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Il Giornale nel tuo Comune

Figline, Incisa, Reggello, Rignano

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055 951090 - 348 3344826 Periodico d’informazione locale. Anno VI n.28 del 1 aprile 2012. N° reg 5579 del 17/05/2007 tribunale di firenze. Iscrizione al Roc 8551. Spedizione in a.p. - 45% legge 662/96 art. 2 comma 20/b. Contiene I.P. Prezzo di copertina euro 0,10

PRIMO PIANO

l’inCHieSTA Figline

APRILE 2012

Gli stagisti negli alveari Andrea Muzzi*

D Biciclette, Scuola, avanti vitatutta duRa Dopo il sequestro Viaggio sui pedali aripartono Firenze, ifra contestatissimi ostacoli e piste lavori che non ci sono. Incidenti alla Lambruschini in aumento PAGG.10-11 PAG.4

Reggello Il polmone verde intorno al comune diventa “foresta modello” ed entra nella rete mondiale PAG.7

SPORT

Grandi opere, il dedalo dei cantieri PAGG.2-3

In città, a caccia di verde

reportage Rignano

di Carpini - Squarcialupi

P Sette anni in viola Si dividono le strade di Corvino e della Fiorentina. Storia di un amore finito (male) PAG.28

TOKYO? NO, INCISA La passione per il judo scoppia nel Valdarno. Tanti i talenti in rampa di lancio PAG.31

Via Roma, 37 - 50067 Rignano sull’Arno (FI) www.cocisrl.it

rimavera fa rima con natura, le belle giornate invitano a uscire all’aperto. Ma Firenze è pronta ad accogliere i cittadini in cerca di verde? La risposta è: dipende. Dipende dal quartiere in cui si vive. Perché, in quanto a natura, non tutte le zone della città sono uguali. E allora Il Reporter ha fatto due conti. Per scoprire che la “maglia verde” spetta (a sorpresa?) all’Isolotto, mentre le cose vanno decisamente peggio a Campo di Marte. Anche in centro i giardini sono

quasi un miraggio, ma la presenza delle Cascine fa fare al quartiere un bel balzo in classifica. Già, le Cascine. Come ogni anno, con la bella stagione il polmone verde viene scelto come luogo prediletto per i ritrovi di alcune comunità straniere, a partire da quella peruviana. Con la scia di sporcizia, rumore e polemiche che questi festini si portano dietro di loro. Quest’anno, però, è annunciata una novità: i volontari antiPAGG.24-25 degrado. Basterà?

Qui il formaggio si fa rotolare PAG.5

Incisa

Tra gli “schiavi” Raccolta differenziata da record: sfiora quota e vola nell’olimpo delle città del 80% gioco d’azzardo più virtuose d’Italia

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progetti

PAG.6 PAGG.8-9

LOCALITA’ LECCIO

uro braccio di ferro fra sindacati e governo per la riforma del lavoro. Il governo vorrebbe che nel lavoro ci fosse ancor più flessibilità! Secondo me noi precari ci siamo già flessi abbastanza: più di così si rischia il colpo della strega. A forza di fletterci siamo diventati elastici, infatti il circo Orfei i precari li cerca in continuazione: li usa come contorsionisti! “Gentile pubblico, osservate come questo ricercatore universitario entri dentro un pacchetto di sigarette!”. Oggi siamo tutti precari. L’unico in Italia che ha il posto fisso è il Papa! Sembra però che anche in Vaticano abbiano deciso di adeguarsi ai tempi: il prossimo Papa sarà assunto a tempo determinato! Il precariato oramai s’è diffuso ovunque, anche tra gli animali. Una volta negli alveari c’era l’ape operaia. Adesso è stata sostituita da un tipo di ape più conveniente: l’ape stagista. Impollina i fiori gratis per due mesi e poi la licenziano! Il precario è diventata la figura più popolare d’Italia. Tant’è vero che quest’anno anche il carnevale di Viareggio gli ha dedicato un carro. Per renderlo più veritiero ogni cinque minuti il carro si fermava, smontavano il precario di cartapesta e ne rimontavano un altro! Monti ha detto che il posto fisso è monotono. Ha ragione. Io ho un amico precario che lavora al call center e ride dalla mattina alla sera. Ma quello non è divertimento: è esaurimento nervoso! Perché del precariato ne parlano solo quelli che hanno il posto fisso? Sarebbe come se si chiedesse a Giuliano Ferrara di consigliarci una dieta. Cosa ne sa? Qualunque cosa dica è solo frutto della fantasia! *Comico

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Aprile 2012

il giornale nel tuo comune

l’inchiesta. Lavori da fare e risorse che mancano

Nel labirinto delle infrastrutture Progetti realizzati e opere pubbliche in attesa: viaggio nel Valdarno della viabilità da sviluppare e ammodernare Andrea Tani

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ulle strade del Valdarno si va avanti a singhiozzo. Varianti e variantine, circonvallazioni, ponti e rotatorie: sono tante le opere necessarie e altrettante quelle promesse. Di cantieri però se ne son visti pochi e molti di quelli avviati sono in sospeso da anni. L’ammodernamento della viabilità valdarnese è un’esigenza condivisa e non più rimandabile. Qualcosa è stato fatto – la passerella sull’Arno e i primi due lotti della ‘variantina’ di Figline – molto resta ancora da fare. L’attenzione della Provincia (sue le competenze in materia di infrastrutture) non è venuta meno. Ma non basta, ora ci vogliono i fatti. Per orientarsi tra le poche certezze e le solite incognite,

proviamo a fare il punto sui cantieri più importanti che già esistono o che verranno allestiti in futuro sulle strade del Valdarno: il nuovo ponte sull’Arno, la variante in riva destra alla Sr69, la circonvallazione di Rignano, la “variantina” e la “grevigiana” a Figline, la rotatoria del casello Incisa-Reggello sull’A1, la messa in sicurezza del Ponte mediceo di San Clemente, della Sp85 di Vallombrosa e della Sp1 a Burchio. Per comodità i lavori sono divisi per comune, anche se è evidente il loro impatto su tutto il comprensorio. I problemi sono sempre gli stessi: mancanza di risorse e burocrazia farraginosa. E vista la situazione è troppo presto per sentirsi ottimisti.

Figline. Tre “azioni” per migliorare la mobilità nell’area

Reggello. Uno a monte, gli altri a valle

Un ponte e due varianti Cantieri agli antipodi Il futuro passa da qui Meno auto, più verde I

l ponte sull’Arno, la “variantina” e la “grevigiana”. È intorno a queste tre opere che si decide il futuro della futura viabilità figlinese. Il nuovo ponte sull’Arno sarà il tramite tra due infrastrutture che per il momento esistono anch’esse solo su carta: la futura variante alla Sr69 e la nuova rotonda del Matassino su sponda reggellese. Un’opera chiesta a gran voce per alleggerire il traffico all’interno dell’abitato figlinese, che nascerà circa 500 metri più a valle rispetto a quello esistente, avrà corsie di marcia in entrambi i sensi e una pista ciclabile. Il costo stimato è di 7,2 milioni di euro ma per adesso è stata finanziata soltanto la progettazione (500mila euro) per la quale la Provincia sta finendo di predisporre il bando. In gara 63 ditte di costruzioni, entro il 6 maggio si dovrebbe conoscere il nome della vincitrice. Non si sa ancora quando potranno partire i lavori sul terzo lotto della già citata variante urbana alla Sr69, da tutti conosciuta come “la variantina”: l’affidamento si è fermato sul ricorso presentato al Tar della Toscana da parte di un privato. I giudici hanno confermato la validità del tracciato e degli atti di Provincia e Comune, che quindi procederanno

con l’esproprio dei terreni al centro della contesa. Difficile immaginare una soluzione diversa, ma restano da capire tempi e costi dell’operazione. Intanto il cantiere resta fermo. Ci vorrà un anno per completare il nuovo percorso tra la rotatoria dello stadio e il ponte sul Torrente Gagliana, poche centinaia di metri di strada che permetteranno però di alleggerire sensibilmente traffico ed emissioni nel centro abitato. La spesa è di 2,5 milioni di euro, interamente finanziati dalla Regione. Altra questione annosa, quella della variante “grevigiana” che da Figline sulla Sp 56 andrà ad innestarsi sulla Sp16: 1.300 metri di strada ai quali si sta lavorando da oltre due anni. Il primo stop quando fallì la ditta vincitrice dell’appalto originario. L’intervento ripartì nel maggio 2010 per rallentare di nuovo fino a fermarsi: nel novembre scorso l’avanzamento dei lavori era stato valutato al 62%, ma – assicurano dalla Provincia – buona parte delle opere che restano da realizzare sono di rapida esecuzione (asfaltature e segnaletica) e richiedono buone condizioni meteo per essere completate. Insomma, è la stagione buona e non a caso la fine dei lavori è pre/A.T. vista per il prossimo giugno. Il Reporter del Valdarno F.no raggiunge 18.509 famiglie nei Comuni di Figline, Incisa, Reggello, Rignano.

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no a monte, gli altri a valle. Sono cantieri per molti versi agli antipodi quelli che nei prossimi mesi dovranno dare respiro alla viabilità reggellese: l’intervento sulla Sp85 “di Vallombrosa” e la realizzazione della variante alla Sr69 sulla riva destra dell’Arno. Quest’ultima sarà parte fondamentale del faraonico progetto di revisione dell’intera strada regionale, compreso il tratto aretino, da oltre 36 milioni di euro. Il quinto lotto, quello che interessa i territori comunali di Figline e Reggello, è di gran lunga il più corposo dei cinque previsti nell’operazione e richiederà una spesa appena inferiore ai 15 milioni, cofinanziati da Regione, Provincia, Comuni e Autorità di bacino. Le procedure di esproprio sono concluse e la gara d’appalto c’è stata, anche se con quasi due anni di ritardo. Sono al vaglio le offerte delle imprese interessate, ma occorre aver pazienza: il tempo previsto per ultimare l’opera è di ben 900 giorni. L’obiettivo è quello di “spostare” di fatto il sempre più congestionato tratto valdarnese della Sr69 sulla sponda opposta del fiume, da Levane a San Giovanni nella porzione aretina, per poi entrare nel fiorentino attraverso via degli Urbinesi e proseguire fino

alla variante del Matassino e dunque lungo tutto il Pian di Rona per un totale di 4 chilometri. Da lì si connetterà con il lotto numero due dell’opera all’altezza di Prulli: si tratta di un’altra porzione, quella più a Nord, della nuova variante. Costerà 4,5 milioni di euro ed è stata finanziata al 70% dalla Regione e per il restante 30% dalla Provincia. Salendo invece verso l’Abbazia di Vallombrosa i cantieri apriranno lungo la Sp85 per allargare la carreggiata, migliorare la geometria della strada e realizzare al suo fianco un percorso pedonale protetto. Questo richiede l’abbattimento del muro di protezione che costeggia il fianco della strada che guarda a monte e la successiva ricostruzione in cemento armato rivestito con le pietre ottenute dalla demolizione dell’esistente, mentre sul lato opposto verrà costruito un marciapiede. Lavoro tutto sommato modesto, ma che richiede una particolare cura perché l’area è soggetta a vincolo ambientale. Eppure il via libera della Sovrintendenza c’è da tempo e il progetto definitivo ottenne l’ok della Provincia addirittura al novembre 2007. Entro la fine di quest’anno dovrebbe essere approvato anche il progetto esecutivo ed allora potrà partire la gara di appalto. Costo: 350mila euro. /A.T.

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FIGLINE • INCISA • REGGELLO • RIGNANO

Rignano. Interventi che aspettano da tempo di essere terminati, ma nessuno sa di preciso quando

Bombone e San Clemente fermi al palo Da una parte i ventitré anni di anzianità e un calendario incerto per la circonvallazione, dall’altra un collegamento che deve essere messo in sicurezza dalla fine del 2008

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i trova a Rignano l’opera pubblica incompiuta più vecchia del Valdarno: la circonvallazione del Bombone si aggiudica il poco onorevole titolo di cantiere “decano” del comprensorio con quasi 23 anni di anzianità. Vicenda per nulla edificante in tutti i sensi, dalla quale si stenta a intravedere la via d’uscita. Al di là di qualche dichiarazione d’intenti, un calendario certo ancora non c’è. I lavori del primo lotto sono iniziati nel

settembre 2007 e sarebbero dovuti finire entro il marzo 2009. Tre anni dopo il cantiere è ancora da ultimare e ancora più indietro è rimasto quello del secondo lotto, frenato da alcuni problemi idrogeologici emersi strada facendo, che hanno costretto a rivedere il progetto iniziale. La gara d’appalto, che doveva tenersi nel 2011, è così slittata e i fondi relativi sono stati tolti dal bilancio dell’anno passato per essere inseriti in

quelli dell’anno in corso. L’assessore provinciale al bilancio Tiziano Lepri nel luglio scorso assicurò che nel 2012 si sarebbe proceduto con l’assegnazione. Per il momento nessuna novità. Altra spina nel fianco, il ponte di San Clemente: la frazione si trova formalmente nel territorio del comune di Reggello, ma per motivi geografici è legata a Rignano, dove hanno sede i più vicini servizi. Proprio a questo serviva il ponte: “guadare” l’Arno e raggiungere il capoluogo. Sono passati ormai quasi quattro anni da quel 24 giugno 2008, quando un cittadino segnalò il crollo di alcune mattonelle della sua terrazza contigua al ponte. Subito chiuso al traffico, dalle verifiche emerse che due dei quattro tiranti di acciaio sull’arcata destra erano rotti. Il danno venne stimato intorno al mezzo milione di euro. Dopo un primo e provvisorio intervento di consolida-

mento, alla vigilia del Natale 2008 il ponte venne riaperto per i mezzi al di sotto degli 80 quintali con senso unico alternato. La situazione è la stessa da allora. L’elaborazione di un piano per la messa in sicurezza del ponte è stato affidata ad Andrea Benedetti, ingegnere e docente di Tecnica delle costruzioni all’Università di Bologna, lo stesso a cui la Provincia aveva dato incarico della perizia di parte per la richiesta danni subito dopo la chiusura del ponte. Alla fine del mese scorso l’assessore provinciale alle infrastrutture Laura Cantini ha ribadito la necessità di organizzare un’assemblea pubblica con i cittadini di San Clemente, Reggello e Rignano per discutere di tempi e risorse. Questo è quanto, per il momento. C’è da scommettere che il tema della viabilità sarà in cima all’agenda politica nella prossima /A.T. campagna elettorale.

Incisa. I problemi principali sono la scarsa visibilità all’imbocco della A1 e l’eccesso di velocità nella frazione poco lontana

La rotonda che non c’è e il Burchio-autodromo I

l primo intoppo sulle strade di Incisa lo si trova entrando in città dalla porta principale, il casello dell’A1. Pagato il pedaggio, ci si ritrova nel bel mezzo di un incrocio che va ad innestarsi perpendicolarmente sulla trafficata Sr69, peraltro in lieve pendenza. Nelle ore di punta immettersi sulla viabilità è una scommessa fra traffico e scarsa visibilità. Discorso che vale al contrario – ma con gli stessi rischi – per chi dalla regionale prova a svoltare per entrare in autostrada. Tamponamenti e lunghe code sono all’ordine del giorno. Basterebbe una rotatoria a risolvere il problema. Se ne parla dal 2010, l’accordo è unanime e c’è già un’idea di massima: l’intersezione attuale dovrebbe diventare una rotonda a quattro braccia di

22 metri di raggio esterno. Per farlo serviranno 500mila euro, secondo una prima stima, che almeno in parte verranno messi sul piatto da Autostrade per l’Italia s.p.a. nell’ambito dei lavori per la realizzazione della terza corsia sull’A1. La stessa società Autostrade è proprietaria del terreno e dunque non ci sarà bisogno di procedere con gli espropri. L’iter resta lungo: non c’è ancora un progetto preliminare e di certo i lavori non potranno iniziare prima di quelli per la terza corsia. A qualche chilometro di distanza, la viabilità ha problemi diversi ma prospettive ugualmente incerte. Al Burchio c’è chi ha l’impressione di abitare in mezzo a un autodromo. La velocità di molte delle macchine che passano di lì, è vero,

Da anni si parla di una rotatoria all’uscita dell’autostrada per evitare i tamponamenti e facilitare l’ingresso, mentre poco più avanti i cittadini reclamano una maggiore sicurezza spesso va ben oltre i limiti: il lungo tratto senza curve della Sp1 che taglia trasversalmente il paese fa venir voglia ai più incoscienti di schiacciare l’acceleratore. A far crescere lo spavento e, soprattutto,

i rischi è però la mancanza di misure di sicurezza. Non ci sono marciapiedi su nessuno dei due lati e i portoni delle case si affacciano direttamente sulla strada. Si era parlato della possibilità di realizzare una variante a monte dell’abitato, in modo da istituire il senso unico sul tratto incriminato, e intanto mettere al riparo i cittadini con delle protezioni temporanee o un semaforo per il senso unico alternato. Niente da fare, per il momento. Le competenze divise a metà tra i due enti locali non aiutano: alla Provincia spetta per legge la segnaletica relativa alle sole caratteristiche geometriche della strada, mentre il resto della segnaletica, l’illuminazione e il controllo di velocità è affare /A.T. del Comune.


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Aprile 2012

il giornale nel tuo comune

Figline/1. Alle ex scuole, il cui cantiere è già stato sequestrato due volte, sono stati tolti i sigilli

Lambruschini, si riparte con i lavori Il giudice per le indagini preliminari ha accolto il progetto di adeguamento e autorizzato l’accesso all’area, chiusa da tempo Andrea Tani

una veduta del cantiere

proprie ragioni: il progetto stesso è stato infatti depositato al Genio civile, che il 30 gennaio scorso lo ha valutato positivamente. Di conseguenza, lo scorso 10 febbraio il Gip ha autorizzato l’accesso all’area per procedere con i lavori di adattamento, anche se resta ancora valido il sequestro preventivo. Di certo la ristrutturazione delle ex Scuole Lambruschini non ha avuto vita facile. Contestata

fin da quando era solo su carta, messa al bando da Vittorio Sgarbi nella ben nota vicenda che portò il critico nella città di Marsilio con una troupe della trasmissione tv Striscia la notizia al seguito, la storia recente delle Lambruschini è costellata dalle polemiche. Nell’area di via Fabbrini verranno traslocati gli uffici comunali e nasceranno la nuova biblioteca, il museo dell’Antica spezieria Serristori, l’archivio postunitario e una serie di sale polifunzionali e sale lettura. I tempi, per forza di cose, si sono dilatati. Comunque vada a finire, la ripresa dei lavori era auspicata da parte di tutti: un cantiere fermo è sempre uno spreco di soldi pubblici.

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I ricercatori dell’ateneo toccheranno con mano le novità Di sicuro non cambia la tabella di marcia: referendum entro il 30 giugno 2013 per andare alle prime elezioni amministrative del nuovo Comune nella tornata elettorale del /A.T. 2014.

L’esperto risponde

Secondo Lei esiste un modo per tutelare la nostra proprietà visto che nel nostro stabile si è già verificato un furto d’auto? Alla luce di ciò non possiamo in alcun modo installare le telecamere di sorveglianza? La ringrazio. Marcello.

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delle necessarie analisi socio-economiche dei territori e di dare forma all’architettura istituzionale e gestionale del nuovo ente. Costo dell’operazione: 40mila euro, che saranno via via corrisposti dal Comune al raggiungimento dei vari obiettivi fissati. I risultati della ricerca saranno poi acquisti e diffusi dal Comune di Figline. Intanto si fa strada l’ipotesi di un’unione di Comuni a due che sia preludio dell’effettiva fusione. La proposta arriva direttamente dalla Regione Toscana e le amministrazioni ne stanno valutando la fattibilità.

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emmeno è nato ed è già un caso di studio: il Comune unico di Figline e Incisa sarà l’osservato speciale dei ricercatori dell’Università di Firenze, che presto raggiungeranno il Valdarno per studiare da vicino l’intero processo di rinnovamento istituzionale. Non solo: il team di accademici sarà attore protagonista nel percorso che porterà all’atteso referendum, sviluppando strumenti utili ad accompagnare cittadini ed amministrazioni fino all’appuntamento con le urne. Il Comune di Figline, al quale spetta il compimento di tutti gli atti inerenti e consequenziali alla fusione, ha infatti stipulato una convenzione con il Dipartimento di scienze dell’educazione e dei processi culturali e formativi dell’ateneo fiorentino. Si tratta di una struttura di ricerca impegnata nell’ideazione, progettazione, sviluppo e monitoraggio dei piani di comunicazione istituzionale. Il progetto ‘ComUnico’ offre in questo senso un’opportunità innovativa, candidandosi come progetto pilota della revisione dei modelli di governance locale. I ricercatori saranno attivi sul territorio dei due Comuni in primo luogo per realizzare ambienti partecipativi – anche online – per favorire e misurare il coinvolgimento dei cittadini. E presto potrebbero essere raggiunti dai loro colleghi delle altre Università: la convenzione prevede infatti di organizzare una serie di convegni sui temi della nuova partecipazione attiva e dello sviluppo delle ‘Smart cities’ oltre ad avviare un laboratorio permanente di studio e aggiornamento sui nuovo modelli delle autonomie locali. I Comuni, da parte loro, si occuperanno

Risposta

Dott. Enrico Ciccarelli Domanda SPETT.LE DOTT. CICCARELLI, durante l’ultima assemblea di condominio, la maggioranza dei condòmini aveva espresso il desiderio di installare delle telecamere di sorveglianza sia nella zona di ingresso pedonale nello stabile che nel piazzale retrostante il fabbricato dove si affacciano i box auto. L’amministratrice ci ha detto che ciò è vietato dalla Legge sulla privacy.

SPETT.LE MARCELLO, non mi trovo in accordo su quanto suggeritoVi durante l’ultima assemblea dalla collega che vi amministra attualmente, per più motivi: in primo luogo il Garante in materia di privacy ritiene che “[...] non compie violazione chi installa sul proprio balcone delle telecamere di sicurezza che riprendono non solo alcune parti dello stabile, comuni a tutti gli inquilini, ma anche porzioni esterne dell’area di proprietà dei vicini di casa [...]” . E’ vero che secondo una interpretazione letterale del dispositivo dette telecamere dovrebbero essere installate

su un balcone, ma per analogia è ragionevole pensare che si possa attuare una interpretazione estensiva di quanto disposto dal garante, tanto da ritenere non lesiva l’istallazione delle telecamere anche su facciate condominiali; inoltre la Suprema Corte si è pronunciata in merito decretando che “[...] deve escludersi una intrusione, tanto nella privata dimora, tanto nel domicilio” in riferimento a videoriprese aventi ad oggetto “comportamenti tenuti in spazi di pertinenza dell’abitazione di taluno, ma di fatto non protetti alla vista degli estranei in quanto detti spazi sono assimilabili a luoghi esposti al pubblico”; pertanto ritengo che l’istallazione di telecamere di sorveglianza nel vostro edificio non costituirebbe in alcun modo violazione di norme sulla privacy, neanche nei confronti dei vostri confinanti, nell’ipotesi in cui le registrazioni vadano ad interessare le proprietà attigue alla

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La ristrutturazione contestata fin da quando il “disegno” era su carta

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Neonato e già case history

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ia i sigilli, possono ripartire i lavori alle ex Scuole Lambruschini. Il 21 febbraio scorso il giudice per le indagini preliminari Paolo Belsito ha autorizzato l’accesso al cantiere chiuso da più di un anno dopo aver accolto il progetto di adeguamento dei lavori elaborato dall’amministrazione comunale. Era il 2 febbraio del 2011 quando gli agenti del corpo forestale dello Stato, su delega del pm Giuseppina Mione, fermarono i lavori. La relazione effettuata da un consulente nominato dalla Procura della Repubblica di Firenze aveva messo in evidenza alcune difformità rispetto al progetto nella realizzazione della torre dell’edificio la cui realizzazione non avrebbe tenuto conto delle norme antisismiche. Il gip ne dispose subito il sequestro: il secondo nella pur breve storia del cantiere. Il primo infatti risale all’aprile 2010, disposto per “presunte irregolarità edilizie”. Ne venne fuori una vicenda giudiziaria che portò a 14 richieste di rinvio a giudizio per abuso edilizio recapitate al sindaco, sei assessori della passata giunta, tre tecnici del Comune ed altri due esterni, sulle quali però già due Magistrature – il Tribunale del riesame (che fece togliere i sigilli tre settimane più tardi) e la Corte suprema di Cassazione – si sono già pronunciate dichiarando infondate le ragioni del Pm. Nel caso del secondo sequestro l’amministrazione figura però come parte lesa e dopo aver presentato il progetto di adeguamento si è vista riconoscere le

Figline/2. “ComUnico” sarà studiato da Unifi

vostra alle quali potete accedere visivamente nella vita quotidiana. Detto ciò ritengo che l’unico argomento che potrebbe costituire un ostacolo all’installazione delle telecamere di sorveglianza in condominio sia il raggiungimento di una maggioranza qualificata; nel suo quesito Lei mi indica che tale desiderio è stato manifestato dalla maggioranza dell’assemblea, lasciando intendere che si trattasse di una maggioranza semplice. E’, invece, opportuno collocare l’installazione di telecamere di sorveglianza tra le innovazioni di cui all’art. 1120 del Codice Civile per le quali viene richiesta la maggioranza di cui al 5° comma dell’art. 1136 dello stesso, ossia un numero i voti che rappresenti la maggioranza dei partecipanti al condominio e i 2/3 del valore dell’edificio, comunemente identificabili dalla tabella millesimale relativa alle quote di proprietà. Distinti Saluti.

I lettori possono inviare i loro quesiti a condominio@studiociccarelli.com Studio Ciccarelli - amministrazioni condominiali e gestioni patrimoniali Via Roma 25, Figline V.no - tel. 055 9153624 - 333 3833828


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FIGLINE • INCISA • REGGELLO • RIGNANO

Rignano. Sicurezza stradale, scuole e riqualificazione di zone degradate i tre punti chiave

Via libera al piano opere pubbliche Almeno metà della somma necessaria per gli interventi sarà ricavata dal piano di alienazioni del Comune, che prevede la vendita di quattro immobili Alberto Tonelli

S

icurezza stradale, edilizia scolastica, riqualificazione delle aree degradate. Lungo queste tre linee guida il programma triennale dei lavori pubblici ha preso forma ed è passato all’esame della giunta di Rignano poche settimane fa: circa 2,5 milioni di euro – secondo una prima e parziale stima che con tutta probabilità verrà rivista al rialzo – che tra il 2012 e il 2014 usciranno dalle casse comunali per finanziare nuove opere e infrastrutture. Almeno metà della somma necessaria – questo è l’obiettivo – sarà ricavata dal piano di alienazione degli

immobili comunali. Si parte da un camminamento che dalla centrale piazza Martiri della Libertà conduca in sicurezza attraverso via della Pieve fino alla scuola media Giovanni Papini. Costo: 143mila euro, per uno dei lavori messi in calendario già nell’anno in corso. Il plesso scolastico sarà interessato anche da un intervento di risanamento acustico da circa 133mila euro. Restando in centro, è previsto un restyling della viabilità in piazza della Repubblica da portare a termine in tre stralci, uno per anno: il primo è l’abbattimento di una struttura sulla curva di fronte al palazzo

municipale dove allargare la carreggiata e rendere più sicuro il transito dei veicoli. Inizio previsto tra luglio ed agosto, costo 120mila euro. Il lavoro più corposo nel capoluogo (400mila euro) è invece rimandato al 2014 e riguarderà la futura area del mercato. Capitolo frazioni: a Rosano il Comune acquisterà una proprietà privata adibita a campi da tennis per realizzare parcheggi e un’area verde (150mila euro il costo della prima tranche), mentre l’ampliamento del cimitero di Torri è rimandato al 2014 (servono indicativamente 250mila euro). Per la tanto attesa messa in sicurezza del fosso di Castiglionchio, da tempo richiesta a gran

voce dai cittadini, si dovrà aspettare ancora un anno: verrà completata in due tappe, tra il 2013 e il 2014, un investimento da più di 1 milione di euro. Allo studio anche la realizzazione di un passaggio che unisca Cellai e San Donato senza passare dalla strada provinciale. E per trovare i soldi, bisogna pensare a vendere: l’ex fattoria di Pian dell’Isola (650mila euro), un appartamento (151mila) e la ex fornace (240mila) a Troghi, un terreno in via Dalla Chiesa (172mila) sono i quattro immobili iscritti al piano di alienazione comunale, “in quanto non più destinati ai fini originari e non utilizzabili per altri fini di utilità dell’ente”.

verso le elezioni. Conto alla rovescia per le amministrative del 6 e 7 maggio. Molti partiti si presentano da soli

Tre liste a sinistra e tre a destra. Incertezza al centro T

re liste a sinistra, altrettante a destra e un po’ incertezza al centro. A Rignano ognuno va per la sua strada e alle prossime elezioni amministrative del 6 e 7 maggio i partiti si presenteranno tutti (o quasi) da soli. Lo farà il Partito democratico guidato da Daniele Lorenzini: è lui il candidato sindaco che alle primarie è stato incoronato con il 44,13% delle preferenze. C’è l’accordo con i socialisti, che correranno comunque sotto il simbolo dei democratici. Non ci sarà invece l’alleanza con Sel: i vendoliani saranno della partita con una lista unica nata dallo sodalizio con l’Italia dei valori, all’interno del quale è confluito

anche un certo numero di ex-attivisti del Pd. A Rignano andranno da soli anche gli ex-Rifondazione: ufficiale la candidatura di Silvia Bonini per la lista ‘La Sinistra di Rignano’. Il Popolo della libertà sarà guidato da Michele Matrone: un riconoscimento al lavoro del consigliere uscente, rimasto l’unico a rappresentare gli azzurri nel parlamentino rignanese dopo lo strappo con Enrico Masi, passato a Futuro e libertà. Proprio intorno a Fli restano gli ultimi dubbi: possibile che si presenti a parte o che cerchi invece un’alleanza con l’Udc per ricomporre in scala quella del Terzo polo nazionale. La Lega Nord avrà un proprio

candidato, rispettando la scelta del Carroccio di presentarsi da solo in tutti i comuni chiamati al voto. Prova a restare in consiglio anche Ilario Palmisani di Forza nuova, coordinatore fiorentino e già candidato dell’ultradestra alle regionali del 2010. Non ci saranno i grillini del Movimento 5 stelle. Resta da valutare la situazione delle liste civiche che con tutta probabilità andranno a sostenere questo o quell’altro candidato. La presentazione delle liste è stata anticipata al 2 e 3 aprile per evitare l’apertura degli uffici comunali a Pasqua e Pasquetta. Superata /A.T. questa scadenza la campagna elettorale potrà partire.

Tradizioni. Il 21 e 22 aprile torna l’appuntamento con il curioso torneo

Qui il cacio non si mangia, si lancia “C

hi ritiene che il formaggio sia solo un prodotto alimentare non è certamente un Valdarnese. C’è un altro modo tutto speciale di gustare questo prodotto prima che finisca sulla tavola: lo si tira lungo una strada lunga 300 metri, facendolo ruzzolare il più possibile, e vince chi riesce a mandarlo più lontano’’. Per la prima volta, l’organizzazione del 12° Campionato Italiano di lan-

cio della forma di formaggio a coppie è stata affidata all’A.S.D Tiro del Cacio - Torri. La sfida si terrà lungo la strada delle Serre il 21 e 22 aprile. Si affronteranno le categorie dei 20, 6, 3 e 9 kg. Ogni batteria sarà formata da quattro coppie di regioni diverse: le migliori tre verranno premiate alla fattoria di Pagnana. A seguire /C.F. esibizione dei Bandierai degli Uffizi di Firenze.

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il giornale nel tuo comune

Incisa. A Burchio l’unico punto di convergenza per le aziende del programma Economia di comunione

Una fucina per imparare a fare impresa Nella frazione nasce nel 2006 il polo “Lionello Bonfanti”,

Alberto Tonelli

il primo del genere in Europa a ripercorrere la strada tracciata

Q

da Chiara Lubich, che teorizzò il modello di gestione basato sulla reciprocità e sul coinvolgimento degli altri

uella di ripensare i modelli economici è la necessità più evidente emersa negli ultimi anni di crisi. Ad Incisa c’è chi prova a farlo, una fucina di aziende impegnate nel promuovere una – così la definiscono – “economia civile”. Il Polo Lionello Bonfanti, in località Burchio, è il primo del genere in Europa e l’unico punto di convergenza in Italia per le aziende che aderiscono al pro-

focus Raccolta differenziata

Comune virtuoso sfiora quota 80%

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a raccolta differenziata ad Incisa tocca quota 80%: se confermato, un risultato con pochissimi eguali in Italia. Un dato che però non manca di sollevare qualche dubbio. Dal giugno scorso in tutto il territorio comunale si è passati al sistema ‘e-gate’, un cassonetto dell’indifferenziata elettronico che si apre solo con una speciale chiavetta. Chiaro l’obiettivo: favorire la differenziazione. Da tempo Incisa è il comune più virtuoso del Valdarno in fatto di rifiuti. Nel primo semestre del 2011 la differenziata aveva superato il 53%, ma col nuovo sistema si voleva andare oltre, fissando l’obiettivo al 65% entro la fine del 2012. È bastato un mese per sbaragliare ogni pronostico. Con la messa in funzione del cassonetto ‘e-gate’ si è passati dal 48% del maggio 2011 al 69% già alla fine di giugno. A febbraio il trend avrebbe raggiunto la zona 80%: quanto basta per ricevere un premio da 90mila euro da parte della Regione e valutare la possibilità di abbassare la tassa sui rifiuti (peraltro tra le più alte del comprensorio). Il dato tiene conto del rapporto tra la quantità dei rifiuti differenziati e quella degli indifferenziati. Se i rifiuti conferiti nel cassonetto ‘egate’ sono di meno, non è detto però che siano stati correttamente divisi per tipo e messi negli altri bidoni: potrebbero semplicemente essere stati portati da un’altra parte. Sembra infatti che alcuni cittadini, specialmente chi abita alla periferia del comune, preferiscano, per vicinanza o per pigrizia, utilizzare i cassonetti di Figline (a Lagaccioni), Rignano (a Cellai o Pian dell’Isola) o Reggello (Ciliegi). Scendono i rifiuti misti e, visto che il totale deve fare cento, sale la differenziata. Per fugare ogni dubbio basterebbe conoscere i valori assoluti sui volumi raccolti e verificare che siano in linea con quelli pre-cassonetto /A.T. elettronico.

gramma di Economia di comunione. Di che si tratta? È un modello di gestione aziendale e destinazione degli utili che trova il suo asse portante nell’impresa, intesa nella globalità degli operatori coinvolti: imprenditori, lavoratori, dirigenti, consumatori, risparmiatori, cittadini e studiosi. Il principio è semplice: i profitti vengono messi, appunto, in comunione e investiti su tre fronti. Il primo, sostenere lo sviluppo di comunità e persone che si trovano in situazioni di povertà. Il secondo, diffondere la cultura del dare e della reciprocità. Il terzo, sviluppare l’impresa, creare posti di lavoro e ricchezza orientando verso questi scopi l’intera vita aziendale. L’Economia di comunione viene teorizzata nel 1991 da Chiara Lubich. Attraversando la città di San Paolo, in Brasile, la fondatrice del movimento dei Focolari fu atterrita davanti alle immense distese di favelas che sorgevano a poca distanza dai grattacieli dei benestanti e volle pensare ad una società dal volto umano nella quale, come nella prima comunità di Gerusalemme, “nessuno tra loro è indigente”. Già nel progetto originario era prevista la presenza forte di poli produttivi attorno ai quali far germogliare l’Economia di comunione. Non è un caso che il primo sia nato a due passi da Loppiano, la cittadella internazionale dei Focolari radicata da quasi cinquant’anni sul territorio valdarnese. Il polo incisano viene inaugurato nell’ottobre del 2006 e intitolato alla memoria di Lionello Bonfanti, magistrato che per 15 anni visse a Loppiano impegnandosi per lo sviluppo della comunità. È il punto d’incontro per le oltre 200 aziende italiane che aderiscono al progetto, più di 20 delle quali hanno lì la loro sede. Polo d’impresa ma anche di ricerca, perché le nuove pratiche economiche non possono reggersi in piedi senza il supporto di una regia accademica. È da poco stata promossa, ad esempio, una borsa di studio biennale per un’indagine sull’impatto delle iniziative di aiuto agli indigenti realizzate grazie agli utili dell’Economia di comunione, nata in collaborazione con l’Istituto universitario Sophia di Loppiano. Convegni, incontri con esperti e occasioni di approfondimento sono parte importante dell’attività. Su tutti il Loppiano Lab, quattro giorni di meeting, tavole rotonde ed esposizioni che con tutta probabilità tornerà anche quest’anno a settembre.

Convegni ed eventi fanno parte dell’attività


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FIGLINE • INCISA • REGGELLO • RIGNANO

Reggello. Il polmone che circonda l’abitato è il solo in Italia a far parte del circuito

Foresta fiorentina, un modello per tutte Appena nata l’associazione

Andrea Tani

che rappresenta l’ultimo

Q

passo per entrare di diritto all’interno della rete internazionale (sorta in Canada negli anni Novanta) che conta cinquantotto parchi associati, sparsi nei cinque continenti

Verso le urne

uella che circonda Reggello è ufficialmente una ‘Foresta modello’. Non una qualsiasi, ma la prima in Italia. La nascita dell’associazione ‘Foresta modello delle montagne fiorentine’, un soggetto giuridico misto tra enti pubblici e privati, è l’ultimo passo per l’adesione all’‘International model forest network’, la rete internazionale di partner volontari impegnati su scala globale per un fine comune: la gestione sostenibile dei territori forestali e delle loro risorse naturali che coinvolga anche le componenti sociali ed economiche. Un’esperienza nata in Canada all’inizio degli anni ’90 e presto mutuata in tutto il mondo, tanto che oggi le associate sono 58 nei cinque continenti. L’ultima è proprio quella fiorentina, voluta dall’Unione di Comuni Valdarno-Valdisieve e della quale Reggello, per motivi geografici, è capofila almeno su sponda valdarnese. Tre gli obiettivi chiave: incoraggiare la cooperazione internazionale e lo scambio di idee, sostenere la ricerca di nuovi modelli di gestione delle foreste, supportare la discussione internazionale sui criteri e i principi dello sviluppo sostenibile. Dell’associazione fanno parte soggetti anche molto diversi tra loro ma uniti dagli stessi obiettivi. Ci sono gli enti pubblici (la stessa Unione, i Comuni di Londa, San Godenzo, Rufina, Pelago, Pontassieve, Reggello e Rignano, il Cnr Ivalsa e l’Uncem) e quelli privati, dalle aziende del settore (agricole, agriturismi, cooperative forestali), alle associazioni di promozione del territorio. Tre gli ambiti di intervento: la filiera produttiva bosco-legno con tutto ciò che sta in mezzo, dalla distribuzione commerciale, al mercato; la qualità dell’ambiente, tutelando standard operativi rigorosi anche sul lungo periodo; l’accessibilità del territorio forestale, fruibile in sicurezza tanto per le attività produttive, l’escursionismo, la raccolta di funghi, quanto per lo sviluppo di un turismo rurale qualificato. L’ingresso nel network ha richiesto più di due anni di preparazione. Adesso viene il bello: la Montagna fiorentina deve fare da modello, per l’Italia in primis e – chissà – forse anche per il resto del mondo.

Il 6 e 7 maggio si sceglierà il nuovo sindaco

Candidati ai blocchi di partenza

U

ltimo mese di campagna elettorale: il 6 e 7 maggio a Reggello si vota per scegliere il nuovo sindaco e rinnovare il consiglio comunale. Ad aprire le danze in vista dell’appuntamento elettorale è stato il Partito democratico, con le primarie dello scorso 22 gennaio vinte dall’attuale vicesindaco Cristiano Benucci. Sarà lui il candidato sindaco dei democratici, che confermano l’alleanza con Psi e Italia dei valori. Sul fronte opposto, il Popolo della libertà ha scelto la coordinatrice comunale Elisa Tozzi, estromettendo di fatto il capogruppo Antonio Pasquini (non si esclude che possa presentare ricorso). Azzurri al lavoro per valutare possibili accordi programmatici con altre liste civiche che andrebbero così ad ampliare il bacino dei votanti. La Lega Nord debutta sulla scena reggellese guidata da Alfredo Ciari, responsabile per il Carroccio nell’area del Valdarno. Sembra cosa fatta l’alleanza con una lista civica. Nella stessa area politica, possibile il debutto per il neonato movimento ‘Identità toscana’, risultato del matrimonio tra un gruppo di fuoriusciti dalla Lega Nord Toscana e ‘Io amo l’Italia’, il partito dell’europarlamentare

Magdi Cristiano Allam. Dall’altra parte dell’arco consiliare, Rifondazione comunista ha ufficializzato la candidatura del consigliere provinciale Andrea Calò che correrà con la lista ‘La sinistra di Reggello’. I Verdi dello storico leader reggellese Carlo Bastiani andranno invece da soli. L’ultima new entry è quella del Movimento 5 stelle guidato da Tiberio Papi, vincitore delle primarie interne del gennaio scorso. I grillini sono al lavoro da un anno per ripetere il buon risultato ottenuto a Figline nella primavera del /A.T. 2011.

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dipendenze

Aprile 2012

RePoRtage. Storie, testimonianze e rituali di una riunione dei “giocatori anonimi” di Firenze

Una serata fra gli “schiavi” delle slot Matteo Francini

V

incenzo ha vinto la fortuna di due milioni e 800mila dollari giocando on line, salvo poi riperdere tutto e molto di più. Maurizio si è giocato (dilapidandoli) trentamila euro in due mesi. Non ricorda nemmeno come o dove, sa solo che a un certo punto si è ritrovato senza più quei soldi. Ivano ha cominciato a giocare che aveva appena 14 anni: adesso ha smesso da sei e ha ancora un mutuo da 35mila euro da pagare per ripianare i debiti. Della sua gioventù, degli anni dai venti a trenta, non ricorda niente, se non che ha giocato tanto, tantissimo. A tutto. E probabilmente non ha fatto altro, in quegli anni, perché tutti i soldi che aveva (e anche quelli che non aveva) gli servivano per giocare. I nomi sono di fantasia, le storie tragicamente vere. Storie che si possono ascoltare tutte in una sera, tutte d’un fiato, a una delle riunioni dei giocatori anonimi. Proprio come quelle dei più “famosi” alcolisti, solo che qui la bottiglia è una slot machine o un gratta e vinci. Ma con la stessa, distruttiva attrazione. Anche a Firenze esiste un gruppo (www.giocatorianonimifirenze.it) che si riunisce periodicamente. L’incontro è fissato per le nove di sera, ma ben prima molti sono già fuori che aspettano. Si salutano, si abbracciano, sorridono. Tanti si conoscono già, alcune

sono facce nuove. Sembra un ritrovo tra vecchi amici, ma non lo è. Poi tutti dentro, nelle “stanze”, come le chiamano loro. L’accensione di una candela significa che la serata ha inizio, i presenti (anche i familiari, quando le riunioni sono aperte) si siedono l’uno accanto all’altro, viene recitato un breve rituale introduttivo (come in una sorta di messa laica), viene chiesto ai presenti da quanti giorni, settimane o mesi non giochino (ognuno ricorda perfettamente quando è stata la sua ultima volta) e per ogni giorno, settimana o mese in cui si è riusciti a restare “puliti” scatta un applauso. Viene dato il benvenuto ai nuovi, se ci sono. Perché Giocatori anonimi è aperta a tutti, sempre, “l’unico requisito per divenirne membri è il desiderio di smettere di giocare”. Poi vengono recitati i “12 passi”, il cuore del programma di recupero, comandamenti da seguire per liberarsi dall’ossessione del gioco. E infine ci sono le testimonianze. “Mi chiamo Roberto e sono un giocatore compulsivo”. “Ciao Roberto”, rispondono gli altri. Si inizia proprio così, come vuole l’immaginario collettivo. E il Roberto di turno inizia a parlare. A ricordare. A sfogarsi. Storie diverse, ma che alla fine si somigliano tutte. Famiglie distrutte, patrimoni sperperati, debiti, usurai, bugie, sotterfugi, liti con mogli e mariti, solitudine,

furti in casa (nella propria), anelli, collanine e qualsiasi altro oggetto capitasse per le mani svenduti per far cassa. E poi ancora più giù, sempre più giù, fino in fondo, fino

alla strada, a dormire sotto i ponti, agli stipendi giocati e finiti già il secondo giorno del mese. Separazioni, divorzi, pasti elemosinati alla Caritas, il pensiero di farla finita. “Praticamente non ho visto crescere i miei figli, a casa non c’ero mai”, racconta Antonio. Figli che ora, alle riunioni aperte, ascoltano con orgoglio il proprio padre parlare, ricordare, reagire. Così come le mogli, quando ancora ci sono, quando il gioco non è riuscito ad allontanarle. Ma come si arriva fin qui? È la sete di soldi a spingere a tanto? All’inizio, forse. Dopo no. Dopo è peggio, molto peggio. Dopo si gioca per giocare. E basta. “Giocavo per finire i soldi, non vedevo l’ora che finissero, così l’incubo terminava. Fino al giorno dopo, quando tutto ricominciava”, racconta Ivano. “Quando vincevo ero triste, perché avevo raggiunto l’obiettivo e non avevo più motivo per giocare”, ricorda Vincenzo. Che poi ci tornava ugualmente, a giocare, sempre. “Ormai non dormivo nemmeno più la notte, uscivo alle cinque e aspettavo che aprisse il primo bar per sedermi davanti a una macchinetta”, spiega Maurizio. Per tutti la stessa domanda, “ma se non era nemmeno per soldi, allora perché giocavate?”, da tutti la stessa risposta, “solo giocando ci sentivamo bene, isolati dal mondo, i problemi sparivano”. Salvo poi ripresentarsi tutti insieme non appena finita la “trance”. Un racconto dopo l’altro, testimonianze a cascata. Chi è qui vuole uscirne, restare sobrio più a lungo possibile, dimenticare il passato. Per tutti, da tutti, un grazie e un applauso. Poi una “preghiera” finale recitata abbracciati, una torta da dividere, la candela che viene spenta. Ci si saluta, si torna a casa, ci si rivedrà alla prossima riunione. Un altro dei fatidici, faticosissimi dodici passi è stato fatto.

una candela accesa segna l’inizio dell’incontro, poi via a racconti e confessioni. frammenti di vite segnate da debiti, usurai e solitudine che ora cercano di ripartire da zero. “Non vedevo l’ora di finire tutti i soldi, così l’incubo terminava”

i gRuPPi. Qui si parla, si ascolta e non si giudica

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iù di 3.200 in Italia, trecento nella sola Toscana, una crescita continua che li ha portati a raddoppiare in pochi anni (nel 1999 erano 1.600): è la fotografia (non proprio recentissima, aggiornata al 2006) dei gruppi di auto-aiuto nel nostro paese. Ma di cosa si tratta? Di piccoli gruppi costituiti da “individui alla pari” che si incontrano per condividere un problema e per realizzare obiettivi specifici, dove “ci si confronta con altre persone che ci capiscono perché sanno in prima persona di cosa si sta parlando e ci si rende conto che non si è soli”, spiega la dottoressa Francesca Gori del coordinamento regionale toscano dei gruppi di auto-aiuto (www.autoaiutotoscana.org). Spesso questi gruppi nascono spontaneamente, dal basso, e non sono quindi facili da “censire”: in media a ogni gruppo partecipano dalle cinque alle quindici persone, e per questo in Toscana sono stimati in circa tremila i soggetti interessati. Che si trovano alle prese con i problemi più disparati: si va dagli “storici” gruppi per dipen-

denza da alcol e disagio mentale (attualmente i più numerosi nella nostra regione) ad altri nati di recente sulla scia dei cambiamenti della società. Così, ad esempio, ci sono i gruppi di badanti, disabili o balbuzienti, o gruppi per persone afflitte da ansia e depressione, solitudine, shopping compulsivo o dipendenza da internet. E molti, molti altri ancora. Ci sono delle regole, però, che li accomunano tutti: sono gratuiti e caratterizzati dal principio della riservatezza. Quello che viene detto all’interno del gruppo resta all’interno del gruppo. Si parla uno alla volta, in prima persona, non si giudica e si cerca di far intervenire tutti, rispettando però i “tempi personali”: ci sono persone che non parlano per un anno intero e poi si sfogano di colpo. “Ma spesso, ancora oggi, da parte dei professionisti c’è paura dell’auto-aiuto – conclude Gori - forse perché c’è poca conoscenza. In realtà il lavoro del gruppo è diverso dalla terapia che fa il professionista: sono due momenti complementari del percor/M.F. so di cura”.


dipendenze

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un anno doPo. Da aprile 2011 a oggi: come vanno le cose in Toscana sul fronte dell’allarme alcol

Sempre più anziani a “rischio sbronza” Aumentano i giovani, anche minorenni, che si rivolgono ai centri specializzati per curarsi. Ma il “binge drinking”, ovvero la pratica di bere tantissimo in poco tempo, non riguarda più soltanto loro Ivo Gagliardi

S

u Il Reporter di aprile 2011 avevamo fotografato l’allarme alcol in Toscana. Una fotografia non certo rassicurante, con un nutrito esercito di “schiavi” della bottiglia sparsi un po’ ovunque nella nostra regione: undicimila nella sola provincia di Firenze, quasi cinquemila in quella di Livorno e via a ruota in tutte le altre. Un problema, avevamo visto, che riguardava anche – e sempre più – giovani e giovanissimi. Ma come vanno le cose oggi, un anno dopo? Non troppo meglio, purtroppo. Anzi. Aumenta il numero dei giovani che si rivolgono al “Car”, il centro alcologico regionale di Careggi, spesso accompagnati da famiglie disperate: under 20, ma anche under 18, per cui la bottiglia rappresenta già una dipendenza. A confermarlo è il dottor Valentino Patussi, responsabile del centro. Il “nemico” più pericoloso da combattere, da qualche anno a questa parte, è sempre lo stesso: l’ormai famigerato “binge drinking”, ovvero la pratica di consumare bevande alcoliche diverse e in grande quantità in un breve arco di tempo. Un fenomeno nord-europeo che ha ormai preso piede anche in Italia, come dimostra la relazione annuale al parlamento presentata a fine febbraio dal Ministero della Salute: nel 2010 ha interessato il 13,4% degli uomini e il 3,5% delle donne. Nella fascia tra i 18 e i 24 anni, però, la percentuale di donne – in questo caso ragazze - sale preoccupantemente fino al 9,7%. Ma un fenomeno che – ed è una tendenza preoccupante – non riguarda più soltanto i giovani: è sempre Patussi a spiegare che, anche da noi, sono sempre di più gli anziani “a rischio binge”. Spesso – spiega – si tratta di persone sole, ma capita che anche durante le gite per “over” venga alzato il go-

mito (molto) più del dovuto. “La società è ormai invasa dal binge – conferma il dottore – e per gli anziani è ancora più pericoloso, perché spesso prendono farmaci per cui l’alcol fa male”. Ma come si può combattere questa tendenza? “È importante informare la gente sui rischi che si corrono bevendo, bisogna bloccare la comunicazione non corretta, come per esempio certe pubblicità”, risponde Patussi, che sul consumo di alcol da parte dei minori sostiene che “finché alla prevenzione non saranno unite sanzioni anche per gli esercenti, questi continueranno a vendergli alcolici e i giovani a trovare escamotage per comprarli. Servono regole chiare – propone - che rendano possibile, ad esempio, dopo un certo numero di ‘sgarri’, riconoscere che un certo commerciante non è etico e togliergli la licenza”. Regole,

LE DIPENDENZE IN TOSCANA (2010)

23.999

PERSONE IN CARICO AI SERVIZI PUBBLICI (SERT O ÉQUIPE ALCOLOGICHE):

13.990

TOSSICODIPENDENTI

4.822 ALCOLISTI

È importante informare sui pericoli che si corrono. Stop a certe pubblicità

4.800 TABAGISTI

insomma, che possano contribuire a fare in modo che i numeri delle dipendenze in Toscana – già preoccupanti – non continuino a crescere. Secondo i dati Istat 2009 in Toscana sono ben 392mila i bevitori a rischio. Nel 2010 gli alcolisti in carico ai servizi pubblici (Sert o équipe alcologiche) erano poco meno di cinquemila. Cui si devono aggiungere 14mila tossicodipendenti, 4.800 tabagisti e circa 400 giocatori d’azzardo patologici.

387

GIOCATORI D’AZZARDO PATOLOGICI


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l’inchiesta

Aprile 2012

RePoRtage. Da nord a sud di Firenze, per scoprire che le difficoltà sono un po’ ovunque

Una corsa (a ostacoli) sui pedali in città Motorini che sfrecciano lungo le piste, biker costretti a slalom tra le buche e intralci di ogni tipo. E ancora, percorsi che finiscono nel nulla e attraversamenti che non ci sono. spostarsi sulle due ruote, così, diventa spesso un’impresa Valentina Buti

L

ungarno della Zecca Vecchia, un motorino sfreccia a tutta birra. Niente di nuovo, se non fosse che il centauro sta correndo sulla pista riservata alle bici, in una “zona 30” a velocità limitata. Percorso ciclabile di viale Gramsci, stessa scena: un pony express in scooter fa lo slalom tra i ciclisti prima di accostare per la sua consegna. Pista di lungarno Pecori Giraldi: qui la gimkana devono farla le bici, tra le buche e la discarica a cielo aperto che ne copre il tracciato. Poche e trasandate: i 60 chilometri di piste ciclabili di Firenze non sono un’isola felice per i biker. Il Reporter ne ha testata una fetta da nord a sud della città. Il risultato? Deludente. I percorsi a singhiozzo sembrano non avere una logica di collegamento precisa. I tronconi si interrompono senza preavviso e segnaletica: di botto il ciclista si trova in mezzo agli incroci alla mercé del traffico. In viale Redi la summa della pista spezzatino: il percorso ciclabile muore al ponte sul Mugnone e, prima di ricollegarsi a quello in via di Novoli, chi è in bici deve riuscire a sopravvivere alla rotatoria con via Forlanini, priva di attraversamenti adeguati. Da lì, nessun prolungamento per raggiungere il

polo universitario. Per il nuovo palazzo di giustizia c’è un moncone isolato in viale Guidoni. La situazione più critica è proprio nel versante nord della città: le piste sono quasi una chimera. La stazione di Rifredi e l’ospedale di Careggi, servito solo da un breve tracciato su viale Morgagni, sono off limits per chi viaggia sui pedali. Goccia in mezzo al mare, la nuova pista di via Panciatichi. Lungo la tramvia sono spuntate una pista in via del Sansovino e una in viale Talenti: ma la felicità per i ciclisti dura poche decine di metri. Mozzate all’improvviso anche le piste di via Tornabuoni e via Cavour, in centro. Qui, altra difficoltà sono le zone pedonali a senso unico. In Borgo la Croce, lungarno Corsini, ponte Santa Trinita e ponte alla Carraia le bici in contromano rischiano la multa. Idem in via de’ Cerretani, che costringe a un giro pesca i ciclisti diretti al Duomo. Noi passiamo e “tagliamo” lo stesso. Ci sono i vigili, ma chiudono un occhio e l’altro pure. Gli attraversamenti sono un rebus. Dovrebbero essere colorati di rosso come le piste e distinti dai passaggi pedonali. Invece, spesso l’attraversamento c’è ma non si vede: sbiadito dal tempo, come in Borgo Pinti o in

piazzale Donatello, o eliminato per lavori in corso e mai ripristinato, come in via dell’Agnolo e in viale Lavagnini alla Fortezza. Per attraversare in bici “sgomitiamo” tra i pedoni. Un labirinto l’attraversamento di lungarno Ferrucci: si dovrebbe fare il giro della piazza, passando quattro semafori e un’isola col ghiaino. Alla fine tutti tagliano la semicurva sul ponte per ricongiungersi alla pista di lungarno Cellini. Solitario, su viale Michelangelo, l’unico semaforo a chiamata per bici della città. Sempre a sud, binario morto è la pista di via Erbosa, che finisce nel nulla con uno scalino transennato. Quella di piazza Alberti svanisce nel sottopasso di Campo di Marte, trasformata in un cordolo di gomma ripido, stretto e scivoloso. “Indecente”, commenta un anziano che ha faticato a tenere in equilibrio la sua bici. Su via Lungo l’Affrico la pista è “da cross”. Per le radici degli alberi e per le lingue di ferro alte qualche centimetro che sbucano da terra, vecchi residuati delle transenne delle corsie. Come se non bastasse, ecco i nuovi barbari: gli scooter invasori, che nelle piste ciclabili trovano scorciatoie al traffico. Chi controlla? I vigili in bici a Firenze sono solo otto.

lUngO i BinARi del SiRiO

RASTRellieRe e FURTi

SPORCiZiA e BUCHe

In attesa delle bici sul tram

Quei rottami abbandonati

Gli intoppi in sessanta chilometri

In viale Redi il tracciato si interrompe a ridosso della rotatoria senza attraversamenti protetti. Il progetto del Comune è quello di rendere ciclabile il ponte sul Mugnone quando arriveranno i binari del tram. I vagoni del Sirio per ora sono vietati alle bici: per vederle salire a bordo si dovrà aspettare l’entrata in circolazione degli ultimi due convogli che Ansaldo Breda deve ancora realizzare.

La signora Maria abita in via dei Saponai, vicino piazza Signoria. Le hanno già rubato tre bici. Mille ogni anno i furti di bici in città. Maria lega la sua alla catena lungo la strada. Le rastrelliere vicine sono piene, occupate dai rottami. In città ci sono 13mila posti in rastrelliera: 2.600 sono occupati da scheletri abbandonati. Il Comune vuole portarli a 16mila entro fine mandato.

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Buche, radici sporgenti o sacchi dell’immondizia: sulla strada dei ciclisti fiorentini qualche ostacolo c’è sempre. Le piste ciclabili della città sono in totale 60 chilometri (ma sono compresi anche i percorsi dei parchi come le Cascine e l’Albereta). Molti meno, per fare qualche esempio, rispetto ai 200 chilometri di Reggio Emilia, ai 175 di Torino, ai 140 di Siviglia e ai 160 di Strasburgo.

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l’inchiesta

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inveStiMenti. Sei milioni per la competizione internazionale, uno per il restyling dei tracciati

E i ciclisti-pendolari “invidiano” i Mondiali Tra gli interventi in programma il collegamento viadotto di Varlungo-via di Villamagna e nuovo asfalto in viale dei Mille e via Lungo l’Affrico. Ma per le associazioni i conti non tornano Natalia Binagli

S

ei a uno: i Mondiali di ciclismo battono i pendolari della bici. Sono sei i milioni che Palazzo Vecchio spenderà per sistemare le strade in vista della competizione internazionale del prossimo anno. Uno solo, invece, il milione che destinerà al restyling delle piste ciclabili. Numeri che fanno diventare verdi di invidia i trentamila ciclisti “fai da te” di Firenze. Il tesoretto messo a disposizione dal Comune per i Mondiali (quattro milioni messi a bilancio nel 2012 e due nel 2013) servirà infatti a ricoprire d’asfalto solo le vie della città che diventeranno terreno di gara. Gli ostacoli, i cordoli e le buche scompariranno così da piazza Puccini, Cascine, piazza della Libertà, viale dei Mille e viale Paoli, per fare spazio ad ammiraglie e professionisti delle due ruote. Ma le piste ciclabili non saranno nemmeno sfiorate dagli interventi del Mondiale. Firenze, per loro, sempre nel contesto del Mondiale, ha chiesto al governo un contributo extra di un milione e mezzo. Ma non è detto che arriverà. La priorità spetta al denaro per gli interventi di messa in sicurezza delle strade da gara. E anche su questo non c’è un punto fermo. Per portare il Mondiale di ciclismo in Toscana servono infatti 50 milioni (20 dei quali trasferiti dalla Regione) di cui 16-18 solo a Firenze, ma il governo non ha ancora dato l’ok definitivo ai finanziamenti. Nell’attesa, alle piste ciclabili di Firenze tocca accontentarsi di quel milione che quest’anno andrà a mettere qualche toppa nei tracciati a “spiz-

zichi e bocconi”. Innanzitutto la pista del viadotto di Varlungo sarà cucita a quella di via di Villamagna (250mila euro), sarà data una mano di rosso agli attraversamenti e in alcuni tratti sarà messa una nuova segnaletica. Saranno inoltre collegati gli spezzoni della pista di piazza Batoni e riasfaltate quelle di viale Don Minzoni, viale dei Mille e via Lungo l’Affrico. “Un passo in avanti importante”, secondo il consigliere speciale alla bicicletta Giampiero Gallo, che rivela anche che il Comune sta studiando la possibilità di rendere ciclabile il parco di San Donato, pur ammettendo le difficoltà di far tornare i conti in tempi di tagli. Poco soddisfatte, tuttavia, le associazioni dei ciclisti. Valerio Parigi e Massimo Boscherini di “Firenze in bici”, carte alla mano, ricordano le promesse di Renzi in campagna elettorale: 10 km di nuove piste ogni anno e un investimento annuo di 5 euro ad abitante per la bici. “A due anni e mezzo di distanza – tirano le somme - sono solo 7 i km di piste ciclabili realizzati e i 4,6 milioni annunciati sono rimasti lettera morta”. Più che il denaro, secondo “Firenze in bici”, quello che manca “è la volontà politica di riconoscere l’importanza delle bici nella mobilità cittadina, di cui oggi pure rappresentano il 10%”. Sulla stessa linea l’associazione “Città ciclabile”. “Prima di pensare ai Mondiali, sarebbe meglio si pensasse ai ciclisti che sulle strade di Firenze viaggiano tutto l’anno”, è il commento della portavoce Carla Lucatti.

L’ALLArME In un anno i sinistri sono cresciuti del cinquanta per cento. Le auto restano il “nemico pubblico numero uno”

Tutti in sella contro il caro-benzina. E gli incidenti lievitano

F

irenze città sicura per i ciclisti? In un anno gli incidenti che hanno coinvolto le biciclette sono cresciuti del 50%. Dai 260 del 2010 ai 384 del 2011: oltre uno al giorno di media. I ciclisti che hanno perso la vita sono passati da uno a tre. E il 2012, almeno per il momento, non ha segnato la svolta, anzi: nei primi tre mesi si sono già contati cinquanta incidenti in bici, uno dei quali mortale. È un bilancio non rassicurante quello che traspare dai dati dell’Ufficio sinistri della Polizia Municipale di Firenze. L’aumento esponenziale degli infortuni, spiegano gli addetti ai lavori, è in parte frutto del boom di utilizzo della bici, sempre più

gettonata in tempi di crisi come risposta al caro-benzina. Nel giro di un paio d’anni, si stima che sia salito in sella il 30% in più dei fiorentini. Questo ha fatto sì che nel 2011 siano raddoppiati gli infortuni provocati da cadute dalla bici, per frenate improvvise e sbandamenti (da 54 a 112). Ma le auto, i numeri parlano chiaro, restano il nemico pubblico numero uno dei mezzi a pedali. Lo scorso anno sono stati 272 gli incidenti dei ciclisti provocati da scontri con altri veicoli o tamponamenti, oltre che con i pedoni, cresciuti del 32% rispetto al 2010. I feriti in totale sono stati 349 (l’anno prima furono 231). Quanto al rischio di mortalità, rivela

un’indagine di Aci e Istat, Firenze - con un tasso pari a 3,52 - è molto più sicura di città come Potenza (16,83) o Torino (4,24), ma supera la media nazionale, pari a 1,92. Per i bici-amatori è la prova che il Comune dovrebbe investire di più per la sicurezza dei ciclisti. “Il Comune – spiega Carla Lucatti dell’associazione Città ciclabile – ha aderito alla campagna ‘Salviamo i ciclisti’. Se li vuole salvare davvero potenzi le ciclabili, crei ‘zone 30’ per rallentare il traffico automobilistico, con dossi e dissuasori. Allora sì, potremo avvicinare i nostri bambini a uno sport che fa /V.B. bene al fisico e all’ambiente”.

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Aprile 2012

giovani. Due conti in tasca a chi decide di salutare mamma e papà e andare a vivere da solo

Bamboccioni, il prezzo (salato) della libertà Non c’è scampo, i costi sono sempre più di quelli previsti. Cambiare casa comporta una serie di spese “occulte” impensabili alla vigilia: dalle caparre all’agenzia fino a volture, corrispondenza e presine, le occasioni per mettere mano al portafogli non mancano mai Francesca Puliti

B

amboccioni in procinto di lasciare il focolare domestico, non fatelo. O almeno pensateci bene e fatevi due conti in tasca, perché il prezzo della libertà è alto, ben più alto di quel che immaginate. Se pensavate di cavarvela con affitto e cibo dovrete ricredervi in fretta. Metter su casa da soli, infatti, comporta una serie di spese “occulte” capaci di far tornare indietro anche il più cocciuto figlio ribelle. Tanto per cominciare non basta il canone mensile (o la prima rata del mutuo) per assicurarsi un tetto sulla testa: bisogna mettere in conto la caparra (un paio di mesi di affitto se va bene, fino a quattro per i meno fortunati) e, se ve ne siete serviti, le spese di agenzia (un altro mese di affitto). Anche il bonifico in automatico da parte della banca si paga a caro prezzo. Ma il problema si può risolvere attivando il cosiddetto “home banking” e sbrigandosi da soli sul web le proprie operazioni. Sempre che vi appuntiate sul calendario le scadenze da rispettare e non vi scordiate immediatamente il codice di accesso. A proposito di internet, ci sono da calcolare anche le spese telefoniche: fate bene i vostri conti, perché il panorama delle offerte è tanto vasto da perdercisi dentro. Altra manovra da fare subito: intestarsi le bollette. Tra gas, luce e acqua la missione “volture” vi porterà via quasi 300 euro (senza contare i consumi). E ricordatevi di controllare spesso la cassetta delle lettere, perché i primi bollettini non tarderanno tre mesi, ma solo venti giorni. Raccomandazione per tutti i novizi: prendere la residenza fa risparmiare qualcosa sulle bollette e non costa niente, basta fare un viaggetto all’anagrafe. Altro discorso per la posta: esiste un sistema semplice e indolore per far arrivare le lettere al nuovo indirizzo senza mettersi a comunicarlo a tutti. Il servizio è offerto dalle Poste, ma ovviamente si paga. Meglio, forse, fare un salto alla vecchia casa di famiglia di tanto in tanto e prendersi la corrispondenza di persona: sia il portafogli che i genitori se ne rallegreranno. Immancabilmente arriverà anche il canone Rai, e l’esanime conto corrente si alleggerirà di un altro centinaio di euro. Da mettere in conto la spesa di un paio di stipendi in arredamento, ringraziando i grandi magazzini del mobile (sempre che decidiate che il divano può attendere). Se poi avete la fortuna di portarvi dietro qualcosa dalla vecchia cameretta, calcolate comunque un altro bigliettone verde per il trasloco, a meno che non possiate contare su amici dotati di braccia forti, furgone e buona volontà. Impensabile, poi, di ritrovarsi in un colpo solo fuori portata mamma e la-

IL COSTO DELL’INDIPENDENZA CAPARRA: DA 2 A 4 MESI DI AFFITTO SPESE AGENZIA: 1 MESE DI AFFITTO SPESE DI CONDOMINIO: DA 30 A 200 EURO AL MESE, A SECONDA DEL TIPO DI RISCALDAMENTO, DELLA PRESENZA DI ASCENSORI, GIARDINI COMUNI, ECC. CANONE RAI: 129 EURO TRASLOCO: DA 100 A 200 EURO ARREDAMENTO: DA 1.000 EURO ALL’INFINITO PICCOLI LAVORETTI DI CASA (INSTALLAZIONE LAMPADARI, MENSOLE, MOBILETTI): QUALCHE CENTINAIO DI EURO ELETTRODOMESTICI: DA 300 A 500 EURO L’UNO UTENSILI DA CUCINA INDISPENSABILI: DA 50 EURO IN SU A SECONDA DELLE NECESSITÀ FARE UN ALTRO MAZZO DI CHIAVI: POCHI EURO TARGHETTE PER CAMPANELLO/POSTA: 10 EURO L’UNA SE IN METALLO, QUASI NIENTE SE SI ADOTTA LA SOLUZIONE CARTA, PENNA E CALAMAIO

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vatrice: bisognerà mettersi una mano sul cuore e portare l’altra alla carta di credito per l’ennesima volta. E visto che siamo nel reparto casalinghi andrà a finire che si riempirà un altro carrello con presine da cucina, scolapaste, pentole e piatti. Ma su questo fronte sentitevi liberi di investire: sono cose destinate a seguirvi di casa in casa. A meno che, a questo punto, non abbiate deciso di ripiegare le ali e restare nel nido paterno.

VADEMECuM Ridurre le uscite si può

Il decalogo per risparmiare

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idurre al minimo le uscite e ottimizzare le entrate. Questa frase corrisponde anche al vostro mantra? Ecco il decalogo a cui attenersi. Punto primo: prendere il controllo del proprio conto in banca (o alle Poste o dove volete) e attivare tutti i servizi online che potete. Si risparmia in tempo e soprattutto in denaro: il costo delle singole operazioni è ridotto quasi a zero. Passo numero due: domiciliare le bollette. Non costa niente e consente anche la restituzione della caparra inizialmente pagata. Tre: mercatini dell’usato e negozi in conto vendita restano validi alleati nella scelta di beni altrimenti assai costosi (ancora avvolto nel mistero il motivo per cui una sedia possa arrivare a costare il doppio di un tavolo). Il trucco sta nel non arrendersi alla prima difficoltà o al primo prezzo che si incontra lungo la strada. Abbiate la pazienza di visitare posti diversi e comparare qualità e cifre sul cartellino. Stessa cosa vale per il supermercato: prima di tutto munirsi di tutte le tessere-sconto, poi valutare dove comprare cosa. E copiare la strategia della nonna: niente più buste di plastica, solo di stoffa. Sembra una bazzecola, ma in un anno vi farà risparmiare diversi quattrini. Consigli numero sei e sette: puntate sul fai-da-te, ma affidatevi ad amici esperti, onde evitare di fare i conti per anni con armadi storti e cassetti sfondati o ritrovarsi le mensole inesorabilmente penzoloni dopo poche ore dalla faticaccia fatta per appenderle. Otto: archiviate tutte le ricevute di farmaci, analisi del sangue e simili e scaricate tutto lo scaricabile dalle tasse. Nove: per un mesetto conservate gli scontrini e monitorate spese e sprechi. E infine la dritta più difficile da mettere in pratica: appuntate tutto mentalmente e imparate dai vostri errori.


professioni

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OCCUPAZIONE. La crisi ha colpito per prime, e in modo più duro, le donne

Il lavoro in rosa? Breve e precario Luca Squarcialupi

È

un momento grigio per l’occupazione in rosa. Gli avviamenti femminili al lavoro registrati dai centri per l’impiego durante tutto il 2011 hanno fatto segnare un aumento del 2,9 per cento in provincia di Firenze, arrivando a quota 98.178, 3.800 in più rispetto ai colleghi uomini. Nonostante questo, però, gli impieghi del gentil sesso sono sempre più precari, con una maggiore incidenza dei cosiddetti contratti atipici e sempre più di breve durata. Se da una parte l’anno scorso le assunzioni delle donne a tempo indeterminato sono aumentate di 1.400 unità, dall’altra sono ancora numerosi i rapporti intermittenti a tempo determinato (4.966 nel 2011 contro i 3.252 del 2010), interinali a tempo determinato (10.992) e a progetto (9.116). E non basta. I contratti a termine si confermano “corti”: oltre 38mila, durante il 2011, hanno avuto una durata inferiore a un mese, 17.197 tra uno e quattro mesi. “Le donne sono state le prime a uscire dal mercato del lavoro quando la crisi è iniziata, le prime e le più colpite. La crisi le rende più ricattabili – spiega Elisa Simoni, assessore al lavoro e alla formazione della Provincia di Firenze - i numeri, a livello locale e globale, sono impressionanti: si parla di 800mila lavoratrici che in Italia perdono il posto per la maternità. Ecco

che il lavoro delle donne diventa sempre più precario, sempre peggio pagato e poco professionalizzato”. Cameriere e commesse: sono queste le due qualifiche che nel 2011 hanno fatto registrare il numero maggiore di avviamenti al lavoro, rispettivamente 12.485 e 4.606. Seguono le addette all’assistenza personale a domicilio e quelle ai servizi di igiene e pulizia. Ma a incidere nei prossimi mesi ci saranno anche le aperture nostop di negozi e supermercati, decise dal governo Monti. “Le recenti liberalizzazioni del commercio, settore che impiega tante donne, penso che non aiutino la componente femminile – attacca Simoni - questo Paese non può permettersi né di perdere il valore delle donne (le laureate sono spesso più meritevoli dei maschi) né di continuare a non fare figli, perché tra qualche anno il nostro rapporto tra anziani e bambini non ci permetterà la sostenibilità del welfare così come lo conosciamo”. Servono quindi politiche mirate. “Le donne si caricano e sono caricate di compiti multipli per la comunità: fare figli, allevarli, occuparsi degli anziani e della cura della famiglia – prosegue l’assessore - devono essere messe in condizione di non sacrificare la loro vita lavorativa per queste pur nobilissime azioni. Come Provincia di Firenze forniamo servizi di orientamento, formazione gratuita e sostegno alla ricerca di occupazione attraverso i centri per l’impiego e i corsi di formazione”.

l’assessore provinciale

Elisa Simoni

IL PUNTO

I servizi al femminile per trovare un posto

U

no sportello dedicato, corsi di orientamento e una lista per trovare lavoro come assistenti, badanti e colf. Sono alcuni dei servizi “a misura di donna” offerti dai centri per l’impegno della Provincia di Firenze. Il primo passo per cercare un’occupazione è la stesura di un curriculum, unito a una buona preparazione nel caso di colloqui o selezioni. Da qui nascono tutta una serie di iniziative, molto richieste dalle candidate e offerte dai centri, come i corsi sulle trasformazioni del mercato del lavoro al femminile, le tecniche di ricerca di un’occupazione e l’analisi delle competenze, che vengono organizzati a cadenza mensile. Un altro servizio per chi va a caccia di un impiego in ambito domestico è “ABC per la famiglia”, dove ABC sta per assistenti, badanti o colf. Domanda e offerta vengono incrociate: le donne interessate a lavorare in questo settore si possono iscrivere in un’apposita lista, mentre le famiglie alla ricerca di una figura di questo tipo si rivolgono direttamente ai centri per l’impiego. Negli ultimi anni, le iscritte sono aumentate progressivamente, attestandosi sul migliaio di unità nel 2011. Su un altro fronte, quello imprenditoriale, lo sportello “Creaimprese”, avviato la scorsa estate, piace soprattutto alla componente femminile, il 75 per cento dell’utenza che finora ha avuto accesso ai suoi servizi, tutti gratuiti: si va dai percorsi di orientamento alla formazione individuale, fino ai gruppi di accompagnamento alla creazione di un’impresa. Per quanto riguarda la formazione, l’anno scorso 266 donne del territorio provinciale hanno usufruito della “Carta Ila”, una sorta di carta di credito per sostenere spese legate alla formazione, ciascuna di circa duemila euro, assegnata a disoccupati iscritti al centro per l’impiego. Informazioni dettagliate sui vari servizi mirati si possono trovare all’indirizzo www.provincia.fi.it/lavoro.


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focus

Aprile 2012

la noMina/1. Chi è Giuseppe Betori, sbarcato nel capoluogo toscano quattro anni e mezzo fa

Una storia di fede partita da lontano LA rEALTÀ/1

ordinato sacerdote nel 1970, da allora

Prevenzione e non solo

La lotta alle droghe di Villa Lorenzi

il suo curriculum si è riempito

U

di incarichi importanti. È considerato uno dei maggiori biblisti italiani Benedetta Strappi

N

ella città del giglio ci è arrivato quattro anni e mezzo fa. Era l’8 settembre 2008 e monsignor Giuseppe Betori, oggi cardinale, veniva nominato arcivescovo di Firenze. Pochi giorni dopo, il 26 ottobre, faceva il suo ingresso nell’arcidiocesi fiorentina, ricevendo il pastorale del cardinal Ennio Antonelli e scegliendo di dedicare la prima uscita pubblica ai piccoli pazienti ricoverati al pediatrico Meyer. Ma la storia ecclesiastica del neocardinale comincia da lontano. Dal settembre del 1970, per l’esattezza, quando Betori, nato a Foligno, viene ordinato sacerdote nella stessa città. Durante il mandato sacerdotale nella città natia, Betori ha prestato opera come assistente all’Istituto San Carlo, occupandosi della formazione dei giovani diocesani. Ma nel curriculum dell’oggi cardinale gli incarichi importanti si sono susseguiti e riempiono pagine e pagine: come quello di segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, mandato che ha concluso il 25 settembre 2008. L’anno successivo invece – per la precisione il 10 febbraio 2009 – è stato eletto dai vescovi toscani presidente della Conferenza Episcopale Toscana. Ma Betori ha anche una carriera saggistica degna di nota, frutto dei suoi studi, ed è considerato uno dei maggiori biblisti italiani. Si è formato alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto Biblico, dove ha conseguito il dottorato in Sacra Scrittura con una tesi poi pubblicata con il titolo “Perseguitati a causa del Nome”. Autore di numerosi saggi sull’opera lucana e su temi

il neocardinale

giuseppe betori

di ermeneutica biblica e di catechetica, è stato docente di introduzione alla Sacra Scrittura e di esegesi del Nuovo Testamento presso l’Istituto Teologico di Assisi. Già direttore dell’Ufficio catechistico nazionale - altro incarico di peso nel suo curriculm – il cardinale ha curato la pubblicazione di vari volumi del catechismo della Cei, l’organizzazione del Convegno ecclesiale di Palermo (1995) e di quello di Verona (2006), l’avvio e lo sviluppo del “progetto culturale” e la preparazione della XV Giornata mondiale della gioventù (2000) in occasione del Giubileo. Tre anni fa, invece, il 29 giugno 2009, papa Benedetto XVI gli ha concesso il pallio, segno distintivo degli arcivescovi metropoliti, che sono poi

quelli che presiedono le province ecclesiastiche. Il pallio è una stola, bianca, che richiama la pecora che il pastore prende sulle spalle e simboleggia, appunto, il compito pastorale di chi lo indossa. Il resto è storia recente, recentissima. Un capitolo buio della biografia di Betori è quello che ha riempito le cronache il 4 novembre scorso, quando il segretario del neocardinale, don Paolo Brogi, è rimasto ferito all’addome durante un agguato avvenuto all’ingresso della Curia. A sparare fu un uomo, un pluripregiudicato di 73 anni, arrestato tempo dopo. Chiusa la vicenda, la biografia di monsignor Betori porta dritto al 18 febbraio scorso, con la nomina a cardinale da parte di Benedetto XVI.

na delle realtà legate alla diocesi fiorentina è Villa Lorenzi. Qui le attività legate alle tossicodipendenze vanno avanti dal 1988, quando la chiesa fiorentina decise di affidare a Zaira Conti, anima del progetto, la struttura vicino a Careggi. L’idea era quella di mettere a punto un programma di prevenzione dal rischio tossicodipendenza, ed è in questa direzione che si è cominciato a lavorare fin da subito. L’associazione che sta dietro a Villa Lorenzi, infatti, era attiva in quest’ambito già alla fine degli anni ‘70, quando si occupava essenzialmente di programmi di recupero. Oggi ha allargato il suo raggio d’azione, e il piano d’intervento è triplice: prevenzione, riabilitazione e formazione per adolescenti e giovani. Tante le attività portate avanti ogni giorno, come il centro diurno dedicato ai minori a rischio, frequentato da ragazzi divisi in fasce d’età (11-14 e 14-18), al quale si affiancano i gruppi di sostegno ai genitori e vari progetti con scuole, parrocchie e associazioni. Ci sono poi il “Programma giovani per il futuro”, che si rivolge ai consumatori di nuove droghe e ai giovani con disturbi alimentari, e un gruppo dedicato ad amici e parenti di persone che vivono situazioni di disagio. Sul fronte della riabilitazione, invece, ci sono un programma serale riservato ai giovani tossicodipendenti che sono riusciti a mantenere i loro impegni di studio o lavoro, un gruppo per i “poliassuntori” e per chi è caduto nel tunnel della cocaina, uno per i genitori e persino uno sportivo, per cominciare a riprendersi la quotidianità fin dai campetti di calcio. Chiudono il cerchio le attività formative: a Villa Lorenzi si tengono anche un laboratorio di falegnameria e restauro e uno di legatoria e cartotecnica, entrambi pensati perché i ragazzi possano “imparare un mestiere” e sviluppare capacità creative. Per informazioni: www. /B.S. villalorenzi.it.

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focus

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la noMina/2. Quel giorno in San Pietro la proclamazione da parte di papa Benedetto XVI

18 febbraio, un “fiorentino” cardinale A supportare il “loro” vescovo un migliaio di fedeli, arrivati per l’occasione dalla città del giglio. Poi il lungo applauso in santa Maria del fiore Benedetta Strappi

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l 18 febbraio scorso, nel calendario diocesano fiorentino, è stato un giorno di quelli con la “G” maiuscola. È in questa data, infatti, che l’arcivescovo Betori è stato creato cardinale da papa Benedetto XVI, con la consegna della berretta e dell’anello cardinalizio nella basilica vaticana durante il concistoro. Insieme a lui, altri 21 nuovi cardinali: a ognuno è stato assegnato un titolo o una diaconia della chiesa romana. A Betori è toccata la chiesa di San Marcello dei Serviti in via del Corso, a Roma. E non è stato casuale, perché questa chiesa è stata retta per anni dai Servi di Maria, ordine religioso nato proprio nella diocesi di Firenze, nel convento di Monte Senario. A Roma, quel giorno, c’erano anche un migliaio di fedeli fiorentini, arrivati a supporto del “loro” vescovo, mentre tra i volti noti in San Pietro c’era anche quello del premier Monti, accompagnato dalla consorte. E monsignor Betori, con l’occasione, ha scelto di “sgarrare” rispetto al protocollo e a conclusione del concistoro ha portato di persona i suoi saluti al presidente del Consiglio: “Ho voluto anche

esprimere la vicinanza della Chiesa all’Italia in questo momento difficile per il paese”, ha poi spiegato il neocardinale. Il giorno dopo, tornato nella sua Firenze, monsignor Betori è stato accolto da un lunghissimo applauso che gli ha dato il benvenuto all’inizio della messa celebrata in Santa Maria del Fiore, alla presenza di quasi tutti i vescovi della Toscana, del cardinale Silvano Piovanelli e dell’arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti . La sua omelia, la prima da cardinale, è stata tutta incentrata sul significato della parola “porpora”, e alla folla di fedeli che lo ascoltavano ha detto: “Il mio servizio si estende oltre i confini della comunità dei credenti in Cristo e si fa responsabilità per tutta la città degli uomini, a cominciare da questa amata città di Firenze”. Tanto amata, Firenze, che Betori per la prima volta ci venne nel 1966, a 19 anni, come angelo del fango, arrivato come centinaia di altri ragazzi da tutta Italia per aiutare nella ricostruzione dopo l’alluvione. Fu lui stesso, appena insediatosi, nella lettera di saluto alla chiesa e alla città di Firenze, a confidare: “Quando mi è stata co-

la prima

messa

a

firenZe

del cardinale

(foto

di

municata la decisione del Santo Padre di inviarmi a Firenze come Arcivescovo, mi è sembrato per un attimo di risentire il frastuono e la convulsione di quei giorni”. Tra le iniziative nate in seno proprio alla “sua” Firenze, Betori nel 2009 ha avviato di un sistema di microcredito che l’arcidiocesi fiorentina garantisce a chi avvia nuove imprese. E proprio con la città monsignor Betori, sin dalla notizia della

anna Zucconi)

futura nomina a cardinale, ha voluto spartire i meriti di questa nomina, come ha detto durante durante l’Angelus dell’Epifania: “Esprimo profonda gratitudine al Santo Padre per questo gesto di benevolenza, che sento rivolto non solo alla mia persona, ma anzitutto alla Chiesa fiorentina e alla città di Firenze, come riconoscimento della loro gloriosa tradizione di fede e di cultura”.

LA rEALTÀ/2 Alla scoperta dei due centri gestiti dalla Fondazione Opera Diocesana di Assistenza

Là dove i disabili coltivano l’orto e dipingono quadri

L’

arcidiocesi fiorentina ha davvero tanti “rami”. Tanti settori d’attività, e uno di questi è la riabilitazione delle persone disabili. La Fondazione Opera Diocesana di Assistenza di Firenze se ne occupa dagli anni ‘70 e oggi gestisce due centri, uno a Castello (Villa San Luigi) e uno a Diacceto (Pelago). Nelle due strutture sono seguite, complessivamente, 140 persone: alcune ci vivono, altre frequentano i centri solo di giorno. La riabilitazione, da queste parti, è intesa come una missione e ogni giorno si lavora per restituire agli ospiti la massima autonomia possibile, con una grande attenzione alle attività socio-educative. E allora non c’è da stupirsi nello scoprire che questi

disabili vadano a cavallo (tecnicamente si tratta di ippoterapia, naturalmente), facciano teatro, coltivino orti biologici, fabbrichino bomboniere, partecipino alle olimpiadi di Special Olympics e giochino a calcetto. E questo giusto per citare alcune delle attività portate avanti nei due centri. Nei mesi scorsi, ad esempio, alcuni disabili ospiti di Diacceto sono stati i pittori protagonisti di una mostra dedicata al tricolore che, dopo un grande successo registrato a Firenze, è stata portata in trasferta a Monsummano. E a Villa San Luigi, il giorno di Natale, medici e operatori sono riusciti a chiudere l’istituto e a trovare, per ognuno degli ospiti, una famiglia che li accogliesse per il

pranzo natalizio. Proprio in quel centro, in questi giorni, sta tra l’altro per arrivare un ospite molto speciale: si chiama Fly, è un cucciolo di golden retriever, e da ora in avanti sarà il fido “operatore” di pet therapy per i disabili ospiti dell’istituto. A Diacceto, invece, si è al lavoro per realizzare un villaggio “bio” in cui andranno a vivere i disabili che hanno completato il loro percorso riabilitativo e sono pronti per una vita indipendente, per quanto assistita. Per info: www.odafirenze. it. Si può anche scegliere di donare il 5 per mille alla Fondazione specificando il codice fiscale 00705550481 nella casella dedicata al so/B.S. stegno del volontariato nella dichiarazione dei redditi.

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politica

Aprile 2012

il docuMento/1. Approvato da Palazzo Vecchio il bilancio di previsione 2012

Irpef, Imu e le altre: ecco cosa cambia La prima passa dallo 0,3 allo 0,2,

i minori trasferimenti (vengono a mancare 55 milioni di euro, compensati da 43 milioni di maggiori introiti Imu e 12 dal contributo di soggiorno) il Comune ha comunque deciso di investire di più in alcuni settori, destinando due milioni di euro in più per la cultura e 5,7 milioni in più per casa, sociale, istruzione e sport. Vita dura, infine, per i furbetti della dichiarazione fiscale. Matteo Renzi e Claudio Fantoni hanno voluto inserire nel bilancio 500mila euro di recupero dall’evasione. Gli evasori saranno scovati grazie a un nuovo software che consente di avere i dati incrociati dei fiorentini, dal reddito ai beni immobili fino ai consumi. Insieme al bilancio, inoltre, sono state approvate tredici varianti urbanistiche (secondo una procedura prevista nel decreto Salva Italia): una dà il via alla riqualificazione dell’area della Mercafir. Le altre varianti riguardano l’ex ristorante Le Rampe, la colonica di piazza Artom, l’ex deposito tram, il teatro comunale, l’ex scuola di via di Villamagna, il nuovo Conventino, l’attrezzatura sportiva di San Bartolo a Cintoia, l’ex Meccanotessile, l’edificio del Parione, il Possesso di Rusciano, l’Istituto Demidoff e l’Istituto Sant’Agnese.

la seconda sarà del quattro per mille, meno dell’ultima Ici, quella del 2007. Nel mirino i “furbetti della dichiarazione fiscale”: controlli incrociati anti-evasori Antonio Passanese

P

er Palazzo Vecchio è tempo di bilancio. E chi si aspettava un aumento dei balzelli dovrà ricredersi: per la prima volta è stato deciso di abbassare l’addizionale Irpef, che passa dallo 0,3 allo 0,2. Anche sull’Imu per la prima casa i fiorentini pagheranno meno rispetto all’ultima Ici, quella del 2007. Allora corrispondeva al 6 per mille, adesso l’Imu sarà al 4 per mille, una percentuale comprensiva dell’adeguamento catastale che consentirà di andare a pagare un po’ meno di prima. Diverso il discorso per le seconde case e terze case affittate e i negozi, con l’Imu al 9,99 per mille, e per le seconde e terze case sfitte, per le quali l’Imu sarà al massimo, 10,6 per mille, più del doppio di prima. È stata inserita anche una speciale Imu pari al 7,6 per mille con rimborso del 50% per chi affitta le case a canone concordato. Si tratta, come ha spiegato il sindaco Matteo Renzi insieme all’assessore al bilancio Claudio Fantoni, di una sorta di “minipatrimoniale” che va a colpire la rendita. Ma questi sono solo alcuni dei “principi cardine” che compongono il bilancio di previsione 2012 approvato da Palazzo Vecchio agli inizi di marzo. Nel documento economico la giunta comunale ha voluto prevedere anche punti di “gentilezza urbana”: chi ha i bambini in affido non pagherà le rette o le mense scolastiche, mentre gli studenti e i parenti dei ricoverati (al massimo due) non dovranno più versare la famigerata tassa di soggiorno. Musei civici gratis per i minori di 18 anni e gli accompagnatori dei disabili. Nonostante

IL DoCuMENTo/2 Galli: “Tutto e il contrario di tutto, con fughe in avanti e dietrofront”. Cellai e Roselli: “Niente di nuovo sotto il sole”

Dalle multe alle alienazioni, le “preoccupazioni” dell’opposizione

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approvazione del bilancio di previsione 2012 ha alimentato una ridda di polemiche dall’opposizione. L’ex pidiellino Giovanni Galli, senza tanti complimenti, ha definito Matteo Renzi “il rappresentante di una politica vecchio stampo, capace solo di spettacolarizzare ogni cosa o evento senza accompagnarvi sostanza”. Secondo il capogruppo dell’omonima lista, il primo cittadino “ha sparato cifre a non finire dicendo tutto e il contrario di tutto con fughe in avanti e rapidi dietrofront: sull’Imu, ad esempio, ha scelto di stangare

i negozi ma poi ha annunciato di essere aperto al dialogo”. Per la maggioranza è Francesco Bonifazi, capogruppo Pd, a difendere l’operato della giunta: “È nota la smania di Galli di apparire sui giornali. Ma forse prima di criticare il bilancio potrebbe leggerlo. Anche stavolta Galli poteva risparmiarsi il suo comunicato di chiacchiere”. Il Popolo della libertà definisce il bilancio 2012 un atto “di poca fantasia”. “Multe, alienazioni e poco più – dicono i consiglieri Jacopo Cellai ed Emanuele Roselli – tutto già visto, in perfetta continui-

tà con Domenici. Anche quest’anno infatti ritroviamo nel bilancio una voce consistente riguardante le alienazioni. E questo non può che destare preoccupazione visto i continui fallimenti che questa amministrazione ha registrato fino ad oggi: immobili come il teatro comunale che non si riescono a vendere – con il rischio di svendere prima o poi – hanno portato solo a nuovi mutui a carico di Comune e quindi dei cittadini. Insomma - concludono Cellai e Roselli - niente di /A.P. nuovo sotto il sole”.

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politica

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inteRventi. Sul piatto opere per 312 milioni per i prossimi tre anni Pdl. Questione morale e primarie i temi più caldi

Strade, scuole e infrastrutture Plebiscito e polemiche nel piano degli investimenti al congresso azzurro S

Antonio Passanese

i è chiuso il mese scorso il congresso del Pdl fiorentino, il primo dell’era “post-Berlusconi”. La due giorni di conta, avvenuta sabato 3 e domenica 4 marzo a Firenze e Scandicci, riconferma Nicola Nascosti e Alberto Tirelli alla guida della direzione metropolitana, Gabriele Toccafondi e Achille Totaro a quella del partito cittadino. Si è trattato di un vero e proprio plebiscito per le candidature vicine al coordinatore nazionale Denis Verdini. Accompagnato da un grande successo di partecipazione: alle urne si sono presentate oltre 1.600 persone, quasi il 70% dei tesserati. Un dato storico per il Pdl gigliato. Se il congresso è stato unitario, i malumori e le schermaglie in verità non sono mancati, specie sulla “questione morale” e sulle primarie. Protagonista principale della polemica uno

F

irenze? Una città in continua evoluzione, che cresce e che continuamente deve adattarsi alle esigenze di chi la abita, rispettando però allo stesso tempo la sua vocazione storica. Sono queste le diverse anime della città che il piano triennale degli investimenti - approvato dalla giunta comunale, che ha messo sul piatto opere per 312 milioni di euro – prova a conciliare. Si tratta di risorse sia pubbliche che private (project financing o sponsorizzazioni) e derivano da stanziamenti di bilancio, alienazioni, mutui, trasferimenti da Stato o Regioni. Gli investimenti sono finalizzati a interventi in settori cruciali come viabilità e infrastrutture, beni culturali e scuole. Per il 2012 saranno disponibili oltre 156 milioni, per il 2013 oltre 113 e oltre 42 nel 2014, per un totale di 312.943.676 euro. Molto consistente il piano della viabilità (oltre 50 milioni solo per il 2012), che comprende rifacimento di strade e nuove infrastrutture. Per quanto riguarda i rifacimenti, dopo i lavori effettuati in precedenza in zone non centrali, nei prossimi mesi partiranno numerosi cantieri nel centro storico, per esempio in via Por Santa Maria (un milione di euro), in piazza de’ Nerli (1,7 milioni) e in via della Colonna (oltre un milione). E ancora in via Panzani (oltre un milione), via Cerretani (oltre un milione) e via Tornabuoni (850mila euro). Tra gli investimenti previsti ci sono poi il completamento del collegamento viario Nenni-Torregalli (800mila

Molto consistenti i capitoli che riguardano viabilità, mobilità e sicurezza euro), i nuovi parcheggi a Serpiolle (un milione), Sorgane (un milione) e Settignano (un milione). Un milione e 200mila euro sono stati messi a disposizione degli interventi della mobilità nel Parco delle Cascine (ztl e parcheggi), mentre un milione e mezzo serviranno per la realizzazione della passerella ciclo-pedonale Argingrosso-Cascine. Inserite nel Piano anche opere fondamentali per la mobilità cittadina come il bypass delle Cascine del Riccio e quello di Ugnano e Manti-

gnano, e l’ampliamento della rete di busvie. Numerosi infine gli interventi di infomobilità e di aumento della sicurezza stradale nell’ambito del progetto David. Una buona fetta delle risorse (45 milioni di euro) è stata destinata anche all’edilizia scolastica per manutenzione, miglioramento acustico, adeguamento energetico e lavori strutturali. Il piano degli investimenti triennali, oltre alla consueta manutenzione di edifici, monumenti e chiese, concentra l’attenzione su Palazzo Vecchio, di cui è già partito il progetto di raddoppio degli spazi museali (oltre due milioni di euro totali), sulla biblioteca delle Oblate e sul teatro dell’Oriuolo, compresa la bonifica dall’amianto (oltre due milioni di euro). Più di quattro milioni sono previsti per la ristrutturazione del teatro della Pergola, oltre un milione è destinato allo Stibbert. Infine, la giunta Renzi non dimentica nei suoi progetti nemmeno lo sport: l’avvicinarsi dei Mondiali di ciclismo mette in moto numerosi investimenti, con alcuni milioni di euro solo per interventi di messa in sicurezza della viabilità dei percorsi di gara. Per quanto riguarda il verde pubblico, infine, da segnalare la realizzazione del giardino nell’area dell’ex Meccanotessile, per un costo pari a un milione e 600mila euro.

Riconfermati Nascosti, Tirelli, Toccafondi e Totaro dei big della vecchia guardia del partito, il senatore Paolo Amato. Il cui richiamo “al partito degli onesti” auspicato dal segretario Angelino Alfano è stato interpretato come un j’accuse nei confronti del coordinatore nazionale Verdini in merito alle vicende giudiziarie che lo hanno chiamato in causa: la “cricca”, la P3, le opere del G8 e, da ultimo, l’inchiesta sul senatore Pdl Riccardo Conti. La risposta di Verdini non si è fatta attendere. Dal palco del congresso il coordinatore nazionale si è scagliato contro Amato, e i due si sono lanciati in un acceso battibecco davanti agli iscritti allibiti. Una tenzone finita con il commento secco di Amato: “Nelle tue condi-

gabriele toccafondi

zioni – si è rivolto a Verdini – dovevi dimetterti”. Solo un atto del dibattito interno che da mesi ormai sta scuotendo il Pdl. Innanzitutto gli addii. L’ultimo ad andarsene sbattendo la porta è stato Samuele Baldini, consigliere provinciale recentemente passato al gruppo misto e ora tentato dall’Udc, come già prima lui il parlamentare Alessio Bonciani, passato al partito di Casini in aperta rottura con Berlusconi e Verdini. C’è poi la rivolta degli “ottanta” capeggiata dall’eurodeputato Paolo Bartolozzi, primo firmatario di un documento presentato al congresso, critico per la scarsa dialettica interna al partito e sottoscritto da un’ottantina di eletti tra comuni e circoscrizioni. Capitolo primarie: richieste da molti esponenti del partito, alla fine sono state bocciate dai vertici. Il consigliere comunale Francesco Torselli e quello regionale Paolo Marcheschi tra i più attratti dall’idea della consultazione tra gli iscritti per la scelta dei candidati. “Basta ai candidati ‘last minute’”, è stato l’invito di Marcheschi al congresso. Ma lo ha gelato il coordinatore fiorentino. “Le primarie? Nel nostro partito non c’è la cultura adatta”, le ha rispedite al mittente /N.B. Toccafondi.

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al volante

Aprile 2012

SicuRezza. Ormai da mesi si parla dell’introduzione di questo reato: l’iter va avanti

Il (lungo) cammino verso “l’omicidio stradale” Giulia Righi

sull’argomento è intervenuto anche il ministro Corrado Passera: “L’impunità

S

non può essere tollerata”. Le pene saranno più severe, ma ci vorrà del tempo

ono passati ormai tanti mesi da quando si è cominciato a parlare del reato di “omicidio stradale”. È partito tutto da Firenze, e poche settimane fa l’eco dell’iniziativa si è sentita nei palazzi romani, con il ministro dei trasporti, Corrado Passera, che in commissione trasporti ha sottolineato come ci si trovi di fronte a un “problema da approfondire”. E che si tratti di un “problema da approfondire” da tempo lo sostengono oltre 58mila persone, le stesse che hanno firmato la proposta di legge per introdurre questo tipo di reato.”Quello che è importante – ha spiegato il ministro – è che l’impunità non può essere tollerata. È socialmente inaccettabile che chi uccide qualcuno guidando sotto lo stato di ebbrezza o di sostanze stupefacenti ritorni casa. Credo che sia obiettivo comune eliminare qualcosa che offende il comune sentire”. Il ministro ha comunque puntualizzato che, nell’istituzione di questa nuova fattispecie penale, occorrerà tener conto del quadro normativo vigente a livello europeo. Ma cosa dovrebbe cambiare, effettivamente, a livello legale una volta che questa battaglia avrà compiuto il suo iter? La proposta mira a inasprire le pene per chi uccide guidando sotto l’effetto di alcol e droghe. In Italia, infatti, gli omicidi come quello di Lorenzo Guarnieri, investito mentre si trovava alla guida del suo scooter da una persona risultata positiva all’alcol-test, sono giudicati e puniti come “colposi”, diversamente da quanto avviene in altri paesi, dove questo tipo di omicidio viene considerato “volontario” e punito come tale. Con l’introduzione del reato, le pene attualmente previste

passerebbero da 3-10 anni a un minimo di 8 e a un massimo di 18 anni. La proposta di legge prevede inoltre l’arresto in flagranza di reato e il cosiddetto “ergastolo della patente”: a chi guida sotto l’effetto dell’alcol e della droga sarà tolta definitivamente la patente dopo il primo omicidio. Ad ora, invece, è prevista solo la revoca temporanea del permesso di guida e nessuna misura cautelare. Certo, ci vorrà ancora del tempo. Perché - come racconta nelle righe qua sotto Stefano Guarnieri, padre di Lorenzo - l’iter è impegnativo ed è ambizioso pensare che si arrivi al dunque entro la fine dell’anno in corso. Ci sono prima le discussioni nelle commissioni, poi il passaggio alla Camera per il voto, poi la discussione in Senato. A quel punto, se la proposta verrà approvata, il governo sarà tenuto a legiferare sulle modifiche richieste. Ma le battaglie dell’associazione non finiscono qua: l’omicidio stradale è uno dei 35 punti del progetto David sulla sicurezza stradale, che si propone di salvare 58 vite umane e ridurre di 1.000 i feriti gravi a Firenze sino al 2020, attraverso una serie di interventi e campagne di comunicazione.

la Reazione. Il commento di Stefano Guarnieri: “Grazie a tutti i firmatari”

“Bene, ma c’è ancora tanto da lavorare”

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ull’apertura all’introduzione del reato di omicidio stradale arrivata dal ministro Passera ha detto la sua a Il Reporter Stefano Guarnieri, padre di Lorenzo e presidente dell’associazione Lorenzo Guarnieri. Come associazione che da tempo porta avanti questa campagna e che ne è stata la promotrice, cosa vi aspettate adesso? Siamo felici delle dichiarazioni del ministro anche se siamo prudenti sugli sviluppi, quindi restiamo con i piedi per terra. Di strada da fare ce n’è ancora

tanta. Certo che senza le oltre 58mila firme la proposta di legge non sarebbe andata in discussione in commissione trasporti. Grazie a tutti i firmatari. Quale sarà l’iter della legge? L’iter è ancora lungo. Dopo le discussioni nelle commissioni (trasporti e giustizia) dovrà andare in assemblea alla Camera per il voto. Dopodiché sarà discussa in Senato e, se approvata, obbligherà il governo a legiferare sulle modifiche richieste. Noi continueremo a fare pressione insieme ad altre associazioni per far sì che questa sia una priorità di

governo e che quindi i tempi vengano accelerati da un eventuale decreto legge. L’obiettivo molto ambizioso rimane quello di trasformare la proposta in legge nel 2012. E le prossime battaglie dell’associazione? Sono quelle che portiamo avanti tutti i giorni, andando nelle scuole e spingendo il Comune nella realizzazione del progetto David. Le strade delle grandi città italiane sono pericolose, soprattutto per gli utenti deboli: pedoni, ciclisti e motociclisti. /G.R. C’è ancora tanto da lavorare.

zooM. I futuri architetti parteciperanno a un workshop

Le opere degli studenti contro gli incidenti L’

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ingegno dei futuri architetti per la causa della sicurezza stradale. Nei prossimi mesi gli studenti della Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze parteciperanno a un workshop progettuale nell’ambito della campagna “Occhioallastrada”, attivata all’interno del progetto “David”, per mettere la loro “creatività a disposizione di una causa importante che riguarda tutti, ovvero la lotta agli incidenti stradali”, come spiegato dall’assessore alla mobilità di Palazzo Vecchio Massimo Mattei. Ma in che modo saranno coinvolti gli architetti di domani? Gli studenti del corso di sociologia urbana, coordinato dal professor Leonardo Chiesi, saranno chiamati a progettare una serie di installazioni sulla sicurezza della guida in città. Un contributo che dovrà “invitare” i cittadini a pensare in modo nuovo alla sicurezza sulla strada e sensibilizzarli sul tema in una maniera insolita e originale. Un tema, quello della sicurezza al volante, che riguarda drammaticamente proprio il mondo dei

giovani: come ricordato dall’assessore Mattei agli stessi studenti, gli incidenti stradali sono la prima causa di morte dei ragazzi tra i 15 e 25 anni. “Come Comune, negli ultimi anni – ha spiegato - anche grazie allo stimolo e al supporto di associazioni come quelle intitolate a Lorenzo Guarnieri e a Gabriele Borgogni abbiamo fatto importanti passi avanti, ma siamo ancora lontani dal centrare l’obiettivo della riduzione degli incidenti del 50% fissato dall’Unione Europea. Un risultato che potremo raggiungere soltanto con la collaborazione dei cittadini e soprattutto dei giovani”. Alla presentazione del workshop erano presenti anche Stefania Guarnieri, presidente dell’associazione Lorenzo Guarnieri, e i tecnici dell’ufficio comunicazione del Comune e dell’Agenzia Catoni. Ora la palla passa in mano agli studenti, che dovranno trovare il modo di ricordare ai loro coetanei (e non solo) – attraverso installazioni e fantasia – quanto sia importante la sicurezza sulla strada. /E.M.


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il luogo

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L’INCHIESTA. Il punto della situazione sulla sua salute con la direttrice Maria Letizia Sebastiani

Un “tesoro” sulle rive dell’Arno Come sta la Biblioteca Nazionale Serena Wiedenstritt

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n patrimonio di oltre sei milioni e 300mila volumi a stampa, 2.689.672 opuscoli, 25mila manoscritti, 4mila incunaboli, 29mila edizioni del XVI secolo e oltre un milione di autografi, insieme alla ricchezza di una raccolta di riviste italiane e straniere e di giornali, di spartiti musicali, di carte geografiche, di fondi fotografici, di comics, di libri d’artista del Novecento e, infine, di vari dipinti e oggetti artistici. Tutto questo è la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Per fare il punto sulla situazione su questo “tesoro” abbiamo parlato con la direttrice, Maria Letizia Sebastiani. Direttrice, partiamo dalla questione finanziamenti: la biblioteca è ancora in difficoltà? I tagli al bilancio, di sicuro notevoli, dipendono da una più generale e diffusa crisi economica. In questa situazione non si può non cercare di riprogrammare le proprie esigenze ottimizzando le risorse disponibili e gestendo percorsi comuni anche con i cittadini e gli utenti stessi. Speriamo in un forte rilancio della cultura e in una maggiore attenzione da parte della classe politica. Ad oggi, tra i tanti, il problema più difficile da risolvere rimane la diminuzione degli organici. La biblioteca conta attualmente solo 183 unità di personale, in rapporto alle oltre 400 che ne costituivano in un passato neanche lontanissimo l’organico, e il dato è in continuo calo per l’aumento progressivo dei pensionamenti. Il non inserimento di nuove leve sta facendo mancare il fondamentale processo di affiancamento, che nel lungo tempo finirà per pesare anche

l’ingresso della biblioteca

(foto

di

Giuseppe Della Maria)

Simone Berardino Laureando in Economia

Francesco Poggi Studente di Storia

Andrea Casadei Studente a Pisa

“Regole troppo restrittive”

“Fanno quello che possono”

“Un buon ambiente per lo studio”

“I problemi ci sono, ma alla biblioteca fanno quello che possono, considerata l’attuale scarsità di risorse, come in tutti gli istituti di studio. Dopo la tesi sulla storia politica di Urbino del Trecento vorrei restare all’università, ma mi andrà già bene se troverò un posto da cassiere...”

“Alla biblioteca nazionale di Firenze vengo solo per studiare. Ci si studia bene, è un ambiente positivo. Per quanto riguarda le città, a Pisa riconosco una maggiore apertura, mentre Firenze è sotto molti aspetti una città a misura di turista più che di studente”

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“Nella vita faccio tutt’altro rispetto ai mie studi. E chi come me frequenta la biblioteca come un utente qualsiasi, solo per passione, si trova penalizzato: dagli orari di apertura alle regole per la consultazione che sono troppo restrittive”

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il luogo

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sull’erogazione dei servizi, nonostante la presenza di un personale altamente qualificato e disponibilissimo. Quali sono i problemi ancora da risolvere e i progetti in corso? Stiamo ancora lavorando ai danni causati dall’alluvione del 1966: restano ad oggi ancora da recuperare circa 17mila volumi appartenenti ai Fondi Palatino e Magliabechiano e circa 30mila miscellanee. E questo a fronte di circa 1.200.000 unità bibliografiche danneggiate, di cui 300mila libri. Per fortuna il settore dei manoscritti e dei rari, collocato al piano superiore, non venne raggiunto dall’acqua. Gran parte dei volumi danneggiati e tutti i cataloghi sono stati recuperati ad opera del centro di restauro della biblioteca, anche se la drastica riduzione di personale da 70 restauratori agli attuali 7 provoca notevoli ritardi e rallentamenti. Lo stesso laboratorio di restauro interno si occupa di aggiornare il “Piano di emergenza per le collezioni” della biblioteca, di concerto con la protezione civile. Per quanto riguarda il capitolo delle acquisizioni, la biblioteca gode del deposito legale di quanto pubblicato in Italia: significa un accrescimento di circa due chilometri lineari all’anno delle nostre raccolte, oltre a essere impegnata in un progetto di fruizione e conservazione delle memorie digitali denominato “Magazzini digitali”. La biblioteca è anche impegnata da anni nel settore della digitalizzazione di

parte del proprio patrimonio librario e documentario con vari progetti ministeriali e non, in particolare con il Progetto ProQuest, in corso, e il Progetto Google, che partirà a breve, i quali, nella loro diversità oggettiva, avranno come fine comune la disponibilità e la visualizzazione in rete di gran parte dell’immenso e notevole patrimonio della biblioteca. Quali sono le prossime iniziative in programma? In occasione della Settimana della Cultura, il 16 aprile verrà inaugurata una mostra fotografica in collaborazione con il Nucleo di tutela del patrimonio culturale dei Carabinieri sui patrimoni ritrovati. Sempre in aprile sono previste le presentazioni del libro

Il suo patrimonio cresce di due chilometri lineari ogni anno l’esterno della struttura

curato da Anna Levi “Storia della Biblioteca dei miei ragazzi”, sulla storia della casa editrice Salani in occasione dei 150 anni della sua fondazione, a cui sarà affiancata un’esposizione dei libri della collana, e del libro di Enrica Asquer “Storia intima dei ceti medi. Una capitale e una periferia nell’Italia del miracolo”.

(foto

di

Giuseppe Della Maria)

Oltre sei milioni di volumi a stampa e una valanga di manoscritti, opuscoli e riviste. Il problema principale è la diminuzione dell’organico, più che dimezzato rispetto a non molto tempo fa. E i danni causati dall’alluvione si fanno ancora sentire

FOCUS. Turnover bloccato, i diplomati sono costretti a lavorare altrove. “Ma ci sono segnali positivi”

E intanto l’Opificio lotta per il suo futuro

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e tecniche più raffinate di restauro e l’innovazione della ricerca scientifica, un connubio che in un futuro neppure troppo lontano potrebbe cessare di dare i risultati straordinari finora ottenuti. È in sintesi la situazione drammatica che sta vivendo l’Opificio delle pietre dure, un istituto autonomo del Ministero dei Beni Culturali, tra i più importanti a livello internazionale nell’ambito del restauro delle opere d’arte. Un laboratorio all’avanguardia, un ente di ricerca scientifica e, infine, un istituto di formazione che prepara specialisti riconosciuti,

Dallo scorso 20 febbraio è in carica un nuovo soprintendente, Marco Ciatti

il cui diploma, grazie all’accreditamento ottenuto nello scorso 2009, equivale a una laurea magistrale: tutto questo è l’Opificio. I diplomati sono costretti però a lavorare altrove in quanto non ci sono possibilità di restare all’interno per colpa del turnover bloccato: il personale continua ad andare in pensione, non ci sono concorsi e viene quindi a mancare la trasmissione di conoscenze. Dai circa 140 dipendenti degli anni passati si è passati a cento: le maggiori carenze sono nell’ambito del settore del restauro degli arazzi, dell’oreficeria e del mosaico, le cosiddette “pietre dure” che danno il nome all’istituto. A riferirci questi dati è l’attuale soprintendente Marco Ciatti, in carica dallo scorso 20 febbraio, che in merito all’annoso problema si dimostra però più ottimista del passato. “Ci sono dei segnali positivi, tra questi anche la mia nomina, che rappresenta la volontà di affidare a una figura specifica l’istituto, mentre per anni se ne è occupata ad interim Cristina Acidini, una persona eccezionale

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ma chiaramente impegnata su diversi fronti”, spiega. Il dialogo con il Ministero, secondo Ciatti, non è mai mancato, e il depotenziamento è da ricollocare in un contesto generale di tagli alla pubblica amministrazione. Resta però il dramma di una spada di Damocle pendente su un vero fiore all’occhiello non solo della città di Firenze ma dell’intera Italia. Per capire l’entità dell’eventuale perdita, basti pensare alla qualità e all’importanza di alcuni lavori svolti, come il recupero della Croce dipinta di Giotto della Chiesa di Ognissanti, avvenuto nel novembre 2010, un’opera non più visibile dagli inizi del ‘900 e ora nella sua sede originaria. O ancora, uno degli interventi di restauro tra i più importanti al mondo, quello del ciclo di arazzi di manifattura medicea della Storia di Giuseppe ebreo, realizzati nella seconda metà del ‘500, con disegni preparatori di autori come Pontormo e Bronzino. Un’opera titanica, considerando che cia/S.C. scun pezzo supera i cinque metri.

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SeSSualitÀ/1. Accanto all’Hiv ce ne sono di nuove e di “riemergenti”

Quelle malattie trasmesse in intimità Giulia Righi

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ue, massimo tre su dieci: è il numero dei pazienti del Centro malattie trasmesse sessualmente della Asl 10 di Firenze che dichiara di utilizzare il preservativo. Il restante 70 per cento non lo utilizza o lo fa soltanto occasionalmente. A rivelarlo è un test proposto a settecento utenti della struttura, che ogni anno registra un flusso di 12-13mila pazienti, dei quali – fortunatamente - solo circa il 10 per cento è effettivamente affetto da patologie sessualmente trasmesse. A rivolgersi al centro sono soprattutto giovani dai 17 ai 30 anni: “Capita spesso che si tratti di ragazzi che hanno avuto un rapporto a rischio – spiega il reponsabile del centro, il professor Giuliano Zuccati – e arrivano da noi spaventati”. E il problema, si sa, è proprio questo: quando si parla di malattie legate alla sfera sessuale può più la paura a cose fatte che la prevenzione. Perché se negli anni ‘90 le campagne di comunicazione erano molte (e molto forti), come quelle sull’Aids, negli ultimi anni la percezione diffusa è che si sia abbassata un po’ la guardia. “Da quando, all’inizio del ventunesimo secolo, si è trovata la terapia per l’Hiv, si è cominiciato a intenderla come malattia cronica curabile ed è cambiata la percezione del rischio che se ne ha”. E invece si tratta di

una malattia serissima per la quale ancora non esiste un vaccino, e dunque solo una saggia accortezza può servire a evitarla. Ma, accanto a questa, che resta lo spettro più temuto, ci sono altre malattie cosiddette “riemergenti”: “Aumentano i casi di sifilide, gonorrea e infezioni da Chlamydia thrachomatis, un batterio che si comporta come un virus”. Altre malattie sessualmente trasmesse in aumento sono l’herpes genitale e l’hpv, il papilloma virus. Ma ci sono anche malattie “nuove” legate alla sfera sessuale: “Una variante nuova di una patologia esistente è il linfogranuloma venereo – spiega ancora il professor Zuccati

- nella particolare forma clinica che si presenta negli omosessuali, identificata dal 2006 in poi”. Insomma, le malattie legate alle abitudini intime sono molte, e quanto sia importante la prevenzione andrebbe ripetuto come un mantra: “La raccomandazione è quella, scontata, di cercare di avere sempre con sé dei preservativi. E di usarli – conclude il professore –. Tutte le volte che si hanno rapporti a rischio è bene poi rivolgersi a centri come il nostro, e occorre fare lo stesso se si rompe il preservativo”. Il centro si trova in piazza Indipendenza 11, al terzo piano, ed è contattabile telefonicamente all numero 055.6939654.

SeSSualitÀ/2. Vaccino ma non solo

Il papilloma virus, cosa è e come si cura T

ra le malattie legate alla sfera sessuale di cui si parla un po’ di più (e comunque ancora troppo poco, lamentano gli esperti) ci sono quelle legate ai papilloma virus (Hpv). Già, ma di cosa si tratta esattamente? I papilloma virus umani sono virus che si trasmettono per via sessuale e si replicano nelle cellule dell’epidermide. In natura ne esistono di oltre 120 tipi, e di questi oltre quaranta interessano l’epitelio anogenitale. È tra questi che si trovano gli Hpv definiti “ad alto rischio oncogeno”, che cioè sono collegati all’insorgenza di tumori, come il tipo 16 e 18. “In questo caso il virus penetra nel Dna della cellula e può causare il carcinoma della cervice uterina: ogni anno nel mondo si registrano 500mila nuovi casi ed è il secondo tumore delle donne, dopo quello della mammella”, spiega ancora il professor Zuccati dal Centro malattie sessualmente trasmesse. In Toscana, da anni, è stata avviata una campagna vaccinale gratuita per le ragazzine, per proteggerle da questi due tipi di Hpv. “Ma questo tipo di vaccino non copre contro gli Hpv 6 e 11, che sono invece responsabili dei condilomi più diffusi al mondo”, aggiunge Zuccati. E ancora: “Si stima che circa l’80-90 per cento delle persone incontri un Hpv nella sua vita, ma che solo il dieci per cento di questa popolazione sviluppi poi una malattia, mentre il restante 90 per cento elimina il virus dall’organismo nel giro di due anni”. La vaccinazione, che prevede tre iniezioni intramuscolari sul braccio nell’arco di sei mesi, è completamente gratuita per tutte le ragazzine residenti in Toscana, in età compresa fra gli undici e i sedici anni compiuti. Ci si può vaccinare gratuitamente nei Centri vaccinali delle Asl dopo aver ricevuto per posta la relativa convocazione. La Toscana, quest’anno, sarà tra l’altro la prima regione italiana ad adottare, progressivamente nelle varie Asl, il test Hpv in sostituzione dell’attuale pap test, per le donne over 35. Il nuovo test avrà validità quinquennale anziché /G.R. triennale.

la FotogRaFia. Da un recente convegno non vengono fuori dati particolarmente rassicuranti

I toscani, un popolo di sedentari Nella nostra regione un bambino su tre è sovrappeso o addirittura obeso, mentre l’attività fisica è limitata a tutte le età, con un aumento marcato degli “amanti della poltrona” negli ultimi anni. Anche sul fronte del fumo le cose non vanno bene

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ella nostra regione un bambino su tre, fra gli 8 e gli 11 anni di età, è sovrappeso o addirittura obeso e fa poca attività fisica. È questa la (preoccupante) fotografia emersa da un recente convegno che si è tenuto a Firenze, dal titolo “Guadagnare salute in Toscana”. E se le cose non vanno bene sul fronte “bilancia”, il panorama non è particolarmente roseo nemmeno per quanto riguarda l’attività fisica. Nella nostra regione un intervistato su tre nell’ambito del rapporto nazionale “Passi 2010” (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia) può essere definito fisicamente attivo, il 39% parzialmente attivo, mentre quasi un terzo risulta completamente sedentario (28%). I dati toscani sono praticamente sovrapponibili alla media nazionale (33% attivi, 37% parzialmente attivi, 31% sedentari). Hanno però avuto un picco notevole: dal 2007 al 2010 la percentuale di sedentari è aumentata passando, in Toscana, dal 24 al 28 per cento. E nella nostra regione l’aumento più marcato

si osserva proprio nel 2010: dal 25 al 28 per cento in un solo anno. Solo un intervistato su tre riferisce di aver ricevuto da medici o operatori sanitari il consiglio di praticare attività fisica regolarmente. E metà delle persone parzialmente attive e un quinto dei sedentari percepiscono il proprio livello di attività fisica come “sufficiente”. La sedentarietà aumenta con l’aumentare dell’età ed è più frequente nelle donne, nelle persone con un grado di istruzione minore e con molte difficoltà economiche. Anche sul fronte fumo non emergono dati positivi, per quanto invariati: dallo studio Edit 2011 presentato in Regione nel dicembre scorso emerge che tra i ragazzi il fumo è un’abitudine ancora in crescita. La proporzione di studenti che ha provato a fumare resta invariata (65 per cento) rispetto alla prima rilevazione del 2005, mentre aumenta la percentuale di coloro che sviluppano una vera e propria abitudine (19,2% nel 2005, 24,1% nel 2011). Anche in questa terza edizione dello studio si conferma che le femmine superano i coetanei maschi: il 25,7% delle studentesse fuma regolarmente e il 15,3% lo fa occasionalmente, contro, rispettivamente, il 22,6% e il 12,7% degli studenti maschi. Senza distinzione di genere, 15 anni è l’età in cui i ragazzi inizia/B.S. no a fumare con regolarità.


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open air

Aprile 2012

la cittÀ veRde/1. Pochi spazi a Campo di Marte, l’oscar va all’Isolotto: il punto della situazione

Il giro di Firenze in trecento giardini: promossi e bocciati Gianni Carpini

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a maglia verde spetta al quartiere 4, quella nera se l’aggiudica Campo di Marte, dove ogni residente può contare solo su 8 metri quadrati di giardino pubblico. Va invece molto meglio diladdarno, tra l’Isolotto e Legnaia. Qui, facendo due calcoli, il rapporto persone/prati è il migliore: per ciascun cittadino ci sono 23 metri quadrati di erba e alberi. Sul secondo gradino della “top-green”, prendendo in considerazione le aree gestite dal Comune, si trova il quartiere 3 (Galluzzo-Gavinana) con 21 metri quadri pro-capite. Medaglia di bronzo per il centro storico, che però è favorito dall’esistenza dentro i suoi confini del parco più esteso, le Cascine. Una presenza “ingombrante” che fa salire il verde disponibile per ogni residente quasi a quota 20 mq. La zona maggiormente popolata, quella di Novoli e Rifredi, è in quarta posizione (13 mq), ma guardando il rapporto tra giar-

dini ed estensione totale il quartiere 5 è promosso nelle prime tre posizioni. In tutto il territorio comunale lo spazio per passeggiate, jogging e giochi si estende per quasi sei chilometri quadrati, il 6 per cento della superficie complessiva. “Firenze è in una situazione intermedia – spiega il presidente di Legambiente Toscana, Fausto Ferruzza - non va male come al Sud, ma non siamo ai livelli altoatesini. È una condizione di limbo: per usare un termine calcistico, siamo a metà classifica. Ci salvano i grandi contenitori come Cascine e Albereta”. Sono oltre 310 i parchi e i giardinetti distribuiti nell’intera città. Ottantamila gli alberi curati dai tecnici del Comune, 1.500 i giochi per bambini. Il più ricco, rispetto alla sua grandezza, è il quartiere 1, ma il primato lo deve in gran parte ai 160 ettari che vanno da piazza Vittorio Veneto a ponte all’Indiano. Palazzo Vecchio mira a unire, grazie a una nuova passerella pedonale, il polmone cittadino e il parco dell’Argingrosso, sull’altra sponda dell’Arno. Per Legambiente non basta. “Firenze non deve respira-

re corto, ma guardare a tutto l’hinterland – dice ancora il presidente dell’associazione – prevedere nel piano strutturale aree verdi a dieci minuti da casa è un aspetto assolutamente condivisibile”. L’operato della giunta Renzi è promosso però con riserva. “Ciò che manca nel regolamento urbanistico – prosegue Ferruzza - è la realizzazione di corridoi ecologici tra le zone naturalistiche della piana e le grandi Cascine. Stiamo pensando a una lunga striscia di verde che connetta il parco fluviale al centro urbano, dall’Albereta giù fino a Signa, grazie a una rete di percorsi ciclopedonali, le cosiddette greenway”. Strade verdi anche per la fauna urbana: gli ambientalisti segnalano ad esempio la presenza di aironi e germani reali ai piedi di ponte all’Indiano. “È un progetto ambizioso – risponde Caterina Biti, assessore all’ambiente di Palazzo Vecchio, ultima arrivata in giunta – un aspetto su cui sarà necessario lavorare, ma è una proposta che va nella direzione già intrapresa dall’amministrazione per quanto riguarda vivibilità urbana e mobilità dolce”.

Alberi, giochi e prati: Il Reporter fa due conti. Nel quartiere dello stadio ci sono solo otto metri quadrati di natura per ogni abitante, mentre va meglio dall’altra parte dell’Arno. E Legambiente propone corridoi ecologici lungo gli argini del fiume Q1 giARdinO delle ROSe

Q2 giARdinO del meZZeTTA

Q3 AlBeReTA e AnCOnellA

Sculture con vista sul cupolone

Il verde si rifà il look

Due in uno: doppia “A” lungo l’Arno

Apertura tutto l’anno, non solo nel periodo di fioritura. Il giardino delle rose, sotto il piazzale Michelangelo, ospita dodici opere dello scultore Jean Michel Folon ed è visitabile da gennaio a dicembre. Anche il vicino giardino dell’Iris potrebbe presto ospitare mostre d’arte. Sempre nel Q1 sbloccato il restyling di piazza d’Azeglio, da concludere entro la primavera 2013.

L’area, quasi 26mila metri quadrati, è stata al centro di problemi e varie segnalazioni da parte dei residenti. In cantiere c’è la sua risistemazione: nuovo assetto per il verde, aree giochi per bambini e uno spazio per il fitness. Attrezzature dedicate agli sportivi anche ai giardini di Campo di Marte, grazie al contributo di uno sponsor.

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open air

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la cittÀ veRde/2. Il polmone “green” e i festini senza regole: arrivano i volontari anti-degrado

Un patto per salvare le Cascine. Funzionerà? Luca Squarcialupi

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omo avvisato, parco salvato. In soldoni è questa la strategia di Palazzo Vecchio per liberare le Cascine da sporcizia, rumore ed eccessi alcolici, alla base anche di qualche rissa: o i gruppi di persone che utilizzano gli spazi verdi si autoregolamentano oppure scatteranno i controlli serrati della polizia municipale. Questo l’aut aut di Palazzo Vecchio in vista di una stagione che si preannuncia, come da qualche anno a questa parte, rovente. A finire nell’occhio del ciclone è soprattutto la comunità peruviana, 5.600 anime a Firenze, diecimila in tutta la Toscana, che ha eletto a proprio punto di ritrovo il prato davanti all’ippodromo del Visarno. Qui ogni fine settimana, bella stagione permettendo, si danno appuntamento centinaia di persone, che banchettano, bevono alcolici e ascoltano musica, sparata a tutto volume. La novità di quest’anno sono i volontari anti-degrado: un gruppetto di cittadini di origine sudamericana, una decina in tutto, si è impegnato a far rispettare le regole agli altri connazionali durante i mega-ritrovi all’aria aperta. Al compromesso si è arrivati dopo mesi di incontri, ma il successo del patto salva-parco potrà essere valutato solo di settimana in settimana. La squadra capitanata dall’assessore al decoro Massimo Mattei ha scelto la via della diplomazia, coinvolgendo il consolato, prima di ricorrere al pugno duro. “Abbiamo raggiunto un accordo e ne siamo contenti, ma se le regole non

verranno rispettate – avverte – entrerà in azione la polizia municipale”. Chi vive nella zona, però, rimane scettico. In particolare gli abitanti di lungarno dei Pioppi, in linea d’aria proprio di fronte al prato incriminato. La questione dei festini alle Cascine si trascina da tempo, ma finora non è stata trovata una soluzione. Il 2011 è stato un anno da scordare per il “city park” fiorentino, alle prese con una situazione fuori controllo, grigliate non autorizzare, siepi trasformate in latrine, risse e residenti sul piede di guerra per gli schiamazzi, diurni e notturni. “Il Comune è stato fermo nelle sue richieste – spiega Manuel Veramendi, console generale del Perù a Firenze – in più occasioni, durante l’inverno, abbiamo informato tutti i rappresentanti della comunità che questa situazione non può andare avanti, altrimenti saranno prese misure drastiche. Ci sono delle norme da osservare e un comportamento decoroso da tenere. Ovviamente starà al singolo attenersi a un buona condotta. Da parte nostra – auspica – c’è la speranza che tutto vada per il meglio”. Gli happening delle Cascine non sono legati a particolari avvenimenti, si spiega dal consolato, ma sono un’occasione di ritrovo per gran parte della comunità peruviana. Durante gli incontri degli scorsi mesi era stata paventata l’ipotesi di un cambio di location, eventualità poi accantonata. “Non vogliono lasciare le Cascine, è un luogo pubblico e hanno diritto a starci, come ogni cittadino - precisa l’assessore Mattei – abbiamo raggiunto un’intesa: la comunità si è impegnata a rispettare le regole, quelle stesse regole che valgono per tutti i fiorentini, come il decoro e la pulizia”.

Q4 PARCO di VillA STROZZi

Q5 eX meCCAnOTeSSile

FUORi PORTA PARCO di PRATOlinO

Un bosco in mezzo alla città

Erba nella vecchia area industriale

La casa del gigante dell’Appennino

Dagli “autoctoni” è chiamato semplicemente “il boschetto”: otto ettari e mezzo di verde sulla collina compresa tra Bellosguardo, via di Soffiano e via Pisana. Al suo interno anche una villa: dopo il trasloco del Polimoda, qui potrebbero prendere posto uffici del Comune. Sempre nel Q4 risistemazione in vista per viale dei Bambini.

Mentre continua la discussione, va avanti il progetto per aprire il giardino ai cittadini. In cantiere c’è la creazione di un’area verde, con attrezzature e giochi per bambini. Altro luogo, altro progetto: entro ottobre dovrebbero essere conclusi i lavori all’ex scuola Caterina de’ Medici, con la creazione di un giardino da 350mila euro.

Celebre è la scultura del Giambologna (il colosso dell’Appennino) che domina un laghetto artificiale. Nacque alla metà del ‘500 per volere di Francesco I dei Medici, nell’800 passò ai Demidoff, dal 1981 è in mani pubbliche. Ogni anno, nel parco, si svolgono iniziative e visite guidate, oltre a osservazioni astronomiche.

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scenari

Aprile 2012

la cittÀ iMMaginata. Viaggio tra idee e proposte che non hanno mai visto la luce

ecco la Firenze dei progetti irrealizzati Ludovica V. Zarrilli

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arebbe senza dubbio una Firenze diversa. Più contemporanea? Forse. Quel che è certo è che se schioccando le dita ci ritrovassimo per magia nella città in cui tutti i progetti proposti negli anni fossero stati trasformati in realtà, avremmo sicuramente davanti agli occhi una Firenze inedita. Più bella o più brutta è difficile stabilirlo, ma sicuramente

foCus Facoltà di Architettura

Il prof e i sogni degli studenti

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ascate tra Ponte alle Grazie e Ponte Vecchio, il Campanile di Giotto nel bel mezzo di Manhattan e poi una maxi piscina in mezzo al colonnato degli Uffizi e un campo di grano in piazza della Signoria. Sono solo alcuni degli sguardi visionari che gli studenti del corso di grafica della Facoltà di Architettura hanno realizzato negli ultimi anni sotto la guida del loro professore e mentore, Marcello Scalzo. È stato lui a dar vita a quello che col tempo è diventato un tormentone, quella “Firenze Immaginaria” – oggi diventato anche un bel volume illustrato (Edizioni Edk, 127 pagg., 35 euro) – che proietta sulla città le fantasie degli studenti. “Con questo e altri progetti, come Tram vai a Firenze – spiega Scalzo – tento di accendere una lampadina nella creatività dei ragazzi, il primo passo per sviluppare poi progetti più complessi”. Il volume è dedicato ai ragazzi che hanno frequentato il corso e a Giuseppe Poggi. “L’anno scorso ricorreva il secondo centenario dalla nascita dell’architetto – continua il professore – e nessuno si è preso la briga di ricordarlo. E invece il Poggi è stato un progettista visionario e lungimirante. È stato lui a dare alla città un sistema efficace di viabilità quando di auto non ce n’era nemmeno l’ombra”. Un “gioco”, quello di immaginare una Firenze diversa, che tira fuori idee nuove e buoni propositi. “L’obiettivo è anche quello – chiosa Scalzo - di provocare una scintilla, di accendere un dibattito ogni giorno nuovo”.

stenteremmo a riconoscerla. Proviamo a immaginarla iniziando dalle proposte più recenti, come il ritorno alla pavimentazione in cotto per piazza della Signoria. Il fulcro della città sarebbe tinto di rosso, tornando al look delle origini, del periodo in cui – eravamo nel Quattrocento - Savonarola fu bruciato sul rogo. Ma la proposta, fatta da Renzi lo scorso febbraio, sembra non aver riscosso grandissimi consensi. Sorte un po’ incerta anche per la loggia progettata dal giapponese Arata Isozaki per l’uscita degli Uffizi in piazza del Grano, che ha visto schierarsi squadre di esperti pro e contro. Oggi è tutto fermo al palo, tra chi spera che si farà e chi giura che rimarrà un altro progetto irrealizzato. Spostandosi verso piazza San Lorenzo e guardando una delle chiese più belle della città torna in mente il desiderio espresso dall’attuale presidente del consiglio comunale Eugenio Giani, insieme ai rappresentanti degli albergatori, di completare la facciata della basilica a distanza di quasi cinquecento anni da quando Michelangelo Buonarroti l’aveva pensata e poi lasciata incompiuta. Anche que-

la piattaforma di lungarno

piaZZa della

signoria

colombo

la loggia di isoZaKi

ripavimentata in cotto

san lorenZo

micHelangelo

Dalla discussa loggia di Isozaki agli uffizi alla piattaforma galleggiante sull’Arno, fino alle scale mobili per il Piazzale e all’ufficio per il turismo simil Apple store in piazza della repubblica: breviario delle opere rimaste sulla carta o ancora in cantiere. forse

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sta proposta (per fortuna?) sembra non aver trovato sostenitori. Stessa mente ma location diversa per il progetto di collegare il rione di San Niccolò con il piazzale Michelangelo, oggi “allacciate” sì ma con le ripide rampe progettate da Giuseppe Poggi e con i viali in salita. Anche qui Giani aveva detto la sua: “Perché non collegare la parte più bassa con quella più alta tramite un sistema di scale mobili?”. L’idea venne avvalorata (per poi essere dimenticata) da vari sopralluoghi sul posto e fu fatta una bozza di preventivo di spesa. Ma non è finita qui: per dare il benvenuto ai turisti in visita nella città del giglio, al principio della sua carriera da sindaco, Matteo Renzi aveva abbozzato l’ipotesi di costruire un cubo di cristallo sulla falsa riga dell’Apple store sulla quinta strada a New York nel bel mezzo di piazza della Repubblica, salvo poi smettere di parlarne da un momento all’altro. E che dire di un Arno navigabile e della piattaforma galleggiante con annessa scacchiera in stile Marostica che era stata paventata per i dintorni di lungarno Colombo? Sembrava cosa fatta e invece è – metaforicamente - naufragata. E se all’ultimo piano del poco frequentato parcheggio di piazza Alberti, in un momento dato, si voleva organizzare un drive in, sotto la fontana all’esterno della Fortezza da Basso sarebbe in cantiere la creazione di un nuovo padiglione fieristico, con tanto di soffitto in vetro. Questo, ad oggi, sembra l’unico progetto ad aver ancora qualche chance di venire realizzato. Ma, visti i precedenti, chi può dirlo?


zoom

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L’EVENTO. Curato da Manu Lalli e Riccardo Ventrella, coinvolgerà tutto il centro

La notte si tinge (davvero) di bianco Ludovica V. Zarrilli

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e notti bianche al plurale immaginate da Dostoevskij erano molto diverse da quella, singolare, che invece va in scena oggi, a distanza di oltre un secolo e mezzo dalle atmosfere raccontate nel romanzo del grande scrittore russo. Sono diverse per due motivi: innanzitutto perché la notte bianca fiorentina è un melting pot di eventi che per dodici ore, dal tramonto all’alba, porterà nelle strade e nelle piazze di Firenze una lista lunghissima di eventi, e poi perché quest’anno l’appuntamento, in programma come di consueto il 30 aprile e curato da Manu Lalli insieme a Riccardo Ventrella (che tornerà a occuparsi anche dell’Estate Fiorentina), sarà bianco per davvero. Nel senso letterale del termine. “La nostra intenzione è colorarla per farla essere il più bianca possibile”, spiega Manu Lalli. “Io sono un po’ ossessionata dalla bellezza – continua la curatrice – perché penso che la bellezza educhi alla bontà. E sono in un certo senso ossessionata anche dal bianco, colore che ho sempre usato molto nelle mie esperienze artistiche, perché trovo che, se una cosa è bianca, venga meno voglia di sporcarla”. Il segnale è chiaro: tingere la città assume un valore importante per recuperare l’idea di bellezza, “per far capire soprattutto a chi viene da fuori, l’importanza del luogo e il rispetto che gli si deve”. Ma come si concilia tutto

questo con un maxi evento cittadino che spesso e volentieri si è trasformato in una serata all night long a uso e consumo dei giovani? “Si concilia dando spazio a eventi nuovi e coinvolgendo tutta la città – spiega ancora Lalli – e coinvolgere tutta la città significa anche i bambini e gli anziani, non solo chi è già solito vivere Firenze quando il sole non c’è più”. Mentre Il Reporter va in stampa il calendario ufficiale è ancora in costruzione, ma è già sicuro che si tratterà di una kermesse diffusa, spalmata su tutto il centro della città. Farà vivere strade, piazze e angoli inattesi, le logge saranno illuminate e vedranno session di musica dal vivo di tutti i generi, dalla classica al jazz, dal funk al rock, dalle bande di città ai grandi complessi di fiati e percussioni, fino al tango suonato e danzato. Si ballerà anche in Palazzo Vecchio, da sempre fulcro della Notte Bianca. Saranno aperti i musei e, a sorpresa, sarà invaso anche il tribunale in piazza San Firenze, luogo recentemente riconsegnato alla città. Inoltre saranno popolati di luce i ponti, dalle Grazie fino al Ponte alla Carraia e le rive dell’Arno. Quest’ultimo progetto, insieme ad altri, proseguirà poi per tutta l’estate: quest’anno, infatti, per la prima volta, grazie alla comunanza delle direzioni artistiche, Notte Bianca ed Estate Fiorentina vanteranno importanti sinergie e proporranno progetti a lunga scadenza.

Il 30 aprile torna l’appuntamento con la kermesse che fa vivere la città dal tramonto all’alba. Tra le novità l’apertura al pubblico del tribunale di piazza San Firenze e una serie di iniziative a misura di bambini e anziani


l’addio. Dopo il clamoroso tonfo (0-5) con la Juventus è arrivato l’annuncio del divorzio

Corvino, sette anni tra top e flop Le strade del club viola e del direttore sportivo si separano. Tanti i successi che hanno caratterizzato la sua gestione, tanti i big portati sulle sponde dell’Arno, da frey a Jovetic. Ma anche molti errori

pantaleo corvino

Lorenzo Mossani

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utti i grandi amori, quando finiscono, lasciano dietro di loro nostalgia e passione, amore e odio. Corvino e la Fiorentina si sono detti addio dopo il clamoroso Fiorentina-Juventus 0 a 5 di marzo. Un punteggio e una partita che hanno fatto traboccare il vaso. Una sconfitta terribile, “storica”, contro la nemica di sempre che ha sancito la fine di un’era, quella di Corvino. Troppa la rabbia dei tifosi, per la società l’obbligo di prendere una decisione in tempi rapidi. E il 18 marzo, il day-after il disastro sportivo, è arrivato l’annuncio. La crisi del settimo anno è stata letale. La storia tra Corvino e la Fiorentina era infatti iniziata proprio sette anni fa. Nell’estate del 2005, dopo sette stagioni da direttore sportivo a Lecce, il “Corvo” era passato a occupare il medesimo ruolo nella Fiorentina, diventando ben presto un beniamino dei tifosi. Negli anni trascorsi alla Fiorentina

la squadra da lui costruita ha conquistato quattro qualificazioni (di cui due non disputate a seguito dei fatti di Calciopoli) consecutive alla Champions League, una semifinale di Coppa Uefa, una semifinale di Coppa Italia e un ottavo di finale di Champions. Tra gli acquisti effettuati in quegli anni spiccano quelli di Sébastien Frey, Alessandro Gamberini, Riccardo Montolivo, Luca Toni, Adrian Mutu, Alberto Gilardino, Felipe Melo, Juan Manuel Vargas, Stevan Joveti� e Valon Behrami, oltre a molti altri giovani promettenti del panorama europeo come Kuzmanovi� e Osvaldo. E la lista potrebbe continuare. Naturalmente, oltre ai successi sono arrivati anche i flop: Mazuch, Hable, Savio, Castillo, Da Costa, Cacia, Bolatti, Jefferson, Felipe, quasi tutto il mercato estivo 2011/12, ma anche qui la lista potrebbe andare avanti. Sicuramente l’annuncio dell’addio di Corvino ha diviso la tifoseria: odio e amore. Forum, siti, social network si sono equamente divisi nei giudizi sul ds. Non lo ha fatto Carlo Pallavicino, agente di Montolivo, che a Radio Blu si è espresso con durezza nei confronti del direttore

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sportivo: “Dopo l’annuncio dell’addio di Corvino la gente sana di mente stapperà le bottiglie. Inizia un nuovo ciclo per la Fiorentina, potranno finalmente arrivare tutti i giocatori senza esclusioni. I Della Valle hanno sbagliato il cavallo sui cui puntare. Ci si è liberati di un problema che affliggeva da anni. La Fiorentina da stasera è terra libera”. Reazione più pacata quella di Giancarlo Antognoni: “In questi anni – ha detto a una radio nazionale - ci sono stati evidenti errori della società, anche se poi i giocatori non hanno reso secondo le aspettative. Inoltre manca una spina dorsale che derivi dal settore giovanile, basta vedere che fine ha fatto Camporese. Dopo Prandelli sono cambiate molte cose, ma diamo tempo a Rossi anche nella prossima stagione. Serve chiarezza, i Della Valle hanno fatto molto ma c’è troppo assenteismo, non devono illudere la gente. Ciò che si può imputare a Corvino nella sua esperienza fiorentina è che ha fatto tutto da solo. Il suo errore è stato quello di fare il solitario, di sobbarcarsi tutte le responsabilità, e nel calcio di oggi è impossibile”.

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sport

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il PeRSonaggio. Passato e presente di Behrami, ormai entrato nel cuore dei tifosi

Valon, il Franchi ha il suo gladiatore Accolto con un po’ di scetticismo, si è conquistato una maglia da titolare fisso grazie a corsa e cuore. Proprio a firenze segnò il suo primo gol in serie A Lorenzo Mossani

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n questa travagliata stagione della Fiorentina c’è un giocatore che è entrato nei cuori dei tifosi per abdicazione, attaccamento alla maglia o, forse, perché più semplicemente è impossibile non trovare Valon Behrami non stremato al termine di una partita. L’agonismo e la corsa sono due doti che non mancano certo al centrocampista, ma gli ingredienti del cocktail che fa di Behrami un giocatore unico non sono certamente solo questi. Scaviamo nella sua storia per capire la carriera che ha forgiato la tempra del gladiatore viola. Nella Fiorentina è arrivato tra un po’ di scetticismo durante il mercato di “riparazione” di gennaio 2011, nel pieno della sua maturazione d’atleta. È cresciuto calcisticamente nelle giovanili dello Stabio e del Chiasso, per poi passare nel 2000 al Lugano. Ed è proprio con la maglia del Lugano che Behrami, entrato in prima squadra nell’estate del 2002, si è messo in luce come talentuoso esterno di centrocampo. Dopo una sola stagione nella serie B elvetica Valon attira su di sé l’attenzione di club prestigiosi come Liverpool, Inter, Udinese e Genoa. Alla fine ad avere la meglio sono proprio queste ultime due società, che ne acquistano in comproprietà il cartellino. Behrami, non ancora pronto per provare l’avventura nella massima serie, passa al Genoa, dove milita nella stagione 2003-2004. L’anno successivo l’Udinese cede la propria metà del cartellino e Behrami passa all’Hellas Verona, dove si mette in luce nel campionato di serie B 2004-2005. Nell’estate 2005 Valon conquista la Serie A, acquistato per metà dalla Lazio. Il 19 febbraio 2006 segna il suo primo gol nella massima serie proprio all’Artemio Franchi di Firenze, contro la sua futura squadra. La partita termina 2-1 per i biancazzurri. A Roma esplode calcisticamente in maniera definitiva. Nel 2007, dopo la cessione di Massimo Oddo al Milan, Behrami si adatta al ruolo di terzino destro. L’allenatore? Delio Rossi. L’anno dopo comincia la sua avventura in Premier. Domenica 1° marzo 2009, durante il match contro il Manchester City, arri-

va il primo stop della sua carriera: ginocchio e caviglia effettuano un’innaturale torsione, mentre i tacchetti restano fissi a terra. Il giocatore sviene e per cinque minuti viene soccorso in campo, prima di lasciare il terreno di gioco in barella e con la maschera d’ossigeno applicata sul volto. La prima diagnosi parla di un lungo stop e di una probabile operazione chirurgica. Dopo il buio arriva però la rinascita. Una rinascita che ha un preciso colore: il viola. Nella Fiorentina è un titolare fisso. Tutti possono andare in panchina ma non lui, il gladiatore del Franchi.

valon beHrami

aMaRcoRd. A Pasqua Milan-Fiorentina. Nel 2000/01 un trionfo indimenticabile

La notte in cui Rui schiacciò il Diavolo S

i gioca nel weekend di Pasqua, quest’anno, Milan-Fiorentina. Partita che ha quasi sempre visto il Diavolo partire favorito. Forse in questa stagione in maniera particolare. Il Milan in lotta per lo scudetto ha un potenziale che, sulla carta, fa della Fiorentina quasi una vittima sacrificale. Ma per fortuna nel calcio niente è deciso a priori. All’andata terminò 0 a 0: buon debutto per Delio Rossi in panchina, ma in questo caso chi ben cominciò si è trovato solo alla prefazione dell’opera. Il tecnico ha cambiato tutti i moduli possibile e il suo cammino in maglia viola è stato sancito da alti e bassi. E contro il Milan a San Siro non può nemmeno affidarsi alla cabala. Sono passati infatti sei lunghi anni dall’ultima vittoria della Fiorentina contro il Milan, un 3 a 1 al Franchi. Sperando che il futuro prossimo possa tingersi ancora di viola, torniamo con la memoria a un altro successo gigliato sul Diavolo. Stagione 2000/01, Franchi pieno. La Fiorentina ha voglia di stupire e gioco. Senza Bati, passato alla Roma nell’estate del 2000 ma con un Rui Costa nella sua migliore stagione. Rui, con

la fascia di capitano, è osannato dalla Fiesole. In quella magica serata si celebra l’amore tra il portoghese e i tifosi della Fiorentina. In Curva Fiesole si alza lo striscione “Fatih non parole”, omaggiando l’imperatore Fatih Terim allenatore della Fiorentina. La Fiorentina è padrona del centrocampo, il Milan è da subito alle corde. 15°: punizione di Rui Costa, palla scodellata sulla testa di Nuno Gomes e gol, Milan gelato, stadio impazzito. Successivamente lo stesso portoghese direttamente da calcio di punizione impensierisce Abbiati scheggiando la traversa. Il sipario si apre sul secondo tempo con i gigliati alla ricerca del raddoppio. E questa volta la “griffe” è dei gregari. Cois, lanciato da Torricelli, stoppa in area e colpisce di collo pieno, sassata all’incrocio. Partita chiusa, lo show no. Da quel momento in poi è un susseguirsi di occasioni per i viola. Il terzo gol porta la firma di un grande centravanti, Enrico Chiesa, al 27°. Al 42° ecco la gemma di Rui Costa, che ubriaca la difesa rossonera e, con un colpo di esterno magico, fissa il punteggio sul /Lor.Mos. 4-0. Nostalgia.


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sport

Aprile 2012

auto StoRiche. Nuovo appuntamento con la Mille Miglia, che ricorderà anche Lucio Dalla

La “Freccia Rossa” torna a Firenze Simone Spadaro

centro di Firenze passando da via del Gelsomino, piazzale Galileo, via Nicolò Machiavelli, via Romana, ponte Santa Trinita, piazza della Signoria, piazza Duomo, piazza della Libertà, Ponte Rosso, via Bolognese, VagliaCafaggiolo, Passo della Futa e Passo della Raticosa, entrambi passaggi storici per gli appassionati del volante, con le loro curve emozionanti. Poi l’innesto sulla Strada Regionale 65 ormai in Emilia Romagna. Prove cronometrate sia in Umbria il 19 (all’andata) che in Toscana il 20 maggio (nel tragitto di ritorno). Sandro Binelli, segretario generale del comitato organizzatore, annuncia che “la qualità delle auto che parteciperanno all’edizione 2012 è davvero straordinaria. L’appello fatto ai collezionisti perché fossero candidati modelli diversi di auto è stato accolto in pieno. Siamo riusciti a dare un’ampia varietà di modelli che hanno corso la Mille Miglia storica e – aggiunge – abbiamo registrato un aumento nelle iscrizioni di auto che hanno realmente corso la Mille Miglia”. Ogni strada ha la sua storia, i suoi aneddoti, le sue tradizioni. In oltre ottant’anni di vita, i paesaggi ai margini delle strade sono cambiati, così come è cambiato il Paese. Ma qualcosa di immutato è rimasto: la passione per la Mille Miglia.

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nzo Ferrari l’aveva definita la corsa più bella del mondo, e anche se oggi si corre solo la rievocazione storica la Mille Miglia rimane una delle gare più avvincenti per auto storiche. Quasi 1.400 domande di iscrizione da tutti i continenti per una corsa che, quest’anno, si tiene dal 17 al 20 maggio e che ricorderà anche Lucio Dalla, artista recentemente scomparso e grande appassionato di auto, tanto che scrisse anche un brano dedicato proprio alla Mille Miglia e un altro su Tazio Nuvolari che fu, ai tempi d’oro, uno dei protagonisti della “Freccia Rossa”. L’artista recentemente scomparso dovrebbe essere ricordato proprio quando la carovana passerà dalla sua Bologna. Come sempre, saranno 375 le vetture in gara, di proprietà di collezionisti provenienti da tutto il mondo. Non mancheranno nemmeno le Ferrari. Ormai da qualche anno le rosse di Maranello fanno da cornice a Mercedes, Porche, Fiat, Aston Martin e a tutto quel museo viaggiante che incanta gli occhi di grandi e piccini. Il percorso presenta diverse novità, con la sosta il primo giorno a Ferrara e il secondo, come di consueto, a Roma. Poi i passaggi a Sirmione, Casal Maggiore e Manerbio, ma anche dalla Repubblica di San Marino. Come ogni anno la “Freccia Rossa” attraverserà Firenze e tutta la sua provincia sabato 20 maggio. Il percorso rimane inalterato rispetto alla scorsa edizione. Gli equipaggi, venendo da Siena, attraverseranno Barberino Val d’Elsa, poi Tavarnelle Val di Pesa, San Casciano in Val di Pesa, Tavarnuzze-Bottai, il Galluzzo e a quel punto la carovana storica punterà sul

l’evento. A maggio la World League maschile sarà di scena al Mandela Forum

Aria di grande pallavolo in città

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anca ancora un mese. Poi si aprirà il sipario sul grande volley a Firenze. La World League di pallavolo maschile scenderà in campo al Mandela Forum, per un evento attesissimo dagli appassionati in programma dal 18 al 20 maggio: gli “attori” saranno Stati Uniti, Francia, Corea e Italia. “Si tratta di una straordinaria opportunità per Firenze – ha sottolineato il vicesindaco Dario Nardella – che prosegue nella direzione intrapresa da questa amministrazione per ospitare grandi eventi. Due anni fa abbiamo avuto i Mondiali di volley, ora questo importante appuntamento, che è uno degli eventi di spicco nel calendario di Firenze città europea dello sport. Abbiamo otte-

nuto l’organizzazione di questa fase – continua - grazie alla stretta sinergia fra il Comune, la Fipav e il suo presidente regionale Elio Sità. Sono certo che questa collaborazione ci consentirà di riportare nella nostra città, già ricca di praticanti e appassionati, la pallavolo ad alti livelli”. Rimanendo nel volley, ma passando al femminile, Firenze potrebbe ritrovare una squadra in serie A. Il Bisonte San Casciano dello stesso Elio Sità sta lottando contro Scandicci per la promozione diretta in serie A2. La squadra potrebbe giocare al Mandela in caso di promozione nella prossima stagione, perché il palazzetto di San Casciano /L.M. non è omologato per la A.

BaSKet. Lamma alla Brandini-Claag per la salvezza

L’arrivo di Davide (e Laura)

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ome nelle migliori storie da rotocalco lui, Davide Lamma, è il trentacinquenne d’esperienza arrivato a salvare le sorti della Brandini-Claag Firenze Basket mentre lei, Laura Chiatti, è una delle giovani attrici più gettonate nello star system italiano, ed è tra l’altro sul grande schermo proprio in questi giorni con la pellicola “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana, dopo aver fatto sognare milioni di teenager italiani con pellicole a sfondo giovanilistico. I due fanno coppia ormai da anni, anche se qualche gossip sostiene che ogni tanto ci sia un po’ di ruggine, ma la favola del bel cestista ex Siena, Cantù, Milano, Reggio Calabria e Bologna e la splendida attrice regge. E chi lo sa che prima o poi non si possa vedere la bella Chiatti sugli spalti del Mandela Forum? Di certo c’è che il “colpo” fatto dai fiorentini non è da poco. Lamma è un leader vero e forse l’unico sulla piazza capace di guidare la squadra biancorossa verso la salvezza. Per lui l’esperienza è stimolante e farà da chioccia ai più giovani: da Amici a Monaldi fino a Giampaoli. Magari, se veramente sarà lui l’uomo della provvidenza in casa Brandini-Cla-

laura cHiatti

e

davide lamma

ag, non è da scartare l’ipotesi di un proseguimento di collaborazione con la squadra allenata da Paolini. Da quando è sceso sul parquet la svolta si è vista: squadra più quadrata e con maggiore fiducia nelle proprie possibilità. Scontati i play out salvezza per i fiorentini che però, con un asso nella manica in più, potrebbero non aver problemi e riguadagnarsi il diritto di partecipare al Campionato di Divisione Nazionale A. Se poi l’avvenente presenza di Laura Chiatti in tribuna riuscisse a far smuovere qualche spettatore in più attorno alla compagine gigliata, beh, sarà tutto di /Sim.Spa. guadagnato.


sport nel Valdarno

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LA DISCIPLINA. Una fucina di talenti e tanta, tanta passione

Incisa, è qui la “patria” del judo Andrea Tani

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on serve essere nati a Tokyo per diventare ottimi judoka. Eleonora Geri è di Incisa e, del Judo Incisa, è allieva e punta di diamante. Appena pochi giorni fa ha indossato il judogi azzurro della nazionale cadetti per la seconda volta nel solo mese di marzo. D’altra parte la disciplina ce l’ha nel sangue: è figlia del campione del mondo e pluricampione italiano Alessandro Geri. Il compagno di squadra Omar Kefi le ha fatto spesso compagnia. Insomma, una vera fucina di talenti quella guidata dal presidente Andrea Massai e dal suo vice Mario Porzio, piccola nei mezzi ma grande, enorme, per passione e risultati. Dal 23 al 25 marzo scorsi Eleonora Geri ha preso parte alla spedizione italiana per l’European Cup cadets disputata a Fuengirola, in Spagna. Una convocazione arrivata a una manciata di giorni da quella per la tappa croata del torneo, il 10 e l’11 marzo a Zagabria: qui Eleonora ha fatto in tempo a giocarsi un solo incontro, pareggiato ma dato per perso dal giudizio arbitrale. Poco male, il solo essere lì era e resta un risultato straordinario. L’ultimo atto di una stagione cominciata nel novembre scorso con il trofeo internazionale Sankaku di Bergamo: Geri prima e Kefi secondo. A dicembre è stata la volta del Nelson Mandela di Firenze: un altro primo posto per Eleonora, terzo gradino del podio per Omar. E ancora, il 18 febbraio le qualificazioni nazionali cadetti

di Montevarchi, chiuse con un doppio primo posto che spedisce i talenti valdarnesi dritti alle finali nazionali di Lido di Ostia del 2 e 3 giugno prossimi. Due campioni di caratura nazionale, in attesa che sbocci il terzo, Farouk, fratello di Omar, che fin qui ha un po’ accusato l’emozione nei momenti decisivi ma che ha le stesse potenzialità. Accanto a loro, una ventina di giovani e giovanissimi atleti, dagli agonisti che già stanno raccogliendo ottimi risultati a livello regionale ai più piccoli preagonisti che hanno in mano il futuro della società. Una realtà che si regge sul volontariato dei tecnici e degli appassionati e, nonostante tutte le diffi-

coltà di uno sport minore per davvero, resiste dal 1972. Più che al passato si guarda al futuro e ci sono già diverse date segnate in rosso nel calendario del judo Incisa. La prima è il 29 aprile, quando sono attesi in Valdarno circa 170 ragazzi per la prima fase del circuito “Judo giocando”. A maggio altri tre eventi: una dimostrazione nell’ambito di “Naturalia”, uno stage altamente qualificato di “metodo globale di autodifesa” e l’atteso appuntamento del passaggio di cinture. L’8 giugno l’attività si chiude infatti con la consegna delle fasce di grado superiore. Un momento di grande festa per tutti gli iscritti, grandi e piccini.

VALDARNO VOLLEY. Parla Natascia Mancuso

Quelle promesse diventate realtà

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ncora un campionato di alta classifica per il Valdarno Volley, ancora una volta la squadra ha stupito, entusiasmato i tifosi e sta lottando per un posto ai play-off. Merito della società, che ogni anno riesce a conciliare giocatrici esperte con giovani promosse. Promesse che sono diventate realtà grazie al lavoro di Barbara Biagi. Puccini è ormai un punto di riferimento per l’eterna regista Ilaria Ranieri: quando la palla diventa medicinale molto spesso ci pensa Chiara a togliere le castagne dal fuoco. Costanza Tani, “nativa” di Figline, delizia i palati fini ogni volta al “Pala San Biagio” con fast e pallonetti da veterana. Molta legna è fatta da Alessandra Ambrosi, certe volte meno appariscente ma indispensabile a muro e sempre presente tra le top scorer a fine incontro. Nel derby contro Empoli è stata determinante. Determinante come la prova del libero, Ottavia Agresti, che sembra non risentire di un anno di inattività. Ormai non c’è bisogno di parole per descrivere questo gruppo: tutte le ragazze del roster meriterebbero di essere menzionate. Il “miracolo” è stato realizzato da tutta la squadra. Abbiamo incontrato una giovanissima attaccante, Natascia Mancuso, per conoscerla meglio. Natascia è una ragazza simpatica, sorridente, ma apparentemente timida e riservata, anche se ha le idee chiare: “Ho avuto la fortuna di capire che la

Mancuso (foto

di

Rocco Caprella)

pallavolo poteva essere anche la porta per crescere non solo sportivamente. Ho incontrato tante persone, ho fatto tante esperienze, non tutte positive ma questa è la vita. E io mi sto facendo molta esperienza”. Il tuo futuro lo vedi solo nella pallavolo? No, cercherò anche un lavoro, voglio costruire le basi per il futuro. Mi ritengo fortunata a giocare, ma niente non è per sempre… Come ti trovi nel Valdarno Volley? Benissimo. Siamo tante giovanissime, c’è molto entusiasmo ma anche tanta voglia di migliorarsi. Poi c’è anche un po’ di competizione per scendere in campo, ma questo è uno stimolo per allenarsi meglio e ascoltare le parole di Barbara Biagi. Anzi, la voglio ringraziare pubblicamente per tutti gli insegnamenti che ci sta /C.M. dando.


il PRogRaMMa. Hanno preso il via le esposizioni organizzate dai (e nei) musei statali fiorentini

Gli Usa e il Giappone abitano qui Dagli arazzi della Galleria degli uffizi alle tre mostre dedicate alla terra nipponica

o FloS colende

e realizzate grazie a uno scambio interculturale. E poi l’evento sugli usi e costumi

Il grande organo e i virtuosi del suono

degli Indiani d’America, l’arte contemporanea che dialoga alla perfezione con la collezione permanente dell’Accademia e le maioliche dipinte del Bargello Caterina Gentileschi

È

cominciato con una preziosissima selezione di arazzi l’Anno ad arte targato polo museale fiorentino. Un programma di sei mostre che, da qui alla fine dell’anno, troveranno posto nei musei statali fiorentini e che spazia dalle fascinazioni d’Oriente ai pezzi più preziosi di una collezione sugli indiani d’America, da un’antologia di artisti contemporanei a una collezione di maioliche rinascimentali fino a una summa di capolavori gotici. “Anche stavolta – ha detto Cristina Acidini, soprintendente al Polo Museale fiorentino - la scelta operata dai direttori dei musei corrisponde al principio ispiratore di rinnovare l’offerta museale permanente con proposte espositive stimolanti. Una sorta di filo conduttore che lega le sei mostre del 2012 si manifesta infatti nella valorizzazione dell’alterità: dell’altro da sé, del diverso rispetto a ciò che si conosceva o si credeva di conoscere, dell’inaspettato che viene dall’altrove nello spazio o nel tempo”. Il primo taglio del nastro è spettato alla Galleria degli Uffizi con la mostra “Epifanie di tessuti preziosi” (fino al 3 giugno), nella quale sono esposti alcuni dei preziosissimi arazzi di proprietà del museo fiorentino, custoditi dal 1987 al riparo da luce e polvere in attesa che vengano allestite le sale del pian terreno. L’appuntamento numero due è fissato con l’arte del Giappone, che prende vita nel tris di mostre allestite negli spazi di Palazzo Pitti tra Museo degli Argenti, Galleria Palatina e Galleria d’arte moderna dal 3 aprile al 1° luglio. “Giappone, terra d’incanti”, così si intitola il viaggio in estremo oriente frutto di uno scambio tra la soprintendenza fiorentina e le istituzioni museali giapponesi, che vede esposti una serie di fiori all’occhiello tra cui anche un viale di pioppi dipinto da Claude Monet, in cui sono evidenti le suggestioni orientaleggianti, arrivato per l’occasione dal parigino Musee d’Orsay. La Galleria dell’Accademia prende in prestito l’espressione coniata da Luciano Fabro “Arte torna Arte” per dar vita, dall’8 maggio al 4 novembre, a un percorso nella produzione moderna e contemporanea di quegli artisti – da Alberto Burri a Martin Creed, da Francis Bacon a Rineke Dijkstra fino

a Pistoletto e Sol le Witt - che hanno attinto a piene mani dai maestri di epoche precedenti. Il 16 maggio (fino al 16 settembre) aprirà invece i battenti al museo del Bargello “Fabulae pictae”, ricca panoramica dedicata alle maioliche istoriate del Rinascimento, mentre il 19 giugno (e fino al 4 novembre) torneranno protagonisti gli Uffizi con “Bagliori dorati. Il Gotico internazionale a Firenze”, che partirà dagli interpreti massimi dell’ultima fase della stagione trecentesca fino ad

arrivare al Quattrocento e all’attesissimo ritorno della Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, esposta dopo un lungo restauro. L’ultimo appuntamento dell’anno è con “La nuova frontiera”, alla Galleria del costume dal 3 luglio all’8 dicembre. Nell’anno delle celebrazioni vespucciane, arriva a Firenze un viaggio, tutto da scoprire, dedicato alla civiltà del popolo indigeno del Nord America. Tra opere d’arte e oggetti d’uso comune arrivati dal Gilcrease Museum di Tulsa, in Oklahoma.

a teatRo. La storia rivista “Libera-Mente” live. Torna il festival “elettronico”

Hoffmann all’Antella Il Muv alla Fortezza U

n fortissimo amore per il teatro e uno altrettanto forte per la psiche umana. È da questo connubio di passioni che nasce il gruppo teatrale I Libera-Mente, in scena dall’8 al 10 maggio al Teatro del circolo culturale dell’Antella con lo spettacolo “L’uomo della sabbia. Ovvero come Clara e Nathan riuscirono a ingannare la morte”, tratto dall’omonimo racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann. Uno spettacolo che è anche il frutto di un lavoro intenso, realizzato grazie all’impegno di questa compagnia di attori dilettanti, che dal 2006 - anno della nascita del gruppo - ad oggi ha già messo in scena due spettacoli. “Questa è la terza piece che produciamo - spiega Francesco Romano, autore della riduzione, regista insieme a Luisa di Valvasone e anima del gruppo - la storia, al contrario dell’originale di Hoffmann, è ambientata in tempi moderni, ma con elementi di scena che rimandano all’inizio dell’Ottocento”. Ingresso euro 12, apericena euro 5 (prenotazione obbligatoria). Email: prenotazioni@libera-mente.it, oppure 347.6444271 /L.V.Z. o 339.5370919.

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arà il padiglione Cavaniglia della Fortezza Da Basso di Firenze la location che ospiterà l’anteprima dell’ottava edizione del Muv Festival, prevista per sabato 7 aprile. Sul palco tre dei nomi più cliccati della nuova scena elettronica europea: Paco Osuna, Egbert e Paul Ritch, assieme ai resident Philipp, Cole e Brandon Bi. In ordine di importanza il primo nome che balza all’occhio è certamente quello dello spagnolo Paco Osuna, miglior artista iberico del 2011 secondo Dj Mag nonché primo dj spagnolo a lavorare per la celebre Cocoon Recordings. Potenza unita ad armonia e suoni deep techno fusi con un tocco di minimalismo sono invece il marchio di fabbrica del parigino Paul Ritch, dj attivo su Quartz Rec, noto alle cronache musicali per i suoi straordinari piazzamenti nelle classifiche dei brani più venduti su beatport. Ultimo, ma certamente non meno importante, l’olandese Egbert: il pupillo di Secret Cinema che, grazie al suo Vlammen Ep, è riuscito a entrare nella borsa di Sven Vath e ad apportare elementi dub e progressive nelle produzioni /B.B. per Cocoon Recordings.

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ettemila canne distribuite in cinque corpi d’organo dislocati in settori diversi della basilica di Santa Maria del Fiore. Il suono prodotto dall’organo Vincenzo Mascioni del Duomo, installato negli anni Sessanta del Novecento, produce un suono che avvolge e sorprende, arrivando all’ascoltatore da punti inaspettati della chiesa. A raccontare a Il Reporter le particolarità di uno strumento importante quanto prezioso è l’organista e concertista Gabriele Giacomelli, direttore artistico della rassegna di musica O flos colende e a lungo ispettore onorario della soprintendenza di Arezzo per il restauro degli organi antichi. “Il grande Mascioni del Duomo fiorentino, il più grande organo a trasmissione elettrica della Toscana e sicuramente uno dei più importanti del Paese - spiega Giacomelli - è una specie di Ferrari nel suo genere: tanto più è perfetto, tanto più ha bisogno di manutenzione”. Rimasto fermo a lungo e utilizzato solo per qualche messa cantata, l’enorme strumento è stato riportato in auge proprio per suonare in occasione di O flos Colende, “quando è stato suonato dai più grandi musicisti”, tra i quali l’organista di Notre Dame. La rassegna 2012, arrivata alla dodicesima edizione e in programma con una calendario ben scandito fino al prossimo 17 settembre, prevede due appuntamenti musicali con protagonista il grande strumento di santa Maria del Fiore. Il primo è fissato venerdì 13 aprile, quando il tedesco Klemens Schnorr, organista titolare della Cattedrale di Friburgo, una vera e propria autorità nel campo, attivo come rinomato insegnante e celebrato concertista in tutto il mondo, si esibirà in brani di Reger, Bach e Louis Vierne, tra cui il celebre Carillon de Westminster, ispirato dal notissimo motivo suonato a Londra dal Big Ben. Il secondo appuntamento è invece fissato per il 25 maggio quando, per la prima volta nella storia di O flos colende, si svolgerà una vera e propria maratona organistica che vedrà alternarsi per quasi tre ore (si comincerà eccezionalmente alle 20,30) ben quattro organisti italiani di fama, ciascuno impegnato in un autentico tour de force di bravura e virtuosismo: Gianluca Libertucci, Stefano Pellini, Gian Vito Tannoia /L.V.Z. e Ferruccio Bartoletti.


cultura

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MuSica/1. A giugno lo show al Franchi. Ecco cosa successe la prima volta che si esibì, 25 anni fa

Madonna? Faceva jogging sui lungarni Gianni Carpini

“E

bbene sì è apparsa la Madonna. O meglio la signora Ciccone in carne e ossa”, scriveva la Nazione quasi 25 anni fa, il 7 settembre 1987. Era il day after del primo, grande concerto a Firenze di un astro nascente della musica pop, anzi di una rockstar come veniva chiamata ai tempi. Lo stadio Franchi era la tappa finale del tour mondiale, il primo per una 29enne che già aveva cambiato look una manciata di volte. Il capello corto e biondo, insieme alla guepiere con i seni a punta, riportano ad atmosfere passate. Tempi in cui la città impazzì per un’americana minuta che urlava “Siete caldi?”. La lussureggiante dimora scelta dalla cantante, Villa La Massa nelle campagne di Candeli, era assediata dai fan, giorno e notte. La suite era la numero 34, dotata – per l’occasione – di uno specchio in cui la Material Girl poteva rimirarsi a figura intera. In suo onore fu organizzata una cena esclusiva, riferiscono le cronache di quegli anni, che contava una dozzina di invitati in tutto, tra cui il regista Franco Zeffirelli e la marchesa Bona Frescobaldi. Madonna espresse anche il desiderio di incontrare Cicciolina, ma l’allora onorevole Staller disertò l’incontro fiorentino a causa di “impegni improrogabili”. La città fu messa sottosopra. Il

traffico andò in tilt durante la prima uscita di shopping della popstar, che a bordo di un’Alfa 164 fiammante si diresse in una gioielleria di Ponte Vecchio. Il giro di compere finì poco dopo, accerchiata com’era da fan e dagli inseparabili gorilla. Le stesse guardie del corpo che la seguivano nelle sedute di jogging. Per due giorni la diva si presentò in tenuta sportiva, calzoncini neri, maglietta bianca e occhiale da sole, sui lungarni, percorrendo ponte da Verrazzano e poi giù per qualche chilometro fino ai viali di circonvallazione. Dietro di lei un nugolo di ammiratori a piedi e in motorino. Infine arrivò il momento del concerto, sold out: 57.117 biglietti staccati, ma “solo” 10mila persone poterono accedere al prato di fronte al palco. Il giorno del grande evento, domenica 6 settembre, tutta l’area intorno allo stadio fu chiusa la traffico, alcune strade furono addirittura interdette ai pedoni, se non muniti di regolare ticket. Lo show vide sette cambi di abito, frasi in un italiano un po’ stentato (“Balli con me”, “Ciao Italia”) e un bis sulle note de La Isla Bonita, Who’s That Girl, Holiday. Un concerto fotocopia rispetto a quello andato in scena due giorni prima a Torino e trasmesso in diretta tv Rai, ma con un ciuffo in meno. Sì, una bella ciocca di capelli. Il ballerino 13enne

che accompagnava sul palco miss Ciccone, tale Chris Finch, mentre si esercitava in camerino batté la testa contro un vaso. Risultato: sei punti di sutura e testolina mezza rapata, tra le proteste

delle guardie del corpo. “Se lei se ne accorge – mugugnarono al medico che intervenne - sono guai”. Ma si sa, negli anni ’80 il ciuffo era uno status symbol. Anche per Madonna.

MuSica/2. I locali dove “nacquero” i Litfiba sono visitati ogni anno da moltissimi fan

La cantina del rock. A Ponte Vecchio A

ltro che Uffizi, macché David. La tappa obbligata per i fan dei Litfiba è una sola: lo scantinato in cui nacquero i primi album, da Eneide a Desaparecido, da 17 Re a Litfiba 3. Il “Ba” che chiude il nome del gruppo si riferisce a via de’ Bardi, strada a poche centinaia di metri da Ponte Vecchio. Al civico 32 si trova la via d’accesso alla cantina del rock. Qui, sotto il livello del suolo, Pelù, Renzulli & co. avevano la loro “casa”, qui provavano insieme ad altri complessi della scena new wave fiorentina, tra il 1980 e il 1988. Fu proprio Ghigo a chiedere in affitto i locali al conte Capponi Canigiani: nove metri per otto, convertiti in sala prove, con salottino, magazzino e bagno

annessi, dove risuonò il primo vagito dei Litfiba. A trent’anni di distanza la storia della musica è rimasta tracciata sulla parete esterna, tappezzata da disegni e scritte lasciate dai fan. “È un monumento al rock fiorentino, bisognerebbe metterci un targa – propone Bruno Casini, primo manager della band dall’80 all’86, che ha raccontato quegli anni in un libro (In viaggio con i Litfiba, editrice Zona, 192 pagg., 17 euro) - è un luogo ancestrale, una cantina umida, che durante l’inverno si allagava spesso”. Accanto alla porta il numero civico non c’è. Sono le frasi, le dediche e i commenti, stratificati anno dopo anno, che fungono da richiamo per gli appassionati. Ci sono le fan

che si limitano a un prosaico “Piero sei bono”, altri tracciano sul muro brani di canzoni (“Sogno proibito di qualcuno è castigare”, “Senza dormire non posso stare”), altri ancora disegnano il celebre cuore con le corna. Oltre alla band di Pelù e Ghigo il civico 32 è stato frequentato da tanti altri. Tra gli anni ’70 e ’80, nei sotterranei del palazzo riecheggiavano le note dei Cafè Caracas (gruppo punk-rock in cui esordì Raf e di cui faceva parte anche Renzulli), provavano i Moda, suonavano i Diaframma. “Erano anni belli, spensierati e di grande sperimentazione – ricorda Casini – erano frequenti le session con altri musicisti, anche di /G.C. passaggio a Firenze”.

FotogRaFia. Da un progetto del libano-statunitense Mark Abouzeid un’iniziativa in Sala d’Arme

Italiani e stranieri insieme per le famiglie di Samb e Diop “L

a prova che gli Italiani e gli Stranieri possono vivere insieme”. Questa è la frase che accoglie i visitatori nella pagina Facebook di “Non sono clandestino”, un progetto ideato da Mark Abouzeid, libano-statunitense trapiantato a Firenze dove lavora come fotoreporter, e un gruppo di associazioni che rappresentano gli immigrati. Ragazzi stranieri posano per una rivisitazione fotografica di alcuni ritratti di grandi personaggi storici legati alla fiorentinità. Ed ecco quindi Andre, jamaicano-americano, diventare Lorenzo il Magnifico ritratto dal Bronzino, o Savonarola interpretato da un israelo-ungherese. “Il nuovo Nuovo mondo” sarà la mostra che a giugno, in Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, raccoglierà i nuovi/vecchi ritratti in uno dei percorsi che commemorano i cinquecento anni dalla morte di Amerigo Vespucci. “È un’iniziativa utile e che deve far riflettere – spiega Mark – il ricavato della mostra, infatti, una

una delle foto in mostra

volta pagate le spese, sarà devoluto alle famiglie di chi rimase vittima del doppio agguato di piazza Dalmazia e San Lorenzo a dicembre, dove persero la vita due ragazzi e tre vennero feriti”. Anche il dietro le quinte di “Non sono clandestino”, formato da più di trenta professionisti, si muove per puro volontariato, si tratti di mano d’opera, materiali o altre risorse. “Dobbiamo ringraziare tutti quelli che ci hanno sostenuto e anche il Comune, che ha messo a disposizione molti materiali e addirittura la Sala d’Arme di Palazzo Vecchio”. Questa è la vera forza del progetto, che oltre alla mostra deve servire a unire i vecchi e i nuovi fiorentini. “Bisogna capire che extracomunitario e straniero non sono difetti, e non sono legati a parole come clandestinità o criminalità. L’extracomunitario è medico, è netturbino, paga le tasse ed è attivo nel sociale, spesso più degli italiani”. L’iniziativa è /G.S. in programma dal 5 al 7 giugno.


segnalazioni a redazione@ilreporter.it

25 aPRile. Per ricordare l’anniversario Il Reporter racconta la storia di Giancarlo Cecchi

Firenze, il partigiano e la Liberazione Ludovica V. Zarrilli

R

accontare la storia di un uomo per raccontare la vita di tutti quelli che hanno contribuito alla Liberazione del Paese, quel 25 aprile del 1945. Così Il Reporter vuol ricordare una delle date più importanti nella storia dell’Italia post unità, “anche se, bisogna tenerlo bene a mente, Firenze è stata liberata più tardi, l’11 agosto, con il suono indimenticabile della Martinella (la campana di Palazzo Vecchio, ndr) che chiamava a raccolta la popolazione”. A parlare è Giancarlo Cecchi, classe 1928, ex partigiano, ex dipendente della Giunta Regionale della Toscana, appassionato produttore di documentari di vario genere e amante delle cose “fatte con le proprie mani”. Un uomo normale con una storia speciale, che a soli 16 anni decise di combattere per riprendersi la sua Firenze, per non lasciarla in mano a “quegli invasori prepotenti”. “Ero salito sull’autobus per tornare a casa dal lavoro – spiega Giancarlo - quando fui fermato da un gruppo di uomini in divisa che mi invitarono a scendere e mi riempirono di botte. Mi spac-

giancarlo ceccHi

nella redaZione de il

reporter

Aveva appena sedici anni quando si incamminò da solo verso Monte Morello, per difendere i diritti della gente come lui e opporsi al regime che stava schiacciando l’Italia

carono un dente e mi strapparono la maglietta. Tornai a casa sanguinante”. La sua “colpa”? Aver raccolto e poi gettato a terra un manifestino di propaganda fascista. Cecchi, che più che un uomo era un ragazzo, appena 15 anni d’età, di lì a pochissimo decise di mollare tutto per ritirarsi sul Monte Morello e combattere a fianco dei partigiani. Poco più di un bambino, con le scarpe chiodate che strusciavano pesanti tra un nascondiglio e l’altro, la storia di Cecchi è la storia di una famiglia semplice nella Firenze della fine degli anni Trenta. La fame, la miseria, i lavori improvvisati, i genitori che fanno i salti mortali per riuscire a portare a casa uno stipendio per campare. Le vicende di quest’uomo sono vicende condivise, fatte di rinunce, di battaglie, di sogni e di uomini, tanti uomini, che un bel giorno decisero di alzarsi in piedi e combattere per la libertà loro e della loro terra. “Oggi vado nelle scuole – spiega Cecchi – e i ragazzi mi fanno tante domande. È una bella sensazione, perché i giovani non fanno domande premeditate, chiedono quello che gli passa per la testa, fanno scelte d’istinto”. Un po’ come quella di incamminarsi un bel giorno verso un’Italia nuova.


agenda

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il concoRSo Live nina zilli 10 aprile

obihall

Nina Zilli partirà con il suo “L’amore è Femmina tour” il 10 aprile dall’Obihall di Firenze per le prime 10 imperdibili date nei club più importanti dello stivale portando davanti al pubblico tutto il suo talento di cantante appassionata, autoironica e glamour. Nina Zilli porterà dal vivo i brani del suo nuovo album “L’amore è femmina” (uscito per Universal Music il 15 febbraio). In scaletta anche “Per sempre” la canzone presentata al Festival di Sanremo 2012 e i brani del suo album d’esordio “Sempre lontano”, come “L’uomo che amava le donne” o “50mila” che l’hanno resa una delle voci più amate dal pubblico.

dall’album Manifesto abusivo, il musicista pubblica su etichetta Sony Music PSYCO, 20 anni di canzoni, un’antologia di 28 brani divisi in due cd, selezionati e “restaurati” dallo stesso Bersani, e impreziosita da due inediti “Un pallone”, con cui partecipa al Festival di Sanremo, e “Psyco”. Un percorso musicale lungo vent’anni che, dai tempi di “Chicco e Spillo” ad oggi, gli è valso il ruolo di assoluto protagonista tra coloro che sanno trasformare in arte l’osservazione della realtà circostante e dei sentimenti interiori, servendosi di un linguaggio sempre moderno e suggestivo, in bilico costante tra poesia e invettiva, tra il ricorso al paradosso e l’ironia. loreena McKennitt 18 aprile

obihall

Pierdavide carone 11 aprile

obihall

A volte è dai piccoli particolari che si giudica un cantautore. E se la “quasi citazione” degregoriana viene scomodata, la ragione c’è. Pierdavide Carone rappresenta appieno la nuova canzone d’autore, e non solo perché molte frasi dei suoi testi risultano più interessanti della media di quello che si sente in giro. Come dicevamo, sono i particolari che contano, fin dall’inizio, quando ad esempio “Di notte”, sicuramente qualcosa di più di “Una canzone pop” (titolo del suo album di debutto), vantava una costruzione poetica di una certa solidità, opera di chi ha letto e ascoltato molto nonostante la giovane età. Samuele Bersani 12 aprile

teatro verdi

Unica nel suo genere, Loreena McKennitt continua a tessere la sua magia celtica anche dal vivo. Il “Celtic Footprints Tour” tocca 11 paesi europei per 29 concerti. “Non vedo l’ora di portare nuovamente la mia musica al pubblico europeo” ha detto, annunciando il tour. “E’ sempre un piacere incontrare così tante persone che hanno trovato un posto per la mia musica nella loro vita”. Con lei sul palco alcuni dei musicisti già noti al pubblico per averla accompagnata anche nelle tournee passate, come il chitarrista Brian Hughes, il violinista Hugh Marsh e la violoncellista Caroline Lavelle, mentre altri saranno nuovi compagni di viaggio. Il pubblico potrà ascoltare i brani tratti da album attraverso i quali la cantante ha esplorato le radici della musica celtica, un viaggio musicale che l’ha portata dall’Asia Minore all’Irlanda. Pino daniele 19 aprile

teatro verdi

A distanza di quasi tre anni

Dopo il successo dell’evento live con Eric Clapton lo scorso 24 giugno a Cava de’ Tirreni,

Pino Daniele torna nel 2012 con un nuovo album di inediti e un’intensa attività live. Anticipato il 2 marzo dal primo singolo in radio, il 20 marzo è uscito “La grande madre”, il nuovo disco di Pino Daniele, con il quale il cantautore entra nel novero degli artisti che hanno detto addio alle major discografiche.

La mostra

Paul, un giovane scrittore, che per mantenersi frequenta una donna più grande che gli permette di continuare a rincorrere il sogno del “romanzo perfetto”. I due si incontreranno e si scopriranno a vicenda mettendo in luce le rispettive debolezze, come la depressione e l’instabilità che minano il magico mondo creato ad arte da Holly per sfuggire alla sin troppo cruda realtà.

Macchiaioli: una collezione ritrovata Fino al 16 aprile

il gioco dell’amore e del caso dal 24 al 29 aprile

galleria Pananti - viale del Poggio imperiale Continua fino al 16 aprile “Macchiaioli, una collezione ritrovata”, mostra che apre le porte della nuova sede della Casa d’aste Pananti e raccoglie 39 opere pressoché inedite provenienti da una collezione privata. Il volume della mostra presenta una prestigiosa collezione, composta da opere importanti e note dei protagonisti del movimento macchiaiolo, in buona parte proveniente da raccolte storiche. La raccolta, costituita agli inizi del XX secolo conserva pressoché intatta, nel nucleo principale e senza aver subito interventi pesanti di restauro e pulitura, permette di ripercorrere, per capisaldi, le vicende della pittura “toscana” del rinnovamento. Uno dei vertici della raccolta è costituito da 8 opere di Giovanni Fattori, 7 di Telemaco Signorini, quindi sono bene rappresentati Vincenzo Cabianca, Giuseppe Abbati, Edoardo Borrani, Raffaello Sernesi, Vito D’Ancona e Serafino De Tivoli. Due suggestivi studi di Stefano Bruzzi, e alcune superbe tavolette di Eugenio Cecconi, concludono il percorso di ambito toscano. Giuseppe De Nittis è qui documentato da una delle sue varie redazioni di nota “Veduta napoletana”.

A teatro colazione da tiffany dal 10 al 15 aprile

teatro della Pergola Un grande romanzo, un film famosissimo, ora una divertente commedia. Holly è una ragazza estroversa, molto sofisticata e con qualche scheletro nell’armadio; vive a New York frequentando l’alta società e party esclusivi, sognando di sposare un miliardario per potersi permettere i preziosi della grande gioielleria Tiffany, per la quale ha una sorta di venerazione. Nel suo palazzo abita

teatro della Pergola L’attività produttiva della nuova Pergola si apre con il grande gioiello dell’opera di Marivaux, portato in scena per la prima volta nel 1730 dagli attori della Comédie Italienne. È un classica “commedia degli equivoci”: Orgone ha una figlia, Silvia, alla quale concede di vestire i panni della sua cameriera, Lisetta, con lo scopo di studiare segretamente i comportamenti del suo futuro sposo, il giovane Dorante. Anche Dorante, però, ha usato lo stesso stratagemma: mascherato da Arlecchino, suo servitore, studierà il comportamento di Silvia. Silvia e Dorante, nei panni dei rispettivi servi, si innamorano e la stessa cosa accade anche ai due servitori che indossano le vesti dei loro padroni. una stanza al buio 10 e 11 aprile

teatro lumière

“Una stanza al buio” è una commedia gialla di Giuseppe Manfridi, uno dei più noti ed interessanti drammaturghi italiani contemporanei. L’azione si svolge in un appartamentino che uno scapolo impenitente - non per nulla malvisto da un condominio di anziani - ha trasformato in una garconnière sul cui pavimento campeggia una sinistra sagoma segnata col gesso della Polizia: questo luogo peccaminoso è contaminato da un delitto sul quale ancora si sta indagando. E qui si introducono un uomo e una donna.

“Firenze e Danza”

Tre giorni all’Obihall per i giovani ballerini

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ata nel 2000 con la collaborazione di Comune e Q2, la manifestazione Firenze e Danza spegne quest’anno la sua dodicesima candelina. Dopo la rassegna che si è svolta a marzo – il mese di aprile sarà dedicato a un maxi concorso. Il 13, 14 e 15 aprile verrà fatto spazio a una tre giorni all’insegna del movimento, durante la quale, sul palcoscenico dell’Obihall, si alterneranno giovani coreografi emergenti, solisti, duo, passi a due e gruppi dai 7 ai 25 anni, divisi per livello e categoria, che si contenderanno i vari premi messi in palio. La giuria, composta da nomi di fama internazionale, dovrà individuare i più bravi e meritevoli a cui andranno premi e borse di studio. “Il progetto a cui stiamo già lavorando - spiega l’organizzazione - è di formare un gruppo coreografico che possa diventare nel tempo una compagnia, la creazione di una accademia per poter dare la possibilità a molti ragazzi di potersi preparare ad un futuro professionale nella danza”. /B.B.

il liBRo L’opera di Roberta degl’Innocenti

I graffi delicati della poetessa

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ontana la città nel suo respiro/Memoria nostalgia di passi verdi/Piazze rotonde e vicoli di sogno/Il fiume è languere della sera/Memoria incontri e pagine smarrite. Sembra di trovare la via d’accesso ad angoli remoti del cuore leggendo i versi di Roberta degl’Innocenti, che nel suo “I graffi della luna”, raccolta di poesie (Edizioni del Leone, 82 pagg., 10 euro) si muove con disinvoltura tra atmosfere oniriche e ambientazioni urbane, raccontando l’universo che le si muove intorno col garbo di chi sa usare le parole. La scrittrice ha già all’attivo quattro libri di narrativa e quattro di poesia, produzione che negli anni le ha fatto guadagnare un posto di rilievo nel panorama culturale fiorentino. Vincitrice di numerosi premi, arriva con “I graffi della luna” a solcare quei percorsi dell’anima che non tutti riescono a /B.B. rendere con così tanta pregnanza.


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DISABILI, “NON VOLEVO METTERE IN DISCUSSIONE LE LORO DIFFICOLTÀ” Egregio Direttore, innanzitutto La ringrazio per aver pubblicato la mia lettera ne “Il Reporter” di Febbraio 2012, e Le confermo che non era assolutamente mia intenzione mettere in discussione le difficoltà che incontrano, ogni giorno e nelle più diverse situazioni, i disabili. Come peraltro anche da Lei evidenziato, mi volevo riferire ai cosiddetti “furbetti” ed alla mancanza di controlli volti ad eliminare tali incivili comportamenti e mi spiace quindi che il Sig. Bandini abbia rilevato solo l’aspetto dello shopping in taxi e non le altre proposte a favore (più parcheggi riservati presso ospedali, Asl, ecc.). Cordiali saluti Franco PALAGIUSTIZIA, MERCAFIR E MECCANOTESSILE: “LE MIE OSSERVAZIONI” Queste mie osservazioni si articolano su tre punti: 1- Sono scandalizzata dalle lamentele di giudici ed avvocati per la carenza di parcheggi gratis intorno al nuovo Palazzo di Giustizia mentre il parcheggio sotterraneo è vuoto (pag.8 del vostro numero di marzo); sorvoliamo sul fatto che queste categorie di professionisti potrebbero tranquillamente permettersi il taxi o il parcheggio, ma se proprio non vogliono, perché non si alzano un po’ prima per prendere uno o anche due autobus, come fanno migliaia di lavoratori e pendolari? 2- Stadio e cittadella viola vicino al Mercafir sacrificando un po’ di spazio all’ortofrutta?? Piuttosto espanderei lo spazio per lo smercio di ortofrutta, mandando tutti i calciatori e satelliti a coltivare i campi! 3- E rieccoci col Meccanotessile. E’ vero che dopo trenta o quarant’anni

lettere

Aprile 2012

di sterile balletto del si fa e del non si fa non ci si può aspettare il miracolo di una soluzione rapida, per le decisioni sagge ci vuole il suo tempo..... ma un’occhiatina al perimetro, nemmeno? Latrina per i cani dei maleducati, discarica per maleducati, lavagna per le zozzerie dei “writers”, più buche che marciapiedi eccetera, eccetera. E poi i residenti che hanno espresso “perplessità” sull’abbattimento del muro di cinta! E’ troppo bello, quel muro, per poterne fare a meno? Serve forse a nascondere le malefatte di chi riesce a penetrare l’area? Infine: i tagli alla spesa pubblica non consentono alla Guardia di Finanza di acquistare un paio di posacenere da posizionare sul marciapiede per i suoi agenti che fumano fuori della loro sede? Speranzosi saluti. L.P. LA “CACCIA AL TESORO” A CAREGGI Salve, ieri sera sono andato a Careggi a trovare mio fratello, appena operato al setto nasale. Parcheggio il motorino negli appositi spazi proprio di fronte al nuovo ingresso e mi dirigo verso il bellissimo cartello colorato con tutti i disegnini, i reparti tanti bei nomi e tanti bei cartellini, cerco il reparto che mi aveva detto in cui si trovava e... niente da fare, non esiste!!! Siccome si potrebbe passare da cretini, vi chiedo di fare un salto a Careggi per rendervi conto voi stessi del caos che regna. Nessuno trova niente, non corrisponde il 50... 60... 80% delle indicazioni, tutti vagano e domando a chi incontrano o si fanno guidare al telefono, come ho fatto io. Vi aiuterò... la palazzina era la B8, andate e controllate come si chiama nella realtà, non solo, una volta arrivati, trovatemi, da soli, 1° piano, la stanza 114... buona caccia al tesoro :-) E quando uscite... attenti a non spezzare il setto nasale, a chi magari scende tranquillamente le scale!!! da non credere!!!! Lettera firmata “UNO STADIO NUOVO PER FAR TORNARE TUTTI I TIFOSI” Salve, sono un cittadino dell’Isolotto e tifoso della Fiorentina. Lasciamo perdere come va quest’anno, ma per i prossimi anni (però non si deve andare in Serie B!!!!!!!!!!!) questo benedetto nuovo stadio va fatto. Vado allo stadio da trenta anni (l’abbonamento però quest’anno non l’ho fatto), ormai ho l’età mia e non ne posso più di prendere la pioggia. Già che si deve vedere giocare Cerci... scherzi a parte, alla televisione si vedono all’estero questi stadi bellissimi, ultra-comodi, tutti al coperto, che ti viene voglia di andarci. Perché noi dobbiamo continuare a avere il vecchio stadio? Io ci sono anche affezionato, ma quest’anno non ho fatto

l’abbonamento perché l’anno scorso ho saltato mezze partite perché faceva freddo, pioveva, tirava vento, ecc ecc. Allo stadio non ci vanno solo i giovani tifosi, quelli della curva, ma anche i vecchietti come me, i bambini e le famiglie. A Firenze ci vorrebbe un nuovo stadio, così sono convinto che un po’ di gente allo stadio ci tornerebbe. Ora non ci si va più da un po’, ma quando si giocava in Coppa dei Campioni (o come si chiama ora, non mi riesce nemmeno di scriverlo) non ci si faceva tanto bella figura con lo stadio. Il mio sogno è uno stadio nuovo, al coperto e comodo e con il parcheggio. Fatelo dove volete, ma fatelo!!!!!!! Grazie, Arturo L’APPELLO PER UN GATTO SMARRITO

Salve, il giorno 23/12/2011 in zona Rifredi, via dei ragazzi del 99, ho smarrito un gatto. Nonostante i vari tentativi (volantinaggio, segnalazioni a negozi, ambulatori, veterinari, ecc.) nessuno mi ha dato notizie in merito. Siccome il micio è molto buono probabilmente qualcuno l’ha portato a casa anche per toglierlo dal pericolo della strada, però così facendo il gatto non può ritornare. Chiedo se potete aiutarmi magari con un piccolo annuncio sul giornale. Ringrazio per l’attenzione augurandovi un buon lavoro. Lettera firmata VIA DEL ROMITO E LA (NON) PULIZIA DELLE STRADE Buongiorno, mi chiamo Letizia e abito in via del Romito dove la pulizia delle strade è stata ripristinata al quarto giovedì del mese. Sono ormai mesi che è in atto (per modo di dire) la pulizia, pulizia che però non viene effettuata in quanto nessuno sposta le macchine e quindi è impossibile effettuarla. Ho chiamato più volte il Quadrifoglio e la Polizia Municipale e tutti e due si rimpallano le competenze. Il Quadrifoglio non chiama i Vigili e i Vigili non vengono perché non chiamati!!!! Per

cui, senza nessun controllo, le strade sono mesi che non vengono pulite a fondo... vi farei vedere in che condizioni sono: le fogne sono così otturate da cicche di sigarette e pallottole di sporcizia che, se un giorno dovesse arrivare un forte acquazzone (come vengono spesso d’estate a Firenze), si allagherebbe tutto in quanto è tutto tappato! (vedasi l’estate scorsa). Io credo di essere l’unica a spostare macchina e motorino e anche questo non mi sembra giusto che io debba perdere un sacco di tempo a cercare parcheggio (che in quella zona è praticamente impossibile!) per poi vedere che sono l’unica e che le strade rimangono in quelle condizioni. Quando un tempo mettevano le ganasce le cose funzionavano diversamente perché (è brutto a dirlo!) ma senza i dovuti controlli e le multe la gente fa come vuole. Non so se conoscete la zona di Rifredi/Statuto ma è un po’ lasciata andare a se stessa: la nuova pulizia strade è del tutto inefficiente, le scritte sui muri e sulle saracinesche sono sempre di più, i parcheggi selvaggi sui marciapiedi sempre più frequenti, extracomunitari pieni di roba di contrabbando davanti ogni bar, ogni negozio, ogni farmacia aumentano a dismisura e gli zingari sono fissi a elemosinare ai semafori! Io vivo da queste parti da 30 anni e così in basso non l’avevo mai vista! Mi dispiace enormemente e spero si possa fare qualcosa.. mi si stringe il cuore a vedere la noncuranza sia delle persone che ci vivono sia delle persone che dovrebbero far rispettare le regole del buon cittadino e che invece non si vedono mai! In attesa di un vostro gentile riscontro, porgo cordiali saluti, Lettera firmata “VIALE TOSCANA? UN GABINETTO PUBBLICO” Sono una residente di Viale Toscana e intendo segnalare lo stato di degrado, di abbandono e di sporcizia in cui versa il viale stesso. Trovo scandaloso che le autorità preposte non intervengano per un ripristino decente del viale. Il manto stradale e dei marciapiedi sono una sequenza di buche e dislivelli da rendere pericoloso il percorso pedonale anche ad una persona sana, figuriamoci per gli anziani e i bambini della zona. Ad aggravare poi la situazione è che il Viale Toscana è diventato il gabinetto pubblico di tutti i cani del circondario i cui padroni non si preoccupano minimamente di raccogliere i loro escrementi, che sono così fitti da obbligare noi abitanti a zigzagare con prudenza evitando spiacevoli e insalubri pestamenti. Ma, sbaglio o c’è una ordinanza comunale che obbliga a raccogliere e gettare nei cassonetti gli escrementi dei cani, pena una multa salata? L.R.


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invia la tua segnalazione alla nostra redazione redazione@ilreporter.it LE CONDIZIONI DI STRADE E MARCIAPIEDI DI “PERIFERIA” Cara redazione del Il Reporter, Vi scrivo in merito all’articolo sulle condizioni delle strade e dei marciapiedi. E’ tutto vero ciò che scrivete ma vorrei far presente che Firenze non è solo il centro storico e Oltrarno. Esiste anche la periferia, che se non è messa peggio, meglio no di sicuro. A testimonianza di questo ciò che è successo a mia madre, che alla fine di novembre, a causa di un marciapiede dissestato nella zona “periferica” di Rifredi, è caduta riportando una frattura ad un polso con relativa ingessatura per un mese. Il quartiere di Rifredi, è densamente popolato da persone anziane le quali hanno già di per sé difficoltà motorie, poi naturalmente ci sono i disabili in carrozzina e le mamme con i passeggini. Insomma vorrei davvero che il sindaco Renzi non pensasse a fare bello il centro solamente perché è visitato dai turisti che portano guadagni ai commercianti, non possono esserci fiorentini di serie B. Grazie per la Vostra cortesia. Cordiali saluti Lettera firmata

Gentile lettore, ciascun fiorentino sa fin troppo bene che (purtroppo) il problema delle buche non riguarda soltanto le strade del centro. E quello di cui si parla è un problema che non deve essere andato a “cercare” nemmeno troppo, ma che “si fa vivo” da solo mentre si cammina per la città o si è alla guida di auto, motorino o bicicletta. L’articolo cui lei si riferisce era stato scritto prendendo specificatamente in considerazione il centro fiorentino ed è per questo che l’analisi si limitava a quella zona, ma ciò non vuol dire che simili problemi non riguardino anche altre aree di Firenze. Anzi. La zona di Rifredi – come da lei segnalato – ma anche altre sparse qua e là per la città. Buche, avvallamenti, ostacoli, sconnessioni e chi più ne ha più ne metta non caratterizzano solo il cuore di Firenze (che pure, anche in questo caso, ha le sue particolarità, per via della sua pavimentazione, diversa rispetto a quella di altre zone della città), ed è giusto che su tutto il territorio comunale si intervenga per risolvere i problemi che riguardano le carreggiate, sia per i disagi che creano a chi le percorre sia per il pericolo di cadute o altro che possono rappresentare, ricordando sempre che quelle che per molti possono essere semplici “scocciature” per un disabile o per una mamma con il passeggino rischiano di trasformarsi in veri e propri insormontabili ostacoli. Insomma, la stessa attenzione del centro merita ovviamente anche la “periferia” (che poi spesso periferia non è), ed è per questo che vi chiediamo di segnalare quello che non va (in strade e marciapiedi, ma non solo) nelle vostre zone. Chi meglio di chi vive la città e i suoi vari rioni può essere “sentinella” in grado di accorgersi di quelle che sono le situazioni da cambiare? E allora aspettiamo che ci segnaliate le strade in cui secondo voi sarebbero necessari interventi. Noi a nostra volta amplificheremo la vostra voce, per cercare di vincere tutti insieme l’ardua battaglia contro le buche. Matteo Francini m.francini@ilreporter.it

“LA MIA PROPOSTA: UNA PISTA PER BICI E PEDONI LUNGO IL TERZOLLE” Buongiorno, io abito in Piazza Dalmazia, zona densamente urbanizzata e trafficata e ogni giorno per portare mia figlia alla scuola Matteotti e per poi andare al lavoro, passo accanto al Terzolle e dal caos di Via Reginaldo Giuliani, girando l’angolo, per pochi minuti, mi si apre il cuore, perché finalmente lo sguardo si allarga fino alle colline di Careggi,

c’è un po’ di verde, ci sono le anatre giù in basso, perfino l’aria è più pulita, ma l’incanto è di breve durata..... pochi passi e ci si ributta nel traffico di via Santo Stefano in Pane e poi di Viale Morgagni. Eppure basterebbe così poco...... si potrebbe camminare tranquillamente là in basso, accanto al fiume, basterebbe ripulire e tenere puliti gli argini e si potrebbe andare fino alle Cascine a piedi e fino a Cercina.... Una vera pista pedonale e ciclabile, lontano dal traffico, piacevole da percorrere, sicura per grandi e piccini, come

esistono in tante altre città... come è stata fatta lungo l’Arno per andare dal Parco delle Cascine ai Renai.... La prospettiva giusta non è quella di fare più spazio alle macchine: bisogna fare in modo che non sia più indispensabile l’uso della macchina, bisogna pensare ad una mobilità alternativa alle auto, in una città piccola e in pianura come Firenze, e con tutto il traffico, la scarsa ciclabilità è un reato. Siamo troppi per girare tutti in automobile e non possiamo cementificare ogni cosa e trasformare tutto in strada. Una domenica, sono andata insieme a mia figlia, da Piazza Dalmazia a Villa Petraia, in bicicletta: io stavo sulla strada ma è impensabile farci stare anche dei bambini!!! Quindi, mia figlia, pedalava stando sul marciapiede, ci siamo create, con tutte le difficoltà del caso, la “nostra” pista ciclabile ma non è giusto penar così per andare in bicicletta!! Grazie per l’attenzione Cordiali saluti Sandra Turco IL CAMBIAMENTO DI SAN LORENZO VISTO DA UNA RESIDENTE “STORICA” Cara redazione, in questi giorni è stato completato lo spostamento dei banchi degli ortolani all’interno del mercato di S. Lorenzo, e è stato rimosso il tendone esterno, pare che finalmente si passerà ad una riqualificazione di tutta la piazza. Sono un’abitante del quartiere da 60 anni, in pratica ci sono nata e fino ad ora ho assistito al lento degrado e abbandono di questo mercato che, fino ad ora, aveva funzionato, anche per calmierare i prezzi, era un mercato dove si andava per risparmiare e per trovare quei prodotti tipici della nostra regione, adesso però tutto è cambiato, sono diminuite le pescherie, i banchi degli ortolani, le macellerie, e sono aumentati i banchi che vendono prodotti diciamo “etnici”, ho sentito che il nostro sindaco Renzi vuole che i banchi esterni, quelli che per intenderci sono attualmente in piazza S. Lorenzo, vendano prodotti dell’artigianato fiorentino, e mi sembra giusto, così come i banchi all’interno dovrebbero, per la maggior parte, vendere prodotti toscani, ma questo non avviene perché ogni volta che un’attività chiude viene, invariabilmente, sostituita da persone che vendono altri prodotti che con la tradizione toscana hanno ben poco da condividere: Vorrei sapere dal nostro Sindaco, come funzionano le concessioni delle licenze per queste attività? Quando un commerciante si ritira deve riportare la concessione in comune, come avveniva una volta; e poi il comune faceva dei concorsi per la riassegnazione delle concessioni? Oppure può tranquillamente venderle o affittarle a terzi come avviene attualmente? E, non mi si venga a dire

che i fiorentini non vogliono fare questi lavori perché con l’attuale crisi sarebbero tante le persone interessate, se non dovessero pagare cifre stratosferiche per acquistare dai vecchi conduttori queste concessioni, o pagare agli stessi affitti al nero. Vorrei tanto una risposta. Patrizia Grassi MOSCHEA, “PERCHÈ NON FARLA IN CENTRO?” Caro Reporter, ho letto con interesse l’articolo pubblicato a marzo sulla discussione per la nascita di una moschea a Gavinana. Io abito nel quartiere da quasi vent’anni, è un quartiere molto verde e tranquillo, e devo dire che sono favorevole alla costruzione della moschea. Non penso che il quartiere cambierebbe, però secondo me ha ragione il presidente del quartiere quando dice che non ci sono gli spazi adatti. Dipende da come questa moschea dovrebbe essere, ma se dovesse essere fatta come si legge, capace di accogliere centinaia e centinaia di persone, penso che dovrebbe essere una costruzione abbastanza grande, per la quale ci vuole un grande spazio. E poi qui nel quartiere di stranieri non ce ne sono molti, soprattutto in confronto con altre zone e soprattutto con il centro. Ripeto che per me non c’è problema se la moschea fosse fatta a Gavinana, ma penso che si dovrebbe farla in centro, dove si trova il maggior numero di stranieri. Sarebbe bello, da fiorentino, poter dire che la mia città ha una moschea in centro, insieme ai tanti altri monumenti, penso che sarebbe un bel segnale di accoglienza. Anche in centro è vero non ci sono grandi spazi, ma penso che un posto potrebbe essere trovato e che quello sarebbe il posto migliore per la moschea. Da fiorentino sarei anche curioso di andare a visitarla mentre passeggio per il centro, e anche ai turisti piacerebbe. Che ne pensate? Grazie per l’attenzione e complimenti per il vostro giornale, cordiali saluti, Michele F. ARTICOLO SUI CINEMA, DUE PRECISAZIONI In relazione all’articolo “Cinema: assalto alle tessere sconto. Il dietrofront dei piccoli” due precisazioni: - I dati relativi ai biglietti, da me correttamente comunicati alla giornalista, si riferiscono a tutta Italia e non solo a Firenze. - Ho lasciato da tempo la presidenza dell’Anec e quindi il mio ruolo attuale è solamente quello di esercente del cinema Adriano. Grazie per l’attenzione. Maurizio Paoli


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Peruzzi Immobiliare

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Il reporter-Reggello-Aprile 2012  

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