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Nell’aprile del medesimo anno Lorenzo il Magnifico visitò Napoli e certamente vide il portale di Castel Nuovo, ancora in corso d’opera e privo del monumento equestre ad Alfonso d’Aragona. È facile pensare che il Magnifico, una volta tornato a Firenze, abbia recuperato la scultura incompiuta di Donatello e l’abbia fatta adattare a protome equina a se stante per poi inviarla a Diomede Carafa, quale massimo rappresentante della corte aragonese. L’opera infatti giunse a Napoli nel 1471, proprio l’anno della conclusione del portale. Per alcuni secoli, la Testa di cavallo rimarrà nel cortile di Palazzo Carafa (noto anche come “Palazzo del Cavallo di bronzo”). All’epoca, come abbiamo detto, veniva erroneamente ritenuto un pezzo di antichità, probabilmente di epoca romana. Come tale nel 1809 Francesco Carafa di Colubrano, uomo colto e raffinato, che era stato vicino alla Rivoluzione Partenopea del 1799, donò la Testa al re Gioacchino Murat. È così che l’opera in bronzo viene acquisita alle raccolte dell’allora Real Museo di Napoli. Ma rimarrà esposta nella collezione delle sculture antiche in bronzo del Museo fino al 1970. È solo negli ultimi 50 anni, infatti, che gli studiosi sono risaliti alla vera origine della Testa (come più dettagliatamente spiegato più avanti nell’intervista al professor Francesco Caglioti), attribuendola a Donatello. E finalmente ora tutti i visitatori del Museo potranno ammirarla subito dopo aver varcato il cancello di ingresso dell’Archeologico. Un pezzo di Rinascimento che torna a splendere a Napoli.

In basso un primo piano della “Testa Carafa”. Nell’altra pagina un’immagine d’archivio mostra come, negli anni ‘70, la Testa fosse esposta insieme ad altre statue equestri di epoca romana, in quanto erroneamente si pensava trattarsi di un’opera antica, anziché rinascimentale

QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE FONDATO NEL 1862

02 2016

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MANN - N.2 - Bentornato Rinascimento  

Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Bentornato Rinascimento

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