padroni della UE, del FMI e della BCE. Intanto ci rassicurano con promesse vuote e false: “Loro lavorano per la crescita”, ma intanto continuano col massacro sociale; “vedrete che fra sei mesi la situazione cambierà”, ma sono ormai cinque anni che “fra sei mesi” e la situazione peggiora sempre più. Di una cosa sono realmente preoccupati: che le sofferenze sociali diventino incomprimibili ed insopportabili ed esplodano in scioperi e rivolte sociali, così come è in Grecia, Spagna, Portogallo, nei paesi arabi ed in Turchia. Sentono urgente e forte il bisogno di prevenirle, di narcotizzarle, di reprimerle. Ed ecco che in primo piano nell’agenda politica saltano fuori le riforme costituzionali e con esse la riforma elettorale. La democrazia e la Costituzione cominciano a fare paura a lorsignori. La democrazia è un lusso che non si possono più permettere e che non possono più permettere al popolo; la Costituzione, “la più bella del mondo” un pericoloso orpello che può solo intralciare i lori progetti autoritari, anti-democratici e anti-popolari. Già ora e per i prossimi 18 mesi stampa e TV ci rintroneranno il cervello con astruse ed ai più incomprensibili proposte di (contro)riforme costituzionali e della legge elettorale. I partiti gemelli PD e PDL faranno a gara a chi avanzerà le proposte più oscene, antipopolari ed autoritarie sotto lo sguardo benevolo del Presidente Napolitano e Grillo reggerà il moccolo nella sua incultura politica ed innocente (?)

ignoranza. La Costituzione fu così voluta dai Padri Costituenti, comunisti, socialisti, cattolici e laici, proprio perché venivano dell’esperienza della dittatura fascista, per garantire la democrazia, la partecipazione popolare e la rappresentanza di ogni idea ed ogni parte alle Istituzioni. Già fin troppo è stata manomessa in questi anni e l’unica riforma accettabile è riportarla alla stesura originale. La legge elettorale fu voluta proporzionale pura, senza sbarramenti percentuali e senza premi di maggioranza per garantire la rappresentanza e il confronto in Parlamento di ogni pensiero politico, consapevoli che la “governabilità” non è data dai trucchi e dalle truffe elettorali, ma dalla libera dialettica delle idee. Noi diciamo «no» al presidenzialismo e al semipresidenzialismo, «no» doppio turno, agli sbarramenti percentuali e ai premi di maggioranza: invece che centralizzare il potere noi vogliamo che ne venga dato di più al popolo.

Russi non è diversa di Monica Cangini Succede che una domenica mattina di luglio, in piazza a  Russi,  involontariamente  vengo  assalita  dalle  parole  orribili  provenienti  da  un  gruppetto  di  signori,  non  certo  giovani.  Erano  passati  solo  pochi  giorni  dalla  visita  del  Pontefice  a  Lampedusa,  da  quando  gli  “immigrati  clandestini”  magicamente  per  un  paio  di  giorni  erano  diventati  “migranti”,  persone  degne  di  rispetto.  I  suddetti  signori  si  raccontavano  molto  concitata‐ mente che “andrà a finire che daranno la cittadinanza a  tutti  quegli  extracomunitari,  colpa  di  Bersani,  colpa  di  quella ministra, quella negra, che torni al suo Paese… e  tutti  quei  barconi  che  arrivano,  possibile  che  non  ne  affondi mai uno”.  Le  parole  erano  anche  più  dure,  e  in  dialetto  romagnolo  mortificanti.  Sgomenta  ho  cercato  di  controbattere,  ma  con  supponenza  sono  stata 

apostrofata: “Chi  è  lei,  non  si  intrometta  in  una  discussione tra amici”.   Il fatto è che questa conversazione non avveniva tra le  mura  di  casa,  ma  in  piazza,  e  che  tali  signori  erano  compiaciuti di parlare a voce alta, affinché il messaggio  passasse forte e chiaro.  Sono  trascorse  poche  settimane  e  i  barconi  hanno  cominciato ad affondare, i migranti a morire.   Provo vergogna per questi miei concittadini.  Russi  non  è  diversa,  anche  qui  albergano  le  idee  espresse dalla peggior classe dirigente di questo Paese,  in grado solo di seminare razzismo e qualunquismo.  28 luglio, 31 morti davanti alla costa della Libia;   9  agosto,  2  morti  (un  bimbo  di  7  anni)  davanti  a   Lampedusa;   10 agosto, 6 morti sulla spiaggia di Catania.  I barconi, purtroppo, affondano. 

Circolo 1° Maggio - Via Chiesuola n.19 Russi (RA) sito: www.prcrussi.altervista.org - email: prcrussi@altervista.org

Il Rosso di Russi settembre 2013 - anno 13 n.1  

Bollettino del Circolo 1° Maggio - PRC di Russi (RA)

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