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L’INTERVISTA di Alessandro Savoia

IL TESTIMONIAL

«I napoletani vanno poco al Museo, non sanno cosa si perdono...» Lo scrittore e filosofo Luciano De Crescenzo racconta il suo amore per l’Archeologico: «Mi lega ai ricordi di quando ero studente»

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li uomini si dividono in uomini d’amore e uomini di libertà, a seconda se preferiscono vivere abbracciati l’uno con l’altro oppure preferiscono vivere da soli per non essere scocciati». Il discorso che Luciano De Crescenzo tenne dinnanzi ai suoi “discepoli” in “Così parlò Bellavista” è entrato prepotentemente non solo nella storia del cinema ma anche nella storia di tutti noi, nel nostro quotidiano. Un tema caro quello dell’amore all’ingegnere, scrittore e regista napoletano classe

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1928. Tanto da spingerlo all’età di 88 anni a pubblicare un libro dal titolo “Non parlare, baciami. La Filosofia e l’Amore” edito da Mondadori. La sua esperienza gli porta a scrivere nell’introduzione che “innamorarsi non conviene. In ogni relazione amorosa, infatti, c’è sempre uno che soffre e l’altro che si annoia, e questo perché l’amore inizia contemporaneamente per poi finire in tempi diversi. Meglio allora l’amicizia: quella vera, dura più a lungo e cresce con il passare degli anni”. Ma l’amore può avere anche risvolti tragici, come accadde per un rampollo dei Carafa, la nobile famiglia da cui proviene la testa di cavallo di Donatello che è l’evento del mese al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L’amore clandestino di Fabrizio Carafa e Maria D’Avalos ed il loro brutale assassinio per mano del Principe Carlo


MANN - N.2 - Bentornato Rinascimento