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In alto il portone di Palazzo Carafa di Colubrano, in via San Biagio dei Librai. A sinistra la copia in terracotta del cavallo di Donatello che si trova nel cortile del palazzo

Vespasiano e una nicchia con una statua di Ercole (ai tempi di Diomede c’era una Venere) proprio sopra il portale. Quando Diomede riceve in dono da re Ferrante d’Aragona la testa di cavallo realizzata da Donatello, la vede tanto vicina all’arte classica che pensa bene di collocarla sul lato principale del cortile del suo palazzo, nella stessa posizione in cui ha visto un’analoga testa a Palazzo Medici. Al centro del cortile di questo però, i Medici avevano posto una colonna sormontata dal David di Donatello: era un omaggio alla Repubblica di Firenze che i Medici, benché ormai padroni assoluti della città, non volevano né potevano rinnegare. Diomede, invece, da convinto sostenitore della monarchia qual era, sulla

colonna al centro del suo cortile aveva posto il frammento di quello che doveva essere un monumento equestre dedicato ad Alfonso d’Aragona. Nel 1809, Francesco Carafa di Colubrano donò la testa in bronzo al re Gioacchino Murat, che la espose nel Real Museo di Napoli. La testa di cavallo oggi esposta nel cortile, invece, è un calco in terracotta della vera Testa Carafa in bronzo esposta al Museo Archeologico. Lo hanno fatto realizzare nell’Ottocento dagli eredi dei Carafa, i principi di Colubrano. Ma la storia di Palazzo Carafa di Colubrano non finisce con la famiglia che gli ha dato il nome. Nel 1814, il nobile edificio di via San Biagio dei Librai viene acquistato dall’avvocato Francesco Santange-

lo (1754-1836) che ne fa sede della sua importante collezione d’arte e d’antichità, poi molto ingrandita dai suoi due figli, Michele e Nicola, e soprattutto da quest’ultimo che, tra il 1831 e il 1847, fu potente ministro degli Interni del regno borbonico. Il Museo Santangelo divenne in breve tempo la più importante collezione d’arte privata di tutto il Regno delle Due Sicilie. Nel 1865 venne acquistata, grazie all’intercessione di Giuseppe Fiorelli, dal Municipio di Napoli per essere depositata al Museo Nazionale. Solo la sezione delle gemme – già vendute al British Museum – e la Pinacoteca, rimasta alla famiglia, restarono escluse dall’acquisto. Così, la collezione Santangelo, da Palazzo Carafa, seguirà la stessa sorte della Testa Carafa e finendo per unirsi a lei nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. arpa

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MANN - N.2 - Bentornato Rinascimento