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Il Giornale del tuo Quartiere

TRASLOCHI

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MARZO 2011

Periodico d’informazione locale. Anno V n.20 del 7 marzo 2011. N° reg 5579 del 17/05/2007 tribunale di firenze. Iscrizione al Roc 8551. Spedizione in a.p. - 45% legge 662/96 art. 2 comma 20/b. Contiene I.P. Prezzo di copertina euro 0,10

PRIMO PIANO

dUe rUOte

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La dura vita dei pidocchi Andrea Muzzi*

I fIReNZe “A PeDALI” Il capoluogo visto dal sellino: cosa va e cosa no. I problemi non mancano, ma nemmeno i progetti PAGG.10-11

PIAZZA NOBILI, FASE DUE Dopo tante polemiche il benzinaio ha chiuso. Ma resta aperta la questione dei cassonetti PAG.2

SpOrt

Variety, buio in sala E anche sul futuro PAG.3

Le “zone buie” della città

il punto

di Bernini – Wiedenstritt

I VITA DA PReDeSTINATO Ecco chi è Michele Camporese, la più bella sorpresa viola di questa stagione PAG.36

Tornare in forma Tante nuove idee per piacersi. Toys, yoga, pilates, taekwondo: tutto sotto l’Artemio Franchi PAG.38

dati resi noti dalla questura non lasciano spazio a dubbi: in città (e in tutta la provincia) la sicurezza è aumentata. Sono numeri, e come tali non ammettono repliche. Però c’è un però. Ed è quello che i cittadini sentono, le loro sensazioni, il loro grado di percezione di tranquillità. Che talvolta, e in certi luoghi, viene a mancare. Succede soprattutto di notte, in centro. E si scopre così che ci sono aree (vedi San Lorenzo e Santa Croce, ma

anche l’Oltrarno) dove a passeggiare dopo il calar del sole non ci si sente poi così sicuri, anzi. Una sensazione di scarsa tranquillità che in qualche caso esce dalla cerchia dei viali e raggiunge anche altri parti di Firenze. Come i dintorni di piazza Dalmazia, ad esempio, o come – storicamente – le Cascine. Ma, almeno per quanto riguarda il grande polmone verde cittadino, le cose sembrano destinate PAGG.14-15 a cambiare.

Alta velocità, tutto sui cantieri PAGG.30-31

l cane è l’amico più fedele dell’uomo. L’animale invece che ci fa più compagnia è il pidocchio: in molte scuole le teste dei bambini sono un allevamento a cielo aperto. Dentro le teste di alcuni bimbi c’è un affollamento di bestioline che al cospetto la Cina sembra terra disabitata! Una volta per mandare via i pidocchi esistevano rimedi naturali. C’era chi usava l’aceto, chi rasava i capelli. Mia mamma usava la scopa: me la batteva ripetutamente in testa, convinta in questo modo di schiacciarli. In verità i pidocchi continuavo ad averli: in compenso, per tre volte sono stato all’ospedale per trauma cranico! In questi anni il pidocchio si è adattato a un ambiente che via via si è sempre più trasformato. Una volta i pidocchi prosperavano in teste biologiche, dove il capello era naturale. Oggi molte persone si fanno la tinta: il pidocchio vive in un modo colorato ma anche parecchio tossico. Noi per l’ambiente ci preoccupiamo del buco dell’ozono. Per il pidocchio il problema atmosferico si chiama lacca: una nube tossica che aleggia sopra alcune teste e che minaccia la sopravvivenza di molte specie! In alcuni casi questo problema è un disastro ambientale senza precedenti: pensate a Toto Cotugno o a Moira Orfei! Insomma, i pidocchi sono attaccati al loro posto, per mandarli via servirebbe un valido motivo. Idea: mandiamo qualche escort ai pidocchi! Magari minorenne. Poi scoppia lo scandalo e il pidocchio sarà costretto a dimettersi. Non è male, che ne dite? *Comico

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tempi moderni

Navigando in piazza (e presto sul tram) PAGG.28-29

Edizione del Quartiere 2 • 41.973 copie distribuite da


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Marzo 2011

Campo di Marte • Cure • Coverciano

IL CASO/1. Ha chiuso a inizio anno lo storico distributore, al centro delle polemiche da tempo

Piazza Nobili “liberata”? Non del tutto la storia

Il benzinaio se ne va, ma le pompe (e i fumi)

E il titolare cambia vita. Alle Cure

restano. E i cassonetti danno vita a un’altra

“Un po’ mi è dispiaciuto andarmene, ma tutto sommato ora va meglio”. Stefano, fino a poco fa titolare dell’impianto di benzina di piazza Nobili, dice finalmente la sua. E smentisce quella che sembrava una guerra tra il condominio e il distributore. “Eravamo in ottimi rapporti – racconta – , quando ho ripreso il distributore, a settembre 2006, io stesso ero convinto che avrei chiuso ad agosto 2008. Poi la questione è andata per le lunghe”. Abbandonare la vita da benzinaio, strada che aveva intrapreso sulle orme del padre, che lo è stato per 30 anni, un po’ dispiace. Anche se l’impianto era così piccolo che riusciva solo a pareggiare i conti. “Con la clientela avevamo instaurato un rapporto quasi di amicizia – dichiara – ma non ci siamo spostati tanto lontano. E ci hanno seguiti”. Adesso Stefano gestisce infatti un centro revisioni in zona delle Cure. E i vecchi clienti passano spesso, anche solo per fare due chiacchiere.

odissea: tre sono stati spostati, ma gli altri continuano a ostacolare la visibilità dell’incrocio Francesca Puliti

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iazza Nobili, capitolo secondo, o meglio epilogo e nuovo inizio. Dopo anni di serrata battaglia tra i residenti e l’amministrazione comunale, condotta anche attraverso le pagine di questo giornale, il benzinaio lascia la piazza. E lascia spazio a una nuova storia per tutta l’area. O meglio, la lascerà non appena quell’angolo di strada sarà bonificato dai residui dell’impianto. Già perché finito il primo tempo sull’1 a 0 per i cittadini, si apre adesso il secondo round per portare a casa il risultato finale. “L’impianto ha ufficialmente cessato l’attività con l’inizio del nuovo anno – dichiara Paolo Santarelli – residente nel condominio dietro al distributore – ma rimane il problema dei fumi e dei miasmi residui. E’ necessario intervenire subito per la bonifica”. Con i fumi delle pompe di benzina i residenti ci fanno i conti da anni e da anni combattono per ridurre la pericolosità di questa situazione. “Oltretutto – suggerisce Santarelli – nel momento in cui la cisterna sarà smontata, il Comune potrebbe cogliere l’occasione per installare qui un’isola ecologica con cassonetti interrati”. E con questo veniamo al problema numero due della piazza: i cassonetti al centro, da entrambi i lati di via Marconi, numerosi e pericolosi. L’incrocio, infatti, soffre di scarsa visibilità ed è spesso scenario di sinistri. Per questo i cittadini (così come alcuni consiglieri di quartiere) hanno ripetutamente chiesto all’amministrazione di rivedere l’assetto della piazza, possibilmente cambiando posto ai cassonetti. E un primo cambiamento è in effetti avvenuto il mese scorso, ma con risultati che il consigliere comunale Pdl Alberto Locchi, autore di un’interrogazione in merito a Palazzo Vecchio, definisce esilaranti. “Tre cassonetti sono stati spostati dal lato benzinaio – racconta – ma gli altri due sono rimasti addossati all’incrocio con via Inghirami, lasciando inalterata la questione della visibilità. Per di più, nello spazio rimasto vuoto hanno cominciato a sostare le auto, aggra-

il benzinaio ha chiuso

vando la situazione”. Per sanare almeno in parte la situazione al posto dei cassonetti sfrattati arriverà ben presto una rastrelliera per biciclette, frutto di un’altra mediazione. “Inizialmente per quello spazio era stato pensato un parcheggio per motorini – continua Locchi – ma i residenti si sono infuriati contro questa ipotesi”. Per quanto riguarda invece la bonifica dell’impianto di benzina, invece, si è mossa Stefania Saccardi in persona. L’assessore all’ambiente ha

il reporter è un periodico di 10 edizioni che mensilmente viene distribuito da in 216.486 copie

cora non c’è”. Eppure se ne sente parlare da anni: riassetto dei posti auto, allontanamento dei cassonetti dal centro, addirittura una rotonda per limitare la velocità su via Marconi e il numero di incidenti in zona. Solo idee, niente di concreto. Per il momento i residenti dovranno accontentarsi della prima vittoria: la scomparsa dalla piazza di un elemento di rischio per le case vicine. Al resto, per dirla con Rossella O’Hara, ci penseremo domani.

IL CASO/2 Molte auto percorrono la strada in senso contrario. Controlli in arrivo

Via Lapini, se il contromano diventa regola

C

apita con una certa frequenza di vedere automobilisti che percorrono quei 50 metri o poco più in contromano, sotto gli occhi sbigottiti dei conducenti che arrivano dal cavalcavia di via Lungo l’Affrico. Se ormai ai ciclisti con ci fa più caso nessuno, vedere le auto in senso contrario fa ancora un certo effetto, anche se, in verità, in pochi si scompongono davvero. Il tratto di strada “incriminato” è quello di via Agostino Lapini, parallela di via Lungo l’Affrico, che unisce quest’ultima a via Mannelli. A cadere in errore sono gli automobilisti che arrivano da via Luca Landucci che, anzi-

Il Reporter di Campo di Marte, Cure, Coverciano raggiunge 41973 famiglie nel quartiere 2 di Firenze.

Copia in abbonamento postale

garantito che i resti del distributore spariranno dalla piazza in tempi brevissimi. La cisterna sotterranea potrebbe essere invece riempita con sabbie che assorbano i fumi residui. Niente cassonetti interrati per ora, dunque. E il famoso progetto di riassetto generale della piazza che fine ha fatto? “Lo abbiamo chiesto al sindaco con un’interrogazione urgente – dichiara il consigliere comunale Emanuele Roselli (Pdl) – ma un progetto dettagliato per quella piazza an-

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ché svoltare a sinistra, così come indicato dal cartello affisso all’angolo del palazzo, in via Lapini, girano a destra, ritrovandosi così a imboccarla in senso contrario. Via Lapini è a senso unico e il cartello c’è ed è ben visibile, proprio di fronte agli occhi di chi arriva. Lo stesso vale per l’obbligo di svolta a sinistra e del divieto d’accesso, sempre posizionato all’angolo del muro del palazzo. Eppure, e in tanti non si spiegano perché, in molti sembrano proprio non vederli, quei cartelli, e si ostinano a girare a destra. “Manderò a controllare – fa sapere l’assessore alla mobilità di Palazzo

Stampato da Rotopress International, Loreto (AN) Periodico d’informazione locale Anno V n.20 del 7 marzo 2011 N°reg 5579 del 17/05/2007 tribunale di Firenze. Iscrizione al Roc 8551. Spedizione in a.p. - 45% legge 662/96 art. 2 comma 20/b. Contiene I.P. Prezzo di copertina euro 0,10€

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Vecchio Massimo Mattei - verificheremo se si tratta di inciviltà da parte degli automobilisti e, se così fosse, non esiteremo a punire chi infrange il codice della strada”. A guardare i volti di chi imbocca via Lapini in senso opposto, sembra che non se ne accorgano proprio, quelli invece che arrivano dal cavalcavia di via Lungo l’Affrico e che dopo una curva a “U” si ritrovano di fronte un’automobile sono di smarrimento. E anche qualcuno che imbocca via Mannelli e passa sotto il cavalcavia è tentato di svoltare a sinistra in via Lapini. Ovviamente in /F.M. senso contrario.

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il giornale del tuo quartiere

CINEMA/1. Chiusa la multisala di via del Madonnone, sul futuro dell’edificio è ancora buio

Variety, le case possono attendere

Sull’immobile pende un progetto del 2008: una trentina di appartamenti al posto dei cinque schermi, con tanto di negozi e posti auto. Ma il Comune ha ancora qualche freccia all’arco per scongiurare questa ipotesi

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Rassegne e altre vie per andare avanti C’

Paola Ferri così nelle cinque sale del Variety scese definitivamente il buio. E’ andato in scena il 30 gennaio l’ultimo spettacolo della multisala di via del Madonnone, un tempo teatro, diventato poi il cinema di riferimento di tutta l’area sud-est di Firenze. Non si spengono però le speranze di vederlo riaprire, tra i residenti così come all’interno della politica cittadina, tutta uniformemente schierata contro la scomparsa dell’ennesimo luogo di aggregazione e di cultura. Ma sono le speranze rimaste sono davvero fievoli. Ad alimentarle ci si è messo anche il sindaco Matteo Renzi, opponendosi fermamente al progetto di ristrutturazione presentato dalla proprietà del complesso, la San Giovanni Immobiliare. Negozi al piano terra, parcheggio interrato e una trentina di appartamenti di medie dimensioni ai piani superiori: questo prevede il piano, risalente al 2008. Da allora, però, sono entrate in funzione le cosiddette norme “anti-Quadra”, stabilite in seguito all’inchiesta-scandalo che coinvolse un assessore e l’allora capogruppo del Pd in Palazzo Vecchio. Il provvedimento ha mandato all’aria i piani di riqualifica, rendendo necessaria la presentazione di un nuovo progetto. A complicare le cose alla San Giovanni Immobiliare, poi, è arrivato anche il nuovo piano strutturale targato Renzi: stop a nuovi volumi, sì ai recuperi di immobili dismessi, ma divieto di buttare giù e ricostruire in caso di cambio di destinazione d’uso. In questo caso è necessario ripassare dal via, cioè dall’approvazione del nuovo progetto da parte degli uffici comunali. Che potrebbero imporre vincoli in modo da rendere poco proficua la conversione dell’edificio in residenze private. In pratica è quel che è successo finora: vedendosi impossibilitato a ricavare gli appartamenti, il proprietario della struttura ha ritenuto più conveniente riaffittarlo come cinema. Ma la storia non è così lineare come sembra: due anni fa, infatti, la nuova società immobiliare rilevò il Variety dal vecchio

CINEMA/2. Dal Fiorella allo Stensen, alcune “ricette”

proprietario, che allora ne gestiva anche l’attività cinematografica. E aveva accumulato circa 700mila euro di debiti. Con il passaggio di proprietà è cambiato anche il gestore (la Fcv, che ha in mano anche il Marconi, tra gli altri). Il cinema è ripartito, arrivando a piazzarsi al secondo posto nella classifica fiorentina come numero di biglietti staccati e come incassi annui. Ma a fine gennaio, scaduto il contratto di locazione, la San Giovanni Immobiliare è tornata a battere cassa. “Ci chiediamo il perché di questa improvvisa accelerazione”, dichiara Emanuele Roselli, consigliere comunale Pdl, promotore di una raccolta di firme per lasciare il cinema al suo posto. “Non vorremmo che ci fosse di mezzo il Multiplex”. E qui entra in scena l’ipotesi peggiore per le sale di via Aretina: la San Giovanni Immobiliare, infatti, potrebbe vendere la licenza e “trasferire” così le proprie poltroncine alla nascente (?) multisala di Novoli.

La vecchia gestione si era lasciata dietro circa 700mila euro di debiti I permessi acquistati dall’Immobiliare Novoli, infatti, sono scaduti qualche mese fa e “le poltrone” disponibili in città sono al completo. Per aprire, il Multiplex avrebbe bisogno di nuove licenze e potrebbe comprarle soltanto da cinema chiusi o in fin di vita. Com’è il caso del Variety. Eppure nessuno sembra arrendersi all’idea di vederlo scomparire dalla mappa dell’offerta culturale. “Su questo punto c’è un’elevata condivisione politica – rassicura il vicesindaco Dario Nardella – ma come amministrazione pubblica non possiamo costringere un privato a tenere in piedi un’attività, possiamo al massimo disincentivarlo a chiudere”.

è chi si è reinventato una programmazione particolare, chi punta all’accessibilità, chi su un determinato settore di pubblico. Ma nessuno si è fatto intimorire dalla crisi. Godono di buona salute i cinema del quartiere 2. Vicenda Variety a parte ci si potrebbe azzardare a dire che sono finiti i tempi delle sale vuote e dei bandoni abbassati. Chi è cresciuto qui se li ricorda ancora il cinema Stadio (al posto del quale è recentemente nato un condominio) e l’Ideale. Ma dopo queste chiusure gli altri hanno tenuto duro. Se l’incertezza regna sovrana ora più che mai, pare che gli addetti ai lavori ci abbiano fatto il callo. D’altronde l’industria del cinema italiana, dal declino di Cinecittà in poi, ha sempre dovuto fare i conti con scarse risorse e pubblico ballerino. Inventandosi strade alternative per la sopravvivenza. “Noi non abbiamo mai smesso di lavorare – assicura la cassiera del Fiorella – abbiamo un nostro pubblico e una programmazione altamente selezionata. Poi – aggiunge con un po’ di incertezza nella voce – è anche vero che dipendiamo da una società con sede a Roma. E’ là che vengono prese le decisioni e se stabilissero che questa sala non è più redditizia potremmo farci ben poco”. Anche il Fiamma, in via Pacinotti, ha scelto la propria strategia di difesa, andando però in direzione opposta. “Puntiamo molto sulle famiglie

– spiega Claudio, dietro il bancone da anni – proiettando film che piacciono a bambini, anziani, coppie adulte. Non è vero che nessuno va più al cinema, ma sono solo una decina in un anno i titoli che fanno lauti incassi”. Tattica di differenziazione anche per il Portico, che si è ricavato così una fetta di aficionados. Stessa cosa ha fatto, nel suo piccolo, la casa del popolo di Settignano, scegliendo rassegne a tema. Di gran successo. “Provi a passare di qui il venerdì sera – racconta un anziano residente – e vedrà com’è pieno”. Di giovani, in questo caso. Sullo stesso filone, quello delle rassegne, dei docu-film e del pubblico altamente selezionato, si muove l’Istituto Stensen, in via-

Chi punta sui bimbi, chi sugli anziani: il segreto è sapersi distinguere le Don Minzoni. Non un vero e proprio cinema, ma una sala che si presta a diversi usi, dai dibattiti alle proiezioni cinematografiche, spesso e volentieri in anteprima e/o con autori e registi sul palco, pronti a rispondere alle domande degli spettatori. E spesso gratis. Perché di persone assetate di cultura ce ne sono ancora parecchie, crisi o non /P.F. crisi.


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Campo di Marte • Cure • Coverciano

SULLA STRADA. Dallo stadio a piazza della Libertà, il tour della “ferraglia” abbandonata

Benvenuti a Transennopoli, dove le transenne sono più longeve Paola Ferri

ro è già fissato (a primavera), così come la data di scadenza del girotondo di transenne: settembre prossimo. Non è dato sapere, invece, per quanto ancora potremo ammirare le colleghe a strisce bianche e rosse di piazza Libertà: qui si sono date appuntamento una trentina di transenne, per proteggere l’antica porta, pare anch’essa a rischio perdita di intonaco o pezzi di cornicione. Tornano a

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trisce bianche e rosse perfettamente integrate con il paesaggio urbano, intere legioni di ferro a difesa di monumenti pericolanti o di ignari pedoni che rischiano di cadere nella buca. Benvenuti a Transennopoli, il vostro viaggio comincia allo Stadio e finisce in piazza della Libertà, lungo tutto il tragitto sarà possibile ammirare alcune delle più longeve installazioni post-moderne, altresì chiamate transenne. Partiamo dal Franchi: qui le suddette installazioni appaiono e scompaiono al ritmo delle partite di calcio. Ma non preoccupatevi se tra un match e l’altro non le vedete: solitamente si sono solo allontanate di qualche metro, ma tendono a rimanere nei paraggi, pronte a tornare utili alla prossima domenica. Proseguendo verso Ponte al Pino troviamo un’insolita scultura formata da tre elementi: circondano un avvallamento che in diversi hanno riciclato come cestino, proprio all’ingresso del ponte. Il tour continua in piazza Savonarola, dove alcuni esemplari sono disposti tutto attorno alla Galleria Carnielo. Chiusa al pubblico da circa 10 anni, la casa-museo dell’omonimo scultore sta infatti perdendo pezzi di intonaco. Ma il restau-

Corsa a ostacoli per le vie del quartiere. In attesa del microchip trova-segnaletica

transenne cadute in piazza della

parterre

PIAZZA SAVONAROLA

Segnali stradali in libertà

L’arena vietata (alle auto)

Argine contro i cedimenti

Ricompaiono periodicamente le transenne del Parterre, fiere custodi dello spazio erboso (ma non troppo). Quando l’arena non è occupata da piste di ghiaccio o tavolini estivi, diventa necessario issare una staccionata per evitare che lo spiazzo venga usato come parcheggio: i divieti non bastano contro l’incuria.

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Non bastavano le eterne impalcature, la Galleria Carnielo è stata anche recintata: prego, mantenere una distanza di sicurezza, onde evitare che un pezzetto di facciata liberty vi colpisca. Ma i lavori di restauro sono già fissati per primavera e, se tutto fila liscio, il museo dovrebbe riaprire a settembre prossimo.

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Libertà

piazza della libertÀ

Non solo transenne, piazza della Libertà è diventato il rifugio prediletto della segnaletica mobile. Tutto intorno alla monumentale porta le barriere bianche e rosse fanno ampio sfoggio di sé, per la metà cadute a causa del vento. Il resto della piazza è punteggiato da cartelli di pericolo causa buche o dissesti dell’asfalto.

SI ORGANIZZANO

cadenza regolare, invece, le barriere del Parterre. Sono in tre e impediscono l’ingresso allo spiazzo centrale alle auto nei momenti in cui l’arena non ospita piste di ghiaccio o bar con tavolini. Le condizioni del prato, però, non sembrano comunque trarne molti benefici. Se vi è bastata questa breve passeggiata ad affezionarvi un po’ a Transennopoli, però, dovrete ricredervi. Perché la battaglia del Comune contro le transenne abbandonate va ancora avanti. “Sono il terrore delle transenne”, ci scherza su (ma non troppo) l’assessore al decoro

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il giornale del tuo quartiere

Legioni a strisce bianche e rosse si ergono a difesa di monumenti pericolanti o di ignari pedoni a rischio di cadere nella buca.

ponte al pino

piazza edison

Il triangolo delle cartacce

La protesta fiorisce sul cartello

Alcune stanno lì da settimane, altre da mesi o addirittura anni. Ma la battaglia anti-degrado va avanti, parola di assessore

cartello di protesta in piazza

Sono lì da mesi le transenne che circondano la buca del Ponte al Pino, a protezione dei pedoni che rischierebbero di finirci dentro. Più che di una voragine si tratta di un lieve avvallamento, ma col passare del tempo ci è cresciuta dentro l’erba. Oltre ad una serie di carte e cartacce gettate dai passanti.

Edison

Massimo Mattei. Quello del degrado e dell’affollamento di segnaletica più o meno provvisoria per le strade, fu uno dei primi banchi di prova dell’amministrazione Renzi. Dopo neanche un paio di mesi a Palazzo Vecchio il primo cittadino e l’assessore si fecero il giro del centro e ne tornarono con un bottino di qualche migliaio di “ferri vecchi” rimossi, tra cartelli e transen-

ne. Poi si passò alla parte programmatica: un microchip per rintracciare le transenne abbandonate e un ‘vestitino’ gigliato per rendere più carine quelle proprio indispensabili. “Questi progetti vanno avanti – assicura Mattei – e di transenne ne abbiamo tolte di mezzo molte”. Quante ce ne siano ancora in giro non si sa, ma l’assessore sfata un’altra leggenda metropolitana:

le transenne sono sì in affitto, “ma non si pagano in base ai giorni che stanno per strada, ma con un forfettario annuale”. Che non influisce granché sulle casse comunali. Seppur in tempi di vacche magre come queste ogni euro risparmiato è un euro guadagnato. E se non altro i nostri occhi ne guadagnerebbero parecchio a veder sparire altra ferraglia da strade e piazze.

Il tombino (o quel che è) perde da anni, la strada è sbarrata da mesi. E nelle ultime settimane si è scatenata la polemica da parte dei residenti, che hanno attaccato un esplicativo cartello di protesta su quello “ufficiale”. Ma per il momento la piazza continua a fare a meno di una strada. E i parcheggiatori folli spesso ne approfittano per moltiplicare i posti auto in questo rientro.

Ecco gli interventi previsti questo mese sulle strade del quartiere (salvo altri eventuali lavori urgenti e quindi non programmati), che comporteranno provvedimenti per la sosta e la circolazione: VIA DELLA PASTORELLA Per lavori edili a un edificio privato, da fine febbraio il tratto di via della Pastorella, da via de’ Cioli a via del Fossataccio, fra i numeri civici 45 e 47, è chiuso al traffico con eccezione per i frontisti. L’intervento si concluderà il 24 marzo. VIA DELLA TORRE Da inizio marzo sono in corso i lavori per un nuovo allaccio alla rete di distribuzione del gas con l’istituzione di un divieto di transito (eccetto frontisti) in via della Torre, da via Giuseppe De Robertis a via Gabriele D’Annunzio. I lavori finiranno nella prima parte di questo mese.

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Marzo 2011

Campo di Marte • Cure • Coverciano

VeRSO PRIMAVeRA/1. Con il ritorno del bel tempo tante opportunità per fare sport all’aria aperta

Una stagione da vivere tutta di corsa Serena Wiedenstritt

e bellezza della città, ma si tratta di percorsi di “jogging panoramico” perfetti anche per chi “è stato battezzato in Battistero”. Gli itinerari proposti sono sei, si differenziano per grado di allenamento richiesto – si va dai 2 ai 7 chilometri – e si snodano nella zona collinare fra piazzale Michelangelo, San Miniato al Monte, Poggio Imperiale e Rampe. Per gli amanti delle due ruote, per chi insomma sta cercando il modo migliore per ingannare l’attesa da qui al 2013, quando la città accoglierà i mondiali di ciclismo, niente di meglio che una bella passeggiata in bici. L’importante è evitare le zone più trafficate: consigliati, anche in questo caso, i tratti lungo il fiume e i percorsi leggermente fuori dalla cerchia dei viali. Dallo scorso febbraio si può fare in bici anche il viale dei Colli, grazie alla nuova pista di due chilometri che collega piazza Ferrucci al piazzale Michelangelo. Anche per chi ama mettere “le rotelle ai piedi” e non sa staccarsi dai suoi pattini, sono perfette le Cascine, grazie all’asfalto liscio che riduce la fatica e al contesto verde. Il punto di ritrovo è da sempre il piazzale davanti alla piscina delle Pavoniere, dove gli appassionati si lanciano in veloci zig zag e altre acrobazie. Per godersi il primo sole e sfruttare le giornate che si allungano, un’altra soluzione sono i numerosi percorsi vita all’interno dei giardini della città (l’elenco è disponibile all’indirizzo http://verdeonweb. comune.fi.it/, sullo stesso sito si possono ricercare i giardini e parchi dove, quartiere per quartiere, sono a disposizione campi di calcetto, di pallavolo o basket, piuttosto che piste di pattinaggio o per lo skateboard). Si può iniziare con una corsetta per riscaldarsi e proseguire con gli esercizi con le attrezzature disponibili, per finire con qualche minuto di stretching per rilassare i muscoli. L’ideale è farlo in compagnia.

Ci si può dedicare al jogging, alle semplici camminate, alle pedalate o ai pattini: ecco una mappa dei luoghi ad hoc per rimettersi in movimento dopo il letargo invernale

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ambe in spalla. O piuttosto scarpe da ginnastica nello zaino e via verso la bella stagione, per poter fare finalmente attività sportiva all’aria aperta. La città si presta a soddisfare tutti i gusti e in quasi tutte le zone: i pigri non hanno più scampo. E soprattutto spiaggia e prova costume si avvicinano. La scelta più comune è il jogging, e Firenze si presta a correre in tutte le zone verdi, come giardini o parchi: classico l’esempio delle Cascine, ma anche lungo l’Arno. Dalla zona di piazza Puccini e del ponte alla Vittoria, all’Isolotto e all’Argingrosso, per arrivare a Firenze Sud e al parco dell’Anconella, il lungofiume si presta allo scopo grazie al verde e alla lontananza del traffico. Altrimenti, da circa un anno e mezzo, in città è stato presentato il progetto “Firenze the walking city”. L’idea è nata principalmente in chiave turistica per coniugare sport

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TEMPI MODERNI Non più solo sudore: la palestra cambia volto

E il fitness divenne “sociale”

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ddio alle palestre come mero luogo di sudore e fatica: il fitness svolge sempre di più un’attività non solo sportiva, ma anche sociale. Dopo il training è possibile scambiare quattro chiacchiere con un compagno di sala, concedersi una piacevole sauna, un bagno turco e perfino una messa in piega dal parrucchiere o lo shopping tra i prodotti per il benessere. Tante le nuove discipline che stanno prendendo piede, tendenze “modaiole” che arrivano direttamente dagli Usa come il Bosu (both sides up), una pedana a forma circolare con una mezza sfera di gomma, che permette di eseguire esercizi che aumentano la resistenza e la forza muscolare, o il Life Yoga, che sviluppa l’aspetto coreografico dello Yoga, del Pilates e del Felderkreis, aiutando a migliorare il tono muscolare, la flessibilità, la mobilità articolare e a raggiungere un equilibrio psico-fisico. Una novità assoluta è il Race Walker, disciplina che si basa sugli stessi principi spinning che dona non solo benefici per la linea, ma soprattutto per il cuore e la circolazione polmonare. Vengono utilizzati tapis roulant dove si alternano momenti di camminata veloce alla corsa. Il ritmo cardiaco è così

allenato a salire e scendere. Con il Race walker si riescono a scaricare tutte le tensioni accumulate durante la giornata. Frequentatissimi i corsi che riescono a conciliare la filosofia orientale con il rilassamento e il dispendio energetico e calorico, in modo da permettere un migliore equilibrio con se stessi: lo Zen Schoks, ad esempio. Si tratta di aerobica combinata con calci e pugni al sacco unita a sottofondi musicali etnici o tribali, che favoriscono la concentrazione, il rilassamento e, contemporaneamente, un elevato aumento della resistenza fisica, dovuto a un’attività cardiovascolare e /V.G. di potenziamento.


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il giornale del tuo quartiere

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Luci e ombre per i giardini di Campo di Marte

Quando i giochi non bastano l quartiere 2 è sicuramente molto ricco di verde, con tanti giardini e aree verdi come quelli di viale Malta, il giardino ottocentesco in stile inglese, gestito dalla Sovrintendenza, di Villa il Ventaglio, in via Aldini, quello di Bellariva e quello di via del Mezzetta, dove però “ci sono dei buchi enormi sulla rete di recinzione dell’area cani – dice Francesca - molti scappano e, se passa il vigile, ci becchiamo anche la multa”. “Forse dovrebbero essere tenuti un po’ meglio, più puliti – aggiunge Camilla, al giardino di viale Fanti con la figlia - i giochi dei bambini sono vecchi, qualche gioco in più potrebbero metterlo, qui il pomeriggio ci sono tantissimi bambini”. Anche la signora Gabriella parla di giochi per bambini: “Per la grandezza del giardino ce ne sono pochi e andrebbero anche un po’ ammodernati. Fino a qualche mese fa ce n’erano di più, poi li hanno tolti e non li hanno più rimessi. Noi – continua - pensavamo che li avrebbero sostituiti. In più qui c’erano anche tavolini e sedie, ora ne saranno rimasti un paio. Il giardino è bello, d’estate poi si sta bene, soprattutto quando viene sera”. C’è anche chi è solo di passaggio e viene qui una volta ogni tanto, come Laura. “Vivo nel quartiere 3 e qui non ci vengo molto spesso – racconta - però devo dire che non sono male”. “D’estate, comunque, ci dovrebbero essere più controlli, non

che sia pericoloso per la sicurezza – dice Elisa parlando del giardino di viale Fanti – ma nel tardo pomeriggio i ragazzini sfrecciano con le biciclette anche se non potrebbero e noi abbiamo i bambini molto piccoli”. “E poi – aggiunge Elisa – le due fontanelle del giardino hanno perso tantissima acqua per oltre due mesi. Noi abbiamo più volte segnalato il guasto, ma ci sono volute settimane prima che venissero a sistemarle”. Nel complesso, comunque, parlando con i frequentatori dei giardini più importanti e grandi del quartiere, siano essi abituali o meno, la sensazione è che i cittadini siano comunque piuttosto soddisfatti, dalla quantità di verde e

Via del Mezzetta, buchi enormi sulla recinzione dell’area cani dallo stato in cui si trova. “Il giardino è tenuto bene”, dice una donna portando a spasso il cane nell’area verde di viale Righi. Le fa coro un’altra signora, anche lei a passeggio con il cane: “Non è proprio la mia zona questa, ma ogni tan/F.M. to ci passo. È bello qui”.

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no in viale Manfredo Fanti e ridisegnate le aiuole, mentre nell’area sportiva La Torre, in viale Verga, saranno risistemati i campetti da basket e pallavolo. All’Argingrosso buone notizie per picchi, aironi e gli altri uccelli che abitano la zona: è partito un programma di piantumazione di alberi per riprodurre il loro habitat naturale. E se si parla di nuovi nati forse non tutti sanno che a Firenze gli alberi piantati sono più numerosi dei bambini che nascono in città: la tendenza è quella di far crescere alberi cattura-polveri sottili, per ridurre l’inquinamento.

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de’ Medici – dice il presidente del quartiere 5 Federico Gianassi – dove sorgeranno spazi per lo sport e aree gioco per bambini. Il giardino del Sole a Rifredi raddoppierà la sua superficie, e sarà ampliato anche il giardino del Pellegrino, sopra l’Orticoltura, inaugurato da pochi mesi. Con circa 250mila euro saranno sistemate diverse aree verdi come quelle in via Allori e via Pietri, sorgeranno due nuove aree giochi alle Piagge e il giardino Lippi avrà giochi nuovi e illuminazione”. Altri lavori aspettano a breve anche il quartiere 2: saranno rifatti i vialetti del giardi-

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il parco dell’arGinGrosso

IL PUNTO NEL QUARTIERE

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Elettricisti

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osa mettere, se non prati fioriti, agli ingressi di Florentia? Una direttiva di Palazzo Vecchio metterà presto le sue radici in dieci aiuole-rotonde alle porte della città. Prima di dedicarsi alla stagione primaverile, però, serve smaltire i danni dell’inverno: 5.500 pini sono stati potati per mettere in sicurezza i rami danneggiati dalla nevicata del 17 dicembre scorso, e le duemila tonnellate di materiale (proveniente soprattutto dai quartieri 2 e 3) saranno smaltite in un impianto a biomasse a Calenzano. “Anziché essere un costo per l’amministrazione, lo smaltimento è diventato un guadagno e un’azione, coscienziosa, di recupero del materiale”, spiega Stefano Cerchiarini, responsabile della qualità del verde del Comune, che annuncia anche il progetto per gli altri interventi sugli alberi della città: 300mila euro da appaltare a una ditta esterna. Per i lavori più delicati e da diluire nel tempo, invece, Palazzo Vecchio ha a disposizione circa 15 boscaioli e 67 giardinieri, dipendenti comunali, impegnati in questo periodo nei lavori di potatura di pini, olmi e pioppi nelle vie del villaggio Forlanini nel quartiere 5, la zona più interessata dagli interventi sul verde nel 2011. “Già in bilancio è il recupero dello spazio dell’ex scuola Caterina

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Gli aironi trovano casa in città

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VeRSO PRIMAVeRA/2. Aree verdi, i progetti in arrivo. Non solo per l’uomo


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Campo di Marte • Cure • Coverciano

IERI E OGGI. La storica sezione socialista di via Centostelle lascia spazio a casse e bancomat

Chiude il circolo, apre la banca Messo da parte il passato “politico”, il bar ospitava il club sciistico e quello di podismo. Ma le partite della Fiorentina e quelle di biliardo non bastavano più a far quadrare i conti Francesca Puliti

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l posto della sezione socialista nasce una banca. Succede in via Centostelle, dove lo storico circolo ha chiuso i battenti sul finire dell’anno scorso e al suo posto è nata, nel giro di un paio di mesi, un nuovo sportello bancario.

Centostelle “orfana”

del circolo

da sempre e tra le generazioni più anziane sono davvero pochi quelli che non ci hanno mai preso il caffè. Da qualsiasi parte votassero. Alla faccia del passato socialista, infatti, da almeno una ventina d’anni la sezione si era trasformata in un luogo di ritrovo soprattutto per sportivi, al di là dei colori politici. Qui infatti avevano fatto base il Club sciistico (ora trasferitosi in una nuova sede in piazza delle Cure) e quello di podismo. Ma era soprattutto in occasione delle partite della Fiorentina o della Nazionale che sala e giardinetto si riempivano. Poi anche l’abitudine di andarsi a vedere il match in compagnia è sfumata. “Ora hanno tutti il maxischermo a casa e l’abbonamento Sky”, raccontava Leo, volontario al bar del circolo, già qualche mese addietro. “D’estate c’era un po’ più di movimento, qualche ragazzo che veniva a prendere il caffè o a bere qualcosa prima di andare in discoteca – continua – ma d’inverno era il deserto”. E far tornare i conti con l’affitto e le bollette è diventato ogni giorno più difficile, nonostante i

la banca al posto della sezione

due club ospitati. Pensare che un tempo qui c’era una squadra di giocatori di biliardo di tutto rispetto, in grado di conquistarsi titoli ai campionati provinciali e regionali. Le coppe vinte campeggiavano ancora nell’ampia sala, fino a poco tempo fa, anche se i campioni si facevano vedere sempre meno spesso. “E’ un peccato lasciar chiudere un circolo così – dichiara con tristezza Leo – non ce ne sono tanti così grandi, con lo spazio all’aperto”. E d’ora in poi ce ne sarà un altro in meno. La banca ha già occupato quello che un tempo era il bar e i trofei sono stati sfrattati dalla sala da biliardo.

Al posto del giardino per ora ci sono ancora i lavori in corso, forse ci sorgerà un piccolo parcheggio o più probabilmente rimarrà uno spiazzo aperto, ma solo ai clienti. “Non si sa come in un periodo di crisi come questo non fanno altro che aprire banche”, commenta sconsolata una residente. E in effetti questo è solo l’ultimo caso di una lunga serie: prima del circolo è stata la volta della drogheria di piazza Antonelli e ancor prima è toccato al pub di piazza Nobili lasciare spazio a casse e bancomat. Per prelevare contanti da spendere a un bancone un po’ più lontano.

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via

Troppo facile lanciarsi in lagnanze sui tempi che cambiano e negli ideali di un tempo che lasciano spazio al dio denaro, ma qualcosa è davvero cambiato nel cuore del quartiere 2: si è perso per strada un pezzo di storia. Chi da queste parti ci è nato e cresciuto se lo ricorda

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mobilità

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VeLOCIPeDI/1. Il capoluogo visto dal sellino: cosa va e cosa no. Qualcosa però sembra muoversi

Città ciclabile? C’è ancora da pedalare Le difficoltà per chi sceglie le due ruote sono molte: Firenze non possiede una vera e propria rete integrata di piste, e così chi utilizza questo mezzo è spesso costretto a percorrere (pericolosi) tratti misti. Poi c’è il problema del “parcheggio” Antonio Rettura

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eno traffico e rumore, più aria pulita: sono le caratteristiche di una città a misura di bici. Ma pedalare a Firenze non è così semplice. Il polso della situazione è dato dal numero di piste ciclabili, ancora inadeguato per una città che, grazie alla sua morfologia, si presterebbe bene a essere percorsa senza “motore”. Le corsie loro dedicate sono un’infrastruttura fondamentale per incoraggiare l’uso delle bici, poiché aumentano la sicurezza del ciclista. Firenze – si sa - non possiede una vera e propria rete integrata di piste ciclabili, in quanto i vari percorsi in rosso sono spesso sconnessi tra di loro, costringendo i ciclisti a tratti “misti”. Per rendere la bicicletta un mezzo di trasporto urbano “competitivo” - sostiene chi la utilizza - è necessaria una rete ciclabile efficiente, che faccia sistema con i nodi del trasporto pubblico urbano. Ma a Firenze non sembra essere così: la stazione di Rifredi, ad esempio, è totalmente scollegata, mentre da Santa Maria Novella è possibile raggiungere, tramite la rampa in fondo

al binario 16, soltanto la pista della Fortezza, mentre per il centro-Duomo non ci sono collegamenti diretti. Un tema “storico” della viabilità fiorentina, che riguarda anche (e soprattutto?) i ciclisti, è poi quello delle buche. Chi è costretto a pedalare nel traffico per l’assenza delle piste ciclabili è troppo impegnato a tenere d’occhio le automobili per riuscire a prestare attenzione anche alle buche, che talvolta sono di dimensioni tali da compromettere l’equilibrio. Ma anche quando il ciclista arriva a destinazione non terminano le difficoltà: trovare un posto nelle rastrelliere è, in alcune zone, più arduo che parcheggiare l’auto, a causa di un numero troppo spesso insufficiente di posti bici, o per colpa dei mezzi abbandonati nelle rastrelliere. In questi casi il ciclista non ha altra scelta che trovare un parcheggio di fortuna, lasciando il mezzo legato a un palo, a un’inferriata o appoggiato a un muro. Le bici parcheggiate al di fuori delle rastrelliere, però, a volte trasformano i marciapiedi in un percorso a ostacoli, creando problemi specialmente per gli anziani e i

disabili, che spesso sono costretti a chiedere l’intervento dei vigili per la rimozione dei mezzi che intralciano il passaggio. Il paradosso, si lamenta il popolo dei pedali, è proprio questo: un mezzo che rappresenterebbe una risorsa per la comunità si può trasformare persino in un problema. Dal Comune di Firenze arriva comunque qualche segnale incoraggiante: la giunta ha recentemente stanziato oltre mezzo milione di euro per le piste ciclabili. In particolare, 450mila euro sono destinati alla manutenzione dei tratti di piste in cattive condizioni, al ripristino della segnaletica e alla messa in sicurezza degli attraversamenti ciclopedonali. Altri 100mila serviranno al completamento della pista che va dal Saschall fino al molino di Sant’Andrea a Rovezzano. Qualcosa sembra muoversi, dunque, e chissà che per il 2013, quando Firenze ospiterà i mondiali di ciclismo, la città non avrà finalmente attivato il servizio di bike-sharing, che renderà il capoluogo toscano più simile alle altre 100 città europee che hanno già adottato (con successo) questo sistema.

L’IMPRESA/1 José Carlos Muñoz Pérez, fiorentino d’adozione, racconta il viaggio compiuto alla volta del suo paese natale

Ventisei giorni (e duemila chilometri) per riabbracciare Siviglia

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osé Carlos Muñoz Pérez, 31enne fiorentino di origine iberica, lo scorso ottobre ha deciso di tornare a fare visita alla sua città natale, Siviglia. In bicicletta. Per raggiungerla ha pedalato per 26 giorni, percorrendo 2.441 chilometri, assieme all’amico Daniel Gencarelli, che lo ha accompagnato nell’impresa. Com’è nata l’idea del viaggio? Ho voluto unire le due città più importanti della mia vita attraverso la passione per la bicicletta. Siviglia è la città dove sono nato, mentre a Firenze sono arrivato per amore, e da subito mi sono innamorato anche della città. Ho deciso di fare questo viaggio in bicicletta perché credo nel trasporto sostenibile e adoro lo spirito di avventura. Ci sono stati momenti difficili? Attraversando le Alpi e i Pirenei abbiamo affrontato salite durissime. Altri momenti difficili li abbiamo vissuti in Spagna, nella pianura dell’Ebro: abbiamo

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pedalato una giornata intera con un fortissimo vento contrario che quasi ci fermava. Il tempo non passava mai! Cosa ti ha insegnato questa avventura? Dopo un viaggio in bicicletta di oltre 2.400 chilometri capisci che per gli spostamenti quotidiani in città non c’è nessun bisogno del motore! Per i brevi tragitti la bici è il mezzo più ecologico e salutare che esista. Firenze è a misura di ciclista? È una città che ha grandi potenzialità perché è in pianura, ma ci sono ancora tante cose da fare. Bisogna aumentare le piste ciclabili e collegare tra loro quelle esistenti. Sarebbe poi utilissimo attivare il servizio di bike-sharing, come stanno facendo numerose città europee. E poi, ovviamente, riparare le buche! Concludendo, perché conviene andare in bici? Chi usa la bicicletta fa del bene all’ambiente, a se stesso e anche al portafoglio. /A.R. La bici è il veicolo anti-crisi!

JosÉ carlos muÑoz pÉrez


mobilità

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VeLOCIPeDI/2. Mezzi ripiegabili ultraleggeri: è il progetto sviluppato dalla facoltà di Architettura

Ma la bicicletta vuol salire sull’autobus Francesca Puliti

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ici e bus, un binomio ecologico. E invece no, non vanno molto d’accordo. Eppure per lo sposalizio ci sarebbero tutti i presupposti, almeno a sentire chi sul sellino ci attraversa la città. E chi ne ha fatto materia di studio e lavoro. È stato finanziato con fondi europei il progetto per l’intermodal bike, sviluppato dalla nostra facoltà di Architettura: si tratta di una due ruote ripiegabile ultraleggera, cinque volte più piccola di quelle in commercio, pensata apposta per essere trasportata sui mezzi pubblici. Il prototipo è stato presentato a Palazzo Vecchio sul finire dell’anno scorso, adesso spetta alla ricerca trovare il modo di produrla a costi accessibili, ma si prevede che potrebbe solcare le nostre strade (e i nostri bus) già entro un paio d’anni. Ma i ciclisti urbani non hanno intenzione di aspettare così tanto: il trasporto delle bici sui mezzi pubblici è una battaglia che va avanti da tempo. E c’è pure chi ci ha scritto una tesi: Giacomo Stefanini, laureato in architettura nonché socio di Firenzeinbici, la più folta associazione di “pedalatori” cittadini. “Non c’è bisogno di nessun supporto per far salire le bici sul tram – spiega Valerio Parigi, un altro dei soci più attivi – e nessun regolamento lo vieta. Succede in tutte le città moderne d’Europa”. Per ora, però, Ataf e Gest hanno detto no. Stesso copione nella vicenda delle preferenziali: da anni le associazioni si battono per aprire le busvie

ai velocipedi, ma niente da fare. “È una questione di velocità commerciale dei bus – dichiara Giampiero Gallo, il consigliere comunale delegato alla mobilità alternativa – ma abbiamo un tavolo aperto con Bonaccorsi e c’è la disponibilità a studiare specifiche soluzioni per le preferenziali a basso scorrimento, soprattutto in centro”. In compenso la giunta comunale ha appena stanziato 450mila euro per interventi urgenti sulle piste, leggi soprattutto al capitolo “chiusura dei monconi”. Ancora in stallo invece l’ipotesi bike sharing. “L’investimento iniziale è ingente – spiega Gallo – circa un milione di euro. E altrettanto servirebbe per la manutenzione annuale”. Non esattamente noccioline, in un momento di magra per i conti pubblici come questo. Anche se una soluzione ci potrebbe essere: affidare la gestione a uno sponsor privato, come succede a Parigi e Barcellona. L’ipotesi però appare ancora lontana. Ma Palazzo Vecchio ha ancora in serbo qualche carta da giocare. La via alternativa potrebbe essere quella di un sistema di noleggio potenziato, in stretta collaborazione con le aziende cittadine. Per Comune e privati, in pratica, si tratta di fare fifty-fifty: l’amministrazione si impegna a implementare le postazioni di noleggio (ad esempio nei pressi delle stazioni) e le aziende medio-grandi forniscono parcheggi per le due ruote sicuri ai dipendenti. Assicurandosi così anche lavoratori più in forma.

L’IMPRESA/2 Al via la nuova avventura del sestese Marco Banchelli, che chiama a raccolta i ciclonauti

E c’è chi cerca volontari per una staffetta di pace in Nepal

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.A.A. ciclonauti per biciclettata in Nepal cercasi”. Il sestese Marco Banchelli lancia una nuova e particolarissima proposta: entrare a far parte di una vera e propria staffetta ciclistica che, nei giorni della prossima Pasqua (il programma completo sarà visionabile prossimamente sul sito www.marcobanchelli.com), vedrà pedalare insieme “italiani” e “nepalesi” attraverso strade e panorami del Nepal più autentico di ieri e di oggi, per portare in quelle terre un grande messaggio di unione tra popoli e genti. “Non sono richieste particolari doti di allenamento e resistenza, ma solo una buona adattabilità e spirito di avventura – precisa Banchelli – gli interessati sono invitati

a mettersi in contatto con il nostro team, in quanto i posti a disposizione non sono moltissimi”. Al progetto potranno aderire anche eventuali “non ciclisti”, in veste di accompagnatori ufficiali, visto che l’itinerario si svilupperà su strade asfaltate e avrà mezzi di assistenza e supporto al seguito. “Come in tutte le proposte del nostro modo di viaggiare preparato, consapevole e solidale – racconta Marco – sono previste visite a scuole induiste e buddiste, oltre che cattoliche. Incontreremo i profughi tibetani e i bisognosi dei centri di accoglienza e assistenza, per rendere ancora più completa questa esperienza”. Marco Banchelli sente in sé la fantastica sensazione di aver unito e di

unire le città, le montagne, le genti “con le gocce del mio sudore e con l’invisibile ma incancellabile segno delle ruote della mia bicicletta”. Dagli Usa al Kenya, dall’Argentina al Cile passando per le Ande, e ancora Australia, Palestina e Israele, non c’è (quasi) luogo al mondo in cui Banchelli non sia stato a portare il suo messaggio di pace. A lui il merito di aver creato anche il progetto “Dentisti per caso in Nepal” con la moglie odontoiatra Maria Teresa Tosto. Si tratta di un supporto medico volontario che offre da un lato un aiuto immediato alle popolazioni locali, e dall’altro una serie di competenze a medici e operatori da usare /A.P. nel lungo periodo.

marco banchelli

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tendenze

Marzo 2011

IL CASO. In aumento supermarket e ristoranti interamente votati a un’alimentazione naturale

La bio-mania contagia firenze (e non solo) Sembrerà strano, ma il boom del biologico è riuscito a scalfire anche le granitiche abitudini

al cibo ha anche una fornita cantina di vini biologici. Interessante anche l’esperienza de La Raccolta, in via Leopardi, all’incrocio col viale Gramsci, che mette a disposizione della clientela anche piatti da asporto. Gli afecionados non potranno poi perdere un must del “bio way of life”: la Fierucola di piazza Santo Spirito, che ogni mese porta in centro i banchini di pastori e agricoltori dell’area fiorentina. Info: www.lafierucola.org.

dei fiorentini, e questi negozi spuntano come funghi nei quattro angoli della città. Per la gioia dei moltissimi appassionati e di chi ha deciso che è arrivata l’ora di tornare a mangiar bene Barbara Biondi

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Sembra ormai essere diventato un vero e proprio stile di vita

LA CURIOSITÀ Due siti internet toscani

Il latte appena munto? È online

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Firenze il bio è di casa. Sono sempre di più (e aumentano a vista d’occhio) i negozi e i ristoranti dove si mangia e si acquistano prodotti “nature”, controllati e certificati. Una moda o il bisogno sempre più impellente di tornare alla terra e mettere nel dimenticatoio prodotti chimici e concimi dannosi per la salute? Forse entrambe le cose per un gran numero di consumatori, ma su un aspetto non ci sono dubbi: mentre l’attenzione nei confronti di questa tipologia di prodotti cresce a dismisura, i prezzi diminuiscono in maniera inversamente proporzionale, grazie alla domanda sempre crescente. E se fino a qualche tempo fa rappresentavano una categoria merceologica ad uso e consumo di chi poteva permettersi di spendere un po’ di più per mangiare meglio, adesso nella maggior parte dei casi fanno concorrenza alla grande distribuzione. Un esempio è quello di Natura Sì, franchising dedicato all’universo del naturale, che ha aperto il suo quarto punto vendita in città (in via Kassel, dopo il recente via Baccio da Montelupo e i precedenti via Masaccio e viale Corsica). “Indubbiamente la differenza tra un prodotto biologico e uno tradizionale c’è e si sente - spiega Cristina Biondi, direttrice del punto vendita di via Kassel - innanzitutto dal sapore, e poi non bisogna dimenticare che, per ottenere il marchio bio, bisogna avere tutta una serie di certificazioni dalle quali non si può prescindere”. Insomma, la “trappola del finto biologico” sembrerebbe non esistere, soprattutto per via della grandissima quantità di controlli a cui ogni prodotto viene sottoposto. “Il biologico sta diventando sempre più uno stile di vita - continua Cristina - si sta tornando pian piano a una concezione diversa anche della spesa: meglio acquistare piccole quantità più volte la settimana e tenere in casa cibo fresco che fare le maxi spese come usava fino a qualche tempo fa”. E per i patiti del genere sono diversi gli indirizzi fiorentini da segnare in agenda: a cominciare dai posti dove si mangia ma si può anche comprare qualcosa da portare a casa, come al Punto Macrobiotico, che ha un punto vendita in via de’ Pilastri e un ristorante in piazza Tasso. Lì vicino ci sono il circolo Aurora (piazza Tasso), coi suoi menù vegetariani e vegan, e la deliziosa gastronomia Vivanda (via Santa Monaca) che oltre

chi lo dice che biologico è bello solo se comprato in una cascina, al mercato o in un supermercato ad hoc? Ecco pronta la prova del contrario, che proprio dalla città del giglio e dagli immediati dintorni sta sviluppando un trend che riscuote sempre più successo tra gli amanti dei prodotti al naturale. Si potrebbe chiamare biologico.it, e invece si chiama Solmeo.it, azienda nata dall’entusiasmo di un gruppo di amici che, dopo aver passato parte della vita a fare mestieri di tutt’altro tipo in giro per l’Italia e per il mondo, si sono ritrovati a Impruneta per mettere su un’attività di selezione e vendita di prodotti biologici e biodinamici. Il principio è lo stesso che muove ogni tipo di acquisto online (compresi quelli delle grandi catene di supermercati): si visita il sito, si scelgono i prodotti che si desiderano e questi vengono consegnati a casa nel giro di pochi giorni dall’ordine. La differenza è che nel “carrello” si possono inserire anche prodotti freschi come verdura e frutta, latte appena munto, burro, formaggi oltre a legumi secchi, confetture, ma anche detersivi e affini, tutto scelto con cura dai signori Solmeo e recapitato (a Firenze il martedì è gratis) direttamente a casa. Altra piattaforma online che mette a disposizione prodotti toscani è il sito Stile Naturale (http://stores. ebay.it/stilenaturale) che offre prodotti di vario genere ma di provenienza rigorosamente locale: dal rosolio di China delle monache benedettine di Pistoia ai cuscini di pula biologica fatti a mano per l’allattamento, dalle briciole d’oro a 23 carati per decorare cocktail, ai saponi all’olio extravergine d’oliva biologico Igp toscano, fino alla composta di cipolla di Certaldo derivata dal presidio Slow Food e al pecorino toscano di Volterra a caglio vegetale. Questo e altro su un sito che si appoggia a Ebay e consegna i prodotti sfruttando le spedizioni postali.


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l’inchiesta

Marzo 2011

DOSSIeR/1. I dati della Questura dicono che i reati sono diminuiti. Ma capita di sentirsi in pericolo

Le zone dove la sicurezza “vacilla” Tra le aree in cui la percezione di tranquillità viene a mancare ci sono San Lorenzo (vicina a tanti locali dove spesso con l’alcol si esagera), Santa Croce, con le sue viuzze, e piazza Santo Spirito, storicamente alle prese con notti un po’ troppo movimentate

Serena Wiedenstritt

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ono numeri e spesso (un po’ come accade per la temperatura reale e quella percepita, quando fa caldissimo e dicono che è “solo” colpa dell’umidità) non rispecchiano del tutto la percezione e la sensibilità delle persone. I dati relativi al 2010 resi noti dalla Questura di Firenze (che Il Reporter aveva pubblicato

FOCUS Anche incontri nelle scuole

Incidenti stradali, si cercano rimedi

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notte a

san lorenzo

LA RUBRICA DELL'AVVOCATO A CURA DI GUGLIELMO MOSSUTO Avvocato in Firenze

L’AMICO FIDO ED IL CONDOMINIO Come me chissà quanti di voi vivono in casa con i propri amici a quattro zampe: cani, gatti, canarini piuttosto che pappagalli od altri animali. Luna e Macchia sono i nomi dei miei due cani: molto docili, buoni, ubbidienti, ma che spesso, come la loro natura richiede, abbaiano. Tutto bene, tutto nelle regole se vivete in campagna. Ma vi siete mai chiesti cosa accade se, invece, abitate in un condominio? La situazione si fa difficile, perché il rispetto del silenzio, l’obbligo del non disturbare la pace altrui sono imperativi irrinunciabili per chi vive in condominio. Ecco cos’è accaduto a quattro famiglie che abitano in un immobile sito nella provincia di Caltanissetta. La recente pronuncia della Suprema Corte della Cassazione, la n. 4706 del 9 febbraio 2011, non solo ha applicato pedissequamente la norma di legge, ma è stata anche particolarmente severa non riconoscendo l’applicabilità alla fattispecie delle così dette attenuanti generiche. I quattro proprietari di cani (almeno dieci gli animali indisciplinati) sono stati condannati, per il reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (art. 659 c.p.), a ben due mesi di arresto, alla refusione delle spese processuali ed al versamento dell’ulteriore ammenda di Euro 500,00 ciascuno alla Cassa delle Ammende per il solo fatto che i loro cani tenevano svegli gli abitanti del circondario abbaiando tutti insieme di notte. A niente è valsa l’obiezione degli sfortunati proprietari che, attraverso il richiamo del principio generale per il quale la responsabilità penale è personale, ritenevano di non dover

rispondere dei comportamenti altrui poiché non era stato accertato di quale cane fosse stato il primo latrato. Secondo la Corte, tutti i proprietari dei cani disturbanti sono responsabili della “cagnara” indipendentemente dall’accertamento di quale fosse il cane apripista. Afferma la Corte che ciascun proprietario risponde del comportamento degli altri proprietari che, nonostante le lamentele dei vicini, nulla hanno fatto per impedire che i rispettivi cani si unissero agli strepitii degli altri facendo così aumentare l’intensità del rumore. La Corte, infine, fa propria la decisione della Corte di merito giustificando il diniego dell’applicazione delle attenuanti generiche nel caso sulla base della valutazione della gravità del disturbo arrecato al vicinato in seguito all’atteggiamento lassista dei proprietari coinvolti. Dunque, se da un lato deve essere apprezzato chi si occupa con amore del proprio cane, dall’altro si deve porre molta attenzione al rispetto delle regole condominiali. L’unico modo cui ricorrere per evitare inconvenienti simili a quelli descritti è addestrare i nostri amici pelosi ad osservare un religioso silenzio nelle ore di sonno. Sarà mai possibile? A questo proposito mi sento di dire che certamente dobbiamo insegnare ai nostri animali alcune regole fondamentali, tuttavia, proprio perché anch’io come quegli sfortunati proprietari ho ben due cani, ritengo che ciò che è davvero importante in fondo è l’affetto, vero, che questi animali, piccoli o grandi che siano, ci regalano nonostante tutto ogni giorno.

avvocatomossuto@tin.it

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a prima vittima del 2011 è arrivata nella notte fra il 6 e il 7 febbraio, tra Firenze e Prato. Fino ad allora, il bilancio delle morti sulle strade di Firenze poteva vantare zero vittime, anche se i primi due mesi dell’anno avevano già registrato quasi 300 incidenti e oltre 250 feriti. Nel 2010 le vittime della strada sono state 23, con il tributo più caro pagato da motociclisti e pedoni: 9 dei primi e 9 dei secondi hanno perso la vita in modo violento sulle strade della città. La mappa dei punti più pericolosi si disegna partendo da via Baracca, passando da via Pistoiese e approdando in via di Novoli, per proseguire poi verso viale Guidoni, viale Strozzi e via Pisana: tutte strade da oltre 50 incidenti l’anno. E ancora non si esauriscono i casi di pirati della strada che non solo compiono un’infrazione, ma neanche si fermano sul luogo del misfatto. Alcune settimane fa è successo a un taxista in piazza dalla Stazione, che ha investito un bimbo e non si è fermato. Rintracciato dalla polizia municipale, per lui è scattato immediatamente il ritiro della patente. Alla fine di gennaio una donna di 67 anni è stata investita da un automobilista, che è stato fermato e denunciato. Le proposte del Comune, che per la prevenzione si associa alle associazioni dei parenti delle vittime, come quella fondata dai genitori di Lorenzo Guarnieri, partono da più punti di vista e riguardano ad esempio una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare affinché si preveda l’omicidio volontario, e non colposo, per chi causa la morte di una persona mentre è alla guida in stato di ebbrezza o sotto stupefacenti. A breve, inoltre, dovrebbe venir presentato il Piano strategico integrato per la sicurezza sulle strade a Firenze, mentre sono già iniziati gli incontri nelle scuole per mettere in guardia i ragazzi sui rischi che possono arrivare da comportanti scorretti e, solo apparentemente, catalogabili come /S.W. leggerezze.

sul numero di febbraio) dipingevano un quadro positivo della sicurezza in città e registravano una diminuzione del numero dei furti, delle rapine e delle truffe. Questi dati – li ricordiamo velocemente - parlavano di una flessione del numero totale dei delitti, in tutta la provincia (-14,35 per cento) e nella città di Firenze (-11,83 per cento), mentre in 365 giorni le persone denunciate in stato di libertà erano state 3.895 e gli arrestati 1.397. Significative apparivano poi le diminuzioni di alcune tipologie di reati, quali le rapine, i furti, gli scippi e le truffe e frodi informatiche. In controtendenza i furti in abitazione, passati da 1.174 nel 2009 a 1.356 nel 2010 (+15,5 per cento), e gli omicidi volontari, passati dai 5 del 2009 ai 9 del 2010. Soddisfacenti invece i risultati sul fronte della lotta a traffico e spaccio di sostanze stupefacenti: per questa tipologia di reato erano state arrestate 251 persone e denunciate in stato di libertà 69. La sicurezza percepita, quindi, in base ai numeri dovrebbe essere aumentata, ma in realtà sono ancora numerose le “zone buie” della città dove i residenti continuano ad aver paura a uscire di sera, e la tranquillità resta spesso un miraggio. Molto spesso, infatti, non è solo il rischio-rapina a pesare sulla percezione dei fiorentini, ma sono anche il disturbo della quiete pubblica, i rumori, il traffico indisciplinato e pericoloso a causare insicurezza e malessere. Spesso, infine, le zone a più alta densità di vita notturna si confermano quelle giudicate più pericolose. La (poco ambita) palma dell’insicurezza resta in centro, nella zona di San Lorenzo, sia per la vicinanza alla stazione centrale di Santa Maria Novella - che fa da naturale ricettacolo per i traffici meno leciti - sia per l’abbondanza di locali che offrono tanto alcol a poco prezzo. Altre questione irrisolta è quella dell’Oltrarno, e in particolare quella di piazza Santo Spirito, zona storicamente frequentata da punkabbestia e teatro, negli scorsi mesi, anche di una violenta aggressione al presidente dei giovani industriali di Firenze. Anche Santa Croce spesso non permette sonni tranquilli agli abitanti della zona, fra schiamazzi, spaccio e cattive compagnie che si incontrano sul sagrato della chiesa per poi spostarsi nelle più riservate stradine a lato. Infine, a voler elencare le zone dove la percezione di sicurezza la notte può vacillare, fuori dal centro è da segnalare piazza Dalmazia, dove - a due passi dal cinema - c’è un dormitorio a cielo aperto, negli spazi che la mattina sono occupati dal mercato.

Fuori dal centro da segnalare i dintorni di piazza Dalmazia


l’inchiesta

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DOSSIeR/2. Tanti i progetti per dare nuova vita a un luogo dal passato certamente non facile

Ma le Cascine si preparano a rinascere Matilde Bernini

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olemiche sui costi e sulla correttezza delle procedure di appalto a parte, il parco della Musica è in arrivo a Firenze, e con lui un nuovo corso per la città e, soprattutto, per la zona delle Cascine. Si tratta infatti di uno dei punti di Firenze più toccato dalle novità, prima con l’avvento della tramvia, che l’attraversa per collegare le due sponde dell’Arno, e ora con il nuovo centro musicale, che prenderà il posto del vecchio Teatro Comunale. Ma come reagisce il polmone verde della città a queste continue “rivoluzioni”? Che piani ha Palazzo Vecchio per un’area che è sempre stata a rischio sfruttamento e che da anni sembra vivere una crisi di identità profonda? Per i presidenti delle commissioni urbanistica e cultura del Comune, Elisabetta Meucci e Leonardo Bieber, il focus è sul nuovo teatro, che rappresenterà “un’opera pubblica di alto livello internazionale e una

grande occasione per la crescita culturale della nostra città, oltre al modo per restituire alla cittadinanza una vastissima area che riconnette anche il centro storico con il parco delle Cascine.” Del resto, di interventi forti sulla zona delle Cascine si parla da tempo, e una delle ultime occasioni è stata l’iniziativa dei “cento luoghi”, voluta dal sindaco Renzi a fine settembre per aprire la discussione sui luoghi simbolo della città che l’amministrazione vuole restituire ai fiorentini entro fine mandato. E proprio le Cascine sono state il luogo prescelto dal primo cittadino per per ascoltare personalmente le proposte degli abitanti e formulare le proprie promesse, fra cui quella di farle diventare il più grande parco urbano d’Europa: un’area che, a lavori ultimati, dovrebbe coprire ben 300 ettari e comprendere l’Argingrosso, i lungarni del Pignoncino e dei Pioppi, la zona del Podere la Trave-Il Barco e il nuovo polo

Di interventi importanti in questa parte di città si parla da tempo: ora è in arrivo il Parco della Musica, che ne dovrà segnare una seconda giovinezza

ZOOM. Dai bivacchi alle serate rumorose

I “rischi” della bella stagione

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e Cascine restano uno dei punti preferiti per i bivacchi, in particolar modo con l’avvento della bella stagione: ormai da generazioni alcune comunità di immigrati, specialmente peruviani, filippini e cingalesi, hanno eletto il pratone a luogo di incontro per i picnic della domenica (e non solo), spesso e volentieri conditi da numerose bottiglie di birra. Gli eventi organizzati nei locali della zona, inoltre, non facilitano la vita dei residenti, e gli ultimi episodi lo confermano, come ad esempio il bis di risse in una sola serata all’evento dell’Ippodromo delle Mulina: protagonisti prima cinque magrebini in evidente stato di ubriachezza, poi alcuni cittadini italiani, gli uni contro gli altri per motivi calcistici, mentre della discoteca Meccanò, al momento, restano solo i resti dell’incendio. Con l’avvicinarsi della bella stagione, la situazione nel parco (che da una parte ospita lo storico Circolo del tennis di Firenze, nato nel 1898 per iniziativa di 30 soci fondatori in parte fiorentini e in parte inglesi, e diventato il quinto circolo italiano a iscriversi all’associazione italiana di Lawn Tennis, istituita a Roma il 16 aprile 1894),

si rende ancora più complicata. Ai problemi usuali, come ad esempio quello della prostituzione che continua a invadere gli spazi del parco, dal viale ai giardini interni, si aggiungono le serate brave di chi ama tirar tardi sui prati, con tanto di schiamazzi e rumori che talvolta arrivano a essere denunciati anche dai residenti dell’Isolotto. Per non parlare della “città fantasma” abitata da sbandati vari che si apre nella zona fra la Leopolda e il parco, dove si trovano i vecchi capannoni che costeggiano i binari e che erano un tempo parte dello scalo merci delle ferrovie, come denunciato dai residenti delle nuove case di via Michelucci, adiacenti alla /M.B. Leopolda.

musicale con il nuovo teatro del Maggio. Il tutto per un totale di diversi milioni di euro, di cui però 13 milioni e 691mila sono già stati finanziati. Fra le altre prospettive per il parco ci sono una nuova passerella esclusivamente ciclopedonale, che sorgerà a metà strada tra l’Indiano e la passerella dell’Iso1169633

lotto, collegando il parco delle Cascine con quello dell’Argingrosso, un nuovo centro dell’arte e dello spettacolo nei locali ex Fabbri ed ex Scuderie e spazi per nuovi servizi per il parco, o un locale legato alla tradizione culinaria, nell’ex discoteca Meccanò. Resta invece per il momento insoluta la “dispu-

ta” Renzi-Zeffirelli su dove finirà l’archivio storico della carriera del grande regista, diviso fra l’amore per la sua città e il richiamo della capitale. Ad ogni modo, i tempi per la presentazione del progetto sono stati fissati a inizio giugno: non resta dunque che pazientare qualche mese.


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società

Marzo 2011

eCONOMIA/1. Nella cooperativa addetti di 36 nazionalità diverse. Che parlano tutti la nostra lingua

“Nuovi italiani”. Grazie al lavoro L’INIZIATIVA

Sono stranieri, ma hanno un forte senso

I dati del convegno di Campi

La Toscana e le sue “vie dell’integrazione”

di appartenenza al Belpaese (e a Firenze).

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Sono i 400 impiegati immigrati della Cooplat, secondo una ricerca condotta dal Ceuriss Federico Buti

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tto su dieci non lascerebbero mai la Toscana e Firenze per trasferirsi altrove. E non sarebbe una novità, se stessimo parlando di persone nate e cresciute qui, perché si sa che i toscani – e i fiorentini in particolare – sono legatissimi alla loro terra. Ma loro sono originari di Perù, Albania, Romania e Filippine: sono venuti nella nostra regione per lavorare e ora non la lascerebbero per nulla al mondo. Perché la maggioranza di questi stranieri si sente “ben integrata” (il 51%) e il 77,8% mostra un senso di appartenenza all’Italia, contro il 68,9% che dà altrettanta importanza ai riferimenti identitari legati al Paese d’origine. È un caso fiorentino: si tratta della ricerca condotta dal Centro europeo di ricerche e studi sociali (Ceuriss) tra i lavoratori immigrati della Cooplat, una delle più importanti cooperative italiane nel comparto dei servizi. Tra i tremila lavoratori della Cooplat, infatti, ce ne sono ben 400 stranieri. Per questo la cooperativa ha deciso di commissionare al Ceuriss un’indagine su “Lavoro e percorsi di integrazione del personale immigrato”, che è iniziata nel gennaio 2010 e che ora è vicina alla conclusione. Leggendo i dati, ciò che salta agli occhi sono il sentimento maturato nei confronti dell’Italia e il fatto che la buona integrazione degli immigrati, riconosciuta da loro stessi, sembra dovuta in primo luogo al lavoro. Riguardo a quest’ultimo punto, per esempio, è da segnalare la risposta alla domanda sulle “dimensioni in cui gli immigrati si identificano di più”: al primo posto

lavoro e immiGrati: un binomio che porta all’inteGrazione

c’è la famiglia con il 68,9% e al secondo il lavoro con il 45,9%, seguiti a molta distanza dalla nazionalità (24,6%) e dai riferimenti allo stile di vita (27%). Anche una curiosità – in realtà solo apparente, perché si tratta della vita di tutti i giorni – la dice lunga sul legame tra lavoro e integrazione: il 48% degli addetti immigrati di Cooplat valuta “buoni” i rapporti con i colleghi italiani e il 54,1% quelli con i colleghi di una nazionalità diversa (il dato più basso è quello relativo ai rapporti con i connazionali: 46,7%). L’82% di loro parla in italiano con i colleghi, ma il dato ancora più significativo è che soltanto il 24,6% usa ancora la lingua d’origine per le conversazioni in famiglia. Insomma, ormai par-

lano italiano anche a casa.“Questi dati – si legge nella ricerca del Ceuriss – propongono una lettura in forte controtendenza con le ricerche degli ultimi anni sul senso di appartenenza degli immigrati, che vede solitamente primeggiare il legame con la terra di provenienza (con percentuali non inferiori all’85-90%)”. Il profilo che esce dalla ricerca è quello di stranieri che si sentono “nuovi italiani” – e non dimentichiamo che stiamo parlando di immigrati di prima generazione. Le brutte notizie arrivano quando si parla della crisi economica: il 46,7% dice di “arrivare con molta difficoltà a fine mese” e il 14,8% “spende tutto quello che guadagna”. Italiani anche nelle difficoltà, insomma.

ampi Bisenzio, la città dell’area fiorentina con la percentuale più alta di immigrati. Santa Croce sull’Arno, dove oltre il 40% della popolazione residente nel piccolo centro storico è composto dalle famiglie degli stranieri che lavorano nelle concerie. Il caso della Cooplat, 400 lavoratori non italiani su 3mila (vedi pezzo a fianco). Sono le tre esperienze toscane da cui è partito il convegno “Le vie dell’inte(g)razione”, che si è svolto il 25 febbraio scorso al teatro Dante di Campi, per affrontare le problematiche e le sfide poste dall’immigrazione. A Firenze, in Toscana e in Italia. All’iniziativa, organizzata dall’associazione Romano Viviani e dalla Fondazione Italianieuropei, ha partecipato tra gli altri Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio e ministro degli Esteri del secondo governo Prodi. Tanti i dati resi noti durante le cinque tavole rotonde che si sono tenute durante la giornata. Come quelli della “rivoluzione” di Campi, dove i cittadini cinesi rappresentano il 43,6% della popolazione straniera residente, contro il 62% di vent’anni fa, quando la popolazione della frazione San Donnino quasi raddoppiò nel giro di pochi mesi per l’arrivo di migliaia di persone provenienti dalla Cina. Ora i cinesi non sono più concentrati in una sola zona della città, è stato evitato il rischio ghetto e il sindaco Adriano Chini dice che “oggi Campi, per i cinesi, è molto più un luogo di residenza che un posto dove lavorano e basta, segno che il processo di integrazione sta andando avanti”. O come l’esperienza di Santa Croce sull’Arno, dove la stabilità lavorativa (i tanti immigrati presenti sono assunti nelle concerie) ha permesso i ricongiungimenti familiari, potente fattore di pace e coesione sociale. Durante il convegno è stato toccato anche il caso di Prato: alle tavole rotonde hanno partecipato anche il sindaco e il presidente della Provincia, Roberto Cenni e /F.B. Lamberto Gestri.

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eCONOMIA/2. Capita che l’offerta non manchi e che invece il candidato giusto si faccia attendere

Quei mestieri che nessuno vuol più fare Tra quelli meno ambiti - dice un’indagine di Confartigianato Firenze - ci sono l’idraulico, il muratore, il sarto, il macellaio, il panettiere, il cuoco, il falegname e persino l’igienista dentale Antonio Passanese

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l lavoro? C’è, basta cercarlo, accontentarsi e “sporcarsi le mani”. La crisi economica, si sa, ha colpito duramente soprattutto il mondo giovanile. In Toscana sono 69mila i ragazzi – tra i 15 e i 34 anni – alla ricerca di una prima occupazione, nonostante vi siano professioni che non riescono a decollare a causa delle difficoltà di reperimento della forza lavoro. Nella “classifica” dei mestieri meno ambiti stilata da Confartigianato Firenze (e per i quali un contratto a tempo indeterminato sarebbe sostanzialmente assicurato) si trova di tutto un po’: pasticceri, gelatai, sarti, macellai, muratori, idraulici, falegnami, operai agricoli, cuochi, panettieri, fabbri e persino igienisti dentali. Risultati che non stupiscono affatto. A quanti di noi è capitato di aver bisogno di un elettricista, di un meccanico o, “peggio” ancora, di un antennista o di un idraulico senza riuscire a trovarli? È il paradosso dei cosiddetti lavori trascurati. “In Italia - sottolinea il report di Confartigianato - dovrebbero essere valorizzate forme di lavoro in grado di facilitare l’accesso al mercato da parte dei giovani, e favorire quei processi di formazione in azienda che sono indispensabili per ridurre il mismatch (discordanza) tra domanda e offerta rilevata sul segmento giovanile”. Nel 2010, con la flebile ripresa dell’economia, le assunzioni previste dalle imprese e monitorate dal sistema informativo Excelsior 2010 di Unioncamere e Ministero del Lavoro sono tornate a salire, e contemporaneamente è tornata a crescere anche la difficoltà di reperimento di personale non stagionale (+6 per cento rispetto al 2009), che riguarda il 26,7 per cento del totale delle assunzioni

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programmate dalle imprese. Il rapporto Excelsior 2010 ha inoltre evidenziato che la difficoltà di reperimento del personale è determinata dall’inadeguatezza degli aspiranti (14,3 per cento) e dal ridotto numero di candidati (12,4 per cento). Lo sbaglio dei giovani di oggi sembra dunque essere quello di non volersi orientare al lavoro nelle arti e nei mestieri, cosa che consentirebbe loro interessanti occupazioni prima come apprendisti, poi come lavoratori dipendenti e infine con l’opportunità di diventare un imprenditore in proprio. E lo stesso errore sembrano commetterlo anche i genitori, nel non indirizzare i figli su questa strada, il che, naturalmente, non significa escluderli dall’opportunità di studiare. Insomma, andrebbe cambiata un’intera cultura, pare voler

Nella nostra regione sono 69mila i ragazzi alla ricerca della prima occupazione dire il report. Nel frattempo, gli extracomunitari rappresentano sempre più una risorsa indispensabile in tanti ambiti della vita economica e sociale del nostro paese. Va ricordato, infatti, come fa notare anche l’Inail, che “quasi il 10 per cento del Pil italiano arriva dagli immigrati e che una famiglia su dieci dipende da una badante straniera. Così come la maggior parte delle fabbriche del Centro–Nord”.

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Marzo 2011

AL MUSeO. Sono molti i luoghi d’arte che possono essere visitati senza spendere neanche un euro

Quando la cultura è a costo zero Ludovica V. Zarrilli

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hi l’ha detto che la cultura deve essere venduta a caro prezzo? Il pane della mente, si sa, deve essere a disposizione di tutti, e allora ecco una serie di escamotage per godere delle bellezze della città del giglio e degli immediati dintorni senza mettere mano al portafoglio. Si comincia con la notte dei musei gratis in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, tra il 16 e il

FOCUS I tesori della sede del Comune

Il Palazzo che non t’aspetti

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egli ultimi anni Palazzo Vecchio ha affiancato, ai panni di sede del potere politico e amministrativo della città, quelli di uno dei musei più visitati da fiorentini e turisti. L’accesso alle sale del museo è possibile tutti i giorni della settimana dalle 9 alle 19, mentre il giovedì nei i giorni festivi infrasettimanali l’orario è ridotto, dalle 9 alle 13. Una volta al mese, nell’ambito della “domenica del fiorentino”, è previsto l’ingresso gratuito al museo per tutti i cittadini residenti o nati a Firenze e provincia. Per accedere al Palazzo occorre ritirare una card gratuita presso gli uffici Urp del Comune. Ogni mese viene segnalato il programma delle iniziative con le attività, anch’esse gratuite, curate dal Museo dei ragazzi, che si potranno effettuare esclusivamente su prenotazione, al numero 055.055 o sul sito www.museicivicifiorentini.it. In questa occasione è possibile inoltre visitare gli scavi del teatro dell’antica Florentia. Accanto ai percorsi tradizionali, che attraversano i quartieri monumentali del palazzo, l’associazione Museo dei ragazzi offre modalità innovative e originali di visitare il museo. Queste visite conducono fin nelle stanze segrete dei Medici, e si svolgono con guide d’eccezione come Giorgio Vasari o il duca Cosimo I, che, dialogando con i visitatori, consentono loro di cogliere, con maggiore chiarezza, le differenze tra la Firenze del’500 e quella attuale. In occasione di aperture straordinarie, il normale percorso tra le sale si può arricchire anche con la visita di alcuni ambienti suggestivi, come il “camminamento di ronda” e il quartiere di Leone X, sede degli uffici del sindaco. Attualmente, in Palazzo Vecchio, è poi possibile ammirare il teschio tempestato di diamanti opera di Damien Hirst, esposto nella camera del duca Cosimo I fino al /R.Z. primo maggio.

17 marzo, le principali gallerie della città rimarranno aperte fino all’una del mattino. Altra sorpresa gradita è il ritorno delle domeniche del fiorentino che, una volta al mese, consentono ai nati nella città del giglio, a chi è residente nel comune di Firenze e nella provincia di visitare il museo di Palazzo Vecchio senza scucire un centesimo. L’appuntamento di marzo è fissato per il 13, ma chi non ce la farà non deve disperare: è già fissata una nuova giornata a porte aperte per il 10 aprile. L’unica accortezza è quella di munirsi di una “Bacione card”, completamente gratuita, che va fatta al telefono o via mail. Nei principali musei statali (ad esempio Uffizi, Galleria dell’Accademia e Bargello) si entra senza pagare solo in casi rarissimi (come in occasione della notte dei musei di cui sopra) o se si appartiene ad alcune categorie speciali, come giovani sotto i 18 anni, anziani over 65 o gruppi di studenti accompagnati da insegnanti. In compenso però esiste un numero incredibile di gallerie del polo museale che hanno il vantaggio non solo di essere gratuite, ma anche quasi sempre poco affollate. Ne è un meraviglioso esempio il museo di Orsanmichele, che recentemen-

palazzo vecchio

Ecco qualche consiglio per godere delle bellezze della città del Giglio (e dintorni) senza dover mettere mano al portafogli. A partire dalla lunga lista delle gallerie statali per entrare nelle quali non serve pagare nessun tipo di biglietto

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te ha riaperto i battenti. E’ visitabile solo il lunedì (giornata in cui quasi tutti gli altri musei sono chiusi) e offre, oltre alla collezione delle sculture originali delle nicchie, una vista inedita sulla città, che si riesce a godere solo dal “grattacielo” più alto del centro. Altra chicca a costo zero è il Cenacolo di Andrea del Sarto a San Salvi, dove, all’interno dell’ex refettorio del convento, è custodito uno dei più begli affreschi del Rinascimento fiorentino, incredibilmente dimenticato dalla maggior parte dei turisti di passaggio. Seguono a ruota il cenacolo di Ognissanti, Fuligno e Sant’Apollonia, e poi ancora il Chiostro dello Scalzo, casa Martelli e la sala del Perugino (ingresso dal Liceo Michelangelo) che è recentemente entrata a far parte del circuito museale. Appena fuori dal comprensorio fiorentino ci sono le ville medicee di Castello (col meraviglioso giardino), di Petraia, di Poggio a Caiano (con annesso museo della natura morta) e di Cerreto Guidi (con il museo storico della caccia). Gli appassionati di arte contemporanea potranno invece fare una visita by night alla Strozzina, che lascia le sale aperte a tutti il giovedì sera dalle 18 alle 23. A disposizione anche le visite guidate gratis del sabato e della domenica alle 16.30, oppure i deliziosi “weekend dell’arte”, laboratori per bambini e adulti organizzati il primo fine settimana del mese: l’ingresso è free, ma solo su prenotazione. Per chiudere in bellezza non poteva mancare lo spazio principe del Q3, l’Ex3, che non mette limiti ai visitatori e lascia le porte aperte a chiunque si voglia abbeverare alla fonte della ricerca contemporanea.


Riguardiamoci il cuore

Nuova edizione della due giorni di prevenzione cardiovascolare

riguardiamoci il cuore due giorni dedicati alla prevenzione delle malattie cardiovascolari 26 e 27 marzo 2011 orario 8,30 - 18,00

(ultimo accesso ore 17,30)

Istituto degli Innocenti piazza SS Annunziata Firenze

COME PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE Chi è interessato a conoscere il proprio livello di rischio cardiovascolare ed a migliorare il proprio stato di salute potrà effettuare gratuitamente le analisi del sangue e le visite specialistiche consigliate prenotando nei giorni feriali al numero verde 800801616 dal 14 marzo al 24 marzo, dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00. Sono previsti fino ad un max di 500 ingressi giornalieri. Le entrate avverranno dalle ore 8.30 alle 17.30 ogni 30 minuti ESCLUSIVAMENTE SU PRENOTAZIONE

Tutti conoscono il vecchio detto “prevenire è meglio che curare”, ma, nonostante i suoi indubbi vantaggi, la prevenzione cardiovascolare non è tenuta nella dovuta considerazione dalla maggior parte delle persone. Più del 40% della totalità dei decessi è dovuto a malattie cardiovascolari che costituiscono la causa principale di morte ed invalidità e gravano considerevolmente sulla spesa sanitaria. Nel solo 2008, l’area fiorentina ha contato oltre 1500 casi di infarto. I progressi nel campo della diagnosi e della terapia sono stati enormi e presumibilmente continueranno ad aumentare nel prossimo futuro. Nonostante questo, a causa dell’invecchiamento della popolazione e per la diffusione di scorretti stili di vita, i nuovi casi di malattia aumentano costantemente. La principale malattia dell’apparato cardiovascolare è l’aterosclerosi, ovvero la formazione di depositi di colesterolo che rendono più spessa la parete dei vasi sanguigni e più difficoltoso il passaggio di sangue verso cuore e cervello, con un conseguente elevato rischio di angina, infarto ed ictus, quando il flusso di sangue non è più sufficiente. L’aterosclerosi si sviluppa lentamente nel corso della vita e, quando compaiono i primi segni, la malattia è già in fase avanzata. E’ fondamentale quindi prevenirne lo sviluppo e la diffusione quando le persone sono ancora sane. Oggi si sa con sicurezza che, controllando i fattori di rischio, si può prevenire (e quindi evitare) più del 50% dei casi di tali malattie. Fra i fattori di rischio i più “controllabili”, in termini di riduzione o, addirittura, rimozione sono: diabete mellito, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, fumo, sovrappeso, sedentarietà. Di fondamentale importanza, per ridurre al minimo l’impatto della malattia aterosclerotica sulla propria salute, è la precocità dell’azione preventiva. Intervenire con l’ informazione e l’educazione alla prevenzione significa tutelare la salute del cuore, prevenire l’ictus e ridurre l’elevato impatto sociale di queste patologie. E’con questo obiettivo che la Società della Salute di Firenze e l’Azienda Sanitaria organizzano la III edizione di “Riguardiamoci il cuore”, una manifestazione di prevenzione cardiovascolare che si terrà sabato 26

e domenica 27 marzo, dalle h 8.30 alle h 18.00, presso l’Istituto degli Innocenti in piazza Santissima Annunziata a Firenze. Obiettivi principali dell’evento sono: • sensibilizzare la popolazione sul rischio di malattie cardiovascolari; • promuovere la cultura della prevenzione e l’adozione di un corretto stile di vita. • effettuare diagnosi precoci per individuare i casi ad alto rischio di infarto o ictus. Negli splendidi locali saranno collocati alcuni stand presso i quali i cittadini potranno sottoporsi gratuitamente ad esami per calcolare il rischio di contrarre malattie cardiovascolari nei successivi dieci anni e per eventuali, se necessari, ulteriori approfondimenti da farsi in loco oppure in ospedale, con il consenso del medico di famiglia. L’invito è per tutti: per i giovani per sensibilizzarli verso abitudini alimentari sane, una adeguata attività fisica e per astensione dal fumo; per gli adulti, ed in particolare per le donne che dopo la menopausa sono più esposte alle malattie cardiocircolatorie; per gli anziani, perché non è mai troppo tardi per cominciare a vivere bene. Il cittadino troverà l’aiuto ed il consiglio di medici specialisti ospedalieri, infermieri ed altre figure che operano per la tutela della salute. Alla manifestazione collaborano l’Istituto degli Innocenti, la ASP Firenze Montedomini, Associazioni di Volontariato, categorie commerciali ed imprese, nella convinzione che il benessere del cittadino si realizza anche migliorando l’ambiente e le condizioni di vita e di lavoro. Il programma di prevenzione cardiovascolare aspira a: portare l’ospedale fuori dalle sue mura per ricercare un’intesa sempre più stretta con la medicina del territorio e con gli altri soggetti coinvolti, a vario titolo, nella tutela della salute; dare alle persone sempre maggior consapevolezza e strumenti per la difesa del proprio benessere.

26 e 27 marzo 2011 • Istituto degli Innocenti

Controllo gratuito della tua salute cardiovascolare Non perdere questa occasione! Nei due giorni della manifestazione potrai sottoporti gratuitamente ad accertamenti per definire la probabilità di ammalarti nei prossimi dieci anni. Innanzitutto recati all’accoglienza, dove gli infermieri compileranno la scheda che ti accompagnerà nel percorso e dove saranno annotati i dati utili a ricavare il tuo rischio cardiovascolare. La seconda tappa è la zona area cinema e salute: la visione di immagini tratte da film di successo fornirà lo spunto per discutere con gli specialisti di cosa è importante fare per evitare le malattie del cuore e cervello. La terza fermata è presso il laboratorio analisi, dove ti sarà prelevato dal dito un campione di sangue per stabilire i valori di glicemia, colesterolo e creatinina. Nello spazio successivo, potrai controllare la pressione dove esperti ti forniranno consigli utili su come tenerla nei limiti. I medici diabetologi ti indicheranno il modo migliore per prevenire il diabete; I medici nefrologi valuteranno la funzionalità dei tuoi reni e ti parleranno delle malattie renali e del loro effetto sul cuore. Vi è inoltre uno spazio in cui puoi trovare consigli utili per tua salute, parlando con professionisti che si occupano di stili di vita. Questo spazio comprende diverse aree dedicate a: • la medicina sportiva dove potrai sottoporti ad accertamenti per l’attività fisica;

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la promozione del benessere attraverso l’attività fisica nel territorio fiorentino; l’attività fisica adattata (AFA); l’alimentazione; centri antifumo; alle manovre di rianimazione cardiovascolare formatori daranno dimostrazione, a chiunque ne faccia richiesta, di come si eseguono le prime manovre di rianimazione e di cosa fare, in attesa dell’arrivo del 118, nel caso si debba soccorrere una persona colpita da malore; AssoCuore.

In tutto il percorso, dove sarai accompagnato dai volontari delle Associazioni di Volontariato che partecipano alla manifestazione, raccoglierai le informazioni necessarie per il calcolo del rischio cardiovascolare globale. Le persone ad alto rischio verranno sottoposte ad ecocardiogramma oppure saranno richiamate in ospedale. Ti potrai informare su quali sono i sintomi ed i segnali utili a riconoscere un infarto o l’ictus. Angiologi e chirurghi vascolari ti informeranno sulla prevenzione delle malattie vascolari e sottoporranno ad ecografia vascolare coloro che ne avranno necessità. Medici internisti ti parleranno dell’ipertensione arteriosa e della sua conseguenza più temuta, l’ictus cerebrale.

VISITA GUIDATA AL MUSEO L’Istituto degli Innocenti e la Società della Salute offrono, a coloro che effettuano il percorso, un biglietto omaggio per una visita guidata al Museo della durata di circa 20 minuti. I posti sono limitati. Le prenotazioni al momento del suo ingresso. Orario visite: 10.00 – 10.30 –11.00 – 15.00 – 15.30 – 16.00 PASSEGGIATA NEL VERDE DI FIRENZE AssoCuore organizza una passeggiata gratuita “Da Boboli a Villa Bardini” con visite guidate ai giardini e alla mostra per sabato 26 marzo con partenza alle ore 9.30 in P.zza SS Annunziata, Istituto degli Innocenti. Prenotazioni AssoCuore tel. 345-6028773, 360-230148. Informazione a cura della Società della Salute


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politica

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COMUNe. Stop all’utilizzo indiscriminato degli sfondi da cartolina: arriva il regolamento

Lievita l’affitto delle piazze storiche Dopo la tassa di scopo, ecco quella

piazze interessate: piazza Strozzi, piazzale Michelangelo, piazza della Signoria, piazza San Giovanni, piazza Duomo, piazza Santa Croce, piazza SS. Annunziata, piazza della Repubblica, piazza Santa Maria Novella, piazza Ognissanti, piazzale degli Uffizi, via Martelli, piazza Santo Spirito, parco delle Cascine e giardino della Fortezza da Basso. Ma non è finita qui, perché davanti a Palazzo Vecchio, così come tra Duomo e Battistero, in via Martelli, piazza Santa Croce e piazza della Repubblica, potranno campeggiare esclusivamente iniziative promosse direttamente dal Comune. “Era necessario tutelare maggiormente le zone più preziose della nostra città – aggiunge il vicesindaco – anche per garantirne una fruizione migliore da parte di cittadini e turisti. Proprio a questo proposito abbiamo voluto tenere conto anche delle indicazioni della Soprintendenza”. Le domande dovranno essere presentate almeno 45 giorni prima dell’evento, con tanto di finalità, durata e caratteristiche dell’occupazione, compreso il progetto dettagliato. Alcune deroghe sono previste, ma solo per le manifestazioni promosse dall’amministrazione comunale. A mercatini, bancarelle e installazioni varie, invece, non si faranno più sconti.

“d’immagine”: bancarelle, mercatini e installazioni dovranno pagare di più per stare in centro. E passare al vaglio di una commissione ad hoc Francesca Puliti

P

iazza Signoria trasformata in spiaggia per un giorno con una sfilza di ombrelloni, mucche colorate sparse per tutto il centro, un enorme waffel gonfiabile davanti alla basilica di Santa Croce. Palazzo Vecchio dice basta e vara un nuovo regolamento sull’uso delle piazze storiche fiorentine. Chi vorrà usufruire dello sfondo da cartolina dovrà passare al vaglio di una commissione ad hoc. E pagare di più. Finora, infatti, per organizzare un evento in centro era sufficiente saldare il conto del suolo pubblico. D’ora in poi non sarà più così: entra in vigore una sorta di “tassa di immagine”. “Così si tutelano le zone più preziose della città”, commenta il vicesindaco Dario Nardella. “Il regolamento – continua Nardella - introduce due grandi novità: il canone per l’utilizzo delle piazze storiche e precisi criteri per il loro sfruttamento, con una maggiore selezione sia dal punto di vista dell’impatto estetico, sia in base alla tipologia dell’evento”. L’indennità di immagine terrà conto delle caratteristiche del luogo, della durata degli eventi e dei ritorni economici. Ma non solo: le autorizzazioni saranno vincolate ad alcuni precisi parametri, come il valore sociale, culturale e politico degli eventi, l’interesse per la collettività, la ricaduta economica per il territorio. A valutare l’impatto estetico oltre che socialeconomico degli eventi sarà una specifica commissione, di cui faranno parte tutti i rappresentanti degli uffici comunali interessati. Ancora da stabilire i canoni d’affitto dei differenti “palchi”, mentre è già stabilito l’elenco delle

piazza

santo spirito

L’INIZIATIVA Torneo di calcio a scopo benefico

Il Palazzo Vecchio Football Club vince il memorial Alessia Ballini e del Mugello. A scopo benefico: i fondi raccolti, circa 2.600 euro, sono stati devoluti alle realtà a cui Ballini ha chiesto di fare donazioni. “Niente musi lunghi ma sorrisi – aveva detto ai famigliari prima di andarsene – e chiedete che non vengano comprati fiori ma fatte offerte per i centri anti-tumore”: il dipartimento oncologico dell’ospedale di Ponte a Niccheri, la Lega italiana per la lotta contro i tumori e l’associazione Pallium. A sfidarsi sul campo di Coverciano la squadra dei consiglieri comunali e degli assessori di Firenze, capitanata

Qualità e genuinità...

dal sindaco Renzi, una Rappresentativa del Mugello, una dei giornalisti e una formazione composta da consiglieri regionali, provinciali e politici. In tribuna il ct della Nazionale Cesare Prandelli, Sebastien Frey e l’ad della Fiorentina Sandro Mencucci. La vittoria è andata a Palazzo Vecchio, che ha battuto prima i mugellani e in finale i politici ai rigori, nonostante l’errore di Matteo Renzi, che se l’è fatto parare da Gabriele Toccafondi del Pdl. Terzi i giornalisti, quarto il Mugello. Ma è /P.C. chiaro che la vera vincitrice è stata Alessia.

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a politica, il calcio (la Fiorentina, soprattutto), il suo Mugello. Erano tre delle grandi passioni di Alessia Ballini, la consigliera regionale scomparsa il 2 febbraio scorso dopo una coraggiosa battaglia contro il cancro, ed è mettendo insieme e “miscelando” questi tre ingredienti che amici e conoscenti hanno deciso di tributarle un omaggio. Così è nato il 1° trofeo di calcio Alessia Ballini, che si è svolto il 20 febbraio al centro tecnico Figc di Coverciano, un quadrangolare che ha visto affrontarsi politici, amministratori e giornalisti di Firenze

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politica

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AeROPORTO/1. Approvata dalla giunta regionale la variante del Pit, il piano integrato del territorio

Decolla la nuova pista: parallela oppure allungata Il documento prevede lo sviluppo dello scalo fiorentino, lasciando aperte le due possibilità. Così, il Vespucci potrebbe includere nuove destinazioni (e nuovi tipi di velivoli) Paola Ferri

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ia libera alla nuova pista di Peretola. Più o meno. Diciamo che le carte ci sono, tutto il resto è ancora da vedere. È stata approvata lo scorso febbraio la variante del Pit (il Piano integrato del territorio) che prevede lo sviluppo dello scalo fiorentino. In un senso o nell’altro, è proprio il caso di dirlo. Il documento licenziato dalla giunta regionale, infatti, lascia aperte due possibilità: o la realizzazione di una nuova pista parallela all’autostrada, o il prolungamento di quella attuale, al fine di raggiungere la fatidica lunghezza di 2 km. Che si proceda nell’una o nell’altra direzione i dintorni saranno ovviamente coinvolti nella rivoluzione, a partire dall’autostrada, per cui si parla anche di un possibile interramento. Ma, cosa che più preme ai comuni limitrofi (e non solo), sarà soprattutto il parco della Piana a patirne le conseguenze. Anche se il governatore Enrico Rossi ha garantito che “il parco non sarà in alcun modo intaccato”. La priorità, però,

L’obiettivo è realizzare un polo che possa diventare il terzo d’Italia è lo sviluppo del Vespucci, su questo il presidente della Regione e il sindaco di Firenze vanno (adesso) d’amore e d’accordo. Con la modifica della pista l’aeroporto potrebbe raddoppiare il numero dei voli, includendo nuove destinazioni e nuovi tipi di velivoli. Secondo alcune previsioni, con il nuovo assetto Firenze potrebbe strappare a Pisa circa l’80% dei voli. Magari anche grazie allo sbarco di compagnie low cost, finora “dirottate” sulla città della Torre pendente. La partita vera, però, secon-

do i programmi regionali, passa proprio dall’eterna rivale del capoluogo: cioè attraverso l’integrazione dei due principali aeroporti toscani. “L’obiettivo – dichiara Rossi - è realizzare un polo aeroportuale che possa diventare il terzo in Italia, al netto di Venezia”. Un obiettivo possibile, ma tutt’altro che facile, anche solo in base agli assetti societari dei due aeroporti. Se la Regione conserva ancora quote di Sat, la società che gestisce il Galilei, così non è per Adf. Ma anche su questo piano il governatore si sta dando da fare per rientrare nella partita. Con la dichiarata intenzione di arrivare a un’unica società di gestione dei due scali. “Forse perderò la partita della società unica – aggiunge il presidente della Regione – ma nessuno può impedirmi di provarci”. La strada appare in salita, ma nel mentre Rossi si è riconquistato un compagno di viaggio, o almeno di questo viaggio: Matteo Renzi, soddisfatto per l’approvazione della variante. “Le modifiche apportate al Pit – dichiara il suo vice Nardella – dimostrano che c’è un forte allineamento della Regione con le posizioni già assunte dal Comune con il piano strutturale”. Eppure qualcosa scricchiola nell’accordo. E va sotto al capitolo Cittadella viola. “Lì non c’entra”, ribadisce Rossi. “Invece sì”, replica Nardella. Come? Secondo il vicesindaco sarebbe una questione di scambi di volumi: dentro il nuovo stadio, fuori altre costruzioni in programma. “Se i proprietari del terreno trovano un accordo – annuncia – siamo pronti a rimettere in discussione il Pue (piano urbanistico esecutivo, ndr)”. Il risiko della Piana continua e il match potrebbe durare un’intera legislatura. Mentre lo scalo di Bologna diventa sempre più competitivo. “Nel 2013 Smn e lo scalo bolognese disteranno meno di un’ora in treno – avverte il vicesindaco – grazie ai nuovi people mover. Dobbiamo attrezzarci in fretta se vogliamo rimanere competitivi”.

AeROPORTO/2. I sindaci della cintura urbana dicono no

La Piana in rivolta: “O i voli o l’inceneritore” A

pprovata la variante, trovato l’inganno. Tutti soddisfatti dalla modifica apportata dalla giunta regionale al Pit, per realizzare una nuova pista a Peretola? Niente di più lontano dalla realtà. I sindaci della cintura urbana, capitanati dal condottiero Gianni Gianassi, primo cittadino di Sesto Fiorentino, non ci stanno e accusano il presidente della Regione di “alto tradimento”. Già, perché dopo un primo momento in cui Rossi si era mostrato disponibile alla mediazione tra “Firenze ladrona” e i “piccoli della Piana”, il governatore ha sposato la battaglia renziana: la pista parallela. E il “tradimento” dell’alleato fa più male dell’attentato al famoso parco, che dovrebbe fare da cuscinetto-compensazione a tutto ciò che dovrebbe trovar spazio nella piana da qui a qualche anno. Inceneritore, Alta velocità ferroviaria, cassa di espansione dei Renai, raddoppio dell’A11, parcheggio scambiatore dell’Osmannoro e chi più ne ha più ne metta. Senza contare l’impatto estetico della nascente (?) Scuola dei Marescialli. “O il termovalorizzatore o la pista parallela, il presidente della Regione faccia la sua scelta”. A lanciare il guanto di sfida è ancora una volta Gianassi, sostenuto dai sindaci della cintura urbana (compreso Bagno a Ripoli, che sta dall’altra parte della città). “Non accetto ricatti”, replica

imperterrito Enrico Rossi. Ma che qualcosa si sia rotto nel tetris di equilibri della Piana è più che evidente. Il fronte della battaglia, però, si estende anche all’interno della stessa Firenze. Qui a dare del filo da torcere al sindaco, sul piano aeroporto, ci si mettono sia le opposizioni di destra che di sinistra. “Qualsiasi piano incrementi il numero dei voli – afferma Ornella De Zordo di Perunaltracittà – per noi è inaccettabile. E non ci vengano a raccontare che i turisti o gli imprenditori diretti a Firenze desistono perché devono atterrare a Pisa”. Scettico anche Tommaso Grassi, di Spini per Firenze, al contrario del suo capogruppo, appunto Valdo Spini. Fa un po’ più effetto invece trovare tra gli oppositori della strada aperta dal Pit il Pdl, da sempre a favore dell’implemento del Vespucci. Ma si fa presto a capire il perché: secondo Marco Stella la manovra della Regione altro non sarebbe che la solita bufala. “Il Pit affonda Peretola. Lo sviluppo dello scalo fiorentino – spiega – è subordinato all’integrazione tra Pisa e Firenze. Se questa non dovesse avvenire, non ci sarebbe nessuna nuova pista”. Il “trucco” starebbe scritto in un allegato della variante. Ma anni di interrogazioni a scuola dovrebbero averci insegnato, ormai: le cose più importanti spesso stanno /P.F. nelle note a piè di pagina.

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on line

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INTeRNeT. Notizie, foto e video per essere sempre aggiornati. E tutti possono mandare segnalazioni

La città in diretta su www.ilreporter.it I PIÙ LETTI DEL MESE 1. Piselli Toscani, da stasera in vendita il calendario shock 2. Pizzul: “Della Valle in standby. Mutu va perdonato” 3. ‘’Se non ora quando?’’, le donne fiorentine si preparano 4. Dignità delle donne e ‘’no al pedaggio’’: un weekend in piazza (e in strada) 5. Politici e giornalisti si sfidano. Per ricordare la ‘’comandantessa’’

U

n carrello della spesa colmo di rifiuti abbandonato in pieno centro (e in pieno giorno) a due passi dal glorioso Teatro Comunale, cestini o cassonetti un po’ troppo pieni sparsi qua e là per la città, qualche muro che sicuramente ha visto tempi migliori, e che porta sulla “pelle” il segno del passaggio del vandalo di turno. Se a Firenze, come in qualsiasi altra città, succede sicuramente ben di peggio (e se non possono certo essere considerati questi i problemi più gravi con cui gli abitanti si trovano a dover fare i conti), si tratta comunque di situazioni (più o meno temporanee) che certo non rendono onore alla bella Florentia. Situazioni che i lettori del nostro sito (www.ilreporter.it) hanno immortalato in diversi scatti, che poi hanno inviato all’indirizzo della nostra redazione (redazione@ilreporter.it). Queste fotografie hanno trovato spazio sul nostro portale (qua accanto ne pubblichiamo due) con un obiettivo ben preciso: raccontare quello che non va della nostra città. Che si tratti di un “piccolo” atto vandalico così come di una situazione che si protrae da anni e che sembra non riuscire a trovare soluzione. Perché la qualità della vita inizia proprio da come, ogni mattina, troviamo la città sotto casa. E dato che mettendo più occhi insieme si riesce sicuramente a vedere meglio (e di più), quello che chiediamo a tutti i lettori è di continuare a seguirci ogni giorno sul nostro sito e a mandarci fotografie e segnalazioni, che noi continueremo a pubblicare: è proprio portando alla luce problemi e casi di incuria, degrado e affini, infatti, che si può iniziare a risolverli.

6. Gli aeroporti toscani decollano, nuovi voli da Pisa e Firenze 7. Toscani, arriva la versione maschile del calendario shock 8. ‘’La politica è alla frutta’’, folla per Renzi-scrittore 9. Cuba, quella vera. Il documentario clandestino allo Stensen 10. Su Facebook un gruppo chiamato “Sex and City” (versione fiorentina)!

I VIDEO PIÙ VISTI 1. Cori, cartelli e anche voglia di ridere. Migliaia di donne (e uomini) in piazza 2. Auto si ribalta sul ponte all’Indiano, traffico in tilt 3. Tir si ribalta, caos sulla Fi-Pi-Li

TOP TEN FOTO 1. Chi è la più bella della Padania? 2. E Firenze ‘’sparì’’ nella nebbia 3. San Jacopino 2012, ecco come sarà

4. Scandicci, ditta distrutta dalle fiamme

4. Clet, l’artista dei cartelli si

5. I Dinamo vincitori di Sanremo... ora tour mondiale!

5. Prossima fermata ‘’Porta al

6. Wynne Gareth si racconta a Il Reporter

6. La ‘’faccia pulita’’ di via Maggio

racconta Prato’’. E la riqualificazione?

7. A Firenze arrivano i cassonetti hi-tech

7. La ‘’dura vita’’ dei motorini

8. Cosa m’invento per San Valentino?

8. Il granduca “cornuto” e il

9. Tramvia, commercianti sul piede di guerra

9. Torre San Niccolò

10. Da borgo a ‘’ghetto’’? Viaggio in San Frediano

10. L’arte sospesa nel vuoto

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L’unica donna che non ti fa aspettare


Noi, i “cani di LiberiTutti”, non siamo spagnoli, non siamo croati né romeni e non rischiamo la soppressione ma la prospettiva di vita che abbiamo è di invecchiare in un box dimenticati dal mondo intero. Siamo sani, non tutti giovanissimi ma siamo cani che hanno come unica prospettiva una morte lenta, inesorabile in tre metri quadrati.

Sesso: Maschio Età: circa 6 anni Taglia: Piccola Carattere: Vivace e iperattivo. Full è un cagnetto piccolo piccolo ma molto vivace. In canile patisce molto la solitudine, vorrebbe stare sempre con qualcuno. E' un piccoletto tutto pepe che vuole giocare e ricevere attenzioni. Le sue sorelline sono state adottate e lui invece è ancora qui perchè "abbaia"un pò troppo. Ma siamo sicuri che con tanto amore Full si calmerà molto.

Sesso: Maschio Età: 9 anni Carattere: dolcissimo e affettuosissimo! Taglia: piccola Il piccolo Calimero è arrivato in rifugio che era un batuffolo di pochi mesi. Ovviamente dal canile non è mai più uscito. Calimero è un nonnetto buono, dolce e affettuoso. Vorrebbe sempre stare in braccio e a panca all'aria per ricevere coccole. E' davvero un cane buonissimo adatto a tutti. Con un bel bagno e una bella spazzolata diventerebbe anche bellissimo.

Sesso: M Età: 4 anni Carattere: affettuoso con tutti tranne cani maschi grandi Taglia: piccola Poldino è cagnetto dolcissimo di circa 4 anni,pesa 8 kg e va daccordo con i bambini, con i gatti e con i cani, ma non con i maschi di taglia grande...non li sopporta!:-( si è rotto una zampina e io non voglio riportarlo in canile perchè sono sicura che Poldo si sia rotto la zampa mentre scappava da qualche cane più grande al quale ha rotto le scattole...e quando ha saltalto il muretto che c'è nel piazzale è atterrato male Molto male! Adesso cerca URGENTEMENTE casa!

Mi chiedo, e so che molti non saranno d’accordo con me, che si offenderanno, ma che senso ha vivere così? Chi ci aiuterà ad avere una vita dignitosa? Sì, è vero tutti gli animali del mondo sono uguali, ma se ci fossero più sindaci o consiglieri comunali che iniziassero a proporre una strategia “comoda ed economica” come quella spagnola, siete sicuri che la legge italiana non cambierà? che qualcuno accorrerà a salvarci? Siamo sicuri di essere così più civili degli altri paesi? Che differenza c’è tra una perrera e un canile dove ci sono 700 o più cani, dove l’USL è collusa e si nascondono i cadaveri? Dove il pasto è costituito dall’immondizia gettata via dalle mense? Ci avete mai visto mangiare bucce di frutta o pasta al sugo stracondita? Siete mai andati a rovistare nelle pattumiere alla ricerca di sacchi di immondizia con scarti “utilizzabili” per la nostra pappa? Questa è la nostra realtà, aprite gli occhi! Giommy chi lo adotterà? Sammy è una meraviglia, entrato in canile da cucciolo non ha mai visto un guinzaglio, mai una passeggiata, mai una casa!!!! Tobia la casa ce l’aveva invece ora è qui, chiuso al buio, terrorizzato dalla vita in canile....... E questo non è un canile lager, qui i 3 ragazzi che tentano di gestirlo alla meglio lottano ogni giorno, e non abbiamo un veterinario che ci segua, non c’è un’area di sgambo, non ci sono volontari per portarci in passeggiata...noi cani siamo 200 e i gatti 80 circa. Il comune non ha soldi da spendere neppure per qualche metro di rete! Adozioni zero o quasi, solo abbandoni e “viaggi della speranza” verso il continente. La scorsa estate siamo arrivati a 100 cuccioli abbandonati più vari adulti, e stiamo parlando di un paesino di poche anime. Anche se non siete d’accordo con il contenuto di questo sfogo,vi preghiamo di dare anche a noi visibilità, anche noi abbiamo diritto a un posticino caldo e una pappa decente: vederci morire giorno dopo giorno, sempre più rassegnati invisibili, vi assicuro, non può lasciare indifferenti. Grazie. Contattare Bianca dopo le 17.00 al 3803130298 opp scrivere associazioneliberitutti@gmail.com www.associazioneliberitutti.it siamo anche su FB

Sesso: M Età: 5/7 anni Carattere: coccolone Taglia: piccola, 8 kg Buffone aveva un padrone anziano e alla sua morte il cane venne affidato al fratello che però partì per l'Australia. Così il piccolo fu dato al nipote, che non perse tempo e lo sbattutè in canile immediatamente. Buffone ha 5, forse 7 anni ma nel cuore è ancora un cucciolone pieno di energia e voglia di coccole! Deve morire in canile???? E' una tg piccola (8kg circa) e si abituerebbe di nuovo a vivere in una casa senza problemi. Ci aiutate a farlo felice dopo tanta sofferenza?

Sesso: Maschio Età: 6-7 anni taglia: medio piccola Carattere: buonissimo Giommy è arrivato al rifugio nel 2005, aveva un padrone che lo lasciava in strada in balia degli eventi come si usa qui in Sardegna. Il dolcissimo Giommy ha perso un' occhio a causa di una pietra lanciata da dei bambini. Abbiamo deciso di portarlo via e di non ridarlo al suo padrone che insisteva per riaverlo. Da quel momento il piccolo non è mai più uscito dal canile! Nessuno lo ha mai notato forse a causa di quell'occhio, eppure è un cane dolcissimo e adatto a bambini e ad anziani

Età: 2001 Sesso:Maschio Taglia: piccolo Carattere: tende a scappare ma è troppo buffo e dolce Pepsi è un bellissimo cagnetto di 10 anni. Durante tutta la sua vita, il piccoletto è sempre stato un vagabondo. E' sopravvissuto ad un avvelenamento nel 2005 e ad un incidente l'anno scorso. Finalmente i volontari sono riusciti a convincerlo che non era più il caso di stare in giro per le strade, che forse era il caso di passare una vecchiaia più tranquilla al riparo dai pericoli. Ultimamente è più tranquillo, ma ha sempre la tendenza a scappare, chissà se poi in una casa si calmerebbe definitivamente. La vecchiaia inizia a farsi sentire e avrebbe davvero bisogno di una casa per passare gli ultimi anni in santa pace.

Età: 2006 Sesso:Femmina Taglia: medio piccola Carattere: timida ma molto affettuosa Bambi Star vive in canile sin da quando era cucciola insieme ai fratellini White Ciotti, Black Ciotti e alla sorellina Aska...Bambi nera purtroppo è morta quest'anno a casusa di un tumore. Non vogliamo assistere impotenti ad altre morti del genere. Questi fratellini e soerelline si meritano di conoscere la vita fuori dal canile. Non hanno idea di che cosa ci sia al di fuori delle sbarre... non hanno mai visto l'erba....

Sesso: F Età: 7anni Taglia: piccola Carattere: dolcissima/timorosa Lei si chiama Gina (è la cagnolina sul muretto), 7 anni, una vita tutta passata in canile! Anche lei è un pò cicciona, ma come possono vivere bene questi cagnotti che condividono con altre 200 anime dei piccoli box sovraffollati? I volontari la amano molto, ma sono solo 3 e non ce la fanno a portarla a passeggio, a farla sgambare. NESSUNO chiede in adozione cani in questo piccolo paese della Sardegna. Gina ha una sua dignità, una voglia matta di dare affetto e di riceverlo. Chi ci aiuta a realizzare questo sogno? E' una tg piccola ed è sana.

Sesso: M Età: 3 anni Carattere: pauroso e con qualche problema Taglia: piccola Tobia è un cagnetto sfortunato come tanti altri. Stava in una famiglia insieme alla sua amichetta Luna, ma un giorno sono stati portati in canile con una banale scusa. Luna che era carina, bionda e dolcissima ha trovato una casa, mentre invece Tobia, che ha qualche problema comportamentale causato dalla famiglia è rimasto in canile. Tobia si agita quando si fanno movimenti particolari, come alzare una mano all'improvissom ma in generale qualunque scatto veloce. Le volte che capita Tobia ringhia anche se non attacca, per questo motivo crediamo che sia stato picchiato. Se lo si sa prendere lui adora stare in braccio a farsi coccolare. Per lui cerchiamo una persona con esperienza e magari l'aiuto di un comportamentalista. Tobia è un cane buono, è solo molto spaventato e stressato

Età: 2006 Sesso: Maschio Taglia: medio piccola Carattere: diffidente ma dolce Black ciotti vive in canile sin da quando era cucciolo insieme ai fratellini White Ciotti, Aska e alla sorellina Bambi star...Bambi nera purtroppo è morta quest'anno a casusa di un tumore. Non vogliamo assistere impotenti ad altre morti del genere. Questi fratellini e soerelline si meritano di conoscere la vita fuori dal canile. Non hanno idea di che cosa ci sia al di fuori delle sbarre... non hanno mai visto l'erba.... Sono tutti un po' sovrappeso perchè non fanno movimento e mangiano male. Black ciotti è un po' diffidente perchè vede sempre e solo i volontari del canile, ma siamo sicuri che in una casa si scioglierebbe.

Sesso: Maschio Età: 6 anni Carattere: coccolone e tranquillo Taglia: media contenuta Sammy è arrivato in canile con i suoi fratellini e sorelline. Purtroppo solo pochissimi di loro sono stati adottati. Lui vive nel box con la sorellina Dea, anche lei molto bella. Sammy è un cagnolino molto affettuoso che adora il contatto umano. E' una taglia media ma contenuta, inoltre ha qualche kiletto di troppo perchè in rifugio non esce mai. Ha solo sei anni, è ancora un cane giovane con tanta voglia di vivere. Non lasciamo che si spenga lentamente tra le sbarre! Adatto anche a famiglie con bambini.

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per concessione gratuita de


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commercio

Marzo 2011

la città CHE CAMBIA. Verso la riorganizzazione del mercato esterno

San Lorenzo riparte dalla “fiorentinità”

il mercato esterno di

San Lorenzo

Un progetto definitivo ancora non c’è, ma l’orientamento dell’amministrazione è quello di puntare su qualità e made in Italy. E torna attuale l’introduzione dei “banchi architettonici”. Gli ambulanti dicono la loro, senza nascondere qualche dubbio

P

E Pinocchio prende per mano gli artigiani A

Sara Camaiora untare su qualità, “fiorentinità” e made in Italy, imporre spazi ben determinati agli ambulanti, in modo da ridurre l’impatto sulla zona, introdurre i cosiddetti “banchi architettonici”, fissi e tutti uguali. Sono questi gli orientamenti che l’amministrazione comunale ha intenzione di seguire per la futura riorganizzazione del mercato esterno di San Lorenzo, direttive che devono ancora prendere forma in un progetto definitivo ma che sono sul punto di partire, considerando che in questi mesi scade la maggioranza delle licenze dei venditori ambulanti. E di qui partirà il nuovo mercato. Ma su come e quando in concreto si attuerà questa riqualificazione gli ambulanti non hanno ancora le idee chiare: in attesa di saperne di più non esitano a esprimere i propri dubbi. E anche le proprie paure. “È un periodo che vengono a controllarci di continuo, il che va bene, siamo d’accordo, soprattutto se così facendo si limita l’abusivismo e si impongono misure da rispettare - fanno presente alcuni venditori di via Panicale - ma anche noi chiediamo delle cose: guardate questa via, per esempio, piena di buche, perché non viene risistemata? Il degrado non è colpa del mercato, anzi”. E proprio sulla questione degrado, che a San Lorenzo sembra essere la realtà quotidiana, tutti quanti hanno la loro opinione. “Basta fare questa brutta pubblicità al quartiere, di giorno non è né più né meno rischioso di tante altre parti della città”, puntualizzano in molti, asserendo che proprio il cattivo messaggio che spesso viene diffuso contribuisce ad allontanare la clientela dal mercato. “C’è bisogno di maggior dialogo tra amministrazione comunale e gestori, la riorganizzazione deve essere più chiara, qua la gente ha paura di perdere il lavoro - spiega ancora Susanna Scala, tra le venditrici “storiche” del mercato - giusto fare più controlli, va bene essere rigidi sulle misure, ma per tanti anni nessuno si è fatto vivo e tutti hanno fatto come volevano. Ora ci sono misurazioni precise e noi ce la

il piano. Per recuperare l’importanza delle botteghe

stiamo mettendo tutta per essere meno invadenti, siamo tutti in regola”. E sul quartiere commenta: “Il mercato è bello, le strade andrebbero sistemate meglio”. Trapela rabbia dalle parole di una venditrice che preferisce non svelare il suo nome. “La sicurezza c’è e l’abbiamo voluta noi, imponendoci in prima persona con le telecamere. Ora ci siamo messi tutti in regola con le misure e va bene. Ci meritiamo un po’ di chiarezza. Ci sono 250 banchi, gente che lavora qui da anni, io da 25 ad esempio. Ci dicono made in Italy, ma lo sanno quanto andrebbero a costare i prodotti? E siamo in un mercato”, commenta. La questione dei banchi architettonici è invece una vecchia storia. “È tanti anni che la propongono, che la facciano - è il commento di Carlo Cecconi, ex ambulante che ha lasciato il posto al figlio nonché presidente del Consorzio fino al gennaio 2010 - per 15-20 anni non ci sono stati controlli, ora il

Per anni nessun controllo, ora il boom: giusto, ma riorganizzare di punto in bianco non è facile boom: giustissimo, ma riorganizzare di punto in bianco non è semplice”. Il vicesindaco Dario Nardella, che si occupa della questione, sintetizza così il suo punto di vista: “La cosa più importante del mercato turistico è garantire la qualità delle merci, che devono esser tipiche italiane, poi l’introduzione dei banchi architettonici, meno invasivi, poiché il mercato deve avere il minor impatto possibile sul contesto”. E sui timori degli ambulanti commenta: “Non fasciamoci la testa prima di rompersela: un’eventuale riconsiderazione del numero dei banchi andrà fatta solo dopo l’approvazione di un preciso progetto”.

lla riscoperta del burattino più famoso del mondo. Pinocchio, infatti, dopo essere stato tradotto in più di 200 lingue e aver attraversato i continenti, non ha ancora esaurito le sue risorse e si appresta a una nuova tournée, partendo, ancora una volta, da San Lorenzo. La possibilità è data dalla nascita della “Associazione Culturale Pinocchio di Carlo Lorenzini”, che muove dalla volontà di valorizzare e tutelare il nostro artigianato, esportandolo come modello. Il comitato è stato inaugurato lo scorso novembre con una mostra allestita in diversi locali di San Lorenzo, in cui sono state esposte alcune illustrazioni ispirate alle storie del burattino di legno. Messi a disposizione dalle collezioni di Andrea Rauch e Valentino Baldacci, autori del volume “Pinocchio e la sua immagine”, i disegni rievocano il magico mondo della fiaba. Nel mese di dicembre è poi avvenuta l’inaugurazione ufficiale dell’associazione, presieduta dall’onorevole Monica Baldi e dal marchese Lionardo Ginori Lisci - presidente onorario - accompagnata dalla presentazione della tesi di laurea di Francesca Sessa dal titolo “Gli illustratori ottocenteschi di Pinocchio”. Questo progetto si concretizza, sul piano letterario, rispolverando il mondo delle illustrazioni, della creatività e della delicata ma efficace comunicazione visiva che suggestiona milioni di bambini da oltre un secolo. Sul piano economico, invece, si concretizza recuperando l’importanza delle

botteghe e dei mestieri storici tramite il “Laboratorio di Pinocchio”. Ma ci sono anche altre attività proposte dall’associazione: “Ci impegneremo nella riqualificazione del rione di San Lorenzo - annuncia la presidente Monica Baldi - per permettere il miglior svolgimento possibile delle sue particolari e complesse funzioni, individuate anche grazie all’aiuto e al sostegno del presidente del Q1 Stefano Marmugi”. Questa, dopotutto, è la zona che, nel lontano 1826, ha dato i natali a Carlo Lorenzini, meglio conosciuto come Collodi, un operoso autore dell’Unità d’Italia. La casa in cui l’autore ha vissuto si trova in via Taddea 21, non lontano dalla piazza in cui è stata posta una statua in sua memoria. Nonostante gli ulti-

Effettuati interventi, ma resta da fare mi interventi (la risistemazione di via de’ Ginori, via Taddea e del mercato centrale) nel quartiere c’è ancora molto da fare: ricostruire il tessuto sociale ed economico per arrivare poi a valorizzarne le caratteristiche architetture, per recuperare la zona in cui, nel lontano 1883, è stato scritto il terzo libro più letto al mondo (preceduto in “classifica” dalla Bibbia e dal /G.G. Corano).


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zoom

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SOLIDARIeTà. Presentato da poco il rapporto sociale, con le illustrazioni di Paolo Migone

Charlie, l’amico che ascolta e aiuta Lisa Baracchi

rivolgeva a chiunque avesse bisogno di raccontare i propri problemi (rapporti affettivi come problemi di salute, difficoltà economiche o smarrimento) e di trovare solidarietà. Si è così scoperto che il bisogno di essere ascoltati, di non sentirsi soli, non ha età. “Chiamano i ventenni come i quarantenni – spiega Francesca dalla Fondazione – parlano di problematiche diverse e palesano un disagio profondo, legato alla precarietà del lavoro ma anche a una solitudine sociale”. C’è allora la storia di una coppia di coniugi, entrambi laureati, che dal sud Italia si trasferiscono in Lombardia. Comprano una villetta, hanno un tenore di vita alto finché, per varie cause, entrambi perdono il lavoro. Dopo una nevicata i vicini chiedono all’uomo se può spalare la neve. Ne ricava una pacca sulle spalle e un panettone, nessun compenso come aveva sperato. “Era impressionante che fosse quest’uomo a sentirsi in difetto – racconta Francesca - non criticava i vicini, si sentiva lui in una situazione vergognosa. Senza un lavoro ci si sente privi di identità”. Al numero 800.863.096 chiamano dalle18 alle 24 tutti i giorni almeno 20 persone, con il lancio delle campagne pubblicitarie si arriva anche a 500 chiamate. Fino a oggi sono stati formati oltre 500 volontari e realizzati spot pubblicitari con personaggi del calibro di Dario Fo, Giorgio Panariello, Alessandro Benvenuti e Loris Capirossi. Perché Charlie? “Charlie, nei trattati di un famoso psicologo americano, Carl Rogers, è l’ansia, il disagio – conclude Migliarini – la paura che viene da quello che non si conosce, che è nascosto. Un disagio che può essere affrontato con l’ascolto reciproco”.

“M

i sento invisibile”. È la frase che ricorre più spesso dall’altra parte della cornetta. I volontari di Charlie Telefono Amico ascoltano. Lo fanno ormai da più di vent’anni, da quando nacque per la prima volta in Italia un numero verde di utilità sociale, qualche mese prima del Telefono Azzurro. Il 28 febbraio Charlie ha traslocato in una nuova sede (sempre a Pontedera), ha raddoppiato le sue postazioni telefoniche (sono diventate otto) e ha presentato il suo rapporto sociale, le cui illustrazioni sono state realizzate da un autore d’eccezione, il comico di Zelig Paolo Migone. La storia di Charlie inizia a Pontedera nel ‘90: “C’erano tanta disinformazione e tanta paura legate alla diffusione delle sostanze stupefacenti, e soprattutto dell’Aids – racconta Angelo Migliarini, fondatore di Charlie e presidente della cooperativa Il Ponte – chiamavano in tanti alla cooperativa, ma quello non era il luogo adatto per rispondere a tante domande. Pensai allora che servisse un numero di telefono per dare ascolto, che garantisse l’anonimato di chi chiamava”. Il sindaco di Pontedera allora era Enrico Rossi, che è stato, attraverso il Comune, tra i soci fondatori della Fondazione Charlie Onlus, nata nel 1996. L’iniziativa ebbe un successo tale che nel ‘97 si pensò di allargarla a tanti tipi di disagi giovanili, anche quelli che nascono in famiglia, nella scuola o nel gruppo degli amici. Charlie iniziò a partecipare a diversi programmi televisivi dedicati ai ragazzi sulle reti nazionali, e aveva una rubrica anche su Cioè, rivista per adolescenti. Il cammino del telefono amico non si è però fermato qui: nel 2009 una seconda svolta ha diretto il servizio a tutti, indistintamente. Il messaggio dello spot con Migone si

La fondazione toscana, attiva da oltre vent’anni, è stata la prima in Italia a creare un numero verde di utilità sociale, precedendo anche il Telefono Azzurro. Nata per dare risposte ai disagi giovanili, si è poi allargata: “Il bisogno di non sentirsi soli non ha età”

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tempi moderni

Marzo 2011

IL PUNTO/1. In dodici aree della città è disponibile la connessione senza fili. E senza spese

Internet gratis è già in piazza ma in pochi ne approfittano Gianni Carpini

I

n dieci piazze e due parchi di Firenze internet è gratis. O, per meglio dire, gratis un’ora al giorno. E presto il segnale wi-fi arriverà in altre cinque macro-aree molto frequentate. Non tutti però ne sono a conoscenza, visto che il numero di utenti settimanali del servizio non supera le 500 unità. Da piazza della Signoria a Santa Croce, da Ss. Annunziata a Santo Spirito, dal piazzale Michelangelo alle Cascine. Dalla fine del 2009, in 12 zone della città è possibile la connessione senza fili al web, grazie al progetto del Comune “Firenze Wifi”: dopo la procedura di registrazione si può accedere alla rete tramite il proprio pc portatile o smartphone e navigare gratuitamente per 60 minuti al giorno, o 300Mbyte di traffico. Una quantità che permette di fare operazioni basilari, come controllare la posta o effettuare brevi ricerche. Sebbene molti cittadini – in

primis i giovani – siano favorevoli al servizio, in pochi lo sfruttano. Basti pensare che solo 500 utenti alla settimana si collegano alla rete wi-fi, in media 70 al giorno. “Al momento non pensiamo ai grandi numeri, puntiamo a estendere il servizio – spiega Simone Tani, dirigente per le strategie di sviluppo di Palazzo Vecchio - solo quando internet wireless raggiungerà una quantità maggiore di zone gli utenti inizieranno a crescere”. Lo scarso utilizzo è legato anche all’assenza di indicazioni sulla presenza della rete wi-fi. “Molte piazze coperte dal segnale sono aree storiche – spiega ancora Tani – dove non è consentito mettere nuovi cartelli”. La seconda parte della rivoluzione digitale arriverà tra la fine dell’anno e l’inizio del 2012, quando la lista dei luoghi coperti dal segnale si arricchirà di altre cinque aree, ben più grandi delle attuali piazze. Il progetto, denominato “la città dei saperi”, verrà a costare un milione di euro e porterà internet senza fili nella zona della stazione di Santa Maria Novella, in quella della

stazione delle Piagge, alle Murate e a San Lorenzo. Sarà inoltre potenziata la copertura nel parco delle Cascine. Entrambi i servizi, quello già attivo e quello in cantiere, si agganciano alla rete a fibra ottica del Comune, creata negli ultimi anni. Si chiama Fi-Net e si snoda per ben 80 chilometri. Intanto, un primo identikit degli utenti di “Firenze Wifi” esiste già. La maggior parte si collega da smartphone o Iphone. Una percentuale più marginale lo fa invece utilizzando un pc portatile. La piazza con il numero maggiore di accessi è quella di Santo Spirito, mentre in pochi si collegano dai luoghi più turistici, come piazza della Signoria. In conclusione, ecco la lista completa delle zone già raggiunte dal segnale wi-fi: piazza della Signoria, piazza Santa Croce, piazza Santo Spirito, piazza Ss. Annunziata, Parterre, via Canova (nei pressi degli uffici dell’anagrafe), piazza Ghiberti, piazza Alberti, piazzale Michelangelo, piazza bambini e bambine di Beslan, piazzale delle Cascine e parco di San Donato.

Gli utenti settimanali del servizio, attivo da Santa Croce alle Cascine, sono 500, una media di 70 al giorno. La zona più gettonata? Santo Spirito. Ma la copertura continua a crescere: presto arriverà in altri cinque posti molto frequentati, a partire da Santa Maria Novella aFSaNeH Studente, 27 anni

rOberta Esercente, 38 anni

aleSSaNdrO Studente, 22 anni

“Ottimo per noi giovani”

“Facilitazioni per noi commercianti”

“Mi collego spesso: funziona”

“Secondo me è un buon progetto, soprattutto per i giovani. Io utilizzo spesso il wi-fi gratuito nelle piazze, lo uso per scaricare la posta o per controllare alcune informazioni che mi servono per l’università. È importante che il servizio sia presente anche nei bar: io scelgo il locale dove andare proprio in base alla presenza della connessione senza fili”

“Per me è una buona idea quella di dare la possibilità ai cittadini di connettersi gratuitamente alla rete. Per quanto riguarda noi esercenti, dovrebbero proporre delle tariffe vantaggiose per il collegamento a internet, diverse da quelle delle abitazioni. In questo modo potremmo offrire ai clienti un servizio, a un costo limitato per le nostre attività”

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“Il servizio che offre la connessione a internet senza fili nelle piazze principali piazze fiorentine è un’ottima possibilità: la rete funziona e io mi collego spesso con il mio telefono. Penso che un’ora gratis al giorno sia sufficiente”


tempi moderni

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IL PUNTO/2. Dall’autunno si navigherà anche sulla T1 e nei dehor dei locali pubblici

E intanto si prepara a salire sulla tramvia Gianni Carpini

N

avigare con il proprio computer portatile o con lo smartphone comodamente seduti sul seggiolino del tram, oppure aspettando il convoglio alle fermate della linea 1. Il tutto senza pagare un euro, per un’ora o 300Mbyte di traffico, come già succede nelle piazze wireless. È ciò che sarà possibile fare a Firenze a partire dal prossimo autunno, grazie a una “bolla wi-fi” - tra le più grandi d’Europa - che coprirà i sette chilometri e mezzo del tracciato della T1. La connessione senza fili non solo salirà a bordo della tramvia, ma arriverà anche alle 14 fermate e nei pressi del percorso ferrato. Il segnale sarà infatti diffuso nel raggio di 100 metri dai binari. Dopo la scelta dell’impresa che eseguirà materialmente gli interventi, i lavori saranno effettuati in estate, per concludersi poi entro l’autunno. In tempi brevi, quindi, il web senza fili “colonizzerà” anche la tramvia, mezzo scelto – dati alla mano – da una media di 40mila persone al giorno. Per collegarsi basterà seguire la procedura di registrazione, come già avviene in 12 zone tra piazze e parchi cittadini. Il progetto “Wi-Move”, fortemente voluto dal sindaco Matteo Renzi, costerà un milione e mezzo di euro, e sarà finanziato in egual misura dalla Provincia di Firenze, dalla Regione Toscana e dal Consiglio dei ministri. Proprio il primo cittadino è da sem-

pre molto sensibile quando si parla di nuove tecnologie e di word wide web, visto che è stato uno dei primi amministratori locali a utilizzare in modo strategico la rete. Prima durante la campagna elettorale, poi direttamente dalle stanze di Palazzo Vecchio. Proprio su internet, sul suo seguitissimo profilo Facebook, Renzi ha speso parole di lode per l’iniziativa: “Sono molto contento per il progetto wifi – ha scritto –- una città degna di questo nome investe anche sulle infrastrutture tecnologiche. Noi ci stiamo provando”. “Wi-Move” si affianca alle iniziative già in atto (le 12 zone cittadine wi-fi, che diventeranno 17 con l’arrivo del 2012) e alle nuove disposizioni per i cosiddetti dehor dei pubblici esercizi. Entro il prossimo 15 novembre gli allestimenti esterni dei locali dovranno adeguarsi alle nuove regole dettate dal Comune. Tra queste, una norma riguarda da vicino gli internauti: i nuovi dehor dovranno fornire ai clienti l’accesso gratuito a internet wireless. Su questo fronte si stanno muovendo nuove idee. Palazzo Vecchio proporrà ai commercianti di individuare, tramite una gara pubblica, un gestore unico. In questo modo si abbatterebbero i costi per i locali, mentre gli utenti potrebbero accedere al servizio grazie a una password unica. Intanto, la notizia di una Firenze wi-fi varca i confini nazionali. Al progetto tutto gigliato si è interessato perfino il prestigioso settimanale tedesco Der Spiegel, che ha dedicato al sistema fiorentino un articolo. Sul suo sito web, naturalmente.

Valeria e ViOla Professionista e falegname

SiMONe Pizzaiolo, 45 anni

COStaNza Studente, 22 anni

“Un’ora al giorno è poco”

“Procedure troppo difficili”

“Il servizio andrebbe esteso”

“Ho provato a collegarmi alla rete wi-fi in piazza, ma non ci sono riuscito. Secondo la mia opinione il sistema di registrazione è troppo complicato, soprattutto per chi non ha troppa dimestichezza con le nuove tecnologie. Bisognerebbe ripensarlo. Per il resto penso che sia una buona opportunità per i cittadini”

“Un’ora al giorno è veramente poco. Dovrebbero estendere il servizio per più tempo. Comunque portare internet wi-fi nelle piazze e sulla tramvia è una buona iniziativa: ormai tutte le grandi città europee si stanno dotando di reti wireless aperte ai cittadini, e non vedo perché Firenze dovrebbe essere da meno”

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“Non ci siamo mai collegate alla rete wi-fi nelle piazze, ma pensiamo che un’ora al giorno sia troppo poco. Vista l’alta diffusione di internet e lo sviluppo tecnologico bisognerebbe dare la possibilità di navigare gratuitamente per maggior tempo. Si dovrebbe fare molto di più”

E AL N O SI FES TE O N R E P ME N TA TA IO AZ PLE TUI M M RA OR INF CO G


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focus

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ALTA VeLOCITà/1. I lavori inizieranno con sei mesi di ritardo. Il termine era previsto a fine 2015

Tunnel, via agli scavi ad agosto Cinque anni di cantieri tra Campo di Marte e Castello, per sette chilometri di binari interrati e la megastazione Foster. Rossi e Moretti promettono di rispettare le scadenze Paola Ferri

U

n mistero chiamato Tav. Da quando i lavori preparatori per il tunnel sotterraneo dell’alta velocità ferroviaria sono cominciati, sull’intera vicenda sembra calato il silenzio. E dopo tanti annunci e tanti cortei che invocavano il passaggio in superficie o quantomeno una stazione diversa dalla mega-Foster, nessuno tra i cittadini sa più con certezza quale tipo di progetto si stia mettendo in pratica. Partiamo dalle realtà assodate. L’unico piano che ha tutte le autorizzazioni necessarie è quello che prevede il sottoattraversamento della città: un tunnel di 7 km, che comincerà a interrarsi a Campo di Marte per risorgere a Castello. Due i binari che scorreranno sotto terra, passando sotto la Fortezza (uno dei nodi più dolenti) fino ad arrivare all’area degli ex Macelli, in via Circondaria, dove dovrebbe nascere la tanto contestata Foster. E qui sorge un altro problema. Per la stazione firmata dall’archistar (comprensiva di 2 ettari e mezzo di galleria commerciale) non ci sono esattamente tutte le autorizzazioni: manca la Valutazione di impatto ambientale. O meglio, c’è chi dice che la Via già concessa è più che sufficiente (le Ferrovie) e chi sostiene che è vero il contrario (comitati e movimenti politici antiTav). Già, perché la superstazione interrata potrebbe interferire (e non poco) con la falda acquifera che si trova sotto la città. Ma torniamo agli elementi certi della vicenda. Di sicuro si sa che le “talpe” sono in arrivo. Anzi, la talpa, perché alla fine si è deciso di fare con una sola. Si comincerà dall’area di Campo di Marte, dove già si sta montando lo scivolo per accogliere la

potente scavatrice. Arriverà a giugno, a pezzi. Dovrà poi essere montata per entrare in funzione ad agosto, con circa sei mesi di ritardo sulla tabella di marcia iniziale. Un ritardo che farà slittare anche la chiusura dei cantieri, prevista inizialmente a fine 2015. E forse lievitare anche i costi, stimati in 1,7 miliardi di euro per cinque anni di cantieri. “Abbiamo fatto passi avanti – ha spiegato il presidente della Regione Enrico Rossi dopo il tanto sospirato incontro a tre con il sindaco Renzi e l’ad di Fs Mauro Moretti – c’è la volontà di accelerare i lavori e concluderli il prima possibile”. A questo scopo il governatore si è rivolto a Ministero dei trasporti,

Allo studio alcune soluzioni per fare più in fretta. A breve un vertice ad alta tecnologia Finmeccanica, Breda e a tutte le maggiori aziende del settore affinché mettano in campo la più alta tecnologia Made in Tuscany. Basterà? Intanto, entro la metà del mese è previsto un vertice sul tema, nel corso del quale tutti i soggetti presenteranno progetti e soluzioni. Entro tale data dovrebbe anche essere apposta la firma sul famoso protocollo di intesa tra enti locali e Ferrovie. Rossi e Renzi voleranno nuovamente a Roma con in mano un accordo aggiornato da sottoporre a Moretti. Sperando che sia la volta buona.

i cantieri per la stazione

foster

L’ACCORDO Renzi alza il tiro sulle opere di compensazione

Navette e parcheggi nel “conto” In cima all’elenco la viabilità di collegamento tra il futuro scalo e Santa Maria Novella

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teressi in i l g e uperar e Puoi rec o pagar t u v o d i avrest che non L’anatocismo bancario

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ai people mover ai parcheggi scambiatori, fino alle stazioni minori. È lunga la lista che il sindaco Renzi ha intenzione di presentare a Ferrovie. Insieme a un conto da 50 milioni. Se proprio il sottoattraversamento si deve fare (dopo quasi un anno e mezzo di battaglie anche il sindaco sembra essersi arreso all’idea), allora che Fs tiri fuori i soldi per le opere di compensazione. In cima all’elenco la viabilità di collegamento tra la Stazione Foster e Santa Maria Novella, aspetto su cui Renzi e Moretti si sono scontrati più di una volta. Scartata l’ipotesi renziana, che consisteva nel costruire la stazione dell’Alta velocità praticamente sotto quella centrale, il sindaco si è a lungo battuto per ottenere almeno dei “people mover”, altrimenti dette navette su rotaia, in grado di collegare il nuovo scalo a quello principale della città. Ma per ora

Moretti non ha ceduto. Da parte sua anche il sindaco tiene duro e mette in conto a Ferrovie una serie di altre opere, a partire dal sottopassaggio alla stazione di Campo di Marte, così da renderla accessibile anche da via Campo d’Arrigo, oltre che da via Mannelli, senza dover salire sulla passerella. Sul piatto anche la tappa di Peretola: la strada ferrata c’è già, ma la linea viene utilizzata solo per andare a pulire i convogli, mentre potrebbe comodamente servire l’aeroporto. Al pacchetto il sindaco vorrebbe aggiungere anche i 20 milioni spesi per la messa in sicurezza del Mugnone, nelle vicinanze del cantiere ex Macelli, opera indispensabile per Ferrovie, ma non per la città. Il braccio di ferro continuerà a Roma, quando sindaco, presidente della Regione e amministratore delegato di Fs si incontreranno di nuovo per /F.P. firmare il nuovo accordo.


focus

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ALTA VeLOCITà/2. C’è chi dice no: i contrari non si arrendono. “Passare in superficie è possibile”

“La talpa si può ancora fermare” Secondo le stime ufficiali sono 277 gli edifici a rischio a causa della galleria, ma qualcuno parla di almeno duemila. E i primi danni sono già stati denunciati Francesca Puliti

D

uecentosettantasette edifici a rischio, di cui 44 storici e di particolare rilevanza artistica e architettonica. Non c’è solo la Fortezza da Basso tra gli immobili le cui fondamenta saranno messe alla prova dal tunnel sotterraneo dell’Alta velocità. Stando a sentire i comitati e i tecnici chiamati in causa da diversi esponenti politici dell’opposizione, i palazzi in pericolo sarebbero quasi dieci volte tanto. “Oltre duemila”, dichiara Tiziano Cardosi del comitato No Tav. L’area coinvolta è una striscia di terreno larga circa 350 metri lungo tutto il percorso del tunnel. “Calcoli fatti da tecnici indipendenti – dichiara la consigliera comunale Ornella De Zordo (Perunaltracittà) - dimostrano come in certi casi, in particolare nelle curve, il cosiddetto ‘volume perso’ sarà superiore al limite posto dall’Osservatorio, oltre il quale scatta il blocco dei lavori”. Si parla dell’1,8%, il che significa cedimenti in superficie pari a 15 cm. “Un disastro annunciato”, chiosa la consigliera. Eppure lo scorso 20 gennaio il Tar ha respinto un ricorso presentato da un gruppo di cittadini ritenendo “infondate e inammissibili le motivazio-

ni”, come è emerso da una recente interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Francesco Bosi (Udc). Ma, stando così le cose, bloccare il tunnel è ancora possibile? Secondo Mario Razzanelli (Lega Nord) sì, “la politica può tutto”. Solo che, se si stoppassero i lavori, al Comune di Firenze piomberebbero sulle spalle sonore penali da pagare. “Quella delle penali – ribatte Razzanelli – è una presa in giro. Facendo passare la Tav in superficie si risparmierebbero centinaia di migliaia di euro. Penali o non penali”. C’è poi un altro problemino nello scavare. Dove si smaltisce il materiale di scarto? Parliamo di 3 milioni di metri cubi, come minimo, da considerare non come semplice materiale di scavo, ma come rifiuti. Al momento c’è solo un’autorizzazione per il conferimento di metà dei volumi all’impianto di Santa Barbara, per l’altra metà non è ancora stato predisposto niente. Avvolti nella nebbia anche i dati sull’inquinamento ambientale provocato dai cantieri, che avrebbero dovuti essere resi pubblici dall’Osservatorio ambientale, che però non aggiorna il proprio sito web da mesi. Eppure i primi danni sono già stati denunciati, come

i lavori della

tav

a

campo

di

marte

alcuni allagamenti di locali seminterrati in zona Castello. E riguardano edifici che non compaiono nell’elenco di quelli monitorati dall’Osservatorio. Per non parlare delle proteste contro polvere e rumore di chi vive nei paraggi dei due principali

cantieri. Per tamponare la situazione sono state issate barriere più alte, ma il dubbio tra i cittadini resta: quello di ritrovarsi un giorno con le crepe nei muri o disagi ben peggiori, e doversi chiedere, ancora una volta, “ma chi ce lo doveva dire?”.

ZOOM Va avanti il ricorso intentato da 130 cittadini contro Fs. Manifestazione annunciata per questo mese

Due sportelli per saperne di più. E quello del comitato diventa “itinerante”

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n piano di comunicazione da 2 milioni di euro. Se le Fs lasciano all’oscuro i cittadini sull’andamento dei lavori dell’Alta velocità, ci pensa la Regione a stilare le linee dell’informazione. E lo fa pagare a Moretti. O meglio, così vorrebbe. L’ultima volta che i vertici si sono incontrati, infatti, l’ad di Ferrovie ha concesso a Rossi “solo” 1 milione e 200mila euro, specificando che in quella cifra sarebbero dovute rientrare le spese per gli ulteriori accorgimenti in merito a salute, ambiente e, infine, anche comunicazione. La Regione dovrà ancora una volta tirare i cordoni della borsa e razio-

nalizzare il più possibile le risorse per mettere in piedi la rete di infopoint che aveva in programma. O rassegnarsi a fare con quelli già esistenti, magari facendoli conoscere di più. Attualmente gli sportelli in grado di chiarire dubbi e fornire informazioni utili sull’Alta velocità sono due: l’Osservatorio ambientale, con sede a Santa Maria Novella, e l’Ufficio Nodo, in via Mannelli. Qui è possibile trovare studi, testimoniali di stato e aggiornamenti in tempo reale. “Attualmente sono più conosciuti gli sportelli attivati autonomamente dai cittadini – dichiara il consigliere regionale Mauro Romanelli

(Sel-Verdi) – di quelli promossi dalle amministrazioni”. Un altro punto d’informazione, infatti, è stato attivato dal Comitato No Tav in piazza Baldinucci. E presto si sposterà a giro per la città: “organizzeremo una serie di infopoint – fanno sapere dal comitato – per prendere in giro il piano della Regione”. Annunciata per questo mese anche una manifestazione in zona ex Macelli. Nel frattempo va avanti il ricorso intentato (e autofinanziato) dai cittadini contro i danni già preannunciati da Ferrovie: i ricorrenti sostenuti e assistiti dal /F.P. comitato sono 130. Per ora.

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consumi

Marzo 2011

L’INTeRVISTA. A tu per tu con il presidente di Mukki, Lorenzo Marchionni

Dopo la via del vino, quella del latte Un percorso nel Mugello, con tanto di segnaletica ad hoc, alla scoperta di ventisette stalle, per visitare gli allevamenti e gustare il prodotto: è una delle novità annunciate per le prossime settimane. Impegno sempre maggiore per quanto riguarda la tracciabilità Gianni Carpini

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ttomila punti vendita riforniti ogni giorno in tutta la Toscana, tra piccola e grande distribuzione. Centottanta dipendenti, 600 lavoratori se si considera l’intero indotto. Sessanta stalle distribuite tra Mugello, Maremma, Siena e Pisa. Sono questi i numeri di Mukki, un “gigante” nella produzione di latte e dei suoi derivati. Con il presidente Lorenzo Marchionni abbiamo parlato dell’importanza di questo alimento e della sua tracciabilità. I fiorentini bevono latte? Come scelgono il prodotto da comprare? I fiorentini bevono latte e lo fanno spesso. Oggi il consumatore chiede che sia chiara la provenienza e la qualità, oltre ad acquistare una gamma di prodotti per specifiche esigenze, i cosiddetti “latti speciali”, come quello ad alta digeribilità o con l’addizione di omega 3. A quali controlli viene sottoposto il latte Mukki? Del nostro latte sappiamo tutto. Le analisi approfondite a cui lo sottoponiamo ci dicono come vengono trattate le nostre “ragazze”, le nostre mucche da latte. Le stalle, legate da un contratto di conferimento con Mukki, hanno tutto l’interesse a produrre latte di qualità, in quanto vengono pagate in base alle caratteristiche del prodotto. Il consumatore sta attento alla provenienza del latte? Qual è l’impegno di Mukki in questo campo? Mukki è un’azienda privilegiata, la tracciabilità è un valore che ci appartiene da decenni. Recentemente abbiamo valorizzato la nostra “Selezione Mugello”: latte di alta qualità che proviene da 27 stalle, tutte

in provincia di Firenze. Mukki conosce da vicino tutti gli allevatori, il massimo della tracciabilità. Questa linea sarà sempre più “una selezione della selezione”: delle 27 stalle noi sceglieremo ogni giorno il latte migliore. Inoltre, anche i consumatori potranno scoprire questa “via del latte”. In che modo? Da aprile sarà possibile andare nel Mugello e trovare, grazie a una segnaletica creata ad hoc, le 27 stalle della “Selezione Mugello”. Si tratta di un percorso che si snoda tra l’alto e il basso Mugello, da Borgo San Lorenzo a Firenzuola. I consumatori potranno visitare gli allevamenti, su appuntamento, e in alcuni casi degustare il prodotto. Qual è l’obiettivo di questo “progetto Mugello”? Creiamo valore aggiunto sul territorio, facendo conoscere non solo il latte, ma anche gli altri prodotti del Mugello e le bellezze della zona. Il consumatore che beve il nostro latte, uno dei migliori sul mercato, fa sì che possano continuare a esistere allevamenti di mucche in Mugello, come nel resto della Toscana. Ultimamente si è parlato del processo che porterà a una privatizzazione di Mukki, azienda partecipata da vari enti pubblici tra cui i Comuni di Firenze e Pistoia. Gli attuali soci hanno individuato un percorso, iniziato nel 2009 con l’aumento del capitale e l’entrata di Fidi Toscana e Camera di commercio. La vendita delle quote pubbliche non avverrà in tempi brevi. I soci hanno sottoscritto un impegno che, per il 2011, non prevede alcun avvio della procedura di privatizzazione.

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IN LIBReRIA. Il sindaco ha dato alle stampe un volume in cui dice la sua sulla politica italiana

Adesso tutti “Fuori!”. Parola di Renzi Un fiume in piena di duecento pagine, nelle quali il primo cittadino,

IL PeRSONAGGIO

con una nonchalance che ha maturato negli anni, parla della sua Firenze

L’artista dei segnali e l’omino scomparso

e della volontà di “rottamare” chi siede sulle poltrone del potere da più di 25 anni. “Adesso tocca a noi - scrive - ridare fiato al Pd e slancio all’Italia” Caterina Gentileschi

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l faccione che riempie la copertina ha un vago (e modaiolo) sapore statunitense. Sguardo strafottente, niente cravatta, camicia appena aperta e un punto esclamativo che la dice lunga. Per l’occasione si è tolto pure quel ciuffo che lo faceva un po’ troppo bravo ragazzo di provincia. Si intitola “Fuori!” ed è edita da Rizzoli l’ultima fatica letteraria del sindaco di Firenze, Matteo Renzi (il rampollo del Pd non è nuovo di penna e calamaio, aveva già scritto “Tra De gasperi e gli U2” e “Ma le giubbe rosse non uccisero Aldo Moro. La politica spiegata a mio fratello”, quest’ultimo scritto a quattro mani con Lapo Pistelli, suo avversario politico alle primarie) che ha messo nero su bianco tutto quello che del bel paese proprio non gli va giù, condito da belle speranze, aspettative e buone intenzioni. Soprattutto buone intenzioni. Non risparmia critiche a nessuno: le canta a tutti ai suoi avversari politici e ai suoi compagni di partito, a chi fa la vittima del sistema e a chi “senza Berlusconi non andrebbe da nessuna parte perchè invece di fare qualcosa di produttivo per il Paese passa le sue giornate a tentare di demolire il presidente del consiglio”. “Il primo cittadino più amato d’Italia” (appellativo che Renzi si è guadagnato grazie ad un sondaggio del Sole 24 ore che lo vede al primo posto nella classifica dei sindaci italiani), si è tolto qualche sassolino dalla scarpa e dopo aver annunciato nella convention fiorentina dello scorso novembre la volontà di “rottamare” tutti quei politici che a suo dire si fanno da troppo tempo portavoci del bel paese, Renzi ribadisce il concetto nelle duecentotto pagine che si fanno manifesto del suo pensiero, delle sue attitudini e della sua irrefrenabile voglia di cambiare le cose. A modo suo. “Molte volte mi sono chiesto se avessi fatto bene ad usare un termine forte come rottamazione - spiega Renzi poi mi sono dato una risposta: la rottamazione deriva dal senso di nausea causato da chi è sulla stessa poltrona da 25 anni”. La presentazione in anteprima si è svolta al Palacongressi, sullo stesso palco dal quale lanciò il guanto di sfida ai suoi rivali, annunciando ufficialmente la sua candidatura a sindaco di Firenze. Stavolta lo sguardo è meno tirato, le movenze più disinvolte, quasi da showman. E mentre affronta una serie di date in giro per lo stivale per presentare il volume in teatri, musei e librerie, sulla quarta di copertina i più zelanti potranno già leggere: “Contro i soliti noti, contro tromboni e trombati, contro una classe politica che ha già sprecato la propria opportunità di cambiare le cose”. Il racconto in prima persona di chi guarda con orgoglio al

la copertina del libro

passato delle sua città, e pensa in grande al futuro, riflesso negli occhi dei bambini delle scuole che incontra ogni martedì (i disegni dei quali porterà con sè in tutte le date del tour promozionale del libro, ndr). “Adesso tocca a noi” scrive “ridare fiato al Pd, ma soprattutto ridare slancio all’Italia”.

LA MOSTRA. 16 installazioni di autori internazionali che sfidano la forza di gravità

Sculture sospese negli spazi di Ex3 S

ospensione, questa è la parole d’ordine di “Suspense. Sculture sospese”, fino all’8 maggio al Centro per l’arte contemporanea Ex3. Le opere in mostra sono una selezione accorta di 16 lavori che poco hanno a che vedere con quello che abitualmente viene definito scultura. Niente marmi e bronzi, addio basamenti, la mostra che dà il benvenuto al nuovo anno del contenitore fiorentino votato al contemporaneo è una sfida alla forza di gravità, che i due curatori Arabella Natalini e Lorenzo Giusti hanno calibrato scegliendo le installazioni di artisti internazionali che hanno lavorato alacremente al concetto di sospensione. Con il termine “sospeso” si indicano alcuni lavori tridimensionali, in massima parte non poggianti a terra, nei quali si privilegia il vuoto alla massa, la leggerezza al peso, il movimento alla stabilità. Quello che si vuole approfondire è un fenomeno diffuso la cui origine si può fare risalire ad alcuni esempi della tradizione avanguardista, dal costruttivismo al surrealismo, ed in particolare ai mobiles di Calder. “E’ una ricerca che portavamo avanti da tempo,

studiando le evoluzioni della scultura – spiega Natalini -. Il risultato è una mostra in cui la sospensione non rappresenta una categoria ma un dispositivo, che alcuni artisti utilizzano più frequentemente, altri in maniera più occasionale”. Opere diverse per materiali, tecniche e poetica, ma legate dal file rouge della “sospensione fisica, attraverso cavi, grovigli e elementi di esilità”. Dalla poesia dei parallelepipedi vegetali di Claire Morgan, al microcosmo sotto vetro di Tomas Saraceno fino ai volatili di cemento di Hèctor Zamora che si librano “leggerissimi” nel foyer. “Siamo molto soddisfatti – ha detto il presidente di Ex3 Andrea Tanini – lo scorso anno il centro è arrivato a quota 400mila euro, ricavi sufficienti per pareggiare i costi”. Interessante l’iniziativa “Caffè sospeso” lanciata dallo sponsor Caffè Corsini, che strizza l’occhio all’abitudine di lasciare un caffè pagato per chi non può permetterselo e radicata soprattutto al sud del paese, che permetterà di donare 50 centesimi di euro all’associazione italiana tumori /C.G. per ogni caffè pagato al rinnovato Ex3 Contemporary cafè.

A

rriva dal mare tempestoso della Bretagna e ha fatto della street-art la sua missione. E’ Abraham Clet, in arte Clet, che da qualche tempo sorprende i fiorentini trasformando i segnali stradali in originali opere d’arte. La sua giustificazione? “A Firenze ci sono due tipi di street-art: il Rinascimento e i cartelli stradali. Ma mentre il Rinascimento compone la città, i cartelli stradali la invadono. Ed è per questo che io mi permetto di intervenirci”. Dove pensa stia il confine tra street-art e atto vandalico? Intanto vorrei sottolineare come il concetto di street-art non sia una novità, anzi: anche il David di Michelangelo può essere definito un’opera di street-art. Detto questo, se la prerogativa è creare, costruire e non distruggere allora si può parlare di arte, altrimenti parliamo di vandalismo. Cosa pensa dei numerosi divieti che la città impone agli street-artist e alla sua generale chiusura all’arte contemporanea? Chi ha dei privilegi come sempre cerca di tenerseli. Ma in questo modo rinuncia alla naturale evoluzione di ogni cosa. L’esposizione dell’opera “For the Love of God” di Hirst in Palazzo Vecchio è stato una bella iniziativa, ma rimarrà sterile se non se ne progetteranno altre che riguardino prima di tutto i fiorentini e Firenze. Hirst in Palazzo Vecchio e gli artisti fiorentini in periferia? E’ paradossale. L’opera più discussa di Clet è L’uomo comune. Posizionata dallo stesso artista su Ponte alle Grazie e poi rimossa dagli operai del Comune, è la scultura stilizzata di un uomo che, con un piede sospeso sul fiume, sta per compiere un passo rischioso. Per riposizionare la sua scultura sul ponte è stata organizzata una raccolta firme. Sì. E la cosa mi rende molto felice. E’ la risposta migliore che si potesse dare alla sua rimozione. Il mio scopo è comunicare con il pubblico e se la petizione è nata dal pubblico ciò non può che rendermi felice. La mia arte nasce per essere capita da tutti e questa è la conferma che effettivamente è così. Qual era il messaggio nella sua concezione originaria? L’uomo comune è ognuno di noi. E il passo che fa è uno stimolo al dinamismo, all’andare avanti. Sotto c’è il fiume, il baratro o forse una strada ancora da tracciare. Lui sta lì, fermo in un passo che non compirà mai. Sta ad ognuno di noi terminare l’opera e decidere se cadere nel fiume o continuare a camminare. Guarda foto e video su www.ilreporter.it /Costanza Focardi


cultura

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L’INTeRVISTA. L’attrice, famosa per il ruolo interpretato ne Il Ciclone, debutta nella pellicola di Neri Parenti

La più “Selvaggia” degli Amici miei Giulia Brestolani

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tiamo per rivederla al cinema in un film che esalta il suo spirito toscano. Barbara Enrichi, nota a tutti per essere stata la sorellina “Selvaggia” di Pieraccioni ne Il Ciclone, ora torna sul grande schermo con “Amici miei…come tutto ebbe inizio”. “Nel film sono Margarita, una donna molto energica della Firenze del 1490, proprietaria della locanda da cui partono le “zingarate” dei cinque… un ruolo bellissimo con sfumature comiche e un finale drammatico.” La regia di Neri Parenti, un cast fenomenale e il marchio di Amici miei: il film si preannuncia un successo… Sì, è un grande onore e una grande soddisfazione per me farne parte. Non ho fatto neanche il provino, Neri mi disse che aveva pensato proprio a me per il ruolo di Margarita. Mi chiese di leggere la sceneggiatura e dirgli se avrei fatto parte del gruppo… Ovviamente volevo dirgli subito sì, senza neanche aver letto un rigo, ma poi ho aspettato giusto un po’ per farmi desiderare… Fino a oggi il pubblico ti ricorda come Selvaggia, sei affezionata a

questo personaggio? A Selvaggia associo un grande divertimento. E’ un personaggio diverso, in tutti i sensi, l’ho interpretato con molta passione e l’ho preparato a lungo. Guardavo i comportamenti e gli atteggiamenti dei gay e mi sono informata il più possibile. Ma non c’è un personaggio a cui sono affezionata più degli altri, sono tutti belli e vanno fatti vivere tutti, anche quelli più piccoli. Il cinema, e in generale il mestiere dell’attore, è più talento o studio? Indubbiamente il talento è necessario, ma lo studio è fondamentale. Ci vuole tempo, costanza, determinazione e tanto, tanto studio. Oggi tutti vogliono fare l’attore, perché sembra che basti partecipare a un reality per diventarlo, ma non è così: è un mestiere difficile, uno dei più difficili del mondo. Raccontaci come hai iniziato… Quasi per caso. Il comune di Tavarnelle aveva organizzato un laboratorio teatrale tenuto da Ugo Chiti e decisi di partecipare. Ho avuto la fortuna di imbattermi in un grande maestro, di imparare quest’arte da un vero profes-

sionista. Era il 1983 e da lì in poi ho sempre continuato. Per questo adesso organizzo seminari di recitazione in collaborazione con i comuni, perché io ho cominciato proprio grazie a un’occasione del genere. Non solo attrice, ma anche insegnante di recitazione. A chi sono rivolti questi seminari? A chiunque voglia cimentarsi con la recitazione cinematografica, dai principianti agli attori esperti. In particolare, i seminari vertono sui provini: spesso infatti ci sono attori molto bravi che però non sanno affrontare un provino su parte. Per costruire un personaggio a partire da uno stralcio non si può improvvisare, ma bisogna saper leggere nel testo tutti quegli elementi che lo contraddistinguono. A fine mese terrò un corso breve serale in collaborazione col comune di Pontassieve su questi temi, mentre il 9 e 10 aprile sarò alla biblioteca comunale di Signa per uno stage formativo di un fine settimana. Quali progetti hai in serbo per il futuro? Ultimamente mi sto confrontando con

barbara enrichi

la regia e ho girato un documentario sul Vittorio Veneto Film Festival di cinema internazionale per ragazzi a cui quest’anno parteciperò con lezioni di recitazione cinematografica. Inoltre

c’è una novità per i fan. Ho appena realizzato la mia applicazione per iPhone che si può scaricare semplicemente digitando il mio nome su Apple Store. Info: stage@barbaraenrichi.it

IL fILM. In vendita il lungometraggio firmato da Tessa Bernardi, con Paci e De Pin

Dieci ragazze e un gruppo di toscanacci

la locandina del film

opo il successo delle anteprime al cinema, “10 Ragazze”, il film di Tessa Bernardi, con Alessandro Paci, Cristina De Pin, Graziano Salvadori, Alessio Nonfanti, Carlo Monni e Sergio Forconi, dall’8 marzo è disponibile per la vendita. Una pellicola “pulita”, con una comicità dal gusto quasi retrò, in cui, senza quelle volgarità a cui il cinema ci ha abituati ormai da tempo, si riesce ugualmente a ridere di gusto. Il film racconta l’avventura di due comici falliti (Paci e Nonfanti) che si inventano un finto reality show e con questa scusa conducono, attraverso la Toscana dei piccoli paesi e delle sagre, dieci giovani modelle che aspirano alla

popolarità televisiva. Le ragazze credono alla storia raccontata dai due, che si inventano giorno per giorno confessionali, finte dirette, ospiti inesistenti, finché la notizia che nella campagna toscana si sta svolgendo una nuova e rivoluzionaria trasmissione inizia a diffondersi anche a mezzo stampa, regalando un finale vivace, ricco di patos ed inaspettatamente romantico. Una commedia on the road piena di gag e colpi di scena, in cui si gioca con il genere più in voga del momento: il reality. Fra le interpreti femminili spicca su tutte la già celebre Cristina De Pin, protagonista principale del film, insieme a Paci e Nonfanti. “Nonostante fosse la mia pri-

ma vera esperienza cinematografica (preceduta solo dal cortometraggio “All’inferno ci vado in Porsche”, ndr), - racconta Cristina - mi sono sentita veramente a mio agio sul set. Probabilmente perché avevo già lavorato con gran parte degli attori del cast ed inoltre le riprese si sono svolte nella campagna toscana”. Sarà forse per questo, o magari per una naturale predisposizione alla recitazione; fatto è che la De Pin, già affermata modella, playmate ed anche conduttrice televisiva di un talk show su Rtv38, dove ogni giovedì riscuote un personale e crescente successo, davanti alla macchina da presa risulta /I.B. comunicativa, spigliata e disinvolta.

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fIOReNTINA. Michele Camporese ha lasciato tutti basiti per sicurezza e tecnica

Il talento che non è più “Primavera” Gioca da veterano, si è conquistato un posto da titolare nella formazione di Mihajlovic e c’è già chi se lo immagina in Nazionale, magari in coppia con Ranocchia. Uno dei migliori prodotti del vivaio degli ultimi 20 anni

michele camporese

Cristina Guerri

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na vita da predestinato. Si può riassumere così la giovane carriera di Michele Camporese (classe’92), il nuovo gioiellino cresciuto nella ‘cantera’ della Fiorentina. Che nel suo piccolo può vantare la vittoria (da capitano) dello scudetto “Allievi” e la partecipazione al Mondiale Under17 (dove ha segnato pure un gol). Se n’era accorto fin dal ritiro di Cortina Sinisa Mihajlovic, colpito dallo stile e dalle capacità difensive che hanno portato il tecnico serbo a convincersi di avere tra le mani una sorta di nuovo Aldair. Mai Comporese si sarebbe aspettato di entrare in così poco tempo nelle dinamiche della Fiorentina. E quando è stato chiamato in causa, l’esito delle sue prestazioni è stato sempre più che positivo.

Buona la sua prima in campionato nel secondo tempo di Milan-Fiorentina, dove il difensore ha vinto la sua personale battaglia con Ibrahimovic. Poi è stato tutto un crescendo. Nella trasferta di Torino contro la Juventus viene schierato titolare per la prima volta. E anche in quella occasione, il giudizio su di lui è stato unanime: promosso a pieni voti. Per il reparto arretrato Camporese diventa sempre più indispensabile, e la sua prestazione contro il Palermo, fino a qui, è stata sicuramente la più importante. Il suo gol, quello del momentaneo 2-2, ha dato il via al predominio della Fiorentina sui rosanero (la partita terminerà infatti 4-2 per i viola). Più sfortunata, invece, la prestazione contro l’Inter, dove il giovane pisano è stato il protagonista del primo gol dell’Inter, deviando nella propria porta la sfera calciata da Samuel Eto’o. Errori, vista la poca esperienza, che serviranno a fare crescere il ragazzo in termini di men-

talità e furbizia. Di lui, intanto, ne parlato tutti. Anche il c.t. dell’Under 21, Ciro Ferrara, che ha fatto di Camporese un titolare inamovibile del gruppo azzurro: “Siamo di fronte a un ragazzo del 1992, non è facile avere il coraggio di schierarlo in campo in serie A. Di questo ne va dato atto a Mihajlovic, il primo a credere in lui. Lavorando a fianco dei grandi giocatori che giocano nella Fiorentina, Michele potrà solo migliorare. Anche il fatto di essersi inserito alla perfezione all’interno dello spogliatoio è un buon punto di partenza. Le sue qualità sono indubbie. L’importante è che Michele resti con i piedi per terra; l’errore che potrebbe commettere, data la giovane età, è che pensasse di essere già arrivato”. “Questo Camporese -afferma invece Arrigo Sacchi- sa giocare a calcio. Mi ha colpito in termini di personalità e freddezza”. Se son rose, come si dice in gergo, fioriranno.

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sport

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TIfOSI. Dopo 33 anni si dissolve una delle realtà più importanti della Fiesole

Viviano: Senza Cav, curva più vuota Cristina Guerri

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opo 33 anni di glorioso tifo il Collettivo Autonomo Viola si è sciolto. Non c’è dubbio che la scelta di Sartoni&Co rivoluzionerà le dinamiche dell’intera curva. A questo punto

la gestione della Curva potrebbe essere presa in mano dal Parterre,Marasma, o il Gruppo Fiorenza. Intanto è giusto andare a ritroso nel tempo e ricordare alcuni passaggi fondamentali del CAV. A partire dalla sua nascita. Nacque nella primavera del 1978, quando alcuni soci degli ‘Ultras Viola’ espressero la loro insoddisfazione per come veniva

Una scelta che lascerà il segno. Il gruppo che nelle ultime stagioni ha fatto la storia del “dodicesimo uomo” si è sciolto

gestito il gruppo, e insieme ad altri ragazzi di altre provenienze decisero di fondare il Collettivo Autonomo Viola (Autonomo deriva dal fatto che il Collettivo non era iscritto al Coordinamento dei club, e questo “status” penalizzava non poco in quegli anni). Non fu dunque un inizio facile per il club, che che venne emarginato dagli altri occupanti della Fiesole e si trovava spesso in disaccordo con gli ‘ULTRAS’. Il primo simbolo fu un giglio e un leone che esibiva la linguaccia, e il primo striscione venne esposto nella trasferta col Verona. L’impegno del CAV comincia a concretizzarsi in concomitanza dell’arrivo dei Pontello alla presidenza della squadra. Dopo anni di grigiore, la Fiorentina poteva finalmente tornare a lottare per qualcosa di importante. Nonostante le buone premesse, tuttavia la squadra continua a deludere, e nella trasferta di Roma datata 1983, e gli ‘ULTRAS’ (gruppo leader della Fiesole) si sciolgono, lasciando così un vuoto di potere nella Curva. Ne approfitta il Collettivo, forte di nuovi innesti (come l’ALCOOL CAMPI e alcuni ragazzi dell’Isolotto). Da qui fino ai giorni nostri Il Collettivo ha guidato con egemonia la curva Fiesole, regalando soprattutto coreografie spettacolari (in specie nelle partite contro la Juventus) e cori indimenticabili (come quelli rivolti all’idolo incontrastato, Gabriel Omar Batistuta). Ne parla con rammarico l’ex viola Francesco Flachi: “Da fiorentino e tifoso viola sono profondamente dispiaciuto per questa decisione. Il CAV è stato per tanti anni

uno dei gruppi più importanti della Fiesole, e uno dei più conosciuti gruppi ultras a livello italiano. La loro assenza in curva non passerà inosservata e mi auguro che questa scelta non influisca sul sostegno che la curva Fiesole ogni domenica garantisce alla Fiorentina”.

Gli fa eco Emiliano Viviano, portiere del Bologna e della Nazionale di Cesare Prandelli. “Il Collettivo ha dato tanto in tutti questi anni. E’ stato il punto di riferimento delle tifoserie di tutta Italia. Senza l’’Indianino’ la Fiesole sembrerà sicuramente più vuota”.

FOCUS Nuovo capitolo nella vicenda-Fenomeno

Mutu è tornato in gruppo

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volte ritornano. E quando a tornare è Adrian Mutu, il domani diventa sicuramente più roseo. Per la Fiorentina, naturalmente. Partiamo dal fatto che le azioni fuori dal campo del rumeno sono assolutamente da stigmatizzare. Ma quando il numero dieci viola sveste i panni del ragazzo dissoluto e mette su la maglia viola, tutto cambia. Cambia il modulo, in primis. Ma soprattutto il volto della Fiorentina. Che ne guadagna in personalità, classe e fantasia. E quest’anno, purtroppo, lo abbiamo potuto ammirare solo poche volte. La squalifica per subutramina lo ha tenuto fuori dai giochi fino a fine ottobre. Poi il tempo di segnare il primo gol stagionale contro il Cagliari, in casa, e Mutu è diventato di nuovo un caso. Il rumeno abbandona in anticipo la cena organizzata dalla società per gli sponsor, ma la goccia che fa tra-

boccare il vaso arriva alla vigilia della trasferta col Bologna (lascia lo stadio prima di svolgere l’allenamento). La dirigenza viola non ha altre soluzioni se non quella di metterlo ai margini della squadra. Giorni tristi, fatti di allenamenti in solitaria e tanti pensieri. Che hanno portato l’attaccante a chiedere scusa a tutti. “Non lo faccio più”, questo il succo della conferenza stampa indetta da Mutu, pentito dal non aver dato il suo importante apporto a compagni e mister. Adesso, col suo ritorno, sarà tutta un’altra storia, ancora da scrivere. C’è una cosa che è già stata scritta: per fare a meno di Adrian Mutu, un fuoriclesse, la Fiorentina dovrà fare un miracolo sul mercato. Pantaleo Corvino sarà impegnato in un super lavoro se la società lo vorrà cedere. Di giocatori come il rumeno, in campo, ce ne sono po/C.G. chi, molto pochi.

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Marzo 2011

sport nel quartiere

Fitness. Vicino ai giocatori della Fiorentina c’è una palestra che si è recentemente rinnovata

Il modo giusto per rimettersi in forma Carlo Marrone

Quasi il 40% degli italiani non ha mai fatto un abbonamento in un centro, ma molti

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non sono soddisfatti dalla propria forma fisica. Ecco a voi yoga, pilates, spinning, step, corpo libero, aerobica e tanto altro ancora, sotto lo stadio “Artemio Franchi” assistenti di sala è basilare per soddisfare tutte le esigenze dagli allenamenti personalizzati, supportati da un ampio parco macchine (la sala attrezzi si estende per quasi 300 mq), ai corsi di aerobica, corpo libero, spinning, step, bosu, fino ai richiestissimi pilates e yoga. Nel corso degli anni si sono susseguite molte leggende sul pilates: da ginnastica miracolosa di dive americane a pericolosa attività fisica. Come sempre la verità sta nel mezzo, proprio per questo al centro Artemio Franchi hanno affiancato al pilates tradizionale due corsi, quello postural (tonificazione muscolare in allungamento, movimenti lenti e controllati) e il toys basato sull’utilizzo di piccoli attrezzi. Non ultima la vasta gamma di arti marziali, tra cui il Taekwondo di Domenico Mazzocca che, negli ultimi anni, ha ottenuto grandi successi a livello agonistico. Da non dimenticare che il Centro Fitness oltre ad avere tutte le caratteristiche di una moderna e competitiva struttura sportiva  mantiene una forte natura sociale che si palesa nell’offerta di un numero elevato di corsi per anziani, giovani e giovanissimi e nella collaborazione con associazioni come Autismo Firenze e cooperative sociali per recupero giovani. Altra importante iniziativa è il family program: servizio che offre la possibilità di frequentare corsi contemporanei all’attività dei propri figli a costi agevolati. Ora tocca a voi, posate il giornale e andate a fare un po’ d’attività: ci ringrazierete!

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a sempre marzo è considerato un mese crocevia dell’anno soprattutto per l’arrivo della primavera: piumini e maglioni cominciano a fare spazio a camicie e vestitini di cotone. In poche parole i centimetri di pelle allo scoperto aumentano e inizia la lotta con lo specchio, che è davanti a noi ogni mattina, ma soltanto in alcuni periodi dell’anno diventa un giudice infernale paragonabile solo al dantesco Minosse. Se non vogliamo che la figura riflessa diventi un incubo giornaliero, atto ad aumentare le già alte dosi di stress c’è solo una cosa da fare: abbandonare il comodo divano e trasferirsi in una palestra. Il passaggio può essere in alcune parti quasi tragico, secondo una delle ultime statistiche quasi il quaranta per cento degli italiani non ha mai sottoscritto un abbonamento in palestra. Se cercate un luogo dove rimettervi in forma con tranquillità, seguiti da uno staff qualificato e attento, dovete provare il “Centro Fitness Artemio Franchi”. Chissà quante volte vi sarete imbattuti nell’insegna della palestra dopo una partita della squadra di Mihajlovic, di fatti il centro è situato proprio sotto lo stadio fiorentino. La palestra è  gestita dalla delegazione Endas (ente nazionale democratico di azione sociale) Firenze Sud dal dicembre 2009. Il presidente è il dottor Stefano De Luca mentre la dottoressa Antonella Agresti ricopre la carica di vicepresidente. La  struttura è stata recentemente rinnovata così da poter accogliere nella miglior maniera possibile l’ampia varietà di corsi e attività.  L’alto livello di professionalità di preparatori e


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PALLANUOTO. Cambio sulla panchina della Rari: torna Tempestini

Dusan Popovic è stato esonerato Simone Spadaro

TeNNIS. Il trionfo di Pippi e Virgili

Una fiorentina si aggiudica il Trofeo “Rifugio Sport”

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ambio in corsa per la Rari Nantes Florentia. La crisi di risultati all’inizio del girone di ritorno ha pesato molto sul destino di Dusan Popovic che è stato esonerato. Per non creare troppe complicazioni la società fiorentina ha scelto una soluzione interna richiamando in panchina Riccardo Tempestini. La Florentia, quinta e qualificata per la Coppa Len l’anno scorso, aveva iniziato positivamente la stagione centrando la Final Four di Coppa Italia e superando i primi due turni del torneo continentale, salvo poi fermarsi contro i rumeni dell’Oradea. Da allora, era dicembre, la squadra ha vissuto un’involuzione con crisi di risultati e di gioco. La mancanza di Boris Popovic a centrovasca, fermo per problemi fisici, ha ulteriormente peggiorato una situazione che Dusan Popovic non è riuscito a gestire. “Una scelta – ha spiegato subito il Presidente Pieri – che deriva dalla crisi di risultati, mancanza di grinta e di carattere. In alcune partite poteva starci anche la sconfitta, in altre no. La scossa non poteva che essere il cambio di allenatore con Riccardo Tempestini che sarà a bordo vasca fino al termine di questa stagione. Ringraziamo Dusan Popovic per il lavoro svolto con impegno e dedizione – conclude il presidente Pieri – anche perché nel corso del suo incarico ha contribuito in modo importante a far emergere giovani interessanti e indispensabili al

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Marzo 2011

lexia Virgili è promossa come B2: bella e brava. Infatti il versiliese Luca Pippi e la stessa fiorentina Alexia Virgili sono i vincitori dei XXXIII Campionati Toscani Assoluti di tennis – Trofeo “Il Rifugio Sport”, la grande rassegna regionale che si è recentemente conclusa sui campi indoor del Match Ball dopo 16 giorni di gare che hanno visto la partecipazione di ben 503 atleti. Dopo i successi di Davide Bramanti (2009) e Andrea Turini (2010), un altro tennista della Versilia iscrive il proprio nome nell’albo d’oro della manifestazione. Luca Pippi, 20 anni, ex allievo del centro tecnico federale di Tirrenia ora tesserato per il Tc Italia Forte dei Marmi,

futuro della società”. Popovic è stato lasciato libero anche se, probabilmente, è sua intenzione tornare in Serbia. “Sono cose che capitano” è il primo commento dell’ex allenatore biancorosso. “Volevano dare una scossa alla squadra e sono stato esonerato. Ci sono dei problemi da risolvere – aggiunge amaro Popovic – ed ho pagato io. Sono tranquillo. Ho sempre dato il massimo e, per un allenatore, sono situazioni che capitano”. Per Tempestini è un ritorno alla guida della squadra che ha già allenato dalla stagione 1994/95 fino alla stagione 2004/2005 sfiorando per due volte lo scudetto e

vincendo una Coppa delle Coppe. “Una scelta fatta per la Rari. Mi considero un traghettatore – spiega Tempestini – e confesso che, anche da un punto di vista etico e morale mi trovo un po’ a disagio. Prima allenatore di Dusan poi nel Consiglio direttivo e, adesso, di nuovo in panchina. Non è stato facile accettare. La squadra la conosco ma mi devo ancora rendere conto, per bene, delle problematiche che stanno alla base degli scarsi risultati di quest’ultimo periodo. Il mio primo impegno sarà quello di cercare di trasformare l’impegno in grinta e risultati”.

Alexia ha dimostrato di lottare come una leonessa ha sconfitto nella finale del torneo Open il nostro Elia Grossi, maestro al Time Out che gioca per il Ct Alessandria, al termine di una sfida equilibrata e avvincente, conclusasi al terzo set :(3-6, 6-1, 6-4). ‘Re’ Grossi (18 titoli toscani dal 1996, con quello del “doppio” di sabato scorso) è uscito sconfitto in finale per la seconda volta nelle ul-

time quattro edizioni (aveva perso dall’aretino Paolo Naldi nel 2008) ma ha dimostrato che il suo tennis tecnico e potente è ancora un modello da seguire per una nuova generazione in cerca d’identità e di risultati. Nell’Open femminile, la 25enne fiorentina Alexia Virgili, nipote di Beppe Virgili attaccante della Fiorentina del primo scudetto, ha archiviato il suo terzo successo nella manifestazione dopo le vittorie del 2008 e del 2010, stavolta superando in finale la senese Gaia Tanganelli del Ct Siena. Il tennis più vario e dinamico della Virgili non ha lasciato scampo a una Tanganelli che non è mai riuscita a rimanere in partita, cedendo nettamente nei due parziali (6-2, 6-2 il finale). Dopo i successi a livello nazionale di Schiavone e Penetta anche Firenze bussa, Ale/L.M. xia Virgili, c’è!


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CANOA. Storico successo per la “pagaia” fiorentina. Una vittoria di tutta la società

La Canottieri Comunali è campione d’Italia Carlo Marrone

gnava lo scudetto e che, col terzo posto, ha conquistato il miglior piazzamento di sempre in Serie A nella disciplina: nel dettaglio, nella classifica federale della canoa polo, che tiene conto anche del settore femminile e di quello giovanile, la Comunali è quarta. “Anche per una società abituata ormai da anni a essere ai vertici – è il commento del presidente biancorosso Francesco Conforti, che tra l’altro in queste ore è stato nominato presidente onorario della Federazione Italiana Canoa Kayak di cui era stato Presidente Federale dal 1991 al 2005 – il risultato ottenuto è veramente strabiliante e storico perché per la prima volta i colori biancorossi della Canottieri Comunali sono arrivati primi nella classifica delle classifiche, che tiene conto dei risultati ottenuti a livello nazionale ed internazionale nelle tre specialità della canoa. Non faccio per scelta i nomi degli atleti che hanno vinto medaglie europee, vestito la maglia azzurra, vinto titoli italiani e potrei continuare, perché questo è un risultato di “squadra” di cui tutti siamo veramente orgogliosi. Un traguardo che presto festeggeremo, grazie ai lavori in via di ultimazione da parte del Comune di Firenze, nella nostra rimodernata sede sociale nel Lungarno Ferrucci”. Ricordiamo che la Canottieri Comunali ha partorito un olimpionica, Stefania Cicali, che ha lottato per una medaglia ai Giochi Olimpici di Pechino. Complimenti.

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e stelle della canoa pagaiano sulle acque dell’Arno consapevoli di essere le più forti d’Italia. La Comunali Firenze è, infatti, ufficialmente la società di canoa numero uno d’Italia. Per la prima volta la società del Lungarno Ferrucci presieduta dal presidente Francesco Conforti raggiunge il vertice della Coppa Sergio Orsi, quella a punteggio che conteggia i risultati stagionali delle tre discipline della canoa: acqua piatta, acqua mossa e canoa polo. Una rincorsa al gradino più alto che si corona quest’anno, dopo i piazzamenti degli anni passati e il secondo posto dello scorso anno (che già si poteva leggere come un risultato storico). Quest’anno c’è stato l’ulteriore salto di qualità: la squadra di acqua piatta (velocità e maratona) diretta da Marco Guazzini si è confermata tra le migliori, al 13esimo posto su 165 società, con, tra gli altri allori, i due argenti e il bronzo vinti da Susanna Cicali in Europei e Mondiali Junior. A questo piazzamento si aggiunge l’ulteriore progresso della squadra di acqua mossa (canoa fluviale) diretta da Niccolò Pandolfini; nella classifica di specialità è seconda dietro solo alla Luni Sarzana ovvero il gruppo sportivo della Marina Militare. Per il team di Pandolfini sono arrivati prestigiosi riconoscimenti internazionali (una medaglia d’oro e una di bronzo per Costanza Bonaccorsi e il bronzo di Lapo Bonaccorsi ai Campionati Europei Juniores) e una messe di 27 titoli tricolori. Da sottolineare che la Comunali non partecipa alle gare di slalom, ma nella sola specialità di discesa la Luni Sarzana è stata ampiamente superata dai biancorossi. Terza fondamentale gamba del tavolo la squadra di canoa polo, la cui prima squadra allenata da Massimiliano Sizzi ha sfiorato l’ingresso nella finalissima che asse-

CICLISMO. Il ct della Nazionale è orgoglioso per i Mondiali del 2013

Paolo Bettini: “Il nostro sport è passione”

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aolo Bettini, ct della Nazionale, parla dei recenti casi di doping, uno su tutti quello di Riccò, che potrebbero rovinare l’immagine del ciclismo e i Mondiali 2013 di Firenze. “Il ciclismo ha saputo in questi anni superare questi episodi, l’ultimo lo definirei un caso disperato e come tale va considerato. Il nostro sport è fatto di passione e sacrificio ed è per questo che appassiona le persone. Uno sport per considerarsi tale deve essere pulito e il ciclismo lo è e lo sarà, casi come l’ultimo a parte, che ritengo rovinino solo l’immagine della nostra disciplina. Finalmente un mondiale – commenta Bettini - così importante arriva in una regione (Toscana, ndr) con una delle più grandi tradizioni

CALCIO. Mario Nicoli ha dato nuova linfa alla squadra

Il Primadonna si rilancia I l 2011 è partito col “botto” in casa Primadonna. Lo storico allenatore Francesco Ciolli ha infatti rassegnato le dimissioni, e al suo posto è subentrato Mario Nicoli, tecnico della Primavera. L’avvicendamento è avvenuto dopo il 7-0 rimediato a gennaio contro Mozzanica, altra neopromossa. Dopo una sconfitta così, il tecnico Ciolli ha annunciato alla formazione le dimissioni direttamente nello spogliatoio. Il presidente Andrea Guagni, una volta rientrata a Firenze la squadra, ha chiamato il tecnico della Primavera Mario Nicoli, individuandolo come sostituto. Prima del suo arrivo la squadra, neopromossa ma non mal attrezzata in ogni reparto, aveva racimolato - dopo nove partite - due soli pareggi e sette sconfitte, con quattro punti di distacco dalla penultima in classifica. I numeri parlavano da soli: il peggior attacco con sei reti segnate, la peggior difesa con ben trentacinque subite. Il tutto a dispetto dei proclami di inizio anno dello stesso Ciolli: “Tranne che con la Torres, campione in carica, ce la possiamo giocare con chiunque”. Purtroppo per il bravo allenatore queste dichiarazioni non sono state di buon auspicio e l’arrivo di Nicoli ha voluto subito dire il traguardo delle semifinali in Coppa, con una vittoria per 6 a 1 contro l’Imolese, tre vittorie conse-

cutive in campionato per poi ricadere in un altro momento buio. Queste le parole del neo tecnico dopo la prima parte della sua avventura: “Peccato per gli ultimi risultati perché sul piano del gioco la squadra si è espressa bene. A detta di tutti meritavamo, per esempio a Verona, i tre punti, ma il calcio è questo, dobbiamo imparare a concretizzare al meglio le occasioni create. Corsa salvezza? Adesso non possiamo fare calcoli, tutto è ancora aperto. Abbiamo frenato gli entusiasmi dopo i tre successi consecutivi, non dobbiamo deprimerci dopo questa serie di sconfitte. Ci aspetta un duro lavoro che risulterà determinante per il finale di /L.M. stagione”.

sportive e ciclistiche d’Italia. Quello del 2013 sarà un appuntamento bellissimo e come Nazionale ci teniamo a onorarlo”. Intanto Alfredo Martini, simbolo del ciclismo pulito, ha compiuto 90 anni il 18 febbraio: uno degli atleti fiorentini che hanno donato la loro vita allo sport. Al compleanno dell’ex ciclista, vincitore di una tappa al Giro e poi tecnico della Nazionale, gli amici: Gianni Bugno, Beppe Saronni, Maurizio Fondriest, Moreno Argentin, Francesco Moser. Tutti e cinque hanno partecipato alla serata evento per festeggiare i suoi 90 anni. Con loro altre 400 persone, fra cui il presidente della Federciclismo, Renato Di Rocco, e la vedova /Car.Mar. di Franco Ballerini, Sabrina.


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ORTI SOCIALI E TARGA INTITOLATA A BURZIO, “ECCO COME STANNO LE COSE” Spett.le Direzione, con la presente vorrei rispondere alla segnalazione a firma Alfredo Manetti dal titolo “La scomparsa della targa di largo Burzio” pubblicata sul mensile nel mese di dicembre a pag. 43. Per quanto riguarda gli orti sociali nell’area compresa tra via Piemonte e via delle Stazione delle Cascine la direzione ambiente del Comune di Firenze comunica che è in corso di realizzazione il progetto per la sistemazione conclusiva dell’area. Per quanto attiene invece alla targa intitolata al compaesano Burzio l’ufficio competente del Comune di Firenze, verificata tale mancanza, ha provveduto ad inoltrare richiesta per la nuova realizzazione della targa che sarà installata quanto prima. Vi ringrazio e saluto cordialmente, il Presidente del Quartiere 5 Federico Gianassi SULL’UNIVERSITÀ, I CORSI E I LORO NOMI Cara redazione, vi scrivo per segnalarvi un articolo che ho avuto la sfortuna di leggere sull’edizione del Reporter di febbraio 2011 del Q3. L’articolo in questione è “Quegli esami un po’ così”, di Annalisa Cecionesi. Premetto che appartengo alla categoria da lei definita dei “cervelloni per antonomasia” in quanto studentessa magistrale in astrofisica. L’articolo, fondato per altro su fatti evidentemente veri, ovvero come il passaggio all’ordinamento 3+2 abbia portato alla prolificazione dei corsi universitari, non tutti effettivamente giustificati ad esistere, mi ha lasciato abbondantemente perplessa; inizia infatti subito molto male, mostrando l’ignoranza in materia della giornalista che cita come primo esame “stravagante” e dal nome enigmatico l’esame di “raggi cosmici”. Si dà il caso che lo studio dei raggi cosmici (che altro non sono che radiazioni altamente energetiche che provengono dall’universo, detto anche cosmo) sia una delle branche più importanti della fisica moderna, che ha

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Marzo 2011 portato a molte importanti scoperte negli ultimi 60 anni. Questi studi sono infatti stati determinanti nella fisica delle particelle, così poco nota che a tutt’oggi milioni di euro vengono investiti dall’Europa nel finanziare le ricerche effettuate al Cern di Ginevra, dove si proseguono appunto studi di fisica delle particelle. Non posso pronunciarmi meno drasticamente sulla conclusione dell’articolo, in cui “criogenia” viene incluso nella lista di esami dagli “appellativi indecifrabili”. A parte l’ignoranza riguardo la materia specifica (che può essere giustificata in qualcuno che non ne tratta) mi pare preoccupante l’ignoranza della lingua italiana in questo caso, dato che criogenia non è una parola così esotica ma ampiamente utilizzata anche nelle peggiori produzioni di fantascienza degli anni ‘30 ( in ogni caso esistono i motori di ricerca e le enciclopedie libere sul web ed è buona norma, quando non si conosce una parola, documentarsi in materia prima di inserirla in un articolo, onde evitare brutte figure). A parte la superficialità dimostrata nel non documentarsi, resta il fatto che la criogenia, ovvero lo studio delle tecniche e delle tecnologie di raffreddamento e del comportamento della materia in condizioni di bassissime temperature, è stata, ed è tuttora, alla base di una grandissima fetta della ricerca di base ed applicata che viene svolta in tutto il mondo; per citare alcuni ambiti in cui la criogenia è importante ci tengo a ricordare l’industria dei semiconduttori (a rigor di cronaca, di semiconduttori sono fatti per esempio i chip che permettono ai computer di funzionare e i laser grazie ai quali, per esempio, ascoltiamo la musica o guardiamo un film in dvd), l’industria della biotecnologia, che oggi come oggi va molto di moda e, ultima ma non meno importante, la prevenzione medica (senza criogenia non sarebbero disponibili molte macchine per la diagnosi come per esempio la tac). Per concludere, sono rimasta molto amareggiata per come è stato trattato l’argomento: il nuovo ordinamento universitario ha veramente aperto le porte alla proliferazione di corsi inutili, togliendo molte risorse a quelli che invece hanno buon diritto di esistere (anche qualora seguiti da un numero esiguo di persone, non è infatti, come alcuni pensano, il numero di iscritti ad un corso che ne determina l’utilità o la bontà degli insegnamenti); di questo dato di fatto è stata fatta un’arma per giustificare la nuova riforma universitaria e i tagli imposti dal governo all’università pubblica e agli enti di ricerca (minando di fatto anche il mio futuro in Italia), per cui, essendo sensibile all’argomento, rimango basita quando, per dar fiato alle trombe sull’onda dell’entusiasmo per aver “scoperto l’acqua calda” (c’è voluto parecchio prima di accorgersi cosa ha provocato la vecchia riforma), si prende un elenco di corsi dell’Università degli Studi di Firenze e, sulla base della fantasia dell’autrice dell’articolo, senza neanche darsi la pena di controllare cosa si scrive, si includono, in una lista di corsi considerati inutili, due corsi che trattano argomenti molto importanti per la formazione di figure che dovrebbero essere valorizzate piuttosto che pena-

lizzate com’è abitudine fare. E’ evidente quanta ignoranza ci sia in ambito scientifico tra la gente comune, mentre, se viviamo nelle comodità del 2011 lo dobbiamo proprio a quelle persone che hanno dedicato la vita alla scienza contribuendo al benessere di tutti e che sono puntualmente ignorate dalla maggioranza della gente; ritengo per cui che contribuire a demonizzare la cultura scientifica sia una cosa da evitare con tutte le forze, specialmente quando si può fare semplicemente aprendo un browser internet. Non so quanto quello che vi ho scritto possa interessarvi, spero di non essere stata eccessiva, ma ritenevo importante chiarire questo equivoco ed invitare l’autrice o la redazione, per le edizioni future, a documentarsi quando si parla di qualcosa che non si conosce, onde evitare appunto queste gaffe. Grazie per l’attenzione, un’accorata lettrice di reporter, Barbara Olmi Cara Barbara, la ringrazio per la sua lettera, che ho molto apprezzato, in primis per la passione (incoraggiante) che mostra per i suoi studi e per il mondo della cultura, della scienza e della ricerca in generale, mondi che meritano – è superfluo dirlo – il massimo del rispetto e della considerazione da parte di tutti. E voglio subito rassicurarla sul fatto che nessuno di noi ha mai voluto mettere in discussione l’importanza – né tantomeno l’utilità di ognuno degli esami e dei corsi citati nell’articolo in questione, ben coscienti tra l’altro del non facile momento che sta vivendo l’università italiana – tema, quest’ultimo, che abbiamo affrontato più volte in ben altri termini. Volevamo soltanto, questa volta (e per una volta), prendere l’argomento un po’ più alla leggera, e dare scherzosamente voce a chi – magari trovandosi, per un qualche motivo, ad avere a che fare con l’ambiente universitario – potesse trovarsi un po’ spiazzato di fronte al nome di certi corsi (della cui importanza e validità, le ripeto, non ci permettiamo assolutamente di dubitare), il cui numero – questo sì – è esponenzialmente aumentato negli ultimi tempi, rischiando di causare, a volte, un certo disorientamento. Insomma, abbiamo cercato per una volta di affrontare un argomento tra i più seri e importanti col sorriso sulle labbra, per dare magari avvio a una riflessione (avvio, tengo a precisare, e non risposte né giudizi), sull’effettiva funzionalità del sistema universitario così com’è strutturato, senza però considerare inutile nessun corso. Era soltanto sul loro nome – le ribadisco concludendo – che si era concentrato il nostro “gioco”: il titolo dell’articolo non era infatti, come da lei riportato, “Quegli esami un po’ così”, bensì “Quegli esami dai nomi un po’ così”. E c’è una bella differenza. MF TRAMVIA, PENSILINE E PULIZIA Quando posso cerco di usare la linea 1 della tramvia in quanto la trovo ottima. Una cosa però non capisco: come mai non ci siano pensiline alla fermata delle Cascine e di Leopolda Porta al Prato. Perché a queste due fermate dobbiamo bagnarci??? Inoltre una migliore pulizia

degli spazi intorno alla linea (sempre in zona Porta al Prato) non farebbe male. Come mai si lasciano spesso le cose a mezzo? Grazie per l’attenzione Adriana Filippi “LA MIA ESPERIENZA: DA FIRENZE A VALENCIA PER APRIRE UN LOCALE” Carissimi (posso, vero?), leggo sempre con molto interesse il vostro giornale e, dopo aver preso visione dell’ultimo numero, ho deciso di scrivervi. Leggendo l’articolo di pag. 32 “Quando il caffè ...” mi sono ricordato dell’esperienza breve ma efficace che ho avuto tre anni fa, volendo aiutare mio figlio ad ‘aprire’ un locale “libreriacaffè” (io sono un professionista che opera nel campo dell’edilizia). Un’esperienza davvero poco esaltante e demoralizzante! A parte i ‘rimandi’ da ufficio a ufficio senza avere una risposta concreta, emersero anche problemi di locali (dove e quanto di affitto) per i quali occorrevano permessi anche urbanistici con costi lievitanti di giorno in giorno, problemi con banche (!!??)... insomma un vero calvario. Risultato finale? Mio figlio e un suo amico avevano lasciato il lavoro a Roma per intraprendere questa via, senza uno scopo di lucro ma perché erano fortemente motivati da ideali ‘culturali’. Hanno aperto un locale a Valencia, in Spagna, dopo una ricerca di qualche mese e l’espletamento delle pratiche in ‘qualche mese’, oltre ad un rapporto molto proficuo con le banche spagnole. Il loro locale è diventato in due anni uno dei più ‘in’ non solo a Valencia: una libreria cafè con concerti, organizzazione di mostre, meeting di teatro, poesia e letteratura, spazi per i bambini (sì, proprio bambini!), interviste alle maggiori tv spagnole e... ora anche un buon ritorno economico. Devo purtroppo constatare che se fossero rimasti in Italia probabilmente sarebbero ancora alla ricerca di... nella lista dei precari! Eppure anche la Spagna è in crisi e... che crisi! Cordiali saluti Giovanni Donvito A PROPOSITO DELLA TAV Gentile Direttore, è con un senso di profonda amarezza che le sto scrivendo questa lettera. Nel suo giornale, che mi arriva puntualmente al mio indirizzo e che mi fa piacere ricevere, non leggo mai un articolo su una questione quanto mai attuale: quella della Tav. Le faccio notare che i lavori propedeutici alla Tav hanno già provocato non pochi danni nella zona di via R. Giuliani e che la zona di via Campo d’Arrigo è diventato uno dei cantieri più trafficati di Firenze, con inevitabili danni da un punto di vista dell’inquinamento atmosferico. Allora, mi domando. Perché da fiorentini non denunciare una simile situazione? Lo sapete che sta per iniziare un’opera mastodontica che “taglierà” Firenze da sud a nord, senza le adeguate garanzie che un’opera di tale portata dovrebbe avere? Chi proteggerà noi cittadini che magari ci ritroveremo ad avere (così come è già successo a Bologna) le case transennate, le cantine


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invia la tua segnalazione alla nostra redazione redazione@ilreporter.it IN DIFESA DEI MOTORINI: “INCORAGGIAMONE L’USO” Prendo spunto dalla lettera del prof. Pellizzari che lamenta, giustamente, il comportamento di motociclisti e scooteristi che transitano sul marciapiede. Simili e continue lamentele tendono a demonizzare chi va sulle due ruote senza che però in merito vengano fatte riflessioni più approfondite. Prima di tutto voglio evidenziare che esiste una scala di “virtuosità” di chi si sposta in città. Ovvio che chi usa i mezzi pubblici non inquina, né congestiona il traffico, né crea situazioni di disagio o pericolo. Altrettanto può dirsi di chi usa la bicicletta, non sempre però disciplinato ed a volte temuto per la silenziosità del mezzo che a volte può “sorprendere” il pedone poco attento nell’attraversamento. Ma i problemi principali per la nostra viabilità vengono però sicuramente dalle migliaia di automobilisti che, viaggiando quasi sempre soli, inquinano in proporzione alla cilindrata del loro mezzo ed agli spaventosi tempi di spostamento che l’uso delle quattro ruote presuppone. E creano spaventosi ingorghi che vengono subiti perfino da chi, sicuramente più virtuoso, viaggia su due ruote. Ma se ciclisti e utenti dei mezzi pubblici vengono incoraggiati con corsie preferenziali e quant’altro, cosa viene fatto per quella parte di popolazione che sceglie di muoversi agilmente, inquina in misura relativa e non crea ingorghi, viaggiando come il sottoscritto con pioggia o bel tempo? Poco. Forse niente. E siamo tanti, tantissimi. Abbandonati dalle istituzioni, intrappolati dietro i tubi di scappamento delle macchine. Uno sguardo più lungimirante sulla categoria e sul problema correttamente evidenziato dal lettore dovrebbe suggerire che se taluni salgono sui marciapiedi, può essere che accada per cercare di evadere da una situazione che spesso si presenta come folle! A mio parere sarebbe opportuno incoraggiare l’uso anche dei motoveicoli. In primis prevedendo per le strade più congestionate una corsia, anche stretta, riservata a moto e scooter che desiderano arrivare in “prima fila” ai semafori soprattutto per potere respirare. Un esempio: a me pare scandaloso che spesso i sottopassi della Fortezza da basso si tramutino in trappole con camera a gas proprio per chi meno contribuisce alla situazione drammatica della città nelle ore di punta. Almeno in queste situazioni non si potrebbe prevedere una via di fuga? Possibile che nessuno si preoccupi per questi numerosissimi utenti della strada? Se un ipotetico sciopero dei demonizzati li inducesse tutti a prendere la macchina cosa succederebbe alla nostra città? La risposta c’è: basta guardare che cosa accade quando piove ed una parte di noi abbandona le due ruote……. Cordiali saluti e complimenti per la Vostra pubblicazione. Marco Fini Storchi

Caro Marco, rieccoci qui, grazie alla sua lettera, a parlare di viabilità (tema che si conferma tra i più d’interesse per i fiorentini, e non è difficile capire perché) e dei modi migliori per “affrontarla”. Devo dirle, per cominciare, che non mi dispiace affatto l’immagine della “scala di virtuosità” da lei proposta a proposito dei modi di muoversi in città. Detto questo, veniamo al tema della sua lettera, ovvero moto, motorini e affini. Capita spesso anche a me di utilizzare lo scooter, e di trovarmi quindi a vivere problemi e “privilegi” di chi sceglie le due ruote per spostarsi in città. Inizio dicendo che, nonostante a volte il traffico sia davvero arduo (per non usare altre parole) da affrontare, non è da giustificare mai, in nessun modo, l’invasione dei marciapiedi da parte di scooter e moto (per mille, ovvie ragioni che la fretta, né lo smog, possono in alcun modo giustificare, dalla sicurezza dei pedoni al dovuto rispetto delle regole), così come da giustificare non è nessuna infrazione delle norme di viabilità. Mai. Concordo invece con lei nel ritenere che – per la situazione che si vive attualmente lungo le strade fiorentine – le due ruote rappresentino un importante (e forse anche qualcosa di più) mezzo di trasporto, senza le quali la già difficile condizione della viabilità di casa nostra sarebbe messa ulteriormente a dura prova (senza comunque il bisogno di arrivare a invocare uno sciopero per averne la controprova...), sebbene sarebbe auspicabile – da parte di tutti – un maggiore utilizzo dei mezzi pubblici, e in questo senso la realizzazione delle nuove linee della tramvia (dopo i buoni risultati ottenuti dalla prima, tempi dei cantieri a parte) va senz’altro guardata con grande fiducia. Quanto alle sue proposte per “incoraggiare l’uso dei motoveicoli”, non so quanto la costruzione di una “via di fuga” lungo alcune strade possa essere effettivamente realizzabile: do spazio comunque con piacere alla sua lettera e ai suoi suggerimenti, in modo – anche - da invitare chiunque voglia farlo a portare il proprio contributo, per provare a trovare nuove idee e soluzioni per la mobilità fiorentina in generale e – perché no – per quella sulle due ruote in particolare. Matteo Francini

allagate, etc...? Gentile Direttore, con questa mia le chiedo di volersi dedicare approfonditamente alla sopracitata questione che sta tanto preoccupando noi cittadini, oltre che ai campini della Fiorentina. Distinti Saluti, David Cardoso Gentile lettore, come forse avrà già notato, in questo numero de Il Reporter ci sono due pagine (30 e 31) interamente dedicate alla Tav, e nell’edizione precedente (quella di febbraio) avevamo pubblicato un articolo sull’argomento, in cui facevamo il punto sui lavori. Quindi – pur essendo questi articoli già in programma al momento dell’arrivo della sua lettera - ecco soddisfatta la sua richiesta. Per quanto riguarda i campini della Fiorentina, le faccio notare che si tratta soltanto di una delle tante, tantissime questioni che cerchiamo di affrontare ogni mese. E che a nostro avviso meritano di essere trattate. MF L’AEROPORTO DI PERETOLA E IL COLLEGAMENTO CON IL CENTRO Mi trovo spesso ad usare l’aereo per recarmi a Cagliari per motivi di famiglia. Devo dire che l’aeroporto cosiddetto “cittadino” di Firenze è collegato malissimo alla città in quanto non è possibile raggiungerlo in bici o a piedi per chi abita vicino, uno è costretto o a prendere il taxi che per 1,5 km costa 10 euro circa oppure la navetta che va dall’aeroporto di Peretola alla stazione, circa 5 euro, a cui si aggiunge il costo del biglietto urbano per tornare ad esempio a Novoli dove abito: il tutto costa più del treno tra Firenze e Pisa aeroporto con un tempo impiegato quasi simile. Chiaramente questo servizio è pensato per i turisti che si dovono recare in centro, ma per chi usa l’aereo come pendolare perché la navetta non effettuata una fermata intermedia prima del centro? Ho letto che tra 1000 giorni (tre anni) arriverà la tramvia che collega all’aeroporto, ma per evitare ora il traffico veicolare e quindi l’inquinamento non sarebbe possibile da subito collegare meglio alla città questo cosiddetto aeroporto cittadino? Cordiali saluti Fabrizio Parissi PIANETA SCUOLA NEL VALDARNO, L’“UNIVERSO” DELL’ISTITUTO VASARI DI FIGLINE Gentilissimo Direttore, sul numero di Reporter di febbraio alcuni docenti e numerosi studenti mi hanno segnalato con marcato disappunto, quanto contenuto nell’articolo sul Pianeta scuola di pag. 2. In definitiva sono stati pressoché ignorati due importanti indirizzi dell’Istituto Vasari che ho l’onore di dirigere. Ma in generale del Vasari si è fatto un solo accenno senza considerare, tra le altre cose, che è uno degli istituti più grandi della Toscana e per complessità addirittura il terzo. Inoltre, trattando l’articolo dei licei, non si fa assolutamente riferimento al fatto che questo Istituto attua da quest’anno, oltre al già consolidato Liceo, anche il Liceo scientifico con opzione scienze applicate,

che è una delle novità più incisive della riforma Gelmini. Infine, qualora fossimo stati contattati dalla giornalista, avremmo fatto presente che l’indirizzo alberghiero risulta essere tra i più prestigiosi d’Italia e d’Europa (ne fa fede la vittoria nel Gran trofeo della ristorazione della Provincia di Brescia vinto appena un anno fa e come sanno gli addetti ai lavori, quello di Brescia è il più prestigioso concorso internazionale del settore). Si nota, peraltro, che l’articolo non fornisce indicazioni utili neanche in relazione all’indirizzo Tecnico a cui si è fatto appena un riferimento, malgrado esso sia tra Firenze ed Arezzo l’unico Istituto tecnico per Geometri. Se la giornalista si fosse fatta viva, avremmo avuto molto altro da segnalarle, per esempio in relazione all’imminente presentazione di un volume curato dagli studenti dell’indirizzo Geometri dedicato alle Pievi del Valdarno o dell’imminente convegno di carattere nazionale sulla didattica della matematica, e ancora il fatto che tra un mese o poco più, ospiteremo un concorso enogastronomico internazionale ideato in collaborazione con gli enti locali e le forze produttive del territorio e altro ancora… Così non è stato e ne prendiamo atto con rammarico. Il plurale non è ovviamente da intendersi come majestatis, bensì come indice di un sentimento condiviso dalla comunità scolastica del Vasari. La saluto cordialmente, Valerio Vagnoli Dirigente scolastico ISIS Vasari Pubblichiamo con piacere la sua lettera, nella speranza di rendere merito, in questo modo, all’istituto e alle sue tante e lodevoli attività. MF TRE DOMANDE PER IL “RIONE LIPPI” Gentile Redazione, sottopongo a Voi e ai lettori della Vostra rubrica 3 quesiti relativi al rione Lippi, ma anche 3 possibilità per i nostri amministratori di dimostrare interesse, fornendo risposte e portando miglioramenti. 1) Giardino di via Pescetti. Ricavato da un piccolo spazio verde tra le case, è stato recintato e arredato con tanto di panchine circa 3 anni fa. Da allora è sempre stato chiuso con lucchetti e catene e interdetto al pubblico. Qualcuno ne sa qualcosa? 2) Strada di recente costruzione adiacente al cimitero di Rifredi, collegata con via delle Tre Pietre. Non ha un nome, non è illuminata, ha un asfalto grezzo non finito, non si capisce se è una strada pubblica o solo una servitù di accesso alla ferrovia. Qualcuno ne sa qualcosa? 3) Passaggio pedonale che collega via Vasco de Gama con via delle Tre Pietre. Frequentatissimo dai pendolari di giorno, buio e pericoloso di notte, impraticabile quando piove per le pozze. Negli anni è stato solo sfiorato da interventi di risistemazione a margine dei lavori Tav: una parte è coperta da cemento, una da asfalto, una buona parte è ancora sterrata. Qualcuno ne sa qualcosa? Cordiali saluti Andrea Lucidi


segnalazioni a redazione@ilreporter.it

Concerti Nathalie 12 marzo

Saschall

Nathalie nasce a Roma nel 1979 da famiglia italo-belga. Inizia a scrivere le sue prime canzoni all’età di 15 anni, prima alla chitarra, in seguito al pianoforte, strumento che studia per due anni. La sua musica si ispira in gran parte ad artisti anglosassoni come Tori Amos, P.J. Harvey, Fiona Apple, Radiohead, Jeff Buckley, ma anche ad italiani come De André e De Gregori. Diventa nota al grande pubblico vincendo la quarta edizione di X Factor esordendo nel 2010 con il singolo In punta di piedi, contenuto nell’omonimo EP. Questa vittoria le ha assicurato un contratto con la casa discografica Sony Music e durante la finale le è stato inoltre assegnato il premio della critica da parte della sala stampa e di alcune emittenti radiofoniche. Alessandra Amoroso 19 marzo

Mandela forum

Dopo le anteprime di dicembre a Roma e Milano, Alessandra Amororo sarà in tour nel 2011 nei palasport italiani. Intorno a lei l’interesse del pubblico è sempre altissimo e ogni sua attività è seguita con l’affetto che viene riservato

solo ai grandi artisti. L’uscita del nuovo album “Il mondo in un secondo”, è diventata l’occasione di un fermento straordinario che anima l’universo di internet. Il giorno del lancio del nuovo sito ufficiale www. alessandraamoroso.it, quando ben 50.000 visitatori unici si sono collegati quasi in contemporanea per ascoltare in anteprima il singolo e avere le prime anticipazioni, mandando in tilt il server situato negli Stati Uniti. “Il mondo in un secondo”, il nuovo album di inediti di Alessandra Amoroso contiene tredici brani e arriva dopo i risultati straordinari dei due dischi precedenti, entrambi multiplatino. Giovanni Allevi 27 e 28 marzo

Teatro Verdi

E’ partito il 19 febbraio 2011, dal Palalottomatica di Roma il nuovo tour di Giovanni Allevi intitolato “Alien World Tour”. Il compositore e pianista marchigiano esegue, oltre ai suoi più grandi successi, i brani di “Alien”, ultimo disco di inediti di pianoforte solo (Bizart/Sony Music) uscito lo scorso 28 settembre e attualmente ai vertici delle classifiche di vendita. La carriera artistica di Giovanni Allevi è costellata da successi di pubblico e discografici (con oltre 500.000 copie vendute dal 2005 a oggi). Dopo i due dischi di pianoforte solo “No concept” (2005 - disco d’oro e disco di platino), con cui Giovanni Allevi si è fatto conoscere al grande pubblico ,e “Joy” (2006), tre volte disco di platino, il pianista e compositore marchigiano ha pubblicato l’album registrato con orchestra sinfonica “Evolution” (2008 - disco d’oro e disco di platino). A completare

queste pubblicazioni il disco registrato dal vivo durante il tour 2007 “Allevilive” che celebra i dieci anni di carriera discografica .

A teatro Il sogno dei mille Dall’8 al 13 marzo

Teatro della Pergola Come far rivivere, oggi, l’icona di Giuseppe Garibaldi? Come rigenerare quel fascino e quell’entusiasmo che il generale sapeva suscitare ai quattro angoli del mondo? Garibaldi era conosciuto, amato, sostenuto da tutti i ceti sociali. A Murmansk, i pescatori tenevano affisso ai muri il suo ritratto; in Uruguay era una leggenda; in Francia i grandi poeti gli dedicavano poesie e inni. In un mondo dove non esisteva la televisione e internet sorprende la facilità con cui si diffuse la sua leggenda. Cercando Picasso Dal 29 marzo al 3 aprile

Teatro della Pergola

Il maestro Giorgio Albertazzi sbarca a Firenze. Siamo a Parigi nel 1941. La città è assediata dalla guerra, tormentata dai bombardamenti: ciononostante un gruppo d’intellettuali continua a riunirsi, leggono, mantengono vive le loro idee, le loro utopie. Sono Dora Maar, Albert Camus, Simone de Beauvoir, Jean-Paul Sartre, Raymond Queneau e Pablo Picasso. Proprio in questo clima il grande pittore spagnolo creò quel meraviglioso testo onirico e surreale che è Le désir attrapé par la queue (Il desiderio preso per la coda), animato da personaggi come il Piede Grosso, l’Angoscia grassa, la Cipolla, il Silenzio

L’ALLUVIONe DeL ‘66

Un docu-film che racconta la furia del fiume d’argento E

ra il 4 novembre 1966 quando la città si ritrovò invasa dall’acqua, sommersa da una valanga melmosa e feroce che ne rapì la gente, le botteghe, le opere d’arte, l’anima. “Gli Angeli nel Fango – L’alluvione mai vista” è la più completa ricostruzione dell’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966. 90 minuti di immagini choc, inedite e a colori in cui viene raccontata la verità sui ritardi nei soccorsi, la città che si auto-organizza e l’arrivo degli Angeli del Fango. Il cofanetto (che può essere acquistato nelle edicole al prezzo di 12 euro, i cui utili saranno destinati alla Biblioteca Nazionale Centrale) contiene il libro e il docu-film di Erasmo D’Angelis, giornalista e promotore del Raduno internazionale degli Angeli del Fango del 4 novembre 2006, un’iniziativa editoriale che vede Fondazione Sistema Toscana (FST) per la prima volta nella veste di produttore

e realizzata in partnership con il quotidiano La Nazione. “È il frutto di tre anni di ricerche giornalistiche e storiche. Grazie ad una imponente mole di materiali, documenti, testimonianze e immagini inedite e mai viste ritrovate negli Archivi Rai, dell’Esercito o messe a disposizione da privati, siamo riusciti a ricostruire quelle ore drammatiche che hanno preceduto e seguito l’alluvione del 4 novembre 1966 – spiega Erasmo D’Angelis – inutile dire che abbiamo lavorato con passione e ovviamente a titolo gratuito, realizzando una grande opera collettiva. Questo lavoro è anche il nostro particolare sos nei confronti di un Paese che non è ancora riuscito, nonostante tutti i lodevoli sforzi del nostro territorio e la pianificazione realizzata dall’Autorità di Bacino dell’Arno, a mettere in sicurezza dalle alluvioni città, indu/B.B. strie, opere d’arte”.

o la Torta, privo di chiare evoluzioni logiche, singolare nella punteggiatura. e ora qualcosa di completamente tipico 9 marzo

Glue - Alternative concept space

Sai dov’è Semifonte? Conosci l’origine del carciofo di Empoli? Conosci altri oli oltre a quello d’oliva? Ma soprattutto: il prodotto tipico è morto o è vivo più che mai? Per rispondere a queste domande (e soprattutto per farsene molte altre) non vi resta che vedere “… e ora qualcosa di completamente tipico!” Uno spettacolo che va alla (ri) scoperta del prodotto tipico, passando attraverso il racconto di storie remote del passato ma anche di situazioni surreali, di favole, che saranno interrotte da scene corali, da gag scoppiettanti e divertenti dove anche il pubblico sarà protagonista, il tutto accompagnato da musiche dal vivo. Ideali, tumulti e locomotive. Il Risorgimento dai finestrini dei treni 30 e 31 marzo

Teatro Puccini

Un viaggio sferragliante, attento, a tratti beffardo tra le pagine del Risorgimento, guardando dai finestrini dei primi treni moti, battaglie, strategie, alleanze e voltafaccia, scontri tra le diverse ipotesi d’Italia unita, contrasti col potere papale e anticlericalismo risorgimentale, con i protagonisti di quegli anni visti come persone, capaci di emozioni, intelligenze ed ideali come d’antipatie perso-

nali e colpi bassi, non ancora prigioniere dell’ alone mitico in cui la Storia ufficiale vorrà successivamente avvolgerli.

Le mostre Personale fotografica di elisabetta Miglietta Dal 15 al 26 marzo

Glue - Alternative concept space

Nata a Firenze nel 1987. Sin da piccola è sempre stata affascinata dall’arte in tutte le sue forme: dalla musica al disegno, dai film alla letteratura. Crescendo sviluppa un enorme interesse per la fotografia ed inizia a compiere i primi passi con una reflex analogica. Capisce in questo modo che la fotografia è l’arte attraverso la quale riesce meglio ad esprimere se stessa e che più la rappresenta. Compra così la sua prima reflex digitale e nel 2008 si iscrive al corso di fotografia della scuola fiorentina YouCrea . Successivamente si specializza nella fotografia di ritratto e moda e collabora come fotoreporter per il festival della Creatività di Firenze. figure, memorie, spazio Disegni da frà Angelico a Leonardo Dall’8 marzo al 12 giungo

Galleria degli Uffizi

Cinquanta disegni del Gabinetto Disegni e Stampe degli

Uffizi incontrano cinquanta disegni del British Museum. Sono questi i numeri della mostra che vede unite, in una partnership simbolicamente giocata su un numero uguale di prestiti, due tra le maggiori collezioni di grafica esistenti al mondo. L’occasione è unica - ma in realtà della iniziativa si è avuta una edizione inglese, allestita nella Great Court del British Museum, aperta fino alla fine di luglio 2010 per confrontare in sequenza capolavori da antologia mai prima d’ora esposti contemporaneamente in una unica sede. Picasso, Mirò e Dalì. Giovani e arrabbiati: la nascita della modernità Dal 12 marzo al 17 luglio

Palazzo Strozzi

Dedicata alla produzione giovanile di maestri che hanno avuto un ruolo decisivo per gli esordi dell’arte moderna, la mostra prende in esame il periodo pre-cubista di Picasso con suoi lavori anteriori al 1907, mentre le opere di Miró realizzate fra il 1915 e il 1920 sono presentate in relazione con quelle di Dalí del quinquennio 1920-1925 per porre in evidenza le differenze e relazioni stilistiche che caratterizzano il periodo precedente all’adesione dei due artisti alla poetica del Surrealismo. La mostra Picasso, Miró, Dalí. Giovani e arrabbiati: la nascita della modernità presenta più di sessanta opere della produzione giovanile di Picasso, Miró e Dalí e oltre cento schizzi picassiani, provenienti dai più importanti musei spagnoli, dal Metropolitan Museum of Art e da collezioni private.


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La mancata comunicazione delle informazioni relative ai dati identificativi dell’Amministratore/Delegato del Condominio e alla modalità di ripartizione, riscossione e pagamento delle fatture del servizio idrico espone il Condominio alle procedure di disattivazione della fornitura e di risoluzione del contratto secondo quanto stabilito dal Regolamento del Servizio Idrico Integrato.

OBBLIGHI DI PUBLIACQUA

Entro un anno (novembre 2011) dall’approvazione del Regolamento il Condominio, tramite l’Amministratore, ha l’obbligo di: 1) Comunicare a Publiacqua i dati relativi all’Amministratore/Delegato del condominio; 2) Comunicare le modalità deliberate dall’Assemblea condominiale per la ripartizione, la riscossione delle bollette dei singoli condomini e il pagamento a Publiacqua della fattura condominiale In caso di affidamento da parte dell’Assemblea delle attività di cui sopra ad un soggetto diverso dall’Amministratore/Delegato del Condominio, questo deve, entro 30 giorni dalla data di tale Assemblea, specificare a Publiacqua gli estremi del verbale d’Assemblea, o presentare un documento sottoscritto da tutti i condomini, che indichi le attività affidate e i dati identificativi del soggetto individuato L’Amministratore/Delegato del Condominio deve comunicare annualmente a Publiacqua i nominativi dei condomini segnalando coloro cui spettino eventuali agevolazioni tariffarie ed ha l’obbligo di trasmettere a tutte le utenze interne le fatture e le comunicazioni inviate da Publiacqua.

1) Per agevolare la suddivisione dei consumi interni l’Amministratore/Delegato del Condominio potrà richiedere che Publiacqua provveda alla lettura del contatore generale ogni tre mesi. 2) Su richiesta dell’Amministratore/Delegato del Condominio la data di scadenza della fattura può essere posticipata di 15 giorni rispetto a quella prevista nel Regolamento del Servizio Idrico Integrato. 3) Nel caso in cui ad un soggetto diverso dall’Amministratore/Delegato del Condominio sia affidata, oltre alla ripartizione, anche la riscossione e/o pagamento delle bollette di Publiacqua, la stessa invierà anche a tale soggetto copia elettronica delle fatture e delle altre comunicazioni relative al rapporto contrattuale. 4) Per una corretta suddivisione dei consumi condominiali tra i singoli condomini è opportuno che la lettura dei contatori interni avvenga contestualmente alla lettura del contatore generale. Publiacqua si impegna quindi a fornire la data di lettura prevista all’Amministratore/Delegato dal Condominio. 5) Publiacqua si impegna ad effettuare, entro un anno (novembre 2011) dall’approvazione del Regolamento, un censimento dei Condomini.

Regolamento e moduli sono scaricabili da: www.ato3acqua.toscana.it e www.publiacqua.it

Il reporter-Quartiere2-marzo-2011  

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