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A Velia in una delle campagne di scavo di Mario Napoli

seppe Maggi. Da qui nacque la mia abitudine di frequentare archeologi. Mi capitava di andare anche 100 volte all’anno a Pompei, una volta anche con Maryl Streep». Avrà tanti ricordi che la legano a questo palazzo… «Ci ho vissuto, rappresenta una parte della mia vita. Ne conosco ogni angolo, ogni mistero, ogni storia anche sgradevole come quella della “Tazza Farnese” di Alessandria d’Egitto, un cammeo che un custode per dispetto scagliò a terra riducendolo in mille pezzi. Poi fu restaurato. Dal piazzale del museo vidi la festa di Piedigrotta

prima della guerra. Ero lì sul piazzale quando se ne cadde una parte della galleria. Il Museo è tutto per me, sento che mi appartiene, è casa mia. Quando ci passo sotto mi sembra di vedere le ombre del passato, della gente che non c’è più che ha dato la vita lì dentro». In compenso hai portato questo mondo in televisione con “L’occhio del Faraone”… «Quella rubrica andava in onda in Rai tra il 1993 e il 1997 con lo scopo di far conoscere cosa facessero gli archeologi italiani nel mondo. Fui il primo a raccontare alcune delle più grandi 21


MANN - N.1- Il Ritorno dei Faraoni