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che conduce alla basilica di Santa Maria delle Grazie (ancora la Madonna cristiana), sulla sponda guarda caso di un fiume, non il Nilo ma il Calore. Proprio nella basilica si venera una statua di Madonna che allatta al seno il Bambino Gesù. Secondo alcuni studiosi qui sorgeva uno dei tre templi egizi di Benevento, tutti e tre dedicati ad Iside, e proprio questo era quello dove si venerava la “Iside Lactans”, ovvero la dea mentre allatta il figlio Horus. Ma importanti tracce egizie si trovano anche nell’alto Casertano, dove due sfingi di granito rosa di Assuan adornano l’atrio del Duomo di Teano e sono testimonianza dell’esistenza di un antico “Iseion”, ovvero un tempio dedicato al culto di Iside. Iside, o Isis o Isi, ossia “sede”, è la dea della maternità, della fertilità e della magia nella mitologia originaria del Delta. Divinità in origine celeste, associata alla regalità per essere stata primariamente la personificazione del trono, come dimostrano le sue svariate raffigurazioni. Come faceva una regione come la Campania, con quelle centinaia di “matres matutae” venute alla luce nel fondo Patturelli a Capua (una raccolta di statuine in pietra raffiguranti delle donne-deemadri, la più importante collezione al mondo è conservata proprio al Museo Campano di Capua), a non accogliere lo stesso arcano messaggio del culto egizio? La dea madre, la dea che

regala quattro raccolti all’anno ai contadini campani, che lavorano la polvere di terreni la cui fertilità è stata per millenni leggendaria, non possono non accogliere come familiare quella dea dell’Egitto che ritorna a perpetuare culti sempre uguali, mutuati poi nella iconografia cristiana. Ecco allora che l’esotico dell’Egitto è un messaggio cultuale che ritorna, che riaccende una fede mai estinta e che nei secoli viene ravvivata da nuovi sacerdoti che hanno lo stesso messaggio, la stessa immagine, la stessa donna. Le “mater” etrusche di Capua, le Isidi di Benevento, le mille Madonne sedute ad ostentare il frutto del seno sono l’identica eterna donna che ogni anno dona la sua fertilità per perpetuare il mistero della vita eterna. L’Egitto e la Campania, come la Mezzaluna mesopotamica, dove c’è abbondanza e le madri vengono adorate, in eterno, e la forma religiosa, una madre assisa in trono, è sempre la stessa, l’unica regina da adorare è sempre lei. Non a caso fu proprio uno studioso, filosofo e teologo campano come Giordano Bruno, poi condannato al rogo dalla Santa Inquisizione, a teorizzare per primo che il cristianesimo derivasse direttamente dai culti dell’antico Egitto, e la Madonna con bambino non fosse nient’altro che la trasfigurazione cattolica della dea-madre Iside. PC L’obelisco egizio datato I secolo d.C. conservato in piazza Papiniano a Benevento

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MANN - N.1- Il Ritorno dei Faraoni  

IL RITORNO DEI FARAONI Riapre a Napoli la collezione egizia più antica d’Europa Oltre 1200 rarissimi reperti che tutto il mondo ci invidia

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