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so Roma, non passasse per la Campania, la terra gioiello, il sogno proibito di tutti quelli che ambivano al potere. Roma volle sottolineare il suo debito chiamando la regione augustea, dov’era ubicata Roma, Latium et Campania, come se facesse parte di un unico territorio. I segni di questa storia e di questo legame profondo tra Napoli e l’Egitto, legame che non fu solo commerciale ma anche artistico e mistico (grazie alla diffusione dei culti sacri egizi e alla loro successiva contaminazione con i culti e le tradizioni locali), questi segni, dicevamo, sono disseminati in tutto il territorio cittadino e della provincia di Napoli, e sono ancora ben visibili, con toponimi, monumenti e reperti. La statua del dio Nilo, i resti dei templi di Iside, i santuari distribuiti in tutta la Campania, la religione delle dee egizie con innanzitutto Iside, la madre assisa sul trono con un bimbo in braccio, diventata poi, dopo la trasformazione in Madonna cristiana, icona a Piedigrotta. I cristiani mutuano i riti egizi e li inglobano nella loro religione e quindi nell’arte e nelle rappresentazioni sacre. A Pozzuoli e nel porto di Napoli migliaia 14

di navi romane hanno scaricato insieme al grano del Delta, che serviva alle plebi romane per sopravvivere, tutto quello che potevano trasportare accanto. Un canale millenario che non si è mai arrestato, iniziato con i primi scarabei a faience rinvenuti nelle tombe greche per finire con Santa Maria Egiziaca o con Totò che si veste da faraone nelle indimenticabili scene dei film del più grande comico di tutti i tempi. Rapporti continui, come le comunità medievali che dall’Oriente egiziano arrivavano a Napoli dopo la guerra santa proclamata dagli arabi, oppure i fedeli


MANN - N.1- Il Ritorno dei Faraoni