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I CARAFA E L’ORRENDO DELITTO DEI DUE AMANTI Una storia di cronaca nera del 1590 che ebbe come teatro Palazzo Sansevero, dove si narra che ancora vaghi il fantasma della bellissima Maria d’Avalos

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on solo arte nella famiglia Carafa. Anche lacrime e sangue. E morte violenta. A poco più di cent’anni dalla morte di Diomede, il conte di Maddaloni collezionista di antichità che aveva esposto nel cortile del suo palazzo la testa di cavallo opera di Donatello, i Carafa tornarono alla ribalta della cronaca. E questa volta si trattava di cronaca nera. Era la notte del 17 ottobre 1590 quando Fabrizio Carafa e Maria d’Avalos furono uccisi da Carlo Gesualdo. Giovani, belli e innamorati, Fabrizio e Maria erano adulteri. Maria era la moglie del principe di Venosa Carlo Gesualdo, il musicista geniale che la famiglia le aveva fatto sposare quando, ad appena vent’anni, era già rimasta vedova due volte. Fabrizio era il marito insoddisfatto di Maria Maddalena Carafa d’Andria, una

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nobildonna devotissima che avrebbe voluto farsi monaca. Del fascino di Maria D’Avalos parlava tutta Napoli. Tanto che il nobile Ascanio Pignatelli aveva scritto una poesia sul suo “bel volto” e persino Torquato Tasso le aveva dedicato un sonetto dove la definiva “Questa del puro ciel felice imago”, un’espressione in italiano antico, che significa: questa splendida immagine del cielo puro. Fabrizio non era da meno in classe ed eleganza, infatti un manoscritto dell’epoca lo definisce “cavaliero più bello e grazioso della città, di maniere così cortesi e soavi, delicato e bizzarro insieme, che ora l’avresti chiamato un Adone per la bellezza, ora un Marte per la bizzarria”. Probabilmente si erano incontrati in un’occasione mondana, forse una festa, e così avevano legato per sempre i loro destini. In quella che doveva essere la loro ultima notte, i due si diedero appuntamento nell’appartamento di lei, approfittando dell’assenza di Carlo che era partito per la caccia. Almeno così credevano loro, perché Carlo, che probabilmente sospettava il tradimento, tornò prima dell’alba. Addirittura pare che, per non farsi sentire, avesse fasciato gli zoccoli dei cavalli. Accompagnato da diversi complici salì di soppiatto in casa e lì, in camera da letto, soprese i due amanti che furono uccisi senza pietà. Poi scappò e andò a rifugiarsi nel suo castello, a Gesualdo. Alle sue spalle lasciava una scena raccapric-

MANN - N.2 - Bentornato Rinascimento  

Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Bentornato Rinascimento

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