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L’INTERVISTA di Armida Parisi

«La testa di cavallo nelle mie opere diventa uno dei simboli di Napoli» La ricerca artistica dello scultore Lello Esposito parte nell’infanzia dall’incontro con l’opera di Donatello

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uasi mezzo secolo che lavora sui simboli di Napoli, Lello Esposito. Perciò, nel suo atelier, la testa di cavallo non poteva mancare. Soprattutto da quando, una quindicina di anni fa, ha allestito il suo studio nelle scuderie di Palazzo Sansevero. Lì ci sono ancora le mangiatoie di pietra e i ganci cui venivano legati i cavalli. «In uno spazio così – dice – la suggestione è fortissima. Soprattutto per me che, nato nel centro storico, mi sono nutrito di leggende». Gironzolare da bambino per Spaccanapoli è stata un’esperienza di formazione. «Quella strada, le sue chiese, i suoi palazzi mi parlavano e raccontavano le storie del passato». Lello aveva la sensibilità giusta per ascoltarle: «Ricordo che da bambino andavo nel palazzo d’’a capa ‘e

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QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE FONDATO NEL 1862

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cavallo, così chiamavamo allora Palazzo Carafa. Sento ancora nelle vene la forte impressione che mi faceva quella testa tanto possente: immaginavo quanto sarebbe dovuto essere grande il corpo di quel cavallo, per reggere una testa così». Quella di Lello Esposito è una ricerca artistica che parte da lontano. Cominciata col lavoro sui burattini e quindi su Pulcinella, si è allargata all’indagine sull’universo simbolico in cui il popolo napoletano è immerso sin dalle sue origini. San Gennaro e il corno, l’uovo e il cavallo, il teschio e il Vesuvio sono segni di un immaginario che si nutre di religiosità e superstizione, in uno scontro quasi epico fra vita e morte, energia creatrice e forza distruttrice. Esposito conduce un incessante lavoro di ricerca antropologica unito all’esplorazione del potenziale espressivo di tecniche e i materiali: terracotta e alluminio, bronzo e tempere, colori e polveri. La metamorfosi è da sempre il suo imperativo interno. La staticità del ricordo non fa per lui, preferisce invece


MANN - N.2 - Bentornato Rinascimento