Page 7

La “Testa Carafa”, scolpita da Donatello, fotografata nel deposito e laboratorio di restauro del Museo Archeologico mentre veniva preparata per tornare finalmente ad essere esposta, ma ricollocata nell’atrio dell’Archeologico come “biglietto da visita” del Museo

relegata nell’androne di accesso agli uffici che furono della Sovrintendenza ed oggi sono del direttore del Museo. Il quale ha ben pensato di riportare la scultura in un luogo consono e, soprattutto, visibile dal pubblico. Da ieri, infatti, l’enorme testa di cavallo è stata posizionata nell’androne principale, subito dopo i tornelli di accesso al Museo, biglietto da visita dell’intera struttura per le migliaia di visitatori che l’affollano. Ad “accompagnare” simbolicamente la Testa in questo suo riposizionamento, sabato 19 si è svolto un corteo storico equestre in costumi e vessilli rinascimentali lungo tutta via Toledo (organizzato da Roberto Cinquegrana, della “Compagnia dell’Aquila Bianca”), per ricordare il corteo che accompagnò la Testa forgiata da Donatello da Firenze a Napoli alla fine del ’400. La scultura di Donatello è citata per la prima volta in una lettera del 1471 in cui Diomede Carafa, conte di Maddaloni, personalità eminente della corte aragonese a Napoli, ringrazia Lorenzo dei Medici per avergli inviato in dono la scultura da Firenze. Da allora il bronzo rimase nel cortile quattrocentesco di Palazzo Carafa, edificato nel XV secolo sull’attuale via San Biagio de’ Librai, esempio imponente di architettura rinascimentale, insieme a circa un centinaio di palazzi di quel periodo esistenti a Napoli (più di tutti i palazzi rinascimentali inventariati in Italia). L’immane scultura era circondata da vari pezzi scultorei, altrettanto degni di ammirazione, per la maggior parte antichi. Il gusto per l’antico, per la romanità, per le vecchie vestigia, non aveva mai fatto difetto ai sovrani napoletani, che

dalla fondazione del regno normanno avevano due punti di riferimento obbligato, gli imperatori di Costantinopoli (e i normanni copiarono tutto il loro cerimoniale da essi) e gli imperatori romani, se Federico II si riteneva successore di Augusto, tanto da chiamare la sua moneta augustale, tutta in oro, moneta che prima del ducato e del fiorino impose la supremazia finanziaria del Regno di Sicilia in tutta Europa. Gusto protorinascimentale romano impressi nel più sensazionale arco in marmo del medioevo, le porte di Capua, tesoro dell’iconografia sveva e anticipatore del gusto per il mondo romano nel periodo aragonese. L’amore per il marmo e il bronzo antico erano di casa a Napoli, le sculture romane e greche non dovevano essere portate o acquistate, popolavano già vie e palazzi. È per questo che Napoli fu la vera e più importante città del Rinascimento, propose il suo gusto per l’antico anche alle città che dipendevano finanziariamente ed economicamente da essa, come appunto Firenze, che aveva in quel periodo la metà degli abitanti di Napoli, e viveva soprattutto grazie al monopolio delle attività bancarie esercitate in città, allora crogiuolo di attività di tutti i generi. Non dimentichiamo che scrittori ritenuti fiorentini come Boccaccio sono napoletani nel midollo, l’autore del Decamerone vive dai tredici anni ai trenta a Napoli e le sue opere giovanili sono tutte scritte e ambientate nella corte angioina.  La testa di Donatello è il frutto di quella Napoli. Nel 1787 Goethe, nel suo soggiorno a Napoli, ammirò l’opera in bronzo ancora nel cortile di

QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE FONDATO NEL 1862

02 2016

7

MANN - N.2 - Bentornato Rinascimento  

Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Bentornato Rinascimento

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you