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Palazzo Carafa, in una nicchia. Tutte le fonti cinquecentesche riferiscono l’opera all’ambito di Donatello. Vasari invece nella prima edizione delle Vite (1550) la ricorda come un reperto archeologico, ma Vasari scrive un libro che non tiene conto di Napoli, forse per problemi di committenza, mentre nell’edizione successiva (1568) la attribuisce a Donatello.  Dalla fine del Cinquecento fino alla fine dell’Ottocento il bronzo di Napoli era ritenuto erroneamente un pezzo “antico”, un ritrovamento di epoca romana, collocabile nel III secolo a.C. La questione oggi alla luce di studi di cui diamo conto avanti non è più oggetto di controversia, la testa è di Donatello, del più grande scultore rinascimentale, e fu realizzata nel XV secolo. Infatti, la testa di cavallo di Napoli doveva essere parte di un monumento equestre che Donatello aveva iniziato a realizzare per Alfonso V d’Aragona, il Magnanimo, re di Napoli dal 1442 al 1458.  Il monarca fu il vero principe del Rinascimento, suo fu anche il recupero della tazza Farnese, alla sua corte la produzione di codici miniati faceva impallidire tutta Europa, a Napoli si iniziò a dipingere alla maniera fiamminga, e Antonello da Messina insegnò ad artisti veneti cose fosse la pittura rinascimentale. I della Robbia se non avessero avuto le committenze degli Aragona non sarebbero mai potuti diventare quello che furono, come attestano le centinaia di sculture ora al Victoria & Albert Museum di Londra.  Alfonso il Magnanimo, cui si ispirò anche Lorenzo il Magnifico, poi divenuto più importante solo dopo il 1861 a causa della tragedia

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QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE FONDATO NEL 1862

02 2016

dell’unità d’Italia, quando tutto quello che era e proveniva da Napoli fu seppellito da invettive e dimenticanze razziste, chiese a Donatello di scolpire un monumento equestre in bronzo a lui dedicato, per collocarlo al centro dell’arco superiore dell’immane portale di ingresso a Castel Nuovo a Napoli, una delle opere più imponenti e ambiziose del primo Rinascimento italiano, improntata a un profondo interesse per l’antico. Desideroso da tempo di avere Donatello a Napoli per impegnarlo nella realizzazione del portale di Castel Nuovo, iniziato nel 1453, Alfonso riuscì a raggiungere l’artista grazie all’appoggio del mercante fiorentino Serragli, agente di tante commissioni ad artisti fiorentini per committenti napoletani e di acquisti sul mercato antiquario per collezionisti di Firenze. Nel febbraio del 1453 il Serragli inviò un proprio intermediario a Padova per stipulare un accordo con Donatello e pagargli un anticipo per “un cavallo di bronzo ancora da fare”. Nell’autunno del 1456 il Serragli effettuò altri pagamenti all’artista, che doveva aver portato a buon punto la parte superiore della scultura.  È probabile che Donatello si ispirò per la scultura della testa a un’opera antica presente a Firenze.  Ma nel frattempo nel 1458 morirono sia re Alfonso che il Serragli. Il monumento di Donatello per Castel Nuovo rimase incompiuto, anche perché il successore sul trono di Napoli, Ferrante I, non aveva l’interesse e il denaro per portare avanti i lavori dell’immane portale, ripresi solo nel 1465 e conclusi nel 1471. Intanto Donatello era morto nel 1466.

MANN - N.2 - Bentornato Rinascimento  

Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Bentornato Rinascimento

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