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lo farnesiano. La collezione, ereditata da Carlo di Borbone, venne poi incrementata con altri importanti nuclei di iscrizioni: la raccolta del cardinale Stefano Borgia, formatasi in particolare nel Lazio e nell’Umbria, costituita da circa duecentosessanta iscrizioni; la raccolta di Francesco Daniele, l’erudito settecentesco appassionato di nusmismatica ed epigrafia campana, il quale riunì numerosi documenti provenienti principalmente da Capua e zone limitrofe; la raccolta di un altro grande antiquario, il vescovo Carlo Maria Rosini, composta da iscrizioni provenienti dall’area flegrea e conservata presso il seminario di San Francesco a Pozzuoli fino al 1856, anno della vendita al Museo di Napoli. Altri piccoli nuclei collezionistici entrati a far parte della collezione, per acquisto o per dono, contribuirono ad accrescere il patrimonio epigrafico: tra questi la raccolta acquistata dal canonico Andrea de Jorio (1827); le epigrafi donate da Michele Arditi, direttore del Museo di Napoli tra il 1807 ed il 1837, quelle donate dal principe di San Giorgio Spinelli nel 1853, le iscrizioni provenienti da Cuma donate da Emilio Stevens (1882-1888). Tuttavia un contributo sostanziale venne dato dai numerosi rinve28

nimenti occasionali e dagli scavi eseguiti dal Settecento ai nostri giorni in Campania e nelle regioni dell’Italia meridionale facenti parte del Regno delle Due Sicilie. Vi troviamo: iscrizioni dalla Magna Grecia e Sicilia, e da Neapolis; i documenti dell’Italia centro meridionale nei dialetti italici; i materiali relativi alle leggi ed alla romanizzazione e le iscrizioni di età romana provenienti dall’area vesuviana e da Puteoli. Sono esposte le Tavole di Eraclea, due lastre di bronzo rinvenute tra Eraclea e Metaponto, con testi in greco della fine del IV - inizi del III sec. a.C. relativi all’amministrazione di alcuni


MANN - N.1- Il Ritorno dei Faraoni