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NAPOLI

Rinascimentale

romano: quindi non è Napoli, dove la linea è sempre greca, classica, immediata, dove anche il barocco diventa essenziale: mai ridondante o inutile: come quello papalino, proteso a morali e manifesti ultraterreni. Qui anche il barocco di Caravaggio si nutre di vita reale: la cena in Emmaus fu dipinta in questi vicoli, solo dopo prese la via di Brera. Ma poi non è vero che lo stesso disegno urbano dell’espansione è aragonese? Appena le mura non bastano più si prende di mira via Foria, oppure la Riviera di Chiaia. Le ville disposte sul precipizio sulle colline prospicienti a Chiaia sono il paradiso in terra, sono state tutte di fondazione rinascimentale: palazzo Roccella, palazzo d’Avalos, appena nel 1580, poi palazzo Cellammare. E ritorniamo però al secondo Rinascimento. Invece la Reggia rurale per eccellenza, il palazzo villa del primo rinascimento, che insegnò alle soldataglie di Carlo VIII cosa era l’eleganza dei disegni mutuati dai trattati di Vitruvio, e spinse i re di Francia a portare artisti e opere napoletane a Parigi, fu Poggio Reale, la villa di Alfonso il Magnanimo, che solo per questo andrebbe ricostruita; non era solo la dimora più elegante dell’epoca, ma in confronto le residenze medicee erano delle vere bettole. In quel posto fu inventato il giardino all’italiana, le forme degli allori, dei bossi e dei lecci iniziarono ad essere plasmate come delle sculture. Le delizie tra marmi e verdure sempervirens. È finita? No. La Napoli rinascimentale è il Maschio Angioino, costruito un secolo prima ma rifatto un secolo dopo, basti pensare al biancore dei marmi del Laurana che fecero del portale d’ingresso del maniero residenza reale il simbolo stesso della rinascita delle arti. Se la cartolina delle opere rinascimentali è decisiva e la nostra

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QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE FONDATO NEL 1862

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narrazione è tutt’altro che esaustiva, esiste una nota dolente. Dimenticata. La pittura rinascimentale? Vabbe’, potremmo dire facilmente che le opere miniate di casa aragona erano il top dell’epoca, ma le biblioteche dell’epoca sono state rubate, trafugate, disperse, prendiamo solo le centinaia di miniature della Divina Commedia di Alfonso il Magnanimo, il più bel libro dell’epoca: è alla British library. E la pittura? Il Raffaello della Madonna del Pesce è stato rubato dagli spagnoli ed è al Museo del Prado, a Madrid, ma parliamo di qualche decennio dopo. Ritorniamo alla solita polemica tra metà Quattrocento e la maturità del Cinquecento, che non apparterrà mai alla città delle sirene. Intorno al 1450 circa fu a Napoli, dove, secondo la testimonianza di Pietro Summonte in una lettera a Marcantonio Michiel, era apprendista nella bottega del pittore Colantonio, Antonello da Messina, sì lui: il più grande pittore del Rinascimento italiano mosse i primi passi a Napoli,

MANN - N.2 - Bentornato Rinascimento  

Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Bentornato Rinascimento

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